19 ottobre 2017

L'emergenza strutturale dello smog

C'è voluta l'immagine dall'alto dei cieli, anzi dallo spazio, postata dall'astronauta Paolo Nespoli: è nebbia o smog, si chiedeva ironicamente, commentando la macchia bianca sulla pianura padana.
Ad ogni inverno (o in generale, ogni volta che ci sono lunghi periodi di assenza di pioggia) si torna a parlare di inquinamento e smog nella zona padana.
E, con colpevole distrazione, ci si ricorda delle procedure di infrazione contro l'Italia relativi ai giorni di sforamento dei livelli di inquinanti in Italia, del report dell'Agenzia europea dell'ambiente che parla di 66 mila morti premature.
Sempre legate all'inquinamento dell'aria.

In Italia l'inquinamento da PM10 è causato principalmente da emissioni connesse al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all'industria e all'agricoltura.Ogni anno l'inquinamento da polveri sottili provoca nel paese più di 66 000 morti premature, rendendo l'Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, secondo le stime dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA).

Parlare di emergenza o allarme smog, come forse si farà oggi, è quasi ridicolo: sono anni che si le regioni del nord hanno puntato sulla gomma pianificando e finanziando nuove autostrade. Dell'inchiesta sul dieselgate non ne parla più nessuno.
Un piano nazionale (o almeno regionale) per ristrutturare le case, per cambiare i sistemi di riscaldamento, è ancora da venire, a parte le promesse del ministro Galletti.

Insomma, sembra la solita emergenza di giornata (non preoccupante come l'invasione degli immigrati o la questione dei vaccini).

17 ottobre 2017

Quello che non torna sul referendum politico in Lombardia

Questa mattina durante la trasmissione Snooze di Radio popolare si parlava del referendum di domenica prossima, il referendum consultivo voluto dalla Lega che guida la regione Lombardia dal 2013.
In esso si chiede ai cittadini se sono d'accordo affinché la regione chieda allo Stato maggiore autonomia "in base al terzo comma dell'articolo 116 della costituzione", che recita
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

La regione Lombardia, in base alla Costituzione può chiedere maggiore autonomia su giustizia su questi temi (art 117)

l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;
n) norme generali sull'istruzione
s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. 

Non si parla di questioni fiscali o economiche, a meno di non aver capito male io la Costituzione o quanto scritto nel testo del referendum.
Maroni, tra l'altro, già nel 2013 aveva raccontato una mezza balla nella campagna elettorale: se vinciamo noi il 75% delle tasse rimane in Lombardia.
Non lo poteva fare, ma in campagna elettorale tutto è permesso (specie se nessuno se ne accorge o se si fa finta di non vedere).

Ripeto, magari sbaglio e sono disposto a fare ammenda, ma il residuo fiscale rimarrà tale anche dopo il 22 ottobre con la vittoria del si.
Che, a questo punto, serve solo alla Lega per far valere il suo peso in vista delle prossime elezioni regionali e nazionali.

Aggiungo anche che (slide 4 del powerpoint) asserire che in caso di no "non si creerebbero le condizioni politiche per avviare un'altra negoziazione" è anche questo sbagliato: quando la Lega ha cercato di avviare un confronto con lo Stato centrale nei termini previsti dalla Costituzione?
E in che modo possono dire che se passa il no non ci sarebbero le condizioni politiche?

Non è un caso che il capogruppo PD Enrico Brambilla parli di referendum "inutile", come il titolo del libro dell'istant book che ha scritto "Il referendum inutile e l’autonomia necessaria (Novecento Editore)"

Il suo libro è uscito a poco più di un mese dal Referendum, qual è l’obiettivo?«Richiamare alla necessità di una solidarietà nazionale e anche al pensiero  che probabilmente delle riforme andranno fatte ma sempre avendo a mente e a cuore l’unione, condurre una competizione di squadra e non da soli. Infine smontare le falsità della propaganda che attorno a questo tema la Regione Lombardia sta distribuendo a piene mani».
Può spiegarci meglio?«Mentre il quesito ufficiale si colloca all’interno della Costituzione Italiana, le ragioni illustrate sul sito di regione Lombardia vanno in senso opposto, sia in materia fiscale (con cifre assolutamente di fantasia ) che nell’intenzione di appropriarsi di competenze non trattabili quali la sicurezza, l’ordine pubblico, l’immigrazione».
Una vittoria del Sì potrebbe dare più forza all’autonomia davanti al governo?«Si tratta di un referendum consultivo e quindi privo di qualsiasi conseguenza di natura pratica, in secondo luogo siamo a fine legislatura sia regionale che nazionale, probabilmente nessuno tra anno si ricorderà nemmeno più del referendum lombardo. Noi a Roberto Maroni avevamo proposto di avviare da subito delle trattative concrete su poche e selezionate materie e cercare da subito un’intesa possibile con lo stato, per avere più autonomia. Questa invece è una operazione tutta politica e da palcoscenico».

16 ottobre 2017

Presa diretta – Legittima difesa

Dal 2015 in Italia c'è stato un boom delle armi: sono aumentate del 12%.
La gente ha paura e cerca una sicurezza fai da te – racconta il giornalista Gianluca Murgia, a proposito di quanto è successo a Pesaro (dove nei primi 3 mesi del 2017 il numero di armi vendute è cresciuto del 30%): è una paura giustificata dal fatto che non ci sono sufficienti volanti della polizia e allora per difendersi dai furti in casa sta passando il messaggio che è meglio fare da soli.
Comprandosi un'arma e chiedendo un porto d'armi per sport: la giornalista Elena Stramentinoli ha percorso l'iter per avere il tesserino ed essere abilitato all'uso di un'arma per uso sportivo.
Un certificato di idoneità fisica dal medico di base e un corso all'uso delle armi in un centro nazionale di tiro a segno: poche norme di base, due serie di colpi e, se hai fatto centro sul bersaglio, è fatta, basta consegnare il certificato di idoneità in Questura.

Al Poligono arrivano 1000 persone nuove per chiedere il diploma alle armi, persone nuove che poi non ritornano ad esercitarsi o a fare tiro a segno: non sono persone che vogliono fare sport, a queste persone serve solo avere un'arma in casa.
Peccato che le armi che si può comprare con questa idoneità siano armi simili a quelle per uso di difesa: puoi prenderne fino a 9 di pistole e fucili.
Ma portandoti a casa una pistola non risolvi sempre il problema di sicurezza: devi saperla usare senza farti del male.
A Guastalla, al poligono fanno corsi per gestire lo stress, quando devi usare un'arma: devi conoscere i propri limiti fisici e mentali.

