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08 dicembre 2024

Anteprima inchieste di Report – il caso Liguria, il sogno delle bioplastiche e l’aria di Milano

AGCOM ha stabilito che il servizio di Report sul sistema Toti (e i suoi portatori di voti “imbarazzanti” e pericolosi) non ha affatto violato la regola del silenzio elettorale.

Dunque stasera si tornerà a raccontare del sistema Liguria, ovvero di una regione in mano a piccoli potentati locali che garantiscono interessi privati, magari non sempre in modo trasparente ma anche, e soprattutto, pacchetti di voti.

Il resto lo fa l’astensione.

Poi, come racconta il conduttore Sigfrido Ranucci nelle anticipazioni, il sogno infranto della plastica biodegradabile.

Il sistema (faraonico) Liguria

A quanto pare, per gli elettori che sono andati a votare in Liguria, il sistema Toti (e ora Bucci) piace, ma da dove sono arrivati i voti per Bucci (considerando che a Genova dove era sindaco, ha perso)?

Oltre seimila voti arrivano dalla famiglia Scajola, il nipote dell’ex ministro (quello della casa comprata a sua insaputa) tanti ne ha presi: Marco Scajola ex totiano è stato assessore all’urbanistica, rientrato in Forza Italia dopo l’inchiesta che ha travolto la giunta precedente.

La famiglia di Claudio Scajola è ben radicata da anni ad Imperia: il padre ha fondato la DC in questa provincia, nel 1982 Claudio era già sindaco di Imperia e ora lo conoscono tutti come “il faraone”.

Ma perché lui è un grande ammiratore della cultura egizia, non per altro. Un faraone che prende decisioni anche sopra la volontà popolare.

Nel settembre del 2023 si formò una catena umana lunga chilometri lungo il litorale della provincia di Savona per dire no ad un impianto di rigassificazione che dovrebbe essere costruito proprio davanti il lungo mare di Savona.

In una zona a già forte impatto ambientale per la presenza delle industrie tra Vado e Savona che, per la legge Seveso, dovrebbero prestare molta attenzione ai rischi ambientali.
Quest’opera avrebbe un alto impatto anche sull’entroterra savonese perché le condotte dal mare risalirebbero verso la val Bormida per immettere il gas nella rete nazionale, passando sopra il paese di Altare, attraverso un bosco al cui interno si nasconde una natura unica. 
Un monastero induista nascosto in mezzo agli albero, un pezzo di India in Liguria.

Ma è un progetto su cui gli Scajola credono, anche andando sopra alle richieste di chiarimenti dei cittadini e alle loro proteste.



Ci sono luoghi meravigliosi in provincia di Savona, come Celle Ligure dove Aldo Spinelli, indagato nell’inchiesta per corruzione e in attesa di patteggiare la pena, decide di comprare gli edifici delle ex colonie bergamasche per trasformarli in residenze private.
Si tratta di un’area dove non sono consentite nuove edificazioni – spiega l’ex sindaco di Celle Ligure Luigi Bertoldi – né alterazioni degli edifico esistenti, perché l’area delle ex colonie rientra nel piano territoriale paesistico della regione Liguria dove si può demolire, ricostruendo fedelmente, mentre qui si è ricostruito accorpando più edifici, con un aumento del volume nella sagoma del nuovo edificio. Dovevano edificare a 30 metri dalla via Aurelia, hanno invece edificato a 10 metri, “sostenendo che quel sito [le nuove residenze] è edificabile” continua l’ex sindaco. Ovvero dove non è consentito costruire nuovi edifici, come si fa a dire che è edificabile?

C’è poi l’ex padiglione Frizzoni che, avendo una dimensione ai 10000 metri, non poteva usufruire del piano casa e sarebbe dovuto diventare un albergo. Ma, durante l’iter, nel 2020, la regione Liguria guidata da Toti cambia la legge, permettendo la sua demolizione per costruire altri appartamenti.

Ma Spinelli ha un altro problema: la spiaggia libera sotto l’Aurelia, essendo proprietario dell’immobile che c’è sopra vorrebbe privatizzarla. Così, come per le concessioni del porto di Genova, se ne interessa Toti che mentre è a pranzo con Spinelli, chiama l’ex sindaco di Varazze, il consigliere regionale Bozzano per trovare una soluzione. Passa solo un’ora e Toti chiama la sua collaboratrice, come emerge da una telefonata di cui Report è entrato in possesso.

In questa telefonata Toti chiede alla collaboratrice di chiedere alla segretaria di Spinelli i documenti dove vuole che si facciano i versamenti (per Toti), “lo fa normale, come tutti gli altri”. C’è stato poi un incontro dove Toti e la collaboratrice si sono parlati a voce: di certo c’è l’interesse di Toti a dare una mano a Spinelli per farsi la sua spiaggia privata, con tanto di edificio per lo stabilimento balneare, ma anche per questo mancavano permessi, ma il presidente Toti tranquillizza l’anziano imprenditore genovese “guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa di Celle, ora facciamo la pratica, si può costruire .. quando mi inviti in barca che ora ci sono le elezioni abbiamo bisogno di una manina”.

Ma ad Imperia a controllare il territorio c’è un’altra presenza ingombrande: la ndrangheta.

Come spiega Report nell’anticipazione: “Dopo anni di indagini, il 7 ottobre 2014, il tribunale di Imperia emette una sentenza storica che riconosce per la prima volta la presenza organica della ‘ndrangheta nella provincia ligure. Ciò nonostante il primo cittadino non sembra essere d’accordo.”
In questa sentenza vengono condannati alcuni membri della famiglia Pellegrino, Vincenzo Marcianò, figlio del capo della locale di ndrangheta, Peppino Marcianò.
Dopo aver letto la sentenza, queste persone dietro le sbarre della gabbia hanno minacciato i giudici, prendendosi pure qualche applauso dai familiari.
Ma, secondo il sindaco di Imperia, Scajola, questo di Imperia non è un territorio influenzato dalla criminalità organizzata, nonostante le indagini, i beni confiscati, le sentenze arrivate fino in Cassazione: “in questo territorio della città non è emerso mai nulla”.
Peppino Marcianò è stato condannato in appello per associazione di stampo mafioso: nel 2017 al suo funerale era presente il figlio Vincenzo, lo stesso che nel tribunale di Imperia inveiva contro i giudici che lo stavano condannando. E che ai funerali se la prende con la giornalista Cristiana Abbondanza che stava registrando un filmato: grazie a quei filmati sappiamo che era presente anche il neo eletto consigliere regionale della lista di Bucci, Walter Sorriento.
“Mi ci sono trovato per caso” è stata l’assurda risposta che il consigliere ha dato Report che ha pure aggiunto “ero lì per mia figlia che stava facendo un saggio..”
Un po’ come il faraone Scajola, a sua insaputa.

La scheda del servizio: IL FARAONE E IL RIGASSIFICATORE di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Dopo lo scandalo giudiziario che ha coinvolto l'ex presidente Giovanni Toti, la Regione Liguria alla fine di ottobre è tornata al voto. A vincere di misura è stato l'allora sindaco di Genova Marco Bucci con soli 8424 voti di scarto grazie alla provincia di Imperia guidata da Claudio Scajola. Oltre 6mila voti arrivano proprio da suo nipote Marco Scajola, ex Totiano assessore all'Urbanistica, rientrato in Forza Italia dopo l'inchiesta che ha travolto la giunta precedente. Scajola riesce a portare 8 uomini in Regione e ben 3 assessori su 7. Ma la provincia di Imperia è davvero quel modello di Liguria che ha spinto Bucci a diventare presidente e chi sono i neoeletti consiglieri? Report mostrerà in esclusiva le immagini del funerale del boss di 'ndrangheta Peppino Marcianò nel 2017 a cui parteciparono diversi politici locali, tra cui un neoeletto consigliere regionale. Torneremo anche a parlare del sistema Toti e di come è nata l'inchiesta che ha terremotato la Liguria, partendo da La Spezia per arrivare in provincia di Savona dove la vecchia giunta voleva mettere il rigassificatore.

La consulente ad insaputa del ministro

Report è venuta in possesso di altri audio di conversazioni tra l’ex ministro Sangiuliano e la non consulente Maria Teresa Boccia: solo gossip? No, oltre al tema delle informazioni sensibili di cui sarebbe venuta in possesso (per il G7 a Pompei), c’è una telefonata tra i due dove lei si lamenta della mancata nomina. Sangiuliano glissa, “la nomina non si può fare.. e il motivo tu lo conosci.. comunque non mi va di parlarne al telefono” chiude l’ex ministro, come se sapesse di essere intercettato.


“Domani dammi il tempo di comprare un altro telefono, ti darò il numero e potremmo scriverci” – si giustifica Sangiuliano, un telefonino scarso perché non si può permettere altro (come se fosse improvvisamente diventato povero, ironizza la Boccia).
C’è poi una seconda intercettazione tra Boccia e il capo di gabinetto di Sangiuliano Gilioli: “io ho avuto indicazione dal ministro di non procedere al perfezionamento della nomina..”
Al che Boccia chiede che cosa abbia firmato, intendendo il contratto di consulenza: “faccia una istanza di accesso agli atti e verrà trattata di conseguenza”.
Esisterebbe, secondo la versione di Boccia un contratto firmato il 7 agosto nella stanza del ministro (allora) Sangiuliano. Che fine ha fatto questo contratto?

Altro punto di cui si occuperà il servizio: qual è stato in questa vicenda il ruolo di Arianna Meloni, la sorella della presidente del Consiglio? Secondo l’avvocato dell’ex ministro Sangiuliano, Silverio Sica, lo aveva avvisato molto tempo prima, di stare attento a questa persona, c’erano delle voci che giravano, consigli a cui l’ex ministro non avrebbe dato retta evidentemente.
Cosa risponde Arianna Meloni? “Vi ricordo sempre che siete pagati coi soldi pubblici ..”: un avvertimento? Un messaggio nemmeno poco sibillino?
“Io non so quanto agli italiani possa interessare, mi sembra che siate ossessionati da questa storia ..”.
Si tratta del solito tentativo di nascondere storie imbarazzanti con la scusa del gossip ma, come Report ha raccontato, ci sono aspetti che gli italiani dovrebbero conoscere: su come si entra nell’orbita di un ministero, arrivando anche alla conoscenza di informazioni riservate.
Ma è così facile buttarla in “caciara”, raccontando che Report sta tutti i giorni sotto la segreteria di FDI, che i giornalisti Rai hanno una ossessione, sprecando denaro pubblico (pensassero ai CPR in Albania)

La scheda del servizio: TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NEL MESE DI AGOSTO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Report ricostruisce la vicenda della mancata nomina di Maria Rosaria Boccia a consigliera per l’organizzazione dei grandi eventi del Ministero della cultura allora presieduto dal ministro Gennaro Sangiuliano attraverso audio e testimonianze inedite.

