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19 ottobre 2020

Anteprima delle inchieste di Report

Così, nel mare delle solite polemiche, siamo arrivati ad ottobre alla seconda ondata, con un nuovo picco di contagi (oltre diecimila), decine di morti ogni giorno (ma sono persone con altri problemi.. come per minimizzare) e i posti in terapia intensiva che crescono. Tutti scongiurano un nuovo lockdown, eppure bisogna agire e in fretta.

Bisognerebbe anche prendere decisioni difficili, scontentando alcune categorie in nome di un bisogno superiore: la priorità dovrebbe essere la scuola, la produzione industriale, togliendo di mezzo tutto il superfluo. Ma come fa un governo a decidere e imporre per decreto i comportamenti giusti o sbagliati?

Dovremmo interrogarci su cosa abbiamo sbagliato, cosa non è stato fatto per evitare ulteriori errori nelle prossime settimane: lo dicevamo a marzo e ad aprile. Tocca ripeterlo oggi, dove assistiamo ad uno scontro tra regioni e governo su trasporti, scuole, vaccini, tamponi..

Lunedì sera Report toccherà anche questo, con un'inchiesta sul sistema Fontana in Lombardia: da chi sono state influenzate le scelte del presidente lombardo in questi mesi? Mogli, camici, cavalli dei paesi tuoi, racconta Sigfrido Ranucci nell'anticipazione della puntata.

Il presidente Fontana e il sistema Lombardia

Da capitale morale, locomotiva del paese, regione virtuosa che dovrebbe stare in nord Europa e non nell'italietta, la Lombardia in questi mesi si è dimostrata esempio di cosa non fare per combattere il Covid.

Depotenziamento del sistema sanitario di base, mancate scorte di dispositivi, l'inutile ospedale (con fondi donati da privati) in Fiera per le terapie intensive, lo scandalo dei camici del cognato di Fontana.

Vi ricordate come si è difeso Fontana? Dicendo di aver messo lui i soldi, per ripagare il cognato della fornitura poi bloccata (quando hanno scoperto che Report stava facendo domande) con un bonifico da 250 mila euro proveniente da un suo conto schermato. Come mai? Perché non aveva quella cifra su altri conti.

“Lei non conosce niente e continua a far domande” è sbottato il presidente. Vero, ma le domande nascono dal fatto che sono risposte insufficiente, che non chiariscono.

Come han fatto i genitori di Fontana ad accumulare quella cifra, col lavoro che facevano? Più ci si addentra in questa storia, più questa assume le forme di un intrigo, perché le giustificazioni del presidente cozzano con le intercettazioni e con i fatti emersi.

Per esempio il cognato e la sorella non erano affatto felici di dover fare una donazione alla regione, suggerendo al marito di farsi restituire almeno una parte dei camici donati.

Forse per questo, per ripagare Dini dei camici, che Fontana effettua quel versamento da 250mila euro, “una decisione spontanea e volontaria .. quel gesto spontaneo è diventato così sospetto e losco” ha detto in aula.

Ma è stata la sua banca la prima a sospettare, bloccando il bonifico e segnalandolo come operazione sospetta. Quei soldi arrivavano da un conto svizzero di Fontana che porta ai Caraibi, alle Bahamas, dove la famiglia del presidente ha avuto per anni un Trust anonimo da 5ml di euro.


Per capire chi ci sia dietro la Montmellon Valley, Mottola ha chiesto aiuto a Gian Gaetano Bellavia, esperto di conti offshore, trust: “dietro c'è uno studio di avvocati di Panama, antagonista di Mossack Fonseca protagonista della vicenda dei Panama Papers, che opera per gestire strutture offshore, strutture che consentono l'anonimato bancario dentro cui ci sono un sacco di soldi”.

Sono strutture con cattiva reputazione, usate anche per riciclare denaro sporco. Attilio Fontana, che aveva una delega sul conto, sostiene che fossero i risparmi dei genitori, dentista lei e dipendente della mutua lui.

