26 dicembre 2022

Le notti senza sonno di Gian Andrea Cerone


Venerdì 21 febbraio

Si muove con la forza elegante di un esercizio d’arte marziale. Una danza perfetta che tocca ogni cosa con accurata lievità. Tavolo, sedie, credenza. Movimenti armonici, ergonomia all’ennesima potenza. Pura estetica domestica. Poltrona, libreria, mensole. Un ninja, un monaco shàolín. Volteggia in una sorta di tranche operativa. Leva la polvere, spruzza, toglie la polvere.

No, non è la descrizione di un maestro di arti marziali, quella che compare nell’incipit del romanzo d’esordio di Gian Andrea Cerone: è una comune scena domestica, di una coppia milanese, lui sprofondato sulla poltrona ad ascoltare il telegiornale, lei invece nel pieno delle operazioni di pulizia. Tutto normale, se non che ci troviamo negli ultimi giorni del febbraio 2020, poco prima del lockdown anzi, nemmeno sapevamo cosa volesse dire quel termine. Sapevamo poco anche del virus, ma sapevamo che sarebbe arrivato anche da noi, sebbene non avessimo ancora capito quanto male ci avrebbe fatto.

La televisione è accesa. Dal primo telegiornale del mattino arrivano notizie concitate. Esperti, virologi, economisti, giornalisti e inviati duellano su tutto.
L’uomo davanti al televisore il male lo conosce bene: commissario Mario Mandelli, coniuge (e ancora innamorato) di Marisa Bonacina in Mandelli, lavora all’UACV, unità crimini violenti della Questura di Milano. Non sa, il commissario Mandelli che i suoi prossimi giorni saranno una lunga e pericolosa corsa contro il male, giorno e notte, in lunghe “notti senza sonno”.

Il lampeggiante del camioncino EnerCargo dell’Amsa illumina a intermittenza la facciata di Cascina Bellaria. Carlos è seduto alla guida.
Tocca a tre operatori dell’Amsa fare la prima scoperta del male: durante la raccolta dei rifiuti, presso il parco di Trenno, in un sacchetto dei rifiuti si imbattono in una mano, femminile per il colore delle unghie. E, come se l’arto amputato non fosse abbastanza, nello stesso sacchetto vengono fuori due bulbi oculari, espiantati dalla loro sede. Ad accompagnare il macabro quadretto, un mazzetto di fiori.

.. un mazzo di fiori tenuto insieme da un nastrino blu, sembrano margherite. Gialle e bianche

È il primo delitto di cui deve occuparsi Mandelli, assieme ai suoi colleghi dell’unità, sapendo che devono fare in fretta: quel ritrovamento non annuncia nulla di buono, significa che la fuori c’è corpo da trovare, che c’è un maniaco che si diverte a lasciare queste tracce, un segnale forse alla polizia. Che si deve stare attenti a non trascurare alcun dettaglio - e questo sarà compito della scientifica – e si deve stare attenti a che nulla trapeli con la stampa.
Mandelli sa che può contare su una squadra all’altezza: lui stesso è un poliziotto cresciuto coi vecchi metodi (e con la passione per i travestimenti, come vedremo nel corso del racconto), ma che sa apprezzare i prodigi della tecnologia e dell’analisi scientifica del crimine. Tanto lui assomiglia ad un Maigret meneghino (che come il più famoso collega parigino, deve trascurare la moglie facendogli venire tanti sensi di colpa), tanto più il suo braccio destro assomiglia ad un poliziottaccio da strada: l’ispettore Antonio Casalegno, detto Norris (come Chuck), un poliziotto d’azione, poco attendo alla forma e al rispetto delle gerarchie, tanto da essere stato mandato a Milano per punizione, dove però Mandelli l’ha messo sotto la sua ala protettiva.
Questo è uno Stone22, concordano Casalegno e Mandelli, secondo una classificazione dei delitti violenti del professor Michael Stone, famoso profiler: il peggior delitto violento in cui imbattersi.
Anche perché le voci che arrivano dall’alto sulla virus non fanno ben sperare: ci sarà da gestire la chiusura di intere aree del paese, con possibili tensioni che le forze dell’ordine dovranno gestire.

«Praticamente mi stai dicendo che dobbiamo dare la caccia a uno psicopatico che mozza le mani e strappa gli occhi alle vittime mentre un’epidemia mortale si sta diffondendo intorno a noi...»

Milano, la città che Mandelli osserva dalla carrozza del metrò, dal finestrino dell’auto di servizio, non è pronta per questa pandemia. Milano la città che corre, che non si ferma mai, dove tutti vanno di fretta. Milano uno spettacolo che Mandelli non si stanca mai di osservare, perché anche quello fa parte del suo mestiere di poliziotto.

