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11 ottobre 2021

Con la scusa della lotta all'evasione

 Giovedì scorso il governo ha emanato il decreto riaperture nel corso dell'ultimo cdm: in esso è contenuta una nuova disposizione in materia di protezione dei dati dati personali che, di fatto, esautora il garante della privacy consentendo l'accesso ai dati personali alla PA e a società controllate e anche a enti terzi.

Ne ha parlato Virginia della Sala sul Fatto Quotidiano

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando vuole sa cosa dire a governo e Parlamento: nel settembre 2020, firmando il decreto Semplificazioni, aveva redarguito tutti: “Ho proceduto alla promulgazione soprattutto in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale. Invito tuttavia il governo a vigilare affinché nel corso dell’esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all’oggetto e alle finalità dei provvedimenti d’urgenza”. Lo stesso copione a luglio di quest’anno, con il Sostegni bis quando ha sollecitato che fossero “rispettati i limiti di contenuto dei provvedimenti d’urgenza”.

Eppure, omogeneità e urgenza sembrano entrambi assenti nel decreto sulle riaperture approvato giovedì in Cdm, che mette insieme le effettivamente urgenti disposizioni “per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative” con quelle “in materia di protezione dei dati personali” che di urgente e coerente hanno poco e che per portata sulla privacy dei cittadini avrebbero avuto invece bisogno di una profonda discussione visto che di fatto lasciano libertà alla Pa di fare con i nostri dati ciò che le è più utile. “È difficile ravvisare l’urgenza – spiega Vincenzo Tiani, avvocato a Bruxelles specializzato in privacy e diritto delle nuove tecnologie –. Consentirà alla Pa di decidere in piena autonomia e se e come comunicare i dati a terzi e al pubblico.



Ho confrontato questo articolo con un articolo uscito sempre ieri su Repubblica:

C’è una discreta irritazione nei corridoi del nostro Garante per la Privacy alla notizia che il governo metterà mano alle garanzie degli italiani pur di scovare gli evasori fiscali irriducibili.

A deludere il nostro Garante della riservatezza è soprattutto lo strumento che il governo utilizza per riformare la privacy, dare poteri più ampi alle agenzie fiscali e far pagare le tasse ai contribuenti. Davvero una materia così sensibile si modifica con un decreto che peraltro regola, nello stesso articolato, la riapertura delle discoteche e l’esame di avvocato?

Una legge ordinaria avrebbe portato con sé un dibattito approfondito nel Paese. I parlamentari avrebbero discusso e organizzato audizioni di istituzioni ed esperti. Invece il decreto sarà convertito in una legge subito operativa, tempo 60 giorni. Pochissimi.

Letta così la cosa fa ridere, in un primo momento: veramente questo governo, con questa maggioranza, intende bypassare il garante, per fare una seria lotta all'evasione?

Io mi ricordo i titoli dei giornali della destra quando si parlava di lotta all'evasione.

No, risate a parte, è altro quello che interessa, i nostri dati personali.

E la voglia di riderci sopra passa subito.

11 febbraio 2020

Presadiretta – tutti spiati

Due servizi: l'utilizzo dei nostri dati da parte di società private che sanno tutto di noi e la moneta parallela usata, oltre all'euro, in Sardegna.



Una moneta per amica

In Sardegna si sono inventati una moneta parallela, il Sardex, moneta virtuale che si basa sullo scambio di servizi da parte di utenti e imprese del circuito.

Gli euro si usano per bollette e affitti: le medie imprese lavorano in rete e i dati della fatturazione, cresciuta del 15% in alcuni casi, hanno dato conferma della bontà del progetto.

Questa rete è nata in una delle zone con maggiore disoccupazione, il Medio Campidano: con questa rete si sono aiutate le imprese, che vengono esaminate per poter aderire, che vengono messe in contatto tra loro e con gli utenti.



Sardex si basa sui principi della circolazione della moneta, sulla moderazione dell'offerta dei servizi (non possono iscriversi troppi avvocati in una stessa zona per non creare eccesso di offerta): in dieci anni ha contribuito allo sviluppo di aziende sane e competitive, che ora attraggono maggiori investimenti dalle banche.



La rete include servizi complessi: una mensa compra il cibo per la mensa e i genitori pagano in Sardex per la retta; si pagano in Sardex le sponsorizzazioni di una squadra di calcio che ora è passata in Promozione.



