25 maggio 2020

Anticipazione di Report – chi ha guadagnato dal covid e il marketing sulle sigarette


A tre settimane dall'inizio dell'emergenza, possiamo iniziare a fare qualche bilancio sulla pandemia e della risposta che ha dato il paese.
Si può iniziare anche a chiedersi se qualcuno non ne abbia approfittato, all'interno della sanità privata, dalla Sicilia, al Lazio alla Lombardia: sarà il tema del servizio di Paolo Mondani e Giorgio Mottola che racconterà anche dove finiscono i soldi dati ai privati.

Poi un servizio dedicato alle sigarette elettroniche dove non c'è combustione di tabacco. Fanno meno danni di quelle tradizionali? Come mai godono di tassazione favorevole?

Nell'anteprima di Report ci si occuperà di arte contemporanea, un mondo fatto di gallerie, esposizioni ed eventi in mano agli esperti di marketing, dove non ci capisce bene dove finisca il marketing e dove inizi la vera arte.

Bernardo Iovene proseguirà la sua inchiesta (dopo il servizio della scorsa settimana dove si era occupato del data breach del sito dell'Inps) su come sono stati spesi i 400ml che il governo ha erogato ai comuni italiani per aiutare le famiglie in difficoltà, i nuclei familiari “più esposti agli effetti economici derivanti dall'emergenza epidemiologica da Covi-19”?

A Bologna sono arrivate 11mila domande ma ne aspettavano meno della metà e quindi, spiega l'assessore, assieme al sindaco hanno pensato di erogare altre risorse aggiuntive prendendo i soldi dal bilancio del comune (1,7ml di euro).
Report è andata a Ferrara, a visitare la mensa di Don Domenico Bedin: da anni dà risposte concrete al disagio sociale a chi è in difficoltà, offrendo vitto e alloggio. Ma alcuni dei frequentatori della mensa non possono accedere ai buoni spesa del comune: “non ne potranno usufruire perché non hanno il permesso di soggiorno, di lunga durata.”
Il comune di Ferrara ha inserito nei requisiti per richiedere il buono spesa l'obbligo della residenza e ha stabilito la priorità prima a chi ha la cittadinanza italiana o europea, e poi per ultimi gli extracomunitari, ma solo a quelli con un permesso di soggiorno.
“C'è questo prima gli italiani” - racconta il prete, “ma con il permesso breve si lavora e si pagano le tasse. Io non capisco proprio la logica che sta dietro. Questo coronavirus non ha fatto distinzioni né di razza né di religione, né di denaro, né di niente”.
“Lei è un prete” - ha chiesto Iovene, “il partito del sindaco è quello che a dire il rosario ..”
“Ma, non li ho visti in molti a dire il rosario, i leghisti ferraresi sono leghisti ma ferraresi..”
Questo criterio della spesa è un criterio razzista, conclude Don Bedin, “è un criterio razzista che fa ricordare certe anticipazioni degli anni '30.”

Solidarietà limitata di Bernardo Iovene
Con ordinanza della Protezione civile datata 29 marzo, il governo ha stanziato 400 milioni di euro per i comuni italiani per erogare buoni spesa in favore delle famiglie più bisognose. L’Anci ha fissato delle linee guida abbastanza generiche sull'uso dei buoni. Di fatto, ogni comune si è regolato un po’ come voleva. Il Comune di Ferrara ha inserito nei requisiti per chiedere il buono spesa l’obbligo della residenza, e ha dato priorità a chi ha la cittadinanza italiana o europea. Ultimi i cittadini extra-Ue, e solo con permesso di soggiorno di lungo periodo. Come se la sarà cavata chi è rimasto bloccato sul territorio comunale per il lockdown? E il Comune avrà speso per intero il fondo dello Stato?

Chi ci ha guadagnato dalla pandemia

All'interno del fascicolo aperto sulle morti all'interno delle Rsa compaiono pochi nomi ma importanti, questo ha detto pochi giorni fa la procura di Brescia.
Report riprende l'inchiesta andata in onda ad aprile, “La zona grigia”, partendo da dove questa terminava: la mancata istituzione della zona rossa, le responsabilità all'interno della regione, dei sindaci e le pressioni degli industriali locali.

Quanti soldi della sanità pubblica finiscono a quella privata? E in quali paradisi fiscali?
L'inchiesta non riguarderà solo la Lombardia: il servizio si occuperà di tutta la sanità, dalla Lombardia al Lazio e alla Sicilia.


