14 dicembre 2009

Come piante tra i sassi di Mariolina Venezia

Iniziamo col dire che questo non è un giallo, sebbene nel racconto sia presente alcuni elementi da libro noir (il morto, l'investigatrice nei panni di un magistrato): dico questo non per sminuire il valore del libro, ma per mettere in guardia il lettore.
Che magari si aspetta di trovarsi di fronte un libro in cui è presente il mistero e la tensione per la ricerca della soluzione del caso: un ragazzo trovato morto in un paese della provincia di Matera.
C'è anche questo: ma il baricentro del racconto non è la soluzione dell'enigma, ma bensì il punto di vista della protagonista, il procuratore Imma Tatangeli, per cui la soluzione del caso di omicidio e la scoperta della collega assenteista hanno la stessa importanza.
Un giallo anomalo, per una investigatrice anomala: alle prese con i colleghi, la famiglia (il marito senza troppo carattere, la figlia adolescente e ribelle). Una donna ostinata, che magari non ha troppa inventiva, troppo talento, ma tanta tenacia, nel cercare di perseguire la giustizia.

"Non si sentiva particolarmente fiera di averlo assicurato alla giustizia. Non era quello il caso che voleva risolvere. Lei voleva far saltare fuori quelle alleanze di cui era certa, anche se non aveva tutti gli elementi per provarle, quelle connivenze politiche, quella corruzione, quel male che si irradiava capillarmente da un'impegata assenteista a un politico colluso, e faceva sì che poi la gente fosse travolta via e spazzata dalla storia".

Una donna ostinata e dura, come la sua terra, come i Lucani: nel libro, il mistero principale si intreccia con altre storie (vere) a questo legate.
Un traffico di scorie nucleari interrate in campi coltivati da contadini compiacenti.
Per fame e per soldi.
La protesta contro la scelta di Scanzano Ionico come sede di un deposito per le scorie nucleari (novembre 2003).
Ragazzi in cerca di fortuna (anche se non a norma di legge) in una terra che non da possibilità, immigranti che proprio in quella terra cercavano un riscatto:

"intanto erano arrivati a Scanzano. La gente era scesa per strada [..]
Nella strada stavano ammucchiando i falò. Imma li guardò. Non era gente che aveva caratteristiche particolari. Non erano persone molto allegre, nè avevano grande talento per il commercio, erano testardi, suscettibili, grugneri, a volte logorroici, però quando si mettevano non mollavano, come certe piante abituate a crescere in terreni impervi. Come lei."

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Technorati:

La teoria del complotto (?)

Altri commenti all'episodio di violenza contro il premier:

Beppe Grillo
L'Italia è prima nel mondo per polizze contratte contro la sua bancarotta. Che altro bisogna fare per suonare la campana a martello?
Se l'economia ci presenterà un conto che non riusciremo a pagare, lo stesso farà la Storia. La Lega punta alla secessione del Nord e con tutta probabilità riuscirà a ottenerla. La crisi dello Stato e il crollo dei piduisti del PDL la favorirà. Diventerà il primo partito sopra il Po. La mafia in Sicilia ha lo stesso obiettivo sin dai tempi di Salvatore Giuliano.
Una Jugoslavia dolce ci aspetta. Gli italiani si frequentano da troppe migliaia di anni per farsi una vera guerra.

Gilioli:
Non so chi sia il cretino che ha lanciato l’oggetto, ma – se sono vere le notizie di questi minuti – è cretino tre volte.
Primo, perché è solo con il sorriso determinato di un Gandhi – con azioni d’amore per l’Italia civile e non di rabbia verso una persona – che ha un senso creare un modello culturale alternativo al Cavaliere.
Secondo, perché ha regalato al monocrate quello che più cercava.
Terzo, perché la guerra civile in piazza è lo scenario migliore per aprire al fascismo.


Il fatto (Gomez e Travaglio):
Deve essere chiaro che chi ha colpito al volto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non è uno stupido, ma un delinquente. Il nostro pensiero sul Cavaliere è noto: crediamo che sia il peggior premier della storia repubblicana. Riteniamo che sia il perfetto campione di una classe dirigente nel suo complesso mediocre che non rappresenta il Paese e che il Paese non merita. Caste di questo tipo non si abbattono però con la violenza, ma con la forza dei fatti e delle idee. L'Italia ha bisogno di verità, di giustizia, di legalità, non di pugni in faccia o di insulti. Per questo è nato il nostro giornale, per questo è nato questo blog. Quindi ci auguriamo che il solitario protagonista dell'aggressione a Berlusconi venga punito con assoluta severità. Da parte nostra, invece, assicuriamo che andremo avanti come sempre: analizzando le cose, ragionando e (quando è il caso) protestando.

Non trovo l'odio, in questi commenti. A meno che anche io ne sia accecato da non vederlo.
La crisi; il cretino 3 volte (ma utile alla causa) e l'analisi politica.
La teoria per cui chi critica l'attuale esecutivo doventa regista del complotto (tesi del Giornale), genera ulteriori divisioni: "chi non è con me, è contro di me". O di qua o di là.

Scrive Sallusti sulla teoria del complotto:
Il fronte dell'odio contro Berlusconi ha incassato il primo risultato, grazie a un pazzo istigato dalle tesi di Repubblica, Di Pietro e compagni. E' il primo attentato grave a un premier nell'Italia repubblicana.

Tentativi di Golpe a parte.
Se la solidarietà di ieri sera ha un senso, Fini e Casini devono immediatamente togliere qualsiasi legittimazione politica al piano di una opposizione che sta diventando sempre più extraparlamentare.


Cosa c'entra mettere assieme un episodio criminale con la linea politica dei leader?

Violenza

Alcuni titoli dei giornali.
Libero : "Di Pietro predica, in piazza eseguono Berlusconi colpito durante un comizio"
Di Pietro mandante dell'aggressione, dunque?
Il giornale: Berlusconi aggredito: "C'è troppo odio"
Odio che nasce dai fucili di Bossi, dai giudici comunisti, da cosa?
Il corriere: "«Io miracolato, c'è troppo odio»"
Mi ha sinceramente colpito, vedere la faccia sanguinante del premier.
Si parla di campagna d'odio, contro la persona.
In questo momento, preferisco non aggiungere altro, già il clima è infiammato.

13 dicembre 2009

L'agonia del Capodoglio


Il Capodoglio agonizzate, spiaggiato sulle coste pugliesi, diventa metafora di una seconda repubblica morente.
Morte che sopraggiunge dai continui attacchi, dallo scontro tra poteri, con la fine del diritto, della giustizia, e del buon senso.

Il boss che smentisce il pentito.
Da quando la parola di un boss (pluriomicida) vale più o meno di quella di un pentito (pluriomicida).
A me non sembra che titoli come "Il boss smentisce" o "Ora tocca ai pm smentirsi" facciano fede alla verità. Se fosse ver, significa che Graviano ha testimoniato a favore di Berlusconi?

Parliamo di banche.
La garanzia della Fideiussione: i 750 milioni del risarcimento Cir/De Benedetti saranno garantiti da Passera (Intesa). Lo stesso del salvataggio Alitalia, ora si preoccupa di salvare il cavaliere.
Con 17 milioni di euro Previti ha patteggiato con Intesa San Paolo, per evitare un processo con l'accusa di riciclaggio (si tratta ancora del caso Imi-Sir, in relazione ai 34 miliardi di lire che secondo le ricostruzioni dei magistrati sarebbero finiti nelle sue disponibilità quale "ricompensa" per la sentenza che impose ad Imi il pagamento ai Rovelli di quasi mille miliardi di lire ).

Tutti i nastri del presidente.
I nastri dell'intercettazione di Fassino (“abbiamo una banca”), ritenuti dagli inquirenti non utili ai fini dell'indagine (sulle scalate alle banche del 2005), sarebbero finiti per gentile concessione ad Arcore.
Ce ne sono altri?
Mi ricordo quando il premier disse “sta per scoppiare il più grave scandalo della storia”, riferendosi all'archivio Genchi. Tutto smontato.
L'archivio di Arcore?

El pueblo unido.
Casini vuole un “fronte unito antiberlusconi”.

Quelli che fanno la lotta alla mafia.
In attesa del DDL sulle intercettazioni, un leggina che fissa un tetto economico alla spesa (cioè saranno spostate a carico del capitolo 1363). Finito il tetto, finite le intercettazioni? I boss tremano.

Tensioni in piazza.
Dallo scudo fiscale per gli evasori (e magari anche per il riciclaggio), al manganello per chi manifesta in piazza.

Come è andata a finire.
Possibile che con tutte le notizie con cui si è bombardati, non si riesca mai a capire come finiscono certe indagini, certe storie?
Per esempio la storia dei fondi neri a Santa Giulia e di lady Abelli? Come proseguono le indagini?
In Abruzzo, il governo ha mantenuto le promesse? Sono tutti a casa?

Gli scandali dell'inverno passato? Vi ricordate dell'ex governatore dell'Abruzzo Del Turco (la sanitopoli che fece cadere la giunta).
E dell'imprenditore Romeo in regione Campania?

12 dicembre 2009

Piazza Fontana – vergogna di stato

Se c'è un modo per uccidere due volte le vittime della strage , la bomba alla piazza dell'Agricoltura del 12 dicembre 1969, per offendere ancora una volta i loro parenti e gli italiani, è dire che questa è stata una strage senza colpevoli.
Che la magistratura non è stata in grado di dare dei giudizi.
Non è vero: i magistrati , almeno quanti han voluto indagare nelle stragi degli anni di piombo, sebbene ostacolati da quello stesso stato che essi stessi rappresentavano, hanno indicato la matrice della strage.
“Io so ma non ho le prove ” ...
Il gruppo neofascista di ordine nuovo, nelle persone di Franco Freda e Giovanni Ventura (entrambi condannati per le bombe dell'estate del 1969), Delfo Zorzi e Giancarlo Rognoni.
L'artificiere del gruppo, Carlo Digilio, che si è autoaccusato di quelle bombe.

“Ci avete sconfitto, ma oggi sappiamo chi siete” diceva Libero Mancuso, magistrato che indagò sulla bomba alla stazione di Bologna.

Sappiamo i responsabili, le coperture, il fine, la strategia della tensione. Il grande vecchio che ha manovrato bombaroli e gruppi della destra fascista per destabilizzare la scena politica.
Scrive oggi Ferrarella sul corriere “L'ultimo falso di Piazza Fontana”:

Non è vero che non siano stati identificati responsabili della strage. Carlo Digilio, neofascista di Ordine Nuovo, ha confessato il proprio ruolo nella preparazione dell’attentato e ottenuto nel 2000 la prescrizione per il prevalere delle attenuanti riconosciutegli appunto per il suo contributo. E la Cassazione del 2005, nel confermare l’assoluzione in appello del trio Zorzi-Maggi-Rognoni condannato in primo grado nel 2000 all’ergastolo, ha chiaramente scritto che con le nuove prove, emerse nelle inchieste successive allo «scippo» del processo milanese nel 1972 e alla definitiva assoluzione nel 1987 degli ordinovisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura, entrambi sarebbero stati condannati.

Neanche si può dire che «strategia della tensione» e «matrice neofascista» delle stragi di quel lustro (piazza Fontana, treno Freccia del Sud, Peteano, Questura di Milano, piazza della Loggia, treno Italicus) siano espressioni che, per quanto logorate dall’inflazione d’uso, manchino di conferme processuali, come ad esempio la condanna definitiva di Freda e Ventura per le bombe del 1969 pre-piazza Fontana: attentati per i quali alcuni innocenti (anarchici) erano già stati condannati e sarebbero stati incastrati se a Treviso il giudice Stiz nel 1971-1972 non avesse riportato gli accertamenti sui binari giusti, ben diversi da quelli che intanto avevano già innescato l’arresto dell’anarchico Valpreda, la controversa morte di Pinelli in Questura, la campagna della sinistra estremista contro il commissario Calabresi e il suo omicidio ad opera di Lotta Continua nel 1972.

Neppure «servizi deviati», «depistaggi» e «ruolo degli americani» sono concetti che prescindono da punti fermi giudiziari. L’ex generale del Sid, Gian Adelio Maletti (dal 1980 riparato in Sudafrica), e il capitano Antonio Labruna hanno condanne definitive per il depistaggio di indagini alle quali sottrassero protagonisti cruciali fatti scappare all’estero. E circa il ruolo americano quantomeno di osservazione senza intervento, è stata ricostruita la catena di comando Usa che gestiva il neofascista Digilio come collaboratore nascosto della Cia. Ma forse dimenticare tutto questo ha a che fare con la sciatteria meno che con l’incoerenza. Se infatti si concordasse sul fatto che allora segmenti di organi di sicurezza allontanarono davvero la verità, non si dovrebbe sottovalutare oggi il rischio che singole «cordate» diventino tanto più pericolose quanto più sganciate da contrappesi istituzionali; e dunque si dovrebbe ad esempio rifuggire da quei progetti di legge che intendono sottrarre le polizie giudiziarie (gerarchicamente già dipendenti dai loro vertici e dunque dalla politica) alla dipendenza funzionale dai pm.

E se si prendesse atto che allora settori della politica non brillarono certo per trasparenza, si dovrebbe oggi chiedere con forza che la politica, quando lambita da inchieste giudiziarie, non si trinceri dietro il linciaggio dei titolari delle indagini e non si autoassolva nell’opacità di garanzie stravolte in privilegi di casta. Ora va di moda, anche tra chi in questi quarant’anni ha avuto responsabilità di governo, augurarsi che i «grandi vecchi» ancora vivi e sparsi per mezzo mondo (magari Maletti in Sudafrica, Zorzi in Giappone, Ventura in Argentina) svelino in punto di morte verità inedite: ma l’auspicio non va di pari passo, ad esempio, con una coerente incisività nell’impegnare l’Italia a chiedere al Giappone la consegna di Delfo Zorzi, tuttora latitante per la strage di piazza della Loggia.
Così come strappa oggi facili applausi chi carezza la consolante retorica che invoca di togliere un «segreto di Stato» che in realtà non c’è su piazza Fontana: anche qui coerenza vorrebbe almeno che chi auspica la rimozione di inesistenti «segreti di Stato» si attivasse per toglierli o per non apporli, laddove invece sono mantenuti o rischiano di essere messi, su vicende quali il sequestro Cia di Abu Omar a Milano nel 2003, il dossieraggio Telecom fino al 2005, e ora alcuni sviluppi delle nuove indagini sulle stragi mafiose del 1992.
Se poi i liceali di oggi ignorano chi siano Valpreda, Pinelli o Calabresi, e attribuiscono la strage di piazza Fontana alle Brigate rosse, questo va sul conto di un’informazione adagiatasi negli anni sui propri comprensibili meccanismi di routine, che per definizione rendono poco notiziabile una vicenda così lunga e segnata da esiti così altalenanti. Fino al pressoché totale black-out di attenzione giornalistica sull’ultimo e unico processo che possa ancora aggiungere squarci di ulteriore verità alla stagione delle bombe, e cioè il dibattimento di primo grado in corso dalla fine 2008 a Brescia a 5 imputati (alcuni assolti nel 2005 su piazza Fontana) della strage di piazza della Loggia, costata 8 morti e 108 feriti nel 1974.

