Le cinque e mezzo del mattino. Il ragazzo era stanco di rigirarsi nel letto. Il suo orologio biologico, ormai, era rotto da anni. Uno dei problemi dei tossici è che non dormono, a meno che non siano strafatti.
Cinquecentosettanta
pagine. E’la lunghezza di questo romanzo (uscito inizialmente per
Piemme
nel 2014 e oggi ripubblicato da Mondadori)
che scorre via, dall’inizio alla fine, senza stancarti mai, con una
tensione che non cala, capitolo dopo capitolo. Non so come abbia
fatto Alessandro Bongiorni a costruire questa impalcatura letteraria
con tanti personaggi, con storie che procedono in parallelo, sembra
di assistere a quegli spettacoli circensi dove si fanno volare i
birilli sopra la testa senza cadere mai..
Ci troviamo ancora una
volta a Milano, la Milano tanto amata dal vicecommissario Rudi
Carrera protagonista dei romanzi di Bongiorni: non la Milano da bere,
degli aperitivi, delle sfilate, degli eventi, dei grattacieli
moderni, ma bensì la città che nasconde al suo interno le radici
romane che hanno sfidato i secoli, i piccoli capolavori dentro le
Chiese (come quella di San Sepolcro).
Milano dove la nebbia e la neve sono state sostituite da altra “polvere”, la polvere bianca amata dai manager rampanti come anche dai giovani in fuga da un mondo che fa paura.
Squillò il telefono. Fenisi. «Mio figlio Domenico.» «Cos’ha combinato, stavolta?» chiese Carrera. «Me l’hanno ammazzato.»
Come il figlio del commissario Fenisi, ricoverato per disintossicarsi in una clinica privata in zona via Padova, e che una mattina di inverno viene trovato morto per overdose.
Una
morte sospetta, come ha fatto quel ragazzo a recuperare quell’ultima
dose?
Sono le domande che si pone Rudi Carrera che, assieme ai
suoi uomini, inizia una sua indagine sul traffico di eroina a Milano.
Un’indagine che lo porta a scoperchiare un vaso di Pandora: Carrera assieme ai suoi collaboratori, Esposito e Achilli, si imbatte nella guerra tra le “pandilla”, le gang latinoamericane che si contendono il controllo delle piazze di spaccio a Milano, specie nella zona di via Padova.
Una
guerra fatta a colpi di machete, dove non c’è nessun limite alla
violenza, che per Carrera diventa una vera ossessione, eroina, eroina
ed eroina, solo questo si ritrova a pensare.
Chi sta rifornendo
gli spacciatori, non solo le gang di strada, anche i pusher che
inondano di neve le notti milanesi?
Cosa nasconde la clinica
Hug Life dove era ricoverato il figlio di Fenisi, Mimmo?
Carrera capì che era l’unica cosa da fare. Quel vecchio e stanco frate scozzese era la sola possibilità di evitare una guerra, un emissario pacifico senza bandiere e rispettato da tutti.
In
questa guerra Carrera si ritroverà come alleato un vecchio frate
scozzese, uno che ha visto tutta la miseria e il male del mondo.
Carrera si troverà a dover usare le maniere, forti, a ricattare,
torturare, infrangere le leggi. E, cosa ancora peggiore, a dover
scendere a compromessi con sé stesso, pur di salvare la vita delle
persone a lui care.
Ci sono altre due persone che stanno
osservando quello che succede a Milano, queste indagini sotto traccia
della polizia contro lo spaccio di eroina in città.
Il primo è
un assessore del comune, Raul Monteferri, un uomo con una sfrenata
ambizione che è disposto a tutto pur di prendere un posto nelle
liste per le prossime elezioni europee. Volare a Strasburgo toccare
il vero potere con le proprie mani. Ma per entrare nella lista dei
candidati e, cosa ancor più importante, essere votato, serve il
consenso degli elettori.
«È la gente che vota, Raul. E tu devi dare alla gente quello che vuole. Inventati qualcosa che faccia colpo sui cittadini. Trova la tua battaglia e il gioco è fatto.»La lotta all’eroina diventa così la sua battaglia e, anche se Carrera non lo sa, Raul Monteferri è pronto a cavalcare l’onda di questa indagine sulla droga per vincere il biglietto per l’Europa.
La
seconda persona che sta osservando le mosse della polizia e della
squadra di Carrera è un vecchio cronista milanese, Sandro Chiodi:
stanco di essere messo su piccoli casi di criminalità sta cercando
la sua occasione per fare un vero scoop e tornare ad occuparsi di
veri criminali.
Quel Carrera è la sua occasione. Anche mettendo
a bada i pochi scrupoli che gli sono rimasti, anche rischiando di
andare ad intralciare le indagini.
Eccola, impilata in sacchetti da un chilo bucati dai proiettili. Sgorgava sul pavimento come una cascata di zucchero. Si avvicinò, la toccò, pensò a Mimmo Fenisi. Era per quella polvere che era morto. Quella dannata polvere che aveva emesso la sua sentenza ed era pronta a emetterne altre.
La sentenza della polvere è un hard boiled che colpisce duro: per come racconta la violenza sulle strade (e che dal 2014 anno in cui è uscito il romanzo, è pure peggiorata); per come racconta come si costruiscono le carriere dei politici, costruendosi un’immagine che piaccia agli elettori. Un’immagine che non importa quanto sia vera, l’importante è che funzioni.
E,
poi, al centro di tutto, questo poliziotto, Rudi Carrera, un antieroe, uno di
quelli che sembra voler sfuggire alle promozioni. Sempre elegante tanto da sembrare un damerino, ma con la pistola sotto l'ascella sempre pronta e con un perenne mal di testa per tutta la tensione che deve
sopportare.
Un personaggio sfuggente, allo stesso tempo ruvido, duro,
incapace di mantenere una relazione con una donna, ma con una sua
umanità che lo porta a legare con gli ultimi della sua Milano, come
il clochard Raimondo, o come Ramon, uno dei ragazzi che vedono
nell’affiliazione ad una pandilla l’unica strada per sfuggire ad
un destino di miseria.
La scheda del libro
sul sito di Mondadori
I
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