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08 settembre 2026

L'estate torbida, di Carlo Lucarelli


 

Qualcuno dimentica che non è passato un anno da quando rischiavamo ogni giorno la vita, da quando i nostri uscivano per sparare, erano torturati a Villa Trieste [..]. Allora, quando i comunisti sparavano e morivano per tutti, allora nessuno diceva loro che non dovevano «strafare»

«L'Unità», 2 novembre 1945

Incipit

C’era una mina in mezzo al sentiero. Qualcuno aveva scavato di fianco, scoprendone il bordo ricurvo e lucido e ci aveva piantato vicino un’asta di legno, con uno straccio rosso legato in cima. Aveva scavato anche sotto, appena appena e proprio lì le formiche avevano aperto un buco dall’orlo rigonfio, perfettamente rotondo, coperto da quel tetto di metallo grigio. Seduto su un sasso, col soprabito piegato sulle ginocchia, De Luca, le guardava entrare e uscire dal formicaio, impazzite. Ce n’era una che cercava di salirgli su una scarpa e sembrava che anche lei lo guardasse, sporgendo indietro la testa sul collo inesistente e agitando frenetica le antenne.

- Sentono il temporale, - disse una voce alle sue spalle e De Luca si alzò di scatto, con un sospiro spaventato. C'era un uomo, alto, giovane, dai capelli ricci, con un giubbotto di pelle, da aviatore.

De Luca notò che era armato perché da sotto spuntava la tela gonfia di una vecchia fondina militare e subito abbassò lo sguardo. L'uomo, invece, lo fissava.

- Lei non è di queste parti, vero? ..

Una intera famiglia uccisa a colpi di bastone, in casa, colpiti a morte da qualcuno che forse conoscevano e che è venuto per rubare. Un poliziotto partigiano con poca esperienza ma con tanta voglia di fare bene il suo lavoro e alla ricerca di un caso con cui dimostrare le sue capacità.

E un altro poliziotto, più famoso del primo perché ai tempi del fascismo era considerato "il poliziotto più bravo d'Italia", uno che era stato premiato dal Duce in persona per aver risolto un caso importante (uno dei pochi che era finito sui giornali, ai temi del fascismo). Un poliziotto che aveva vinto il concorso in polizia per diventare uno dei più funzionari più giovani nella polizia fascista.
Un poliziotto il cui nome è ora su una lista di persone da catturare (e magari da uccidere) ed è per questo che sta scappando, dai partigiani, dai suoi ex colleghi, da tutti. Il commissario Achille De Luca.

Eccoli i protagonisti principali di questo romanzo, uscito per la prima volta con Sellerio e ora ripubblicato da Einaudi, la cui genesi è raccontata Lucarelli nell’introduzione: dopo aver finto "Carta Bianca", il primo romanzo con Achille De Luca, commissario di polizia presso la squadra Mobile, mi sono chiesto, e dopo? Cosa succede dopo la fine della storia (poco prima dell’arrivo degli alleati a Bologna)?

La serie termina, dal punto di vista cronologico, con "Intrigo italiano", ambientato nel 1953, molti anni dopo la fine del conflitto, quando il paese era già immerso in una seconda guerra, la guerra fredda.

Come mai De Luca, pur essendo un poliziotto, è sulla lista dei ricercati, come fosse un criminale di guerra fascista? Dovrete leggere gli ultimi due romanzi della serie con De Luca dove l’autore ha voluto raccontare il “peccato originale” di questo poliziotto che, anche ai tempi del fascismo, si ostinava a voler fare il suo mestiere, che è quello di risolvere i casi di omicidio: “Peccato originale” ambientato nell’inverno 1943-44 all’indomani dell’8 settembre e del crollo del regime. E poi “L’inverno più nero”, uno dei migliori romanzi della serie assieme a “Via delle oche”, quest’ultimo ambientato all’indomani delle infuocate elezioni politiche del 1948.

“Sono solo un poliziotto …” è il mantra ripetuto dal protagonista, una frase che Lucarelli ha preso da un vero poliziotto negli anni del fascismo e della repubblica di Salò. Che non è solo un modo per autoassolversi (come quelli che dopo la guerra hanno detto ‘ho solo fatto il mio dovere’), ma un modo per marcare il proprio ruolo: sono uno che cerca di trovare l’assassino, sia che ci sia la Repubblica, il re o un regime fantoccio.
O, come in questo romanzo, nei mesi “torbidi” che seguirono la fine della guerra, quando la rabbia contro i fascisti, i collaborazionisti, i tedeschi, era ancora forte. E non tutti, nemmeno tra i partigiani, volevano deporre le armi per cercare di costruire questa nuova Italia dalle macerie verso cui l’aveva portata Mussolini.

Oltre alle indagini, il contesto di quei delitti, l'ambiente "torbido" in cui sono maturati: come in Carta Bianca, ambientato nella primavera del 1944, dove il torbido è quello dei “traditori di tutti” dentro l'aristocrazia bolognese che da una parte si professava la fede fascista e dall'altra si preparava il terreno al volta faccia con gli inglesi. E poi il clima di odio e di sospetto all'interno del fascismo, nella fase crepuscolare in cui nei gerarchi l'obiettivo era il si salvi chi può.

Incontreremo poi De Luca sempre a Bologna, nel 1948 (Via delle Oche), riammesso in servizio ma alla buoncostume alle prese con altri delitti, che svelano altarini nel mondo dei maggiorenti del partito democratico e cristiano che di lì a poco avrebbe vinto le elezioni assieme ai primo compromessi da cui sarebbe nata la Repubblica.

Torniamo a questo romanzo e all'estate torbida del 1945: in fuga dai partigiani, arrivato in un paesino sull'Appennino emiliano, De Luca viene riconosciuto dal brigadiere Leonardi, un partigiano che è anche capo della polizia del paese, Sant'alberto. Qui è appena avvenuta una strage, un'intera famiglia, i Guerra, che è appena stata uccisa nella propria casa a bastonate da un assassino. Forse un ladro, sicuramente non un delitto politico perché i Guerra erano gente che campava di espedienti, non erano compromessi coi fascisti.

Risolvere questo caso sarebbe un'occasione importante per Leonardi, per dimostrare il suo valore come poliziotto:

- Raccomandazioni, ci vogliono - disse, con la bocca piena, - oppure dimostrare di saperlo fare, questo mestiere. È per questo che mi interessano i Guerra. Questo è il primo non politico, capisce cosa intendo? non politico .. ed è un affare grosso. Ecco, io voglio risolverlo, voglio andare dai carabinieri e dirgli è successo così e così, sono stati quelli ed ecco qua le prove. Ma come le ho detto, mi manca l'esperienza, mi manca l'aiuto di .. di un ingegnere. Di un ingegnere come lei.

