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19 giugno 2023

Anteprima inchieste di Report – il turismo in Italia

Un servizio sarà dedicato alla storia politica della ministra del turismo Santanché, passata da Berlusconi a Meloni e che oggi rappresenta l’immagine dell’Italia nel mondo.

Un altro servizio invece mostrerà le carte segrete dell’acquisizione di ITA da parte di Lufthansa.


Le imprese della ministra del turismo


Questo governo punta molto sul turismo: lo si capisce da quanto si stia investendo (magari non sempre con risultati sempre importanti, come lo spot Open to meraviglia) l’immagine del paese.
A guidare i primi passi in politica è stato per un certo periodo di tempo l’ex ministro del bilancio Cirino Pomicino: dopo l’incontro con Berlusconi – racconta nell’anteprima il servizio di Giorgio Mottola – la sua carriera decolla, prima consigliera provinciale a Milano, nel 2001 fa il suo ingresso alla Camera con Alleanza Nazionale.

Lì iniziò la mia alfabetizzazione politica” racconta ‘o ministro Pomicino a Report, che all’epoca scriveva anche i discorsi a Santanché sulla finanziaria “lei andò in commissione Bilancio e mi disse, io non capisco niente, ma uno studia e lei invece non studiò per cui alla fine della giostra facevo io il ghostwriter.”
Lei è stato il pigmalione di Santanché – chiede Mottola a Pomicino

Io devo dire che quello è stato il mio fallimento perché quello che io pensavo fosse la grande passione politica .. lei non è una donna appassionata di politica, lei è una donna appassionata di potere.”
Il servizio di Giorgio Mottola cercherà anche di raccontare la storia della ministra come imprenditrice: ai tempi di Cirino Pomicino il marchio Ki Group, azienda di prodotti biologici, era ancora la gallina dalle uova d’oro del suo impero, ogni anno sfornava utili a 6 cifre ma invece di reinvestire i profitti nell’azienda venivano dirottati nelle tasche della proprietà e degli azionisti come dividendi.
Mottola ha provato a chiedere alla ministra se si senta oggi in difficoltà perché la sua azienda Ki Group ha messo in difficoltà molte aziende nel biologico, che poi sarebbero l’eccellenza del decantato made in Italy: “non mi risulta” la risposta ottenuta, perché da molti anni non ha più incarichi apicali dentro Ki Group.
Santanché è stata anche dentro Visibilia, società editrice da cui è uscita poco dopo le elezioni del 2022: lo stato di questa società è così critico che lo scorso novembre il Tribunale di Milano ne ha chiesto il fallimento revocato poi lo scorso aprile dopo il pagamento in extremis di una parte dei debiti. Nel 2019, per far fronte ad una grave crisi di liquidità, Visibilia aveva chiesto un prestito ad una misteriosa società di investimento di Dubai, Negma. Difficile capire chi stia dietro questo fondo, probabilmente qualcuno che non vuol pagare le tasse o farsi vedere.
Ai tempi del covid Santanché critica l’allora governo Conte, rinfacciando il fatto che la cassa integrazione (per le chiusure) fosse stata anticipata dalle aziende: ma questo non sarebbe vero, come raccontano delle dipendenti di Ki Group, “noi aspettavamo che l’inps ci pagasse dopo 3-4 mesi” perché la Santanché non ha mai anticipato dei soldi, “e lei si andava a vantare del fatto che invece lo faceva coi suoi dipendenti delle sue aziende.”

Nel 2013 Santanché entra nel mondo del Biologico, con l’annuncio della quotazione in borsa della società Ki Group (società controllata dal gruppo Bioera): Daniela Santanché e l’ex fidanzato Canio Mazzaro lasciano alla guida della Ki Group il vecchio AD Dino Poggio che garantisce all’azienda fatturati altissimi, è l’età d’oro del biologico e così nel 2015 i ricavi arrivano alla cifra record di 55 ml di euro. Mottola ha intervista l’ex direttrice commerciale di Ki Group che racconta di come i proprietari (Mazzaro e Santanché) nei primi anni non abbiano interferito nella direzione della società, anche per i buoni risultati. I due proprietari si avvicendano più volte alla presidenza del cda dell’azienda e della controllante Bioera, assegnandosi compensi che nel tempo sono arrivati a superare i 600mila euro l’anno. In meno di 9 anni solo per stipendi per le cariche sociali l’attuale ministra si è portata a casa 2,5 ml di euro mentre Canio Mazzaro 6. In più ogni anno Ki Group ha pagato a Mazzaro l’affitto di un’automobile di lusso e di una casa in centro a Milano messo a bilancio come ufficio di rappresentanza.

Questi lauti compensi che si auto attribuivano in quegli anni era proporzionati ai risultati che ottenevano? A questa domanda ha risposto il consulente di Report Bellavia “assolutamente no, la società ha sempre perso: nel 2016 perde 2,7 ml di euro, come dato consolidato di gruppo, e loro prendono compensi pari a 1,663 ml ”. Di fatto contribuiscono alla perdita della società, metà delle perdite derivano dai loro compensi, senza considerare gli altri benefit, le case, le macchine, l’appartamento a Milano che costava 100mila euro di affitto,

Il servizio racconterà anche del compagno e uomo di fiducia delle attività imprenditoriali della ministra, Dimitri Kunz: per evitare conflitti di interesse ha ceduto la maggior parte delle sue quote del Twiga, lo stabilimento balneare di cui era proprietaria assieme a Briatore proprio a Dimitri Kunz. Nelle intestazioni, il signor Kunz, dei documenti si presenta con una corona stilizzata e la firma principe D’Asburgo Lorena … Da dove arriva il titolo nobiliare? Quella degli Asburgo Lorena è una delle famiglie nobili più importanti della storia italiana, discendente dell’imperatore d’Austria, hanno regnato nel granducato di Toscana fino all’unità d’Italia.

Report si è rivolta al biografo del casa Asburgo Lorena, Alessio Varisco, per capire meglio la storia del titolo nobiliare: l’erede unico della casa è “sua altezza imperiale” Sigismondo d’Asburgo e di Lorena il quale, in una intervista al Fatto Quotidiano di qualche anno fa aveva dichiarato di non conoscere chi fosse Dimitri Kunz, diffidandolo anche a usare quel cognome.

Noi non abbiamo nessuna pretesa di far parte di quel mondo lì” risponde oggi a Report Dimitri Kunz “l’estratto di nascita è quello che comanda.”
Mottola è andato nella Repubblica di San Marino per avere questo estratto di nascita dove il padre lo ha registrato col titolo di “altezza imperiale”, un titolo di cui potrebbe fregiarsi solo l’erede ufficiale del casato. Che ramo occupa nella genealogia del casato dunque, per usare questo titolo? Nessuno, almeno a sentire il biografo ufficiale dei D’Asburgo Lorena.

Il punto è che negli anni 60 non esisteva alcun controllo sui titoli nobiliari a San Marino, al momento della registrazione all’anagrafe – spiega a Report l’ex ministro degli interni Alvaro Selva, vigeva una sorta di autocertificazione da parte della persona che si presentava all’ufficio.
Anche Mottola avrebbe potuto registrarsi come principe, per dirla in altro modo.

Sul Fatto Quotidiano è uscita una anticipazione del servizio:

Il servizio ripercorre la vicenda degli aiuti Covid erogati per manager che risultavano in cassa integrazione ma continuavano invece a lavorare a tempo pieno in violazione della legge. E si focalizza sulla strana operazione finanziaria che ha portato, in base a un contratto firmato l’8 ottobre 2021, il fondo Negma, con sede a Dubai e registrato nelle Isole Vergini Britanniche, ad acquistare obbligazioni di Visibilia per tre milioni di euro. Negma che convertiva le azioni quando il titolo era molto basso, e le vendeva quando il valore dell’azione di Visibilia improvvisamente risaliva, riuscendo a guadagnare quasi 1,5 milioni di euro su un prestito di 5 milioni. Operazione che porta Visibilia a perdere il 97% del suo valore in borsa, e, come già scritto dal Fatto, arricchisce il fondo, appiana i debiti delle società e punisce gli azionisti: uno di loro, Giuseppe Zeno, ha denunciato tutto alla procura vedendoci una possibile manipolazione del mercato. Sull’operazione indagano i pm di Milano. Non è possibile sapere chi c’è dietro al fondo emiratino, il cui presidente è un arabo, Elaf Gassam, ma Report nota come Ignazio La Russa, avvocato di Visibilia e delle società di Santanchè, abbia mandato a MilanoToday anche due diffide a nome del fondo Negma. La Russa non ha risposto alle domande di Report, mentre Dimitri Kunz, l’attuale compagno di Santanché e ad di Visibilia, nega che si tratti dell’avvocato di Negma: “Ha solo mandato le diffide”.

La scheda del servizio: Open to fallimento di Giorgio Mottola

(devono esserci dei problemi sul portale rai in quanto la scheda del servizio non è stata pubblicata)

La fu compagnia di bandiera

Alitalia, la fu compagnia di bandiera italiana nata nel 1946, cessa le sue attività nel 2021, quando il marchio fu acquisito da ITA Airways. Era il 14 ottobre 2021 quando piloti e personale furono avvisati via mail del cambio: dopo 75 anni l’Italia disse addio alla compagnia di bandiera lasciando a casa tutto il personale, compreso il comandante Gary De Piante che si congedò dai suoi passeggeri con quel messaggio toccante. Scendendo dal volo una passeggera gli disse “comandante lei mi ha fatto piangere”. Il giorno successivo tutti gli aerei volarono senza il tricolore sull’ala, dalle ceneri della compagnia nasce ITA una newco controllata al 100% dal ministero dell’Economia.
Siccome per i trattati e i regolamenti europei nessuno paese può trasferire fondi ad un’altra azienda, anche una compagnia aerea, altrimenti altererebbe la concorrenza – spiega Gianni Rossi professore di economia aerea a Report – “i governi dell’epoca si inventano l’idea di partire from the scratch con una nuova società..”.

