21 gennaio 2019

La guerra dei dazi – le inchieste di Presa diretta


Si fa in fretta a dire prima gli americani, prima gli italiani e prima noi.
Le politiche sovraniste a base di barriere, muri e dazi hanno un costo che qualcuno deve pagare
La guerra commerciale scatenata da Trump con i dazi su acciaio e alluminio è già costata al mondo intero 500 miliardi di dollari e la riduzione del 6% del commercio internazionale. L'Europa risposto firmando trattati di libero scambio con Giappone e Canada. Cosa deve fare l'Italia per salvare le rotte commerciali fondamentali per l'esportazione del made in Italy? 

I giornalisti di Presadiretta sono andati a vedere gli effetti della guerra dei dazi di Trump (America first): compra americano e assumi americano e come stanno andando i trattati (a livello europeo) di libero scambio firmati col Canada e col Giappone.
Elena Marzano è andata ad intervistare Patrick Pelliccione, un italo canadese a capo di un'azienda di import export di prodotti alimentari italiani, per un valore di 80ml di dollari, 1000 container l'anno.
Da quando c'è il CETA, il business di Pelliccione è schizzato alle stelle, racconta la giornalista e le prospettive per il futuro sono enormi: anche per il nostro made in Italy.
Le imprese italiane chiedono di non chiudere i mercati, una parte importante del nostro PIL si basa proprio sull'export.


Dal grande commercio, al piccolo: nel corso del servizio Iacona è andato a vedere nuovi esempi di economia circolare, nel sud che sta cercando di resistere al declino: è il modello di Fattoria della Piana, un sistema che coinvolge tante aziende che, facendo sistema, hanno risolto il problema della gestione dei loro sottoprodotti, come quello delle acque di vegetazione, nella produzione degli agrumi.
Prima pagavano soldi per smaltire queste acque, oggi lo portano qui, dal signor Carmelo Basile, per produrre energia.
“Questa è vera economia, quando tutti guadagnano, altrimenti è sfruttamento, se uno perde e uno guadagna.. Oramai l'unica soluzione è l'economia circolare, è finita l'epoca dello sfruttamento”.

La seconda inchiesta riguarderà esempi positivi di burocrazia in Italia.

La scheda della puntata: La guerra dei dazi

OSPITE IN STUDIO IN APERTURA RAFFAELE CANTONE, PRESIDENTE DELL’AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONELa guerra dei dazi” inaugurata da Trump contro la Cina vale già ora 500 miliardi di dollari e una riduzione del 6 per cento del commercio mondiale. Ma quanto ci riguarda da vicino? 
Presadiretta ha raccolto l’appello delle imprese italiane che chiedono di non chiudere i mercati. 
Raffaele Cantone, il presidente dell’Anac, è l’ospite in studio di Riccardo Iacona in apertura di puntata. Il suo parere sulla legge “spazzacorrotti” e un bilancio delle attività dell’autorità anticorruzione.
PresaDiretta ha attraversato i migliori territori produttivi italiani, ha incontrato artigiani, imprenditori, allevatori e agricoltori, per capire come si fa a tenere aperte le rotte commerciali attraverso cui viaggia il meglio del made in Italy. Come difendere, per esempio, l’eccellenza dell’agroalimentare italiano?PresaDiretta è andata in Canada per fare un bilancio degli scambi commerciali a un anno dall’entrata in vigore del Ceta, il Trattato di libero scambio con l’Europa, che da circa un anno ha abbattuto i dazi tra Europa e Canada. Quali sono i risultati del primo anno di import export senza i dazi? Le importazioni di prodotti alimentari italiani sono aumentate, stessa cosa per la meccanica, la farmaceutica, la cosmetica, l’abbigliamento, l’arredamento. Secondo i dati canadesi, l’Italia ha esportato più di 7 miliardi di dollari di prodotti, l’11,3 per cento in più dell’anno precedente.
Le telecamere di PresaDiretta sono andate anche negli Stati americani colpiti dal declino dell’industria siderurgica, quelli che hanno votato in massa Trump e le sue promesse di misure protezionistiche. E adesso che acciaio e alluminio sono protetti da dazi molto alti, come vanno le cose? Le fabbriche hanno riaperto?
Nella seconda pagina di PresaDiretta “La bella burocrazia”. In Italia, sia a nord che a sud, ci sono Amministrazioni Pubbliche che funzionano in modo eccellente. Efficienza e competenza, dedizione e trasparenza, digitalizzazione e qualità nei servizi pubblici, ci sono. Come moltiplicare queste esperienze positive?LA GUERRA DEI DAZI” e “LA BELLA BUROCRAZIA” sono un racconto di Riccardo Iacona con Elena Marzano, Marcello Brecciaroli, Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Irene Sicurella, Massimiliano Torchia, Pablo Castellani.

20 gennaio 2019

La conferenza di Wansee


Wansee è una località fuori Berlino: qui, nella villa del generale delle SS Heydrich (capo dell'ufficio per sicurezza RSHA), il 20 gennaio 1942 si riunirono 15 tra gerarchi del partito nazista, SS e uomini di Stato.
La riunione era indetta dallo stesso Heydrich assieme al suo aiutante Heichmann, per mettere in atto la soluzione finale. L'annientamento della popolazione ebraica nei territori del Reich tedesco, dalla Polonia, alla Russia occupata, fino alla Francia e all'Italia.

In questa riunione si pongono cioè le basi per la costruzione della macchina dello sterminio, in tutte le sue componenti: dei verbali di questa riunione, ne è rimasto solo uno (quello del sottosegretario agli esteri Martin Luther) che è arrivato fino ai nostri giorni e che ci riporta il lessico burocratese usato da queste persone
abbiamo un problema di immagazzinamento degli ebrei in Germania ...”

Si dovevano raccogliere gli ebrei, portarli nei luoghi per lo sterminio, identificare un metodo per la loro uccisione che fosse il meno cruento possibile per i soldati tedeschi. E poi occuparsi dello smantellamento dei loro corpi.
Secondo delle liste e delle procedure ben precise.

