30 giugno 2020

Il cacciatore di anime di Romano De Marco

 

Alzano Lombardo, ventitré anni fa

Corro con la forza della disperazione. Ogni passo rimbomba nel vuoto gelido di quest’area industriale. Gli echi si rincorrono mentre alle spalle mi lascio una nuvola di polvere grigia. Laggiù, eccola. Una porta, sotto alle capriate in ferro del vecchio cementificio. L'aria mi brucia nel petto, le gambe straziate da fitte dolorose, il sudore gelato lungo la schiena.

Angelo Crespi anni fa era un poliziotto, uno di quelli che danno la caccia ai serial killer, quegli assassini che scelgono le proprie vittime, le seguono e le uccidono seguendo un proprio rituale. Era uno dei migliori, Crespi, tanto da scrivere dei libri su cui generazioni di investigatori hanno basato i loro studi di criminologia.

Finché un giorno un assassino non lo ha colpito nei suoi affetti più cari.
Da allora ha deciso di non esistere più, cambiare nome, cambiare casa, cambiare vita. Ma forse al proprio destino, non si può proprio scappare..

Valdera, Pisa. Oggi

Il capitano Rambaldi limitò la pressione sul pedale dell’acceleratore mentre la Jeep Renegade attraversava la statale 64, una strada larga e dritta che tagliava in due la valle ..

Ventitre anni dopo quei fatti avvenuti a metà anni novanta, il capitano dei carabinieri Mauro Rambaldi viene chiamato a risolvere un delitto “particolare” nella piccola cittadina di Pecciolli, nella campagna pisana.
Dovrebbe essere a Roma, a prendere il nuovo incarico (nell'unità di scienze comportamentali) per quella promozione meritata, dopo anni di successi a Pisa, merito delle sue capacità di investigatore.

Ma una telefonata del procuratore Brogi, lo ha portato qui, in questa cittadina graziosa, che ha puntato molto sul suo patrimonio culturale, attraverso una fondazione, che gestisce anche il museo locale.
Che è diventato però una scena di un delitto:

.. c’era una teca orizzontale lunga poco meno di due metri. Il corpo della ragazza era stato ricomposto con cura. Era distesa con le mani raccolte sul petto e i lunghi capelli castani ordinati in maniera impeccabile, sulle spalle. Sembrava viva.

La ragazza si chiama Roberta Savio, era la custode del museo: l'assassino l'ha strangolata e poi ha composto il cadavere nella teca di Isadora. E' una teca dedicata ai resti di una ragazza morta nel trecento, i cui arredi funebri sono stati recuperati dagli archeologi.

Non è un delitto comune: non c'è solo quel cadavere, come un messaggio che l'assassino ha voluto lanciare (ma a chi?). A rendere il lavoro difficile a Rambaldi e agli uomini della stazione dei carabinieri locale c'è anche l'assenza delle registrazioni delle telecamere interne, la scomparsa del cellulare e del tablet della ragazza (rubati dall'assassino?).
C'è anche il fatto che la ragazza conducesse una vita normale, non un fidanzato, non delle amiche con cui uscire la sera. Chi poteva volerle del male?

Rambaldi capisce che la risposta a tutti i perché può arrivare solo andando ad indagare all'interno di quel piccolo microcosmo che è il paese di Peccioli. Un paese dove si conoscono tutti e dove tutti sembrano avere qualcosa da nascondere.

Il sindaco, la direttrice della fondazione a capo del museo, la sua collaboratrice.

Quell'uomo di mezz'età che gioca fare il selvaggio, il cavaliere in sella alla sua moto, libero di girare il mondo.

In quel paese devono cavarsela quasi da soli, Rambaldi e gli uomini del maresciallo Santamaria: l'unico aiuto arriva da Daria Del Colle, una ricercatrice che collabora con diverse soprintendenze e che ha seguito gli scavi che hanno portato alla scoperta della tomba di Isadora.

Il paese gli stava mostrando un lato nascosto di sé stesso. Più che in un luogo fisico, Mauro sentiva di trovarsi in un luogo dell’anima. C’era il pensiero di suo padre, che tornava spesso a turbarlo.

E poi quell'altra persona, un volto noto per Rambaldi: si fa chiamare Valerio Albis, oggi, fa il pittore ma nessuno ha visto i suoi quadri. Perché dopo averli dipinti, li brucia nel fuoco, perché ancora oggi quel dolore, quell'abisso partorito dalla sua mente e messo su tela, non è sopportabile.

Quell'uomo è in realtà proprio Angelo Crespi: a lui si rivolge il capitano Rambaldi, per chiedere aiuto. Nessuno saprà mai la sua identità – lo rassicura l'ufficiale – sarà una cosa tra me e te.
Alla prima morte, ne seguirà una seconda, sempre secondo un rituale difficile da decifrare ma che sembra legato al patrimonio artistico locale. Gli occhi del paese sono tutti su Rampaldi e la sua indagine su quello che i giornali chiamano il mostro di Peccioli.


Ma altri occhi stanno seguendo il capitano. Sono occhi che lo scrutano nell'ombra, che sembrano conoscere le sue mosse:

Ben arrivato, detective. Sei sbarcato nel paesino di provincia e ti starai domandando che diavolo ci fa una superstar come te in questo buco di posto. Lo so che sei abituato ad altri palcoscenici, ad altre platee e ti ritrovi a indagare sull'omicidio della guardiana di un piccolo museo.

Che piano ha in mente questo assassino dagli occhi scuri e profondi come l'abisso?

Sei un topo nel mio labirinto, capitano Mauro Rambaldi, e finirai proprio dove ho deciso di inchiodarti. In un vicolo cieco.

Che legame c'è tra queste morti e la presenza in paese del “cacciatore di anime”? Si tratta solo di un caso?

Ancora una volta Romano De Marco è bravo nell'imbastire una trama piena di enigmi e di trappole, dove la tensione cresce capitolo dopo capitolo, in cui tutto si mescola tra presente e passato e dove il protagonista dovrà combattere una gara contro il tempo per salvare una persona a lui cara.

Tutto questo ambientato in questo piccolo borgo di cinquemila anime nella provincia pisana, nella Valle dell'Era, Peccioli: un paese virtuoso, per come ha deciso di valorizzare le sue bellezze artistiche (e che anche solo per questo merita una visita in questa estate di vacanze italiane).

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Piemme (e su youtube, la lettura di un brano del libro da parte di Pierfrancesco Favino).

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