L’illusione della plastica biodegradabile

Il servizio di Report racconterà la storia di una azienda italiana che avrebbe voluto cambiare il mondo, liberandolo dalla plastica inquinante: una storia che inizia da una pista da sci.

La racconta l’AD di Bio-On Marco Astorri tra il 2007-2019: stavano producendo le tessere per gli impianti sciistici delle Dolomiti, il presidente della società fece una battuta, “Astorri ma queste tessere che sono fatte di plastica che poi ci ritroviamo in primavera e d’estate lungo tutte le piste e le dobbiamo raccogliere, non le possiamo fare in un materiale naturale?”.
Questa è stata la scintilla per la plastica biodegradabile: ogni anno nel mondo vengono prodotte 500ml di tonnellate di plastica, gran parte si disperde poi nell’ambiente e va a finire nelle acque dei fiumi e mari, nei terreni, entrando nella catena alimentare e provocando tumori.
Marco Astorri si era messo in testa di produrre una plastica naturale: nelle sue ricerche ritrova una invenzione del 1926, quando lo studioso francese Lemoigne aveva studiato i poliidrossi-arcanoati, PHA, una plastica generata dai batteri nutriti con lo zucchero, tutto completamente naturale.
Il batterio si nutre di questi zuccheri e li espelle come un escremento – spiega a Report Paolo Galli membro della Plastic Hall of Fam – ed è questa sostanza materiale plastica: lo stesso tipo di batterio o famiglie di batteri simili, capiscono che questo è un materiale digeribile e lo aggrediscono, lo mangiano e lo restituiscono all’atmosfera come co2. Plastica che, messa a contatto con questi batteri, si trasforma in gas, tutto un procedimento naturale. Si tratta di una plastica che ha le stesse caratteristiche fisiche della plastica tradizionale in termini di trasparenza, rigidità, elasticità, flessibilità della plastica tradizionale. Potrebbe dunque sostituire in toto la plastica tradizionale.
Cos’è successo allora alla Bio-On? Il giornalista del Corriere Marco Madonia e autore del libro L’Unicorno, racconta della svolta del 2014 quando Astorri decide di quotare l’azienda in borsa, mettendo sul mercato il 10% di Bio-On, la quota minima per entrare nell’AEM, la sigla che sta per Alternative Italian Market, sistema costruito su misura per le piccole e medie imprese. Servivano degli investitori che avrebbero poi messo i soldi su questo sogno: Bio-On si fa seguire da Giovanni Natali che di mestiere fa proprio questo, quotare le aziende in borsa.
A Report racconta della battuta che fece alla Bio-On: “vedete che se questa roba funziona, tu tra tre anni vai in giro con l’elicottero, se non funziona vai in galera”.
Agli investitori Astorri che modello di business proponeva? Il modello non era produrre la plastica biodegradabile, bensì vendere le licenze per fare impianti per la produzione di plastica biodegradabile, un modello da vendere ai tanti produttori di plastica, per progettare assieme nuovi impianti, basati sui brevetti di Astorri.
L’interesse è mondiale, Astorri chiude contratti di licenza per fare stabilimenti in Olanda, Francia, Russia e Iran e poi trattative in tutto il mondo, perfino con produttori australiani. Il contratto coi russi fu firmato direttamente sotto gli occhi di Giuseppe Conte e di Vladimir Putin.
“C’erano aziende enormi con noi, Eni, Barilla, Ferrovie dello Stato e tutti si chiedevano chi fosse Bio-On..”

Cosa è successo poi?



Gabriele Grego è trader finanziario, col suo fondo Quintessential analizza i bilanci per scovare truffe finanziarie: nel 2019 ha pubblicato un report sulla Bio-On dove quest’ultima veniva paragonata alla Parmalat, “la Bio-On è un castello di carte”.
Un duro attacco ad Astorri e alla sua azienda, il giorno dopo la pubblicazione del report avrebbero dovuto annunciare l’aumento del capitale in cui Bio-On sarebbe diventata una multinazionale. Invece venne svegliato alle 6 di mattina da questa notizia che diventa subito un incubo, per tutte le “balle” (secondo la versione di Astorri) raccontate nel report.
La tecnologia di Bio-On sarebbe assurda e farneticante, ci sarebbero seri problemi di produzione per il PHA, altre imprese hanno fallito in precedenza nel tentativo di commercializzare il PHA..
Report ha chiesto un parere a Paolo Galli che smonta questo report: farneticanti sono le parole di Grego, questa tecnologia è stata provata e brevettata.

La scheda del servizio: NIENTE È COME SEMBRA di Danilo Procaccianti

Collaborazione Goffredo De Pascale, Enrica Riera

Una società che acquista brevetti avveniristici per affidare a un batterio che mangia zucchero la produzione della plastica, una sostanza integralmente biodegradabile destinata a rivoluzionare il mercato mondiale. Tutto inizia come se fosse una start up, ma presto questa società italiana viene quotata in borsa e raccoglie un capitale da capogiro che supera il miliardo di euro. È l’italiana Bio-on, con la sua storia di un sogno che stava diventando realtà e si è poi tramutato in un incubo, un vero e proprio thriller industriale con tanto di fallimento, condanne penali, agenti segreti e personaggi svelati per la prima volta da Report.

Tira una brutta aria a Milano

Ma è vero che Milano è la terza città più inquinata al mondo?

Chi misura la qualità dell’aria, in termini di inquinamento, nelle maggiori città del mondo? La società si chiama IQAir AG: misurano la qualità dell’aria prendendo i dati da tutte le fonti pubbliche a cui possono accedere – spiega l’AD Frank Hammes – “a Milano ad esempio arrivano da due stazioni pubbliche, quelle di Arpa, e da dieci stazioni private, cioè rilevatori di persone private ..”
I dati arrivano cioè da persone comuni, che hanno in casa dei misuratori: ma come fanno ad essere certi che gli strumenti usati dai cittadini funzionino correttamente? L’AD ha risposto che con 300-400 euro si possono comprare strumenti di buona qualità.
Ma il responsabile di Arpa Lombardia per la qualità dell’aria, Guido Lanzani, spiega che loro usano strumenti conformi a quello che prevede la norma del 2008 dell’Unione Europea, ogni stazione costa da 100mila a 150mila euro: “l’importante è utilizzare, per confrontarle, delle misure che siano coerenti coi metodi di riferimento che la normativa prevede. Se metto assieme dati che provengono da sistemi di rilevazione diversi, rischio di dare una fotografia sfalsata.”
Per evitare questo rischio la comunità europea ha imposto degli standard che tutti i paesi europei devono rispettare, a cominciare dal luogo dove installare i misuratori.
Come mai un’azienda privata come IQAir, senza avere gli strumenti adeguati e le competenze scientifiche necessarie, pubblica una classifica delle città più inquinate al mondo?
C’è un possibile conflitto di interesse, poiché IQAir produce depuratori d’aria: questo è il loro business su cui basano il loro profitto. Nulla di illegale, ma rimane la sensazione che queste classifiche facciano parte di una sorta di campagna pubblicitaria.
Per smontare questa sensazione basterebbe che l’azienda mostrasse i dati sulle vendite: c’è stato un aumento delle vendite dei loro dispositivi in Italia nell’ultimo anno? Niente da fare, su questo l’AD dell’azienda risponde che, essendo una società privata, non sono tenuti a mostrare nulla. Ma è proprio questo il punto: possiamo fidarci dei report di IAQAir? I loro dati sono basati su qualche evidenza scientifica? E, poi, chi certifica la qualità dei loro depuratori? Non esiste nessuna certificazione per i depuratori d’aria, lo stesso AD ammette di aver studiato giurisprudenza.

Giusto per chiarire il punto, il responsabile di Arpa Lombardia si è laureato in fisica all’università di Milano e poi ha studiato alla scuola di specialità in statistica sanitaria all’istituto dei tumori, sempre a Milano.

La scheda del servizio: CHE ARIA TIRA? di Marco Maisano

"Milano è la terza città più inquinata del mondo”. Questa è l’affermazione, errata, pubblicata qualche mese fa da molti media italiani. Un'affermazione basata su una classifica che mette in gara i livelli di inquinamento delle principali città del mondo. Ma chi stila questa classifica? Una società svizzera che si chiama IQAir e il cui business, anche se nessuno se n’è accorto, è la produzione di purificatori d’aria. Nonostante l’affermazione errata, però, l’Italia si ritrova comunque nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria. Milano non è la terza città più inquinata, ma i suoi livelli di inquinamento atmosferico, assieme a quelli di molte altre regioni italiane, supera, e non di poco, i limiti imposti dall’OMS e dall’Unione Europea. Il risultato? Migliaia di persone muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili in atmosfera. Ma la politica italiana, nonostante le sanzioni in arrivo, sta già chiedendo deroghe al raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Un fatto, avverte la comunità scientifica, che causerà centinaia di migliaia di morti entro il 2035

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

27 ottobre 2024

Anteprima inchieste di Report - il sistema Genova, dentro il MIC, la candela di Sgarbi e l’altra Cutro

“La stampa serve chi è governato, non chi governa”  - così si concludeva la sentenza della Suprema Corte degli Stati Uniti nella vertenza tra l’amministrazione Nixon e i giornali New York Times e Washington Post per la vicenda dei Pentagon Papers.

