18 giugno 2018

Una certa confusione

Pensavo alcune cose, leggendo le notizie qua e là dai siti dei quotidiani online: che della vicenda dello stadio di Roma sappiamo tanto perché conosciamo le intercettazioni non per riassunto, ma intere (almeno quelle pubblicate).
Per esempio quella in cui un avvocato che parlando al telefono dello stadio della Roma dice:
«Si deve fare per forza — dice — verrà uno schifo ma si fa». 

Ecco, le (grandi) opere che si fanno non perché servono ma perché sono necessarie per mangiarci sopra, in tanti.
Fa specie vedere i garantisti di ieri usare quelle intercettazioni per colpire il sindaco di Roma, ma è questione di tifo.

L'Aquarius sbarca a Valencia col suo carico di 600 persone: il gioco d'azzardo di Salvini al momento lo vede vincente, ma come ci comporteremo nel futuro con le prossime navi?
E quello degli hot spot è il piano dell'Europa per risolvere la questione migranti?
Perché è un piano simile a quello proposto dall'ex ministro Minniti, di cui oggi ci parla Scalfari nel suo editoriale, definendolo un salvatore dell'Italia. 
Salvare il paese dal governo di destra che ci troviamo ora, racconta Diego Bianchi.
E anche qui faccio fatica a capire: non è stato Minniti a spianare la strada a queste politiche (lo ha detto Saviano proprio a Propaganda Live)?

17 giugno 2018

Quando sarà finito il polverone

Se avete modo, comprate l'ultimo numero de l'Espresso: non solo per copertina (che ha fatto innervosire il ministro Salvini), ma per la vignetta di Makkox.
C'è un Salvini che scruta l'orizzonte e che vede andar via le navi delle ong: e se queste vanno via, io di che parlo?



"Inizieranno tutti a chiedermi: e la flat tax? E i posti di lavoro che ci rubavano i negri, 'ndo stanno?!!".

Coglie nel pieno la questione, la vignetta: le polemiche, gli hashtag (da una parte e dall'altra), le sparate servono solo a creare quel polverone che non ci fa vedere chiari i problemi.
Ad oggi non c'è correlazione tra ONG e sbarchi, lo dice uno studio dell'ISPI per cui solo il 40% dei salvataggi lo fanno queste associazioni private.
Passato il polverone su porti, su crociere e pacchie che sono finite, si dovrà parlare di lavoro, debito, politica vera.
Che succederà allora?

E vale anche l'inverso per l'inchiesta romana sullo stadio di Roma, usata a seconda del bisogno per attaccare gli avversari: e allora la Raggi? E allora Sala? E allora Casaleggio?
Parnasi pagava tanti partiti, comprese le fondazioni del PD e una vicina a Salvini.
Perchè questo è il capitalismo oggi: relazioni, cene, incontri.
Con la scomparsa dei partiti, di una struttura dirigenziale dietro i partiti, oggi un Lanzalone riesce ad entrare dentro la stanza dei bottoni (a Roma al comune e nelle istituzioni) senza troppi filtri.


PS: nella copertina de l'Espresso si mostrano a fianco il ministro e il sindacalista dell'USB Aboubakar Soumahoro. C'è stato un tempo in cui i sindacalisti erano la palude, quelli che bloccavano il paese, quelli che mettevano il gettone nell'Iphone.
Grazie al cielo quei tempi sono passati.
E si tornerà a parlare anche di diritti sul lavoro.

16 giugno 2018

Lungo le strade di Torino

Per le strade di Torino si aggira un nuovo investigatore, si chiama Contrera e non ha un nome.
Una volta era un poliziotto, anche abbastanza in gamba, aveva pure una moglie e una figlia.
Poi le cose nella sua vita hanno iniziato a prendere una piega sbagliata.
È lui il protagonista del primo noir di Christian Frascella, Fa troppo freddo per morire (La prima indagine di Contrera) Einaudi: raccontata attraverso il suo sguardo, vediamo la Torino delle periferie.
Quella che difficilmente troverete raccontata in qualche articolo di giornale, se non nelle pagine di cronaca, o in qualche servizio in TV.
Siamo a Torino ma sembra di stare in una specie di giungla, in una specie di terra di nessuno: l'ex quartiere industriale chiamato Barriera, “il mio cuore nero”, è oggi una zona multietnica, con negozi della frutta nelle mani dei magrebini, le scuole occupate e usate come abitazioni di fortuna, i ristoranti cinesi a poco prezzo.
Multietnica anche la delinquenza, purtroppo: lo spaccio per le piazze, il mercato della prostituzione per strada e anche nei locali in mano alla mala albanese.

Ed ecco che mi si stende davanti Barriera, corso Giulio Cesare, il cuore palpitante dell'assurdo. Maghrebini, sudanesi, congolesi che si salutano, s'ignorano, parlano strillando nei cellulari come se dessero ordini al mondo e magari stanno solo chiedendo come va. I cinesi davanti ai ristoranti si preparano ad accogliere la clientela che non ha soldi per pagarsi un pranzo decente e propongono senza fronzoli quello che chi va da loro si aspetta.Uno che so essere ivoriano è appoggiato al muro della farmacia, dove attende la clientela: sta stretto in un giaccone grigio stretto e fuma senza togliersi la sigaretta dalla bocca, nelle fodere delle tasche ha un po' di hashish per i ragazzini che usciranno da scuola.

Attenzione a non arrivare ai soliti luoghi comuni: gli immigrati che ci invadono, gli immigrati che portano solo delinquenza ..
Gli spazi che ora sono occupati da nordafricani, cinesi, sono spazi lasciati vuoti da italiani.
La crisi sociale di queste zone è precedente al loro arrivo e deriva dalla chiusura delle industrie, come la Fiat.
E poi, sopra a tutto, c'è la 'ndrangheta che tutto vede e tutto controlla.

Manduri è il capo della 'ndrangheta di questa parte di Torino. La sua famiglia si è trasferita in zona negli anni Sessanta, ha scalzato le piccole bande locali a suon di proiettili, si è inserita stabilmente nei gangli del potere cittadino. Se dici criminalità organizzata, a Torino, stai parlando di loro. Lui è il rampollo, l'erede, l'ultimo dei sanguinari e il primo ad aver guardato alla politica e alla finanza con l'intelligenza e la forza di uno scalatore. Ora osserva tutti dall'alto.Quand'ero in polizia l'ho prima osteggiato - con scarsi risultati - poi ho mollato la presa e ho cominciato a guardare dall'altra parte; in cambio ho incassato i suoi bonus fedeltà.

