Le cooperative sono diventate uno strumento per imprenditori senza scrupoli, hanno messo in piedi un sistema che evade contributi e controlli. Dovrebbero vigilare gli ispettori del lavoro, ma lo fanno? Le altre inchieste: gli affari attorno al volantini pubblicitari della grande distribuzione e poi i bitcoin e le altre criptovalute: risorse o fregature?
Altra puntata ricca che tocca argomenti
diversissimi, forse fuori dall'attuale discussione politica (tra
l'altro di flat tax si è comunque occupata una recente
puntata di Report): le finte cooperative su cui mancano i
controlli, come sono nate le criptovalute, il mondo delle
imprese che fanno volantinaggio e, infine, cosa non funziona
nel mondo dei ticket restaurant.
L'anteprima della puntata: Buoni
a nulla di Cecilia Andrea Bacci
Perché molti esercenti rifiutano i
buoni pasto? Da benefit del dipendente, spesso questo ticket (il cui
valore passa da 5 a 7-8 euro) si trasforma in un peso.
Un settore importante quello dei ticket
restaurant: un mercato che vale 3 miliardi, per 2,5 milioni di
persone, su 90 mila aziende e 120mila esercizi convenzionati.
Cosa si è inceppato in questo
meccanismo?
Tempestano le vetrine di bar, ristoranti e supermercati. Sono i loghi delle società che emettono i buoni pasto che ogni anno, in Italia, smuovono tre miliardi di euro. A spenderli - quando possibile - 2,5 milioni di lavoratori, dipendenti e collaboratori, pubblici e privati. Eppure capita di vederseli rifiutare. Cosa c’è dietro al rifiuto dell’esercente? Commissioni elevate e mancati pagamenti. Ristoratori e negozianti accettano di convenzionarsi con le società emettitrici per non perdere clienti e fatturato. Consip, che con i suoi bandi di appalto copre un terzo del mercato nazionale, aggiudica i lotti secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa. Ma alla fine, di un buono da cinque euro, cosa resta in mano? Una cosa è certa: il piatto vuoto del lavoratore che non riesce a spendere il suo ticket.
Cooperative
fuori controllo
Da strumento di
vera cooperazione, nato nel mondo della sinistra per dare al lavoro
una forma più umana, le cooperative oggi sono diventate altro.
Da forma di lavoro
in cui non ci sono dipendenti ma soci, per fare impresa senza fini
di lucro e dunque potendo godere di una tassazione e di una
legislazione molto favorevole, oggi sono diventate un modo per
livellare al ribasso la qualità del lavoro in termini di diritti e
salari.
A furia di
deregolamentare, di togliere controlli (i famosi lacci e lacciuoli
che tanto danno fastidio) oggi le cooperative sono esplose e ci sono
settori produttivi quasi completamente fatti da cooperative. Finte.
Dalla logistica
(trasporti, società di pulizie..) fino alla cantieristica.
Su raiplay
trovate la consueta anteprima del servizio: gli ispettori del
ministero del lavoro, le persone che dovrebbero vigilare sui posti di
lavoro, sono solo 2100, di questi 290 sono ingegneri tecnici e si
occupano della sicurezza. Pochi, tanti? In Veneto ci sono due
province scoperte, tra cui quella di Venezia Mestre, dove ci sono
industrie grandi come quelle a porto Marghera.
Senza ispettori, la
situazione che si presenta agli occhi del giornalista è
sufficientemente eloquente: operai della cantieristica che si vestono
in macchina (niente spogliatoi),operai che fanno la pausa pranzo
fuori, al freddo, mangiando un panino in fretta.
In condizioni
igieniche che non hanno bisogno di ulteriori commenti, le immagini
parlano da sole.
Fincantieri non da
a queste persone nemmeno i servizi minimi, siccome sono lavoratori
(spesso stranieri) di ditte in subappalto.
Da Marghera a Fiano
Romano, ai magazzini dove parte la merce per i supermercati Conad del
centro Italia: qui lavorano 400 persone di cui 380 attraverso
cooperative esterne, in subappalto prese da un consorzio.
