La moto è nera, lucida. Come il casco integrale e la tuta di pelle. Arriva da piazza della Repubblica, sobbalzando sul pavé di via Turati, e accosta al marciapiede dove camminano due uomini. Uno, sulla quarantina, avanza a passo deciso.
Undicesimo romanzo
della serie con protagonista l’hacker-investigatore Enrico
Radeschi, “L’innocenza dell’iguana” chiude, forse, un ciclo,
quello che riguarda Il Danese, questo enigmatico ex contrabbandiere
che Radeschi aveva incontrato a Cipro nel corso della sua fuga dal
mondo (una storia raccontata nel romanzo Cartoline
dalla fine del mondo), per sfuggire da un killer che gli aveva
dichiarato guerra.
L’azione di questo romanzo si svolge su due
piani, infatti: da una parte una nuova indagine in cui Radeschi,
assieme alla sua nuova aiutante, Liz (incontrata nel corso della
precedente indagine L’ombra
della solitudine), un’altra hacker forse ancora più abile di
lui, devono aiutare il vicequestore Loris Sebastiano a risolvere un
caso di cronaca. Usando tecniche più o meno illegali.
Dall’altra
Radeschi deve aiutare l’amico, il Danese, a risolvere il suo
enigma, ritrovare la figlia scomparsa che credeva morta in un
attentato anni prima.
Indossa un cappello di feltro a tesa larga, occhiali da sole con lenti azzurrate, giacca a vento scura e ha un Iphone tra le dita.
L’altro, più anziano, ha i capelli grigi, guanti, un cappotto color cammello e porta una ventiquattrore di marca.
Due uomini, il
giovane con l’Iphone e l’anziano con la ventiquattrore, sono
stati colpiti da un killer in via Turati che dopo aver sparato i tre
colpi, si dilegua in moto.
Sono un conduttore di una
trasmissione radiofonica famosa che si occupa anche di indagini di
cronaca e che ha suscitato diverse polemiche per lo stile in cui
vengono condotte le inchieste e per lo stile sopra le righe del
conduttore, Michele Carras.
L’altra persona è il proprietario
di una concessionaria famosa, Giovanni Fontana: per lui, il colpo che
l’ha colpito alla nuca, è stato fatale, tanto da condurlo alla
morte.
Cosa possono aver in comune uno speaker della radio tanto
amato e odiato per lo stile volutamente polemico delle sue
trasmissioni e un imprenditore milanese?
Le telecamere di
sorveglianza non sono di aiuto, il killer ha occultato la
targa.
Sebastiani, il poliziotto che conduce le indagini assieme
all’agente Rivolta (“l’elemento migliore in forza alla squadra
Mobile ed è anche l’unica donna”) avrebbe bisogno delle
intuizioni e del supporto informatico di Radeschi, che già lo ha
aiutato nel passato.
«Sul motoscafo ci tornerai col tuo fidanzato.»
«Chi ti dice che mi piacciano i maschi?»
«Non ti piacciono?»
«Non è questo il punto, Enrico.» Sospiro e lascio cadere la conversazione: ne uscirei a pezzi, come sempre.
Ma purtroppo adesso Radeschi si trova a Venezia assieme a Liz, la giovane aiutante figlia di origini filippine, a metà tra Lisbeth Salander e Mercoledì della famiglia Addams: non sono lì per una vacanza, ma per incontrare il Danese, questo strano personaggio che ha attraversato molte vite e anche la morte, simulando un incidente.
Per gli amici è solo il Danese, in virtù del fatto che, per un certo periodo, ha gestito un chiosco di pizze a Christiania, il quartiere hippy delle droghe libere di Copenaghen.
Ora Il Danese ha una
missione, ritrovare la figlia, Iris, seguendo una flebile pista che
forse è solo un’illusione, ufficialmente Iris, assieme alla
moglie, è saltata in aria a Belgrado tanti anni prima, in un
attentato che dietro avrebbe un altro criminale-contrabbandiere di
cui conosce solo il soprannome, Trgovac, il Mercante.
Deve
trovare questo “Mercante” per capire se la figlia sia viva o meno
e per fare questo l’amico Radeschi è l’unica persona al mondo
che può aiutarlo, con le due doti magiche.
Il racconto scorre così sui due binari: da una parte le indagini sulle due vittime, l’imprenditore (morto per il colpo alla nuca) e lo speaker della radio. Il primo aveva appena licenziato un socio per delle divergenze: che possa essere questa la causa dell’agguato? E cosa c’entra allora il conduttore radiofonico? In alcuni servizi, più di stampo giustizialista che da cronaca giudiziaria, si era occupato anche di mafia
« … Quello che ha raccontato sul maxisequestro al mercato comunale dell’Isola ai danni della cosca dei Rinaldi è esemplare in questo.»
«Cosa vuole dire?» «Che non è giornalismo, ma giustizialismo»
La mafia allora? E
cosa c’entra la mafia con l’imprenditore che vendeva auto di
lusso ai vip?
Sull’altro
binario, questo strano “team” molto eterogeneo, il cronista
Radeschi, l’hacker anticonformista (e cresciuta troppo in fretta)
Liz e il Danese, grazie ad una intuizione di Liz, si mettono sulle
tracce delle persone che potrebbero essere “il mercante”.
In
questa indagine non autorizzata incontreranno persone in fuga dal
mondo, come il Broker che, dopo essersi arricchito sulle disgrazie
degli altri, ha deciso di ritirarsi sui monti in compagnia di due
lupi. Per sentirsi libero.
Chrestos esita un attimo. «Sono un sopravvissuto che non vuole più vivere.»
«Lo siamo tutti in qualche modo.»
La
soluzione sul doppio agguato in via Turati, arriverà da Liz grazie
ad una intuizione che, una volta, sarebbe arrivata anche al nostro
Radeschi se non fosse che la mente del cronista di Milanonera è ora
occupata da troppi pensieri: la preoccupazione per l’ossessione del
suo amico Chrestos nel voler ritrovare la figlia prima di tutto e per
la cattiva influenza che potrebbe lasciare su Liz. Poi è il dolore
ancora forte per la perdita di Amanda, la sua fidanzata e del suo
adorato Buk, il golden retriever che tanto amore gli aveva
regalato.
Ma la giustizia trionferà ancora una volta,
regalandoci una soluzione del caso dentro cui troveremo tanti
ingredienti, mixati tra loro dal caso, perché a volte le coincidenze
esistono.
E che ne sarà de Il Danese, alla fine di questa
storia? Un ciclo della sua storia si chiude qui, ma sono certo che
tornerà ancora a trovarci, prima o poi.
Regalandoci
altre pillole di saggezza, come questa:
«Ma certo! La quinta è anche la mia preferita, perché funziona in ogni lingua e situazione. Ed è molto semplice: quando non capisci una sola parola di quello che ti stanno dicendo, annuisci e sorridi. E poi fa’ come ti pare.»
La scheda del libro sul sito di Marsilio
Il
blog
di Paolo Roversi
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