La lista degli ebrei da "trattare", presa da Wikipedia


La soluzione finale, la Shoa, non fu solo opera delle SS con la svastica sul braccio: fu un'operazione che coinvolgeva chi si occupava di trasporti per la Deutsche Bahn, l'industria chimica che doveva produrre lo Zyklon B, l'ingegneria e le imprese di costruzione che dovevano costruire forni, dove i tedeschi stimavano di eliminare 60000 ebrei al giorno.

UFFICIO CENTRALE COSTRUZIONI, AUSCHWITZ, ALLA DIREZIONE LAVORI, AUSCHWITZ, 31 MARZO 1943In riferimento alla vostra lettera del 24 marzo 1943(estratto)In risposta alla vostra lettera, le tre torri a tenuta d'aria dovranno essere costruite secondo l'ordine del 18 gennaio 1943, per Bw 30B e 3C, nelle stesse dimensioni e nello stesso modi delle torri già consegnate.Approfittiamo dell'occasione per fare riferimento a n altro ordine del 6 marzo 1943, per la consegna di una porta antigas 100/192 per il I deposito cadaveri del III crematorio, Bw 30A, che deve essere costruita nello stesso modo e secondo le stesse misure della porta del deposito del II crematorio, con lo spioncino di doppio vetro da 8 mm profilato di gomma.Quest'ordine è considerato particolarmente urgente. 
[Stralcio preso dal libro di Robert Harris Fatherland]

Gli uomini che si erano riuniti a Wansee avevano alle spalle le leggi di Norimberga, redatte dal ministro Stuckart, che davano una copertura legale alle discriminazioni contro gli ebrei.
Avevano alle spalle l'esperienza del progetto Aktion T4, ovvero l'eliminazione degli indesiderati, delle persone indegne di vivere: persone con handicap, malati di mente.
Persone che pesavano sullo Stato e che non erano produttive.
“igiene razziale”, questa l'idea dietro quelle morti, fatte con molta discrezione per non disturbare la coscienza delle brave famiglie ariane, quelle con tanti bambini coi capelli biondi e gli occhi azzurri.

Così come avvenne in Italia per le leggi vergogna contro gli ebrei, anche in Germania queste leggi, questi programmi vennero accettati dalle persone, dalla comunità scientifica.
Poche voce si alzarono contro la politica del governo nazista di eutanasia: tra queste quella del vescovo Van Galen che disse “Hai tu, ho io il diritto alla vita solo finché siamo produttivi, ritenuti produttivi da altri?”.

La conferenza di Wansee, la burocrazia usata per nascondere l'orrore, l'ideologia nazista, l'eliminazione delle vite indegne di essere vissute (non solo in Germania, perché l'eugenetica è una deformazione che attecchì anche in altre democrazie, anche negli Stati Uniti).
Ricordiamocele queste cose, quando tra pochi giorni celebreremo la giornata della memoria, chiedendoci come sia stato possibile.
Come sia stato possibile Auschwitz Birkenau (e gli altri campi di sterminio).
La soluzione finale è un qualcosa di molto più grande e complesso: non è solo Eichmann o i pochi altri simboli che sono tirati fuori per questa giornata.
A questo orrore si è arrivati quando si è deciso che non tutte le vite erano uguali, che esistevano persone degne e persone da eliminare, quando si gira la testa dall'altra parte di fronte alle persecuzioni, alle discriminazioni.
Perché prima noi. Prima i tedeschi. O prima gli italiani.

19 gennaio 2019

Il ladro di merendine, Andrea Camilleri



«S’arrisbigliò malamente: i linzòla, nel sudatizzo del sonno agitato per via del chilo e mezzo di sarde a beccafico che la sera avanti si era sbafàto, gli si erano strettamente arravugliate torno torno il corpo, gli parse d’essere addiventato una mummia. Si susì, andò in cucina, raprì il frigorifero, si scolò mezza bottiglia d’acqua aggilàta. Mentre beveva, taliò fòra dalla finestra spalancata. La luce dell’alba prometteva giornata bona, il mare una tavola, il cielo chiaro senza nuvole. Montalbano, soggetto com’era al tempo che faceva, si sentì rassicurato circa l’umore che avrebbe avuto nelle ore a venire. Era ancora troppo presto, si ricurcò, si predispose ad altre due ore di dormitina tirandosi il linzòlo sopra la testa. Pensò, come sempre faceva prima d’addormentarsi, a Livia nel suo letto di Boccadasse, Genova: era una prisenza propiziatrice a ogni viaggio, lungo o breve che fosse, in «the country sleep», come faceva una poesia di Dylan Thomas che gli era piaciuta assà...» .

Rileggere Montalbano è come ri incontrare un caro amico: uno di quelli con cui ti capisci con uno sguardo, per cui non c'è bisogno di dirsi troppe parole.

Il ladro di merendine è uno dei primi Camilleri, dopo La forma dell'acqua e Il cane di terracotta  , quando ancora Catarella era messo ai telefoni per non fare danno, il vice Augello uno che voleva fargli le scarpe.
Come tutti i romanzi con Montalbano, siamo a Vigata, il centro più inventato della Sicilia più autentica, quando un tunisino imbarcato su un peschereccio di Mazara viene ucciso da una motovedetta al largo.
Nella mattina seguente, mentre Montalbano soffre il nervoso per il malo tempo e perché al porto, a seguire il caso, è andato il vice, Catarella gli comunica che c'è un uomo in un ascensore.
Scansato il portapenne e la morte prematura di Catarella, si scopre che quell'uomo è stato ucciso dentro l'ascensore.

Due morti: l'ennesimo pescatore ucciso in quella guerra coi tunisini nelle acque del golfo di Sicilia e un anziano signore ucciso da una coltellata alla schiena.
Del primo se ne occuperà la capitaneria di porto di Mazara (con gran piacere del commissario, nella sua guerra con Augello), del secondo se ne occuperà lui.
Saverio Lapecora, commerciante in pensione che, da pochi anni aveva deciso di riaprire l'attività: ucciso con una coltellata alla schiena in ascensore e scoperto dalla guardia giurata Cosentino, dopo che il medesimo cadavere aveva fatto su è giù per i piani.