Per l’Europa lo stato italiano non può più mettere soldi nella vecchia Alitalia ma può finanziare la nascita di una nuova compagnia ITA: l’operazione viene ideata dal secondo governo Conte, con Roberto Gualtieri ministro dell’Economia e poi sostenuta dal governo Draghi che indica come presidente di ITA, Altavilla, un manager proveniente da FCA considerato il più duro tra i fedelissimi di Sergio Marchionne. L’Amministratore Delegato è invece Fabio Lazzerini, un dirigente esperto di trasporti aereo proveniente da Alitalia. A lui viene affidata l’operatività dell’azienda mentre ad Altavilla spettano le relazioni industriali, la comunicazione e il complesso capitolo degli accordi sindacali, cominciato nel peggiore dei modi.

Il 1 ottobre 2021 Altavilla dichiarava “rimane il fatto che in questo momento tutte le assunzioni di ex Alitalia sono stato di fatto bloccate quindi coloro che sono entrati erano persone che erano già selezionate e sono entrate a livello fisiologico.. Allora stabiliamo una regola, se tutti e questi 1077 hanno 4 mesi di prova, fra quattro mesi la metà li voglio fuori, semplice.”

Una situazione brutta: Antonio Amoroso è il segretario nazionale CUB trasporti: “ITA parte con circa 2500 persone, in realtà ITA in nome di una discontinuità lascia fuori questi lavoratori e quelli che assume senza nessun criterio ..”
Quanti soldi ha messo in ITA il governo italiano, o quanti ne può mettere? A questa domanda risponde ancora il professor Gianni Rossi: “nel marzo 2020 mentre Germania e Francia deliberavano aiuti per 10-12 miliardi, l’Italia delibera aiuti per 3 miliardi, ma poi in fase di negoziazione con l’UE di questi 3 miliardi vengono ridotti a 1,350 miliardi”.
L’Unione nel 2020 ammette una eccezione sulle regole della concorrenza per via del Covid, a Germania e Francia che nel passato non sono intervenute in soccorso alle loro compagnie aeree viene concesso un aiuto massiccio. All’Italia dopo anni di aiuti alla vecchia Alitalia viene permesso di finanziare la nascita di ITA con appena 1,35 miliardi di euro: “di questi 1,350 miliardi 1 miliardo e 120 ml sono già stati versati e gli altri saranno versati con l’arrivo di Lufthansa nel prossimo futuro.”
La trattativa per l’acquisto di ITA da parte di Lufthansa parte dal governo Draghi ma viene portata a termine dal governo Meloni: pochi giorni fa la presidente del Consiglio ne ha discusso gli ultimi dettagli col cancelliere tedesco Sholz, “una testimonianza di quanto gli interessi delle nostre nazioni possano essere convergenti sul piano strategico”.
La compagnia tedesca entra in ITA con 325ml di euro e il 41% del capitale, ma con la promessa di arrivare al 90% dopo il 2025, quando ITA diventerà tedesca.

È sempre l’ex comandante De Piante a commentare questa vendita: “eravamo la sesta compagnia al mondo .. ai nostri emigranti vedere la coda tricolore in aeroporto per loro era già come essere a casa.”

La scheda del servizio: L'ultimo volo di Daniele Autieri

Collaborazione di Federico Marconi

Immagini di Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Alfredo Farina e Paolo Palermo

Ricerca immagini di Paola Gottardi

Montaggio di Andrea Masella

Grafiche di Michele Ventrone

Lufthansa, il gigante tedesco dei cieli, comprerà ITA Airways, la cenerentola nata dalle ceneri di Alitalia e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’accordo è stato siglato il 16 maggio scorso con una stretta di mano tra il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, e l’amministratore delegato di Lufthansa Carsten Spohr. A parte l’aumento di capitale interamente coperto dallo stato italiano, l’offerta prevede che Lufthansa verserà 325 milioni di euro per avere il 41% di ITA. Tutto questo con la prospettiva di arrivare al 2026 acquistando oltre il 90% della compagnia. Ma come si è giunti a questo epilogo? Lo Stato italiano e quindi il contribuente hanno guadagnato o perso dall’operazione Lufthansa? E soprattutto dall’inizio del 2022 qualcuno dall’interno di ITA ha favorito la compagnia tedesca a scapito di altri eventuali compratori? Report svelerà i dettagli di una spy story che inizia nel gennaio del 2022, quando Lufthansa insieme a MSC, la compagnia leader nel trasporto via nave, presentano la loro prima offerta, i cui dettagli sono rimasti fino a oggi inediti. A partire da quel momento esplode una battaglia industriale che nasconde uno scontro geopolitico tra la Francia del presidente Emmanuel Macron e la Germania del cancelliere Olaf Scholz per il controllo di un vettore strategico nel trasporto aereo europeo. Una serie di documenti interni e inediti rivelano i tentativi di pressione esercitati sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e sulla sua maggioranza per sostenere la cordata tedesca, ma anche le spese pazze di ITA Airways per i consulenti finanziari e quelle dell’ex presidente Altavilla.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione. 

18 gennaio 2022

Report - il caso Lotito, la politica di Amazon e la quotazione di Helbiz

Il senatore Lotito e altri 18 senatori sono ancora sub iudice: chi eleggerà il nuovo presidente (e quanto sarà regolare)?

Poi un servizio sulla quotazione di Helbiz in borsa, nell'anteprima Report è tornata ad occuparsi degli imprenditori che usano la piattaforma di Amazon, che problemi hanno incontrato?

Amazon venduto e reso Emanuele Bellano

Il marketplace è il luogo dove in Italia, vendono 18mila aziende: uno di loro ha testimoniato, mettendoci la faccia, della sua esperienza con lo Store, ovvero i costi nascosti dietro la presenza su Amazon: raccogliendo queste testimonianze si ha l'impressione che la multinazionale abbia trovato un modo per accedere a della liquidità senza ricorrere alle banche, usando il meccanismo dei resi o ritardando i pagamenti ai venditori, sfruttando la sua forza.

Amazon trattiene sul valore del prodotto venduto una sua percentuale, la commissione: si stimano in 100ml di euro, il totale di commissioni, per la spedizioni delle merci.

Il primo venditore ascoltato da Report ha raccontato di aver ricevuto i pagamenti in ritardo, almeno un tre volte l'anno, con slittamenti di almeno due mesi: è un modo, ruotando sui venditori, per avere liquidità senza passare per gli istituti bancari, sulle spalle dei venditori.

Anche un farmacista, che vendeva i suoi prodotti sullo store, ha avuto la stessa esperienza: dopo un mese di vendita gli hanno bloccato l'account, perché i prodotti venduti risulterebbero contraffatti.

Il farmacista ha fatto ricorso, mostrando le fatture, ma Amazon non gli ha dato risposte, prendendo tempo: passati due anni, il farmacista è tornato sul suo account e ha trovato quei 2600 euro ancora trattenuti.

A Milano un'altra storia di un altro venditore che vende prodotti per l'ufficio: mandava un certo numero di fotocopiatrici ad Amazon che però, le smarriva e le rimborsava al venditore ad un valore nettamente inferiore: ma le stampanti non erano perse, perché appiccicate a queste macchine c'era un volantino con i contatti del venditore. Quelle macchine che Amazon diceva che si erano perse erano invece state vendute da qualcun altro.

Attraverso i numeri di matricola delle fotocopiatrici, il venditore ha inoltre scoperto di essere stato danneggiato con la tecnica dei resi: macchine restituite dai clienti perché rotte, dunque dovrebbe pagare un addebito ad Amazon. Ma erano macchine non vendute attraverso Amazon, così dicono i numeri delle matricole.

Solo uno dei tre resi risulta venduto dal negozio, ma il venditore ha dovuto comunque dovuto pagare i tre resti e anche l'onere per lo smaltimento.

Tutto questo in soli dieci mesi di lavoro con Amazon.

L'azienda ha risposto alle segnalazioni di Report, con risposte molto sibilline: la merce del venditore era contraffatta oppure le fatture riportate dal farmacista non erano sufficienti (ma allora, che documentazione doveva fornire?).

E sul meccanismo di rimborso dei resi, c'è un accordo standard ..

Il senatore Lotito Luca Chianca

Silvio Berlusconi è il candidato ufficiale del centro destra per la presidenza della Repubblica: tutti i partiti stanno tessendo le loro strategie. Il senato avrà un ruolo fondamentale ma c'è un terzo incomodo, il senatore Lotito la cui nomina è sub iudice.

Lotito ha presentato ricorso alla giunta delle elezioni, dopo la sua mancata nomina nel 2018: dopo 4 anni quasi la situazione non si è ancora sbrigliata e oggi ci sono ben 18 senatori nella stessa situazione, un fatto che non ha precedenti.

Anche le votazioni per il ricorso di Lotito contro il renziano Carbone nel dicembre 2021, in Senato, non hanno portato a nulla, c'è stato un altro rinvio.

Italia Viva si è stretta attorno a Carbone e il Senato non è ancora convalidato: Lotito e Boccardi avevano presentato ricorso nel 2018, ma la giunta presieduta da Gasparri non è riuscita a risolvere il problema che avrebbe dovuto essere chiuso nei 18 mesi.

Oltre ai ritardi, è emerso un problema di schede mancanti in alcuni seggi campani: in 72 sezioni erano emerse delle anomalie e la giunta aveva affidato i controlli ad un comitato che aveva tra i membri il senatore Grasso.

Ma a seguito dei riconteggi, emergeva che le anomalie erano più vaste e che spettava un seggio in più a Leu e uno in meno a FI: il riconteggio viene così bocciato e si torna ai dati che Grasso considerava errato.

Così il Senato decide sulla rielezione in base a dei dati errati (quelli del 2018 che si sa essere sbagliati), una norma per favorire Lotito? Quest'ultimo non ci sta, nessun favoritismo, stesso punto di vista del presidente Gasparri.

Ma Lotito voterà Berlusconi? Al momento non ha ancora ricevuto la famosa telefonata da Arcore.

In Parlamento Lotito viene considerato un personaggio scomodo – commenta Ranucci: Lotito è coinvolto in tante faccende strane nel calcio, come la questione dei tamponi dei giocatori della Lazio.

Era l'ottobre del 2020, diversi giocatori erano positivi al covid: le analisi erano state fatte da Synlab, ma la Lazio fa analizzare i suoi tamponi in Campania, ad Avellino nei laboratori della famiglia Taccone. Perchè andare negli ospedali era scorretto, per togliere posto ai malati.