Ma c'è anche una lavanderia, gestita da un marocchino di nome Mohamed, che poi è l'ufficio di Contrera.

C'è molta (auto) ironia in questo noir: si ride per le battute del protagonista che nulla nasconde della sua natura marcia.
E che ora, da investigatore privato, sta cercando una seconda possibilità.
Ma si ride amaro: tutto il ritratto della Torino di oggi, ex città industriale, dove tra il centro (rifatto per le Olimpiadi invernali) e le periferie c'è una distanza incolmabile.
La chiamano letteratura di genere, questa: ma forse è uno dei pochi mezzi con cui si riesce a raccontare la realtà, senza nessun filtro del politicamente corretto, dell'ipocrisia, del finto.

Benvenuti in Barriera!

Fa troppo freddo per morire (La prima indagine di Contrera) Einaudi

15 giugno 2018

Il cavallo di Troia della penale

Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano di oggi: 

Il culto laico della “penale” così trionfano i costruttori
Il sistema - L’arrivo dell’uomo di Casaleggio motivato col rischio di dover pagare risarcimenti. L’apriscatole delle opere inutili, dal Tav al Ponte
 
La mitica penale è l’alfa e l’omega del malaffare cementizio. È l’arma della disperazione per il costruttore Luca Parnasi, l’ultima minaccia con cui riesce ad ammorbidire il no della sindaca Virginia Raggi al suo nuovo stadio circondato da palazzi. Ed è l’apriscatole con cui l’avvocato Luca Lanzalone sventra l’interesse pubblico e in nome della ditta Grillo-Casaleggio fa del Campidoglio pentastellato il complice di Parnasi, mentre il sindaco Virginia Raggi e i due alani Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro (oggi ministri) approvano o (molto peggio) non si rendono conto.
Paolo Berdini era l’assessore all’Urbanistica scelto come icona pop, ma anche competente, del no allo stadio su cui Virginia Raggi era stata per anni irremovibile. Due settimane fa l’urbanista ha spiegato ai pm romani Paolo Ielo e Barbara Zuin com’è andata. All’inizio del 2017 “Lanzalone era stato chiamato come consulente per verificare la questione risarcitoria, ossia per valutare se, in caso di annullamento della dichiarazione di pubblico interesse del progetto stadio, il Comune sarebbe stato gravato dall’obbligo di risarcire danni alla Roma o al gruppo Parnasi. Io non compresi il perché di tale incarico, anche perché pareri sulla questione erano già stati formulati dall’Avvocatura”. L’avvocato genovese fa qui il capolavoro. Stabilisce che la Roma e Parnasi non possono avanzare pretese risarcitorie. Ma da quel momento prende in mano la situazione.
 
Lavora gratis. Berdini chiede al sindaco come pagherà il suo “impegno considerevole”. Raggi gli risponde che troverà il modo di “inserirlo formalmente” nel suo staff. Ma il ruolo di Lanzalone, sebbene informale, è sostanziale. In meno di un mese pilota il Campidoglio verso l’accordo per fare lo stadio. Lavorando gratis per il Comune risolve il problema del nuovo amico Parnasi. Berdini si dimette e denuncia: “Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma”. L’immobiliarista è al settimo cielo e inneggia al suo nuovo amico: “Tu sei mr. Wolf!”. Ha risolto problemi con l’arma totale: la penale.
La penale è la nuova religione del partito del cemento. Si fonda su un undicesimo comandamento: “Se la sovranità popolare ferma un’opera inutile o dannosa, al costruttore spetta un risarcimento monetario che lenisca la delusione”. Corollario: prima di pretendere la penale, il costruttore deluso scatenerà lobbisti, politici e giornali amici per diffondere l’allarme sociale sul risarcimento talmente pesante da far costare più fermare l’opera che andare avanti.
È la commedia che va avanti da anni con il Tav Torino-Lione. Sul Fatto ci ha pensato il giurista Livio Pepino a chiarire che su quell’opera inutile non grava alcun rischio, anche perché non si capisce chi dovrebbe chiedere la penale, atteso che la costruzione di quell’opera tanto costosa quanto inutile non è ancora stata assegnata. Quando si fermerà il faraonico progetto lo sconforto sarà distribuito in tutto il partito del cemento.
 
La penale è mitica ma anche mistica, un culto pagano che si è diffuso nelle società di costruzione e negli studi legali quando ci sono stati meno soldi pubblici da rubare. L’anno zero è il 2005, quando la Impregilo, la Condotte e la Cmc vincono la gara per il ponte sullo stretto di Messina con un ribasso del 17 per cento sulla base d’asta. L’Astaldi che arriva seconda fa ricorso al Tar perché, dice, per un’opera talmente audace che non è certa neppure la stessa realizzabilità, un simile ribasso è privo di senso. Ma è noto fin dal primo giorno che l’obiettivo di Impregilo è proprio la penale: aggiudicandosi un’opera che sicuramente non sarà fatta, il colosso delle costruzioni prenota la penale per la mancata costruzione. Già 13 anni fa il conto era pronto, al centesimo: 800 milioni di euro. 
È vero che nel bando di gara la penale non era prevista. Infatti solo sei mesi dopo la firma del contratto l’allora ministro dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro decise lo stop al ponte mandando tutti al diavolo: “Perché dovremmo pagare una penale? Non gli abbiamo tolto nulla, la società Stretto di Messina sta lì, Impregilo sta lì, cosa vuole, vuole pure una penale per una cosa che non ha fatto?”. Puntualmente, tre anni dopo il successivo governo Berlusconi modificò il contratto (con clausole secretate) e introdusse la penale. E adesso Pietro Salini – nuovo padrone dell’Impregilo ma anche amico di Parnasi e candidato alla costruzione del nuovo stadio della Roma – la rivendica in tribunale. Ma ormai nel sistema degli affari di penale c’è soprattutto l’azione dei magistrati.

