16 dicembre 2017

Souvenir (per i Bastardi di PizzoFalcone), Maurizio De Giovanni


Incipit
La luna faceva la sua parte, enorme e ferma nello spazio a illuminare il silenzio della tarda sera di primavera. Era di sé uno spettacolo e avrebbe meritato tutta l'attenzione di un pubblico, anche perché gli alberi e la leggera brezza si impegnavano a fornirle una cornice degna della fama del luogo.E in effetti la ragazza che passeggiava lenta nel giardino in direzione del parapetto sembrava essere lì proprio per questo, per assistere alla rappresentazione della natura che inscenava il celebre viale d'argento sulla distesa scura, con un mormorio di foglie in sottofondo e una canzone appassionata in lontananza.Forse, però, qualcosa non funzionava nello spettacolo diretto dalla luna, poiché la ragazza, invece di affacciarsi sospirando sul panorama mozzafiato, lanciò una rapida occhiata attorno a sé e s'incamminò svelta dal lato opposto, verso un piccolo fabbricato in muratura. La luna, e il mare che luccicava sotto, si guardavano perplessi e non dissero niente, attendevano gli eventi.

Avevo il cuore in gola. Te l'ho scritto mille volte, lo so, ma ciò che ricordo di quel momento sono il rumore del battito nelle orecchie e il respiro corto che mi portava la fragranza di tutti quei fiori ..

- La tua teoria, Ricciardi. Quella che mi hai spiegato tanto tempo fa. La gente ammazza per fame o per amore. Intendendo per fame il bisogno materiale e per amore tutti i sentimenti. Questo omicidio di chi è figlio? Della fame o dell'amore? ..

In questo romanzo di De Giovanni, del filone dei Bastardi di Pizzofalcone, non c'è un vero e proprio omicidio, almeno non subito, solo una persona picchiata a sangue e derubata, il corpo gettato in una fossa del cantiere della metropolitana.
Ma, dietro questa aggressione ci sono entrambe le cause "ricciardiane": la fame e l'amore.
I Bastardi di Pizzofalcone, la squadra comandata dal commissario Palma che è riuscita a non far chiudere quel commissariato finito al centro di uno scandalo di poliziotti corrotti, è finalmente cresciuta.
La loro forza sta proprio nell'unione, nella capacità di ragionare assieme, di capirsi in uno sguardo, di riuscire a far leva sui pregi di ciascuno e anche sui difetti. Sono una squadra il cui valore è maggiore della somma dei singoli.

Un giallo dietro cui si celano entrambe le cause, Amore e fame, che lega assieme presente e passato, una diva del cinema hollywoodiano anni 60 (Charlotte Wood) e la criminalità che appesta la Napoli di oggi.
Un giallo che si svolge tra Napoli e Sorrento: la Napoli dei clan della Camorra che fanno fortuna grazie al supporto di professionisti con pochi scrupoli; e la Sorrento degli anni 60, meta del turismo ridente e dei film di Hollywood.
Come quel film (di invenzione, ma sicuramente ispirato alle tante pellicole girate sulla costiera) “Souvenir”, con protagonista la celebre attrice Charlotte Wood.

Mi verrebbe da dire che, rispetto ad altri romanzi della serie dei Bastardi, questo è il più “femminile”: perché le vere protagoniste della storia sono due donne, cresciute lontane migliaia di chilometri, ma legate assieme da un vincolo di sangue.
Femminile perché emerge il lato sensibile, riflessivo degli altri personaggi, dentro un racconto corale: Francesco Romano alle prese con le prime malattie della piccola Giorgia, la bambina che ha trovato abbandonata in un cassonetto e che ora vorrebbe adottare.
E perfino Aragona, il grezzo Aragona volgare, il poliziotto che studia le mosse dei poliziotti delle serie televisive, in questo libro assume delle sfumature da persona matura e sarà protagonista di intuizioni che daranno una bella svolta alle indagini.

Quante cose vengono fuori da questo giallo, quanti spunti: siamo ad ottobre, dentro una stagione a metà, né estate né inverno, una stagione sospesa
Ottobre, se volete, è sospeso nell'aria. Non si riesce a prenderlo per le dita, ottobre.Magari altrove, che la demarcazione tra estate e inverno è più netta, che gli alberi sono tanti e diventano una danza di giallo e di rosso, ottobre una faccia definita e ti guarda austero con sincerità.

L'inchiesta che coinvolgerà i Bastardi parte col ritrovamento di una persona, picchiata in modo feroce e il cui corpo è stato abbandonato nel cantiere della metropolitana, dopo averlo ripulito di portafogli e altri segni di riconoscimento.
Mentre Alex scorta l'uomo, privo di conoscenza per il trauma subito alla testa il resto della squadra cerca di capire chi fosse questa persona.
Incrociando i dati delle persone scompare, anche fuori Napoli, risalgono ad un turista scomparso, Ethan Wood, cittadino americano in vacanza a Sorrento assieme alla sorella e alla madre.
Che è una diva del cinema, Charlotte Wood, che proprio a Sorrento ha girato uno dei suoi film più famoso, ma che oggi è ridotta su una sedia a rotelle, con problemi di Alzherimer:
Lojacono restò sorpreso dalla raffinatissima bellezza della donna, che doveva avere quasi ottant'anni, ma ne dimostrava una ventina di meno. I grandi occhi verdi, il naso minuscolo e le labbra piene, aperte in un bellissimo sorriso, componevano un insieme di forte impatto. Da giovane, pensò Lojacono, doveva essere stata un vero schianto.

Lojacono ed Alex scoprono, interrogando il portiere, che Ethan si era recato più volte a Napoli, in vico Egizio 15, proprio nella zona di Pizzofalcone?
Chi stava cercando? E' per questo che è stato picchiato in modo così pesante?
Cercando di dare una risposta a queste domande, per arrivare alle ragioni del crimine di oggi, capiscono che si deve indagare sul passato, di Ethan e della madre.

E l'indagine sul passato di Charlotte, la diva di Hollywood, si scopre così intrecciata da un'altra pista, che porta ad un'altra donna, Angela Capasso, moglie del commercialista del clan Sorbo: la strada dei Bastardi incrocia nuovamente quella del magistrato della DDA Buffardi, la star del palazzo della Giustizia che avevano già incontrato per l'inchiesta sulla morte del panettiere Pasquale Granato.
Non sarà l'unico incontro che creerà imbarazzo: anche Lojacono è costretto a re incontrare Laura Piras, la giovane magistrato con cui aveva cominciato una relazione, poi interrotta.

