20 gennaio 2020

Le inchieste di Presadiretta – il costo del commercio online


Internet, l'e-commerce, gli store online e poi la Gig economy, un mondo dove tutto e tutti saranno connessi.
Una progressione che avrebbe dovuto portare a tutti benessere, migliorare la vita: invece tutto questo progresso ha un costo che paghiamo tutti, noi consumatori e anche coloro che lavorano dentro l'e-commerce.
Chi ha visto il film di Ken Loach sa di cosa si sta parlando: un finto padroncino che lavora sotto un finto padrone e che passa la giornata a consegnare pacchi, senza diritti, senza tutele, perché è di fatto un lavoratore senza contratto, come i tanti rider che vediamo sfrecciare in bici per le vie di Milano.
Sempre più in fretta, mettendo a rischio la propria incolumità, perché più vai veloce, più consegni, più guadagni.

E' questo il lato nascosto del commercio online: con un click puoi avere, anche in giornata, qualsiasi prodotto a casa tua. Questa rivoluzione, che porta con sé anche dei benefici indubbi, ha però dei costi che ci verranno raccontati dalla puntata di stasera di Presadiretta, coi servizi curati da Teresa Paoli.
Ci sono gli impatti sull'ambiente, per la CO2 emessa da tutti i corrieri che devono consegnare le merci; per i piccoli commercianti fatti fuori da questa concorrenza sleale, per chi ci lavora, per la mobilità nelle grandi città, intasate da questi fattorini.

Nel servizio si racconterà l'esperienza di Milena, che abita in provincia di Roma, che compra solo online: il cibo, il materiale per la scuola, per il bagno, l'arredamento per la casa, perfino l'abito da sposa è stato comprato su internet.
Pacchi che arrivano dal centro di smistamento di Amazon di Settecamini: la responsabile del centro spiega alla giornalista quanto l'azienda tenga alla sicurezza nel lavoro.
E le accuse di pretendere la velocità? Lo dice chi non ha mai lavorato in Amazon.
In effetti di come si lavori dentro Amazon si sa poco: la pressione sulla velocità ha portato a diversi scioperi, dei dipendenti e dei corrieri.


Quelli che lavorano per “l'ultimo miglio”, come Patrizio, driver di Amazon: driver che devono soddisfare la logistica del capriccio dei consumatori.
Così la chiama Massimo Marciani, presidente di Freight Leaders Council: il consumatore ha l'esigenza di soddisfare una sua esigenza senza avere la preoccupazione di come queste esigenza verrà soddisfatta, senza chiedermi come questo capriccio possa compromettere il futuro delle prossime generazioni.

Con un click fai arrivare la merce da tutto il mondo, oppure il pranzo o la cena tramite i 20mila rider, che sia un giorno feriale o festivo.
Lo spostamento dei beni è scandito da algoritmi come pure la giornata di chi lavora in questo sistema: l'algoritmo dice al corriere dove deve andare e quanto tempo ci deve impiegare.
Per essere pagato a cottimo, quante consegne fai, tanto prendi: che futuro puoi pianificare in questo modo?
Il regista Ken Loach ha affrontato questo argomento nel suo ultimo film: il problema non è la tecnologia, ma chi la controlla, dovrebbe essere usata per migliorare la vita degli altri e invece viene usata per distruggere i diritti nel mondo del lavoro.

Le piattaforme online possono offrire prezzi più bassi delle catene di negozi o dei piccoli commercianti: meno costi, la capillarità che ti consente internet.
Il risultato è la chiusura dei negozi di vicinato, schiacciati dai negozi online “come il topolino e l'elefante”.

Altri capitoli toccati dal servizio riguarderanno la fine che fa la merce invenduta che anche se nuova, viene distrutta.

La scheda del servizio: Vite a domicilio
L’e-commerce e le nuove tecnologie hanno cambiato radicalmente il nostro modo di consumare. E di vivere. Un cambiamento inevitabile, la promessa di una vita migliore.  Basta un clic e qualunque oggetto ci viene consegnato, in tempi rapidissimi, a domicilio. Ma tutto questo ha un prezzo. Che impatto ha per esempio il commercio online sul mondo del lavoro? Sulla mobilità nelle nostre città? E sui rifiuti e la CO2 prodotti e quindi sull’ambiente?PresaDiretta ha fatto un viaggio nel mondo dell’e-commerce con testimonianze inedite e documenti esclusivi. Con interviste ai giganti del commercio online e con le storie di chi lavora per un mercato che nel mondo vale ormai 3mila miliardi di dollari.Ha attraversato i centri storici e i piccoli paesi dove i negozi muoiono, vittime della concorrenza online. E allora se l’e-commerce è il futuro, come salvaguardare il commercio tradizionale e i posti di lavoro?Le telecamere di PresaDiretta sono riuscite a documentare il grave fenomeno del “destroy” -  la distruzione di prodotti nuovi invenduti dalle piattaforme digitali. Hanno raccolto le storie dei lavoratori dell’ultimo miglio. I driver che portano i pacchi, governati dall’inflessibile algoritmo che impone il tragitto e i tempi di consegna. I rider, che ci portano a casa il cibo ordinato sul cellulare di giorno e di notte, i personal shopper che fanno la spesa e la consegnano a domicilio.E poi le riflessioni di un grande autore del cinema contemporaneo Ken Loach, che ha dedicato il suo ultimo film alla mancanza di diritti dei lavoratori della gig economy.E poi ci sono anche le esperienze positive, come quelle nate in Belgio con le piattaforme digitali in cooperativa, per non rinunciare alla modernità e neanche ai diritti.

19 gennaio 2020

La città senza ebrei, di Hugo Bettauer



La legge antisemita

Una sola muraglia umana assediava dall’Università a Bellaria il bell’edificio tranquillo ed elegante del Parlamento. Sembrava che tutta Vienna in quel giorno di giugno si fosse raccolta alle dieci del mattino là dove si sarebbe svolto un evento..

Una città senza ebrei, un paese senza ebrei e, chissà, un mondo senza più ebrei .. il sogno di Hitler fu immaginato e romanzato da uno scrittore austriaco nel 1922, in un libro che è rimasto sconosciuto per anni e che oggi viene pubblicato da Chiarelettere.

Il libro si intitola “La città senza ebrei”, l'autore è Hugo Bettauer, viennese di origine israelitica e trasferitosi per un lungo periodo in America. In esso si immagina una un paese – l'Austria e la sua capitale Vienna – in cui le fantasie perverse antisemite vengono messe in atto: agli ebrei, accusati di aver soffocato l'economia austriaca, viene imposto di abbandonare il paese.
Ai proprietari di imprese viene concessa una vendita forzosa, i proprietari di altri beni, come case, auto, devono disfarsene e non è difficile immaginare chi ne trarrà maggior beneficio.

