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06 agosto 2022

Isole di sangue di James Kestrel

 


Joe McGrady stava fissando un bicchiere di whisky. Il ghiaccio non aveva ancora cominciato a sciogliersi , nonostante il caldo. Era immerso in una cacofonia. I marinai ordinavano birre a dieci alla volta, ostacolandosi a vicenda per accendere le sigarette alle ragazze.

Honolulu, novembre del 1941: il detective della polizia locale Joe McGrady viene chiamato dal suo capo mentre si trova nel suo bar, per sua sfortuna prima di potersi prendere una sbornia. Viene convocato in ufficio dal suo capo: se non avesse preso quella chiamata la sua vita avrebbe preso un’altra direzione. Magari avrebbe sposato Molly, la sua fidanzata, magari avrebbe fatto carriera nella polizia dell’isola, dopo i cinque anni passati nell’esercito. E invece ..

Il corpo era appeso al soffitto a testa in giù, le caviglie aie due lati di una sbarra di ferro. Era morto, senza ombra di dubbio, squartato a metà quasi a metà e con buona parte degli intestini sparsi sul pavimento di terra battuta. McGrady si coprì il naso e bocca con il braccio e si avvicinò.

Se non avesse risposto alla telefonata non avrebbe scoperto il cadavere di un ragazzo appeso ad una sbarra, ucciso e squartato come un animale. Non avrebbe dovuto sparare ad uno degli assassini, di fronte al capanno dove il ragazzo è stato torturato e ucciso.

"Odio vedere queste cose."

Perché lei era bella. O, probabilmente, lo era stata. Era difficile esserne sicuri, adesso. Aveva capelli neri, lunghi, lisci e lucenti. Quello si vedeva subito. Era nuda e legata con i polsi dietro le ginocchia piegate. L'uomo doveva essere un amante del coltello.

Non avrebbe nemmeno scoperto un secondo corpo nello stesso capanno, quello di una ragazza giovane, pure lei uccisa dopo aver subito un brutto trattamento da parte di un assassino capace di usare bene il coltello.

"Cosa succede?" chiese McGrady.

"Succede che il suo caso è appena diventato cento volte più complesso. Crede che il suo capitano la tratti male? Aspetti di vedere cosa succede quando saranno saliti a bordo tutti gli altri."

Sicuramente non sarebbe stato invischiato in quella inchiesta per duplice omicidio che l’avrebbe portato da Honolulu fino a Hong Kong, per essere poi catturato dai giapponesi.

Già, i soldati dell’impero nipponico: perché nel mentre McGrady viene incaricato di inseguire questa ombra nera, l’assassino dei due ragazzi su cui ha pochi pochi particolari (la mole enorme, la capacità di saper usare bene il coltello, aver combattuto nella prima guerra mondiale, ma dall’altra parte), il suo paese l’America entrava nel più grande massacro della storia, la seconda guerra mondiale.

Mentre McGrady è a Hong Kong, avviene l’attacco alla base della marina di Pearl Harbour da parte della marina imperiale giapponese: il grande azzardo dei piani militari giapponesi, infliggere un grave colpo alla marina americana andando a “cacciare i cuccioli della tigre nel loro nido”.

Sebbene fossero evidenti a tutti le intenzioni del Giappone, l’invasione delle isole nel Pacifico, nessuno nello Stato Maggiore, nell’intelligence, si aspettava un attacco di tale portata, così distante, una mossa camuffata dalle rassicurazioni della diplomazia giapponese.

Non era una battuta. I segnali erano dappertutto, e non si trattava solo dei camion. Ogni giorno nuove navi scaricavano uomini e materiali. Altre navi caricavano altri uomini e materiali e partivano, superando Barber's Point dirette a occidente, verso l'orizzonte. Laggiù avevano costruito una fila di avamposti di frontiera. Forti di legno sulle pianure, con soldati di cavalleria in giubbe blu a scrutare oltre la palizzate. Nomi come Midway, Johnston Atoll. Palmyra e Wake.

Da quel momento, dalla cattura dei giapponesi sulla colonia inglese, la sua vita prende una seconda svolta: finito nelle mani dei soldati dell’impero del sol levante, si ritrova solo, senza i suoi documenti, senza alcuna protezione, con la possibilità di morire da un giorno all’altro senza un motivo valido.

