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16 marzo 2025

Anteprima Presadiretta - Fentanyl overdose globale

Trump ha usato l'arma dei dazi contro Messico e Canada accusandoli di non fare abbastanza per fermare produzione e spaccio di fentanyl, la droga che sta causando più morti in nord America.

Presadiretta parlerà di questa droga, del lungo viaggio dal Messico agli Stati Uniti fino in Europa per un traffico che passa anche attraverso il dark web.
Si parlerà poi dei danni che sta causando in America e in Italia: dei tossicodipendenti ridotti a zombie e delle loro famiglie distrutte.

Il servizio parte dal viaggio lungo il muro tra Messico e Stati Uniti, che ferma i disperati in cerca di fortuna e di una vita migliore ma che non ferma i traffici di fentanyl. Traffici che partono dallo stato di Guerrero: per arrivare verso il confine con gli Stati Uniti si deve attraversare tutto il Messico, prendere l'aereo e volare per tremila km, arrivando alla città di Tijuana. Mentre si atterra, si vede sull'orizzonte la città di San Diego con tutta la baia. già negli Stati Uniti.

La città di Tijuana finisce proprio a ridosso del muro che divide i due paesi e che prosegue da qui per oltre mille km. migliaia di persone attraversano i varchi alla frontiera in macchina o a piedi: nonostante il muro, frontiera e controlli i narcos riscono a far passare il fentanyl dall'altra parte per rifornire il mercato degli Stati Uniti. Ma questa droga sta diventando un problema anche per chi vive da questa parte del muro - racconta il servizio - tanto che il governo messicano ha lanciato una campagna di sensibilizzazione. Le città sono piene di manifesti con messaggi contro la droga ma anche di gente tossicodipendente che vive per strada, insieme alle migliaia di migranti che a più riprese sono arrivati fino a qui con l'inteto di entrare negli Stati Uniti.

Padre Antonio lavora nella mensa Don Bosco dove si accolgono e aiutano questi migranti: è un sacerdote spagnolo venuto a Tijuana per dare una mano alla mensa che ogni giorno da da mangiare a pià di 700 persone.

Migranti che arrivano dal Messico e dalle altre regioni del centro e sud America "persone che syanno lottando per avere una vita migliore, che lottano per le loro famiglie, per i loro figli, è un loro diritto, deve essere tutelato".

I volontari di questa mensa accolgono le persone e servono loro da mangiare: un flusso continuo di uomini donne e anche bambini, intrappolati in un'esistenza che permette loro a stento di sopravvivere. Quasi tutti migranti partiti per arrivare negli Stati Uniti ma che sono rimasti bloccati qui. Vivono per strada, i più fortunati riescono a trovare un posto nei centri di accoglienza delle associazioni umanitarie, solo i salesiani qui ne hanno cinque.

Oltre al cibo qui alla mensa si fornisce anche assistenza medica al piano di sopra dove è stato allestito un laboratorio.

Il team di medici che lavora qui arriva dalle università di Tijuana e San Diego, sono tutti volontari, il dottor Luis Burgos è il loro responsabile.

A Presadiretta raccontano delle malattie che curano più frequentemente sono le infezioni sessuali, da quelle più lievi a all'HIV, problemi metabolici e anche droga. A volte anche problemi di salute mentale.

Sono persone che vivono per strada, non sono solo i migranti che arrivano qui: per resistere alle sofferenze iniziano a far uso di droghe e li vedi che sembrano cadere in letargo, "il fentanyl è tremendo.. le droghe chimiche sono il primo problema in questa città" spiega don Antonio. Qui ci sono stati diversi casi di overdose che, per fortuna, sono riusciti a trattare. La droga c'è sempre stata è cambiato solo il tipo di droga che si consuma.

Il traffico di droga e il potere dei narcos, con la loro capacità di controllare le istituzioni in Messico non sono solo un problema sanitario e sociale, ma sono anche un problema per la democrazia. Il servizio racconterà della strage di Uguala, il 26 settembre del 2016,sempre nello stato del Guerrero: alcuni studenti della scuola di Ayotzinapa furono sequestrati dalla polizia locale mentre andavano in autobus ad una manifestazione a Città del Messico. La polizia sparò su loro uccidendone 6, 43 furono rapiti per scomparire nel nulla.

I dettagli della strage sono stati raccontati a Presadiretta Ernesto Cano, uno degli studenti sopravvissuti alla strage grazie all’aiuto di una famiglia che lo ha nascosto dalla polizia.

Molti mi dicono di lasciare perdere, che probabilmente i nostri compagni sono già morti ma finché non ci dimostrano il contrario i nostri compagni sono considerati scomparsi e la scomparsa significa assenza ma anche la possibilità di trovarli..”

Dal Messico all’Italia, come hub di arrivo della droga e anche come piazza di spaccio: il viaggio dei giornalisti di Presadiretta arriva all’aeroporto di Fiumicino a Roma, uno dei più grandi hub di Europa, qui ogni anno transitano 50 ml di viaggiatori per un volume di merci di più di 200mila tonnellate.
Ci sono aerei che atterrano dal Messico: i militari della Guardia di Finanza ispezionano questi aerei con cura. Il Messico è infatti un paese attenzionato perché lì vengono prodotte le sostanze più pericolose come la cocaina, le metanfetamine, la marijuana e ormai da qualche anno il fentanyl.