L'inchiesta, anzi, le inchieste, perché c'è anche l'operazione speciale affidata ad Aragona, porterà i poliziotti a dover fare delle scelte.
Seguire il proprio istinto o fare la cosa più semplice, quella che porterebbe meno complicazioni?
Seguire le procedure e lasciare tutto a quel pallone gonfiato di Buffardi, oppure cercare di proteggere quel “souvenir” che la diva del cinema si era portata dietro dall'Italia?

Perché questa non è più, per i Bastardi, un caso che riguarda un cittadino americano aggredito: è una storia che parla di
.. un antico amore nato in un ristorante e fiorito su una spiaggia sotto una luna enorme. Di un souvenir sul grande schermo e di un altro portato nel ventre. Di un bambino, poi ragazzo e poi uomo, cresciuto credendo di essere altro da quello che era. Di una madre bellissima e celebre diventata prigioniera di un mondo costituito di ricordi”.

Di questo amore, indissolubile nel tempo, e figli sono il souvenir più prezioso, “stanno lì per ribadirti chi eri e chi sei, per rimettere sempre in discussione i tuoi comportamenti”.

Ognuno degli agenti di Pizzofalcone uscirà col suo, di souvenir, alla fine della storia.
Marco Aragona con la consapevolezza di voler fare il poliziotto per davvero.
Francesco Romano con la speranza di un nuovo amore.
Alex con il suo forte rapporto col padre.
Lojacono con la scoperta che tutto può ricominciare.
Palma e Ottavia con il sogno che, forse, un giorno...
Pisanelli con una scoperta che gli lascia un dolore dentro.

Ottobre.Ottobre che finisce.

La scheda del libro sul sito di Einaudi e il link per scaricare il primo capitolo.

I link di Ibs e Amazon

15 dicembre 2017

Il livello della classe dirigente e il tifo sul web

Riassunto della giornata scorsa, dove abbiamo letto diverse notizie interessanti.
I nostri servizi smentiscono (o sminuiscono) la notizia per cui i russi avrebbero influenzato il voto per il referendum.
L'emergenza rifiuti non è una questione solo del sud (sporco e mafioso): pure su al nord si interrano rifiuti tossici che fanno ammalare i bambini.
Viene approvata la legge sul biotestamento che fa infuriare i vescovi (i quali invece non hanno ancora espresso un'opinione sulla notizia di cui sopra, sui criminali dei rifiuti).
Nella sua audizione in commissione, il presidente della Consob Vegas ammette gli incontri con l'allora ministro Boschi dove la ministra aveva espresso le sue preoccupazione su Etruria (dove il padre era vicepresidente).

Ovvero: l'allora ministro si è incontrata con Vegas (e pure con Ghizzoni), per parlare della banca della padre ma, questa è la linea di difesa adottata, non ha fatto pressioni su uno o l'altro per favorire la sua famigila.
Dunque nessun conflitto di interesse.

Non mi interessa commentare tutto il tifo calcistico che si è scatenato sui social dopo le dichiarazioni di Vegas e soprattutto, dopo la puntata di Otto e mezzo.
Ognuno è in grado di farsi la sua opinione, spero senza pregiudizi. 

Ma una cosa mi appare chiara: se la vicenda della banche ha evidenziato quanto fosse vasto il marciume nel sistema bancario, nei meccanismi di controllo (che ora si scaricano la colpa a vicenda), questa linea di difesa racconta della poca coerenza dei nostri rappresentanti.

Non è veramente questione di tifo, ma c'era un tempo in cui si chiedevano le dimissioni agli altri per comportamenti poco trasparenti.
Come quello tenuto dall'allora ministro Cancellieri dopo che emersero le telefonate con la famiglia Ligresti.

La storia delle banche (che significa famiglie in crisi, imprese che non riescono ad ottenere liquidità) testimonia del basso livello della nostra classe dirigente.
Specie a livello politico: in vista delle prossime elezioni, nessun partito ha voluto fare qualcosa in tal proposito.
E' sparito il meccanismo delle primarie anche nel PD, i pochi click su una piattaforma web per il M5S (che poi porta in senato personaggi come la Castelli), per non parlare di quanto succede nel centro destra.

14 dicembre 2017

Premio Erode dell'anno


Fino a ieri il premio cinico dell'anno era appannaggio dei due imprenditori che ridevano nella notte del terremoto de l'Aquila.
Ma dopo aver sentito le intercettazioni degli indagati per l'inchiesta sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Toscana
"Ci mancavano anche i bambini che vanno all'ospedale, che muoiano i bambini. Non mi importa dei bambini si sentano male. Io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti".

Il premio Erode è vostro, tranquilli.

PS: queste intercettazioni le possiamo leggere solo perché le proposte di bloccare la loro pubblicazione (Berlusconi e Renzi) non sono ancora passate

C'è un giudice al consiglio di Stato

Ci sono storie che raccontano il mostro che si nasconde sotto la superficie del paese, ben più che tanti saggi (oggi molto in voga specie tra politici e giornalisti da talk).
L'inchiesta sul giudice del Consiglio di Stato Bellomo, della sua scuola di formazione per futuri magistrati, della sua rivista usata da questa persona per mandare messaggi alle sue allieve.
Le allieve costrette a subire i diktat del magistrato, vestirsi con tacco 12 e minigonna, scegliersi i fidanzati col suo beneplacito.
I futuri magistrati di questo paese, le persone che in nome del popolo italiano dovrebbero gestire la legge "uguale per tutti", si abituano fin da subito a come funzionano veramente le cose in questo paese.
Maschilismo, sfruttare una situazione di potere, pagamenti in nero (presunti, da verificare), pressioni e minacce sulle candidate.

