È nato dal fuoco. Ogni volta che ripensa all’incendio, l’incendio che non lo ha mai bruciato, i suoi occhi vedono la stessa immagine. In quel fuoco è morto e in quel fuoco è risorto.
Cosa c’è di più
rassicurante delle chiavi di casa, quelle che si tengono nelle tasche
dei giacconi e che tiriamo fuori per entrare in quel luogo sicuro e
protetto che è la nostra dimora.
Eppure anche le chiavi di casa
possono essere qualcosa di inquietante. Specie se dietro quella porta
all’ingresso si nascondono dei segreti.
Come quelle di casa
Landi, una famiglia benestante della Romagna poco nota, ma a capo di
un’azienda importante specializzata in forniture di servizi
cloud..
In questo romanzone Patrick Fogli ci porta dentro un
intreccio di storie, di personaggi misteriosi e di misteri
pericolosi, per cui si può morire.
Per diventare una fenice serve una fiamma che ti bruci fino alle ossa.
Persone che sono rinate dalle loro ceneri, come una moderna araba fenice:
Persone che appaiono nella storia solo per un momento, per poi sparire subito, lasciandosi dietro una scia come una cometa:
L’uomo scende dall’autobus ed è come gettarsi in mare aperto.
[..]
È lì che succede. Prima che perda l’equilibrio qualcuno lo trattiene, gli mette una mano sulla schiena, lo affianca, lo prende per le spalle, sente un dolore al collo
E persone che hanno passato una vita a caccia di quei misteri, di quei segreti, come l’ex poliziotto Gabriele Riccardi (il protagonista del primo romanzo di Patrick Fogli – Lentamente prima di morire Ed. Piemme), oggi finito dietro ad un bancone di un bar.
Mi sono rassegnato da anni all’idea che non sopporto la gente. Strano, per uno che gestisce un locale. Meno strano se per metà della tua vita sei stato un poliziotto.
Ed
è proprio Gabriele a provare a soccorrere l’uomo che scende dal
bus - e che si stava dirigendo proprio al suo locale – negli ultimi
istanti, dopo che qualcuno lo ha accoltellato lì, in mezzo ad una
strada, davanti a quella massa di persone che anziché soccorrerlo lo
stanno filmando come fosse una scena di un film.
Il morto si
chiamava Lorenzo, era un senzatetto che spesso passava da lui, come
in quel suo ultimo giorno di vita. Chi l’ha ucciso? Se stava
andando da lui, voleva raccontargli qualcosa – sapendo la vecchia
professione di sbirro di Riccardi?
Sono tutte domande che
iniziano a girare nella testa dell’ex commissario della omicidi e
che non lo lasciano in pace. Anche perché la sorella del morto,
Giulia, gli chiede di fare una sua indagine.
La tua maledizione è voler rimettere le cose a posto, ma salvare il mondo, questo mondo, è un compito impossibile. Siamo due reduci, non solo per l’età.
Inizia
così un’indagine personale dell’ex poliziotto sul morto, sul suo
passato, sulle sue conoscenze, come era finito in mezzo ad una
strada, sul fatto che ultimamente sembrava essersi ripreso.
Perché
un professionista – perché chi l’ha ucciso si è mosso da
esperto – dovrebbe voler uccidere un clochard? E poi quelle chiavi
in tasca, quale porta aprono?
Gabriele Riccardi sente che non può fermarsi, anche se non conosceva quel morto, Lorenzo è venuto da lui, forse voleva dirgli qualcosa. Deve indagare, deve fare giustizia, deve scoprire il segreto che sta dietro questo delitto che interessa solo la folla di curiosi che ruotano attorno ad ogni morte violenta.
Ma questa non è la solita storia di una indagine, certo, c’è anche quello. Questo di Patrick Fogli – una delle migliori letture di quest’anno e forse degli ultimi anni – è una storia di misteri. I misteri che ogni famiglia si porta dentro. Quello di Lorenzo.
O quello della famiglia Landi – il cui ruolo nell’intreccio globale forse sfugge all’inizio: una famiglia sfortunata, a capo di una importante azienda di informatica, con importanti commesse con la pubblica amministrazione. Il padre e la madre morti in un incendio assieme al figlio Tommaso, un autentico genio.
Ma
sono altri i segreti dentro questo intreccio: i segreti delle nostre
vite, quelli che non confesseresti nemmeno al tuo migliore amico, ma
che invece custodisci nel tuo cellulare. Pensando che il cloud sia
sicuro. I nostri segreti custoditi in strutture lontano migliaia di
chilometri che per qualcuno sono informazioni preziose.
Ci sono
altri segreti, altrettanto pericolosi, quelli per cui vale la pena
uccidere: i segreti della nostra povera Repubblica, dove il confine
tra il bene e il male diventa sempre più labile. Dove finisce la
ragione di Stato e dove iniziano gli interessi delle mafie, per
esempio?
“Cosa Nostra non è più quella di Nunia, di Candido Giulio, Riina, Provenzano. È tutto più sfumato. Dimenticati la cupola, il capo dei capi, tutta roba passata o quasi. È un potere diverso, meno evidente, più soffuso.”
“Più pericoloso.”
Segreti, dunque e chiavi che aprono porte che portano ad altri segreti. Pericolosi. Fino a che punto puoi spingerti per arrivare a svelare l’ultimo segreto? Cosa sei disposto a rischiare per arrivare alla giustizia?
Una volta ero un poliziotto. Un bravo poliziotto, dicevano, se sapessero la verità forse avrebbero un’opinione diversa. Di sicuro sono sempre stato capace di tenere le distanze, il modo migliore per resistere alla vita. Più di vent’anni fa ho arrestato uno dei mafiosi più ricercati d’Italia.
Segreti, ancora segreti, che portano ad altri segreti e che legano assieme un morto che torna a Bologna dall’oblio dentro cui si era nascosto, Lorenzo, la persona morta tra le braccia di Gabriele Riccardi. Ad Alice Landi, l’unica sopravvissuta della famiglia, oggi in carcere perché ha ucciso il figlio. Ad uno strano mafioso, anche lui sopravvissuto ad una stagione in cui la mafia aveva un’altra pelle e si poteva ancora riconoscere.
Ma in questo romanzo si parla solo di segreti, di omicidi, di sbirri e di criminali: con una estrema delicatezza Patrick Fogli riesce a parlare anche del rapporto genitori-figli che si inverte quando sei tu figlio a doverti prendere cura del padre. Solo chi è passato per certi momenti difficili riesce ad apprezzare in pieno quelle pagine.
Buona lettura!
La
scheda del libro sul sito di Sem
, il pdf
del primo capitolo e il blog
dell’autore.
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