Questa sostanza viene caricata dalle organizzazioni criminali in partenza utilizzando il dark web per la gestione dei rapporti coi clienti in Europa, può essere occultata assieme alla merce lecitamente trasportata oppure nascosta in luoghi che consentono un ottimo occultamento – spiega il tenente Peroni a Presadiretta – come possono essere i giubbotti di salvataggio, la cabina di pilotaggio o anche la stiva.
L’aereo e la merce scaricata viene controllata per tutta la giornata: nel servizio viene mostrata la scoperta di un pacco potenzialmente a rischio, un pacco postale di un corriere espresso in cui all’interno viene inserita della sostanza illecita. Il narcotest rileva la presenza di molecole di metanfetamine.

Mario di Tosto è direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a Fiumicino: ai giornalisti racconta di come, nell’ultimo trimestre, parcellizzata in centinaia di spedizioni illecite intercettate dalla GDF e dall’Agenzia, sono riusciti a sequestrare quasi 30 kg di sostanza stupefacente.

Il servizio di Presadiretta proseguirà raccontando alcune storie di tossicodipendenza: la droga non uccide solo chi la consuma, ma anche i familiari, come testimoniano le mamme dell’associazione SOSBallarò “Mio figlio ogni notte, va a Ballarò” racconta una di loro “mi dice accompagnami perché da solo non ce la faccio, così mi controlli, anziché prendere il crack prendo la roba che per me è meglio .. siamo arrivati a questi estremo. Io ho fatto in modo di non avere soldi perché se no se li mangia tutti. Sono andata a chiedere soldi in prestito a persone, al negoziante, io ho fatto cose allucinanti..”
I genitori di SOS Ballarò vorrebbero che i loro figli fossero dichiarati di intendere e di volere per poterli spingere alla cura, ma in Italia non è possibile spingere un maggiorenne ad un trattamento di cura, la loro maggiore preoccupazione è perciò sempre la stessa, togliere i figli dalla strada e dalle piazze di spaccio, a qualsiasi costo. Anche ricorrendo a misure estreme.
Una delle madri è arrivata a denunciare il figlio: “Ho buttato via tutto quello che ho trovato in casa: bottiglia, palline di crack, fumo... Sono andata in questura e ho detto quello che succedeva in casa negli ultimi tempi.. non c’era estorsione, non c’erano violenze.. facciamola finita cosa volete che vi dica? Io devo salvare mio figlio se ci riesco, così ho mentito. Ho mandato mio figlio in carcere per salvargli la vita”

La scheda del servizio:

Ogni anno vengono prodotte in laboratorio 100 nuove molecole, che si aggiungono alle mille già esistenti sul mercato delle droghe sintetiche. Si alza l’allarme sulla crescente diffusione di droghe sintetiche: il fentanyl, cinquanta volte più potente dell’eroina, è arrivato anche in Italia? “PresaDiretta” il programma condotto da Riccardo Iacona su Rai 3, nella puntata di domenica 16 marzo alle 20.30, si occupa di droghe sintetiche: la prima parte - “Aspettando PresaDiretta” - è dedicata soprattutto a ecstasy, ketamina, mdma, anfetamine, cannabinoidi sintetici, benzodiazepine,per capire la loro diffusione sul territorio e le vie illegali del commercio, che passano anche attraverso il dark web. E poi, un viaggio da nord a sud del Paese attraverso le principali inchieste che hanno portato alla luce ricette contraffatte, medici e farmacie compiacenti e traffico di ossicodone, per capire quanto è alto il rischio della diffusione del fentanyl nel nostro Paese. In studio con Riccardo Iacona il criminologo Vincenzo Musacchio e l’inviata di Avvenire Lucia Capuzzi.

A “PresaDiretta” poi, gli straordinari reportage realizzati in Messico e in Canada, tra laboratori illegali, traffici criminali ed effetti devastanti sui consumatori. “Fentanyl overdose globale", ricostruisce la dimensione di questo oppioide sintetico, chiamato anche la droga degli zombie per il suo effetto devastante. Prima tappa il Messico, con la guerra tra Cartelli per la produzione e il commercio di fentanyl, con le testimonianze di chi cucina la droga, degli esperti che contrastano i narcos, degli operatori che assistono migranti e tossicodipendenti. Il Messico dove la droga è anche una minaccia per la democrazia come dimostrano le oltre 100 mila persone scomparse.

PresaDretta” è andato poi in Canada dove il fentanyl provoca, solo nella regione di Vancouver, sette morti al giorno ed è entrata nei laboratori clandestini sequestrati dalle forze dell’ordine. Un Paese che nel tempo è diventato produttore di droga sintetica e dove gli enormi proventi illegali stanno inquinando anche l’economia legale.

E poi c’è la lotta contro le dipendenze: come funzionano alcuni dei 600 Serd del Paese, i Servizi territoriali per le Dipendenze patologiche, che lavorano sulla prevenzione e sulla terapia dei tossicodipendenti, che soffrono per i tagli e per la cronica scarsità del personale. Oggi mancano all’appello oltre fduemila unità, tra medici, psicologi e infermieri. Infine l’altra faccia del fentanyl: il farmaco analgesico indispensabile nelle anestesie e nel trattamento del dolore cronico. Dispositivi per la terapia del dolore utilizzati nei centri, sia privati che pubblici e spesso conservati in cassaforte.