Sono passati più di 50 anni e ancora siamo a dover difendere questo principio: non deve essere Report (o Presadiretta o le altre poche voci libere dell’informazione) ad aver paura della politica, ma il contrario, deve essere la politica a temere delle inchieste giornalistiche, sempre che abbia cose da nascondere.
Sono uscite da pochi giorni le anticipazioni dei servizi della prima puntata di questa stagione di Report e la politica è in fibrillazione: sono partiti gli attacchi, la richiesta di vedere “tutto il girato” (manco fosse una manifestazione dei giovani di FDI).
I temi che toccheranno i servizi sono quanto mai attuali, specchio di questa classe dirigente incapace di essere trasparente: la campagna elettorale a Genova e i voti raccolti dalla mafia. Uno sguardo dentro il Ministero della Cultura in questi mesi con la gestione Sangiuliano. Un servizio sull’altra Cutro, una strage di migranti tenuta nascosta dopo il tragico eventi davanti le coste calabre per non mettere in imbarazzo il gove
rno. Infine il quadro di Sgarbi: chi aveva ragione?
La novità di quest’anno è la mezz’ora in più che verrà dedicata ai giovani, “sarà un laboratorio, formare giornalisti per la Rai, con la dedizione all’inchiesta, con lo spirito del servizio pubblico, col rigore proprio di Report” racconta il conduttore Sigfrido Ranucci nell’intervista a Gli imperdibili: “l’informazione indipendente è un dovere del servizio pubblico, più ancora del pluralismo perché è nell’indipendenza il pluralismo, è una maggiore garanzia.”

Report Lab

Report è andata a Vasto a raccontare dei Trabocchi dentro la riserva marina di Vasto istituita nel 1988: oltre al vincolo ambientale, uno di questi (quello di Punta Aderci) è pure vincolato dal punto di vista monumentale, “è un patrimonio che rappresenta l’Abruzzo in modo importante” racconta a Report Raffaella De Francesco – titolare del Trabocco di Punta Aderci.
La comunità di Vasto ci tiene veramente al mantenimento di questo ecosistema, di cui i Trabucchi ne fanno parte: sono stati loro, da soli, a salvare un branco di capodogli che si era arenato sulla spiaggia di Punta Penna. In tanti sono accorsi lì per dare una mano, anche solo portando bacinelle, per tenere bagnati i cetacei spiaggiati, alcuni tra i più intraprendenti hanno spinti fisicamente gli animali in mare.

“Abbiamo fatto una cernita su quali animali da salvare per prima e abbiamo scelto il più piccolo” racconta a Report Fernando Sorgente.
I capodogli avevano capito cosa stavano facendo le persone attorno a loro.

La scheda del servizio: Vasto. Esempio di solidarietà di Chiara De Luca

di Chiara De Luca

Collaborazione di Greta Orsi

Immagini di Chiara D'Ambros,

Ricerca immagini di Eva Georganopoulou

La riserva di Punta Aderci è la vetrina dell’Abruzzo costiero. ​​​​​

La riserva di Punta Aderci fu istituita nel 1988 dalla Regione Abruzzo, a gestirla dal 2006, per conto del Comune di Vasto, è la cooperativa Cogcstre che riceve ogni anno da Regione e Comune rispettivamente circa 40 mila euro. La riserva e tutti gli habitat presenti sono sottoposti a tutela, lo scenario unico che la contraddistingue è lo sfondo di una storia di altruismo e solidarietà i cui protagonisti sono i cittadini di Vasto che hanno unito tutte le loro forze per soccorrere sette capodogli spiaggiati sulla costa di Punta Penna. Una testimonianza di quello che è in grado di fare una comunità quando è unita. Le istituzioni invece sono state in grado di valorizzare la riserva e i suoi habitat?

La candela di Sgarbi

Chi ha ragione allora, Sgarbi o la procura di Macerata, sulla vicenda del Manetti che, come ha ricostruito Report in diversi servizi, è “molto uguale” ad un’opera rubata in un castello a Buriasco?

Il servizio di Report, dove parla di un frammento di tela rimasto incastrato nel telaio dopo il furto dell’opera, è stato acquisito per la perizia della Procura, “la chiave per ricostruire il mistero del dipinto” l’aveva definito il critico d’arte Alessandro Bagnoli. Un pezzo di puzzle che si incastra perfettamente nel lavoro fatto dal restauratore incaricato dall’ex sottosegretario.
Cosa dice la perizia? Che l’analisi dell’opera sottoposta a sequestro coincide con quella del frammento consegnato dalla signora Buzio e “si ritiene pertanto che sia lo stesso dipinto provento di furto e oggetto di denuncia.”
Prosegue la perizia che nella parte superiore sinistra sono stati realizzati, con pigmenti industriali, nuovi elementi sulla tela originale: la fiaccola accessa, il chiarore attorno ad essa e le stesure che definiscono il contorno della colonna. Tutte aggiunte non originali.
Ma chi ha aggiunto sulla tela quel lume? Si chiama Lino Frongia e Report e andata a chiedergli una sua versione dei fatti: quel lume l’ha messo lui su una tela che gli era stata portata da Sgarbi, non sapeva nulla della provenienza. Era stato invitato dal restauratore Mingardi a Brescia, fu Sgarbi a chiedergli di aggiungere un particolare “l’idea di aggiungere un particolare per far passare altro il quadro mi sembrava demenziale, io non mi faccio pagare per fare ste cose, faccio il pittore”.

La scheda del servizio: Rimetta a posto la candela

di Manuele Bonaccorsi

Collaborazione di Thomas Mackinson e Madi Ferrucci

Riciclaggio, autoriciclaggio e contraffazione di opere d’arte.

La procura di Macerata ha chiuso le indagini su Vittorio Sgarbi, ex sottosegretario alla Cultura del governo Meloni, accusato di aver esposto in mostra e contraffatto un’opera del Seicento su cui pendeva una denuncia di furto. Si tratta della Cattura di San Pietro, del caravaggista Rutilio Manetti, che risultava rubata nel 2013 al castello di Buriasco, in provincia di Torino. Sgarbi aveva esposto a Lucca nel 2021 un dipinto del tutto identico, escluso un particolare: una fiaccola in alto a sinistra. L’inchiesta giudiziaria era nata a partire da un’inchiesta realizzata da Report e dal Fatto Quotidiano nel dicembre del 2023. Nella puntata in onda il 27 ottobre Report rivelerà gli ultimi aspetti ancora sconosciuti della vicenda, emersi dalle indagini condotte del Nucleo di Tutela dei Beni Culturali dei Carabinieri. L’opera rubata a Buriasco e quella di proprietà di Sgarbi sono due diverse copie dello stesso soggetto – come sosteneva Sgarbi – o sono la stessa opera? Qualcuno ha aggiunto la candela? E su ordine di chi?

Il sistema Genova e Liguria

Chi ha portato i voti a Toti alle regionali del 2020?

Il capo di Gabinetto di Toti chiese i voti alla comunità riesina di a Genova, contattando i fratelli Testa, due gemelli che vivono in provincia di Bergamo ma che nel quartiere Certosa di Genova sono di casa.

Uno dei due fratelli (entrambi detenuti al 41 bis) è indagato per voto di scambio aggravato per aver agevolato la mafia: è a loro che Cozzani, il capo di gabinetto, chiede i voti per la lista di Toti.

Siccome a Genova non avevano una casa, l’ex consigliere totiano, oggi candidato con Bucci, mette loro a disposizione una stanza all’hotel Mercure: qui sono stati spesati dall’associazione ciclistica, che ha anticipato i soldi per la permanenza dei fratelli ad Anzalone.

In quei giorni a Genova c’era il giro ciclistico dell’Appennino e Anzalone ha fatto ricorso al tesoriere dell’associazione sportiva per sistemare i Testa a spese dell’associazione. Si è arrivati così ad un conto da 700 euro, per una settimana in hotel.
L’influenza della comunità riesina a Genova è tale da aver importato nel quartiere di Certosa la festa della Madonna della catena: a Riesi questa celebrazione raccoglie migliaia di fedeli dalla provincia per vedere questa Madonna che libera gli uomini dalle catene di ogni oppresione.
Nel quartiere di Certosa questa festività ha scalzato quella del vecchio santo, San Bartolomeo: oggi – racconta Cristian Abbondanza della casa della legalità – quella festività non si celebra più perché, lo ha spiegato lo stesso parroco, veniva usata per incontri di mafia.

L’amministrazione di Toti si è distinta nell’attrarre i turisti, ricorrendo anche a forme pop di comunicazione che, come racconta modo ironico il giornalista Mimmo Lombezzi, andrebbero messi in un museo. Come l’enorme pestello per fare il pesto esposto a Londra nel 2023: un gonfiabile di 6x8 metri che lo scorso anno ha solcato le acque del Tamigi, per promuovere il pesto ligure nel mondo.

Ma a far discutere sono stati anche i 100mila euro dati ad Elisabetta Canalis che, dagli Stati Uniti, ha promosso il mare ligure in uno spot andato in onda durante Sanremo nel 2022, costato in tutto 204mila euro. Una star di Mediaset che da Las Vegas ricorda di essere andata in vacanza in Liguria.
Il servizio sulla Liguria di Toti si occuperà anche della diga foranea, la grande opera davanti al porto di Genova che consentirà l’arrivo di navi sempre più grandi che consentirebbe maggiori guadagni ai terminalisti come Spinelli: è l’opera più importante su cui ha puntato il sindaco Bucci, del valore di 1,3 miliardi di euro.
Soldi pubblici per interessi anche privati di cui Toti e Spinellli parlavano al telefono: il primo rassicurava il secondo in una intercettazione, “la diga è fatta, è già in gara, sappiamo anche chi la fa..”. C’è la gara, per rispettare almeno un po' le regole, ma poi “secondo me vince Salini-Fincantieri” continua al telefono l’ex governatore Toti che sapeva in anticipo il vincitore della gara pubblica, il consorzio guidato da We Build, cioè Salini.



Oggi, dopo l’inaugurazione dello scorso maggio, sembra tutto fermo: un operaio che ha lavorato lì tutta l’estate ha documentato lo stato dei cassoni sul fondale. Già si vedono dei cedimenti strutturali – racconta – “a occhio nudo già si vede che si sta sgretolando.”
Questo servizio è stato accusato di fare propaganda per il centrosinistra, in quanto andrà in onda nel giorno delle elezioni regionali (dopo l’inchiesta su Toti e il patteggiamento col Tribunale): ma Report parlerà anche dei rapporti tra gli imprenditori del porto ed esponenti locali del PD. Ancora una volta viene fuori il gruppo Spinelli: nel 2021 quando chiama Toti e Bucci per farsi rinnovare la concessione per il terminal Rinfuse, Spinelli decide di ospitare sul suo yacht anche l’ex governatore Burlando, assieme al neo eletto consigliere PD Armando Sanna. Report ha incontrato Burlando a Genova all’iniziativa del candidato Orlando, candidato alla presidenza.

