31 gennaio 2022

Anteprime di Report: l'operazione scoiattolo, i soldi dell'obolo e le cure al Covid

Ora che abbiamo eletto il presidente della Repubblica salvando l'establishment e il festival di Sanremo, c'è tempo per parlare del mancato presidente, il candidato Berlusconi e la sua operazione scoiattolo.

Giorgio Mottola tornerà sullo scandalo dell'investimento fatto coi soldi dei fedeli per comprasi un palazzo a Londra. Infine un servizio che racconta quali sono oggi le cure al Covid.

Un ripassino di storia

Alla fine l'operazione scoiattolo non è andata in porto: Berlusconi non è riuscito a trovare un numero sufficiente di deputati, senatori e rappresentanti delle regioni per essere eletto presidente della Repubblica e coronare così il suo sogno.

Eppure per settimane gli sono andati tutti dietro di fatto bloccando l'intero centrodestra nel poter fare altre candidature per il Quirinale: nessuno dei giornalisti, dei solenni opinionisti da studio, dei retroscenisti della politica italiana aveva niente da ridire sulle ambizioni di Berlusconi. Nonostante il suo passato, le sue frequentazioni, la sua politica passata attraverso le leggi ad personam, la sua condanna. Report fa così un ripassino politico concentrandosi sugli ultimi anni del governo Berlusconi III (o IV).

Luca Bertazzoni ha intervistato Noemi Letizia, finita dentro uno scandalo (mediatico) per una festa di compleanno nel 2009 in cui era stato intervistato anche l'allora presidente del consiglio:

Chi è Noemi Letizia oggi?

Io sono Noemi Letizia e sono nota per la mia festa di 18 anni un po’ movimentata. Una festa, un’occasione che mi ha lasciato una macchia addosso, una macchia che non mi appartiene e non è la mia, ma con la quale ho dovuto convivere per anni e che ha influenzato anche la mia vita in maniera molto negativa.

La scheda del servizio: OPERAZIONE SCOIATTOLO di Luca Bertazzoni con la collaborazione Goffredo De Pascale, Edoardo Garibaldi

Dopo aver provato a cercare i voti del Parlamento con la cosiddetta “operazione scoiattolo”, alla fine Silvio Berlusconi ha rinunciato alla candidatura alla Presidenza della Repubblica. L’inchiesta di Report ripercorre gli ultimi anni di vita del quarto governo Berlusconi, la crisi politica che ne ha determinato la caduta con l’avvento dei tecnici a Palazzo Chigi. Il racconto intreccia lo scenario economico di quel periodo e le vicende giudiziarie che hanno influenzato l’attività politica di Silvio Berlusconi: i processi Ruby uno, Ruby Bis e Ruby Ter. Per la prima volta parla in esclusiva con Report, Noemi Letizia, nota per la sua festa di 18 anni del 2009 a cui partecipò fra lo stupore di tutti l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

L'affare londinese

Giorgio Mottola torna ad occuparsi di uno dei più grandi scandali della storia del Vaticano: i soldi per l'obolo di San Pietro, versato dai fedeli e spesi per comprare il palazzo degli ex magazzini Harrods a Londra, una storia che passa attraverso broker spregiudicati e arriva fino ad un politico italiano. Il processo in Vaticano è cominciato e sotto giudizio ci sono alti prelati, consulenti finanziari e broker.

Dove essere un affare sicuro, l'acquisto del palazzo a Londra, invece questo scandalo ha rivelato che i soldi dei fedeli sono finiti al centro di una vera e propria truffa che sembra ripercorrere lo schema reso celebre nel film “pacco, doppio pacco e contropaccotto”.



“Noi ci abbiamo creduto, ci siamo cascati dentro” racconta nel corso degli interrogatori presso la gendarmeria vaticana monsignor Perlasca , ex capo dell'ufficio amministrativo, la cassaforte della segreteria di Stato: è stato lui ad aver avviato la compravendita del palazzo di Londra.

“Certamente non l'abbiamo fatto né perché era Mincione, né perché.. perché purtroppo nella vita si sbaglia anche”.

Interessante ricostruire il giro che fanno i 15 milioni di euro quando vengono incassati da Torzi, uno degli intermediari dell'operazione: i primi cinque finiscono in tasca a Mincione (all'epoca consulente finanziario del Vaticano), gli altri dieci finiscono nella galassia societaria del broker molisano Torzi, 3 ml alla JCI, 125mila alla sua partecipata, la JCI Capital, una società di investimenti in cui erano presenti Torzi e altri personaggi illustri della politica italiana. L'ex sottosegretario alla alla comunicazione Botti, l'ex ministro Tremonti e l'ex ministro Frattini, oggi presidente del Consiglio di Stato che ha accettato l'intervista con Report.

Torzi aveva cooptato tutti e tre nell'advisory boead di JCL Capital poco prima di concludere l'accordo con il Vaticano, circostanza che aveva impensierito monsignor Carlino (segretario dell'ex cardinale Becciu).

“Mi chiesero di partecipare ad un gruppo che doveva fare analisi internazionali su alcune aree di crisi” risponde oggi Frattini, che ammette di non essere entrato nel board senza conosce Torzi, ma solo avendolo visto in foto assieme al papa.

Come compeso per la sua partecipazione al board e per le tre conferenze internazionali Frattini ha preso nell'ottobre 2019 30mila euro, prevenienti da quei 15ml di euro ricevuti da Torzi e che arrivavano dalla Segreteria di Stato e dall'obolo di San Pietro .

Per questa attività dentro l'adivosy board Frattini non ha chiesto autorizzazione al Consiglio di Stato, perché erano “attività relative alla politica estera, svolte all'estero, per le quali non è previsto che si chieda l'autorizzazione, perché indipendenti dall'attività istituzionale.”

Ma Torzi ha interessi anche in Italia, c'era la possibilità che Torzi si sarebbe trovato di fronte al Consiglio di Stato: “erano cose che non sapevo all'epoca ma che ovviamente con le mie dimissioni ha eliminato in radice ..” risponde l'ex ministro.

Ma prima delle dimissioni Frattini ha tempo di partecipare ad una cena a Londra con Torzi e il vice premier della Libia, “era una cena il giorno prima della prima delle riunioni”. Una cena poco gradita a Frattini, che per il fastidio del baccano nella sala si dovette mettere i tappi alle orecchie.

Vincenzo Bisbiglia sul Fatto Quotidiano di sabato 29 gennaio ha riassunto gli ultimi sviluppi dell'inchiesta:

La telenovela è finita, ma il processo va avanti. Il Vaticano ieri ha annunciato di aver venduto il famoso “palazzo di Londra”, al prezzo di circa 120 milioni di euro, confermando dunque la perdita di 100 milioni messa a bilancio nei mesi scorsi dalla Santa Sede. L’edificio si trova in Sloane Square, nel cuore della “posh London”, e un tempo ospitava i magazzini Harrods. Nel luglio 2014 lo acquista il Vaticano per circa 230 milioni di sterline. L’immobile, che avrebbe dovute rendere il 3,75% annuo, di lì a breve subisce un deprezzamento verticale perché la valorizzazione non decolla. Così le autorità d’Oltretevere spendono almeno altri 55 milioni per uscire dall’affare. La Santa Sede in realtà stava per investire in un fondo petrolifero in Congo – partecipato da Eni – salvo poi tirarsi indietro su consiglio dell’imprenditore Raffaele Mincione, chiamato in Vaticano come consulente finanziario. Secondo i pm vaticani, la società che deteneva le quote dell’edificio, la Athena Capital Real Estate, in realtà era riconducibile proprio a Mincione. Nei giorni scorsi il finanziere romano è stato citato in giudizio in Vaticano con l’accusa di truffa e autoriciclaggio. Per altri reati (peculato e abuso d’ufficio) sono imputati a vario titolo anche l’allora sostituto della Santa Sede, il Cardinale Angelo Becciu, il funzionario vaticano Fabrizio Tirabassi e l’ex consulente della Segreteria di Stato, Enrico Crasso.

Nelle 138 pagine del nuovo atto di citazione formulato dal promotore di giustizia, Alessandro Diddi, sono citati nuovi documenti che dimostrerebbero come Mincione, si legge, abbia “gonfiato slealmente la stima dell’immobile”. Il broker e i suoi collaboratori, scrive il pm, “conoscevano e disponevano senz’altro della perizia estimativa (…) predisposta l’11.9.2013 (…) da una delle società di consulenza immobiliare più importanti al mondo, Cbre Ltd”, giunta a “una stima del valore dell’immobile di 173,5 mln/gbp, inferiore di oltre 55 mln/gbp rispetto a quella dichiarata (…) alla Segreteria di Stato”. Non solo. Dai bilanci delle società coinvolte, “si evince che il prezzo (…) al quale (…) era stato compravenduto nel dicembre 2012 ammontava a 137 mln/gbp, (…) quasi 100 mln/gbp meno della valutazione Mincione”. Documenti, scrive il promotore di giustizia, “in possesso degli imputati e da costoro tenuti deplorabilmente celati”. Quando il 22 novembre 2018 la Santa Sede opera il primo disinvestimento, la Athena di Mincione cede le quote alla Gutt Sa di del broker molisano Gianluigi Torzi (anche lui imputato). Nel contratto fra le parti, vi è inserito “l’obbligo della Segreteria di Stato di versare (…) ad Athena Sicav un conguaglio (…) pari a euro 40 mln/gpb”, facendo lievitare il valore dichiarato a 275 milioni di sterline.

