20 febbraio 2024

Gli altri, di Georges Simenon


 

Domenica 5 novembre

Zio Antoine è morto martedì, vigilia di Ognissanti, probabilmente intorno alle undici di sera. Sempre quella notte Colette ha tentato di buttarsi dalla finestra.

Pressappoco nello stesso momento si veniva a sapere che Edouard era tornato e che diverse persone lo avevano visto in città. Tutto questo ha creato una certa agitazione nella famiglia che ieri, al funerale, è apparsa al completo per la prima volta da anni.

Ancora una volta Simenon ci porta dentro una delle tante famiglie della borghesia francese, gli Huet, in una cittadina di provincia non lontana da Parigi: la nota caratteristica di questo romanzo è che non è più l'autore a raccontarci tutti i dettagli, anche intimi, dei protagonisti, i loro pensieri, gli screzi, il racconto prende la forma di un diario scritto dall'io narrante, Blaise Huet, nei giorni attorno ad un evento che ha scombussolato un fragile equilibrio che vigeva tra i membri di questa famiglia. La morte dello zio Antoine che ci viene annunciata in questo incipit in modo quasi brusco e che ci racconta già il clima in cui si svolgerà la storia.

Un clima di sottile tensione perché la morte dello zio, un avvocato forse poco noto in città, ma importante che trattava affari riservati, costringe i membri della famiglia ad avvicinarsi, a fare i conti gli uni con gli altri:

Questa volta però non era più il mio piccolo mondo a essere in gioco ma l'intera cerchia familiare. Per molti anni eravamo vissuti ciascuno nel proprio quartiere, ciascuno con i suoi mezzi, le sue abitudini, i suoi problemi, le sue soddisfazioni personali, e avevamo avuto gli uni con gli altri solo contatti occasionali. Ma ecco che adesso tutti gli Huet, compresa sia Juliette di cui non si sentiva mai parlare e i cui figli conoscevamo a malapena, ecco che tutti i Huet si ritrovavano faccia a faccia, si riscoprivano e forse avrebbero dovuto scontrarsi.

La fragilità della moglie dello zio, Colette, che era stata vista spesso in compagnia di un cugino acquisito, il medico Floriau, dando adito a tante voci.

Il ritorno del cugino Edouard, che da giovane era il più bello e intraprendente tra loro, per poi finire in disgrazia ai tempi della guerra.

Blaise annota tutto sul suo diario, senza nasconderci niente: anni prima aveva scritto un romanzo, sempre in forma di diario, che aveva poi inviato a diverse case editrici e ad uno scrittore di cui aveva stima. Il suo lavoro era stato respinto, troppo personale, troppo morboso gli era stato risposto, per quella sensazione di stare spiando le vite degli altri.

Non importa a Blaise che qualcuno legga queste pagine su di lui, la moglie, sulla sua famiglia

Mi si accuserà probabilmente di tradire la famiglia, di infangare il nome degli Huet, di lavare i nostri panni sporchi sulla pubblica piazza. Non m’importa. C’è abbastanza gente che si sente il diritto di farsi i fatti miei perché abbia anch’io il diritto di farmi quelli degli altri..

La morte dello zio rompe la quiete apparente dentro la famiglia: c’è da organizzare il funerale, da contattare le persone che gli stavano vicine, c’è poi il tema del testamento.

Tutto questo era senza vita e nell'aria di un'immobilità assoluta non si percepiva il minimo fremito rumore odore Ricorda di aver avuto questa impressione solo nei musei.

Questa sensazione di immobilità è la stesso che si respira sia dentro la famiglia, che fuori, per le strade di questa cittadina di provincia che il protagonista racconta di aver percorso tante volte con gli amici e da cui non si è mai staccato andandosene via perché “ero troppo ambizioso per esserlo davvero”.

Sono solo un mediocre, lo so, ma un mediocre lucido, direi perfino, senza esagerare troppo, un mediocre soddisfatto.
Blaise, come si è detto, non ci nasconde nulla di sé: ci racconta del rapporto col fratello, che ha avuto una vita più sfortunata di lui, finendo perfino deportato in Germania ma che nonostante questo non si è mai lasciato andare. Racconta della moglie Irene che non lo mette in imbarazzo per la sua bassa estrazione sociale, una donna che ogni tanto deve trovarsi un suo amanti, che non è capace di fare i mestieri di casa, ma a cui in fondo vuole bene. Anche perché Blaise stesso, ammette, ha tradito la moglie di tanto in tanto.

Come in tanti altri romanzi di Simenon torna il tema dell’impossibilità a fuggire dal proprio destino che, nel caso di Blaise, si consuma lungo le vie di questa piccola città

La città, le strade che percorrevo a non finire, i volti, sempre gli stessi, i nomi sulle vetrine dei negozi, m’ispiravano oltre un senso di noia quasi doloroso, un desiderio di fuga, di fuga in qualsiasi direzione, di fuga disperata come quando si sogna di essere inseguiti.

Ma come nei sogni, i miei piedi restavano inchiodati al suolo e io non riuscivo a muovermi.

Tutto è destinato a cambiare, per la morte di zio Antoine, per non cambiare niente, nonostante il riavvicinamento tra i parenti al funerale, nonostante il testamento.

La vita continua per gli Huet.
Gli altri è un dramma familiare senza delitto, senza colpevoli, senza grosse colpe se non le piccole miserie della vita, dell'ipocrisia del cercare di apparire diversi da quello che si è.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

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