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09 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – Cittadinanza all’italiana

La prima puntata della stagione 2025 di Presadiretta sarà dedicato al tema della cittadinanza italiana, pensando alle migliaia di giovani nati e cresciuti qui che si vedono negare un diritto solo per l’ottusità delle leggi, per una visione miope e poco lungimirante della politica italiana, di destra.

Nell’anteprima si parlerà di femminicidi tra le giovanissime: Presadiretta lancia il suo allarme, il giorno dopo l’8 marzo, aumentano i casi di ragazzine he subiscono violenza da parte dei ragazzi e questo – racconta Riccardo Iacona nella presentazione della puntata – è un segnale di un fallimento, perché significa che facciamo troppa poca prevenzione, altrimenti come si giustifica che tutti questi stereotipi e queste violenze si riproducono tra i giovanissimi?
E come pensiamo di svuotare il mare della violenza di cui sono vittime le donne italiane se non facciamo prevenzione?

Il cuore della prima puntata è invece dedicato alla nostra legge sulla cittadinanza: è qualcosa di veramente paradossale – continua Iacona – gli stranieri che vivono e lavorano da noi, persino quelli che nascono da noi, devono fare i salti mortali per ottenere la cittadinanza italiana mentre gli “oriundi” italiani la possono avere e senza limiti generazionali, anche se non conoscono l’italiano, non hanno mai vissuto da noi, non hanno mai contribuito all’economia di questo paese. Veramente una cittadinanza all’italiana.

Da una parte questi 60 milioni di persone nel mondo che possono diventare cittadini italiani per diritto di sangue anche se non vivono da noi (e se sono calciatori l’iter è solo una farsa). Dall'altra parte, per chi nasce e lavora da noi da anni, ottenere la cittadinanza è un incubo, servono anni e, nel mentre, non ti vengono riconosciuti i diritti propri dei cittadini italiani.

I giornalisti di Presadiretta hanno raccolto diverse storie di “stranieri” in Italia, gli invisibili: per ottenere quel pezzo di carta serve una lunga lista di documenti, compresi gli ultimi tre anni di reddito, il certificato di residenza storico, il test di lingua italiana e infine una tassa da 250 euro da pagare al ministero per avviare la pratica di cittadinanza.

Il permesso di soggiorno? Deve essere registrato e a posto ogni anno, almeno fino all’ottenimento della cittadinanza: è la storia di Kejsi, arrivata in Italia dall’Albania quando aveva nove anni, quasi vent’anni fa, per un errore nel permesso di soggiorno della madre ha dovuto rifare da capo tutto l’iter per ottenere la cittadinanza, perché lei è in Italia da più di dieci anni e potrà diventare italiana tra tre anni.

Cosa significa per una ragazza come Kejsi avere una carta con su scritto cittadina italiana? Poter andare a votare, per esempio: senza la cittadinanza sei invisibile agli occhi delle istituzioni, le persone con background migratorio che crescono e vivono qui da tanti anni sono invisibili.

Anche il campione Fausto Desalu è nato e cresciuto qui, a Casalmaggiore: figlio di genitori nigeriani ha dovuto aspettare 18 anni prima di diventare italiano. Eppure il 6 agosto 2020 a Tokio aveva indosso la maglietta azzurra quando ha vinto la medaglia d’oro per la staffetta dei 4x100: “io quel 6 agosto ero fiero con ogni cellula del mio corpo di poter sollevare quella bandiera italiana, non mi sono guardato indietro a quello che è successo prima, io stavo pensando solo a quel momento lì. E in quel momento ero probabilmente l’italiano più felice di tutti.”
C’è dell’ipocrisia in un paese che fino a 18 anni ti dice ‘tu non sei italiano?’ però poi ti da una bandiera e te la mette sulle spalle e ti vede tutto il mondo?
“Per un ragazzo come me forse un po’ ingiusto lo è, perché comunque io ho vissuto per 18 anni in Italia, non sono mai andato all’estero, neanche in gita, ringrazio me stesso per non aver mollato, per non aver smesso di credere in me. Anche se purtroppo ci sono state delle leggi che mi hanno impedito di essere italiano fin da subito.”

Ci sono poi altre storie, quelle dei discendenti degli italiani espatriati all’estero, quasi 60 milioni tra il 1861 e il 1985, molti erano contadini costretti a lasciare le campagna per sfuggire alla povertà dell’Italia post unitaria (e il regno sabaudo incentivava questa emigrazione lasciando gli emigranti nelle mani di avidi sfruttatori – leggetevi Gli invisibili di San Zeno di Alessandro Maurizi). Attraversavano l’oceano, spendendo anche una fortuna, attirati dal poter arrivare in quella che veniva presentata loro come una terra del bengodi, ignari invece degli enormi sacrifici che avrebbero dovuto affrontare.

