GIORNO OTTO
Mercoledì 17 gennaio
La volante frenò di colpo, si fermò di traverso nel posto riservato ai disabili e solo per pochi centimetri non cadde nel laghetto. Eugénie spense il motore, mentre Alerami controllava la sicura della pistola. Con un’occhiata d’intesa, balzarono fuori dall’auto e partirono in direzioni opposte: Eugénie avrebbe percorso il sentiero pedonale che circondava il laghetto in senso antiorario, Alerami nell’altro.
Ansaldi fu, nemmeno a dirlo, l’ultimo a uscire dalla macchina, sudato e paonazzo. Dovette appoggiarsi un attimo alla portiera per il solito immancabile senso di nausea. Fissò il terreno, respirando a fondo l’aria fresca nella speranza di arginare la sgradevole sensazione. Maledetta Eugénie e la sua guida spericolata. Un giorno le avrebbe strappato la patente con le sue stesse mani, si disse, anche se al pensiero della reazione della sua sottoposta cambiò subito idea. Magari le avrebbe tolto solo qualche punto
Inizia
con un salto in avanti nel tempo questo secondo capitolo della serie
sui “Cinque
del commissariato di Monteverde”, dello scrittore di
origini francesi Francois
Morlupi.
Una volante che si ferma davanti al
bacino artificiale del parco
dell’Eur da cui scendono la vice ispettrice Eugenie Loy, l’agente
Alerami e il commissario Ansaldi: devono effettuare un arresto
importante per una indagine che li ha impegnati nella
settimana più dura della
loro carriera da poliziotti.
Un’indagine che è stata
anche un’immersione nel
nero dell’abisso della mente umana, un abisso profondo che ha
concepito una serie di delitti efferati che sconvolgono la
tranquillità di un quartiere come Monteverde. E una immersione in
tutti i sensi, perché, come leggiamo nell’incipit,
l’ansioso commissario Ansaldi, che prima di uscire dall’ufficio
misura la temperatura esterna perché non si sa mai, con questo
freddo che c’è a Roma, si è tuffato nelle acque del lago e ora,
accompagnato dei suoi ricordi di bambino, sta scivolando verso il
fondo.
… caro maestro di nuoto, io non mi tufferò mai col rischio di inabissarmi in mondi sconosciuti, voglio evitare il nero degli abissi e tutto ciò che ci si nasconde dentro. Rimarrò fermo, immobile, senza tentare di cambiare nulla. Non hai ancora capito che io ho paura della paura stessa?
Quarantaquattro anni dopo, però, Ansaldi aveva infranto la sua regola: si era tuffato senza pensare alle conseguenze. Peccato che avesse dimenticato di non saper nuotare, ma chissà, finalmente il suo insegnante di nuoto sarebbe stato fiero di lui.
Ma come siamo arrivati a questo arresto in pieno giorno? Chi è la persona in fuga nel parco dell’Eur? E come mai questo tuffo nell’acqua, in pieno gennaio?
GIORNO UNO
Mercoledì 10 gennaio
Il commissario Ansaldi si sistemò la cravatta per l’ottava volta, osservandosi lungamente allo specchio. La striscia di tessuto gli sembrava cadere sempre asimmetrica rispetto al torace, magari soltanto di poco, non ottenendo affatto il risultato sperato. La perfezione, ecco cosa avrebbe voluto, ma non ci riusciva mai. In più, al minimo movimento, avvertiva una sgradevole sensazione di soffocamento. Sbuffando controllò l’ora, mancavano sessanta minuti all’appuntamento e non poteva perdere altro tempo. Durante la notte, per fortuna, l’ansia si era eclissata, ma adesso cominciava a risvegliarsi dal torpore. La sentiva, eccome se la sentiva.
Ancora non lo sanno,
ma ai Cinque del commissariato di Monteverde, sta per arrivare
addosso una doppia rogna che li impegnerà, portandoli al limite
delle loro forze, per otto lunghissimi giorni.
Il governo ha
deciso che proprio a Roma, da lì ad una settimana, si dovrà tenere
un importante incontro dei principali capi di Stato europei:
l’annuncio viene dato dal ministro in persona (che Andaldi conosce
bene dopo avergli starnutito in faccia) a tutti i commissari di Roma
convocati nel palazzo del Viminale: l’evento, chiamato pomposamente
Consilium, porterà Roma sotto l’occhio della stampa europea, ci si
gioca il prestigio del paese – racconta il ministro ai presente –
dunque tutto deve andare per il verso giusto. Nessun incidente,
nessun caso che possa attirare la stampa deve capitare nei prossimi
giorni.
Un evento come
questo fa venire a tutti i dirigenti quanto avvenuto nel G8 di
Genova, una delle più brutte pagine della storia della polizia e
delle nostre istituzioni. Ma poi, come si fa ad impedire in una città
di milioni di abitanti, non avvengano casi di omicidio, di violenza?
Si spegne il telecomando?
Ansaldi, l’ansioso commissario di
Monteverde, per cui uscire nel freddo di gennaio significa esposti a
“raffreddori, influenze se non addirittura polmoniti”, ancora non
lo sa, ma un omicidio efferato è appena avvenuto nel suo quartiere.
Il cervello si rifiutava di elaborare ciò che gli occhi registravano davanti a loro. Poi, dopo lunghi istanti, si scosse da quel torpore. Girò su se stesso e corse via più veloce che poté, scavalcando le siepi con poche falcate.
Per la vista del corpo martoriato di Simona il suo diaframma espulse acuti di terrore così potenti da riuscire a coprire quelli di Gloria Gaynor.
