19 maggio 2019

La bolla sovranista


La piazzata dei sovranisti a cui abbiamo assistito ieri dovrebbe raccontarci molto della bolla sovranista di cui siamo testimoni.
Diversi leader di partiti europei, uniti dall'avversione all'Europa unita che si incontrano per la campagna elettorale per le elezioni europee da cui sperano solo di ribaltare l'asse di potere.
Non c'è visione politica, non c'è una scelta comune.
Sul palco, i signori sovranisti, quelli del prima l'Italia, prima i francesi, prima l'Olanda .. sono prima di tutto i peggiori nemici del nostro paese.
Quelli che rifiutano la condivisione dei migranti, quelli che chiedono per l'Italia sanzioni perché non rispetteremmo i parametri economici (l'amico Kurtz e l'amico Hoekstra), quelli che ci fanno dumping sociale, per le aziende che spostano la produzione ad est sfruttando l'assenza di tutele, tasse basse e salari da miseria (all'estero si producono pure le divise della polizia che Salvini ama indossare, divise che paghiamo pure care).
Ma poi prendono fondi europei, come l'Ungheria di Orban (con l'accusa di aver dirottato fondi ad aziende di famiglia) o la Polonia di Kaczynski e di Duda (con le loro centrali a carbone).

Dal palco di Milano i leader sovranisti tuonavano contro l'islamizzazione dell'Europa (ma i soldi dagli arabi quelli no, a quelli non si rinuncia): ma per dimostrare la sua laicità ha poi tirato in ballo il cuore immacolato di Maria.. (e la scorsa volta aveva tirato fuori il rosario).

Anziché scendere in piazza e sentire l'umore del popolo di Salvini, quello che chiede meno tasse (per loro), meno burocrazia (ovvero meno controlli), più armi e via discorrendo, un'opposizione dovrebbe puntare su queste contraddizioni, spiegando che i sovranisti sono solo portatori di interessi altrui (basta leggere le inchieste sui finanziamenti che ricevono), non i nostri.
Che se mettiamo le tasse al 15%, i primi a guadagnarci saranno solo i ceti più abbienti.
Che non si risolve la questione dei migranti chiudendo porti (che poi non sono chiusi) o alzando muri.
Che l'autonomia regionale (quella voluta da Zaia e Fontana e pure da un pezzo del PD) consegnerebbe altre risorse pubbliche ad amministratori come Zaia e Fontana.
Un pezzo di paese l'ha capita questa bolla: gli striscioni, i selfie di scherno, l'uomo vestito da zorro.
Vedremo che succederà domenica prossima.

18 maggio 2019

Il massacro dei servitori dello Stato - da Il movente della vittima di Giuseppe Di Piazza

L'ultimo romanzo del giornalista di Giuseppe di Piazza è ancora ambientato a Palermo, nell'autunno 1984: un inserviente dell'Hotel Aziz uccide un anziano avvocato con un colpo di pistola.
All'arrivo dei poliziotti, nemmeno tenta di fuggire, si fa prendere senza dire una parola.
Del caso, come giornalista, se ne deve occupare Leo Salinas, che lavora per un  quotidiano del pomeriggio: Leo è un giornalista che non è nemmeno praticante, un biondino si dice nell'ambiente.
Ma che negli ultimi tre anni ha assistito al golpe dei corleonesi, la mattanza con cui Riina e Provenzano hanno fatto fuori le famiglie dei palermitani.
Tre anni che per Palermo erano stati un massacro. Lo scontro tra corleonesi e vecchia mafia si era concluso con il trionfo dei primi, e con un numero di morti - – tra cadaveri per strada e fatti scomparsi – che sfiorava i mille.
Nell'elenco delle vittime figuravano moltissimi servitori dello Stato: poliziotti, carabinieri, giudici, prefetti, medici, politici onesti .. Avevano provato a opporsi allo strapotere mafioso, ma l'Italia li aveva ignorati, rendendoli bersagli comodi. 
 
[Da Il movente della vittima, di Giuseppe Di Piazza Harper Collins Editore]

Mille morti tra le famiglie degli Inzerillo, Bontade e di Buscetta, il boss dei due mondi che in quel 1984 stava collaborando coi giudici, per insegnare loro come parla e ragiona la mafia.

Ma tra i morti anche uomini dello Stato che lo stato aveva lasciato soli in questa lotta.
Il segretario regionale del PCI Pio La Torre.
Il segretario della DC Michele Reina.
Il prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il procuratore capo Gaetano Costa.
Il giudice istruttore Cesare Terranova.
Il capo della Mobile Boris Giuliano.
Il presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella.
Il capitano dei carabinieri Emanuele Basile.
Il medico Paolo Giaccone.
L'agente Calogero "Lillo" Rizzetto.
Il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto.
Il giornalista Giuseppe Fava.

17 maggio 2019

Che fine ha fatto la brigata Voltaire?

Qualcuno ha notizie della brigata Voltaire?
Mi riferisco ai giornalisti Polito, Feltri, Pigi Battista che tanto si sono spesi per l'editore di casa pound a cui è stato impedito di mettere il suo stand al salone di Torino, assieme alla deportata di Auschwitz.
E ora, da liberali quali sono, non difendono la libertà di chi espone striscioni, dell'insegnante a Palermo?

'O scarrafone

'O scarrafone 'o scarrafone 
Ogni scarrafone è bello a mamma soja 

La polizia incaricata di togliere striscioni, di interrogare insegnanti e alunni per una slide mostrata in una scuola nel giorno della memoria, che ammanetta persone di 71 anni (sempre per uno striscione).
Forze dell'ordine che rispondono ad un ministro che è sempre in campagna elettorale, che forse è più presente sui sociale che nel suo ufficio, che pensa di combattere la mafia arresti e sequestri (tornando indietro di 30 anni) e non disboscando la zona grigia tra mafia, imprenditoria, professionisti e politica (e ogni riferimento alla questione Arata non è casuale).

