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23 gennaio 2015

Corsa al Quirinale (con girello)




L'intervento di Travaglio ieri sera a Servizio Pubblico:
Travaglio racconta la corsa al Quirinale: “È un miracolo se i candidati stanno in piedi da soli e non devono usare il girello. Strano che accada proprio ora che comanda il giovane rottamatore e rivoluzionario: Renzi, che ha appena compiuto 40 anni. Due anni fa, non ancora segretario, non voleva fra i piedi nemmeno i 60enni. Infatti ora chi sono i favoriti? Tre teneri puledrini che scalpitano ai blocchi di partenza: Amato, Mattarella e Finocchiaro”

02 gennaio 2015

Il presidente che verrà

Tra poche settimane riparte il cinema: le voci le smentite, i retroscena di palazzo il totonomine ..
La cosa buona è che finisce l'ipocrisia di questo secondo mandato del presidente: non doveva accettare punto e basta per il secondo mandato.
Sapeva alle difficoltà cui sarebbe andato incontro, fare le riforme e la nuova legge elettorale con quel Parlamento.
Ipocrita il richiamo alla bonifica del paese contro la corruzione: lui che ha spinto per la continuità istituzionale, che ha difeso il sistema dei partiti (che non rappresentano più il paese), il presidente dei moniti contro i magistrati, che ha definito eversiva l'antipolitica.
Quando si auspicano (e anno) le riforme assieme a corrotti e pregiudicati non si può pensare di bonificare nulla. Il paese rimarrà sempre nello stato di collasso in cui era.
Anzi, in questo ultimo anno di riforme incardinate e spedite, i dati dicono che la situazione è peggiorata.
Non per colpa di Grillo o dell'antipolitica.

Spero che, almeno una volta finito il mandato, ci faccia conoscere il contenuto delle telefonate con Mancino che poi ha fatto distruggere. Cosa c'era dentro di così pericoloso?
Questo presidente è quello che rottamato, assieme a B. e Renzi, il centrosinistra. Veltroni, Prodi, D'Alema.
Non che ne sentissimo la mancanza.
Siamo passati Berlinguer (che Napolitano criticò per la sua intervista a Scalfari sulla questione morale) a Renzi.

Ma è quello che si prepara ora, dopo anni in cui si è dimostrato scarso rispetto per la Costituzione, ha far paura.

22 aprile 2013

Report - gli onorabili

Se fosse diventata presidente, la gabanelli avrebbe dovuto occuparsi proprio dell'argomento di ieri sera: le persone che, per meriti eccezionali, ricevono dei titoli onorifici da parte dello stato.
I cavalieri, i commendatori, i cavalieri di gran croce.

A leggere la lista delle persone insignite di questi titoli, viene un pò di imbarazzo. Cosa avrebbero fatto di così eccezionale, questi imprenditori, per il paese, per il territorio, per l'imprenditoria?
Un rassunto della prima parte lo ha fatto ieri per Il fatto Chiara Ingrosso