Il laboratorio campano da negativi i giocatori, tra cui Immobile, che scende in campo e segna.

MA a tamponi successivi, Immobile risulta positivo, mentre ad Avellino continuava ad essere negativo. Possibile?

Potrebbe essere un falso positivo, dicono i consulenti di Lotito tra cui Presciasco, ma di parere diverso il microbiologo Crisanti: Lotito è stato condannato, ma la condanna è stata diminuita a due mesi da un collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Franco Frattini, ora promosso al vertice del consiglio di Stato.

A Lotito la legge è stata applicata perché ha messo a rischio la salute dei suoi giocatori, ma erano falsi positivi, i giocatori erano stati sottoposti ad altri tamponi ad Avellino: ma alle persone normali è permesso fare dei contro test dopo un tampone positivo? Ora la procura di Avellino ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di falso.

Lotito ha cominciato come imprenditore nel settore dei servizi, poi ha avuto una infatuazione per il calcio, compra la Lazio per soli 21 milioni ma con un debito con l’Erario di 140.

Si vanta di aver risanato il bilancio della Lazio, ma come?

Il consulente Bellavia racconta di come il risanamento non esista: è una società che perde sempre, sta in piedi perché le società di Lotito mettono soldi dentro la squadra.

Sono le società di security, di servizi, che lavorano tanto per la Lazio: da una parte le sue società drenano soldi dalla Lazio, dall'altro danno soldi per i bilanci della squadra.

Ma queste società, oltre alla Lazio, fanno utili modestissimi, pochi ricavi e molti debiti, Lotito guadagno molto di più come presidente della Lazio, con 50mila euro al mese.

Tra i gioielli del gruppo c'era anche la Salernitana, l'aveva comprata dopo il fallimento assieme all'imprenditore Mezzaroma: in dieci anni la squadra arriva in serie A, grazie anche al direttore sportivo Fabiani. Ma Lazio Marketing, società del gruppo, mette 3,5 ml dentro i bilanci della Salernitana, ci sono poi gli acquisti fatti dalla Lazio di giocatori della Salernitana, con tanto di plusvalenze (che vengono chiamate valorizzazioni).

Quando la Salernitana torna in A, Lotito deve vendere il trust per vendere la società, per non condizionare il campionato.

IL trust è stato comprato dal fondatore dell'università Pegaso, per 10ml, dall'imprenditore Iervolino: Lotito ha fatto ricorso, per questa vendita a cui è stato costretto.

Lotito voleva anche comprare le quote dell'Alitalia: la passione per gli aerei non è nascosta, tanto che nel 2020 ha comprato un aereo per la sua squadra, un po' vecchiotto, preso da una compagnia bulgara.

Si trattava di un aereo che viaggiava tra Roma e l'aeroporto di Trapani, dove arrivava vuoto dopo aver portato i calciatori: a metà 2021 la compagnia aerea della Lazio chiude e anche l'aereo smette di volare. E da Trapani ancora aspettano i crediti della compagnia bulgara.

Già nel 2008, quando Berlusconi voleva mettere in campo la cordata dei capitani coraggiosi, Lotito si era interessato ad Alitalia. Stessa storia nel 2018, quando Ferrovie dello Stato cerca soci di minoranza per una operazione industriale per prendersi Alitalia anche allora in crisi: Lotito vuole entrare in questa operazione, assieme ad un altro imprenditore che si chiama Guizzetti che era il rappresentate italiano di una compagnia colombiana.

Racconta Guizzetti che Lotito portava come garanzia la sua esperienza personale, ma la proposta non andò avanti. Così Lotito decide di proseguire lo stesso, per entrare in Alitalia assieme a Ferrovie, incontrando il commissario di Alitalia Laghi (che aveva valutato anche il valore della Salernitana), incontro smentito da Laghi.

Come garanzia per questa operazione Lotito porta una lettera a Ferrovie dello Stato, con un fido di 375 ml di euro con una lettera di garanzia del banco Santander, che è un falso clamoroso: lo dice in un'altra lettera lo stesso Santander, i firmatari del documento di Lotito non sono nostri dipendenti.

Ma Lotito aveva la liquidità per coprire quei 375ml di euro, per comprarsi il 37% delle azioni di Alitalia? Sempre secondo i calcoli dei Bellavia, sono numeri che stonano con la storia societaria del gruppo di Lotito.

Colpa di qualche collaboratore, ha risposto il presidente della Lazio, “quel documento mica l’ho preparato io”. Ma chi ha preparato questa lettera falsa?

Il mago di Helbiz di Daniele Autieri (I lupi di Wall Street)

Salvatore Palella è un imprenditore con una storia di alti e bassi che ora ha avuto successo con la Helbiz, società per lo sharing dei monopattini.

Ad agosto è entrata a Wall Street: come ha fatto ad entrare nel Nasdaq?

Si è tratta di una operazione finanziaria (un'altra società già quotata che ha fatto da veicolo per la quotazione a Wall Street), oggi Helbiz ha i chiuso i bilanci in perdita, la società italiana ha ottenuto dei prestiti garantiti dallo Stato italiano che garantisce la liquidità alla holding che ha sede nel Delaware, superiore al fatturato globale di Helbiz nel 2020.

Dietro questa operazione finanziaria, come viene fuori da una cena a Capri, ci sono nomi noti: Massimo Ponzellini e il figlio dell'ex ministro Profumo. E Giovanni Borrelli capo delle operazioni finanziarie. Uomo che risolve i problemi dell'azienda al posto del contry manager, un ex commesso che Palella ha messo sotto la sua protezione.

Come lo stesso Palella è stato messo sotto le protezioni di altri imprenditori, quando è salito a Milano, come Michele Cilla, come Lele Mora, come Stefano Ricucci.

17 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report – il caso Lotito, Amazon e la quotazione di Helbiz

Questa sera Report parlerà del Lotito imprenditore nel settore calcistico, presidente della Lazio ed ex della Salernitana, poi imprenditore nelle compagnie aeree.

Report tornerà a parlare di Amazon e dei venditori che usano la sua piattaforma per vendere i loro prodotti e della Helbiz, l'azienda di sharing dei monopattini.

Il caso del senatore Lotito

A fine gennaio inizieranno le votazioni per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica, quando in seduta congiunta (forse) si uniranno senatori, deputati e i consiglieri regionali scelti dalle regioni. Ma in Senato è ancora aperto il caso del senatore Lotito: candidato nel 2018 con FI, ha fatto ricorso per la sua mancata elezione e in tre anni non si è riusciti a fare chiarezza perché dal 2018 la giunta per le elezioni, presieduta dal senatore Gasparri, non è ancora riuscita a svolgere le verifiche per il riconteggio dei voti in Campania.

Un po' perché cane non mangia cane, un po' per ignavia, - spiega il senatore Pellegrino avvocato del senatore Boccardi (anche lui aveva fatto ricorso dopo le elezioni del 2018) – a seguito di nostre plurime diffide e minacce finalmente la giunta a settembre 2020 ha affrontato il caso e ha accolto il ricorso.

Ci sono voluti due anni per una procedure che poteva essere chiusa in 18 mesi: il senatore Gasparri ha risposto spiegando che ci si è mossi nei tempi accettabili, perché serviva fare l'accertamento sui dati, sui verbali, “un giorno la magistratura ci comunicò che alcune sezioni non avevano conservato le schede..”

A causa di questi ritardi i 18 senatori eletti in Campania devono ancora essere validati, una cosa grave se si pensa che saranno loro ad eleggere il presidente della Repubblica: per la prima volta nella storia della Repubblica italiana abbiamo un senato non convalidato.

Ma se fosse senatore, per chi voterebbe Lotito? Luca Chianca lo ha chiesto al presidente della Lazio, che ha preferito non fare nomi e parlare di una figura che porta alla stabilizzazione del paese.

Report racconterà della storia di Lotito come imprenditore, una storia che si intreccia con quella della Sanbenedettese, squadra di cui fino a poco tempo fa era DG Colantuono, attuale allenatore della Salernitana. Le due squadre sono state molto legate: la scorsa primavera la squadra marchigiana è fallita la scorsa primavera (ed è il quinto fallimento nella sua storia) che oggi è ripartita dalla serie D e così l'ex sindaco Piunti di FI prende in mano la partita.

Alla manifestazione di interesse per rilevare la squadra si presenta una cordata locale e una rappresentata dalla signora Antonella Pennacchi: alle riunioni con quest'ultima cordata si presenta il marito Bucci, imprenditore di Artena molto legato a Claudio Lotito.

A lui il sindaco offre la possibilità di rilevare la Sanbenedettese perché la cordata locale non dava le dovute garanzie.

Roberto Ascani era il rappresentante di quest'ultima: a Report racconta che il sindaco, alle riunioni, parlava di aver ricevuto contatti da Lotito il quale spiegava che avrebbe aiutato Manolo Bucci a fare la squadra.

Il sindaco, avute le garanzie da Lotito, invia tutta la documentazione alla FIGC di Gravina per l'iscrizione al campionato, ma prima devono partite le verifiche interne, per valutare se il progetto finanziario presentato stia in piedi.

Lotito era interessato all'operazione o voleva aiutare Bucci? Intervistato da Report Lotito tira in ballo un motto latino, “dicunt dicitur”, come a dire che quelle sul suo interessamento sono solo chiacchiere. E' stato il sindaco a chiamare Lotito per avere informazioni su Bucci, si è trattato solo di dare consigli a costo zero.

Strano, perché Lotito non era a conoscenza di una pena per corruzione che Bucci ha patteggiato nel 2021, “sono cose personali”.

Ancora una volta non si capisce chi stia raccontando il vero, Bucci e Lotito sono amici, si conoscono? Nell'intervista a Vera TV, Bucci parla della sua stima per Lotito “conosce la mia famiglia, conosce i miei bambini, c'è un'amicizia importante .. quando hai bisogno di un consiglio da chi vai? Da un amico vero.”

La presenza di Lotito e Bucci nella nuova società può essere un problema, racconta poi Michele Natalini, giornalista dell'emittente Vera TV, tanto è vero che non compare lui ma la moglie.

A settembre la FGCI accusa la nuova società di essere priva delle risorse finanziarie.

