09 aprile 2026

La sentenza della polvere di Alessandro Bongiorni

 

Le cinque e mezzo del mattino. Il ragazzo era stanco di rigirarsi nel letto. Il suo orologio biologico, ormai, era rotto da anni. Uno dei problemi dei tossici è che non dormono, a meno che non siano strafatti.

Cinquecentosettanta pagine. E’la lunghezza di questo romanzo (uscito inizialmente per Piemme nel 2014 e oggi ripubblicato da Mondadori) che scorre via, dall’inizio alla fine, senza stancarti mai, con una tensione che non cala, capitolo dopo capitolo. Non so come abbia fatto Alessandro Bongiorni a costruire questa impalcatura letteraria con tanti personaggi, con storie che procedono in parallelo, sembra di assistere a quegli spettacoli circensi dove si fanno volare i birilli sopra la testa senza cadere mai..
Ci troviamo ancora una volta a Milano, la Milano tanto amata dal vicecommissario Rudi Carrera protagonista dei romanzi di Bongiorni: non la Milano da bere, degli aperitivi, delle sfilate, degli eventi, dei grattacieli moderni, ma bensì la città che nasconde al suo interno le radici romane che hanno sfidato i secoli, i piccoli capolavori dentro le Chiese (come quella di San Sepolcro).

Milano dove la nebbia e la neve sono state sostituite da altra “polvere”, la polvere bianca amata dai manager rampanti come anche dai giovani in fuga da un mondo che fa paura.

Squillò il telefono. Fenisi. «Mio figlio Domenico.» «Cos’ha combinato, stavolta?» chiese Carrera. «Me l’hanno ammazzato.»

Come il figlio del commissario Fenisi, ricoverato per disintossicarsi in una clinica privata in zona via Padova, e che una mattina di inverno viene trovato morto per overdose.

Una morte sospetta, come ha fatto quel ragazzo a recuperare quell’ultima dose?
Sono le domande che si pone Rudi Carrera che, assieme ai suoi uomini, inizia una sua indagine sul traffico di eroina a Milano.

Un’indagine che lo porta a scoperchiare un vaso di Pandora: Carrera assieme ai suoi collaboratori, Esposito e Achilli, si imbatte nella guerra tra le “pandilla”, le gang latinoamericane che si contendono il controllo delle piazze di spaccio a Milano, specie nella zona di via Padova.

Una guerra fatta a colpi di machete, dove non c’è nessun limite alla violenza, che per Carrera diventa una vera ossessione, eroina, eroina ed eroina, solo questo si ritrova a pensare.
Chi sta rifornendo gli spacciatori, non solo le gang di strada, anche i pusher che inondano di neve le notti milanesi?
Cosa nasconde la clinica Hug Life dove era ricoverato il figlio di Fenisi, Mimmo?

Carrera capì che era l’unica cosa da fare. Quel vecchio e stanco frate scozzese era la sola possibilità di evitare una guerra, un emissario pacifico senza bandiere e rispettato da tutti.

In questa guerra Carrera si ritroverà come alleato un vecchio frate scozzese, uno che ha visto tutta la miseria e il male del mondo. Carrera si troverà a dover usare le maniere, forti, a ricattare, torturare, infrangere le leggi. E, cosa ancora peggiore, a dover scendere a compromessi con sé stesso, pur di salvare la vita delle persone a lui care.

Ci sono altre due persone che stanno osservando quello che succede a Milano, queste indagini sotto traccia della polizia contro lo spaccio di eroina in città.
Il primo è un assessore del comune, Raul Monteferri, un uomo con una sfrenata ambizione che è disposto a tutto pur di prendere un posto nelle liste per le prossime elezioni europee. Volare a Strasburgo toccare il vero potere con le proprie mani. Ma per entrare nella lista dei candidati e, cosa ancor più importante, essere votato, serve il consenso degli elettori.

«È la gente che vota, Raul. E tu devi dare alla gente quello che vuole. Inventati qualcosa che faccia colpo sui cittadini. Trova la tua battaglia e il gioco è fatto.»
La lotta all’eroina diventa così la sua battaglia e, anche se Carrera non lo sa, Raul Monteferri è pronto a cavalcare l’onda di questa indagine sulla droga per vincere il biglietto per l’Europa.

La seconda persona che sta osservando le mosse della polizia e della squadra di Carrera è un vecchio cronista milanese, Sandro Chiodi: stanco di essere messo su piccoli casi di criminalità sta cercando la sua occasione per fare un vero scoop e tornare ad occuparsi di veri criminali.
Quel Carrera è la sua occasione. Anche mettendo a bada i pochi scrupoli che gli sono rimasti, anche rischiando di andare ad intralciare le indagini.

Eccola, impilata in sacchetti da un chilo bucati dai proiettili. Sgorgava sul pavimento come una cascata di zucchero. Si avvicinò, la toccò, pensò a Mimmo Fenisi. Era per quella polvere che era morto. Quella dannata polvere che aveva emesso la sua sentenza ed era pronta a emetterne altre.

La sentenza della polvere è un hard boiled che colpisce duro: per come racconta la violenza sulle strade (e che dal 2014 anno in cui è uscito il romanzo, è pure peggiorata); per come racconta come si costruiscono le carriere dei politici, costruendosi un’immagine che piaccia agli elettori. Un’immagine che non importa quanto sia vera, l’importante è che funzioni.

E, poi, al centro di tutto, questo poliziotto, Rudi Carrera, un antieroe, uno di quelli che sembra voler sfuggire alle promozioni. Sempre elegante tanto da sembrare un damerino, ma con la pistola sotto l'ascella sempre pronta e con un perenne mal di testa per tutta la tensione che deve sopportare.
Un personaggio sfuggente, allo stesso tempo ruvido, duro, incapace di mantenere una relazione con una donna, ma con una sua umanità che lo porta a legare con gli ultimi della sua Milano, come il clochard Raimondo, o come Ramon, uno dei ragazzi che vedono nell’affiliazione ad una pandilla l’unica strada per sfuggire ad un destino di miseria.

La scheda del libro sul sito di Mondadori
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