"Fentanyl overdose globale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

29 aprile 2015

Oro bianco, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso – presentazione alla Feltrinelli di Milano



Non è un caso che presentazione di un libro che parla di droga e del narcotraffico, sia proprio a Milano, considerata “coca city”: ma a Milano sembra che si sia dimenticati il problema. Almeno a guardare i dati dei fascicoli aperti dalla DDA: dai 134 fascicoli aperti nel 2007 2008, siamo arrivati ai 34 fascicoli di oggi.

Ha aperto la presentazione (alla Feltrinelli in corso Piemonte) di “Oro bianco”  il giornalista di Mediaset Gianluigi Nuzzi: “chi ama è felice”, ha esordito, ricordando un'espressione del padre. Quando guardo questi due signori sono felici perché hanno a cuore il voler far conoscere a tutti questo mondo, della ndrangheta e del traffico di droga.

I loro libri sono tradotti in tanti paesi: Nicaso è un professore che vive in Canada, scrive libri che cercano le radici storiche della ndrangheta.
Il procuratore Gratteri è invece quello che sta sul campo: oggi è in ferie e per questa presentazione non sta rubando nemmeno un euro allo Stato.
Un signore che non ha bisogno di rimborsi.

Gianuigi Nuzzi: c'è poco interesse per le inchieste sulla droga, perché sono quelle che non vanno sulle prime pagine.
Nonostante ci siano tante inchieste aperte e la droga abbia un alto impatto sociale ed economico.
Purtroppo non c'è immedesimazione, non siamo attratti da questo fenomeno: Nuzzi ha ricordato la sua inchiesta sul consumo di droga a Perugia, andata in onda con uno share bassissimo su La7.

Il primo a introdurre i temi raccontati nel libro è stato il professore Nicaso: la cocaina è la droga più ricercata, quella che la ndrangheta mobilita in maggior quantità, arrivando ad un fatturato da 44 miliardi.
Per ricostruire questo traffico i due autori hanno girato il mondo: dal sudamerica della Colombia, La Bolivia, il Brasile, fino all'Africa. Poi il Canada, gli Stati Uniti.
La ndrangheta ha rapporti in tutto il mondo con le organizzazioni criminali e la sua credibilità è così alta che può comprare la coca in Colombia a credito.
Ma in America latina e in Calabria lascia dietro di sé una povertà forte: i soldi del traffico ritornano sempre nelle banche occidentali, vengono investite nei paesi ricchi.
E nessuno, in questi paesi, pensa di rinunciare a questi soldi: Antonio Nicaso ha ricordato il caso del prestanome che ha aperto un conto nel Credito Sanmerinese, per 1,5 ml di euro, in banconote di doversi tagli, in sacchetti di plastica.
Il direttore, nonostante la prudenza suggerisse il contrario (il prestanome aveva anche dei precedenti alle spalle).
Sono cose che succedono in tutto il mondo: a Londra nessuno vuole notare questo flusso di denaro, anomalo, che corrompono banchieri, professionisti, politici.
La ndrangheta non crea ricchezza, ma distrugge il lavoro delle persone oneste.
I soldi finiscono lontano dalla Calabria: qui non arriva nemmeno un euro della ndrangheta.

Nicola Gratteri ha spiegato che la ndrangheta sarà l'ultima mafia a morire. Per la sua natura familiare, perché prima di entrare in una ndrina devono passare un lungo tirocinio.
Negli anni questa mafia ha occupato tutti gli spazi lasciati da Camorra e Cosa nostra, messa in crisi da Riina, il boss più odiato dai mafiosi.
Non ci sono pentiti nella ndrangheta, mai un capo si è pentito, sono solo dei gregari, dei portatori d'acqua quelli che collaborano coi magistrati.

Il potere della mafia: in Colombia la ndrangheta cerca di modificare geneticamente le piante, per resistere agli affumicamenti e al veleno usato dal governo colombiano.
Compra i satelliti per sapere prima dove far passare i propri sottomarini, senza essere intercettati dall'alto.
Coi soldi della droga, i narcos comprano armi, dettnao l'agenda politica die governi, cmoprano giornali e televisioni per manipolare la popolazione.
Questo sta accadendo nel silenzio generale, anche da parte dell'Onu.
Quanto costerebbe riconvertire le culture, per distruggere il traffico? Meno di un terzo della spesa che i governi nel mondo spendono nel contrasto al narcotraffico.
Basterebbe andare lì: invece sui giornali si sentono proposte che parlano di liberalizzare la vendita della droga.
Una soluzione sbagliata, secondo Gratteri: l'indotto del traffico di mariuana è del 5%, il 75% di questi sono minorenni.
Non potendo vendere la droga ai minorenni, significa che anche la maria di Stato non coprirebbe la domanda.
Inoltre c'è un problema di costi: allo stato 1gr di maria costa 12 euro. Nel mercato clandestino costa 4 euro: i ragazzini andrebbero a prenderla tutti lì.
Eppure questi sono i ragionamenti fatti sui quotidiani da presunti esperti che non hanno condotto né una inchiesta né esperienza.
La guerra in Afghanistan ha arricchito i talebani che ci hanno inondato l'occidente di eroina, a basso costo.
Le politiche attuate fino ad oggi sono state sbagliate: confischiamo solo il 10% della coca.

