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15 luglio 2025

Sangue marcio, di Antonio Manzini


Nel caos primordiale, quando nuvole di gas velenose correvano intornio ai geiser sputati dalle temperature infernali della terra, delle molecole vagavano solitarie nell’aria impestata di miasmi.

Un lampo accidentalmente unì le particelle di idrogeno e ossigeno che avrebbero dato vita all’acqua, e dentro quell’acqua organismi monocellulari cominciarono a riprodursi. Era cominciata la vita. È nata così, casualmente. E altrettanto casualmente finirà. [..] Siamo appesi ad un filo. E io non faccio che ricordarlo questo fatto. Non c’è Dio. C’è la natura. E la natura siamo noi.

Siamo appesi ad un filo: altro che disegno divino, il caos primordiale da cui sarebbero poi arrivate le prima cellule da cui poi, molto tempo dopo, sarebbero diventate uomo..., è tutto solo frutto del caos. E dunque se non esiste un disegno superiore, siamo solo noi a decidere le sorti della nostra vita e di quelle delle persone che ci stanno attorno, anche quelle che incrociano una sola volta in tutta la nostra esistenza.

Dio siamo noi.

Così parla la voce narrante di questo romanzo, il primo scritto da Antonio Manzini nel lontano 2005 e pubblicato originariamente da Fazi.

Un romanzo duro che, come racconta nella prefazione lo stesso autore, era stato mandato a Martina Donati della casa editrice Fazi, su suggerimento dell’amico Niccolò Ammaniti.

L’aveva vista giusta, Niccolò: forse la forma è ancora ruvida, ma il materiale (che poi avrebbe portato alla serie con Rocco Schiavone) c’è tutto: lo scavare dentro la psicologia dei personaggi, a cominciare dall’io narrante che si mette letteralmente a nudo, senza nasconderci nulla.

Un voler affondare a piene mani nella dura realtà di tutti i giorni, la vita reale con le sue meschinità, le belle famiglie allegre, ma solo di facciata, con le loro meschinità o crudeltà ben nascoste.

Una capacità di scrittura che non stanca, anzi, tiene incollato fino in fondo, all’ultima pagina, anche in romanzi come questo dove, senza voler rilevare nulla, si arriva all’assassino conoscendone già la sua identità.

E la quarta che trovano. Buttata come un sacchetto di rifiuti in mezzo ai rovi.

Massimo e Pietro erano due bambini come tanti, anzi, più fortunati di tanti: figli di un industriale del parmense, avevano passato un’infanzia felice, potendosi permettere tanti lussi, dai giochi fino alla casa al mare in Liguria.

Massimo era il più grande, tre anni di distanza dal secondo Pietro, cresciuto nell’ammirazione del maggiore, capace di intimorirlo con la sua uscita “vai a nasconderti in Tibet”.

Quando ero bambino mi terrorizzavano un sacco di cose. I mostri come gli artigli nascosti nel buio o sotto il letto, pronti a saltarmi addosso. L’uomo nero o la vecchia con gli occhi di luce che entravano nella stanza facendo scricchiolare le porte e gli armadi.

[..] Poi col passare del tempo ho imparato che il buio era diventato meno buio. Col buio ci si può parlare. E ci stavo bene.

Un giorno le loro vite hanno preso un’altra direzione: prima l’arresto del padre con l’accusa di essere il mostro delle cinque terre, responsabile della morte di diversi ragazzini.

Poi il processo, l’allontanamento da quella città, il vedere il mondo con occhi diversi, a cominciare dalla madre.

Ero un bambino felice. Facevo le cose che fanno tutti i bambini felici. Questo fino al 12 ottobre 1976.

Le vite di Massimo e Pietro si sono interrotte in quel giorno e, in seguito, si sono anche divise: Massimo è finito in Inghilterra a studiare mentre Pietro, ce lo racconta lui stesso in prima persona, è finito in un collegio a Torino.

In un continuo andare avanti e indietro nel tempo andiamo a conoscere Massimo e Pietro oggi, a trent’anni di distanza da quando la loro vita si è interrotta.

Massimo Sini è diventato commissario a l’Aquila ed è alle prese con un assassino seriale: un serial killer metodico che uccide le sue vittime, bionde e con gli occhi azzurri, soffocandole e sottoponendole ad un rituale brutale. Non lascia nessun segno utile alle indagini fino ad ora, con le quattro ragazzo uccise.

Pietro è diventato un cronista di nera e col suo giornale sta seguendo anche lui questa indagine che, per la brutalità del crimine, per come colpisce questo “mostro” ha attirato l’attenzione di diverse testate nazionali.

