19 febbraio 2017

Il commissario Soneri e la legge del Corano

Una premessa: le città (e una società) in cambiamento.
Ultimamente mi sono capitati tra le mani due bei libri: quest'ultimo di Valerio Varesi e “Torto marcio” di Alessandro Robecchi.
Parma e Milano, due città all'apparenza agli antipodi: la capitale morale del paese, la città che spesso ha anticipato le mode e le politiche per il paese (Mussolini e il fascismo, Craxi e il pentapartito, la discesa in campo di Berlusconi e la Lega..). E la piccola Parma, la piccola Parigi, ex grande squadra di serie A sprofondata poi in una crisi amministrativa, ai limiti della bancarotta, per le ruberie di una classe politica incapace e famelica (che Varesi stesso ha raccontato nel romanzo Il commissario Soneri e la strategia della lucertola).
Cosa hanno in comune allora?
La Milano che racconta Robecchi è una città in cui le differenze sociali, quasi antropologiche le vedi a colpo d'occhio, passando dai quartieri del centro, dove trovi la Milano bene che sente la crisi, fino alle periferie, come piazza Selinunte.
Da una parte famiglie che abitano in case che sono musei, che guidano auto che sembrano carro armati, che sanno che lo stato proteggerà sempre il loro status sociale, il loro benessere. Dall'altra parte ritrovi persone che devono fare a meno dello stato, del welfare, delle tutele.
Milano, una città spaventata per i tre omicidi che suscitano una reazione scomposta di sindaci, prefetti e ministri.

La Parma raccontata da Valerio Varesi è una città attraversata dalla paura per gli immigrati, con una politica che da una parte non è in grado di dare risposte che non siano le solite parole di circostanza, dall'altra capace di cavalcare l'onda emotiva, la pancia della gente, le loro paure.

Sono due e due microcosmi che hanno mutato pelle, che sono cambiate e che, all'occhio dei protagonisti dei protagonisti dei due libri, sembrano quasi irriconoscibili.
Così, per affrontare i due casi, Robecchi ci racconta dell'indagine parallela, non autorizzata e molto casalinga dei poliziotti non poliziotti, costretti ad entrare dentro il mondo delle periferie, del welfare alternativo e della giustizia che, in questi posti, non significa rispetto delle leggi.
Alla stessa maniera, anche l'investigatore di Varesi, il commissario Soneri, si trova di fronte ad un delitto di cui non riesce a trovare il filo, di cui non riesce a comprendere le ragioni, che sfuggono, risultano incomprensibili coi parametri che conosceva.
Come Milano, è diventata una Milano a molte facce alcune delle quali sconosciute e impenetrabili a meno di non voler scoperchiare un vaso di Pandora, anche Parma, per il nostro Soneri è un mistero nel mistero.

E' in atto un cambiamento nelle nostre città che ci sta sfuggendo di mano, a cui la politica sembra disinteressata, se non per speculare sopra qualche voto, con le ronde e con l'esercito.

L'incipit del romanzo:
Gatti che ronfano nei pomeriggi d'inverno: sono così le città di pianura. Neghittose e morbide nella loro indolenza festiva, conservano un cuore crudele e scattante.”

A Parma, in una casa in via XX settembre, viene trovato ucciso un ragazzo di origine nordafricana, Hamed Kalimi. Il cadavere è stato scoperto per caso: un agente della Polfer aveva notato una persona anziana, Gilberto Forlai, pensionato e cieco, che vagava per i binari della stazione, come se fosse smarrito.
E' stato quando lo hanno accompagnato a casa che gli agenti, insospettiti dall'atteggiamento dell'anziano, che è stato scoperto il cadavere.
Hamed è stato ucciso con un colpo alla testa: era ospite del Forlai, lo accompagnava in stazione, dove passava i pomeriggi a guardar passare i treni (come il personaggio di Simenon..).
Non è stato un furto, questo è certo. Ma se il furto è da escludere, quali ragioni si celano dietro la sua morte? Il commissario Soneri questa volta, per sbrogliare la matassa, lo gnommero, deve andare ad indagare dentro la comunità islamica di Parma.

Per la prima volta, Soneri non può sfruttare la sua conoscenza della sua città e dei suoi abitanti. Tanto l'inchiesta, quanto le persone che incontrano, si dimostrano sfuggenti, sconosciute.
C'è un brutto clima, poi, nei quartieri: il problema della spaccio, la presenza della microcriminalità, hanno portato per reazione alle ronde dei cittadini solerti che, girando per la notte, dimostrano alle brave persone che si affacciano alle finestre, chi veramente si prende cura della sicurezza. Sperando poi in una notorietà che farà comodo al momento delle elezioni:
«Li conoscete?» chiese poi ai due agenti una volta partiti.«Le ronde, commissario. Sono bravi diavoli. Girano fino alle tre di notte e ci segnalano i sospetti. Su dieci che ce ne dicono va bene se ce n'è una giusta.»«E' così scesa la fiducia nelle forze dell'ordine?»«Dottore, c'è da capirli: ormai i politici hanno insegnato a rubare a tutti. Sono arrivati i ladri anche dall'estero! Sbarcano già imparati, ma qui hanno il master!» sghignazzò il poliziotto alla guida.Soneri tacque intuendo la deriva del discorso.

Al delitto, seguono altri episodi che portano ad un crescendo di tensione: oltre alle ronde, ci sono strani personaggi che attraversano i quartieri sul rombo delle jeep, come nelle immagini le milizie dell'Isis con le loro bandiere nere.
Qualcuno inizia a sparare, solo per aria al momento.
E cominciano gli accoltellamenti: a finire infilzati dalla lama di un coltello due altri nordafricani, all'apparenza persone lontane dal mondo del crimine.
Chi sta dietro a questi altri delitti? L'estrema destra che sta alzando il livello dello scontro, nella sua caccia all'uomo?
Oppure è una guerra per bande, per il controllo delle piazze dello spaccio?