Fa paura leggere queste righe: il passato che non passa, la memoria che non può essere condivisa finchè i neofascisti (e i gruppi di potere che stanno dietro) continueranno a rivendicare la loro verità di comodo.
Nessuno è stato” …

Segnalazioni:
- Piazza Fontana di Carlo Lucarelli

11 dicembre 2009

Ci sono pentiti e pentiti

Dalla deposizione dei Graviano

F.Graviano: "Io non ho mai detto quelle parole a Spatuzza"

F. Graviano: "Non conosco Dell'Utri, neanche indirettamente"

Dell'Utri: "Graviano mi è sembrato una persona ravveduta"

Che brutte parole

Il mio Nobel da comandante
La guerra necessaria per la pace
Spero che siano frutto solo del brutto clima, della brutta aria che si respira, quelle parole figlie di una real politik che il sogno obamiano doveva spazzar via.

Annozero - minchiate!


"Eppure queste minchiate vengono prese sul serio" - il commento del senatore Dell'Utri alle dichiarazioni di Spatuzza.
Che potrebbero essere confermate o smentite oggi dai suoi referenti mafiosi, i fratelli Graviano.
Cosa c'è dietro le parole del killer della famiglia di Brancaccio, tutte da confermare ancora?
Grazie anche alla presenza di Massimo Ciancimino e all'ex ministro Claudio Martelli, nella puntata si è tornati a parlare della stagione delle bombe del 92-93, della trattativa stato mafia.

Perchè si torna oggi a parlare di stragi e mafia?
Le indagini sul filone dei mandanti occulti sono state archiviate sia dalla procyra di Firenze che di Caltanisetta: gli indizi trovati "risultano incerti e frammentari".
E' vero che, negli stessi atti di archiviazione si legge "gli atti hanno dimostrato la sussitenza del contatto tra Cosa Nostra e i personaggi indagati". Ovvero Alfa e Omega.
Quali sono le novità delle indagini per cui si sono aperte le indagini? Le dichiarazioni di Spatuzza, appunto.
Sebbene sia anomalo il fatto che un pentito venga mandato in dibattimento - come ha detto il procuratore Grasso - senza che venga fatto prina un riscontro, quanto racconta da spunto per capire come e a chi si sia rivolta la mafia per trovare nuovi referenti politici.
"ci stiamo portando dietro morti che non ci appartengono" ...

E poi i documenti presentati da Massimo Ciancimino. E le dichiarazioni pesanti fatte in trasmissione: perchè nessuno mi ha mai chiamati ai processi sulla trattativa? Come mai ci sarebbero documenti spariti dopo la perquisizione della sua casa (le Sim con le voci degli ufficiali tirati in ballo dalla trattativa, fogli su cui compariva il nome di B.)?
Perchè sarebbe stato avvertito di andarsene dall'Italia, prima dell'arresto di Bernardo Provenzano?
Perchè fu rassicurato da De Donno che l'avviso di garanzia era una rassicurazione per lui (perchè così poteva non rispondere)?

Martelli ha parzialmente corretto le sue dichiarazioni fatte in una precedente puntata di Annozero: gli ufficiali del Ros avrebbero chiesto un lasciapassare politico ad una loro iniziativa investigativa (e non la trattativa dunque) per far finire le stragi: un episodio che avrebbe sentito de relato, dalla dottoressa Ferraro.
Martelli poi si oppose al rilascio del passaporto a Vito Ciancimino, che fu chiesto sempre da ufficiali del Ros, nell'autunno 92. A dicembre, don Vito fu poi arrestato.
Come mai: perchè qualche altro era subentrato nella trattativa stato mafia? Era venuto fuori un altro intermediario? In carcere non avrebbe parlato?

Ci sono ancora questioni da chiarire: il ruolo dei servizi, il signor Franco, che avrebbero minacciato e ricattato Massimo Ciancimino. La trappola (almeno secondo Ciancimino Jr.) del passaporto.
Le stragi "che non ci appartengono" del 93: qualcuno ha spinto per la loro accelerazione (come di otrebbe capire dal terzo pizzino del 13 luglio in cui fa capire che qualcuno sta facendo pressioni su Riina).

E infine: possiamo chiamarla pista investigativa, oppure trattativa, ma la realtà è che la disponibilità dello stato a parlare delle stragi è stato un segnale per Cosa Nostra.

Da una parte una mafia in cerca di nuovi referenti politici (e i contatti tra Dell'Utri e alcuni dei boss sono già emersi da altre indagini).
Dall'altra c'è una mafia che usa le bombe per forzare la mano.

Non so se sono tutte minchiate, ma ho capito che forse è ancora presto per archiviare nuovamente il caso.

L'ultima intervista di Borsellino.
Il fatto quotidiano distribuirà un DVD con l'ultima intervista di Paolo Borsellino, quella dove parla di Mangano e dei cavalli.
E dove si parla del rapporto di Cosa Nostra con gli industriali, usati come tramite per il riciclaggio dei denari. Non solo il signor B., ma anche altri imprenditori finirono al tavolino con la mafia: anche la Calcestruzzi di Gardini.

Aggiunte:
Storia di Vittorio Mangano. L’editoriale di Marco Travaglio (video sul sito Rai).
Sgarbi condannato per le offese a Travaglio nella puntata di Annozero su Biagi.

Technorati:

10 dicembre 2009

Parliamo di minchiate

Minchiate il titolo della puntata di Annozero (dai titoli dei giornali del premier che commentavano le dichiarazioni di Spatuzza).
E stasera di minchiate si parla.
Scusate la volgarità. Ma è più volgare questo titolo, o dei rapporti mafia politica che emergerebbero?
Il pentito Gaspare Spatuzza ha dichiarato: “Nel gennaio 1994 Giuseppe Graviano mi disse: ci siamo messi il paese nelle mani, grazie a queste persone di fiducia. E mi fa i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.”. Dieci anni dopo nel carcere di Tolmezzo Filippo Graviano gli avrebbe confidato: “è bene far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove deve arrivare, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati”. Sono solo “minchiate?”.

1000 e una piazza telematica

Il partito dei giudici

Il partito dei giudici avrebbe colpito ancora: condannato a 3 anni il fotografo Fabrizio Corona.
Quello che mi ha colpito non è stata nè la condanna (Corona avrà modo in Appello di dimostrare la sua innocenza), nè il tono usato contro il tribunale ("Mi vergogno di essere italiano" e soprattuto "Quello che c'è scritto sulle aule dei Tribunali 'La legge è uguale per tutti', non è vero. Non ho più fiducia nella legge").
Mi ha sorpreso la somiglianza della sua reazione a quella del presidente del Consiglio (dopo il parere del CSM sul processo breve): che non è un fotografo di vip, ma una delle alte cariche dello stato.
Una reazione scomposta, piena di rancore, un attacco agli altri poteri dello stato:

"In Italia il Parlamento fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale e la Corte abroga la legge. "
Il compito della Corte Costituzionale è valutare le leggi, in nome della Costituzione italiana. E' quello il suo compito: essere i garanti della carta costituzionale di fronte ai cittadini .

"Per questo bisogna cambiare la situazione anche attraverso una riforma della Costituzione. (…) "
Come si dice quando una persona sta perdendo una partita e vuole cambiare le regole del gioco (o le catre in tavola)?

"La Consulta non più un organo di garanzia, ma un organo politico, composto per 11 membri su 15 da esponenti di sinistra (…) "
Sono nominati da un presidente della Repubblica, di provenienza del centrosinistra.
Questo perchè, nel frattempo ci sono stati tre governi del centrodestra. Cosa dovremmo dire allora: che tutte le leggi fatte, proveniendo da governi berlusconiani, non sono fatte in nome del popolo italiano? non sono valide?

"C’è una maggioranza coesa e forte, con un premier super. (…) Tutti si dicono: dove si trova uno forte e duro, con le palle"
Ecco, una frase così, assurda dopo le polemiche con Fini, da un Corona mi può star bene, da un premier no.
La buona educazione.
Che le palle, ce ne sono abbastanza nei suoi discorsi.

Nel frattempo, parlando di crisi, potrebbe spiegare come verranno usati i soldi degli italiani dalla Finanziaria.
Il TFR usato per il patto di con le regioni sulla sanità e la spesa corrente.
Gli 800 milioni per la banda larga usati per il ponte.
La mafia combattuta riciclando la carta e mettendo all'asta i beni confiscati.

E oggi un altro segnale forte, per la lotta alla mafia: la Camera vota no all'arresto del sottosegretario Cosentino.

Il processo breve sarebbe anticostituzionale

Il parere (legittimo) della commissione CSM sul DDL processo breve:
"viola il principio di uguaglianza tra i cittadini, creando delle "disparità di trattamento" tra gli incensurati e i recidivi e tra i presunti rei di reati diversi"
[..]
"c'è un'aperta violazione anche della norma che impone l'obbligo dell'esercizio dell'azione penale"

Insomma, è anticostituzionale, o meglio è "viziato da incostituzionalita'" .
Forse, caro ministro, se anzichè andare in televisione a dare numeri tra l'altro sbagliati (su processi prescritti), a volte studiaste un pò di Costituzione, non sarebbe male. Nemmeno per la lotta alla mafia.
Riusciranno i nostri eroi a salvare il proprio presidente - cavaliere - imputato?
Processo breve.
Legittimo impedimento (ovvero, quando siedi su una poltrona, sei impedito di andare in tribunale). Lodo Alfano per legge costituzionale.

Bersani ha detto no a leggi ad personam. Ma sappiamo che tra il dire e il fare .. d'altronde basta vedere cosa sta per
succedere in Sicilia con Lombardo.
E Napolitano? Tirerà fuori ancora una volta la scusa che se anche non firma gliela ripresentano?

Il maxiprocesso alla Eternit a Torino

Oggi inizia il più grande processo per morti bianche ai danni di una impresa, la Eternit a Casale, per il reato disastro ambientale doloso
I numeri sono impressionanti: la fredda contabilità del Tribunale parla di 2.856 parti lese, di cui appena 665 viventi. Nella sola Casale Monferrato (35 mila abitanti) i morti sono stati oltre 1.600; 384 a Bagnoli, 118 a Cavagnolo in provincia di Torino e due a Rubiera, in Emilia. Casale ha visto morire ex lavoratori dell’Eternit, ma anche semplici cittadini (almeno 252) ammalati per aver respirato amianto, fibre microscopiche 1300 volte più sottili di un capello capaci di provocare – anche a distanza di decenni – tumor i polmonari, mesoteliomi pleurici, asbestosi. (dal numero di ieri de Il fatto)


Non ci sarà nessun Spatuzza in aula a raccontare dei suoi omicidi e forse anche per questo, del processo se ne occuperanno poco i mezzi di informazione.
Ma io considero questi reati e le persone imputate (il imputate miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e l’ottantunenne barone belga Louisde Cartier de Marchienne) alla stessa stregua, se non peggio: perchè il reato si è consumato in modo più viscido e vile.
Di morti silenziose parlava Carlo Lucarelli nella sua puntata di Blu Notte: morti che continuano ancora oggi, il picco (per le diagnosi di mesotelioma) potrebbe arrivare nel 2015.

Morti che sono avvenute nel silenzio e con la complicità di parte delle amministrazioni, dei vertici industriali che sapevano del pericolo amianto.
E tutti noi sperimao che queste colpe emergano a quello che viene chiamato Il processo del secolo.

09 dicembre 2009

Domandone sulla mafia

Secondo voi, cosa è peggio per la la lotta alla mafia?
Andare ai convegni e in televisione (come sostiene Alfano), oppure avere contatti con boss di Cosa Nostra (come han raccontato i pentiti) e persino tenerne uno come stalliere (come sostiene il buon senso)?


La rissa di La Russa a Ballarò

Quando uno se la va proprio a cercare: la figuraccia di La Russa ieri sera a Ballarò [segnalata da StefsTM ]

Come piante tra i sassi

L'incipit:
E tutti questi dove vanno, che manca più di mezza giornata all'ora di struscio?
Ma non ce l'hanno un mestiere?
Imma Tataranni si penzolava sul davanzale al secondo piano della Procura della Repubblica, sforzandosi di allungarsi sulle punte dei piedi, perchè quelle cazzo di finestre erano troppo late e ci arrivava a malapena.
Fra i passanti che transitavano sotto gli alberelli del corso, cecando di ripararsi dal sole che riverberava sull'impaiantito della piazza dei Caduti, enorme e tutta bianca da quando l'avevano rifatta, imma avvistò una cpaigliatura castana striata da colpi di sole fatti con maestria e sicuramente di fresco, perchè anche da quella prospettiva non si vedeva traccia di ricrescita.
Strinse gli occhi per migliorare la messa a fuoco. Non poteva esserne sicura, ma le probabilità che fosse lei erano alte.

Maria Moliterni, impiegata di terzo livello nel settore amministrativo e moglie del prefetto. Già da diversi mesi Imma aveva il sentore, quasi la certezza, che la signora approfittasse delle ore di servizio per andare a fare la spesa, ma non era ancora riuscita a prenderla in flagrante.
Aguzzò la vista cercando di cogliere qualche altro dettalgio, quando un telefono della stanz asi mise a a squillare.
[..]
Imma poggiò a terra la pianta dei piedi, annotando mentalente l'oraio, l'una e diecio, poi fissò il telefono. Erano rogne, ne era sicura.
[..]


"Come piante tra i sassi" di Mariolina Venezia, pagina 1-2

Matera, la città dei sassi. Uno scenaio insolito per ambientarvi un giallo, un caso di omicidio per il sostituto procuratore Imma Tataranni.
Insolita anche lei, nei ruolo di investigatore.

