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19 febbraio 2024

Presadiretta – Democrazia sotto attacco

Le nuove autocrazie che si affacciano nella democratica Europa: l’Ungheria di Orban e la Polonia che è appena uscita dall’incubo della destra di Dio patria e famiglia.

Uno slogan che si sente anche in Italia con la destra di Meloni e Salvini, la destra che attacca le famiglie arcobaleno, le donne che vogliono abortire.

Un paese dove una buona fetta del paese non va a votare perché questa classe politica non lo rappresenta, perché le elezioni forse sono qualcosa di più di una croce come nel televoto.

Infine la storia di Julian Assange: per aver svelato i crimini di guerra delle democrazie occidentali in Iraq e Afghanistan rischia 175 anni di carcere. È questa la nostra democrazia?

L’Ungheria dove non esiste la democrazia

L’Ungheria, come la Cina, la Turchia, non è una democrazia: è un regime ibrido, è la denuncia del parlamento europeo. Non basta poter votare se non si rispettano i principi della democrazia.

Orban è l’uomo solo al comando da 13 anni, leader del partito stato, dichiaratamente illiberale.
Orban ha riscritto la costituzione, ha ridisegnato i collegi per avvantaggiare il suo partito, ha cambiato la legge elettorale e col premio di maggioranza ha avuto il potere assoluto.

Non servono carri armati per un colpo di stato dall’interno: il partito di governo controlla la fondazione Kesma che controlla giornali, blob, televisioni.

Gli uomini di affari amici di Orban si comprano le televisioni, come Lorinc Mészáros, l’ex idraulico diventato miliardario con l’ascesa al potere di Orban.

Nel clan di Orban, il padrino viene definito, ci sono suoi uomini che controllano la giustizia, come il procuratore generale, controllano le università, controllano l’informazione.
Non c’è nessuna separazione tra potere esecutivo e parlamento, giustizia: da una parte alle scuole pubbliche arrivano briciole, dall’altra arrivano miliardi ad una fondazione privata legata al capo di gabinetto del primo ministro.

Come nella Russia di Putin, il governo controlla cosa c’è scritto sui libri, ha vietato le proteste e gli scioperi. Per distruggere tutti i principi della democrazia non serve sparare alcun colpo di fucile.

Chi vincerà la partita tra l’Ungheria e l’Europa?

Con l’inflazione al 20%, i nemici del paese per Orban sono gli immigrati, respinti alle frontiere senza pietà: per questo è stato costruito un muro verso la Serbia, respingendo tutti i migrati e negando il diritto di asilo.
I nemici di Orban sono le elite liberali, l’Europa, i poteri forti: coi soldi pubblici si finanziano campagne contro l’Europa, finti referendum su temi che contengono bugie sull’Unione, tutto per legittimare la propaganda sovranista.

Le donne devono partorire, almeno quattro figli per non poter pagare tasse: in completa affinità con la nostra presidente Meloni, la difesa della famiglia, della nazione, dell’identità.

L’Ungheria di oggi è l’Italia di domani, quella che Meloni ha in testa?

LE donne devono ascoltare il battito del feto, prima di abortire: questo vogliono i deputati del partito di Orban, La nostra patria, una punizione contro le donne.

Per evitare le gravidanze indesiderate servirebbero politiche informative sulla sessualità, per educare i ragazzi, ma il governo è di parere contrario: per legge i ragazzi sono protetti dalle immagini con contenuti omosessuali.

Con risultati grotteschi: la propaganda gender è una via per spostare l’attenzione dai veri problemi del paese.

Come nella Germania di Hitler, si distruggono i libri proibiti, anche quelli per ragazzi che raccontano storie d’amore tra adolescenti.

La legge sulla protezione per l’infanzia stigmatizza le persone omosessuali, definisce le librerie come luoghi pericolosi.

L’Europa ha bloccati 20 miliardi di fondi europei, per questi comportamenti anti democratici: ma l’Ungheria non può essere espulsa dall’Europa, per bloccare il voto all’Ungheria servirebbe il voto unanime dei paesi, ma ogni volta Orban trova alleati.

Orban è un despota, un ricattatore, un politico che si è arricchito coi fondi europei, lui e il suo clan.

Le politiche della destra in Italia

L’Ungheria non è così lontana: anche da noi le famiglie arcobaleno non sono ben tollerate, mancano diritti per le famiglie con due mamme, come a Padova dove il Tribunale ha impugnato tutte le registrazioni all’anagrafe di bambini con due mamme.

Siamo il paese dei diritti negati. Tutto è partito con la circolare del ministro Piantedosi ai sindaci, dove chiedeva di bloccare le trascrizioni dei bambini, citando una sentenza della Cassazione dove si parlava della gestazione con altri.

Le decisioni prese dal Tribunale di Padova sono rimandate alla Cassazione: c’è un vuoto oggi per i figli delle coppie gay, che non verrà colmata da questa maggioranza di governo.

Questa destra ha in mente Dio, patria e famiglia, la mamma che deve solo fare figli, il papà e la mamma.. Contrari alle unioni civili, all’aborto, come vogliono i signori del Family Day.

Anche qui si vuole rendere obbligatorio l’ascolto del battito del feto, come in Ungheria: una proposta giusta dice Gandolfini, anche senza la volontà delle madri.

I movimenti pro life hanno spazio negli ospedali, per convincere le mamme a non abortire: è successo a Torino all’ospedale Sant’Anna. Un bell’obiettivo politico, per gli antiabortisti.

È grazie a questi movimenti con la testa nel passato che la pillola RU486 ha impiegato 20 anni per essere autorizzata, per una battaglia ideologica sul corpo delle donne.

In Piemonte questa pillola è stata vietata nei consultori, poi è stato stanziato un fondo regionale per i progetti delle associazioni pro-vita: progetti con titoli imbarazzanti, che parlano della gioia della vita, delle donne viste come mamme gravide e felici.

Una visione confessionale del mondo, non laica.