Cooperative che
periodicamente chiudono e poi riaprono, con altri nomi.
A quanti hanno
chiesto l'applicazione del contratto collettivo del lavoro, è
successo di aver perso il lavoro, finendo cacciato via dalla
cooperativa.
Tutto è cominciato
quando nel 2017 la maggior parte di questi lavoratori ha lasciato la
CGIL, da cui non si sentivano più tutelati, per entrare dentro ai
COBAS: le testimonianze di queste persone raccontano
dell'atteggiamento ostile dei sindacati “o ti sta bene così o te
ne vai”, così in molti hanno scelto di andarsene e chiedere ai
COBAS e chiedere loro se ci fosse modo di veder riconosciuto qualche
diritto in più.
Erano tutti CGIL:
quando si firmava il contratto, quasi obbligatoriamente c'era anche
la firma per aderire a questo sindacato confederale.
Iovene è andato a
chiedere conto al segretario della Filt-CGIL regionale, che ha negato
quanto raccontato prima: dammi il nome che lo denuncio alla procura
della Repubblica.
Vedremo come andrà
a finire.
Gli ispettori del
lavoro dovrebbero, secondo le leggi del Ministero, secondo le
indicazioni del governo, fare una lotta al lavoro nero e all'evasione
contributiva: cose banali nel senso che sono presenti nei piccoli
esercizi.
Significa lasciar
perdere i grandi appalti, le cooperative in subappalto: sono le
direttive del capo dell'ispettorato al lavoro, a Roma, Paolo Pennesi.
L'idea di Poletti e
Pennesi è quella di spostare gli ispettori dell'Inps dell'Inail e
del ministero sotto una sola struttura: la direzione unica è stata
fatta ma gli ispettori non si sono spostati, ognuno è rimasto nel
proprio ente.
Gli attuali
ispettori dell'Inps sono in presidio, contro questa riforma perché,
sostengono, in questo modo, senza ispettori, l'inps cessa di
esistere.
Tra l'altro, non
sono previsti inserimenti, quando una di queste figure andrà in
pensione.
Non solo, c'è una
strana difficoltà a far dialogare questi enti tra loro, far parlare
le banche dati, per un controllo più efficace.
Il capo
dell'ispettorato al lavoro parla di “gelosia del dato” da parte
degli enti della ppaa: nel frattempo però, nel mondo reale, si va
avanti con sfruttamento, assenza di diritti, tensioni sociali.
Un brutto clima che
poi porta all'avanzata delle destre populiste e xenofobe, come
successo in Friuli alle elezioni regionali.
Come
funzionano oggi i controlli sul lavoro? Cosa è cambiato col jobsact,
quanta evasione contributiva sono riusciti a recuperare gli
ispettori dopo la riforma?
Per la cronaca, quello dei controlli è un problema diffuso in tutto il paese: bit
Ispettorato del Lavoro di Foggia: report 2017 controlli nelle aziende foggianeL'Ispettorato del lavoro tira fuori numeri 'allarmanti': irregolarità nel 67% delle aziende foggianeIl report ha interessato strutture di riposo per anziani nonché tutti i settori merceologici. Nell’anno 2017 ispezionate n. 2.924 aziende delle quali n. 1.633 sono risultate irregolari
La scheda del
servizio: Fuori
controllo di Bernardo Iovene
Nel magazzino Conad del centro Italia su 400 lavoratori 380 sono forniti da una cooperativa esterna, che periodicamente cambia limitando i diritti dei lavoratori. Nei cantieri navali della Fincantieri a Porto Marghera, su cinquemila lavoratori, quattromila sono forniti da 300 società esterne. Lavorano per 3-4 euro l’ora senza alcun diritto. Un sistema definito “paga globale”, un’illegalità di massa che gli organi preposti al controllo non riescono a regolarizzare.
