23 novembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – i proprietari del Milan, i problemi della sanità piemontese

Roma e Milano al centro delle inchieste di stasera: la capitale d'Italia e quella morale (almeno così dicono), sulla prima si cercherà di scoprire il lato oscuro del corpo della polizia locale e quello che è il loro potere nell'influire nelle vicende della capitale.

Milano è la città che non si ferma: non si fermano i contagi e non si ferma nemmeno il cemento, per le prossime speculazioni edilizie che il comune milanese ha approvato. Come il nuovo stadio di Inter e Milan: chi è il vero proprietario della società calcistica?


Infine un servizio sulle app realizzate dalle regioni in concorrenza ad Immuni, soldi che forse avrebbero potuto essere spesi meglio per la sanità e i trasporti. E per trovare nuovi infermieri, quelli che mancano alla regione Piemonte.


I veri proprietari del Milan

Chi sono i veri proprietari del Milan? Luca Chianca ha provato a chiederlo a Scaroni, ex AD di Eni, indicato come presidente dal fondo Elliot, senza troppo successo:

Buongiorno, sono Luca Chianca di Report.

Eh appunto...

Uno dei progetti su cui sta lavorando la società calcistica milanese riguarda il nuovo stadio, che prenderà il posto di San Siro: sono due i progetti presentati da Inter e Milan, la cattedrale presentata dalla studio Populus e gli Anelli di Milano voluto dal consorzio Sportium, entrambi prevedono la costruzione del nuovo stadio sul prato, accanto al vecchio, che verrà in parte demolito.

Con chi sta trattando il comune di Milano e l'assessore Tasca: “io oggi ho un proponente che è l'AC Milan che ad oggi non è interdetta dall'esercizio dell'attività amministrativa e dall'altra ho l'FC Internazionale.”

Sono due SPA private: ma oggi sappiamo chi è il vero proprietario del Milan?

La procedura prevede che io lo faccia oggi? No. La presunzione che si debba fare necessariamente qualcosa perché c'è un fumus, tutti i fondi hanno lo stesso tipo di problema.”

Dunque al comune nemmeno si sono presi la briga di risalire alla catena di controllo dell'AC Milan, di capire chi sta dietro il fondo: tutto parte con la vendita al cinese Li Yonghong  per 700ml, attraverso società offshore caraibiche e di Hong Kong.



Poi, prima dell'arrivo di Elliot, finisce tutto in Lussemburgo: Report aveva scoperto che qui si trovava la società controllante del Milan, la Rossoneri sport investment, che in un palazzo lussemburghese aveva la sede fiscale.

I registi dell'ingresso del fondo Elliot nel Milan sono due finanzieri, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione che oggi siedono nel CDA della società, hanno base a Londra mentre le società da cui dipende il club rossonero sono in Lussemburgo.

Quando arriva Elliot viene creata la società “Project Redblack” partecipata da due anonime del Delaware e da un'altra lussemburghese, la Blue Sky Financial Partners di D'Avanzo e Cerchione.

Per capirci qualcosa serve un esperto come Gian Gaetano Bellavia : la Project ha dato alla Rossoneri Sport 400ml di euro, forse sarà il fondo Elliot a darli.

Tutti scrivono che c'è il fondo Elliot, ma io vedo dietro ad una catena societaria lussemburghese una società del Delaware, però la dichiarazione della controllante del Milan è che la maggioranza non è di Elliot, ma dei due finanzieri D'Avanzo e Cerchione”.

Sono loro i veri proprietari del Milan: il vero tema, ancora una volta è, da dove arrivano i soldi? Non si può sapere, sostiene Bellavia, perché queste costruzioni offshore sono fatte apposta per non mostrare la provenienza del fondi.

Report ha chiesto un'intervista a Scaroni e all'ex presidente Berlusconi, avranno avuto una risposta alle loro domande?

Quello che sappiamo è che l'origine della fortuna di questi due imprenditori deriva da dei crediti per 12 ml che alcune strutture private accreditate vantavano con la sanità campana, comprati nel 2006.

Ma il vecchio (e glorioso) Meazza è proprio da abbattere? Il professore del Politecnico Aceti ha proposto un progetto per recuperare lo stadio, trasformando il terzo anello in una galleria panoramica: “in questi volumi si possono collocare spazi polifunzionali quali spazi commerciali, ristoranti, musei, spazi sportivi e negozi di vario genere, può essere riempito con quelle funzionalità che sono quelle richieste agli stadi moderni.”

