02 aprile 2019

La versione della cameriera, di Daniel Woodrell



Mi spaventò all’alba di ogni giorno, nell’estate che trascorsi con lei. Si sedeva sul bordo del letto, i lunghi capelli sciolti, sciolti fino a terra e ondeggianti mentre li spazzolava senza posa, e nella stanza si ritiravano le ombre e dalle due finestre fluiva la prima luce. I capelli erano lunghi come la sua storia e non avrebbe potuto camminare se non li avesse raccolti in folte trecce e fissati attorno e in cima alla testa con degli spilloni. Altrimenti avrebbero spazzato il pavimento come lo strascico di una veste medievale, e le sarebbe toccato radunarli in un fascio e avvolgerli più volte al braccio per non inciampare.
Prendetevi tutto il tempo necessario, per leggervi questo romanzo, il primo di Daniel Woodrell pubblicato in Italia dall'editore NNE: non fatevi ingannare dalla definizione di country noir, quello che avrete tra le mani è un romanzo americano dove si mescolano assieme ricordi, storie, aneddoti, vite passate, gioie, dolori e sofferenze. La vita insomma.

Non è un libro di facile lettura, nonostante le 200 pagine scarse, c'è la tentazione di abbandonarlo a metà per il suo stile narrativo, pochi dialoghi, un andare avanti e indietro nel tempo, la miriade di personaggi (che compaiono come un cameo per poche pagine), particolari che si compongono come pezzi di un puzzle solo alla fine ...
Ma se riuscite ad arrivare fino in fondo, beh, scoprirete il segreto della cameriera, Alma Dunahew: è lei la donna che si pettina i capelli nell'incipit (che già vi fa capire la poesia in questa scrittura, ricca di immagini) e che ha spaventato per anni il piccolo Alex, l'io narrante, mandato dai suoi genitori a passare le estati da lei.
(continua dall'incipit)
Era nata contadina, poi aveva lavorato per mezzo secolo come cameriera, dunque non avrebbe potuto dormire dopo l’alba nemmeno per scommessa, e ogni mattina che passai con lei alla prima luce si metteva a sedere e spazzolava i suoi lunghi capelli da strega, li spazzolava a ciocche, più e più volte, lisciando quei capelli che da decenni non vedevano un paio di forbici, e da cui non si sarebbe separata nonostante l’assurdità di tempo che ogni giorno le serviva per tenerli in ordine.
Erano perlopiù bianchi e macchiati di grigio, i colori di un giornale rimasto sotto la pioggia finché i titoli non si sciolgono sulla pagina. Per tutta l’estate dei miei dodici anni mi svegliò ogni giorno spaventandomi, e nel destarmi la vedevo lì, con l’alba alle spalle, mentre le molle del letto cigolavano piano e una spazzola d’osso scivolava su quei capelli che parevano usciti da una fiaba, e forse non di quelle allegre. Si chiamava Alma, non le andava di essere chiamata nonna ed era capace di rifilarti una sberla se le davi della nonnina. Era sola, vecchia e fiera, e mio padre mi aveva mandato lì, dalla città sul fiume vicino a St. Louis dove vivevamo, in segno di riconciliazione.

E' lei, Alma, la persona al centro di tutto il racconto: i suoi ricordi, le storie del suo passato e, soprattutto, una tragedia che aveva segnato la sua vita, lasciandole dentro un dolore profondo.
L'esplosione della sala da ballo Harbour Dance Hall, a West Table, Missouri, nel lontano 1929 che causò 42 vittime, tra cui l'amata sorella, Ruby, bella e seduttrice, che cercava negli uomini qualche regalo e forse qualcosa di più.

La ricerca della verità dietro questa tragedia percorre tutto il libro, un filo che lega assieme tutti i personaggi che si incontrano e le vicende narrate: la sua infanzia difficile, il raccattar qualcosa da mangiare per i suoi figli dalle case dove andava a lavorare, un marito ubriacone che, proprio quando aveva smesso di bere, morì in un incidente.

Chi è il responsabile di quelle morti, il mistero in fondo a quella tragedia che dopo tanti anni si sono dimenticati, ma che se i responsabili fossero venuti fuori si sarebbe rischiato il linciaggio?
E' quel predicatore che considerava quelle persone che andavano a ballare degni delle fiamme dell'inferno?
Oppure quel vecchio rapinatore che aveva un'officina sotto il locale?
Oppure bisogna stare a sentire quelle voci contro il banchiere Glencross, un uomo sposato presso cui lavorava come domestica la stessa Alma e che era anche l'amante di Ruby?
Alma DeGeer Dunahew, con la sua indole ostile e sofferente, le sue oscure ossessioni e il suo primitivo bisogno di vendetta, era il grande cuore rosso della nostra famiglia, il cuore vero, quello che teniamo nascosto e ci sorregge.

Attraversiamo quasi cinquanta anni di storia dell'America rurale, povera, che ha donato il sangue in tutte le due guerre mondiali, che ha sofferto la fame, la miseria e che la sera cercava solo uno sfogo nel ballo.
E le cui grida di dolore lanciate nel cielo scuro di fumo, su cui Alma non riusciva a far scendere l'oblio.

La scheda del libro sul sito dell'editore NNE
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