La scheda del servizio: PACCO, CONTROPACCO, DOPPIO PACCOTTO di Giorgio Mottola con la collaborazione Norma Ferrara

Doveva essere un affare sicuro e vantaggioso, si è trasformato in uno dei più grandi scandali della storia recente del Vaticano. L’acquisto dei prestigiosi ex magazzini Harrods a Londra ha generato finora perdite superiori ai 100 milioni di euro. Secondo i magistrati si tratta di una colossale truffa in cui sarebbero rimasti impigliati cardinali, monsignori, funzionari della Santa sede e spregiudicati uomini d’affari. I soldi dei fedeli sono finiti, infatti, in un grottesco schema fraudolento che ricorda molto da vicino la trama del film “Pacco, doppio pacco e contropaccotto”. Attraverso gli interrogatori inediti dei protagonisti, interviste ai principali imputati e documenti esclusivi, Report ricostruisce l'intera vicenda.

Le cure per il covid (oltre alla auto sorveglianza )

L'emergenza è finita, dicono i giornali e dicono gli esperti del governo che ha messo in sicurezza il paese. Eppure si muore ancora di Covid, i contagi nelle scuole sono ancora alti, i problemi dei tamponi e delle quarantene sono scaricate sulle famiglie. Negli ospedali, si chiedi una visita, fai fatica a trovare posto (almeno di non rivolgersi al privato).

Partendo dal protocollo della “vigile attesa” (attesa di cosa, che il virus passi da solo?), Report racconterà delle cure sperimentali sul Covid.

Per i pazienti fragili ci sono le cure con le monoclonali e gli antivirali, che sono costose, per gli altri il protocollo del ministero della Salute della vigile attesa prevede paracetamolo e antinfiammatori per i sintomi lievi, sospeso dal TAR del Lazio perché limitava l'autonomia dei medici, è stato poi ripristinano dal Consiglio di Stato nel febbraio 2022.

Il segretario generale dei medici di base Silvestro Scotti spiega che la parola attesa “è infelice” perché fa sorgere l'idea che si debba aspettare.

A Bergamo il dottor Fredy Suter (primario all'ospedale papa Giovanni XXIII) ha inventato una terapia basata sugli antinfiammatori i quali “non sono possono attenuare la sintomatologia della fase iniziale virale, ma possono ridurre le ospedalizzazioni e probabilmente anche i casi di morte. È fondamentale che i farmaci siano somministrati sin dai primi sintomi.”

Questo protocollo è stato applicato da diversi medici di base sul territorio con buoni risultati: Manuele Bonaccorsi ne ha parlato con una di questi, la dottoressa Katia Vazzana, che l'ha usata anche per curare il padre oltre ai suoi mutuati (e il padre era diabetico e cardiopatico, dunque a rischio).

La sperimentazione del protocollo è stata fatta dall'istituto Mario Negri a Milano, dal professor Giuseppe Remuzzi che ha portato ad uno studio pubblicato nel giugno 2021: su 90 pazienti curati con le cure precoci ci sono stati solo due ricoveri, nel gruppo dove invece era stato seguito il protocollo standard erano stati invece 13.

Adesso uscirà una seconda pubblicazione che confermerà lo stesso trend: “i nostri risultati sono stati nettamente superiori a quello che ci aspettavamo ” commenta il dottor Suter, “con la tachipirina non si cura l'infiammazione, i farmaci antinfiammatori vanno alla radice del problema, riducono la probabilità di andare verso una infiammazione, oggi ci sono delle segnalazioni secondo cui la tachipirina tende a far abbassare il livello del glutatione che è un antiossidante protettivo.”

Ma se i risultati di questo protocollo sono così importanti perché non è stato generalizzato?

“Gli enti regolatori, come Aifa, devono essere molto prudenti e possono dare indicazioni solo sulla base di studi scientifici estremamente rigorosi. Il nostro studio ha dei limiti e cercheremo di farne uno il più possibile corretto da tutti i punti di vista” ha risposto il primario.

La scheda del servizio: LA VIGILE ATTESA di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale

L’emergenza sembra passata ma di Covid si continua a morire: in Italia ci sono stati oltre 4 mila decessi solo nelle ultime due settimane. I vaccini hanno salvato migliaia di vite ed evitato che il bilancio fosse peggiore, ma bisogna perfezionare anche le terapie. Report spiegherà quali sono le cure che fin qui sono state impiegate per trattare i malati di Covid, e con quali risultati: a partire dal famoso protocollo sulla “vigile attesa” stabilito dal Ministero della Salute, sospeso da una sentenza del Tar ma poi riconfermato dal Consiglio di Stato. Mentre a Milano, all'Istituto Mario Negri, da tempo viene sperimentata una possibile alternativa di cure precoci basate sugli antinfiammatori. Per il futuro, invece, le speranze sono riposte sui nuovi antivirali prodotti da Merck e Pfizer, che a breve arriveranno anche in Italia: ma come si usano, quanto sono efficaci, e che impatto saranno in grado di avere davvero nella lotta al Coronavirus?


Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

30 gennaio 2022

Per il bene del paese, ma quale paese?


Oggi è tutto un trionfo: bravo Mattarella ad accettare il bis per il bene del paese, bravo Letta bravo Renzi a puntare su Mattarella, per il bene del paese.

Ora il paese è stato messo al sicuro, con i due campioni al Quirinale e anche a Palazzo Chigi dove Draghi (ma non era lui quello su cui tutti puntavano mesi fa?) potrà operare, sempre per il bene del paese, in questo ultimo anno elettorale (perché ci aspettano mesi di estenuante campagna elettorale, lo sapete, si?).

Cattivo Salvini e cattivo anche Conte (che ci sta sempre bene). Bravo perfino Di Maio, non più bibitaro ma entrato di diritto nel palazzo di corte.

Lo stallo, di cui parlano tutti, sarebbero i sei giorni dedicati alle votazioni? Avevano paura, deputati, senatori, eletti nelle regioni, di perdersi Sanremo?

Dove sarebbe questa grande vittoria? Aver costretto il presidente della Repubblica a tornare sulle sue scelte (le famose prerogative presidenziali che dovevano essere consegnate intatte)?. Oppure scoprire che questi partiti non sono stati capaci di proporre un nome che andasse bene a tutti gli schieramenti (a meno di non voler pensare che veramente Nordio e Casellati siano super partes e presidenziabili)?

Ma alla fine, hanno agito per il bene del paese o per il loro interesse privato, salvare la legislatura, tenendosi Draghi, tenendosi il posto, evitando le elezioni (che avrebbero fatto sparire certi personaggi) ed evitando di perdere il partito come stava succedendo a Salvini?

Tutto questo per il bene del paese certo. Quale paese, però, non lo specificano. Quello delle persone che stanno perdendo il lavoro per l'assenza di politiche pubbliche industriali? Quello delle persone alle prese con la mala sanità? Quello delle famiglie su cui si sono scaricati i problemi della DAD, delle quarantene, dei tamponi?

Quello delle persone costrette a respirare l'aria inquinata delle città perché mica possiamo cambiare modello di vita..

Quello dei tre morti al giorno sul lavoro, dei working poor (i nuovi poveri che devono farcela da soli, perché lo Stato non può aiutare tutti)? 

Quello dei ragazzi scesi in piazza a protestare e che si sono ritrovati davanti i reparti mobili e i manganelli.

Cosa risponde la politica a questo paese, più brutto da guardare? Col cambio di pagina del governo, col presidenzialismo, con una nuova legge elettorale?

27 gennaio 2022

Il giorno della memoria oggi

Raccontano i sopravvissuti di Auschwitz che a volte, le SS, per evitare la fatica di separare gli abili al lavoro dagli inabili, quando arrivava un nuovo convoglio aprivano le porte da entrambi i lati. Chi scendeva da una parte finiva alle camere a gas, gli altri nelle baracche, destinati a lavorare nelle fabbriche costruite attorno al lager.

Lasciavano decidere al caso, questi superuomini che si erano arrogati il diritto di decidere cosa era degno di essere tenuto in vita e cosa no.

Anche questo era Auschwitz, il luogo dello sterminio, il luogo dell'annientamento della persona, che ci è stato raccontato dai libri di Primo Levi e dalle memorie di Liliana Segre.

Nella giornata della memoria per le vittime della Shoah tocca ricordare, rileggere quelle pagine atroci dove degli uomini all'improvviso scoprivano l'orrore di aver perso tutto. Il nome, la lingua, i volti, la dignità. Solo numeri. Tenuti in vita solo per essere sfruttati fino in fondo dalle SS (e dalle imprese che sfruttavano questa manodopera di non uomini).

Tocca andare a mettere i piedi su quelle pietre di inciampo che ci ricordano che quella, una volta era una persona, prima di essere arrestata dai nazisti o dai fascisti. 

Perché, al pari degli omosessuali, degli oppositori politici, dei sinti, gli ebrei erano considerate persone indegne di vivere. 

Ma la giornata della memoria ci costringe anche a riflettere su questioni più scomode: Auschwitz, Bergen Belsen, Dachau non sono frutto della follia di un pazzo. Come anche i treni organizzati che alimentavano quei luoghi di sterminio. Come anche l'organizzazione poliziesca messa in modo per dare la caccia alle famiglie ebrei ovunque in Europa.

Tutto questo è successo ed è stato fatto da persone che non erano pazze: c'erano anche loro i sadici nelle SS, lo racconta anche Wiesenthal nei suoi libri.

Tutto questo è successo perché si è deciso che alcune persone non erano degne di vivere, erano diverse da noi, il noi e loro, erano la causa dei nostri problemi.

Se il grande sterminio ha potuto essere messo in atto è perché in tanti hanno voluto non vedere: non vedere le violenze, le prevaricazioni, i cristalli dei negozi ebrei distrutti. Le famiglie sparire.

E, prima ancora, sparire altre persone indegne di vivere: persone con handicap, con difficoltà di apprendimento, gli epilettici. Era il programma Aktion T4, Ausmerzen, la pulizia della razza, prima con la sterilizzazione di queste categorie di persone, poi con la loro morte.

Erano teorie che giravano in Europa e nel mondo ai primi del novecento, anche nella patria della democrazia, gli Stati Uniti (lo stesso paese che rifiutò l'attracco agli ebrei della Saint Luis nel 1939).