La società anonima alle Bahamas viene chiusa alla morte della madre, nel 2015: “in quell'anno – spiega Bellavia - “entra in Italia la normativa per la Voluntary Disclosure che consentiva chi aveva denaro all'estero di regolarizzarlo, pagando una cifra ridicola. Poi sarebbero entrate in vigore delle normative penali che avrebbero reso impossibile detenere del denaro proveniente da un delitto anche in Svizzera”.

Di fronte a questo, la reazione del presidente Fontana segue un canovaccio già visto: “stia attento a quello che dice”, rivolto al giornalista.

Quello dei camici non sarebbe stato il primo caso di conflitto di interesse del presidente: Giorgio Mottola ha intervistato un ex dirigente del comune di Varese (di cui Fontana è stato sindaco) che parla di un “uso disinvolto” dei beni pubblici, degli incarichi. Per esempio un cambio di destinazione d'uso per un terreno intestato alla figlia, che era diventato terreno edificabile. Si tratta di 4 mila metri quadrati in una delle zone più pregiate di Varese, ereditato dalla figlia Maria Cristina nel 2012 assieme alla villa di famiglia immersa nel verde: all'epoca il terreno era iscritto al catasto come area esclusivamente verde, ma la giunta Fontana ha cambiato il piano regolatore e il terreno della figlia è diventato edificabile.

Dai verbali del consiglio comunale non risulta che Fontana abbia mai dichiarato il conflitto di interesse – racconta il consigliere PD Andrea Civati. Grazie al cambio di destinazione il valore del terreno cresce di 10 volte: al momento del voto Fontana era presente e, dalle carte del comune, non ha dichiarato la sua posizione.

Una storia che si è poi ripetuta quando un consigliere di minoranza ha presentato un esposto per bloccare il cambio di destinazione sul terreno della figlia: anche allora Fontana contribuisce a far bocciare l'emendamento.

L'ex dirigente ha segnalato queste cose in procura in due esposti, uno a Varese e l'altro a Milano: la procura di Varese ha aperto un fascicolo a carico di Fontana per abuso d'ufficio ma le accuse sono state archiviate.

“So chi è l'autore della lettera anonima e lui sa che io lo so” ha detto il presidente nella conferenza stampa fatta dopo l'archiviazione. Un messaggio molto poco sibillino.

La figlia del presidente ha ereditato le quote dello studio legale del padre e ha iniziato a fare consulenze anche con la pubblica amministrazione, in particolare con la regione Lombardia.

Consulenze che, stando alle carte consultate da Report, si sono moltiplicate dopo la nomina del padre con l'azienda sanitaria nord di Milano.

A partire dal settembre 2018, le consulenze da una (nel 2016) diventano 5 nel 2018 e 4 nel 2019: nelle carte, alla voce “verifica assenza conflitto di interessa” c'è scritto si. “Questa è un'affermazione molto grave e molto falsa” la risposta dell'avvocata.

Report è venuta in possesso di un documento dell'ufficio affari legali dell'ASST Nord Milano che inserisce, nell'aprile scorso, l'avvocato Fontana tra i legali abilitati a dare consulenze: con quella abilitazione potrà fare consulenze anche nei casi di malasanità e nel settore fallimentare.

A nominare quel documento i massimi dirigenti dell'ASST Nord, nominati dalla giunta Fontana.

Alla domanda del perché di questa nomina, l'avvocata ha risposto “lei non ha alcuna autorità quindi io non le devo nessuna spiegazione, così posso lavorare, cosa che lei non sa cosa voglia dire”. Si chiama mestiere del giornalismo, avvocato.

Giorgio Mottola seguirà anche la storia dell'acquisto del capannone alla periferia di Milano da parte della Lombardia Film Commission: Report è andata in Brasile per incontrare Luca Sostegni, quello che la procura ritiene essere il prestanome dei commercialisti della Lega in questa operazione costata al pubblico 800mila euro.

Nelle intercettazioni dei magistrati ci sono delle telefonate tra Sostegni e Scillieri, in cui dice di aver parlato con Report (che lui stesso aveva contattato per raccontare la storia del capannone), incontro che ha turbato i sogni di Scillieri e dei commercialisti.