In questa regione, dice il giornalista di Report, l'Humanitas (Holding della sanità privata) “è tutta politica” perché dentro domina la famiglia del deputato regionale Luca Sammartino, recordman di preferenze alle passate elezioni.
La madre è direttrice sanitaria, lo zio è amministratore delegato, lui è passato in pochi anni dal centrodestra ad Italia Viva di Renzi, ed è indagato per corruzione elettorale.
L'Humanitas ha insistito con la regione Sicilia per diventare centro Covid, per capire perché – continua il giornalista – partiamo dalle dialisi.
Qui in Sicilia abbiamo 117 centri di dialisi, 36 pubblici, 81 privati – racconta l'ex DG dell'ospedale di Messina Michele Vullo – la cosa interessante è che in questi giorni è stata emanata una nota dall'assessorato in cui si dice che se dovessero esserci pazienti dializzati con Covid, questi vanno ricoverati nelle strutture pubbliche.
Ancora una volta c'è un meccanismo per cui tutti gli oneri sono a carico del pubblico, tutti i guadagni e i profitti a carico del privato. Ma la cosa interessante è un'altra: ad emanare la nota è la direzione dell'assessorato che è in mano al dottor La Rocca, la cui famiglia è titolare di una struttura privata di dialisi.

Mondani ne ha chiesto conto all'assessore alla salute Ruggero Razza, della convenzione (da 3 ml di euro) e della nota: “tutte le decisioni che sono assunte sulla materia che riguarda l'interesse in conflitto sono decise con un decreto del presidente della regione che ne affida la responsabilità all'altro direttore generale”.
In Sicilia per fare un direttore generale ce ne vogliono due? No, racconta Report, le decisioni più importanti le prende sempre La Rocca: lo scorso marzo il direttore firma un accordo quadro con l'Aiop (l'associazione italiana di ospedalità privata) con cui si realizzeranno posti letto Covid per terapia subintensiva a 700 euro al giorno cadauno e in intensiva a 1100 euro al giorno.
Si prevede così di sfondare il budget annuale della regione, ed ecco perché Humanitas sarebbe felice di rientrare nel giro dei Covid Hospital.

Notizia di questi giorni è l'arresto del coordinatore per l'emergenza Covid in Sicilia, con l'accusa di corruzione: Angelo Candela aveva vissuto per anni sotto scorta dopo aver denunciato le tangenti nella sanità siciliana.
E' stato arrestato dalla GDF di Palermo, a seguito di un'inchiesta su gare per la sanità regionale, su cui pendeva la mazzetta del 5%: Candela è accusato di aver intascato una stecca da 260mila euro da un'azienda di manutenzione.

I proprietari dell'Humanitas sono i fratelli Rocca, ottavi nella classifica degli uomini più ricchi d'Italia, un piede nella sanità privata e un altro nell'acciaio.
Il gruppo è a capo della Techint, proprietario di una delle acciaierie più grandi d'Europa, la Tenaris di Dalmine in provincia di Bergamo: la fabbrica è rimasta aperta anche durante il blocco totale per il coronavirus.
“Obiettivo finale è produrre, la salute diventa un obiettivo secondario nella migliore delle ipotesi o un mezzo per arrivarci” racconta al giornalista un infermiere che lavora per la Humanitas.
Quali le condizioni di lavoro dentro l'Humanitas?
“Si lavora con organici ridotti, gli anni aumentano il personale già ridotto rimane lo stesso, quindi sono in un reparto, se servo in un altro devo andar nell'altro.. si lavora su più reparti”.
L'infermiere ha scelto di parlare a volto coperto, a nome di altri dieci dipendenti: per loro la carenza immediata di personale si traduce in turni massacranti.
“Quando uno fa la notte, è previsto che smonti alle 8 di mattina, riposi la giornata e riposi il giorno dopo, da noi non è così, quasi nella totalità dei casi. Smonti alle otto e riattacchi alle tredici del pomeriggio. Non c'è il giorno di riposo.”