“Non avrai il mio scalpo” è stata la risposta di Burlando alla domanda sul perché di quegli incontri: “non insista perché mi sta rompendo le palle”, l’ex presidente non ne vuole parlare, l’ho spiegat tante volte.. Se questa è l’alternativa a Toti siamo a posto.
Cosa sia stato il sistema Burlando (che ha sempre avuto buoni rapporti con gli imprenditori portuali) l’ha spiegato bene il giornalista Marco Grasso del Fatto Quotidiano: “il fatto che non sia ben chiaro il ruolo che ha avuto in questa storia è esattamente quello che poi mette in imbarazzo il PD”.
“Io non penso che il PD abbia un conflitto” spiega il candidato Andrea Orlando a Report “il PD dopo questa vicenda deve cambiare anche alcune prassi che secondo me, in un altro contesto potevano anche essere accettate e tollerate ma che oggi sono diventate pericolose..”
Certo, in un altro contesto.

La scheda del servizio: Liguria nostra

di Luca Chianca

Collaborazione di Alessia Marzi

Immagini di Alfredo Farina e Fabio Martinelli

Ricerca Immagini di Tiziana Battisti

Montaggioe grafica di Giorgio Vallati

A maggio scorso Giovanni Toti è stato arrestato per corruzione e finanziamento illecito.

Con Toti finiscono in manette anche l’ex presidente dell'autorità portuale Emilio Signorini e uno dei più importanti terminalisti del porto, Aldo Spinelli, che in cambio di soldi al comitato elettorale di Toti ha ottenuto, secondo la procura, il rinnovo di alcune concessioni. Un terremoto giudiziario che ha portato la Regione Liguria a nuove elezioni. Per capire i nuovi equilibri politici e i nuovi candidati, Report è ripartita dalle ultime regionali del 2020, ripercorrendo, attraverso interviste esclusive ai protagonisti sui rapporti tra la criminalità organizzata e il partito di Toti. A sinistra invece, si deve fare i conti con i rapporti che alcuni esponenti hanno con alcune società del Porto di Genova guidate dall'imprenditore Mauro Vianello indagato anche lui nell'inchiesta su Toti, con l’accusa di aver corrotto l'ex presidente dell'Autorità Portuale Signorini.

Dentro il ministero della Cultura

Cosa è successo dentro il ministero della Cultura in questi ultimi mesi? Si tratta di un ministero sensibile, perché abbiamo il patrimonio culturale più importante al mondo.
Report ha intervistato lo storico dell’Arte Alberto Dambruoso che ha vissuto una storia simile a quella di Maria Rosaria Boccia, la consulente (o forse no) dell’ex ministro Sangiuliano: “ho ricevuto anch’io un incarico che di fatto non è stato poi formalizzato, io non ho avuto il contratto”.
Alberto Dambruoso insegna storia dell’arte all’Accademia di Frosinone, Sangiuliano gli aveva affidato la co-curatela della mostra sul Futurismo anche se, fino a quel momento, non aveva mai avuto rapporti con lui. Tutto nasce da un articolo pubblicato su Il Tempo, il giornale della famiglia Angelucci: la scintilla è la recensione che il critico d’arte Simongini scrive sull’ultimo libro di Dambruoso che ha come tema il futurista Boccioni. Aveva chiesto una recensione su Il Tempo perché questo è un giornale d’aria, di orientamento di destra, perché questo avrebbe potuto facilitare un contatto tra Simongini e il ministro, cosa che effettivamente è avvenuta.
Si arriva così alla possibilità di curare la mostra del Futurismo a Roma, ma costi e scelte artistiche non vanno giù a Sangiuliano – spiega nell’anteprima del servizio Giorgio Mottola – che organizza quindi un comitato organizzatore di cui ne fanno parte il direttore dei musei Massimo Sanna, la direttrice della gallezia nazionale Mazzantini e il presidente del Maxxi Alessandro Giuli. Ma il comitato organizzativo commissaria il curatore e co-curatore: hanno praticato un taglio drastico di oltre 300 opere, con una decisione presa dal comitato organizzatore. Quello che doveva essere il più grande evento culturale del governo Meloni si è rivelato un pasticciaccio infarcito di gaffe farcito da conflitti di interesse e scandali.

L’origine politica del neo ministro Giuli è stata raccontata a Report dal neofascista Rainaldo Graziani, a partire dalla militanza in Meridiano zero, quelli che ogni tanto davano qualche schiaffone a chi gli rifiutava i volantini che tanto non denunciavano perché se lo meritavano (parole di Graziani). In questa rivista l’esperienza neofascista si accompagnava a quelle esoteriche a cominciare dal simbolo, una runa celtica simboleggiante la lotta del bene contro il male. Direttamente dalle SS derivano dei culti arrivati fino a questa rivista, in stile neo pagano come il festeggiamento del solstizio di inverno, “una pratica tuttora in voga” secondo Graziani.
Giuli era una delle figure brillanti – ricorda oggi il fondatore di Meridiano Zero – altrimenti non sarebbe arrivato al ministero.

Ma in base a quali meriti è arrivato fino al ministero della Cultura? Come è stata la sua gestione al Maxxi? Il museo è stato aperto nel 2010, nel corso di una decina d’anno è riuscito ad affermarsi come uno dei più importanti musei dell’arte contemporanea in Italia, arrivando nel 2022 a staccare 300mila biglietti. Numeri che sono crollati durante la presidenza di Alessandro Giuli, nel 2023 gli incassi dei biglietti sono diminuiti del 30% rispetto al 2022 quando la presidente era Giovanna Melandri. Ancor più grave il bilancio delle sponsorizzazioni, i soldi dei privati dati al Maxxi per pagare mostre ed eventi, passati da 1,2 ml nel 2022 a 600mila euro nel 2023 con Giuli.

“I conti si fanno alla fine” ha risposto il ministro alla domanda di Mottola aggiungendo che “al momento del mio insediamento ho ricevuto una programmazione che ho lasciato andare fino a conclusione, come diceva qualcuno i conti si fanno alla fine.”

Nelle anticipazioni del servizio si è parlato (e lo ha fatto lo stesso conduttore) di un altro caso Boccia: è la storia del capo di Gabinetto, che si è dimissionato pochi giorni fa, Spano, che ai tempi del governo Renzi (dove era capo dell’ufficio anti discriminazione) era finito indagato dalla Corte dei Conti per essere poi definitivamente assolto. Era stato aiutato nella sua battaglia dall’avvocato Carnabuci, poi diventato suo compagno, che è anche stato assunto come consulente legale dal museo Maxxi (da sei anni, prima della gestione Giuli). Una situazione da conflitto di interesse non dichiarata.
L’avvocato Carnabuci ha preferito non rispondere alle domande del giornalista.

La scheda del servizio: Da Boccia a Boccioni

di Giorgio Mottola

Collaborazione di Greta Orsi

Immagini di Alfredo Farina, Carlos Dias e Cristiano Forti

Ricerca immagini di Alessia Pelagaggi

Montaggio e grafica di Giorgio Vallati

Conflitti di interesse, pressioni, scandali: come se la passa la politica culturale del governo Meloni

Si è dimesso, dopo l’annuncio della puntata di Report, il capo di gabinetto del ministero della cultura Francesco Spano, che era stato l’eminenza grigia nella gestione del Maxxi di Roma durante la presidenza di Alessandro Giuli. Mentre l’attuale ministro della Cultura ne era al vertice, il Museo non ha perso solo migliaia di visitatori ma, come riveleremo in esclusiva, anche milioni di euro di finanziamenti pubblici. A far acqua da tutte le parti sembra essere l’intera politica culturale del governo Meloni, come dimostra la vicenda della mostra sul futurismo. Doveva essere l’evento culturale più importante dell’esecutivo in carica, si sta rivelando un pasticciaccio infarcito di pressioni, conflitti di interesse e di scandali.

L’altra Cutro – la strage nascosta

Dopo la disastrosa e imbarazzante conferenza stampa a Cutro, la presidente Meloni non ha fatto altri incontri coi giornalisti, con domande aperte (a meno delle ospitate a Mediaset in territorio amico). Meglio evitare domande scomode, specie se fatte ad una politica che si dichiara madre e perfino cattolica.

Report è venuta a conoscenza di una seconda strage di migranti avvenuta pochi mesi dopo quella del febbraio 2023 a Cutro, tenuta nascosta per evitare ulteriori imbarazzi: 65 persone morte nel tentativo di attraversare quel bacino d’acqua tra noi e l’Africa.
Sul sito di Report potete trovare un’anteprima del servizio: è il racconto del giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, la sera del 16 giugno, vede uscire una nave della Guardia Costiera italiana dal porto di Roccella Jonica ma, da un certo punto in poi, “non abbiamo ricevuto più nessun aggiornamento”.
Aggiunge Yasmine Accardo, attivista di “Memoria Mediterranea”: “cala il silenzio immediato su questo tipo di strage, noi quando siamo arrivati sul posto non c’era assolutamente nessuno a Roccella Jonica, anche rispetto a Cutro io ricordo migliaia di giornalisti che provenivano da tutto il mondo, in quella situazione era il nulla totale.”
Nemmeno gli operatori presenti al porto di Roccella Jonica sapevano esattamente quello che stava succedendo.
“Ci viene comunicato tramite messaggio che dodici persone erano in arrivo al porto di Roccella Jonica” spiega a Report Cecilia Momi di Medici senza frontiere “di solito ci avverte la Prefettura o la Capitaneria di Porto, quello che scopriamo una volta in banchina è che le persone non erano state soccorse da una imbarcazione in situazione di sicurezza ma erano sopravvissute ad un naufragio .. ”.
Non erano arrivati preparati a gestire quello che poi hanno trovato: “nessuno era preparato, nessuno aveva le informazioni su un naufragio.”
Commenta Sergio Scandura: “tutta l’informazione ormai è blindata, la vita e la morte, il soccorso delle persone in mare è trattato come un segreto di Stato.”
Chi ha deciso questa strategia? Arriva dal Viminale – spiega l’ammiraglio Vittorio Alessandro, “che ha un ruolo politico di controllo e di informazione.”