Di questi migranti, 18 milioni non sono mai tornati e i loro discendenti sono oggi quasi sessanta milioni, molti vivono nell’America del sud, in Brasile.

Nevton Bortolotto a Presadiretta racconta questi sacrifici: “agli italiani quando partivano veniva detto che il Brasile era un paese dove si poteva diventare ricchi, la terra della cuccagna, della fortuna, invece hanno trovato tutto il contrario, hanno dovuto disboscare il terreno, costruirsi le loro case, le capanne.. I primi periodi sono stati molto duri, sono morti tanti di fame, di fatica, sono morti anche come vittime dagli indigeni che si sono trovati invasi da questi europei e l’italiano a sua volta non sapeva che ci fossero gli indigeni, è stato ingannato..”

Sergio Maccari è figlio di un emigrante partito da San Polo di Piave a Treviso: “mi sono italiano” dice al giornalista di Presadiretta “il vero figlio di immigranti, il sangue italiano è qua del sud, del Rio Grande del sud.. La Meloni ha detto che l’Italia ha bisogno dei figli dei migranti, dobbiamo ritornare là, per fare la nuova Italia. Non quella dei migranti africani, quella degli arabi, no! Voglio essere trattato come un figlio di italiani”.

La scheda del servizio e il comunicato dell’Ufficio Stampa:

Tornano le inchieste di "PresaDiretta" di Riccardo Iacona, ogni domenica alle 20.30 su Rai 3. Si comincia con il nuovo ciclo, domenica 9 marzo, con una puntata che si occupa di cittadinanza italiana e delle leggi che la regolamentano; mentre "Aspettando PresaDiretta" è dedicata ai femminicidi tra le giovanissime.  
Un viaggio di "PresaDiretta" tra le richieste di cittadinanza in Italia e in Brasile. Tra le storie dei discendenti di italiani emigrati dopo l’Unità d’Italia che oggi chiedono di diventare cittadini italiani e il percorso a ostacoli che affrontano i tanti migranti che vivono in Italia da decenni e i loro figli nati qui. Tra ius soli, ius scholae, ius sportivo e ius sanguinis che fanno discutere la maggioranza. Aspettando PresaDiretta, nella prima parte della serata racconta le storie delle ragazze, sempre più giovani, vittime della violenza di fidanzati ed ex compagni. E a che punto sono la legge e le iniziative  per introdurre nelle scuole l’insegnamento all’affettività? In primo piano, le storie di Aurora, Sara e Giulia, uccise dai loro partner. 
Giovani, giovanissime vittime della violenza psicologica e fisica, della cultura del possesso, della necessità del controllo che purtroppo caratterizzano molte relazioni. Un viaggio di Riccardo Iacona nei centri di ascolto, dove gli operatori insegnano a riconoscere le radici della cultura patriarcale e le interviste a genitori straordinari come Tina Raccuia e Gino Cecchettin, impegnati a promuovere l’educazione alla relazione tra i più giovani. Con i riflettori accesi sulla battaglia politica attorno all’insegnamento all’affettività nelle scuole. In studio con Riccardo Iacona: Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano. 
Poi, la puntata "Cittadinanza all'italiana". Ci sono stranieri che vivono in Italia da tanti anni, o che ci sono nati, che parlano l’italiano e pagano le tasse, ma che non hanno ancora la cittadinanza italiana. Come si diventa cittadini italiani? E cosa significa nella vita di tutti i giorni, non avere la cittadinanza? A PresaDiretta le storie di chi, tra file in Questura, appuntamenti annullati e ostacoli burocratici, aspetta da decenni. E poi ci sono più di 900mila studenti nelle scuole, come Ahmed, Khanda, Youssef, nati e cresciuti nel nostro Paese da genitori stranieri, che aspettano di diventare italiani anche sui documenti. Ma anche le storie di chi, grazie allo ius soli sportivo, riesce ad essere tesserato dalle federazioni sportive. Poi c’è il paradosso di chi invece la cittadinanza italiana l’ha ottenuta, senza aver mai messo piede in Italia. Il viaggio di PresaDiretta parte nel minuscolo Comune molisano di Montorio nei Frentani e in quello veneto di Val di Zoldo, dove gli uffici comunali sono sommersi dalle richieste di cittadinanza di persone che hanno un antenato italiano, emigrato all’estero, anche nel secolo scorso. E prosegue in Brasile, dove ci sono 30 milioni di italo-discendenti e dove prospera il business delle agenzie che per 10 mila euro sbrigano tutte le pratiche. Nel frattempo in Parlamento ci sono quasi 30 proposte per modificare la legge e in attesa dei referendum che interverranno anche sulla cittadinanza, la battaglia politica è sempre più accesa.  
"Cittadinanza all'italiana" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Marco Della Monica, Marianna De Marzi, Lorenzo Grighi, Francesca Nava, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Fabrizio Lazzaretti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

02 ottobre 2017

La cosa giusta e la cosa sbagliata

Sullo ius soli, il ministro (nonché alleato del PD) Alfano ha detto:
«Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata. Può diventare un favore alla Lega»

Niente ius soli dunque.
Arriva alla Camera il DDL Falanga sull'abusivismo, che suona come un condono mascherato su cui perfino il PD è diviso.
Riassumento: non c'è tempo per approvare le cose giuste mentre il tempo (e la maggioranza) per approvare le cose sbagliate si trova?
E dove era scritto, nel programma del PD, che si doveva approvare un altro condono?

