Schiavi della plastica monouso
Moriremo seppelliti dalla plastica, dal mare di plastica che ogni giorno viene prodotta e che non riusciamo a riciclare, perché ancora oggi una buona parte non è riciclabile e finisce nelle discariche.
Eppure esistono le direttive europee per ridurre gli sprechi, gli allarmi degli ambientalisti e persino gli allarmi delle aziende che si occupano di riciclo.
Finiscono nella raccolta differenziata della plastica anche i prodotti monouso in bioplastica col risultato di finire anche loro in discarica: perché non è facile per un consumatore distinguere tra un bicchiere di plastico e uno di bioplastica. Ci sono ancora dei bar che non differenziano alcun rifiuto, perché nessuna legge glielo impone . Infine c’è il problema dell’informazione sbagliata su questi prodotti, perché spesso si indica che bicchieri, piatti riutilizzabili vanno buttati nella plastica anziché gettarli nell’indifferenziata.
Così si mette in crisi gli impianti di gestione dei rifiuti in plastica.
LAB REPORT: SCHIAVI DEL MONOUSO
di Antonella Cignarale
Collaborazione Eva Georganopoulou
Quattro anni fa l’Italia ha recepito la SUP (Single Use Plastic), Direttiva europea per ridurre i rifiuti dei prodotti monouso in plastica. Era previsto di ridurre la produzione di bicchieri e coperchi e vietare completamente bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce. Tutti prodotti di plastica che maggiormente finiscono dispersi nel mare. La direttiva, però, dove non ha specificato in che modo e di quanto ridurre i prodotti monouso, ha lasciato dei vuoti normativi che il mercato è stato libero di interpretare, in più l’Italia, rispetto agli altri paesi dell’UE, sembra aver trovato un’ulteriore scorciatoia per non bandire tutti i prodotti monouso.
Il cantiere strategico di Rovigo e la Camorra
Report si era già occupato del cantiere Vittoria di Rovigo, salvato da un intervento dello Stato italiano perché considerato strategico.
La storia di questo cantiere si intreccia con altre storie, coi rapporti tra Italia e Libia per il contrasto all’immigrazione clandestina, sanciti dal memorandum firmato dal governo di centro sinistra (con il mininistro Minniti) nel 2017, perché proprio da questo cantiere partivano le motovedette della guardia costiera libica.
L’Italia si impegnava a fornire alla Libia gli strumenti per il controllo di flussi migratori nel rispetto delle persone coinvolte, un accordo rinnovato di governo in governo, tacitamente, senza troppe discussioni.
In questo accordo viene istituito un tavolo tecnico permanente in cui è presente, oltre al capo della polizia, anche il cantiere Vittoria.
In
questo tavolo si prendevano accordi sulle forniture che l’Italia
doveva garantire alla Libia ed era presente anche il Alessandro Duò,
per conto del cantiere.
Il cantiere Vittoria si può considerare dunque IL partner strategico per la politica contro l’immigrazione clandestina lato Libia e Tunisia – spiega Duccio Facchini di Altraeconomia: questo cantiere si è aggiudicato la stragrande maggioranza delle forniture, come pattugliatori, motovedette.
Una società così strategica da non essere sostituibile con altre, tanto che il suo nome è stato segnalato, in un documento del ministero dell’Interno, dalle autorità libiche.
Attorno
a questo cantiere girano brutti traffici verso la Libia – sempre
legati agli accordi di cooperazione per il contrasto
dell’immigrazione clandestina: esiste un embargo sulle armi eppure
nel 2024 è stato sequestrato un cargo nel porto di Gioia Tauro che
trasportava pezzi di droni dismessi provenienti dalla Cina che
dovevano arrivare in Libia, violando l’embargo. Gli esperti
dell’Onu hanno più volte richiamato il nostro paese per non essere
stato abbastanza rigoroso nei controlli dei traffici verso la Libia e
per non aver risposto ai chiarimenti delle Nazioni Unite.
L’anteprima del servizio di Report mostra dei mezzi delle
milizie libiche dotati di mitragliere Browning simili a quelle
sequestrate nel cantiere Vittoria (di cui si era occupato un servizio
di Report
andato in onda lo scorso anno), sono armi militari che in questi
anni hanno alimentato la violenza negli scontri tra le milizie.
Nonostante
l’embargo le armi arrivano in Libia: i legali della ONG SOS
Mediterranée si auspicano che anche grazie alle loro indagini si
riesca a rendere meno opachi questi canali per le armi, sia quelle
delle milizie sia quelle impiegate sulle motovedette.
Sono le
stesse motovedette, quelle costruite dal cantiere Vittoria, da cui
sono partiti i colpi contro la Ocean Viking della ONG Sos
Mediterranée.
Nel 2023 il nostro ministro degli Esteri Tajani
aveva presenziato ad una cerimonia presso il cantiere Vittoria
assieme alla ministra degli esteri libica e al commissario europeo
Verhelyi. In quell’evento il ministro annunciò la vendita di due
nuove motovedette alla guardia costiera libica. Una di queste è
quella che ha sparato ai volontari sulla Ocean Viking.
