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16 maggio 2016

Report – la guerra dei brevetti

La lotta alla mafia, fatta di arresti eclatanti, che non colpisce i loro patrimoni, finiti nelle banche e nel mondo della finanza: le mafie cambiano pelle e noi come le combattiamo?

Ma prima delle confische ai beni mafiosi, il servizio sui brevetti: una battaglia a colpi di cause legali, come quella fatta tra Apple e Samsumg.
Noi italiani, popoli di inventori come siamo messi?
E chi regola l'ente dei brevetti in Europa? Un ente senza controllori con l'importanza di uno stato.

Il servizio di Paolo Mondani: la guerra dei brevetti.

La Ferrari NV, la holding, ha sede in Olanda: è un paese duttile per la fiscalità, ben disposta dei contribuenti come FCA, che non paga le tasse in Italia.
Come la Ferrari: se si spostassero i brevetti fuori dall'Italia sarebbe un bel danno per l'Italia.

Marchi e brevetti si spostano nei paesi a più bassa tassazione: buona parte degli 8 miliardi della Ferrari sono legati a marchi e brevetti, tassati al 31,4%.
In altri paesi la media è del 10%: con la legge di stabilità del 2015 è stato introdotto il patent box, con la tassazione dimezzata al 16%.
Siamo quasi gli ultimi in Europa: in Olanda c'è una tassazione del 5%, UK 10%, Belgio 6,8%, Cipro 2,5%, Portogallo 15%...
L'Olanda al 5% permetterebbe alla Ferrari un bel risparmio: che se è solo fittizio sarebbe forse un reato.

La Germania dice ai suoi imprenditori che non devono scorporare: se vuoi andare via ti porti via tutto, anche la produzione, per il principio per cui le risorse devono tornare al paese che le ha generate. I tedeschi la sanno lunga.

Nel 2014 il numero dei brevetti italiani era sotto la media europea, oggi siamo dietro Singapore e Corea: eppure gli inventori ci sono.
Come i due ragazzi che hanno preso gli scarti della canapa per fare filamenti per stampanti 3d, più resistenti delle plastiche, dell'alluminio, più leggero delle plastiche comuni, più economico delle bioplastiche.
Molte aziende li hanno contattati, cercando di comprargli il brevetto, col pregiudizio che “tanto voi non potete produrli”.

Bioplastica di canapa significa chimica verde, dove noi siamo all'avanguardia, con la Versalis: ma il proprietario Eni ha deciso di vendere l'azienda e i brevetti ad un fondo con sede alle Cayman. SK Capital ha tutte le società nel paradiso fiscale del Delaware. Sono investitori senza nome, che vorrebbero comprare Versalis senza indicare da dove prendere i soldi.
La compreranno a debito come Telecom?

Leonardo Maugeri, ex manager Eni, ha raccontato la trasformazione dell'Eni verso la cultura verde: è stato un costo brevettare, ma questo era un investimento.
Come il bioshopper, miglior brevetto europeo nel 2007, ricavado dai cardi.

Tra i lavoratori della Versalis c'è molta preoccupazione, temono che SK Capital non abbia capitali a sufficienza per gli investimenti: nella trattativa c'è Scaroni ex AD di Eni.
Perché non si trova un soggetto italiano che ha già una storia?

Le domande di brevetto si presentato a Monaco, all'Epo, dove le esaminano e poi concedono il titolo: servono 4 anni di tempo, con un costo per il brevetto non indifferente, circa 50mila euro all'inizio e poi circa mille euro ogni anno.
Per le corporation c'è una corsia preferenziale? Canon Bash, Samsumg, Microsoft avranno un trattamento di favore, perché essendo big, portano più soldi all'ufficio.

Peccato che questo sia a discapito dei piccoli inventori, anche quelli italiani.
Un ex dirigente della Sogin ha raccontato la sua idea per una centrale nucleare in sicurezza, col reattore sotto terra, con meno rischi per la sicurezza.
Il brevetto è stato depositato in Cina, negli USA, dove ha avuto l'attestato. In Europa ha fatto domanda e aspetta una risposta da 9 anni.