Il costo di questo progetto è circa 250ml di euro comprensivi anche dell'ammodernamento degli anelli sottostanti: nel progetto delle due squadre milanesi solo lo stadio costerebbe 600ml di euro.

Aceti ha proposto il suo progetto alle squadre che hanno risposto negativamente: forse il loro obiettivo non è avere uno stadio moderno, ma costruirne uno nuovo da zero con tutte le altre costruzioni a corollario.

La scheda del servizio: I PADRONI DI CASA di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi

Chi è il vero proprietario del Milan? Se lo sono chiesti in tanti da quando Silvio Berlusconi l'ha venduto. Dopo la parabola misteriosa del cinese Mr Lì, oggi tutti parlano del Fondo Elliott ma in realtà i titolari effettivi delle società lussemburghesi che controllano il Milan sono due consiglieri di amministrazione del club rossonero, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione. Report lo scopre perché l'ultima direttiva antiriciclaggio, voluta dall'Europa, impone a ogni paese membro un registro dei beneficiari finali delle operazioni fatte dalle società e questo al di là di accordi privati, tra soci o azionisti per la governance di una società. Mentre l'Italia non ha ancora il suo registro, il Lussemburgo si è da poco adeguato alla normativa ed è lì che leggiamo chi sono i nuovi titolari effettivi del Milan, almeno sulla carta, con una quota di poco superiore al 50%.

Il lato nascosto dei vigili di Roma

Sono tanti e gestiscono un potere diffuso nella capitale: sono i vigili di Roma.

Report ha raccolto diverse testimonianze di persone che hanno subito minacce da parte dei vigili solo per aver fatto delle segnalazioni, tramite IoSegnalo, un sito e una App del comune di Roma dove un cittadino può inviare le sue segnalazioni, una novità introdotta alla fine del mandato dell'ex sindaco Marino.

“Chiederemo alle persone che vogliono collaborare e che si sono già accreditate sul portale di bombardarci di segnalazioni" – racconta in un vecchio servizio Raffaele Clemente comandante della polizia municipale dal 2013 al 2016.

L'idea dell'ex sindaco era giusta in un sistema sano, ma finisce presto, racconta il servizio: qualcuno dopo aver fatto delle segnalazioni viene minacciato di morte. E' un signore che ha dato la sua testimonianza in forma anonima e che racconta di una telefonata ricevuta di notte da una persona che conosceva il suo nome e cognome, che sapeva che aveva chiamato i vigili di zona (per una questione di parcheggi in doppia fila) e che lo minacciava, dicendo che sapeva dove abitava.


Perché a metà settembre questa persona una sera trova un biglietto attaccato al citofono, con nome e cognome, dove era scritto “hai fatto fare multe a centinaia di persone senza motivo ora ti bruciamo casa e diamo fuoco alla macchina.”

La procura di Roma ha scoperto che sono state tante le persone minacciate e denunciate dai vigili per interruzione del pubblico servizio: c'è un particolare di cui tener conto, chi svela l'identità dei denuncianti su IoSegnalo.

Report è venuta in possesso di audio di persone contattate da un comando dei vigili, dove uno di questi dice al segnalante che ha fatto troppe segnalazioni, “Lei come ha fatto ad avere il mio numero mi perdoni? Noi leggiamo tutto, noi siamo la polizia”.

Altra testimonianza raccolta da Daniele Autieri è quella di Augusto Proietti, di professione ambulante: un giorno qualcuno in Campidoglio (la sede del comune di Roma) gli fa sapere che se avesse voluto sistemare le sue licenze avrebbe fatto meglio a pagare.

Augusto non li ha pagati e ha denunciato la cosa in Procura e da lì è iniziato il calvario, una guerra: ha ricevuto multe per sette milioni di euro, lui e il figlio sono stati considerato i maggiori contravvenzionati d'Italia.

Il commerciante però ha fatto i ricorsi e li ha vinti tutti e nelle sentenze si condanna il comune al risarcimento del danno.

Per giorni i vigili, a volte la stessa persona, arrivavano da lui a chiedergli la licenza e, di fronte al suo alzare la voce, parte la denuncia (o la minaccia di denuncia) di oltraggio.

Augusto ha denunciato il tentativo di corruzione e abuso d'ufficio 11 vigili ma nel corso del procedimento giudiziario c'è un colpo di scena, gli agenti vengono prosciolti e lui viene a sua volta indagato per associazione a delinquere, concorrenza sleale. Ma l'accusa cade e l'ambulante viene scagionato già nel corso dell'udienza preliminare.