Insomma, l'arma non è un elettrodomestico qualsiasi: in casa ti sei messo uno strumento che può uccidere, e chi le compra le armi ha deciso che può usarle.
Ma il proliferare di armi porta più sicurezza?

Legittima difesa – il servizio

Secondo i dati del Viminale sono circa 1,2 ml le licenze per porto d'armi: di queste 483mila sono licenze per uso sportivo, ma solo 95mila sono persone che frequentano poligoni.
Sono cioè armi prese per difesa, usando l'escamotage dello sport, perché prendere questa licenza è più facile.

Le licenze per usare le armi per uso personale sono difficili da ottenere: la giornalista ha intervista un gioielliere, rapito dalla banda della Magliana che ha spiegato come ogni anno deve sostenere degli esami.
E ha spiegato anche che non userebbe mai le armi per sparare a casaccio e colpire altre persone: se ti entrano con le armi spianate, puntandotele in faccia, è inutile avere una pistola.

Ad ogni omicidio per legittima difesa arrivano subito i commenti dei pistoleri all'italiana: persone che inneggiano alla legittima difesa, specie se il ladro sparato è rom o immigrato.
LA Lega è il partito che specula su questi episodi, sostenendo le persone che in una rapina hanno sparato ai ladri (il caso Stacchio, il caso Cattaneo, il caso Sicignano): la difesa è sempre legittima sostengono Salvini.

Ci sono anche quelli che sostengono il diritto a possedere armi liberamente: per Maurizio Piccolo la difesa è sempre sacrosanta, è insito nell'uomo, dice.
Deve entrare nella cultura comune che i ragazzini inizi a prendere confidenza con le armi, come in America, magari.
Chi possiede pistole e fucili deve poter girare con le armi, liberamente: ci sono gruppi in rete che rivendicano questo diritto. Dicono che, se fossimo tutti armati, ci difenderemmo meglio dai terroristi. Altro che difesa proporzionale all'offesa, dobbiamo difenderci da soli.

Le armi in Italia però sono più diffuso di quello che crediamo: non esiste un censimento delle armi aggiornato, nonostante ci siano obblighi di registrare le armi, 48 ore dopo averle comprate.
Le stime arrivano a parlare di 12 armi, in totale: il Viminale non ha dato alla giornalista i dati ufficiali, facendo crescere il sospetto che non ci sia la volontà politica di comunicare questo dato.
Siamo il paese nel G8 con più armi, dopo gli USA: quanti sono gli omicidi con armi legalmente detenute, allora?
A Secondigliano un signore ha sparato a delle persone col suo fucile a pompa, nel 2015: tutto nato da un banale litigio col fratello, poi ha sparato al fratello e alla cognata. Sono dovute intervenire le forze speciali, per prenderlo.
L'assassino era un infermiere, incensurato e aveva molte armi legalmente possedute, oltre ad un AK47.

Ma noi non siamo come gli Stati Uniti, dove c'è la libera circolazione delle armi, anche se siamo secondi agli USA per persone uccise con armi da fuoco.
Come è successo a Vasto: Roberta Smargiassi è stata uccisa, investita in motorino da un auto.
Il marito vuole giustizia, vuole che l'investitore sia arrestato, in paese si organizzano manifestazioni contro Italo che pure aveva dato soccorso alla donna morta. Non era ubriaco né drogato: ha solo sbagliato mentre guidava in auto.
Fabio Di Lello non ha aspettato il processo e lo ha ucciso a colpi di pistola: una vera e propria esecurizione. Ora Fabio è stato condannato a 30 anni: ha comprato la pistola due mesi dopo la morte della moglie, il suo omicidio è stato premeditato.
Nessuno alla Questura di Chiesti si è preoccupato che una persona, che aveva manifestato il suo odio nei confronti di una persona, avesse comprato una pistola e delle pallottole.
Hanno tutti fallito: una città, i familiari, la Questura.

Nel 2017 con armi legalmente posseduto sono state compiuti 27 omicidi, 32 episodi di minacce, a fronte di 1 solo episodio di legittima difesa.
Sono stati 108 gli episodi di illegittima offesa, tra queste anche molte donne: sono 153 le donne uccise con armi legalmente possedute per uso sportivo o da caccia.
Francesco Marigliani ha ucciso la fidanzata con una Glock comprata il giorno prima di ucciderla: arma comprata con porto d'ami “per uso sportivo”.

Ieri a Latina un uomo si è trovato davanti tre rapinatori e ne ha ucciso uno, per legittima difesa: ora toccherà al giudice valutare se c'è stata offesa.
Ma la politica è intervenuta a gamba tesa sull'argomento: lo stesso PD ha presentato una proposta di legge per la legittima difesa, criticata da più parti.

Come si vive in un paese dove si possono portare le armi in giro?
In America succedono stragi come quella di Las Vegas, dove un pensionato ha ucciso 59 persone con le sue armi, legalmente possedute.
Non gradiva la musica, forse.

Riccardo Iacona è andato a Chicago a raccontare della guerra, nelle strade della città: dall'inizio dell'anno ci sono stati 209 omicidi, 2800 persone ferite, ogni 2 ore e 45 minuti una persona viene sparata a Chicago.
Assieme ad un giornalista che segue questo casi di cronaca, Iacona ha seguito una notte di sparatorie: sull'autostrada Kennedy, ad un incrocio. Ogni mattina Chicago si sveglia con le immagini di morti e feriti con le armi da fuoco: si uccidono i membri delle gang e anche persone colpite per sbaglio o per caso.
A Chicago la sicurezza è fuori controllo: ci si spara anche in mezzo alla gente, ci sono casi di discussioni finite a pistolettate. E naturalmente sparano anche i poliziotti.

Fanno più morti le armi a Chicago che le guerre: 7916 omicidi tra il 2001 e il 2016, più che Afghanistan e Iraq.
Le madri dei ragazzi morti si riuniscono, nella sala parrocchiale: raccontano della facilità con cui si spara, con cui ogni piccolo delinquente possa andare in giro armato, protetto dalla legge, e di come sia facile finire sparati, finendo in mezzo ad una rissa.
La deputata dell'Illinois Collins si è battuta contro la circolazione delle armi, ma anche i Democratici sono favorevoli al secondo emendamento, la lobby delle NRA è così forte.
Ma di fronte alle vite da proteggere non può esserci emendamento che tenga: le armi non ti rendono più sicuro, la storia di Chicago racconta questa verità semplice.
La Lobby delle armi fino ad oggi ha impedito che qualsiasi provvedimento restrittivo sull'uso delle armi diventasse legge: sempre più gente può comprare le armi, le aziende che producono armi fanno affari e chi ne paga le conseguenze sono le comunità più povere.
Sta succedendo oggi con le armi quello che è successo negli anni settanta con la droga: si preoccuperanno delle armi sono quando colpiranno direttamente anche loro.