Poco cambiamento

Lo sblocco all'uso del contante.
La legge contro il caporalato che è un blocco per le imprese.
La legittima difesa senza alcuna proporzionalità tra offesa e difesa.
La chiusura del porti perché non se ne può più (ma senza toccare l'accordo di Dublino).
E poi la promessa elettorale della flat tax, dei cui benefici per pochi se ne è già discusso.
Dall'altra parte la promessa di qualche tutela sui riders, un ritocco alla Fornero, forse l'articolo 18 che torna, forse qualche grande opera che salta.

Tra annunci, promesse, contratti, questo cambiamento non mi sembra così promettente.
Anche perché, questo lo raccontano le inchieste e le intercettazioni almeno finché si potranno pubblicare, il nuovo che avanza si è dimostrato già abbastanza permeabile ai vari Lanzalone e Parnasi.
Della Lega sapevamo, avendo già avuto esperienze di governo.
Del M5S stiamo avendo conferme.

14 giugno 2018

A cosa serve uno stadio

Ci sono un avvocato che risolve i problemi (a quanto dicono le notizie), un immobiliarista con pochi problemi di coscienza (a quanto si legge sui giornali), una serie di politici che si sarebbero fatti avvicinare per facilitare il costrutture, uno stadio di calcio da costruire per fare speculazione (perché il calcio è diventato impresa, non più sport).
Cosa c'è di nuovo oggi allora, leggendo le cronache dell'inchiesta romana sullo stadio della Roma?


Che questa volta tocca anche il M5S e la Lega (oltre a FI e PD), molto da vicino. L'avvocato era vicino a Casaleggio, ha svolto un lavori di consulenza per le giunte romane e di Livorno.
E che per mandare soldi alla Lega sarebbe stata usata una Onlus.

Segno dei tempi che cambiano e dei costumi che non cambiano.
Tanto che oggi sorprende la notizia per cui l'assessore milanese Maran sarebbe stato avvicinato (per ammorbidirlo sul nuovo stadio del Milan) con la promessa di una casa e avrebbe rifiutato.
Bravo.
Certo avrebbe potuto denunciare la cosa alla magistratura.
Ma oggi non dobbiamo essere troppo schizzinosi.

Oggi cominciano i mondiali (quasi a voler oscurare il presunto governo del cambiamento) senza l'Italia: occasione buona almeno per rifondare il calcio italiano cominciando da tutti questi interessi economici che girano attorno e che nulla hanno a che vedere con lo sport.

13 giugno 2018

Il commissario Ricciardi in fumetto



Spinto dalla curiosità ho comprato il terzo volume del Magazine di Bonelli editore dedicato al commissario Ricciardi: cosa dire? Funziona anche in fumetto il commissario dagli occhi enigmatici, che vede i morti nel loro ultimo istante.
Sono quattro i racconti che trovate in questo numero:

  • Dieci centesimi
  • Partire e lasciare
  • Un mazzo di fiori
  • Febbre

Un mazzo di fiori

Febbre

Partire e lasciare

Alcuni li avete sicuramente già letti nella raccolta "Una domenica col commissario Ricciardi": com'è che Ricciardi è diventato un poliziotto; la passione del dottor Modo (che nel fumetto ricorda il grande De Sica) nel curare i bambini, le persone più indifese e deboli; un furto per amore che il brigadiere Maione non denuncerà e infine la morte di un veggente nei quartieri spagnoli e la febbre del gioco.

Buona lettura !!

Lo sforzo di alzare il punto di vista

Dovremmo fare lo sforzo di alzare il punto di vista: alzare lo sguardo dalla nave Aquarius a tutto il flusso migratorio dai paesi africani che arrivano fino alle coste libiche.
Non sono solo le 600 persone da difendere, da proteggere da qualsiasi speculazione politica (da una parte e dall'altra).
Dobbiamo pensare anche alle altre migliaia di persone che stanno attraversando il deserto mettendo la loro vita nelle mani dei trafficanti di esseri umani.
Dobbiamo pensare alle migliaia di persone finite nei centri di detenzione in Libia che l'ONU sta monitorando (solo 20 su 34 al momento).

Dobbiamo iniziare a pensare alla questione dei migranti ad un problema da risolvere e non ad una occasione per fare campagna elettorale.
La Lega di Salvini contro l'Europa e il PD.
Il PD contro la Lega.
Il M5S contro il Pd rinfacciando Buzzi e le sue cooperative rosse e nere a Roma e gli affari sulla pelle dei migranti.
Macron contro l'Italia dopo che la Francia ha respinto alla frontiera una nigeriana incinta poi morta per il freddo.

Troppo facile ora puntare alla polemica facile. Alla lunga non vincerà nessuno.

12 giugno 2018

Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti

Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti..
Questo cantava De Andrè ieri e questo vale anche oggi per le polemiche tra governo italiano e governo francese, Salvini contro Macron.
Nessuno si salva.
Non si salva Macron che ha mandato i gendarmi sulle Alpi a bloccare le nostre frontiere.
Non si salva nemmeno l'Europa che, come già detto la senatrice Segre (che non può essere accusata di sovranismo), ha lasciato sola l'Italia.

Il metodo Catalanotti, di Andrea Camilleri




S'attrovava in una radura davanti a un boschetto di castagni, il tirreno era tutto cummugliato da 'na specialità di margherite russe e gialle che lui non aviva viduto mai ma dalle quali nisciva fora un profumo che 'mbarsamava l'aria.
Gli vinni gana di caminare a pedi nudi e si stava calanno per slacciarsisi le scarpi quando da boschetto sintì arrivatti un forti soni di ciancianeddri. Si firmò ad ascutari e vitti nesciri 'na mannara di crapazzi bianche e marrò, ognuna della quali aviva una collarino di cianciani.Mentri che le vestie gli s'avvicinavano, il ciancianiddrìo divinni un sono unico, 'nsistenti, 'nterminabili, acuto. E criscì tanto di volumi da darigli 'na sensazioni di fastiddio alle recchie. Fu quel fastiddio che l'arrisbigliò e si fici pirsuaso che quel sono, che ancora continuava da vigliante, autro non era che quella grannissima camurria del tilefono. Accapì che doviva susirisi e annare ad arrispunniri, ma non ce la faciva, era troppo 'ntordonuto dal sonno, aviva la vucca 'mpastata. Allungò un vrazzo, addrumò la luci, taliò il ralogio: le tri del matino. E chi potiva essiri a quell'ura? 