Il ministro che ride e alla fine si indigna pure se si fanno paragoni col fascismo.
Il ministro che usa slogan, espressioni, modi che però non lasciano dubbi su nostalgie da ventennio.
Il ministro che usa queste polemiche per avvelenare la discussione politica affinché non nessuno gli chieda conto del suo lavoro.
Anzi, a sinistra (se il Pd è ancora di sinistra) gli si rinfaccia pure di aver fatto meno del suo predecessore Minniti e di non aver mantenuto la promessa dei rimpatri.

Anziché chiedergli conto della sicurezza nelle scuole per quei calcinacci che cadono (non si occupa di tutto, il ministro della sicurezza?).
Anziché chiedergli conto della camorra che spara per strada. 
Anziché chiedergli conto dei grandi trafficanti di droga (e non solo degli spacciatori).
Anziché chiedergli conto delle inchieste su corruzione in Lombardia (e non rispondere alla maniera dei berlusconiani di giustizia ad orologeria).

Quanto durerà il fenomeno Salvini?
I follower sui suoi profili e le piazze semi piene sono un indicatore di consenso?
E se anche ci fosse questo consenso, ci possiamo permettere una politica come questa?
Dove dietro lo slogan "prima gli italiani" si nasconde una realtà diversa, di finto autoritarismo che non ci rende affatto più sicuri.

16 maggio 2019

La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia

La vecchia lampara s’era decisa a funzionare, e ora penzolava dal suo gancio illuminando un metro quadro di mare. Sante Tammaro se ne stava a poppa, in posizione precaria. A testa sotto, il naso infilato nel secchio col fondo di vetro, ogni tanto si voltava a controllare che fiocina e retino fossero a portata di mano.
Manfredi Monterreale guardava sornione gli attrezzi da pesca che giacevano sulla tolda del gozzo, inutilizzati.

La scrittrice catanese Cristina Cassar Scalia fa ancora centro, col secondo romanzo giallo con protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi (mi raccomando una n sola).
Poliziotta palermitana, anni passati all'antimafia rischiando la pelle, come il padre, pure lui poliziotto ucciso da un commando mafioso.
Ora trasferita, forse un po' anche scappata a Catania ad occuparsi di reati contro la persona, con la sua squadra, plasmata attorno alle sue intuizioni e anche i suoi umori.
Poliziotta tenace, caparbia, dotata di grandi intuizioni e soprattutto una poliziotta che non si lascia ingannare dalle apparenze, come in questa storia dove sembra che qualcuno le abbia apparecchiato la soluzione del caso.

Caso che inizia con due persone a bordo di una barca, al largo di Aci Trezza, che stanno pescando usando il vecchio metodo della Lampara. Avete presente? Una specie di lampada messa sotto la barca per attirare i pesci.
Sono un medico e un giornalista di un quotidiano online: il secondo vede una macchina che parcheggia vicino alla spiaggia con un uomo che porta, con una certa fatica, una valigia abbandonata sugli scogli.
Quanti si farebbero i fatti loro, ma non è il caso di Sante, “catanese fino all’unghia dell’alluce e con una spiccata inclinazione verso l’inchiesta”.

Quasi contemporaneamente arriva una telefonata anonima, direttamente alla squadra della Guarrasi anzi, questa persona chiede direttamente del vicequestore
Dottoressa Guarrasi, mi deve ascoltare: sono sicura che stanotte è stata uccisa una ragazza.

Che fare? Lasciar perdere quella telefonata e godersi quel momento di calma (dopo l'indagine della donna trovata morta in una vecchia villa)?
Anche per placare una certa ansia (e un difficile momento personale, per una relazione interrotta tempo prima con un magistrato a Palermo), è la stessa Vanina ad andare assieme ai suoi a fare un'ispezione su questa villa, in via Villini al Mare.
E forse qualcosa in quella villa qualcosa è successo: tracce di pneumatici, mobili messi sotto sopra, una sensazione che all'improvviso arriva addosso al vicequestore Guarrasi:
Era una sensazione, solo una sensazione. Una sottile forma d’inquietudine che l’assaliva ogni volta che un dettaglio non la convinceva, o che, come diceva Spanò, «il morto era vicino».

Un uomo che scarica una valigia sugli scogli, e una telefonata che parla di una villa sul lungomare dove forse è successo qualcosa: due storie che sono destinate ad incrociarsi, quando Spanò (braccio destro della Guarrasi), chiamato dall'amico Sante, recupera quella valigia che dentro ha delle macchie di sangue. E anche un cellulare, in mezzo all'acqua, da cui forse si potrà recuperare qualcosa.
Proprio davanti la villa di Lorenza Iannino, giovane avvocatessa dello studio legale di Elvio Ussaro. Coincidenze?

Spanò, ascolti a me, ce ne dobbiamo fare una ragione: nel mestiere nostro, le coincidenze sono merce rara. Anzi, introvabile.

Chi è Elvio Ussaro? E' un avvocato importante del foro catanese, uno di quelli senza scrupoli, capace di usare tutti i mezzi per vincere una causa.
Ma anche professore universitario o meglio, barone universitario dove fa il bello e il cattivo tempo su promozioni agli esami e sulle carriere dentro l'ateneo dei suoi assistenti.

Un uomo potente dunque, dentro tante brutte storie avvenute in città ma che la magistratura non era mai riuscita ad incastrare.
Dentro la casa gli investigatori trovano tracce di sangue e di coca: alcuni testimoni raccontano ai poliziotti della squadra di un festino, uno dei tanti che si tenevano la sera in quella casa. Festino che all'improvviso era finito con un fuggi fuggi generale di macchine e persone.

Ma che fine ha fatto allora Lorenza?
Se lo domanda Guarrasi e se lo domandano i suoi collaboratori, che oramai temono il peggio.

Come nel precedente romanzo, l'indagine dell'oggi si alterna ad una storia del passato, che viene raccontata a Vanina dall'ex capo della Mobile, il vecchio commissario Biagio Patanè.
La prima moglie dell'avvocato Ussaro si era suicidata pochi mesi dopo il matrimonio. Un matrimonio quasi combinato, perché la ragazza si era opposta a lungo.
Una quarantina d’anni fa, nella famiglia dell’avvocato avvenne un fatto brutto. La prima moglie, non so come si chiamava, si suicidò.