Gli imbarazzanti premi dal Colle
di Chiara Ingrosso
Secondo l’articolo 87 della Costituzione, a coloro che eccellono nel lavoro e si spendono
per la società, spetta il riconoscimento di tutta la Repubblica. La puntata di Report che andrà in onda stasera vi farà capire cosa significa essere meritevoli e virtuosi nel nostro Paese. Bernardo Iovine, in un’inchiesta dal titolo “Gli onorabili”,
svelerà quali sono i retroscena delle tanto ambite onorificenze concesse dalla Presidenza della Repubblica.
A cominciare dal famoso cavalierato.
Ogni anno le prefetture segnalano al Quirinale i personaggi che si sono distinti per diligenza, spirito di sacrificio, rispetto dei lavoratori, garantendo in particolare a questi ultimi benessere ed elevazione sociale. Il 2 giugno, poi, una cerimonia consacra 25 cavalieri del lavoro. Ma il cavalierato non è una semplice medaglia. È un marchio a fuoco sul passato della persona onorata e soprattutto sul suo futuro, in quanto la condotta del Cavaliere deve rimanere limpida e resistente. Altrimenti, se qualcosa non quadra la stampa, i tribunali, le agenzie delle entrate e le camere di commercio possono segnalare di nuovo alle prefetture (che dispongono di appositi uffici) le anomalie, le quali avvieranno un processo di accertamento ed eventualmente ritireranno il titolo.
MA FINORA l’unico destituito è stato Calisto Tanzi nel 2010, sette anni dopo il crac Parmalat.
Resta ancora oggi uomo onorabile Carmine Petrone, che ha tre farmacie, nove centri di riabilitazione convenzionati, mille dipendenti e un’indagine per frode fiscale, falso in bilancio e truffa perchè sospettato di aver all’estero farmaci destinati agli ospedali. Altro Cavaliere della Repubblicla è Sergio Marchionne. La magistratura ha emesso una sentenza a carico dello stabilimento Fiat di Pomigliano, di cui Marchionne è amministratore
delegato, in cui si stabilisce che i lavoratori tesserati Fiom sono stati discriminati.
Gian Mario Rossignolo, ex Fiat, ex Telecom, con un accordo con la Regione Piemonte acquista lo stabilimento Pininfarina e assume 900 lavoratori.
Rossignolo si riempie di debiti e non avvia la produzione, lasciando a casa 900 operai con famiglie a seguito. Ma resta cavaliere. Imputato per frode fiscale per quando stava in Unicredit e ora chiamato a salvare le casse di Mps, Alessandro Profumo, è anche lui cavaliere.
Maria Luisa Cosso è l’unica donna Cavaliere: spende la sua liquidazione per investire in università e cultura. Profumo, dei 40 milioni di euro ricevuti come buonuscita da Unicredit ne dona 2 in beneficenza, gli altri se li tiene perchè non farà
“per sempre questo lavoro”, sottolinea Report. Sarà per questo che Profumo è coautore del libro “Plus Valore: la responsabilità sociale dell’impresa”. Report conta che su 300mila  onorificenze, sono almeno 70 quelle da riconsiderare. E avrebbe potuto occuparsene proprio lei, Milena Gabanelli, se avesse accettato la candidatura al Colle da parte del Movimento Cinque Stelle.


Cavaliere il signor Profumo e anche la signora Cosso? Possibile?

La cosa incredibile è scoprire poi che queste benemerenze sono state datte, quasi a pioggia, ad un infinità di persone: giornalisti, calciatori, sportivi, attori, ...

E anche persone assolutamente impresentabili: Poggiolini cavaliere di gran croce (al merito della sanità) anche Poggiolini e Gianni Letta. Cavalieri anche Geronzi, Bertolaso, Antonio Fazio.
Il commentatore Licio Gelli (proprio lui, quella della P2).

Perché questo interesse nei titoli?

GIULIO SAPELLI – STORICO ED ECONOMISTA
Perché vede, come lei sa molto bene, in un sistema fondato naturalmente molto
spesso non tanto sul merito, ma fondato sulle conoscenze, su quello che io chiamo nei miei studi rapporti omofiliaci, cioè essere parenti dal punto di vista non di sangue
naturalmente, no? Ma di, amicali, avere un rapporto di subalternità, e naturalmente
molto spesso questo mi serve per entrare in circoli altrimenti chiusi, no? Io posso
mettere in un curriculum che sono insignito di chissà quale onorificenze ma credo che sarebbe molto più opportuno fare due chiacchiere con una persona o e se è una
persona di buonsenso e capire chi ho davanti, no?

BERNARDO IOVENE FUORI CAMPO
Grande ufficiale e medaglia al merito della sanità è anche Duilio Poggiolini, direttore
del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, aveva incassato tangenti per 9
miliardi di lire dalle industrie dei farmaci e indagato nell’inchiesta sul sangue infetto
che ha causato la morte di centinaia di persone. La prefettura di Roma non ha mai
pensato di chiedere la revoca?


La revoca per il cavaliere Tanzi l'ha chiesta proprio Report, altrimenti, sarebbe rimasto anche lui ancora insignito.