Come pochi altri libri prima, quest'ultimo Montalbano mi ha spiazzato: c'era qualcosa in questo racconto che non mi tornava e che da una parte è come se mi intralciasse la lettura, dall'altra mi sprovava ad andare avanti.

Non perché non ci sia il giallo, l'inchiesta, il delitto, i soliti ingredienti del mondo vigatese dove si muove il nostro commissario.
Anzi.
Si inizia subito con un morto, scoperto da Mimì Augello in una sua avventura notturna e che però, sparisce subito.

.. fu allora che si calò supra la giacchetta pirfittamenti abbuttunata e fu allura che si calò verso la facci per sintirinni il respiro.Nenti.Allura, pigliatosi di coraggio, gli posò deciamenti la mano sopra alla fronti.L'arritrò di scatto.Aviva sintuto il friddo della morti.

Mentre Mimì, scantato, cerca con Salvo una soluzione per far ritrovare in modo “normale” il cadaviro, viene fuori un altro morto, questa volta per davvero.
«Che fu? Che ti dissi Catarella?» 
«E ora che minchia facemo?» 
«Che vuol dire che facemo? Parla!» 
«Salvo, il morto di Catarella non è quello nostro. Ci snni sunno dù. Uno ccà e 'n autro in via La Marmora». 
«Minchia!» fici il commissario, mittennosi stavota lui alla guida.

E' il ragioniere Carmelo Catalanotti, trovato ucciso nel suo letto, con un fermacarte piantato nel petto.
Sembra un morto identico a quello trovato da Mimì in via Biancamano: due uomini vestiti morti nel letto.
Ma anche questa, è una strana morte: se ne accorgono tutti, a cominciare da Montalbano: poco sangue, sempra tutta una messinscena, una “pillicula miricana” viene a dire il dottor Pasquano. Dello stesso avviso anche Antonia Nicoletti, nuovo capo della scientifica.

Mentre gli uomini del commissariato di Vigata cominciano le loro indagini, nel paese avvengono altri fatti: un piccioto (legato casualmente a Catalanotti), viene sparato davanti il portone.
La crisi si manifesta anche nella piccola cittadina siciliana, con manifestazioni di operai, di disoccupati, di persone normali, che vengono bloccate dalle forze dell'ordine, suscitando l'indignazione di Montalbano, che forse non sarà comunista arraggiato (come disse una volta Fazio), ma è comunque omo che ragiona.
«.. contami piuttosto della manifestazioni». 
Prima d'arrispunniri Fazio sturcì la vucca e allargò le vrazza.«Dottore, ancora 'na vota, che ci aio a diri? Vidissi che alle manifestazioni non c'erano sulo operai delle fabbriche che stanno chiuenno, ma c'erano macari la genti comuni, e chista è la vera tragedia. Ci stavano i picciotti che non hanno sprnza d'attrovari travaglio. Aio arracconosciuto, per esempio, macari 'na poco di cumpagni di scola e autri amici mè, maritati, patri di famiglia, 'mpiegati, laureati che hanno pirduto il travaglio e non hanno nisciuna possibilità d'arritrovarlo. Se le cosi continuano accussì l'unica è tornari a fari 'n'autra vota l'emigranti». 
«Raggiuni hai, Fazio. E forsi chista sarebbi la meno, pirchì se a 'sta genti gli sàvuta il firticchio di sfogari tutta la raggia che si portano dintra capace che sta facenna finisci veramenti a schifio. Se non sei 'n condizioni di dari da mangiari a to' figlio, sei pronto a fari la qualunqui»..

No, a turbarmi in questa storia è stato altro.
Per la prima volta compaiono lunghi pezzi in cui sembra di stare dentro un film, o dentro un sogno: quando Augello gli racconta della scoperta del primo morto (ah, già? Che fine avrà fatto?), quando inizia a scoprire alcuni stralci di dialoghi nascosti dentro un armadio dentro casa del morto.
Per la prima volta leggiamo un romanzo di Montalbano, non con gli occhi del commissario.

E poi c'è Catalanotti: chi è il morto? Cosa faceva per vivere? Come passava le giornate? Cosa significano quelle carpette trovate in casa, quei dialoghi che sembrano delle sedute da uno psicologo..
- Che cosa? 
- La verità. 
- Da oggi, allora, dovrai rassegnarti a vivere senza più nessuna illusione. 
- Ho vissuto nell'illusione per tutta la vita. Non mi è mai stato possibile farne a meno. 
- Hai voluto tu arrivare a questo, ad ogni costo. 
- Sino ad oggi le illusioni mi avevano dato la forza di continuare, m'aiutavano a vivere. Non credo in altro, io. Non avevo altro che mi aiutasse.

E quelle liste di persone, con delle cifre accanto? Era forse uno strozzino?

Si scoprirà poi che quei dialoghi erano pezzi delle prove cui il Catalanotti amante di teatro (e dentro il direttorio di una compagnia teatrale) sottoponeva agli aspiranti attori delle opere che voleva mettere in scena.

Il famoso metodo Catalanotti: un lavoro di scavo dentro le coscienze delle persone che potevano essere attori della sua commedia. Un lavoro basato sul similvero non sul verosimile.
Un gioco pericoloso, perché Catalanotti sapeva andare a fondo nell'animo delle persone, nelle loro fobie, nelle loro paure.
Un'attrice lasciata sepolte nella sabbia, con una pistola a fianco, per vedere fino a che punto non l'avrebbe usata per porre fine alla tortura.
Un attore costretta a strisciare per terra, con un abito addosso, per entrare nella parte.
Un altro portata al limite, per capire se fosse veramente in grado di uccidere una persona ..
«Stavo pensando a Catalanotti. mi sarebbe piaciuto tanto conoscerlo, parlargli. Raramente mi è capitato di imbattermi in una personalità così complessa. E' chiaro che si tratta di un vero artista. Forse l'unico della compagnia, e allura io m'addimanno e dico: chi è stato ammazzato? L'artista o l'ususaro?»