Abbiamo guardato il caso Weinstein in America con un certo piacere, consolandoci coi problemi di oltreoceano, ma in Italia ancora dobbiamo fare i conti coi nostri problemi, di immaturità, di scarsa maturità, di etica.
Dal Fatto Quotidiano di oggi


Diritto e Scienza è parecchio attiva, propone un’ampia varietà di lezioni, pubblica una rivista (che Bellomo usava anche per umiliare le ex allieve-fidanzate), assiste gli studenti con costanza e li accompagna fino al giorno dell’esame di Stato, il prestigioso e complicato esame per indossare la toga: “Per iniziare, la società offre un corso annuale da 3.600 euro inclusa Iva che si tiene a Milano, tre giorni una volta al mese. Bellomo è capace di impartire lezioni per molte ore di fila bevendo soltanto caffè. Ho calcolato che in una giornata ha diluito nel caffè otto bustine di zucchero. Di solito ai corsi ci sono un centinaio di persone, ma non è a numero chiuso come dichiara. Alle lezioni, le prime file sono riservate alle borsiste, che vestono come richiesto dal contratto: gonne molto corte, spesso spalle scoperte e tacchi a spillo. I 3.600 euro per il corso – continua la nostra fonte – si possono pagare tramite un bonifico e si riceve una regolare fattura. Anche per i libri, circa 700 euro per 6 tomi scritti da Bellomo, tre di Amministrativo e tre di Penale. Il resto, però, è tutto in nero”. 
Varcato l’ingresso principale – con l’abbonamento annuale – le esigenze contabili di Diritto e Scienza cambiano: “Per il corso intensivo, che come programma si accavalla a quello ordinario per chi segue quello annuale, i corsisti pagano 800 euro, i non corsisti 1.300. Il pagamento avviene presso la scrivania della sala dove il corso si tiene, noi corsisti davamo i contanti a una collaboratrice di Bellomo che infilava subito le banconote in una busta senza restiturci né un foglio, né una ricevuta, né una fattura. Così pure per una nuova edizione di uno dei volumi Bellomo, venduto scontato e in nero per 160 euro. Anche per la full immersion di tre giorni, io e i miei colleghi abbiamo sempre pagato in nero: 100 euro al giorno, 200 per i non corsisti annuali”. 
Alla vigilia dell’esame, la scuola si trasferiva a Roma: “A ridosso del concorso, il consigliere è solito tenere una lezione che lui definisce ‘pre-concorso’ all’hotel Hilton di Roma, studiando i membri della commissione d’esame la cui prima prova si svolge il mattino seguente. Studio della commissione con formulazione di un algoritmo sui presunti argomenti ‘papabili’ per ogni materia oggetto di prova concorsuale: costo della lezione 100 euro. Sempre in nero. Il denaro non passava mai per le mani di Bellomo, ma veniva raccolto dai suoi collaboratori. Una donna a Milano e un uomo a Roma. Ogni anno Bellomo – aggiunge la nostra fonte – organizzava una festa di fine corso a Milano all’hotel Sheraton Diana Majestic. Offriva l’intera serata, però pretendeva di assegnare i posti ai tavoli. Al suo, c’erano le borsiste, di solito poco vestite. Ho visto cambiare radicalmente (fisicamente, ndr) nel giro di poco tempo la ragazza il cui padre ha denunciato Bellomo. I borsisti – aggiunge la nostra fonte – erano sotto il suo dominio, quelli di fascia alta non potevano salutare i ‘normali’ corsisti. Ogni giorno di fine prova del concorso all’uscita della Fiera di Roma, il consigliere Bellomo, seduto su di un cuscino, aspetta gli allievi che escono per parlare loro della traccia uscita e del suo svolgimento”.

13 dicembre 2017

Un assaggio del pasto

Ieri sera a diMartedì un assaggio del pasto che ci aspetta per la prossima campagna elettorale.
I timori per l'instabilità dopo il voto, causati dall'attuale situazione tripolare e da una legge elettorale che, ha spiegato Veltroni, il prossimo governo dovrebbe cambiare (e pensare che l'abbiamo appena riformata, dopo i rilievi della Corte Costituzionale).
L'unica possibilità per avere maggiore stabilità (o governabìlita, alla Scalfari) è un alleanza PD - FI.

E poi c'è la miniera delle banche in crisi: tra furbetti, cattivi controllori, cattivi amministratori, porte girevoli per controllori/controllati e clienti truffati fatti passare per speculatori finanziari, c'è spazio per per tutti. 
Per accusare Bankitalia che non ha vigilato, i banchieri (felici con le loro elargizioni agli amici), la sinistra che a Siena (MPS) ha fatto fallire una banca (che ha concesso prestiti anche a destra e a imprenditori ma non si può dire), a De Benedetti (ovvero Repubblica, tirato in ballo ieri da Mario Giordano).

L'inchiesta Consip che, dalle presunte rivelazioni delle cimici e dalla presunta corruzione per il mega appalto, è diventata l'inchiesta sul depistaggio dei carabinieri del NOE (e non la rivelazione dell'indagine ai vertici della Consip): "abbiamo le prove" scrive Repubblica.
Ovvero la distruzione della chat sui loro telefonini.
Si vota a marzo, ci sono ancora tre mesi belli pieni.

12 dicembre 2017

Piazza Fontana – 48 anni dalla strage




Era un venerdì quel 12 dicembre 1969, 48 anni fa, a Milano.
Sono passati tanti anni da quella bomba esplosa nella banca dell'Agricoltura in piazza Fontana, da quelle morti che oggi alla domanda “ma tu dov'eri quel 12 dicembre” in pochi potrebbero o saprebbero rispondere.
L'Italia è un paese senza memoria.

E anche con poco pudore e rispetto per le sue vittime: a 48 anni dalla strage, cosa ci ricordiamo della bomba nella banca dell'agricoltura? E degli altri attentati? Delle bombe scoppiate sui treni, nelle piazze, nelle stazioni? Bombe fatte scoppiare per uccidere, per creare terrore, per preparare il terreno a qualcosa di mostruoso (se possibile, ancora più dei corpi straziati).

La mano proditoria e furtiva di Caino ha sorpreso fratelli ignari e ne ha fatto strage. Ancora una volta il sangue innocente di Abele sparso a macchie enormi offende la mia diletta città.
A quest'ora grave e sacra meglio si addirebbe il silenzio ..
[Dall'omelia dell'arcivescovo di Milano, nel giorno dei funerali delle vittime della strage].



Non è vero che non esiste più destra e sinistra. O che il fascismo oggi non esista (o non costituisca un problema).
In questo paese senza memoria una vera destra conservatrice non è mai esistita probabilmente. E a sinistra spesso ci si sentiva in colpa di essere di sinistra, così si è scimiottato la destra nelle sue peggiori forme.
Così rimaniamo ostaggio di vecchi slogan, di vecchi rottami di un passato che non siamo mai stato capaci di archiviare.
Se non siamo in grado di decifrare menzogne e bugie, fatte passare come verità da sorbire tutto d'un fiato.
Leggo i giornali di questi giorni e le notizie che capeggiano riguardano l'ondata neofascista e dell'ingerenza russa nelle nostre questioni politiche, dal passato referendum alle prossime elezioni.