Il romanzo, molto feroce nella sua satira contro l'antisemitismo, ci racconta di come, dopo qualche mese di grandi festeggiamenti per la cacciata dell'oppressore ebreo, che si arricchiva alle spalle del paese che lo ospitava, sprofondi nella più grande miseria.
Il signor Zwickerl faceva parte di quei molti piccoli commercianti che con la legge antiebrea erano d’improvviso saliti in alto. Con l’aiuto della Länderbank divenuta improvvisamente più cristiana di Cristo, lui, un piccolo commerciante dozzinale, aveva potuto rilevare il grande magazzino

I commercianti incapaci di gestire le loro imprese, coloro che avevano preso le imprese ad ebrei non sapevano come gestirle, mancavano i finanziatori perché le banche cristiane che avevano garantito il sostegno al paese erano sparite.
Nei negozi scompaiono i capi di lusso che nessuno comprava e iniziano ad apparire capi più a buon mercato, gli uomini vestiti alla tirolese, con giacche di fustagno e le donne col Dirndl
Sembrava che ormai la moda degli abiti tirolesi e da turisti si fosse diffusa ovunque, per quanto spingesse lo sguardo non vedeva che vecchi e giovani in loden, pantaloni al ginocchio e con quei cappelletti della Stiria sulla testa.[..] E le signore! La maggior parte portava il Dirndl, uno di quei costumi tirolesi che all’aperto in verità sono molto graziosi e piacevoli,

Persino le ragazze viennesi rimpiangevano gli amanti ebrei, così generosi nei regali, così attenti alle loro esigenze.
Le casse del paese, che si sarebbero dovute rimpinzare grazie al fatto che le risorse non venivano più drenate dagli ebrei, si erano prosciugate, per concedere sussidi ai disoccupati, per sostenere la crisi, per scongiurare una certa nostalgia del nemico semita.

E così gli ebrei rientrano in Austria e a Vienna sempre a furor di quel popolo che li aveva cacciati.
Fa quasi sorridere, in alcune sue parti, questo breve romanzo distopico, ma se si pensa a quello che è successo veramente in Germania e in Europa, il sorriso si trasforma in smorfia.
Specie se si inizia a riflettere alle parole usate dai cristiano sociali e dal loro leader, Karl Schwertfeger per la sua propaganda: lo slogan con cui è stato eletto, “Fuori gli ebrei dall’Austria!”; le accuse rivolte agli ebrei di voler snaturare lo stile di vita dei cristiani
.. noi non ebrei non possiamo continuare a vivere vicino e tra gli ebrei, perché ciò che non si piega si rompe: o noi rinunciamo al nostro modo di essere e alla nostra natura cristiana o gli ebrei alla loro. Nobile Assemblea!

Quante vole le abbiamo già sentite queste parole, in questi anni: rivolte contro i clandestini, gli immigrati accusati di rubar lavoro, il welfare, di volerci colonizzare.
E come suonano sinistre e attuali, le accuse fatte nel libro, sempre agli ebrei, di gozzovigliare alle spalle degli austriaci?
Chi viaggia in automobile, chi gozzoviglia nei locali notturni, chi affolla i caffè, i ristoranti eleganti, chi si ricopre, lui e sua moglie, di gioielli e perle? L’ebreo!

Al bando antiebraico si era arrivati senza troppe violenze, senza pogrom, ma semplicemente mettendo un vestito legale ai propositi antisemiti, una cornice che desse un minimo di parvenza legale alla cacciata: una legge che teneva conto del valore delle aziende ebree, tener conto degli figli di ebrei e dei figli di matrimoni misti.

Potrà sembrare bizzarro e non lo è, ma quando nel gennaio del 1942, diversi gerarchi nazisti furono radunati a Wannsee, sulle sponde di un piccolo lago vicino Berlino, per affrontare la messa in atto della soluzione finale, proprio degli stessi ragionamenti discutevano.

La ricerca e la difesa di una propria identità razziale, il furore contro i diversi considerati non uguali a noi e con meno diritti, l'antisemitismo che diventa uno strumento di propaganda in momenti di crisi, dove è facile addossare all'ebreo (o all'immigrato, o al diverso) tutte le colpe sulla nostra condizione.
Ebreo (o clandestino, o immigrato) a cui addossare anche le accuse più abbiette, come quella di violare la virtù delle giovani ragazze ariane.
Da tutto questo, dal sonno della ragione, nascono i mostri: nel 1920, queste parole sinistre venivano pronunciate durante l'assemblea costituente dall’austriaca, dal leader dei cristiano sociali Kunschak
Richiediamo perciò che gli ebrei – nella misura in cui non possano essere espulsi e non se ne vadano volontariamente – siano immediatamente internati in campi di concentramento

Non erano ancora i campi di sterminio, ma un altro austriaco di Linz, qualche anno dopo, avrebbe realizzato il proposito.

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17 gennaio 2020

Ah l'amore l'amore di Antonio Manzini



I vasi sanguigni renali erano stati legati, poi furono sezionati i vasi gonadici e dell'uretere. Il dottor Negri si apprestava ad asportare un rene. Improvvisamente l'incisione xifo-ombelicale cominciò a perdere sangue copiosamente e se ne riempì impedendo la visione del campo operatorio.
«Aspirazione!» ordinò il chirurgo. L'emorragia colse l'equipe di sorpresa...

Tranquilli, non state per iniziare un libro di medicina, della serie chirurghi for dummies. Si tratta sempre del nostro Rocco Schiavone, momentaneamente ospite suo malgrado dell'ospedale di Aosta, dopo essere stato colpito alla schiena da un colpo di pistola, alla fine della retata contro la banda del casinò (nel caso, riprendetevi il precedente Rien ne va plus).
MA un po' come succede alla signora Fletcher, anche per Rocco succede che dove va lui capita qualcosa, in questo caso un morto in sala operatoria.
Si tratta del signor Roberto Sirchia, imprenditore nel settore alimentare, anche lui come Rocco, alle prese con l'asportazione del rene.
Ma qualcosa, durante la sua operazione, è andata storta.
Alle ore 22 e 21 minuti il chirurgo dottor Filippo Negri annunciò il decesso del paziente.

Un caso di malasanità – l'ennesimo – forse legato allo stress per le troppe operazioni, perché anche il mestiere del medico è diventato un qualcosa legato a budget da rispettare, costi da contenere, come gli racconta amareggiato il primario, il professor Negri?
L'indagine della Procura viene avviata, anche su pressione della famiglia del morto, antipatici già di loro moglie e figlio, che ritengono il chirurgo colpevole della morte del marito e del padre rispettivamente.
A seguire le indagini, in assenza del vicequestore, il vice ispettore Scipioni, appena promosso.