E come catalogare la reazione delle persone a questa sequenza di episodi delittuosi? A Parma c'è un'amministrazione (di centro sinistra, nel romanzo) sotto assedio da parte della gente inferocita e da una destra che questa paura la cavalca per fini elettorali.
«I vecchi sessantottini si sono convertiti al mercato e per allontanare il ribrezzo che provano verso sé stessi professano un credo dottrinario ringhiando sdegnati e bigotti contro chiunque coltivi il dubbio. Sono come i cinesi che assommano i difetti del capitalismo a quelli del comunismo: l'inferno»

Ma a questa esasperazione, per i furti, per gli scippi, non si può sempre rispondere con l'accusa di razzismo. Lo scopre lo stesso Soneri in un confronto, uno dei tanti in questo racconto, con la compagna Angela, che di professione fa l'avvocato.
«Mori [uno dei componenti delle ronde notturne] ha sparato ad un ladro che tentava di entrargli in casa. Uno che gira con la giacca mimetica cosa poteva fare?»«Io non so sparare né possiedo una pistola, ma forse avrei sparato anch'io», fece lei.Il commissario la fissò sorpreso. «Ho sempre creduto che pensassi il contrario».«Ultimamente ci ho riflettuto e ho cambiato idea».«Stà a vedere che la destra è riuscita a colonizzare anche i miei affetti.»«Macché destra! Al contrario, il mio è un pensiero libertario. In questi anni mi sono sfilate di fronte tante di quelle vittime! Un esercito di schiavi si questa nuova dittatura della violenza. Anziani, derubati, picchiati, scippati. Donne violentate e minacciate, famiglie ostaggio dei prepotenti.. Centinaia a migliaia di persone che vivono nel timore e nel terrore. Che hanno la libertà limitata, che lavorano e vengono derubate. Il prezzo del lassismo lo pagano loro per permettere alle belle anime di discettare in televisione di tolleranza e delle vecchie idee frustrate di Beccaria».

Seguendo la scia di sangue, Soneri si imbatte in strani personaggi: un medico, anche lui di origini nordafricane, che spesso cura immigrati clandestini.
Uno che chiamano “il professore” e che coi suoi discorsi contro l'invasione degli immigrati è diventato il simbolo di una certa parte politica.
Una citroen grigia che è stata vista tante volte sotto casa del Forlai, con dentro due tipi minacciosi che forse hanno a che fare col delitto.
Tutti elementi che complicano l'indagine anziché aiutarla: quale direzione prendere, per trovare l'assassino di Hamed? Che matrice hanno gli accoltellamenti? Sono aggressioni dei gruppi di estrema destra contro lo spaccio? O c'è qualcosa d'altro?
«Mettiamola così», riprese quest'ultima «prima abbiamo creduto che fosse solamente una questione di violenza politica tra xenofibi e stranieri e tra gli spacciatori e i collettivi giovanili di sinistra. Adesso abbiamo capito che c'è anche una guerra per il controllo del mercato della droga».

L'indagine ufficiale diventa entrare dentro questi conflitti, queste tensioni, per cercare di comprendere: parlando col “professore” che usa la metafora del crollo dell'impero romano, debole, sopraffatto dall'invasione anagrafica delle popolazioni “barbare” che arrivavano dai confini.
«Lei semplifica»«Lasci stare! Tutte 'ste teorie sulla complessità delle cause della caduta dell'impero.. Alla fine si riducono a quelle che ho appena detto. Il resto è fuffa da studiosi. Da una parte popoli ignoranti e bellicosi animati da ubna furia biologica del testosterone e dall'altra romani ridotti a mezzeseghe dal frantumarsi della loro virile cultura pagana e dal benessere. E' lì che la storia è scivolata indietro di secoli.»

All'estremo opposto, l'Imam della moschea di Parma, che pure Hamed frequentava, cita Marx e la lotta di classe. Solo che al posto del Capitale, c'è ora la Legge del Corano che indica una strada per i giovani: ma non per un discorso religioso che negli estremisti è del tutto assente, perché qui è solo un discorso di egemonia
«Quella che Marx chiamava lotta di classe, in noi si condensa in un'identità religiosa che è una visione del mondo rivoluzionaria rispetto alla vostra vuota stanchezza. Il riscatto, per i nostri giovani, passa per la legge del Corano. Il disagio sociale è la spinta verso una vita spirituale che li affranca. I vostri giovani non possono appigliarsi a niente. Tutt'al più spaccano qualche vetrina e arraffano quegli oggetti che diversamente non possono avere. Il vostro è il mondo del demonio: riempite la testa di tante tentazioni e impedite di soddisfarle. Finirete per scannarvi l'un con l'altro. Ma forse saremo noi a indicarvi la strada.»«Sgozzando la gente», sbottò un'alrta volta Soneri.«Vi basterà inchinarvi ad Allah.»

Ad unire tutti, destra, estremismo neofascista ed estremismo islamico è solo questa forma d'odio verso l'altro, verso i diversi. Un odio che si basa sull'ignoranza del prossimo e delle sue idee, che si basa sull'indifferenza dell'altro, sull'assenza di qualsiasi base culturale, sul culto del bello e del bene comune.
Un odio che è destinato a sfociare verso una guerra sociale, una guerra tra poveri:
Non potremo nemmeno più combattere perché non ci sarà più un fronte. Il fronte sarà ovunque.

Un delitto in cui tutti tradivano tutti.
L'indagine di Soneri si sposterà dai quartieri di Parma, alle zone che testimoniano di un passato industriale ora diventati zona di spaccio, dalla città immersa nella bolla della nebbia ai borghi sulle colline imbiancati dalle colline.
Era stata una stilettata. In quella storia tutti tradivano tutti. [..]Per quanto si sforzasse di essere cinico, finiva sempre per scoprirsi ingenuo.