Per indole e storia personale, Imma non si perdeva in chiacchiere. Andava al sodo, cercando di risolvere i problemi domestici e casi giudiziari senza grosse distinzioni fra un omicidio passionale, un abuso edilizio e un rubinetto che perdeva, implacabile come un orologio a cucù, insensibile alle sfumature e concentrata sul risultato.
Non è giusto, dicevano le ragazze quando venivano interrogate e prendevano un voto inferiore alle aspettative, oppure quando uno dei professori infrangeva i patti, o privilegiava le solitre raccomandate.
Imma non si era mai fatta sfuggire una dichiarazione del genere, nè allora nè adesso, malgrado di ingiustizie ne avesse subite in tutti i campi.
Aveva un senso dell'autorità e non si lamentava quando veniva esercitata, ma aveva già deciso ai tempi del liceo che un giorno sarebbe stata dall'altra parte e avrebbe posto riparo a quello stato di cose. E quel giorno, in effetti, era arrivato. Alemno lei così credeva. O comunque ci sperava.


"Come piante tra i sassi" di Mariolina Venezia, pagina 14-15

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Il divo e il complotto dei pentiti

Le parole "complotto organizzato dalle procure" "pentiti usati per fini politici" sentite in questi giorni, circa la deposizione di Spatuzza, non mi suonavano nuove.
Le avevo già sentite da qualche altra parte. Rivedendo il Divo, il film di Sorrentino (senza andare troppo lontano), mi sono tornate in mente.
Anche a proposito del processo del secolo a Palermo, si diceva "ma come è possibile che uno che è stato 7 volte presidente del Consiglio sia mafioso"?

In nome del popolo

Penso una cosa, in questo mercoledì mattina così pieno di luce : che il tirare in ballo il popolo (come fa la Lega, come fa il popolo del signor B.) quando parla della propria politica, delle proprie azioni, delle leggi fatte, sia solo un modo per autoassolversi.
E un'altra cosa, penso: che è un modo per non assumersi le proprie responsabilità politiche.

08 dicembre 2009

Va tutto bene madama la marchesa








Le tensioni per la prima alla Scala, mentre i vip e i lorsignori entravano scortati alla prima della Scala a Milano rappresenta bene la situazione attuale. Politici leghisti (con tanto del sindaco degli sgomberi) che vanno ad una rappresentazione che ha come protagonista una zingara, la Carmen di Bizet (ma non ditelo a Calderoli e Bossi).
Mentre fuori monta la protesta di chi ha perso il posto per la crisi.

Va tutto bene madama la marchesa ....

Il rovesciamento della realtà: l'arcivescovo di Milano è un prete della mafia perchè predica l'accoglienza e la carità e non la segregazione razziale come vorrebbe qualcuno.
Premiata con l'ambrogino la presidentessa di una azienda (La Mondadori) scippata con una sentenza comprata dal (avvocvato del) presidente del Consiglio.
Premiato con l'ambrogino il direttore di un giornale (Libero) che fa capo al presidente del Consiglio.
A Milano un boss della mafia va in giro a spasso (prima di essere arrestato), la criminalità organizzata è dentro il traffico di droga, nelle aziende di movimentazione terra, ma per il comune l'obiettivo imperante sono writer, rom, e macchine in doppia fila.

I ragazzi che sono andati in piazza contro il berlusconismo non solo sono stati cazziati da parte del PD, ma sono pure considerati amici di Spatuzza, Fidanzati e Nicchi (parole di Feltri e La Russa).
E così a noi tocca pure leggere quella che deve essere la linea politica del Partito Democratico tramite l'editoriale del Corriere a firma di Della Loggia. Pensare che la gente in piazza pure rappresenrterebbe una bella fetta di elettorato.

Le due guerre – intervista a Caselli

Un riassunto dell'intervista a Che tempo che fa, per la presentazione del suo libro “Le due guerre”.

La prefazione del libro di Travaglio parla di “storia di una sconfitta”: è stata veramente una sconfitta la stagione di Palermo, per la lotta alla mafia?
No, si sono celebrati processi, con 650 ergastoli, importanti latitanti arrestati, 10000 miliardi di beni confiscati.
Si sono celebrati processi eccellenti, con risultati parziali: perchè erano processi più difficili, con prove da presentare più difficili.
La realtà è che i successi della stagione si sono nascosti: ancora oggi si parla di Andreotti assolto, ma a leggere la sentenza si legge che fino al 1980, l'imputato ha commesso il reato.

Lo stato, in quella stagione poteva sconfiggere la mafia: alcuni settori dello stato hanno preferito non vincere la guerra.
La lotta alla mafia dei colletti bianchi, dei legami con la politica la stavano portano avanti già Falcone e Borsellino con le indagini su Ciancimino, sui cavalieri del lavoro a Catania, sui fratelli Salvo.
E qui iniziarono gli attacchi, da parte di colleghi, stampa, politica: finchè ci si occupa di mafia di strada va bene, oltre non si può andare.

La connessione legalità-democrazia: è un intreccio inestricabile. Il rispetto della legge deve valere per tutti, altrimenti la democrazia si appanna. “Non capisco come si possa dire che è la democrazia che va in crisi se si applica la legalità a determinati pezzi dello stato”.

La vendita di beni confiscati alla mafia: Caselli citava l'Appello di Libera affinchè si tolga dalla legge Finanziaria questo strumento, che dietro la scusa di fare cassa, permette a Cosa Nostra di riprendersi i beni confiscati con tanta fatica.
Nell'intervista a Giorgio Bocca, il
generale Dalla Chiesa diceva:
"Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti.
Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".
Diamo i diritti alle persone: questo avviene con l'antimafia sociale delle cooperative che lavorano sulle terre confiscate ai boss.
È un riscatto dei giovani, per usare quelle terre per fini utili allo stato: se vengono messi all'asta chi li ricompra? La mafia. Se servivano soldi per fare cassa, bastava fare uno scudo fiscale in altro modo.

Gli arresti di Nicchi e Fidanzati: le operazioni portate avanti dalla procura di Palermo e dalle Squadre Mobili di Palermo e Milano sono state un bel colpo. Cosa Nostra è in difficolta per la serie di arresti. Provenzano, Lo Piccolo, Raccuglia, Nicchi, Rotolo.
Ma di chi sono i meriti? Se le forze di polizia non sono dotate degli strumenti necessari per il proprio lavoro (benzina, la carta), siamo proprio sicuri che i meriti si possano estendere ad altri?
Oggi ci sono procure sguarnite al sud: se si continua così la lotta alla mafia verrà sguarnita dal versante giudiziario.

La legge sui pentiti: i pentiti sono importanti per combattere e il terrorismo (si pensi a Patrizio Peci per le Brigate Rosse) e la criminalità organizzata (da Buscetta, a Spatuzza oggi).
Senza pentiti la lotta alla mafia non si fa, perchè i segreti della mafia li può raccontare solo chi ne è stato al suo interno.
Falcone stesso aveva chiesto una legge sui pentiti, ma non ebbe modo di vederla: la legge attuale è intrisa del suo sangue [e i legislatori che citano Falcone invano dovrebbero rifletterci] .
Diceva Falcone “Si potrebbe sospettare che l'inerzia nell'affrontare il problema del pentitismo sia dovuta a non voler fare luce sui misteri” per non esserne coinvolti.
Le parole del pentito vanno riscontrate, sono spunti per le indagini: bisogna trovare riscontri, senza pregiudizi ma con una sana diffidenza laica.

I magistrati in politica e i magistrati che indagano sui politici: i magistrati sono chiamati a interpretare la legge, è naturale. E non possono essere criminalizzati, in un rovesciamento delle parti, quando indagano sui colletti bianchi.

07 dicembre 2009

Perchè Scalfari difende Andreotti?

Dall'editoriale di Scalfari di domenica 6 dicembre "Perché Cosa Nostra
fa la guerra al Cavaliere"
di Eugenio Scalfari:

Passano altri anni. Il potere di Andreotti è ormai in declino. I pentiti cominciano a parlare di lui. Cominciano i processi e terminano dopo alterne vicende come sappiamo. Andreotti si difese nei processi e alla fine la spuntò: non c'erano tracce sufficienti a configurare reati. Le poche tracce riguardavano un periodo molto lontano nel tempo e caddero per consunzione.

Ne ha parlato anche il giudice Gian Carlo Caselli, nell'intervista a Che tempo che fa, per il suo libro "Le due guerre": Andreotti è stato ritenuto colpevole per i suoi rapporti con la mafia, almeno fino al 1980.
Reato poi prescritto. La
sentenza di Appello:
"E, in effetti, siccome emerge dalla narrazione che precede, la Corte palermitana ha ritenuto provato che il sen. Andreotti avesse avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; che avesse, quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; che avesse loro palesato una disponibilità, non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; che avesse loro chiesto favori; che li avesse incontrati; che avesse interagito con essi; che avesse loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, ad ottenere che le sue indicazioni venissero seguite; che li avesse indotti a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come appunto l’assassinio del Presidente Mattarella), nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; che avesse omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza."

Per ordinare il libro su ibs.
Il sito dell'editore Melampo.

Che brutto clima

"Il clima sta cambiando. I ghiacciai si stanno sciogliendo. La siccità aumenta. L'Europa meridionale è minacciata dalla desertificazione. E rifugiati per colpa del clima cominciano già a spostarsi dalle depressioni del Bangladesh, per esempio, minacciate dall'innalzamento del livello del mare. Lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e nell'Antartico sta minacciando catastrofici innalzamenti del mare. Le alluvioni peggiorano. Le malattie tropicali si spostano dalle regioni equatoriali all'Europa e ad altre zone temperate. Questi sono fatti. E tesi propagandistiche basate sull'ideologia non possono cambiare questa realtà".

Solo propaganda?
"C'è ancora gente che contesta le scoperte di Galileo! C'è ancora gente che contesta l'evoluzione, c'è ancora gente che crede che la Terra sia piatta, che lo sbarco sulla Luna sia avvenuto in uno studio cinematografico: ma loro non hanno accesso a quelle grandi quantità di soldi, garantite dai grandi inquinatori di anidride carbonica per attirare l'attenzione sui loro falsi punti di vista".


Dall'intervista di Al Gore a Repubblica.
Speriamo che la questione sia affrontata con coscienza, al Vertice del clima a Copenaghen.
E' il nostro futuro.

Report - La convenzione

Partiamo dai quadri di Tanzi, scoperti anche grazie al servizio di Sigfrido Ranucci della domenica passata: lo stato italiano (e i risparmiatori truffati, magari hanno potuto recuperare beni per 100 milioni di euro.
Questo sì che è servizio pubblico. Tutti i politici, gli imprenditori, i dirigenti Rai che nel passato hanno accusato la trasmissione di fare inchieste per uso politico, dovrebbero chiedere scusa, se hanno un po' di dignità.
Ma la dignità, come il coraggio manzoniano, se uno non ce l'ha, non se lo può dare.

Tema della puntata scorsa, sono gli imprenditori privati nel settore della sanità. Poiché parliamo di un settore che si spartisce una torta di 20 miliardi di euro, di un settore delicato (trattandosi della nostra salute), si capisce l'importanza di conoscere chi siano queste persone.

Non tutti questi imprenditori si sono lasciati intervistare, è questo è un brutto segnale. Scarsa trasparenza, opacità nelle informazioni, nei bilanci, nei conti, in Italia si accompagnano poi a situazioni di interesse penale. Come poi ci racconta la cronaca: dal Santa Rita di Milano, alla sanità pugliese.
Il 70% della spesa regionale finisce nella sanità e, secondo le intenzioni del governo (quale che sia il colore), il peso dei privati per assistenze e cure specialistiche è destinato a crescere.
Dall'inchiesta di Alberto Nerazzini, emerge un quadro abbastanza preoccupante. Nella sanità private c'è anche, è vero, delle punte di eccellenza, slanci di passione, ma esistono anche rapporti poco trasparenti con la politica, conflitti di interessi (come per l'ex assessore Tedesco in Puglia).

Chi sono le imprese.
La Tosinvest degli Angelucci: il fondatore Antonio è un parlamentare del PDL; il figlio Giampaolo è indagato dalla procura di Bari, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Sono anche editori di giornali: Il riformista e Libero.

In Lombardia il gruppo San Donato del signor Rotelli ha un giro d'affari di 1 miliardo. È azionista del Corriere della sera; i suoi ospedali sono finiti sotto indagine per truffe.

Humanitas, del signor Rocca. Vicepresidente di Confindustria e nel consiglio di amm.ne di RCS.

A Roma, il gruppo del signor Garofalo, che ha anche una TV che tratta di medicina.

La Giomi, nel Lazio, gestito da Emmanuel Miraglia, anche socio di Ciarrapico (Eurosanità) .
La CIR di De Benedetti, che nel 2002 con la HSS, si occupa della cura degli anziani.

Nessuno di qesti ha rilasciato una intervista; gli unici due che hanno risposto alle domande di Nerazzini sono stati Ciarrapico e Sansavini (l'astro emergente).

Il senatore Ciarrapico.
La domanda da cui è partita l'inchiesta è stata “come ha iniziato nel settore medico”?
Grazie al consiglio di due suore: questa è stata la risposta, più o meno, del senatore.
Che non ha voluto commentare troppo l'operato dei suoi concorrenti in Lazio, gli Angelucci, né le sue passate condanne per bancarotta.
C'è poi il credito residuo che Unicredit vanta dalla regione e che non riesce ad incassare, per un accredito da 193 milioni con la giunta regionale.

Gli Angelucci.
La regione Lazio, cioè lo Stato, avrebbe comprato dagli Angelucci la struttura del S. Raffaele a Roma, per 370 miliardi, nel 2000.
Struttura pagata 270 miliardi dalla famiglia al gruppo di Don Verzè. Nel contratto di acquisto stipulato a cavallo tra centrodestra e centrosinistra, si parla anche di una palazzina, sempre dello stato, ma affittata ad 1 euro, per la fondazione “Silvana Paolini”. Cosa si fa in questa fondazione? Come mai, il primo piano, che dal 2004 dovrebbe essere a disposizione del polo oncologico, è ancora occupato dalla fondazione?
La fondazione non da disponibilità a concedere informazioni e gli Angelucci non hanno ritenuto di dover rispondere.