I ragazzini che sparano e che vengono uccisi hanno in mano armi automatiche: lo racconta Amina, figlia di un gangster di Chicago oggi in carcere. Con 75 dollari ti compri una Glock calibro 9 e con questa puoi andare in giro.

Per mettere in sicurezza i bambini delle scuole, il comune ha inventato il safe passage: un controllo lungo il passaggio dei bambini, controllato da volontari che comunicano con walkie takie. Se c'è pericolo i bambini non escono dalla scuola: è come vivere in guerra, come vivere nella Bosnia della guerra sporca dei cecchini e della pulizia etnica.

Ogni 34 ore una bambina viene uccisa da un proiettile, mentre nella città la situazione è anche peggio: il 20% dei bambini ricoverati in ospedale sono vittime di armi.

Al centro anti violenza dell'Illinois lavorano da 42 anni per limitare le armi: la calamità per gli omicidi con armi da fuoco costa alla comunità milioni di dollari, non è solo un discorso sociale.
Le armi arrivano alle gang e ai criminali partendo dal giro legale, comprate da qualcuno in un negozio oppure vengono rubate.

400 dollari per una Beretta.
700 dollari per un mitragliatore AR.
Gli affari vanno bene nel negozio di armi visitato da Iacona: in questo trovi uomini, donne, gente normale. Tutti hanno il diritto ad avere un'arma – dicono i responsabili del negozio di armi: le persone per bene devono potersi difendere.

Peccato che le uccisioni di massa siano compiute da persone che hanno comprate le armi legalmente: ad Orlando l'assassino aveva comprato un AR15 pochi giorni prima della strage, a San Bernardino una coppia ha ucciso 14 persone con armi comprate lo stesso giorno.
In Oregon al campus c'è stato un campus compiuto da un uomo che aveva comprato armi, tutte le armi, in modo legale.
Anche la strage di poliziotti a Dallas nel 2016 è stata realizzata con un AK74 regolarmente comprato in un negozio.
Anche la strage di Las Vegas ha lo stesso copione: tutte le armi dell'assassino erano registrate.
Per ogni persona uccisa per legittima difesa ce ne sono altre 34 uccise per sbaglio. Uccise nel far west americano.

E queste stragi fanno scoppiare il sistema carcerario: a Los Angeles la polizia arresta dalle 600 alle mille persone.

Ma nonostante questo, il reato di possesso illegale di armi non è un reato “grave”: tutto questo grazie al potere e all'influenza della NRA.
La politica e gli agenti non hanno gli strumenti per vincere la guerra delle armi: siccome si ha la certezza di trovarsi di fronte qualcuno armato, ogni criminale è armato (e possedere un'arma non è reato grave). È una escalation senza fine.

La politica delle armi la fa la lobby della armi. Vogliamo questo anche in Italia?

Cosa pensa la politica in Italia.
La Lega sostiene che la legittima difesa va modificata: la difesa è sempre legittima, la vittima non deve diventare carnefice.
Durante la stagione di Maroni ci sono stati tagli alle forze di sicurezza, eppure nonostante questo oggi la Lega parla di nuovi fondi alle polizie.

Meloni, FDI: la gente non denuncia i furti, per sfiducia. Da dove prende i dati non lo dice, parla con la gente: dunque per dare sicurezza, la difesa è sempre legittima.
Se entri dentro casa mia, nel dubbio mi devo difendere: questa l'idea di Fratelli d'Italia.
Così avremo più armi in casa, e poi nelle strade.

Stesso ragionamento lo fa il m5s: il cittadino è portato a difendersi se si sente minacciato in casa, così lo Stato non deve processarlo, ma tutelarlo.

È un gioco sporco quello della legittima difesa, quello che fanno i partiti, che giocano sulla paura e sull'insicurezza e allora giocano la fiche delle armi in casa.

Il Partito democratico ha portato alla Camera una sua legge: se sei di notte e sei turbato la legittima difesa c'è sempre.
Una proposta che ha subito critiche e che è rimasta bloccata in Senato: il senatore Lumia è esplicito, si è voluto strizzare l'occhio alla pancia del paese.
Più armi in giro, più delitti si compiono: dobbiamo fare in modo che ci siano in giro meno armi e nello stesso modo maggior sicurezza.
Non bisogna toccare il principio della proporzionalità, che la Lega e FdI vuole togliere: quandi si dice al cittadino che la sua difesa deve prevalere, non lo si sta difendendo, ma lo sta mettendo a rischio.

Speriamo che Lumia venga ascoltato nel suo partito.

La criminalità nelle strade e nelle piazze delle nostre città.
Ci sono zone delle nostre città dove è pericoloso girare, presidiate dalla criminalità e non dallo stato. Elena Stramentinoli è andata a Bari: nel corso degli anni è diminuito il numero di volanti in giro per la città, con macchine vecchie.
E la criminalità oggi è molto bene armata, come testimoniano i sequestri ai clan: armi estere o con matricola abrasa.
Nel quartiere Iapigia sono avvenuti tre omicidi, zona del clan Parisi che, dopo l'arresto, è diventata una zona contesa da altri gruppi.
Per ora la guerra tra i clan è esplosa nella periferia di Iapigia: ma altri quartieri, dove pure ci sono situazioni di degrado, sono a rischio.
Quartieri senza caserme, senza vigili, senza uffici delle Poste e farmacie: nessuno vuole vivere nel quartiere di San Pio. I commercianti raccontano di rapine subite da ragazzi che vivono in questa zona: rapine per accreditarsi nei confronti dei boss.
E le denunce non hanno seguito.

Quartiere Libertà: nessuno ha voluto parlare con la giornalista di Presa diretta, nessuno si è voluto far riprendere. Tutti hanno paura, c'è tanta omertà da parte della popolazione: servirebbe maggiore controllo del territorio.
Non solo il controllo del parroco del quartiere, don Francesco Preite. Racconta, il prete, che qui circolano i baby boss che Saviano ha raccontato a Napoli.
Ma dice anche che la soluzione sta nell'occuparsi dei ragazzi fin da subito: nel suo oratorio ci sono campi per giocare, dopo scuola, centri di formazione e corsi di musica e di scherma.
Nel centro i volontari si occupano dei 550 bambini.
Nella struttura del Redentore c'è anche un pub e anche una comunità che accoglie persone uscite dal carcere, per dargli una seconda possibilità.

Il lavoro che don Francesco fa a Bari andrebbe replicato in altri quartieri delle altre città.
Ma non è tutto nero a Bari:nel corso degli ultimi anni la zona di Bari vecchia è stata restituita alla città, non si rischia più la propria incolumità, se giri per le strade.
Grazie alla scelta politica di portarci dentro lo Stato, fare luce.