Se avessimo memoria ci ricorderemmo dell'Italia degli anni 60, della sua democrazia ancora fragile, di un paese attraversato da spinte progressiste per cambiare le cose nel mondo del lavoro, nelle università, nella magistratura perfino nella polizia.
Di quel convegno organizzato dall'istituto Pollio all'hotel Parco dei Principi, nel 1965, dove parteciparono vertici degli stati maggiori, politici, elementi dell'estrema destra come Pino Rauti, Delle Chiaie e Merlino, dei servizi come Guido Giannettini.
È dove si pianificò la strategia della tensione: una guerra asimmetrica per contrastare l'avanzata del comunismo, questa la facciata: in realtà serviva bloccare l'avanzata delle sinistre (e di tutti quei movimenti di protesta che chiedevano riforme progressiste tese a svecchiare il paese).
Propaganda, infiltrazione e azioni terroristiche che avrebbero dovuto portare, nella testa dei movimenti neofascisti, ad un colpo di stato. In pratica al consolidamento dello status quo, impedire qualsiasi cambiamento, politico e istituzionale.

La storia della strage di Piazza Fontana, la bomba fatta scoppiare nella banca dell'Agricoltura a Milano (e le altre bombe, sui treni nell'estate del 69 e a Roma), ci riporta indietro nel tempo, ricordandoci quanto la storia a volta si ripete (forse oggi in forma di farsa).

Fanno tanto clamore, oggi, le presunte ingerenze russe, la fabbrica di fake news che avrebbe appoggiato alcune forze politiche per danneggiare il governo.
Ma ci siamo dimenticati del lavoro sporco dei servizi che, con una mano costruivano la finta pista degli anarchici, preparavano il mostro da sbattere in prima pagina (per rispondere alle paure dell'opinione pubblica che loro stessi costruivano).
Con l'altra mano nascondevano le prove alla magistratura: il SID di Maletti e Miceli (e anche i servizi americani) era a conoscenza di cosa stava preparando Ordine Nuovo a Padova da mesi, ma non fece nulla.
E lo stesso vale per i servizi americani visto che Digilio, l'armiere di Ordine Nuovo, era anche una fonte della CIA (nome in codice Erodoto)..
Il SID nascose ai magistrati milanesi la pista della borsa usata per la bomba, comprata a Padova, il lotto di timer comprati a Bologna (simili a quelli che l'ordinovista Franco Freda aveva comprato, un caso..)

Il mostro Valpreda sbattuto in prima pagina, l'anarchico Pinelli (che forse meriterebbe di essere chiamato Pinelli e basta) morto in Questura per un “malore attivo”, ma in stato di fermo oltre i termini della legge.
E poi il processo spostato a Catanzaro.
E quando finalmente i magistrati arrivarono alla pista nera, ecco tornare in campo i servizi e le esfiltrazioni per mettere al sicuro i fascisti: Pozzan, il custode delle armi di Ordine Nuovo, lo stesso Giannettini (l'agente del SID di cui Andreotti e i servizi negarono l'appartenenza ai servizi) e infine di Franco Ventura, anche lui ordinovista come Freda, reo confesso di fronte al giudice D'Ambrosio di quella bomba e delle altre bombe del 1969..

Fanno ridere i sovranisti di oggi, eredi di quel passato fascista che ha insanguinato il paese, pedine di un gioco politico governato anche oltre oceano, che in nome della stabilità politica ogni tanto doveva ricordare al nostro paese da che parte stare.
Anche allora, i neofascisti erano nemici dell'Europa:
è giunto il momento di terminare di baloccarci col fantoccio “Europa” o di fare gargarismi con la sua espressione vocale.
Con l'Europa illuministica noi non abbiamo a che fare. Con l'Europa democratica e giacobina noi non abbiamo nulla a che vedere.
Con l'Europa mercantilistica, con l'Europa del colonialismo plutocratico: nulla da spartire. Con l'Europa giudea o giudaizzata noi abbiamo solo vendette da fare.”
[Regensburg – 1964, Franco Freda: ]
(Per quanto questa Europa non sia l'Europa che avevano pensato i suoi fondatori, non vi sembra di averle già sentite queste parole, queste espressioni?)

Paese a sovranità limitata.
Paese della giustizia tradita.
Oggi parliamo di fake news, di ingerenze politiche dei russi.
Ma ci siamo dimenticati dei depistaggi, delle coperture da parte dei nostri servizi dei fascisti neri, dei giornalisti a libro paga dei servizi, di Gladio e della loggia massonica e segreta P2.

Forse è l'Italia che stenta a cambiare se ancora oggi dobbiamo ancora una volta mettere nero su bianco le nostre radici antifasciste, dobbiamo difenderci da questa marea nera (lei si, sovvenzionata anche dall'estero).
Piazza Fontana, la madre di tutte le stragi, un nodo al fazzoletto che noi non scioglieremo mai. Che non ci stancheremo di raccontare.
Avete vinto voi – le parole del giudice Mancuso – “ci avete sconfitti, ma sappiamo chi siete” non ci stancheremo di ripeterlo.

Spunti di lettura:
Piazza Fontana la strage senza giustizia
Una stella incoronata di buio di Benedetta Tobagi
Piazza Fontana, noi sapevamo, di Andrea Sceresini , Nicola Palma , Maria elena Scandaliato
Piazza Fontana di Francesco Barilli Matteo Fenoglio.
Il grande vecchio, di Gianni Barbacetto (primo post e secondo).
Confine di Stato, di Simone Sarasso.
La repubblica delle stragi impunite di Ferdinando Imposimato
Doppio livello di Stefania Limiti
Il segreto di piazza Fontana di Stefano Cucchiarelli
Il sangue e la celtica di Nicola Rao

Sappiamo chi siete e non dimentichiamo – Piazza Fontana 1969 - 2013

La logistica, le nuove frontiere della contraffazione e la genetica comportamentale

Eravamo abituati a vedere il DNA la prova principe per incastrare gli assassini: da Bossetti al serial killer Donato Bilancia.
Ma oggi si usa il DNA in modo opposto: in tema di impunità non ci batte nessuno.
Questo è il tema dell'anteprima della puntata di Report, poi la logistica e la contraffazione che si nasconde dietro un click.


Siamo responsabili delle nostre azioni: secondo la genetica comportamentale i nostri comportamenti si possono prevedere dall'analisi del dna.
Sappiamo che alcuni ritardi mentali dipendono dal dna: anche i comportamenti aggressivi?
Il gene dell'aggressività si chiama “mao A”: persone con questa alterazione del gene è predisposta a comportamenti che portano ad omicidio, non una semplice lite.
Stefania Albertani è stata protagonista di uno dei casi più efferati di cronaca nera: ha ucciso la sorella, ha tentato di uccidere i genitori.
Era una persona coerente, all'apparenza ma era affetta da una malattia mentale: ma viene poi sottoposta ad alcuni esami, poi il test del DNA.
Il test stabilì che parte del suo cervello era compromesso: in certe condizioni questo poteva portare all'aggressività.
Il Tribunale di Como ha ridotto la pena di un terzo.