In Parlamento europeo ci sono dei masochisti: ci invitano (a me e a Nicaso) a parlare di mafia e noi non siamo teneri. E succede che i parlamentari tedeschi, quando gli si parla della ndrangheta in Germania gli viene l'orticaria.
Nel semestre europeo non siamo riusciti a cambiare nemmeno un comma delle leggi a contrasto sulla mafia: in Europa non si riesce a far ritardare le confische, per cercare di mettere le mani sui livelli superiori dell'organizzazione. Perché i governi preferiscono l'uovo oggi e non la gallina domani, arrestare i pesci piccoli e accontentarsi.
Nessuno parla delle mafie in Europa: perché la ndrangheta vende droga e ricicla denaro, non ammazza nessuno per strada. Anzi, coi soldi che investe compra alberghi e locali e, nelle vie, preferisce che non ci sia la criminalità da strada.

I governi stranieri non ammetteranno mai la presenza della mafia: primo perché non vogliono scoraggiare gli investitori stranieri, poi perché dovrebbero spiegare ai propri cittadini come mai non se ne sono accorti prima.
Come a Londra, dove vedi girare auto di lusso: evidentemente non si fanno problemi di dove arrivano i soldi.

La ndrangheta non investe in Calabria: hanno interesse afifnché la Calabria stia sempre con la mano tesam bisognosa di aiuto, deve aver bisogno del politico per un aiuto, per un posto.

Antonio Nicaso: la forza della ndrangheta sta nella quantità di denaro che entra con la droga. Compra 1 kg di coca a 1200 euro (grazie alla fiducia che raccoglie) e la piazza a Milano 40000 euro, moltiplicando ogni volta la ricchezza.
Oggi, per portare la droga in Europa, aprono i container sulle navi per infilarci dentro i sacchi: non ha nemmeno nbisogno di costituire società di comodo, per trasportare frutta.
Con questi soldi la ndrangheta ha investito al nord – Gratteri: si è sottovalutato questo pericolo: con questi soldi è entrata nell'economia, nel tessuto sociale.
Il suo obiettivo è conquistare il potere e il denaro è solo funzionale al potere.
La ndranghetaha sempre cercato di intercettare i politici , per prednere appalti, per eleggere sindaci e consiglieri.
È un problema registrato qui in Lombardia, in Piemonte e in Emilia.
Ma succede anche in Germania (dove un ministro di un land si è dovuto dimettere) e in Australia.
La ndtrangheta è un sistema di potere: usa i suoi profitti per entrare nelle istituzioni e condizionare le la politica. Rendere edificabile un terreno, prendere un appalto peruna grande opera.

In Europa non hanno voluto nemmeno prendere il nostro consiglio di ritirare le banconote da 500 euro, quelle più usate dalle narcomafie: la ndrangheta preferisce gli euro perché con le 500 euro risparmiano spazio. In una 24 ore ci stanno dentro 1 ml di euro, sono comode da spostare.

Eppure l'Europa non ha voluto accogliere la loro proposta...


Oro bianco, di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (la scheda sul sito di Mondadori).

14 settembre 2014

Sulla depenalizzazione delle droghe leggere in Italia

L'Italia ha in Europa un brutto primato: siamo il paese col più alto consumo di stupefacenti tra i ragazzi sotto i sedici anni.
Colpa della presenza delle mafie che traggono dal traffico degli stupefacenti parte dei loro profitti.
Ma forse è colpa anche delle politiche proibizioniste fin qui messe in atto contro le droghe, leggere e pesanti.
Come la legge Fini Giovanardi del 2006 che equiparava le due tipologie di sostanze e che, anziché bloccare il consumo e contrastare lo spaccio, ha intasato le carceri.
Patrizio Gonnella, attuale numero uno di Antigone, sottolinea gli effetti sul sovraffollamento nelle patrie galere: “24mila persone, il 40 per cento del totale, sono recluse per imputazioni che riguardano una normativa dichiarata illegittima. A chi è in custodia cautelare si applicheranno le norme previste dalla Jervolino-Vassalli, mentre i condannati definitivi potranno richiedere il ricalcolo della pena per incidente di esecuzione”.


Che fare? La Consulta ha dichiarato incostituzionale la Fini Giovanardi, ripristinando la vecchia legge che regolava il consumo di droghe. Si parla, a livello politico, nei dibattiti, della depenalizzazione delle droghe leggere, per togliere almeno la loro vendita dalle mani della criminalità organizzata, e permetterebbe un maggiore controllo della merce usata dai minori.
Sarebbe necessario un dibattito serio, nella società, nelle aule della politica, che tenga conto sia dell'opinione autorevole di quanti hanno per anni contrastato il grande traffico della droga (alcuni di questi magistrati sostengono che la depenalizzazione sarebbe anche un regalo alle mafie), sia tenendo conto delle esperienze degli altri paesi.
È quello che ha fatto Presa diretta nella puntata di questa sera: “L'erba del vicino”
PRESADIRETTA porterà i telespettatori in giro per il mondo per vedere da vicino la lunga onda di depenalizzazione e legalizzazione della marijuana, a cominciare dal Paese una volta il più proibizionista, gli Stati Uniti. In 22 Stati oggi si può coltivare ed usare cannabis ad uso medico e in due Stati, quello di Washington e quello del Colorado, è possibile acquistarla anche solo a scopo ricreativo.Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate in California e a Denver, la capitale del Colorado dove l’industria della cannabis sta diventando il settore economico più in crescita di tutti gli Stati Uniti.
 