La scoperta della verità sarà così un duro colpo per il commissario: scoprire quanto sono profonde e pericolose le radici dell'odio, dentro le nostre città. Ma anche la crisi valoriale, dei rapporti tra le persone diventati precari e falsi. E infine l'assenza di una politica capace di raccogliere queste tensioni per saperle indirizzare e gestire in una alveo democratico: la politica che non ha saputo gestire l'impatto tra la nostra cultura laica e quella islamica, anche su temi semplici come il consumo del cibo (il maiale, che i musulmani odiano) o su temi complessi come le discriminazioni sessuali contro le donne.
Una politica che ha sinistra si è cullata su una visione tollerante e aperta che però non affrontava questi problemi di integrazione, lasciando alla destra tutti gli argomenti per le loro campagne xenofobe.
Su Repubblica Valerio Varesi racconta la crisi della sua città, del conflitto tra culture, dei problemi di integrazione.
Sono i temi che nel libro pone un intellettuale di destra. Sono le questioni che Varesi vorrebbe vedere affrontate da quel mondo di sinistra, che per troppo tempo le ha lasciate ai margini: “Né le forze politiche che si richiamano alla cultura cattolica né quelle della sinistra ‘terzomondista’ si sono poste il problema dell’integrazione. Chi oggi si spende per un’idea di società aperta non fa i conti con la realtà dei fatti. È già capitato che nella storia, partendo dai buoni sentimenti, si arrivi a produrre una visione intollerante, che si finisca con offrire legna da ardere alle destre e a quelle persone che urlano slogan xenofobi. La politica dovrebbe operare con realismo”.
È un mondo di diffidenza, d'odio, di paure che si nutrono di paure, quello in cui è costretto a muoversi Soneri.
 
Un mondo dove i deboli soccombono, sono in balia dei forti, perché le regole non ci sono più. “Nella realtà senza legge s’installa la dittatura dei prepotenti e finisce che le persone si fanno giustizia da soli, come a Vasto. Il procuratore della Corte d'Appello di Bologna ha detto che le pene nel nostro Paese sono così lievi, che la criminalità straniera sceglie l’Italia per i suoi affari”. 
Il commissario si sente sbigottito ed estraniato nell’esplorare questo cuore di tenebra della città, uno sbigottimento che sembra corrispondere a quello dei parmigiani. Eppure Soneri sembra intuire che questo lato oscuro alberga dentro Parma. Lo si coglie fin dalla prima pagina del romanzo: “Gatti che ronfano nei pomeriggi d’inverno. Sono così le città di pianura. Neghittose e morbide nella loro indolenza festiva, conservano un cuore crudele e scattante. Per mimetismo, come a caccia, stanno acquattate nella cova dei loro palazzi dove si predica caritatevoli e si progetta l’agguato”. 
Quando la nebbia si dirada la città scopre gli scandali e forse se stessa. “Siamo sempre stati double-face. Non girano più idee e progetti, non si discute dei problemi. Tutto ribolle a fuoco lento, fino a che le questioni esplodono. Soneri affronta una Parma che non riconosce più. Il feeling s’è interrotto, perché alcuni quartieri sono scomparsi, come il San Leonardo, ridotto a una miscela di etnie e interessi spesso non leciti. Era un quartiere operaio, non dormitorio, perché aveva grandi fabbriche al suo interno, come la Bormioli. Oggi, al suo posto, c’è l’ennesimo, inutile centro commerciale”.

La scheda del libro  sul sito di Frassinelli editore.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


18 febbraio 2017

Una forma degenerata di lotta di classe

«Quelli che si fanno esplodere uccidendo cercano disperatamente una ragione e un senso. Sono poveri, diversi per religione e cultura. Inoltre la crisi li esclude anche dalla possibilità di riscatto con il lavoro. Tu che faresti?» 
«Non mi farei di certo esplodere. Piuttosto protesterei in piazza, lotterei.» 
«Noi siamo di un'altra generazione Franco», ricordò pazientemente la compagna. 
«Siamo cresciuti con la politica, ma oggi non c'è più. Se ci fosse, questi ragazzi forse voterebbero per un partito di sinistra che offrisse loro una prospettiva di riscatto. A loro non resta che la religione per dimostrare di esserci. Se vuoi, questo nuovo terrorismo piuttosto vigliacco, è una forma degenerata di lotta di classe. E non essendoci più le classi organizzate, si nutre di episodi isolati ed eclatanti fatti su misura per i media.» 
«Lo stesso modo d'agire degli anarchici del Novecento», constatò Soneri. 
«La storia si ripete, e non migliora», concluse Angela. 
[Il commissario Soneri e la legge del Corano, Valerio Varesi Frassinelli editore]

Questo è uno dei passi più importanti dell'ultimo giallo di Valerio Varesi che, meglio di qualunque saggio sull'argomento, illumina sulle tensioni che covano dentro le nostre comunità tra italiani e immigranti.

Sulle origini del terrorismo, sulle contraddizioni dentro la nostra società e, quello che è più importante, dell'assenza di una politica (e del mondo dei partiti) capace di raccogliere e contenere queste tensioni, questi problemi.
A questi ragazzi, rimane solo la religione a dare un significato, una specie di risposta, un senso. 

17 febbraio 2017

Come è cambiato il paese

Come è cambiato il paese, come è cambiata la classe dirigente, come è cambiata la politica?
A 25 anni dalla stagione di "mani pulite" dovremmo essere in grado di dare una risposta a queste domande, che indicano il grado di maturità di una democrazia.
Siamo stati capaci di imparare la lezione, abbiamo capito cosa è successo, il paese (la classe politica, i partiti) ha rinforzato le sue difese immunitarie?

Col rischio di passare per la solita Cassandra, sembrerebbe di no.
Il ministro degli esteri che ad Hammamet a ricordare l'anniversario della morte di Craxi.
Le inchieste che toccano la classe politica che vengono usate come armi per colpire l'avversario, senza che si riesca ad arrivare ad una regolamento interno su finanziamenti, comportamenti da evitare per opportunità politica senza dover aspettare (e trincerarsi) la magistratura..