E Rocco?
Costretto a letto, a mangiare cibo da ospedale, con un compagno di letto che russa e con cui continua a battibeccare, le giornate proseguono nel segno della noia mortale.
Certo, Rocco è un paziente poco paziente, sempre in giro per i reparti nonostante la febbre, mai smesso di fumare e di nutrirsi, in assenza di cibo di suo gradimento, di caffè e briosce confezionare. Al limite qualche panettone reduce da Natale.
Perché siamo alla fine dell'anno, prossimi al capodanno, un festività che nella graduatoria di Rocco sta bene in alto nella classifica.

Ma questa convalescenza in ospedale è amara non solo per la ferita, la costrizione in un posto deprimente, i compagni di letto (“fa conto che questa operazione te l'hanno pagata tutti i cittadini che le tasse le pagano”).. Quel momento di pausa lo costringe a fare i conti con sé stesso:
Cammino, posso bere, pensava, respiro e scendo le scale. Per ora. La prossima? La vita ti porta via un pezzo per volta. Come ci arrivo al traguardo? Quante parti mancheranno all'appello?

Dopo aver perso i genitori, Marina, l'amata moglie che ora lo viene a trovare sempre meno spesso (e che continua a ripetergli di lasciarsi andare), gli amici rimasti giù a Roma.
E ora persino un rene.
Come sarà la morte? Uno smettere di pensare?
Perché si può campare bene anche con un rene solo, così gli avevano detto, ma quante altre perdite dovrà patire?

L'indagine, almeno quello, lo aiuta a distrarsi, nonostante Rocco sia uno di quegli investigatori che per risolvere un caso, una rotture del decimo livello, deve immedesimarsi nell'assassino, sporcarsi col fango del movente, che siano soldi, gelosia, vendetta
«Il caso sul groppone è la più grande rottura di coglioni che esista perché lo devo risolvere. Non è sete di giustizia la mia, mi creda, è che non mi piace essere preso in giro. Solo che per capire mi devo trasformare». 
«Non la seguo di nuovo». 
«Devo entrare nel corpo del figlio di puttana che ha arbitrariamente decretato la fine di un’esistenza. Anche qui i nostri lavori si somigliano. Lei entra con le mani nei corpi, taglia cuce e guarisce; io con la mente devo infilarmi nella testa di questa gente, che è una palude, mi creda. Sporcarmi i vestiti, la pelle, diventare una creatura di quegli stagni luridi, fogne a cielo aperto. Lei si toglie i guanti, si disinfetta e torna a casa. A me la sporcizia resta attaccata addosso, non va più via».

Ma in questo caso, quale potrebbe essere il movente?
Escludendo l'incidente o l'errore in corsia, una cosa impossibile visti i protocolli adottati in sala operatoria e riconoscendo l'esperienza e la bravura del chirurgo, rimane solo da capire il cui prodest. A chi avrebbe giovato la morte dell'imprenditore?

Alla famiglia, magari per riscattare i soldi ottenuti dal risarcimento e ripianare i debiti dell'azienda?
Al figlio, che voleva subentrare al padre nella conduzione dell'impresa?
Oppure ci sono altri interessi, attorno al morto, su cui Rocco e i suoi uomini devono ancora fare luce?

Come negli altri romanzi, la luce di Rocco che illumina tutte le scene, talvolta lascia il posto a qualche comprimario di cui, nel bene e nel male, cominciamo a scoprire qualcosa di più.
Questa volta è il turno di Antonio Scipioni, appena promosso vice ispettore, in gamba sul lavoro ma una frana nella vita privata.
Per la triplice relazione con tre donne diverse, ma legate tra loro (in un modo che scoprirete leggendo) e con cui Antonio fino ad oggi è stato bravo a tenere aperta una relazione facendo sì che nessuna sospettasse delle altre.
Ma è un gioco di prestigio che presto sarà destinato a finire.

C'è poi la vicenda dell'ispettrice Caterina Rispoli, che qualcuno in Viminale gli ha messo vicino per spiarlo. Come mai qualcuno che sta così in alto lo voleva controllare? Come mai Caterina è stata trasferita ad Udine, proprio vicino a dove la polizia ha arrestato Baiocchi, prima che Seba compisse la sua vendetta?
L'uomo era lì, senza ombrello, all'angolo col negozio del ferramenta, un cappello calzato in testa e come sempre la sigaretta in mano.

Sempre a proposito di misteri da risolvere, chi è quella persona che, da fuori l'ospedale, passa il suo tempo ad osservare quella stanza al terzo piano?
Un altro animale notturno, una persona che non riesce a dormire, oppure qualcuno che lo sta controllando?

C'è l'indagine che prosegue, seguendo la pista dei soldi e del sangue (capirete leggendo il libro cosa intendo) e c'è anche qualcos'altro, che emerge dalla lettura.
Ci sono le riflessioni di Rocco sulla morte e sulla vita, su quello che si perde col tempo e su quello che rimane, come gli amici di sempre
Te ricordi quando facevamo la distinzione tra fratello, amico e amico stronzo? Gli unici quattro fratelli eravamo io, te, Brizio e Furio

E non ci sono solo gli amici, c'è anche quello strano rapporto con Gabriele, quasi come tra padre e figlio, che ora sta ospitando a casa sua.

E, infine, c'è quel senso di sconforto, per quello che sporco (“come un rivestimento di sterco.”), che rimane addosso alla fine dell'indagine, quando vengono fuori i perché del delitto
La solita caduta nello sconforto, il senso di sporcizia che nessuna doccia avrebbe lavato via. I suoi colleghi avevano ormai avevano imparato a lasciarlo solo ogni volta che chiudeva un caso, con il suo umore nero e un pessimo sapore in bocca. La solita palude nella quale aveva sguazzato per giorni per trovare l'omicida puzzava sempre di più.

Un romanzo di passaggio, questo di Antonio Manzini, in cui alcune storie terminano e altre sembrano cominciare, che non toccano solo Rocco ma anche tutti gli altri personaggi a cui forse il nuovo anno riserverà qualcosa di buono.

La scheda del libro sul sito di Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

La discontinuità

Oggi al cdm verrà approvato l'utilizzo del taser da parte delle forze dell'ordine.
Un altro tassello della propaganda salviniana che rimane al suo posto nonostante il passaggio da Conte 1 e 2.
Come i decreti sicurezza, gli accordi con la Libia.

Non solo Salvini è tenuto in vita dal giornalismo, i TG e i giornali che titolano "cancellare Salvini", da quelli che spiegano come certe cose non si possono fare perché è tutta propaganda per la Lega.
E' tenuto in vita anche da quelli che lo hanno sostituito: certo non ci sono dirette facebook dal Viminale, l'attuale ministra non va in giro col giubbotto della polizia, ha toni più consoni al suo ruolo.