Infine, si deve fare una riflessione su quanto, di queste idee mostruose, sia sopravvissuto fino ad oggi.

Il fascismo non è morto affatto, come si ostinano a ripetere i benpensanti, i primi ad aprire le porte ai nazionalismi se serve alla loro stabilità, alla loro sicurezza.

Ancora oggi si susseguono gli episodi di intolleranza contro gli ebrei, contro i gay, contro i diversi.

Altri lager (senza forni, certo) sorgono ai confini dell'Europa e in Libia.

Altri indesiderati vivono ai margini della nostra società che sta prendendo una direzione brutta. Non si parla più di eugenetica, ma quante volte abbiamo sentito che certi diritti, certe tutele, certe risorse dello Stato devono andare solo alle persone produttive?

Il sonno della ragione genera mostri. Teniamola accesa la ragione, teniamola viva la memoria, ricordiamoci di essere umani sempre.

26 gennaio 2022

Il francese, di Massimo Carlotto

 


«L'ha rifatto» sbuffò irritata Valérie.

Il Francese sospirò, aumentando la velocità del tergicristalli. Pioveva da almeno tre giorni e la temperatura era scesa di dieci gradi. Prima di ribattere pensò che la primavera non prometteva niente di buono. «Sto accompagnando Claire da un cliente. Non riuscirò ad arrivare prima di un'ora.»

«Non lo voglio più vedere, la prossima volta manda un'altra.»

«Lo sai che vuole solo te, ma chérie.»

Attenzione al Francese: non fatevi tradire dall'aspetto di persona elegante, a modo, perché sotto c'è una persona che a 14 anni aveva già deciso che sarebbe campato sfruttando altre persone. Non fatevi tradire da come parla, perché è un abile manipolatore delle donne che incontra: donne messe in difficoltà da un matrimonio fallito o dalla crisi, che hanno bisogno di soldi o di qualcuno disposto ad aiutarle.

Il Francese è il protettore di 12 prostitute, 12 donne per lo più della provincia veneta, a cui ha dato un nome , francese ovviamente, ha costruito per loro un'identità, tale da attirare quanta più clientela fra gli uomini che non si accontentano delle escort che vedono per strada.

Non è un “pappone” o un magnaccia come tanti:

Delle donne della sua maison pretendeva solo la metà. Mica come gli altri miserabili che lavoravano nel settore e succhiavano fino al settanta, ottanta per cento. Chiamarli magnaccia, papponi, lenoni, ruffiani era il minimo. Lui era diverso: era un macrò. O almeno, questa era l'immagine che si era faticosamente costruito, ma non era certo che i frequentatori della sua maison, anche i più assidui, avessero colto la differenza.

Ma, state attenti, non è nemmeno una persona sensibile, capace di empatia nei confronti delle altre persone, specie delle donne che stanno attraversando un momento difficile. Sin da ragazzo, osservando delle vecchie “professioniste” che frequentavano l'osteria dove lavorava, ascoltando le loro storie, aveva deciso che quella sarebbe stata la sua vita. Non un lavoro qualunque, in fabbrica o in un bar. Non una brava moglie che ti aspetta a casa assieme ai bambini, come prevede la morale bigotta della provincia italiana.
Un macrò con la sua maison personale: c'è la casalinga separata che deve trovare i soldi per il marito ludopatico, la ragazza che si fa passare per una modella e che a casa ha raccontato che studia all'università, c'è la donna “del battipanni” per i maschietti desiderosi di ritornare all'infanzia..

La sua abilità consisteva nell'avvicinarle, per recitare la parte dell'uomo che finalmente le capiva e nell'offrirle una via d'uscita. La libertà dopotutto ha un prezzo.

Toni è sempre stato attento a tenerle lontane dalla droga, perché gli sbirri possono chiudere un occhio sullo sfruttamento ma non sullo spaccio e poi ci sarebbe il rischio di ritrovarsi di mezzo i criminali veri, le bande dell'est che controllano il traffico della droga e delle ragazze in tutto il ricco nordest.

Una regione dove girano soldi, dove i “paroni”, i piccoli e grandi imprenditori, i ricchi professionisti possono comportarsi come signorotti locali, con le loro voglie da soddisfare in modo discreto.

Si tratta del potere del denaro, che apre porte e risolve problemi, specie se cash, se in nero. E qui entra in gioco Toni, al secolo Toni Zanchetta.

Ma questo equilibrio perfetto si spezza il giorno in cui una sua ragazza scompare: si tratta di Claire, ovvero Sabrina Perin, che in un giorno di pioggia non si presenta al motel (dove era attesa) per sparire nel nulla.

E' uno dei problemi che Toni teme di più: per affrancarsi dalla sua protezione, le ragazze sanno che devono dargli 200mila euro. Ma Claire è sparita lasciando a casa i suoi vestiti e i suoi risparmi.

Non è scappata via: come raccontano le immagini delle telecamere fuori dal motel, qualcuno ha richiamato la sua attenzione mentre stava entrando.

Un rapimento? E da parte di chi?

Le indagini sulla scomparsa vengono affidate ad un commissario capo donna, che si chiama Ardizzone e che punta subito il dito contro Toni. Perché se non sei stato tu, che sei già pregiudicato, chi altri potrebbe essere stato?

Ma il macrò deve fare i conti anche con l'attenzione della stampa, coi giornali locali che si gettano a pesce dentro una storia del genere

Una bella ragazza dalla doppia vita scomparsa in circostanze misteriose era l'argomento gusto per riempire le pagine della cronaca cittadina. L'ultimo episodio di cronaca nera degno di nota risaliva a un paio di anni prima: una donna sparita nel nulla anche in quel caos, ma i colpevoli, rei confessi, erano stati condannati e arrestati. Una brutta storia di usura e relazioni torbide.

Ma Toni ha un altro nemico da cui guardarsi: qualche altro nemico aveva messo gli occhi sulla sua, nemmeno troppo discreta, attività, la criminalità dell'est, che vorrebbe tanto fare il salto di qualità mettendo le mani sulla sua maison.

Per non essere accusato e condannato per omicidio, prima sulla stampa, poi dalla giustizia (perché nella provincia italiana questa è la trafila), Toni dovrà scendere a compromessi con questi criminali, cambiare identità, cercando anche di cambiare vita. E anche mestiere, perché oramai quello che aveva è bruciato.

Ma per farlo dovrà cercare la verità sulla scomparsa di Claire: ma non per fare giustizia, non per un barlume di umanità, perché è entrato in un gioco pericoloso, dove si rischia la pelle. Preso in mezzo tra una giustizia che si accontenta anche del colpevole facile, perché un pregiudicato è sempre colpevole, e una criminalità spietata, senza regole da rispettare.

Arriverà alla fine, anche per Toni, il momento di pagare il suo conto. Ma non come si sarebbe aspettato.

In questo nuovo romanzo, Massimo Carlotto fa un affresco della provincia italiana con le sue pubbliche virtù e i suoi vizi privati i quali, quando diventano pubblici, scatenano la ferocia delle persone

.. gente che non risparmiava niente a nessuno. Erano negozianti, impiegati, pensionati con la fedina pulita – quello era il mondo reale, esattamente lo stesso che lo aveva stipendiato in quei tanti anni, e che accettava il suo ruolo nella società. Tutto il resto era fuffa.

Un punto di vista che parte dal racconto della prostituzione, dal punto di vista di chi offre il servizio (le ragazze che incarnano una precisa fantasia), cioè i macrò, i protettori, i magnaccia. Persone che hanno un ruolo in questa provincia, accettato da tutti, ma che in pubblico suscitano la repulsione della brava gente.

E c'è poi il punto di vista di chi lo va a cercare questo servizio, questa merce: i “paroni”, le persone disposte a spendere una certa cifra per vivere il suo sogno, perché basta pagare, è la potenza del denaro che risolve tutti i problemi.

E poi il punto di vista di quelle donne, non tutte come la “bocca di Rosa” di De Andrè. Perché non sono donne libere, che offrono veramente un servizio senza essere schiave.

In questo racconto ha un forte peso la componente psicologica dei personaggi: le capacità di manipolazione del macrò, un personaggio con un suo fascino che usa nei locali, i luoghi dove costruisce la sua rete di relazioni coi clienti e dove va a caccia delle donne, cercandone le loro fragilità, vendendo loro l'illusione di una libertà.

Non è un giallo con buoni e cattivi, gli uni contro gli altri, lo spiega lo stesso autore nella presentazione del libro: Toni è una cattiva persona, consapevole di esserlo, consapevole di aver usato violenza contro le prostitute che si ribellavano (prima di aprire la sua maison), perché quello era l'unico modo per gestire i problemi. Un uomo abituato a sfruttare il prossimo che, ad un certo punto, si trova nel ruolo di vittima, dovendo mettere in discussione tutta la sua vita. E noi seguiremo la sua storia come se stessimo assistendo, in diretta, ad un fatto di cronaca:

Ho aspettato l'occasione per poter raccontare in modo iperrealistico quel tipo di mondo, perché secondo me è un mondo molto poco conosciuto, poco noto anche dal punto di vista del romanzo. Quindi quando mi è capitata l'occasione, ho cominciato ad approfondire .. prima è arrivato il personaggio, poi è arrivato il romanzo.”

La scheda del libro sul sito dell'editore Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

25 gennaio 2022

Report – il cuore segreto dello Stato e l'aroma nelle sigarette

Gli aromi nel sigarette

Nelle sigarette si aggiungono degli aromi naturali che, per il loro sapore, possono portare alla dipendenza dei consumatori che rischiano maggiormente di contrarre le malattie generate dal fumo: la legge italiana è ambigua sui limiti degli aromi, vaniglia, mentolo, cacao, l'aroma non deve essere “caratterizzante”.