Sul Fatto Quotidiano Ilaria Proietti ha pubblicato una anticipazione del servizio:

L’ultima di Lotito: lettera falsa di garanzia per il 37% Alitalia

Scoop - “Report” scopre il documento farlocco con cui il patron della Lazio e aspirante senatore di destra offriva 375 milioni di euro

Ha urlato, strepitato, usato tutti i mezzi a sua disposizione pur di agguantare il seggio che ancor gli sfugge, nonostante tutto. La voglia matta di Claudio Lotito di indossare il laticlavio senatoriale è la partita della vita e intende giocarsela anche oltre il 90º minuto: domani ancora una volta Forza Italia tornerà alla carica per mettere la questione della conferma della sua elezione nel calendario dell’aula di Palazzo Madama prima che inizino gli scrutini per il Quirinale che non vorrebbe perdersi.

Ma la vigilia della conferenza dei capigruppo si preannuncia amara per il patron della Lazio ché Report, la trasmissione di inchiesta di Sigrfrido Ranucci su Raitre, ha deciso di tornare a occuparsi di lui, della sua passione per il calcio ma soprattutto della vicenda Alitalia per la quale era sceso in campo nel 2019 con un’offerta sorprendente, 375 milioni di euro per il 37 per cento delle azioni. Con quali garanzie? Quella di Banco Santander che però si è rivelata farlocca, come ha certificato lo stesso Banco Santander in una lettera inviata a Ferrovie Italiane, partner industriale dell’operazione di salvataggio della compagnia di Bandiera avviata nel 2018.

La scheda del servizio: VOLA UN'AQUILA NEL CIELO di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Claudio Lotito è diventato proprietario della Lazio nel luglio 2004. La prende dalle ceneri della squadra di Cragnotti, sull'orlo del fallimento. In pochi anni la riporta al centro della scena calcistica vincendo ben sei coppe. Ma Lotito vuol dire anche Salernitana quando decide, con suo cognato Mezzaroma, di comprarla e portarla fino alla Serie A. Un conflitto d'interesse che obbliga la Figc a intervenire costringendolo alla vendita della squadra campana. Ma Claudio Lotito è anche politica, quando nel 2018 si candida al Senato con Forza Italia. Esce sconfitto, fa ricorso e il Senato, dopo quasi quattro anni, non si è ancora espresso, creando una situazione di impasse senza precedenti nella storia della Repubblica. A causa della mancata decisione non sono stati ancora convalidati i senatori eletti in Campania nel plurinominale che a breve dovranno votare il nuovo Presidente della Repubblica. Ma i suoi rapporti con la politica sono sempre stati alla base delle sue iniziative imprenditoriali, come quando nel 2019 cerca di entrare in Alitalia, sorprendendo tutti con un'offerta da ben 375 milioni di euro che però verrà rifiutata. Chi lo ha appoggiato nell'ennesimo salvataggio dell'Alitalia e perché la sua proposta è stata bocciata?

I capitani coraggiosi amici della Helbiz

Lo scorso anno Report aveva raccontato le passate fortune (o sfortune) del giovane imprenditore Palella, fondatore della Helbiz, la compagnia di monopattini che, nel primo lockdown, aveva stretto accordi con diverse città (tra cui Milano) per i suoi monopattini elettrici.

Non era stato ben accolto Daniele Autieri nella splendida sede di Helbiz a New York, non a tutti piace dover rispondere (e dare conto) del proprio passato da imprenditore, delle amicizie giuste o sbagliate.

E nemmeno questa volta il servizio di Report sarà ben gradito, nonostante alla fine la società di monopattini sia riuscita a quotarsi in borsa al Nasdaq l'agosto scorso: si tratta della prima azienda di sharing quotata alla borsa americana.

Alla quotazione la Helbiz ci è arrivata grazie ad una complessa operazione finanziaria che passa attraverso una SPAC, una “special purpuse acquisition company” ovvero un società veicolo già listata al Nasdaq. In questo caso la SPAC è la Green Vision che investe nella Helbiz, la società non quotata, la prende per mano e l'accompagna al gran ballo della borsa di New York.

Ancora una volta l'ausilio del consulente Gian Gaetano Bellavia aiuta a comprendere l'operazione: “in questa maniera i gestori della SPAC decidono di comprare una società che a loro piace o che hanno degli interessi, infilando nel portafoglio degli investitori una società che magari non è innovativa”.

Nel caso di Green Vision, racconta nell'anteprima il giornalista, molti investitori scappano via, più del 90%, “di quelli che investono al buio” specifica Bellavia.

Chi sono i signori di Green Vision allora?

“Dietro a questa Green Vision ci sono dei cinesi accompagnati da un americano, c'è un finanziere con una esperienza sui mercati finanziari [..] c'è un altro signore che forse ci ha messo i soldi che è un oncologo che quindi non c'entra proprio niente e poi un americano che opera nel settore della finanza. Quindi, a parte l'oncologo, è tutta gente che opera nel settore della finanza che ha montato questa operazione per Helbiz.”

La scheda del servizio: O LA BORSA O LA VITA di Daniele Autieri con la collaborazione di Federico Marconi

La Helbiz ce l’ha fatta ed è divenuta la prima compagnia di sharing di monopattini quotata al Nasdaq di New York City. È il sogno fatto realtà di Salvatore Palella, il giovane imprenditore partito da Acireale e finito a Wall Street.
Chi sono però i capitani coraggiosi che hanno reso possibile l’impresa, portando in Borsa un’azienda che nei primi nove mesi del 2021 registra una perdita di oltre 50 milioni di dollari a fronte di ricavi per appena 8 milioni?
Proprio grazie a una serie di rapporti privilegiati, la Helbiz Italia ha ottenuto nel 2020 un prestito bancario di 5,5 milioni di euro garantito dal Fondo centrale di garanzia per le PMI. Nell’anno in cui l’intero gruppo mondiale Helbiz fatturava appena 4,4 milioni di euro, lo Stato italiano ha assicurato un prestito superiore al fatturato globale di una società controllata da una holding nel Delaware, di cui di fatto si sa poco o nulla dell’origine dei capitali e degli azionisti.
Ma questa è solo una delle anomalie che segna la storia della Helbiz e di Salvatore Palella, una storia che interseca personaggi come Lele Mora, Stefano Ricucci, cantanti neomelodici napoletani e personaggi che hanno avuto rapporti con imprenditori vicini ai clan di camorra.

I venditori di Amazon

Due settimane fa Report aveva raccontato del mondo di Amazon, di come il più grande store online avesse ammazzato la vendita nei grandi store (che a loro volta avevano portato alla chiusura dei piccoli negozi nei paesini). E di come Amazon bloccasse o rimandasse i pagamenti agli imprenditori che vendono i loro prodotti, senza alcuna ragione apparente.

Un venditore, che ha scelto di raccontare la sua storia in anonimo, spiegava come a volte la merce che inviava ad Amazon veniva dichiarata come non spedita, il 50% dei capi (prodotti per la casa) e perfino il 100% in un caso: poiché la merce non è mai arrivata ai magazzini, Amazon blocca i pagamenti, nonostante il venditore abbia mostrato i documenti delle spedizioni che dimostrano che la merce è in realtà arrivata (con tanto di timbro Amazon).

Alla fine, arrivati a 70mila euro di merce non pagata, spunta una trattativa, in cui Amazon propone di pagare la metà del dovuto al venditore, in cambio quest'ultimo dovrà rinunciare a qualsiasi rivendicazione. Poi, alla proposta di rinnovo contrattuale, questo venditore si è visto aumentare le trattenute, dal 5 o 6%, fino a tre volte tanto e il pagamento da trenta giorni va a novanta giorni.

Cioè, per ottenere una parte dei suoi soldi, il venditore dovrà accettare queste nuove condizioni: “ci siamo trovati in una condizione dove avevamo anticipato i soldi in banca le fatture stavano scadendo, le banche ci chiedevano di rientrare e quant'altro a quel punto abbiamo detto, vabbè trenta per cento in meno almeno chiudiamo quella situazione e poi andiamo avanti.”

Un cappio insomma, che si stringe nemmeno troppo piano perché, passati sei mesi, la situazione si è ripresentata.

In questo momento il venditore ha un credito verso Amazon di 300mila euro e si sta ritrovando con le banche che chiedono il rientro delle fatture scadute e se non ci pagano non riusciamo a rientrare.

Per sbloccare i pagamenti Amazon pretende dal venditore documenti sensibili sui suoi fornitori, le fatture coi nomi, i prezzi di acquisto.

“Se non ci mandi anche la fattura noi non ti rimborsiamo”: ma questo esporrebbe il venditore ad una concorrenza altissima perché Amazon potrebbe andare direttamente dal fornitore e potrebbe proporre anche solo un euro in più e immettere sul mercato un prodotto identico a quello del venditore tagliandolo fuori.

Questa sera il servizio di Emanuele Bellano riporterà altre storie, di account sospesi e di pagamenti non , effettuati con la scusa di aver venduto merce contraffatta oppure facendo pagare rimborsi per merce che non era stata venduta.

La scheda del servizio: AMAZON: VENDUTO È RESO di Emanuele Bellano con la collaborazione di Greta Orsi

Il gigante dell'e-commerce macina affari non solo sul versante della vendita ma anche su quello della distribuzione e della logistica. Il motto di Amazon e di Jeff Bezos è "Il cliente prima di tutto". Tra il cliente e il colosso Amazon nel mezzo ci sono i venditori costretti ad accettare le regole di Amazon o uscire dal marketplace. Report ha documentato pagamenti sospesi o negati unilateralmente, commissioni calcolate sui costi oltre che sui guadagni dei venditori e meccanismi che strangolano il venditore imponendogli di accettare accordi capestro.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 febbraio 2021

Speciale Report - #TerraAcquaFuocoAria

Questa sera il chiacchiericcio, il talk tra amici, la satira che non fa ridere, lascia temporaneamente il posto ad una puntata speciale di Report: verranno riproposti alcuni servizi già andati in onda che riguardano argomenti ancora attuali.

La crisi Alitalia, per esempio: sarà una delle crisi che dovrà affrontare il governo Draghi, di cui Renzi è stato grande sponsor. Il suo (di Renzi) governo avrebbe dovuto rilanciare, avendo concesso la gestione agli arabi di Etihad. Che invece hanno lasciato solo debiti a carico nostro.