Nonostante i tanti anni di lontananza, c’è un rapporto particolare tra Massimo e Pietro, non hanno bisogno di molte parole per capirsi:

E’ sempre stato così tra loro. Se si guardano provano quello che sente l’altro. Neanche fossero due gemelli. Sono legati come due molecole..

Da una parte seguiremo l’andamento delle indagini, sia da parte del giornalista che da parte della polizia.

Ma in parallelo seguiremo anche la storia di Pietro, raccontata dalla sua stessa voce: una storia di violenze, di ricordi di quella famiglia che non c’è più che si fa fatica a cancellare. E poi il desiderio di controllo delle altre persone, come un Dio, meglio, più di un Dio perché non ne esiste uno, c’è solo il caos, gli istinti primordiali che non si possono fermare..

La leggerete senza fermarvi mai questa storia, che non è la rivelazione di un assassino, ma dei perché che stanno dietro. La storia di due ragazzi sopravvissuti alla morte del padre (e al suicidio della madre), cresciuti soli, senza una guida e senza la possibilità di affrontare quel dolore per la perdita dei genitori. Due ragazzi cresciuti lontani ma tenuti assieme da una chimica speciale – forse proprio quel caos primordiale di cui si parla nell’incipit – e che spiega questo amore, forte e indissolubile, che li legherà, fino alla fine.

Dovrò raccontar i particolari di tutti gli omicidi? Non credo, parlano da soli. Dovrei fingere di provare rimoso? E perché? Non provo alcun rimorso anzi, lo rifarei. Per quei brevi momenti in cui senti una vita spegnersi fra le tue mani rinascerei e lo rifarei. Lì il cielo diventa terra, e la terra il cielo, e voli fendendo le stelle ..

La scheda del libro sul sito di Piemme editore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

09 ottobre 2015

Anna, di Niccolò Ammaniti

Una bambina, il suo fratellino e un pastore maremmano.
Sono i tre personaggi dell'ultimo romanzo di Ammaniti, ambientato in una Sicilia del futuro, abitata solo da bambini.

Tutti gli adulti sono stati uccisi da una malattia, arrivata dalla pelle, la “rossa”: una nuova pestilenza che riempie il corpo di macchie rosse e pustole per cui non esiste alcun vaccino.
E mai verrà trovato forse.
Solo i bambini, finché non crescono, ne sono immuni.

Anna Salemi era nata a Palermo il 12 marzo 2007 da Maria Grazia Zanchetta e Franco Salemi”.
In questo scenario da “the day after” si ambienta tutto il racconto: Anna, la protagonista, vive chiusa nella sua casa a Torre Normanna, cercando di procacciarsi il cibo razziando i supermercati e le case dei “grandi”, per recuperare cibo in scatola, medicinali e tutto il necessario per sopravvivere in un mondo desolato, senza persone adulte, devastato dalla “rossa” e da una serie di incendi scoppiati sull'isola.

Ma dal Belgio arrivò il virus e questa famiglia, insieme a milioni di altre, fu spazzata via. Quando Franco e Maria Grazia morirono lasciarono Anna, di nove anni, e Astor di quattro”.
L'idea di base del romanzo è suggestiva: come potrebbe sopravvive un bambino in un mondo come questo? L'unico insegnamento cui aggrapparsi è il quaderno che la madre di Anna le ha lasciato. Dove, prima di morire anche lei contagiata dalla rossa, le ha lasciato tutti i consigli su come comportarsi.
Anna doveva fare la brava, doveva occuparsi di Astor, doveva insegnargli a leggere e non doveva perdere il quaderno delle Cose Importanti.”
E sul quaderno aveva cercato di prepararla a quanto le sarebbe accaduto: inizierà a mancarvi la luce, poi il cibo, l'acqua ..
“Figli miei adorati, vi amo tanto. Tra poco la vostra mamma non ci sarà più e ve la dovrete cavare da soli. Siete bravi e intelligenti e son sicura che ce la farete”.

Che razza di società prenderebbe il sopravvento, in un mondo popolato di soli bambini (e dei pochi animali sopravvissuti), che nemmeno hanno fatto in tempo a ricevere tutti gli insegnamenti dei genitori?
Ammaniti, anche prendendo spunto da libri famosi come “Il signore delle mosche”, descrive un mondo dove questi bambini si sono organizzati in tribù, in una sorta di regressione primitiva.
Tribù che idolatrano un idolo, la “picciridduna”, dove i più grandi schiavizzano i piccoli. Dove, armati di clave come antichi guerrieri preistorici, spingono le mucche lungo un precipizio per ucciderle:
Una dopo l’altra, senza nemmeno rallentare, le vacche si lanciarono nel vuoto, proprio come i mammut spinti dagli uomini primitivi giú dai dirupi”.
Solo che il dirupo è dentro un piano di un supermercato e i guerrieri sono dei bambini col viso dipinto con strisce nere.