Vedremo ora come gestirà la questione foggiana, la sfida che la mafia ha lanciato allo stato a suon di bombe: il ministero invierà altri agenti, per un presidio maggiore del territorio.
E' una risposta che serve quasi più a tranquillizzare la pancia della gente: se questa mafia si sente così forte, da sfidare lo stato, è per i suoi rapporti con la politica e con l'imprenditoria.
Servono gli agenti sul territorio ma serve anche un filtro, da parte delle associazioni di categoria, da parte della politica locale.

Peccato però che questo paese, in perenne campagna elettorale, il tema dell'antimafia non appassioni, non solo in Puglia, ma nemmeno in Calabria e a Roma.
Su questa emergenza, la mafia, non è che si stia notando molta discontinuità (e non per colpa della ministra).

16 gennaio 2020

Società per caste

In fondo perché stupirsi?
Si è lavorato da anni, forse da sempre, per tornare ad una bella società divisa per classi sociali, dove cioè al ricco borghese non dovesse capitare la sventura di stare a fianco al povero operaio o, al padroncino/schiavo nella logistica come il personaggio del film di Ken Loach.
Perché questa indignazione sulla scuola romana che sin dalla brochure spiega bene come i ricchi debbano stare in scuole belle e i poveri in scuole fatiscenti?
Non è questo l'obiettivo della classe dirigente di questo paese?

Quella che punta il ditino contro le pensioni, che racconta che abbiamo tutti vissuto al di sopra delle nostre possibilità, quando poi si scopre che un terzo dei pensionati prende meno di 800 euro, ed è solo un quinto di loro che si prende la metà delle risorse.

Prepariamo ad un paese in cui c'è chi può (andare all'università, curarsi, fare le vacanze, divertirsi, perfino fare figli, occupare posti importanti) e chi invece si deve rassegnare.

Viva le caste.
A quando ripristineremo i titoli nobiliari?

15 gennaio 2020

Nel mondo del lavoro

Sul lavoro si muore: partendo dai casi degli ultimi giorni, muore una persona ogni otto ore. Una delle ultime morti bianche era un operaio del cantiere ATM a Milano.
Avete presente quando vi dicono che bisogna aprire mille cantieri per rilanciare il paese?
Ecco, esiste anche un lato B, quello delle morti di operai che cadono da un ponteggio, che finiscono schiacciati da materiali non ben fissati (per non parlare del capitolo corruzione..).
Spesso sono fatalità, disgrazie capitate per caso.
Ma ci sono anche casi in cui l'incidente (e la persona che si fa male, non necessariamente che muore) capita per incuria, per mancanza di quei meccanismi di sicurezza.
Per la mancanza di formazione, perché spesso nei cantieri le cose si fanno nel mondo più semplice, anche assumendo operai con contratto da metalmeccanico per pagare meno.
Si spende poco in sicurezza, nel mondo del lavoro: troppe aziende la considerano un costo e non un investimento.

E le notizie sulle morti, nei cantieri, nei capannoni non interessano né la stampa (che pare interessarsi di più ad altri episodi di cronaca, come l'incidente prima di Natale a Roma) né la politica, che si è azzuffata su presepi, sugartax, invasioni di immigrati che esistono solo nella testa dei sovranisti, ma mai sulla sicurezza nel mondo del lavoro.

Lavoro che dovrebbe essere svolto sempre in sicurezza e sempre pagato.
Non posso più ascoltare le obiezioni degli economisti che vivono nella loro bolla di sapone, che parlano di produttività, di competitività.
Il mondo nuovo, quella della gig economy, dell'economia globale, della finta meritocrazia, il che ci troviamo di fronte pare già vecchio e brutto.

14 gennaio 2020

Il decimo livello nella classifica di Rocco - da Ah l'amore l'amore

Rocco Schiavone ha una sua classifica delle rotture di coglioni. Al decimo livello c'è l'omicidio, come quello che sospetta essere avvenuto nella sala operatoria dove è morto l'imprenditore Roberto Sirchia. Morto durante un'operazione ai reni.
«... Ma al decimo livello c'è una sola, solitaria e regina, padrona e indiscussa del mio destino. E sa qual è?» 
«Ho un sospetto». 
«Il caso sul groppone è la più grande rottura di coglioni che esista perché lo devo risolvere. Non è sete di giustizia la mia, mi creda, è che non mi piace essere preso in giro. Solo che per capire mi devo trasformare». 
«Non la seguo di nuovo». 
«Devo entrare nel corpo del figlio di puttana che ha arbitrariamente decretato la fine di un’esistenza. Anche qui i nostri lavori si somigliano. Lei entra con le mani nei corpi, taglia cuce e guarisce; io con la mente devo infilarmi nella testa di questa gente, che è una palude, mi creda. Sporcarmi i vestiti, la pelle, diventare una creatura di quegli stagni luridi, fogne a cielo aperto. Lei si toglie i guanti, si disinfetta e torna a casa. A me la sporcizia resta attaccata addosso, non va più via». 
Da Ah l'amore l'amore - di Antonio Manzini Sellerio

Presadiretta – attacco al papa

Prima puntata di Presadiretta dedicata a papa Francesco, uno dei leader più popolari al mondo, ha parlato di riforma della Chiesa, si è speso per la difesa degli ultimi, non ha paura dei gay, si è scagliato contro le multinazionali responsabili dello sfruttamento del mondo.
Ma dal 2013 è stato oggetto di attacchi sempre più duri, è stato accusato di apostasia ed eresia e sono state chieste le sue dimissioni.
Notizia di ieri, il papa emerito Ratzinger in un libro ha difeso il celibato dei preti, mentre papa Bergoglio aveva aperto al tema del matrimonio dei preti, in determinate condizioni.

L'attacco più grave è quello lanciato nel 2018, in occasione del suo viaggio in Irlanda: la chiesa irlandese è stata devastata dallo scandalo dei preti pedofili e la commissione governativa ha raccolto le storie di 2500 vittime di violenza in scuole gestite da preti.
Parlando al castello di Dublino, il papa ha ammesso le colpe, lo scandali degli abusi e il fallimento dei vertici della chiesa di fronte a questi crimini ripugnanti.
Il papa ha chiesto scusa, come nessuno aveva fatto prima d'allora: “chiediamo perdono alle vittime”, le sue parole di fronte alla folla.

In quei momenti arriva il memoriale dell'ex nunzio apostolico in America Carlo Viganò: accusa papa Bergoglio di aver coperto gli abusi commessi negli Stati Uniti, chiedendone le dimissioni.
Un tentativo di colpo di stato, lo descrive un giornalista francese, Lacroix, che stava seguendo il viaggio di Bergoglio in Irlanda.