Leonardi, che ha riconosciuto De Luca nonostante i documenti falsi, decide di usarlo per questa indagine, usando in modo velato l'arma del ricatto. Ricatto a cui De Luca, volente o nolente non può (e forse non vuole, perché rimane sempre un poliziotto) sottrarsi.

Allora, ingegnere, mi aiuta in questo caso sì o no?

De Luca staccò un pezzo di carne ma lo lasciò nel piatto. Si versò un bicchiere di vino.

- Perché, - disse, - posso scegliere?

Da dove comincerebbe questa indagine il poliziotto più bravo d'Italia?
Dall'analisi dei corpi delle persone uccise.
Da una perquisizione seria della casa dei Guerra, tanto per cominciare.

E qui iniziano a venir fuori delle tracce che, all'inesperto Leonardi, non era apparse: Delmo Guerra, il capofamiglia, prima di morire per un infarto è stato torturato.

E, in un paiolo nella cucina, viene recuperata una spilla.
Da dove può venire quel gioiello? Forse da un furto?

Un gioiello di quel valore può arrivare solo dalla casa del conte, un personaggio già finito nella lista nera dei partigiani per i suoi rapporti coi fascisti prima e coi nazisti poi.

A far visita al conte, ma questo De Luca lo scopre con molta fatica, era andato Carnera e il suo Gap, il suo gruppo partigiano.

Carnera è una specie di mito, in quel paese: uno di quei partigiani per cui la guerra non è ancora finita, finché c'è un fascista vivo.

Leonardi però, per paura di Carnera, della sua reazione, stoppa l'indagine prima ancora che nasca: nessuna domanda su di lui né tanto meno sulle persone che erano con lui quel giorno, il 7 maggio.

- Oh, per favore ...come crede di risolvere questo caso se toglie di mezzo tutti gli indiziati? Brigadiere Leonardi, quella spilla perché qualcuno se l'è messa in tasca prima!

- Merda! - disse Leonardi e sferrò un altro pugno sul volante, così forte che la mano gli scivolò di lato , tagliandosi sul cruscotto.
- Allora?
- Allora cosa?
- Ha intenzione di continuare le indagini? Se vuole portare qualcosa di concreto ai carabinieri ..
Leonardi gli lanciò uno sguardo di lato , cupo e cattivo.
- Qualcosa da portare ai carabinieri ce l'ho sempre, ingegnere, disse ...

Ma non c'è niente da fare, tutti gli indizi che i due poliziotti anzi, del poliziotto e dell'ingegnere, portano proprio a Carnera, a quel giorno in cui andò dal conte. A quei gioielli del conte spariti e poi trovati dal morto.

- E la spilla era del Conte, lo so... Dio bono, ingegnere, ma perché abbiamo scelto un lavoro come questo? Lo sa perché?
De Luca sorrise. - Perché siamo curiosi, - disse. Leonardi alzò un sopracciglio ..

La soluzione del delitto mostrerà il “torbido” che sta dietro alle ragioni di quelle morti, questioni politiche che si mescolano a rancori personali non del tutto sopiti nonostante la guerra sia finita.

- L'estate torbida, disse.
De Luca alzò gli occhi. - Come?
- C'era un corsivo sull'«Unità», la settimana scorsa, che definiva così l'estate del '44, perché si combatteva, si rischiava la pelle .. E' finita anche l'estate del '45 e io combatto ancora.
De Luca si strinse nelle spalle, con una smorfia indifferente. - Non mi ricordo una sola estate che non fosse torbida. E ce ne saranno ancora.

Come finirà la storia? Metafora della storia di questo paese, il caso troverà una soluzione ufficiale che farà comodo a tutti. Ai carabinieri e anche ai comunisti del paese, già pronti a chiudere gli occhi col passato e pensare ai futuri affari della ricostruzione post-bellica.

Gli altri libri con protagonista il commissario De Luca

Carta Bianca
Via delle Oche
Intrigo italiano
Peccato originale

L’inverno più nero

La scheda del libro sul sito Einaudi e un estratto del libro.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

21 marzo 2021

Via delle oche, di Carlo Lucarelli


Sul muro un cosacco enorme lo guardava truce, con la stella rossa sul colbacco e una baionetta tra i denti, un occhio socchiuso deformato dalle bolle d'aria sotto la carta.

Il manifesto era ancora lucido e umido di colla e quando De Luca lo aveva sfiorato, facendosi da parte per evitare buca sul marciapiede, gli aveva lasciato sulla manica del soprabito una striscia argentata, appiccicosa, come la traccia di una lumaca.

«E' LUI CHE ASPETTATE?» diceva la scritta in un corsivo appuntito, da pennello grosso e De Luca che era sceso dal marciapiede per metterla a fuoco in tutta la sua lunghezza si strinse nel soprabito, infilandosi le mani in tasca.

Confesso, amo i romanzo di Carlo Lucarelli con protagonista il commissario De Luca e, in particolar modo, questo Via delle Oche, il terzo della serie, che ho letto e riletto ambientato nell'Italia post bellica, nei giorni precedenti le elezioni storiche dell'aprile 1948.

Un omicidio fatto passare per suicidio dentro una casa chiusa in via delle Oche appunto: un omicidio fatto passare per suicidio per ordini superiori e su cui De Luca, vice commissario aggiunto presso la Questura, non potrebbe nemmeno indagare, essendo stato distaccato alla Buoncostume, ufficio che, secondo l'ipocrita mentalità dell'Italia di allora, si occupava che gli affari nelle case chiuse proseguissero senza però offendere il senso del decoro e del pudore.

Ma De Luca è un poliziotto, lo ripete di continuo, “sono solo un poliziotto”, ed è anche uno di quei poliziotti che di fronte ad un caso strano, come quell'uomo impiccato ad un cappio che però non avrebbe potuto raggiungere, non si da pace, non riesce a dormire.

Lo dice anche al maresciallo Pugliese, con cui aveva lavorato proprio a Bologna nei mesi prima della fine della guerra (“Carta bianca”).

«Pugliese io sono curioso di natura e i misteri non mi piacciono. Non so a lei, ma a me questo signore che fa le acrobazie per infilzare la testa in una corda mi dà un fastidio quasi fisico e lo so che poi non ci dormo la notte. Dica un po', Pugliese .. secondo lei sarebbe una pazzia andare da questa Tripolina e farle un paio di domande sul Ricciotti?»

No, non è solo un giallo ambientato nel mondo dei bordelli, con licenza parlando.

Non è solo l'indagine su un “serafino” (il tuttofare delle case chiuse) ucciso nel suo stanzino. Non è solo l'indagine sulla morte di un fotografo con la tessera del PCI, aggredito da un picchiatore fascista sulla collina della Montagnola.