Anna, dopo essere rimasta nascosta per anni nel suo rifugio domestico, per proteggere il fratellino Astor, è costretta ad uscire fuori, nel mondo, dopo che i “bambini blu” le hanno rapito proprio il fratello trasformandolo in uno dei tanti schiavetti.
Il racconto diventa così un romanzo sulla trasformazione verso l'età adulta (e qui si sente l'eco dei romanzi di Lansdale), sulla consapevolezza del mondo reale, sulla scoperta dell'amore. Con al centro questo personaggio femminile che colpisce per la sua tenacia:
La vita non ci appartiene, ci attraversa. La sua vita era la medesima che spinge uno scarafaggio a zoppicare su due zampe quando è stato calpestato, la stessa che fa fuggire una serpe sotto i colpi della zappa tirandosi dietro le budella”.

Il viaggio di Anna, accompagnata dal fratello, da Pietro, un altro ragazzino di cui si innamorerà e da Coccolone, sarà anche un viaggio alla ricerca di un mondo “altro”, dove non esiste la rossa.

Penso che Anna sia uno di quei romanzi destinati a dividere il mondo dei lettori tra quanti lo riterranno un libro entusiasmante e quanti invece uno di quei libri che ti scorrono addosso senza lasciarti quasi nulla. Non è un romanzo privo di difetti: in questo libro c'è un'eccessiva lunghezza nella descrizione dei luoghi, che appesantisce il ritmo della lettura.
E dunque il mio giudizio personale non è completamente positivo: da una parte mi è piaciuta l'idea di immaginare una nuova era, governata da bambini. Ma ho fatto fatica ad entrare in empatia col personaggio, specie nella prima parte del libro

La scheda del libro sul sito di Einaudi

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09 maggio 2012

Il momento è delicato di Niccolò Ammaniti

Probabilmente tocca dare ragione al consiglio che Gian Arturo Ferrari, allora capo di Mondadori, diede al giovane Ammaniti nel 1995: "il momento è delicato", per la pubblicazione di racconti. Visto che i racconti non vendono, non si pubblicano ..
Specie poi, se sono racconti del come quelli (non tutti ben riusciti)  pubblicati in questa raccolta.
Che spazia temporalmente dal 1993 (al racconto scritto dopo un viaggio in India) al 2012 (Apocalisse).

Questi i racconti :

Giochiamo? (scritto con Antonio Manzini)
Un uccello molto serio
Amore e pipistrelli
La medicina del momento
Respira. Piano. Ma respira
Alba tragica
A letto col nemico
La figlia di Shiva
Fa un po' male
Rane e girini
L'amico di Jeffrey Dahmer è l'amico mio
Gelida manina
Racconto per bambini cattivi
Il Festival Piú Importante Del Mondo
Sei il mio tesoro (scritto con Antonio Manzini)
Apocalisse

La maggior parte sono stati scritti dall'autore nel passato; alcuni sono già stati pubblicati in altre raccolte : "Alba tragica" ne "Tutti i denti del mostro sono perfetti" e "Il mio tesoro" in Crimini.
Tra l'altro questi sono poi i migliori di tutti gli altri: quelli che riescono a stare in piedi da soli, a divertire e colpire il lettore.

«Il romanzo è una storia d'amore, il racconto è la passione di una notte».
Ecco, leggendo alcuni di quelli qui raccolti, viene da dire che non tutte le notti meriteranno di essere ricordate.
Molte racconti mi sono sembrati banalotti e scontati, sui soliti temi dell'adolescenza, del sesso e della scuola. Altrove compare un pizzico di fantascienza in più, e Ammaniti affronta il tema dell'adolescenza e delle difficoltà nel dover crescere ed accettare i cambiamenti che la vita ti impone.

Ammaniti sa scrivere di meglio (e certi esperimenti di scrittura nati nelle notti insonni potrebbero pure rimanere nel cassetto).

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda del libro su Einaudi.
Il racconto "Amore e pipistrelli" in pdf.
Technorati:

30 ottobre 2009

Che la festa cominci

Che la festa cominci è il titolo del libro di Niccolò Ammaniti. Adoro i suoi libri, che poche volte mi hanno deluso. Sanno essere taglienti e feroci, nel loro sguardo sulla società e sul mondo sanno cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca, come le inchieste di Report.

Ma a questo si unisce un'ironia mai troppo volgare e unica. Il comico e il grottesco, assieme.

Il libro parla di un vip, un palazzinare, che intende passare alla storia con una festa unica: " cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti" .

Pochi scrittori come Ammaniti sanno far ridere e piangere, da una pagina all'altra. Buona lettura!

Il sito di Niccolò Ammaniti.
Il link per ordinare il libro.