Le polizze del sindaco Raggi (e la chat, e la nomina del fratello del suo ex capo di gabinetto Marra) da una parte.
E le inchieste sula Consip, sugli appalti Expo e sul Mose. Su mafia capitale sul Cara di Mineo.
Un lungo elenco di inchieste che occupano giornali e che poi finiscono nel dimenticatoio, proprio mentre si celebrano i processi.

E' un argomento delicato questo, che tocca la selezione verso il basso dei nostri rappresentanti, di come sia tutto diventato troppo veloce e troppo autocelebrativo.
Molto più semplice chiedersi cmoe è cambiata Milano in tutti questi anni.

Ieri sera alla Feltrinelli di Milano Alessandro Robecchi presentava il suo ultimo libro "Torto marcio", assieme a Gad Lerner.
Un giallo sociologico, lo ha chiamato il giornalista, in cui si attraversano tutti gli strati sociali della capitale morale (?) per scopre chi sia l'assassino che mette delle pietre sulle sue vittime.
Milano è cambiata in questi ultimi 10 anni: una volta se passavi dal centro alla periferia, le differenze non le coglievi a colpo d'occhio.
Oggi, se passi da corso Magenta, dove la gente è ricca sin dai tempi di Manzoni, a piazza Selinunte, nella casbah di Milano, cogli delle differenze anche antropologiche - spiegava lo scrittore.
Ci sono persone che vivono, si vestono, parlano in modo diverso.
Posti dove esiste un altro welfare che non è quello dello stato.
Posti dove la guistizia la danno persone e gruppi che sono al di fuori dalle leggi dello stato. E dove le leggi dello stato non assicurano la giustizia per tutti.

Giustizia, uguaglianza, contrastare la forbice che separa ricchi e poveri.
Chi sta sopra e chi sta sotto, senza diritti e tutele.
Anche così è cambiato questo paese.

16 febbraio 2017

Maledette bufale

Peggio il tribunale del popolo di Grillo o il tribunale del palazzo per filtrare le bufale? 

Nel mirino della proposta di legge della senatrice Gambaro chi pubblica notizie "false e tendenziose":
 Nel mirino blog e forum, non le testate giornalistiche. Più nel dettaglio, l'articolo 1 dice che chi pubblica o diffonde "notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media o siti, che non siano espressione di giornalismo online, è punito con l'ammenda fino a 5mila euro". La situazione peggiora se il fake "può destare pubblico allarme", o "recare nocumento agli interessi pubblici". In questo caso sono previsti: l'ammenda fino a 5mila euro a cui si aggiunge la "reclusione non inferiore a dodici mesi". Chi, invece, si rende "responsabile di campagne d'odio contro individui" o "volte a minare il processo democratico" è punito con la reclusione non inferiore a due anni e l'ammenda fino a 10mila euro.
Per questo, chi scrive un blog deve registrarsi presso apposita autorità dando nome e cognome.
E se scrivi qualcosa di falso e tendenzioso, multa e perfino il carcere.
Chi lo stabilisce?

Piccoli feudi

In Lombardia, la regione virtuosa, la locomotiva che potrebbe competere con i paesi del nord, dei successi di Expo, succede anche questo.
Che la Corte dei Conti contesti un danno erariale di 1ml di euro alla regione, per alcuni incarichi dirigenziali affidati a persone che non ne avevano i titoli.
In particolare, una di queste persone era la collaboratrice del consigliere leghista Galli, quello che si era fatto rimborsare dalla regione (cioè noi tutti) anche il pranzo di nozze della figlia.
Unico titolo, aver lavorato per la Lega: per questo è arrivato un incatico per l'Arpa da 111 mila euro (e un bel incarico da inserire in cv).

Nessuno contesta alla politica di fare le sue nomine, è un così fan tutti dal comune (Sala che volevano nominare il socio), alla regione (gli amici della Lega) a Palazzo Chigi (gli amici di Renzi).
Il punto è che così si creano carriere che non sempre sono basate su merito o competenze, ma solo sulla fedeltà al capo, tagliando fuori persone capaci ma con meno relazioni.
E queste persone, oltre a prendere stipendi più che onorevoli, prendono pure decisioni che impattano sulla collettività: un doppio peso dunque.

Così si inquina la politica e non c'è inchiesta penale che tenga, che possa mettere freno a questo problema, finché i dirigenti dei partiti non smetteranno di considerare i palazzi come dei loro feudi.

PS: se in regione si viene sanzionati, nemmeno in comune sono messi meglio.
Ieri, all'inaugurazione della nuova sede di Microsoft, il giornalista del FQ ha chiesto conto all'AD dell'assessora che non vuole comunicare il proprio reddito (come chiesto dalla legge).
"Rimarrei concentrato sulle cose che dobbiamo fare oggi .." la risposta.


15 febbraio 2017

Le prime dei giornali

Presa diretta lunedì sera ci ha raccontato di come le mafie si siano federate a Roma per gestire lo spaccio nelle piazze della città e stiano usando i loro soldi per comparsi pezzi di imprenditoria, palazzi. E magari pensano pure ad investire nel mattone.

Diversamente da quanto aveva annunciato, propagandisticamente, Renzi prima del referendum, la proposta di patteggiamento dei Riva non è stata accettata e 5000 dipendenti andranno in cassa integrazione. 
E le bonifiche? E la messa in sicurezza di una città? 

Quei 3,4 miliardi per la manovra correttiva vanno trovati e anche in fretta, prima che la UE si incazzi per davvero e parta una procedura di infrazione.

IBM entrerà nell'area Expo, per il suo polo di ricerca (e le sue assunzioni, anche quelle annunciate da Renzi ai tempi): ma come scrive Gianni Barbacetto, potrebbe aver accesso alle nostre cartelle mediche per istruire la sua piattaforma per l'analisi dei dati.

Tutto questo giusto per dire che ne avremmo di cose da raccontarci, prima di inventare notizie false.
Sono giorni che parliamo dei problemi della giunta romana, delle loro incompetenze, della mancanza di formazione politica dietro il movimenti.
Ma tutto questo non giustifica l'inventarsi delle balle, come quelle pubblicate ieri dai giornali, facendo taglia e cuci della chat di Marra.
Almeno chiedere scusa.
Perché dovremmo parlare delle mafie a Roma, delle periferie, del progetto del nuovo stadio che non sarà dell'AS Roma ma di privati.