L'indagine, non autorizzata e non apprezzata dai superiori, viene usata per fini politici, da quella fazione della polizia “vicina” al partito comunista che ha interessa a capire chi ha ucciso quel fotografo, che vuole usare quelle morti in vista delle imminenti elezioni, che stanno mettendo in fibrillazione la Questura e il paese, per il rischio di sommosse e di tensioni.

Ma De Luca è così: lui vuole solo fare la sua indagine, non importa se viene usato dai comunisti, “faccio il poliziotto e sto con chi mi permette di fare il mio mestiere! ”. Non importa se, indagando nel bordello di via delle Oche dove lavorava il primo morto, qualcuno ha fatto sparire la quindicina e promosso la tenutaria ad una casa chiusa di un livello superiore.

Cosa è successo quella domenica in via delle Oche? Cosa cercavano gli assassini da Ricciotti e dal fotografo, tanto da farli fuori entrambi?

Quell'omicidio in via delle Oche diventa la chiave per raccontare brutti legami tra alcuni politici di spicco del bolognese, per raccontare strani rapporti tra il partito dell'ordine e della morale con residuati del partito fascista, per raccontare il ruolo ambiguo della polizia dell'epoca (o forse sarebbe giusto dire della polizia di sempre), a metà tra il rispetto della legge e l'ossequio del potere.

Dall'altra parte i comunisti che, archiviata la rivoluzione, devono sottostare al gioco della democrazia, anche se è un gioco con le carte sporche, dove forse è già stabilito chi vince.

- Sa qual è il nostro difetto commissario? Che vorremmo vincere ma abbiamo paura di vincere troppo... e così perdiamo sempre. Quando dico noi intendo dire noi comunisti.
L'indagine finirà in niente, di fronte all'ennesima ragione di stato, non la prima e nemmeno l'ultima, che metterà una pietra sopra alla cattura dei colpevoli di questi delitti. Perché questo paese ha bisogno di ordine, di stabilità:

«Sa di cosa ha bisogno questo paese?» disse, come se parlasse tra sé, come se canticchiasse, quasi. «Di stabilità. Questo paese ha bisogno di ricostruire e non di distruggere. L'hanno capito anche gli altri. Ha bisogni di rispettabilità, di considerazione internazionale, di investimenti, dei dollari del generale Marshall, del patto atlantico ... Di ordine».

«Di legge»

«E' la stessa cosa».

«Per me no, io sono un poliziotto».

D'Ambrogio voltò la testa sulla spalla lanciò un'occhiata a De Luca. 

«Anche io» disse «e come poliziotto sono al servizio del governo. Di interessi superiori, vicecommissario aggiunto, interessi superiori».

Tramite il commissario De Luca (“non sono dottore”, come l'altro commissario inventato da Carlo Emilio Gadda, Ingravallo) Carlo Lucarelli ha raccontato gli anni a cavallo della fine della seconda guerra mondiale (l'ultimo romanzo, in termini temporali, è ambientato tra il 1953 e il 1954): la fame e la miseria degli italiani nei mesi di guerra, il crollo del regime, l'occupazione nazista dell'Italia, il crollo delle istituzioni, le violenze e i soprusi, da parte delle tante polizie fasciste in nord Italia. Il clima teso attorno alle elezioni del 1948, il timore di rivolte e sommosse di piazza da parte di sindacati e di militanti del partito comunista, le armi fatte passare da carabinieri ai vari comitati civici vicini alla DC per difendersi.. Tensione culminata con l'attentato a Togliatti, nel luglio 1948. Un pezzo della nostra storia che ci siamo dimenticati perché, come dice uno di questi personaggi del sottobosco politico, tutto casa chiesa e fascio, "siamo un paese senza memoria". 

Come ha raccontato Lucarelli stessi, è nato dall'incontro con un poliziotto vero, uno che ha lavorato con la polizia fascista prima e che poi, finita la guerra, è rimasto nella polizia della Repubblica italiana, che i fascisti avrebbe dovuto arrestare.

Ma invece, come racconta anche un po' romanzo, le epurazioni hanno colpito solo alcuni poliziotti, solo alcuni fascisti, arrestati all'indomani del 25 aprile. La polizia, come anche la magistratura, le scuole, tutta la burocrazia statale, è rimasta quella del fascismo.

Come è possibile passare dal fascismo alla democrazia, facendo lo stesso lavoro? “Sono solo un poliziotto” aveva risposto questa persona a Lucarelli.

Ed è la stessa risposta che da anche De Luca, che pure dovrà scontare la sua colpa, di fronte all'alto commissario per le epurazioni, il suo “peccato mortale” (è il penultimo romanzo della serie).

Questi i romanzi della serie con De Luca, non in ordine di uscita, ma in ordine temporale

La scheda del libro sul sito di Sellerio

I link per ordinarlo su Ibs e Amazon

11 marzo 2020

Carlo Lucarelli L’inverno più nero



Il tedesco spalancò la portiera e infilò la testa nella macchina, attento a non sbattere l'elmetto contro il montante.Si era tolto un guanto che teneva in bocca, tra i denti, come un cane, perché l'altra mano la stringeva sull'impugnatura del mitra, l'indice gonfio di lana ruvida che riempiva il ponticello, sul grilletto.

Probabilmente uno dei romanzi migliori di Lucarelli e sicuramente uno dei più complessi, articolati, intricati, tra quelli con protagonista il commissario De Luca (De Luca e basta, un nome, solo commissario o comandante).

Lo avevamo lasciato che non era più un poliziotto (alla fine di Peccato originale), dopo il rovesciamento di Mussolini per l'8 settembre 1943 e l'instaurazione della Repubblica di Salò, il governo fantoccio controllato dai tedeschi.
Arruolato nella squadra fascista di Rassetto, ex poliziotto pure lui, per salvare la vita in quel periodo nero della storia italiana in cui tutto sembrava sfasciarsi nelle istituzioni: il peccato originale di De Luca che poi penderà su di lui come una spada di Damocle.

Questo nuovo romanzo è ambientato un anno dopo, nel dicembre nero del 1944, sempre a Bologna: gli alleati fermi per il fango e il freddo poco dopo la linea Gotica e i tedeschi al di qua, al nord, a saccheggiare le industrie, i beni sequestrati agli ebrei e agli italiani che finivano nelle loro grinfie.
E poi i fascisti, con le loro mille polizie politiche che operavano in autonomia, per terrorizzare la popolazione, dare la caccia ai partigiani, ai rappresentanti delle forze politiche antifasciste.

In mezzo gli italiani, stanchi e spauriti da quattro anni di guerra, la guerra di Mussolini a fianco dell'alleato germanico che aveva portato fame, morti, i dispersi in Russia e in Africa.
E ora, in quell'inverno più nero, più duro, più infame della storia del nostro paese, alle prese col razionamento, la borsa nera, i rastrellamenti, i posti di blocco coi tedeschi col mitra in mano a ringhiare parole feroci contro quegli italiani, visti solo come popolo da predare e spremere fino alla fine...