Il memoriale esce proprio mentre il papa era in Irlanda, costringendo Bergoglio a commentare e replicare al memoriale mentre era in aereo, il 26 agosto 2018.
“Io non dirò una parola su questa”: il papa scelse di non rispondere al memoriale, non rispondere all'attacco di Viganò per non dare ossigeno ai suoi nemici.

Perché questo papa dà così fastidio? Da dove arrivano tutti questi attacchi?

I casi di pedofilia citati dal memoriale di Viganò ruotano attorno alle accuse rivolte al vescovo americano di Washington McCarrick, ritenuto responsabile di diversi abusi commessi nei confronti di studenti di seminari cattolici.
Secondo il memoriale, Viganò avrebbe raccontato tutta la storia a papa Bergoglio, ma costui avrebbe coperto il vescovo.
Ma in realtà papa Francesco ha imposto delle sanzioni (non rispettate) e infine spretato il cardinale McCarrick, ma per Viganò non è abbastanza, dunque dovrebbe dare il buon esempio e dimettersi.

Lo scrittore americano Ivereigh, autore di una biografia sull'attuale papa, ha smontato tutte le accuse di Viganò: le uniche sanzioni contro McCarrick sono quelle di Bergoglio e Viganò, quando era nunzio apostolico, non ha fatto nulla contro questo cardinale, gli ha persino consegnato un premio.
Nemmeno Viganò, quando era stato nunzio, si è mai distinto nella lotta contro la pedofilia nella chiesa americana.

Ma le accuse di Viganò hanno portato un risultato: 25 vescovi americani sono di fatto in stato di scisma, non riconoscono più Bergoglio come papa e la conferenza episcopale americana non è schierata a favore del papa, offrendogli solidarietà.
La leadership americana è di fatto ostile nei confronti di Bergoglio: il giornalista Chris White ha raccontato di come diversi laici americani hanno investito 1 milione di dollari per scovare altarini, casi di pedofilia tra i futuri elettori del prossimo papa.
Obiettivo del dossieraggio illegale è evitare che ci sia un altro papa Bergoglio dopo questo: dietro ci sarebbe l'interesse politico dei conservatori americani, il Napa Institute.

Nel memoriale Viganò racconta di come l'omosessualità sta minando la Chiesa oggi: la Chiesa oggi è accusata di essere troppo morbida nei confronti degli omosessuali, una vera ossessione della Chiesa integralista americana e non solo.

Iacona ha incontrato il direttore del giornale online Lifesitenews.com, Westen: attacca Bergoglio tutti i giorni, sulla morale sessuale.
Un tuffo indietro di secoli, sentir parlare questo giornalista che parla dei risposati, dei gay, della morale sessuale.

I milioni di divorziati nel mondo devono tornare nella chiesa solo se non fanno sesso. I gay devono vivere una vita casta, come i single.
Chissà se lo sanno i poveri in America.

Il 28 settembre 2019 i cattolici tradizionalisti si sono ritrovati a Castel Sant'Angelo, per combattere gli spiriti maligni dall'Amazzonia: combattere le nuove idee proposte da Bergoglio, per esempio quelle sul celibato.
Tra i presenti, i membri della Fondazione Lepanto: combattono l'ipersessualità nel mondo secolare, gli uomini e le donne non sono fatti per il piacere, ma per il sacrificio, racconta il fondatore De Mattei.
L'omosessualità sta corrompendo la Chiesa, dice De Mattei: c'è una pedofilia e la omosessualità e questo deriva dall'insegnamento della storia e dall'esperienza.
Peccato che tutti gli studi scientifici dicano il contrario: pedofilia e omosessualità non hanno un nesso, provato in modo scientifico.
Se nel passato i casi di pedofilia riguardavano per lo più maschi è perché per esempio, non c'erano chierichette.

Il pedofilo peggiore è quello che usa il suo senso di potere, la sua onnipotenza che deriva dalla posizione di prete, per compiere gli abusi: ma quello che succede nella Chiesa è solo uno specchio di quello che succede nel mondo – racconta padre Zollner, a capo dell'unità in Vaticano che studia i casi di abuso.

È proprio dietro la morale sessuale, dietro l'autorità dentro la chiesa, che si nascondono i casi di pedofilia: una delle vittime è stato proprio un prete, don Albanesi fondatore della comunità di Capodarco. Chi è troppo ortodosso è pericoloso, rischia di essere lui il pericolo per il mondo – racconta di fronte a Iacona.
I cattolici tradizionalisti con la loro ortodossia proprio per questo sono pericolosi, come i farisei superbi delle parabole del Vangelo.

Le tesi dei cattolici tradizionalisti si saldano con quelle dei politici sovranisti di destra: Salvini è stato ripreso con una maglietta con la scritta “Il mio papa è Benedetto”.
Il rosario sventolato da Salvini è lo stesso sventolato dai cattolici salviniani, che pregano per lui davanti il tribunale di Torino che doveva giudicarlo.
L'ostentazione dei simboli cattolici è un gesto che Salvini ripete spesso, nei suoi comizi: santini, madonne, rosari.

Il Vaticano aveva chiesto ai politici di non ostentare questi simboli, ma Salvini è andato avanti: né a Salvini né ai suoi elettori piace Bergoglio, non piacciono le sue parole su migranti, da accogliere, sui morti nel Mediterraneo.

Salvini ha sposato le tesi e le parole dei cattolici tradizionalisti dopo il viaggio a Washington, dove ha incontrato Bannon, il guru dei sovranisti.
Ma a venire colpiti sono anche i parroci di periferia, specie quelli in zone dove sono presenti immigrati.

Raffaella Pusceddu è andata a Marsala, dove vive don Fiorino che si è scontrato con Fannì Montalto, fondatrice del primo circolo leghista.
Lo scontro tra la leghista e il prete è nato dopo un'omelia in cui il prete ha attaccato l'atteggiamento dei leghisti, che tenevano in mezzo al mare i migranti.
Uno scontro in cui la leghista ha rinfacciato al prete di fare affari coi migranti: “il sacerdote non può condannare chi fa politica come Salvini”.

Chi va in Chiesa deve ascoltare la parola del signore, non deve aumentare la cultura dell'odio, questo non è né umano né giusto – la risposta del prete.
Insomma, per i leghisti, il prete non deve fare politica, specie se in contrasto con la politica leghista: riassumendo, il politico può ostentare simboli religiosi, mentre il papa o il prete non deve permettersi di rinfacciare al politico il valore della solidarietà.

