Due le inchieste principali di cui si
occuperà Report questa sera: cosa sta succedendo all'interno della
banca (di ispirazione cattolica, almeno nelle intenzioni) UBI, chi
sta mettendo le mani sulle nostre farmacie e, nell'anteprima, cosa
prevedono le norme europee sul riconoscimento facciale (e che
interessi si nascondono dietro).
Cosa si nasconde dietro le
tecnologie biometriche?
Se, attraversando il confine di un
paese europeo e sbatti le ciglia al momento sbagliato, rischierai di
finire arrestato – questo racconta nell'anteprima
del servizio la giornalista Ludovica Jona: la sensazione è quella di
trovarsi in un film di fantascienza, ma è la realtà.
Si tratta del progetto finanziato dalla
commissione dell'Unione Europea “iborderctrl”
per ben 4 milioni di euro: con questo progetto si sta sperimentando
un sistema di riconoscimento delle bugie, brevettato dall'università
di Manchester.
La sperimentazione di questa tecnologia
che si basa sull'analisi dei comportamenti non verbali è stata
affidata all'Ungheria di Orban: prima di varcare la frontiera tra
Serbia e Ungheria (quella dove una volta passavano i migranti prima
che venisse eretto il muro di filo spinato) una persona si deve
registrare sul sito di Iborder e rispondere alle domande poste
dall'Avatar di un poliziotto.
Mentre rispondi il computer scruta
attraverso la telecamera il tuo viso e memorizza ogni movimento.
La giornalista ha fatto la prova,
registrandosi al sito e rispondendo alle domande: l'Avatar le ha
rilasciato un codice QR che dovrà essere mostrato ai poliziotti alla
frontiera: ha ottenuto un punteggio di 48 su cento, se la macchina
fosse stata in funzione veramente sarebbe stata fermata come persona
potenzialmente pericolosa.
“Chi stabilisce cosa è vero e cosa è
falso?” se lo domandava il garante europeo per la privacy Giovanni
Buttarelli: a questa domanda la stessa commissione ha risposto con un
fascicolo pieno di pagine nere.
Non solo le pagine che potrebbero
divulgare un segreto industriale, ma anche le pagine dove si
affrontano temi legali ed etici.
Che brutta Europa.
La
scheda del servizio: LA
MACCHINA DELLA VERITÀ di Ludovica Jona in collaborazione di
Simona Cocozza e Giacomo Zandonini
Raccolta e analisi di impronte digitali, immagini facciali, iride, movimenti del corpo: quali sono i programmi dell’Unione Europea rispetto alla diffusione di queste tecnologie biometriche? Ci sono relazioni tra l’industria che le sviluppa e i funzionari comunitari che se ne occupano? Le applicazioni sono molteplici: l’Ungheria sta sperimentando un sistema di “identificazione delle bugie” finanziato dall’Ue, mentre ai confini tra Niger e Burkina Faso si raccolgono impronte e volti dei migranti in transito che vengono poi analizzati con il supporto di Frontex, agenzia europea per il controllo delle frontiere. Una funzionaria di Frontex, però, risulta far parte del cda dell’Associazione Europea per la Biometria, finanziata delle aziende del settore.
Dentro la banca
cattolica
UBI Banca è l'ultima banca di ispirazione cattolica, come avrebbe
dovuto esserlo anche il Banco Ambrosiano di Calvi: tra i soci della
banca figurano diocesi (come quella di Bergamo) ed enti religiosi.
Nonostante l'ispirazione cattolica, c'è un filo nero che lega
assieme i misteri dell'Ambrosiano, la storia di Calvi e Sindona (il
banchiere della mafia) con la banca lombarda: un filo che porta ad
una serie di società offshore su cui il giornalista Giorgio Mottola
ha cercato di fare luce. Ne è venuta fuori una storia che parla di
patti occulti, riciclaggio, traffico d'armi e conti offshore.
Report mostrerà in esclusiva documenti
su queste società offshore gestite da Mossack Fonseca.
Sul sito del Gazzettino
potete trovare un'anteprima:
E' normale che una diocesi possieda azioni di una banca che fa
compravendita di armi? A questa domanda l'ex economo della Diocesi di
Bergamo (azionista per 3 ml di euro) ha risposto che non ne sapeva
nulla.
Come non ne sapeva nulla delle denunce fatte dal responsabile
dell'antiriciclaggio del gruppo UBI: aveva denunciato una serie di
operazioni anomale ma poi è stato licenziato: la diocesi è stato un
azionista un po' dormiente, diciamo.
Il gruppo UBI è nato 13 anni fa dalla
fusione di alcune banche bresciane e bergamasche, due delle province
più cattoliche e ricche del paese: ma pur essendo di ispirazione
cattolica talvolta la retta via è stata smarrita.
Mottola ha intervistato il responsabile
del servizio antiriciclaggio del gruppo, Roberto Peroni: aveva
iniziato a scoprire una serie di operazioni significative
riconducibili a certi personaggi.
E' stato caldamente invitato a spostare
l'attenzione altrove, dopo la scoperta di queste operazioni: ma i
problemi di UBI ora c'è il processo per ostacolo all'attività di
vigilanza in cui oltre a Bazoli sono coinvolti anche suoi familiari
con incarichi di vertice, il nipote e la figlia Francesca.
Un ruolo importante nella fusione lo ha avuto anche il marito della
figlia Gregorio Citti, ex deputato del Pd.