Si rilassò sul sedile e guardò fuori. Cercò di immaginare come avrebbe spiegato tutto a Molly. Era come stare seduto al cinema e guardare un film. Come essere stato trasportato dentro un sogno in bianco e nero, da una corrente subcosciente. Non aveva controllo su nulla. Poteva continuare a guardare o chiudere gli occhi. Quelle erano le uniche scelte. E se avesse chiuso gli occhi le cose sarebbero successe lo stesso.

Finché, ancora una volta, il destino impone alla sua vita una nuova svolta: i due ragazzi morti avevano dei parenti importanti, in America e in Giappone e all'investigatore viene data la possibilità di vivere una nuova vita.

Isole di sangue è un romanzo americano dove troviamo dentro tanti generi: dal noir, nella prima parte con i morti e i segni lasciati sui loro corpi, fino al thriller quando l’indagine diventa una caccia all’uomo, questo uomo misterioso così sfuggente nonostante l’enorme mole.
Ma c’è anche dentro una grande storia d’amore dentro cui il protagonista, un investigatore che si porta dentro le sue ferite, decide di perdersi. Come prima si era perso nella sua indagine.

Sullo sfondo la guerra, vista prima con gli occhi degli sconfitti, gli inglesi e gli americani che subirono lo smacco dell’attacco dell’esercito imperiale giapponese, all’apparenza inarrestabile. E poi con gli occhi dei giapponesi stessi, quando le sorti della guerra si capovolgono in favore degli alleati (come aveva pronosticato un alto funzionario del governo a McGrady).
L’orrore della guerra viene raccontato attraverso due sguardi, quello delle vittime dei crimini di guerra giapponesi e quello degli abitanti di Tokio sotto il bombardamento del 9 marzo del 1945

I bombardieri si avvicendarono per due ore e mezzo. L’incendio non era più un incendio, era una tempesta di fuoco. Non c’erano parole per descriverlo, perché nessuno aveva mai visto nulla del genere. Dei tornado di fiamme danzavano gli uni verso gli altri. Si incontravano e diventavano colonne di fuoco, alte trecento metri. Il fuoco risucchiava l’aria, consumando ogni cosa. Il vento divenne fortissimo, un ciclone. Loro guardavano. Ascoltavano il ruggito.

E ora, finita la guerra, cosa può fare ora Joe, l’ex soldato, ex detective, ex investigatore su un duplice delitto che ora non interessa a nessuno?
Non può far altro che cercare di rispettare le promesse alle tante persone che ha incontrato nella sua avventura in queste “isole di sangue” per trovare la sua casa, la sua vera casa.

Non aveva una mappa, ma non temeva di perdersi. Si era già perso prima di partire. La grande incognita era tornare a casa.

Isole di sangue – il titolo in inglese funziona meglio "5 december", è un grande romanzo americano dove si mescolano più generi, dal noir al thriller, all’epica della guerra da cui è difficile staccarsi.


La scheda del libro sul sito di Bompiani

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon



18 marzo 2011

Annozero il giorno prima



La risoluzione del consiglio di sicurezza dell'Onu sulla no fly zone in Libia, per cercare di bloccare l'avanzata delle truppe di Gheddafi su Bengasi.
La fuga, difficile, da Tokio, per l'allarme nucleare, per il timore di una fuoriuscita di materiale tossico dai reattori di Fukushima.
E in Italia? Abbiamo festeggiato i 150 anni dell'Italia unita alternando gli alti discorsi del presidente della Repubblica, con le polemiche sull'assenteismo leghista (la polemica pretestuosa contro i festeggiamenti), con le solite leggi ad personam a difesa del premier (che probabilmente nemneno andrà a processe ad aprile) e la riforma epocale dei magistrati, pardon, della giustizia.

Nell'anteprima di Annozero, è andato in onda il messaggio video di Celentano, sullo stato ipnotico degli italiani di fronte a questa classe politica, di fronte ai sospetti sul presidente del consiglio.
Ma Celentano ce l'aveva soprattutto contro i nuclearisti, ipocriti (come Casini), perchè perchè nascondono ai cittadini il vero problema che è quello delle scorie. L'invito è di andate a votare al refereundum, per dire si allo stop delle centrali.

La puntata è iniziata con le notizie dal Giappone: ormai, nonostante la prudenza dell'informazione giapponese e del governo (per evitare il panico e forse nascondere le sue colpe), nessuno cerca più di nascondere nulla. Obama ha richiamato i suoi cittadini, e chi può cerca di allontanarsi dalla zona dell'incidente. Ma evacuare una metropoli come Tokio è impossibile.
Ora il problema è il reattore 3, alimentato di Plutonio: un materiale estremamente pericoloso e il cui tempo di inerzia è di 24000 anni. Sono già uscite da Wikileaks le notizie sui test falsati della Tepco, sugli allarmi lanciati al governo giaponese, ignorati.