Cosa c'entra questa storia con la scomparsa di Lorenza?
Forse nulla, ma rimane dentro Vanina una strana sensazione, come un presentimento.

Un delitto senza un cadavere, che coinvolge persone importanti della città, come Ussaro e anche un politico locale, che era anche il proprietario del villino.
Tracce di sangue dentro una valigia abbandonata e tracce di sangue anche dentro la casa.
Una donna scomparsa che teneva un tenore di vita superiore alle sue entrate, che viveva in un villino sul mare di cui non aveva parlato nemmeno al fratello.
E poi quella strana telefonata che parla di una ragazza morta, probabilmente fatta da uno stesso dei partecipanti della festa.
Una storia strana che rischia di diventare un'indagine che non porta a nulla, finché dal cellulare trovato in acqua non escono delle prove che portano l'inchiesta verso una precisa direzione.
Troppo precisa perché una brutta sensazione si impadronisca di Vanina:

ciò che la lasciava piú perplessa: la quantità di indizi che parevano piazzati lí come tessere di un puzzle già pronte per essere incastrate”.

E' come quando si pesca con la Lampara, la luce che si monta sotto la barca per pescare:

E che ci trase ora la lampara? Tammaro s’infervorò. – La pesca con la lampara ha una sua logica precisa. Si accende la luce, non si fa rumore, si sta fermi il piú possibile e nel frattempo si armano le reti. Prima o poi anche i pesci meglio nascosti vengono a galla.

E' la metafora di tutta l'inchiesta, che si dimostrerà ben più di un caso di omicidio.
Una storia di un'amore che non è potuto sbocciare, di una donna infelice, di un uomo di potere che rappresenta una specie di Tano Cariddi (il cattivo dello sceneggiato La Piovra) e che si era circondato di persone che lo temevano e lo odiavano.
E di una ragazza che era venuta a Catania e pensando di vivere, aveva ucciso la sua vita ...

Aspettatevi tanti colpi di scena in questo racconto, che vi coinvolgerà fino alla fine.
Troviamo il mistero, un'indagine portata avanti sia con gli ultimi ritrovati della scienza e anche coi vecchi metodi. E anche con l'aiuto di un vecchio poliziotto come Biagio Patanè, arzillo e dotato di una buona memoria.

E poi c'è questo nuovo personaggio di investigatrice femminile, tutt'altro che una eroina in rosa: Vanina Guarrasi è una sbirra che si porta dentro una forte inquietudine legata al suo passato.
LA morte del padre, ispettore di polizia che le ha lasciato un grande insegnamento:

«Tu cosa pensi sia giusto, nica mia? Perché questo comanda, nella vita: quello di cui hai bisogno tu per guardarti allo specchio e sapere che non hai nulla da rimproverarti»
E il rapporto non ancora risolto del tutto con quel magistrato di Palermo, da cui era scappata.
Ma che ci trase la Lampara in questa storia?

Come con la lampara, – considerò. La Guarrasi e Carmelo lo guardarono interrogativi. – La lampara. Sapete, quella grossa luce che si monta sulla barca e che serve ad attirare i pesci.
E che ci trase ora la lampara? Tammaro s’infervorò. – La pesca con la lampara ha una sua logica precisa. Si accende la luce, non si fa rumore, si sta fermi il piú possibile e nel frattempo si armano le reti. Prima o poi anche i pesci meglio nascosti vengono a galla.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito dell'editore Einaudi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

15 maggio 2019

Un uomo banale

Il suo è il cognome più cliccato su Google in Italia: è l'uomo più desiderato dalle donne dello Stivale, anche, di nascosto, da quelle di sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia del latin lover

Questo è l'incipit del librointervista di Chiara Giannini su Salvini.
Potremmo fermarci qui per capire che non solo non c'è alcuna intervista (i 49 milioni? Le assenze all'Europarlamento? L'inutile legge sulla legittima difesa? La lotta alla mafia con Arata e Nicastri a fianco ..).

Nessuna intervista e le solite ovvietà che tanto piacciono all'uomo di destra: l'uomo che piace alle donne, che dorme poco, che lavora tanto, che non si ferma mai.
Una delle domande scomode della giornalista Giannini è proprio sulla sua giornata tipo. Domanda da mettere all'angolo eh?
“MA non sei stanco Matteo?” (lo chiama per nome, come tutti i suoi fan).
Lui risponde “non ho tempo per essere stanco”.

Ecco, i liberali all'italiana (liberali tra di loro si intende) si sono battuti perché pensieri così controcorrente non venissero censurati.
Ovvio, era tutto falso: si è impedito che una casa editoriale di una persona fascista avesse spazio come tutte le altre.

Anche perché per capire chi è Matteo Salvini mica c'è bisogno di leggere un libro.
Basta vederlo.
Uno come tanti. Banale.
Che usa slogan e atteggiamenti presi dal ventennio per abbassare sempre di più l'asticella del discorso politico, per ammiccare a quell'elettorato (che al centro non sfonderà), per nascondere tutte le debolezze del suo non essere ministro degli italiani.

14 maggio 2019

Report – gli affari del sottosegretario, le società energetiche in Trentino e i terremoti del 2012

Il servizio dell'anteprima – Il palazzo della mezzanotte

Molte aziende si fanno pubblicità sui cantieri dei restauri nelle grandi città: per mille euro al mese per un telone che toglie luce ad un palazzo.
Gli inquilini subiscono silenti, i proprietari incassano e i pubblicisti sfruttano questi spazi: ma c'è qualcuno che ci lucra sopra?

A Milano c'è un palazzo dove è sempre buio, perché le finestre sono coperte da un cartellone pubblicitario, quelle che si affacciano sulla strada dove passano le auto.
Ma dei lavori di restauro neanche l'ombra.
Urban Vision è la società leader nei restauri sponsorizzati, tra i soci il figlio del senatore Dell'Utri che ha fiutato l'affare delle pubblicità sui palazzi: la società fattura 30 ml di euro l'anno.