Loro aspettavano che io reagissi, aspettavano che io glie davo 'na pizza in faccia così se buttavano per terra .. ”

Il 21 settembre scorso la Procura di Roma lo ha indagato per estorsione, concorrenza sleale e occupazione di suolo abusivo: secondo gli inquirenti l'ambulante avrebbe usato i metodi di un clan per governare il settore delle vendite su strada.

La storia è molto più complessa di come sembra: la procura ha denunciato anche dirigenti del comune che avrebbero favorito l'ambulante.

Nel servizio si parlerà anche del comandante dei vigili, Stefano Napoli, allievo dell'ex comandante Antonio Giuliani: quando a seguito di una indagine il primo nucleo è stato sciolto, Stefano Napoli fu protetto dall'allora comandante, perché Napoli lo ha aiutato a risolvere alcune situazioni imbarazzanti, come quella dell'11 settembre del 2011 quando Giuliani telefona a Napoli per un aiuto per l'onorevole Marsilio, in seguito fondatore di Fratelli d'Italia assieme a Giorgia Meloni e oggi presidente della regione Abruzzo.

Stè, una cortesia .. mi sta bombardando l'onorevole Marsilio .. per via del vantaggio c'era stato un nostro intervento edilizio e c'era anche l'ufficio tecnico l'ufficio tecnico doveva mandare una relazione .. se me la puoi un attimino sollecitare ..”.

Pochi giorno dopo Giuliano segnala a Napoli una nuova questione: c'è un'altra persona da aiutare che arriva a nome di Matteo Costantini, un consigliere del primo municipio di Roma.

Report cercherà di capire quanto c'è di vero dietro queste denunce di corruzione, qual è il lato oscuro del corpo di polizia municipale e quale ruolo potrebbe aver avuto nelle guerre di potere nel comune della capitale.

La scheda del servizio: POTERE CAPITALE di Daniele Autieri in collaborazione di Federico Marconi

È uno dei Corpi di polizia cittadina più grandi d’Europa: oltre 6mila vigili con competenze che vanno dal decoro urbano alla verifica delle misure anti-Covid. Ma a dieci anni dalle prime denunce che portarono all’arresto del comandante generale del Corpo di polizia locale di Roma, Angelo Giuliani, il sistema di potere all’interno dei vigili urbani della capitale è ancora in piedi. Un sistema che permette agli agenti della Polizia locale di esercitare un controllo totale sulla città: sui commercianti, sugli imprenditori, sui politici, sugli stessi privati cittadini. Attraverso testimonianze e intercettazioni inedite, l’inchiesta ricostruisce i legami tra l’allora comandante Giuliani e l’attuale comandante generale Stefano Napoli, nominato alla guida del Corpo il 30 giugno scorso dalla sindaca Virginia Raggi. Parlano commercianti vittime di estorsione e cittadini minacciati di morte solo per aver segnalato troppe irregolarità, ed emerge per la prima volta il ruolo di alcuni vigili come fiancheggiatori dei clan nella conquista dei locali del centro di Roma. Un sistema così consolidato che è capace perfino di far tremare un sindaco, al punto da rendere lecita la domanda: quale è stato il ruolo dei vigili di Roma negli scandali che hanno portato alle dimissioni di Ignazio Marino?

La crisi per il Covid in Piemonte

Assieme alla Lombardia, il Piemonte preme per uscire dalla zona rossa: anche qui l'emergenza ha portato alla saturazione dei posti letti e all'emergere dei veri problemi della sanità piemontese (come anche qui in Lombardia), ovvero la carenza del personale.

La scheda del servizio: AAA INFERMIERI CERCASI di Chiara De Luca

La seconda ondata della pandemia di Covid-19 ha travolto anche la Regione Piemonte, che non si è fatta trovare pronta a gestire questa nuova emergenza. È soprattutto la carenza di personale infermieristico ad aver messo in difficoltà le strutture sanitarie a causa di bandi iniziati solo a fine ottobre.

Le app per il contact tracing

Questo servizio doveva andare in onda la scorsa settimana, ma l'aggiornamento sul servizio fatto sull'apertura delle discoteche in Sardegna l'ha fatto slittare a stasera. Regione che vai, app che trovi.

Non c'è solo Immuni, come app di contact tracing (di cui Report se ne era occupata la scorsa settimana): questa estate sono spuntate altre app create dalle regioni: in Sicilia è stata creata “Sicilia si cura” ed è stata rilasciata il 2 giugno e l'operazione porta la firma di Guido Bertolaso, l'ex capo della Protezione Civile chiamato dal presidente Musimeci a gestire la pandemia nell'isola per la fase 2.