L'inverno più nero è il più articolato dei romanzi con De Luca che dovrà affrontare ben tre diverse indagini, non da poliziotto ma come vicecomandante della squadra autonoma di polizia politica: tre indagini diverse che gli sono commissionate da tre persone diverse, che riguardano tre morti scoperti l'uno a poca distanza dall'altro.

Il primo morto è un avvocato bolognese, ritrovato sotto il portico di via “Senzanome” (le strade di Bologna e i loro soprannomi meriterebbero un post a parte): ucciso dalle botte, tante botte, di una delle tante polizie fasciste o magari dai tedeschi e lasciato lì, come un sacco d'immondizia.

Lui lo sapeva che era così. Era stato qualcun della Guardia Nazionale Repubblicana, o di una Brigata Nera, o qualche altro Ufficio Politico, lo avevano portato in una caserma, lo avevano massacrato e poi lo avevano mollato lì. Così Rassetto, che comandava la Squadra Autonoma di cui De Luca faceva parte, aveva mandato lui, che se ne intendeva, a intorbidire le acque nel modo giusto..

De Luca arriva sul posto per lasciare un bigliettino di rivendicazione dei partigiani, giusto per intorbidire le acque.

Il secondo morto è poco distante: a questo, De Luca e i poliziotti sul posto, arrivano dopo che un testimone ha parlato di diversi colpi di pistola e anche grazie ad una sua intuizione, che lo riporta ad essere quello che vorrebbe, “solo un poliziotto”
Sapere che c'era stato un altro delitto oltre a quello che già conosceva, averlo scoperto lui, con una intuizione facile, sì, ma sua, e prima degli altri, gli aveva fatto tornare dentro quella sensazione di smania sottile che da tempo non provava più. Da quando il più brillante investigatore della polizia italiana, come lo chiamavano, così bravo a risolvere gli omicidi, si era ridotto a coprire gli errori di altri assassini.

Viene scoperto così un altro corpo: è quello di un uomo nudo, dentro uno scantinato sfondato dalle bombe e col viso mangiucchiato dai topi
Nudo, supino, fradicio, le gambe aperte come in croce, lasciato così dalle guardie che lo avevano tirato fuori dall'acqua in cui stava galleggiando, uno era quello che aveva vomitato sulla strada.Non aveva più il naso, le orecchie e le labbra, e dal buco livido della bocca si vedeva che c'erano più neanche la lingua..

Nemmeno questo morto, che poi si scoprirà essere un tedesco, nientemeno che una SS, è il morto dei colpi di pistola.
C'è un morto da cercare e De Luca è impaziente, perché questo mistero è proprio così, una di quelle cose che non ti fa dormire sopra se sei un poliziotto come De Luca
- Ho dato la caccia a teste senza corpo e corpi senza testa, ma di perdermi un corpo intero non mi era mai successo, -disse De Luca, e Rassetto sorrise, stirando le labbra sottili sui suoi denti da lupo. 
-Quando eri un poliziotto, -disse. 
-Quando ero un poliziotto.

Il terzo morto, su denuncia di una guardia, viene trovato all'interno della “zona franca”, la Sperrzone, teoricamente al riparo dalle bombe alleate, in zona Cà Selvatica: un uomo, ucciso da un colpo di pistola alla testa, dentro una cascina
Stava disteso a testa in giù, le gambe in alto, una piegata innaturalmente sotto quell'altra, e la parte superiore del corpo grata su un fianco, con la testa getta all'indietro...

Tre omicidi distinti, avvenuti nell'arco di poche ore in cui, all'improvviso De Luca si trova coinvolto, suo malgrado.

Del primo caso, il morto sotto il vicolo, gli viene chiesto di occuparsi dal segretario della Prefettura: perché va bene che siamo in guerra e si può morire, ma quella persona era solo un ingegnere, una persona che non era fascista e nemmeno un antifascista.
Con qualche allusione e qualche minaccia velata, il segretario del Prefetto lo invita ad investigare, per non finire lui stesso invischiato come capro espiatorio...

Il secondo caso sarebbe formalmente delle SS, essendo il morto, il caporale Weber, uno di loro.
Ma De Luca viene invitato, da un tenente della Wehrmacht e dal capo del servizio di sicurezza delle SS di Bologna ad investigare, perché hanno sentito dire che lui è un bravo poliziotto.
E quel morto era un “caporale” anomalo, voleva disertare e prima di sparire (ed essere ucciso) aveva rubato il diritto di bottino dei nazisti, eufemistica espressione per chiamare le ruberie dei tedeschi ai civili e agli ebrei.
Bisogna trovare l'assassino, altrimenti dieci italiani verranno a loro volta uccisi per rappresaglia: motivo in più per risolvere questo delitto anomalo.

Infine il terzo morto, un professore donnaiolo, Franco Maria Brullo: qui addirittura il colpevole ci sarebbe pure, un altro professore, Attanasio, che avrebbe ucciso per gelosia, perché la moglie era l'amante del morto.
Ma anche qui, c'è un ma. Un collega della Questura, che De Luca incontra forse troppo spesso nei suoi giri per Bologna, gli chiede di aprire una sua indagine sulla morte di Brullo.
Attanasio, che è molto amico del collega, non può essere l'assassino e deve tornare libero.
Perché De Luca? “Perché siete il più bravo e vi piace dimostrarlo”.
De Luca capisce che Petrarca, il commissario che lo ha agganciato, gli sta nascondendo qualcosa, ma di fronte a qualche piccolo indizio sulla versione ufficiale, inizia ad indagare sulla vita del professore.

Seguendo queste tre indagini, De Luca si infila dentro storie più grandi di lui: lo scontro, all'interno delle istituzioni fasciste, tra i moderati e i falchi, gli estremisti della violenza.
La guerra contro le formazioni partigiane a cui davano la caccia fascisti e nazisti, con uguale ferocia: un mondo in cui De Luca scopre che in molti, all'interno delle istituzioni, della stessa polizia, hanno deciso di non voltare la testa dall'altra parte di fronte alle violenze fasciste.
Per De Luca è arrivato il momento di decidere “che poliziotto volete essere”, come gli viene detto: perché se fino a quel momento ha fatto finta di non vedere e non sentire, le botte, i colpi, le torture contro le persone fermate dai compagni della sua squadra, ora deve fare una scelta.
- Il Dentista, - disse De Luca. 
- Chi? - chiese Petrarca. 
- Ogni squadra ha i suoi metodi, oltre alle botte. L'Ufficio politico della Gnr usa le maschere antigas col filtro chiuso, quelli di via Borgolocchi il martello chiodato, Massaron il nerbo di bue. Il Dentista lo chiamano così perché usa un trapano, ma non credo che lo sia per davvero. [..] 
Il Dentista lavorava per la '22, una squadra autonoma della Brigata Nera.
[..]
 