Da queste pubblicità guadagna anche il comune, perché incassa tre tasse diverse: guadagnano tutti finché nessuno se ne approfitta, ovvero se il comune controlla che i lavori ci siano e che al termine del tempo i cartelloni si tolgano.
Del palazzo a Milano, in piazza Buonarroti, alla fine ci ha guadagnato solo il proprietario.
Al buio è rimasto anche il giornalista Massimo Fini, nella sua casa vicino a stazione Centrale.

Alla fine del servizio di Lucina Paternesi, sono arrivati gli operai che in pochi giorni hanno smantellato il cantiere .. potere di Report.

La casa del sottosegretario – Claudia Di Pasquale

Report torna sul caso del sottosegretario Siri della Lega: il presidente Conte ha tolto le deleghe al sottosegretario, per tutelare la fiducia delle istituzioni.
Siri avrebbe intascato una tangente da 30mila euro per una legge ad hoc per Arata, imprenditore nel campo dell'energia, che consentiva incentivi anche retroattivi per aziende del settore.

Arata stava per essere nominato a capo dell'Authority, coi suoi conflitti di interesse, coi suoi legami con Vito Nicastri, dietro cui ci sarebbe il boss mafioso Messina Denaro.

La giornalista di Report è andata a Corleone a seguire l'inaugurazione del ministro Salvini di un commissariato: selfie, promesse di lotta alla mafia, per un tour elettorale in vista delle elezioni amministrative.
Nel partito di Salvini stanno salendo tanti ex riciclati: con queste persone Salvini vorrebbe combattere la mafia? Nemmeno si era accorto dei rapporti tra Arata e Nicastri, bastava una serie di controlli sulle sue società e sui suoi beni.

A denunciare il ruolo di Nicastri è stato il pentito Cimarosa: è stato il primo della famiglia di Messina Denaro ad aver rotto l'omertà – racconta il figlio, raccontando ai magistrati di come avrebbe fatto passare denari da Nicastri al nipote di Messina Denaro.

Arata era amico di famiglia di Nicastri – dice la moglie di Nicastri a Claudia di Pasquale: avevano una società assieme sempre nel settore energetico.
LE società di Arata che sarebbero partecipate in modo occulto da Nicastri hanno realizzato impianti di mini eolico nel trapanese: sarebbero stati realizzati pagando mazzette a funzionari regionali.
Mazzette partite da una società milanese, la Quantans, con bonifici che secondo i pm partivano direttamente da Nicastri.

Paola Arata ha scritto il programma della Lega sull'energia: in un convegno del 2017 Arata sponsorizza il biometano, poi inserito nel programma di governo col M5S.
Arata aveva un impianto di biometano, che sarebbe però solo uno specchietto per le allodole, perché in realtà si tratta di un mini inceneritore, ma alla fine il progetto per questo impianto si è fermato.

Arata avrebbe avuto un forte conflitto di interessi se fosse diventato capo dell'Autorità per l'energia, nomina poi sfumata. Il figlio invece lavora con Giorgetti a Palazzo Chigi: d'altronde, come dice Giorgetti, ha tre lauree, ha avuto altri incarichi ..

Ma Arata jr è il manager che ha fatto incontrare Bannon a Salvini: è lui che accompagna Bannon al Viminale da Salvini, come se fosse un dirigente della Lega.
Siamo maliziosi se pensiamo che la campagna elettorale in Sicilia a Mazara, dove ci sono gli affari di Nicastri (e di Arata), non sia casuale?

Salvini vuole fare la lotta alla mafia con confische, poliziotti … servirebbe anche una certa pulizia nel mondo delle imprese, nella politiche, in modo che non ci siano dubbi sui rapporti di questi con mafiosi.

Secondo l'AGI, Bannon e Salvini si sarebbero incontrati anche a Milano, negli spazi dell'associazione di Pini, dove si tengono i corsi di formazione della Lega.
Ti iscrivi ad un corso, pensando di dare soldi ad un partito e invece i soldi finiscono ad una associazione privata, Spazio Pin, fondata da una massaggiatrice, uno scrittore di esoterismo ..

Questa associazione organizza anche corsi per l'ipnosi: mi vengono in mente le cassette distribuite da Cuore, tanti anni fa, leghista con l'ipnosi.
Se interessa, se paghi in contanti non paghi l'Iva.

Siri è l'ideologo della Flat Tax, è il politico che ha in gestione la formazione del partito, è un imprenditore che ha dietro alcuni fallimenti.
Ma è anche proprietario di una casa a Bresso, comprata grazie ad un mutuo ottenuto da una banca di San Marino e poi intestata alla figlia.
Casa comprata per 585mila euro, con una intermediazione di una immobiliare milanese, di un ex candidato a sindaco di Bresso proprio del partito di Siri.
Il figlio dell'immobiliarista ha comprato un piccolo appartamento nella stessa palazzina e ha anche un posto nella segreteria di Siri.

Il notaio De Martinis ha siglato l'atto di vendita: ha segnalato come operazione sospetta a compravendita della palazzina, per la provenienza dei capitali, da un conto della Banca Agricola Commerciale di San Marino, senza garanzie reali.

La giornalista è andata a San Marino: una fonte ha raccontato come sono andate le cose, la pratica di Siri è sparita dal comitato crediti, per evitare che qualcuno desse parere negativo.
I mutuo è stato autorizzato dai vertici della banca: il direttore generale si chiama Perotti, ma Di Pasquale non ha fatto nemmeno in tempo ad avvicinarsi alla banca, che è stata bloccata dalla polizia.

“Tutto fatto in regolarità” sostiene successivamente al telefono.
Ma la pratica è finita all'attenzione dell'AIF, segnalata dall'agenzia di informazione finanziaria sanmarinese il 5 dicembre 2018: era un finanziamento rischioso, che riguardava una persona esposta politicamente esposta.

Negli ultimi tempi si sono dimessi i vertici con la BAC: la banca era in ottimi rapporti col leghista Pini, ex deputato leghista, riferimento del partito in Emilia Romagna.
Ha messo una buona parola per Siri? Pini lo ha escluso, che però racconta di una società di security aperta assieme al sottosegretario Giorgetti, Saints Group.
Questa società si potrebbe occuparsi di sicurezza e telecontrollo, è opportuno che sia in mano ad un politico importante come Giorgetti.
Pini è oggi amministratore unico, amico dell'azionista della banca, Rossini, ha un conto nella BAC, ha escluso di aver aiutato Siri per il mutuo: ma allora come ha fatto Siri ad avere un mutuo da quasi 600mila euro, senza passare nemmeno per il comitato crediti?