Ne parlano la moglie del commercialista Scillieri con Fabio Barbarossa, amministratore dell'Andromeda, la società che ha venduto il capannone: “Luca dice di sapere delle cose sul discorso della Lega, lui ha già contattato Report che sono disposti ad andare in Brasile, per fare un articolo in più sulla Lega o su Salvini, immagino ..”

Così il viaggio a Prado, in Brasile, sulle tracce di Luca Sostegni che qui aveva aperto una pizzeria.

Il servizio di Report racconterà anche del peso, dell'infiltrazione della ndrangheta in Lombardia su nomine, appalti truccati ed episodi di corruzione

La scheda della puntata: La capitale immorale, di Giorgio Mottola, in collaborazione di Norma Ferrara, Federico Marconi, Giovanni De Faveri

Dietro allo scandalo dei camici del cognato di Fontana Report ha scoperto un sistema di potere che da anni avvolgerebbe la Regione Lombardia: appalti truccati, nomine pilotate e infiltrazione della ‘ndrangheta. Con interviste e documenti esclusivi l’inchiesta fa luce su nuovi e inediti conflitti di interesse del governatore Fontana. Viene ricostruita inoltre la presunta rete di corruzione messa in piedi tra Varese e Milano da una delle eminenze grigie più potenti della Lombardia: un politico di altissimo profilo, detto il Mullah, legato a Marcello Dell’Utri e consigliere di Attilio Fontana nella formazione della giunta regionale. In questo scenario la ‘ndrangheta avrebbe trovato terreno fertile. Deciderebbe giunte comunali, nomina sindaci e non sente più alcun bisogno di nascondersi.

Il paese della pasta

Il grano del senatore Cappelli fa bene alla salute: ma deve un grano coltivato da semi in purezza, non mischiato ad altre qualità di grano come han fatto alcune marche (come Alce Nero, che si è difesa tirando in ballo la difficoltà nel reperire la semenza pura).

Il seme in purezza di questo grano è dello Stato, che attraverso il CREA lo da in concessione a una o più sementerie che poi a loro volta lo danno agli agricoltori.

Nel 2016 è stato assegnato alla Sis di Bologna che ha verificato la “leggenda” del senatore Cappelli, quella per cui questo grano farebbe meno male, toglierebbe i sintomi negativi di altre paste come gonfiori e dolori addominali.

Alla Sis hanno sperimentato la pasta su trenta pazienti che quando mangiano la pasta generica hanno problemi intestinali: presso il Policlinico a queste persone hanno somministrato 100gr di pasta fatta col grano Cappelli e tutti hanno avuto benefici.

Questa ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nutrients, dove si evidenziano i risultati sui sintomi intestinali e extra intestinali (mal di testa..). Eppure nel paese della pastasciutta, non ne abbiamo parlato. Perché mentre alla Sis facevano questo lavoro scoppiò il caso all'Antitrust: pare che nel primo anno di distribuzione ci fosse poco seme in purezza e che la Sis lo distribuisse escludendo gli iscritti a Coldiretti.

Da una di queste associazioni si parla di una mancanza di libero accesso al mercato, da cui l'indagine sulla Sis. Per colpa di questa disputa l'uso di questo seme è ancora precluso al mercato

La scheda del servizio: La pasta del Senatore di Bernardo Iovene con la collaborazione di Greta Orsi

Se mangi la pasta del senatore Cappelli i sintomi quali dolori addominali, gonfiore, etc. si abbattono. Una leggenda che diventa realtà: trenta pazienti non celiaci, ma con sintomi da celiaci, sono stati sottoposti a un esperimento al Policlinico Gemelli. Mangiando pasta di grano Senatore Cappelli i disturbi si sono ridotti notevolmente. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Nutrients, in Italia non è stata diffusa. Il committente, la Sis di Bologna, che ha avuto dallo Stato l’esclusiva della vendita del seme in purezza, è stata sanzionato dall'Autorità Garante della Concorrenza per imposizione del vincolo di filiera: imponeva agli agricoltori la consegna di tutto il grano raccolto, anche se a un buon prezzo. Un’altra multa l’ha avuta per discriminazioni e dinieghi di fornitura: avrebbe negato il seme magico ai non iscritti alla Coldiretti. La Sis parla di complotto e di prove false, a rimetterci intanto è la certificazione di una filiera che potrebbe sviluppare un grano benefico tutto italiano.