Giorgio Marcon scrive perizie per i tribunali, per gli incidenti: il suo brevetto è il riflessometro, per inibire l'accensione del veicolo se non è in sicurezza.
Nel 2013 ha iniziato a depositare il brevetto poi arrivato nel 2015: non l'ha presentato a Monaco, temendo inganni, ovvero che qualcuno lo porti fuori alle industrie dell'auto.

Sergio Sulas ha inventato una bussola infallibile per chi viaggia in mare. Il prototipo è costato 100mila euro, ma servivano risorse per produrlo: è stato brevettato all'Epo a Monaco e negli USA, dove è più difficile brevettare ma è più facile poi produrre.

Anche in Italia esiste un ufficio brevetti per chi vuole brevettare solo in Italia: a Monaco si ha un brevetto che vale in tutta Europa, che costa di più.
Ma che non è detto che protegga da tutti i furti di idea: se sei grande puoi mettere in pista avvocati di peso altrimenti sei costretto a scendere a patti con l'altro.

Come funzionano le cose all'Epo.
Sembra di stare dentro la Corea – spiegava Gabanelli: Epo è un ente extra territoriale senza nessun controllo, come accadeva nella Fifa di Blatter.
Il presidente Battistelli gestisce in modo opaco l'agenzia: un esaminatore rimasto anonimo raccontava di scatti di carriera, favoritismi per aziende famose, scarsa trasparenza sui fondi incassati (da Apple 2 ml di euro).
Per poter scioperare serve l'autorizzazione del presidente: Mauro Masi è membro del cda dell'Epo, raccontava di come sia arrivato il momento di cambiare le regole.
Epo non dipende dall'UE, è un ente privato, i dipendenti hanno l'immunità: gli stati membri dovrebbero controllare, ma non esiste un organo indipendente di controllo, oltre il CDA.
Qui gestiranno il brevetto unitario, per tutti i paesi europei: fuori è rimasta fuori la Spagna, ma serve una corte unificata sui brevetti con giurisdizione su tutti i brevetti in Europa.

5 sedi, tre lingue, una corte d'appello in Lussemburgo: in Italia arrivano solo in vacanza, colpa dello scarso peso politico italiano?
Col brevetto europeo saranno avvantaggiati i grandi marchi: per i piccoli inventori, far valere le proprie ragioni nei contenziosi sarà difficile, visti i costi elevati (tra 200-400 mila euro).

L'inventore del Tutor, Romolo Donnini, ha raccontato la sua storia: presentò la sua idea in Italia e a Monaco. Presentò la sua idea anche alle autostrade, che non si interessarono.
Nel 2004 poi Autostrade per l'Italia se ne esce col suo tutor, chiedendogli di comprare la sua idea: sono andati in causa, vinta dal signor Donnini.
E c'è stata contraffazione, che sarà valutata dalla corte d'Appello di Roma.

I migliori brevetti arrivano dall'Università: servirebbe che qualcuno desse valore alle idee dei ricercatori italiani.
A Roma alla Sapienza, il valore sono le amicizie: la K Cube di Carrai (l'amico di Renzi) e Bianchi (pres fondazione Open) si prenderà i brevetti della Sapienza pagandoli solo 1,3% , non in esclusiva, certo, ma che forse è più conveniente alla K Cube.

Al Politecnico di Milano e l'università che brevetta le idee per concederle poi a delle spin off che poi produrranno utili che si potranno re investire in ricerca.
Dopo il CNR, il Poli è l'ente che brevetta di più in Italia.
C'è poi il caso del Cern, che produce idee senza brevetti, disponibili per tutti, come il www.

Il business dei farmaci: i farmaci anti-tumorali costano molto ed è per questo che i brevetti costano molto, col risultato che i farmaci contraffatti rendono più del traffico della droga.
Da una parte abbiamo il mercato nero dei farmaci, su internet e dall'altra Big pharma che difende i suoi brevetti rimandando l'ingresso nel mercato l'arrivo dei farmaci generici: in Italia è permesso mentre in Europa sarebbe vietato.