La battaglia per disincentivare il fumo, per diminuire le morti per tumore e anche i costi per il sistema sanitario, passa per la parola caratterizzante. E nel frattempo sul mercato proliferano gli accessori per le sigarette per tutti i gusti: filtri al mentolo, cartine al mentolo, palline che si inseriscono dentro il filtro della sigaretta.. Basta stare ai margini della legge, vendere separatamente sigarette e filtri col mentolo da inserire nel foro.

Chi controlla queste sigarette? Dovrebbe farlo l'agenzia delle dogane, che è consapevole che si sta aggirando la legge, hanno bloccato le sigarette con gli aromi troppo “caratterizzante”, facendo delle analisi sensoriali, che si basano su delle linee guida non ancora normate.

E le multinazionali? Minimizzano, negano, smentiscono. Il mentolo è presente ma non nelle concentrazioni rilevate dai giornalisti, come Report. E l'Europa non ha il coraggio di smentirle o bloccarne i profitti.

La strage di Bologna – il venerabile ricatto di Paolo Mondani

Mentre si elegge il capo dello Stato, Report col servizio sulla strage di Bologna, è entrata dentro uno dei più brutti segreti dello Stato con un'intervista al generale del Sismi Pasquale Notarnicola pochi giorni prima di morire.

Si parla della bomba alla stazione di Bologna, della manovalanza nera, dei finanziamento di Licio Gelli che avrebbe pagato 5ml di dollari per organizzare la strage: questa è l'ultima clamorosa novità sulla strage emersa due anni fa, da cui parte l'inchiesta di Report che lega assieme Bologna con l'omicidio di Piersanti Mattarella, stessi mandanti, stessi assassini.

Sono omicidi politici, quelli di Mattarella e di altri politici sull'isola, voluti da pezzi dalla DC, su cui la mafia ha dato il beneplacito. Omicidi compiuti dai neofascisti, i NAR, usati inconsapevolmente per compiere stragi e delitti eccellenti.

Dopo cinque processi, la verità su Bologna (e altre stragi) è ad un passo dalla verità, anche grazie alla digitalizzazione degli atti: si sono individuati 4 mandanti, la P2 di Gelli con Ortolani, il direttore del Borghese Tedeschi e il direttore dell'ufficio Affari Riservati Federico Umberto d'Amato.

Non pagheranno mai perché sono già morti, mentre i responsabili sono stati già condannati, Mambro, Fioravanti, Ciavardini e, solo in primo grado, di Cavallini.

Da un filmato, girato nei minuti attorno alla strage, emerge un volto: è quello del neofascista Paolo Bellini, killer della ndrangheta, collaboratore dei servizi, già indagato e poi prosciolto per la strage.

La strage di Bologna, 41 anni fa, è come un labirinto, racconta nel servizio Paolo Mondani: arrivati al centro del mistero, nel punto più oscuro del nostro passato, inizia il ritorno alla luce.

Al processo in corte d'Assise, la signora Bonini riconosce nel video girato da un turista svizzero nei minuti attorno alla strage, il marito, Paolo Bellini.

L'alibi di Bellini era basato sulle dichiarazioni proprio della moglie e ha tenuto botta per anni: il video, girato in super 8, è stato trovato dall'avvocato di parte civile delle vittime della strage nell'archivio di Stato.

Analizzandolo, i consulenti si sono imbattuti in un volto compatibile con quello di Bellini e secondo la procura generale è lui il quinto uomo della strage: in carcere nel 1981 conobbe in carcere Nino Gioè, attentatore della strage di Capaci, anni dopo imbastisce per lo stato (i carabinieri del Ros di Mori) la trattativa con i corleonesi.

Oggi si difende dicendo che, anziché 500ml, avrebbe chiesto miliardi, per quella strage.

Mio padre in una parola? Il diavolo .. così parla il figlio, riferendosi al padre, perché con Bellini non c'è da scherzare.

Bellini era veramente infiltrato nella mafia, per conto del Ros, per cercare di catturare qualche mafioso, oppure il suo compito era inoculare nei mafiosi quella strategia a suon di bombe contro le opere d'arte, le bombe a Roma e a Firenze del 1993?

Nino Gioè, dopo la cattura, si uccide in carcere (morte su cui Loris D'Ambrosio, ex giudice dell'alto commissariato antimafia aveva dei dubbi).

Il delitto Mattarella

Il servizio di Mondani si sposta in Sicilia, località Trefontane, pochi giorni prima della strage: Mambro e Fioravanti erano in vacanza dall'amico Ciccio Mangiameli (di Terza Posizione), che poi uccisero nel timore che quest'ultimo volesse denunciarli, perché voleva dissociarsi dai Nar.

L'ipotesi è che Fioravanti si fosse vantato, con Mangiameli, di aver ucciso Piersanti Mattarella e dunque, con la sua scelta di dissociarsi, poteva diventare un pericolo.

Sui legami tra i NAR e l'omicidio Mattarella lavorò Falcone che nel 1989 interrogò l'estremista di destra Alberto Volo: a Falcone aveva raccontato che l'omicidio di Mattarella era stato fatto da Fioravanti su volontà di Gelli che voleva bloccare l'apertura a sinistra della DC.

Falcone era assillato da Gladio, dai contatti tra mafia e massoneria, dai mandanti esterni alla mafia dei delitti politici: secondo l'ex giudice Scarpinato, è stato questa ossessione ad averlo consumato.

Volo, prima di morire, parla anche della strage di Capaci, del dubbio che aveva Borsellino secondo cui non era stata la mafia a premere il bottone.

Falcone, sentito dall'antimafia nel 1990, aveva risposto alle domande dei parlamentari che chiedevano conto degli omicidi politici: Falcone era convinto della pista nera sull'omicidio Mattarella e che secondo lui era stato eseguito da Valerio Fioravanti (riconosciuto anche dalla moglie dell'ex presidente).

Ai magistrati, Alberto Volo parlò anche di una struttura segreta (che assomigliava molto a Gladio), di aver incontrato, dopo la strage di Falcone, anche Borsellino e quest'ultimo aveva capito che dietro quella strage non c'era solo la mafia: forse è questo il motivo per cui era così importante mettere le mani sulla sua agenda rossa, dove forse aveva appuntato i suoi dubbi.

Ciavardini e Valerio Fioravanti sono stati assolti dall'accusa di essere gli assassini di Mattarella: a processo, la moglie del politico siciliano, fa il suo nome, era lui l'assassino. Anche il fratello Cristiano, collaborando con la giustizia, aveva accusato Valerio, ma poi, per le pressioni ricevute, decide di non fare più il nome del fratello.

Con la condanna di Cavallini (in primo grado) il nome di Fioravanti come assassino di Piersanti Mattarella ritorna: ma perché la mafia si sarebbe servita di due neofascisti?

I rapporti tra mafia ed estremismo risale dai tempi del golpe Borghese, dall'evasione del neofascista Concutelli, che aveva ucciso il giudice Occorsio, che a Roma aveva iniziato ad indagare sull'estrema destra.

Concutelli era massone, della loggia Camea, come massone era anche Stefano Bontade: quest'ultimo faceva parte di una loggia segretissima, articolazione della loggia p2 di Gelli.

I corleonesi, che non erano d'accordo con la sua decisione di creare una super loggia, decidono di ucciderlo, ma alla fine anche loro entrano in una loggia massonica.

Roberto Scarpinato racconta a Paolo Mondani dello scontro all'interno della DC che, all'indomani del congresso del 1980, dove si stava per eleggere Piersanti Mattarella ai vertici del partito: Mattarella poteva portare avanti la linea politica di apertura a sinistra della DC, secondo la strada voluta da Aldo Moro.

Delitto politico, dunque quello di Mattarella: la mafia diede solo l'assenso, commenta un ex dirigente della DC siciliana.

La verità sul delitto Mattarella può aiutare a trovare quella sulla strage di Bologna: i magistrati hanno rivisto le motivazioni del proscioglimento di Fioravanti sul delitto Mattarella.

Il finanziamento di Gelli

Dopo 40 anni emerge un pizzino trovato dentro il portafoglio di Gelli: erano appunti di movimenti bancari, nel frontespizio c'era scritto Bologna e una intestazione di un conto UBS in Svizzera. Soldi che da Gelli arrivano ai mandanti e agli esecutori della strage: 5ml di dollari in totale (pagati fino al 1981, anno in cui vengono scoperte le liste della P2), di cui 850mila dollari verso Umberto D'Amato, direttore dell'ufficio Affari Riservati e 250mila dollari al senatore Tedeschi.

Soldi da Gelli, provenienti dall'Ambrosiano, arrivano anche alla Odal 1, società facente capo ad Avanguardia Nazionale.

C'è una sequenza di eventi, che mette assieme i NAR e Avanguardia Nazionale:

27 novembre 1979 Carminati e Dimitri rapinano la Chase Manhattan Bank a Roma

14 dicembre 1979 il giudice Mario Amato fa sequestrare un deposito di armi e esplosivi che fa riferimento ai Nar e a Carminati e Dimitri. Nello stesso palazzo ha sede il giornale di Tilgher.

23 giugno 80 omicidio di Amato, da parte dei Nar Ciavardini e Fioravanti.

2 agosto 80 la strage di Bologna.

Mondani ha intervistato Adriano Tilgher che, di fronte alla ricostruzione di Report sui legami dei neofascisti con la strage, parla di ricostruzione faziosa, la sua formazione era stata sciolta in quegli anni.

Ma è Vincenzo Vinciguerra che risponde a Tilgher: Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale nonostante lo scioglimento hanno continuato a lavorare alle loro strategie eversive.

“Ordine nuovo, Avanguardia nazionale, Europa e civiltà hanno marciato divisi ma colpito uniti” racconta oggi Vincenzo Vinciguerra, uno dei pochi pentiti di Ordine Nuovo, “questi non hanno deciso la strage di Bologna, l'hanno eseguita e basta ..”