E allora, chi è stato ammazzato? L'amante del teatro oppure lo strozzino?
Dove cercare il suo assassino? Nella cerchia delle persone con cui lavorava in teatro, mantenendo una certa distanza, nonostante la vivisezione cui erano costretti, oppure tra le persone cui aveva dato soldi?
Ma non c'è solo questo. C'è anche Antonia, la bella capa della scientifica, che su Montalbano ha l'effetto di una calamita.

Antonia circò di scostarisi ma non potiva pirchì sarebbi caduta.Lo taliò negli occhi.Salvo ricambiò la taliata. 

E' tutto così semplice,
 
si, era così semplice, 
è tale l'evidenza 
che quasi non ci credo. 
A questo serve il corpo: 
mi tocchi o non mi tocchi, mi abbracci o mi allontani. 
Il resto è per i pazzi. 
(Patrizia Cavalli - E' tutto così semplice)

Per Antonia, per fare colpo su questa donna a volte scostante, come le montagne russe, Montalbano è costretto ad aggiornare il suo guardaroba, comprandosi nuove scarpe, camicie, vestiti e perfino un dopobarba francese dentro una profumeria.
Cosa sta succedendo al commissario, che all'improvviso si nega perfino a Fazio e a Mimì, che per lui è come un fratello?

Colpa forse del rapporto con Livia, che sta affondando lentamente come il sole al tramonto nel mare, mentre per lui Antonia è il sole che sorge, forse l'ultima possibilità per sentirsi ancora vivo?

Le pagine del racconto scorrono e si ha l'impressione di trovarsi dentro una commedia, la commedia di una persona che scopre nuovamente l'amore. La commedia dell'animo umano, con le sue vigliaccherie, le sue debolezze.
E dunque, forse è tutto un sogno, tutta una commedia dell'arte, tutta un'invenzione: non esiste nessun cadaviro e Catalanotti sta ora facendo l'ennesimo provino per quella commedia che voleva portare in scena ...
Era, lo sapevi, l'ultimo fuoco concessoti 
dagli Dei nel tuo più che tardo autunno. 
Non ce ne saranno altri. 
Ma adesso basterà un Everest di cenere 
Per seppellire questa manciata di braci 
Che ancora si ostinano a bruciare

La scheda del libro sul sito dell'editore Sellerio
Il sito Vigata.org
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Report – la sicurezza nel trasporto ferroviario

Prima dell'inchiesta sulla sicurezza nel trasporto su treno, l'anteprima sui Gruppi di Acquisto Solidale e di tutte le tecniche per abbandonare i supermercati



Per esempio l'acido citrico e l'ipercarbonato di sodio al posto degli sbiancanti.

L'insalata presa dal contadino anziché il biologico (che poi magari non è biologico).

I detersivi sono ritirati in luoghi dove si condivide il lavoro e anche i prodotti.

A Bologna una cooperativa è organizzata in modo che siano i soci a raccogliere le fragole.

Sempre a Bologna si trova un supermercato autogestito: ci si organizza per le pulizie, per gli acquisti dai fornitori: tra questi i contadini dei campi aperti.



Tutto più faticoso (se pensi che vai al supermercato e trovi tutto pronto): ma il sapore è diverso del cibo, non ci sono sprechi, il lavoro del contadino viene rispettato.

La grossa distribuzione fa il prezzo e questo è a discapito del produttore: il prezzo qui viene deciso dai produttori ed è un vero prodotto biologico.

Le parole chiave sono solidarietà e partecipazione: stanno puntando al riconoscimento del ruolo del contadino, distinto dall'imprenditore agricolo, per avere norme ad hoc (c'è una proposta di legge ferma in commissione agricoltura).

Secondo studi dell'Ispri la filiera corta porta ad un minore scarto, circa il 5%.



Venicetown di Claudia di Pasquale (qui il PDF con la trascrizione della puntata)



Venezia è una città delicata, dice il sindaco Brugnaro: ma il patrimonio dell'umanità sembra oggi più un patrimonio di pochi.
Anche ad un imprenditore (chiamato Coco il cinese) legato alla mala del Brenta che si prende i turisti al posto del servizio pubblico
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 
Coco il cinese, ha sistemato la sua di famiglia, e aveva sistemato anche quella dell’exboss. Quello che è certo è che per anni, insieme agli altri privati, ha sfilato sotto ilnaso dei servizi pubblici milioni e milioni di turisti, che sono una risorsa, che sel’avesse intercettata magari il comune di Venezia, avrebbe evitato di usare i palazzicome un bancomat. Ma la responsabilità è anche dei veneziani che hanno affittato esvenduto oltre le mura anche la propria identità. È responsabilità anche di quelsistema omertoso complice di quegli imprenditori che hanno drenato denaro pubblicoper il Mose, lasciando la città con l’acqua alla gola e a secco, quando si son chiusi icordoni della borsa della legge speciale su Venezia. Ecco un patrimonio che è finito inmano ai fondi del Qatar, in mano a magnati di Singapore o di chi non si sa chi. Sono nati per contrastare il fenomeno dei comitati locali, ma hanno le armi spuntate controla politica del business.

6.57 di Giovanna Boursier (qui il PDF con la trascrizione della puntata)


Il servizio di Boursier racconta della sicurezza sui treni: abbiamo speso miliardi per la sicurezza e poi andiamo avanti con le tavolette piazzare sotto i giunti, come una pezza in attesa di una vera manutenzione.

Una tavoletta era presente sotto un giunto anche il 25 gennaio di quest'anno quando è deragliato il treno partito da Cremona alle 5.32 e deragliato a Pioltello.

Tra i passeggeri c'era anche il sindaco di Gera D'Adda che si ricorda di forti vibrazioni, per lunghi minuti, prima del deragliamento: il treno viaggiava nei limiti di velocità, un convoglio è uscito dai binari prima della stazione fino all'incidente costato la vita a tre donne.



Il convoglio era di Trenord: i pendolari di Trenord sono 750 mila, circa un terzo di quelli italiani.

Quella mattina lungo i binari erano presenti tutti, anche l'ex ministro Delrio che si è attivato per una commissione di inchiesta, in parallelo a quello della procura.

Indagati i vertici di Trenord e di RFI e anche 4 tecnici della manutenzione.

La causa del disastro è nell'usura dei carrelli o nel binario che si è rotto (la famosa tavoletta sotto il giunto c'entra qualcosa?).