Stessa storia per un assassino a Trieste: per la prima volta il test del DNA portò ad una riduzione della pena e ora la genetica bussa sempre di più alle porte dei processi.
L'ex avvocato di Albertani ammette che userà il test del DNA su altri processi: il rischio è di portare a processi lunghi, l'impunità per chi si potrà permettere questo test, per qualcosa che ancora non ha solide basi genetiche.
L'assassino è il DNA?
Allora colpevoli si nasce e potremmo fare lo screening a tutti gli italiani e rinchiudere quelli “tarati” nel DNA.
Lo psichiatria De Rosa spiega che è come i fattori di rischio cardiovascolari: posso avere un infarto a 25 anni come non averlo mai.
In Israele è nata un'azienda (Faception) che stabilisce se uno è un criminale dall'analisi del solo sguardo: siamo tornati ai tempi di Lombroso, anziché andare avanti stiamo tornando indietro con la scienza.
Analizzano il viso, i tratti, il dna e grazie ai big data, il prezzemmolino di tutte le discussioni, è sappiamo se tu sei un terrorista o meno.
È un business da miliardi di dollari ma è anche una mostruosità, che rischia di portare a discriminazione razziali.

La logistica: il pacco e la società del futuro di A. Nerazzini

Il servizio di Nerazzini è cominciato da Amazon: una visita nel magazzino dove lavorano in tanti, con le parole d'ordine di velocità e ordine.
Nel posto di lavoro che è il top dell'informatica si lavora ancora a mano: sono le persone che prelevano gli articoli dagli scaffali, rispettando i tempi prestabiliti.
Qui nel giorno del Black friday c'è stato il primo sciopero: i dipendenti della logistica protestavano contro i ritmi, le paghe, lo sfruttamento.
Dietro un pacco c'è un giro d'affari di mille miliardi di euro in Europa, 120 nella sola Italia.
E ora che arriva a Natale il traffico aumenterà: spariranno i negozi piccoli per favorire le multinazionali come Amazon e del trasporto.
Amazon, Alibaba, TNT …
Cosa c'è dietro un click?
Sulle spalle di chi risparmiamo quando compriamo a poco un prodotto su uno store online?
Sugli stipendi delle cooperative che nascono e muoiono per pagare sempre meno tasse, sempre meno stipendi, un mondo dove regnano evasione e ricatti.

Nerazzini, dopo Amazon, è andato a vedere come si lavora in una azienda in Brianza: oltre ai dipendenti regolari ce ne sono altri, che lavorano a chiamata anche se non potrebbero e che rischiano l'arresto per i controlli delle forze dell'ordine.
Aziende da 200 dipendenti che ne assumono solo una dozzina: Marta Fana spiega come queste aziende usano il meccanismo delle cooperative come strumento per somministrare manodopera al massimo ribasso.
Le cooperative hanno trasformato la loro funzione, i sindacati sono rimasti incastrati nel gioco dal PD e ora capiscono che forse è troppo tardi.

Il consumatore e l'azienda non si preoccupano di cosa sta dietro un click e la consegna immediata di un pacco.
Come succede a DHL, che non ha dipendenti in Italia, caso unico, e si appoggia a subfornitori.
Fornitori che sono stati costretti, per tenersi l'appalto, a licenziare lavoratori, allontanare personale non gradito, fare la guerra al sindacato.
I dirigenti della multinazionale DHL scrivevano mail in chiaro ai capi del consorzio Salerno Trasporti: non sembra più nemmeno un appalto ma una gestione diretta della DHL che però qui non ha dipendenti.

Alla Salerno Trasporti avevano preso prima i complimenti dal manager della DHL, ma poi hanno ricevuto un fax per la cessione del rapporto, e così alla fine hanno perso molte migliaia di euro.

Giovannini è stato presidente di Cotra, che in esclusiva lavorava per DHL: dopo 26 anni di rapporto, ha perso il lavoro con la multinazionale, mollato anche lui, perdendoci pure molti soldi.
DHL ha fatto un'offerta che ha vinto una nuova società che si è presa i dipendenti di Giovannini.
Le aziende che si ribellano alla DHL sono distrutte – racconta un altro testimone, Claudio Saragozza, della filiale di Treviso.
È stato tagliato fuori dopo che si è rifiutato di pagare una tangente – così racconta a Nerazzini.
Anche lui fatto fuori in favore di un altro fornitore che si è preso la filiale.

Alberto Nobili, presidente DHL Italia respinge le accuse: solo opinioni di ex fornitori (anche se parliamo di mail, con tutto nero su bianco).
Perché DHL non assume? Così si evita che i dipendenti finiscano nelle mani di fornitori incompetenti.

Altro caso nel mondo della logistica la SDA, marchio comprato da Poste Italiane: è oggi l'unico player in perdita nella logistica in Italia, colpa anche dello sciopero di settembre.
Sciopero a Carpiano, zona sud di Milano: tutto è nato da un cambio di appalto, pubblico o privato il gioco è lo stesso, da un consorzio all'altro.
Poi ci pensa il jobs act a livellare verso il basso le condizioni di lavoro.
Verso chi protestava sono volate bastonate e coltellate, nella battaglia di Carpiano.
Una battaglia tra i Cobas e i trasportatori di Salerno Trasporti.

Il consorzio Metra sta prendendo una buona parte degli appalti di Poste, partendo quasi dal nulla: 3000 lavoratori, che ora mirano a prendersi il magazzino di Carpiano.
Dove una volta lavorava il consorzio CPL, il cui presidente aveva lavorato con l'ex presidente Pivetti: l'ex pasionaria ha stretto buoni rapporti con la Cina.

Il sistema dei trasporti è opaco e dentro ci trovi anche vecchie conoscenze: come la figlia di Vittorio Mangano che aveva messo le mani su appalti per la Lidl, per il Tribunale.
Nell'ortomercato di Milano lavorava la cooperativa di Morabito, ndranghetista, dove si trafficava anche in droga.