E' sempre Vinciguerra a parlare: se c'era qualcuno a Bologna presente (oltre ai NAR), poteva essere Massimiliano Fachini, neofascista e vicino ai servizi, indagato anche lui per la strage e poi assolto, come assolto è stato anche Paolo Signorelli.

Erano quelli che li guidavano – dice oggi Vinciguerra di Signorelli e Fachini: Mambro e Fioravanti erano solo manovalanza.

Come mai quel documento, trovato dentro il portafoglio di Gelli, è rimasto nascosto per anni?

Perché Gelli ricattava pezzi dello stato: il legale di Gelli, in un documento portato poi a Parisi capo della polizia, dice che se gli inquirenti continuano ad attribuire a Gelli le stragi, poi questo tirerà fuori gli artigli.

Si ritorna a parlare di servizi deviati, di strategia della tensione: vicini ai servizi era Bellini, come lo erano Signorelli e Fachini, entrambi di Ordine Nuovo.

Bellini aveva appoggi da parte di esponenti dell'Msi, forse era un infiltrato dei servizi, come lo erano tanti altri esponenti dell'estrema destra. Come esistevano anche rapporti tra Fioravanti e Gelli, altro che rivoluzionari contro lo stato.

Di quanti segreti era custode Gelli da poter ricattare lo Stato italiano? Parte dei suoi fascicoli se li era portati a Montevideo, alcuni dei quali se li erano presi i servizi americani, anche loro interessati ai suoi misteri.

Misteri come la strage di Bologna, come la strage dell'Italicus, come la bomba sul treno di Natale del 1984.

Stragi organizzate da una struttura di estrema destra, gestita dal comando FTASE della NATO a Verona: queste sono le parole dell'ufficiale dei carabinieri Massimo Giraudo al processo di Bologna.

Le bombe le hanno messe i fascisti, ma i burattini erano la P2, Federico Umberto D'Amato, Rauti fino ad arrivare Guerin Serac, a capo dell'agenzia Aginter Press, voce della strategia eversiva atlantista, ferocemente anticomunista.

Tornano nomi della strategia della tensione: Carlo Maria Maggi, che eseguiva gli ordini di Rauti, Marcello Soffiati, Stefano delle Chiaie. Tutti in contatto con la CIA, con personaggi come Jesus Angleton, plenipotenziario della CIA in Italia nel dopoguerra.

E poi Federico Umberto D'Amato, capo dell'ufficio affari riservati, fondatore del club di Berna, amico di Angleton, piduista, amico di Mario Tedeschi, direttore del Borghese.

L'ufficio bombe, era definito così da Avanguardia Nazionale, l'ufficio di D'Amato.

Era uno che non si lasciava usare, anzi, usava...” racconta oggi il figlio.

Nel suo piano di rinascita nazionale, contenuto i una borsa e sequestrato dai finanzieri a Fiumicino, si parla dell'occupazione da parte dei piduisti dei gangli dello Stato, ma tra le carte sequestrate anche la direttiva Westmoreland: era un modo di Gelli di far arrivare allo stato il messaggio, guardate che io so, posso parlare.

Strani legami emergono anche dal delitto Moro: in via Gradoli, nel covo delle BR, si trovavano appartamenti di proprietà dei servizi e anche uno affittato ai NAR, da un immobiliarista che si chiama Domenico Catracchia. Immobiliarista vicino al capo della polizia Vincenzo Parisi, negli anni in cui si parlava di servizi deviati ma che in realtà seguivano altre direttive.

Il racconto del generale Notarnicola

In questi servizi lavorava il generale Notarnicola, nel Sismi dal 1978 al 1983: a Mondani ha raccontato dei quattro depistaggi della strage di Bologna ad opera del suo superiore Santvito, direttore del servizio. Il primo è stato quello a pochi minuti dalla bomba, quando il direttore parlava già di una caldaia esplosa.

Secondo depistaggio è stato bloccare un neofascista, Narni, che voleva deporre dai magistrati riportando la voce secondo cui la bomba era stata messa dai romani.

Terzo depistaggio un libro sulla bomba e infine il quarto, con l'esplosivo fatto ritrovare sul treno Taranto Milano.

Belmonte, Santovito del Sismi furono condannati assieme a Gelli per depistaggio: l'obiettivo era portare l'opinione pubblica lontana dall'idea che la strage fosse stata fatta da neofascisti italiani. La Gladio illegittima, che si nascondeva dietro la Gladio legittima, nata in funzione anticomunista.

Sono le ultime parole del generale Notarnicola, testimone dei depistaggi del Sismi: chi ha fatto questi depistaggi è anche il mandante della strage, altrimenti perché organizzarli?

Il giudice Leonardo Grassi racconta che tutte le forze che avevano combattuto il comunismo in modo non ortodosso, dopo la caduta del muro di Berlino, non potevano non essere salvati.

Perché quella strage? C'era da distrarre il paese dall'abbattimento dell'aereo Itavia sul Tirreno, Ustica. C'era Gelli che doveva salvarsi dai magistrati che stavano indagando sul crac dell'Ambrosiano. C'era da bloccare per sempre l'apertura a sinistra della DC.

Ma dopo quarant’anni, possiamo dire che arrivare alla verità sulla strage darà giustizia alle vittime? A che serve la verità dopo 40 anni, chi sono i vincitori e chi sono i vinti?

24 gennaio 2022

Anteprima inchieste di Report – la strage di Bologna, l'ombra del dragone, l'aroma delle sigarette

Nella settimana dell'elezione del presidente della Repubblica, Report si occuperà della strage di Bologna, il più grave atto criminale della storia repubblicana, degli imprenditori cinesi dietro le radio made in China, degli aromi nelle sigarette.

Presentando la puntata, il conduttore Ranucci ha anticipato anche un servizio sulle ambulanze che gestiscono il servizio per i deputati.

Al centro del labirinto

L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro, mal pagato e anche insicuro. Ma è anche la repubblica dei misteri, misteri italiani, storie di stragi, di delitti eccellenti, rimaste spesso insolute oppure, laddove sono stati individuati i responsabili (come a Milano e a Brescia per le bombe della banca dell'Agricoltura e a Piazza della Loggia) ancora si devono individuare i mandati. Mandanti che portano al cuore segreto dello stato: come a Bologna, dove sin da subito lo scoppio della bomba sono cominciati i depistaggi per portare gli inquirenti verso altre piste, quella palestinese, quella tedesca..

Ma i magistrati, almeno una parte di loro, non si è fermata, ha continuato ad andare avanti andando a scoperchiare, come dice l'anteprima del servizio, un vaso di Pandora.

La manovalanza nera, dei NAR dei fratelli Fioravanti, l'organizzazione della loggia P2 (che all'epoca controllava servizi, banche, diversi giornali, aveva tra i suoi esponenti ministri, imprenditori come il giovane costruttore Silvio Berlusconi). La protezione dei servizi segreti, organizzatori del depistaggio, poi scoperto, delle armi fatte trovare sul treno Milano – Taranto.

Gli stessi neofascisti che poi furono usati dalla mafia per compiere altri omicidi: era un'ipotesi investigativa di Giovanni Falcone, secondo cui l'omicidio del presidente della regione Sicilia Mattarella (fratello dell'attuale presidente della Repubblica) fu eseguito da Valerio Fioravanti (da questa accusa fu poi assolto in via definitiva).

Di tutto questo parlerà, intervistato da Paolo Mondani, l'ex giudice Roberto Scarpinato: il sistema criminale in cui si era imbattuto Falcone che era stato protagonista anche della strategia della tensione negli anni settanta.

Esiste un filmato girato negli istanti successivi all'esplosione della bomba che ritrae, tra i tanti, anche il volto di una persona che è stata identificata in Paolo Bellini. E qui la bomba di Bologna si lega alle bombe della mafia della stagione 1992 – 1993 (la strategia della tensione che porterà alla trattativa, al ricatto allo stato..), una pagina nera della nostra storia che vede, tra i coprotagonisti, lo stesso Bellini, esponente di Avanguardia Nazionale, formazione di estrema destra, coinvolta in diversi episodi della strategia della tensione.

Il filmato (girato da un turista svizzero) è stato mostrato, in Corte d'Assise, alla moglie di Bellini, che lo ha riconosciuto: il filmato era stato recuperato nell'Archivio di Stato a Bologna dall'avvocato delle vittime della strage Andrea Speranzoni, che è anche parte civile al processo.


Bellini è stato killer della ndrangheta, esperto d'arte, per anni sfruttando protezioni istituzionali mantenne la finta identità di Roberto Da Silva. In carcere nel 1981 conobbe Nino Gioè, uno degli autori della strage di Capaci. Dopo quella strage, con la copertura dei carabinieri del ROS, imbastì con cosa nostra una strana trattativa, utilizzando obiettivi artistici come strumento di ricatto contro lo Stato che, dopo le morti dei giudici Falcone e Borsellino era stato costretto ad applicare le misure restrittive del decreto Falcone ferme in Parlamento.

“Se io avessi fatto, o avessi avuto parte e arte nella strage di Bologna avrei chiesto miliardi, non 500 milioni” risponde oggi Bellini, a processo oggi a Bologna, considerato il quinto uomo della strage, in concorso con Fioravanti, Mambro, Ciavardini e Cavallini (al momento è il suo processo è fermo alla condanna in primo grado). Si riferisce ai quei 500 milioni che dal banco Ambrosiano sarebbero finiti nelle disponibilità dei Nar, come era riportato da un appunto ritrovato a Licio Gelli.

I NAR sono stati usati dalla mafia e da un pezzo del mondo politico per compiere questi delitti eccellenti? “Ordine nuovo, Avanguardia nazionale, Europa e civiltà hanno marciato divisi ma colpito uniti” racconta oggi Vincenzo Vinciguerra, uno dei pochi pentiti di Ordine Nuovo, “questi non hanno deciso la strage di Bologna, l'hanno eseguita e basta ..”