Se mi lasci non vale – le bollette dell'energia e il mercato libero

Nel servizio di Lucina Paternesi sulle bollette energetiche emerge una presunta elusione delle tasse fatta dalle aziende di energia che hanno sede in Trentino, sedi fantasma, in una regione che sconta l'Irap alle aziende.
Società veicolo create per pagare meno tasse.

Con la liberalizzazione del mercato non siamo riusciti ad abbassare i costi in bolletta: nel 2020 finirà poi il mercato tutelato, 20 milioni di italiani entreranno nel mercato libero che poi libero non è.
Conviene o no? Difficile a dirsi, visto che in pochi italiani sanno effettivamente quanto consumano.

Acea ed Enel sono state multate dall'Antitrust per come si sono comportate nel passaggio verso il mercato libero: hanno fatto transitare loro clienti da mercato tutelato a quello libero e così clienti si sono ritrovati con contratti mai firmati, con costi che erano cresciuti.
Una truffa.

13 maggio 2019

Liberali di casa nostra

In Italia abbiamo i liberali all'italiana.

A Bergamo un ordine arrivato da molto in alto fa togliere uno striscione esposto da una casa privata in cui era scritto "Salvini non sei benvenuto".

A Milano un giornalista liberale ci dice che non esiste alcun pericolo fascista e che ai fascisti fa dato spazio di parola (quanto gli altri). 

Non solo il fascimo è un'opinione come le altre, ci dice Galli Della Loggia, ma dobbiamo pure stare zitti quando pretendono spazi, parola, non solo in TV (dopo sono sovraesposti), ma anche negli spazi pubblici.
E guai a chi si permette di fare dissenso.
Come la signora che ha messo quello striscione o come gli studenti che a Roma hanno impedito a Forza Nuova di impedire a Mimmo Lucano di parlare.

Gli affari immobiliari del sottosegretario - seconda puntata

Report questa sera ritorna sul caso Siri e sulla casa comprata a Bresso, periferia milanese, con un mutuo da una banca sanmarinese, senza garanzie (pare).

Sul Fatto Quotidiano un'anticipazione a firma di Fabio Pavesi
La Banca Agricola Commerciale a S Marino

Siri, il mutuo a San Marino e la società di Pini e Giorgetti
Stasera a Report - Nella banca che finanziò sulla fiducia l’ormai ex sottosegretario c’è un amico dell’ex senatore in affari col numero 2
Da Bresso a San Marino per ottenere un mutuo dalle mille anomalie. Un mutuo che non doveva né poteva essere erogato in assenza di garanzie sia reali che personale, come ha raccontato a Il Fatto nei giorni scorsi una fonte di alto livello della Banca Agricola Commerciale. E su quel mutuo da 585 mila euro, per l’acquisto di una palazzina di Bresso (Milano), concesso dalla banca di San Marino all’ormai ex sottosegretario Armando Siri torna stasera la trasmissione Report su Rai Tre che per prima aveva svelato la strana operazione finanziaria orchestrata tra la banca del Titano e un ex esponente di punta del governo italiano. Revocato dall’incarico dal presidente Conte per l’inchiesta che lo vede indagato per la presunta corruzione da parte di Paolo Arata per favorire con emendamenti gli incentivi ai produttori di eolico.
Nuovi particolari sul mutuo a là carte a favore di Siri emergono dal racconto di Report che ha appurato che già a dicembre del 2018 l’Aif, l’Agenzia di informazione finanziaria di San Marino, segnalò a Banca d’Italia l’anomalia di quel prestito. Ingente, a coprire l’intero valore dell’immobile e senza garanzie da parte di Siri. Non solo. Il mutuo che Report ha potuto visionare ha durata decennale con tre anni di preammortamento. Significa che per i primi anni si pagano solo gli interessi quindi rate basse, ma poi va restituito in pochissimi anni l’intero capitale. Il tutto senza garanzie per la banca che si espone al grande rischio che Siri non riesca a onorare le pesantissime rate di rimborso del capitale. Già ma come è arrivato Siri sul Monte Titano? Chi l’ha portato alla Banca Agricola Commerciale, lui reduce da un patteggiamento per bancarotta di una sua società la Mediatalia? E chi ha avuto ruolo nella concessione del prestito?
Nel suo viaggio inchiesta condotto da Claudia di Pasquale e Giulio Valesini, Report è approdato a Forlì da Gianluca Pini ex senatore leghista che ha importanti relazioni con le banche sanmarinesi. Proprio alla Banca Agricola Commerciale i suoi familiari hanno un vecchio conto. Pini, intervistato, rivela di avere buoni rapporti da anni con Emanuele Rossini, vicepresidente della banca, ma nega qualsiasi rapporto con Siri. E qualsiasi intervento sul mutuo. Anzi rincara la dose. Nessuna buona parola, anzi se Rossini me lo avesse chiesto avrei sconsigliato. Il costo del denaro per un cittadino italiano che fa un mutuo a San Marino è alto, c’è un’imposta di registro elevatissima.
Ma c’è un particolare che emerge e che lega altri protagonisti. Pini ha fondato nel giugno del 2018 una società, la Saints Group di cui è anche amministratore unico. Da statuto si occupa di sistemi informativi, software, telecontrollo e cyber security, capitale sociale 25 mila euro e potrà finanziarsi emettendo bond. Socio senza diritti di voto con il 32% delle quote è un nome importante della Lega, Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Giorgetti che si è dimesso dalla carica di Presidente della Cooperativa di Pescatori del Lago di Varese, appena insediato al governo, ritenendo ci fosse un “conflitto di interessi con la carica pubblica”, non ravvisa la stessa condizione in questo caso. Società privata in un settore delicato come quello dei sistemi informativi. Pini smorza, dice che la società non fa cyber security ma sta brevettando un’applicazione di parental control per i bambini. E Giorgetti stizzito risponde al giornalista “ma quale cyber security? Ma siete matti”. Tutto regolare quindi, anche perché, precisa Pini, Giorgetti ha solo quote societarie, non ha nessun ruolo operativo. Vero, ma c’è una questione di opportunità, rileva Sigfrido Ranucci. Perché Giorgetti ritiene vitale il conflitto d’interessi per una vecchia cooperativa di pescatori di cui ha 10 quote e non per una società che farà business in un settore più delicato?
L’uomo chiave della Lega presso i poteri forti è lo stesso che ha assunto come consulente esterno a Palazzo Chigi Federico Arata, uno dei due figli di Paolo Arata, il presunto corruttore di Armando Siri per gli incentivi sull’eolico. Quel Paolo Arata che avrebbe come socio occulto della sue società il re dell’eolico Vito Nicastri, considerato più che vicino a Matteo Messina Denaro. Saranno ovviamente coincidenze, fatti separati tra loro. Report li ha voluti mettere in fila. Siri che va a farsi fare un mutuo esorbitante a San Marino, lo concede una banca di cui è vicepresidente un amico di vecchia data dell’ex deputato leghista Gianluca Pini che fonda a sua volta una società con Giorgetti socio al 32%, il quale assume il figlio di Arata come consulente a palazzo Chigi. Tutto nel giro di pochi mesi. Sullo sfondo resta il ritratto dell’ex sottosegretario.
Siri come Zelig, l’uomo a tre dimensioni. C’è il Siri olistico e spiritualeggiante con il suo spazio Pin, il Siri politico che incanta Salvini con la sua flat tax; e il Siri imprenditore che lascia dietro di sé più di un fallimento. Oltre a Mediaitalia fondata con i soci Andrea Iannuzzi e Milan per cui ha patteggiato la bancarotta, c’è il fallimento nel 2009 della Mafea Comunication Srl, la società costituita dagli ex soci Iannuzzi e Milan nel 2006 che aveva rilevato contratti e beni senza pagarli dalla Mediaitalia fallita. Il tutto spostando nel paradiso fiscale del Delaware le società. E infine la liquidazione nel giugno 2018 della Mafea re Srl posseduta dai fratelli Milan e con Siri presente nel capitale con una piccolissima quota ma soprattutto amministratore unico dal 2005. Un filotto di società liquidate, bruciate senza più attivi e beni. Solo debiti. Quelli lasciati dietro di sé.