A Modena un'altra storia di successo, nel quartiere dove si trovava il palazzo R nord, che sembrava i cubi grigi di Scampia: hanno portato un centro professionale, la sede della Croce Rossa, appartamenti per universitari, un Fab Lab un'officina sperimentale legata al MIT.
Nel quartiere sono state portate le Poste, il portierato sociale ed altri uffici, come quello che serve per aiutare la convivenza tra persone di etnie diverse.
Il comune ha investito nel palazzo R Nord, soldi presi da un finanziamento ministeriale e da altri programmi: sono stati fatti lavori per 7,5 milioni di euro per far vivere le persone in una zona bella, perché è sperimentato che se vivi in una zona bella, vivi meglio.

Non possiamo lasciar andare le periferie in mano alla criminalità: a Milano sono arrivate le Pandillas, gang sudamericane che fanno paura.
Arrivano dal Salvador anche se queste bande si sono formate in America, dove hanno imparato a strutturarsi in modo gerarchico.

Il 3 luglio 2016 un ragazzo albanese è stato aggredito da una gang sudamericana, ucciso a coltellate.
Nel 2015 un macchinista è stato aggredito da un'altra banda, colpito ad un braccio da un machete.
La polizia milanese si occupa di queste pandillas e di altre bande sudamericane dal 2014: hanno arrestato la cupola di due di queste, scoprendo una realtà di questi gruppi impressionante.
Il reclutamento dei giovani, i collegamenti con El Salvador.

Salviamo le periferie, con grandi investimenti di riqualificazione che riportino dentro esse pezzi dello Stato, prima che sia troppo tardi.

La passione per il delitto 2017 – il quinto incontro con gli scrittori


Elisabetta Bucciarelli, Chi ha bisogno di te, Skira
Rosa Teruzzi, La fioraia del Giambellino, Sonzogno
Simona Giacomelli e Monica Stefinlongo, L’uomo nero. Caracò
Modera Samuela Lozza

Elisabetta Bucciarelli – Chi ha bisogno di te (la mia recensione)

Nel romanzo di Elisabetta ci sono uomini ma non in forma di protagonisti: sono uomini che pagano colpe non solo per propri errori, ma anche per scelte altrui.
Sulla copertina (come su quella de l'Uomo nero, di cui Elisabetta è curatrice) c'è un'ape: una scelta della casa editrice.
Al centro della storia ci sono due donne e, lontano, degli uomini, che ci sono per differenza: due donne che devono fare i conti con la distanza dal maschile.
Protagonista una ragazza normale, nel passaggio verso l'adolescenza.
Nel romanzo si racconta del nero, della paura della separazione dal compagno.

La musica, usata dalla madre per parlare con la figlia, è metafora di un nuovo linguaggio.

L'uomo nero – Simona Giacomelli e Monica Stefinlongo (la mia recensione)

L'idea dietro questa raccolta – L'uomo nero – è stata quella di tenere insieme sei storie che cercassero di raccontare che cosa sta succedendo nel grande stereotipo del maschile, in un momento di cambiamento.
Storie che pescano dal materiale autobiografico delle autrici, in questi c'è la volontà di dare uno sguardo sul maschio che non è in grado di trasportare le sue conoscenze a chi viene dopo, il maschio che non sa crescere.
Molte fiabe o favole hanno prodotto dei grandi danni: il sogno del principe azzurro di Cenerentola, eppure lo stereotipo non esiste.
Il maschio difficile da incasellare che qui viene raccontato, ma non colpevolizzato.

L'apicultore di Simona non si preoccupa di rimanere fedele alle aspettative delle sue compagne: Peppe è un uomo solo, era stato messo da parte per delle sue scelte.
Non un carnefice identificabile, delle relazioni fallite.

Monica racconta di un uomo con la sindrome da Peter Pan, anzi con la sindrome di Barbapapà: la crisi ha messo le persone della generazione X di fronte a delle scelte, di fronte a dei problemi che non sanno affrontare.
Al protagonista capita un trauma che forse lo porterà a fare un cambiamento.


Rosa Teruzzi – La fioriaia del Giambellino

Al contrario della cinematografia comune, le protagoniste del libro sono tutte donne, nonna, madre e nipote.
Sono tre donne che vivono in un ex casello senza uomini: un ex sessantottina, una ex libraia e la nipote che è una poliziotta.
L'unica che potrebbe indagare in realtà non è interessata alle indagini, il suo vero interesse è indagare sulla morte del padre, poliziotto anche lui.
Il giallo ad un certo punto entra nelle loro vite e le spinge a cambiare qualcosa di sé.

“Sono donne libere davvero” - ha scritto delle tre donne Carla Colledan.
Le adolescenti devono leggere libri che spiegano loro che possono essere artefici del loro futuro.

Scopro segreti in tante storie, scrivo senza fare una scaletta precisa: ogni pagina mi apre un nuovo capitolo, e poi cerco di chiuderlo tutti.

La passione per il delitto 2017 – il quarto incontro con gli scrittori

Roberto Centazzo, Squadra speciale minestrina in brodo. Operazione Portofino, Tea
Flavio Santi, L’estate non perdona, Mondadori
Emiliano Bezzon, Il manoscritto scomparso di Siddharta, Robin
Marina Visentin, La donna nella pioggia, Piemme

Roberto Centazzo non ha potuto essere presente per un inconveniente.
Modera Marco Proserpio

I libri sono fatti di persone e di storie – l'esordio del giornalista moderatore Proserpio: di alcuni, alla fine del libro, ci dimentichiamo persone e storie.
In questi libri ci sono storie vere e persone che si ricordano: storie che appartengono ad un luogo, senza quel luogo i libri non sarebbero stati gli stessi.

Bezzon: ci sono due donne che si incontrano nel romanzo, la prima una psicologa di coppia che lavora tra Milano e Varese, che si dovrà occupare della scomparsa del marito di una sua cliente. L'altra è un ufficiale dei carabinieri, donna, con cui farà una sua indagine.
Giorgia ed Oriana si ritrovano dentro un giallo di brava gente: c'è un delitto, ma non c'è qualcosa di truculento, tutta la storia scorre sul filo della tensione, un romanzo corale che coinvolge tutti gli abitanti della frazione di Valsolda. Tra Varese e la Svizzera.
Protagonisti sono i posti e Hermann Hesse, che spunta fuori da questi luoghi.

Luoghi dove, al confine con l'Italia, appena fuori l'autostrada, ci sono locali dove la prostituzione è legale: qui ci sono ragazze, con una vita “normale” fuori da questi locali, dove indossano i panni delle escort.