Sardex cresce insieme alle storie delle imprese e delle persone che la usano: “Una moneta chiamata fiducia” è il titolo di un libro dedicato a questa moneta virtuale molto radicata sul territorio e che oggi è studiata anche all'estero.



Tutti spiati (?) di Danilo Procaccianti



Un'altra moneta di cui parlerà Presadiretta sono i nostri dati: siamo spiati tutti i giorni, tutte le ore, da tutti i device che abbiamo in casa. I nostri dati, che arrivano gratis alle aziende, vengono comprate dai data broker per influenza perfino la politica e non solo i nostri gusti.



Danilo Procaccianti è partito dalla casa di Matteo, appassionato di smart-home, una casa dove i device comandano tapparelle, antifurto, aspirapolvere.

Peccato che il tracciato della casa, registrato dall'aspirapolvere, arrivi alla società che lo produce che può anche usarlo: Matteo è costretto a concedere dei suoi dati per usare un prodotto che ha pagato.



Amazon per Alexa, Samsung per la smart TV, Google per Android: sanno tutto di Matteo e incrociando i dati, possono fare previsioni sui suoi prossimi acquisti che gli arrivano come suggerimenti.

LA casa di Matteo lo spia, ne prende le parole, le usa: siamo connessi sempre a internet grazie a device che paghiamo anche meno del prezzo di produzione, perché si ripagano coi dati che ci catturano.



Anna Maria Mandalari è una scienziata che lavora a Londra: ha dimostrato che molti dei dispositivi che usiamo, anche quelli per la sicurezza, ci spiano.

Mandano pacchetti a diversi siti fuori dall'Italia, usando anche traffico criptato: c'è una telecamera che fa port-scanning, mentre è attiva, per capire se ci sono altri dispositivi da cui estorcere dati.



LA telecamera di Xiaomi invia i dati raccolti, l'ora, il video ripreso, in modo non criptato in Cina: meno costano e più spiano di fatto.

Se non si accettano i termini di utilizzo di questi dispositivi, non si possono usare: la smart TV per esempio si collega a Facebook, anche se al suo interno non c'è installato Facebook e lo stesso vale per Netflix.



Ci sono dispositivi che si indossano, come la giacca di Levi's dove, nel suo polsino si può inserire un device che si collega ad una app. Tocchi il polsino e puoi comandare lo smartphone, farti un selfie e ascoltare musica.



Ci sono termometri social dove, ti registri la temperatura e i dati finiscono online.

Ci sono sex toys che mandavano all'azienda produttrice i dati di utilizzo del vibratore.



A cosa servono questi dati? Per creare un nostro profilo, che identifichi il singolo, anche non solo per nome e cognome, ma come persona che fa delle operazioni, che ha dei gusti e che in futuro potrebbe voler comprare o fare qualcosa.



Tracciature che avvengono tramite i cookie: etichette che raccontano le nostre abitudini su internet, usati anche per monitorarci in tempo reale, vedere i siti che abbiamo visto in modo molto intrusivo.



E' come se girassimo ogni giorno con un braccialetto elettronico, che traccia quello che facciamo: è quanto fa oggi Google, con la sua timeline, i luoghi visitati, per quanto tempo, i mezzi di trasporto usati per spostarci.

E sono informazioni che abbiamo dato noi a Google.



Alcuni giornalisti del NY Times sono entrati in possesso delle informazioni sugli spostamenti di centinaia di persone: tra queste anche un agende dei servizi segreti americani, uno di quelli adibiti alla sicurezza di Trump.

Nemmeno il presidente degli USA è al sicuro, figuratevi come lo siamo noi.



Lo sa Google e lo sanno le altre App collegate, senza che noi lo sapessimo: anni fa era emerso che delle App raccoglievano informazioni sulle mestruazioni e sulle abitudini sessuali delle donne che si erano registrate. Informazioni che poi erano inviate a Facebook.



Tik tok è stata scaricata da più di 1 miliardi di persone, compreso Salvini: si creano video con della musica in sottofondo, in modo semplice.

Dietro questa App c'è l'interesse dei brand, dei marchi, ma c'è anche un'azienda cinese: i garanti della privacy di tutto il mondo hanno lanciato l'allarme, contestando il fatto che l'azienda non ha protetto minori di 13 anni dall'uso di questa app.



Prendono i nostri dati e ci costringono anche a fare degli spostamenti: è quello che succede ai giocatori di Pokemon Go, una app di realtà aumentata, che indirizza i giocatori verso certi edifici, verso certi locali che magari pagano la società produttrice per far arrivare un certo numero di persone.