Sono giorni che si parla della scissione nel PD, del futuro congresso, della nuova (?) proposta di Pisapia.
Un nuovo ulivo per non avere più larghe intese col centro destra.
Ora, a me tutto questo sembra quasi una provocazione: tutta la politica e buona parte delle riforme (progressiste, come progressista è anche la proposta dell'ex sindaco di Milano) renziane sono state fatte con l'appoggio del centrodestra (quello al governo) prendendo spunto delle passate politiche berlusconiane.
A meno che Pisapia non voglia far fuori Renzi, sembra solo fumo negli occhi.

Ma tutto fa brodo per riempire le prime pagine dei giornali.

14 febbraio 2017

Presa diretta - Roma criminale

Roma è diventata un "consorzio delle mafie": così descriveva la situazione a Roma il servizio di Danilo Procaccianti su Roma e sui clan criminali che si dividono lo spaccio e che coi loro soldi stanno comprando pezzi della capitale.
Condizionando le imprese sane, accaparrandosi locali, ristoranti e immobili.
Con l'aiuto anche di banche poco attente all'odore del denaro e di professionisti che si sono messi a servizio di ndrangheta a Camorra.
Ma, soprattutto, con la colpevole indifferenza dei romani, non tutti e nemmeno tutta la classe politica.
Ma a molti - raccontava ieri sera il giornalista Giovanni Tizian - la mafia fa comodo: "i romani non si rendono conto che vivono in mezzo alle mafie".
Anzi: a noi la mafia ci piace - continuava - è uno strumento per ottenere prima quello che ci serve, da un documento o una pratica del comune al contatto con un politico.
Così i soldi delle mafie, miliardi, inquinano l'imprenditoria onesta, tagliata fuori: "oggi a Roma muore l'economia sana".
Nell'indifferenza, nella paura, nella distrazione o nella complicità.
I politici che erano in contatto coi mafiosi (e di cui abbiamo letto negli articoli su mafia capitale) sono quelli che oggi non ricordano o non sanno. O quelli assolti dalle accuse dalla magistratura e che festeggiano pure.
Come se quei contatti, quel non aver voluto vedere e fare argine fossero così meno gravi.
La pax mafiosa di questi anni è quella che poi porta molti a dire che la mafia non esiste a Roma.
Non esiste lo spaccio capillare (che passa per il cartello delle cosche di San Luca della ndrangheta) a Tor Bella Monaca e San Basilio.
Non esistono le confische dei beni in pieno centro.
Non esistono le estorsioni dei commercianti a Ostia, da parte dei clan Fasciani e Spada.
Da Huffington post:
Una piazza di spaccio di cocaina a Roma “fattura” sessantamila euro al giorno, in alcuni quartieri la droga si vende in sette piazze di spaccio contemporaneamente e un quartiere arriva a muovere 10 milioni di euro al mese. Roma è la Capitale della droga, se ne consuma più che a Milano, Napoli e Palermo. Secondo la Procura Nazionale Antimafia: “Difficilmente infatti le organizzazioni impegnate nel settore possono trovare livelli di smercio degli stupefacenti superiori a quello che il mercato romano può assicurare”.
Gli ultimi dati disponibili ci dicono che nella Capitale sono stati sequestrati circa 9351,238 kg di stupefacenti nel 2016 e se pensiamo che per ogni chilo sequestrato, gli investigatori parlano di altri cinque chili che vengono immessi sul mercato, parliamo di un mercato che Roma vale circa un miliardo di euro all’anno. Nessuna azienda romana riesce a fare questi numeri, solo le mafie ci riescono.[..]
Ogni anno a Roma si sequestrano aziende e patrimoni mafiosi per circa 800 milioni di euro. Nel Lazio attualmente ci sono più di 500 aziende confiscate alle mafie, la maggior parte stanno a Roma. Il Lazio è la terza regione dopo Sicilia e Campania per numero di aziende confiscate. Le mafie a Roma sono ovunque e nessuno sembra accorgersi di loro. Hanno provato perfino a infilarsi nel business del caro estinto dell’ospedale Sant’Andrea di Roma e nel mercato dei fiori del cimitero Flaminio, che con i suoi 140 ettari di estensione è il cimitero più grande d’Italia. “Roma è il futuro” diceva un capo clan della ‘ndrangheta intercettato qualche anno fa. Per Michele Prestipino, procuratore antimafia a Roma: “Roma per le mafie è passato, presente e futuro”.

Il capovolgimento delle cose (spunti dal libro di Varesi)

«Le do ragione: c'è una vena di follia. Conosco persone che non rispondono più agli squilli ma solo ai messaggi sullo smartphone o sui social network. Parlano coi tasti.» 
«Per fortuna gli omicidi li fanno ancora di persona», annotò Soneri in un affondo di cinismo.Rifletteva sul capovolgimento delle cose. Il telefono che non si usa più per parlare, la politica non si pratica più per migliorare il mondo, l'istruzione non serve più per conoscere... Un intero alfabeto si sgretolava mutando di significato. Tutto sommato chi restava più fedele alla realtà era proprio Forlai che non la vedeva. Per capirla doveva ascoltarla, toccarla, annusarla. 
Il commissario Soneri e la legge del Corano, Valerio Varesi
Il brano è tratto dall'ultimo libro di Valerio Varesi, che parte dall'omicidio di un immigrato, ospite di una casa di un signore cieco.
In una Parma in cui le tensioni contro gli immigrati sfociano in atti di violenza: non sono solo le ronde, ma anche qualcuno che inizia a sparare e a farsi giustizia da sé.
E la politica?
La politica ha smesso, da tempo, di svolgere la funzione di mediazione, per la ricerca delle soluzioni ai problemi.
Ci sono i politici di destra che sugli immigrati e sulla sicurezza fanno campagna elettorale (lo ha raccontato bene ieri sera il servizio di Presa diretta). Le ronde, l'esercito per le strade, la sicurezza.
E ci sono quelli a sinistra che hanno paura a dire le cose come stanno e allora non fa nulla, ed è anche peggio perché non si governano i flussi, non si gestisce l'integrazione, non si mettono dei paletti laddove serve.