Un delitto senza movente, all'apparenza: persona perbene, nessun problema con la legge, chi poteva volerlo morto?
La sua amante, la risposta secca della vedova, alla fine di un'interrogazione con Montalbano che sembra una partita di ping pong
«Gli spararono?»
«No.»
«Lo strangolarono?»
«No.»
«E come fecero ad ammazzarlo in ascensore?»
«Coltello.»
«Di cucina?»
«Probabile.»

L'amante si chiama Karima, tunisina (pure lei), che faceva finta di fare le pulizie nello scagno (l'ufficio) di Lapecora.
I due delitti proseguiranno separati per un bel pezzo della storia, che passerà per la scoperta di una serie di lettere anonime che il morto si sarebbe mandato, per quella società di import export che non faceva nessuna transazione d'affari, per la scoperta che oltre a Karima, lo scagno era frequentato da un finto nipote di Lapecora che non era nipote ma un tipo molto misterioso.
Che fine ha fatto Karima? Come tanti connazionali, vive nella zona antica di Vigata, Villaseta, dove incontra una sua vicina, Aisha, che oltre a ribattezzarlo “zio”, gli racconta del figlio della donna, Francois, pure lui sparito, di un libretto al portatore da 500ml e delle visite di quel misterioso nipote che non era nipote, con cui ogni tanto andava a letto.
«Commissario, è una cosa da ridere» fece la guardia di prima. 
«Pare che da aieri matina c'è un picciliddro che assale gli altri picciliddri che vanno a scuola, gil ruba il mangiare e se ne scappa. Magari stamatina fece l'istisso»

Casualmente Montalbano si imbatte pure nel caso del “ladro di merendine”, un bambino che deruba gli alunni della scuola elementare.
Uomo di intuizioni fulminanti, il commissario comprende che quel ladro non può essere che il piccolo Francois, che cattura dopo una notte di appostamenti nella casa a Villaseta, grazie all'aiuto della zita, Livia.
Sarà Francois a collegare assieme le due storie e ad aiutare Montalbano a mettere assieme tutte le tessere del puzzle. Un puzzle dove le tessere si possono incastrare in più modi diversi.

Gelosia e avarizia, traffici sporchi in cui sono immischiati pure i nostri servizi, che non si fermano di fronte a niente pur di coprire i loro giochetti: in questo Moltalbano troviamo dentro tutte le intuizioni da sbirro, l'istinto della caccia di cui parla Hammett in un so libro.
C'è anche spazio per raccontare del suo rapporto con Livia e anche del suo rapporto col padre, rapporto difficile dopo la morte della madre, persa da Montalbano che era ancora piccolo.
Come Francois:
Il picciliddro non piangeva, gli occhi erano fermi, taliavano al di là da Montalbano. Je veux maman” disse. Vide arrivare Livia di corsa, si era infilata una sua camicia, la fermò con un gesto, le fece capire di tornare a casa. Livia obbedì. Il commissario pigliò il picciliddro per mano e principiarono a caminare a lento a lento. Per un quanto d'ora non si dissero una parola. Arrivati a una barca tirata a sicco, Montalbano s'assitò sulla rena, Francois gli si mise allato e il commissario gli passò un braccio attorno alle spalle.  
Iu persi a me matri ch'era macari cchiù nicu di tia” esordì. E iniziarono a parlare, il commissario in siciliano e Francois in arabo, capendosi perfettamente. Gli confidò cose che mai aveva detto a nessuno, manco a Livia.  
Il pianto sconsolato di certe notti, con la testa sotto il cuscino perché suo padre non lo sentisse; la disperazione mattutina quando sapeva che non c'era sua madre in cucina a preparargli la colazione o, qualche anno dopo, la merendina per la scuola. 

Quella storia inizia a “fetiri” a puzzare, per la presenza dei servizi deviati (“che non esistono. Sono sempre loro, per natura e costituzione, ad essere deviati”):
«Se lo metta in culo» fece piano Montalbano. 
«Non ho capito». 
«Ripeto: il nostro Stato comune, se lo metta in culo. Io e lei abbiamo concezioni diametralmente opposte su cosa significhi essere servitori dello Stato, praticamente serviamo due stati diversi».

L'inchiesta diventa così rifugio per il commissario per scappare dalle paure e dalle responsabilità: di novello padre, della morte, di un trasferimento che lo allontanerebbe da Vigata e dal suo mondo.
Il suo è stato un modo finissimo e intelligente di continuare a fare il suo non piacevole mestiere scappando però dalla realtà di tutti i giorni. Evidentemente questa realtà quotidiana a un certo momento le pesa troppo. E lei se ne scappa”

Altre recensioni del libro qui e qui
La scheda del libro sul sito di Sellerio.
Il link per ordinare il libro su Ibs 
Amazon
Il sito del fan club di 
Vigata.

18 gennaio 2019

Quando l'opposizione fa cattiva opposizione

La cena in nome del garantismo in cui si sono trovati alcuni procuratori, i renziani, i leghisti.
La battaglia o Tav o morte sposata da PD (e Forza Italia) assieme alla Lega. 
Le critiche alla supertassa sulle macchine che inquinano.

Sono le battaglie che la presunta opposizione sta portando avanti penso siano il viatico migliore per un futuro di questo governo.

Alla cena, organizzata dai garantisti (dei potenti), si parlava solo di giustizia e PIL: nello stesso giorno in cui Presa diretta raccontava della disfatta della giustizia italiana e pochi giorni prima che si sapesse dell'indagine su 15 giudici calabresi (accusati anche di favoreggiamento mafioso) da parte dei pm salernitani. 
Ma ai garantisti forse interessa poco della legge uguale per tutti e dei pm indagati: forse interessava più mettere attorno ad un tavolo la prossima compagine di governo.

La TAV, ovvero l'inutile opera i cui costi sono sempre ridotti mentre i benefici (occupazione, PIL, effetto volano sulle industrie ed export) sempre gonfiati.
Chi è contrario alla TAV sbaglia, il dogma ormai è questo: nessun numero, nessuna evidenza (il corridoio Lisbona Kiev che non esiste, il traffico merci in calo che l'attuale linea già gestisce) potrà smontarlo.
Nell'Italia dei treni che mancano (al sud, al centro e anche al nord) per i pendolari, ci si ostina per questo tunnel, come panacea di tutti i mali.