Santi: un'estate caldissima, l'ispettore Furlan di Cividale va a riposarsi a Lignano, ma la quiete terminerà subito.
Vintage coi suoi baffi e anche nei modi, perché ha ancora un cellulare degli anni '90: su questo viene chiamato dal pm e torna a Cividale con la sua moto Guzzi.
Furlan è la summa del classico friulano: un resistente, aggrappato con le unghie alla civiltà contadina, fare un'indagine per lui è come coltivare l'orto, passa molto del suo tempo nelle osterie, anche per lavorarci.
Tutta la vita passa in osteria – dice Furlan.
Tutto questo equilibrio viene messo in crisi da un omicidio, da una improvvisa violenza che fa riflettere i personaggi, che temono che la tranquillità sia a rischio.
Il libro gioca su questo contrasto, tra i luoghi paradisiaci e l'omicidio, una persona uccisa a colpi di Kalaschnikov.

Visentin: Stella lavora e vive a Milano, la Milano degli aperitivi. Arrivata a 39 anni inizia a provare un senso di estraneità. Il lavoro, la vita, le coordinate della vita svaniscono, sono delle menzogne.
La casa è quella ereditata dal marito, ma non entra luce.
Non si vede Santa Maria delle Grazie ma la casa di fronte.
Ha un lavoro bellissimo, ma non è stata una sua scelta, è stata spinta da una sua amica.
I rapporti sentimentali non sono un qualcosa cui aggrapparsi, ma la causa di tutto il male interiore: l'indagine che fa la protagonista è su sé stessa, sulla sua vita, il passato, quello che è successo nella sua famiglia.
Le bugie dei genitori adottivi, la crisi del matrimonio.
Prima che un romanzo di suspence, è un romanzo di formazione di una donna che deve ritrovare i fili che ti legano agli altri, sapendo che possono essere fili dolorosi, perché il passato come il presente non è sotto il tuo controllo.

L'irruzione della Storia
La storia di Hermann Hesse che ha vissuto nelle zone del romanzo di Bezzon, che qui perse la copia del suo romanzo Siddartha.
La Storia brutta, dolorosa, del confine tra est e ovest, quando c'era la cortina di ferro.

La Storia irrompe anche nel romanzo di Visentin, legata ai rapporti tra uomo e donna e alla violenza della Storia contro l'Italia, segreti che sono rimasti ancora oggi segreti.

La passione per il delitto 2017 – il terzo incontro con gli scrittori


Alessandro Perissinotto, Quello che l’acqua nasconde, Piemme
Cristina Rava, L’ultima sonata. Un’indagine di Ardelia Spinola, Garzanti
Alice Basso, Non ditelo allo scrittore, Garzanti
Modera Nicoletta Sipos

Alice Basso, Non ditelo allo scrittore

Il piacere per la scrittura accomuna i tre autori – spiegava la moderatrice Nicoletta Sipos presentando gli autori e a maggior ragione questo vale per Alice: il libro parla di un ghost writer, scrive libri firmati da altri. C'è un giallo dietro, ma solo un terzo del libro, come un attaccapanni per tenere in piedi i personaggi del racconto.

Alessandro Perissinotto La neve sotto la neve
Scrivendo romanzi diamo per scontato che la scrittura sia importante: rispetto agli altri media la scrittura ha un vantaggio, la lentezza.
Viviamo in un mondo in velocità: la concorrenza degli scrittori è Facebook, una carrellata delle loro storie private.
La scrittura può farci rallentare: è veicolo e sostanza delle idee, chi ha più parole ha più sfumature di colore per rappresentare la realtà.
In un tweet o in post, con pochi caratteri, si sfuma poco, la realtà è tagliata con l'accetta, invece per comprenderla meglio, abbiamo bisogno di tutte le sfumature.
Cristina Rava L'ultima sonata, un'indagine di Ardelia Spinola
Protagonista è un medico legale, in un intreccio che si sposta dal lato noir al lato umano.
La scrittura è un mezzo di un messaggio, il sostegno e il veicolo delle idee: non mi piace chi ritiene il “noir”, il “genere” una scrittura meno impegnata, più leggera.

Cosa significa lavorare con un personaggio seriale

Basso: non è un problema la serialità scriverò cinque libri con la mia protagonista, ho tante idee nella testa che devo smistare, perché non posso metterle tutte nei libri.
Non mi capita di identificarmi nel personaggio, che ha qualche disturbo di sociopatia: molti miei lettori si rivolgono a me pensando di trovarsi di fronte la ghost writer, rimanendo spiazzati dalla diversità.

Rava: non ho problemi col mio personaggio, sono nata con un altro personaggio, il commissario Rebaudengo, poi è nata Ardelia.
La tetralogia è ora chiusa: non ho quel rapporto viscerale con questi due personaggi, dicono cose che non penso, ma che sono funzionali alla storia che devo raccontare.

Perissinotto: mi sono inventato un alter ego estone, un commissario, cui ho prestato la passione per il freddo, per lo sci di fondo, un po' di narcolessia.
Ha alcuni miei vezzi: c'è una differenza però, le donne lo trovano piacente.
Avere un personaggio seriale significa avere anche un personaggio con cui realizzare una storia, partendo magari da un fatto letto sui giornali.

Com'è la vostra organizzazione del lavoro da scrittore.

Basso: non apprezzo i romanzi che non hanno struttura, che costringono i redattori a fare un lavoro extra con gli autori. Per dare sostanza e struttura, strutturo le scalette nella mente, quando sono in posta, quando guido.. Quando riesco a scrivere ho tutto pronto e non perdo tempo nel recuperare il polso dell'atmosfera, per tornare al punto da cui ho lasciato la storia.
È un consiglio che do agli scrittori, in generale: la passione non basta.

Rava: dentro una chrime story ci metti un dramma, un omicida, quello che vuoi, ma serve una logica, il disegno della storia lo devi avere dall'inizio.
Ed è anche un discorso di registri: deve esserci una parte andante, un parte veloce, come una partitura.
È un insieme di logica, pensiero e passione.

Perissinotto: scrivere è un equilibrio tra passione e razionalità. La passione ti fa scegliere una storia, in base a quello che ti chiama, magari una storia vera (come quella sui manicomi infantili, i meccanismo predatori degli uomini che commettono femminicidi).
La parte razionale serve per concludere i romanzi nei tempi stretti: ho un modo razionale di organizzare il lavoro, faccio le schede dei personaggi, faccio la scaletta, uso dei fogli excel per incrociare la vita dei personaggi, per evitare delle incongruenze.
Altra strategia è scattare tante fotografie nei luoghi della storia: le foto danno il di più, come cogliere una sfumatura, un dettaglio per ricollocare l'atmosfera di quello che scrivi.