Cosa rimane dell'esperienza con Etihad di Alitalia? Sprechi, divise non usate, privilegi ai sindacati.

Sponsor politico della gestione Alitalia – Etihad è stato Renzi, che oggi scarica sul governo Letta la scelta della partnership.

Oggi i vertici di Alitalia di quella gestione sono sotto indagine: gli italiani erano solo formalmente controllori, le scelte erano fatte dagli arabi.

Arabi che dovevano portare soldi e investimenti e che invece hanno preso degli asset importanti, come gli slot di Heathrow venduti ad Etihad (e che Alitalia poi ha dovuto prendere in affitto).

C'è poi Alitalia Loyalty, venduta in saldo ad un valore inferiore di quello reale, la questione di Piaggio Aerospace (progetto fallito col mistero di un drone caduto in mare) e infine l'aero che il governo di Renzi ha preso in leasing da Etihad.

Il mio governo è stato l'unico che non ha messo un euro in Alitalia -dice Renzi.

Ma poi, grazie alla gestione fallimentare degli arabi, i governi italiani hanno dovuto metter mano al portafoglio per non far fallire Alitalia.

Allacciate le cinture di Danilo Procaccianti

Il pesce che arriva sulle nostre mense, per i nostri bambini: dovrebbe essere branzino invece è pesce persico che arriva dalla Tanzania. Pesce di qualità inferiore che può essere anche contaminato. La prossima pandemia potrebbe arrivare dal pesce di allevamento.

Emanuele Bellano è andato a vedere come viene lavorato il pesce nelle strutture che raccolgono il persico, prima di spedirlo in Italia: nessuna di queste strutture ha acconsentito a far entrare le telecamere, dobbiamo fidarci di quello che dicono le aziende che poi vendono il pesce.

La filiera è etica?

Sempre in Kenia si trovano le migliori miniere d'oro nel mondo, eppure le persone vivono in povertà: la polizia e le guardie delle miniere non gradiscono i giornalisti che fanno domande e mostrano la situazione in questo paese.

La gente viene tenuta lontano dalle miniere e dall'oro a colpi di fucile; l'acqua del bacino è avvelenata e inquina anche il vicino fiume Mara, con cianuro e boro.

E le acque del fiume Mara sfociano nel lago Vittoria: le sostanze tossiche finiscono nel persico del lago Vittoria, che raccoglie anche le acque reflue dei villaggi vicini, dell'inquinamento dei campi degli agricoltori, che usano i pesticidi.

Muto come un pesce di Emanuele Bellano

La vergogna della terra dei fuochi in Campania, la sventura di una terra dove si sono sversati e interrati illlegalmente rifiuti tossici, vere e proprie bombe chimiche, ammazzando persone, terreni, le falde.

E non è stata solo la criminalità: criminale lo stato che non ha voluto vedere, criminale la politica locale connivente con le mafie, criminali le imprese che hanno affidato alle mafie lo smaltimento dei rifiuti.

Il governo Draghi avrebbe dovuto creare un ministero per la transizione, per dimostrare che la svolta verde non era solo una chiacchiera. Vedremo cosa farà su rifiuti, sul riciclo dei materiali e sugli inceneritori (da chiudere).

Perché la terra dei fuochi, la zona tra Napoli e Caserta, è destinata a rimanere maledetta?

Bernardo Iovene è andato con la sua telecamera a Villa Literno, per mostrare le immagini delle discariche abusive, dei roghi illegali, in una zona martoriata dalle ecomafie da anni.

Assieme a Giovanni Papadimitri, del comitato Basta Roghi ha visitato una discarica di pneumatici dove si trovano i residui di combustioni in modo stratificato, perché l'inceneritore non autorizzato va avanti da tanto tempo: le associazioni denunciano la situazione da anni, ma nonostante questo, i siti erano sconosciuti alle società di raccolta rifiuti.

I pneumatici provengono da un giro di smaltimento illegale di rifiuti e vengono bruciati (come nel mega rogo registrati dagli abitanti delle zone questa estate) per non lasciare tracce.

Le linee sono occupate .. i vigili del fuoco ancora non arrivano” denuncia la voce della persona che ha registrato il video: un incendio così imponente ma di cui nessuno sapeva niente, nemmeno il sindaco del comune dove si trova questa discarica, Villa Literno.

Nemmeno una telecamera, per tenere controllata la situazione in quel sito, già noto per essere una discarica abusiva: “non siamo in grado di garantire il controllo su tutto il nostro territorio” ha dovuto ammettere il sindaco.

Tra Napoli e Caserta La terra dei ciechi – di Bernardo Iovene

Siamo grandi consumatori di pasta eppure ci accontentiamo di mangiare pasta industriale di bassa qualità con grano proveniente anche dall'estero.

Colpa di un sistema industriale che non ha tempo per aspettare i tempi di una essiccazione naturale, che non può permettersi i costi del grano italiano (come quello del senatore Cappelli), che è pure poco.

Il grano del senatore Cappelli rende meno delle altre qualità, ma fa molto bene alla salute: il servizio di Iovene racconta degli effetti positivi sulla salute (meno intolleranze per chi ha disturbi intestinali), ma su cui si sta combattendo una battaglia che rischia di togliere dal mercato questo seme.

Quella del Cappelli non è una leggenda: il Policlinico Gemelli ha fatto un test su una popolazione di persone sensibili al glutine.

Con questo seme, si riducono i sintomi di intolleranza al glutine (mal di testa, gonfiori, dermatite): per confermare il dato va allargato il test su una popolazione più ampia.

La pasta del senatore di Bernardo Iovene

Chi è il re dei monopattini, il fondatore della Helbiz, che in poche settimane si è preso diverse concessioni per i suoi monopattini in diverse città italiane.

Da dove arriva la sua fortuna?

Dietro Helbiz cosa c'è?

Un broker finanziario ha raccontato le sue relazioni, cominciata al Club 10, una palestra esclusiva, dentro cui è entrato grazie all'amicizia con Ricucci (quello dei furbetti del quartierino), aveva relazioni con Ponzellini (ex presidente di BPM), con Emilio Fede e Lorenzo Pellegrino, AD di Skrill, sponsor del Milan.

Tra i finanziatori trova Riccardo Silva, che ha un fondo di investimento che spazia dal calcio all'immobiliare: Silva investe su Helbiz, ma chi sono gli altri?

La società italiana dipende da Helbiz Dublino che è controllata da una Holding con sede nel Delaware: una struttura offshore, che scherma i veri proprietari.

La società italiana ha i conti in perdita, ha raccontato il consulente Bellavia, la società irlandese è anch'essa in perdita, controlla altre società vuote in Inghilterra e in Serbia: se è in perdita, come si giustificano le fortune di Palella?

Milano è il primo comune che apre le porte a Helbiz: ma al comune conoscono Palella? Hanno fatto controlli sui suoi finanziatori?

Il mago di Holbiz (Il re dei monopattini) di Daniele Autieri

01 dicembre 2020

Report – Alitalia, il piano pandemico e i medici in corsia

Non è vero che in questo paese, nel mezzo della seconda ondata, si parla solo di cenoni e di piste da sci.

Dell'improrogabile voglia di seguire la messa di mezzanotte...

Report ieri sera si è occupato di Oms, del piano pandemico, di una organizzazione che dovrebbe dimostrare terzietà nei confronti di un paese e che invece ha fatto da “foglia di fico” al nostro governo.

E poi Alitalia: azienda che doveva ripartire con gli arabi e che invece no, ha portato i libri in tribunale. Ma a sentire l'allora presidente del Consiglio non è colpa di nessuno.

Ma prima di tutto una questione che secondo me è scandalosa: la carenza di medici per i pronto soccorsi e che vengono reclutati da delle cooperative.

La mission impossible del pronto soccorso di Adele Grossi

Pure Tom Cruise si è dovuto fare il tampone all'Umberto I a Roma: è stato curato da uno dei 12mila medici che lavorano nei pronto soccorsi italiani.

Sono pochi: il governo per arginare la pandemia aveva messo sul tavolo 200ml di euro ma sono rimasti sulla carta. La riforma della sanità ha solo cambiato i codici della priorità degli interventi, come dire ai medici, sbrigatevi così visitate più pazienti.

Mancano i medici e cosa hanno fatto le ASL? Si sono rivolte al privato, alle cooperative che spesso erano senza esperienza e, in alcuni casi, nemmeno sapevano parlare italiano.

Le modifiche sperate dai medici non sono state fatte i rinforzi se ci sono stati sono di poche unità: i 192 ml stanziati dal governo non sono serviti per rendere i pronto soccorsi come un fiore all'occhiello.

Beniamino Susi dirigente del Pronto Soccorso del San Paolo a Civitavecchia “faccio un esempio, la nostra ASL ha fatto un concorso per 53 posti a tempo indeterminato, medici di urgenza, si sono presentati in cinque.”

I laureati in Italia in medicina sono 15mila, i posti in specializzazione sono 905: i numeri li decide governo e ministeri, in base ai soldi che ci sono, ma sono troppo pochi e così le ASL hanno trovato i medici come se dovessero cercare una badante.

Come fanno la selezione le cooperative? Adele Grossi ha fatto finta di essere un medico e ha provato a candidarsi: anche se non si hanno esperienze nel settore, la branca del pronto soccorso è l'unica – dice il selezionatore – che permette di inserire professionisti anche non specialisti.

La giornalista si è candidata anche senza avere specializzazione, nessuna delle società di selezione ha fatto problemi, solo poche si sono fatte scrupoli: stiamo parlando di selezionare una persona che dovrà occuparsi della salute di altri, di persone che rischiano la vita.

I medici delle coop prendono da 38 a 50 euro l'ora, mentre all'ASL costano anche 1500 euro al giorno: insomma anche con la salute si fa somministrazione di personale e non di un appalto, lo Stato risparmierebbe se assumesse questi medici.

Ci sono annunci pubblicitari in cui si richiamano anche medici senza specializzazione, sono medici coop di cui il personale interno non sa nemmeno il nome.

Esistono pronto soccorsi completamente appaltati, escluso il primario: siamo arrivati a questo dopo anni di tagli e il futuro è anche peggio.