Le inchieste di Report – la casa di S Marino, lo stoccaggio del gas, il mercato libero dell'energia


L'energia è al centro delle inchieste di Report di questa sera: di energia si era occupato l'ex sottosegretario Siri (una norma ad hoc per l'imprenditore Arata), questa sera si parla invece della casa acquistata a Bresso con un mutuo da una banca di San Marino.
Con la fine del mercato libero dell'energia dal luglio 2020 ci guadagneremo qualcosa o no?
Che relazioni ci sono tra tra le attività petrolifere nella pianura padana e i terremoti del 2012?
Infine il business delle sponsorizzazioni sui lavori di restauro.

L'anteprima della puntata: la pubblicità sui restauri

Andate a Milano in piazza Duomo e provate a guardare la facciata laterale: campeggia una mega pubblicità (una volta era di un marchio di cellulari) che stona col monumento più importante della città.
Certo, il marchio paga al comune una cifra forse importante per avere il suo logo e la sua pubblicità.
Il servizio di Lucina Paternesi andrà a verificare altri casi per capire se dietro queste sponsorizzazioni ci sono controlli.

La scheda del servizio SI È SPENTO IL SOLE di Lucina Paternesi
Dai monumenti fino alle facciate di chiese e palazzi storici, le nostre metropoli sono invase dalle maxi pubblicità. Teli grandi anche centinaia di metri quadrati che sponsorizzano cellulari, ultimi modelli di auto e i grandi marchi del lusso. Da Roma a Milano il business dei ‘restauri sponsorizzati’ è arrivato fino a Londra e sembra non conoscere crisi. L’unico requisito per ottenere l’autorizzazione dal comune a installare la pubblicità è fare dei lavori di restauro per cui sia necessario il ponteggio. Le pubblicità, però, non nascondono solo il ponteggio dei lavori in corso, ma anche la luce e l’aria a chi ci vive sotto. E chi controlla che poi i lavori di restauro si facciano davvero? Qualcuno ci marcia?

La relazione tra i sondaggi petroliferi e i terremoti

L'inchiesta di Manuele Bonaccorsi tocca un argomento su cui probabilmente partiranno molte polemiche: il legame presunto tra alcune esplorazioni petrolifere, fatte con determinate tecnologie e i terremoti.
Tra cui quello in Emilia.
Molti marcheranno il servizio come il solito complottismo di un giornalismo che fa cattiva informazione.
Eppure Peter Styles, geologo, è certo del suo lavoro di ricerca sui terremoti: “quanta energia serve per far muovere una faglia?” - si chiede nel servizio: a volte basta un piccolo cambiamento innescato dall'uomo, per sconvolgere gli equilibri delle faglie e scatenare un terremoto.
Styles ha fatto parte della commissione Ichese che ha studiato proprio queste correlazioni in Emilia: il geologo ha denunciato, a domanda del giornalista, che nessuno aveva mai denunciato che a Minerbio (Bo) c'era un impianto con una particolare attività in corso.
Si tratta di 300 ml di metri cubi di gas iniettati nell'impianto, poco prima delle scosse: se avesse avuto quei documenti, avrebbe approfondito l'analisi su Minerbio, visto che già in altri impianti nel mondo erano emersi problemi con lo stoccaggio del gas.