Sul corriere di qualche giorno fa il sindacalista Bentivogli scriveva che l'ecotassa che il governo introdurrà sulle auto più inquinanti metterà a rischio 100mila posti di lavoro in Italia e sarà pure un aiuto alle aziende straniere: allarme infondato, perché si pagherà di più in proporzione a quanto la macchina inquina e i modelli indicati dall'articolo sono anche i più costosi.
E non è colpa del governo se FCA è rimasta l'unica azienda nel settore senza modelli elettrici/ibridi.

Peter Gomez sul Fatto Quotidiano:
Mercoledì sera, tre milioni di lettori del Corriere.it vengono informati che l’ecotassa decisa dal governo per favorire l’acquisto di auto meno inquinanti mette a rischio “centomila posti di lavoro”. L’articolo di apertura del sito rilancia un comunicato del segretario della Fim Cisl, Fabrizio Bentivogli, e titola: Ecotassa “favorite solo automobili straniere. Penalizzati 14 modelli Fca”. Segue il sommario: “L’allarme della Fim Cisl: il provvedimento rischia di distruggere l’industria italiana dell’auto e migliaia di posti di lavoro. Favorite 28 vetture estere, penalizzati 14 modelli di Fca tra cui la 500X e la Renegade 2000 diesel. Eccoli tutti”. La lettura del pezzo, che riporta il documento del sindacato, le dichiarazioni di Bentivogli e del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, suscita però parecchie perplessità. Prima di tutto per la lista. Il Corriere.it ricorda (nell’articolo, ma non nella titolazione) che 9 dei 14 modelli penalizzati portano il marchio Maserati. Si tratta delle auto diesel e benzina Ghibli B, 4 p B, Gran Turismo B, Gran Cabrio B, Ghibli D, 4 p D, Levante, Gran Turismo D, Gran Cabrio D. Tutte macchine bellissime che nei modelli base costano tra i 72 mila e i 129 mila euro. Chi si intende di auto sa però che in genere vengono vendute super accessoriate e che quindi il loro prezzo reale sale di parecchio.
Se questa è l'opposizione, che ricalca la stessa comunicazione sui social dei giallo verdi, che sposa battaglie persi, che si dimentica degli ultimi (avete sentito qualcosa sulle ultime indagini contro il caporalato, sui rider di foodora?), temo che le cose non cambieranno a breve. Se non in peggio

17 gennaio 2019

Ridiscende in campo

Non bastava l'aver distrutto (speriamo non per sempre) la politica italiana, averla infettata col suo populismo (che non hanno inventato né Salvini né Di Maio).
Non bastava nemmeno la condanna per frode e quanto è emerso dalla sentenza sulla trattativa stato mafia.
Berlusconi ridiscende in campo e la notizia è su tutti i giornali online, come se fosse una cosa normale.
Normale che il centro destra, pur di non finire salviniano, si affida al vecchio caimano.

Si candida per un senso di responsabilità. Tutto vero eh..

Rien ne va plus – di Antonio Manzini



Martedì 
«Stai dormendo?».
«No».
«E tieni sveglio pure me».
«Mi va veloce il cuore».
«Com’è?».
«Non lo so. All’improvviso comincia a correre».
«Se respiri profondo lo calmi».
«Ci provo, forse ora va meglio».

Manzini diventa più bravo libro dopo libro: ci ha fatto conoscere Rocco Schiavone, il suo essere sbirro con un'interpretazione della legge molto elastica, la canna da fumare in ufficio per sentirsi in sintonia col mondo, gli affari suoi suoi amici. E poi Marina, il grande amore, con cui ancora parla, anche se è morta in quel 7/7/2007.

Lontano dalla sua Roma gli abbiamo visto risolvere i suoi casi anche ad Aosta, in mezzo alla neve e al freddo con le sue clarks e il suo loden. Casi risolti con metodi poco ortodossi, poco lineari, come in fondo è stata la sua vita. E ora lo ritroviamo con una cagnetta a fianco, Lupa, in una non facile convivenza con Gabriele e Cecilia, i vicini di casa a sperimentare un tipo di vita familiare a cui non era preparato.
La pioggia cadeva a secchiate sul parabrezza e martellava il tettuccio dell’auto. Erano le 11 del mattino ma lo si poteva capire solo guardando l’orologio perché il temporale aveva oscurato il cielo facendo piombare la Valle in un crepuscolo improvviso.

In quest'ultimo romanzo, ambientato in una Aosta sotto l'acqua e per nulla amichevole, si va a chiudere tutti quei casi e quelle storie che erano rimaste aperte: per esempio quell'omicidio in via Mus, del croupier in pensione Romano Favre ucciso nel suo appartamento.
Nel precedente romanzo, “Fate il vostro gioco”, erano state arrestate tre persone colpevoli del reato di contrabbando di valuta. Conoscevano l'ambiente del Casinò di S. Vincent e conoscevano la vittima: ma non sono loro gli assassini.
Ci sono cose che non tornano, “odori” che ancora deve annusare, Rocco Schiavone, come se fosse un cane da caccia che cerca la pista per la sua preda
Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito.
Cosa aveva scoperto Favre di così importante tanto da venire ucciso? Cosa cercava l'assassino nel suo appartamento, quando è stato scoperto dalla vittima?
C'è una strana aria ad Aosta, non solo per la pioggia: c'è un'inchiesta della Finanza in corso sul casinò e che coinvolgerà molti colletti bianchi in regione. Un terremoto a cui, dalla procura, viene chiesto a Rocco di tenersi fuori.
Forse che Favre è stato ucciso per queste ruberie all'interno del casinò? Difficile, i ladri col colletto bianco rubano, chiedono e danno mazzette, corrompono, si ritengono al di sopra della legge. Ma non arriverebbero ad ammazzare rischiando poi di sentire “l'odore” del carcere:
No, politici e dirigenti non sentono l’odore del carcere, sguazzano tranquilli in uno stagno fatto apposta per loro, un paese a loro misura. Non hanno bisogno di ammazzare un testimone scomodo,..