Sulla rete ci sono pochi incidenti in questi ultimi anni, rassicura Delrio, ma vogliamo capire lo stesso: il rapporto dell'agenzia indica come dal 2007 abbiamo avuto tre morti in Sardegna, 32 morti a Viareggio (l'ex AD Moretti è stato condannato); nel 2016 23 morti a Corato in Puglia.

Sono 101 incidenti avvenuti in totale: fare sicurezza significa imparare dagli errori, però, ma la commissione di Delrio non può operare perché attende l'ok dei magistrati.

Le perizie sui binari non sono partite però perché mancato i documenti su binari e giunti.

Le perizie sui vagono invece sono terminate e non hanno portato ad alcuna evidenza o problema sui carrelli.



Nel deposito di RFI che custodisce i binari nei mesi passati è piovuto dentro: ora dovremo spostarli spendendo altri soldi.

Il diretto dell'Agenzia di controllo ha accettato l'intervista da Report: ha parlato di manutenzione dei binari, carente probabilmente visto il richiamo che aveva fatto, a seguito di alcune segnalazioni nei mesi passati. Uno di questo era avvenuto proprio a Pioltello, un deragliamento che non aveva causato feriti.



Le tavolette sono usate per tenere su il giunto, per evitare che le sollecitazioni dei treni provochino delle micro fratture: il giunto non deve battere ed evitare che si rompe – così spiega il loro utilizzo un addetto alla manutenzione.

Si usano per ritardare la manutenzione vera e propria, si tengono al massimo per una settimana.



Quando gli addetti alla manutenzione vedono un giunto rotto lo segnalano e poi scrivono in un rapporto che è stato messo in sicurezza, non si parla mai di tavoletta.

Le prescrizioni parlano di controlli con ultrasuoni, di sostituzioni immediate: non si potrebbero usare le tavolette, ma ormai è diventato normale.

Oltre ai controlli ci sono i treni diagnostici: sono cinque e controllano la linea in modo approfondito, binari e giunti, se hanno gli ultrasuoni però.

Sono controlli fatti ogni sei mesi oppure ogni anno: come in Giappone, dicono.

Ma se il treno diagnostico non ha ultrasuoni, non è in grado di rivelare problemi sui binari.



Il problema è la carenza del personale – continua l'addetto: erano 20 e ora sono circa 8 e lavorano per priorità, prima gli scambi poi i giunti.

Le tavolette, dopo l'incidente, sono state rimosse in fretta e furia: per togliere indizi, forse?

Si toglie la tavoletta per togliere l'indizio che c'era un rischio che si conosceva, senza fare manutenzione.



Oggi non sono in esercizio treni che rilevano i guasti, perché il treno Galileo è stato sostituito da Galileo II, fermo in attesa che si monti lo strumento con ultrasuoni.

E allora chi ha controllato la linea per Pioltello?



Cosa aspettano a monitorare tutta la linea, magari prima che accadano gli incidenti?



Servirebbe anche che fosse montato il meccanismo antisvio, per bloccare le ruote dei convogli in caso di deragliamento: perché non i fa? Perché mancano i sensori ai passaggi a livello, per evitare incidenti (sono circa 4500 nella rete italiana)?

Negli ultimi anni lo Stato ha speso 4 miliardi di euro per la sicurezza: il livello si è alzato, spiega il diretto dell'agenzia per la sicurezza, ma rimane ancora molto da fare.



C'è molto da fare anche per garantire la puntualità dei treni: treni in ritardo, soppressi, cancellati, senza una chiara comunicazione dagli altoparlanti delle stazioni.

I pendolari della linea di Treviglio hanno deciso di portare avanti una class action contro Trenord: al momento sono 1500 le persone che hanno aderito e che non ritengono che quello ricevuto sia vero servizio pubblico.



Cosa sta facendo Trenord ora per la sicurezza dei viaggiatori?

L'azienda, dopo l'incidente, ha rassicurato i pendolari, spiegando che sta rinnovando la flotta grazie ai finanziamenti della regione (che è socia con Trenitalia in Trenord).

Ma se la regione investe, come mai Trenitalia non lo sta facendo in Lombardia?

Trenitalia da la colpa al fatto che il contratto di servizio che viene firmato con Trenord: l'AD Mazzoncini vorrebbe entrare in maggioranza in Trenord - il commento dell'ex ministro Lupi.



SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 
Certamente la priorità è l’efficienza del servizio, che però deve avvenire in sicurezza, equi la tempistica è un requisito fondamentale. Anche perché se annunci che un trenosta per arrivare quando già è partito, crei un disagio, però poi ti ci fai su anche duerisate. Cosa diversa invece è se metti una tavoletta sotto un giunto usurato e poi lalasci lì. Ecco, noi abbiamo chiesto all’Agenzia, quella che controlla la sicurezza sullenostre ferrovie: “Ma c’è una tempistica, una norma che precisa quando devonoavvenire i controlli?” Ci hanno risposto: “Decide Ferrovie”. Forse è il caso di separarechi gestisce la rete e chi fa manutenzione da chi fa i controlli. Come avviene anche daaltre parti, in Francia e Inghilterra per esempio le hanno separate e poi fanno anche icontrolli con più frequenza rispetto a noi, due mesi sui binari più importanti contro isei nostri. Magari è anche il caso anche di evitare che ex personale di Ferrovie passipoi nell’agenzia che controlla il sistema di sicurezza, perché fatta salva la competenzanon è bello che il controllato passi a fare il controllore, anche perché c’è il rischio chemantenga poi qualche vecchio rapporto amicale. 



Perché anche questa è sicurezza, anche viaggiare su treni stipati, con molta gente in piedi.

11 giugno 2018

La sicurezza sui treni, Venezia, i pianisti e una scuola romana – Report


Ultima puntata della stagione per Report: oltre ai soliti servizi (tra cui uno molto interessante sullo stato di salute dei treni usati dai pendolari) si racconterà la fine di due vecchie inchieste di cui Report non si è dimenticata (la rigenerazione di vecchi quartieri e i biberon all'acetilene).