Il contratto di servizio, per il polo, affida i lavori interni ad aziende facenti capo agli Angelucci stessi, come la Natuna, Policarbo e la Global Services.
Nessuna gara d'appalto, clausole molto favorevoli al privato (sancito anche da un lodo arbitrale); i 266 lavoratori che lavoravano prima per l'imprendore privato, assunti dallo stato senza concorso.
Se a questo aggiungiamo che lo stato ha pagato per l'acquisto una cifra superiore a quella che aveva proposto Don Verze (di circa 120 miliardi) precedentemente per venderla, ce ne abbastanza per porsi qualche domanda.
Trattandosi di soldi nostri e della nostra salute, spero non sia chiedere troppo.

Il gruppo Villa Maria di Ettore Sansavini.
Oggi ha un giro da 500 ml /anno; ma nel 193, quando ha iniziato, era solo un ragazzo di bottega. Partito con una cifra di 2 milioni, oggi ha una rete di strutture private (nel settore della cardiochirurgia, ad esempio) che conta di 5000 persone.
Una favola, sembra.
Ma se si scende in Puglia (dove dopo la Romagna ha investito di più), si scopre che esistono delle inchieste per delle case di cura private che si intrecciano tra di loro.

La Puglia.
In Puglia ci sono oggi circa 700 accreditamenti: il db delle strutture è stato creato con una certa fatica, dal governatore Vendola al suo arrivo.
La magistratura ha scoperto strutture accreditate, che ancora non erano terminate.
Strutture che avevano un budget, ovvero dei soldi, senza avere requisiti. Strutture che, nel passato, era sparse sul territorio e gestite in modo familistico, che si sono portate dietro le vecchie convenzioni con la regione.

Poi sono arrivati i grandi gruppi: come il consorzio S. Raffaele (Angelucci) e il gruppo (Villa Maria).
Anche qui situazioni poco chiare: come per Villa Lucia (Sansovini), dove mancherebbe l'atto di trasferimento della convenzione della regione.
Ma la Puglia è la regione delle inchieste sui Tarantini, sul ministro Angelo Fitto, sull'ex assessore Tedesco (ora senatore nel PD). Sulla lista “la Puglia prima di tutto” dove figurava anche Patrizia D'Addario.
Si parla, in queste inchieste, di finanziamento illecito ai partiti, di tangenti in cambio di un bando vinto.
Non aveva detto, il signor Tarantini, che i suoi mezzi per fare affari erano cocaina, donne e amicizie politiche? Cosa c'entra questo con la sanità?

Mi ha fatto una certa impressione vedere il fratello del ministro Fitto, medico esperto in trapianti, spiegare come le protesi migliori siano quelle di Carlo Tedesco, figlio dell'assessore Alberto Tedesco (ditta Bioren).
Possibile che Niki Vendola ha scelto proprio questo imprenditore, per la regione?
Equilibri politici” la risposta, almeno per come l'ho capita io.
Poi, a microfoni spenti “la verità è che nessuno ci capivano niente di sanità”.

Le migliori protesi sono quelle di Tedesco, dice il medico.
La giunta aveva stabilito che si liberasse dagli interessi, l'assessore: ma poi non lo ha fatto. E nessuno, ha controllato. Il conflitto di interesse è così endemico e non è solo quello del presidente.

Il giro convenzioni prende il 7o% spesa sanitaria è buona parte va ai privati.
Comprendiamo allora come l'accreditamento debba andare ad un imprenditore al di sopra di ogni sospetto; ma come fai se le scelte vengono prese da ministri o assessori in conflitto di interesse?

Come è andata a finire: una poltrona per due.
L'inchiesta di Stefania Rimini sulla crisi dei poltronifici a Forlì.
Ispettorato, inps, Inail si passavano la palla sui controlli, nonostante le denunce della due imprenditrici, Manuela Amadori e Elena Ciocca.
Poi arriva l'inchiesta della Questura e della procura (divanopoli).

Oggi le due imprenditrici coraggiose ancora non lavorano : le uniche offerte arrivano da industriali da fuori regione.
Ritorsione?
L'unica offerta è arrivata dal dottor Confalone, da Roma. Complimenti.

Technorati:

06 dicembre 2009

Onda viola

Gli arresti dei latitanti (uno, il boss Fidanzati, se ne andava a spasso tranquillo a Milano mentre organizzava il traffico di droga) sono la migliore risposta del govenro alla lotta alla mafia, dicono.
Maroni si è lanciato persino in una dichiarazione da decifrare "non sono arresti ad orologeria". Ad orologeria dopo le dichiarazioni di Spatuzza?

Quale è la migliore risposta alla mafia? Mettere all'asta i beni sequestrati? Rivedere la legge sui pentiti (senza cui non si potrebbe proprio fare la lotta alla mafia)? Togliere il reato (ideato dal pool di Caponnetto, Borsellino e Falcone) di concorso esterno alla mafia? Il processo breve in 6 anni?

Non prendiamoci in giro.
Mentre tanti italiani scendevano in piazza a far sentire la propria voce di dissenso, in una manifestazione apartitica, con le bandiere dei partiti in piazza ma non sul palco, il premier inaugurava la Torino Milano e la TAV fino a Salerno.
Il suo buongoverno: non una parola sui costi della TAV triplicati, sullo scempio del territorio e sui poveri pendolari che da questa inaugurazione non trarranno benefici.

Non prendiamoci in giro.
Alcuni titoli:
Il giornale "Si scrive NoB-day, si legge Italia dei valori La grande bufala "viola" di Tonino ".
Corriere: "Quagliariello (Pdl): «Il Pd è schiavo di Di Pietro» "
Il pensiero che quelle persone siano lì a ragionare con la propria testa non li sfiora nemmeno.
"Le due italie distanti, armate di pregiudizi" scrive il giornalista M. Franco. Sì, contro un governo su cui gravano così tante ombre di mafia, abbiamo dei pregiudizi.
L'hanno presa bene.
Stasera Report parla della sanità privata: una torta di 20 miliardi di euro, concessi a privati. Anche qui, contro una certa imprenditoria che fa profitto sulla salute, abbiamo tanti pregiudizi.

Il giudice meschino di Mimmo Gangemi

Il riscatto del giudice Lenzi, il giudice meschino che da il titolo a questo bel noir dell'ingegner Gangemi, ambientato in Calabria.
Un romanzo che parla di traffico di rifiuti (e di navi a perdere), della ndrangheta usata dalla politica, come malavalanza per coprire i suoi traffici. Anzi, non della ndrangheta, ma delle ndranghete, perchè, come emerge dal libro, esiste ndrangheta e ndrangheta. C'è quella che parla e tratta con la borghesia della società e, salendo di livello in livello, con la politica, con la massoneria. E c'è ne anche una più restia alle nuove alleanze politiche, che nel libro è rappresentata dal vecchio boss don Mico Rota, che comandava vita e morte da dentro il carcere.

Il giudice meschino si chiama Roberto Lenzi, "scioperato e donnaiolo", che dopo la morte dell'amico e magistrato Maremmi, ucciso sulla soglia del portone di casa, decide di trovarne i colpevoli anche a rischio della propria vita.

Chi l'ha ucciso? La ndrangheta, la risposta più semplice, la risposta più ovvia. Anche perché aveva subito le minacce da un piccolo boss; perché il fratello di questi viene trovato ucciso sotto le ruote di un frantoio, in una scena del crimine ricca di simboli propri della cultura “ndranghestista”.
La pala del fico d'india, la mano mozzata.
Troppi simboli.

Altra è la strada che porta ai colpevoli: ad imbeccare il giudice meschino diventa proprio il vecchio boss che con lui instaurerà un rapporto di scambio. Da una parte permettere la vendetta dell'amico, dall'altra per il boss, punire chi, nella locale dove lui comanda, si è permesso di decidere quell'omicidio, si è permesso di sversare sul suo territorio dei rifiuti tossici provenienti dal nord.

Altre morti, che una mano feroce compie per cancellare tutte le tracce, sul traffico di rifiuti, che portano su su, dalle cosche della regione, fino a imprenditori, fino personaggi col grembiule con alte protezioni a Roma.

E il giudice meschino, l'antieroe donnaiolo, separato con un figlio con cui cerca di recuperare un rapporto di padre, col vizio di corteggiare tutte le belle donne che si parano davanti, saprà riscattarsi.
Ma sarà un finale amaro: se la storia è ricca di spunti con la cronaca giudiziaria di oggi, anche il finale ricorda tante storie già lette.
Lo scandalo che monta sui giornali, i nomi dei potenti che compaiono negli articoli, e poi la bolla che si sgonfia.

Un buon romanzo, che alterna le voci di fuori, dei protagonisti, con le voci di dentro, con i pensieri intimi dei personaggi minori. Il terzo protagonista del libro: criminalità, Stato, popolo
Un bell'affresco della società e della borghesia meridionale, della mentalità che domina: come nelle pagine in cui i membri del circolo commenta i fatti del paese. Una carrellata di personaggi alla Camilleri: il notaio, il farmacista, il medico, il marchese decaduto, il commendatore ..
Il libro permette tanti spunti: a cominciare dalla domanda sulla presenza della ndrangheta. Una presenza accettata da tutti, di cui si discute comunemente per le strade, in famiglia nei circoli. Una presenza accettata, come ammette l'amico del giudice Lenzi, Lucio, da parte di chi dispone di ricchezze, beni e terreni.
La presenza dello stato: è un concetto ripetuto più volte. Dello stato si prova diffidenza: diffidenza quando si deve parlare col giudice, per testimoniare su cose viste che si sarebbe preferito non vedere. Troppo radicata è la convinzione dell'apparentamento di apparati dello Stato (che li dovrebbe difendere) con la criminalità organizzata.
Lo stesso che avviene, in un certo senso, con l'ambiguo rapporto tra capobastone e giudice, in quei colloqui nel carcere in cui il boss “dice e non dice” ricorrendo a metafore per non passare da delatore.

In attesa che al riscatto del giudice meschino segua anche il risveglio delle coscienze, rimane la domanda
Chi comanda sul territorio: chi è il vero criminale?
Fanno tante chiacchiere. Ma non arrestano nessuno. Qualche giorno e finisce anche lo scorno, - fece l'avvocato.
A Roma, sì, i mastri di seta. Là sono più malandrini di questa carne, - rispose don Mico, battendosi sul petto come per il Mea Culpa e roteando in aria il bastone.

La recensione di Giancarlo De Cataldo sul corriere.
Technorati:
Il link per ordinare il libro su internetbookshop.

05 dicembre 2009

No Berlusconi Day



No Berlusconi Day.
Oggi, in piazza a Roma, una manifestazione orgogliosamente contro: contro il berlusconismo, inteso come quella politica che considera la cosa pubblica come un mezzo per il raggiungimento dei propri affari privati. Che non riconosce le regole quando la vincolano; non riconosce gli altri poteri dello stato, quando sono avversi. Quella politica che non intende rispondere delle cose fatte e delle cose non fatte. Quella politica contro il merito e a favore di quel lecchinaggio, del mercanteggio delle benemerenze da ottenere in cambio di un sì.

Per chi ha potuto e voluto testimoniare la sua presenza (e non come me che anche causa una certa pigrizia, se ne sta a casa a seguire la diretta radiofonica di Radio popolare), non è dunque un andare in piazza contro una persona: ma contro tutto un sistema, anche informativo.


Come il TG1 di oggi, che ha messo la notizia della manifestazione, senza intervistare nessuno degli organizzatori, tra la sentenza del processo di Perugia (un servizio costruito ancora per attaccare i giudici?) e la dichiarazioni del pentito Spatuzza a Torino (le michiate, come le han definite in titoli fotocopia i due giornali del premier), per parlare poi dell'altro cavaliere, il signor Tanzi e dei suoi quadri scoperti anche grazie alla puntata di Report.
Ora, diciamo basta.

04 dicembre 2009

Materiale rotabile

"Causa guasto al materiale rotabile, i treni subiranno ritardi fino a 30 minuti".
L'annuncio dell'altoparlante di questa mattina, alla stazione di Cadorna Milano.
Inutile per noi che, dopo un viaggio di un'ora e mezzo, su un convoglio stipato, diventato da treno diretto Asso Milano, un locale destinato a fermarsi a tutte le stazioni, già sapevamo.
Utile forse per quanto ancor adovevano farlo, quel viaggio. Lasciate ogni speranza ...
Materiale rotabile.
Sarà quella errrrrrrrre di rotabile, che arrota anche il senso della parola: non riesce a trasmettere tutta la stanchezza dei pendolari che perdono le ore sui treni, per andare a lavorare.
Non trasmette la tensione, tra i viaggiatori stessi che, anzichè prendersela con chi di dovere, ci si accanisce contro il prossimo che non ti fa spazio per salire sul vagone, che si ostina fermo sulla porta e blocca come un tappo la salita.

Spatuzza può parlare

Nell'intervista con l'Annunziata il senatore aveva cercato di minimizzare, di mostrarsi sereno.
Oggi, in aula i suoi difensori hanno usato la carta dell'incostituzionalità.
"Vuol fare cadere il governo" si difende ora. Ovvero, la si butta in politica.
Come se i giudici che dovranno vagliare le dichiarazioni del pentito, non esistano.

Annozero - botta e risposta Ghedini Gomez

"onorevole lei è un parlamentare della repubblica": grande Peter Gomez!

Annozero - mister B.

Dovevo aspettare questa puntata di Annozero per vedere qualcuno che rispondesse a tono all'avvocato onorevole Ghedini.
Una puntata spumeggiante, tesa, ma non da caciara, dove oltre al sovrapporsi delle voci, qualcosa si è riuscito a trasmettere allo spettatore.

Un'altra puntata di Berlusconi, diranno i soliti. Eppure se tutto il Parlamento è bloccato attorno alla questione dei processi del preisdente del Consiglio e perfino parte dell'opposizione accetta l'idea che Berlusconi di debba difendere "dal processo", significa che parliamo di una questione importante.
Una vicenda importante, che riguarda il premier e l'avvocato inglese Mills, ideatore delle 30 società off shore (il gruppo B.) fuori dal bilancio consilidato Fininvest, usate anche per pagare i politici: come la All Iberian, usata per versare qualche miliarduccio sul conto Svizzero di Craxi.
E il ruolo di Mills che esce fuori nell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di finanza.
Questo dicono le sentenze.

Eppure, di tutto questo, i giornali non ne parlano in modo approfondito: ieri sera la vicenda (assenti Mills che non concede interviste, assente il premier, che evidentemente non accetta contradditorio) è stata esposta da una ricostruzione da fiction e dai giornalisti Peter Gomez e Marco Travaglio (autori di "Mani sporche" e "Il regalo di Berlusconi").
Certo, vuoi mettere con i video dei ricatti?