È la politica di accoglienza dei migranti di Bergoglio che non va bene alla destra sovranista: Forza Nuova ha dato del Badoglio a papa Francesco, ovvero del traditore, uno che fa business con l'accoglienza.
Oggi la destra, la Lega, FDI, Forza Nuova si permette di portare avanti uno scontro diretto contro il papa, cosa impensabile anni fa.
Pensi a far messa e lasci stare i migranti …

Uno dei primi gesti del papa, nel 2013, è stato proprio rivolgersi ai migranti a Lampedusa: parlare coi migranti, riconoscerli, riconoscere la via di morte in mezzo al Mediterraneo, risvegliare le coscienze dei cattolici, affinché quelle morti nel mare non si ripetessero.
Parlava di globalizzazione dell'indifferenza, una malattia che Bergoglio ha rinfacciato alla politica mondiale e italiana: a Lampedusa e al campo profughi di Lesbo, ha voluto ricordare a tutti noi che i migranti prima che numeri, sono persone, sono storie.

Non bisogna prendersela coi migranti, ma con gli squilibri economici, con le ingiustizie che generano esclusione, contro questo mondo “crudele con gli esclusi”, contro la “cultura dello scarto”.
I paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati, le guerre interessano alcune paesi del mondo, ma sono prodotte dai paesi più ricchi che poi non vogliono accogliere i migranti in fuga dalla fame e dalla povertà.
Non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle nuove e vecchie povertà.
Non possiamo non piangere, non possiamo non reagire.

La chiesa di Bergoglio non solo predica, ma agisce, grazie ai corridoi umanitari che consentono l'arrivo di profughi in Italia, donne e bambini sottratti ai trafficanti di uomini arrivati in Italia in aereo.
Tutto organizzato dai valdesi, dagli evangelici e dalla comunità di Sant'Egidio.
Esiste un'altra Italia che non ha paura e che è solidale, coi migranti, coi senzatetto.

Bergoglio si è anche espresso contro i cambiamenti climatici, causati dall'uomo: le conseguenze dei cambiamenti climatici colpiranno per primi i poveri, mentre chi sfrutta le materie prime, per il profitto, continua ad arricchirsi.
L'enciclica di papa Francesco, Laudato si, parla di “ecologia integrale” in cui tutto si mette assieme la vita dell'uomo, la terra devastata, gli ultimi.

Bergoglio è discriminante: siamo cattolici dei simboli, dei localismi oppure siamo cattolici del Vangelo?

La critica a questo capitalismo, la critica contro lo sfruttamento dell'ambiente, la critica contro l'indifferenza nei confronti degli ultimi non sono “fare politica”, ma seguire il Vangelo.
Sono gli integralisti che usano la fede in modo fanatico per una logica di consolidamento di potere.

Secondo Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, la destra sovranista attacca papa Francesco perché si oppone al loro progetto politico: in Europa c'è il progetto di battezzare il nazional cattolicesimo, cioè tornare al cattolicesimo che coi suoi simboli, sia l'identità di una nazione.
E papa Francesco non ci sta, perché evangelico, perché cattolico, ovvero universale: questa è stata sempre una trappola, già Pio XI col fascismo la intuiva e oggi questo ritorna.
Tornare al cattolicesimo come religione della mia terra, della mia nazione: ma questo – conclude Riccardi- non è il cattolicesimo, e Bergoglio lo dice con forza.

13 gennaio 2020

Le inchieste di Presa diretta - i nemici di papa Francesco


Parafrasando la frase di Stalin (“quante divisioni ha il papa”), oggi potremmo dire “quanti nemici ha il papa”? Nemici fuori dalla chiesa, a cominciare da quei sovranisti che sventolano rosari, fanno le battaglie per i presepi ma non conoscono i valori cristiani.
Ma l'attuale papa, Francesco Bergoglio, dispone di nemici insidiosi anche all'interno di quella chiesa che avrebbe/vorrebbe cambiare.
Nemici che sono usciti allo scoperto nel 2018 quando l'ex nunzio apostolico Viganò ha reso pubblico il suo memoriale di accusa contro il papa, accusandolo di aver coperto casi di pedofilia e chiedendone le dimissioni.

È il papa che parla dei migranti, che non scaglia la prima pietra contro i gay, che sta dalla parte degli indios dell'Amazzonia e non dalla parte di padrones che la stanno distruggendo.


Gli autori di Presadiretta hanno deciso di cominciare proprio da papa Bergoglio la stagione 2020: dal suo pontificato e da quanti lo considerano una minaccia. La destra nazionalista, quella di Trump e quella italiana di Salvini, saldati nello scontro contro questo papa dei poveri, degli ultimi, dei dimenticati.
In America siamo quasi ad una posizione di scisma – racconta nella presentazione della puntata sul FQ: ci sono 25 cardinali su 200 che non hanno difeso il papa quando l'ex nunzio apostolico degli Stati Uniti Viganò lo ha attaccato nel 2018, chiedendone le dimissioni con accuse infamanti (aver coperto casi di pedofilia).
Tutta la vicenda ruota attorno all'ex arcicescovo di Washington Theodore McCarrick: su di lui diversi vescovi avrebbero ricevuto denunce sui rapporti tenuti con giovani seminaristi. Le denunce di Viganò risalgono al 2008, prima dell'arrivo di Bergoglio in Vaticano. Perché quelle accuse allora?

I cattolici tradizionalisti chiedono a Francesco di occuparsi dell'anima, la destra nazionalista gli dice di non occuparsi di politica (cosa non successa ai tempi di Ratzinger): di non criticare i muri chiusi, il liberismo economico che mette il profitto di pochi davanti lo sfruttamento di molti, di non occuparsi della battaglia per l'ambiente.

Bergoglio è il papa che ha ereditato la bomba degli abusi sessuali – continua Iacona – su cui si sta muovendo in maniera molto diversa rispetto ai predecessori.
E' un papa che ha riaperto il cantiere del Concilio Vaticano II, che ha tirato fuori la parola riforma della chiesa, è un papa che non ha paura del mondo secolarizzato, delle donne, dei gay, delle coppie divorziate.
E poi è un papa umanissimo: forse è proprio questo il motivo per cui piace a così tanti, credenti o meno.
Non è un papa che ha costruito la sua carriera nella corte e non è nemmeno un personaggio ieratico come Ratzinger: è un figlio di migranti, è arrivato a Roma dal terzo mondo.
Nonostante gli attacchi, è un papa che si è dimostrato molto forte, molto convinto e radicale nel suo ritorno al Vangelo.


La chiesa di Bergoglio non parla solo (degli ultimi, dell'ambiente), ma agisce anche: in questi anni di chiusura è stata un potente motore di accoglienza e di integrazione.
Come testimonia la storia dei 110 profughi arrivati in Italia dalla Siria, lungo uno dei corridoi umanitari, che ha accolto in Italia circa 2400 rifugiati, con l'aiuto della comunità di Sant'Egidio.
La dimostrazione che c'è un'altra Italia che non ha paura e che è solidale.

