09 gennaio 2026

Maigret è prudente di Georges Simenon

 


«Salve, Janvier».
«Buongiorno, capo...».
«Buongiorno, Lucas. Buongiorno, Lapointe...».

A quel punto Maigret si lasciò sfuggire un sorriso. E non soltanto perché il giovane Lapointe sfoggiava un completo nuovo, molto attillato, di un grigio pallido marezzato di sottili fili rossi, ma perché quella mattina sorridevano tutti..

Può un romanzo giallo cominciare senza un delitto?

In questo racconto di Simenon il commissario capo Maigret si trova a dover aprire un’indagine che parte dalla scoperta di un cadavere ma da una lettera anonima, che gli arriva sulla scrivania in una mattina di primavera.

Fra non molto sarà commesso un delitto, probabilmente tra qualche giorno.

Non è la lettera di un pazzo o di un mitomane: lo stile, la scelta delle parole, perfino la scelta del tipo di carta, molto particolare, fanno subito scattare un campanello di allarme nella testa di Maigret.

Lo scrivente ci tiene a far sapere dell’imminenza di questo delitto e che Maigret ne fosse messo al corrente. Come se.. come se volesse cercare di impedire questo delitto.

Cominciò così un caso che avrebbe dato a Maigret più grattacapi di tanti delitti sbattuti in prima pagina.

Col supporto dei suoi ispettori, il commissario riesce a risalire da dove è stata spedita la lettera: è l’appartamento di un avvocato, l’avvocato Parendon, che da anni usa questa carta. Tutto troppo facile, forse. Ma non sarà così: tutto il racconto è ambientato nelle stanze di questo appartamento, dentro un contesto grandioso, importanto, che si affaccia ai giardini dell’Eliseo. Ma dentro cui si respira un’aria chiusa.

Maigret è messo in difficoltà anche dall’ambiente dentro cui deve indagare: l’avvocato si occupa di civile, esperto di diritto marittimo, ed è sposato ad una delle figlie di un importante giudice di Cassazione, il giudice Gassin de Beaulieu, “il genere di clientela che Maigret temeva di più”.

In quell’ambiente monumentale l’uomo sembrava ancora più piccolo di quanto non fosse in realtà, piccolo e gracile, singolarmente leggero.

L’avvocato Parendon non per nulla impressionato dalla visita del commissario anzi, si dimostra felice di questo incontro perché avrebbe voluto chiamarlo già da tempo, per condividere con lui la sua passione per l’articolo 64 del Codice penale

«Non è imputabile di crimine o delitto chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era incapace di intendere e di volere, o costretto da una forza alla quale non ha potuto opporre resistenza».

Maigret ha modo di conoscere gli altri “abitanti” della villa: la moglie, i domestici, il maggiordomo, i due figli.. fino ad arrivare alla segretaria, la signorina Vague, l’unica a dimostra un sentimento che va oltre la stima verso l’avvocato, lo “gnomo” che incuriosisce tanto Maigret.

Come candidamente ammette lei stessa, ha avuto dei rapporti nello studio con Parindon non nascondendo che forse, in qualche occasione, lei stessa li avrebbe potuti sorprenderli perché vivevano in “una casa dove non si poteva mai essere certi di non essere spiati”.

Chi ha voluto, mandando quella lettera - la prima di tre – far si che Maigret entrasse in quella casa e ponesse le due domande, da investigatore, ai membri della famiglia?
Lo scrivente, nella seconda lettera, arriva a rimproverare Maigret per lo zelo con cui si è mosso:

«Signor Maigret, ha sbagliato a venire prima di ricevere la seconda lettera. Adesso tutti sono in allarme, il che rischia di far precipitare gli eventi. Ormai il delitto può essere commesso da un momento all’altro, e sarà anche per colpa sua.

«La credevo più paziente, più riflessivo. Pensa davvero di poter scoprire i segreti di una famiglia in un pomeriggio?

«È più ingenuo e forse più vanitoso di quanto pensassi. A questo punto non posso più aiutarLa. L’unica cosa che posso consigliarLe è di proseguire l’inchiesta senza prestar fede a quello che le diranno.

«La saluto, malgrado tutto, con ammirazione».

Quali sono i segreti da scoprire dunque nella villa dei Parendon? Maigret percepisce che in quella villa sta covando qualcosa, che si respira una certa tensione. Tra i due coniugi, ad esempio, così diversi: tanto ossessionato lui dalle sue ricerche, dal suo lavoro, dal trascurare gli eventi mondani e le feste come invece vorrebbe la moglie.
Chi è che sta commettendo un delitto?

È l’avvocato, che è impazzito per le sue ossessioni, per il suo volersi rinchiudere dentro le mura del suo studio per lavorare a questo articolo del codice penale?
Oppure la moglie, col suo atteggiamento altero, distaccato, duro ..

Un gruppo di persone aveva parlato con lui, aveva risposto alle sue domande, si era quasi confessato. E doveva proprio essere lui, accidenti, a stabilire chi mentiva e chi diceva la verità.

Maigret si deve muovere con cautela nelle stanze dell’appartamento dei Perindon, ma spinto dalla sua solita “curiosità” nel capire i perché (della tensione dentro la famiglia Perindon, dei risentimenti tra i propri membri, sull’autore delle lettere) porterà avanti questa indagine col suo metodo, i faccia a faccia coi diversi protagonisti, con cui fa emergere il loro vero volto.
Un lavoro da psicologo, o forse da stregone: d'altronde non è forse vero che il giovane Maigret aveva studiato medicina per due anni, dovendo poi abbandonare gli studi per motivi familiari?

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