In studio, oltre ai due giornalisti del Fatto, anche l'onorevole Ghedini, il direttore Belpietro e il produttore cinematografico Tarak Ben Ammar: amico di Craxi e di Berlusconi.
Autori di alcune affermazioni strabilianti: "se c'è una cosa che non ha mai evaso, sono le tasse". Riferito a mister B.
E le società off shore a cosa servono allora? Non si doveva dar la caccia ai paradisi fiscali, come aveva tuonato al G8?

"Fininvest e Berlusconi sono due entità separate" - e l'intervista di Marina B. in cui si riferiva al padre come fosse proprietario?

La manifestazione di sabato, il No-B day.
La solita manifestazione, una delle tante - secondo Belpietro.
"Meno male che avete queste libertà" ribatteva Ben Ammar al giovane organizzatore: forse aveva nostalgia dei regimi nord africani come quello di Gheddafi?
"La nostra libertà ce la siamo conquistata nel 1945", la risposta di Santoro.
Oltre al No-B day, ci sarà anche il Si-B day: in studio è intervenuto anche uno della sponda opposta. Che ha tirato fuori l'argomento per cui, senza B., gente come Travaglio cosa farebbe?
Il giornalista, come sempre, come prima. Questa la risposta.
Semmai, c'è da chiedersi, cosa farebbero i tanti berluschini, senza un capo.
Perchè vero che gli italiani lo hanno votato, e che forse, parte degli italiani sapevano delle tangenti, della corruzione, dei contatti con la mafia. Ma questo non toglie che la legge è uguale per tutti.
E che l'Italia che ha in mente B. (politico e imprenditore) non è un'Italia che mi piace. Si può ancora dire, oggi?

O dobbiamo solo sentire i Ben Ammar e i Ghedini,, che anche ieri si sono lanciati nella solita accusa ai magistrati, specie quelli di Milano.
Colpevoli di non essere andati a Parigi a interrogare Ben Ammar (che per 3 volte non si è presentato a Milano).
"i giudici a Milano non vogliono sentire i testimoni della difesa" Ghedini, riferendosi al processo Mills.
"bene ha fatto a non presentarsi, non sapeva cos apoteva capitargli se fosse venuto a testimoniare". Sempre Ghedini.
"chissà perchè, i giuici quando devono condannare, prendono l'aereo, ma quando devono sentire la difesa no .." ironico Belpietro.
Ci sono anche giudici che hanno dimenticato nel cassetto i pizzini di Provenzano, a Palermo.
E poi, mi domando io: a decidere al processo Mills erano in tre i giudici: eppure si parla sempre e solo della Gandus. Iscritta ad una corrente.
E gli altri 2 giudici? Tutti comunisti?

"al processo ci hanno bocciato tutti i testimoni" - Ghedini.
"mica potete fare anche i giudici" - con la solita ironia, Travaglio.

Technorati:

03 dicembre 2009

Quante domande

No-B Day si, o No-B day no?
Diretta Rai si, o diretta Rai no?
Ma Sollecito è innocente o colpevole? Oppure ad uccidere Meredith è stato il Lupo cattivo, che voleva prendersi i tre porcellini?
Ma tra Fini e Berlusconi è veramente finita? E che ne sarà del PDL ? (proposta, basta eliminare la D di democratico ed è fatta).
I giovani se ne devono andare o devono rimanere in Italia, come invita Napolitano (e se ne vogliono andare, deovo chiedere anche loro i rimborsi faraonici come l'europarlamentare N. nel 2004)?
E' veramente importante sapere i compensi di Santoro, Floris, Gabanelli (e Cocuzza, Giletti, Baudo, Vespa ...) come chiede "trasparenza Brunetta", quando poi la Rai è in rosso e l'anno prossimo rischia di far la fine dell'Alitalia?
Quante domande inutili.
Coprono quelle che reputo siano oggi più importanti: che fine farà Eutelia e i mille e passa dipendenti (qui la vicenda con l'intervista a Massa del Giornale)?
Cosa è successo negli anni delle stragi, tra Stato e antistato?
Come ha avuto i soldi, presidente?

Fuori dal regno dei cieli


Giornata di scomuniche, di gente cacciata dal regno dei giusti.Gente che ha commesso il peccato di non rispettare le leggi del signore.Come Fini, che si permette ancora di avere una sua linea politica distinta da quella del cavaliere.
"Fuori .. via .. non fatemelo più vedere ..."
"È la sindrome rancorosa del beneficiato contro il suo benefattore" commentano sul giornale di famiglia.

Cacciati dal regno dei cieli anche gay e trans: parola del Vaticano.
«Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei cieli». Così parlò il cardinale messicano Javier Lozano Barragán.
Rimangono però ladri, sfruttatori, magnaccia, papponi, ladri di stato, nani e ballerine, mafiosi, ex mafiosi ...
Che continua con la RU486:
"La pillola abortiva? Usarla è più grave che comprare un revolver"
Lasciate ogni speranza o voi che entrate.

Operazione trasparenza in Rai

Non fermiamoci agli stipendi dei conduttori Rai, come propone il ministro.
Se vogliamo la vera trasparenza dei costi, ad inizio trasmissione (e non nei titoli di coda, spesso tagliati) voglio conoscere i costi delle produzioni esterne, delle varie produzioni.Chi sponsorizza quella fiction? Chi sta dietro quell'attricetta?
E, se proprio vogliamo fare trasparenza, iniziamo dai costi della politica.
Al comune di Milano possono permettersi una sanzione della corte dei conti per le consulenze d'oro e andare avanti.
Perchè la Rai sì, e le amministrazioni locali no?

02 dicembre 2009

Via dolorosa, Italia


In Australia, il quotidiano economico-finanziario "Australian Financial Review", ci vedono così: il paese di Berlusconia (segnalato da politicamentecorretto).

Il paese dove si discute di un fuori onda di un politico.
E dove, nel frattempo il direttore del Banco di Sicilia è stato arrestato per un ammanco di 2 milioni di euro dalla sua banca.
Dove l'ex segretario del Quirinale è accusato di aver fatto sparire 4 milioni di euro.
Un inchiesta è stata aperta anche sulla questione Eutelia, a Milano.

Il giudice meschino - un caso che disturba i potenti

Il giudice meschino di Mimmo Gangemi.
Calabria
: un magistrato (Giorgio Maremmi) viene ucciso. Un suo amico (Alberto Lenzi), un altro magistrato "scioperato e donnaiolo", decide di andare a fondo, per capire che indagini stesse facendo. Viene fuori una storia di rifiuti, di scorie seppellite in un fondo e di una indagine scomoda, che nemmeno il capo della procura vuole sentire.

Lungo le parole al Procuratore s'appiattirono, fino a scomparire, i due solchi attorno alla bocca che sempre si stampava al cospetto di Lenzi. Appena spuntarono le scorie radioattive e, sullo sfondo, la morte di Giorgio Maremmi, sentì risalire in bocca la zuppa di latte, con il biscotto croccante di pane, consumata quella mattina. E lo ebbe in odio come mai quella mattina.
Un tale scioperato, uno dedito solo alle femmine e a ogni sorta di vizio, non poteva uscirne così, senza avvisaglia alcuna, con novità capaci di guastargli l'obiettivo di chiedere la carriera con il botto, da Procuratore Generale nella sua Reggio. Argomento che disturbava i potenti, quello. Da scansare più del bacio di un capobastone. Come lo aveva scansato al tempo in cui Maremmi - altra cocuzza - vi si era lanciato, anni prima, togliendoglielo per affidarlo a un collega più saggio che s'era ustionato le dita al solo aprire il fascicolo e l'aveva subito risposto nell'archivio.
Con buona pace di tutti, dato che dall'alto del cielo glielo avevano spiattellato senza tanti giri di parole che non era il caso, per non causare panico nella popolazione, per non dare voce alle speculazioni dei verdi e perchè i tempi non erano maturi per scoperchiare la pentola, essendoci implicati a livelli intoccabili - politici nazionali, servizi segreti e massoneria, sempre prezzemolo di ogni minestra, persino capi di Stato stranieri.
La scheda sul sito di Einaudi editore.
Il link per ordinare il libro su internetbookshop.

La versione di Fini

Ma il fuori onda di Fini, catturato e pubblicato da Repubblica, non dice cose che lo stesso presidente ha già riferito?
Sul suo (di B.) usare il consenso come immunità per le azioni, si era già espresso nel passato.
Semmai, le reazioni all'interno del partito dimostrano l'ipocrisia (espressa ieri a Ballarò dal Bondi di turno) del PDL quando si parla di pluralità di idee, di apertura al dialogo.

E dopodomani Spatuzza andrà a deporre a Torino, al processo Dell'Utri.

"Ulisse è partito da Troia per tornare a casa.
B. è partito da casa per andare a ... Minsk"
Dalla copertina di Crozza, ieri sera a Ballarò.

Le spalle di Berlusconi

"La crisi è alle spalle" diceva il signor B.
Le banche, quelli che fanno speculazioni, alcune imprese stanno uscendo dalla crisi.
Ma che dire dei 2 milioni di disoccupati?
"Siamo nella media europea" - dicono i ministri. Ma a guardare i dati, non in media, ma al sud, o tra i giovani, c'è un divario da far paura.

01 dicembre 2009

Il romanzo criminale della ndrangheta


Il giudice meschino Mimmo Gangemi.
La scheda sul sito di Einaudi editore.
Il link per ordinare il libro su
internetbookshop.

Un pò Leonardo Sciascia, per la descrizione dall'interno della Calabria: dentro le procure, dentro il carcere da cui i boss mandano i loro ordini.
Dentro le comunità, i salotti, i circoli dove medici, notai, commendatori commentano come fossero normali fatti di cronaca gli omicidi della ndrangheta.

Ma c'è dentro anche tanta ferocia, come nelle storie che raccontava Scerbanenco anni fa, quella con cui si manifesta la "dura lex" della mafia calabrese che ricorre all'uccisione del nemico solo in caso estremo, ma quando lo fa, è attenta a lasciare i segnali giusti.
La mano mozzara, il palo di fico d'india, la coppola in testa.


E c'è tanto della realtà che leggiamo, quando ne abbiamo voglia, dalle inchieste sui giornali che parlano di traffici di rifuti, di terreni inquinati, del business criminale dei rifiuti.
Il romanzo criminale della ndrangheta.
Pretesti di lettura.
Non si uccide un magistrato senza motivo.
"Non si uccideva un magistrato senza motivi seri, terribili e senza l'ordine di un capo in testa. Non si uccideva un magistrato commissionando l'omicidio dallo stesso carcere in cui Manto era una carta liscia e lui invece l'uomo, uno a cui passare parola anche per uno schiaffo da dare in cortile.
Non si uccideva un amgistrato padre di famiglia solo perchè aveva fatto e detto, da Pubblico Ministero, ciò che gli competeva dire e fare, e che comunque nulla avrebbe mutato della sorte del condannato, già ergastolano. Non si uccideva un magistrato mentre tanti buoni amici erano in attesa di un processo, di una sentenza. Non si uccideva un magistrato mentre un altro aveva sul tavolodi quella stessa procura la sua pratica per gli arresti domiciliari".
pag 51
Il dialogo tra il vecchio capobastone don Mico Rota e il nipote in carcere:
- Ti serva per scuola: non fare conoscere a nessuno il tuo pensiero prima che sia maturo il tempo. Anche se sono fidati come loro. Tu sai tutto perchè mi vieni nipote.
Solamente il sangue non tradisce mai.
Mimì capì e apprezzò.
pag 61

Modello russo

Ma in russia non ci stavano i comunisti? Oppure si sono tutti trasferiti in Italia a svernare?



L'eterna promessa della Reggio Calabria

Per un politico, parlare del sud, e fare promesse è semplice. Chi controlla? Chi si ricorda delle promesse fatte? E' come giocare un jolly.
Come quello della Salerno Reggio Calabria, eterna promessa .
Già nel 2003, ad una conferenza stampa di fine anno, veniva data per "finita entro l'anno".
Fare promesse è pesante, ogni volta servono parole (che sembrano) nuove: giusto allora che le inaugurazioni siano legittimo impedimento.

Presidente , gradisca

Il processo breve no (forse è una porcata troppo porca), ma il PD (tramite le dichiarazioni dei vari Enrico Letta, Violante) alla fine cede: occorre sanare il conflitto tra magistratura, parlamento ed esecutivo.
“Il governo ritiri il provvedimento che cancella i processi e si apra un confronto parlamentare
a partire dalla bozza Violante… In quel contesto si possono affrontare anche le questioni del rapporto sistemico tra esecutivo, Parlamento e magistratura. Il problema della magistratura c’è e non ha trovato un punto di equilibrio in tutti questi anni”.
In piazza il 5 dicembre? No, ci mancherebbe pure che il PD si aprisse ai movimenti, alla piazza, ai giovani. Sempre la solita impalcatura partitocratica.

Gli eletti alle massime cariche dello Stato possono essere esentati dalla responsabilità penale o, in modo assoluto, per determinati reati, o, a tempo, sino a quando rivestono una carica politica.
L'ha scritto Violante, non Ghedini, non Longo, non Pecorella.

"B. si difenda nel processo e dal processo". L'ha detto Letta, Enrico, non Gianni.

I sospetti di mafia su Schifani, le accuse contro Dell'Utri, i sospetti sui primi finanziamenti dell'impero Fininvest? Nulla: il voto popolare sancisce e sana qualsiasi sospetto.
Stia tranquillo, presidente, il PD non le farà nessuno sgambetto, non cercherà di far cadere il suo governo.
Signor presidente, Gradisca questa opposizione ...
Da una lato assistiamo alla lotta alla mafia: l'operazione Crash con l'arresto di fedelissimi di Provenzano, la sentenza di appello del processo Mare Nostrum, contro la mafia messinese.
Dall'altro assistiamo all'erosione, piano piano, degli strumenti di lotta alle mafie: intercettazioni, pentiti, leggi speciali, questione morale.
Non ci rimane che sperare in Fini?