A proposito dei nemici del papa da oltre oceano, Iacona ha incontrato John Henry Westen, fondatore e direttore del giornale online LIFESITENEWS, nato nel 1997 contro la legalizzazione dell'aborto.
Il giornale attacca tutti i giorni Bergoglio, raggiungendo tante persone nel mondo: l'accusa che si fa a Bergoglio è di non parlare solo di fede, di non avere una posizione netta contro i divorziati e i gay, citando le parole di Cristo “se ti risposi commetti adulterio”.
Papa Francesco- secondo Westen, distorce in modo aberrante gli insegnamenti della Chiesa, la fede sui temi come la contraccezione, la convivenza tra coppie non sposate, l'omosessualità.
Insomma, secondo i nemici della Chiesa, si dovrebbe tornare indietro di secoli: “È uno scandalo! Bergoglio dovrebbe pentirsi per quello che sta facendo e tornare alla Verità della Fede!”



Secondo Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, la destra sovranista attacca papa Francesco perché si oppone al loro progetto politico: in Europa c'è il progetto di battezzare il nazional cattolicesimo, cioè tornare al cattolicesimo che coi suoi simboli, sia l'identità di una nazione.
E papa Francesco non ci sta, perché evangelico, perché cattolico, ovvero universale: questa è stata sempre una trappola, già Pio XI col fascismo la intuiva e oggi questo ritorna.Tornare al cattolicesimo come religione della mia terra, della mia nazione: ma questo – conclude Riccardi- non è il cattolicesimo, e Bergoglio lo dice con forza.

Riccardo Iacona ha anticipato alcuni punti della puntata in una intervista all'Ansa:
"La potente spinta riformatrice del pontificato di Papa Francesco, la prima dopo oltre 20 anni, ha lasciato un segno. Perché allora il pontefice è sotto l'attacco del 'fuoco amico' all'interno dello stesso mondo cattolico? Chi sono e che cosa vogliono i suoi potenti nemici? Tra questi - sottolinea - mettiamo anche i sovranisti di casa nostra, ma anche Trump e non solo. Le parole e le scelte di Francesco in questi anni hanno toccato temi sensibili come la morale sessuale, il cambiamento climatico e la crisi ambientale, i migranti, i giovani, la giustizia sociale, il dialogo tra le religioni, i toni e le parole della politica". 

La scheda del servizio: Attacco al papa
Riccardo Iacona e la squadra di PresaDiretta affrontano in questa puntata un tema davvero eccezionale: il pontificato di Papa Bergoglio. 
Le parole e le scelte di Papa Francesco in questi anni hanno toccato temi sensibili come la morale sessuale, il riscaldamento climatico e la crisi ambientale, i migranti, i giovani, la giustizia sociale, il dialogo interreligioso, i toni della politica. E non è un caso che Papa Bergoglio venga considerato il più amato tra i leader mondiali, il Papa dell’ascolto, il Papa della misericordia. La potente spinta riformatrice del pontificato di Papa Francesco ha lasciato un segno. 
Perché allora il Papa è sotto l’attacco del “fuoco amico” all’interno dello stesso mondo cattolico? Chi sono e cosa vogliono i suoi potenti nemici?

Nelle prossime puntate Presa diretta si occuperà di ambiente, della salute degli oceani e anche del finanziamento della politica. Non solo la storia della fondazione Open o dei 49 ml che lo Stato ha chiesto indietro alla Lega di Salvini: “non credo sia scandaloso finanziare in modo pubblico la politica, credo che la politica, io penso però che la politica per come costruisce il consenso in Italia non è trasparente” - commenta Iacona.

12 gennaio 2020

L'angelo di Monaco, di Fabiano Massimi


Sta morendo. 
Nella stanza chiusa a chiave, la ragazza giace a terra di fronte al divano, gli occhi sgranati, le labbra schiuse, la pelle fredda, sempre più fredda, mentre il sangue si allarga lento sul vestito. 
Poco più in là, sopra il tappeto azzurro, la pistola ormai inerte è rivolta verso la finestra. 
Per la ragazza era solo un oggetto, fino a poco fa, un oggetto qualunque. Adesso è la cosa più importante della sua vita, la meta cui senza saperlo era diretta dal principio.

Una ragazza che sta morendo, sola e chiusa in una stanza, senza che nessuno nel mondo là fuori possa o voglia aiutarla.
Siamo a Monaco in un caldo settembre del 1931, negli ultimi mesi della Repubblica di Weimar, prima che il partito nazional socialista, vincitore alle elezioni, spazzi via tutti i residui di libertà portando il paese nel lugubre decennio nazista.

Ma torniamo a quella ragazza, che non è una ragazza qualunque: avrebbe potuto avere una vita felice, magari girare il mondo. Invece no: si chiama Angela Raubal, è la figlia della sorellastra di Adolf Hitler, che poi è il suo tutore. E forse anche qualcosa in più.
È lei, Angela o Geli come la chiamavano tutti, l'angelo che da il titolo a questo giallo ben scritto, che ci porta dentro uno dei segreti più nascosti della vita di Hitler.

Sulla morte di Geli viene chiamato ad indagare, ma con l'invito di chiudere tutto entro 8 ore, il commissario di polizia Sigfrid Sauer, assieme al collega Helmut Forster, “Mutti”: otto ore e non un minuto di più, questo l'ordine che arriva loro dal capo della sezione crimini violenti.

È stata uccisa una donna, di razza germanica, parente ad un «uomo che si sta facendo un nome»: quell'uomo è Adolf Hitler, appunto, in quel momento fuori Monaco per un comizio che doveva tenere ad Amburgo.
Nella casa di Hitler, presidiata da uomini delle SA (il servizio d'ordine del partito nazista), i due poliziotti vengono fatti entrare nella stanza dove si trova la ragazza morta: per aprire la porta, chiusa dall'interno, si è reso necessario l'intervento di un fabbro – racconta la coppia di domestici.
Subito non registrò nulla della stanza: né la disposizione degli arredi, né la vista dalla finestra, né altro. Il corpo attrasse tutta la sua attenzione, annullando il resto. Era una donna.
Una ragazza morta, il volto che rivela segni di colpi, tanto sangue sotto il corpo, la stanza chiusa, la pistola poco lontana. Si tratta di un suicidio: lo dice la scena del crimine, lo dice il dottor Muller.
Due cose attirano l'attenzione però: la lettera trovata su un mobile (“Quando verrò a Vienna – spero molto presto – andremo in auto insieme”) e l'assenza del pendaglio a forma di svastica che Geli teneva sempre addosso, regalo dello zio “Alf”.