Queste associazioni danno aiuto alle donne, che certo, possono scegliere di abortire: ma alla fine le associazioni anti abortiste prendono quei contributi che potrebbero essere mandati direttamente per il sostegno delle famiglie. Si svuota la 194 dall’interno: l’aborto non è libero né gratuito, come il supporto alla maternità non significa solo qualche aiuto per i pannoloni per pochi mesi.

Si aiuta la natalità con salari dignitosi, con un lavoro non più precario.

L’attacco alla 194 passa per la carenza di medici abortisti: in Molise ne esiste solo uno, un bel passo all’indietro, agli anni delle mammane, dove le donne morivano sotto i ferri nelle mani di medici improvvisati.

L’aborto è un diritto, non una concessione. Come anche i diritti dei ragazzi che non sono italiani, perché qui da noi non esiste lo ius soli. Se i tuoi genitori non sono italiani, i figli non hanno diritto alla cittadinanza italiana.

Anche provare a far diventare cittadini italiani i ragazzi dopo un ciclo di studi, sarà difficile: gli stranieri devono essere tenuti ai margini, sfruttati.

Anche così la democrazia fa un passo indietro.

Il voto negato

Da diverse elezioni sono le segreterie a decidere chi far votare: con risultati paradossali, in Basilicata dove ci sono capoluoghi come Matera, senza una ferrovia, dove molti degli eletti in Parlamento sono stati paracadutati da fuori.

Dei sette parlamentari eletti, quattro risiedono fuori dalla regione Basilicata: significa non essere legati al territorio, non essere a conoscenza dei problemi del territorio.

L’assenza di una rappresentanza politica significa che le infrastrutture regionali non vanno avanti, perché manca l’appoggio della politica: mancano i collegamenti coi porti del sud, con gli altri capoluoghi, un grave problema per le poche realtà industriali, come Calia Italia.

O come la Sogemont, dove recuperano i metalli da dentro gli elettrodomestici: senza infrastrutture è difficile essere competitivi, fare altri investimenti.

I parlamentari lucani dovrebbero puntare su infrastrutture e anche sulla ZES, le aree dove mandare maggiori investimenti: il governo Meloni ha ridefinito la Zes unica, senza strumenti perequativi per mettere allo stesso livello diversi territori. Perché la Campania è molto più attrattiva della Basilicata, dove le ferrovie sono a binario unico.

A Roma cosa ne sanno dei problemi di Melfi? La tenuta sociale della Basilicata dipende dal futuro dello stabilimento ex Fiat di Melfi. Con la cassa integrazioni e i contratti di solidarietà il salario è già diminuito qui: quante persone rimarranno a lavorare qui a Melfi, in una Stellantis sempre più francese? I parlamentari lucani cosa stanno facendo?

In Senato è entrato un operaio, Giovanni Barozzino, anni fa: era stato intervistato da Lisa Iotti, quando fu licenziato dalla Fiat con l’accusa di aver sabotato la linea. Poi fu reintegrato per scelta del giudice: entrò in Senato con il partito di Sinistra e Libertà, ma oggi pensare ad un operaio in Parlamento è quasi impossibile. Oggi le segreterie scelgono solo i loro fedelissimi.

La nuova riforma del premierato allarga gli spazi della democrazia o ci avvicinerà all’Ungheria?

La lezione della Polonia ci dice che questa destra può essere battuta grazie ad una forte mobilitazione popolare: nel dicembre 2023 Donald Tusk ha interrotto i governi di destra, che per otto anni hanno condizionato il paese.

Le code davanti ai seggi ci dicono che la battaglia per la democrazia deve essere popolare, non populista: il governo del partito di diritto e giustizia (PIS) di Kaczyński ha occupato per anni la televisioni pubblica per la sua propaganda, ha denunciato per terrorismo la stampa indipendente, come il giornalista Piatek. La stampa bloccata dai processi per diffamazione, il bavaglio ai giudici indipendenti, come il giudice della Corte Suprema di Varsavia, giudici intimiditi per aver fatto ricorso alla corte europea…

Il premier ha riempito i tribunali di suoi fedelissimi, ha nominato un suo amico come ministro della giustizia, con poteri per sospendere i magistrati scomodi.

L’informazione e la giustizia, come potere indipendente, sono tra i pilastri della democrazia.

Ma c’è di peggio: nelle strade girano gli ultras del governo, si moltiplicavano le aggressioni omofobe, comuni e regioni adottavano regolamenti anti gender, zone libere dall’ideologia LGBTQ..

Anche in Polonia ci sono le formazioni ultra cattoliche, braccio armato del partito di governo, che si sono battute contro l’aborto, contro il diritto alle donne di decidere da sole della propria gravidanza.

Il governo di destra ha sfogato la sua violenza sulle donne ed è stato grazie a loro se Tusk ha vinto le elezioni. Donne come l’attivista Marta Lempart leader di Strajk Kobiet.

Le donne in Polonia hanno influenzato maggiormente le elezioni: anni di battaglie nelle strade, nelle scuole, nelle università.

In Europa il problema resta – racconta l’ex presidente Lech Walesa: servono idee nuove, non competitive, inclusive, che non diano spazio ai populisti. La responsabilità sta nell’Europa nell’evitare una guerra civile in questi paese, nell’evitare una ulteriore avanzata delle destre.

Ne ha parlato anche la giornalista di Repubblica Tonia Mastrobuoni: Polonia e Ungheria sono esempi di eversione senza sangue, un parlamento svuotato, una magistratura addomesticata.

Dobbiamo mettere gli argini a questa destra, Orban non è un isolato, può giocare una partita da protagonista in Europa, assieme alla Meloni e ad altri partiti conservatori.

Che succederà dopo le elezioni europee? Si mercanteggeranno i voti di Orban in cambio dei miliardi di fondi ad oggi congelati?

L’ora X per Julian Assange

Domani si deciderà il futuro di Julian Assange e anche della democrazia in Europa: se dovesse passare l’estradizione del fondatore di Wikileaks in America, sarebbe un brutto segnale per il mondo dell’informazione e per le nostre democrazie.