L'amore ai tempi del Covid

Qual è stato l'impatto del Covid sulla sessualità degli italiani?

Gli effetti sulla salute mentale delle persone sono un aspetto spesso trascurato e, tra questi, anche la salute sessuale. La paura del virus ha portato le persone, in Italia e non solo, a sperimentare nuove forme di incontri, in forma virtuale e non solo.

Scambio di foto col partner, l'uso di sex toys (comandati da App a distanza): durante il lockdown, lo racconta il servizio di Antonella Cignarale, sono aumentati gli acquisti dei sex toys da parte dei consumatori tra 45 e 54 anni (un bel +105%), tra questi i vibratori telecomandati a distanza (+280%).

La scheda del servizio: L'amore al tempo del Covid-19 di Antonella Cignarale in collaborazione di Marzia Amico

Ai tempi del Covid-19 il piacere di incontrarsi si può trasformare in disagio, c’è chi si spinge a un abbraccio trattenendo il respiro, il bacio è ormai un miraggio e sulla prevenzione durante i rapporti sessuali non c’è ancora una pubblicità progresso in Italia né due righe sui rischi e come provare a ridurli. Eppure la salute sessuale, da 45 anni riconosciuta dall’Oms come aspetto fondamentale per il nostro benessere psicofisico, oggi è minacciata da Covid-19 che ci pone di fronte un paradosso: la trasmissione avviene più nella prossimità tra i corpi che per via sessuale. Autoerotismo e sesso virtuale sono addirittura le vie più sicure consigliate dalle linee guida internazionali e per fare trionfare l’amore, quello vero, bisogna armarsi di maggiori precauzioni e tanta fantasia.

26 luglio 2020

Esempi di buon giornalismo


Sono due le notizie che mi hanno colpito e che è opportuno sottolineare: sono notizie che in questi giorni stanno facendo rumore mediaticamente ma che sono uscite mesi fa e che sono riferite a fatti avvenuti nel passato, anche lontano.

L'inchiesta sui finanziamenti di Gelli all'estrema destra, su cui sta indagando la Procura Generale di Bologna, come nuovo filo di indagine sulla strage di Bologna. La bomba per cui sono stati ritenuti responsabili i neofascisti dei Nar (Mambro, Fioravanti e Cavallini), su cui sono stati condannati per depistaggio Gelli e due ufficiali dei servizi (Santovito e Belmonte) e su cui ogni tanto torna a spuntare la pista internazionale (come anche per Ustica).

Esiste una traccia di soldi usciti dall'Ambrosiano di Calvi, passati per i conti di Gelli e finiti ai neofascisti nei giorni della strage e usati anche per proteggerne la latitanza a Londra.
Forse la nostra storia è veramente da riscrivere, ma non per tirare in ballo le toghe rosse come sostengono i giornali della destra, ma per ricordarci quando la nostra democrazia sia fragile e legata ad interessi che si muovono al di fuori delle regole e delle leggi.

La seconda notizia, di cui oggi parlano tutti i giornali, è l'inchiesta che tocca il presidente della Lombardia Attilio Fontana, per l'inchiesta sui camici.
Una donazione, non una vendita, no ma io non ne sapevo niente, no ma poi ho ripagato io a mio cognato, con soldi provenienti da un conto svizzero, frutto di una eredità che stava in due trust nascosti al fisco alle Bahamas, poi scudati grazie alla volontary disclosure di Renzi nel 2015.