In una precedente intervista Styles denunciò pressioni e interferenze sul suo lavoro: nel dicembre 2013 fu organizzato un incontro con i rappresentanti di Eni e Gas Plus , senza chiarire prima di cosa si sarebbe parlato.
A questo meeting scientifico le aziende si presentarono coi loro avvocati: presentarono un powerpoint commissionato da loro in cui si escludevano relazioni tra i loro lavori e i terremoti e chiesero, alla fine, di cambiare le conclusioni del nostro lavoro.
Le aziende, dunque, erano informate del lavoro della commissione: hanno cercato di spaventarci, racconta Styles, di “legarci un braccio dietro la schiena”.
Per me non è normale cercare di far cambiare idea ad una commissione indipendente: nel marzo 2014 alla regione fu recapitato una sintesi del lavoro della commissione completamente diversa dalle conclusioni a cui era giunta. Nella sintesi c'è scritto che si escludono relazioni tra le scosse e i lavori dell'uomo, ma questo si deve escludere in una zona a particolare instabilità sismica.
La regione Emilia Romagna ha avuto paura a diffondere i risultati della vostra ricerca? - ha chiesto il giornalista.
E il geologo ha risposto che è complicato: la regione guadagna molto dalle attività di ricerca sugli idrocarburi, “chi paga il pifferaio sceglie la musica”.

L'Italia sta costruendo nuovo depositi di gas sottoterra, secondo alcuni scienziati sono pericolosi: ci possiamo fidare di quanto ci dicono le regioni (che come dice Styles, non sono indipendenti) e delle aziende del settore?

La scheda del servizio: LA RELAZIONE di Manuele Bonaccorsi in collaborazione di Alessia Marzi e Lorenzo Di Pietro (qui l'anteprima su Raiplay)
Le aziende petrolifere provarono a legarci un braccio dietro la schiena, a spaventarci”. Per la prima volta dalla fine della sua esperienza in Italia parla in tv Peter Styles, il geologo inglese che nel 2012 viene chiamato a presiedere la Commissione Ichese, promossa dalla Protezione civile e dalla Regione Emilia Romagna per indagare su possibili relazioni tra le attività petrolifere nella pianura padana e i terremoti del 2012. Styles racconta i tentativi di pressione subiti e denuncia di non aver ricevuto tutti i dati riguardanti l’esperimento di esercizio in sovrappressione dell’impianto di stoccaggio di gas di Minerbio, gestito dalla Stogit (controllata della Snam), avvenuto tra agosto e novembre del 2011, sei mesi prima della distruttiva sequenza sismica emiliana. Le parole di Styles fanno luce sul difficile rapporto tra scienza e decisioni politiche quando di mezzo ci sono grandi interessi economici, come quelli legati all’industria del petrolio. A verificare che i progetti industriali siano compatibili con l’ambiente e la sicurezza dovrebbe essere la commissione Via del ministero dell’Ambiente, nominata nel 2011 dalla “allora” ministra Prestigiacomo e mai rinnovata finora. Il nuovo ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha annunciato a Report la nomina di una nuova commissione, prevista per giugno. Quella vecchia ha approvato 7 progetti di stoccaggio gas in sovrappressione, ritenuti più pericolosi, con un solo voto contrario, quello del geologo più titolato.

Il mercato dell'energia

Il 25% dei soldi che paghiamo in bolletta vanno a finanziare gli incentivi per le aziende che producono energia da fonti rinnovabili: il servizio di Lucina Paternesi racconta però di come le aziende energetiche riescano a risparmiare sulle tasse grazie al fatto che spostano il domicilio fiscale dove fa loro più comodo.
Gli impianti energetici sono al centro e al sud ma le tasse le pagano in Trentino (in sedi fantasma, forse). Come mai?

Ci si occuperà anche del mercato libero dell'energia, che entrerà in vigore dal luglio 2020: basta mercato tutelato, che ci faceva risparmiare.
Già oggi paghiamo le bollette più care d'Europa: nelle pubblicità su mercato libero si parla di fasce orarie su cui tarare i costi, ma quanti conoscono quanta energia consumano mediamente?
E poi, come si fa a parlare di mercato libero se gli ex monopolisti occupano l'80% dei clienti?

La scheda del servizio: SE MI LASCI NON VALE di Lucina Paternesi
A 20 anni dal primo provvedimento sulle liberalizzazioni, più di dieci dalla creazione del mercato libero e tre proroghe, a luglio 2020 si entrerà nel mercato libero dell'elettricità, quello in cui i consumatori possono scegliere l'offerta più conveniente in base ai propri consumi e in cui i prezzi dovrebbero essere più bassi grazie alla concorrenza. A un anno dal fatidico traguardo, però, l'Antitrust ha sanzionato per 109 milioni di euro i due grandi ex monopolisti, Enel e Acea, per abuso di posizione dominante. E i cittadini sono stati adeguatamente informati per scegliere e, soprattutto, sanno leggere la propria bolletta? Tra spese per trasporto, distribuzione e oneri di sistema, il prezzo per la materia prima rappresenta solo il 40% della spesa totale. E sulle spalle dei cittadini ricadono anche gli incentivi per le aziende che producono energia da fonti rinnovabili. Che, tra le pieghe della legge, hanno trovato il modo di risparmiare sulle tasse spostando il domicilio fiscale dove non te lo aspetteresti.


Gli affari immobiliari del sottosegretario

A Salvini piace attaccare nei comizi mafia e criminalità, ma poi quando si parla dei suoi, è molto più garantista: come sta succedendo con Siri, che dovrebbe essere ascoltato subito dai pm, per l'inchiesta su una presunta corruzione per una legge che sarebbe fatta ad hoc per l'imprenditore Vito Nicastri. Prestanome di Matteo Messina Denaro.
Sarebbe il socio occulto di Paolo Arata, secondo la procura di Palermo: la Lega voleva metterlo a capo dell'autorità dell'energia

“Non commento gli atti dei magistrati” .. “voglio liberare la Sicilia dalla mafia”: certo, tutto questo stona con lo scoprire che dietro Nicastri ci sarebbe Messina Denaro.
Per combattere la mafia non bastano le inaugurazioni di commissariati, la promessa dell'arrivo di altre forze dell'ordine, se poi non si scinde il legame tra mafia e colletti bianchi e la politica.
Bastava fare dei controlli sulle visure di Arata per capire con chi fosse legato.
“La assumeremo al ministero dell'Interno” la risposta del ministro. Chissà, forse Claudia di Pasquale potrebbe prenderne anche il posto, no?