Qual è il confine tra difesa della salute e logica del profitto, nei brevetti delle medicine?
L'inventore di Solandi, che cura l'epatite C, ha raccontato la storia della sua invenzione: in Italia il farmaco è stato sperimentato da pochi anni con successo.
Il ciclo completo della cura è di 60mila euro, mille euro a pasticca: col Sovaldi la percentuale di cura è quasi al 95%.
Due anni fa costava 60mila euro, oggi siamo arrivati a 15mila euro, uno dei prezzi più bassi in Europa.
Ma siamo sicuri che i prezzi alti siano giustificati? Il Sofosbupir è costato 1 miliardo di dollari, alla Gilead il farmaco è costato 12 miliardi di dollari, considerando che ne hanno incassati 40 miliardi di dollari fino ad oggi, potrebbero considerarsi soddisfatti.
Speriamo che l'Italia negozi un prezzo più basso, per i malati di epatite C che in Italia sono tanti.

Noi non possiamo farcelo da solo, il prodotti per curare l'epatite: per colpa della tutela dei brevetti anche in settori medici dove di mezzo c'è la salute delle persone.
FAUSTO BALDANTI – PROF. VIROLOGIA MOLECOLARE “SAN MATTEO” -PAVIAPer noi è importante che la ricerca scientifica abbia una ricaduta immediata sulla salute del paziente. Perché se lei entra in un percorso di brevetto, per un sacco di tempo lei è tenuto a una segretezza finché tutte le pratiche sono state espletate, e quindi…PAOLO MONDANINel frattempo c’è la gente che muore.FAUSTO BALDANTI – PROF. VIROLOGIA MOLECOLARE “SAN MATTEO” -PAVIANel frattempo c’è la malattia. 
MILENA GABANELLI IN STUDIOI brevetti in genere durano 20 anni, specialmente nel campo dei farmaceutici. Dopo, di solito, arrivano i generici, che costano molto meno. Però per non perdere quote di mercato che fai? Modifichi qualcosina, cambi il nome e lo ribrevetti. Questo succedeanche per altri prodotti. É il caso dell’erbicida più diffuso al mondo, il glifosato, che viaggia sotto il nome di Roundup, commercializzato dalla multinazionale dell’agroalimentare Monsanto. Scaduto il brevetto, per mantenere un monopolio difatto, hanno modificato qualcosina e adesso si chiama Roundup Platinum, che sembra quasi il nome di un rasoio. E questa è una cosa. Poi ci sono prodotti che vanno monitorati nel tempo perché possono causare danni all’ambiente o alla salute. Quindiogni tot anni vanno riautorizzati. Questo avviene in Europa ed è il caso del glifosato che scade a giugno. Ora succede che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro lo ha classificato come “probabile cancerogeno”. Chi deve decidere proprio questasettimana se riautorizzarne l’uso oppure bandirlo è la Commissione Europea. Schierati contro – vale a dire “va bandito” – l’Olanda, la Francia e i nostri ministri della Salute, Ambiente e Politiche Agricole. Adesso se la spunterà, come noi ci auguriamo, ilprincipio di precauzione oppure vincerà la lobby Monsanto lo sapremo prestissimo. 
Il link al pdf con la trascrizione del servizio