Perché le immagini sui crimini di guerra, sul volto cinico e violento delle guerre per esportare la democrazia, le abbiamo conosciute grazie a questa persona coraggiosa oggi detenuta nella guantanamo inglese.

Assange paga la colpa di aver pubblicato i leaks sulla guerra in Iraq, del video collateral murder, i dati sui morti civili in Iraq e Afghanistan (vittime civili che gli Usa volevano nascondere).

Fosse comuni, uomini torturati in modo orrendo, uomini detenuti nelle gabbie di Guantanamo senza una accusa.

La storia di Assange è stata raccontata da Stefania Maurizi nel libro Il potere segreto: Assange è stato detenuto in Inghilterra per sette anni (con una accusa di stupro) in cui è stato tenuto in un limbo, dove si è anche cercato di distruggerne l’immagine.

Assange è stato spiato, avevano pianificato il suo rapimento: lo ha stabilito una inchiesta in Spagna.

E ora dovremmo fidarci degli Stati Uniti che lo vogliono processare nel loro paese?

Se la corte inglese dovesse decidere per l’estradizione, rimane solo la corte europea, in Europa esiste la libertà di stampa e di parola, il rispetto dei diritti civili.

Se anziché denunciare i crimini degli Stati Uniti Assange avesse denunciato i crimini in Russia (cosa che avrebbe fatto se fosse libero) sarebbe accolto da tutti i paesi: il problema è che si devono nascondere i crimini di guerra occidentali, ancora oggi è tabù.

La liberazione di Assange deve essere la priorità di chiunque abbia a cuore la libertà di parola – racconta la moglie Stella Morris che, a Napoli dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria, aggiunge “la guerra uccide la verità”.

Assange è la prova del tradimento della democrazia, ed è per questo che vogliono nasconderlo.

Il dominio della maggioranza

Presadiretta ha ascoltato il professor Guzzetta sulla riforma del premierato: questa riforma è un valore della democrazia perché rende più stabile il governo.

Il corpo elettorale decide una maggioranza, non più i partiti – racconta a Presadiretta – perché i cittadini si vedono passare sopra governi su cui non si sono espressi.

Di opinione diversa la professoressa Urbinati: una buona democrazia presume che la maggioranza deve sentire sul collo il fiato della opposizione, come stimolo a fare meglio.

Col premierato non ci sarà il potere dal basso del popolo: si concede a questo leader o ad un altro, si perde la figura del presidente della Repubblica.

Ci avvicineremo al modello ungherese, un modello autoritario che da un potere abbondante alla maggioranza, si da una investitura perenne alla maggioranza, non ci sono più le garanzie di pluralismo.

La situazione in Cisgiordania

Le colonie presenti in Cisgiordania, che occupano le terre dei palestinesi, sono un problema per la stabilità della regione.

Sarà questo il tema della prossima puntata di Presadiretta: nel mondo stiamo assistendo ad una terza guerra mondiale a rate, c'è solo spazio per le armi (e per chi fa affari con la vendita delle armi). Arriverà il tempo per la diplomazia?

Anteprima Presadiretta – Democrazia sotto attacco

Riparte Presadiretta e nella prima puntata si occuperà della salute delle democrazie.
Partiamo da un principio semplice: essere in democrazia non vuol dire solo che in un determinato paese si va a votare. O che c’è un governo eletto dai cittadini.

Una democrazia è un assetto istituzionale che si basa su tante regole e principi che, per quanto ci riguarda, sono quelli sanciti dalla nostra Costituzione.

Libertà di espressione e di associazione.

Salari dignitosi.

La sovranità che appartiene al popolo che la esercita nei modi previsti dalla stessa carta.

Diritti universali riconosciuti a tutti a prescindere da religione, sesso o idee politiche.

La separazione dei poteri, l’indipendenza della magistratura.

Ecco: pensate a quanto sta succedendo o è successo in Polonia, in Turchia, qui in Europa. A quanto stava per accadere in Israele, con la riforma del presidente Netanyahu.
Pensate alla Russia di Putin, che oggi riscopriamo essere un dittatore dopo averne stretto rapporti politici e commerciali per anni. Pensate all’Arabia e al suo rinascimento arabo perché oggi le donne possono guidare. Pensate all’America che si appresta a mandare in galera Julian Assange perché ha rivelato al mondo i crimini di guerra e l’ipocrisia sull’esportazione americana della democrazia (e del ruolo da suddito dell’Italia).

La democrazia è sotto attacco non solo perché stanno aumentando i regimi non democratici.

Anche in Italia la democrazia non gode di buona salute: lo vediamo da quanti non vanno più a votare perché non si sentono più rappresentati da queste istituzioni (e non sarà certo la riforma del premierato a riavvicinali allo Stato).
La democrazia, considerato come insieme di quei diritti di cui ho parlato all’inizio, sono sistemi fragili, hanno bisogno di essere tenute vive ogni momento.
Non è un caso se questa stagione di Presa diretta riparte dal caso Assange, fondatore di Wikileaks, da cui sono stati pubblicati documenti classificati che hanno svelato il vero volto delle guerre per la democrazia in Iraq e Afghanistan.

Nella conferenza stampa sulla nuova stagione Iacona ha raccontato il perché è importante tenere viva l’attenzione su Assange:

"..lui è la prova del tradimento della democrazia come dice la coraggiosa moglie Stella Moris. Nel suo caso poi ci sono due prime assolute. L'Europa infatti per la prima volta sta imprigionando un giornalista senza che mai che abbia commesso un reato. E per la prima volta verrebbe processato con l'Espionage Act. Abbiamo seguito anche la storia della battaglia straordinaria di sua moglie, che dice Julian è in prigione perché ha detto verità sulla guerra, tutti in quel carcere sanno che non dovrebbe essere lì".