Come altri libri di Varesi, anche questo parla della realtà che stiamo vivendo: alla Direzione del PD, il segretario Renzi ha chiesto che si ritornasse a parlare di politica.
Eppure nei mesi che hanno preceduto il referendum del 4 dicembre si è sempre parlato di politica: gli effetti catastrofici se passava il no (e quelli taumaturgici se invece passavano le riforme), le mance per i gruppi di elettori (la Coldiretti, i pensionati) ..
Forse questa non è politica.
Forse non è politica nemmeno rimanere fermi a discutere di congresso, di primarie, di elezioni se dentro questi congressi, dentro queste elezioni non ci si mettono i contenuti.

I posti di lavoro e le condizioni di lavoro. Per i dipendenti lasciati a casa da Almaviva e per quelli a cui è impedito di andare in bagno.
La gestione dei profughi e dei flussi dei migranti, per evitare che ci siano politici che facciano affari (e prendano voti) sulla loro pelle.
Fare pulizia dentro il mondo delle banche, dei crediti concessi con troppa leggerezza (dal caso MPS all'inchiesta che ha toccato il sen. Verdini), dei derivati di stato (come ha denunciato l'Espresso).
Mettere in sicurezza il territorio, le falde inquinate, i fiumi che esondano, le case nelle zone a rischio.

Senza questo, la politica è solo una questione di numeri, di voti da prendere o da comprare.
Nulla a che vedere con quello che serve al nostro paese per uscire da questa situazione.

Presa diretta – non passa lo straniero

Nujeen Mustafà è una ragazza curda siriana: nel suo libro ha scritto del suo viaggio dalla Siria alla Germania, su una sedia a rotelle: è stata una delle ultime profughe ad entrare in Germania, prima dell'accordo con la Turchia (diventata il gendarme d'Europa).
Nujeen vive insieme alla sorella, partita con lei da Aleppo, in una casa fornita dal governo,parla già tedesco e va a scuola: pienamente integrata in un contesto che l'ha accolta.
“Se conosci le cose stai meglio” - racconta, perché il suo corpo non sta bene, ma la sua testa funziona. Ha imparato l'inglese leggendo i sottotitoli delle serie, per la sua curiosità: la sua famiglia l'ha protetta e accudita e che ora è purtroppo rimasta in Siria.
Lei la guerra l'ha vista nascere, attorno a sé ad Aleppo: ne parla nel libro, di come era bella la sua città, il centro storico, una vera città multietnica.
Nella primavera del 2012 la rivoluzione arriva anche lì: è come se tutti i siriani si fossero svegliati per chiedere democrazia e giustizia.
Non volevamo più il dominio di una famiglia, ma volevamo più di tutti rimanere vivi: dopo poche settimane si arrivò però alla guerra.

Conosco quella città distrutta, ci ho vissuto, i miei ricordi sono sepolti sotto i bombardamenti: è inaccettabile che persone che conosco muoiano sotto le macerie.
Colpa delle potenze straniere che giocano una loro battaglia sulla pelle dei siriani.
Ha conosciuto le persone dell'Isis, incrociate ad un posto di blocco, ha vissuto sotto le bombe ed sopravvissuta ai bombardamenti.
Lo scopo del libro è dimostrare alla gente che non siamo numeri, siamo persone, abbiamo una storia e raccontare agli europei che ciò che ci unisce è più di quello che divide: vogliamo tutti la pace, viviamo la stessa terra.
Nessuno lascia la sua casa per i soldi, come in tanti pensano: noi siamo partiti per non morire.
Una bella immagine della Siria: la mia terrazza ad Aleppo, che ancora mi ricordo..

Il viaggio verso la Grecia: nel viaggio in gommone, molte persone sono morte, sapevo di rischiare la vita. Ma mi sono detta che, se anche morirò, voglio morire col sorriso.
2700 km su una sedia a rotelle, in mezzo ad un fiume di profughi che in questa Europa stanno tracciando una nuova strada, in mezzo al fango, tra i muri e il filo spinato.
Con un solo obiettivo, attraversare le frontiere prima che si chiudano.

Quell'esperienza mi ha fortificata e che mi è utile anche ora che sono in Germania: vorrei chiedere a chi chiudere le frontiere cosa pensate di ottenere? Oggi l'Europa paga la colpa di non aver fatto niente per far finire la guerra”.

Ho scritto il libro anche per questo: per far vedere che possiamo essere buoni vicini, che eravamo un popolo felice con buone città.
Se questo libro riuscirà a cambiare i pregiudizi delle persone, toccherò il cielo con un dito.
Voglio dimostrare ai tedeschi che io in un futuro potrò aiutarli, è il mio modo di ringraziali, per come mi hanno aiutata.

Non passa lo straniero: i movimenti neofascisti si organizzano tra la frontiera tra Bulgaria e Turchia, per sorvegliare i confini e dar la caccia agli stranieri. È questa l'Europa del futuro?

Roma criminale: dalla caccia ai profughi, alla caccia agli spacciatori e ai clan che si dividono le piazze dello spaccio. E con i soldi della mafia, si stanno mangiando Roma...