“Una cosa è organizzazione ospedali per la rianimazione per il trattamento di casi gravissimi, un'altra cosa è organizzare un sistema informativo e preventivo per assicurare il maggior numero possibile di turisti in visita a quest'isola straordinaria” - sono le parole di Bertolaso durante la conferenza stampa del 3 giugno.

Per usare la app bisognava comunicare tutti i luoghi di permanenza sull'isola e anche aggiornamenti periodici sullo stato di salute.

Ma c'è un problema: come racconta il consigliere regionale De Luca del M5S, dell'app non se ne sa più nulla, “Si sa che ha ricevuto un sacco di critiche sull'app store, che non si riesce ad accedere, salta la password, ma soprattutto non si conosce quante persone l'hanno scaricata perché questo dato è sconosciuto.”

Questa è un app molto più invasiva di Immuni, “Sicilia si cura” può seguire gli utenti tramite gps: come spiega Nicola Bernardi presidente di Federprivacy, “un app di contact tracing non può avvalersi della localizzazione del gps degli utenti ma deve usare la minor quantità di dati personali possibile, deve usare i dati di prossimità, attraverso uno strumento ideale come è il Bluetooth e non il gps”.

Ma in caso di trattamento illecito, chi controlla e chi paga l'abuso? “L'autorità potrebbe anche decidere di stoppare oppure potrebbe anche sanzionare.”

L'app siciliana è stata programmata dalla Ies Solutions, una società romana con sede operativa nella silicon valley siciliana in provincia di Catania, si è aggiudicata 80mila euro di convenzione Consip.

Ma in regione pare che non sappiano queste informazioni, almeno a sentire l'assessore alla salute Razza: “non conosco la società, posso solo dire che ci siamo rivolti ad una convenzione Consip.”

Che rispondono in regione del tracciamento del turista?

“Il gps si attiva nel momento della richiesta di aiuto” risponde l'assessore alla salute, “per conoscere la posizione, siamo nell'ambito di una epidemia.”

Di chi è questa Ies Solutions: il 40% è di Massimo Cristaldi, cugino di Michele Cristaldi assessore al comune di Catania e figlio di Salvatore Cristaldi ex assessore in provincia ai tempi in cui a capo della provincia di Catania c'era Musumeci.

Allo stesso modo nell'altra isola meta del turismo, la Sardegna, si è fatta una sua app “Sardegna si cura”.

Un turista ha raccontato la sua esperienza a Report: si tratta di una applicazione di contact tracing che fa uso dei dati della posizione, tramite GPS.

Sardegna sicura doveva servire a monitorare gli ingressi e le permanenze su tutto il territorio regionale: per per entrare sull'isola serviva sia la registrazione al sito che scaricare questa applicazione.

Tuttavia coi contagi al rialzio, nessuno in aeroporto ha controllato la giornalista: “si tratta di un doppione dell'app immuni”, racconta il consigliere Li Gioi del M5S, “un doppione anche fatto male, perché non c'è mai stato in controllo negli aeroporti ”.

Dopo più di un mese e mezzo di attesa, l'assessore agli Affari Regionali Satta non ha voluto incontrare Report, che avrebbe voluto porre qualche domanda sulla app regionale.

Solo una breve telefonata in cui l'assessore spiega che la loro era una app concepita in anticipo rispetto ad Immuni. E il tracciamento della posizione (ritenuto illegittimo dal garante della privacy)?

“Non la definirei illegittima ” la risposta dell'assessore.

La scheda del servizio IMMUNI E LE SUE SORELLE di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Non solo Immuni: durante i mesi più bui della pandemia in Italia sono spuntate come funghi applicazioni di telemedicina per gestire i pazienti a distanza ma anche brutte copie dell'app di Stato: quelle di Lazio, Lombardia, Bergamo città, ora anche del Veneto di Zaia e soprattutto di Sicilia e Sardegna. App invasive, che spesso utilizzano il gps e che, in base alle ordinanze regionali, sembrano obbligatorie per poter andare in vacanza nelle due isole. Ma sono legittime? Se per Immuni il Garante per la privacy ha stabilito la volontarietà e l'uso del Bluetooth, le app regionali possono essere obbligatorie e tracciare i turisti col Gps? Tra affidamenti senza bandi e bug tecnologici, erano proprio necessarie altre app fatte a spese dei contribuenti?

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