- De Luca, io un po' credo di aver imparato a conoscervi. Come ci siete finito? 
- Ho guardato dalla parte sbagliata, anzi ... non ho guardato proprio, da nessuna parte, e quando me ne sono accorto era troppo tardi. 
- E alla fine vi siete abituato. 
- No, però .. 
Stava tutto in quel però, lo sapeva, ma non voleva pensarci. Un giorno, forse, magari, ma non ora, aveva le sue indagini da chiudere, con una c'era riuscito..

Sono indagini complicate e, ad un certo punto, De Luca sarà pure costretto a ricominciare da capo. Ripartire da capo con l'indagine dell'ingegnere Tagliaferri, del perché di quel depistaggio che gli è stato chiesto di fare.
Ripartire da capo sulla morte del caporale delle SS, che stava disertando? Chi era la donna la cui foto si portava appresso?
Ripartire da capo per il delitto Brullo, la famiglia del presunto colpevole, perché sta così a cuore al collega Petrarca, chi è quella donna zoppa che è stata vista da un testimone scappare ..

L'inverno più nero è anche l'inverno più freddo e cupo per gli italiani: vittime due volte dalla guerra, dalla violenza ottusa dei nazifascisti e alle prese con la fame, la borsa nera, le piccole vigliaccherie degli sciacalli che di questa guerra ne approfittavano.

Alle 17:10 al primo calare del sole, il coprifuoco avrebbe trasformato il suk dentro le mura di Bologna in una città fantasma, accecata dall'oscuramento e muta, a parte gli scarponi delle pattuglie o quelli dei Partigiani. 
Ma fino a quel momento quella casbah fradicia e sporca, che scoppiava di voci rombando sorda come un treno in una galleria, brulicava di gente che cercava qualcosa, la neve, il burro, una sigaretta, un attimo in più per superare quella che per tutti, dall'inizio della guerra, forse dalle sempre, era l'inverno più ruvido e freddo.
L'inverno più nero.

Ma sarà anche l'inverno più nero e freddo per De Luca, che non si fermerà di fronte a nulla, pur di chiudere i suoi casi, tenuto in piedi da quella febbre, da quella ansia nel cercare di mettere a posto tutte le tessere.

Perché quel freddo, quella paura, quell'inverno nero e ruvido “se lo sarebbe portato dentro per sempre”: quell'aria satura di urina e muffa, quella paura e quella vergogna che si portava nello stomaco, quel suono del gorgogliare del sangue dalla gola dei condannati.

Il finale mi ha fatto tornare in mente un nel libro di Carlo Castellaneta, Notti e nebbie, che pure viene citato ad inizio romanzo da Lucarelli
Perché i vincitori, i nuovi padroni presto avranno bisogno di me. Finché l'uomo sarà fatto della stessa merda. Conto su di voi.

Il riferimento è hai fascisti, a quella manovalanza fascista, sopravvissuta alle epurazioni e riciclata nella nuova Italia.
Ma questa, come direbbe Lucarelli, è un'altra storia.

Grazie Carlo per averci raccontato questo inverno, l'inverno più nero.

Altri post sul libro

Altri libri di Lucarelli con De Luca
La scheda del libro sul sito di Einaudi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

23 dicembre 2019

Le emergenze ambientali (che non si vedono sempre) - la terra dei fuochi

Oltre alle Sardine, a Salvini, alle tasse che non piacciono ad Italia Viva, alla guerra per le concessioni, alle grida manzoniane contro il giustizialismo, c'è tutto un mondo fuori.
Per esempio l'emergenza ambientale, di cui si parla solo quando piove per più giorni e vengono fuori tutti i problemi del nostro territorio, da Venezia alla Costa Amalfitana.
Oppure l'emergenza ambientale in Campania, nella Terra dei fuochi, quella zona dello Stato italiano dove lo Stato sembra incapace di far valere la legge, dove le famiglie che vi abitano godono di meno diritti delle altre.

Ne parlerà stasera Report, con un servizio di Bernardo Iovene di cui è uscita una anticipazione sul Fatto Quotidiano:
“L’esercito sta là, 250 uomini senza poteri di polizia giudiziaria, stanno a fare gli spaventapasseri e davanti ci sono le carcasse di auto rubate e poi bruciate, i frigoriferi, il rame, gli scarti tessili e quelli di pellame, tutto bruciato”. Si intitola La terra dei ciechi la puntata di Report, in onda stasera, dedicata all’area tra Napoli e Caserta dove vivono circa 3 milioni di persone. Novanta paesi che abitualmente respirano i fumi degli incendi di rifiuti: un veleno continuo. Nell’ultimo anno i roghi sono aumentati del 30%, un’emergenza che non si ferma: durante i mesi estivi la redazione di Report ha ricevuto decine e decine di nuove segnalazioni. Nel servizio, Bernardo Iovene mostra come nulla sia cambiato nonostante “il commissario, i droni, l’esercito, la cabina di regia e il patto d’azione”. Nel 2013 il Ministero dell’Interno, la regione Campania, prefetture e altri enti siglano il “patto per la terra dei fuochi”. 
Una task force inutile, al punto che cinque anni dopo viene varato il “piano di azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti” a cui aderiscono sette diversi Ministeri coordinati da due cabine di regia. “Per le forze in campo sembra un piano di guerra e ci siamo chiesti allora chi la stia vincendo questa guerra” sottolinea il conduttore Sigfrido Ranucci. La risposta è poco consolante come testimoniano i diversi attivisti del territorio intervistati: Angelo Ferrillo, la “sentinella integerrima”, Giovanni Papadimitri del comitato Basta roghi o Biagio D’Alessandro che documenta ogni incendio. Decine e decine di video pubblicati, decine di segnalazioni con ora e luogo. Iovene prosegue: “La corruzione nella pubblica amministrazione è l’altra causa della devastazione di questi territori. La polizia municipale è quella più esposta, ad Arzano in provincia di Napoli ci sono 9 vigili urbani sospesi tra ufficiali e sottoufficiali”. Arzano è un comune sciolto per mafia due volte in tre anni: in pieno centro i rifiuti bruciano ovunque, vengono sequestrate strade intere ma non basta. In questo territorio dimenticato se piove è una fortuna, perché l’alternativa è respirare fumi tossici. 
Una legge regionale del 2013 ha stanziato 7 milioni di euro per i comuni che presentavano progetti per la video sorveglianza e riqualificazione ma dopo sei anni sono stati spesi in tutto 3 milioni, solo 34 comuni dei 90 della terra dei fuochi si sono presentati. “Per i sindaci sono inutili? O preferiscono gli occhi chiusi? È la fotografia di una patologia, quei rifiuti sono in gran parte di un’economia illegale, piccoli artigiani, tessili, carrozzieri, meccanici che lavorano in nero. E che in nero pagano la filiera attrezzata a smaltire le loro scorie. Se non contrasti l’economia a monte fa i rifiuti illegali a valle” chiosa Ranucci. Esistono oltre 3500 siti di rifiuti abbandonati e bruciati, a nord di Napoli segnalati per la maggior parte da cittadini. Tutti segnalano ma nessuno rimuove. “Festeggiamo dieci anni da quando è stata decretata per legge la fine dell’emergenza, ve ne siete accorti?” domanda sarcasticamente Domenico Airoma, procuratore aggiunto tribunale Napoli Nord. Report non risparmia critiche nemmeno al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, accusato di non mettere in pratica i proclami del passato.