PRESADIRETTA è stata in Spagna, per raccontare l’esperienza delle migliaia di “Social Cannabis Club”, in cui si può liberamente comprare e consumare marijuana e E in Portogallo, che grazie alla depenalizzazione del consumo di tutte le droghe è diventato il Paese dove si consumano meno stupefacenti di tutta l’Europa.A PRESADIRETTA anche l’Italia proibizionista, che ha un triste primato: è il paese europeo con più alto indice di consumo di droghe tra i ragazzi sotto i 16 anni. Di tutte le droghe. Si chiama “poliabuso” e ha conseguenze devastanti per la salute dei ragazzi.Un racconto dal basso, sull’abuso di sostanze davanti alle scuole e dentro le classi, nelle piazze e nei locali della movida romana. Un racconto duro e mai visto prima. - See more at: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-d749a4fc-4795-449e-818f-3a216ca9fde8.html#sthash.l5BCg11y.dpuf

Lo speciale sull'Uruguay: “Uruguay - Marijuana di Stato”

L’Uruguay è il primo paese al mondo ad aver totalmente legalizzato il consumo della cannabis, dalla produzione alla vendita. Il paese della marijuana di Stato. Un mercato illegale, che solo nel piccolo Uruguay valeva tra i 30 e i 40 milioni di dollari e adesso grazie all’intervento dello Stato, sarà sottratto alle mani della criminalità organizzata. Sabrina Carreras ha intervistato Julio Calzada, segretario della Giunta nazionale sulle droghe del governo 

17 giugno 2014

Le vie della droga

Come fa i soldi la 'ndrangheta? Con la droga, la prima risposta. Beh, non è del tutto vero: lo spiega il Capocrimine in una sua riflessione in "Contrada Armacà" di Gianfrancesco Turano. Il giro d'affari per la droga da 24 miliardi, per lo più in mano alle cosche joniche.
La via della droga che incrocia con quella delle armi.
La terza via, quella della politica, per coltivarsi i giusti rapporti col politico che poi ti garantisce i giusti appalti, con meno rischi per le 'ndrine.
Vogliamo liberalizzare le droghe, per stroncare i commerci delle mafie? Saranno sempre loro a guadagnarci.
Sembra una specie di manuale di Economia, economia criminale, per intenerci.
Ma, d'altronde, per mandare avanti un'azienda come la 'ndrangheta, con quel giro d'affari, con uffici in tutto il mondo, dove buona parte dei traffici si basano sulla fiducia, di economia devi capirci per forza.
Ho una notizia da dare ai professoroni, ai giornalisti sparacazzarte e ai grandi esperti che discutono i pro e i contro della legalizzazione [della droga].
Svegliatevi. Il traffico della cocaina è già legalizzato ed è già regolato dagli stati: dal Messico alla Colombia, dal Venezuela, dagli Stati Uniti d'America, per finire con l'Italia. Solo che si sono dimenticati di dirvelo perché non è che vi dicono prorpio tutto a voialtri scimuniti.
La coincidenza fisica delle rotte di armi e droga dimostra che gli Stati le controllano entrambe, nello stesso modo, nello stesso tempo e - assai più importante - con gli stessi apparati. Sono loro a decidere che cosa passa e che cosa non passa, a chi deve o non deve essere consegnata la merce, quali carichi devono arrivare e quali si devono perdere assieme a chi li porta.
Per pura logica, a queste due rotte ne va aggiunta una terza, quella della politica, che è come un titolo di Stato tedesco: paga poco, ma è sicura nel tempo. Qui entriamo in gioco noi di Reggio città, con qualche amico della Piana, qualcun altro delle Serre Vibonesi e del Marchesato Crotonese e quasi nessuno della jonica.
Quando li chiamo paddechi, scherzo.
[..] Ma i nostri greci, quelli di Siderno e di Gioiosa, sono stati pionieri in tante cose. Sono stati i primi a creare i grandi centri commerciali. Sono stati i primissimi a consolidare una rete di «locali» all'estero grazie all'emigrazione. Nel VII secolo avanti Cristo le chiamavano colonie, e la tradizione continua. [..]
Gli jonici sono stati i primi a mettersi d'accordo coi siciliani e i napoletani del Canada, di New York, del New Jersey. Per molti aspetti vanno presi ad esempio. Ma hanno trascurato la politica e, secondo me, è un errore. IL politico non basta comprarselo. Te lo devi fare amico. Gli devi entrare in casa.
[..] Personalmente, preferisco Roma, Milano e il tratto che fa una ruspa dentro un cantiere. Forse si guadagna di meno [rispetto al traffico di droga, gestito dagli jonici], ma si rischia di meno e si vincono le elezioni facendo lavorare la gente alla luce del sole, invece di mandarli in galera per vent'anni.
Perché è vero che il narcotraffico lo regolano gli Stati, ma le leggi sono rimaste quelle del proibizionismo, come le mamme di famiglia stanno più tranquille. Ipocriti di merda. Volete legalizzare ufficialmente la coca? Io sono favorevole. Con l'aumento esponenziale dei consumi nascerà un mercato parallelo non autorizzato, come con le sigarette. Chi organizza il traffico parallelo farà altrettanti o più soldi di prima.
E poi c'è l'aspetto etico strategico, il più importante.
L'impatto della cocaina in termini di delitti è un business aggiuntivo per chi controlla il territorio. I ragazzi su di giri che spaccano gil specchietti o scippano o rubano i motorini per comprarsi la dose legalizzata, chi li tiene a bada? Inoltre, se lo Stato accetta di guadagnare su una droga criminogena, noi diventiamo più etici dello Stato ancora una volta perché, oltre a risolvere le questioni di microcriminalità, non siamo ipocriti. Il saldo finale è più ricavi, più consenso.
La chiamano soluzione win-win nei manuali di management.
C'è anche questo dentro il viaggio nella Calabria delle ndrine e degli appalti, della massoneria e dei servizi (che fanno il doppio gioco tra stato e antistato), dei buchi di bilancio del Comune, causati dal "sistema Reggio": concerti, opere faraoniche, spese non contabilizzate. Della politica che non ammette colpe e grida al complotto, del sindaco promosso governatore regionale dopo aver scaricato tutte le colpe sulla sua dirigente , perché lui firmava tutte le carte senza controllare.
Ed è proprio dal suicidio di questa dirigente (suicida con l'acido), che parte tutta la storia. Un suicidio archiviato troppo in fretta dalla Procura e che non convinceva troppo Rosario, giovane parrucchiere amico intimo di Oriana, che aveva condiviso con lei alcuni affari. Ucciso a sua volta in un agguato, anche questo archiviato con troppa fretta dai magistrati.
Omicidio su cui decide di indagare lo zio Demetrio Malara, di educazione fisica , assieme a Fortunato Amato, suo ex alunno, donnaiolo, calciatore mancato e una possibile carriera d’avvocato bruciata dall’arresto del padre (Il canna).
"Un delitto archiviato troppo in fretta. Una coppia strampalata di investigatori disposti a tutto pur di conoscere la verità. Un giallo ambientato nel cuore di Reggio Calabria, tra violenza e bellezza, irresistibile vitalismo e sanguinaria ferocia".

