Mentre sentiva la notte entrare dal finestrino, pensava alla morte.
Era un assillo frequente, negli ultimi tempi. Il più frequente, a dire il vero. D’altra parte riteneva che i pensieri involontari, così come i sogni, fossero dettati dalle esperienze più forti, quelle che restano negli occhi e nelle orecchie persino dopo che sono passate. Come gli odori intensi, le sensazioni sulle quali il corpo si sofferma, ecco, sto avvertendo qualcosa di cui poi mi ricorderò.
Della morte era facile ricordarsi.
C’è una persona che aspetta, in una notte di fine estate, chiusa nella sua macchina. Per la testa tanti pensieri, legate alle sensazioni che il suo corpo sta recependo.
Le sensazioni del dolore, della morte. Di quella morte che arriva piano piano, assieme al dolore e che ti fa compagnia. Solo chi l’ha provata riesce a parlarne.
Sta aspettando una persona, che tra poco uscirà da un portone di un palazzo nel quartiere di Pizzofalcone. Per investirla con la sua macchina. Perché quella è la cosa giusta da fare.
Con “figli” siamo arrivati probabilmente alla fine di un ciclo anche per i Bastardi di Pizzofalcone: ogni storia deve avere un inizio e una fine e il padre dei protagonisti di questa serie sa quando arriva il momento di lasciarli liberi di vivere una loro vita. Magari, come è già avvenuto per Ricciardi, De Giovanni li riprenderà per raccontarci come si sono evolute le loro vite.
Questo romanzo ha come chiave di lettura il rapporto genitori e figli e, rispetto ai precedenti racconti dei Bastardi, l’indagine finisce quasi in secondo piano.
Un’indagine che nasce dall’intuito di uno “sbirro” troppo esperto dal farsi confondere dalle apparenze e di un magistrato capace di raccogliere le intuizioni degli investigatori: quell’investimento a Pizzofalcone non è stato un incidente. Troppo strana la dinamica. Meglio verificare meglio come sono andare le cose, anche perché il morto, Francesco Cascetta, era un patologo famoso, uno di quelli che spesso sono invitati nelle trasmissioni televisive, uno con amicizie importanti. Socio di un laboratorio di analisi in rapporti con importanti cliniche private.
È questa l’indagine che dovranno seguire gli agenti della squadra del vicequestore Palma, sapendo, ancora una volta, di avere addosso tante pressioni.
Ma
è un momento delicato per i “Bastardi” e la chiave di tutto è
ancora quella parola, figli.
Il futuro della piccola Giorgia per
Francesco Romano, che deve decidere se sacrificare l’amore per la
bambina che ha salvato o il suo di amore.
C’è un figlio,
quello di Ottavia, in mezzo alla relazione clandestina con Palma: ma
che futuro può avere questa relazione?
Anche Lojacono, il
“cinese” (soprannome affibbiato dai colleghi e che è preso in
prestito da Steve Carella dell’87 Distretto) ha un problema con la
figlia Marinella: l’età dei diciotto anni è quella delle scelte,
del futuro, cosa studiare, cosa voler fare da grandi. E nessun
genitore arriva preparato a questo momento.
E non è nemmeno facile il rapporto tra il vicecommissario Elsa Martini e la piccola Vicky, una bambina già adulta per i suoi anni: chi è la madre tra le due? Chi è quella che prende le decisioni per entrambe?
Anche tra Pisanelli, vicecommissario in pensione, la memoria del quartiere di Pizzofalcone, e Marco Aragona si è creato un rapporto che alla lontana sembrerebbe quello tra un padre e un figlio.
Un figlio che forse non si vorrebbe avere come ospite, così ingombrante..
Ma che ne sappiamo noi di come si diventa padri, di come si impara a diventare genitori? Come racconta ai poliziotti di Pizzofalcone il figlio della vittima, nemmeno i figli conoscono veramente i padri, i loro pensieri, i loro timori:
I figli sanno così poco dei padri, come persone, come esseri umani. È come se il rapporto fosse a senso unico, mi spiego? Papà chiedeva: che cosa posso fare per te? Non accadeva mai l’inverso.
Nel frattempo, però, per i “Bastardi” c’è da portare avanti l’indagine sull’investimento del dottor Cascetta, dove però tutte le piste sembrano portare a nulla: le poche informazioni raccolte dai familiari non sono utili, il figlio vedeva solo pochi giorni il padre; la moglie viveva quasi separata dal marito. Poco utili i dati raccolti sul laboratorio, dove c’erano stato dei problemi con delle cliniche, che potevano essere superati. Quello che emerge è che, a detta dell’amico di infanzia che aveva poi preso un’altra strada, negli ultimi tempi Francesco sembrava cambiato.
.. a volte, per guardare meglio i fatti, bisogna fare un passo indietro. Perché, diceva, i particolari spesso divorano il generale e occultano l’evidenza.
Da cosa derivava
quel cambio di atteggiamento di Cascetta? Che fattore nuovo era
entrato nella sua vita? E, cosa ancora più importante per gli
investigatori, da dove deriva quell’odio personale nei confronti
del morto da parte dell’investitore?
A risolvere il caso sarà
una intuizione di Alex di Nardo: ancora una volta una storia di figli
e di padri e di quel rapporto indissolubile, che né il tempo né il
resto possono scalfire.
Dovete sapere, quando verrete a prendermi, che la vita è fatta di genitori e figli, così come di amanti e mogli, di mariti e di amici, ma in primo luogo di genitori e figli, perché se gli altri si possono unire e separare, possono allontanarsi e avvicinarsi, i figli e i genitori no, non si possono separare, perché sono un obbligo e un impegno, perché sono indissolubili e irreversibili, perché sono inevitabili.
Buona lettura!
La
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