E c'è di peggio. La massima onoroficenza è stata data anche al dittatore Assad, dal presidente Napolitano. Il custode della costituzione.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
E mettiamocela questa maggiore attenzione. Su 300 mila insigniti, gli indegni sono 70. Questo perché abbiamo un concetto largo di benemerenza, si fa prima ad entrare che ad uscire. Per esempio dal 2005 il presidente siriano Bashar Al Assad è segnalato come personaggio ambiguo, sponsor del terrorismo islamico, responsabile per le agenzie ONU di una sistematica violazione dei diritti umani, questo dal 2005. L’11 marzo del 2010 Giorgio Napolitano, insieme al ministro degli Esteri Frattini, gli fa
visita, e in quell’occasione Assad viene insignito del titolo onorifico più importante
quello di gran croce, quello che si prende per “altissime benemerenze acquisite verso
la Nazione anche con attività svolte a fini sociali, filantropici, umanitari”.
DAMASCO 11/3/2010 PRESIDENTE NAPOLITANO
Esprimo il mio apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in
Medio Oriente e per la tutela delle libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il titolo gli è stato revocato giusto un anno fa per indegnità, dopo che i morti in Siria
non si riuscivano più a contare. Ci sono poi i 3 alti dirigenti della polizia, che sono stati
condannati definitivamente lo scorso luglio per i fatti del g8 e sono:
Giovanni Luperi - Cavaliere della Repubblica;
Francesco Gratteri – Commendatore e Ufficiale di Ordine al Merito;
Gilberto Caldarozzi, Cavaliere della Repubblica;
nessuno finora ha pensato di revocare quelle onorificenze per indegnità.
E’ chiaro che noi siamo grati a chi si espone per tutelarci, e il rischio è nel mestiere in
sé, che nessuno ha imposto, ma quando appunti un merito su quella divisa, è perché
hai fatto qualcosa che va oltre il tuo dovere.


La conclusione del servizio e il commento della Gabanelli:

perché noi abbiamo fatto questa puntata? Perché il riconoscimento dei meriti è il
motore che spinge la società a migliorarsi, e i riconoscimenti della più alta carica dello Stato sono degli incoronamenti. Quando diventano un giro di valzer, dove contano di più le conoscenze, della conoscenza, quando non c’è mai sanzione, svilisce oltre ai meritevoli l’intera società, che non è stimolata a fare meglio, ma rafforza una corporazione che si auto riproduce ed ha pochi contatti con la vita reale. Ecco fra le tante cose da fare c’è da cominciare anche da qui.

Il pdf dove scaricare il link della puntata.

20 aprile 2013

L'anima conservatrice del paese


"Non rinchiuderti, partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada" Vladimir Majakovskij
Alla fine il timore di una svolta progressista, e magari di sinistra, del paese è stato zittito. Larielezione di Napolitano come presidente della Repubblica e un governo per le larghe intese (Amato, Monti, Letta, vedete voi) rimette tutto a posto. Altro che Rodotà (ma chi lo conosce?), Zagrebelski (chi era costui?). Perfino Prodi non andava bene: moderato, con un passato alle spalle, rischiava di mettere una pietra tombale su Berlusconi e sugli accordi tra i partiti della strana maggioranza che non si possono dire.
Perché c'è qualcosa che non ci dicono.
Da dove viene Marini?
Da dove viene questa ostinazione da parte del Pd nel non voler cogliere la volontà di cambiamento?

Queste elezioni, e queste settimane post elettorali in cui è fallito ogni tentativo di governo, ci dicono alcune cose: sono venuti al pettine i problemi all'interni del Partito Democratico che paga il fatto di non essere un partito con valori condivisi. Le correnti, le ali, le anime (ex PCI, ex DCI, quelli che con questa destra di deve ragionare, che non ho sentito la base ..) hanno soffocato il partito che doveva smacchiare il giaguaro. Il PDL dall'altra parte, è stato unito attorno ai desideri di Berlusconi (il partito è suo): i suoi grandi elettori sono rimasti fuori dall'aula per la prima volta nella storia repubblicana, durante le votazione per il Quirinale, da tenere a mente.

Sparisce la sinistra, rimane solo Sel, in Parlamento: viene da chiedersi se il PD riuscirà a riformarsi da solo.

