Visualizzazione post con etichetta Diaz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Diaz. Mostra tutti i post

27 ottobre 2017

Non sempre la formula ce lo chiede l'Europa funziona

Non sempre la formula ce lo chiede l'Europa funziona, come per le pensioni, per i salari da comprimere (assieme ai diritti e alle tutele) funziona.
L'Europa chiedeva una legge contro la tortura e il Parlamento italiano e i vari governi non hanno proceduto a colmare questo vuoto legislativo.
Anche per questo i responsabili delle vergognose torture di Bolzaneto l'hanno fatta franca: persone in divisa (anche se molti degli agenti non avevano segni distintivi che li rendessero riconoscibili) che hanno picchiato, vessato, persone inermi che erano sotto il controllo e la tutela dello Stato italiano.
Stato che non ha collaborato con la giustizia per individuare gli agenti che cantavano "un due tre viva Pinochet" e obbligavano le ragazze a spogliarsi nude, a orinare davanti agli agenti

Alcuni sono stati picchiati più volte, sono stati fatti spogliare davanti ad agenti del sesso opposto, a molte delle ragazze sono stati fatti togliere anche gli assorbenti ed è stato poi negato l'uso di salviette igieniche.
Ad altre persone gli agenti hanno sottratto, a volte strappandoli via, gli oggetti personali, mai restituiti. Altri hanno dovuto gridare "viva il duce, viva il fascismo, viva la polizia penitenziaria". Le celle in cui erano una parte dei ricorrenti sono state spruzzate con gas urticanti. Tutti si sono visti negare la possibilità di contattare un avvocato, la famiglia, o per gli stranieri i loro consolati.Undici dei 59 ricorrenti hanno accettato un accordo con il governo italiano che si è impegnato a versargli 45mila euro per danni morali e materiali e le spese legali sostenute.

Neppure questo governo che ha portato in Parlamento la legge Cirinnà sulle unioni civili, ha fatto molto, per evitare la condanna della corte di Strasburgo e questa vergogna (si, la legge contro il reato di tortura è stata approvata, ma ha criteri di applicabilità molto vaghi).

07 aprile 2015

Fu tortura



Grazie a: http://www.ngvision.org
Bolzaneto da "Ora o mai piu'"
Sequenza tratta dal film di Lucio Pellegrini, l'unica riduzione cinematrografica dello scempio poliziesco nella caserma Bolzaneto, Genova, luglio 2001
Una rappresentazione incompleta ma efficace degli abusi verificatisi a Bolzaneto in quei giorni, cercate sul web le testimonianze dei detenuti per capire la gravita' degli abusi. Il processo e' in corso,il primo verdetto e' atteso per la prima meta' del 2007.
scaricabile da: ftp://ftp.ibiblio.org/pub/multimedia/ngv­ision/disc84/ngv_ge_it_20050302_bolzanet­o_da_ora_o_mai_piu.avi




Dal film Diaz, di Daniele Vicari.

E' servito il giudice a Strasburgo per stabilire quello che era chiaro a tutti.
In Italia, nel 2001, in uno stato democratico, lo stato ha fatto tortura nei confronti di cittadini inermi.
"La più grave sospensione dei diritti umani".

Noi, la politica, parte dell'informazione, se le sono dimenticate certe scene, certi fatti.
Le vittime non possono farlo.
Per chi volesse approfondire, c'è un bel libro del giornalista Marco Preve "Il partito della polizia" Chiarelettere.


04 ottobre 2012

Diaz


Mi sono visto il film di Daniele Vicari, Diaz. E' stato uno choc.
Certe cose, prima di ieri, le avevo viste solo nei film sui nazisti: l'eliminazione del ghetto di Plascow, da parte delle SS del tenente Amon Goth, in "Schindler's List".

Qui, i cattivi, i sadici, i torturatori, sono italiani come noi, con la divisa della polizia italiana.
Che hanno picchiato selvaggiamente.
Che hanno deriso e violato l'intimità di persone che erano sotto la loro custodia.
Persone marchiate col pennarello (niente tatuaggio sull'avambraccio).

Non è solo una vergogna, il massacro alla Diaz e le torture di Bolzaneto.
Quel film, quelle immagini, hanno fatto il giro del mondo.