09 settembre 2018

Io sono un poliziotto - da Peccato mortale (Carlo Lucarelli)

Ci si può nascondere dietro il proprio ruolo, per proteggersi dalle accuse di aver fatto parte (e aver difeso) un regime?
E' uno dei temi che emergono dall'ultimo libro di Carlo Lucarelli "Peccato mortale", con protagonista Achille De Luca, commissario di polizia, della polizia fascista, premiato dal regime come il primo poliziotto d'Italia per meriti speciali.

Sono solo un poliziotto, sono solo un poliziotto - ripete De Luca a chi gli chiede conto delle sue indagini, che spesso arrivano a toccare anche personalità importanti del regime. Consoli e principi, vicini al partito o alla corona.
Oppure della sua ostinazione nel voler cercare i responsabili della morte di 4 persone, in un mondo dove ogni giorno muoiono migliaia di persone sotto le bombe. 

Siamo a Bologna tra il 25 luglio e l'8 settembre 1943: un passaggio cruciale della storia del nostro paese.
Che senso ha sforzarsi nel cercare la testa di quel corpo trovato morto in un casolare, oppure il corpo di quell'altro morto, di cui è stata recuperata solo la testa?

Ecco un passaggio del libro in cui De Luca si trova a cena assieme ai genitori della fidanzata Lorenza, ad alcuni amici e ad un antifascista, Armando, appena uscito da un manicomio dove era stato rinchiuso perché parlava male di Mussolini.

- Io sono un poliziotto, - disse De Luca. Fissava la città oltre la terrazza, sempre più nera, e praticamente parlava a sé stesso, ma con un tono così deciso che gli altri si fermarono ad ascoltarlo. - L'avrò detto un milione di volte, in questi giorni, ma lo ripeto. Sono un poliziotto. Sono entrato nella PS che c'era il fascismo, sempre alle dipendenze di un ministro degli Interni fascista, seguendo il testo Unico del 1931 e il codice Rocco, leggi dello Stato che finora era quello fascista. Servo lo Stato, - marcò sulla S, lo Stato, - è il mio mestiere, che resta lo stesso anche quando lo Stato cambia.
- Perché cambierà qualcosa? - disse il Filosofo. - Per me non cambia niente. E infatti hanno messo un militare al governo, mica un filosofo.
 
- Cambierà, cambierà,- disse Giovannino, - o lo cambiamo noi -. Voleva essere serio, ma il bicchiere gli aveva lasciato un cerchio rosso attorno alle labbra, come un bambino, che fece ridere gli altri, anche De Luca, che non ne poteva più di quella tensione. Armando sorrise, ma più freddo. 
- Chiacchiere da salotto, disse, - chiacchiere da intellettuali, come è giusto, perché è quello che siamo tutti. 
Quasi tutti -. Guardò De Luca, che non capì se si riferiva a lui o a sé stesso. O a tutti e due. - Mussolini non c'è più, il fascismo non c'è più, possiamo darci del lei e stringerci la mano senza che nessuno ci sgridi .. io sono anche uscito dal manicomio, posso scrivere un editoriale sul giornale. Basta così poco perché non cambi niente. Adesso dico una cosa, signor commissario, dico che per cambiare davvero tutto ci vuole un bagno di sangue e a volte anche quello non basta. Però, visto come cambiano le cose, soltanto un mese fa mi avreste dovuto arrestare. 
- Anche adesso, - disse De Luca..

05 aprile 2017

Estate torbida, di Carlo Lucarelli

Qualcuno dimentica che non è passato un anno da quando rischiavamo ogni giorno la vita, da quando i nostri uscivano per sparare, erano torturati a Villa Trieste [..]. Allora, quando i comunisti sparavano e morivano per tutti, allora nessuno diceva loro che non dovevano «strafare»«L'Unità», 2 novembre 1945

Incipit
C’era una mina in mezzo al sentiero. Qualcuno aveva scavato di fianco, scoprendone il bordo ricurvo e lucido e ci aveva piantato vicino un’asta di legno, con uno straccio rosso legato in cima. Aveva scavato anche sotto, appena appena e proprio lì le formiche avevano aperto un buco dall’orlo rigonfio, perfettamente rotondo, coperto da quel tetto di metallo grigio. Seduto su un sasso, col soprabito piegato sulle ginocchia, De Luca, le guardava entrare e uscire dal formicaio, impazzite. Ce n’era una che cercava di salirgli su una scarpa e sembrava che anche lei lo guardasse, sporgendo indietro la testa sul collo inesistente e agitando frenetica le antenne.- Sentono il temporale, - disse una voce alle sue spalle e De Luca si alzò di scatto, con un sospiro spaventato. C'era un uomo, alto, giovane, dai capelli ricci, con un giubbotto di pelle, da aviatore.De Luca notò che era armato perché da sotto spuntava la tela gonfia di una vecchia fondina militare e subito abbassò lo sguardo. L'uomo, invece, lo fissava.- Lei non è di queste parti, vero? ..

Una intera famiglia uccisa a colpi di bastone, in casa, uccisi da qualcuno che forse conoscevano e che è venuto per rubare.
Un poliziotto partigiano con poca esperienza ma con tanta voglia di fare bene il suo lavoro e alla ricerca di un caso con cui dimostrare le sue capacità.
E un altro poliziotto, più famoso perché ai tempi del fascismo era considerato "il poliziotto più bravo d'Italia", premiato dal Duce in persona, uno dei più funzionari più giovani nella polizia fascista. E ora che il suo nome è in una lista di persone da catturare (e magari da uccidere) è solo una persona in fuga, sotto la falsa identità di ingegnere Morandi.