Daremo in appalto il pronto soccorso e poi magari il resto della sanità.

Il piano pandemico che non c'era – la consapevole foglia di fico di Valesini e Ciccolella

L'Oms a settembre ha elogiato l'azione del governo italiano per come ha gestito la pandemia: Giulio Valesini si era occupato della relazione fantasma pubblicata da un team di ricercatori dell'Oms di Venezia, coordinato da Francesco Zambon.

Questo dossier era stato subito ritirato dall'Oms perché conteneva informazioni false, non controllabili: era in realtà un rapporto che criticava l'Italia, parlava del piano pandemico non aggiornato da anni, dal 2006, dei medici mandati allo sbaraglio. Un messaggio completamente diverso da quello lanciato dall'Oms a settembre.

Nello scorso servizio, Report ipotizzava che col suo comportamento, l'Oms mondiale avesse preferito proteggere il “pesce grosso”, Ranieri Guerra, ex dirigente del ministero della salute.

Report è entrato in possesso di un leak che contiene delle mail: sono mail di pressione di Ranieri Guerra contro Zambon, perché nascondesse l'assenza del piano, l'assenza di scorte di dispositivi da dare ai medici per proteggersi durante la pandemia.

I ricercatori hanno tenuto la schiena dritta, non hanno cambiato le date e allora Ranieri Guerra si è brigato di far sparire il rapporto del gruppo dei ricercatori italiani.

Da una verifica di Report, il file del piano pandemico risale sempre al 2006, anno dopo anno il contenuto era sempre lo stesso, si è solo fatto il copia e incolla.

Di questo parlava il rapporto dei ricercatori di Venezia: qualcosa che metteva in difficoltà Ranieri Guerra e anche il governo italiano.

L'Oms è stata la consapevole foglia di fico delle criticate scelte del governo italiano”: a dire queste cose è l'organizzazione mondiale stessa, dentro le mail di cui Report è venuto in possesso: la strategia della foglia di fico per proteggere l'Italia, il ministro Speranza. A questo si è ridotta l'Oms?

Non c'è solo Ranieri Guerra, anche Brusaferro dell'ISS si lamentò del report a cui contribuì anche il Kuwait, i cui fondi furono dirottati su questa ricerca fatta dal team europeo.

Ma per l'Oms era importante non imbarazzare il governo italiano e dunque quel rapporto doveva sparire, anche le dieci copie finite al paese arabo.

Farebbe ridere questo, ma quel rapporto avrebbe potuto salvare vite umane: nessuno parla ora. Non parla l'Oms, non parlano i nostri rappresentanti.

Report ha chiesto alla portavoce dell'Oms in Europa e la risposta è stata “quel dossier non è riferibile all'Oms”, come se il team di Zambon non fosse un collega.

A febbraio l'OMS racconta agli italiani che il virus era contenuto in Cina, che si doveva ringraziare la Cina per il suo comportamento: un messaggio rassicurante che poi cozzerà con la realtà delle migliaia di morti nelle rsa, negli ospedali e nelle case in solitudine.

L'Oms si preoccupa di non urtare la sensibilità del governo italiano, perché c'era stata la donazione da 10ml di euro da parte del governo italiano.

Per tutelare i rapporti c'era bisogno che una persona italiana (cosa alquanto inusuale per l'Oms) fosse mandata in Italia a controllare le cose: così il ministro Speranza può uscirsene con frasi del tipo “Ranieri Guerra e l'Oms ci dicono che siamo il paese più preparato”.

Preparato a far cosa? Abbiamo messo i malati nelle RSA, non avevamo mascherine, non avevamo procedure da far seguire ai medici. L'Oms ci ha fatto la foglia di fico, ha protetto il nostro governo, in cambio di un bello spot.

Ma oggi sta succedendo qualcosa di peggio: la procura di Bergamo vorrebbe sentire i ricercatori dell'Oms, nell'inchiesta sulle morti per covid, ma l'Oms ha sollevato la questione dell'immunità diplomatica.

Pare che Ranieri Guerra sia coperto da immunità diplomatica: così sostiene l'Oms che ha scritto alla Procura di Bergamo e ai ministri Di Maio e Speranza, dove mostrava una certa irritazione nei confronti della procura lombarda ricordando che i loro ricercatori e funzionari godono di una immunità e che dunque non sarebbero tenuti a rispondere ai magistrati italiani.

L'Oms ha invitato i suoi ricercatori a non presentarsi di fronte ai giudici anche contro la loro volontà di testimoniare: una fonte del ministero della sanità racconta di come l'Italia in questo momento sia al centro di uno scontro diplomatico istituzionale a livello internazionale, per via dell'indagine della procura di Bergamo.

I magistrati avevano chiamato a testimoniare oltre a Ranieri Guerra anche gli autori del rapporto poi censurato, ma l'Oms non vuole che si presentino e ha creato ostacoli. La procura ha allora chiesto sponda alla Farnesina, per sentirli il 25 novembre, anche in questo caso l'Oms ha messo il veto facendo intendere ai ricercatori che se fossero andati il loro posto di lavoro sarebbe stato a rischio.”

In che modo l'Oms può ostacolare la giustizia italiana, nonostante le migliaia di morti? Con lo strumento dell'immunità: sempre la fonte anonima del ministero “legga questa comunicazione che gira nei nostri uffici, l'Oms dice che preferiscono rispondere per iscritto, si appellano ai trattati internazionali.”

Anche Francesco Zambon è stato convocato dai magistrati di Bergamo ma non c'è mai andato: il ricercatore è in difficoltà a rispondere al giornalista di Report, per la situazione che sta vivendo.

Il giornalista racconta che nella sua deposizione, Ranieri Guerra avrebbe criticato il rapporto dei ricercatori di Venezia sostenendo che fosse pieno di inesattezze.

“Questa è una cosa che respingo al mittente, il rapporto è stato scritto da una persona che ha scritto quattro rapporti mondiali sulla salute, scrive su Lancet, non è assolutamente pieno di inesattezze, questa non è una cosa che è possibile dire.”

Valesini ha chiesto poi a Zambon se fosse vero che Ranieri Guerra ha fatto pressioni sul suo gruppo perché avevano detto che il piano pandemico non era aggiornato, ma che era stato riproposto dal 2006, sempre uguale.

Su questo Zambon non ha voluto parlare: c'è ancora la sensazione di essere a rischio licenziamento, “da maggio non è una situazione piacevole, io non so come andrà a finire ..”

Pensa di essere finito in qualcosa più grande di lei? - Chiede Valesini

Non lo so, sicuramente in qualcosa sono finito ma non so in cosa...”

Ricercatori che rischiano il licenziamento per aver fatto il loro lavoro.

L'Oms manda Ranieri Guerra alla procura di Bergamo mentre mette ostacoli ai ricercatori che avrebbero messo in difficoltà l'organizzazione e Ranieri Guerra stesso.

Da che parte stanno i ministri Speranza e Di Maio? Dalla parte dei ricercatori che rispondono alla scienza e alla loro coscienza o dalla parte di chi ha messo in scena bella favoletta per far bella figura al governo?

Allacciate le cinture di Danilo Procacciati

Cosa rimane dell'esperienza con Etihad di Alitalia? Sprechi, divise non usate, privilegi ai sindacati.

Sponsor politico della gestione Alitalia – Etihad è stato Renzi, che oggi scarica sul governo Letta la scelta della partnership.

Oggi i vertici di Alitalia di quella gestione sono sotto indagine: gli italiani erano solo formalmente controllori, le scelte erano fatte dagli arabi.

Arabi che dovevano portare soldi e investimenti e che invece hanno preso degli asset importanti, come gli slot di Heathrow venduti ad Etihad (e che Alitalia poi ha dovuto prendere in affitto).

C'è poi Alitalia Loyalty, venduta in saldo ad un valore inferiore di quello reale, la questione di Piaggio Aerospace (progetto fallito col mistero di un drone caduto in mare) e infine l'aero che il governo di Renzi ha preso in leasing da Etihad.

Il mio governo è stato l'unico che non ha messo un euro in Alitalia -dice Renzi.

Ma poi, grazie alla gestione fallimentare degli arabi, i governi italiani hanno dovuto metter mano al portafoglio per non far fallire Alitalia.

30 novembre 2020

Anticipazione delle inchieste di Report: la fine di Alitalia e il piano pandemico

Sono tutti temi su cui Report si è già occupata nel recente passato quelli toccati dai servizi di questa sera: la fine dell'esperienza araba dentro Alitalia, il piano pandemico che è mancato all'Italia (come sarebbe potute andare le cose?) e infine come vengono reclutati infermieri e medici per gestire questa seconda ondata.

Che fine ha fatto Alitalia

Ora che Alitalia è tornata pubblica, sono tutti pronti a criticare il governo (questo governo) che ha stanziato altri fondi per tenere in vita Alitalia, quel pozzo senza fondo che ha drenato denaro pubblico senza mai uscire dalla crisi.

Eppure in Alitalia sono entrati anche i privati, prima i capitani coraggiosi (definizione dell'ex presidente Berlusconi) coi loro bravi manager. E poi gli arabi nell'avventura durata due anni sponsorizzata dal governo Renzi: alle spalle hanno lasciato tre miliardi di debiti e manager sotto inchiesta.

Allacciatevi le cinture, Alitalia decolla, sono le parole con cui l'ex presidente del Consiglio Renzi annunciava la nuova era della ex compagnia di bandiera, che finiva sotto la gestione di Etihad.

Report è venuta in possesso della relazione di alcuni periti della procura: cosa rimane sul groppone degli italiani di quella Alitalia? Privilegi sindacali, sprechi e un aereo un po' arrugginito.

L'avventura di quella Alitalia con Etihad durò appena due anni e mezzo e poi furono portati i libri in tribunale. Perché i padroni arabi chiedevano e i manager italiani non si opponevano – racconta il giornalista Danilo Procaccianti: l'Italia ha dovuto pagare un nuovo sistema di prenotazione dei biglietti, costato circa 63 milioni in più rispetto al precedente, voli vuoti effettuati dalle compagnie regionali di Etihad, 99,4 milioni offerti ad Alitalia Sai e poi le nuove divise di Alitalia.

