Milano, aprile 2014Per chi non avesse letto, come me, i precedenti racconti di Paolo Roversi della serie del “Drago”, questo romanzo può sembrare un po’ come un salto nel buio. Ex poliziotto finito in carcere al “Due” per un’accusa poi rivelatasi infondata, il Drago è rimasto nel ramo diventando investigatore privato – senza licenza, bastava il passaparola, perché Lorenzo è un investigatore bravo. Assieme ai due soci, Jamel il tecnico, esperto in informatica e Rodrigo Barillà, ex maresciallo dei carabinieri, hanno risolto casi importanti. A proposito, il suo soprannome arriva da una canzone di Gaber “.. lo chiamavano Cerutti Gino..”
«Spezzagli le braccia.» Gli occhi di Gilda sono braci vive dentro il passamontagna.
«Lo sai cosa hanno fatto. Se lo meritano.» Il suo è un nome di battaglia. Ho conosciuto lei e la sua cellula anni fa, indagando su una brutta storia di arene clandestine di cani.
Le città sono come le iguane: cambiano pelle in fretta.Ma c’è stato un buco nel passato del Drago: la sua compagna, Lara, poliziotta pure lei, un giorno è sparita nel nulla. Ora scoprire la causa della sua scomparsa – e ritrovarla – è diventata la sua ossessione, andando a rileggersi tutti i fascicoli dei casi su cui Lara aveva indagato e che erano rimasti casi irrisolti.
La porta si apre e compare Sara. È la fidanzata di Jamel, ma soprattutto la sorella di Lara: l’unico ponte rimasto tra l’uomo che ero e quello che sono diventato.
L’universo del
Drago è, in fondo, un mondo composto da poche persone, capaci ancora
di supportare i suoi momenti bui.
I due soci, Alan G. Ronketts
l’amico scrittore, un altro amico ex pugile con cui ogni tanto
incrocia i guantoni quando ha bisogno di sfogare la sua rabbia sul
ring, il fidato barista in via Gluck (quella dove una volta cresceva
l’erba) pronto a versargli il suo Fernet.
«Non sono più uno sbirro.» «E cosa sei allora?» Lo guardo negli occhi mentre recupero fiato e mi premo un fazzoletto sulla ferita.Nel buio inizia anche questa nuova indagine (la prima pubblicata per Piemme): due ombre lo stanno aspettando sotto casa e non per la buonanotte ma per fargli la pelle ma che riescono solo a ferirlo. Chi vuole morto il Drago? Qualcuno che ha incastrato nella sua passata vita da sbirro?
«L’hai appena visto; sono uno che fa a pugni quando la luce si spegne.»
«Cos’è, un hobby?»
«Una professione semmai: il mestiere del buio.»
Nemmeno il tempo di riprendersi che succede qualcos’altro: Yichen, il collaboratore di Sonia, la sorella della compagna, viene arrestato con l’accusa di essere coinvolto in una rete di traffico di stupefacenti, dove la droga veniva trasportata all’interno di animali esotici.
Le prove in mano ai poliziotti sembrano solide, ma sono sempre prove fabbricate. Yichen e Sonia non avrebbero mai fatto del male a degli animali.
Dietro c’è una storia molto più grossa, che porta fino al quartiere di Chinatown, ad un fascicolo che Lara aveva riaperto, ad uno strano appunto, “Caronte”.
Protetto dalla sua speciale “squadra” di protezione, l’amico scrittore, i compagni dell’agenzia, Sonia, l’ex pugile, il Drago si lancia in questa indagine: se qualcuno lo vuole morto – tanto da riprovare più volte a fargli la pelle – deve aver messo le mani, con le sue indagini, con l’ossessione per i vecchi fascicoli dei casi irrisolti di Lara, su un giro importante.
Qualcosa per cui vale la pena di uccidere senza farsi troppi problemi.
O lo si ama o lo
si odia, uno come il Drago: verrebbe tanta voglia di mandarlo a quel
paese, perché non fa nulla per risultare simpatico anzi, è una
persona capace di stressarti se ha bisogno di qualcosa – come
racconta Jamel negli interludi dove ci mostra l’indagine dal suo
punto di vista.
Un energumeno che fa fatica a contenere la sua
rabbia, non solo per la scomparsa di Lara, ma per le tante
ingiustizie di questo mondo. Per esempio, quelli che maltrattano gli
animali (un consiglio, non fatevi mai trovare mentre fate del male ad
un uccello).
Un animale notturno, che sa muoversi nella Milano
di notte assieme al suo amico Ronketts (un omaggio al grande Andrea
Pinketts), quando tutto cambia colore, quando cambiano
perfino i suoi abitanti.
Ronketts parla con tutti, ride, racconta storie vere e inventate. Io bevo e ascolto. Lui dice sempre che a Milano, di notte, c’è il mare: un mare di persone che, nascoste dall’oscurità, nuotano da un locale all’altro per pescare o farsi pescare.La scheda del libro sul sito di Piemme e il sito dell’autore
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