Il gruppo Humanitas è arrivato a fatturare lo scorso anno 1 miliardo di euro, entrate che dipendono in larga parte dai soldi pubblici elargiti dalla regione Lombardia e che rendono Humanitas il secondo gruppo privato più ricco della Lombardia.
I ricavi passano da 438ml consolidati nel 2009 ai 790 del 2016 e nel 2018 si arriva a 921: una crescita esponenziale – commenta questi dati Giangaetano Bellavia, l'esperto spesso consultato da Report – nel momento della crisi più nera del sistema industriale italiano.
Humanitas è riuscita a crescere anche rispetto alle altre attività finanziarie dei Rocca: l'altra società, la Techint, che raggruppa le acciaierie e le attività industriali della famiglia è passato dal guadagnare 104 ml di euro di utili nel 2009 a perderne 33 nel 2019.
Le perdite dei Rocca sono state ampiamente ripianate dagli ospedali.
Soldi che poi finiscono all'estero, in particolare in Olanda: il presidente Fontana ha risposto che “i privati i soldi li spendono come vogliono”.
Anche gli ottanta milioni di euro di dividenti in dieci anni: “io penso a gestire la sanità della regione Lombardia”, commenta Fontana.
Ma sono i nostri soldi a finire in Olanda.

Giorgio Mottola ha seguito la situazione in Lombardia: qui gli ospedali privati si sono mossi in ritardo rispetto a quelli pubblici, lo dicono i numeri: il 4 marzo quando c'erano già oltre mille ricoverati per Covid, e gli ospedali pubblici erano stracolmi di contagiati, il gruppo San Donato a Bergamo ospitava 40 ammalati Covid su quasi 295 posti letto del policlinico di San Pietro e 26 malati Covid su 319 posti nell'ospedale San Marco.
Per far intervenire la sanità privata, a reggere il peso delle terapie intensive, è stato necessario chiederlo, con una delibera dell'8 marzo (della regione Lombardia, che ha bloccato le prestazioni non urgenti): a regime sono arrivati dopo, ma dal 23 abbiamo cominciato la collaborazione, ammette il presidente Fontana.
In Lombardia ha suscitato molte reazioni di critica anche il mega ospedale costruito in Fiera coi soldi raccolti dalle donazioni dei privati, come Fedez: Mottola ha chiesto al cantante come mai la scelta di quella donazione ad un privato.
La nostra prima scelta era di donare tutto al Sacco perché dalle comunicazioni che ci arrivavano sembrava l'ospedale lombardo e milanese più in prima linea in quel momento. Quindi scrivo un messaggio la domenica a Galli, dove lo sollecito, ma purtroppo non mi risponde.. perché penso sarà stato preso dall'emergenza. E non mi ha mai più risposto.”

Mario Riccio è primario all'ospedale pubblico di CasalMaggiore (Cremona): con Report usa la metafora della bistecca, che si mangia il privato, mentre l'osso viene lasciato al pubblico, che si rosicchia quel po' di carne che rimane.
In piena emergenza, quando sono iniziati a mancare i posti di terapia intensiva e i respiratori, il dottor Riccio ha dovuto fare delle scelte dolorose: “c'erano dei pazienti che sapevamo che non avrebbero risposto alla ventilazione, per condizioni cliniche, per anamnesi, per come erano arrivati. Ma quando mancano le risorse si applicano dei criteri, clinici, e l'abbiamo fatto.”
Vuol dire che il primario è stato costretto a scegliere chi intubare e chi no, in base alle maggiori aspettative di vita del paziente.
Mottola ha chiesto al primario quanto, questa emergenza, sia dipesa dal modello lombardo di sanità pubblica/privata convenzionata.
“Il problema della Lombardia è che ha mostrato tutta la debolezza di questo gigante dai piedi di argilla, perché la regione ha dato una grossa fetta di sanità al convenzionato, che però non ha obblighi di rispondere in queste situazioni di urgenza. Nell'emergenza si è parlato di trasformare le sale operatorie in sale per terapia intensiva, quelle private non l'hanno fatto. Probabilmente perché il contratto con la Lombardia non lo prevede.”
Si sarebbero potute salvare più vite?
“Se avessero accolto 5-6 pazienti ciascuna sarebbero quasi 300 posti.”

Il presidente Fontana, su questo punto, si è riservato di prendere una valutazione: “se qualcuno non ha voluto collaborare, valuteremo perché”.

Va aggiunto che in Lombardia i grandi gruppi privati, come Humanitas, hanno dato un grande contributo e per rivendicarlo pubblicamente hanno acquistato pagine sui giornali, dove compare anche il logo della regione.

“Questa emergenza ha dato dimostrazione di come il rapporto pubblico privato funzioni” è stato il commento di Fontana che ha citato dei numeri (prendendoli dalla stessa pagina pubblicitaria pagata dai privati)
- 8620 letti in totale in strutture accreditate
- 4975 sono stati destinati all'emergenza Covid

In sostanza, il messaggio che sta venendo fuori è che in Lombardia privato e pubblico sono sullo stesso piano, dove i privati possono prendere il marchio della regione e usarlo per farsi pubblicità.