Tutto chiaro, o forse no. Sauer e “Mutti” non sono di quei poliziotti zelanti coi potenti, ci sono alcune cose che non tornano: gli orari dichiarati dai Winter, i domestici, la storia della serratura forzata, l'estrema pulizia e l'ordine in quella stanza ma soprattutto il motivo per cui Geli si sarebbe tolta la vita.
Era incinta, dice la signora Winter.
No, non è vero, dice il dottor Muller.

E poi ci sono tanti altri piccolo misteri: il suicidio del fabbro, uno dei più bravi di Monaco. Lo strano incendio nel laboratorio del medico legale, che distrugge le foto della ragazza. Il fatto che sul corpo non sia stata fatta nessuna autopsia.

I due commissari iniziano a sentire una brutta aria, brutte pressioni intorno al caso.
C'è un faccia a faccia tra Adolf Hitler e Sauer, in cui questi gli chiede di fare luce sulla morte della sua amata nipote.
« .. Loro hanno inviato lei, e io a lei mi affido, non come a un aiutante, ma come a un amico» concluse Hitler spingendo il suo sguardo ancora più a fondo negli occhi di Sauer. «Posso contare su di lei?»

Sui giornali iniziano ad uscire alcune rivelazioni sulla fine di Geli, che mettono in dubbio la storia del suicidio: questo potrebbe distruggere per sempre la carriera di Hitler (e se Geli fosse stata uccisa dallo zio, e se fosse vero che avevano una relazione ..).
Forse la storia avrebbe potuto prendere una direzione diversa se …
Sauer si sente come manovrato, come se ci fosse un burattino che cerca di tirar i fili dell'indagine: la fretta nell'archiviare il caso da parte del capo, quegli strani suicidi che fanno pensare che ci sia qualcuno che sta sabotando l'indagine (e tutti suicidi con un messaggio all'apparenza normale “Mi dispiace, H.”).

Perfino Himmler in persona lo invita a far chiarezza sul suicidio, in un incontro che non ha nulla di casuale (in questo romanzo incontreremo tutti i leader del partito nazista, Himmler, Goering, Hess, che verranno raccontati secondo una luce diversa).
L'ambiguo e freddo braccio destro di Hitler da carta bianca a Sauer, per chiarire tutti i punti oscuri della storia, fornendo una lista di nominativi da sentire.
«E lei come sa di potersi fidare di me?» chiese Sauer. 
«Io conosco il suo segreto» rispose Himmler mentre l’autista apriva la portiera del commissario. «Deludermi non le conviene.»

Ma è un aiuto disinteressato quello di Himmler? O è solo l'ennesima recita di un copione, come quella dello zio Adolf, così addolorato per la morte della nipote?

Una recita dove è morta una ragazza, di poco più di venti anni: morta perché aveva paura di esibirsi in pubblico come cantante?
Oppure uccisa per nascondere un segreto terribile, quello del suo rapporto con lo zio Adolf, il “lupo”, un qualcosa che avrebbe potuto distruggere per sempre la sua carriera e arrestare l'ascesa del partito nazista al comando della Germania.

Sauer, assieme al collega Mutti, si rende conto del rischio a cui si espone per questa indagine, che li sta portando a scoprire i dissidi e le tensioni ai vertici del partito, i segreti del politico “che si sta facendo un nome” e che si appresta vincere le elezioni.
Ma c'è una ragazza, il cui fantasma aleggia per tutto il corso della storia, a cui dare giustizia. C'è una verità da scoprire, perché altrimenti la verità la scriveranno solo i vincitori. O forse anche quelli che sopravviveranno per raccontarla..

L'angelo di Monaco non è solo un giallo molto ben scritto e molto ben documentato, come testimonia l'ampia bibliografia a fine libro, da cui l'autore ha attinto per imbastire la storia. 
Sono esistiti veramente i due commissari Sauer e Forster, che hanno consegnato la relazione della loro indagine, chiusa e riaperta per ordine del ministero, conclusa nell'arco di una settimana.
Sono esistiti veramente tutti i personaggi ai vertici del partito nazista o vicini ad Hitler citati nella storia, Himmler, Heydrich, Hoffmann, Hess, dietro cui si cela forse l'assassino di Geli.
Reali anche i racconti sui gusti femminili di Hitler, le sue perversioni.
Reali anche le voci che giravano attorno al rapporto di Hitler con la nipote, che rischiavano di rovinare la sua ascesa politica e la vittoria alle elezioni.

Soprattutto, è reale il contesto raccontato di quella Germania, che si trovava come sospesa tra una repubblica con regole e leggi, un passato fatto di riti e ricordi, di un antico benessere, e un presente che nessuno voleva vedere.
Le violenze dei nazisti e delle SA, contro gli ebrei, contro gli oppositori del partito nazional socialista, contro i più deboli.
Come ha fatto un popolo, ricco di cultura, scienza, filosofia, a consegnarsi a quell'uomo dalla voce metallica e dallo sguardo magnetico, capace di soggiogare le masse coi suoi discorsi.
Oggi hanno tutti vantaggio a dirsi antisemiti, il popolo è ignorante e affamato e seguirà chiunque gli sventoli un bello stendardo rosso davanti agli occhi ..

Qualcuno vedrà una forte attinenza col presente che stiamo vivendo: i discorsi contro i banchieri ebrei, il ritorno ad una grande Germania guidata da un uomo forte possono essere ripresi e portati fino ai giorni nostri.
La rabbia e la paura, per la miseria, per un futuro difficile da decifrare, il nemico infido a cui addossare tutte le colpe per le tue sfortune: con questi mezzi a chi importa delle piccole prepotenze, delle violenze e dei delitti?
E' come la storia della rana nella pentola: è la metafora usata da un giornalista, che sta raccogliendo le prove contro Hitler:
.. come la storia della rana. Se la getti in una pentola di acqua già bollente salterà fuori all’istante, ma se la metti nell’acqua fredda e accendi il fuoco, la temperatura salirà lentamente e la rana si ritroverà bollita senza neanche sospettarlo”.

Che cos'è la verità – si chiede l'autore nelle note a fine lettura (note che vi consiglio di leggere, perché completano il quadro di tutta la storia): forse proprio per raccontare la verità, ma “scrivere un romanzo è raccontare una bugia per far emergere la verità”, conclude lo stesso poco oltre.
Una bugia che almeno ha il merito di fare un po' di luce su uno dei segreti più nascosti del nazismo e di Hitler, nonché di rendere giustizia a questa ragazza, Geli Raubal.
La prima vittima della propaganda nazista.

La scheda del libro sul sito di Longanesi e il pdf del primo capitolo
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