Ma non c'è nemmeno il tempo per fermarsi, quando un blindato con gli incassi del casinò stesso, quasi 3 ml di euro, sparisce senza lasciare tracce. Uno dei due autisti viene trovato, drogato e mezzo assiderato, nella neve, in cima alle montagne in un paesaggio che lascerebbe molti a bocca aperta. Ma non Rocco, abituato a vivere in mezzo a delitto e dolore.
Poi si rammaricò che una simile atmosfera gli suggerisse soltanto pensieri di morte, ma quello era il suo pane quotidiano, se fosse stato un pittore come Carlo avrebbe ragionato sulle tonalità di bianco, ma era un vicequestore e ragionava sulle tonalità del dolore.
C'è qualcos'altro che preoccupa il vicequestore: sono le ombre del passato come il cadavere di Luigi Baiocchi, l'assassino di Marina, che Baldi intende trovare a tutti i costi, sotto quella villetta all'Infernetto come gli ha indicato Enzo, l'altro fratello, venuto su ad Aosta a vendicarsi di Schiavone.
A Roma, poi, Rocco trova un'altra situazione strana: l'amico Seba gli parla tramite pizzini, come se temesse di essere intercettato; c'è poi ancora da capire chi, all'interno del Viminale, gli ha messo alle calcagna l'ispettrice Caterina Rispoli (leggetevi Pulvis et ombra). Chi lo sta seguendo, e perché?
Brizio aveva paura che il suo telefono fosse sotto controllo. Come l’appartamento di Sebastiano. Ma perché controllare Seba? L’avevano arrestato, sapevano che voleva ammazzare Enzo Baiocchi, cos’altro c’era da spiare?

Intrecciati al filone principale della storia, in questo romanzo troviamo anche delle vicende personali dei collaboratori di Rocco: Italo che non riesce a smettere di sedersi ad un tavolo con le carte; Antonio e le sue tre fidanzate lasciate a Senigallia e che diventa complicato da gestire.
Scopriremo che D'Intino, Domenico D'Intino detto Mimmo, viene chiamato dagli amici Frangù per una vecchia questione familiare e che ora deve scoprire se una sua vecchia fiamma si ricorda ancora di lui.
Infine l'operazione più complessa: il complicato corteggiamento di Casella con la sua vicina, cercando di vincere la sua timidezza.

Si ride molto in questo romanzo, per quelle battute da commedia all'italiana (e per qualche sticazzi che arriva al momento giusto). Ma questo è anche un giallo basato sugli odori che non tornano, di delitti fatti da potenti che non pagheranno mai col carcere (e in questo Manzini si dimostra un ottimo conoscitore del paese reale), perché il nostro “è un paese immunitario questo, pochi pagano e spesso anche per brevi periodi, a casa o ai lavori socialmente utili”.
Perché il nostro è un paese che può tollerare qualche ruberia in comune, in regione, negli enti pubblici, perché ancora ragioniamo in termini lombrosiani, guardando le facce dei potenti:
Assessori, presidenti, amministratori delegati non hanno la faccia degli assassini, si vestono bene e vanno dal barbiere. Non hanno il volto sfregiato, non dicono parolacce, gente perbene senza neanche il porto d’armi. Gente perbene che si intasca milioni di euro senza battere ciglio ..

Ci sono anche passaggi come questo, che dimostrano cosa si nasconde dietro la scorza di cinismo di Rocco, il dolore ancora forte per la moglie, quel vuoto forse incolmabile:
«Cosa ti dispiace?» 
«Che non ce la fai. Eppure è facile, Rocco amore mio, dipende da te» 
Accanto alla porta, Cecilia guardo spaventata il figlio. «Che fa?» 
«Parla..» rispose. «Ma chi c'è nella stanza?». 
Gabriele sorrise appena. «Sua moglie».

Cosa farà Rocco se quel cadavere torna fuori dalle fondamenta di quella villetta a Roma?
Chi c'è dietro veramente al delitto dell'anziano croupier?
Chi ha rubato il furgone coi soldi del casinò?
Chi lo sta spiando?

Rien ne va plus, avete fatto il vostro gioco, ora Tocca a Rocco Schiavone mettere tutti i fatti uno in fila all'altro.
PS: si ride fino all'ultima battuta, fino all'ultima pagina!

La scheda sul sito di Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

16 gennaio 2019

L'importante incarico – da Rien ne va plus (Manzini)


«Allora tu ti intendi di cose di campagna».
«Freghete...».
«Secondo te, terriccio per concimare la vite, uno dove lo può tenere?».
«Dipende. Sta parlando di grandi quantità?».
«Diciamo di sì...».
«un posto molto umidi, riparato, insomma con tetto e tutto il resto. Zieme a Mozzagrogna ha una vignarella e quanto è autunno lo compra a Chieti. Glielo portano col trattore. E la sa una cosa? Mica puzza... »
«Chissenefrega .. Allora lo sai cosa voglio da te? Ti vai a informare in giro, insieme a Deruta, e cercate di capire se ci sono dei magazzini di stoccaggio che riforniscono i viticoltori .. Non troppo lontano da dove abbiamo trovato il cadavere di Maquignaz, quindi in zona Arnad. Tutto chiaro?»
«Chiarissimo!» rispose il poliziotto. «Nu magazzino grosso .. magari che non tiene solo il concime, no? Roba da agricoltura».
«Bravo».
«Carriola, semenze, pale, la zappa...».
«Esatto...».
«Li secchie, lu trattore, aratri, seminatrici...».
«Va bene D’Intino, basta così». «Picconi, la vanga, pali, lu file spinato».
«Hai rotto il cazzo».
Mimmo D’Intino si azzittì.

Da Rien ne va plus, Antonio Manzini Sellerio


Quando si dice saper scrivere un romanzo giallo, saper tenere incollato il lettore fino alla fine per capirne l'intreccio, ma saper anche far ridere, con inserti da commedia all'italiana.
Manzini migliora di libro in libro.