Come sono andate le cose quella sera del 16 giugno 2022? Quelle morti si potevano evitare? Come mai una barca è rimasta in balia del mare per cinque giorni per essere poi salvata da un diportista francese? Come mai quei naufraghi non sono stati visti da nessuno? Non è facile ottenere risposte, si capisce che c’è una certa tendenza a nascondere le informazioni, sia da parte di Frontex che da parte della Guardia Costiera di Roccella.

La scheda del servizio: La strage nascosta

di Rosamaria Aquino

Collaborazione di Norma Ferrara ed Enrica Riera

Immagini di Chiara D'Ambros, Dario D'India e Marco Ronca

Ricerca immagini di Tiziana Battisti e Eva Georganopoulou

Montaggio di Sonia Zarfati

Grafiche di Michele Ventrone

Una strage, successiva a quella di Cutro, che è stata tenuta nascosta: è il naufragio di Roccella Jonica.

È la notte tra il 16 e il 17 giugno 2024. Una barca a vela di turisti francesi soccorre un’altra barca a vela, quasi affondata, a 120 miglia dalle coste calabresi. A bordo c’erano 12 migranti, solo una piccola parte di un gruppo di 76 persone, un terzo dei quali bambini, imbarcatosi una settimana prima da Bodrum, in Turchia. Una strage. È il naufragio di Roccella Jonica, dal porto dove i superstiti verranno trasportati dalla Guardia Costiera. Da quel momento inizia a calare uno strano silenzio su quelle operazioni. Non tornano i numeri delle salme recuperate, le operazioni di trasporto dei cadaveri recuperati in mare si svolgono di notte in porti distanti tra loro centinaia di chilometri, rendendo difficile alla stampa di documentare il naufragio. I parenti che devono riconoscere i corpi, recuperati nei giorni successivi in mare, sono costretti a fare la spola tra diversi ospedali, ma anche i vivi vengono ricoverati in posti diversi, persino in altre province. Nessuna cerimonia comune, nessun messaggio di cordoglio, nessun comunicato in quei giorni dal Governo. Si voleva evitare l’effetto Cutro? Report, con testimonianze inedite, ripercorre tutte le fasi di quel naufragio, dal primo allarme lanciato da Alarm Phone alla gestione dei superstiti e dei rimpatri.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

16 giugno 2024

Anteprima inchieste di Report - la sicurezza sul lavoro, l’holding di Aci, l’acqua delle terme e l’acqua sprecata in Sicilia

Se la scorsa settimana Report si è occupata della sicurezza sulle strade (secondo il modello Salvini e di questa destra), questa sera tocca al drammatico tema della sicurezza nel mondo del lavoro. Tre morti al giorno non sono una fatalità.

Poi un servizio sugli acquedotti italiani e si chi ci sta arricchendo.

La sicurezza sui luoghi di lavoro

In Italia si può morire di lavoro: la politica, la classe dirigente e parte del mondo dell’informazione considerano i tre morti sul lavoro ogni giorno (e gli infortuni) come una tassa da pagare, qualcosa da accettare in nome del profitto e delle procedure snelle nei cantieri.
La morte di 5 operai nel cantiere di Firenze dell’Esselunga del 16 febbraio scorso è emblematico: della situazione degli operai nel cantiere (dove a morire sono stati dipendenti in subappalto stranieri) ne parla l’Imam di Firenze “loro prendevano 12 euro, a chi ha portato il lavoro dovevano dare 7 euro e rimaneva così a loro 5 euro. Questo non è per un mese o due, ma era per più di un anno .. Questo è caporalato, abbiamo una legge in Italia contro questo abuso. Per altro questi ragazzi egiziani avevano un permesso di soggiorno, di asilo, non so se politico o umanitario, perciò non sapevano neanche l’Italiano, erano impauriti. Questa era una situazione incredibile, a Firenze nel 2024”.
Il giornalista Danilo Procaccianti ha chiesto all’Imam se gli operai avessero fatto dei corsi di formazione, sulla sicurezza : “se non parlano l’Italiano.. non hanno fatto niente.”

Report ha intervistato il segretario generale della Fillea CGIL di Firenze Marco Carletti, chiedendo in particolare se in quel cantiere si è riuscito a capire se ci fossero lavoratori a nero: “alcune cose di quel cantiere le abbiamo già affidate ad organismi inquirenti..”
Un modo per dire si: quel cantiere sarebbe stato controllato ben 9 volte dal dipartimento prevenzione dell’azienda sanitaria Toscana centro, nove controlli che non avevano incredibilmente rilevato nulla di anomalo.
Ma allora come prendere le dichiarazioni del direttore del dipartimento di prevenzione USL, secondo cui ci sarebbe un monitoraggio molto frequente? L’ultima verifica su quel cantiere era del 12 gennaio scorso e non avevano dato luogo a rilievi.

Cosa è accaduto su quel cantiere lo scorso 16 febbraio allora? L’ipotesi è che i lavori avessero subito una accelerazione per evitare le penali che sarebbero scattate in caso di ritardi nella consegna dell’opera. Questa sarebbe confermata dalle mail sequestrate dalla procura di Firenze che indaga per omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Si ipotizza anche un difetto di fabbricazione della trave o un errore nel suo montaggio: di sicuro c’è che a tre mesi dalla strage sul registro degli indagati non compare nessun nome.
I familiari delle vittime vogliono però sapere cosa è successo, come Simona Mattolini, che a Report spiega di voler capire chi abbia causato la morte del marito e degli altri quattro operai: “sono cinque persone che non sono tornate a casa per causa di qualcuno e non di qualcosa”.
Cosa è mancato in quel cantiere? “Sono mancate le regole minime di sicurezza in quel cantiere” continua il segretario della Fillea “i quattro morti (dei cinque) non dovevano essere in quel luogo, era assolutamente vietato lavorare sotto l’operazione di getto. Il problema vero di quel cantiere è che quel manufatto che avete visto in televisione è stato costruito in due giorni e mezzo ..”
A Firenze e provincia c’è un accordo che risale al 2014 chiamato “cantiere trasparente”, per gli appalti privati sopra i 5 ml di euro è previsto un sistema elettronico di rilevazione delle presenze, il monitoraggio delle ore di lavoro e il monitoraggio della formazione dei lavoratori.
C’era tutto questo in quel cantiere? “In quel cantiere non c’era” spiega il segretario della Fillea CGIL “non a caso la sera fummo ricevuto in prefettura e la viceprefetta con candore (legittimo, io fui spaventato) ci disse che al momento non sappiamo neanche quanti ce ne sono sotto seppelliti.. è evidente che in quel cantiere ci fossero delle situazioni di irregolarità, per me è certo perché io li ho fermati quelli che immediatamente dopo l’infortunio fuggivano dal cantiere allontanandosi dall’intervista che voleva fargli la polizia.”
All’origine di tutto c’è il tema della riduzione al massimo dei costi dell’opera, per la massimizzazione del profitto, a volte anche a scapito della sicurezza, questa potrebbe essere la causa dell’incidente di Firenze: il committente dei lavori era la Villata spa, società della famiglia Caprotti, proprietari di Esselunga. Il presidente della società La Villata è l’ex ministro Angelino Alfano che, per la costruzione del supermercato di Firenze ha affidato i lavori alla società “Attività edilizie pavesi”, che a sua volta ha dato in subappalto i lavori ad un dedalo inestricabile di aziende.
Nella notifica del cantiere si parla di 150 imprese coinvolte e a scorrere l’elenco si trovano 61 subappalti.
L’ex ministro ha preferito non rispondere alle domande poste da Giorgio Mottola, “le ha già detto che non parla” , hanno fatto scudo gli assistenti che hanno poi allontanato il giornalista dalla libreria dove stava Alfano doveva presentare un libro. Argomento scomodo, evidentemente, quello della sicurezza dei lavori. Anche se ci sono stati cinque morti.
Nessuno da Esselunga ha chiamato i familiari delle vittime per fare le condoglianze, silenzio assoluto: “penso che chi non ha paura ci mette la faccia ” sono le parole di Simona Mattolini “chi ha la coscienza pulita ci mette sempre la faccia, se non c’è niente da nascondere perché scappare ..”

Per capire le cause del crollo nel cantiere bisogna seguire il flusso del denaro a cominciare proprio dalla società immobiliare del gruppo Esselunga, quella Villata SPA guidata da Angelino Alfano: la società va “da Dio” spiega a Report Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto privato nell’economia, consulente della trasmissione in tanti servizi, “La Villata guadagna più dei Benetton con le autostrade in monopolio, fa più del 50% di utile lordo e al netto delle imposte guadagna il 33% dei ricavi, un terzo del fatturato è utile netto ..”
Come riescono a fare questi utili? “Sicuramente abbassando al massimo i costi, comprimendo i costi a chi gli costruisce la roba.”

AEP, la società di costruzioni di Esselunga ha lavorato anche a Genova per la costruzione di nuovi supermercati che, negli anni della presidenza Toti, sono passati da 0 a 6, anche grazie ai buoni rapporti con la politica.
Stessa storia a Lodi: Report ha intervistato la consigliera comunale Giulia Baggi di FDI, chiedendo come mai si era mossa per raccogliere le firme per il supermercato. “Non ho raccolto firme per Esselunga, ma per una riqualificazione” ha risposto la capogruppo, ma in realtà nel volantino del suo partito si parlava esplicitamente del marchio con la S: chissà se a smuovere i consiglieri sia stato proprio un finanziamento al partito fatto da Attività edilizie pavesi, 25mila euro il giorno prima che la variante arrivasse in consiglio comunale e 24.500euro qualche giorno dopo la raccolta firme (nel settembre 2020). Una scansione temporale un po’ strana di cui però la capogruppo non ne sapeva niente. E’ tutto regolare, a termini di legge, ma è anche opportuno? Un’azienda che finanzia un partito che poi adotta in consiglio comunale una delibera a sua favore?
“Penso che le due cose non fossero collegate, io facevo parte del gruppo consiliare di allora e del finanziamento non ne sapevamo nulla.”
Gli esposti in procura su questa vicenda a Lodi non avevano portato nulla, come nulla avevano portato le indagini che la stessa azienda aveva fatto al comitato per il presidente della regione Liguria Giovanni Toti con la coincidenza che da quanto ha cominciato a governare lui in Liguria i supermercati Esselunga sono passati da 0 a 6. Toti sembra essere diventato un testimonial pubblicitario del marchio.
Il consigliere comunale, ed ex giornalista, Ferruccio Sansa aveva denunciato tutto questo: “benvenuta Esselunga, Esselunga sta arrivando a Genova, più concorrenza e spesa meno cara.. a me questa sembra pubblicità… ciao mister Esselunga festeggerai da lassù e i liguri ti ringrazieranno risparmiando qualche euro di spesa..”