La solita giustizia ad orologeria, violazione del segreto istruttorio, la regione non ha cacciato un euro, sono indagato per una donazione … queste le scuse puerili con cui la Lega e i suoi esponenti, cominciando da Salvini, sperano di difendersi.
Di mezzo però ci sono le morti per Covid, il personale medico che non aveva dispositivi e camici nelle settimane del picco del virus, un presidente di regione che non è trasparente, che racconta bugie.
Anche questa storia è stata raccontata per la prima volta da Report, a giugno, in una puntata che non aveva suscitato tante reazione, se non il solito annuncio di querela.

Ecco, questo è il giornalismo vero, quello che informa, che parte da un fatto per raccontare una storia per informare i lettori.
Su quella che è stata l'Italia negli anni settanta, ottanta, terreno di scontro per la guerra fredda, un paese dove la democrazia era bloccata per l'impossibilità di una alternanza politica tra destra e sinistra.
Un paese sotto forte influenza dell'alleato americano.

E sull'Italia di oggi, un paese con regioni che vantano buon governo e reclamano autonomia per gestirsi i soldi pubblici su sanità, scuola, sicurezza e che poi non sanno essere trasparenti né efficienti per tutelare la nostra salute.

09 giugno 2020

Le inchieste di Report – gli affari sul covid (mascherine, i test, la App) e un nuovo modello energetico

Ultima puntata della stagione, dove nei vari servizi si è fatto il punto sulla gestione dell'epidemia in Italia e nelle regioni.


L’ANALISI di Antonella Cignarale in collaborazione di Simona Peluso

L'anteprima della puntata è dedicata ai test sierologici: che giro fanno le provette col siero e i nostri dati?

Molti piccoli laboratori sono stato fagocitati dai grandi gruppi dietro cui hanno i fondi di investimento: la protezione dei nostri dati è affidata alla nostra firma, sull'informativa alla privacy.

La giornalista ha cercato di capire come gestisce i dati LifeBrain: i dati sono conservati sui loro server, fanno collaborazione con enti certificati, per interessi scientifici.

Altro test alla Synlab, dove non sanno come saranno usati i dati del test, al massimo sono conservati per pochi mesi. Synlab è un network strutturato per piattaforme regionali, in ciascun centro si possono fare esami complessi, perché tanto i campioni viaggiano nei centri più grandi.

In ogni caso i laboratori devono leggere le informative, non far firmare le carte e basta: il titolare della privacy sarebbe il singolo laboratorio, ma poi i dati sono noti a livello nazionale.

Così, scopriamo che dietro Synlab ci sono fondi e aziende del farmaco che, dei nostri dati, ne hanno molto bisogno. “Il vero valore dell'impresa sono i dati” ammette alla giornalista il garante della privacy.

A loro insaputa di Giorgio Mottola

Nel modello dell'emergenza in Lombardia mancavano reagenti per fare tamponi: fin dall'inizio è stato impossibile circoscrivere il coronavirus. Fontana ha chiesto la disponibilità ai privati, per i tamponi: molti laboratori si sono messi a disposizione, ma mancavano i reagenti.

Ma a Report risulta che alcune strutture private i reagenti li avevano e se li facevano pagare cari, mentre medici e infermieri non potevano fare i test.

Al San Raffaele un cittadino ha speso 180 euro per un tampone ad aprile: Giovanna Muscietti è una signora milanese che ha sporto denuncia su questo sistema, “si è passati da un diritto universale ad un privilegio per chi se lo può permettere”.

Al San Raffaele ammettono che è stata una svista e hanno rimborsato l'utente: la tamponatura dovrebbe essere un servizio pubblico, spiega lo stesso Fontana.

Altro materiale molto richiesto è stato quello dei camici: Armani si è offerto per donarli alla regione, ma Aria, l'azienda di acquisti regionali, si è mossa per reperire camici sul mercato.

Una società ne ha forniti alla regione per 500mila euro, una società del cognato del presidente Fontana, la Dama Spa: nessuna gara pubblica dietro questa fornitura pubblica.

Giorgio Mottola ne ha chiesto conto direttamente all'AD di Paul & Shark: inizialmente si parla di donazione, “chieda pure ad Aria .. sono un'azienda lombarda, devo fare il mio dovere”.