È prevalsa l'anima conservatrice del paese, quella per cui non deve cambiare nulla.

PS: Grillo "Abbiamo mandato a casa 5 partiti in due mesi, sono spariti Udc, Fli e Di Pietro fra poco si rompe anche il Pd e poi seguirà il Pdl
". Beppe, facci sapere quando farai qualcosa contro il caimano .. caso mai farò un pensierino sul voto.

17 aprile 2013

Il bivio

L'esito del voto grillino per le quirinarie pone il partito non vincente alle elezioni di fronte al bivio.
Fa una parte l'opportunità di votare un presidente della Repubblica di vero cambiamento, viatico poi per un governo di cambiamento (nella politica industriale, sociale, nei temi etici ..). la Gabanelli, ma anche Rodotà o Zagrebelski.

Purtroppo questa strada ha contro non solo una parte del PDL (ma non dei potenziali elettori di centrodestra), che invece auspicano ad un salvacondotto per Berlusconi cui il PD dovrebbe piegarsi.
Anche all'interno del centrosinistra le larghe intese, gli accordi al ribasso, gli inciuci sui professionisti delle poltrone trovano sostenitori.
Fioroni, i renziani, preferirebbero Marini o persino uno come D'Alema.

“Io sono per un candidato condiviso, che passi già nei primi scrutini - spiega Beppe Fioroni - il problema non è Rodotà, ma è la modalità: Grillo non sta cercando una condivisione, ma sta invitando a votare il suo”. Renzi sarebbe pronto a votare Prodi o Amato. Entrambi gli garantirebbero il prossimo futuro: Prodi non piace al Pdl e potrebbe velocizzare la strada verso le elezioni; e Amato, soprattutto, significherebbe un governo di qualche mese con Matteo candidato naturale alle prossime elezioni. Secondo lo stesso ragionamento, potrebbe andar bene anche D’Alema,. “Perché Rodotà?Come facciamo a sapere che non è la Gabanelli”, fanno melina i fedelissimi Lotti e Bonifazi. “I 60 parlamentari di Renzi, Rodotà non lo votano, pure andando contro l’indicazione di Bersani”, va sicuro uno degli uomini vicini al Sindaco. Perché Rodotà è troppo di sinistra, perché vorrebbe dire chiudere con il progetto del Pd. Perché non piace ai cattolici. E perché a Grillo sono già state date le presidenze delle Camere, con un’operazione fallimentare, argomentano
[..]
Se non si trova un accordo interno, dal quarto scrutinio il Pd rischia di andare in ordine sparso. E mentre ieri Sel apriva a Rodotà, contro Amato c’era una rivolta tra i neo eletti democratici alla Camera. Tanto che Enrico Letta andava in giro a dire che l’alternativa non c’è, perché l’accordo col Pdl sarebbe fatto. O l’unica sarebbe D’Alema, meno indigesto ai giovani Pd del Dottor Sottile.

[Wanda Marra  su Il fatto]

Ma tra i papabili (che spero rimangano cardinali) c'è anche l'ex tutto Giuliano Amato.


Di cui oggi i figli di Craxi, Bobo e Stefania, tracciano un bel ritratto in una intervista al Fatto quotidiano:

"Parliamoci chiaro: se mio padre era un criminale lo era anche Giuliano Amato”, dice Bobo Craxi. “Papà a capo di un partito di ladri? E allora Giuliano era il vice ladrone”, rincara Stefania, intervistata separatamente dal fratello. E se il primo continua a negare l’esistenza stessa dei reati (“Prendere soldi per il partito non fa di un uomo un ladro, i veri delinquenti sono quelli che infettano il sangue”), Stefania Craxi è più pragmatica: “Amato estraneo al finanziamento illegale al partito? Abitava forse sulla luna? Non poteva non essere coinvolto. Il punto è, semmai, che lo facevano tutti” ".
E questa è la seconda strada: le larghe intese, tanto sponsorizzate sui giornali, anche a rischio di mettere poi il partito contro i suoi stessi elettori. Quanti nel PD capirebbero la scelta di Amato o D'Alema al colle?
Che scenari si presenterebbero allora di fronte al PD: scissione? Nuova segreteria?