La TNT fa parte del gruppo Fedex: TNT a Milano stava per entrare nell'orbita della ndrangheta – lo ha raccontato il giudice di Milano Gennari.
Grazie alla ndrangheta l'efficienza delle consegna era schizzata: la presenza della mafia era gradita al tessuto imprenditoriale.
I vertici di TNT conoscevano il passato criminale di Paolo Martino, vicino al boss Di Stefano: solo dopo l'inchiesta hanno deciso di collaborare con la giustizia.
TNT si era trovata così bene con la ndrangheta a Milano che avevano chiesto una mano anche a Napoli: il boss pluricondannato faceva affari con politici e manager, è il mondo alla rovescia.

Invece che distribuire gli utili, le cooperative li fanno sparire con le cartiere che producono fatture finte. Cooperative che si passano i dipendenti che entrano con dei diritti acquisiti ed escono con meno diritti.
Col jobs act si è eliminato il reato di somministrazione fraudolenta di lavoro, chi dovrebbe controllare è il ministeri del lavoro che sembra che si muova solo in prossimità di alcune trasmissioni televisive.

In questo mondo lavorano maghi delle cooperative come il signor Tulli, che hanno fatto sparire 1,7 miliardi allo Stato, con le sue cooperative nella logistica.
Vanta amicizie importanti, da Previti a Taiani.
Tulli ha sulle spalle 5 crack, ma è ancora pronto a giocare una nuova partita, assieme ad Amazon.

Ancora oggi, racconta a Nerazzini, ci sono cooperative che non pagano l'Iva, evadono, usano le cooperative cartiere.
Tulli accusa il suo vice, lui non se ne era accorto dei soldi portati in Lussemburgo: l'organizzazione poteva usare una rete di fiduciarie per il suo lavoro, c'è il ruolo dei consorzi esterni.

Il viaggio prosegue nel modenese nel mondo delle cooperative spurie, nel mondo della carne.
Qui, chi ha protestato, per vedersi applicato un contratto giusto, è rimasto senza lavoro.
Altri invece, che sono stati zitti, sono entrati nello stabilimento, con tanto di caporale pregiudicato.
E alcuni di loro sono inseguiti dalla Finanza per evasione dellIrpef.
Contributi non versati, presidenti della cooperativa che hanno firmato tutto, come prestanome. Tunisini, albanesi, romeni.
Buste paga irregolari.
Sulla carne ci mangiano tutti: ma che cavolo di filiera abbiamo messo in piedi sulla carne?

Infine a Bologna, da Fico di Farinetti, inaugurato con politici e ministri, dentro.
Fuori le proteste degli studenti e dei Cobas.
Nessuno vuole parlare con Nerazzini, solo Boccia che, ammette la sua sconfitta con Renzi per la web tax.

Renzi ha chiamato come commissario della digitalizzazione un manager Amazon: l'evasione di Amazon è bene organizzata, sta dentro la sua struttura societaria: Amazon Italia logistica e poi c'è la società lussemburghese che è quella che fattura.

Il governo del Lussemburgo aveva fatto un accordo molto favorevole con Amazon: così gli utili sono liberi di uscire dall'Europa, per finire negli Stati Uniti. Nel Delaware, il vero offshore americano.
Ora Amazon dovrebbe restituire 250ml a Lussemburgo, ma questo paese non ha alcun interesse ad ottenere.
Così mentre aumenta il fatturato di Amazon, si distruggono posti di lavoro, si creano disparità in Europa, si tolgono tasse dal pubblico.
Obiettivo di Bezos è prendere il mercato, non arricchirsi – spiega il consulente Bellavia: con tutta quella liquidità si compra il mercato, per far fuori la concorrenza.
E alla fine potrà alzare i prezzi e nessuno potrà opporsi.

Lavoratori scannerizzati, posti di lavoro persi con una azienda che fattura 40% in più ogni anno, robot assunti al posto degli umani (non chiedono contributi), profitti che si spostano dai nostri paesi verso paesi offshore.
C'è chi chiama tutto questo innovazione.
Ma la politica che ha in mente Piacentini è questa?

C'è poi il rischio di comprarsi un pacco, quando si compra online, come ha raccontato Luca Chianca nel suo servizio.

11 dicembre 2017

Non è questo che voleva Ahmed - da Souvenir di Maurizio De Giovanni

Ottobre è un mese di promesse non mantenute – scrive nel capitolo di interludio Maurizio De Giovanni, in Souvenir.
Promesse e speranze che non si avverano, come succede ad Ahmed, uno dei tanti migranti scappati dalla miseria del loro paese per cercare una vita migliore in Italia.
Un clandestino, come direbbero i nostri politici.
Un uomo.
Un uomo che pur di vivere, pur di vivere dignitosamente (quella dignità che il nostro Stato non gli riconosce), non si abbassa a rubare. O a fare lo spacciatore.
“Non è per portare morte in un paese nuovo, che è venuto” - pensa.
Ma i pensieri, di notte, sanno essere molto crudeli.
Come è crudele il destino di questi uomini che ancora in molti vedono come il nemico, l'invasore.

Non è per questo che ha perso un figlio piccolo , lasciato andare tra le onde quando ormai non respirava più, mentre la moglie urlava come una sirena nella notte e l'uomo al timone ha cominciato : una, due, tre, mille bastonate finché lei ha smesso, perché c'erano gli altri due, la femminuccia e il piccolo attaccato al seno vuoto, che avevano ancora una speranza.Non è per portare morte in un paese nuovo, che è venuto. 
E ora Ahmed fissa il soffitto aspettando un'alba che non arriva, steso su un materasso vecchio nel capannone abbandonato, lo stesso materasso dove riposano la femminuccia e il piccolo, che dorme sempre di più, perché o dorme o mangia e di cibo non ce n'è. 
Ahmed ascolta i topi che corrono nella notte e intanto pensa alla moglie, che avrebbe fatto perfino la puttana, ma non aveva salute e se n'è andata da dieci giorni, in ospedale. Lui l'ha capito e l'ha salutata pochi minuti prima, altrimenti glia avrebbero chiesto dove portarlo quel corpo distrutto da chissà quale assenza.La moglie: quella ragazza che gli teneva la mano, seduti a piedi scalzi ad immaginare un paradiso che non esisteva, ma che loro avevano davanti agli occhi come fosse vero. La ragazza che non ha nemmeno visto morire. 
Non è questo che voleva Ahmed. 
Ha combattuto per tutta l'estate, un po' di pomodori raccolti, la schiena spezzata e qualcosa da mangiare; ma ora è ottobre, e ottobre, anche se ha ancora l'odore del caldo, promette il freddo, e un altro inverno insopportabile.Fra il rumore dei topi che corrono, Ahmed sparge sul materasso lercio la benzina che ha rubato. Pensa che i suoi bambini stanno sognando, che è bello sognare. 
Meglio adesso, pensa Ahmed. Meglio adesso.  
Accende il fuoco, e si stende a sognare pure lui.


Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone, Maurizio De Giovanni Einaudi

Quiun estratto del primo capitolo 

Il pacco di Natale, il mondo della logistica e la spending

Natale, tempo di regali: le inchieste di Report di questa sera riguarderanno il mondo dei negozi online visto da diverse angolazioni.
Le truffe che si annidano sugli store, le persone che stanno dietro i negozi online nella logistica e, infine, un punto sullo stato della spending review.

Ma prima l'anteprima, oggi dedicata al DNA il cui uso come prova a discarico inizia a prendere piede nei Tribunali.
Mi sembra un po' di tornare ai tempi di Lombroso, dove si poteva stabilire l'indole criminale delle persone dall'analisi dei lineamenti.
Non diremo più “guarda che faccia da ladro”, ma forse “che dna da ladro” ..

Questa è la frase che potremmo sentire nei film polizieschi del futuro. Nei tribunali italiani sono infatti sempre di più gli imputati che chiedono la prova del dna. Se fino ad oggi è sempre stata usata solo per incastrare i colpevoli, da un po' di tempo può essere usata anche per scagionarli. Secondo alcuni studi, l'aggressività di alcune persone potrebbe dipendere infatti dal loro dna. Il mondo scientifico è molto diviso sulla validità di queste teorie, ma di recente in due differenti processi per omicidio, gli imputati hanno ottenuto uno sconto di pena perché il test del dna dimostrava che avevano una predisposizione genetica a essere aggressivi.

Il mondo della logistica: chi sta dietro il pacco che riceviamo a casa


Chi sta dietro il pacco che riceviamo a casa, comprato in rete magari con l'opzione “Prime” per riceverlo subito?
E dietro i pancali con le primizie, che qualcuno ha portato dall'agricoltore al supermercato?
Il servizio di Alberto Nerazzini racconterà il mondo della logistica: un settore centrale dell'economia di oggi (il che suona anche paradossale in mondo governato dagli algoritmi, dal web e in un futuro dai robot.
Il mercato della logistica in Italia è in esplosione, vale circa 120 miliardi: sono soldi che non finiscono nelle tasche dei dipendenti di questo settore che lavorano per turni massacranti e per stipendi che spesso sono da fame (parliamo di 5 euro l'ora per scaricare prodotti ortofrutticoli), mentre i profitti arricchiscono pochi (che poi nemmeno pagano le tasse nel nostro paese).
Quando si parla di logistica non si intende solo Amazon, ma anche i pomodori che arrivano sugli scaffali.
Chi paga la nostra spesa?
I prodotti che compriamo al supermercato, gli acquisti online che arrivano a casa: c'è sempre qualcuno che, quelle merci, le ha dovute caricare, scaricare, trasportare.

"Le multinazionali della distribuzione. La domanda di trasferimento di merci e materiali è impazzita: trasporto via mare, via cielo, via terra. In questo enorme mercato dove produzione e consumo sono globalizzati, il giro d’affari della logistica esplode e i profitti si concentrano nelle mani di pochi. Ciò che conta sono i risultati, non come questi siano stati raggiunti, perché tutti vogliamo consumare e risparmiare, vogliamo essere soddisfatti, vogliamo che tutto sia puntuale. E puntuale, ogni giorno, va in scena lo sfruttamento, senza regole e senza controllo. Negli immensi hub della logistica, ma anche nei magazzini e negli stabilimenti della nostra “eccellenza” alimentare, ovunque la micidiale macchina di appalti e subappalti, tra società e cooperative false, schiaccia i diritti e il costo del lavoro.
Alberto Nerazzini indaga su un settore cruciale dell’economia, dove regnano i soprusi e le illegalità, l’evasione fiscale e gli interessi di un’imprenditoria criminale, spesso espressione diretta della mafia. Un mondo di disuguaglianza e ingiustizia dove si gioca anche il futuro dell’Europa".

I pacchi in rete

Si avvicina Natale e allora stiamo attenti al pacco, ovvero il prodotto griffato che abbiamo pagato anche a caro prezzo ma che è falso.
Di lotta contro la contraffazione del made in Italy se ne era parlato nell'incontro tra l'ex presidente del Consiglio Renzi con il presidente di Alibaba, Jack Ma: quest'ultimo era stato chiaro, “non avremo pietà dei contraffattori”, riferendosi al falso made in Italy.
Linea dura contro i falsi: “Noi collaboreremo col governo, coi detentori delle marche, per prenderli (i contraffattori) ed arrestarli”.
Ad ogni modo, ancora oggi le grandi piattaforme di e-commerce non fanno alcuna verifica prima di pubblicare un inserzione: si muovono solo dopo le denunce da parte dei marchi.
Nonostante tutte le promesse, vendere prodotti falsi è ancora troppo facile: Luca Chianca è andato a Canton per incontrare un'esperta di contraffazione online: sul sito 1688 (uno della galassia di Alibaba) ha trovato delle scarpe italiane vendute a 30 euro circa, mentre in Italia costerebbero anche 300.
Scarpe prodotte in Cina, c'è scritto nell'inserzione, mentre quel marchio produce solo in Italia.
Il giornalista, partendo dal numero di telefono dell'inserzionista, è arrivato al negozio, nella periferia di Canton, prima in una zona residenziale e poi, finalmente, in un centro commerciale.
Qui si trovano scarpe simili alle Golden globe, prodotte però lì Cina, per un venditore coreano: buone imitazioni delle originali ma sempre imitazioni, che si vendono online, ma solo per il mercato cinese.
Venderle su siti visibili anche da clienti europei sarebbe troppo pericoloso, spiega il produttore.

Il mercato dei falsi vale circa 338 miliardi di euro ed è proprio la Cina a produrne di più.
Dietro i click con cui compriamo online (1000 miliardi di giro d'affari in Europa) si nasconde evasione, sfruttamento e interessi mafiosi.