Tanto la Russia con gli oppositori (come Navalny, morto in una prigione in Siberia, e gli altri regimi come l’Arabia col giornalista Khasshogi, anche l’occidente non gradisce la stampa libera, uno strumento chedoveva servire i governati, non i governanti ” come stabilì la Corte Suprema nel giudizio sui Pentagon Papers pubblicati dal NY Times e dal Washington Post.
Ma senza andare troppo lontano, la censura l’abbiamo conosciuta bene in Italia: Iacona era tra i tanti giornalisti finiti nel mirino del governo Berlusconi ai tempi dell’editto bulgaro.
Quando furono cacciati dalla Rai giornalisti come Biagi, Santoro assieme a Daniele Luttazzi (colpevole di aver raccontato delle origini delle fortune di Berlusconi, di Dell’Utri e della mafia).
Oggi stiamo tornando a quel periodo: la politica vuole controllare l’informazione, c’è il terrore da parte degli artisti nell’esporsi sulla situazione di Gaza, sulla situazione dei migranti che muoiono nel Mediterraneo, che vengono detenuti nei CPR.
La proposta del leghista Morelli, sul Daspo agli artisti che si esprimono sulla politica è una “barbarie”, qui si lavora e non si fa politica, vogliamo tornare a questo?

Il viaggio di Presa diretta ci porterà in Ungheria dove, per legge, è vietato ai minori di essere esposti a contenuti omosessuali: significa la censura di stato su libri, foto e opere d’arte. Col risultato grottesco di proibire intere zone di musei, perché espongono opere ritenute pericolose per il regime di Orban.

Un regime che vuole censurare la realtà, che però, esiste lo stesso, anche se la nascondi.
La svolta illiberale di Orban è cominciata occupando i mezzi di informazione quando il partito di governo ha piazzato i suoi uomini a capo della fondazione Kesma, l’impero filo governativo che conta più di 500 testate: in Ungheria non esiste una trasmissione di inchiesta come Presadiretta o Report, non esistono proprio i talk show.
HGV è una delle ultime redazioni indipendenti rimaste in Ungheria: Gergely Marton racconta a Presadiretta che gli uomini d’affari legati al governo ungherese hanno sistemmaticamente acquistato le testate giornalistiche libere, hanno budget illimitati.
Uno di questi è
Lorinc Mészáros, compagno di infanzia di Orban, ex idraulico, diventato miliardario con l’ascesa al potere del primo ministro.

Dall’Ungheria alla Polonia: qui per otto anni ha governato il partito ultra conservatore di diritto e giustizia: otto anni in cui è stata occupata la televisione pubblica, usata per una propaganda becera per campagne denigratorie contro l’opposizione.
Qui in Polonia (ma vale lo stesso nelle altre autocrazie, democrazie zoppe) si è minata l’indipendenza della magistratura, sono stati attaccati i diritti delle donne (le donne sono costrette a portare a termine la gravidanza anche in caso di gravi malformazioni).

Milioni di persone sono scese in piazza per protestare contro la legge sull’aborto voluta dal governo di destra, se la coalizione di Donald Tusk ha vinto si deve anche alle donne polacche, come Marta Lempart leader di Strajk Kobiet, attivista per i diritti delle donne e della comunità LGBT.

Questa proposta rischia di riportarci "al cartello che non si parla di politica. Non so in quale Paese viva Morelli, è una cosa un po' da Ungheria, un Paese dove è vietato parlare di politica e non esistono nemmeno i talk show in tv". A suo avviso la convinzione che "ognuno deve fare il suo lavoro" è sbagliata perché, così facendo, "nessuno parlerebbe più di politica mentre il problema principale italiano è proprio la crisi di rappresentanza".

Eccolo il nocciolo del problema: in cosa si sta trasformando la democrazia in questo paese?

Con una rai megafono della maggioranza, dove interi settori del paese non si sentono rappresentati da questa politica, dove una buona fetta del paese non va a votare, anche perché ritiene che la politica non sia lo strumento per risolvere i problemi, le disuguaglianze, l’assenza di servizi pubblici, il salario povero..
Diventeremo una paese come l’Ungheria, dove lo stato è espressione di pochi, della cerchia degli amici del leader?

La scheda del servizio:

PresaDiretta comincia il nuovo ciclo con una puntata dedicata alla crisi della democrazia. Non solo perché ovunque aumentano i regimi autoritari, ma perché i principi democratici arretrano su molti fronti. Un viaggio in Ungheria, Paese osservato speciale dalle istituzioni comunitarie e in Polonia che ha recentemente cambiato rotta. E ancora in Italia, tra crisi della rappresentanza, astensionismo e cittadini che si allontanano dalla politica.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


22 febbraio 2022

Presadiretta – amore bestiale

In Italia abbiamo più cani e gatti che esseri umani: cresce il desiderio di avere un animale in casa e qu come cresce anche l'economia attorno a loro. Come mai tutto questo bisogno di compagnia di un animale domestico?

Fa strano dover parlare di cani e gatti nelle ore in cui si teme un attacco da parte della Russia di Putin all'Ucraina, ora che il presidente russo ha riconosciuto le due repubbliche secessionistiche.

Ma ieri sera Presadiretta ha parlato dell'amore che noi umani riversiamo nei confronti dei nostri amici a quattro zampe: saune relax con oli essenziali per farli rilassare, spa per cani dove applicano al manto dei fanghi per pulirne il manto.

Spendiamo 35ml di euro l'anno per la toelettatura e i trattamenti di cani e gatti: non basta pulire il cane, oggi si fanno trattamenti su misura per il loro manto, per il loro pelo. Anche al latte e al miele.

E i vestitini per cani? Ci sono sartorie dove fanno camicine per cani, come nel laboratorio a Prato, dove una volta i capi pregiati erano confezionati per le persone mentre oggi lo sono per Fido che può orgogliosamente indossare gilet e capi in pelle firmati dal marchio Ross e Co, l'azienda che compra i capi prodotti a Prato, che ha quadruplicato il fatturato nel 2021 (lo stesso vale per altre aziende nel settore degli accessori per cani).