18 luglio 2012

Lo spettro, Joe Nesbo


L'incipit (qui il link):
"Le strida la chiamavano. come lance sonore penetravano tutti gli altri suoni serali del centro di Oslo: il ronzio ininterrotto delle auto fuori dalla finestra, la sirena lontana che aumentava e diminuiva di intensità, le campane che avevano appena cominciato a rintoccare nelle vicinanze. Proprio a quell'ora, verso sera, ed eventualmente poco prima dell'alba, usciva in cerca di cibo. Passò il proprio naso sopra il linoleum sudicio della cucina. Rilevava gli odori e con velocità fulminea li suddivideva in tre categorie: commestibile, minaccioso o irrilevante per la sopravvivenza."
Benvenuto agli inferi, Harry Hole.
E questa volta, gli inferi sono quelli della dipendenza dalle droghe, dello spaccio, della criminalità legata al traffico di droghe, nella civilissima Oslo.
Città in cui Harry ritorna, dopo aver passato 3 anni a Hong Kong nell'attività di recupero crediti in cui, anche grazie alla lunga cicatrice sulla guancia sinistra (regalo della passata indagine raccontata ne Il leopardo), era molto portato.

Ma ora deve tornare nella sua città, dove scopre che "tutto era nuovo, nulla era cambiato", perchè il suo figlioccio Oleg, figlio della sua compagna Rakel, è stato arrestato per omicidio.
Un caso semplice: la polizia l'ha già archiviato come regolamento interno al mondo dei tossicodipendenti.
Il suo Oleg, il ragazzo che aveva cresciuto, si era allontanato dalla famiglia: assieme al ragazzo morto, Gusto Hanssen e alla sua sorellastra Irene, aveva messo in piedi un piccolo gruppo che smerciava, nelle strade della città, la nuova droga, la violina, che tanto successo sta riscuotendo tra i consumatori.

E dentro il mondo dei consumatori deve andare ad indagare, Harry, cercando anche l'aiuto dei suoi ex colleghi dentro la polizia: come Beate Lonn (capo dell'unità scientifica), Gunnar Hagen il capo dell'anticrimine.

La sua caccia lo porta sulle tracce di un fantomatico capo della banda che ha preso il predominio nello smercio della droga nei quartieri di Oslo: lo chiamano Dubai (richiamando il nome della località che compare sulle magliette dell'Arsenal, indossate dai suoi "cavalli"), o anche il vecchio. E' una specie di fantasma, nessuno sa il suo vero nome nè dove si trovi. Forse arriva dall'est europeo.