Il finanziamento di AEP è stato di 50mila euro al comitato Giovanni Toti era arrivato nell’agosto 2020 proprio in coincidenza con la discussione in regione dell’apertura del supermercato Esselunga a Genova: “se una amministrazione deve pronunciarsi e dare via libera a questa operazione consistente, ovviamente se questa riguarda un suo finanziatore, allora si crea una questione di opportunità..” continua Sansa.
Quello che colpisce, chiede Danilo Procaccianti, è che questo sembra un modus operandi, quando c’è qualche problema con la politica, la società che costruisce i supermercati Esselunga comunque tira fuori denaro.
“Ci sono finanziamenti, col logo di Esselunga, a eventi del comune di Genova che sono eventi che danno molto lustro al politico, poi c’è un altro fenomeno interessante. Esselunga è il principale inserzionista della principale televisione privata ligure, una televisione per cui Toti e Bucci hanno una estrema simpatia..”

Sempre in Liguria è successo anche di peggio: nel cantiere di Recco i lavoratori, stanchi di non essere pagati, si erano rivolti al sindacato perché il datore di lavoro non aveva versato loro nemmeno i versamenti alla cassa edile.
“E’ diventato una giungla” commenta il delegato Fillea CGIL Serafino La Rosa “qua abbiamo lavoratori che arrivano al nord che non sanno nemmeno cos’è fare un corso sulla sicurezza, a volte ci troviamo lavoratori che fino a ieri facevano i pizzaioli.”
Stanchi di questa situazione gli operai una mattina di due mesi fa si sono rifiutati di lavorare e hanno denunciato tutto ai sindacati: a quel punto è arrivata in cantiere una squadra col compito di fare un raid punitivo.
Un ragazzo egiziano è stato preso a botte: per difendere i propri diritti siamo arrivati a questo, a dover prendere calci e pugni.
A Genova c’è un grande appalto pubblico per la ristrutturazione di palazzi, case popolari gestite dalla SPIM, una società al 100% del comune di Genova. Ma questo non ha evitato che i cantieri fossero fuori controllo: anche qui gli operai raccontano di stipendi non pagati, né cassa edile né inps, lavoratori a nero, addirittura gente senza permesso di soggiorno (dunque clandestini, ma tollerati perché funzionali a questa imprenditoria malata).
I sindacati hanno convocato il datore di lavoro nei loro uffici: a quest’ultimo gli è scappato di bocca che è vero, non avevano fatto corsi di formazione, sulla sicurezza, non sapeva chi c’era in cantiere .. però il cantiere continua a lavorare, nessuno gli ha revocato l’appalto.
Cosa risponde il sindaco di Genova? Nulla “c’ho da fare” dice al giornalista di Report mandandolo via “me lo allontanate per favore”. Che ci sia una situazione di pericolo e di violazione delle regole importa ancora a qualcuno? A parte dopo le tragedie?



La scheda del servizio: LAVORO A PERDERE
di Danilo Procaccianti
Collaborazione Goffredo De Pascale, Andrea Tornago

Un incidente sul lavoro al minuto, tre morti al giorno, più di milleduecento all'anno. Sono i numeri di una vera e propria strage, i numeri dei morti sul lavoro. Solo negli ultimi quattro mesi ci sono stati tre incidenti con più morti nello stesso evento: Casteldaccia (Pa), Suviana (Bo) e Firenze dove, per il crollo di una trave, sono morti 5 operai il 16 febbraio scorso e ad oggi non c'è nessun nome iscritto sul registro degli indagati. In quel cantiere erano coinvolte più di 100 aziende e nella notifica del cantiere appaiono 61 subappalti. Quanto ha influito tutto questo in quella tragedia? Cosa sta facendo la politica per ridurre questi tragici numeri?

Il business sull’acqua pubblica

In Italia Veolia si occupa di energia e di acqua e in Sicilia per 20 anni ha gestito l’acquedotto regionale, l’approvvigionamento e la distribuzione dell’acqua ai comuni: con quali risultati?
Ad Agrigento basta alzare la testa per vedere che c’è qualcosa che non torna nel servizio erogato, ovvero i tanti serbatoi sui tetti delle case. Come racconta il signor Mario Aversa, portavoce dell’associazione Punto e a capo, “ogni serbatoio fa capo ad una unità immobiliare, una famiglia” e più grande è la casa più grande deve essere il serbatoio.
Perché nelle case, nell’Italia del 2024, non arriva l’acqua corrente, così le famiglie devono arrangiarsi coi serbatoi e con le pompe per portare l’acqua in casa. Ma rimane un’acqua che non si può bere, “addirittura mettiamo l’amuchina dentro perché non sappiamo che tipo di acqua è” racconta a Report una signora del posto “io non l’adopero neanche per cucinare”.
Perché qui, sempre nell’ITalia del 2024, usano l’acqua minerale (in bottiglie di plastica) per cucinare, persino per il caffè. Per gli altri usi c’è quella del serbatoio, fino a quando non finisce e allora va ricaricato, secondo i turni dell’acqua: “chi si alza prima al mattino in questa zona avvisa gli altri che sta per arrivare l’acqua perché sente prima di tutti il rumore, dopodiché aspetta, oppure lava la biancheria..”
Si lava e si stendono i panni tutti assieme, quando arriva l’acqua per i serbatoi, due volte a settimana, mercoledì e sabato – continua la signora Rubini – “però non è sempre così perché in questo momento ad esempio arriva anche dopo otto o dieci giorni.”

Perché in questo momento è in corso un piano di razionamento dell’acqua in 93 comuni siciliani, annunciato da SiciliaAcque, la società che gestisce il prelievo dell’acqua da pozzi e dighe e anche l’acquedotto con cui la distribuisce ai comuni.
Dall’anticipazione del servizio: “Il piano di razionamento partito a marzo riguarda 93 Comuni nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani. La decisione è stata presa dalle autorità regionali insieme a Siciliacqua, la società che gestisce l'approvvigionamento dell'acqua e la sua distribuzione ai comuni. Ad Agrigento nelle case l'acqua corrente arriva solo una o due volte a settimana per poche ore. Scorre invece dalla fontana Bonamorone dove tutti vanno a fare scorte. ”

Così, nell’Italia del 2024, dove si appresta a costruire la grande opera che stupirà il mondo, il ponte sullo stretto, persone di 80 anni sono costrette a portare a mano bidoni di acqua dall’unica fontana pubblica del paese, per fare scorta.
“Siciliaacque fino al 2023 controllata da Veolia con il 75% delle quote societarie ” spiega a Report l’esperto tributario Maurizio Di Marcotullio “mentre il 25% era detenuto dalla regione Sicilia”: questa società ha ottenuto dalla regione la gestione dell’acqua a seguito di un accordo firmato nel 2004: la regione fondamentale era eliminare il rischio di mancanza di acqua, eliminare le condizioni che potessero mettere in difficoltà i cittadini e le imprese – racconta Salvatore Licari membro della consulta idrica di Agrigento.
Viene così stilato un elenco di interventi per ammodernare l’acquedotto e aumentare la quantità di acqua disponibile, ma dopo 20 anni Siciliaacque ne ha fatti solo alcuni di questi interventi e altri rimangono sulla carta.
Tra gli interventi non fatti c’è anche il completamento della diga di Blufi: qui avrebbe dovuto essere raccolta acqua per circa 7 ml di metri cubi per un nuovo bacino che poi l’acquedotto avrebbe dovuto portare ai comuni. Ma alla fine l’acquedotto non è mai stato realizzato: la diga era responsabilità della regione Sicilia, la componente dell’acquedotto era invece a carico di Siciliaacque che però si difende dicendo di non essere obbligata a portare l’acqua ai comuni, perché quest’acqua dovrebbe essere destinata all’irrigazione dei campi.
In un rapporto stilato a fine 2021 Siciliaacque prende atto che l’acquedotto Fanaco ad Agrigento è in alcuni tratti degradato ma programma la manutenzione solo a partire dal 2025, stessa cosa per l’acquedotto Ancipa in provincia di Enna e per altre opere considerate strutturali.
Ma se gli acquedotti non sono adeguati aumenta il rischio di perdite lungo il percorso (Report ne mostrerà diverse nel corso del servizio, alcune con perdite sostanziose che vanno avanti da settimane senza che nessuno faccia nulla): in Sicilia la perdita lungo il trasporto arriva al 51,6%, costringendo le persone a dove ricorrere ai serbatoi.

La scheda del servizio: ACQUE SCURE
di Emanuele Bellano
Collaborazione Chiara D’Ambros, Raffaella Notariale

L'acqua è un bene comune e la rete idrica appartiene allo Stato che la affida in gestione a soggetti privati, pubblici, o misti. I più grandi gestori dell'acqua in Europa sono due società francesi: Veolia e Suez. Con base in Francia operano anche in Italia su tutto il territorio nazionale. La testimonianza esclusiva di un imprenditore italiano che ha cercato di entrare nel grande business della depurazione delle acque permette di scoperchiare e di ricostruire dall'interno il meccanismo dei grandi appalti internazionali di questo settore. Offerte di denaro nel tentativo di truccare le gare, conflitti di interessi, promesse di sub-appalti: la società milanese Passavant Impianti di Marco Schiavio si ritrova travolta da un sistema che non avrebbe mai immaginato esistesse a quei livelli. Grazie a documenti inediti e a registrazioni si delinea uno spaccato di come gira lo sporco mondo della depurazione delle acque. Con dei rivoli che scorrono anche nel nostro Paese.

