20 maggio 2022

I sotterranei del Majestic di Georges Simenon


 

La gomma di Prosper Donge

Il rumore secco di una portiera. Un’altra giornata aveva inizio. Il motore in folle. Forse Charlotte stringeva la mano al tassista. Poi l’auto si allontanò. Dei passi, la chiave che entrava nella serratura, lo scatto di un interruttore.
Lo schiocco di un fiammifero in cucina e il leggero sibilo di un fornello a gas che si accendeva. Con la lentezza di chi ha passato la notte in piedi, Charlotte salì le scale troppo nuove, entrò piano in camera e girò l’interruttore. Si accese una lampada schermata da un fazzoletto rosa con una ghianda di legno a ciascun angolo.
Prosper Donge teneva gli occhi chiusi.


Ha un inizio quasi straniante, per essere un giallo, questo I sotterranei del Majestic, scritto nel 1934 da Georges Simenon: una scena di vita familiare come in tante famiglie, forse resa un po’ particolare dal fatto che Charlotte e Prosper vivono assieme vedendosi per pochi attimi. Lui responsabile alla caffetteria all’Hotel Majestic a Parigi di giorno, lei con un impiego in un locale notturno.
Ma è tutto il racconto ad avere un qualcosa di diverso, rispetto ad altri gialli con Maigret: l’ambientazione, prima di tutto, in quel dedalo di corridoi, stanze, locali sotto l’hotel, i “sotterranei del Majestic” dentro cui tutti gli inservienti si muovono come fossero in un labirinto. O in un acquario

In effetti quel vasto sotterraneo illuminato tutto il giorno artificialmente gli ricordava un museo oceanografico. In ogni locale, dietro le vetrate, si agitavano in numero variabile degli esseri viventi. Andavano avanti e indietro, trasportavano oggetti pesanti, pentole o pile di piatti, azionavano montavivande o montacarichi e afferravano di continuo certi piccoli arnesi che accostavano l'orecchio.

Dentro quell’acquario Prosper Donge, arrivato con un lieve ritardo per una gomma bucata alla sua bici, scopre un cadavere di una donna all’interno l’armadietto numero 89.

.. probabilmente lo avevano ficcato lì dentro in piedi e solo in seguito si era ripiegato su sé stesso. Era una donna sui trent’anni, biondissima – ma di un biondo artificiale -, con un vestito nero di lana leggere.

Si tratta di Mrs Clark, moglie di un imprenditore americano venuto a Parigi per affari assieme alla moglie, al figlio, all’istitutrice e alla governante.

La sera precedente il marito era partito per un viaggio di lavoro a Roma, mentre la signora era uscita, per poi rientrare all’albergo. Cosa ci faceva a quell’ora del mattino in quel dedalo di corridoi, stanze, muri grigi, la signora Clark? Aveva un appuntamento con qualcuno? Col suo assassino?
Un caso ostico, sia perché la morta era cittadina americana e il giudice che segue il caso, il procuratore Bonneau, invita Maigret a non importunare la famiglia Clark, “è meglio che lei ne resti fuori”, gli dice.

E poi per tutte quelle domande che iniziano a girargli per la testa su questa donna, sul luogo insolito dell’omicidio. Tanto da seguire personalmente a casa la persona che ha scoperto il cadavere, Prosper. Un brav’uomo, dall’aspetto particolare anche lui come tutta la storia, per i suoi capelli rossi e quella faccia sgraziata da un vaiolo mal curato.

Maigret quasi si dispiace di fargli quelle domande, sulla morta, su quel corpo lasciato dentro un armadietto, uno dei pochi rimasti aperti: perché sul volto di Prosper vede la paura di sentirsi accusato di un delitto che non ha commesso

«“Hanno ucciso qualcuno del personale?” chiese sorpresa ma senza emozione.
«“No, però è successo nei sotterranei... È questo lo strano della faccenda... Provi a immaginare una cliente, una cliente facoltosa, scesa al Majestic con il marito, il figlio, una governante e un’istitutrice... Un appartamento da più di mille franchi al giorno... Bene, questa donna viene strangolata alle sei del mattino, e non in camera sua ma nello spogliatoio dei sotterranei... Perché con ogni probabilità è lì che è stato commesso il delitto... Che cosa ci faceva una così nei sotterranei?... Chi ha potuto attirarla là sotto e come?... E per giunta a un’ora in cui gente come lei di solito è ancora immersa in un sonno profondo...”.
«Le parole di Maigret non sortirono un grande effetto: Charlotte aveva aggrottato le sopracciglia come se le fosse venuta un’idea ma l’avesse subito scartata. Poi aveva lanciato un rapido sguardo a Prosper che si stava scaldando le mani sopra la stufa – mani bianchissime, dalle dita quadrate, coperte di peli rossi».

Col signor Clark Maigret si fa meno problemi, nonostante le raccomandazioni del giudice, nonostante la distanza della lingua (il commissario non sa dire una parola di americano), specie dopo aver scoperto della relazione di quest’ultimo con l’istitutrice.

Maigret viene invitato a star al suo posto, a non immischiarsi con la famiglia Clark (e il tema del posto di ognuno ritornerà nel corso della storia), ma ancora una volta riuscirà a fare di testa sua: nonostante ci siano solo prove indiziarie contro Prosper, il giudice ne decide l’arresto e così Maigret decide di andare fino a Cannes per indagare sul suo passato.

E dal suo passato arriveranno i perché del delitto nei sotterranei dell’hotel. Una storia di amore non corrisposto, di tre donne in cerca di fortuna, senza trovarla. E di un falsario capace di entrare nelle vite degli altri…

<<Ciascuno al suo posto>>, si disse <<chi dietro le quinte, chi nelle sale e nella hall... I clienti da una parte, il personale dall'altra...>>. Non che ci trovasse qualcosa di male. Figuriamoci! Ognuno al proprio posto, attorno a lui ognuno faceva quel che doveva fare. Non c'è niente di strano se una ricca straniera beve te, fuma sigarette e rinnova il guardaroba. Ed è altrettanto normale che un maitre porti un vassoio, che una cameriera rifaccia i letti e che un lift manovri l'ascensore... Insomma, ciascuna aveva il proprio ruolo, chiaro e legittimo.

Per un proletario come Maigret, figlio del tenutario dei conti di Saint-Fiacre, ma sempre uomo di campagna, quel clima dentro l’albergo e dentro l’indagine, dove ognuno deve stare al suo posto, provoca un certo disagio: è come la metafora di una certa mentalità classista, a cui però non si adeguerà, mostrando ancora una volta il suo aspetto umano. 

L'assassino verrà svelato nel finale del racconto portando tutti i protagonisti della vicenda nella stessa stanza, come fossimo in un giallo di Agata Christie.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

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