Compra, consuma e butta via: il modello attuale di consumo di cibi e prodotti non è più sostenibile.
E' il modello della grande distribuzione che ha il potere di imporre il prezzo di frutta e verdura ai contadini, il modello dei centri commerciali aperti tutti i giorni perché business is business (e poco importa che non ci crei un vero servizio aggiuntivo e nemmeno nuovi posti di lavoro).
Un modello che non è nemmeno sostenibile dal punto di vista ecologico e ambientale, per tutte le merci che si spostano (su gomma) per il paese, per la massa di plastica prodotta e gettata via per imballare le merci.
C'è forse un'alternativa, che va studiata e di cui ci parlerà stasera Antonella Cignarale

Vivere senza supermercato si può? Certo, c’è chi si autoproduce il detersivo con l’acido citrico ed il percarbonato di sodio e ordina la spesa online sul sito dell’azienda agricola locale. C’è anche chi non si accontenta e cerca di aggirare lo strapotere della grande distribuzione aprendo il proprio supermercato autogestito: consumatori e fornitori insieme. Si può decidere anche di finanziare direttamente l’azienda agricola locale e poi raccoglierne i frutti o anche no, se l’annata va male. Certo è un rischio, e il vantaggio? Essere certi della genuinità di ciò che si mangia. E poi ci sono i mercati biologici contadini, i produttori si autocontrollano a vicenda per garantire la qualità di ciò che vendono al consumatore, anzi lo invitano pure a visitare le aziende. E se fosse anche un modo per produrre meno sprechi?

Lo stato di salute dei treni italiani

E' notizia di questi giorni il parziale dietro front del ministro Toninelli sulle grandi opere (e chissà, anche sulla TAV): il cemento è un ottimo volano per l'economia.
E così la classe dirigente di questo paese ha puntato sulle autostrade e sull'alta velocità: tutto bello, poter arrivare a Roma o Napoli in poche ore; aver finalmente completato (con una sforbiciata) la Salerno Reggio Calabria; avere dei collegamenti che legano assieme i porti del sud e del nord col resto del paese.


Ma ci sono anche quelli che, come me, prendono il treno tutti i giorni per tratte più brevi, per arrivare al lavoro: qual è lo stato di salute dei treni italiani?
L'inchiesta di Giovanna Boursier prende spunto dall'incidente al convoglio di Trenord del 25 gennaio a Pioltello: nel deragliamento del treno sono morte tre donne, Pierangela Tadini residente a Vanzago, Giuseppina Pirri che si era trasferita a vivere Capralba, Ida Maddalena Milanesi che lavorava all'ospedale neurologico Carlo Besta.
Quali sono state le cause dell'incidente? Un problema ai binari? Una fatalità? Un problema al convoglio?
Ad oggi non sappiamo ancora niente: diversamente dal tema sicurezza (dei capitreno, per i casi di aggressione), il tema sicurezza nei confronti dei passeggeri non sembra essere così urgente per regione e Trenord, la società dei trasporti regionali a metà con Trenitalia.
I binari (in gestione a RFI in quel tratto) sono custoditi in un deposito dove piove dentro, dove stanno arrugginendo. I vagoni in un altro deposito di Trenord. L'indagine ministeriale per il momento è “segreta” e qualche documento è sparito (un classico, nelle inchieste in questo paese).

Su Raiplay potete trovare un'anticipazione, che parte proprio con le immagini dell'incidente e con le parole del sindaco di Brignano Gera D'Adda: “c'è una rabbia di fondo, trovo veramente inconcepibile morire su un treno di pendolari che deraglia”. Ad oggi, ai sindaci dei paesi colpiti dal lutto, non è arrivato alcun segnale né da Trenord né da Trenitalia.
Gli inquirenti stanno accertando se la causa del disastro sia nell'usura dei carrelli e dei vagoni (il 40% ha più di 40 anni) oppure se il problema è nel binario che si è rotto. La foto della tavoletta messa sotto in giunto, proprio dove si è spezzato ha fatto sorgere tanti dubbi.
Quando è stata messa e da chi?
Un addetto alla manutenzione della linea, che si è fatto intervistare senza mostrare il volto, ha spiegato come quelle tavolette siano messe per tenere a livello il giunto, per evitare che si spezzi.
Si vede che quel giunto era consumato, logorato e la tavoletta serviva per rimandare la vera manutenzione, normalmente entro una settimana.
Non esistono provvedimenti dall'Agenzia per la sicurezza del trasporto ferroviario in cui si parla di tavolette – ammette il direttore Amedeo Gargiulo: loro vigilano e basta, gli interventi in sicurezza li fa RFI.

C'è poi il tema della puntualità, dei treni soppressi, delle cancellazioni per troppi ritardi che pure mette a dura prova la pazienza dei pendolari.
Come i treni annunciati all'ultimo minuto

La scheda del servizio: Buon viaggio di Giovanna Boursier, in collaborazione di Ilaria Proietti e Greta Orsi
Il 25 gennaio il treno regionale partito alle 5.32 da Cremona e diretto a Milano deraglia appena passata la stazione di Pioltello, con 350 pendolari a bordo. Muoiono tre donne e i feriti sono circa 50. Nel punto dove comincia il deragliamento, 800 metri prima di Pioltello, si è rotto un pezzo di rotaia di 23 cm e dalle foto si vede una tavoletta di legno messa sotto. La procura indaga otto persone per disastro colposo: compreso l’amministratore delegato di RFI (società del gruppo FS Italiane che detiene la rete ferroviaria e cura la manutenzione e l’esercizio dei binari) e quello di Trenord, la società di Trenitalia e Regione Lombardia che ha la proprietà delle carrozze che componevano il convoglio. Indagati anche quattro tecnici della manutenzione. Finora gli esami sui carrelli dei vagoni non hanno individuato difetti, mentre quelli sui binari devono ancora cominciare, anche perché sono spariti i documenti di immatricolazione del giunto. Giovanna Boursier prova a capire cosa è successo e in che condizioni viaggiano i quasi tre milioni di pendolari italiani che ogni giorno prendono il treno per recarsi al lavoro: il problema è sempre quello della manutenzione e dei controlli carenti, nonostante finanziamenti per miliardi di euro.