15 gennaio 2019

Presadiretta – palazzo d'Ingiustizia

L'intervista al ministro della salute Grillo

La puntata è cominciata conl'intervista al ministro Grillo: come medico non potrei essere contro i vaccini, ma come governo abbiamo voluto porre l'attenzione sull'informazione ai cittadini. Vanno spiegate ai genitori che le preoccupazioni sui vaccini sono infondate.
Il ministro ha poi parlato dell'importanza della vaccinazione per il morbillo (2400 caso l'anno scorso, con 8 morti), anche per gli adulti: Iacona ha chiesto conto del ministro dell'intervista di Ricciardi, della non scientificità di questo governo.

Altra domanda sulle liste di proscrizione: siamo il governo che investe in ricerca, ha risposto il ministro, non farò nomine politiche ma volevo solo capire se qualcuno prima di me aveva fatto scelte politiche.
Ho sciolto il consiglio superiore della sanità non per motivi politici ma per dare ad altre persone l'opportunità di lavorare in questo ente.

I cittadini che hanno paura dei vaccini devono essere informati: l'obbligatorietà non aiuta, la copertura vaccinale si alza con l'informazione nei presidi, non con obblighi e sanzioni.
In altri paesi come la Germania e la Spagna si è messa l'obbligatorietà solo quando ci sono stati bisogni, ma questo devono dirlo gli epidemiologici.

Come esce la sanità da questa manovra?
Nel 2025 mancheranno medici e infermieri ma già oggi ci organici sono ridotti: rischiamo che gli ospedali si fermino, pur avendo farmaci innovativi.

Abbiamo aumentato i fondi per i medici specialistici, il numero di borse in medicina generale e stiamo lavorando per far passare il medico dalla laurea al lavoro.
Il blocco del turnover e delle piante organiche risale ad una scelta del governo Berlusconi e stiamo lavorando per superarlo.

La sanità di serie A e di serie B, specie al sud: Presadiretta aveva raccontato la sanità calabra tante volte nel passato.
La Calabria in questi anni è riuscita a fare peggio in questi anni, sia come livelli di assistenza che come disavanzo.
Il presidente ha rinominato le stesse persone, senza nessun cambiamento – ha risposto il ministro: rinominiamo gli stessi manager che non sono capaci.
Dobbiamo lavorare assieme alle regioni per un patto con la salute serio, dove si risolve una volta per tutte la questione dei manager. I cittadini mi chiedono questo, di togliere la politica nella sanità, ci sono regioni che la subiscono in maniera invalidante.

Il 9 marzo parleremo di farmaci e il ministro sarà ancora presente, la promessa strappata da Iacona..


Palazzo d'ingiustizia

Danilo procaccianti ha raccontato la situazione delle procure e dei tribunali d'Italia: partendo da Latina, dove le sedute per il civile si fanno in aule piene e nei corridoi.
La giustizia si intoppa per tanti motivi: giudici che se ne vanno e non sono rimpiazzati e così le sentenze si allungano nei tempo.
E nel penale è pure peggio: si rinviano tanti processi perché i giudici non riescono a seguirle tutte, e così si arriva a prescrizione.
Poi ci sono processi che si rinviano per problemi di notifiche, perché manca il personale nelle cancellerie per l'invio delle notifiche agli avvocati.
Processi del 2011 ancora aperti: senza amnistie e prescrizioni staremmo a fare ancora processi degli anni sessanta dice un avvocato.
Processi dove c'è dentro la vita delle persone: persone che hanno subito violenza e ora chiedono giustizia allo Stato.

Nella sezione del Lavoro i giudici lavorano senza protezione, con grandi arretrati (8000 processi pendenti): qui siamo nella zona del caporalato e servirebbero processi rapidi, ma purtroppo mancano i giudici per seguire queste cause.
Licenziamenti collettivi di imprese andare all'estero, famiglie che hanno perso il lavoro: l'impatto sulla pelle delle persone, in una provincia con tanta disoccupazione, è drammatico.
A Latina manca il 30% dei giudici e ogni giudice ha sulle spalle 1000 processi: a Latina il 20% dei processi finisce in un nulla di fatto.

Sentenza di prescrizione pronunciate da giudici onorari, quei giudici che lavorano come i colleghi che hanno fatto il concorso, ma con meno tutele …

Quella di Latina è una storia comune ad altre procure: è una resa della giustizia, una macchina che produce ingiustizia ogni giorno.

L'ex Arsenale della Maddalena doveva essere usato per il G8 (voluto da Berlusconi che poi lo spostò a l'Aquila) ma oggi è solo l'emblema dello spreco di denaro pubblico, di danni ambientale, di opere pubbliche che non si chiudono.
IL mare davanti l'arsenale doveva essere bonificato ma non è stato fatto nulla: i soldi sono spariti ma i rifiuti in fondo al mare sono rimasti.
I giudici di Tempio Pausania hanno rinviato a giudizio la cricca dei lavori pubblici: i processi sono stati falcidiati dalla prescrizione.

Perché la prescrizione? IL tribunale è in un edificio cadente, con infiltrazioni di acqua, il condizionamento non funziona e ci sono pure rischi per la tenuta statica.
I bagni non funzionano, non ci sono bagni per disabili.
L'organico è ridotto, mancano giudici e così i processi si rimandano: la percentuale di prescrizione è qui al 50% in primo grado. Ci sono sentenze di condanna, per reati gravi, che non sono state comunicate perché mancano i giudici che le applichino.

Il 100% dei processi non finisce da nessuna parte: tutto il sistema gira a vuoto a Tempio Pausania.

Palermo: i giudici delle indagini preliminari sono così poche che le richieste della procura non sono smaltite.
Ne ha parlato il giornalista Lo Verso: dal tribunale è partita una circolare per cui bisogna dare priorità ai procedimenti in cui ci sono persone già agli arresti.
Criteri di priorità che negano la giustizia ai cittadini palermitani: qui si fanno la metà di sequestri, confische, arresti.
Serve una risposta urgente, racconta il presidente Di Natale.

A Catania nel Palazzo di Giustizia le udienze si rinviano perché gli impianti di condizionamento non funzionano e fa troppo caldo, mentre d'inverno piove dentro.

Il tribunale del lavoro è in un seminterrato di un palazzo: gli archivi sono dentro i garage.
Per questo edificio con le trappole per topo il ministero paga 800 ml di euro l'anno.
I soldi per sistemare un palazzo più degno (per cui si pagano già gli affitti) sono finiti dentro il calderone del decreto salva Catania.