La scheda del servizio: F COME FALSO di Luca Chianca
L'inchiesta di Luca Chianca lunedì alle 21.10 su Rai3. In Italia 19 milioni di persone comprano online. Ma su Amazon e Ebay, come anche sulle piattaforme cinesi Alibaba e Taobao gira una quantità incalcolabile di prodotti di marca taroccati. 
"In Italia 19 milioni di persone comprano online. Ma su Amazon e Ebay, come anche sulle piattaforme cinesi Alibaba e Taobao gira una quantità incalcolabile di prodotti di marca taroccati. Come si riconoscono? Basta scegliere dei marchi noti e fare una ricerca online. Se esce un prodotto con il prezzo molto diverso da quello originale, è probabile che sia un falso. C’è una gran quantità di prodotti contraffatti anche tra i pezzi di ricambio, che poi si mescolano con il prodotto originale creando danni al consumatore o all’azienda quando deve riparare in garanzia. Dall'inizio dell'anno a oggi dai nostri aeroporti sono entrati in Italia ben 2,6 milioni di pacchetti, ma l'Agenzia delle dogane riesce a controllare solo il 5% della merce. Il nostro viaggio nei falsi inizia a San Marino e finisce in Cina: siamo stati laddove la merce viene prodotta".

Lo stato del taglio alla spesa (improduttiva)

Facciamo un fact checking sullo stato della spending review, cominciando dalla domanda: le auto blu sono diminuite davvero?

"La spesa pubblica italiana è diminuita, vero o falso? È una domanda per la quale non esiste un'unica risposta. Yoram Gutgeld, da tre anni commissario alla spending review, ci informa che sono stati tagliati capitoli di spesa per 30 miliardi. I risparmi però sono stati reimpiegati in altri capitoli di spesa, dalle pensioni alla sanità e quindi il corpaccione della spesa pubblica è ancora intatto con i suoi 830 miliardi l'anno, di cui ben 327 sono la spesa corrente aggredibile. Cosa c'è lì dentro? Tanto per dire, i costi della politica e della macchina della pubblica amministrazione. E questi sono stati tagliati? Difficile dirlo perché da un lato chi dovrebbe fare i sacrifici riesce con vari trucchi a salvaguardare i propri privilegi, mentre dall'altro lato mancano le informazioni, per esempio sulle spese degli enti locali, su cui il governo centrale non riesce ad avere pieno controllo".

10 dicembre 2017

Se bastasse una manifestazione

La manifestazione antifascista di ieri a Como, come la manifestazione antimafia ad Ostia di qualche settimana fa.
Entrambe manifestazioni importanti, che ci ricordano i pericolo della nostra democrazia, le criminalità che occupano il territorio ad Ostia e i gruppi neofascisti che si fingono portatori di istanze dei più poveri.
La mafia che gestisce i problemi delle famiglie ad Ostia, che porta la spesa a casa agli anziani.
E i fascisti che di giorno distribuiscono pacchi di pasta agli italiani indigenti (prima gli italiani!) e di notte fanno le ronde, contro gli immigrati, contro i venditori ambulanti sulle spiagge.
Scene già viste in Grecia con Alba dorata che, con quel simbolo chiaramente ispirato alla svastica, è pure riuscita ad entrare in Parlamento.

Ci si ricorda della cirminalità e dell'estrema destra solo quando è troppo tardi, quando qualcosa di grave succede ed è sotto i riflettori delle telecamere.
E non basta buttare la palla in calcio d'angolo con “e i centro sociali”, visto che ogni manifestazione in cui sono coinvolti centro sociali finisce sempre in TV con tanto di indagini e arresti.

Ma le manifestazioni contro mafie neofascismi devono essere solo il primo passo: guai se fossero usate solo come strumenti di campagna politica per quel partito o l'altro.
Il M5s che non va a Como perché la manifestazione è organizzata dal PD e viceversa il PD che non va ad Ostia perché ci sono i 5 stelle.

La nostra democrazia ha tra i principi la libertà, è uno stimolo a togliere di mezzo tutto ciò che blocca le libertà delle persone: nell'espressione, nel lavoro, nella vita.
LE mafie e i neofascismi non sono delle ideologie, sono entrambe all'antitesi dei nostri valori democratici, per quanto detto prima.
Ma non dobbiamo dimenticarci che sono presenti proprio laddove lo Stato democratico non è presente: per le mafie vale quanto diceva l'altra sera il procuratore di Como Nicola Piacente. Proprio dove mancano presidi dello Stato, dove la gestione della giustizia è lenta, dove lo Stato è lontano, è presente la ndrangheta.
E le mafie oggi giocano su questa ambiguità: che solo loro difendono il popolo italiano, i poveri, le classi disagiate, dimenticate di governi che salvano le banche e che danno soldi agli immigrati.


Sarebbe un errore regalare all'estrema destra, ai neofascisti questa patente poiché storicamente, piazza Fontana lo ha insegnato, sono braccio armato dei peggiori conservatorismi europei.
La Costituzione e i suoi principi, l'antifascismo (che quello sì, è comune a destra e sinistra), non sono come un ombrello che si tira fuori solo ogni tanto.

08 dicembre 2017

Cose di lavoro – abbiamo fatto cose di destra

Coffee break di venerdì mattina, si parla di lavoro: ospiti la deputata Giammanco di FI, Castaldini di AP e Damiano del PD.
Ma prima un bel battibecco tra due ex alleati: Castaldini che rinfaccia alla deputata di FI di essere rimasti a Silvio Berlusconi. Per sentirsi rispondere che FI con Berlusconi e con le liste civetta “forza Silvio” prenderà i voti e in politica i voti sono tutto.
Battibecco che si è chiuso con queste parole della deputata di AP: “noi in questi anni di governo abbiamo fatto più cose di destra di quanto fatto prima” ..

E il lavoro? Le storie di Ikea, di Nestlè, di Ericsson, di Amazon ci dicono tante cose.
Che le multinazionali che noi abbiamo benedetto sono belle e care, portano posti di lavoro (e un posto di lavoro va sempre bene, ci dice la deputata Giammanco), ma pagano poche tasse e hanno la tendenza ad applicare regole e modi alla stessa maniera in tutti i paesi, senza voler interfacciarsi con sindacati e tavoli di lavoro nei ministeri.
Che Marica, la mamma licenziata da Ikea, è fortunata (così si è espresso il ministro Poletti) perché è stata assunta prima del jobs act e potrà far valere l'articolo 18.
Che si, non sarà sempre colpa del jobs act, ma se oggi crescono i contratti a termine (anche a pochi giorni), se episodi come quelli di Marica, storie di lavoro a cottimo come succederebbe ad Amazon, è perché si è creato un clima sfavorevole per chi lavora.

Veramente pensiamo che un lavoro vale tutto questo? Pensiamo che il paese uscirà da questa crisi impoverendo le persone e il significato della parola lavoro?



E che farà ora il partito di Damiano, che non avrà più come alleati Pisapia, Alfano e gli ex pd della “ditta” ora riuniti in Liberi e Uguali?