Al di là dell'aspetto, quelle divise sono costate almeno 6 milioni di euro e ora sono finite dentro dei cartoni, mai usate.

Il giornalista è andato a vederle, tolte dall'imballaggio di plastica, dal magazzino dove sono conservate: più di 1 milione di euro di materiali che è lì a marcire.

Il magazzino è quello della Egv1 di Gallarate a cui era stato appaltato l'ordine e che è invece stata pagata solo per il primo lotto.

Alitalia doveva altri soldi alla Egv1 che oggi è creditore per circa 240mila euro, azienda che ha dovuto mantenere nel suo capannone tutta quella merce, per un eventuale controllo.

A questo si è aggiunta la beffa: all'azienda è stato chiesto di restituire 900mila, gli ultimi 3-4 mesi di fatturato della gestione Etihad-Alitalia.

Di questa merce, cappotti, divise, nessuno sapeva niente – racconta l'AD – perché poi Etihad ha rifatto le divise, quelle in tonalità rosso: l'azienda ha preferito spendere 6 milioni di euro per quelle divise piuttosto che prendersi quelle della Egv1.

Non è l'unico spreco della gestione araba: l'ex consulente del ministro Toninelli Gaetano Intrieri ne ha trovati altri: “ho trovato persone di Alitalia che vendevano componenti di Alitalia a 1200 euro per poi ricomprare lo stesso componente a 250mila euro, gente [dirigenti Alitalia] che si è fatta trasportare la casa giocattolo del figlio da Roma a Londra.”

I manager sembravano come l'orchestrina sul Titanic, talmente sprezzanti del bene pubblico da lasciare in un ristorante, mentre Alitalia affondava, una mancia da 1000 euro (e il pranzo lo ha pagato Alitalia): Montezemolo che avrebbe dovuto tutelare gli interessi italiani dalla disinvoltura degli arabi non si è accorto di nulla.


L'inchiesta racconterà anche della multa presa da Etihad-Alitalia dagli ispettori del lavoro per la gestione “allegra” degli ammortizzatori sociali nel 2015 e nel 2017: l'azienda non aveva consentito la fruizione dei riposi per il personale navigante – racconta Antonio Amoroso di Cub trasporti – per oltre 160mila giornate, come se in una azienda metalmeccanica il lavoratore il sabato e la domenica, anziché a riposto lo si mettesse in cassa integrazione, scaricando sulle tasche dei contribuenti il suo costo.

Gli ispettori del lavoro hanno anche inviato una informativa riservata alla procura di Civitavecchia dov'è stata aperta un'inchiesta per truffa: nelle carte gli ispettori puntano il dito sul ministero del lavoro dell'epoca per “omissione di controllo sugli atti”.

Danilo Procaccianti ha voluto sentire l'allora ministro in proposito, Giuliano Poletti: “me ne parla per la prima volta, non ne so assolutamente nulla.. non è che il ministro controlla”.

Ma nessuno al suo ministero controllava gli ammortizzatori sociali concessi ad Alitalia?

Non c'è solo il ministero che non ne sapeva nulla (“questa la sua opinione” dice Poletti): anche i sindacati non avevano fatto alcuna verifica.

Ivan Viglietti di Uil Trasporti ha risposto al giornalista sostenendo che l'ispettorato del lavoro, sul tema dei riposi, ha interpretato male il contratto di lavoro: ma il sospetto è che i sindacati abbiano chiuso un occhio dopo aver firmato un accordo del luglio 2017 con l'azienda in cui si concedevano 3432 giornate annue di permessi per ogni sindacato, un'enormità per un'azienda in amministrazione straordinaria.

Secondo il sindacalista della Uil, dopo quell'accordo ce ne sarebbero stati altri di riduzione, ma al momento il segretario Viglietti non ha portato a Report alcun accordo successivo.

E' come se settanta posti di lavoro fossero dispensati dal lavoro – spiega l'altro sindacalista della Cub Amoroso: “mentre si risparmiava sul costo del lavoro, mentre si tagliava con Alitalia Etihad, mentre si bloccavano gli scatti di anzianità, mentre i lavoratori subivano la cassa integrazione, quindi sospesi dal lavoro, questo non è una tutela ma è un privilegio, siamo nel campo del privilegio più sfacciato. Per altro sono accordi che prevedono il pagamento della diaria, l'azienda gli pagava il pranzo ..”.

Che ne pensano i commissari che dovevano controllare i conti dell'azienda?

Giuseppe Leogrande, su questo accordo è stato laconico: verificheremo, ne prendo atto, .. l'accordo è stato fatto da Gubitosi nel 2017, non di certo dagli attuali commissari. Che facciamo di questo accordo? Lo cambiamo prima di concedere altri fondi a sostegno?

Il mistero del drone della Piaggio.



Un drone dell'azienda Piaggio è caduto in mare il 31 maggio 2016, dopo essere decollato dall'aeroporto di Birgi a Trapani: il relitto è stato recuperato e, racconta il generale Vecciarelli (capo di Stato Maggiore della Difesa) se sia caduto da solo o se sia stato abbattuto.

E' il secondo prototipo della Piaggio Aereo, il primo era stato appena mandato agli Emirati Arabi Uniti.

L'indagine sulla caduta del drone è stata secretata ma Danilo Procaccianti ha incontrato un ex alto rappresentante della difesa che ha raccontato come sarebbero andate le cose.

“La cosa è semplicissima, l'aereo è andato giù, tra l'altro, nella sala di comando degli aeroplani, c'erano due piloti del mio corso, loro hanno azionato l'autodistruzione dell'aeroplano che è un pulsante che sostanzialmente porta ai piani di coda dell'aereo.”

E' stato distrutto apposta?

“E' stato fatto apposta perché in quel momento siano noi che gli emirati avevamo avuto l'autorizzazione dagli americani ad armare i droni, per cui eravamo tutti appagati da questo punto di vista. La mattina alle 9 l'aero arrivato agli emirati, caricato il prototipo, l'altro dopo un ora va in volo, libero da ogni traffico, non c'erano barche, non c'era niente in giro, .. quindi nell'arco di un'ora il programma non c'è più.”

Il programma di sperimentazione è compromesso, Piaggio si ritrova senza droni e senza soldi, eppure pochi mesi prima l'AD di Mubadala Development Company (la società di investimenti di Abu Dhabi che ha poi acquisito Piaggio Aerospace) ricevette il riconoscimento della gran croce come Cavaliere della Repubblica, su proposta del presidente Renzi, per il suo lavoro in Piaggio.

Report ha intervistato Rossella Daverio, ex capo comunicazione di Piaggio Aerospace: “è un po' curioso che l'Italia attribuisca una delle sue più alte onorificenze a una persona che ha lasciato dietro si se tante macerie.”

A Piaggio fu anche detto di non divulgare la notizia, il comunicato stampa fu bocciato dai legali della Piaggio, dal ministero della Difesa (ministro Pinotti).

E infine c'è l'Air Force Renzi: è l'Airbus che l'Italia, governo Renzi (che diversamente da altri politici, ha accettato di rispondere alle domande), ha preso in leasing da Etihad: l'ex presidente dà la colpa ai dirigenti del ministero, sono loro ad aver scelto quella formula, erano stati pagati per quello..

Ma sono stati soldi spesi bene?

Ora l'aereo è fermo in un piazzale dell'aeroporto di Fiumicino, dopo che è stato rescisso il contratto, almeno da fine febbraio 2018.

Etihad lo considerava così un rottame che non è nemmeno preoccupata di andarselo a riprendere: anche i generali dell'aeronautica avevano sconsigliato la scelta, perché troppo costosa: viaggi con più di 200 persone per tratte internazionali sono solo il 5% degli spostamenti, e un quadrimotore ha costi di carburante troppo alti.

C'è un documento, del sottosegretario De Vincenti, in cui si giustifica la scelta sostenendo che gli altri aerei in dotazione erano obsoleti (anche se del 2005). De Vincenti consiglia poi la strada del leasing, altra scelta poco parsimoniosa, perché sarebbe costato 200/300 ml di euro.

Un aereo gemello è stato acquistato ad un costo di 7ml di dollari, racconta l'ex consulente del ministero Intrieri.



In consulente ha fatto rescindere un altro contratto da 168ml, aereo che aveva un valore di mercato tra i 5 e i 10ml: lo stato italiano ha pagato subito 25ml per questo aereo che non era nemmeno di Etihad.

Lo stato avrebbe pagato 167 ml per un leasing di un aereo che Etihad aveva dato in leasing ad Alitalia a 67ml.

Il Fatto Quotidiano oggi da una anticipazione del servizio con un articolo di Vincenzo Bisbiglia

Prima di vendere le quote, nel 2014, Alitalia aveva svalutato in maniera “non corretta” le quote di una sua partecipata, Alitalia Loyalty, risultando così più appetibile all’acquirente Ethiad. Tutto ciò mentre l’azienda degli Emirati Arabi produceva verso la compagnia di bandiera italiana fatture probabilmente gonfiate. E mentre si accavallavano gli extra-costi, fra straordinari considerati in quota cassa integrazione – e dunque pagati dai contribuenti – costi di catering abnormi e lussuosi voli di Stato sull’Airbus 340-500, noto come “Air Force Renzi”. Sono alcune delle conclusioni di Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, nelle loro 526 pagine di relazione tecnica consegnata alla Procura di Civitavecchia e, nelle scorse settimane, alla Corte dei Conti di Roma, che indagano sul crack di Alitalia, nonostante il salvataggio “tentato” dall’ex premier Matteo Renzi insieme a Luca Cordero di Montezemolo.

Se Etihad ci ha cannibalizzato, la responsabilità sarà di qualcuno, Report cercherà di dare qualche risposta.