Ad Avellino i pilastri che reggono il palazzo sono pericolanti: il palazzo è agibile con riserva, ci sono crepe sui muri e un inquietante cartello, lasciate il palazzo appena avete finito gli adempimenti.
Eppure nelle aule si tengono i processi.

Tribunale di Napoli nord, ad Aversa: è dentro un castello aragonese, molto bello da fuori, ma mancano le aule bunker per i processi (quelli contro i casalesi ad esempio).
Ci sono solo 8 aule per i processi, nessuna adeguata per la videoconferenza: anche qui mancano magistrati e cancellieri.
Il presidente Garzo aveva lamentato la carenza di personale al ministero e gli è arrivato solo 1 nuovo magistrato: i processi arrivano così alla prescrizione.
Alla Corte d'Appello di Napoli hanno un solo addetto per spostare i fascicoli sui carrelli.
Stessa situazione a Venezia: carenza di magistrati e di personale anche nel Veneto, sedi di giustizia sparse per in più palazzi (con milioni di euro sprecati per nulla).

I processi di secondo grado in Veneto finiscono a Venezia: sono prescritti il 50% dei processi e così la presidente di Corte d'Appello ha scritto ai giudici di lasciar perdere i processi vicino alla prescrizione.

L'intervista al ministro Bonafede

Il ministro è consapevole dei problemi strutturali dei palazzi di giustizia: ci sono casi in cui i soldi ci sono, ma per problemi burocratici non sono spesi.
Stiamo intervenendo, come a Bari: ne parla come di un record storico, il ministro.
Avevo visto la giustizia nelle tende: non si poteva requisire il palazzo di Telecom, così la giustizia è stata spostata in palazzi provvisori.
Non serviva derogare alle regole e creare altri commissari.

Sulla carenza dei magistrati il ministro ha dato dei numeri: 360 magistrati arriveranno dai concorsi per riempire le piante organiche, nello spazio di poco tempo.
Aumenteremo la pianta organica con altri 320 magistrati e ne aumentiamo la piante con altri 600 magistrati andando oltre la saturazione.
I soldi ci sono, abbiamo stanziato 600 ml di euro: il blocco del turnover per la giustizia ha una deroga prima dello sblocco di novembre.
Stiamo studiando come disporre le risorse sulla pianta nazionale.

LA democrazia non è compiuta se non è garantito il diritto alla giustizia: senza giustizia interi territori rimangono senza diritti.
Come è successo a Casale Monferrato, per il processo per l'Eternit: la polvere di Eternit, amianto, ha causato migliaia di morti.
Oggi al posto della fabbrica c'è un parco: nessuno degli operai era stato avvisato del rischio dell'amianto, ma i vertici aziendali sapevano tutto.
Capivamo che la gente moriva, gente che aveva lavorato solo pochi anni nell'azienda: chi lavorava dentro veniva pagato di più, si monetizzava il rischio.

La fabbrica della morte è stata chiamata: sono morti gli ex operai e anche gli abitanti della città, per il mesotelioma.
Una strage che ha raggiunto 2200 persone, in una cittadina che oggi fa 35mila abitanti: morti per una condotta criminale, racconta uno dei membri dell'associazione vittime dell'amianto.

Nel 2008 il procuratore Guariniello ha aperto un fascicolo contro i proprietari: il maxi processo per l'Eternit parte nel 2009: la sentenza di primo porta alla condanna dei proprietari.
LA parola colpevoli fu importante per i parenti delle vittime, per un senso di giustizia.
In Appello nel 2013, si conferma la condanna di colpevolezza: ma in Cassazione si annulla tutto, perché i giudici della suprema corte hanno sostenuto che il processo non doveva mai partire perché tutto era già prescritto.

“Tutte quelle morti? Pazienza c'è la prescrizione” l'amaro commento di Bruno Pesce.
Lo Stato cosa ha risposto? A parte qualche indignazione del momento, non ha fatto NULLA.
Nessuna giustizia.

A Salerno vive Grazia Biondi, presidente associazione Manden: ha vissuto anche lei una situazione di ingiustizia, è stata maltrattata per anni dal suo compagno.
Pugni in faccia, per anni.
Nel 2009 ha denunciato questa persona, dopo 7 anni di botte: anche se si era nascosta, lui l'ha trovata e ha continuato a picchiarla.
LA denuncia l'ha portata ad un altro calvario di sofferenza: un calvario per la giustizia assente, la causa che veniva rinviata, per il cambio dei giudici.
“La lentezza è un male antico e grave” è stata la laconica risposta del presidente della Repubblica.
La sentenza a cui si è arrivati è una pena di 10 mesi sospesa per la condizionale: sentenza di primo grado destinata alla prescrizione.
Una sentenza che giustifica, nero su bianco, le botte prese da Grazia: è lei che ha scatenato l'indole violenza del compagno. La sua situazione era, dicono i giudici, meno drammatica perché lui le faceva fare la bella vita.

Cosa succede se sempre più gente inizia a pensare che non esiste giustizia? Che l'articolo 3 della Costituzione non vale. Che la giustizia vale solo per i potenti e per i loro soprusi?
E' l'anarchia, la barbarie.

Iacona ha voluto chiedere conto al giudice Davigo: ci sono troppi processi, troppe impugnazioni – la risposta del consigliere del CSM.
Bisognerebbe introdurre dei meccanismo di deterrenza per queste impugnazioni e appelli: In Francia solo il 40% delle sentenze è appellato, in Italia è il 100%.
Tutti fanno ricorso perché in Italia in appello la pena si riduce: troppi processi con pochi magistrati.
La corte di Cassazione in Francia fa 1000 processi l'anno, la corte suprema Americana ne fa 80.

Servirebbe che si celebrassero meno processi. La legge sulla prescrizione non è retroattiva: solo per quelli del 2021 si applicherà, andava applicata subito, intanto il paese affonda.
Cosa ne pensa dello Spazza corrotti e del DASPO per i corrotti? Inutile, per le persone.