Ma nelle carte si parla di acquisto, non donazione, per un valore di 513mila euro, da Dama Spa alla regione: pagamento tramite bonifico.

Dini, successivamente, spiega che si sia trattato di un equivoco, lui non era in azienda, si tratterebbe di una fornitura “a sua insaputa”, senza gara, per affidamento diretto. Solo un automatismo burocratico, si giustifica Fontana, sulle note di pagamento: ma, in base alle carte che ha mostrato Report, si è parlato di donazione solo dopo che Report ha iniziato ad occuparsi del caso, con le prime domande che ha fatto in giro Report.

Perché questa donazione non ha avuto pubblicità, per questa operazione che sarebbe anche meritoria?

Autonomia Covid di Rosamaria Aquino in collaborazione di Alessia Marzi

Tutto in famiglia anche a Bolzano: gli scaldacollo comprati dalla provincia, che ne ha comprati 300mila, senza gara, da una azienda di un cugino dell'assessore alla sanità.

“E' la politica dei cugini” si giustifica l'assessore: ma gli scaldacollo, che non hanno convinto della loro efficacia nemmeno i medici, sono prodotti in Romania.

Anche le mascherine avevano dei problemi: non aderivano al volto, si dovevano tenere con la mano. Mascherine e camici arrivati dalla Cina, bocciati a Vienna, e poi comprati dalla provincia autonoma di Bolzano.

Nemmeno l'Inail ha certificato questi camici, ma nonostante questo la provincia ne ha ordinato un altro carico. Chi pagherà per queste partite di mascherine e camici non a norma? Il numero due della provincia non ha saputo rispondere, pagherà forse la protezione civile?

Anche a Trento hanno preso decisioni in famiglia: mentre le altre regioni decidevano di chiudere, a Trento invitavano le persone sulle piste di sci, nella prima settimana di marzo.

Nelle settimane successive la provincia di Trento la pandemia esplode, anche grazie alle persone andate sulle piste da sci. La giunta provinciale ha invitato le persone a sciare: l'assessore al turismo, tra i maggiori supporter dei turisti è anche l'albergatore preferito di Salvini, avendo un albergo noto a Pinzolo.

Un piccolo conflitto di interessi? “Questo lo dice lei” la sua risposta.

Trento ha la percentuale più alta di morti nelle RSA: c'è stata una circolare dell'azienda sanitaria che di fatto ha bloccato il ricovero in ospedale delle persone anziane ospitate.

Gli anziani sono stati tenuti nelle RSA, finché in molti non si sono aggravati e sono morti. La politica ha deciso chi curare e chi no? Reparti vuoti negli ospedali pubblici e morti nelle RSA: chi ha deciso questa politica?

Stress Test di Emanuele Bellano in collaborazione di Greta Orsi

Il  servizio di Emanuele Bellano cerca di spiegare come funzionano i test sierologici: alcuni indicatori del test possono indicare se una persona è stata contagiata e ha sviluppato gli anticorpi.

L'insieme dei test, i loro risultati, permette di comprendere l'evoluzione del virus nel territorio: i test massivi, gratuiti su un campione di cittadini, sono partiti a fine maggio. Ma 250mila campioni sono poco significativi.

A BNembro e ad Alzano Lombardo non stanno facendo i test: l'ATS sta facendo test sulla provincia bergamasca, per un totale di 10000 campioni, in totale in Lombardia sono 80mila.

La regione ha comprato i test dalla Diasorin: questa società collabora con un ospedale pubblico da marzo (il San Matteo di Pavia), questo è stato per Diasorin un vantaggio per la preparazione dei test.

Vantaggio illegittimo secondo il TAR e ha trasmesso gli atti alla Corte dei Conti: Diasorin ha incassato 2ml di euro dalla regione, per i test, conseguenza del patto con l'ospedale di Pavia. Il titolo della società è cresciuto in modo significativo proprio ad aprile, dopo la vendita dei test alla regione Lombardia.

