10 giugno 2026

D’estate e di morte di Romano De Marco

PROLOGO

Me lo ricordo bene il giorno in cui scoprii il senso della vita. Avevo dieci o undici anni, non saprei dire la data esatta, ma il periodo doveva essere quello, all’inizio della scuola media. L’illuminazione la ebbi da adolescente, leggendo un fumetto. Era una storia di Nick Fury, in appendice a un albo della Editoriale Corno.

Cos’è la morte? “Semplicemente”, la cessazione dell’esistere. Alzarsi la mattina, mangiare, lavorare, incontrare delle persone, far finta di essere interessato alle loro storie. Insomma, la morte è la fine di quella recita che noi mettiamo in atto tutti i giorni e che chiamiamo vivere la nostra vita.

Quella vignetta fu come un colpo di maglio allo stomaco. È di questo che si tratta, continuavo a ripetermi, quando muori, semplicemente cessi di esistere.

Romano De Marco in questo romanzo abbandona il noir, per raccontarci una storia “nera” con al centro un gruppo di amici, cresciuti assieme negli scout e la cui vita è cambiata improvvisamente, e in modo drammatico, un giorno di luglio nel 1982, l’anno dei mondiali. Ma anche l’anno del tremendo delitto della Maiella, come venne poi raccontato dalla stampa, anche in modo morboso. È la storia dell’omicidio di Paola, la giovane scout violentata e uccisa da un pastore di origini albanesi mentre stava compiendo la sua esperienza di vita, passare una notte da sola lontana dai compagni, su un campeggio sui monti della Maiella, per ripetere l’esperienza di Gesù nel deserto.

Questa storia è raccontata in prima persona da Enrico, che all’epoca era anche fidanzato di Paola: come ogni anno passerà la sua estate a Ortona, suo paese Natale, i vecchi compagni del gruppo scout hanno organizzato una commemorazione in ricordo di Paola.

Enrico è oggi un quasi sessantenne, ben in forma, dirigente in una banca milanese, città dove si è trasferito e dove vive assieme alla moglie Matilda, anche lei nello stesso gruppo scout e la figlia Chiara, con cui ha un rapporto complicato per la distanza generazionale.

No, questa commemorazione, questo re incontrarsi dopo tanti anni, costa molto ad Enrico: in questi anni ha fatto di tutto per dimenticarsi della morte di Paola, del dolore per la perdita della fidanzata, del dolore per la scoperta del vuoto della morte.

«Non c’è niente di bello in quella storia, Chiara. Ci abbiamo messo quarant’anni a dimenticarcela, e ora qualcuno ha deciso che dobbiamo ritrovarci tutti insieme, noi che l’abbiamo vissuta, per ricordarcela».

È stato bravo ad imparare ad indossare la sua maschera, Enrico: quella del buon padre di famiglia, scrupoloso sul lavoro (che gli causa anche problemi di pressione), premuroso con la moglie Matilda. Attento ai problemi degli altri, come la sorella Lavinia. E dovrà indossarla anche con i vecchi compagni di scout, con cui ha condiviso i giorni di quel maledetto campo scout dell’estate del ‘82. Per recitare la parte della persona ancora addolorata da quella morte tragica.

Odio sentirmi dire queste cose, odio tutti e odio tutto. Soprattutto, odio essere costretto a ricordarmi di Paola, di quello che le è successo quarant’anni fa.

Ma questa commemorazione riserva a tutti una sorpresa che scombussolerà le loro vite: alla messa celebrata da don Patrick, il prete che li accompagnava sul campo, compare anche Franca, ex scout anche lei, che però a differenza degli altri componenti del gruppo aveva preso una “brutta strada” della droga.

E poi accade l’irreparabile. La porta della sede si spalanca ed entra una donna. È smunta, indossa una veste colorata sformata e lunga fino ai piedi, e dei sandali da frate che devono aver visto giorni migliori.

Si mette a gridare davanti a tutti, Franca, gridando il suo sdegno per l’ipocrisia di tutti: no, la storia della povera Paola uccisa dal pastore è solo una bugia messa in piedi per nascondere i vizi privati delle persone che erano con lei in quel campo sulla Maiella.

Sapete che cosa vi devo dire? Che la storia come la raccontate voi, la storia di quarant’anni fa, è tutta una bugia. È tutta una presa per il culo. E voi siete dei grandissimi ipocriti.

Si apre un tarlo nella mente di Enrico. È vero, il pastore albanese (l’assassino perfetto per l’opinione pubblica) era stato trovato sporco di sangue, ma c’erano dei pezzi di quella storia che non si incastravano bene. Franca era a conoscenza di qualche segreto di quella notte maledetta? L’assassino era forse uno del gruppo?

La prima parte del libro è come una molla, che si carica preparando il terreno al secondo, un interludio dove si torna indietro nel tempo, all’estate del mundial, ai preparativi per il campo sulla Maiella. Le paure di questi ragazzi, il cui carattere stava già emergendo - il leader, la ribelle - i loro segreti. Fino alla notte del delitto, la scoperta del corpo della povera Paola, la rivelazione che qualcosa cambiava per sempre nella vita

.. Patrick porta le mani alla bocca, poi si copre il viso e cade in ginocchio. Ci alziamo tutti insieme e corriamo verso di lui. Sarà una distanza di venti o trenta passi, non di più. Anni dopo, guardando indietro, ricorderò quella breve corsa come il momento in cui la mia vita è cambiata per sempre.

La sfuriata di Franca e le accuse di complicità sul delitto di Paola scombussolano la vita di Enrico, e delle persone accanto: cosa è successo quella notte, chi sono veramente le persone del gruppo scout, che credeva degli amici? Comincia così una sua indagine, andando anche ad incontrare il vecchio maresciallo che aveva seguito le indagini. Andando anche a ripercorrere le sue scelte, le sue azioni, andando a rivedere con occhi diversi i suoi amici, la sua stessa esistenza.

Ma che fare, poi, una volta arrivato alla verità? Rimettere in discussione la sua vita, quella maschera di buon padre di famiglia – lavoratore scrupoloso – marito premuroso?

Forse è da pazzi passare troppo tempo a rimuginare sugli errori fatti, sulle scelte sbagliate, sul male che abbiamo provocato. Tanto, nell’universo non cambia nulla. La recita collettiva deve andare avanti, non può permettersi pause.

D’estate e di morte è un romanzo duro che parla della nostalgia del passato, sulla fragilità dei rapporti tra le persone, quelle che noi chiamiamo amici e che in realtà sono solo “comparse” dentro la nostra vita, come macchie del paesaggio che vediamo sfrecciarci accanto quando guidiamo in macchina. Una casa, un bosco.. le vedi dal finestrino e dopo pochi minuti te ne sei dimenticato.

La scheda del libro sul sito di 66thand2nd

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