Nella nascita del gruppo UBI Banca ha avuto un ruolo importante il
banchiere Bazoli (pres. emerito di Intesa San Paolo), considerato uno
dei punti di riferimento della finanza cattolica italiana.
Anche lui poco incline a rispondere alle domande di Giorgio Mottola:
la storia del patto occulto (per controllare UBI) per cui è
stato rinviato a giudizio assieme all'AD Massiah.
Abbiamo fatto questa giornata per parlare del culturale e del
sociale in Italia e lei ci viene a parlare di queste cose? – ha
risposto il direttore generale di Intesa Messina – scelga un altro
momento: è un po' una moda generale quella dei grandi istituti di
ripulirsi l'immagine con iniziative pubblicitarie sul sociale.
Così, Mottola è andato a fare le domande a Lele Mora, ex agente dei
vip che oggi gira l'Italia negli stand, portandosi dietro personaggi
famosi che si lasciano fotografare dalle persone.
Quando era uno degli uomini più potenti d'Italia aveva anche un jet
privato, su cui sono saliti personaggi e attori importanti come Di
Caprio.
Era un CESSNA acquistato attraverso un finanziamento di 1,250 ml di
euro concesso da UBI Leasing: quel jet è stato poi usato anche dagli
amici di Mora quando ne avevamo bisogno.
Dopo la condanna per bancarotta, Mora non è più riuscito a pagare
le rate del leasing e così l'aereo è tornato ad UBI e messo in
vendita per 60mila euro (dopo che UBI aveva rigettato un'offerta di
vendita a 250mila euro), acquistato da una società anonima del
Delaware (nemmeno possiamo conoscere i reali proprietari).
“Si vede che era qualcuno, non per fare insinuazioni, amico del
curatore fallimentare”.
Questa è solo una delle operazioni poco chiare che hanno
insospettato Banca d'Italia che su UBI Leasing ha avviato una
ispezione.
Responsabile di UBI international ai tempi delle indagini di Peroni
era un finanziere lussemburghese, fondatore di una società nel 1979
poi finita nella relazione parlamentare sulla P2, la Canopus, in
quanto legata al Banco Ambrosiano.
Dalla Lombardia fino a Montreal: Mottola è volato in Canada per
incontrare Carlo Calvi, figlio di Roberto Calvi, presidente
dell'Ambrosiano, che qui custodisce l'archivio della banca del padre.
La scheda del servizio: L'onnipotente
di Giorgio Mottola in collaborazione di Nicola Borzi, Alessia
Cerantola e Norma Ferrara
C’è un filo nero che lega Ubi Banca, il terzo gruppo bancario del Paese, ai misteri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, trovato impiccato a Londra nel 1982, e alle vicende di Michele Sindona, il banchiere della mafia legato alla P2, morto in carcere dopo aver bevuto un caffè avvelenato. Report ha scoperto documenti inediti sui conti e sulle società offshore di Ubi, una banca nata dalla fusione di istituti di credito bresciani e bergamaschi e che sarebbe coinvolta in operazioni di compravendita di armi, sebbene annoveri tra i suoi soci con quote minori la Diocesi di Bergamo, le suore Ancelle della Carità di Brescia e decine di altri istituti religiosi.Nel processo in corso al Tribunale di Bergamo, secondo l’accusa per anni Ubi Banca sarebbe stata segretamente gestita da un patto occulto capeggiato da Giovanni Bazoli, il potente banchiere bresciano che nel frattempo ha mantenuto anche la carica di presidente di Banca Intesa San Paolo, di cui oggi è presidente emerito. All’interno della banca, secondo la testimonianza di un ex dirigente apicale, mancavano controlli adeguati in materia di antiriciclaggio.
Le mani sulle farmacie italiane
Dal 2017 anche le
società di capitali possono diventare titolari di farmacie: dietro
l'ipocrita sigla di ddl concorrenza il governo Gentiloni ha
consentito che società private (e non solo persone fisiche, laureate
in farmacie, con tanto di licenza) iniziassero a comprarsi le
farmacie.
A Milano hanno già
aperto le prime due a marchio Boot's, un grande marchio
internazionale che si occupa della vendita al dettaglio dei farmaci,
un gigante da oltre 400mila dipendenti nel mondo e 115 miliardi di
fatturato. Sono farmacie che, alla fine, diventano indistinguibili da
un qualunque store: scaffali pieni di prodotti da vendere, riviste,
sconti .. oltre a cibo spazzatura e perfino sigarette.
E' questo il
modello farmacia che aveva in mente il governo Gentiloni? E dove è
finita la concorrenza?
La scheda del servizio: PILLOLE
AMARE di di Giuliano Marrucci in collaborazione di Silvia
Scognamiglio
Dall’entrata in vigore nell’agosto del 2017 del ddl Concorrenza anche in Italia le società di capitali possono finalmente diventare titolari di farmacie. È il modello americano e inglese, dove queste società dominano incontrastate il mercato. Catene da migliaia di punti vendita che, oltre ai farmaci, vendono dal cibo alle sigarette. E dove a farla da padrone è un imprenditore italiano: Stefano Pessina, il terzo uomo più ricco d’Italia, a capo di un impero da oltre 400 mila dipendenti e 115 miliardi di fatturato in 25 paesi. E che oggi punta a conquistare anche l’Italia.
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