Ma la lotta alla droga è anche un ottimo argomento per la carriera politica di personaggi che intendono salire i gradini delle gerarchie del potere (nel comune, o nel corpo di polizia): perchè se è vero che le strade della sua città sembrano più pulite, è anche perchè ci sono stati degli accordi perversi tra chi delinque e chi invece dovrebbe reprimere la delinquenza:
La norvegia è un piccolo paese da fiaba. Però io ho trascorso gli ultimi anni nel mondo reale, Skoyen. E il mondo reale è governato da due tipi di persone. Quelli che vogliono il potere e quelle che vogliono i soldi. Il primo tipo vuole una statua, il secondo il piacere. E la valuta che usano quando fanno gli affari tra di loro per ottenere ciò che vogliono si chiama corruzione.
- Ho degli impegni oggi, Hole. Dove vuoi arrivare?
- Là dove evidentemente altri non hanno avuto la fantasia o il coraggio di spingersi. Se si vive a lungo in una città, si finisce per vederne la situazione come un mosaico di particolari ben noti. Ma uno che torna in questa città e non conosce i particolari, vede soltanrto il quadro. E il quadro è la situazione di Oslo che favorisce due parti. I pusher che hanno avuto il mercato tutto per sè e quei politici cui è stato attribuito l'onore del repulisti.
- Stai dicendo che io sono corrotta?

[pagina 270]
Lo spettro è un racconto crudo, violento, veloce, con una finale che cresce come tensione e colpi di scena: Harry sa che nella sua lotta per salvare i suoi cari (Oleg dal carcere e Rakel dal dispiacere di vedere il figlio in carcere) ha poco tempo. Perchè Dubai, il vecchio fantasma inafferrabile, si è messo sulle sue tracce per fermarlo.
Il rapporto padre figlio, la fuga sai propri fantasmi (come la dipendenza dal whisky, il Jim Bean) ma anche la consapevolezza di non poter sfuggire al proprio destino: non aspettatevi redenzione o la vittoria dei buoni, all'ultima pagina.

Le ultime parole, i pensieri del morto, che attraversano tutto il libro ...
"sono più solo di quanto sia mai stato.
Le campane hanno smesso di suonare.
Credo di essere riuscito a raccontare questa storia.
E non sento più neanche dolore.
Ci sei, papà?
Ci sei, Rufus? Mi hai aspettato?
A proposito, ricordo una frase del vecchio. La morte libera l'anima. Libera l'anima, cazzo. Io non ne so un cazzo di niente. Staremo a vedere."


Il link al primo capitolo in formato pdf.

Il book trailer (da Repubblica):


La scheda del libro sul sito di einaudi.
Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

15 febbraio 2011

A Milano è tutto in mano ai calabresi

Operazione contro il traffico di droga compiuta dai carabinieri del nucleo investigativo a Milano: un sequestro da 50 milioni, che ha portato all'arresto di Marcello Sgroi e altre 15 persone, in contatto con le cosche della ndrangheta.
In un intercettazione con un componente di un cartello colombiano, racconta "In Italia e' tutto comandato da siciliani e calabresi. A Milano per esempio e' tutto in mano ai calabresi".

Ma in Lombardia, non si è detto che la mafia non esiste?

23 settembre 2010

Il cobra di Frederick Forsyth

La lotta al narcotraffico e ai grossi cartelli colombiani, che producono ed esportano droga in tutto il mondo, è al centro di questo thriller che, come in altri romanzi di Forsyth, mescola personaggi e avvenimenti reali con altri frutto della fantasia ma funzionali alla storia.
Come il ragazzo che, morto per overdose a pagina 1 , convince il presidente degli Stati Uniti (dietro cui si vede Barack Obama) della necessità di distruggere, una volta per tutte, l'industria della droga.

E' possibile sconfiggere il potente cartello colombiano (nel romanzo il capo è un ricco possidente Don Diego Esteban)? Quali mezzi e quali persone sarebbe necessario impegnare? Quale la strategia migliore?

L'autore immagina che i vertici della Dea assegnino la valutazione di questa impresa ad un ex agente della Cia, il Cobra (Deveraux), che si avvale della collaborazione di un ex tunnel rat, Cal Dexter (entrambi già presenti ne Il Vendicatore, uscito nel 2003): sì, è possibile distruggere definitivamente il cartello, con un enorme sforzo logistico ed economico.
Serve avere
"carta bianca" per poter richiedere informazioni dalle principali agenzie di intelligence (americane ed europee) o comunque destinate al contrasto del traffico di droghe.
Sarà una guerra portata avanti con metodo non ortodossi e senza rispettare troppe le leggi internazionali: i trafficanti di droga devono essere equiparati ai terroristi, non ci devono essere troppi scrupoli nel dover premere un grilletto (contro una nave o contro un aereo), le cose devono essere tenute nascoste ("Tre persone possono tenere un segreto, se due di loro sono morte") ed è necessario il coinvolgimento delle polizie che in Europa si occupano di contrasto al traffico di droga.

Fermiamoci qui: un lettore accorto non può non porsi la domanda. "Ma veramente è in atto una guerra del genere ai trafficanti di droga"? E se anche la risposta è no, quanto è verosimile un piano del genere?
Se si volesse veramente farlo, si potrebbe distruggere questo cancro che affama i paesi del terzo mondo, arricchisce i peggiori criminali del mondo (anche la nostra 'ndrangheta viene spesso citata), uccide migliaia di persone ogni anno (peggio dell'11 settembre) e costa alle tasche del contribuente ogni anno miliardi di euro/dollari?