Vivere a Venezia

Venezia è una bella città ma non ci vivrei mai – è uno dei luoghi comuni sulla città della laguna e delle gondole. Luogo comune che ha dentro un pizzico di verità: la città del marmo, delle calle e dei palazzi maestosi sta trasformandosi in una Disneyland per turisti.
Almeno finché ci sarà qualcosa di visitare.
Tutto è pensato per il turista che deve fare il suo giro predefinito, vedere quei monumenti, quelle piazze, comprare qualche souvenir e poi andarsene via.
Un modello poco lungimirante e tendenzialmente poco sostenibile: dobbiamo salvare Venezia da quanti la stanno considerando una gallina dalle uova d'oro da spennare ora e subito.


L'anticipazione su Raiplay: calle piene di turisti dove i negozi per i veneziani sono stati sostituiti quasi ovunque da negozi con souvenir: ormai è diventato tutta Cina, racconta il signor Armando, venuto qui nel 58. Molti commercianti, per soldi, hanno ceduto le loro attività ai cinesi. Dei tremila esercizi commerciali mappati, solo 450 sono per i residenti.
Non solo: l'ex Teatro Cinema italiano, un esempio di architettura neogotica, è stato trasformato grazie alle varianti urbanistiche del comune, un supermercato.
E il sindaco Brugnaro?
I privati possono fare quello che vogliono – spiega: però anche con gli edifici pubblici il comune di Venezia si è dimostrato poco interessato a difendere l'interesse comune.
L'ex casa di riposo, in un palazzo storico del comune, è stata affittata ad un privato che ne farà un albergo, con una variante che è arrivata subito.
Da una parte il comune dice basta a nuovi alberghi, dall'altra ha riempito la delibera con così tante deroghe che si può fare quello che si vuole.
Basta pagare.


La scheda del servizio: Venicetown di Claudia Di Pasquale, in collaborazione di Ilaria Proietti e Eva Georganopoulou
Venezia è una città unica al mondo, la bellezza dei suoi palazzi, dei suoi canali, delle sue calli attrae ogni anno fino a trenta milioni di turisti. Tutta l'economia della città ruota intorno al turismo. Ogni spazio viene trasformato in un bar, un ristorante, un negozio di souvenir, un albergo. Di negozi per i residenti invece ce ne sono sempre meno, anche perché gli abitanti sono passati dai 175 mila dei primi anni ‘50 ai circa 53 mila di oggi. Quasi quanti sono i posti letto per i visitatori. Il turismo è una risorsa, ma allo stesso tempo sta uccidendo lentamente la città e la sua identità. Cosa resta oggi di Venezia? La facciata, le pietre, ma non l'anima. Cosa stanno facendo oggi le istituzioni per salvaguardarla? E per tutelare quello che è un patrimonio dell'umanità Unesco?

I pianisti che non esistono (per legge)

Bernado Iovene torna ad occuparsi di lavoro, per una categoria che esiste, ha un ruolo importante, ma non è riconosciuta e tutelata come categoria.

La scheda del servizio: La leggenda dei pianisti accompagnatori di Bernardo Iovene
Il caso dei “pianisti accompagnatori” nei conservatori italiani. Devono avere un repertorio per ogni classe di strumento e sono a carico degli stessi conservatori per 9000 euro l’anno. Una figura indispensabile ma in Italia, a differenza del resto d’Europa, non sono nemmeno previsti come categoria.

Lo strano caso della scuola di Roma

Lo strano caso di una scuola nel cuore di Roma, che ha sede in un palazzo storico che ha bisogno di manutenzione, che non può spostarsi ma nemmeno rimanere.
Paradossi della burocrazia italiana e di un modello dove i poteri dello Stato non si parlano.

La scheda del servizio: Aula con vista di Alessia Marzi
Una scuola nel cuore di Roma. Palazzo Ceva, detto "il Viscontino", dal 1990 offre ai suoi 270 studenti il privilegio di studiare in una cornice d'eccezione: le sue finestre e i suoi terrazzi dominano i Fori Imperiali. Da anni questo stabile è ostaggio di paradossi burocratici. Gli allievi si dovrebbero trasferire in un'altra struttura in cui i lavori però, iniziati 14 anni fa, non sono ancora finiti. A condurre la battaglia per restare è una preside cocciuta che lotta da anni contro tutti e ora anche contro la sindaca Virginia Raggi, che ha bloccato i fondi statali con cui si potrebbero ristrutturare le finestre ed evitare che piova in classe.

Come è andata a finire?

Gli ultimi due servizi della puntata sono dedicati ad un aggiornamento di due inchieste: un nuovo modello con cui concepire la riqualificazione dei quartieri, in cui tutti sono coinvolti, da finanziare con fondi europei.
E la storia dei biberon all'acetile.

LA GRANDE SCOMMESSA di Michele Buono
Nel maggio 2017 Report ha simulato un progetto di rigenerazione di Tor Sapienza, un quartiere della periferia di Roma, coinvolgendo scuole, laboratori di ricerca, università, l’associazione dei costruttori del Lazio, investitori e la Commissione Europea, ai cui fondi strutturali si potrebbe accedere per finanziare un progetto del genere. Una strategia possibile anche su scala nazionale. I soggetti coinvolti hanno raccolto la proposta e sono già al lavoro. Ha raccolto la proposta anche il governo della Costa d’Avorio che ha visto un’analogia tra una periferia di una città europea e un paese in via di sviluppo. Ci ha chiesto di collaborare.


Com’è andata a finire?
BIBERON A TUTTO GAS di Emanuele Bellano
I biberon e le tettarelle usati nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani sono da sempre sterilizzati con l'ossido di etilene, un gas la cui cancerogenicità è stata appurata dall'Oms e che nei soggetti esposti è provato che provochi vari tipi di tumore: al cervello, al pancreas, allo stomaco, per esempio, e leucemie. In seguito al processo di sterilizzazione residui di ossido di etilene rimangono sulla gomma e sulla plastica. Dopo il servizio di Report sulla vicenda il ministero della Salute ha emanato una circolare a ospedali e Asl in cui raccomanda, prima di acquistare biberon e tettarelle sterili, di verificare la presenza sul mercato di prodotti sterilizzati con metodi alternativi all’ossido di etilene e, nel caso, prediligere quelli. Un metodo universalmente riconosciuto di sterilizzazione alternativa all'ossido di etilene c'è ed è quello a raggi gamma o beta. Come si stanno comportando Asl e ospedali dopo questa circolare? E il ministero controlla se sia stata recepita.