18 giugno 2026

Morte e miracoli del numero 3 di Franco Vanni

 

Tuono in accelerazione, ruggito in frenata. «Questa è facile! Nove!» urla uno dei ragazzini aggrappati alla rete. Il bolide ancora non si vede, ma si sente. Sgasa sulla provinciale fra i campi coltivati, dietro a un magazzino.

Tornano le indagini del giornalista Steno Molteni, cronista di nera per “La notte”: figlio di un maresciallo dei carabinieri anziché l’arma, ha scelto la strada del giornalista per combattere, a modo suo, con armi diverse, il crimine. Strano cronista, Steno: la sua dimora è una camera dell’Albergo Villa Garibaldi, dove è ospitato grazie all’amicizia col signor Barzini, portiere. Si muove per Milano e fuori città su una Maserati Ghibli degli anni ’70 di un amico. Alla guida Alberto, un clochard amico suo. Come amico suo è l’assistente capo Raffaele Cinà, compagno di studi e fonte riservata per i suoi articoli.
Come quello che si appresta a scrivere per l’investimento di una giovane promessa del calcio lariano:

«Asa è uscito dal campeggio, stava attraversando la strada, la macchina l’ha preso in pieno. Ecco quello che ho visto. Tutto qui.» La ragazza mastica il chewing-gum.

Asa Ba, maglia numero 3 al Veniano Calcio, serie D: per chi ha avuto la fortuna di vederlo giocare, un fuoriclasse, si vedeva che era di un altro pianeta rispetto agli altri calciatori in campo. Doveva andare a giocare nel Como, appena sbarcato in serie B, gli osservatori della squadra lariano avevano messo gli occhi su questo ragazzo proveniente dal Senegal, ospitato dalla zia Amina, a Bulgarograsso. Se non fosse stato investito da una macchina mentre attraversava la strada uscendo da un camping village poco fuori Milano, dove era stato da una sua amica, Martina, unica testimone dell’incidente. Una macchina, scura, forse vecchia, che l’ha preso e se ne è andata via.

Il solito pirata della strada: prima o poi li prendiamo – racconta alla zia l’assistente Cinà, detto “scimmia” dagli amici per il suo aspetto (braccia lunghe, gambe corte ..).
Così, mentre Cinà raccoglie i pochi dati per l’indagine, l’amico Steno se ne va a Veniano, un paesino a metà tra Como e Varese, vicino alla Pinetina dove si allena l’Inter, per raccogliere qualche testimonianza dall’allenatore di Asa Ba, dai suoi compagni di strada. Uno, in particolare lo colpisce: un ragazzino coi capelli rossi che ha una vistosa fasciatura alla mano. Qui sta l’istinto del cronista, individuare da certi dettagli quella che può essere una fonte per la sua storia.
Asa era diverso negli ultimi tempi: a preoccuparlo c’erano dei video, che erano girato anche nelle chat dei compagni di squadra.

«Quella storia dei video non lo faceva stare tranquillo», riesce finalmente a dire Canelo. I video. Al plurale. Steno involontariamente spalanca gli occhi. «I video? Quindi ce n’era più di uno?» «Sì. Lui stava con questa tipa. »
La tipa è proprio Martina, in arte Martina Doll, una “content creator” come si dice oggi, un modo per definire il suo lavoro, produrre video hard per i suoi fan che pagano per vederli.

Contemporaneamente, Sabine, la fotografa de “La notte”, nonché ex compagna di Steno, viene mandata al paesino di Asa per scattare qualche foto e magari raccogliere qualche informazione che possa essere utile per il giornale, per Steno, con cui ora è difficile parlare come se nulla fosse dopo la fine del loro rapporto ..

Poco alla volta vengono fuori piccoli particolari, rivelazioni, che mettono quell’incidente su una luce diversa. C’è la questione dei video, girati dal cellulare di Asa e che qualcuno aveva fatto girare. C’è la storia dell’assicurazione sulla vita che la procuratrice del calciatore racconta a Steno. E poi l’intervista di Asa a Liborio Smriglio, vecchio cronista de “La Provincia di Como”, una specie di istituzione sul calcio lariano.

Dietro la morte di Ba c’è qualcosa di molto più grosso che lega assieme la parte peggiore del mondo dei tifosi del calcio, i viaggi della speranza delle giovani promesse cresciute nei paesi africani che sperano di sfondare nel calcio in Italia e che poi si ritrovano alla mercè di procuratori con pochi scrupoli

Quanti mendicanti, spacciatori e ladruncoli sono arrivati in Europa con il miraggio di un futuro nel calcio. Quanti giovani uomini hanno vissuto nella miseria e nella menzogna, a migliaia di chilometri da casa..

L’indagine sull’ennesimo pirata della strada si trasforma così in qualcosa di molto più grosso, e pericoloso per Steno, Sabine e l’amico Cinà: un’indagine che mette assieme la passione per il calcio con i viaggi della fortuna dall’Africa, col lato oscuro di internet, i troll usati per manipolare l’opinione pubblica o per minacciare o ricattare persone finite nel loro bersaglio.

In questo noir, dove non mancano i riferimenti a personaggi reali (come il grande Gianni Brera), Franco Vanni ci racconta il lato oscuro e opaco del calcio, un mondo che per qualcuno significa solo soldi mentre per altri, i più sfortunati, è invece una forma di riscatto per trovare il suo posto in questa società dove ancora il colore della pelle è una forma di discriminazione.

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