Su ordine di chi? Di Gelli? Di quei pezzi dello stato che hanno protetto l'estremismo di destra, come D'Amato, uomo del Viminale? Oppure anche sopra di loro esiste un livello superiore?

Se la strage di Bologna, il più grave evento criminale, così lo aveva definito Pertini, è un grande labirinto, cosa troveremo al suo centro?

La città di Bologna non dimentica, è stato lo spirito combattivo dei bolognesi, dei familiari delle vittime, a curare le ferite della strage, come nella tecnica del Kintsugi, dove si riparano gli oggetti in ceramica con l'oro, creando oggetti dal valore ancora maggiore.

La scheda del servizio: UFFICIO BOMBE di Paolo Mondani con la collaborazione Roberto Persia

Il 24 gennaio iniziano le votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica: il supremo garante della Costituzione. Quel giorno andrà in onda una puntata di Report sul nostro passato più oscuro per ricordare chi siamo stati. E quanta verità manca per realizzare un articolo della Costituzione, dove la verità è definita il diritto fondamentale di una società democratica.

A Bologna si sta concludendo il processo sui mandanti della strage. Quarant’anni fa. 2 agosto 1980. 85 morti e 200 feriti. Il processo ancora in corso ricerca l'identità del criminale che ha realizzato la più grande strage della storia repubblicana. Già condannati con sentenza definitiva come esecutori i terroristi neri Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, e Gilberto Cavallini in primo grado. Oggi alla sbarra, imputato per concorso nella strage con l’accusa di aver procurato l’esplosivo, è l’estremista di destra e killer di ‘ndrangheta Paolo Bellini. Ma la Procura Generale ha individuato quattro nomi, quattro presunti mandanti e finanziatori della strage: al vertice sarebbe stato il capo della loggia P2 Licio Gelli, che attraverso il suo banchiere di fiducia Umberto Ortolani avrebbe veicolato finanziamenti agli esecutori materiali e a una rete incaricata del depistaggio delle indagini, che faceva capo all’ex direttore del «Borghese» Mario Tedeschi, e a Federico Umberto D’Amato, capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale.

Report ha intervistato testimoni storici, esponenti dell’eversione nera, collaboratori di giustizia, dirigenti dei servizi segreti dell’epoca, magistrati.

Il punto di partenza è la morte di Piersanti Mattarella, l’esponente democristiano siciliano legatissimo ad Aldo Moro che verrà ucciso il 6 gennaio del 1980. Giovanni Falcone indagò sulla morte di Mattarella, e oggi Report è in grado di rivelare particolari importanti su quelle indagini e sull’esistenza di un verbale fino a oggi sconosciuto che riguarda Paolo Borsellino. Il generale Pasquale Notarnicola, capo dell’antiterrorismo del Sismi nel 1980, ha voluto rilasciare all’inviato Paolo Mondani una importante intervista pochi giorni prima di morire. Ha raccontato dall’interno i depistaggi effettuati da uomini del Sismi per allontanare la verità sui responsabili della strage di Bologna, descrivendo i mandanti e da chi ricevevano gli ordini da fuori Italia.

Le radio cinesi

Chi sono i finanziatori, gli imprenditori dietro il network di radio cinesi che oggi si stanno espandendo in Europa? Se lo chiede il servizio di Giulio Valesini.

Uno di questi si chiama Alexandros Rigas, cittadino cipriota e amministratore delegato della IRM, Italian international radio and media, la società che controlla la società Radio FM, che casualmente prende il posto di un imprenditore cinese nato nella stessa data e nello stesso posto, Lai Liang.

La radio lavora in concessione in Italia, accede ai fondi per l'editoria, farsi qualche domanda è il minimo, non è il solito pregiudizio verso la Cina.

Ma il procuratore legale di Radio China FM ha preferito non rispondere a queste domande, ritenute “scomode”: “non puoi chiedere a me, io non lo so”, ammette un certo punto il procuratore.

Vive a Cipro l'editore di Radio China, un'isola che attrae molti imprenditori per la tassazione favorevole e perché da la possibilità di ottenere un passaporto europeo, se investi nell'isola. Si parla di oligarchi russi e cinesi che vogliono trovare una base di accesso per l'Europa - spiega il giornalista Makarios Drousiotis a Report - non si tratta di veri imprenditori, ovvero persone che investono per creare posti di lavoro, comprano solo il passaporto per investire, spesso in immobili sovrastimati, anche con soldi sporchi. 

La scheda del servizio: RADIO PECHINO di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione Evanthia Georganopolou ed Eleonora Zocca

Da alcuni anni un network di radio in lingua cinese si sta lentamente espandendo in Europa. All’apparenza si tratta di iniziative private, finanziate da imprenditori asiatici. Ma scavando sotto la superficie si scoprono complessi schemi proprietari con società offshore o persino totalmente anonime. E soldi che vengono da gruppi con l’appoggio della diplomazia di Pechino. Report rivelerà scenari inquietanti, in cui il soft power del dragone non esita a sfruttare le debolezze dell’Ue per conseguire i propri obiettivi.

Gli aromi aggiunti nel tabacco

Un'inchiesta sugli aromi aggiunti al tabacco, che vengono controllati dall'agenzia delle dogane tramite degli esami olfattivi che cercano di capire se in quella miscela di tabacco sono preminenti altri profumi (mentolo, cacao, vaniglia). La parola chiave, nella legislazione UE è “caratterizzante”, peccato che nella legge italiana non siano stati stabiliti dei limiti prestabiliti.

La scheda del servizio: TUTTO FUMO di Antonella Cignarale

Gli aromi aggiunti nei prodotti di tabacco possono aumentarne l’attrattività, se la nicotina è irritante per la bocca e l’odore, questi aromi, invece, rischiano di creare una illusione di piacere e non di fastidio, favorendo l’iniziazione al tabagismo soprattutto dei giovani. L’Unione Europea ha cercato di porre un rimedio vietando l’uso di additivi nelle sigarette e nel tabacco da arrotolare, ma solo se assumono quella concentrazione tale che li rende aromi caratterizzanti. Per valutare però, se un aroma è caratterizzante non c’è una quantità prestabilita, una soglia oggettiva. Mentre le società del tabacco e le istituzioni preposte al controllo cercano una quadra per stabilire se le sigarette con il mentolo oggi in commercio abbiano o meno un aroma caratterizzante, le scappatoie per il fumo aromatizzato sono offerte in tutti i prodotti accessori non regolamentati dalla direttiva europea. Un’inchiesta in collaborazione con il consorzio di giornalisti d'inchiesta OCCRP e i suoi media partner.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

23 gennaio 2022

La trasmissione dei beni da genitori a figli

 

Questa mattina ad Omnibus, la trasmissione su LA7, parlava dell'elezione del presidente della Repubblica: è stato rimandato in onda il discorso di fine anno in cui parlava delle prerogative presidenziali che vanno mantenute intatte e consegnate al successore.

Un discorso analogo va fatto anche per la nostra terra: le piante, i mari, gli oceani, l'aria, non sono beni di nostra proprietà, sono risorse che abbiamo ricevuto da quelli che abitavano questa terra prima di noi e che dovremo consegnare intatte a chi ci seguirà.

Una trasmissione da genitori a figli che riguarda questo pianeta (non ne abbiamo altri) come anche il nostro patrimonio culturale, i beni artistici.

Ieri sera a La fabbrica del mondo, nella terza e ultima puntata di questo format ideato da Marco Paolini (in studio con lo scienziato Telmo Pievani) si parlava proprio di questo.

Consegneremo ai figli un ambiente che abbiamo modificato noi - ci raccontava Marco Paolini, meno sicuro, meno salubre, più pericoloso: si chiama trappola evolutiva, "una situazione in cui tu cambi il mondo e non riesci a stargli dietro".

Oggi, spiegava l'economista Loretta Napoleoni, non pensiamo più al futuro: ci siamo uniti in gruppo, centinaia di migliaia di anni fa, proprio per garantire meglio la nostra sopravvivenza, nostra e dei cuccioli della specie uomo "perché si sapeva che la vita andava oltre la nostra esistenza.. oggi stiamo distruggendo la terra che è il nostro nido."

Esiste un'agenda, stilata dalle Nazioni Unite, che contiene diversi punti da applicare entro il 2030: ne avete sentito parlare in questi giorni di frenesia presidenziale?

La salute dell'aria, delle falde, dei mari e dei fiumi. La biodiversità a rischio, la pandemia presente e le altre che verranno perché stiamo disboscando le foreste?

No, non l'avete sentito nei TG e nemmeno letto sui giornali. 

Il caro bollette? Colpa della transizione ecologica, ah se avessimo le centrali nucleari, ah se iniziassimo ad estrarre maggiormente gas e petrolio italiano.

Balle. Fake news se preferite.

Reminiscenze dell'autarchia italica di mussoliniana memoria? Chissà.

Lo stato, gli stati, devono regolare questa transizione ecologica, mettendo delle regole e coordinandosi con le aziende private: questo spiegava l'economista Marianna Mazzuccato, parlando anche di mercato e degli incentivi che in Italia diamo ancora all'energia fossile, senza aver posto paletti stringenti alle aziende.

La transizione va guidata, anche tenendo conto dei movimento di protesta che, spiega l'economista, non sono necessariamente un male, possono migliorare il sistema (è grazie ai movimenti che si è arrivati alla settimana lavorativa di cinque giorni, alle otto ore).

Abbiamo una sfida davanti, una nuova corsa alla luna, che deve coinvolgere tutti, gli stati e le aziende private e che si deve porre obiettivi concreti, come la plastica che non deve più finire in mare. Come la decarbonizzazione.

Una sfida contro un nemico che esiste ed è il cambiamento climatico, una sfida da prendere sul serio perché presto non avremo più scelte.

Una sfida cheva raccontata, per questo sono importanti gli "story tellers", come Paolini.