Gli affari dell’Automobil club

Del servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella è uscita una anticipazione sul Fatto Quotidiano a firma di Roberto Rotunno:

Aci si fa la holding e alla sicurezza vanno le briciole

Prendi la parte più sana di un ente pubblico come l’Automobile Club Italia (Aci) e trasferiscila in una holding privata. Con l’impegno si occupi, forse, di realizzare le attività benefit previste dal gruppo. Report in onda stasera alle 20.50 su Rai3 si occuperà delle ultime manovre societarie di Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci con un mandato che assomiglia più a una monarchia: è in carica dal 2011.

Il servizio di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella fa luce sugli aspetti opachi dell’operazione in favore della Ventura Spa. Che cosa si intende, in primis, per operazioni benefit? L’Aci si occupa di promozione, controllo e indirizzo sul settore automobilistico, quindi il pensiero va alla sicurezza stradale. Ma qui, sorprendentemente, viene fuori che l’investimento è molto risicato: da bilancio, ci sarebbero 5 milioni di euro, ma le fonti del programma di Sigfrido Ranucci raccontano che in realtà in quella cifra ci sono altre voci come il Cis – Viaggiare informati e i servizi di informazione per chi si sposta all’estero. Benché Sticchi Damiani parli di circa 13 milioni spesi, andando all’osso il costo è appena 1 milione. Il presidente sostiene poi che l’Aci conterebbe su 50 formatori sul territorio a svolgere attività più altri 80 degli automobilclub. In realtà, risulta che dentro l’Aci vi siano appena tre formatori, e che altri 40 arriveranno a tempo parziale spostandoli altre mansioni, quindi a costo zero. Ricapitolando, la holding Ventura dovrà mettere in pratica le scarse attività benefit dell’Aci, in cambio riceverà il 25% di Sara Assicurazioni, società che nel 2023 ha realizzato un utile di 83 milioni. Il piano è stato redatto da Kpmg, che da questa operazione ha previsto un risparmio fiscale che Sticchi Damiani vorrebbe usare proprio per aumentare le attività benefit.

La scheda del servizio: QUATTRO RUOTE E QUATTRINI
di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella
Collaborazione Eva Georganopoulou

L’ACI nasce nel 1898 come associazione di appassionati torinesi dell’automobile, diventa poi un’associazione nazionale che nel secondo dopoguerra cresce fino a entrare nel parastato diventando il gestore del PRA, il registro delle automobili. I soldi delle imposte sulle auto insieme alle tessere dei milioni di soci, nel corso degli ultimi decenni hanno portato l’Automobile Club d’Italia a possedere immobili per più di 215 milioni di euro e persino l’80% di quote dell’assicurazione SARA, una gallina dalle uova d’oro. Il fatturato ACI gira sui 600 milioni di euro. Report ha verificato quanti di questi soldi finiscono in formazione per la sicurezza stradale.

Il buco nelle terme

Montecatini Terme era il fiore all’occhiello della regione Toscana, all’interno della struttura ci sono vari stabilimenti, ciascuno con una sua funzione terapeutica: nello stabilimento Tettuccio, per esempio, si pratica la cura idroclinica per le patologie gastrointestinali. Sono cure previste dal sistema sanitario nazionale attraverso 12 giorni di terapia che prevede di bere fino a 4 bicchieri di acqua ogni giorno a secondo delle problematiche, colon irritabile, diverticoli – spiega a Report il medico Stefano Russo. A Montecatini Terme sempre in convenzione col SSN, vengono curate anche le patologie osteo articolari sia attraverso dei fanghi in acqua sia attraverso la fango terapia. Qui vengono curate anche la patologie respiratorie, anche nel periodo post covid venivano indirizzati qui dei pazienti.
Il servizio di Report racconterà come funzionano i vari stabilimenti.

La scheda del servizio: UN BUCO NELL’ACQUA
Di Chiara De Luca
Collaborazione e ricerca immagini Eva Georganopoulou

L’Italia con i suoi 320 impianti, per il 90% accreditati con il Servizio sanitario nazionale, è uno dei paesi al mondo con la più antica tradizione termale. Montecatini Terme è una delle città termali più importanti d'Italia, meta amata anche da russi e ucraini. La società Montecatini Terme Spa, di proprietà di Comune e Regione, è in perdita dal 2011 e oggi tutto il patrimonio immobiliare, stimato in 50 milioni di euro, è finito all’asta per un valore di circa 42 milioni di euro. Report ha analizzato i motivi per cui si è arrivati a questo punto.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

15 ottobre 2023

Report – la collezione di Berlusconi e la fine della sanità pubblica

Il collezionista di Luca Bertazzoni

L’eredità di Berlusconi vale 4-5 miliardi, dopo la morte il controllo è nelle mani dei figli maggiori, la famiglia diventerà titolare del credito nei confronti di Forza Italia, ma sono soldi che non verranno chiesti indietro.

Nel testamento ci sono tre lasciti, al fratello alla Fascina e a Dell’Utri: dell’eredità ottenuta da Berlusconi nessuno ne ha voglia di parlare, i figli hanno chiesto di non pagare le tasse di secessione, usando una legge che lo consente (per chi eredita quote societarie). C’è il patrimonio immobiliare, infine un hangar di fronte alla villa di Arcore che contiene i quadri acquistati da Berlusconi stesso.

Acquisti comprati alle aste notturne che hanno fatto felici i venditori napoletani: voleva diventare il collezionista più grande d’Italia, oggi tutti i quadri sono custoditi in un hangar ad Arcore che contiene 25mila quadri e altri oggetti d’arte.

Molti di questi sono stati comprati da un venditore di Arzano, vicino Napoli: le prime telefonate ricevute furono scambiate per uno scherzo, racconta Giuseppe De Gregorio, il titolare della casa d’aste, ma poi è nato un rapporto di amicizia e di affari andato avanti per tre anni.

Quando a Napoli si sparse la voce che Berlusconi comprava opere, spuntarono tanti televenditori e galleristi più o meno improvvisati.

A volte, racconta un gallerista, Berlusconi prenotava tutte le opere presentate durante una televendita, spendendo da 20 a 30 mila a serata.

Quadri che poi Berlusconi voleva far periziare a Sgarbi, ma erano perizie impossibili: il cavaliere chiese aiuto all’ora al televenditore Lucas Vianini, che si insediò per due anni a Villa Gernetto. Nell’hangar di Arcore Vianini iniziò a catalogare tutte le opere: dal Napoleone in trionfo, l’amore per le sue città preferite da Parigi a Napoli. Berlusconi era felice quando introduceva i suoi ospiti in questo hangar, che è costato a Berlusconi 20 ml, “poteva fare una raccolta di 100 quadri bellissimi”.

Invece si è accontentato da tante imitazioni prese in un momento di bulimia notturna: Sgarbi racconta che ad un certo punto si è accorto che Berlusconi era stato circuito da questi venditori, tanto da parlarne coi figli.

Ora anche l’hangar finirà nelle mani dei figli: 25 mila croste dichiarate le chiama Sgarbi.

La stiamo perdendo! di Claudia Di Pasquale

Lo scorso anno il presidente Fontana e l’assessore Moratti hanno inaugurato in Lombardia diverse case di comunità: Report aveva dedicato un servizio a queste strutture, scoprendo che spesso erano vuote, senza medici, con la guardia medica che non sempre era presente.

A Borgo Palazzo, ad esempio in provincia di Bergamo: i medici di continuità assistenziale presenti nella struttura non sono in grado di coprire tutti i turni, si parla di un medico che deve coprire 200 mila pazienti.

Dovrebbero essere in 220 i medici, uno ogni 5000 abitanti, invece sono molti meno, esponendoli anche a rischi legali che molti di loro non vogliono affrontare.

Arriveranno ora 2 miliardi dal PNRR dedicati alle case di comunità, anche le Hub, quelle aperte 24 ore al giorno: la Lombardia è quella che ne ha inaugurate di più, ma capire qual è la situazione è difficile, perché l’assessore Bertolaso ha mandato un sms alle ASST, invitando a non dare informazioni a Report, sapendo che stava preparando un’inchiesta.
Report, nel passato servizio sulle case di comunità, aveva scoperto che i medici non erano presenti nelle strutture, facendo venire meno la funzione per cui sono previste: oggi hanno smesso di inaugurarle queste case. Cosa è cambiato in un anno?

A Zanica niente medici, lo stesso a Zogno e a Soriate: a Dalmine è stata aperta una casa di comunità, ma anche qui nessuno risponde al citofono della guardia medica.

Chiamando al numero unico 116117, rispondono che non c’è servizio da nessuna parte nella zona: a Bergamo non c’è presidio medico la notte.

In Val Brembana, il sindaco di San Pellegrino si è lamentato di non sapere i turni della guardie mediche: ci sono sedi di guardia medica che sono state aperte per pochi giorni al mese, oggi si pensa di tagliarle ancora e di ricorrere alle televisite.

Alla ATS di Bergamo non hanno voglia di rispondere alle domande di Report: rivolgetevi all’ufficio di comunicazione risponde il DG della ATS.

E dunque come la mettiamo con le inaugurazioni delle case di comunità? Quella di Ponte San Pietro è stata aperta dove c’erano già servizi, hanno creato nuovi ambienti per certificare che fosse una casa di comunità, ma il punto prelievi è al buio e il punto infermieristico è chiuso.

Tutto chiuso, tutto materiale nuovo, ma mancano i requisiti per essere accreditato come presidio: ma a Ponte San Pietro c’è il policlinico del gruppo San Donato, sempre il San Donato ha aperto l’ambulatorio ad accesso diretto, impropriamente chiamato pronto soccorso perché si occupa solo di casi lievi: l’accesso diretto, senza fila, costa però 149 euro.
La
giornalista di Report ha raccolto la testimonianza di Stefania Popi: nel 2022 il padre inizia a sentirsi male, febbre, tosse stizzosa, sensazione di soffocare, inappetenza, un peggioramento generale. Per capire cosa avesse il medico di base ha prescritto più volte il ricovero in ospedale e Stefania ha portato più volte il padre al Pronto Soccorso, ma non è mai riuscita a farlo ricoverare.