Come siete stati scoperti?

Basso: lavoravo come redattrice da anni quando ho deciso che il mondo dell'editoria era un mondo da raccontare, valeva la pena provare a scrivere di questo.

Rava: ho cominciato con una piccola casa editrice genovese, un contenitore artigianale.
Dovevo fare il salto, ad una presentazione di Viet Heinecken, che mi ha presentato un agente, con cui è scattato un colpo di fulmine.


Perissinotto: il mio manoscritto è stato preso senza costrizioni sessuali – la battuta di Alessandro. In realtà inviai il manoscritto a diverse case editrici, poi dopo tre anni arrivò la telefonata. Il suo manoscritto ci era piaciuto ma lo avevamo perso: ora ripulendo lo abbiamo ritrovato, se vuole glielo pubblichiamo noi. La voce era quella di Elvira Sellerio.

La passione per il delitto 2017 – il secondo incontro con gli scrittori



Piernicola Silvis, Formicae, Sem
Gianni Morelli, Rosso Avana, Adv
Valerio Varesi, Il commissario Soneri e la legge del Corano, Frassinelli
Bruno Morchio, Un piede in due scarpe, Rizzoli
Modera Cecilia Scerbanenco

Piernicola Silvis – Fomicae (la mia recensione)

Non è la solita storia di un serial killer: siamo a Foggia, zona di criminalità di cui si parla poco, c'è un bel personaggio di investigatore.
L'idea di scrivere di un investigatore nasce dal fatto che lo sono stato: volevo sfornare una figura realistica, per far capire quali fossero i rapporti tra magistrati, polizia ai lettori.

Gianni Morelli - rosso Avana ADV

Morelli è un geologo e un conoscitore dell'America latina: nel romanzo siamo agli sgoccioli del regime di Batista, che viene descritto molto bene. C'è la rumba delle feste ma ci sono anche le bande dei castristi che stanno arrivando.
Racconta l'autore: “Sono stato a Cuba negli anni 70 e ho conosciuto persone che sono stati testimoni della rivoluzione, scattata ufficialmente il 1 gennaio 1959”.
Il romanzo è cresciuto dal racconto dei loro aneddoti, delle loro emozioni: non metterle in fila in un romanzo sarebbe stato un peccato.

Bruno Morchio – Un piede in due scarpe

Protagonista non è Bacci Pagano ma uno psicologo che un giorno incontra una paziente che gli chiede di non commettere un omicidio.
Viene coinvolto in una storia, con un gruppo di persone della Genova borghese.
Sono passato dalla prima persona alla terza, osservando la storia con un certo distacco: c'è uno psicologo, Luzzi, e un commissario che si chiama Ingravallo ma viene da Bressanone e detesta il mare.
Lo psicologo ha un dono, di fronte a persone che mentono, prova un dolore al collo: una virtù che sarò molto utile nelle indagini.

Valerio Varesi: IL commissario Soneri e la legge del Corano (la mia recensione)

Un libro molto coraggioso che racconta della convivenza tra culture diverse, delle ronde tra poveri, l'ideologo di destra: ancora una volta si affronta la realtà che cambia.
Ho affrontato questo problema visto che la politica non se ne occupa: della convivenza con gli immigrati e delle periferie, abbandonate dagli operai e dalle aziende che se ne sono andate.
Quartieri svuotati e occupati da altri, dove Soneri si sente estraneo: diventano standard, se osserviamo i corsi in centro, le vetrine. Ma questo cambiamento ci fa sentire in ansia, come se dovessimo imparare sempre qualcosa.
La convivenza in questi quartieri dovrebbe essere la politica a risolverli: ci sono dei valori non negoziabili, in questo amalgama, come la condizione femminile.
Come si concilia la visione della donna nel mondo islamico con la libertà delle donne?
La politica non si occupa di questo problema o fa finta che non esista: nel libro protagonisti sono un Imam che fa critiche alla nostra società e un ideologo di destra, di quelli “fuori tutti gli immigrati”.

Silvis: la pressione dei media nelle indagini è molto forte. Durante le inchieste tutti chiamano al cellulare per sapere qualcosa: nel romanzo c'è una critica a certi programmi televisivi.
La TV del dolore, che insegue la pornografia del delitto non mi piace: ho voluto mettere nel libro questi processi mediatici, perché i processi non si fanno in TV, ma nelle aule dei Tribunali.
Le indagini sono una cosa complessa, la realtà è diversa dalle fiction americane.

Morelli: nel libro è protagonista un truffatore, un personaggio con un suo fascino.
L'autore è partito dallo scontro tra i Lavarello e Totò per il titolo di Principe di Costantinopoli: causa vinta da Totò, ma lo stesso i Lavarello cominciarono a vendere titoli nobiliari, falsi ovviamente.
Nell'Avana dove il regime stava crollando, ho messo questo truffatore che vende titoli falsi a creduloni: era l'Avana dei bordelli, della mafia, frequentata da americani borghesi.

Morchio: dentro il romanzo di Morchio non ci sono criminali, serial killer ma persone normali.
Spesso i TG raccontano di delitti terribili commessi da gente normale: sono i delitti che nascono dalle passioni – nel romanzo ho voluto mettere la mia passione per Gadda.
Il preludio della storia è la passione e l'amore: da questo contesto, all'apparenza normale, nascono poi i delitti della storia, manifestazione della banalità del male.
Senza di cui non ci sarebbe stata la grande letteratura occidentale.

Varesi: Soneri invecchia, è sempre più malinconico, scopre di avere anche il colesterolo fuori controllo.
Sente su di sé più responsabilità: aver fatto parte di un mondo che ha approfittato, che ha disperato le risorse di questo paese.
Dalla sua generazione in poi le generazioni sono destinate e peggiorare la loro condizione.
Altro cruccio è non essere riuscito a far evolvere il mondo come avrebbe voluto: in questa epoca di crisi economica quello che manca è la speranza, un obiettivo cui puntare.
Non a caso il papa, nel suo discorso a Bologna ha fatto un discorso più a sinistra degli ultimi anni: Soneri è in questa nebbia, una nebbia esterna ma anche una nebbia che ha dentro, per non comprendere bene la sua città. Dove sta andando.
Lo stesso smarrimento del personaggio cieco, che ospitava il ragazzo di origine nordafricana che poi viene ucciso...

Silvis: il nome del serial killer si conosce subito, è una caccia all'assassino anomale. Anche perché a metà romanzo entra la criminalità organizzata, non la Sacra Conona Unita ma la mafia foggiana.
Omicidi di cui si parla poco, fuori dalla Puglia, che deve rimanere sui media come la regione della movida, di Padre Pio.
Invece la mafia foggiana deve essere nota al paese: l'estorsione, gli omicidi, il controllo del territorio.
Cosa accadrà quando la mafia garganica si unirà alla Sacra corona unita?
In questo momento la lotta alla criminalità organizzata non è in cima agli interessi della politica: la gente ha paura delle mafie e dunque non parla, così la politica non se ne occupa perché non porta voti.