Questi i principali protagonisti di questo romanzo, uscito per la prima volta con Sellerio e ora ripubblicato da Einaudi: dopo aver finto "Carta Bianca", il primo romanzo con protagonista Achille De Luca, commissario di polizia presso la squadra Mobile, mi sono chiesto, e dopo? Cosa succede dopo la fine della storia?
Così, nella prefazione, Carlo Lucarelli spiega come è nato questo secondo capitolo della serie di De Luca che, per il momento termina con "Intrigo italiano", ambientato nel 1953.
Attraverso gli occhi di De Luca, ci viene raccontata l'indagine su alcuni efferati delitti, avvenuti negli anni tra la fine del fascismo e i primi passi della Repubblica italiana.
Ma, oltre alle indagini, il contesto di quei delitti, l'ambiente "torbido" in cui sono maturati.
In Carta Bianca, ambientato nella primavera del 1944, il clima da traditori di tutti dentro l'aristocrazia bolognese con cui da una parte si professava la fede fascista e dall'altra si preparava il terreno al volta faccia con gli inglesi.
Il clima di odio e di sospetto all'interno del fascismo, nella fase crepuscolare in cui nei gerarchi l'obiettivo era il si salvi chi può.

Incontreremo poi De Luca sempre a Bologna, nel 1948 (Via delle Oche), riammesso in servizio ma alla buoncostume alle prese con altri delitti, che svelano altarini nel mondo dei maggiorenti del partito che di lì a poco avrebbe vinto le elezioni.

Ma torniamo all'estate torbida del 1945: in fuga dai partigiani, arrivato in un paesino sull'Appennino emiliano, De Luca viene riconosciuto da un partigiano che, è anche capo della polizia del paese, il brigadiere Leonardi.
A Sant'Alberto un'intera famiglia, i Guerra, è appena stata uccisa nella propria casa a bastonate da un assassino che, probabilmente, non ha agito per motivi politici.
Un'occasione importante per Leonardi, per dimostrare il suo valore come poliziotto:
- Raccomandazioni, ci vogliono,- disse, con la bocca piena, - oppure dimostrare di saperlo fare, questo mestiere. E' per questo che mi interessano i Guerra. Questo è il primo non politico, capisce cosa intendo? non politico .. ed è un affare grosso. Ecco, io voglio risolverlo, voglio andare dai carabinieri e dirgli è successo così e così, sono stati quelli ed ecco qua le prove. Ma come le ho detto, mi manca l'esperienza, mi manca l'aiuto di .. di un ingegnere. Di un ingegnere come lei.

Per questo, riconosciuto De Luca, Leonardi decide di usarlo per questa indagine, usando in modo velato, l'arma del ricatto. Ricatto a cui De Luca, volente o nolente non può (e forse non vuole, perché rimane sempre un poliziotto) sottrarsi.
Allora, ingegnere, mi aiuta in questo caso sì o no?De Luca staccò un pezzo di carne ma lo lasciò nel piatto. Si versò un bicchiere di vino.- Perché, - disse, - posso scegliere?

Da dove comincerebbe questa indagine il poliziotto più bravo d'Italia?
Dall'analisi dei corpi delle persone uccise.
Da una perquisizione seria della casa dei guerra, tanto per cominciare.
E qui iniziano a venir fuori delle tracce che, all'inesperto Leonardi, non era apparse: Delmo Guerra, il capofamiglia, prima di morire per un infarto è stato torturato.
E, in un paiolo nella cucina, viene recuperata una spilla.
Da dove può venire quel gioiello? Forse da un furto?
Un gioiello di quel valore può arrivare solo dalla casa del conte, un personaggio già finito nella lista nera dei partigiani per i suoi rapporti coi fascisti prima e coi nazisti poi.
A far visita al conte, ma questo De Luca lo scopre con molta fatica, era andato Carnera e il suo Gap, il suo gruppo partigiano.
Carnera è una specie di mito, in quel paese: uno di quei partigiani per cui la guerra non è ancora finita, finché c'è un fascista vivo.
Leonardi però, per paura di Carnera, della sua reazione, stoppa l'indagine prima ancora che nasca: nessuna domanda su di lui né tanto meno sulle persone che erano con lui quel giorno, il 7 maggio.
- Oh, per favore ...come crede di risolvere questo caso se toglie di mezzo tutti gli indiziati? Brigadiere Leonardi, quella spilla perché qualcuno se l'è messa in tasca prima!- Merda! - disse Leonardi e sferrò un altro pugno sul volante, così forte che la mano gli scivolò di lato , tagliandosi sul cruscotto.
- Allora?- Allora cosa?- Ha intenzione di continuare le indagini? Se vuole portare qualcosa di concreto ai carabinieri ..Leonardi gli lanciò uno sguardo di lato , cupo e cattivo.- Qualcosa da portare ai carabinieri ce l'ho sempre, ingegnere, disse ...

Ma non c'è niente da fare, tutti gli indizi che i due poliziotti anzi, del poliziotto e dell'ingegnere, portano proprio a Carnera, a quel giorno in cui andò dal conte. A quei gioielli del conte spariti e poi trovati dal morto.
- E la spilla era del Conte, lo so... Dio bono, ingegnere, ma perché abbiamo scelto un lavoro come questo? Lo sa perché?De Luca sorrise. - Perché siamo curiosi, - disse. Leonardi alzò un sopracciglio ..

In una estate torbida, in tanti sensi, anche questo caso si rivela un caso torbido, dove si mescolano questioni politiche e rancori non del tutti sopiti nonostante la guerra sia finita.
Dove si mescolano anche questioni personali, dopo che De Luca passa un'intera notte con la tedeschina, la bella ragazza che lavora nell'osteria del paese, che è stata rasata a zero proprio da Carnera, per essere stata con un tedesco.
Ma la tedeschina, che poi sarebbe anche la ragazza del Carnera, forse è una di quelle che non appartengono a nessuno..
- L'estate torbida, disse.De Luca alzò gli occhi. - Come?- C'era un corsivo sull'«Unità», la settimana scorsa, che definiva così l'estate del '44, perché si combatteva, si rischiava la pelle .. E' finita anche l'estate del '45 e io combatto ancora.De Luca si strinse nelle spalle, con una smorfia indifferente. - Non mi ricordo una sola estate che non fosse torbida. E ce ne saranno ancora.

Come finirà la storia? Metafora della storia di questo paese, il caso troverà una soluzione ufficiale che farà comodo a tutti. Ai carabinieri e anche ai comunisti del paese, già pronti a chiudere gli occhi col passato e pensare ai futuri affari della ricostruzione post-bellica.