30 novembre 2009

Quando la mafia ricatta la politica

Il rapporto mafia politica, e i reciproci ricatti.
Si parte da lontano: dalla strage di Portella della Ginestra, nel 1947, attribuita alla banda di
Salvatore Giuliano. Strage con mandanti occulti, che portano fino alla mafia e ai politici che avevano usato la banda di Turiddu, per quello che viene considerato il primo atto della Strategia della Tensione.
Al processo, dentro le gabbie, finirono i membri della banda Giuliano e il luogotenente Pisciotta.
Che non voleva pagare da solo il prezzo della strage. E iniziò a minacciare rivelazioni pericolose per il potere:

Il processo di Viterbo del 1951 (dapprima istruito a Palermo, poi spostato per legittima suspicione) si concluse con la conferma di questa tesi, con il riconoscimento della colpevolezza di Salvatore Giuliano (morto il 5 luglio 1950, ufficialmente per mano del capitano Antonio Perenze) e con la condanna all'ergastolo di Gaspare Pisciotta e di altri componenti la banda. Pisciotta durante il processo, oltre ad attribuirsi l'assassinio di Giuliano, lanciò pesanti accuse sui presunti mandanti politici della strage. [3]

« Coloro che ci avevano fatto le promesse si chiamavano così: il deputato DC Bernardo Mattarella, il principe Alliata, l'onorevole monarchico Marchesano e anche il signor Scelba… Furono Marchesano, il principe Alliata, l'onorevole Mattarella a ordinare la strage di PortellaDopo le elezioni del 18 aprile 1948, Giuliano mi ha mandato a chiamare e ci siamo incontrati con Mattarella e Cusumano; l'incontro tra noi e i due mandanti è avvenuto in contrada Parrini, dove Giuliano ha chiesto che le promesse fatte prima del 18 aprile fossero mantenute. I due tornarono allora da Roma e ci hanno fatto sapere che Scelba non era d'accordo con loro, che egli non voleva avere contatti con i banditi. »
Gaspare Pisciotta Fino avvelenato dalla stricnina nella medicina.

La legge sulle moschee

L'esito del referendum svizzero (sui minareti) fa dire alla Lega che ora andrebbe fatto anche in Italia, per le moschee.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

Dunque, per limitare i minareti (o in Italia, le moschee) serve una legge dello stato che ne proibisca nuove costruzioni.
E a questo punto, le persone di religione islamica potrebbero appellarsi circa il diritto di esprimere la propria religione.
Forse sbaglio, ma anche qui (proibire luoghi di culto di una religione e non di altre) vedo aspetti di incostituzionalità.

L'odore dei soldi - come è andata a finire

Leggo e diffondo, la copertina del libro di Elio Veltri e Marco Travaglio "L'odore dei soldi".
Come sono andate a finire le cause intentate?

Nel febbraio del 2001, a tre mesi dalle elezioni politiche che riporteranno Silvio Berlusconi per la seconda volta al governo, esce “L’odore dei soldi” di Veltri e Travaglio sulle origini e i misteri delle
fortune del Cavaliere. Il 14 marzo Daniele Luttazzi ospita Travaglio a “Satyricon”, su Rai2. L’indomani Berlusconi e i suoi cari, amorevolmente seguiti da numerosi esponenti del centrosinistra e
da decine di giornali e commentatori “indipendenti”, sparano a zero su Luttazzi, Travaglio e Veltri, ma anche sul direttore di Rai2 Carlo Freccero e sulla Rai presieduta da Roberto Zaccaria, “rei”
di aver “consentito” la messa in onda del programma. Nessuno contesta una sola parola, di quelle scritte nel libro o pronunciate nella trasmissione. Semplicemente, si sostiene che “certe cose”
non si possono, non si debbono dire. Poi, dal Partito Azienda, parte una raffica di cause civili per danni contro gli autori e l’editore del libro e contro i responsabili di “Satyricon”. Berlusconi
ne presenta due: una contro Veltri, Travaglio ed Editori Riuniti per il libro, con una richiesta di 10 milioni di euro; una contro Luttazzi (che in realtà si chiama Daniele Fabbri e così viene citato
negli atti dei processi), Travaglio, Freccero, Rai e Ballandi Entertainment (produttore del programma) per “Satyricon”, con una richiesta di 21 miliardi di lire. Lo stesso fa Fedele Confalonieri
per Mediaset, con due richieste gemelle, entrambe di 5 miliardi di lire. Idem Aldo Bonomo per Fininvest, con due richieste analoghe, senza però quantificare il danno (affidato al buon cuore dei
giudici). Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Giuseppe Pisanu, denuncia soltanto i protagonisti di “Satyricon” e non del libro, chiedendo 10 miliardi di lire. Giulio Tremonti cita soltanto
autori ed editore, ai quali chiede 1 miliardo di lire di danni. Le cause sono otto in tutto: quattro per il libro, quattro per la trasmissione, per un totale di richieste di danni di 62 miliardi di lire (più
l’importo imprecisato chiesto da Fininvest). In primo grado, tutte e otto si sono concluse dinanzi alla I sezione civile del Tribunale di Roma, che ha dato torto agli “attori” Berlusconi, Mediaset,
Fininvest, Forza Italia e Tremonti (condannati a rifondere le spese processuali ai denunciati) e ragione ai “convenuti” Travaglio, Veltri, Luttazzi, Freccero, Editori Riuniti, Rai e Ballandi. Tutti gli
“attori”, salvo Tremonti, han fatto ricorso in appello.
Particolarmente significative le due sentenze che danno torto a Silvio Berlusconi. Perché affermano entrambe che tutti i fatti raccontati nel libro e nel programma sono, molto semplicemente, veri.
La prima è quella del giudice Massimo Corrias, datata 14 gennaio 2005, sulla denuncia di Berlusconi che chiedeva 20 miliardi di lire per Satyricon a Luttazzi, Travaglio & C.:
“... Tale opinione critica del Travaglio è risultata ancorata a fatti veri di sicuro interesse per l’opinione pubblica (notorio era il coinvolgimento del predetto on. Berlusconi in inchieste penali
attivate dalla Procura presso il Tribunale di Milano per reati societari e dalla Procura presso il Tribunale di Caltanissetta che indagava sui mandanti delle stragi mafiose di Capaci e di via
d’Amelio; notoria era l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa rivolta dalla Procura presso il Tribunale di Palermo a carico di Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore dell’attore) ed
è stata espressa con modalità di per sé non offensive... Esclusa la lamentata diffamazione ed esclusa altresí l’asserita ingiusta lesione del diritto dell’attore (Berlusconi, nda) alla propria identità
personale, s’imporranno il rigetto di tutte le domande formulate a carico dei convenuti... Attesa la soccombenza assolutamente prevalente, l’on. Silvio Berlusconi dovrà infine essere condannato
alla rifusione delle spese processuali in favore [...] di Marco Travaglio e di Daniele Fabbri (in arte Daniele Luttazzi)..
. Cosi deciso in Roma, 14/1/2005”.

Marco Travaglio
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Report - il cavaliere del lavoro

Due casi di truffa a confronto.

Il caso Bernie Madoff: il più grande impostore, una delle più grandi frodi in america (dai 50 ai 65 miliardi di dollari).
E il crac Parmalat del cavaliere del lavoro (nonchè gran ufficiale al merito della repubblica) Calisto Tanzi.
Il primo si è concluso con la condanna al carcere a vita (fine pena mai), per 150 anni di pena.
Ieri sera Report ha trasmesso l'inchiesta della BBC sul caso di un ex soldato inglese Bill Foxton, che dopo aver perso i risparmi con i fondi di Madoff, si è suicidato.
Il figlio, ha voluto ricostruire il come questa grande truffa sia stata possibile.

In Italia, a parte Report, nessun'altra trasmissione Rai ha voluto approfondire la vicenda.

Anzi: cavaliere era e cavaliere rimane. Nonostante le condanne passate in giudicato, ma patteggiate a suo di milioni. La Prefettura dovrebbe comunicare all'ufficio del Consiglio dei cavalieri del lavoro delle condanne.
E' in buona compagnia, Tanzi: De Lorenzo, Roberto Calvi, Poggiolini. Tutti illustri esponenti dello stato italiano.

I processi per bancarotta sono a rischio prescrizione: le parti civili non si sa se verranno risarcite (ma Stefano Tanzi e Fausto Tonna, sono riusciti ad avere un risarcimento); il tribunale di Parma è a rischio collasso (dove oltre a Tanzi, a giudizio andranno anche Geronzi per la falsificazione dei bilanci e Fausto Tonna).
Il più grande processo per bancarotta (14 miliardi di euro) forse non arriverà mai a sentenza definitiva (in tutti i suoi filoni di indagine): questo anche grazie alle tante riforme fatte dalla politica.
Le riforme sul reati di Bancarotta; sul processo breve; infine la parte della riforma del processo Penale proposta da Alfano (art. 190), che permette alle difese di presentare tutti i testimoni che vuole.
Complimenti. Viene da chiedersi in nome di chi è fatta questa riforma.
Il risultato è che Tanzi è libero (grazie alla legge Cirielli). Sta forse continuando a lavorare; avrebbe nascosto all'estero in Svizzera i suoi beni (i quadri di Van Gogh, Monet..), il suo tesoro.
I suoi manager sono tranquilli: tra indulto, patteggiamenti e prescrizioni non andranno mai in carcere.

La lezione?
Se devi fare un reato, tanto vale farlo grosso.
Buco nero S.P.A. : la prima inchiesta di Report sul crac Parmalat.

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Questione di carattere

Dell'Utri intervistato da Lucia Annunziata, si difende dalle accuse del processo per concorso esterno in mafia.Usando le consuete argomentazioni.
I magistrati politicizzati.I magistrati, anzi, i pm non sono nemmeno magistrati, si mettono d'accordo tra loro. C'è un organizzazione dei pm (la Spectre?) contro di me.
Il complotto: c'è un complotto contro Dell'Utri. Chi ne fa parte? I poteri forti, non meglio identificati.
Considerato che l'opposizione oggi è quel che è, chiedeva la giornalista, chi lo sta organizzando? I poteri occulti ....
Nel PDL c'è aria di complotto? Dell'Utri lo esclude. Il lodo Alfano? Un buon passo per permettere al paese (e al suo leader) di andare avanti.
Le rivelazioni di Spatuzza? "Spiace parlarle, perchè ha ucciso delle persone" e "si capisce che non sa nulla, non dice nulla". Qui mi viene un dubbio: ma anche l'eroico stalliere Vittorio Mangano è pluriomicida. Forse ci sono omicidi e omicidi?

La legge sui pentiti: "si, lo so che sono in conflitto di interessi". Caspita, finalmente c'è qualcuno che ne ammette, l'esistenza nel centrodestra.

I pentiti andrebbero normati, non è che possono parlare dopo tanti anni: "perchè non hanno parlato prima.."
Concorso esterno in mafia? E' un reato che non esiste. E' come il reato di lesa maestà, va regolamentato, perchè permette di condannare senza reato.
L'immunità? Esiste in Europa, e andrebbe almeno riportata anche in Italia.

Pensa che queste proposte verranno accolte dal suo partito? "non ho mai chiesto niente per la mia causa". Un segnale per Berlusconi.
Perchè Berlusconi non si fa processare? "Perchè il premier ha un carattere diverso".
Abbiamo capito, è una questione di carattere.
E lei, senatore? "io non ho potuto fare diveramente, altrimenti .."
Che il grande dialogo per le riforme costituzionali, inizi.

29 novembre 2009

Vietato parlare di mafia

... Olbia, dove il premier ha incontrato i giovani del Pdl, Berlusconi attacca: "Sono accuse infondate e infamanti. La maggior parte della magistratura è di sinistra e per questa ragione cerca un pretesto per attaccare il presidente del consiglio". Poi prosegue: "Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo".

Accolgo l'invito, del padrone dello stalliere di Arcore. D'ora in avanti non parleremo di mafia: parleremo di Cosa Nostra.
E anche dei politici che con la mafia hanno a che fare.

Come mi batte forte il cuore - paura

Come mi batte forte il cuore - il capitolo sulla paura, nella società, negli anni di piombo

Non riesco a levarmi dagli occhi i bastoni neri dei quotidiani, i lampi blu delle volanti, le chiazze rosse di sangue sui lenzuoli bianchi, sui marciapiedi nei contorni tracciati col gesso.
Mi guardo intorno e sento scoppiarmi nella testa le urla e il fumo dei cortei passati mille volte da qui, come una pellicola appiccicosa che si sovrappone all'immagine della strada trafficata della città presente.
E' forse la stessa ombra che cala negli occhi a tanti milanesi sopra i cinquanta, che appena si sente parlare degli anni Settanta si rabbuiano e ripetono che si aveva tanta paura, che non si può nemmeno immaginare.
Il terrorismo aimenta l'inquietudine che serpeggia tra i cittadini e avvelena la quotidianità; produce al contempo una sorta di abitudine, un'assuefazione alla violenza nei media e nell'opinione pubblica. Per affermarsi nel mercato sempre più affollato del partito armato, si innesca tra i terroristi un'escalation di violenza in cui alle gambizzazioni si sostituiscono gli omicidi. Cruciale diventa anche la scleta degli obiettivi: da una parte occorre 'specializzarsi' in un settore (la stampa, la magistratura, i carabinieri, il mondo dell'impresa, gli ospedali), dall'altra scegliere vittime che garantiscano visibilità o un sicure effetto intimidatorio: le piccole ditte del terrorismo devono rendersi competitive e mirare all'efficienza, nella guerra contri il capitalismo dello Stato Imperialista delle Multinazionali.

pagine 177-178

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Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi

Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c'è fine al mio stupore, al mio tacere.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.
WISLAWA SZYMBORSKA, Ogni caso

Il viaggio della figlia alla riscoperta del padre Walter Tobagi, giornalista, ucciso da un commando di terroristi rossi, proprio perchè giornalista capace.
Chi era, cosa scriveva, come aveva vissuto, come era cresciuto questo padre, così noto da adombrare con la sua presenza anche la figlia (che diventava sempre la figlia di Tobagi)?
Benedetta Tobagi lo racconta in questo bello, tragico e al tempo stesso delicato libro. Lasciate perdere queste poche righe: vi invito tutti a sfogliare le pagine e percorrere con l'autrice il percorso che ci riporta il valore umano e professionale di Walter Tobagi. Spogliato, come quell'Ettore di fronte al piccolo Astianatte, dall'elmo di eroe epico.
Un libro che si inserisce in quel filone delle memorie dei figli delle vittime del terrorismo, troppo spesso vittime anche loro nel silenzio.
Penso al bel libro di Mario Calabresi, al libro di Sabina Rossa, di Umberto Ambrosoli: e ora Benedetta.
Libri che ribaltano la visione degli anni di piombo, troppo spesso raccontati tramite le meorie dei carnefici e non delle vittime. Benedetta non accetta la teoria della “guerra civile”, usata dai terroristi (di entrambi i colori). Tesi assolutoria, che tende a dare l'immagine del brigatista che ha ucciso sì, ma per alti ideali di una lotta. Il brigatista rivoluzionario, il brigatista coraggioso: tutto falso.
Che coraggio possono aver dimostrato le persone come Marco Barbone, Corrado Alunni (il suo maestro), Marco Donat Cattin, Sergio Segio quando hanno sparato magari alle spalle a Walter Tobagi, a Guido Galli, a Emilio Alessandrini e a Guido Rossa?