15 maggio 2016

La guerra dei brevetti - l'anteprima dell'inchiesta di Report

L'anteprima su Reportime del servizio di Paolo Mondani, dove si racconterà della guerra in corso da parte delle multinazionali per accaparrrarsi i brevetti più interessanti. Anche in ambito medicale.
Col risultato che quando esce una pastiglia per curare l'epatite, il prezzo lo fissa l'azienda, che è di circa 60mila euro per tutto il ciclo di cura, prezzo impossibile senza l'aiuto dello Stato.
Appena arrivato in Italia, nel 2014, il farmaco anti-epatite C Sovaldi (Sofosbuvir) costava 60 mila euro a paziente. In seguito alla mediazione dell’AIFA con l’azienda americana Gilead costerà 15 mila euro. Ancora troppo, se pensiamo al fatto che i malati italiani sono circa un milione e che occorrerebbero ben 15 miliardi per guarirli tutti. Per via del brevetto è l’azienda produttrice che impone il prezzo, nonostante i costi di ricerca e sviluppo del farmaco siano enormemente inferiori ai ricavi realizzati dall’azienda in questi ultimi due anni.
Perché la holding della Ferrari ha sede in Olanda? Perché ha una legislazione fiscale molto duttile.
Anche in termini di brevetti: per questo l'Italia ha varato  il Patent box, che abbassa la tassazione dei redditi da brevetto al 16%, on Olanda siamo al 5%, Spagna 8% , UK 10%, Cipro 2,5% ..
Svizzera 8,84%, Portogallo dal 2014 al 12%: siamo arrivati dopo il Portogallo..
Anche il governo Renzi si è accorto dell’importanza di brevetti e marchi e per questo ha inaugurato il patent box, uno sconto fiscale per non andare all’estero. Chissà se la Ferrari, il più importante marchio italiano nel mondo, deciderà di portare i suoi diritti in Olanda, dove ha già sede la sua holding, o rimarrà nel Belpaese.
Alla Sapienza hanno stipulato un contratto con la K-Cube per i brevetti dei suoi ricercatori.
Un'opportunità o solo un favore per gli amici di Renzi (la società è nata nel 2014, non ha esperienza):
L’Università di Roma ha stipulato un contratto con la società K-Cube che avrà in visione tutti i brevetti dell’ateneo e potrà così metterli sul mercato. Se il brevetto avrà successo, la Sapienza otterrà un utile fisso del 1,3 per cento. La K-Cube è presieduta da Marco Carrai, consulente del premier Renzi; nel cda è Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open gestita dal cerchio magico del premier.



Popolo di santi e di inventori (l'inchiesta di Report sui brevetti)

Italiani popolo di poeti, navigatori, santi e anche di inventori.
Ma siamo anche un paese dove gli inventori, quelli con le idee innovative hanno sempre fatto fatica a vederle realizzate in patria.
Come Colombo, la cui idea di arrivare nelle Indie andando ad ovest fu realizzata grazie ai soldi dei re di Spagna.
Fino a Rubbia, per arrivare ai giorni nostri, e ai tanti cervelli in fuga da un paese che apprezza poco i cambiamenti.
La prima inchiesta di Report di questa sera si occuperà del mondo dei brevetti: come funzione, a chi è in capo la sua gestione e in che modo l'Italia tutela i brevetti italiani.
Nell'anticipazione della puntata, Milena Gabanelli spiega: "Noi popolo di inventori sappiamo fare rendere i nostri brevetti?".

E' in corso una guerra mondiale per accaparrarsi i brevetti migliori, quelli più promettenti, che porteranno maggiori guadagni alle aziende.
L'inchiesta di Paolo Mondani mostrerà come lavora l'ufficio europeo dei brevetti, delle difficoltà delle imprese italiane nel vedersi riconoscere i propri diritti e l'impatto di questi nella sanità pubblica.
La scheda del servizio: "La guerra dei brevetti" di Paolo Mondani
Una guerra mondiale è in corso ma senza bombe e carri armati: è la guerra per accaparrarsi e difendere marchi e brevetti. In campo multinazionali e piccoli inventori, fondi di investimento, università e soprattutto legioni di avvocati. Si brevetta persino il movimento delle dita per allargare una foto sullo smartphone: Apple e Samsung se le sono date di santa ragione in tribunale per decidere chi lo ha pensato prima. Dietro un certificato che dice “questo l’ho inventato io” ci sono anni di ricerca, soldi e trafile burocratiche. Vedremo come funziona l’Epo - Ufficio Europeo dei Brevetti, sede centrale a Monaco, l’ente europeo che rilascia i brevetti: il presidente Benoit Battistelli è al centro delle polemiche per i suoi rapporti con i dipendenti, in più - pur essendo un’eccellenza - l’Epo è poco soggetto a controlli esterni, con tutti i rischi che ciò comporta. Report racconterà anche le difficoltà e le prospettive di alcuni imprenditori italiani come l’inventore del tutor, in contenzioso con le Autostrade per stabilire chi detiene i diritti sull’idea. Anche il governo Renzi si è accorto dell’importanza di brevetti e marchi e per questo ha inaugurato il patent box, uno sconto fiscale per non andare all’estero. Chissà se la Ferrari, il più importante marchio italiano nel mondo, deciderà di portare i suoi diritti in Olanda, dove ha già sede la sua holding, o rimarrà nel Belpaese. Infine l’inchiesta illustrerà qual è l’impatto dei brevetti sulla sanità pubblica e sulle tasche dei pazienti a partire dalla battaglia sui prezzi per il farmaco anti-epatite C.