La vigilanza degli ispettorati del lavoro vive un momento di transizione che ne diminuisce l’efficacia: dal primo gennaio 2017, infatti, gli ispettori del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail sono stati unificati nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), ma i dipendenti di Inps e Inail non sono confluiti nel nuovo ente. Si è creato quindi un corto circuito, prendono le direttive dall’INL ma resteranno dipendenti dei propri enti fino alla pensione con un “ruolo a esaurimento”. La riforma, prevista dal Jobs Act e approvata a costo zero, fino a oggi avrebbe determinato incertezza, rallentamento dell’attività ispettiva e minori introiti dal recupero dei contributi previdenziali evasi.
Cosa sono le
criptovalute
Di moneta virtuale si sente parlare da tanto tempo, ma penso che
siano veramente in pochi quelli che saprebbero descriverle o
raccontarne la loro origine.
L'anteprima
del servizio su Raiplay: si parte dalla guerra in Iraq, con le
immagini dei morti di civili per strada, scambiati per potenziali
assassini.
Sono le immagini che sono state diffuse da Wikileaks (altrimenti di
questa guerra sporca cosa avremmo saputo dalle fonti tradizionali o
dal Pentagono?): nel 2011 Wikileaks e Assange svela gli Agfan paper e
i cable gate, la più grande fuga di notizie della storia.
Per arginare questa fuga, i circuiti Visa, Mastercard e Paypal
fermano il servizio per le donazioni, causando un buco per Wikileaks
di 15 ml di dollari.
Un pugno di società finanziarie statunitensi ha deciso, su pressioni
dall'alto, cosa i cittadini dovessero vedere e sapere, bloccando le
donazioni che consentono a Wikileaks di fare il suo lavoro.
Assange si è salvato grazie a Bitcoin, la moneta virtuale,
utilizzata fino a quel momento solo da pochi smanettoni e dai
criminali del deep web.
Il valore del Bitcoin è così schizzato verso l'alto con un ritorno
del 50000%.
Sette anni fa il Bitcoin valeva 80 centesimi, a dicembre valeva
16mila euro: in questi anni sono nate altre 1500 criptovalute. Tutte
assieme a gennaio valevano 665 miliardi, oggi il loro valore è
crollato a 270.
La domanda cui cercherà di dare una risposta il servizio di Marrucci
è, cosa ne sarà domani di queste criptovalute domani? Sono
destinate a durare, dunque siamo di fronte ad una rivoluzione
tecnologica, o è solo una bolla?
La scheda del
servizio: Le
criptovalute di Giuliano Marrucci
Nate appena tre settimane dopo il crollo di Lehman Brothers, da un’idea di un personaggio rimasto anonimo, le criptovalute a gennaio sono arrivate a capitalizzare oltre 600 miliardi di euro, dieci volte il valore di aziende come Eni, Enel o Intesa Sanpaolo. Pochi giorni dopo però il mercato è crollato, e nel giro di pochi giorni si è ridotto a poco più di un terzo. È la fine delle criptovalute? O dietro la bolla speculativa c'è qualcosa destinato a durare?
Le imprese di
volantinaggio
I volantini delle grandi catene commerciali, dei supermercati,
riempiono le nostre cassette delle lettere.
Oramai, a parte qualche bolletta, dentro la cassetta troviamo solo
questi pezzi di carta, distribuiti da ragazzi (spesso di origine
straniera) che girano per le strade con zaini pieni zeppi di
materiale, per conto di aziende di distribuzione.
Report col servizio di Francesca Ronchin cercherà di fare luce su
chi sono queste aziende del settore, come lavorano, quali i problemi.
La scheda del
servizio: Scripta
volant di Francesca Ronchin
Cosa gira intorno ai volantini pubblicitari? Quelli che vediamo nella cassetta delle lettere sono solo una parte, molti non vengono distribuiti ma venduti come carta da macero. Una pratica che danneggia i marchi della grande distribuzione: continuano a stampare in eccesso e spesso non sono al corrente delle irregolarità. Dal canto loro, le aziende incaricate del recapito spiegano che i prezzi sono troppo bassi per riuscire a consegnare tutto. Il mondo del volantino è un business che vale circa 200 milioni di euro, le società che operano nel settore sono 450, ma sono solo due o tre quelle che si dividono la gran parte del mercato.
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