Si vede, scorrendo le pagine, che l'ex pilota della Raf, ha fatto bene suoi compiti per preparare il libro: molto verosimile il tratteggio dei criminali sudamericani (la ferocia, la gavetta, la sfrenata ricchezza per i guadagni dalla vendita della coca), le strade della droga nel mondo, il come e il dove viene fatta passare sotto occhi compiacenti di funzionari di dogana/portuali corrotti.
Soprattutto stupisce quanto vasto e ramificato sia il potere dei narcotrafficanti: nel libro si parla di 300 tonnellate all'anno solo verso l'Europa, con relativi guadagni stratosferici. Con questi soldi si può controllare un piccolo paese nella zona centroafricana, come la Guinea Conakry, usata come base di transito verso l'Europa. Si può comprare il silenzio non disinteressato di banche, con sportelli in paradisi fiscali, disposti a mettere sotto silenzio la propria coscienza per riciclare i guadagni del traffico e pagare qualche generosa bustarella.

Ma i soldi comprano anche l'anima dei tanti "peones", coinvolti dall'organizzazione: i piloti di aerei che trasportano la droga verso l'Africa o il Messico; i pescatori che fanno da tramite tra le grandi navi e la vie terrestri; i contadini colombiani che hanno come unico mezzo di sostentamento la coltivazione della coca ...

La nostra ndrangheta è spesso citata, nelle pagine del libro, indicata come uno dei maggiori clienti europei dei colombiani (assieme ai galiziani e alla mafia turca). Ma c'è un altro spunto che mi piacerebbe fosse approfondito: non so se sia vera o meno, la via della droga di cui si parla. Colombia, Atlantico, Africa (Guinea), il deserto africano e poi i porti della Libia e del Marocco.
Spesso queste strade si incrociano con le vie dei trafficanti di esseri umani, verso l'Europa.
Ma l'Italia non ha stipulato proprio con la Libia una convenzione per il controllo di queste vie?

Torniamo al racconto: la parte meno interessante è la guerra del Cobra (e dell'esercito che gli viene concesso dai governi USA ed inglese) contro i colombiani.
Molto più stimolante la parte conclusiva ("Il veleno"), quando l'azione nei cieli e nei mari lascia spazio all'analisi dei risultati. Dove si vede come gli insegnamenti della guerra fredda (insinuare nel nemico il dubbio dell'infiltrazione , inondarlo di false informazioni, creare un falso bersaglio) possano tornare ancora buoni.
Vi invito a leggerla con molta attenzione, l'ultima parte, perchè si arriva a conclusioni molto ciniche e amare: quale è il prezzo in termini di soldi e vite umane, che i governi occidentali sono disposti a pagare per far la guerra ai trafficanti?
Veramente oggi stiamo spendendo risorse per combattere un nemico usando una strategia che non funziona?

Ma forse sono tutte dietrologie inutili, godetevi la trama serrata del libro!

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26 febbraio 2010

Annozero - proibito

Il consumo della droga, il caso Morgan che ha svelato le tante ipocrisie sul "si tira ma non si dice", il cattivo esempio dei parlamentari che "il test non serve", "lo faccia lei", "basta la mia parola" ..
Una puntata fuori dal consueto, che ha messo da parte la politica, per trattare un tema sociale così delicato e complesso come quello del consumo delle droghe.

A cominciare (dopo la parentesi sulle intercettazioni del senatore Di Girolamo - Mokbel) da una intervista del 1967 a Paul Mc Cartney, in cui a domanda, rispondeva che onestamente, di aver fatto uso di LSD: "tu mi hai fatto una domanda e io ho risposto con onestà".

In studio Morgan, il cattivo maestro, colui che ha fatto "apologia della droga" secondo il ministro Giovanardi: non degno di andare a Sanremo, ma degno di apparire sempre in Rai a Porta a Porta a spiegare la sua dichiarazione, per una farsa di dibattito.
"il sistema ci ha mangiato su questo dibattito", commentava Morgan.

Lo scrittore Antonio Scurati ha spiegato come oggi, sia proprio il consumo delle droghe ad essere conformistico e Morgan paga l'errore di aver fatto emergere la normalità del consumo delle droghe.
Consumo di cui non si deve parlare: una rimozione del problema.

La droga fa male, giusto.
Ma condannarla così, senza dare informazione, mettendo assieme tutte le droghe, a cosa serve?

Sul tema della rimozione e dell'ipocrisia è tornato anche Stefano Bonaga.

Ma lo spunto migliore e più divertente è stato fatto da Francesca Fornario, sui crack di oggi: Tanzi, protezione civile, Di Girolamo.
Altro che i vecchi rocker di una volta: oggi i veri ribelli sono i nostri politici.
"Oggi le monetine a Craxi le raccoglierebbero": a 18 anni da Tangentopoli, faranno una festa per i suoi 18 anni cui parteciperrà anche B.

Dopo Marco Travaglio: la politica è rock, canta (ma non in tribunale) gli slogan "via gli inquisiti" (specie quelli degli altri).
Berlusconi è rock, il suo processo è lento, la prescrizione veloce.
"Liste pulite è rock, parlamento pulito è lento".

Un pò lenta anche la telefonata di Adriano Celentano "la tua trasmissione è meglio dei raccomandati".
Il suo timore è che la prossima volta al festival ci andranno solo imbianchini, altri lavoratori, ma non canatanti.
E nemmeno tabaccai, perchè il fumo fa male.

In studio anche la giornalista Barbara Palombelli, e la testimonianza di Giorgia Benusiglio, con la brutta esperienza: dopo una mezza pasticca in discoteca rischiò la vita.

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