12 giugno 2020

Sullo smart working

Chissà se agli stati generali si parlerà delle aziende furbette che hanno chiesto la cassa integrazione all'Inps, grazie a finte assunzioni di parenti.

E chissà se qualcuno tirerà fuori l'altro virus che infetta il paese e la sua economia: non il Covid, ma le mafie, un'emergenza non solo al sud ma in tutto il paese.

Di certo si parlerà di smart working, la "nuova" (per modo di dire) forma di lavoro che ha consentito a molte aziende di continuare il lavoro nonostante il lockdown.
Ecco, vivendolo in prima persona, vorrei dire la mia.
Partiamo da questa foto (presa da Repubblica).


La posizione dello schermo del portatile non va bene.
Servono schermi ampi e posizionati ad altezza occhi, per non incurvare la schiena.
Servono sedie comode, dove non si deve stare "svaccati".
Serve poi un minimo di organizzazione: ad oggi si passa metà giornata al telefono e l'altra metà cercando di lavorare.
Stando a casa è bene mettere dei paletti: quando si inizia e quando si stacca per il pranzo, per le pause, per il fine lavoro.
Non è che siccome stai a casa puoi rispondere sempre.

E, infine, un'altra cosa.
Lo smart working così com'è toglie il contatto umano, che è una componente importante del lavoro.
Si può fare per pochi giorni alla settimana, ma non per sempre.

2 commenti:

Jonny Dio ha detto...

Scusa, potresti precisare cosa intendi con la storia delle finte assunzioni di parenti? Esistono notizie in tal senso, o sono solo illazioni?
A me risulta che, per avere diritto alla cassa integrazione, il dipendente debba essere stato assunto prima del 23 febbraio 2020, data successivemente (dpcm del 14 aprile) estesa fino al 17 marzo. Se qualcuno ha effettuato assunzioni non necessarie al solo scopo di far percepire ai neoassunti la cig indebitamente, avrebbe dovuto avere la palla di cristallo per assumerli prima dell'emanazione dei provvedimenti necessari.
Se hai notizie più precise in tal senso, ti sarei grato se le volessi condividere.
In ogni caso, quand'anche così fosse, si tratterebbe di "normali" illeciti per cui esistono già organi e addetti preposti al controllo e al relativo sanzionamento, inoltre, se fosse vero, si configurerebbe anche il reato di truffa allo stato che, come ogni altro reato, spetta della magistratura perseguire, per cui non capisco per quale motivo tutto questo, che è materia di giustizia ordinaria, debba essere oggetto di discussione durante i cosiddetti stati generali. A meno che il fenomeno non sia talmente diffuso da richiedere lo studio di un provvedimento ad hoc, ma, allo stato delle attuali conoscenze, non sembra davvero questo il caso.

Ben diverso è il discorso che riguarda le mafie, qui sarebbe davvero opportuno discuterne ed eventualmente considerare di mettere in atto provvedimenti straordinari affinchè la futura pioggia di soldi proveniente dall'europa non finisca dritta nelle mani della criminalità organizzata, il rischio è concreto.

Perfettamente d'accordo riguardo al lavoro da casa, riguardo al quale mi sento solo di aggiungere, come spunto di riflessione, che il suo protrarsi crea anche danni diretti a tutto l'indotto che, negli anni, si è sviluppato e campa intorno all'impiegato da ufficio (trasporti, colazione, pausa pranzo), oltre al fatto che, lavorando da casa, la resa del singolo lavoratore è spesso inferiore, rispetto allo stesso lavoro svolto in sede.

alduccio ha detto...

E' scritto tutto qui:

https://www.huffingtonpost.it/entry/i-furbetti-della-cassa-integrazione_it_5ee07c1bc5b6a1f45d268f95

Normali illeciti, non mi pare proprio, di questi tempi: chi si approfitta del Covid per farsi gli affari suoi danneggia il paese due volte