O come Telmo Pievani, lo scienziato che in studio ci raccontava del genoma umano ("come un garage di un marito inglese che non butta via niente", secondo la definizione del nobel sudafricano Brenner). Di come l'homo sapiens e le altre specie umane siano sempre state nomadi, ben prima di noi: i nostri 4000 nonni si erano spostati dall'Africa per scoprire il mondo, l'ultima migrazione è di 60000 anni fa: "la migrazione, abbandonare la terra che non dà più risorse, è  ciò che ci ha reso umani."

Quella che abbiamo davanti - ha raccontato il linguista Noam Chomsky - è una sfida che lega assieme la crisi climatica e l'ingiustizia sociale nel mondo.

Il mondo ricco che può permettersi la terza dose del vaccino, le cure, l'acqua, le risorse per vivere bene. E un terzo mondo povero depredato dalle risorse e senza vaccini.

Usciremo dalla crisi prendendoci cura dei problemi delle persone, non lasciandole indietro.

E vinceremo la sfida, di cui parlava l'economista Mazzuccato, se la smetteremo con questo greenwashing (come i piani di Eni per abbandonare il fossile), dove si presentano piani per la riduzione della co2 e dall'altra si continua con l'esplorazione dei fondali per cercare di estrarre altro petrolio.

"E' grottesco che siano i giovani a dover prendere delle iniziative siano i giovani e non persone della mia generazione".

Forse perché gli adulti erano troppo impegnati a seguire le "scemenze" di Jeff Bezos (e le sue ambizioni spaziali): "Non c’è un pianeta B. Se distruggiamo questo pianeta e lo stiamo facendo, è la fine."

Contare a cosa serve, è come cantare, ballare, far l'amore con qualcuno e non da soli, perché si fa? Perché da gusto. Quante cose imperfette abbiamo creato solo per sentire quel gusto. E siamo così imperfetti che ne creeremo ancora.

21 gennaio 2022

Le ossa parlano, di Antonio Manzini

 


Sul finire del mese di aprile

Il tribunale penale era sporco e chiassoso, voci rimbombavano per i corridoi, sulle pareti giallognole restavano tracce di nastro adesivo che una volta sostenevano avvisi; avvocati seduti con pile di cartelle sulle gambe parlavano al cellulare, altri, capelli spettinati e sguardo allucinato, correvano come mosche da una stanza all'altra.. [..] Rocco Schiavone aveva terminato il suo dovere di testimone nel processo del popolo italiano contro il primo dirigente di polizia Mastrodomenico, accusato di traffico di stupefacenti

Un nuovo capitolo della vita del vicequestore Schiavone, che da una parte si sente sempre più solo, sempre più distante da Marina, la moglie morta in un agguato in cui era lui la vittima. Senza più quella specie di famiglia allargata che era costituita da Gabriele e Cecilia, i vicini di casa ora trasferiti a Milano. Il rapporto con Sandra, la giornalista, che stenta ad andare avanti, perché a questa storia non riesce ad abbandonarsi, senza pensieri.

Se nello scorso tante storie nel passato di Rocco trovavano una fine (la morte di Marina, chi lo spiava da Roma, chi lo stava tradendo alle spalle), questo nuovo segna un ulteriore passo in avanti: Rocco ha chiuso il capitolo di Roma, con la testimonianza al processo e con la vendita della casa, quella dove aveva vissuto con Marina. Un taglio netto con quei legami del suo passato, con una parte della sua vita:

.. via della Conciliazione, il Tevere, Ponte Vittorio Emanuele e si rese conto di non avere più nessun legame con quella città, solo una scritta sulla carta d’identità: nato a Roma. Chissà dove stirerò le zampe, si era chiesto.

E ora, che fare? Tornare ad Aosta, limitandosi a “vivere dentro” il panorama attorno, facendosi trascinare dagli eventi?

Ma il destino ha pronto per lui l'ennesima rottura al decimo livello: un medico in pensione, mentre camminava nei boschi, scopre delle ossa che affiorano dal terreno

«Nei boschi vicino Saint-Nicolas, stamattina...».

«Dov’è non me ne frega un cazzo, tanto non so dove sia. Dimmi, di che si tratta?».

«Ossa» rispose Deruta.

Sono le ossa di un cadavere, di un bambino, come si intuisce dalle dimensioni di quello che rimane del corpo. Un bambino ucciso e sepolto nel bosco. Il delitto più feroce che si possa immaginare: per la piccola vittima, per i suoi genitori che, un giorno, non hanno visto più tornare a casa il loro figlio.

Tutta la squadra di Rocco si mette in moto: Antonio, neo vice-ispettore, Deruta e D'Intino, Casella, il medico Fumagalli fino alla sostituta Michela Gambino, sempre più presa dalle sue teorie complottistiche ma capace di leggere, per i poliziotti, il messaggio che le ossa hanno lasciato.

Perché, come dice il titolo, le ossa parlano: raccontano di un bambino strangolato, con una frattura alla tibia, che in tasca aveva una spilla che per fortuna si è conservata dopo tutto questo tempo. La spilla di Capitan America e il suo scudo, un supereroe che, purtroppo, non è riuscito a proteggerlo.

Un caso freddo, un cold case, dove Rocco, i tecnici della scientifica, perfino un'archeologa, devono scavare nella terra per cavarci fuori tutte le informazioni possibili.

Ma Rocco, con l'aiuto di Carlo, il figlio della compagna di Casella, deve scavare anche nella rete, quella rete dei pedofili, i mostri alla ricerca di prede sempre più giovani, mostri che parlano secondo un loro codice, che usano nickname per nascondere le loro identità, di persone normali. Il vicino di casa, il negoziante che vedi tutti i giorni, il professionista specchiato..

Un'indagine che diventa anche l'occasione per riflettere sui bambini che Rocco avrebbe anche voluto, forse, ma che non sono venuti. Perché, come riflette cinicamente, ti costringono a dare continuamente amore.

«Però i figli, lo sai?, ti trasformano in una persona che implora l'amore. E questo non va bene, Marì, non per me».
«Hai portato il mio specchio. L'ho riconosciuto».
«Tu sei lì dentro, vero?» .
Si fa una risata.

No, in questo momento della sua vita, il vicequestore Rocco Schiavone non ha amore da dare anzi, si riscopre a star bene proprio stando lontano dal rischio di una relazione seria.

Come quella che potrebbe esserci con la giornalista Sandra Bucellato.

Non c'è spazio per l'amore nel cuore di Rocco, ci sono solo quei brevi incontri con Marina, sempre più brevi. Ma non è destino, per Schiavone, quello di rimanere solo: perché Lupa sta per partorire i suoi cuccioli, perché nonostante la distanza e il bisogno di fargli prendere la sua strada, il rapporto con Gabriele è ancora solido.

E poi ci sono gli agenti della sua squadra, quelli che talvolta pensa che arrivino da un reparto di psichiatria ma che ora ha imparato a conoscere: Italo e i suoi problemi col gioco, Antonio e la sua passione per le donne, Casella e perfino Deruta e D'Intino, quest'ultimo quasi perdonato dopo quel colpo di pistola che gli ha preso un rene. D'Intino può stargli vicino basta che stia senza colpi nella sua arma di ordinanza (e tutto questo avrà una certa importanza nel finale della storia).

E' questa ora la famiglia di Rocco, le persone che gli stanno accanto, perfino col magistrato Baldi (di cui scopriamo il nome, Maurizio), inizia ad instaurarsi un rapporto di quasi fiducia.

Rocco sapeva che nel cuore come diga per arginare quella marea aveva poco poco più di un foglio di carta velina, sempre più fragile, che si sarebbe potuto spezzare al prossimo carico di disperazione. È l'età, pensò. Invece di indurire mi mi piega in due.

Sarà un'indagine dura, per Rocco e per tutti quanti: riguardarsi ore e ore dei filmati delle telecamere, seguire gli alibi di tutte le persone che vivevano accanto a quella piccola vittima. Immergersi in negli abissi della depravazione, la parte più buia della mente umana. Fino alla lacrime liberatorie:

C'erano lupa i cuccioli da accudire. Arrivo al portone e infilò le chiavi. Poggiò già la testa sul legno gelato e lasciò andare tutte le lacrime che da ore avevano riempito le ghiandole e non vedevano l'ora di uscire. Pianse per Mirko, per Sandra, per Amalia, per Sebastiano, Marina e poi anche per sé stesso. Si asciugò gli occhi vergognoso. «Ma che c**** ti dice la testa?».

La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

18 gennaio 2022

Report - il caso Lotito, la politica di Amazon e la quotazione di Helbiz

Il senatore Lotito e altri 18 senatori sono ancora sub iudice: chi eleggerà il nuovo presidente (e quanto sarà regolare)?

Poi un servizio sulla quotazione di Helbiz in borsa, nell'anteprima Report è tornata ad occuparsi degli imprenditori che usano la piattaforma di Amazon, che problemi hanno incontrato?

Amazon venduto e reso Emanuele Bellano

Il marketplace è il luogo dove in Italia, vendono 18mila aziende: uno di loro ha testimoniato, mettendoci la faccia, della sua esperienza con lo Store, ovvero i costi nascosti dietro la presenza su Amazon: raccogliendo queste testimonianze si ha l'impressione che la multinazionale abbia trovato un modo per accedere a della liquidità senza ricorrere alle banche, usando il meccanismo dei resi o ritardando i pagamenti ai venditori, sfruttando la sua forza.

Amazon trattiene sul valore del prodotto venduto una sua percentuale, la commissione: si stimano in 100ml di euro, il totale di commissioni, per la spedizioni delle merci.

Il primo venditore ascoltato da Report ha raccontato di aver ricevuto i pagamenti in ritardo, almeno un tre volte l'anno, con slittamenti di almeno due mesi: è un modo, ruotando sui venditori, per avere liquidità senza passare per gli istituti bancari, sulle spalle dei venditori.