Collegato dal Giappone, il giornalista Rai Longo raccontava come ormai i giapopnesi spierino nello spirare del vento, che non si metta a girare verso la capitale.
La gente non si fida più del governo, delle informazioni che da ai cittadini, delle probabili menzogne della Tepco.

Allarmi che dovrebbero far sorgere qualche dubbio anche in Italia, dove siamo ancora "al giorno prima", non essendo ancora entrati dentro questo business.
In studio a parlare di nucleare, magistrati e giustizia, i presidenti D'Alema e Formigoni, assieme al procuratore Antonio Ingroia.

I dubbi sul nucleare.
D'Alema ha espresso i suoi dubbi sull'utilità di questa tecnologia nucleare: non siamo convinti che sia conveniente per l'Italia investire risorse per entrare in una tecnologia ormai obsoleta (come quella degli impianti Epr). Vale la pena investire tutti questi soldi, con i sistemi di sicurezza che abbiamo?
Il governo, ha concluso D'Alema, punta tutto sull'assenza del quorum.

Intervistato da Corrado Formigli, il professor Balzani è ritornato sul rischio Plutonio nel reattore 3: i microgrammo è sufficiente per uccidere un uom; lì dentro c'è ne sono a kili e c'è pure il rischio che esploda.

E in Italia? Sempre il professore ha spiegato come anche per le centrali di terza generazione esistano problemi, non sono sicure al 100%.
Noi non abbiamo bisogno di questo nucleare: servono 10 anni per costruire un impianto, 5 per le concessioni e si arriva a 15 anni a partire da oggi. Dopo 40-50 anni di attività, devono essere chiusi: le soluzioni per la dismissione di un impiato sono l'intombamento (come per Chernobyl), o lasciarla semplicemente lì, in attesa che decada la radioattività.
E le scorie? E' un problema ancora irrisolto in tutto il mondo. Nessun privato si prende in carico lo smaltimento delle scorie perchè poco sicuro e troppo costoso.
Basterebbe questo per smontare tutte le motivazioni pro nucleare.

Come quelle portate da Formigoni, favorevole alle centrali, ma non in Lombardia.
Si al nucleare perchè oggi siamo troppo dipendenti dal petrolio, che inquina pure.
In Giappone si è arrivati a questo disastro perchè la centrale è vecchia e anche perchè è successo l'imprevedibile (il terremoto e lo Tsunami).
Però, il governatore, ha anche voluto aggiungere che serve una riflessione comune, in Italia e in Europa, sull'adozione del nucleare (i primi dubbi): come altri politici, si deve essere accorto come l'argomento sicurezza sia molto sensibile sull'elettorato anche di centrodestra.

Tra l'altro, Formigono non risponde alla questione delle scorie, dei rischi per le emissioni delle centrali (emissioni controllate), anche il nucleare inquina. Non solo, se per approvigionarsi del petrolio siamo costretti ad avere a che fare con Gheddafi (oggi non più amico dell'Italia, domani vedremo), anche per il nucleare saremmo costretti a comprare il combustile dall'estero, a costi alti, avendo a che fare con paesi poco democratici.
In ogni caso, da suoi studi, niente centrali in Lombardia.

I festeggiamenti per l'Italia.
D'Alema "il paese è privo di una guida, in un momento difficile": ieri abbiamo avuto un momento alto, per il discorso sull'unità, alternato alle polemiche della lega.

Ma il problema non è la Lega (perchè D'Alema e Bersani vogliono tenere aperte le porte col carroccio?) "ma il capo del governo che non ha la forza di dire alla Lega di venire in Parlamento".

Di diverso avviso Formigoni per cui l'agenda politica del governo è piena di impegni, si sta riflettendo sullo stato del paese e stiamo uscendo dalla crisi.
Sulla Lega, Formigoni ha spiegato come anche lui voglia il federalismo ma questo non implica il non dover festeggiare per l'Italia e i suoi 150 anni.

Stesso concetto espresso da Paolo Mieli per cui "esiste un diritto al non festeggiamento", e questo fa parte della maturità politica del paese.
Forse. Ma a furia di lasciar perdere alla forma, il rispetto dei regolamenti, la nostra storia (di paese unitario), si rischia di indebolire ciò che ci unisce.
Ma se la Lega è giustificata, meno lo è questo governo (di cui la Lega fa parte), costretto ad inseguire un grupo di persone la cui affidabilità non è sicura: un governo non lineare, non coerente con una linea politica.