Su Siri c'è poi la storia di una palazzina con diversi appartamenti e un negozio, comprata a Bresso (qui trovate una anticipazione), costata 585mila euro attraverso una immobiliare gestita da un candidato sindaco del partito di Siri. Palazzina poi intestata alla figlia.
I soldi sono arrivati da una banca di San Marino per un mutuo concesso forse con troppa facilità, visto che Siri aveva dichiarato un reddito da 25mila euro nel 2017.
Il notaio che ha stipulato l'atto ha segnalato l'atto come operazione sospetta, da cui sono partite le indagini: al notaio non risultano essere state date garanzie reali per il mutuo.
L'operazione è stata fatta rispettando tutte le regole – ha scritto alla giornalista l'avvocato di Siri: ma che garanzie sono state date se per il mutuo non ci sono state ipoteche?

La scheda del servizio: UN SOTTOSEGRETARIO A SAN MARINO di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Lorenzo Di Pietro (qui l'anticipazione su Raiplay)
La Procura di Milano e la Procura di Roma hanno avviato accertamenti sull'acquisto da parte del senatore leghista Armando Siri di una palazzina con ben sette appartamenti a Bresso, periferia di Milano. Come anticipato da Report il 6 maggio, Siri l’ha intestata alla figlia e l'ha pagata 585 mila euro, non risultano ipoteche iscritte sull’immobile. I soldi provengono da un conto a San Marino intestato a Siri dal quale è stato erogato un mutuo. Poche settimane fa Siri è stato coinvolto in una indagine per presunta corruzione nell'ambito di una vicenda che vede protagonista l'imprenditore ed ex politico Paolo Arata, esperto nel campo energetico ex Forza Italia e ora vicino alla Lega, accusato di essere in affari con il re dell'eolico Vito Nicastri. Siri, rilasciando dichiarazioni spontanee ai magistrati in questi giorni, ha negato ogni addebito: non ha mai ricevuto soldi per far approvare norme che favorissero le imprese di Arata. Ai pm, dopo l'inchiesta di Report, il senatore leghista ha portato anche le carte che riguardano l'acquisto dell'immobile a San Marino. Tutto regolare, nulla da nascondere, secondo il senatore. Report tornerà sulla vicenda con nuove rivelazioni.

12 maggio 2019

Pillole di memoria – gli Alpini in Russia

Immagine presa dal sito AlpiniGenova


Nelle stesse ore a Sebekino, circa 770 km a nord ovest , si concluse la terrificante avanzata all'indietro degli alpini, in massima parte della Tridentina, e degli sbandati, in mezzo ai quali hanno marciato anche romeni, tedeschi, ungheresi. Trentamila anime disperate, che in quattordici giorni di rabbrividente avanzata all'indietro a -40 gradi hanno affrontato e superato undici combattimenti.Gariboldi accorre a riceverli, lo spinge pure il cuore di padre e ha la gioia di scorgere, tra i cenciosi il profilo del figlio Mario.Il generale domanda ad una penna nera: «Da dove venite?» «Da sempre» è la lapidaria risposta.S'immolano invece le Cuneense e la Julia che hanno raggiunto, secondo l'ultimo ordine ricevuto, Valujki. Ad attendere quel migliaio di sopravvissuti il VII corpo d'armata di cavalleria con i T34, l'artiglieria di campagna e il sostegno dei Mig. I pochi che la scampano vengono avviati verso una crudele prigionia.

Da Noi moriamo a Stalingrado, di Alfio Caruso

Oggi è il centenario della fondazione degli Alpini, credo che una pillola di memoria su cosa sia stata la guerra in Russia (e in questo caso la ritirata dal Don), sia importante. 
In quella guerra, in quel massacro, gli alpini furono mandati da Mussolini, desideroso di prendersi anche lui un posto alla tavola dei vincitori contro la Russia.
Giusto per ricordare.

Un gioco al rialzo


In un gioco al rialzo, il capitano ha alzato la posta: non basta un decreto sicurezza? E allora noi facciamo il bis. Al momento è solo una bozza, una sorta di monito agli alleati del 5 stelle e una minaccia al paese: in esso si prevedono multe da 5000 euro a chi salva in mare un migrante.

Un numero che evoca altri tempi del nostro passato: 5000 lire era la cifra che le SS pagavano a chi dava informazioni per catturare una famiglia ebrea.
Ricompense analoghe anche per quanti facevano le spie contro soldati alleati o partigiani



Non proprio una cosa bella da parte di un ministro che cerca (inutilmente) di prendere le distanze da certe nostalgie fasciste.
Perché siccome lui non è fascista, considera il 25 aprile un derby tra comunisti e fascisti, mettendoli sullo stesso piano e di fatto, qualificando come una forza politica come le altre quanti oggi sventolano simboli fascisti, alzano il braccio col finto saluto romano, evocano Mussolini (quello che fece cose buone).

Siccome lui non è fascista è andato a Corleone il 25 aprile (e non il 26 o il 24) ad inaugurare un commissariato. Pochi giorni fa ho ricordato l'anniversario della morte di Peppino impastato, ucciso dalla mafia perché aveva osato, dalla sua radio denunciare i mafiosi e i politici mafiosi seduti nel maficipio (municipio) di mafiopoli, Cinisi.

A Cinisi c'era una stazione dei carabinieri e sulla sua morte indagarono pure i carabinieri di Palermo, l'allora maggiore Subranni.
Eppure l'inchiesta fini in una archiviazione, per i depistaggi, per una soluzione di comodo secondo cui Peppino, il terrorista, era morto mentre preparava attentati.

Se ci insegna qualcosa, la storia di Peppino, è che polizia e carabinieri, come anche giudici e magistrati, servono in parte a risolvere il problema della lotta alla mafia.
E lo stesso vale se vogliamo cambiare le cose in Europa: su Repubblica in prima pagina oggi si parla di un fronte unico da Macron a Tispras contro i sovranisti.
Lo stesso Macron che ci ha chiuso le frontiere a Ventimiglia, che forse ora darà risposta alle proteste nelle piazze di Parigi, coi suoi gendarmi che sconfinano talvolta in Italia.
Un fronte unico dal PSE fino ai liberali per dialogare col PPE, il partito di Orban. L'amico di Salvini.

Anche questo, come il finto decreto sicurezza, mi sembra solo un voler alzare la posta del gioco.