Gli altri libri con protagonista De Luca

La scheda del libro sul sito Einaudi e un estratto del libro.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

27 luglio 2014

Via delle oche, di Carlo Lucarelli

Incipit
Sul muro un cosacco enorme lo guardava truce, con la stella rossa sul colbacco e una baionetta tra i denti, un occhio socchiuso deformato dalle bolle d'aria sotto la carta. Il manifesto era ancora lucido e umido di colla e quando De Luca lo aveva sfiorato, facendosi da parte per evitare buca sul marciapiede, gli aveva lasciato sulla manica del soprabito una striscia argentata, appiccicosa, come la traccia di una lumaca. 
«E' LUI CHE ASPETTATE?» diceva la scritta in un corsivo appuntito, da pennello grosso e De Luca che era sceso dal marciapiede per metterla a fuoco in tutta la sua lunghezza si strinse nel soprabito, infilandosi le mani in tasca.
Via delle Oche è il terzo racconto (o quarto se vogliamo considerare “Indagine non autorizzata”) di Carlo Lucarelli con protagonista il commissario Achille De Luca: questa trilogia ne costituisce una sorta di biografia. L'abbiamo visto indagare ai tempi di Salò e sfuggire nel 1945 alla cattura dei partigiani a Bologna. Per non essere arrestato come criminale di guerra (era un funzionario della polizia investigativa della Muti), De Luca era stato costretto a scappare. Il processo di epurazione gli ha permesso di essere reintegrato nella polizia: assegnato alla buoncostume, ritrova a Bologna il suo aiutante, il maresciallo Pugliese.
Lo ritroviamo qui a Bologna, nell'aprile del 1948, a tre giorni dalle elezioni politiche che porteranno l'Italia a scegliere la Democrazia Cristiana


Via delle Oche era famosa per le case chiuse, prima che la legge Merlin ne stabilisse la chiusura: in una di queste, al civico numero 23, viene trovato impiccato Ermes Ricciotti, il “serafino” (il ragazzo tuttofare) della Tripolina alla casa al numero 16. I primi ad arrivare sul posto sono il maresciallo Pugliese e il vicecommissario Achille De Luca.

Sebbene, per colpa del sua passato “fascista” sia stato degradato e mandato alla Buoncostume, De Luca è rimasto un poliziotto capace di osservare i dettagli, le cose che stonano: come il fatto che le gambe del morto non arrivano a toccare lo sgabello su cui sarebbe salito.
Qualcuno l'ha ammazzato.

Ma in Questura, dove i vertici sono più preoccupati delle imminenti elezioni e della gestione dell'ordine pubblico (le manifestazioni, i funerali dell'onorevole “Casa e chiesa” Orlandelli), non hanno interesse ad aprire un caso, che viene derubricato subito a suicidio. Forse con troppa fretta, da parte del Vicario del Questore, il dottor D'Ambrogio, che lo invita ad occuparsi solo delle prostitute.

Ma De Luca è un poliziotto curioso di natura: uno di quelli che finché tutte le tessere del puzzle non si incastrano, non ha pace:
«Pugliese io sono curioso di natura e i misteri non mi piacciono. Non so a lei, ma a me questo signore che fa le acrobazie per infilzare la testa in una corda mi dà un fastidio quasi fisico e lo so che poi non ci dormo la notte. Dica un po', Pugliese .. secondo lei sarebbe una pazzia andare da questa Tripolina e farle un paio di domande sul Ricciotti?»
Viene trovato un altro morto alla Montagnola, un fotografo di nome Piras: De Luca, pensando che l'omicida non abbia trovato quello che cercava sul morto si precipita al suo indirizzi. Intuizione felice: l'assassino è andato proprio a cercare qualcosa che Piras non aveva addosso: dopo una sparatoria e un tentativo di fuga sui tetti, costui precipita e muore.
Due omicidi e tre morti, sono un po' troppo per essere un caso. L'ultimo morto, l'uomo caduto dal tetto, era un picchiatore fascista e anche un galloppino di un uomo politico, l'Abatino, il pupillo dell'onorevole Orlandelli.
De Luca prosegue nelle indagini: il capo di gabinetto del Questore, dottor Sala, della fede politica comunista, lo sprona a proseguire.
«Non me ne frega niente se mi usano! Io sono un poliziotto, Pugliese, faccio il poliziotto e sto con chi mi permette di fare il mio mestiere!»
In via delle Oche, nella casa, conosce la maitres, la Tripolina. Con questa, il commissario ha una breve parentesi d'amore.
Seguendo il suo intuito e disapplicando gli ordini del vicario D'Ambrogio, De Luca arriva alla verità del delitto (e delle morti successive): è solo un attimo di luce prima che la ragione di stato e ordini superiori, mettano tutto a tacere. Ripristinando un ordine democratico alle cose.

Più che per l'indagine e gli aspetti da libro giallo, questo è un bel libro perché cerca di spiegare le atmosfere di quei giorni: le elezioni, l'attentato a Togliatti, gli scontri di piazza, le false epurazioni e le amnistie che avevano permesso ai criminali fascisti di non finire sotto processo. Le due correnti politiche (o geopolitiche) in Questura: i democristiani che ora sperano nella vittoria e dall'altra parte la corrente comunista, che aveva sperato nella rivoluzione per cambiare l'Italia. 
Sala, ll capo di Gabinetto, commenta così
- Sa qual è il nostro difetto commissario? Che vorremmo vincere ma abbiamo paura di vincere troppo... e così perdiamo sempre. Quando dico noi intendo dire noi comunisti.
Ma il cambiamento, la rivoluzione non possono arrivare, come gli spiega il vicario D'Ambrogio:
«Sa di cosa ha bisogno questo paese?» disse, come se parlasse tra sé, come se canticchiasse, quasi. «Di stabilità. Questo paese ha bisogno di ricostruire e non di distruggere. L'hanno capito anche gli altri. Ha bisogni di rispettabilità, di considerazione internazionale, di investimenti, dei dollari del generale Marshall, del patto atlantico ...Di ordine». 
«Di legge» 
«E' la stessa cosa». 
«Per me no, io sono un poliziotto». 
D'Ambrogio voltò la testa sulla spalla lanciò un'occhiata a De Luca. 
«Anche io» disse «e come poliziotto sono al servizio del governo. Di interessi superiori, vicecommissario aggiunto, interessi superiori».
Peccato che Lucarelli abbia interrotto la serie di De Luca, sebbene il libro abbia in finale aperto. Chissà come avrebbe visto il dopoguerra, il boom, un poliziotto come De Luca. Con la sue nevrosi, le sue tensioni, la sua capacità di far bene il suo lavoro di investigatore. A metà strada tra Maigret e Ingravallo, il personaggio inventato da Gadda e portato sullo schermo da Pietro Germi ne “Un maledetto imbroglio”. Che come lui, ripete “Non sono dottore, non sono dottore”.
«Non sono dottore, non sono dottore .. »
Scala gli era arrivato alle spalle, senza che se ne accorgesse, «ho conosciuto un altro che lo diceva sempre .. come si chiamava .. Germi, no, Ingravallo .. il commissario Ingravallo, lo conosce?»
 
«L'ho incrociato una volta .. a Roma».
La scheda del libro sul sito di Sellerio e il blog di Carlo Lucarelli.
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