La scheda del servizio: ALLACCIATE LE CINTURE di Danilo Procaccianti in collaborazione di Roberto Persia

In questo periodo si parla tanto di Alitalia perché il governo Conte ha deciso di stanziare 3 miliardi di euro per salvarla. Si aggiungono ai tanti soldi pubblici messi in campo in quello che sembra un pozzo senza fondo. E quando è toccato ai privati? L’ultima avventura è stata quella con gli emirati di Etihad, una partnership fortemente sponsorizzata dall’allora premier Matteo Renzi. Come è finita? Molto male. Dopo due anni e mezzo hanno portato i libri in tribunale. Ma il rapporto degli Emirati con l'Italia in epoca Renzi non si esaurisce con Alitalia: Report mostrerà tutti i documenti sul famoso Air Force Renzi, l'aereo di Stato voluto dall'ex premier. Si era siglato un accordo, sempre con Etihad, di svariati milioni di euro per un aereo che valeva pochissimo ed era fuori produzione dal 2011. Inoltre, l’inchiesta racconterà la vicenda di Piaggio Aerospace, l'azienda aeronautica del settore sicurezza e difesa anch'essa entrata in possesso degli Emirati Arabi in epoca renziana. E poi c'è un drone militare in sperimentazione, precipitato misteriosamente.

Il piano pandemico che non c'è(ra)

Come sarebbero andate le cose, in Italia, se avessimo avuto un piano pandemico efficace per fronteggiare la prima ondata del Covid?

Se il ministero e le regioni non si fossero mosse in base ad indicazioni sbagliate, in modo approssimativo, improvvisando anche.

Quante persone si sarebbero salvate?

Report e Giulio Valesini tornano sul tema e sulle domande senza risposta al direttore aggiunto Ranieri Guerra, ex dirigente del ministero della Salute e responsabile proprio di quel piano.

Pare che Ranieri Guerra sia coperto da immunità diplomatica: così sostiene l'Oms che ha scritto alla Procura di Bergamo e ai ministri Di Maio e Speranza, dove mostrava una certa irritazione nei confronti della procura lombarda e ricorda che i loro ricercatori e funzionari godono di una immunità e che dunque non sarebbero tenuti a rispondere ai magistrati italiani.

L'Oms ha invitato i suoi ricercatori a non presentarsi di fronte ai giudici anche contro la loro volontà di testimoniare: una fonte del ministero della sanità racconta di come l'Italia in questo momento sia al centro di uno scontro diplomatico istituzionale a livello internazionale, per via dell'indagine della procura di Bergamo.

“I magistrati avevano chiamato a testimoniare oltre a Ranieri Guerra anche gli autori del rapporto poi censurato, ma l'Oms non vuole che si presentino e ha creato ostacoli. La procura ha allora chiesto sponda alla Farnesina, per sentirli il 25 novembre, anche in questo caso l'Oms ha messo il veto facendo intendere ai ricercatori che se fossero andati il loro posto di lavoro sarebbe stato a rischio.”

In che modo l'Oms può ostacolare la giustizia italiana, nonostante le migliaia di morti?

Con lo strumento dell'immunità: sempre la fonte anonima del ministero “legga questa comunicazione che gira nei nostri uffici, l'Oms dice che preferiscono rispondere per iscritto, si appellano ai trattati internazionali.”

Uno dei ricercatori che avrebbe dovuto presentarsi di fronte ai magistrati è il dottor Zambon, del gruppo di ricerca di Venezia: le risposte date al giornalista fanno capire quanto sia complicato in questo momento esporsi, mettersi al di fuori dalla linea di condotta che Oms ha dato.

“La prima volta sono stato convocato come persona informata sui fatti, se vogliono risentirmi certamente ci vado.”

E sulla questione dell'immunità diplomatica? Come mai Ranieri Guerra è andato a parlare ai magistrati?

Il giornalista racconta che nella sua deposizione, Ranieri Guerra avrebbe criticato il rapporto dei ricercatori di Venezia sostenendo che fosse pieno di inesattezze.

“Questa è una cosa che respingo al mittente, il rapporto è stato scritto da una persona che ha scritto quattro modelli per la salute, scrive su Lancet, non è assolutamente pieno di inesattezze, questa non è una cosa che è possibile dire.”

Valesini ha chiesto poi a Zambon se fosse vero che Ranieri Guerra ha fatto pressioni sul suo gruppo perché avevano detto che il piano pandemico non era aggiornato, ma che era stato riproposto dal 2006, sempre uguale.

Su questo Zambon non ha voluto parlare: c'è ancora la sensazione di essere a rischio licenziamento, “da maggio non è una situazione piacevole, io non so come andrà a finire ..”

Pensa di essere finito in qualcosa più grande di lei? - Chiede Valesini: “Non lo so, sicuramente in qualcosa sono finito ma non so in cosa...”

La scheda del servizio: IL PARAFULMINE di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara, Eva Georganopoulou e Alessia Pelagaggi

Un documento dell’Oms denunciava che il piano pandemico italiano è del 2006, come scoperto da Report. Poche ore dopo la sua pubblicazione viene rimosso. Secondo le stime del Generale Lunelli, esperto di difesa batteriologica, un piano aggiornato avrebbe salvato diecimila vite. Report tornerà a raccontare con documenti esclusivi cosa è successo davvero nelle stanze dell’Oms e perché il rapporto scomparso è una bomba mediatica, tra incidenti diplomatici, cattivo uso di fondi della cooperazione, immunità diplomatica usata da scudo contro le convocazioni della procura di Bergamo e una curiosa comunione di intenti tra i pezzi grossi dell’Oms e il nostro ministero della Salute.

Cosa non è stato fatto per fronteggiare questa seconda ondata

“Il pronto soccorso è la porta d'ingresso dell'ospedale, dovrebbe essere il fiore all'occhiello di un ospedale” dice Mirko Schipilliti membro dell'associazione nazionale dirigenti medici in Veneto.



Servono medici specialisti e infermieri adatti a lavorare nel ramo emergenza, ma da anni non se ne trovano abbastanza: lo racconta un altro medico, Beniamino Susi dirigente del Pronto Soccorso del San Paolo a Civitavecchia “faccio un esempio, la nostra ASL ha fatto un concorso per 53 posti a tempo indeterminato, medici di urgenza, si sono presentati in cinque.”

In Italia mancano i medici specialistici, dunque, e così ospedali e Asl, già da prima di Covid-19, hanno delegato il compito di reclutare personale alle coop private: “è come quando io ho avuto bisogno di una badante per mia madre sono andato in un'agenzia e ho chiesto mi serve una badante dal 1 al 31 agosto, oppure quando fai un catering e ti mandano i camerieri” è sempre il dotto Susi a parlare.

Ma medici e infermieri non sono come i camerieri, con tutto il rispetto per quest'ultimi.

“C'è un vulnus a mio modo di vedere” dice Andrea Benazzato responsabile associazione medici dirigenti in Veneto “perché non hanno modo di vedere chi sono i medici della cooperativa perché la selezione la fa la cooperativa ”

Come fanno la selezione le cooperative? Adele Grossi ha fatto finta di essere un medico e ha provato a candidarsi: anche se non si hanno esperienze nel settore, la branca del pronto soccorso è l'unica – dice il selezionatore – che permette di inserire professionisti anche non specialisti.

Ovvero inserire nelle strutture di primo soccorso persone senza esperienza: negli ordini di servizio delle strutture si legge dunque “medico coop”, una sigla senza nemmeno un nome e un cognome.

Senza nemmeno sapere se il collega medico, somministrato dalle cooperative, che ti sta affiancando ha veramente una specialità, forse non lo sa nemmeno il primario.

Come siamo arrivati a questo, dopo aver visto coi nostri occhi gli effetti della prima ondata di Covid?

Perché non sono stati rinforzati i pronto soccorsi e i presidi territoriali (dove ci sono) per tempo?

Si torna al solito problema, mancano i medici: mancano da almeno cinque anni e gli aumenti non sono stati nemmeno previsti dalla riforma di un anno fa per ridurre i tempi di attesa e promettendo standard di cura più elevati.

Chiara Pivetti – segretaria dell'associazione medici dirigenti in Piemonte- racconta di come in questi anni nulla sia cambiato, si continuano ad avere code dei pazienti, difficoltà a ricoverarli, burnout del personale che chiede di andare via.

Il perno delle nuove norme è via i codici bianco, verde, giallo e rosso per passare ai numeri, dall'uno (l livello più grave) al cinque, con tempi massimi di attesa predeterminati, accesso immediato in emergenza, quindici minuti per il codice due, 60 per il tre, 120 minuti per il codice 4, e per il 5 l'utente non deve aspettare oltre le 4 ore.

E se l'utente aspetta cinque ore invece? Non succede niente, è una presa in giro per gli utenti.

“Se non si riesce a migliorare l'organizzazione del territorio, l'organizzazione dell'ospedale, soprattutto aumentare il personale, rimane tutto su carta, l'organizzazione non potrà che peggiorare” - commenta Chiara Pivetti.

Sulla carta è rimasto anche il ticket, previsto dalla maggior parte delle regioni a carico dell'utente che va in pronto soccorso senza reali urgenze e a cui viene assegnato il codice bianco, oggi codidce 5.

“Ma se a Roma devo far pagare il ticket a tutti dopo un po' devo chiamare la vigilanza” racconta alla giornalista Sandro Petrolati responsabile dell'area urgenza dell'associazione medici dirigenti: perché le aggressioni contro medici e infermieri sono in media tre al giorno, 1200 i casi denunciati, 456 in Pronto soccorso, che è anche il reparto dove ogni anno si registrano più sinistri, ossia errori diagnostici, terapeutici.

“Perché il codice è un semaforo: vedo prima te, poi altri, ma non è la diagnosi. In un codice bianco può nascondersi una patologia tempo-dipendente che mette a rischio la vita del paziente e serve personale qualificato per identificarla”, dice Mirko Schipilliti.

Personale che oggi arriva da cooperative senza aver avuto tempo di fare una formazione.

La scheda del servizio: MISSION IMPOSSIBLE? di Adele Grossi in collaborazione di Norma Ferrara

L'Italia avrebbe dovuto farsi trovare pronta alla seconda ondata: c'erano addirittura sul tavolo 192 milioni di euro stanziati dal Governo per potenziare i pronto soccorso e altre risorse per incrementare il numero dei medici, eppure i primi restano insufficienti e spesso inadeguati; i medici, invece, sono pochi, o meglio sono pochi gli specialisti, soprattutto nel ramo emergenza-urgenza. È così che ospedali e Asl, già da prima dell'emergenza sanitaria, hanno delegato il compito di reclutare personale alle cooperative private che inviano medici negli ospedali italiani, spesso neolaureati e privi di esperienza.