13 settembre 2017

Il partito zelig

Sullo Ius soli (che poi sarebbe corretto chiamare ius culturae, la cittadinanza solo alla fine di un ciclo di studi completo) il segretario del PD Renzi era stato netto: "Non rinuncio a un'idea per un sondaggio". Il sondaggio parlava dello ius soli e del gradimento degli italiani.

E invece no, il PD, l'argine ai populisti, alle forze anti sistema, il partito dei diritti civili e dell'ambientalismo ha messo una pietra sopra lo ius soli, rinviato (in Senato) a dopo le elezioni in Sicilia, cioè mai.
La discussione in Senato è stata spostata in Senato dove, invece, si discuterà di banche e della mozione di AP che propone di interdire dalla professione i cattivi amministratori di banca (delle banche finite in liquidazione o commissariate).
Come il padre del sottosegretario Boschi: siamo maliziosi a pensare che per capigruppo e segreteria sia più importante Boschi che non l'integrazione degli immigrati. Ma forse non siamo distanti dalla realtà.
In Senato c'è il rischio di finire sotto.
E poi c'è la percezione di paura degli italiani (come titola Repubblica)..

Il PD si conferma il partito Zelig, senza valori (o meglio, che cambia idea a seconda di come cambia il vento): ambientalista ma a favore delle trivelle e con i governatori delle regioni che cementificano le coste e i territori (in Sicilia, in Liguria, in Campania).
A favore della legalità e della trasparenza ma poi tira fuori la norma bavaglio sulle intercettazioni.
A favore dei diritti civili (lo scorso governo ha approvato la norma sulle unioni civili) ma non per il reato di tortura in Italia e nemmeno in Egitto (visto come si è comportato il nostro governo sul caso Regeni).

16 giugno 2017

Chissà se si rendono conto della loro fortuna

Chissà se si rendono conto della fortuna che hanno, i leghisti e i salviniani che ieri in aula hanno messo in scena la tamurriata, l'ammuina durante la votazione dello ius soli.
E lo stesso vale per quelle poche centinaia di fascisti (o sovranisti, chiamateli come vi pare) che sempre ieri in piazza hanno manifestato fuori dal Senato.
Prima gli italiani, non si svende la cittadinanza ...
Pare che alla manifestazione, non quella movimentista, fossero presenti anche Starace, Gasparri, Alemanno, tanto per capire quale fosse il colore politico.




Non si rendono conto i casa pound, i Salvini, i Centinaio della fortuna che hanno nell'essere nati in Italia, magari anche in regioni più fortuna di altre.
Sarebbe bastato nascere qualche centinaio di chilometri più in basso, nei paesi delle carestie e delle siccità, dei paesi in mano a governi corrotti o con guerre civili.
Dalla parte sbagliata del muro.


Bell'esempio di come si rappresentano le istituzioni: con quale coraggio il senatore che ha insultato il presidente del Senato rifiutandosi poi di abbndonare l'aula come un bambino capriccioso, potrà poi parlare di rispetto delle regole, delle leggi?
Tutta un'ammuina contro una legge, presente anche in altri paesi europei, che concede la cittadinanza a cittadini stranieri a patti che siano rispettati dei criteri, come il ciclo di studi.

Di questo stiamo parlando: di un principio di civiltà che non toglie nulla agli italiani e che aiuterà gli immigrati ad integrarsi nel nostro paese.
Prima gli italiani, sventolavano in aula i signori sovranisti.
Mai visti questi signori (che pure hanno avuto l'onore di governare il paese) usare la stessa irruenza contro le mafie, contro la corruzione, contro gli evasori.
O contro i voucher, vecchi o nuovi cambiano di poco: strumenti in mano alle imprese per livellare sempre più verso il basso i diritti sul lavoro.

Prima gli italiani, ma quali italiani?
Ogni volta che l'estrema destra scende in piazza vedo solo una messa in scena.
Un'arma di distrazione di massa, in mano a gente che sfrutta problemi reali (la casa, il lavoro, la crisi), in cui il nemico è sempre quello che viene da fuori.
L'immigrato.

15 giugno 2017

Stop all'invasione


Basta con questa invasione di buffoni : liberiamo il Senato da questi rappresentanti indegni (e che stanno strumentalizzando lo ius soli)!