Bersani, fa sapere, ha pronto un nome per mettere in imbarazzo i grillini. Si dice Sabino Cassese o Franco Gallo, giudici della Corte Costituzionale.
Un bivio che potrebbe diventare trivio.
Ma rimane il punto: come si comporteranno i grandi elettori di centrosinistra?

“Già il fatto che Grillo ci chieda di votarlo è un buon motivo per non farlo. Anzi, lui dovrebbe rifiutarsi di farsi candidare dai 5 Stelle”. Il giovane Turco, Matteo Orfini lo dice con veemenza, ma molti nel partito sono sulle sue posizioni. “Come facciamo a fidarci adesso? Come facciamo a credere che davvero Grillo sia pronto a un accordo?”, commenta Andrea Orlando. 
La domanda: come faranno gli elettori del PD a fidarsi poi....

15 aprile 2013

Non l'hanno presa bene - il Quirinale

Non è la questione dell'Ikea: il marito è rinviato a giudizio a Palermo per truffa. Dovrebbe essere una questione di opportunità, ritirare la sua candidatura.
Non l'ha presa bene: che futuro ha un partito che si scinde su queste poltrone?

16 luglio 2012

A chi giova questo altro conflitto?

A chi gioverà questo ulteriore conflitto, aperto dal capo dello Stato contro alcuni pm di una procura dello stesso Stato?
Questo scontro di poteri, in nome delle prerogative del presidente della Repubblica, ha senso se serve al rispetto delle regole da parte delle magistratura, ad una maggiore trasparenza della cosa pubblica (un potere che può indagare su un altro potere dello stato, ma sempre nel rispetto delle norme), al superamento di una situazione di stallo .
In questo caso invece tutto ruota attorno a delle intercettazioni: non sapevo che queste prorative impedissero del tutto intercettazioni dirette o indirette, che ora si chiede vengano distrutte.

Il comunicato :
«Alla determinazione di sollevare il confitto, il presidente Napolitano è pervenuto ritenendo dovere del Presidente della Repubblica, secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».

Mi viene in mente che il suo successore potrebbe essere Berlusconi (quello che un italiano su due ha bocciato), che nel passato ha aperto numerosi conflitti con la magistratura per i suoi casi giudiziari (come il caso Ruby ). E non riesco ad essere sereno.

Update:
Alfio Sciacca spiega sul corriere le ragioni del conflitto, citando gli articoli 90 della Costituzione e la legge 219 del 5 giugno 1989

In Italia è «assolutamente» vietato intercettare le conversazioni alle quali partecipa il Presidente della Repubblica. Lo stabilisce l'articolo 90 della Costituzione e l'articolo 7 della legge 5 giugno 1989, n. 219. Nel caso si venisse in qualunque modo in possesso di intercettazioni in cui uno degli interlocutori è il capo dello Stato le conversazioni «non possono essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione». È a questo principio che fa riferimento Giorgio Napolitano nell'affidare all'Avvocatura dello Stato l'incarico di promuovere il cosiddetto «conflitto di attribuzione» nei confronti della Procura di Palermo che indaga sulla presunta trattativa tra apparati dello Stato e i capi della mafia per mettere fine alla stagione delle stragi del 92/93. A dirimere il conflitto viene ora chiamata la Corte costituzionale.

INTERCETTAZIONI SU ALTRA UTENZA - Nel decreto pubblicato sul sito del Quirinale si fa esplicito riferimento proprio a quella normativa che impedisce di intercettare le conversazioni del capo dello Stato. E questo perchè proprio durante le indagini della Procura di Palermo «sono state captate conversazioni del presidente della Repubblica nel corso di intercettazioni telefoniche effettuate su utenza di altra persona». Conversazioni che, fa rilevare il Quirinale, la stessa Procura di Palermo ha ritenuto «irrilevanti» e delle quali dunque non si prevede «alcuna utilizzazione investigativa o processuale ma esclusivamente la distruzione da effettuare con l'osservanza delle formalità di legge».