Sono previsti altri romanzi con lo stesso protagonista, che vedrà luce anche in TV.

Vedrà alla luce una trilogia di Varesi “Trilogia di una Repubblica” coi suoi romanzi ambientati nel passato: Il rivoluzionario, Lo stato di ebbrezza, La sentenza.

Morelli: anziché una trilogia, che porta male, punta ad una quadrilogia, il prossimo romanzo sarà ambientato in Messico, poi in Namibia...


Morchio: di solito ambiento i romanzi nel presente, in questo, ambientato nel 1992, ho avuto una grande soddisfazione. Si parlava al telefono, le notizie le apprendevi dalle locandine: nel prossimo romanzo Bacci Pagano incontrando una donna con cui ha avuto una relazione, ripercorre un'indagine degli anni '80.

La passione per il delitto – gli incontri con gli scrittori




Il primo incontro con gli autori
Paolo Moretti, Una crepa nel muro, goWare
Vittorio Nessi, Due lune sono troppe, Piazza
Daniele Bresciani, Nessuna notizia dello scrittore scomparso, Garzanti
Modera Giorgio Bardaglio

Paolo Moretti, Una crepa nel muro, goWare

Un romanzo giallo che gioca su piani temporali e geografici differenti: inizia negli anni della costruzione del muro di Berlino e porterà poi, con una reazione a catena, ad un omicidio.
Tre i piani storici, il 1961, il presente e un piano intermedio, “pochi mesi fa”: uno stile che rischia di far perdere il filo della storia al lettore.
La scintilla per scrivere il libro è nata con la visita al museo del Muro di Berlino, leggendo le storie delle persone che scappavano: poteva essere uno spunto interessante per una storia da scrivere.

Vittorio Nessi, Due lune sono troppe, Piazza

Il protagonista è un pm con una vita senza bagliori: gli piace correre e, mentre corre, inizia a riflettere sulla vita e sulla morte.
Sta lavorando su un caso di omicidio di un pakistano e si chiede se riuscirà a proteggere i familiari della vittima dalle vendette.
L'idea è uscita dal mare: il giudice è in contatto con fatti di cronaca per la sua attività, che fanno da input allo scrittore, per le emozioni che suscitano. Come un pescatore che vede affondare il suo peschereccio, il mare gli riporta pezzi della barca: pezzi che il mare ha trasformato.

Difficile distinguere protagonista e scrittore: quanta parte c'è di Nessi in Ferretti?
Nel romanzo c'è il tutto dello scrittore: l'anima dello scrittore, rielaborata dai ricordi e dalle emozioni.

Daniele Bresciani, Nessuna notizia dello scrittore scomparso, Garzanti

IL mio libro ha come protagonista una giornalista di un settimanale femminile: volevo raccontare un mondo che sta cambiando, un mondo che nessuno sa come si trasformerà.
I giornali che spariscono dalle edicole: anche il giornale nel racconto è in crisi e sta tagliando dei posti.
Mentre vive questa crisi, la giornalista Emma apprende della scomparsa di uno scrittore: in passato aveva avuto una relazione con lo scrittore e si sente coinvolta dalla ricerca.
Piano piano si comprenderà il perché di questa ricerca..

Dentro il libro c'è tutto me stesso: è inevitabile che dentro ci sia qualcosa di me e delle persone che hanno lavorato con me al giornale.

Il linguaggio del libro
Nessi: scrivi come parli, mi disse un collega. Scrivo in modo tacitiano, verbo soggetto complemento.
Scrivo molto in treno, faccio un viaggio di tre ore da Torino verso casa e in treno mi isolo, trovo il mio spazio. Ho iniziato a far leggere i miei scritti alle segretarie

Moretti: faccio delle alzatacce per colpa di mia figlia che non vuole alzarsi, così ho un'ora per dedicarmi alla scrittura.
I luoghi di Berlino che racconto li ho visitati, per documentarmi sulla Berlino dell'epoca ho usato Google.
Come Daniele, anche per Moretti è difficile descrivere luoghi che non conosco.

Daniele Bresciani ha raccontato dell'importanza del lavoro di editing, di chi ti rilegge i lavori e ti consiglia su come tagliare, dove approfondire: quando lo chiamava la sua editor di Garzanti, ogni volta andava dritto al punto dolente, da sistemare.

Il mondo che cambia: nel processo devi porti il problema dei valori degli immigrati, non per arrivare ad una giustificazione del fatto, ma serve conoscere le diverse culture di cui si compone la nostra società.

Progetti per prossimi libri
Il prossimo libro di Moretti riguarderà una giornalista, niente salti temporali.
Il libro di Nessi riguarderà degli errori giudiziari, partendo da un caso di stupro.

Daniele non ha in piano niente, solo qualche idea: vorrebbe scrivere una storia lontana dai suoi ambienti.

Sicurezza fai da te – l'inchiesta di Presa diretta

Provate ad aprire uno dei tanti quotidiani online che gravitano nell'area politica della nostra destra, populista e pure poco istituzionale: è un proliferare di notizie su stupri, omicidi, scippi, furti compiuti quasi sempre da immigrati.
E ora provate a spostarvi su una delle trasmissioni televisive su Mediaset, tipo quella di Belpietro: di cosa parlano? Dei poveri italiani che non possono uscir di casa la sera perché hanno paura di venir rapinati, violentati e poi, tornando a casa, scoprire che qualche ladro è entrato dentro.
Così si alimenta la paura delle persone.
Lo stupro di Rimini, un atto violento e da condannare, è stato raccontato in tutti i suoi più morbosi particolari, il mostro, anzi i mostri, i ragazzi di colore figli di un immigrato, sono stati sbattuti in prima pagina.
Altro trattamento da parte della stampa rispetto ad un altro caso di violenza, a Firenze. Presunti colpevoli uomini in divisa, bianchi. Italiani come noi.

Come italiani come noi sono i responsabili dei troppi femminicidi e delle violenze domestiche, per lo più compiuti dentro le mura di casa.