Persone che sono considerate come marionette: si parla di capitalismo della sorveglianza, racconta la sociologa Zuboff, perché in questo mondo l'ultimo prodotto da sfruttare siamo noi.

Paghiamo per farci dominare, per orientare i nostri comportamenti, siamo ad un passo dal grande fratello: per i capitalisti della sorveglianza noi siamo solo utenti anonimi.



La nostra democrazia è a rischio, perché abbiamo perso la nostra sovranità e i nostri comportamenti sono influenzati dalle società della rete: lo ha raccontato l'inchiesta sullo scandalo Cambridge Analytica.



Attraverso gli algoritmi, che incrociano i dati che lasciamo sui social, le società della rete sanno tutto di noi, la nostra personalità, i nostri gusti, le nostre scelte in campo politico.

Il referendum sulla Brexit è stato condizionato da questi meccanismi: Cambridge Analytica ha usato i dati 8 milioni di profili di Facebook per influenzare il voto di milioni di elettori, non solo in Inghilterra ma anche in America, bombardati con messaggi ad hoc personalizzati.



Presadiretta ha intervistato Brittany Kaiser, ex dipendente di questa società fondata da Steve Bannon, braccio destro di Trump e ideologo della destra sovranista: la vittoria di Trump ha influenzato la vittoria di Trump, “questa è la tragedia della nostra democrazia nel 2016”. Messaggi per condizionare potenziali elettori di destra e per scoraggiare al voto elettori di Hillary Clinton.



Fake news, notizie false, che hanno perfino nascosto la realtà di tutti i giorni: il numero dei rifugiati che sarebbero arrivati in Inghilterra, del costo del rimanere nell'Unione, tutto grazie ad annunci che sono apparsi su Facebook per poi sparire, annunci visibili solo dai singoli utenti.



Il fondatore Zuckerberg ha sempre negato rapporti con Cambridge Analytica, non ha mai sospeso annunci a pagamento anche dopo lo scandalo.



Era in piedi una vera e propria infrastruttura per condizionare elezioni nel mondo e che coinvolgeva governi e servizi segreti: anche partiti italiani hanno contattato C.A., uno di questi avrebbe forse fatto un progetto pilota.



Di certo il Movimento 5 Stelle si è mosso in anticipo: ha profilato i propri utenti su Facebook ben prima che lo facesse C.A. E' questo quello che raccontano ex dipendenti della Casaleggio Associati come Nicola Biondo o Marco Canestrari.



Casaleggio Associati ha avuto in mano i dati personali di 30mila persone, che nel 2013 hanno dato consenso positivo all'uso di una App per le primarie.

E' partita un'inchiesta del garante della privacy sull'uso dei dati personali, alla Casaleggio Associati e alla piattaforma Rousseau e vedremo come procederà: di certo Casaleggio jr ha incontrato nel 2018 Steve Bannon e anche Farage.



Come funziona la piattaforma Rousseau



“Io ho creato degli Avatar in carne e ossa” sono le parole di Gianroberto Casaleggio, confidate a Nicola Biondo. Gli avatar sono i profili degli utenti profilati e ben noti da Casaleggio e che poi sono diventati i deputati a 5 stelle.

I dati segreti della Casaleggio sono poi finiti nella cassaforte dell'associazione Rousseau che ha dentro Davide: un partito politico, di governo, ha di fatto un unico fornitore per i servizi informatici, che non potrà mai essere cambiato.



Noi eleggiamo i deputati del movimento, ma che ruolo ha Casaleggio?

Tutta la comunicazione del movimento passa per Casaleggio e per Rousseau, dopo il 2016: erano i messaggi contro il PD, contro i suoi esponenti locali, che le associazioni locali dovevano usare a scatola chiusa.



Come a scatola chiusa è la piattaforma stessa, sviluppata a codice sorgente chiuso, come fosse un segreto aziendale.

Quanto sono sicuri i dati dei sostenitori e degli attivisti del M5S dentro la piattaforma, visto che nessuno può controllarne la sicurezza?

Possono avvenire violazione di dati privati?

Il voto sulla piattaforma è tracciabile?



Cosa è successo durante i tilt registrati ai tempi delle elezioni del 2018 per le parlamentarie? Per la scelta del capo politico, Di Maio?

Gli unici che parlano sono i fuoriusciti o persone che sono state cacciate dal movimento.