Si
tratta di una ragazza, di poco più di vent’anni, Simona Cini,
studentessa di medicina di giorno e prostituta nel parco di Villa
Pamphili la notte. Un giro di prostituzione di cui gli agenti del
commissariato non erano a conoscenza, ma non è solo questo a
preoccuparli: la ragazza, che coltivava un suo giro di clienti con
cui mantenersi agli studi a Roma, è stata uccisa con rabbia, con una
ferocia inaudita. L’assassino, o gli assassini, come racconterà
poi il medico legale Righi che usa
la sua “ironia tagliente”
per sopravvivere al male,
l’ha prima strangolata e poi colpita all’addome e all’inguine
con un coltello tagliente.
Questo
omicidio suscita nei Cinque
una reazione diversa, per le diverse motivazioni, per il diverso
carattere degli stessi: una ulteriore dose di ansia in Ansaldi, che
sta vivendo un momento particolare per la cotta presa per una libraia
che l’ha persino invitata ad una presentazione. La fredda Eugenie
Loy, di cui scopriremo in questo romanzo un altro pezzo del suo
passato e del perché del suo atteggiamento verso la vita e i
colleghi, si getta nell’indagine senza prendersi alcun momento di
pausa. Stessa storia per l’agente Alerami, che in questa indagine
trova una stimolo in più, oltre al suo desiderio di fare carriera e
di sfuggire così dalla morsa della sua famiglia: la bella agente
conosceva la ragazza morta, erano state compagne di classe
Cosa poteva aver spinto Simona a entrare nel giro della prostituzione? Alle superiori, in cinque anni, le aveva mai chiesto se era felice?
E
i due Ringo Boys? Ovvero l’agente Di Chiara (il bianco), in perenne ricerca del
grande amore, sperando magari di suscitare l’attenzione della
collega Alerami e Leoncini (il nero) bello, in forma, capace di attirare gli
sguardi delle ragazze con grande invidia del compagno? Anche loro,
non proprio due stakanovisti della divisa, si tufferanno
nell’indagine dando il loro contributo.
Perché non sarà
una indagine semplice: l’assassino, o gli assassini, perché le
coltellate sul corpo della ragazza sembrano essere state inflitte da
due persone con forza diversa, non hanno lasciate tracce. Tra le
relazioni di Simona, la povera ragazza, non viene fuori nessun
sospetto. Nessuno spunto nemmeno tra i suoi clienti, semplici persone
che in quei momenti di amore mercenario cercavano anche un contatto
umano che non erano stati capaci di crearsi nella vita.
Non sarà
un’indagine semplice anche perché non sarà il primo delitto
efferato di questi assassini, che colpiranno nuovamente, colpendo una
vittima che con la prima morta non aveva alcuna relazione e arrivando
perfino a sfidare la polizia con una lettera inviata al commissariato
Caro commissariato, a quest’ora avrete scoperto il cadavere della signorina a Villa Pamphili. Bello, vero? Pensiamo di aver eseguito un buon lavoro.
Firmato JTR, cioè
Jack The Ripper. Chi è questo assassino? Cosa vuole ottenere? Perché
quella firma? È un emulo dello “squartatore” di Londra?
Si
stanno avvicinando i giorni del “Consilium” e il fiato sul collo
del Questore su Ansaldi cresce ora dopo ora, c’è perfino il
rischio che questi casi vengano scippati al Monteverde per passare
all’antiterrorismo.
Possibile che questo pazzo non lasci
nessuna traccia sulle scene del crimine? Possibile che non esista
alcuna relazione tra i delitti?
Questa volta lo spunto per la
soluzione del caso, oltre che al lavoro di squadra, dove nessuno
vuole mollare il caso, arriverà anche da alcune intuizioni da
personaggi a cui non avresti dato credito: un postino
“scansafatiche”, un poliziotto del Monteverde addetto al caffè
..
Ansaldi scrutò il colore della bevanda e la sgradevole sensazione di tuffarsi nel nero degli abissi lo abbrancò.
È una frase –
questa che riprende il titolo - che leggeremo più volte nel corso
del racconto perché ciascuno dei suoi protagonisti ha il suo abisso
in cui specchiarsi: il rammarico di una vita in compagnia della sua
ansia da uomo solitario; l’abisso del male che si porta dentro (e
di cui scopriremo il perché) per la vice ispettrice Loy; la rabbia
contro il mondo per l’agente Alerami, che in quella indagine ha
anche qualcosa di personale.
Non manca la giusta dose di
ironia a rendere meno pesanti le pagine di questo giallo costruito
attorno alla ricerca del perché – perché l’assassino ha scelto
quelle persone – dove l’autore dedica una buona parte del
racconto alle dinamiche interne alla squadra, con un crescendo di
tensione che culminerà in quell’azione nel finale, con l’assassino
in fuga e il commissario che sprofonda nelle fredde acque del bacino
del parco.
Mi sono piaciuti molto gli intermezzi in cui l’autore si sofferma sulla “grande bellezza” di Roma, raccontando alcuni episodi della sua storia: come la storia della campana sperduta, la campana della chiesa barocca di Santa Maria Maggiore, l’unica al mondo a suonare la sera
«Probabilmente è l’unica campana al mondo a suonare a un simile orario. La campana che ha udito si chiama ‘La Sperduta’. Leggenda vuole che nel sedicesimo secolo una pastorella cieca si perse nel quartiere col suo gregge. Per aiutarla a tornare, suonarono le campane della basilica..».
Unica nota che mi sento di fare: caro autore, per cortesia non ripetere troppe volte l’espressione “Ça va sans dire”..
Il primo romanzo sui cinque del commissariato di Monteverde Come delfini tra pescecani
La scheda del libro sul sito di Salani editore e il pdf del primo capitolo
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