Come racconterà Report, c’è un filo che lega assieme il cantiere Vittoria, con la politica di contrasto all’immigrazione e che porta fino alla Camorra.
I fondi per rilevare il cantiere Vittoria, quando era finito in crisi e doveva essere rilevato dalla nuova amministrazione in capo a Roberto Cavazzana (AD del cantiere Vittoria), arrivano da una società nel casertano.
Una lettera anonima legava questa vicenda con i casalesi, arrivando fino all’attentato subito da Sigfrido Ranucci nell’ottobre 2025.
La scheda del servizio: IL CANTIERE DEI MISTERI di Daniele Autieri
Collaborazione Celeste Gonano, Andrea Tornago
Dal traffico di armi alle infiltrazioni della criminalità organizzata, affari sporchi e riciclaggio ruoterebbero intorno a un cantiere navale strategico per lo Stato italiano, perché è lo strumento principale nei rapporti con la Libia e nel contenimento dei flussi di immigrati clandestini. Report torna a occuparsi del Cantiere Vittoria di Rovigo, da dove parte un nuovo filone d'indagine che lambisce aziende infiltrate dalla camorra e arriva fino all’attentato del 16 ottobre 2025 contro Sigfrido Ranucci e la sua famiglia.
Gli Epstein File
A sentir par lare Paolo Zampolli, l’imprenditore italiano amico di Trump che ha nominato come suo inviato speciale, vengono i mente i peggiori stereotipi del maschio italiano. Bianco e di buona famiglia. LE donne brasiliane sono programmate per creare dei casini, tipo estorcere del denaro ai maschi ingenui. Sono le stesse modelle brasiliane che dalla sua agenzia sono finite nelle grinfie di Epstein. Anche se Zampolli nega di aver mai avuto a che fare col finanziere pedofilo, dagli Epstein files si evince persino che i due volevano fare affari assieme, come quando provarono ad acquisire assieme un’altra agenzia di modelle attraversata da scandali sessuali.
Ma Report ha incontrato Amanda Ungaro, ex modella di origini brasiliane ed anche ex compagna di Zampolli che ha raccontato per la prima volta dei rapporti tra Zampolli, Epstein e della coppia presidenziale, Donald Trump e Melania Trump.
Secondo le accuse riportate dal Ny Times Zampolli avrebbe fatto deportare l’ex compagna proprio dall’ICE sulla base di false prove costruite ad arte, senza nemmeno un processo.
Forse la Ungaro era pericolosa non per la sua origine brasiliana, ma per quello che potrebbe rivelare sui rapporti tra Epstein e Trump.
La scheda del servizio: LA GUERRA DI EPSTEIN di Sacha Biazzo
Collaborazione Luigi Scarano, Cristiana Mastronicola
Melania Trump ha negato pubblicamente ogni legame con Jeffrey Epstein con un discorso senza precedenti. Ma Report ha raccolto in Brasile la testimonianza esclusiva di Amanda Ungaro, ex compagna dell'inviato speciale di Trump, l'italiano Paolo Zampolli, che ha parlato per la prima volta dei legami tra Zampolli, la coppia presidenziale e il finanziere accusato di abusi. Nel servizio anche il confronto con lo stesso Zampolli e i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano.
Le rotte dei macellai
Anche riprendere degli animali mentre vanno al macello può essere pericoloso: il videomaker di Report Giovanni dE Faveri è stato aggredito mentre stava filmando delle vacche fuori da un macello a Mozambano, in provincia di Mantova. La sua telecamera, il suo strumento di lavoro, è stata danneggiata, colpita da un bastone di ferro, un attrezzo di lavoro di uno degli operai del macello. Il videomaker assieme alla giornalista Giulia Innocenzi avevano appena finito di intervistare il proprietario del macello, Raul Troni. Non amano le domande dei giornalisti i proprietari dei macelli e degli allevamenti, specie se vengono rilevate delle criticità.
Per esempio, il fatto che in quella struttura venissero macellate le vacche a terra (animali che fanno fatica a muoversi sulle zampe), questa operazione andrebbe fatta negli allevamenti, evitando agli animali la sofferenza del viaggio.
La scheda del servizio: LE ROTTE di Giulia Innocenzi
Collaborazione Greta Orsi
Il videomaker Giovanni De Faveri è stato aggredito mentre stava filmando uno scarico di vacche al macello Mario Troni a Monzambano, in provincia di Mantova. Chi è stato? E perché? Probabilmente chi ha spaccato la telecamera di Report voleva fermare la diffusione delle immagini di quello che succede all'interno del macello. Giulia Innocenzi ha raccolto filmati esclusivi che mostrano diverse criticità e di cui ha chiesto conto al proprietario del macello, Raoul Troni, pochi minuti prima che la troupe di Report fosse colpita con un bastone di ferro.
Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.



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