Il movimento 5 stelle non fa congressi, non ci sono elezioni interne pubbliche, non c'è tutta questa trasparenza di cui si parlava all'inizio.

Una sola persona, Davide Casaleggio, ha in mano un potere enorme che ha declinato la richiesta di intervista di Presadiretta.

Presadiretta ha raccontato dei rischi di tracciatura quando si va in palestra (le nostre informazioni fisiche, i dati del nostro corpo), quando si usano le tessere fedeltà nei supermercati (sanno quanto e quando spendiamo).

I dati oggi valgono più del petrolio - racconta il data analyst di Oracle, una dele società che oggi fanno data broker.
Prendono dati raccolti da milioni di device e che son venduti per pubblicità.
Sono dati personali che escono dai nostri device, siamo noi che li concediamo gratis a queste società e che poi vengono salvati in CED super sicuri come il SuperNap a Vicenza.  

Riuscirà il regolamento GDPR a porre un freno a questa situazione?

10 febbraio 2020

Le inchieste di Presadiretta – la nostra vita spiata


Nel nostro cellulare sono conservati messaggi, foto, conversazioni, pezzi della nostra vita privata. Conosce più cose di noi il nostro smartphone che non il migliore amico.
Dalle nostre abitudini alimentanti, ai gusti letterari o cinematografici, agli orientamenti politici ..
I nostri spostamenti, quello che cerchiamo in rete, queste conversazioni però non svaniscono in rete, ma sono conservate come fossero un bene prezioso dai giganti della rete.
Ogni volta che usiamo un social, che cerchiamo qualcosa, lasciamo una traccia di noi da qualche parte, un dato prezioso che qualcuno raccoglie ed utilizza per mappare abitudini, gusti orientamenti: se pensiamo che tutto questo poi non abbia alcun riflesso sulla nostra vita siamo semplicemente ingenui.
Il cellulare sa tutto di noi, ovvero i giganti della rete e, di conseguenza, sa come orientare e condizionare le nostre scelte.
A fin di bene, ci è sempre stato detto. Ma sappiamo che non è così.
Presadiretta lunedì si occuperà proprio di questo, della fine che fanno i nostri dati una volta che li mettiamo in rete, usando lo smartphone con le sue app:

Valgono già ora solo in Europa 106 miliardi di euro, sono il nuovo petrolio, la nuova materia prima dell'economia mondiale e noi siamo diventati il terreno da cui estrarli. E questo avviene 24 ore su 24. Anche quando meno te lo aspetti.

I nostri dati sono il nuovo petrolio, racconta nell'anteprima Riccardo Iacona: ma siamo sicuri dell'uso che ne viene fatto da chi li custodisce?

Con l'arrivo del 5g la nostra casa potrebbe riempirsi di nuovo gadget tecnologici collegati in rete che conversano col nostro smartphone per accendere luci, alzare la temperatura di casa, mettere della musica …
Presa diretta è andata a curiosare nella casa di Matteo Sulis, un appassionato di smarthome: la sua casa è una di quelle del futuro, si adatta alle esigenze della persona, che non deve fare più nulla, nemmeno accendere l'antifurto, nemmeno la fatica di passare l'aspirapolvere, che può essere avviato perfino dal telefonino mentre noi siamo fuori casa.
Bello vero? Meno bello scoprire che la planimetria della nostra casa è salvata, con una grande accuratezza, sul cloud, nemmeno nel cellulare. Come se l'avessimo regalata ai proprietari dell'aspirapolvere tecnologico.

Oltre agli aspirapolvere, esistono anche i termometri social, che registrano la temperatura dei bambini e poi la mandano all'App collegata: anche questi dati possono finire nei database delle aziende di marketing.
Se vi sorprende la storia del termometro, ancora più sorprendente la storia del vibratore collegato allo smartphone: la società produttrice, canadese, ha perso una class action da 4 ml di dollari perché questa società collezionava dati sui gusti sessuali dei suoi clienti, senza averli debitamente avvertiti.

E poi c'è la storia della “bambola spia”, un altro dei casi citati dal servizio di Danilo Procaccianti, Layla: dotata di un microfono collegabile a qualsiasi dispositivo via bluetooth.
Secondo i funzionari di un'agenzia di controllo tedesca potrebbe essere usato da un estraneo per spiare cosa dicono i bambini o addirittura entrare in contatto con loro.