Perfino i grandi nomi della moda si sono lanciati in questo settore, da Gucci a Moschino, hanno la loro serie Pet. Anche i divani si producono pensando ai cani: la Dog’s Sofa in Veneto produce e vende divani in memory per cani in tutto il mondo.

Parliamo di un mercato che oggi vale 200miliardi, stimato in 300 miliardi tra pochi anni: la gente fa meno figli e dunque riversa il proprio amore su cani e gatti. Solo il cibo per cani muove 4 miliardi di euro: lo sanno alla Monge, dove anno dopo anno hanno avuto una crescita del 20% e la finanza internazionale (Allianz Global Investment) si sta interessando al settore Pet.

Presadiretta cercherà di capire le ragioni di questo amore con gli animali, quando abbiamo iniziato a trattarli come figli. E come li abbiamo trasformati nel corso degli anni.

Tanti italiani come la stessa giornalista Lisa Iotti hanno perso la testa per il loro cane: cani che entrano in casa, durante il lockdown per la Iotti, e occupano tutti gli spazi in casa dove non siamo più noi umani i padroni.
Ci siamo lasciati soggiogare da loro, vivono con noi e dormono con noi e vanno anche a scuola, come noi: a Milano esiste una scuola per cani (Harmonia), o meglio, un asilo come fossero dei bambini, con tanto di un parchetto per scorrazzare felici.

C'è perfino uno scuolabus che li raccoglie a casa, per evitare che stiano tutto il giorno da soli.

Il costo è di 20, fino a 40 euro al giorno, proprio come avere un bambino al nido: cani che sono al centro della vita delle persone, racconta un signore milanese e che una volta che li guardi, capisci perché non ne puoi più fare a meno.

Presso la struttura di Harmonia c'è perfino una piscina, uno spazio per fare esercizi di logica, c'è lo spazio relax per un riposino.

Esistono anche ristoranti per cani, con menù dedicati per loro: Dog's Mistrò prepara pappe ad hoc per ogni cane, un'idea nata da un erede dei Mondadori che, una volta, si occupavano di editoria.

Quella che inizialmente era presa come un'idea per matti sta diventando un idea di successo: questa azienda calcola il valore proteico ideale per ogni cane, in base alla razza e al peso, con pappe che arrivano da una filiera locale, come quella per il nostro cibo.

Vuoi andare in vacanza col tuo cane? Oggi anche gli hotel di lusso accolgono il cane, non è più come ai tempi che furono, dove all'ingresso trovavi la scritta “vietato al cane”.

Oggi negli hotel di lusso si trovano servizi di lusso per cani, come per esempio all'hotel Cavalieri Waldorf Astoria a Roma o all'Hilton di Londra.

Stiamo forse esagerando nel nostro rapporto coi cani?

Lisa Iotti ha incontrato Adam Miklòsi – professore di etologia a Budapest: i cani sono un po' come i nostri figli, nel gioco, nelle interazioni coi loro padroni: i ricercatori ungheresi hanno osservato i cani per studiarne il comportamento mentre interagivano coi proprietari e tra di loro. E hanno testato le loro reazioni di fronte ad alcuni gesti tipici umani, come indicare qualcosa con il dito o i segnali dello sguardo.

“Sembra che i cani siano molto simili ai bambini di due o tre anni, seguono il gesto di puntare col dito, capiscono singole parole legate a delle azioni come seduto o in piedi” – è sempre il professore Miklòsi a parlare – “e questo non succede con altri animali, i cani sono speciali. Considerate che i cani hanno una storia evolutiva lunghissima, di venti-trentamila anni. E visto che i cani vivono con noi, i loro stati emotivi sono molto simili ai nostri ..”

I cani possono essere tristi, possono provare dolore fisicamente ed emotivamente, come noi umani, per esempio quando li lasciamo soli: i cani devono vivere una vita felice, come anche noi del resto, non devono annoiarsi, non devono sentirsi abbandonati.

All'università di Glagow hanno inventato una specie di telefonino per chiamare il padrone: l'idea è garantire al cane una vita con maggiore benessere e anche – racconta la dottoressa Douglas – perché la mia casa è anche la sua casa.

Sempre in Ungheria hanno fatto un esperimento su un cane, che dal Messico è arrivato fino in Ungheria: analizzando il loro cervello, hanno scoperto che i cani sanno distinguere le lingue e sanno anche distinguere parole senza senso da un discorso vero.

Ma anche dentro di noi, al contatto coi cani e quando li guardiamo negli occhi, si scatenano dei fenomeni: accarezzare un cane produce l'ossitocina, l'ormone dell'amore che viene rilasciato nel sangue.

Più si osserva, più ci si avvicina, più si rilascia l'ossitocina producendo effetti benefici sull'organismo: stare coi cani e coi gatti ci fa stare bene, ci gratifica. È lo stesso principio che si ha quando si guarda un bambino.

Guido Guerzoni è autore del libro Pets: “tanto più l’affettività si dematerializza, tanto più l’affettività animalesca cresce e diventa appagante”. Il calore, l'affettività che ci arriva da un cane o un gatto ci ripaga, non è un amore malato, non è un amore sprecato, non esiste la concorrenza dell'amore, si può amare un cane e anche delle persone.

Ma sono sempre creature di una specie diversa, non sono bambini: se li trattiamo come bambini gli facciamo male, anzi, li maltrattiamo.

Questo succede quando sovralimentiamo gli animali, che sono obesi come noi: un fenomeno che è scoppiato con la pandemia.

E così, oltre alla sartoria, all'asilo per cani, esiste anche l'ambulatorio per cani obesi, come all’università Ludwig Maximilian di Monaco, dove fanno un check completo ai pazienti cani, dal cuore al giro vita.

I cani più stanno con noi, più ci assomigliano anche nelle patologie: diventano depressi, obesi, stressati, fanno poco movimento.