Il nemico è la fuori, racconta questa campagna sulla paura: non possiamo aspettare che la polizia intervenga per difenderci, dobbiamo essere noi in grado di farlo da soli.
Riempiendo la nostra casa di armi.
E ogni tanto, una di queste armi, regolarmente posseduta perché dietro c'è un porto d'armi, viene usata per uccidere la moglie, come successo a Mira l'anno scorso.
A Pesaro, nelle Marche, nei primi tre mesi di questo anno sono stati vendute 100 armi tra fucili e pistole: il 30% in più rispetto al 2016.
Le notizie su furti, tentate rapine hanno creato una crepa nella testa dei pesaresi – racconta il giornalista Gianluca Murgia a Elena Stramentinoli: “la gente ha paura e cerca una forma di sicurezza fai da te”.
Secondo il rapporto pubblicato dal Sole 24 ore però la provincia di Pesaro è una delle più sicure d'Italia, ma nonostante questo la gente corre ad armarsi, anche perché la polizia è sparita dalle strade.
Lo racconta (la trovate nell'anteprima) il sindacalista della SILP CGIL Pierpaolo Frega: abbiamo organici fermi agli anni 90, se va bene mettiamo in campo una volante H24, e i criminali che conoscono di questa situazione ne approfittano.
I furti nelle case ci sono, come anche i furti nelle ditte: molte persone non denunciano nemmeno, così si sta creando un corto circuito (tra meno forze dell'ordine e più furti) per cui viene legittimato il concetto di fare come meglio si crede. Con le armi: il boom di richieste di porto d'armi per uso sportivo ha avuto un boom, anche da parte di donne e di professionisti o persone con una attività sportiva.
Peccato che se le persone non si addestrano, con una certa regolarità, siano pericolose quasi più dei ladri: magari con quella Glock calibro 9 che un armaiolo (poco furbo) ha mostrato alla giornalista come arma da difesa personale.
Un'arma che non lascia bossoli in giro, così se viene qualcuno a fare un controllo...

Un atteggiamento molto, molto discutibile.
E quanto è facile ottenere un porto d'armi per uso sportivo in Italia? La giornalista ha provato a fare anche questo (sul sito de La Stampa trovate un'altra anteprima). Un certificato dal medico e un corso per maneggio alle armi al tiro a segno nazionale.
E basta.

In Italia ci sono 1,32 milioni di porto d'ami (molti per attività sportive) e 11 milioni di pistole e fucili: ma siamo sicuri che sia questa la strada giusta per avere più sicurezza?
Il lungo servizio di Presa diretta di questa sera affronterà questo tema, partendo da lontano: racconterà di cosa succede in America, la patria delle armi alla portata di tutti (difese dal secondo emendamento della Costituzione), per esempio a Chicago.

A Chicago ogni 2,45 ore una persona viene sparata e ogni 15 ore una persona muore: tra il 2001 e il 2016 sono avvenuti 7916 omicidi. A Chicago si spara di notte e di giorno, nelle stazioni di servizio e nei centri commerciali, in mezzo alla gente.

Sparano gli uomini e le donne, anche i poliziotti: nemmeno le scuole sono risparmiate, tanto che il comune ha istituito il servizio di “safe passage”, per proteggere i bambini dalle pallottole vaganti delle sparatorie.
Racconta una delle mamme, all'uscita di una scuola: “è come vivere in guerra”.
In America, come aveva già raccontato Michael Moore anni fa col suo film-documentario “Bowling a Columbine”, il proliferare delle armi, che chiunque può comprare, anche armi da guerra, non ha portato affatto alcuna maggiore sicurezza. Perfino nelle scuole.

E c'è un altro problema, molto sottovalutato: in Italia sono arrivate le gang di strada sudamericane, le Pandillas, che si stanno radicando nelle città del nord, per esempio a Milano.

I difensori delle armi libere dicono che non sono le armi che uccidono, sono gli uomini. Ma sono gli stessi uomini che considerano la moglie, compagna, fidanzata come un bene di loro possesso. Sono le stesse persone con problemi di instabilità (e che nonostante tutto ottengono certificati con troppa facilità). Le stesse persone che riempiono di insulti la rete nei loro deliri e che se potessero mettere le mani su tizio o caio ..

Non è trasformando il paese in un enorme far west che avremo maggiore sicurezza.

La scheda del servizio: Legittima difesa
PresaDiretta si interroga sul perché gli italiani si sentono sempre più insicuri e sono sempre più armati.Italiani pistoleri? Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Interno i porto d’armi civili in Italia sono circa 1 milione e 200mila, ma il trend è in crescita e il numero risale al 2016.Di questi, una piccola parte sono quelli “per difesa personale”, di coloro che fanno un lavoro che li espone al rischio di aggressioni, sono magistrati, avvocati, gioiellieri e, naturalmente i vigilantes. Poi c’è l’esercito delle “doppiette”, i cacciatori, che sono quasi 700mila, anche questi in aumento.Infine c’è il porto d’arma cresciuto più di tutti, quello “per uso sportivo”: ce l’ha quasi mezzo milione di italiani. Un certificato medico, due marche da bollo, un pomeriggio di corso presso un Poligono di tiro a segno nazionale per la parte teorica e quella pratica e se superi le prove hai il porto d’arma. PresaDiretta lo ha fatto. Con quel pezzo di carta si possono avere fino a 9 pistole e un numero illimitato di fucili.Ma quante sono davvero le armi nel nostro paese? Non lo sappiamo con precisione perché l’ultimo censimento è di 9 anni fa. Le stime dicono che il numero si aggira tra i 7 e i 12 milioni. Quel che sappiamo però è che l’Italia ha un drammatico record: siamo il paese, secondo solo agli Stati Uniti, con il più alto numero di morti per arma da fuoco. E non è un bel primato.Gli Stati Uniti invece per numero di armi possedute non sono secondi a nessuno, in America le armi sono più numerose degli abitanti.
In un crudissimo reportage girato a Chicago, PresaDiretta ha raccontato cosa succede in un paese dove sono armati anche i bambini. Chicago è una città in guerra, dove ogni 2 ore e 45 minuti si spara a qualcuno e ogni 15 ore si compie un omicidio con arma da fuoco. Un esempio di come il numero delle armi sia direttamente proporzionale al numero dei morti ammazzati. Non il contrario.
A PresaDiretta, testimonianze esclusive, casi di cronaca e di ordinaria violenza, in provincia e nelle grandi città, ma anche storie positive di come le cose possono cambiare. Quando le Amministrazioni locali vogliono e decidono di investire fondi pubblici, interi quartieri considerati invivibili e violenti, possono trasformarsi ed essere restituiti alla vita civile.E la legge sulla legittima difesa, ferma in Parlamento, renderà più sicure le nostre case? A PresaDiretta il punto di vista dei partiti politici.LEGITTIMA DIFESA”, è un racconto di Riccardo Iacona con Elena Stramentinoli, Elisabetta Camilleri, Elena Marzano, Marianna De Marzi, Raffaella Notariale, Marcello Brecciaroli, Massimiliano Torchia.