Uccisi proprio perchè sapevano fare bene il proprio lavoro: perchè dimostravano ogni giorno, con le loro dee e con il loro impegno che lo Stato non era un nemico da abbattere, ma una istituzione capace di funzionare.
Una guerra, sì ma una guerra asimmetrica, contro cittadini inermi, indifesi.

Ma a questo si arriva con calma: nei primi capitoli si racconta del “popularis”, figlio di genitori emigrati da Spoleto verso Milano, per trovare un futuro migliore. In una pagina si spiega l'origine del nome Walter dato al figlio, e di come nonno Ulderico sia riuscito a salvarsi dai tedeschi.
Prima liceale al Parini, l'esperienza con la Zanzara, fino agli esordi come giornalista e alla piena affermazione professionale nella redazione del Corriere della Sera.
Le lettere scritte e ritrovate dalla figlia, come quelle alla futura moglie Maristella.
I ricordi delle persone che lo hanno conosciuto: a partire dai suoi due maestri, Gianpaolo Pansa e Giorgio Santerini fino ai “giovaniGianni Riotta, Gad Lerner, Ezio Mauro.
I nastri con cui Benedetta riscopre, in una pagina carica di emozioni, la voce familiare del padre, nel compleanno prima che morisse.
Emerge l'immagine, diversa da quella che ci è arrivata dalla storiografia ufficiale, di una persona gentile, spesso sorridente, sempre in giacca e cravatta: un “giovane vecchio”, fuori corrente e fuori dal coro. In un periodo in cui l'abito significava tutto di chi lo portava, negli anni 70 carichi delle ideologie da urlare, del conformismo dietro le facili parole, degli slogan, degli scontri e non degli incontri.

L'impegno nel sindacato dei giornalisti, e l'impegno come giornalista nel saper capire e comprendere l'Italia di fine anni 70. Le tensioni nella società, che sfociavano nei cortei di piazza, causa anch'essa del crescere del “partito armato”. Celebri i suoi pezzi sulle Brigate Rosse, come quello successivo all'irruzione in via Fracchia a Genova, dove per la prima volta lo Stato mostrava la forza: “si dissolve il mito della colonna imprendibile”.
Il suo motto, come emerge dai diari, dagli articoli, dalle pagine di appunti, dai libri è tratto dall'Etica di Spinoza:
“humanas actiones non ridere, non lugere, necque detestari, sed intelligere” - non bisogna deridere le azioni umane, né piangerle, nè disprezzarle, ma comprenderle.

Walter Tobagi non era un cronista d'assalto, non aveva lo spirito dell'eroe: aveva capito che il terrorismo si poteva sconfiggere solo se lo si isolava dalle arre grigie nelle fabbriche, nel sindacato e perfino nel mondo dell'informazione, andando a risolvere i contrasti e le tensioni del mondo del lavoro.
Da una parte uno stato che estremizzava le risposte (come le autoblindo a Bologna, le morti di Giorgiana Masi e Francesco Lorusso) che fornivano pretesti alla violenza, all'altra i cattivi maestri, i giornali dell'Autonomia come “Il rosso”. In mezzo il paese, la gente, impaurita, spaventata.

Gli ultimi capitoli sono carichi di tensione: un capitolo dopo l'altro, si racconta del Corriere inquinato dalla Loggia P2 (“il corridoio dei passi perduti”); il terrorismo italiano che un giorno dopo l'altro uccideva in quanto “servi dello stato” i funzionari dello stato, spesso scegliendoli tra i più progressisti (“la paura”).
La ricerca degli anni sulla morte del padre, sul processo successivo (che fece molto scalpore per la scarcerazione per benefici di legge degli autori), nel Palazzo di Giustizia a Milano (“il ventre della balena”). I coni d'ombra ancora esistenti sulla sua morte: qualcuno sapeva già che si stava preparando l'agguato? Ci sono stati (come sostennero i socialisti dopo la morte) dei complici occulti all'interno del corriere, tra i suoi nemici nel sindacato?
Come mai il volantino di rivendicazione fu ritrovato nella ditta Giole di Licio Gelli, a Castiglion Fibocchi?
Coni d'ombra che arrivano fino ad oggi, dove sembra che parte del disegno politico di Gelli e della P2 (il piano di rinascita democratica) si stia attuando.
L'incontro, anche fisico, con gli assassini: la volontà di comprendere le ragioni del male. Le tante ossessive domande: cosa pensano oggi gli assassini per quelle assurde ideologie? Si sono pentiti del sangue versato? Oppure, hanno semplicemente voltato pagina e lasciato all'oblio della memoria il compito di cancellare i ricordi. Qualcuno si è rifatto la vita in Comunione e Liberazione, altri sono uomini d'affare in Giappone.
Per molti, semplicemente e banalmente, non esiste ragione alcuna che spieghi le azioni fatte. Come nei Demoni di Dostojewsky.

Dove il cielo tocca la terra: “la chiave della vita di mio padre sta nel punto dove la terra tocca il cielo. La dimensione di speranza della fede religiosa non è mai stata disgiunta da una visione del mondo analitica e profondamente realistica. La fiducia nelle possibilità di miglioramenti reali nella società va pari passo con la preoccupazione di cosa fare ogni giorno nella propria professione perchè qualcosa cambi davvero. Un sognatore pragmatico. Non era un tribuno affascinatore, eppure fu riconosciuto come leader carismatico da molti giornalisti: il suo slancio fu in grado di scuotere tanti colleghi e trascinarli verso nuovi impegni, proseguiti anche dopo la sua morte.”
E ancora:
“Capire il mondo, fare i conti con il negativo, senza abbandonare la convinzione che esiste la possibilità di fare bene e migliorare le cose. Magari nel piccolo, ma esiste, sempre: anche quando tutto sembra perduto. Il riformismo di papà non era solo un insieme di convinzioni politiche, ma una sorta di condizione esistenziale: il sentiero stretto per sfuggire alla trappola duplice dell'arrendersi al cinismo e alla disillusione, da una parte, e allo sdegnoso rifiuto di mescolarsi con una realtà che sa di essere profondamente corrotta”.

È questo l'insegnamento che ci lascia.

Il link per ordinare il libro su ibs e la scheda sul sito di Einaudi
Wikipedia: Walter Tobagi
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27 novembre 2009

Gli intoccabili

Sinceramente non capisco le parole del presidente.
Titola il giornal "I magistrati si attengano al loro ruolo Intoccabile un governo che ha fiducia"
Ma il loro ruolo non è proprio stabilire se tizio è colpevole o meno di un reato?
Quella parola poi: intoccabile. Nessuno è intoccabile: se ha commesso un reato, ne deve rispondere.

"Basta tensioni tra giudici e politica": ma chi è che grida al complotto e alla guerra civile?
Sinceramente non riesco ad appasionarmi alle notizie del giorno: le liti nella casa del Grande Fratello, il video presunto della Mussolini.
Mi interessano di più gli
scenari che i magistrati stanno ricostruendo i magistrati sulle stragi del 92-93.
Gaspare Spatuzza, 18 giugno 2009, ricostruisce la vigilia dell'attentato all'Olimpico: "Giuseppe Graviano mi ha detto "che tutto si è chiuso bene, abbiamo ottenuto quello che cercavamo; le persone che hanno portato avanti la cosa non sono come quei quattro crasti dei socialisti che prima ci hanno chiesto i voti e poi ci hanno venduti. Si tratta di persone affidabili". A quel punto mi fa il nome di Berlusconi e mi conferma, a mia domanda, che si tratta di quello di Canale 5; poi mi dice che c'è anche un paesano nostro e mi fa il nome di Dell'Utri (...) Giuseppe Graviano mi dice [ancora] che comunque bisogna fare l'attentato all'Olimpico perché serve a dare il "colpo di grazia" e afferma: ormai "abbiamo il Paese nelle mani"".

I gli scenari che si delineano dietro
la vicenda Telecom Bernabè.

Il destino di Bernabè è ormai segnato. Nonostante le smentite di rito, lo dicono la forza della logica e l'evidenza dei fatti. Vedremo chi lo sostituirà, tra Massimo Sarmi, plenipotenziario delle Poste, Stefano Parisi, manager di Fastweb, o magari Flavio Cattaneo, numero uno di Terna. Una sola domanda, a questo punto: possibile che nessuna autorità di vigilanza abbia qualcosa da obiettare? Ci sono in ballo società quotate: la Consob non vede? Si ridisegna il futuro assetto delle telecomunicazioni: l'Agcom non sente? Sono coinvolte aziende che dovrebbero competere sul libero mercato: l'Antitrust non parla? Impassibili, le tre scimmiette non fermano i cani. Si godono la caccia.

Cosa succederà settimana prossima?
Condivido i timori di Gilioli :

Allora: pare che questo signore e i suoi cari si augurino un bel casino, di qui a sabato prossimo. Non vedono l’ora di sentire qualche botto e qualche sirena, di strillare al nuovo terrorismo, di creare un clima in cui lo Stato «deve reagire all’eversione e all’odio».

Bene, anzi male, ma comunque non ci caschiamo.

Annozero: l'Avaro

Ad Annozero in un'atmosfera quasi rilassata, almeno all'inizio, si è palato di economia, tasse e crisi.
Cosa ha fatto e cosa può fare il governo per la crisi, quale è lo stato dell'economia in Italia (strano avevo sentito parecchi esponenti del governo dire che la crisi non c'era, poi che la crisi era finita, poi che dalla crisi ne usciremo più rafforzati).
In studio Bersani e Tremonti: da una parte Tremonti col ruolo di difensore dei conti, che spiegava come la situazione sia grave ma non tragica. In Italia siamo messi meglio degli altri paesi: il debito è cresciuto ma non troppo, le pensioni tengono, il PIL è previsto al - 6% ..

Poi penso: ma questo Tremonti è lo stesso della social card, ministro del governo della privatizzazione Alitalia, del ritorno al nucleare, delle auto blu, dello scudo fiscale (che premia chi ha evaso), dei Tremonti bond.
Della spesa pubblica cresciuta senza che ne sia visto l'effetto (come nella pubblica amministrazione di Brunetta).
Come si fa a dire che la situazione è difficile, parlare di uscita dalla crisi? All'estero i propri assett sono stati conservati. Qui in Italia stiamo assistendo allo smantellamento del sistema industriale. Settori strategici, come quello informatico, sono in crisi, ma non per colpa della crisi: in studio si è affrontato, forse per la prima volta sul servizio pubblico, il caso Eutelia.
Un'azienda di informatica che lavora con l'amministrazione pubblica, con i ministeri.

Un'azienda il cui ramo informatico, circa 2000 lavoratori, è stato spostato in Agile, poi acquisita da Omega: il servizio di Corrado Formigli ha ricostruito la vicenda, ha spiegato chi sia S. L. (ex A.D. di Eutelia), come abbia comprato le aziende e si sia indebitato.
Ci sarebbe anche una indagine che parla di fondi all'estero per 100 milioni (con i TFR dei dipendenti?).
E di come, da quattro mesi, questi lavoratori non percepiscano uno stipendio.

Lavoratori comprati e venduti come Sonia, in queste scatole cinesi (che dietro hanno immobiliari, fondazioni): come è possibile che Agile abbia 2000 dipendenti con un capitale sociale di 96000 euro?
E' il concetto di "capitalismo taroccato", spiegato in piazza assieme ai lavoratori, da Gianni Dragoni, giornalista del Sole 24 ore e autore de "La paga dei padroni".

Quali i rimedi per uscire dalla crisi? Aspettare e non far nulla, perchè prima o poi dalla crisi se ne esce? Giusto bloccare l'assalto alla diligenza, da parte dei ministri "famelici" (così commentava Massimo Giannini) che battono cassa per una manovra da 17 a 35 miliardi si dice.
Ma le uniche proposte di Tremonti riguardavano il sud: la banca del sud, la fiscalità agevolata per il sud, potenziamento degli ammortizzatori. Poi il federalismo fiscale, che se non regolamentato, potrebbe mutare nella creazione di altri centri di spesa.

Peccato dover assistere ad un Bersani che si faceva zittire da Tremonti ("siamo in ansia", rispondeva al tergiversare del segretario PD): quali ricette, quali le proposte del Partito Democratico (bozza Violante a parte)?
Poco o nulla se non un generico discorso di riduzione delle tasse ai redditi bassi, aiuti alle piccole imprese, investimenti nei comuni in deroga al patto di stabilità.
Da dove si prendono i soldi per questo "sforzo" da 9 miliardi?

Il punto di Travaglio: quando va all'estero, Berlusconi attacca i paradisi fiscali.
Peccato che poi, quando torna a casa, lancia lo scudo fiscale.
E le inchieste della magistratura portano a scoprire sempre casi di fondi neri all'estero: come quello del re delle bonifiche Giuseppe Grossi a Milano. coinvolta anche la signora Gariboldi, moglie del vicecoordinatore del PDL Abelli, il "faraone".
I magistrati, le toghe rosse, sono riusciti a recuperare 55 milioni.
Ci sono dei politici cui Grossi avrebbe dato dei soldi? Al momento non si sa.
Speriamo che Silvio non senta,altrimenti come reagirebbe, lui che odia i paradisi fiscali.

In attesa della puntata in cui si parlerà della trattativa stato mafia, alla luce delle dichiarazioni di Spatuzza, mi domando: meglio la puntata di Porta a Porta con la trans Natalie, oppure la puntata di Annozero con la escort D'Addario?

Rimaniamo in attesa. In attesa che la questione Eutelia venga sbloccata dal governo: approvo l'idea di Tremonti di commissariarla (come chiedeva anche il sindacalista Zipponi). Forse è l'unico modo per salvarla.

Technorati:

Chi non è con me è contro di me

Continua l'escalation di attacchi contro la magistratura da parte del premier: le parole dette e poi smentite (ma sentite da tanti) parlano di golpe giudiziario e guerra civile .
Una chiamata alle armi in vista della settimana nera: le dichiarazioni di Spatuzza (che coinvolgono il presidente del Senato Schfani), il no B-Day, il processo Mills che dovrebbe riprendere fino al prossimo impedimento.
Per fortuna che Mancino e Schifani avevavo parlato di smorzare i toni.
Mi chiedo se ci si rende contiche, ad andare avanti così, si perde tutti di credibilità.