La regione avrebbe potuto avere test gratis, dalla Technogenetics: non vendo ricevuto una risposta da Gallera, questa società li ha donati ad altre regioni. 
A Nembro volevano fare una mappatura del contagio: il progetto, presentato al papa Giovanni, è stato bloccato perché in parallelo al test fatto dalla regione Lombardia.

Il 12 maggio la regione Lombardia da il via libera ai privati per i test sierologici: a Canonica d'Adda i test sono fatti in collaborazione coi privati convenzionati (Habilita). Si paga dunque per i test, il tampone verrà rimborsato solo se positivo.

Molti laboratori privati si sono messi a fare i test, dopo la delibera regionale: ma chi viene rilevato positivo al test, deve mettersi in quarantena volontaria, in attesa del tampone. Così ci sono persone che sono rimaste a casa, nel bergamasco, aspettando il tampone.

Il giornalista di Report ha raccolto poi una testimonianza di un imprenditore che confessa che ci sono pressioni per non fare test sierologici, dalla regione stessa. In Umbria fanno i test sierologico rapidi, comprati senza gara dalla Vim Spa (che doveva essere l'unico distributore in Italia): ma la Vim non è l'unica azienda che distribuisce questi test rapidi, come la Carminati.

Eravamo in una situazione di emergenza – spiegano in regione: ma non si fatte verifiche per capire se il test fosse affidabile, se fosse stato testato in modo efficace. Questi test non erano conformi dunque, ma la regione aveva bisogno di test immunologici rapidi, che ha pure pagato caro. L'Umbria ha speso 150mila euro in più per i test della VIM: “errori dal fatto che c'era esigenza di avere dei test a breve”.

Report ha scoperto che l'intermediario da cui la regione ha comprato i test dalla Vim era politicamente vicino alla governatrice Tesei. Erano solo cene elettorali, fanno sapere dalla regione.

App .. però di Lucina Paternesi

Come funziona la App Immuni che oggi è in test in diverse regioni? Cosa avverrà a livello regionale quando arriverà ad un utente l'avviso di possibile contagio?

 L'App non funziona bene sui modelli Huawey, sui modelli vecchi più di tre quattro anno. Chi pagherà in caso di danni? Il sistema bluetooth usato dalla App è affidabile?

La giornalista è andata in Calabria, dalla startup Gipstech: qui spiegano come la distanza tra due cellulari non è misurata in modo preciso, dipende dalla rotazione del telefono, se le due persone sono di spalle, se ci sono ostacoli di mezzo..Il bluetooth non misura una distanza precisa, col risultato che si creino tanti falsi negativi.

Inoltre sui sistemi Android la App richiesta l'abilitazione della geolocalizzazione: come mai? Un favore a Google? E in caso di danni, paga pantalone.

Ti conosco mascherina di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Giusy Arena

Mascherine prodotte in Italia e vendute a cinquanta centesimi: ci sono aziende che le producono in Italia, grazie a dei finanziamenti pubblici.

Il problema è il materiale base, il meltblown, il tessuto traspirante usato per le mascherine che è prodotto, ad oggi, solo da un'azienda vicino Padova (la Ramina) la quale, durante l'emergenza, ha messo in produzione un loro prototipo.

Si parte da un polimero in polipropilene, che sembra sale, e si arriva alla produzione del meltblown: è un tessuto con delle fibre molto fini, in grado di bloccare un batterio della grandezza di un micron (per una capacità filtrante del 99% assicurano).

Essendo produttori di macchinari – spiegano al giornalista di Report – sono riusciti a vendere l'impianto ad altre aziende, in Italia e anche in Francia.

Arcuri invece ha comprato i macchinari per produrre le mascherine, non le materie prime, che saranno prodotte negli stabilimenti della Fiat e di Luxottica, con l'obiettivo di arrivare a 35ml di mascherine al giorno. Ma Arcuri avrà la materia prima sufficiente?

Con la macchina della Ramina producono 100kg di materiale al giorno, necessari per 70ml di mascherine al mese: i responsabili dell'azienda spiegano come, al momento, sia impossibile produrre materiale per arrivare alla quota fissata da Arcuri. E dunque, come faremo?