AUTORIZZAZIONE DEL GIUDICE - Ma allora perchè Napolitano solleva il conflitto di attribuzione? Una risposta in qualche modo si può trovare sempre nel comunicato del Quirinale dove si fa riferimento all'intervento il 9 luglio scorso sul quotidiano La Repubblica del procuratore di Palermo Francesco Messineo. In quella circostanza il capo della Procura siciliana disse che pur essendo quelle intercettazioni irrilevanti «alla successiva distruzione della conversazione legittimamente ascoltata e registrata si procede esclusivamente previa valutazione della irrilevanza della conversazione stessa ai fini del procedimento e con la autorizzazione del giudice per le indagini preliminari, sentite le parti». Ed è proprio questo il punto chiave della controversia che il Quirinale ritiene lesivo delle prerogative del Capo dello Stato. Cioè il fatto di mettere le intercettazioni a disposizioni delle parti e poi del Gip. Con la sottintesa preoccupazione che in questo modo finiscano facilmente anche sui giornali. 

E adesso la cosa è un pò più chiara.

21 giugno 2012

Sotto attacco

Il presidente dopo la cerimonia per  il 238esimo anniversario della fondazione della Finanza.

"In questi giorni è stata alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti sul presidente della Repubblica e sui suoi collaboratori costruita sul nulla", ha detto il capo dello Stato aggiungendo che "si sono riempite pagine
di alcuni quotidiani con le conversazioni telefoniche intercettate in ordine alle indagine giudiziarie in corso sugli anni delle più sanguinose strage di mafia del '92-'93 e se ne sono date interpretazioni arbitrarie e tendenziose e talvolta perfino manipolate".

Napolitano ha quindi riaffermato "l'assoluta correttezza della presidenza della Repubblica e dei suoi collaboratori, ispirata soltanto a favorire la causa dell'accertamento della verità". "Io ho reagito con serenità e con massima trasparenza - ha continuato - rendendo noto anche il testo di una lettera riservata al procuratore generale della Corte di Cassazione". E ancora: "Continuerò, perché è mio dovere e prerogativa, ad adoperarmi affinché vada avanti nel modo più corretto ed efficace, attraverso il necessario coordinamento, l'azione della magistratura. I cittadini possono stare tranquilli. Terrò fede ai miei doveri costituzionali".


Primo: la campagna stampa è basata su telefonate tra un ex senatore (e altro) che doveva testimoniare ad un processo e alti vertici dello Stato.
Secondo: il coordinamento delle indagini antimafia, è di competenza della DNA.
Terzo: Grasso nella relazione in Cassazione fa scrivere che non ci sono gli estremi per una avocazione del processo. Chi l'ha chiesta (l'avocazione)? Non è questa una interferenza?
Quarto: a proposito dei doveri costituzionali. Come la mettiamo col legittimo impedimento e il lodo Alfano? E con la futura legge bavaglio?
Proprio sulle intercettazioni «È una questione da risolvere con largo consenso». Dipendi dal consenso di chi.

Forse,non è il quirinale ad essere sotto attacco.

Nei mesi passati alcuni giornali hanno portato avanti campagne stampa basta su una villa a Montecarlo, sulle notti con una escort, sulle vacanze di un presidente di regione.
In questo caso, niente. Viene da chiedersi, chi sta sbagliando? Il Fatto Quotidiano o gli altri?

20 giugno 2012

Impeachment


Quando nel 1992 alcuni cittadini americani si chiesero se che Clinton avesse mentito agli americani, in merito ad un atto che non costituiva nemmeno reato, nessuno nella stampa, di fronte alla richiesta di impeachment parlò di atto "risibile". Clinton nominò un procuratore speciale, legato al partito repubblicano, e fu costretto a rispondere in streaming a tutte le sue domande.


Clinton aveva semplicemente giurato di non aver fatto sesso con la sua stagista ..

Le rivelazioni dei giornali, pochi in verità, sulle telefonate tra l'ex senatore Mancino e personalità del Quirinale, raccontano una storia ben più grave. Gli interessamenti di Napolitano sul processo di Palermo in cui Mancino era passato da testimone a indagato e il tentativo persino di avocare l'inchiesta, sono atti inopportuni.
Che creano confusione e sfiducia. Qui Beppe Grillo non c'entra nulla.