Siamo destinati a condividere lo stesso destino, racconta il professor Guerzoni, dunque anche loro devono andare dall'osteopata e forse un giorno anche dallo psicologo.

Amiamo così tanto le razze che hanno tratti simili ad un bebè tanto da selezionarli per questo scopo: il muso schiacciato, occhi grandi, un viso tondeggiante.

Come per esempio per il bulldog francese: cani che non riescono a respirare, con un palato piccolo, con arti corti. Animali “brachicefali”, non solo cani ma anche gatti e perfino cavalli: sono animali con lingua enorme e poco spazio nel palato e dunque respirano a fatica.

Lisa Iotti ha intervistato Emma Goodman, una veterinaria inglese che nel 2016 ha lanciato una grande campagna internazionale per abolire gli allevamenti dei cani brachicefali, i carlini, i bulldog francesi, i bulldog inglesi ma anche certe razze di gatti, di conigli e persino di cavalli. Sono selezioni estreme sulla loro salute: gli abbiamo tagliato il muso, accorciato le ossa del cranio, ma tutti i tessuto molli all’interno della bocca come lingua, il palato, sono rimasti uguali, quindi questi animali hanno delle narici strettissime e una lingua enorme che occupa tutto lo spazio, per questo la metà di questi cani non può respirare. Non solo: “la maggior parte di loro non si può riprodurre e molti piccoli devono nascere col cesareo, perché hanno la testa troppo grande per uscire e inoltre le mamme non ce la farebbero a respirare durante il travaglio perché non hanno il fiato.”

L’evoluzione aveva selezionato altri tratti morfologici più adatti per la sopravvivenza, come le zampe lunghe, muso affilato, occhi protetti, ma l’uomo li ha via via eliminati, per far si che questi animali mantengano sempre quell’aspetto da cuccioli che ci piace tanto.
“La gente non capisce che ci siamo evoluti per avere queste caratteristiche da bebè e non da adulti, quando ottieni degli occhi così grandi [come quelli del carlino] come hanno questi cani è perché hai reso molto meno profonde le orbite, per cui poi hai delle infezioni” conclude la dottoressa Goodman.

Abbiamo forzato altre razze, sempre per assecondare i nostri ideali di bellezza: per esempio aver accorciato il cranio dei cani spinge il cervello verso il fondo, è come avere un mal di testa perenne. Sono cani che non possono camminare, che non possono respirare, che non possono partorire senza un cesareo (perché nel parto per lo sforzo, non riuscirebbero a respirare da soli).

Così, racconta Presadiretta, ci sono cliniche che operano al palato i cani brachicefali, come la San Marco a Padova: dobbiamo fermare l'allevamento di queste razze, cani “maltrattati geneticamente” come bulldog francesi e cavalier King, nonostante siano razze molto di moda, che si vendono facilmente in rete.

Megan Rowe è un analista dell'associazione Cat & Dog Alliance che ha analizzato gli annunci di vendita di animali in internet: la rete sta diventando il luogo principale per vendere, legalmente e anche illegalmente cuccioli, è il luogo ideale per venditori senza scrupoli, per traffici illegali.

Lisa Iotti si è finta una acquirente ed è andata a vedere gli allevamenti in Ungheria, uno dei principali paesi dall'est da dove partono questi animali venditi in Italia.

Ci sono gruppi dedicati su Viber dove poter comprare un bulldog a 300 euro, mentre qui da noi si trovano a 2000/3000 euro.

Sono gruppi chiusi dove si entra per invito, perché gli allevatori sono sospettosi: anche Lisa Iotti è riuscita ad entrare in uno di questi gruppi, diventando Lisa Brin, trasformandosi in una imprenditrice che cerca cuccioli da portare in Italia per le feste.

La giornalista si è fatta aiutare da una troupe locale per visitare un mercato locale di animali: qui, dentro i bauli delle macchine ferme al mercato si trovano gli animali, anche sotto le otto settimane, senza che hanno terminato il ciclo vaccinale.

Ma il mercato è solo una vetrina per prendere contatti coi clienti: gli affari si fanno nelle case dei venditori, che sono state trasformate in veri e propri allevamenti intensivi al chiuso, piene di animali riproduttori e di cuccioli rinchiusi nelle gabbie.

Non si potrebbero esportare i cani sotto i tre mesi: ma di fatto si può fare di tutto, anche trasportare cani senza tutti i vaccini, come quello per la rabbia, che in Italia è scomparsa ma nei paesi dell'est è ancora presente.

Non ci si pensa, ma ogni anno nel mondo 55 mila persone muoiono per un morso di un cane.

Eppure bastano dei passaporti falsi fatti da veterinari compiacenti (dove si falsifica l'età del cucciolo), allevatori con pochi scrupoli e venditori che vengono in Ungheria per fare affari e il gioco è fatto, tutto troppo facile per un traffico da milioni di euro ogni anno.

Cani che arrivano da allevamenti che sono peggio di un lager: fabbriche di cuccioli dove gli animali non vedono la luce, non sono trattati per i parassiti.

In queste fabbriche non si allevano cani, si producono.. racconta una volontaria di una associazione che lotta contro il traffico di questi animali.

Comprare questi cani, in modo illegale, pensando di fare un affare perché li paghiamo poco, alimentano questa piaga. Tutta l'Europa è responsabile, ma a mettere in modo questa macchina sono stati gli italiani, commercianti italiani venuti in Ungheria e ad inventare questo business, passando dall'allevamento intensivo di maiali a quello di cani.

“Avete bisogno di un animale di compagnia? Andate in un canile, nell'attesa che in Italia si faccia come in Francia, dove con una legge dello stato si è vietato la vendita online o nei negozi.” - è il commento a fine puntata di Riccardo Iacona.

Perché questi animali ci fanno stare bene, non solo per gli ormoni dell'amore.