La filiera italiana non sarà indipendente, dunque, senza il meltblown: nessuno ha pensato a comprare i macchinari dalla Ramina, che sta vendendo i suoi macchinari alla Francia.

Così molte aziende stanno pensando di rinunciare alla commessa. I 35 ml di mascherine sono un obiettivo raggiungibile?

Un nuovo modello energetico di Michele Buono

La terra può fare a mano di noi, ma noi non possiamo fare a meno della terra: dobbiamo proteggerla dall'inquinamento dell'acqua, dell'aria. Dobbiamo creare modelli energetici puliti, usando la nostra inventiva. Come l'invenzione dell'ingegnere Palazzetti: una barriera biologica da mettere tra i tavoli di bar e ristoranti, per farci stare in sicurezza.

E' l'inventore di Totem e Abs, è un vecchio amico della trasmissione e dei giornalisti: Michele Buono ha portato la sua invenzione al Politecnico di Torino che ne stanno testando la funzionalità.

16 aprile 2020

Federalisti sulle spalle degli altrimenti

Il governatore Fontana e il suo assessore Gallera non ci stanno a passare per i responsabili del disastro che sta succedendo in Lombardia.
Le migliaia di morti nelle RSA, le persone che muoiono in casa senza ausilio, i contagi sempre troppo alti.
Forse ci sono stati errori, ma .. ecco, ad un certo punto arriva un ma: nel momento in cui tutti accusano il governo di non avere strategia, anche perché ogni regione fa a modo suo, la Lombardia chiede maggiore autonomia.
Dopo aver chiesto i medici e il supporto allo stato centrale.
«Serve più federalismo, altro che. Se avessimo avuto più autonomia avremmo potuto assumere 2500 operatori sanitari in più e chissà, forse qualcosa sarebbe cambiato…».
Se non fossero stati tolti i posti letto, se non ci fosse stata la raccomandazione (non da tutte le strutture rispettata) di mandare i malati di covid nelle RSA, se si fosse pensato per tempo alle mascherine ...

In questo momento di crisi, segnalo sempre da Il Dubbio, il Salvini garantista: non con immigrati o clandestini, certo.
Il garantista nei confronti dei manager nominati dalla giunta leghista:
«Possiamo almeno aspettare che l’epidemia sia finita e che i pazienti e i medici abbiano finito di morire, prima di mandare ispettori nelle case di riposo?», dice il leader della Lega, lanciando un appello, alla luce delle «perquisizioni in tutta Italia».
Certo, possiamo aspettare.
Ma non vorrei che poi si arrivasse alla fase due e poi "scurdammoce 'o passato".

05 aprile 2020

Ci si affida agli scudi (buona domenica)

Da oggi in Lombardia si può uscire di casa solo col volto coperto (anche i Burqa? Chissà..) per decisione del presidente Fontana.
Puoi fare una passeggiata solo per 200 metri, puoi uscire solo per la spesa o per andare in farmacia.
Per il resto state a casa.
Vuoi le mascherine? Arrangiati, costano pochi euro quelle semplici, che proteggono solo parzialmente dalle goccioline che arrivano da chi starnutisce o da chi ti sta parlando.
Vuoi le altre? Dai 15 ai venti euro.

La Lega le sta provando tutte, dalle mascherine all'aiuto del cuore di Maria, invocato da Salvini che chiede la riapertura delle chiese.
Ma il prete potrà dire messa senza mascherina?

Che differenza rispetto a quanto leggevo ieri nell'intervista a David Quammen: da dove arriva il virus, l'importanza della ricerca e degli investimenti nella sanità.. 
Qui siamo agli scudi: quelli religiosi, quelli fittizi (per uscire di casa basta anche una sciarpa) e a quelli penali.
Non per medici e infermieri, Salvini li voleva per i vertici delle strutture sanitarie.

Perché: beh, ci sono alcuni articoli da leggere a proposito (Gad Lerner, Michele Bocci su Repubblica).
Buona domenica.