A fare giustizia non è intervenuta la polizia stessa. Nemmeno la politica.
Come in altri casi, è stata la magistratura a fare da supplente, decapitandone i vertici.

06 luglio 2012

11 anni dopo

Sono definitive tutte le condanne ai 25 poliziotti per l’irruzione della polizia alla scuola Diaz al termine del G8 di Genova la notte dei 21 luglio 2001. Lo hanno deciso i giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione.
Confermata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, che dunque colpisce alcuni altissimi gradi degli apparati investigativi italiani: Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo dello Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Tutti condannati per falso aggravato, l’unico reato scampato alla prescrizione dopo 11 anni, in relazione ai verbali di perquisizione e arresto ai carico dei manifestanti, rivelatisi pieni di accuse infondate.
Leggendo la sentenza di condanna dei vertici della polizia, ritenuti anche dalla Cassazione responsabili per le violenze della Diaz, uno è tenuto a chiedersi se sia possibile che dei funzionari o dirigenti, con anni di carriera alle spalle, magari combattendo terrorismo e criminalità organizzata, abbiamo fatto tutto da soli.

Perchè questo si legge dalle carte: queste persone sarebbero impazzite, e hanno dato carta bianca ad una banda di violenti e hanno poi depistato, detto il falso, creato false prove ..
Vengono in mente altri episodi della storia italiana, dove la verità emersa dai processi (quando è stato possibile celebrarli) appariva monca:
“La catena di comando è stata condannata e questo è un grande risultato”, dichiara l’avvocato Francesco Romeo, difensore di alcune vittime nel processo di Cassazione. “Rimane però il dato di fatto che quella notte alla scuola Diaz è stata una pagina nera per la democrazia italiana e il Parlamento non ha nemmeno fatto una Commissione di inchiesta per individuare le responsabilità politiche”.
Il commento del ministro Cancellieri: "Il G8 di Genova è una pagina dolorosa per la polizia e questo mi ferisce. Ho visto come tutti le immagini di quello che è successo all’interno della Diaz e posso dire che non condivido nulla di quella operazione. Di fronte a errori gravi è giusto che i responsabili subiscano le conseguenze”. Il ministro precisa comunque che “questa non può diventare la condanna di tutte quelle migliaia di uomini e donne che ogni giorno, indossando la divisa, fanno il proprio dovere”.

13 aprile 2012

La notte della repubblica a Genova

UNO STATO che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata "forza dell'ordine". Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici". Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola "Diaz", durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza.

Giuseppe D'Avanzo - Quelli della Diaz: le verità negate La notte nera della democrazia - 10
novembre 2008


Esce oggi il film di Daniele Vicari sull'irruzione alla scuola Diaz, a Genova durante il G8 nel 2001: sono passati 11 anni, e evidentemente da ancora da fastidio che si parli di queste cose.
Eppure, piaccia o meno, tutto questo è successo veramente, in un paese democratico come si reputa il nostro paese.
Come ha scritto D'Avanzo (e riportato nel libro "Il guscio vuoto"), questi fatti hanno dimostrato come sia ancora fragile la nostra democrazia.
Centinaia di agenti, sottufficiali, ufficiali, dirigenti di polizia, funzionari del Dipartimento di pubblica sicurezza hanno mentito durante le indagini e al processo.

E chi non ha mentito, ha negato, taciuto o dissimulato quel che ha visto e saputo. Dell'assalto alla "Diaz" non inquieta soltanto il massacro di 93 cittadini inermi diventati in una notte "criminali" a cui non si riconosce alcuna garanzia e diritto. Quel che angoscia è anche questo silenzio arrogante, l'omertà indecorosa che manipola prove; costruisce a tavolino colpevoli; nasconde le responsabilità; sfida, senza alcuna lealtà istituzionale, il potere destinato ad accertare i fatti. Le apprensioni di sette anni raddoppiano ora che, decreto dopo decreto, si fa avanti un "diritto di polizia". Il Paese ha bisogno di sapere se il giuramento alla Costituzione delle forze dell'ordine non sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l'altro diventa un "nemico" da annientare.