Anche un farmacista, che vendeva i suoi prodotti sullo store, ha avuto la stessa esperienza: dopo un mese di vendita gli hanno bloccato l'account, perché i prodotti venduti risulterebbero contraffatti.

Il farmacista ha fatto ricorso, mostrando le fatture, ma Amazon non gli ha dato risposte, prendendo tempo: passati due anni, il farmacista è tornato sul suo account e ha trovato quei 2600 euro ancora trattenuti.

A Milano un'altra storia di un altro venditore che vende prodotti per l'ufficio: mandava un certo numero di fotocopiatrici ad Amazon che però, le smarriva e le rimborsava al venditore ad un valore nettamente inferiore: ma le stampanti non erano perse, perché appiccicate a queste macchine c'era un volantino con i contatti del venditore. Quelle macchine che Amazon diceva che si erano perse erano invece state vendute da qualcun altro.

Attraverso i numeri di matricola delle fotocopiatrici, il venditore ha inoltre scoperto di essere stato danneggiato con la tecnica dei resi: macchine restituite dai clienti perché rotte, dunque dovrebbe pagare un addebito ad Amazon. Ma erano macchine non vendute attraverso Amazon, così dicono i numeri delle matricole.

Solo uno dei tre resi risulta venduto dal negozio, ma il venditore ha dovuto comunque dovuto pagare i tre resti e anche l'onere per lo smaltimento.

Tutto questo in soli dieci mesi di lavoro con Amazon.

L'azienda ha risposto alle segnalazioni di Report, con risposte molto sibilline: la merce del venditore era contraffatta oppure le fatture riportate dal farmacista non erano sufficienti (ma allora, che documentazione doveva fornire?).

E sul meccanismo di rimborso dei resi, c'è un accordo standard ..

Il senatore Lotito Luca Chianca

Silvio Berlusconi è il candidato ufficiale del centro destra per la presidenza della Repubblica: tutti i partiti stanno tessendo le loro strategie. Il senato avrà un ruolo fondamentale ma c'è un terzo incomodo, il senatore Lotito la cui nomina è sub iudice.

Lotito ha presentato ricorso alla giunta delle elezioni, dopo la sua mancata nomina nel 2018: dopo 4 anni quasi la situazione non si è ancora sbrigliata e oggi ci sono ben 18 senatori nella stessa situazione, un fatto che non ha precedenti.

Anche le votazioni per il ricorso di Lotito contro il renziano Carbone nel dicembre 2021, in Senato, non hanno portato a nulla, c'è stato un altro rinvio.

Italia Viva si è stretta attorno a Carbone e il Senato non è ancora convalidato: Lotito e Boccardi avevano presentato ricorso nel 2018, ma la giunta presieduta da Gasparri non è riuscita a risolvere il problema che avrebbe dovuto essere chiuso nei 18 mesi.

Oltre ai ritardi, è emerso un problema di schede mancanti in alcuni seggi campani: in 72 sezioni erano emerse delle anomalie e la giunta aveva affidato i controlli ad un comitato che aveva tra i membri il senatore Grasso.

Ma a seguito dei riconteggi, emergeva che le anomalie erano più vaste e che spettava un seggio in più a Leu e uno in meno a FI: il riconteggio viene così bocciato e si torna ai dati che Grasso considerava errato.

Così il Senato decide sulla rielezione in base a dei dati errati (quelli del 2018 che si sa essere sbagliati), una norma per favorire Lotito? Quest'ultimo non ci sta, nessun favoritismo, stesso punto di vista del presidente Gasparri.

Ma Lotito voterà Berlusconi? Al momento non ha ancora ricevuto la famosa telefonata da Arcore.

In Parlamento Lotito viene considerato un personaggio scomodo – commenta Ranucci: Lotito è coinvolto in tante faccende strane nel calcio, come la questione dei tamponi dei giocatori della Lazio.

Era l'ottobre del 2020, diversi giocatori erano positivi al covid: le analisi erano state fatte da Synlab, ma la Lazio fa analizzare i suoi tamponi in Campania, ad Avellino nei laboratori della famiglia Taccone. Perchè andare negli ospedali era scorretto, per togliere posto ai malati.

Il laboratorio campano da negativi i giocatori, tra cui Immobile, che scende in campo e segna.

MA a tamponi successivi, Immobile risulta positivo, mentre ad Avellino continuava ad essere negativo. Possibile?

Potrebbe essere un falso positivo, dicono i consulenti di Lotito tra cui Presciasco, ma di parere diverso il microbiologo Crisanti: Lotito è stato condannato, ma la condanna è stata diminuita a due mesi da un collegio di Garanzia dello Sport presieduto da Franco Frattini, ora promosso al vertice del consiglio di Stato.

A Lotito la legge è stata applicata perché ha messo a rischio la salute dei suoi giocatori, ma erano falsi positivi, i giocatori erano stati sottoposti ad altri tamponi ad Avellino: ma alle persone normali è permesso fare dei contro test dopo un tampone positivo? Ora la procura di Avellino ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di falso.

Lotito ha cominciato come imprenditore nel settore dei servizi, poi ha avuto una infatuazione per il calcio, compra la Lazio per soli 21 milioni ma con un debito con l’Erario di 140.

Si vanta di aver risanato il bilancio della Lazio, ma come?

Il consulente Bellavia racconta di come il risanamento non esista: è una società che perde sempre, sta in piedi perché le società di Lotito mettono soldi dentro la squadra.

Sono le società di security, di servizi, che lavorano tanto per la Lazio: da una parte le sue società drenano soldi dalla Lazio, dall'altro danno soldi per i bilanci della squadra.

Ma queste società, oltre alla Lazio, fanno utili modestissimi, pochi ricavi e molti debiti, Lotito guadagno molto di più come presidente della Lazio, con 50mila euro al mese.

Tra i gioielli del gruppo c'era anche la Salernitana, l'aveva comprata dopo il fallimento assieme all'imprenditore Mezzaroma: in dieci anni la squadra arriva in serie A, grazie anche al direttore sportivo Fabiani. Ma Lazio Marketing, società del gruppo, mette 3,5 ml dentro i bilanci della Salernitana, ci sono poi gli acquisti fatti dalla Lazio di giocatori della Salernitana, con tanto di plusvalenze (che vengono chiamate valorizzazioni).

Quando la Salernitana torna in A, Lotito deve vendere il trust per vendere la società, per non condizionare il campionato.

IL trust è stato comprato dal fondatore dell'università Pegaso, per 10ml, dall'imprenditore Iervolino: Lotito ha fatto ricorso, per questa vendita a cui è stato costretto.

Lotito voleva anche comprare le quote dell'Alitalia: la passione per gli aerei non è nascosta, tanto che nel 2020 ha comprato un aereo per la sua squadra, un po' vecchiotto, preso da una compagnia bulgara.

Si trattava di un aereo che viaggiava tra Roma e l'aeroporto di Trapani, dove arrivava vuoto dopo aver portato i calciatori: a metà 2021 la compagnia aerea della Lazio chiude e anche l'aereo smette di volare. E da Trapani ancora aspettano i crediti della compagnia bulgara.

Già nel 2008, quando Berlusconi voleva mettere in campo la cordata dei capitani coraggiosi, Lotito si era interessato ad Alitalia. Stessa storia nel 2018, quando Ferrovie dello Stato cerca soci di minoranza per una operazione industriale per prendersi Alitalia anche allora in crisi: Lotito vuole entrare in questa operazione, assieme ad un altro imprenditore che si chiama Guizzetti che era il rappresentate italiano di una compagnia colombiana.

Racconta Guizzetti che Lotito portava come garanzia la sua esperienza personale, ma la proposta non andò avanti. Così Lotito decide di proseguire lo stesso, per entrare in Alitalia assieme a Ferrovie, incontrando il commissario di Alitalia Laghi (che aveva valutato anche il valore della Salernitana), incontro smentito da Laghi.

Come garanzia per questa operazione Lotito porta una lettera a Ferrovie dello Stato, con un fido di 375 ml di euro con una lettera di garanzia del banco Santander, che è un falso clamoroso: lo dice in un'altra lettera lo stesso Santander, i firmatari del documento di Lotito non sono nostri dipendenti.

Ma Lotito aveva la liquidità per coprire quei 375ml di euro, per comprarsi il 37% delle azioni di Alitalia? Sempre secondo i calcoli dei Bellavia, sono numeri che stonano con la storia societaria del gruppo di Lotito.

Colpa di qualche collaboratore, ha risposto il presidente della Lazio, “quel documento mica l’ho preparato io”. Ma chi ha preparato questa lettera falsa?

Il mago di Helbiz di Daniele Autieri (I lupi di Wall Street)

Salvatore Palella è un imprenditore con una storia di alti e bassi che ora ha avuto successo con la Helbiz, società per lo sharing dei monopattini.

Ad agosto è entrata a Wall Street: come ha fatto ad entrare nel Nasdaq?

Si è tratta di una operazione finanziaria (un'altra società già quotata che ha fatto da veicolo per la quotazione a Wall Street), oggi Helbiz ha i chiuso i bilanci in perdita, la società italiana ha ottenuto dei prestiti garantiti dallo Stato italiano che garantisce la liquidità alla holding che ha sede nel Delaware, superiore al fatturato globale di Helbiz nel 2020.

Dietro questa operazione finanziaria, come viene fuori da una cena a Capri, ci sono nomi noti: Massimo Ponzellini e il figlio dell'ex ministro Profumo. E Giovanni Borrelli capo delle operazioni finanziarie. Uomo che risolve i problemi dell'azienda al posto del contry manager, un ex commesso che Palella ha messo sotto la sua protezione.

Come lo stesso Palella è stato messo sotto le protezioni di altri imprenditori, quando è salito a Milano, come Michele Cilla, come Lele Mora, come Stefano Ricucci.