Come funziona il meccanismo delle confische dei beni ai mafiosi.

Pio La Torre aveva capito che per combattere la mafia la si dovesse colpire nei suoi beni: dal suo impegno e dal suo sacrificio (Pio La Torre fu ucciso dalla mafia in un agguato il 29 aprile 1982) è nata la legge La Torre Rognoni, ancora vigente.
Ma, mentre le mafie sono andate avanti, trasformandosi in impresa, entrando nella finanza, costruendo imperi economici sempre più difficilmente aggredibili dalle leggi e dai magistrati, la legge è rimasta pressoché uguale.
La difficoltà nel seguire la scia dei soldi, nel ricostruire i beni di un mafioso, la scarsità di risorse e una legge non aggiornata, portano a situazioni paradossali come quella che racconterà questa sera Giorgio Mottola: un boss mafioso, condannato in via definitiva dallo Stato che si è visto restituire i suoi beni dallo stato.
L'anticipazione del servizio su Salvatore Imbomone su Reportime:
Quella di Salvatore Imbornone, boss della provincia di Agrigento, è solo una delle storie paradossali di mafia che saranno raccontate nella prossima puntata di Report. Le organizzazioni criminali in Italia hanno infatti da tempo cambiato pelle e noi tentiamo di tenere il passo, con molta difficoltà.Non va dimenticato che gli ultimi vent'anni di antimafia hanno dato i loro frutti: i più pericolosi e importanti boss sono al 41bis, nelle carceri italiane sono detenuti più di seimila mafiosi, le strutture militari dei clan sono state sconfitte da tempo e, solo negli ultimi due anni, alle mafie italiane sono stati confiscati o sequestrati oltre sei miliardi di euro.Eppure, la criminalità organizzata italiana non è mai stata così ricca. Se nel 1995 il fatturato delle mafie ammontava a circa 45 miliardi, nel 2010 era già salito a 100 miliardi e oggi viene stimato intorno ai 200 miliardi di euro. Com’è possibile?Le organizzazioni criminali italiane hanno da tempo cambiato pelle, non sparano più e non hanno bisogno di minacciare; le leggi però sono rimaste le stesse approvate all’epoca dei Corleonesi, quando i clan facevano un morto al giorno. Nel frattempo le mafie sono entrate nel salotto buono della finanza mondiale, arrivando a controllare le governance delle più importanti banche d’affari nel periodo della crisi economica. Sono diventate transnazionali, ma l’Unione non riesce a dotarsi nemmeno di una Procura europea.

La scheda del servizio "Direzioni antimafia" di Giorgio Mottola
Se ci fermiamo alla contabilità degli arresti, la lotta alla mafia in Italia sembra andare a gonfie vele. I più pericolosi e importanti boss sono da anni al 41bis, nelle carceri italiane sono detenuti più di seimila mafiosi, le strutture militari dei clan sono state sconfitte da tempo e, solo negli ultimi due anni, alle mafie italiane sono stati confiscati o sequestrati oltre sei miliardi di euro. Eppure, la criminalità organizzata italiana non è mai stata così ricca nella sua storia. Se nel 1995 il fatturato delle mafie ammontava a circa 45 miliardi, nel 2010 era già salito a 100 miliardi e oggi viene stimato intorno ai 200 miliardi di euro. Com’è possibile? Le organizzazioni criminali italiane hanno da tempo cambiato pelle, non sparano più e non hanno bisogno di minacciare. Le mafie sono entrate nel salotto buono della finanza mondiale, arrivando a controllare le governance delle più importanti banche d’affari nel periodo della crisi economica. Sono diventate transnazionali, ma l’Unione non riesce a dotarsi nemmeno di una Procura europea.

Infine un servizio che spiegherà come sia difficile accedere ai verbali delle multe

"C'è multa per te" di Giulio Valesini

Nel 2015 i comuni italiani hanno incassato oltre un miliardo di euro con le multe. Ma per il cittadino multato, perfino ricevere un semplice verbale può diventare un percorso a ostacoli. E quando il comune ti promette un risparmio sulle spese di notifica, arriva puntuale la beffa.