Non passa lo straniero, di Raffaella Puscedu.
I milioni di morti della prima guerra mondiale, altri milioni della seconda: persone morte per difendere i sacri confini della patria.
Oggi parole come nazione, sovranità stanno diventando slogan in bocca a politici, raccolti in una internazionale che intende distruggere l'Europa, il trattato di Schengen, l'unità..
Non solo in Germania e in Francia: anche nei confini dell'est ci sono partiti e governi anti europei e stanno succedendo cose che dovrebbero preoccupare tutti.
In Ungheria, in Bulgaria: qui, al confine con la Turchia, la giornalista ha accompagnato un gruppo di ex militari che sorvegliano il confine.
Quando incontrano i profughi li consegnano alla polizia di frontiera: la polizia che incrocia questi gruppi di paramilitari fa finta di niente e guarda dall'altra parte.
Difendono i confini per una necessità storica, non perché sono razzisti – dicono: siamo la prima linea per impedire che gli immigrati arrivino in Europa.
Persone che – ti dicono – poi iniziano a tagliare le teste, come nel loro paese.

Ci sono video dove questi gruppi imbracciano le armi, si comportano come un esercito: non usano la violenza, si difendono.
Non commettono reati, perché respingono i migranti in Turchia, dove non sono perseguitati: l'Europa dovrebbe considerarci degli eroi, altro che Frontex.
Difendono l'Europa da persone che vogliono sfruttare il sistema europeo, per vivere alle nostre spalle: le ronde anti migranti sono pure legittimate dal governo bulgaro, per affiancare le guardie di frontiera e la polizia.

Attorno alla frontiera c'è un muro, una barriera di filo spinato e di ferro: qui ci sono poliziotti, col compito di “scoraggiare” l'attraversamento della frontiera.
Molti di questi migranti hanno denunciato soprusi dalla polizia: soldi rubati, botte, colpi sparati addosso. E violenza anche nei campi.
Nessuno di queste persone avrebbe lasciato il suo paese, l'Iraq ad esempio, se avesse potuto rimanere: scappare dall'Iraq per finire in un campo dove non è possibile protestare e dove non è benvoluti.

Altra versione arriva dai responsabili dei campi: nessuna violenza, nessuna denuncia.
E ora i campi profughi saranno trasformati in campi chiusi, per rispondere alle insofferenze dell'opinione pubblica bulgara.
Il viceministro Gunev ha risposto alla giornalista su maltrattamenti e violenze: tutto falso, sono solo pochi casi e spesso enfatizzati dalle associazioni non governative.
Il governo non ha bisogno di questi gruppi di paramilitari per controllare i confini: eppure il primo ministro ha dichiarato che ogni aiuto per difendere il confine è benvoluto.

A Dresda la ex leader di Pegida racconta fiera la sua opera di controllo dei boschi bulgari, le ronde al confine: non sono ronde – dice – solo protezione dei confini.
La frontiera può essere difesa anche con le armi, per la difesa dell'Europa dall'islamizzazione: eppure a Dresda ci sono solo 4 mila migranti.
“L'islam è una cultura totalitaria mascherata da religione”: se vogliamo salvare l'Europa dobbiamo puntare all'est.
Festerling ha creato un nuovo gruppo, Fortress Europe, per fermare l'onda di profughi che arrivano, per colpa del cancelliere Merkel.
I migranti economici non hanno diritti – continua: dovrebbero essere respinti nel loro paese, non possiamo nell'ideale di benefattori, salvare tutti.
Non possiamo farci commuovere dalle lacrime dei bambini...

Il movimento di Pegida ha portata in piazza decine di migliaia di persone: ha preso il 10% di voti alle elezioni a sindaco. Tutti nemici della Merkel, che ha spostato a sinistra l'unico partito cristiano tedesco: qui la Merkel ha preso fischi l'ultima volta che è arrivata.

Il leader del partito anti islamico Pegida si è fatto fotografare in posa da Hitler: una persona con condanne alle spalle che chiama i migranti “bestie”. Anzi, bestiame...
Identità, nazione, questi i principi del partito: non sono nazisti come NPD, o come il partito della Petry che ha aumentato i voti dopo l'attentato di Berlino.
Io non sono razzista, ma perché non li aiutiamo a casa loro ..” questo dicono le persone che contestano la Merkel.

In Austria alle ultime elezioni avrebbe potuto vincere Hofer, del partito della libertà, osannato dalle teste rasate e da gente che salutava col braccio alzato.
Anche qui la gente ha paura dei profughi, della perdita di identità per l'arrivo dei musulmani: l'estrema destra, seppur ripulita rimane sempre estrema destra.
A parola sono solo contrari i clandestini, quelli che arrivano senza rispettare le leggi: ma poi parlano di manganello.

La gente è dalla parte di Hofer – quando la intervisti: basta con questi immigrati, basta con questa invasione, con la islamizzazione del paese.
Sono identitari: italiani che rimangono italiani, francesi che rimangono francesi, tutti con la propria cultura.

La destra cavalca le paure delle persone per fini politici: è cambiata la politica dell'Austria, che l'anno scorso ha accolto 70mila profughi e poi li hanno cacciati, applicando alla lettera il trattato di Dublino.
I profughi sono stati mandati in Croazia in un campo con condizioni di vita pessime: molti volontari si sono però battuti per farli tornare in Austria, perché queste persone non erano pacchi postali ma persone.

Il cambiamento di rotta del governo come si spiega?
L'obiettivo era riequilibrare la presenza dei profughi in tutta l'Europa – dice un rappresentante del governo. Tirando in ballo l'accordo di Dublino.
Ma dietro c'è il timore della rimonta del partito di estrema destra, che ha influito l'agenda del governo: si dà per scontato che ci sia un problema dei migranti e che si debba espellere questi migranti.

I partiti identitari, anti islam, sovranisti, si dicono populisti, ma in realtà è un modo per ripulirsi la faccia: sono partiti e movimenti che hanno dietro radici naziste. Ieri erano i rom e gli ebrei: oggi sono i musulmani.
Per arrivare a cosa? Ad un Europa di popoli, non di banche, coi confini chiusi nel rispetto della sovranità.
Hofer in Austria ha preso il 47%: ci sono i presupposti per una vittoria alle prossime elezioni.
E ora ci sono le elezioni in Francia, in Germania .. E in quelle elezioni si parlerà di chiusura delle frontiere, di invasione, di islamizzazione.

L'unico antidoto a questa malattia è solo l'informazione.