Milano è un mondo dove le persone hanno imparato a nascondere il dolore, a vivere in un mondo virtuale, protetto, che tiene fuori i mostri e la violenza. In un mondo così, dove la sofferenza viene anestetizzata a qualunque costo, non riconosci più la sofferenza degli altri: “siamo tutti ciechi”, racconta a se stesso Mandelli, “se non vedi le persone che hanno bisogno, non scatta la solidarietà..”. Mandelli, il poliziotto filosofo.

E poi c’è la rapina in corso Vercelli.
Due uomini, arrivati in moto davanti l’abitazione del gioielliere Pierluigi Panizza, alta borghesia milanese, fanno irruzione nella sua casa, si fanno consegnare i codici della sua cassaforte e si portano via tutti i gioielli. E dopo uccidono con sei colpi di pistola, i primi tre sulla pancia per fare dolore, Panizza stesso. Un delitto e una rapina fatta da professionisti, freddi, lucidi, spietati, organizzati. Un delitto che costringe la squadra di Mandelli a cambiare priorità, temporaneamente e ad occuparsi del morto e della sua famiglia: Panizza aveva una figlia con cui i rapporti erano pessimi, specie dopo la morte della madre. Aveva ancora una gioielleria, che condivideva con un socio. Anche qui, ci sono tutte le piste da seguire, i dettagli della rapina, della scena del crimine, da non trascurare e poi c’è l’opinione pubblica da tranquillizzare, il morto era un nome che contava nella Milano bene.

Questi due casi occuperanno l’eterogenea squadra UACV della Questura meneghina: l’esperto Mandelli e l’impetuoso, anche impulsivo, Mandelli, alle prese con una relazione che lo sta mettendo in difficoltà. La “gigante” Marica Ambrosio, campionessa di giavelotto prima di entrare in polizia, l’esperto di informatica “Mac” Zilli. Il vulcanico anatomopatologo Bencivenni, un toscanaccio capace di fare battute anche nella sala autoptica.
Un’indagine che durerà poco più di una settimana,
dal 22 al 28 febbraio, quando entrambi i casi verranno chiusi, dopo giornate intense di caccia all’uomo e di “notti senza sonno”, andando a perdifiato per le vie di Milano, per fermare questo assassino che lascia queste tracce macabre, apposta perché vengano ritrovare dai poliziotti. Un’indagine che lascerà loro delle cicatrici, perché “il male lascia sempre un’eredità di dolore”, anche quando viene sconfitto. Sono cicatrici sul corpo a volte, per un pallottola, per un colpo di coltello. Ma ci sono altre cicatrici, quelle dentro di noi, che forse solo il tempo può cercare di rimarginare. O forse nemmeno lui.

Lo impareranno Mandelli, ancora innamorato di Isa nonostante le assenze, nonostante la vita difficile. E lo imparerà anche Casalegno, scapolo, con tante relazioni alle spalle, ma alla ricerca di una solidità nella vita.

Alla presentazione nel corso della rassegna letteraria La passione del delitto, a Monticello Brianza, Gian Andrea Cerone ha spiegato che volevo raccontare il male in tutte le sue forme: il male del serial killer, il mostro che uccide per un suo distorto desiderio di giustizia, di riportare l’ordine nel mondo. Poi il male che nasce dentro una famiglia, per le meschinità, le piccole crudeltà, i sotterfugi, tra persone dello stesso sangue. Un male che lascia dentro un segno, anche se alla fine arresti i cattivi:

Alcuni erano cattivi davvero, avidi e senza scrupoli. Altri lo sono diventati per colpa di quello che avevano subito da piccoli. Hanno restituito al mondo lo stesso male che avevano ricevuto...

E infine il male della criminalità organizzata, industria del crimine, ben radicata a Milano e nella Brianza, con cui i poliziotti devono avere a che fare, sporcandosi anche le mani.
Un male che è pericolosamente vicino a noi.

Non fatevi spaventare dalla mole del libro, Notti senza sonno è un noir che scorre veloce, capitolo dopo capitolo: ci sono le indagini, l’azione, la caccia all’uomo, ma c’è spazio anche per le riflessioni dei personaggi del romanzo, molto umani e poco stereotipati. C’è Milano sullo sfondo, una città che Mandelli ama a modo suo, nel bene e nel male. Tanti passaggi della storia mi hanno riportato in mente un altro celebre investigatore milanese, Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco:

Milano è un concetto che s’innerva sotto pelle e induce una dipendenza subdola, quasi inconsapevole. Se sei di passaggio, ne vedi soltanto i pregi. Le luci, le idee, le prospettive. Se invece ci abiti, giorno dopo giorno capisci che è soprattutto permalosa, per sopravviverle devi imparare ad amare anche i suoi difetti, prendere o lasciare.

La scheda del libro sul sito di Guanda Editore, il pdf col primo capitolo.

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