Il pm Antonio Ingroia ha risposto ad una domanda sulla difficoltà di fare controllo di legalità in casi analighi a quello giapponese (riferendosi alla Tepco).
Quando si entra nel territorio delle grandi multinazionali dell'energia, i poteri forti, il magistrato deve avere delle protezioni istituzionali, altrimenti c'è poco da fare.

Forse Formigoni e D'Alema non la pensano allo stesso modo, ma basterebbe ricordare quante polemiche ha suscitato l'inchiesta su Guarguaglini e Finmeccanica, quanti attacchi ha dovuto subire De Magistris per Poseidone e Why Not (i legami tra politica, parti di massoneria, imprenditori).

In studio, tra il pubblico, è intervenuto l'astrofisico Luca Tornatore che ha sollevato una questione che ho trovato interessante. Il collegamento tra energia, chi ne ha il controllo e la qualità della democrazia.
Se c'è un controllo sull'energia che viene erogata ai cittadini, con questa si influisce sulla qualità di vita di questi, sulla nostra vita. E, di riflesso, sulla nostra vita.
Dobbiamo essere liberi di scegliere, da chi comprare la luce, il gas: forse questo spiega gli accordi segreti dell'Eni in Russia, i baciamano in Libia.

L'intervento di Travaglio.
Nel suo editoriale, il giornalista ha spiegato una cosa semplice: questa riforma non è l'ultimo capitolo della guerra magistrati giudici, ma semplicemente il mezzo con cui garantire una giustizia per pochi (ricchi e potenti).
A rimetterci, delle riforme del codice e della Costituzione, saranno i semplici cittadini, sempre più indifesi di fronte alle prepotenze del politico di turno, del potente, della multinazionale con agganci lobbistici.

Più politici nel CSM, un'alta corte presieduta da un presidente di nomina politica, l'azione penale indirizzata dalla politica, inappellabilità delle sentenze dopo assoluzione (come se gli errori fossero solo nelle condanne), pm separati dalla polizia giudiziaria (chi porterà al procuratore notizie su reati fatti dai colletti bianchi, sui pestaggi della polizia), questa a sua volta dipendente dall'esecutivo.

C'è ne abbastanza per sentirsi, a mio avviso, con Antonio Ingroia che proprio di questo ha parlato dal palco della manifestazione (apartitica) di Roma, in difesa della Costituzione.
Questa riforma, si incrina la separazione dei poteri così come l'hanno disegnata i padri costituenti: si profila una superiorità della politica (dell'esecutivo) sul resto del paese.
Come avviene in altre democrazie, dicono i difensori di questa controriforma.
Peccato che, negli altri paesi, la classe politica sia più credibile della nostra. I ministri e i politici si dimettono alle prime ombre. Senza aspettare le sentenze della Cassazione.

Con questa riforma verrà meno il controllo della legalità sui potenti, ha concluso Ingroia.
Come i potenti che presentano dei listini con delle irregolarità, come avvenuto in Lombardia.
Come i poiltici che hanno legami con la ndrangheta: non solo il magistrato deve apparire onesto e non schierato, ma anche il politico dovrebbe apparirlo. O sbaglio?

Chi indagherà più, con questa riforma, sui legami mafie-politica, sapendo che rischia il trasferimento, punizioni, attacchi?

Mi ha colpito anche un'altra cosa, della puntata di ieri: la presa di distanza di D'Alema nei confronti della riforma epocale.
"Pensiamo di aprire una guerra di religione, senza esito [visto l'inevitabile referendum confermativo] per spaccare il paese, senza risolvere i problemi del paese? Nel punto di Alfano c'è lo smarrimento della classe dirigente che non sa più le priorità? Lavoro, sud, imprese .."

Peccato che, come ha detto anche Boato, questa riforma prende molto da quanto uscito dalla Bicamerale e dalle proposte del Pd Violante.
Forse non è solo Alfano ad aver smarrito le priorità del paese.


11 marzo 2011

La rassicurazione



“In Italia non potrebbe mai esserci un sisma di quelle proporzioni”

Dopo lo tsunami in Giappone e l'emergenza nucleare questa è una rassicurazione che rassicura poco. Specie se si pensa alle altre rassicurazioni, prima del sisma de l'Aquila.