All'ospedale Meyer di Firenze si trovano tre supereroi, Galileo, Polpetta e Malì, si muovono nei reparti dove si curano adulti e bambini. La pet therapy è una cura per i pazienti, come una medicina comune, l'interazione con il cane porta ad una diminuzione del dolore, ad una diminuzione dell'ansia, del cortisone, i pazienti si rilassano.

Sono operatori sanitari come medici e infermieri, i cani: comprendono le emozioni e il dolore del bambino, consolano l'operatore sanitario nella fatica quotidiana. Stemperano la tensione nel reparto: i cani hanno la percezione dell'emotività, “percepiscono le emozioni che ci circondano, noi dovremmo andare a lezione da loro.”

La felicità aiuta sempre: ci sono studi scientifici, come quelli della dottoressa Friedman negli anni settanta in America o come quelli della scienziata svedese Tove Falle “uno studio lungo 12 anni dimostra come chi viva con animali domestici abbia una probabilità di morire minore dell’11% rispetto a chi viveva senza e nei single la % saliva al 33%.”

La solitudine è un problema, è un fattore di rischio per una morte prematura e un cane aiuta a rendere una vita significativa, perché ci costringe a prendersi cura di lui e a prendersi cura degli altri. Una lezione che, dopo questa pandemia, dovremmo imparare bene.

Nella prossima puntata Presadiretta si occuperà dei cambiamenti climatici e degli effetti sul pianeta che stanno già avvenendo oggi.

01 aprile 2019

Le inchieste di Report: la finanza cattolica, le mani sulle farmacie e la macchina della verità


Due le inchieste principali di cui si occuperà Report questa sera: cosa sta succedendo all'interno della banca (di ispirazione cattolica, almeno nelle intenzioni) UBI, chi sta mettendo le mani sulle nostre farmacie e, nell'anteprima, cosa prevedono le norme europee sul riconoscimento facciale (e che interessi si nascondono dietro).

Cosa si nasconde dietro le tecnologie biometriche?

Se, attraversando il confine di un paese europeo e sbatti le ciglia al momento sbagliato, rischierai di finire arrestato – questo racconta nell'anteprima del servizio la giornalista Ludovica Jona: la sensazione è quella di trovarsi in un film di fantascienza, ma è la realtà.
Si tratta del progetto finanziato dalla commissione dell'Unione Europea “iborderctrl” per ben 4 milioni di euro: con questo progetto si sta sperimentando un sistema di riconoscimento delle bugie, brevettato dall'università di Manchester.
La sperimentazione di questa tecnologia che si basa sull'analisi dei comportamenti non verbali è stata affidata all'Ungheria di Orban: prima di varcare la frontiera tra Serbia e Ungheria (quella dove una volta passavano i migranti prima che venisse eretto il muro di filo spinato) una persona si deve registrare sul sito di Iborder e rispondere alle domande poste dall'Avatar di un poliziotto.
Mentre rispondi il computer scruta attraverso la telecamera il tuo viso e memorizza ogni movimento.
La giornalista ha fatto la prova, registrandosi al sito e rispondendo alle domande: l'Avatar le ha rilasciato un codice QR che dovrà essere mostrato ai poliziotti alla frontiera: ha ottenuto un punteggio di 48 su cento, se la macchina fosse stata in funzione veramente sarebbe stata fermata come persona potenzialmente pericolosa.


“Chi stabilisce cosa è vero e cosa è falso?” se lo domandava il garante europeo per la privacy Giovanni Buttarelli: a questa domanda la stessa commissione ha risposto con un fascicolo pieno di pagine nere.
Non solo le pagine che potrebbero divulgare un segreto industriale, ma anche le pagine dove si affrontano temi legali ed etici.
Che brutta Europa.

La scheda del servizio: LA MACCHINA DELLA VERITÀ di Ludovica Jona in collaborazione di Simona Cocozza e Giacomo Zandonini
Raccolta e analisi di impronte digitali, immagini facciali, iride, movimenti del corpo: quali sono i programmi dell’Unione Europea rispetto alla diffusione di queste tecnologie biometriche? Ci sono relazioni tra l’industria che le sviluppa e i funzionari comunitari che se ne occupano? Le applicazioni sono molteplici: l’Ungheria sta sperimentando un sistema di “identificazione delle bugie” finanziato dall’Ue, mentre ai confini tra Niger e Burkina Faso si raccolgono impronte e volti dei migranti in transito che vengono poi analizzati con il supporto di Frontex, agenzia europea per il controllo delle frontiere. Una funzionaria di Frontex, però, risulta far parte del cda dell’Associazione Europea per la Biometria, finanziata delle aziende del settore.

Dentro la banca cattolica

UBI Banca è l'ultima banca di ispirazione cattolica, come avrebbe dovuto esserlo anche il Banco Ambrosiano di Calvi: tra i soci della banca figurano diocesi (come quella di Bergamo) ed enti religiosi.

Nonostante l'ispirazione cattolica, c'è un filo nero che lega assieme i misteri dell'Ambrosiano, la storia di Calvi e Sindona (il banchiere della mafia) con la banca lombarda: un filo che porta ad una serie di società offshore su cui il giornalista Giorgio Mottola ha cercato di fare luce. Ne è venuta fuori una storia che parla di patti occulti, riciclaggio, traffico d'armi e conti offshore.
Report mostrerà in esclusiva documenti su queste società offshore gestite da Mossack Fonseca.

Sul sito del Gazzettino potete trovare un'anteprima:


E' normale che una diocesi possieda azioni di una banca che fa compravendita di armi? A questa domanda l'ex economo della Diocesi di Bergamo (azionista per 3 ml di euro) ha risposto che non ne sapeva nulla.
Come non ne sapeva nulla delle denunce fatte dal responsabile dell'antiriciclaggio del gruppo UBI: aveva denunciato una serie di operazioni anomale ma poi è stato licenziato: la diocesi è stato un azionista un po' dormiente, diciamo.