Il messaggio è diretto anche a Fini: o con me o contro.

26 novembre 2009

Stasera l'Avaro


Il titolo è "l'Avaro": presenti ad Annozero stasera ministro dell'Economia Giulio Tremonti (non Guzzanti junior, proprio il ministro in persona, anche se magari non sembrerà) e il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, i giornalisti Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, e Massimo Giannini, vicedirettore de La Repubblica.



Chi è l'avaro tra questi? Il governo che impiega risorse su crocifissi, pillole abortive (RU486) e riforme per la giustizia (per lui), anzichè dedicarsi a imprese, imprenditori e lavoratori?
Si parlerà del caso Eutelia, come di altre società strategiche che con la (scusa della) crisi chiudono.


Meglio il cemento .....

Occhio per occhio contro gli stranieri

Dopo l'episodio di violenza della settimana passata, a Rovato, hanno organizzato una manmofestazione durante la quale c'è stato il pestaggio e le aggressioni ad alcuni immigrati:

Gli organizzatori: «Quella gente non era del paese e li avevamo già invitati a tacere. Ci siamo rimasti male per l'accaduto».
A farne le spese di quella violenza fra gli altri Faik Morina, 36 anni, da sei a Rovato con due fratelli. L'altra sera era appena arrivato dal lavoro, quando è stato aggredito nel piccolo parcheggio sotto casa in via Carampana.
«Ero arrivato con mio fratello dal cantiere di Madonna di Campiglio - racconta a Bresciaoggi -. Mi sono fermato con lui, con i vestiti da lavoro, per sostituire la lampadina di un faro della macchina. È stato a questo punto che sono arrivati una quarantina o forse più di ragazzi.
Io ero piegato dentro la macchina e li ho visti quando ci hanno colpiti: ci hanno picchiato con catene, cinghie e legni buttando qualcosa che è scoppiato nella macchina.
Ci hanno picchiato per alcuni minuti poi sono scappati lasciando mio fratello a terra colpito alla schiena e dietro la testa. Ci hanno portato con l'ambulanza all'ospedale di Chiari e dobbiamo ancora tornarci per altri accertamenti. A Rovato non abbiamo mai avuto problemi e non vogliamo vendette: a noi interessa lavorare e vivere in pace».

Bozza Violante : ma per chi?

Questo il modello politico della bozza
"Un regime parlamentare -spiega Violante ad 'affaritaliani.it- che non metta il governo in balia del Parlamento, ma che dia forza all'esecutivo e al presidente del Consiglio. Cosa che fa quel testo"

Dopo aver visto la puntata di Report, tremo alla sola idea diq uello che potrebbe capitare con un presidente come il cavaliere.Peggio mi sento a sentire come la bozza sia usata come scusa per discutere poi di altro, come fa Cicchitto:

Sulla proposta avanzata ieri da Gianfranco Fini perche' si lavori, in campo di riforme, sulla bozza Violante, il capogruppo del Pdl alla Camera precisa la posizione della maggioranza: "Per cio' che riguarda la riforma della giustizia, la legge per l'acquisizione di tempi ragionevoli del processo (non dimentichiamo che il provvedimento in discussione al Senato, considerando anche la fase istruttoria, porta il processo ad una durata intorno agli 8-9 anni) va accompagnata e seguita da riforme di fondo come lo separazione delle carriere, la modifica del modo di elezione del CSM, i rapporti fra PM e polizia giudiziaria, ecc. Mettendo assieme tutti questi elementi si puo' quindi lavorare efficacemente per due riforme organiche, la riforma istituzionale e la riforma della giustizia".(AGI) -

Gli elettori del Partito Democratico chiedono questo?
Non credo.

Il ministro e la rete

Se la rete viene usata dai terroristi, e anche da Al Qaeda, per lanciare messaggi, per raccogliere finanziamenti, è giusti che l'antiterrorismo effettui il suo monitoramento.
Dice il ministro Maroni
"Nessun allarme - ha dichiarato il titolare dell'Interno - ma è giusto non sottovalutare o banalizzare fatti che non derivano dall'azione individuale di qualcuno. La preoccupazione si basa su fatti avvenuti di recente, come l'arresto di pakistani a Brescia accusati della strage di Mumbai"."Si tratta di una decisione importante che - ha sottolineato il Ministro - ci impegna a collaborare per oscurare i siti attraverso lo scambio di informazioni tra i 10 Paesi, impedendo la diffusione dell'ideologia terrorista, il reclutamento e la raccolta dei finanziamenti".
Fa specie che a parlare così sia un minostro di un governo che ha appena varato una legge come lo Scudo fiscale, che permetterebbe il riciclaggio proprio del denaro da parte della criminalità organizzata.
Forse occorre monitorare anche le banche nei paradisi fiscali, le transazioni.

La finanziaria dell'oggi

Il governo vara "La finanziaria dell'oggi", ovvero che punta a risolvere i problemi del'immediato, senza riuscire a pianificare il domani.

Finanziaria che si appoggia allo scudo fiscale e qi quei 4 miliardi di euro che si pensa ritornino. Niente tagli alle tasse, ma si da la possibilità di svendere i beni confiscati alla mafia. Senza controllare che sia la mafia stessa a ricomprarseli.

D'altronde, da un governo miope, che finanziaria poteva uscire? Un governo preoccupato dai processi del premier, che si deve proteggere dalle rivelazioni dei pentiti (certo, sottoposte al vaglio dei magistrati), che governa usando la "fiducia" in Parlamento.
Un governo che riesce a mettersi d'accordo solo sulla bocciatura ad oltranza alla RU486.
Era un pò che non si sentivano voci contro da parte di Avvenire ..

25 novembre 2009

A quando la responsabilità politica?

I fatti di questi giorni insegnano (per l'ennesima volta) come l'attuale classe politica non abbia alcun senso di responsabilità politica.
Nessun dubbio sulla convenienza di certe candidature, nessun problema sulle dichiarazioni dei pentiti: sia
per il premier, che per il sottosegretario Cosentino.
Da una parte le rivelazioni di Ciancimino jr (sul
Fatto) sul padre don Vito, gli affari di Berlusconi al nord e lo spettro dell’inchiesta di Palermo.
Dall'altra la la
Camera che dice no all'arresto del onorevole Cosentino.

All'estero si chiederanno che paese siamo.
Un paese dove si aspettano le sentenze della magistratura, e neppure allora ci si toglie di mezzo, si rinuncia alla poltrona. Si attacca il magistrato che concede intervistem, che va in televisione ..
Che fine sta facendo il nostro prestigio?
E gli italiani?

Alla fine Berlusconi parlerà chiaro agli italiani, a reti unificate senza contradditorio.
Spegherà le sue ragioni e anche il fatto che vol voto, lui ha pure ricevuto carta bianca.
Che, come disse Totò ...

E' tempo di trilogie

E' tempo di trilogie:
Molti sono bei libri, altri meno. Quasi un voler raschiare il fondo, riproponendo romanzi già usciti. Forse anche in attesa delle nuove uscite degli autori, in primavera (col disgelo).

La cartina al tornasole sulla lotta alla mafia

Sull'emendamento che permette la vendita dei beni confiscati alla mafia si misura e si misurerà la volonta (vera) di fare lotta alla criminalità organizzata.
Tre cose si chiedeva alla politica, da parte di Cosa nostra: la revisione dei processi, togliere la confisca dei beni, togliere il 41 bis.
Dopo questa porcata, nessuno potrà permetteri di nominare l'antimafia invano.
A cominciare dai "furbetti" del cavaliere che, insoddisfatti dal processo breve, attaccano ora con l'eliminazione del "concorso esterno in mafia".

L'informazione del mostro in prima pagina

Alcuni passi del film di Bellocchio "Sbatti il mostro in prima pagina".

Prima parte: il succo della notizia.
BIZANTI: “Ah ecco...bravo Roveda… siediti là. Tu sai quante copie tira il Giornale vero?”
ROVEDA: “ 500.000 ”
BIZANTI: “ Tutta l’opinione che conta nel paese… Sì gente che magari legge anche altri giornali…di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale…. per sentire dalla sua voce..una parola pacata e definitiva. E questa voce Roveda… deve essere sempre la stessa…dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.”
ROVEDA: “ Sì, sono d’accordo.”
BIZANTI: “Chi è il nostro lettore? E’ un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine…. che lavora, produce, crea reddito! Ma è anche un uomo stanco Roveda, scoglionato, i suoi figli invece di andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano…i suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è! Il Paese è nel caos!…apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova?!.... Il tuo pezzo Roveda!.... Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo:
« DISPERATO GESTO DI UN DISOCCUPATO - SI BRUCIA VIVO PADRE DI CINQUE FIGLI», ora io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola , «disperato» è gonfia di valori polemici…se poi me lo unisci alla parola «disoccupato»… «disperato-disoccupato» beh allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione…”
ROVEDA: “Maaah…”
BIZANTI: “Compiuta la quale, tu prendi questo pover uomo direttore e gli sbatti in faccia 5 orfani e un cadavere carbonizzato! Noh, dico, cosa vogliamo farne di questo pover uomo direttore? Un nevrotico? Ti ha forse dato fuoco, lui??....Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare noh? Scrivi: «DRAMMATICO SUICIDIO» «drammatico-suicidio» due parole, «DI» , cos’è un calabrese il poveretto?”
ROVEDA: “Si”
BIZANTI: “Ecco, «DI UN IMMIGRATO» «immigrato» una parola sola che contiene implicitamente il disoccupato e il padre di cinque figli, ma da anche un’informazione in più!”
ROVEDA: “Certo”
BIZANTI: “Il succo della notizia, la sintesi….il lettore apre il Giornale, guarda, se gli va legge, se non gli va tira via, ma senza avere la sensazione che gli vogliamo rompre i coglioni! Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo….comunque il pezzo è eccellente! sì magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel «LICENZIATO»…”
ROVEDA: “«RIMASTO SENZA LAVORO»”
BIZANTI: “«RIMASTO SENZA LAVORO». Bravo! Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è!…adesso lo ricopi e lo porti direttamente in composizione, vai.”


Seconda parte: il giornalismo militante.
ANCORA BIZANTI A ROVEDA: "Lei vede il giornalista come un'osservatore imparziale... ebbene io le dico.. che questi osservatori imparziali mi fanno pena.... bisogna essere protagonisti! Non osservatori, siamo in guerra! La lotta di classe la facciamo anche noi! Non l'hanno inventata Marx e Lenin!"

24 novembre 2009

Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi

Una figlia che decide di riavvicinarsi al padre, morto quando lei era piccola.
Un padre di cui gli amici, i parenti, i colleghi, le hanno lasciato un'immagine carica lontana dalla realtà.
Un eroe, un martire .. il povero Walter Tobagi, ucciso dalla barbarie terroristica.
E Benedetta, per avvicinarsi al padre, come era veramente, appassionato, amante della storia, giornalista dove fare come nel brano dell'Iliade.
Quando sulle mura di Troia, Ettore si avvicina al figlio Astianatte che, non riconoscendo il padre si mette a piangere (uno dei passi migliori del libro).

Ecco, il suo lavoro, in questo libro è togliere l'elmo al padre.
E restituirlo a noi e alla storia.

L'incontro tra Ettore e Andromaca:

Ma di gran pianto Andromaca bagnata
accostossi al marito, e per la mano
strignendolo, e per nome in dolce suono
chiamandolo, proruppe: Oh troppo ardito!
il tuo valor ti perderà: nessuna
pietà del figlio né di me tu senti,
crudel, di me che vedova infelice
rimarrommi tra poco, perché tutti 530
di conserto gli Achei contro te solo
si scaglieranno a trucidarti intesi;
e a me fia meglio allor, se mi sei tolto,
l’andar sotterra. Di te priva, ahi lassa!
ch’altro mi resta che perpetuo pianto?
Ettore e Astianatte:
Così detto, distese al caro figlio
l’aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre; e dalla fronte
l’intenerito eroe tosto si tolse
l’elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
e dolcemente tra le mani alquanto
palleggiato l’infante, alzollo al cielo,
e supplice sclamò: Giove pietoso
e voi tutti, o Celesti, ah concedete
che di me degno un dì questo mio figlio
sia splendor della patria, e de’ Troiani
forte e possente regnator.
Deh fate
che il veggendo tornar dalla battaglia
dell’armi onusto de’ nemici uccisi,
dica talun: Non fu sì forte il padre:
E il cor materno nell’udirlo esulti.
Così dicendo, in braccio alla diletta
sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
con un misto di pianti almo sorriso
lo si raccolse all’odoroso seno.
[da Wikipedia - Iliade il libro VI]
Il libro di Benedetta Tobagi su internetbookshop.

Il caso Brenda

Un commento carpito sul treno:
"Certo che i telegiornali ci proprio scassato con sta storia di Brenda"
Si conferma il teorema Zito (il giornalista amico di Montalbano) nel racconto "La forma dell'acqua".

“Se tu vuoi fare scordare alla lesta uno scandalo, non devi fare altro che parlarne più che puoi, alla televisione, sui giornali. Dai e ridai, pesta e ripesta; dopo un poco la gente comincia a rompersi le palle: ma quanto la stanno facendo lunga! Ma perché non la finiscono. Tempo quindici giorni e quest'effetto di saturazione fa sì che nessuno voglia più sentir parlare di quello scandalo. Capito?
Credo di sì
Se invece metti tutto in silenzio, il silenzio comincia a parlare, moltiplica le voci incontrollate, non la finisce più di farle crescere..” .


Non c'è modo migliore, per far scemare l'attenzione su una torbida storia di ricatti, che parlarne fino alla nausea.
Plastico di Porta a Porta compreso.

A reti unificate

Chissà, magari questa volta la trasmissione a reti unificate, calzamaglia davanti all'obiettivo, in difesa della (sua) libertà arriverà da Qatar."L'Italia è il paese che io amo".

Tutti che amano l'Italia, tutti pronti a far leggi per gli italiani, mica per lui.
Che lui, della prescrizione breve, dello stop alle intercettazioni, del pm sottoposto all'esecutivo, non gliene importerebbe nulla. Lo fa per noi: noi che abbiamo conti all'estero, magari in paradisi fiscali.
Lui parla al popolo, direttamente, senza mediazioni inutili.