Cosa ne pensa della legittima difesa? La difesa è legittima se è difesa, la maggior parte dei processi per legittima difesa avviene perché la vittima ha un proiettile nella schiena.
LA vita delle persone dovrebbe valere ancora qualcosa: non si può uccidere per difendere il patrimonio.

In carcere ci stanno solo i poveracci: hanno fatto leggi per cui è sempre più difficile mandare gente in carcere con la custodia cautelare. Nell'ultima modifica, il pericolo di reiterazione deve essere attuale. Ma se uno ha ucciso la moglie, non può reiterare nulla.

Sono leggi pericolose, sono ispirate per salvare la classe dirigente dalla custodia, ma si applicano a tutti.

Critiche che sono state riportate al ministro Bonafede: lo spazza corrotti affronta il fenomeno della corruzione che ha devastato questo paese.
Davigo parla di prestanome che operano per suo conto, una testa di legno: l'imprenditore è spinto da questa legge a collaborare con lo stato, per non incorrere con le sanzioni più gravi.

Sulla prescrizione: il provvedimento di Bonafede è solo un primo passo, non è risolutivo.
Cosa si sta facendo per rendere i processi più veloci? Il ministro non ha risposto, ma ha assicurato che a febbraio depositerà una riforma del processo civile e penale per ridurre i tempi.
Come anche per rendere meno automatico l'appello in secondo grado.
Non c'è stato tempo per chiedere a Bonafede del codicillo dentro lo spazza corrotti che salverebbe qualche consigliere regionale dalle inchieste sulle spese pazze.

La vicenda del giudice Robledo.

Quando era a Milano, il giudice Robledo aveva rinviato a giudizio tanti consiglieri per le spese pazze: ha vinto tante battaglie, ma ha perso quella che l'ha visto contrapposto contro il CSM.
Iacona ha raccontato la sua vicenda, in un intervista al giudice (oggi a Torino), che era stata già raccontata nel libro “Palazzo d'ingiustizia”.

La sua storia insegna quanto è difficile oggi esercitare in autonomia i processi, applicare la legge uguale per tutti, la relazione malata nel CSM tra magistrati e politica.
A Milano la procura ha messo processo un presidente del Consiglio: qui si è fatto le ossa Robledo, che ha lavorato con De Pasquale per l'inchiesta sui diritti televisivi, sul fascicolo The family della famiglia Bossi.
Nel 2010 iniziano i suoi scontri con Bruti Liberati, nuovo procuratore capo: Robledo ha raccontato di questa guerra al CSM nel 2014, le ingerenze del capo sui fascicoli aperti, il ritardo dell'iscrizione di politici importanti nel registro degli indagati (come Podestà, ex presidente della provincia).
Era in gioco il controllo della legalità, con la visione di Bruti Liberati: si viola il principio di uguaglianza, entrano le relazioni nel lavoro del magistrato, questioni di opportunità politica che nulla dovrebbero avere a che fare col lavoro di un magistrato.
Se l'obbligatorietà cade, nel lavoro dei magistrati cade il controllo della legalità, si inizia a ragionare su relazioni degli imputati: un fatto quasi eversivo dentro la magistratura.

“Tu ricordati che sei stato nominato da un voto di magistratura democratico” gli rinfacciò una volta l'allora capo: ma nella valutazione di un giudice non possono entrare le correnti dei magistrati.
Una battuta di spirito, la difesa di B.L. che però non ha accettato di spiegare meglio la questione col giornalista.

Tra i casi citati nel libro, il fascicolo sulla vendita delle azioni SEA che coinvolgeva Gamberale.
La storia di alcuni poliziotti della Mobile che taglieggiavano gli spacciatori: Bruti Liberati chiese a Robledo di fare le indagini con la polizia.
L'inchiesta sui presunti poliziotti infedeli non approda da nessuna parte: le intercettazioni falliscono per problemi tecnici.
Una brutta storia che continuerebbe ancora oggi: l'avvocato Piazza ha raccontato che la piazza di Rogoredo sarebbe nelle mani di questi poliziotti.

Altro fascicolo, quello su poliziotti della polfer che rubavano sulle perquisizioni di piccoli spacciatori: droga che veniva presa e rivenduta, per esempio, senza dichiararla tutta.
Si arrivò a condanna e il Questore si lamentò: “perché nessuno mi ha detto niente”.

C'è poi la storia di Expo 2015: l'appalto più importante fu vinto dalla Mantovani con un ribasso forte, Robledo aveva messo sotto intercettazione i principali dirigenti di questa operazione.
Ma poi avrebbe subito pressioni da parte del procuratore capo, per sospendere le intercettazioni.
Viene poi tagliato fuori dalle inchieste: le inchieste su Expo furono gestite dall'area omogenea e a fine manifestazione arrivarono i ringraziamenti dell'allora presidente Renzi.
Le indagini sono state fatte col freno a mano? C'è stata una moratoria da parte della procura su Expo?
Ne sono convinti due cronisti di giudiziaria, Cimino e D'Alessandro, che confermano questa notizia riportando voci da magistrati e da imprenditori che volevano denunciare cose che non funzionavano sugli appalti.

Bisogna considerare gli effetti delle inchieste che si aprono: di questo sono convinti Legnini e Vietti, due ex vicepresidenti del CSM.
La procura di Milano avrebbe solo applicato buon senso: così Robledo si vede respinto l'esposto, arriva poi una lettera di Napolitano al CSM (dove si dice che il capo ha sempre ragione, i sostituti non hanno autonomia).
Un intervento fuori luogo, sostiene il procuratore di Catanzaro Gratteri: il potere vero cerca sempre di condizionare chi sta sotto.

Robledo finì a Torino, gli furono tolte le funzioni giudicanti: nell'intervista ha puntato il dito contro lo strapotere dei vertici delle correnti dei magistrati, sulle nomine dentro la magistratura.

Se vuoi far carriera devi essere vicino, raggiungibile: un sistema mafioso lo considera il giudice del Tribunale di sorveglianza di Verona Mirenda.

“Il silenzio assordante dei magistrati è la cosa che più mi addolora”, la chiusura di Robledo.

Anche su questo, la politicizzazione delle correnti, il condizionamento della politica, verrà messa alla prova la riforma che il ministro Bonafede ha in mente.