Il gruppo UBI è nato 13 anni fa dalla fusione di alcune banche bresciane e bergamasche, due delle province più cattoliche e ricche del paese: ma pur essendo di ispirazione cattolica talvolta la retta via è stata smarrita.
Mottola ha intervistato il responsabile del servizio antiriciclaggio del gruppo, Roberto Peroni: aveva iniziato a scoprire una serie di operazioni significative riconducibili a certi personaggi.
E' stato caldamente invitato a spostare l'attenzione altrove, dopo la scoperta di queste operazioni: ma i problemi di UBI ora c'è il processo per ostacolo all'attività di vigilanza in cui oltre a Bazoli sono coinvolti anche suoi familiari con incarichi di vertice, il nipote e la figlia Francesca.
Un ruolo importante nella fusione lo ha avuto anche il marito della figlia Gregorio Citti, ex deputato del Pd.

Nella nascita del gruppo UBI Banca ha avuto un ruolo importante il banchiere Bazoli (pres. emerito di Intesa San Paolo), considerato uno dei punti di riferimento della finanza cattolica italiana.
Anche lui poco incline a rispondere alle domande di Giorgio Mottola: la storia del patto occulto (per controllare UBI) per cui è stato rinviato a giudizio assieme all'AD Massiah.
Abbiamo fatto questa giornata per parlare del culturale e del sociale in Italia e lei ci viene a parlare di queste cose? – ha risposto il direttore generale di Intesa Messina – scelga un altro momento: è un po' una moda generale quella dei grandi istituti di ripulirsi l'immagine con iniziative pubblicitarie sul sociale.

Così, Mottola è andato a fare le domande a Lele Mora, ex agente dei vip che oggi gira l'Italia negli stand, portandosi dietro personaggi famosi che si lasciano fotografare dalle persone.
Quando era uno degli uomini più potenti d'Italia aveva anche un jet privato, su cui sono saliti personaggi e attori importanti come Di Caprio.
Era un CESSNA acquistato attraverso un finanziamento di 1,250 ml di euro concesso da UBI Leasing: quel jet è stato poi usato anche dagli amici di Mora quando ne avevamo bisogno.
Dopo la condanna per bancarotta, Mora non è più riuscito a pagare le rate del leasing e così l'aereo è tornato ad UBI e messo in vendita per 60mila euro (dopo che UBI aveva rigettato un'offerta di vendita a 250mila euro), acquistato da una società anonima del Delaware (nemmeno possiamo conoscere i reali proprietari).
“Si vede che era qualcuno, non per fare insinuazioni, amico del curatore fallimentare”.
Questa è solo una delle operazioni poco chiare che hanno insospettato Banca d'Italia che su UBI Leasing ha avviato una ispezione.
Responsabile di UBI international ai tempi delle indagini di Peroni era un finanziere lussemburghese, fondatore di una società nel 1979 poi finita nella relazione parlamentare sulla P2, la Canopus, in quanto legata al Banco Ambrosiano.

Dalla Lombardia fino a Montreal: Mottola è volato in Canada per incontrare Carlo Calvi, figlio di Roberto Calvi, presidente dell'Ambrosiano, che qui custodisce l'archivio della banca del padre.

La scheda del servizio: L'onnipotente di Giorgio Mottola in collaborazione di Nicola Borzi, Alessia Cerantola e Norma Ferrara

C’è un filo nero che lega Ubi Banca, il terzo gruppo bancario del Paese, ai misteri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, trovato impiccato a Londra nel 1982, e alle vicende di Michele Sindona, il banchiere della mafia legato alla P2, morto in carcere dopo aver bevuto un caffè avvelenato. Report ha scoperto documenti inediti sui conti e sulle società offshore di Ubi, una banca nata dalla fusione di istituti di credito bresciani e bergamaschi e che sarebbe coinvolta in operazioni di compravendita di armi, sebbene annoveri tra i suoi soci con quote minori la Diocesi di Bergamo, le suore Ancelle della Carità di Brescia e decine di altri istituti religiosi.Nel processo in corso al Tribunale di Bergamo, secondo l’accusa per anni Ubi Banca sarebbe stata segretamente gestita da un patto occulto capeggiato da Giovanni Bazoli, il potente banchiere bresciano che nel frattempo ha mantenuto anche la carica di presidente di Banca Intesa San Paolo, di cui oggi è presidente emerito. All’interno della banca, secondo la testimonianza di un ex dirigente apicale, mancavano controlli adeguati in materia di antiriciclaggio.


Le mani sulle farmacie italiane

Dal 2017 anche le società di capitali possono diventare titolari di farmacie: dietro l'ipocrita sigla di ddl concorrenza il governo Gentiloni ha consentito che società private (e non solo persone fisiche, laureate in farmacie, con tanto di licenza) iniziassero a comprarsi le farmacie.

A Milano hanno già aperto le prime due a marchio Boot's, un grande marchio internazionale che si occupa della vendita al dettaglio dei farmaci, un gigante da oltre 400mila dipendenti nel mondo e 115 miliardi di fatturato. Sono farmacie che, alla fine, diventano indistinguibili da un qualunque store: scaffali pieni di prodotti da vendere, riviste, sconti .. oltre a cibo spazzatura e perfino sigarette.
E' questo il modello farmacia che aveva in mente il governo Gentiloni? E dove è finita la concorrenza?
  
La scheda del servizio: PILLOLE AMARE di di Giuliano Marrucci in collaborazione di Silvia Scognamiglio
Dall’entrata in vigore nell’agosto del 2017 del ddl Concorrenza anche in Italia le società di capitali possono finalmente diventare titolari di farmacie. È il modello americano e inglese, dove queste società dominano incontrastate il mercato. Catene da migliaia di punti vendita che, oltre ai farmaci, vendono dal cibo alle sigarette. E dove a farla da padrone è un imprenditore italiano: Stefano Pessina, il terzo uomo più ricco d’Italia, a capo di un impero da oltre 400 mila dipendenti e 115 miliardi di fatturato in 25 paesi. E che oggi punta a conquistare anche l’Italia.