Tutti questi oggetti stanno riempiendo le nostre case perché il loro costo sta scendendo sempre di più, anche al di sotto del prezzo di produzione. Perché li stiamo pagando coi nostri dati: Danilo Procaccianti ha tracciato i dati scambiati con un centinaio di diversi dispositivi IOT, tra i più comuni, dal baby monitor per supervisionare i figli, a quelli di videosorveglianza.
Tutti inviano diversi pacchetti IP a più indirizzi a volte in maniera criptata, ovvero solo l'azienda che li riceve può conoscerli.
Siamo spiati, anche se in modo discreto: ricevono tante informazioni che ci riguardano senza che noi ce ne accorgiamo.

E dopo averli messi in casa, alcuni di questi li stiamo anche indossando:


“da qualche anno in America, e da pochi mesi in Italia, è in commercio una giacca creata in collaborazione tra Levi's e Google, il polsino sinistro è intessuto con fili realizzati con leghe metalliche conduttive che rendono quella parte della giacca sensibile al tatto come lo schermo di uno Smartphone. Dentro il polsino poi si inserisce a scomparsa un piccolo device che si collega via bluetoooth ad una App che converte le interazioni della persona con il polsino sensibile in comandi che l'app può eseguire.Un semplice gesto e possiamo farci un selfie, un altro gesto e parte la musica.Noi camminiamo felici, ma inconsapevoli di lasciare per strada dati sulla nostra posizione preferenze musicali e tanto tanto altro...”

Sono i dati delle telecamere di sorveglianza, i dati sui nostri like, i dati sui nostri spostamenti, sul fitness (quanti passi facciamo, che esercizi facciamo in palestra): stiamo arrivando ad un nuovo capitalismo di sorveglianza, che considera tutti noi solo come consumatori?

I nostri dati sono così preziosi da essere definiti il nuovo petrolio: così preziosi da essere conservati in data center (il famoso cloud) protetti coi più moderni sistemi di sicurezza: uno di questi è qui a Vicenza, gestito dalla Supernap Italia. Telecamere ovunque, doppio muro esterno, nessuna finestra, severe procedure di riconoscimento facciale, gabbie di metallo a proteggere gli armadi che contengono i server.
Tanto sono importanti per le internet company i nostri dati. Senza che noi ne siamo realmente consapevoli.
Silvio Siliprandi, sociologo e AD di Weople, racconta al giornalista: “è la prima volta che ci troviamo di fronte ad una cosa così, è come chiedere a masse di miliardi di persone di andare a lavorare gratis ..”
L'anteprima della puntata sarà dedicata di una moneta europea poco conosciuta, il Sardex:
UNA MONETA PER AMICAPensate che in Italia e in Europa esista solo l'Euro? No, ci sono parti del nostro Paese dove si utilizza una moneta parallela. Si chiama Sardex e lunedì nell'anteprima di "TUTTI SPIATI?" a Presadiretta Andrea Vignali ci racconta come funziona.

La scheda della puntata: TUTTI SPIATI
Noi navighiamo su internet, usiamo cellulari, auto, elettrodomestici intelligenti e lasciamo delle tracce. Ogni dispositivo digitale può raccogliere informazioni su di noi, sulle nostre abitudini, sui nostri gusti, sulle letture e i viaggi, le amicizie, fino all’orientamento religioso o politico. Si forma così la nostra identità digitale e con questa si possono prevedere i nostri comportamenti o addirittura influenzarli, dagli acquisti fino alle scelte politiche.Il mercato dei dati è diventato un asset strategico, un business da miliardi di dollari l’anno. Il mercato ormai siamo noi.Un affascinante viaggio di PresaDiretta nel mondo dei dati personali, che 24 ore su 24 vengono raccolti, conservati, archiviati, venduti e comprati. Per farne cosa?
A PresaDiretta esperimenti digitali unici e interviste esclusive.Lo scandalo di Cambridge Analytica raccontato da Brittany Kaiser, la talpa che ha denunciato come milioni e milioni di informazioni personali siano state utilizzate per propaganda elettorale negli Stati Uniti e non solo.
Shoshana Zuboff, autrice di un libro che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, che spiega perché è così importante difendersi e tutelare la propria privacy digitale.E poi il mondo dei partiti politici, che hanno scoperto l’importanza dei dati personali raccolti tra elettori, simpatizzanti e semplici cittadini.
Che fare allora, come proteggere i nostri dati e le nostre vite? “TUTTI SPIATI?” è un racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti, Raffaele Manco, a cura di Raffaele Marco Della Monica.