L’Humanitas per più volte ha rifiutato il ricovero, e così alla fine hanno deciso di farlo ricoverare a pagamento, sempre in Humanitas: in cinque giorni hanno finalmente scoperto finalmente cosa avesse il padre. Aveva una endocardite, una brutta infezione che doveva essere necessariamente curata in ospedale per tanto tempo. I 5 giorni di ricovero a pagamento sono costati 13 mila euro alla signora Popi: non potendosi permettere altri giorni in ospedale, Stefania fa dimettere il padre e lo riporta al pronto soccorso dell’Humanitas per farlo finalmente accedere al servizio sanitario pubblico.
Per spostare il padre ha dovuto pagare l’ambulanza, pagando altri 120 euro, per farlo scendere al primo piano e percorrere pochi metri fino al pronto soccorso.

Intanto a Milano Bertolaso annuncia l’aumento delle guardie mediche: peccato che questi ambulatori chiudano al massimo a mezzanotte. In via Monreale, nella ex sede del consultorio ne è stata aperta una: i lavori di ristrutturazione sono costati 1 ml, realizzando postazioni per CUP e per le funzioni di scelta e revoca.
Ma andando al CUP si scopre che qui è tutto chiuso, la guardia medica attivata l’estate è a scartamento ridotto, la domenica fino alle 21. Di fronte alla casa di comunità c’è la clinica San Siro del gruppo San Donato dove basta pagare e c’ è tutto. Report ha intervistato la signora Maria Luisa che era incinta e il Ssn non era in grado di offrirle una visita ginecologica, con la motivazione di una lista chiusa, bloccata, non prenotabile. Nemmeno al San Raffaele (sempre san Donato), dove però a pagamento si sceglie anche la tariffa.

Altra inaugurazione a Crema, questo gennaio: manca ascensore, parcheggio, ma va bene così: la sede a Crema è ancora nel mezzo dei lavori di ristrutturazione, che finiranno nel 2024, ma l’inaugurazione è stata fatta lo stesso. Come anche a Casal Maggiore, dove la casa di comunità non è aperta sette giorni su sette e dove mancano i medici.

La Corte dei Conti regionale nel rapporto dice che su 89 case di comunità solo 19 avevano il pediatra e meno della metà i medici di base.

L’assessore risponde che dipende da come uno vuole vedere le cose: le case sono state inaugurate dove erano presenti già strutture ambulatoriali.

Oppure sono case di comunità aperte in una struttura privata, si paga l’affitto al privato, ma in via temporanea: è quello che è successo a Baggio o a Soresina.

E che dice il presidente Fontana?
Alle domande di Report nemmeno lui risponde: 51 case di comunità inaugurate, anche quella di Soncino dove è stato inaugurato un ospedale di comunità dal ministro Giorgetti e dall’onorevole Comaroli.

Ma Comaroli è a capo di una fondazione che prende soldi dalla ASST per gestire la casa di comunità: è questo il futuro delle case di comunità, ovvero essere gestite da privati, magari legati alla politica regionale?
La deputata Comaroli racconta che non paga l’affitto al comune, per usare le strutture dove svolge le sue funzioni: il marito della Comaroli è vicesindaco del comune di Soncino, amministrato da Forza Italia, che ha concesso questa concessione per 30 anni alla deputata…

Sembra un feudo elettorale - il commento di Claudia di Pasquale: anziché potenziare il pubblico, anziché prendere nuovi medici, oggi si usa la scusa della mancanza del pubblico per colmarla col privato. Che gestisce gli ospedali di comunità, che prenderà i soldi del PNRR che la stessa politica dovrà decidere dove mettere questi fondi.

La previsione di spesa sanitaria è in diminuzione rispetto al PIL: dal 6,2 arriveremo al 6,1% nel 2026, la Germania investe circa l’11%. I numeri sono questi e parlano chiaro.

Ma si parla già di ridurre ospedali e case di comunità: rimarranno solo pronto soccorsi a pagamento?

In Liguria la situazione è ancora peggiore: il territorio è vasto e montuoso e la chiusura degli ospedali e dei presidi costringe i malati a muoversi per le cure.

Ad Albenga c’è sempre stato un ospedale con pronto soccorso, oggi è tutto chiuso, dentro trovi senza tetto, criminalità.

È stato venduto negli anni 2000 dall’imprenditore Nucera, oggi è sotto la tutela di un curatore fallimentare: la regione aveva deciso di costruire un ospedale moderno vicino l’aeroporto, costato 152 ml di euro. Fu inaugurato da Burlando, ma costruito dal centro destra che poi però ha iniziato subito a demolirlo: il nuovo ospedale è stato chiuso, la gestione dei reparti è stata affidata a dei privati, altri reparti sono stati chiusi.

Potrebbero esserci 200 posti letto ma ce ne sono 70: l’assessore ligure racconta che si pensa di affidarlo a dei privati, “lei vede i privati come fossero dei demoni” si difende l’assessore.

Anche qui, come in Lombardia, la politica sta facendo passare l’idea che sia normale che il privato colmi le lacune del pubblico, volute dalla politica.

I caso gravi da Albenga vengono spostati per 15 km fino all’ospedale Santa Corona a Pietra Ligure: al pronto soccorso le barelle affollano il corridoio, e si viene invitati ad andare nella casa della salute che dovrebbe essere aperte tutti i giorni. Ma in realtà sono vuote: la regione non dà più contributi alla casa della salute di Albenga, col risultato che deve rimanere chiusa.

La situazione più critica è quella di Savona dove c’è solo un punto nascita, tanto che partorienti devono far nascere i bambini in autostrada. Tutto normale per l’assessore, che a Report spiega che costruiranno nuove strutture per ginecologia solo quando avranno mezzi.

La signora Sabrina ha subito sulla sua pelle i tagli alla sanità: il padre ha il morbo di Crohn, una grave infiammazione cronica dell’intestino, veniva curato ad Albenga, poi a Pietra Ligure e poi è dovuto andare fino a Savona, a un’ora di macchina, due e mezzo se c’è traffico.

Il sindacato ha denunciato le lunghe d’attesa: 220 giorni per una colonscopia, 170 per una tac all’addome. L’assessore risponde a Report che i cittadini liguri non sono privati dei servizi, dando la colpa al covid. Ma sono i cittadini, che devono aspettare un anno per una visita per un’ernia, a pagare questi tagli: la regione Liguria è all’ultimo posto per il recupero degli interventi post covid, nonostante la regione abbia ricevuto dallo Stato un finanziamento da 13 ml di euro, per ridurre le liste di attesa.

In Liguria chi può, si sposta di regione per curarsi: per la mobilità extra territoriale la regione spende 52 ml di euro.

A La Spezia l’ospedale Sant’Andrea serve una comunità vasta di pazienti: Report ha mostrato lo stato di alcune sale, ammuffite dall’umidità.

Il reparto di neurologia ha delle crepe ma è tutto l’ospedale che non sta bene: la regione assicura che stanno facendo manutenzione, in modo rattoppato e aggiunge che costruiranno un nuovo ospedale fuori la città: del nuovo Felettino se ne parla dal 1993, sono state posate tante prime pietre, l’ultima quella di Toti nel 2016. L’appalto è stato aggiudicato dalla ditta Pessina, che però si è subito fermata nei lavori: la loro proposta di variante è stata bocciata dalla regione, che oggi è in causa col costruttore, chiedendo dei danni.

Il nuovo ospedale, con un nuovo bando, ha un costo superiore a quello vecchio per quasi 100 ml (264 ml, rispetto ai 177 del vecchio progetto): chi ha vinto il bando si prenderà anche il servizio, che verrà pagato dall’ATS.

La società che ha vinto l’appalto è sotto indagine a Trento: ma all’assessorato sono tranquilli, ci penserà la magistratura.

A Genova c’è l’ospedale Galliera: il pronto soccorso è affollato, perché da 1800 posti letto si è passati a 413 posti. Ci sono padiglioni che sono stati trasformati in ambulatori per attività di intramoenia. Anche qui si parla del nuovo Galliera, che prenderà il posto del padiglione C: i posti letto sono 404, ma si teme che qui apriranno servizi privati, centri commerciali, appartamenti.

Nel frattempo il costo del nuovo Galliera è aumentato, non ci sono soldi per fare manutenzione al vecchio Galliera.

Nella val Polcevera doveva nascere il nuovo ospedale di vallata, ma alla fine qui si realizzerà un nuovo polo della logistica: per realizzare un ospedale che non si farà sono state chiuse delle strutture.

Si parla anche di un nuovo ospedale sulla collina degli Erzeni: ma quell’area è oggi usata come area di parcheggio dei furgoni e dei container della società di logistica che era interessata al progetto.

A Rapallo hanno inaugurato un nuovo ospedale: il pronto soccorso è chiuso perché, rispondono dall’assessorato, non serve per l’ospedale.

Senza le risorse si rischia di fare la fine di Napoleone – spiega l’assessore: ma le risorse del PNRR non basteranno a soddisfare le richieste dei cittadini. Perché come in Lombardia, anche in Liguria, mancano medici e infermieri, ma nel piano regionale non si parla di questo problema.

La scusa perfetta è sempre la stessa, manca il personale: ma la colpa è sempre degli stessi politici in regione e a Roma, che non vogliono investire nella sanità pubblica.

I fondi del PNRR verranno spesi per progetti vecchi e costosi, come il Galliera a Genova o il nuovo ospedale a La Spezia.

A Bordighera c’è solo un punto di primo intervento: qui Adriano e Laura si sono rivolti per un problema della madre, che il medico dell’ospedale ha diagnosticato come problema gastro intestinale. Ma dopo pochi giorni la signora muore.

Il medico si stava specializzando in urologia, la norma consente che ci siano specializzandi nel punto di primo intervento: la signora ha ricevuto solo un elettrocardiogramma, servivano altri esami e i figli hanno fatto causa.

Il punto è preso in gestione da una società privata che fa capo al gruppo Sansavini: sarà la magistratura a far luce su quanto successo.

L’erosione del servizio pubblico parte da lontano, da De Lorenzo, alla Bindi fino alle chiusure degli ospedali nata con la riforma Lorenzin: oggi il governo ha di fronte due scelte, o finanziare il taglio all’Irpef o finanziare la sanità pubblica, cosa sceglierà?