Nel Lazio (e anche in Puglia) il signore delle cliniche private (ma anche delle RSA) è Antonio Angelucci: politico di Forza Italia, proprietario de Il Tempo, Libero e altri piccoli quotidiani locali, dalla regione Lazio incassa 111ml di euro l'anno per i suoi centri San Raffaele.
Ad aprile è scoppiato il problema Covid dentro la sua struttura di Rocca di Papa, su cui è aperta un'inchiesta della procura di Velletri, per le insufficienze nella sorveglianza sanitaria. La regione Lazio ha poi aperto la revoca dell'accreditamento.
Paolo Mondani ha intervistato Antonio Angelucci: “lei ha la sua controllante in Lussemburgo e perfino a Cipro, come mai?”
Non so di queste cose, non me ne occupo..

Angelucci va in Parlamento, ogni tanto, ma non va a votare, però sa di quale commissione fa parte, quella di Finanza.

La scheda del servizio: L'affaire Covid di Paolo Mondani, Giorgio Mottola
Quanto ha guadagnato con l’emergenza Covid-19 la sanità privata nel nostro paese? Nel Lazio gli ospedali accreditati mangiano oramai la fetta maggioritaria dei fondi stanziati dalla Regione per la sanità: ai privati infatti lo scorso anno è andato il 54 per cento delle risorse. E con il coronavirus si sono proposti per gestire l'emergenza. Come il gruppo Angelucci. Report ha intervistato in esclusiva il capo del gruppo sanitario privato, Antonio Angelucci, parlamentare di Forza Italia. In Lombardia invece l’inchiesta fa i conti in tasca ai principali gruppi privati, scoprendo che parte dei loro notevoli guadagni, senza essere tassata in Italia, finisce nei Paesi Bassi, dove il premier Mark Rutte è uno degli acerrimi nemici dell’Italia quando si parla di flessibilità sui conti. Il cantante e influencer Fedez rivela invece il retroscena inedito dietro alla donazione da 4 milioni e mezzo di euro fatta al San Raffaele di Milano.

Le sigarette a tabacco riscaldato

L'università di Stanford ha pubblicato un documento sulla strategia di marketing di Philip Morris per rendere popolare il suo prodotto “a tabacco riscaldato”: party, festival, design accattivante, il dossier si concentra su come sono stati usati i social e in particolar modo Instagram, usato dai più giovani.
“Queste aziende usano musicisti, modelle, attori per far vedere i loro prodotti” spiega Robert Jackler del gruppo di ricerca sulla pubblicità del tabacco di Stanford: “l'Italia sembra aver il numero più alto di non fumatori che usano Iqos, che possono diventare una rampa per creare dipendenza da nicotina, soprattutto per gli adolescenti”.
Chi ha pubblicizzato questi prodotti di Philip Morris E British American Tobacco è stata una influencer, Chiara Biasi, su FB nel 2018 regalava i codici per comprare gli Iqos a prezzi scontati.
LE aziende dovrebbero controllare che le sponsorizzazioni di influencer non arrivino a minorenni, che laddove siano invitati a promozioni sponsorizzate, queste siano ben indicate.
E' lecito fare pubblicità a questi prodotti, dell'industria del tabacco, in questo modo, sui social (dove sono presenti molti minorenni)?
E' la domanda che si pone Massimiliano Dona, Presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, che ha presentato un atto di verifica all'autorità Antitrust, dove hanno denunciato queste pratiche scorrette.

La scheda del servizio: Segnali di fumo di Giulio Valesini in collaborazione di Elisa Bruno e Laura Nesi
Dopo anni di lotta al fumo e diminuzione dei fatturati da sigarette tradizionali, le grandi aziende del settore hanno lanciato prodotti alternativi, tra cui quelli a tabacco riscaldato: gli HTP. Si assume nicotina ma senza combustione. All'apparenza gli HTP dovrebbero essere meno rischiosi per la salute, ma una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità di cui Report è in possesso lo smentisce. Eppure l'Iqos di Philip Morris e gli HTP delle altre aziende sono sottoposti a una tassazione molto più favorevole delle sigarette tradizionali. Chi lo ha deciso? Perché? Report, insieme ad altri dodici media internazionali coordinati dal Consorzio di giornalismo investigativo OCCRP nel progetto “Blowing Unsmoke”, lo racconterà, anche chiedendo conto a quei centri di ricerca che dicono di combattere il fumo ma sono finanziati dalle industrie del tabacco.

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