13 febbraio 2017

Presa diretta: cacciatori di migranti e la Roma criminale

Dal futuro che ci aspetta in questa Europa dei nazionalismi, delle destre xenofobe, dei confini e dei muri.
Al presente della Roma capitale, corrotta e infettata dal male della criminalità, che prospera col mercato della droga.
I due servizi di questa sera di Presa diretta tratteranno questi due argomenti, ma prima il consueto appuntamento con "Iacona incontra": protagonista è Nunjeen Mustafà, la ragazza siriana fuggita dal suo paese ed arrivata sulle nostre coste su una sedia a rotelle, dopo un viaggio di migliaia di km, attraversando otto paesi, superando mille difficoltà e troppe frontiere. Non solo quelle dei paesi, ma anche quelle della solidarietà verso il prossimo:

Immagine presa dal sito Newsela
Ha percorso 6000 km attraverso 8 Paesi, fuggita da Aleppo con l'aiuto della sorella che ha spinto per mezza Europa la sua sedia a rotelle. Il suo viaggio è diventato cronaca della condizione di quasi 5 milioni di rifugiati siriani che da 5 anni fuggono dalla guerra. E con l'aiuto di Christina Lamb (già autrice di Io sono Malala) è diventato un romanzo intenso, in arrivo in Italia il 3 novembre, che assieme a Nujeen - intervistata - abbiamo deciso di raccontarvi
Estate 2015. A bordo di uno dei gommoni carichi di siriani in fuga dalla guerra, pochi giorni prima che l'immagine del piccolo Aylan si abbattesse come un macigno sulle coscienze dell'opinione pubblica internazionale, c'era anche Nujeen Mustafa, 16 anni, accolta dai volontari sulla costa di Lesbo come “prima rifugiata su sedia a rotelle ad aver compiuto la traversata”. Una ragazzina piena di gioia di vivere nata in Siria con una patologia che solo in Germania, dove vive da quasi un anno come rifugiata politica, hanno dato un nome: tetraspasticità. In pochi mesi, anche grazie alla giornalista Christina Lamb (già autrice di Io sono Malala) che le ha offerto “una penna” per raccontare la sua storia in un libro (“Lo straordinario viaggio di Nujeen”, in Italia il 3 novembre per HarperCollins) questa ragazza è diventata una sorta di moderna eroina romantica, per la quale l'essere diventata profuga è stata anche un'opportunità.Costretta a lasciare Aleppo sotto le bombe, infatti, Nujeen per la prima volta si è avventurata fuori di casa, dove una paralisi celebrale invalidante l'ha costretta a vivere confinata per 15 anni, ha conosciuto il mondo esterno fino ad allora visto solo in tv e ha perfino avuto modo di applicare le conoscenze acquisite durante il suo “forzato confino” casalingo. Nujeen ha infatti colmato, negli anni, il gap di diversità che la separa dal resto del mondo costruendosi una cultura autodidatta attraverso libri e documentari, e perfino imparato una lingua straniera – che lei definisce un “soap-inglese” - da una telenovela americana.

Cacciatori di migranti
L'anticipazione del servizio mostra la giornalista Raffaella Pusceddu assieme a delle persone in tuta mimetica mentre stanno pattugliano il confine tra Turchia e Bulgaria, attraversata dai profughi siriani e dai migranti.
Se vogliamo capire cosa diventerà l’Europa dei nuovi nazionalismi bisogna andare lì dove lo cose già stanno succedendo”, racconta la voce del servizio.
Questi gruppi paramilitari, ignorati dalla polizia, sorvegliano i confini e "cacciano" i migranti, seguendo le loro tracce, come una lattina con scritte in turco, ritrovata nei boschi: inizia così la caccia ai migranti raccontata dalla giornalista.
Noi siamo la prima linea” - racconta uno di questi uomini della pattuglia: “siamo qui per l'Europa e per i nostri figli, per impedire loro di venire qui in Europa e per impedire loro la vendetta di quanto è successo in Medio Oriente”.
Una ragazza, col volto coperto per paura di ritorsioni da parte dell'Isis, aggiunge “Queste persone dopo un anno, due anni, si organizzano e iniziano a tagliare le teste, come fanno nei paesi loro”.




A settembre Presa diretta aveva già affrontato il tema dei migranti: di come i flussi dei migranti ingrassino non solo i profittatori e i trafficandi di uomini ma anche i partiti xenofobi che soffiano sul fuoco. Dell'intolleranza. Nel silenzio o quasi dell'Europa, delle grandi democrazie europee (e pure la cancelliera Merkel è ora in difficoltà per la sua politica di accoglienza).
Che Europa ci aspetta?

La scheda del servizio:
Ancora una puntata di PRESADIRETTA che affronta i temi più attuali della cronaca.
Con l’inchiesta NON PASSA LO STRANIERO di Raffaella Pusceddu le telecamere di PresaDiretta entrano nel vivo di quello che ormai è il problema politico numero uno in Europa: la gestione dell’immigrazione. Un viaggio nell’Europa dove le destre xenofobe e razziste hanno indossato i più rispettabili abiti del populismo e soffiando sul fuoco della paura conquistano nuovo elettorato.
Un viaggio di PRESADIRETTA nel Nord e nell’est Europa per tastare il polso dei partiti nazionalisti che si candidano a governare l’Europa di domani.
La Bulgaria, il cui sorvegliatissimo confine con la Turchia è ormai chiuso da una barriera di 300 chilometri di filo spinato e frequentato da ronde paramilitari, che organizzano battute di caccia al clandestino.
La Germania alle prese con i movimenti politici nazionalisti, patriottici e anti islamici come Pegida o Alternativa per la Germania, che diventano sempre più forti con l’avvicinarsi dei prossimi appuntamenti elettorali.
L’Austria dove a dicembre scorso Norbert Hofer per poco non è diventato il primo Capo di Stato di estrema destra in Europa.
Che Europa ci aspetta da qui a qualche anno? Sopravviverà lo spirito dei padri fondatori, la moneta unica, l’area Schengen, l’Europa insomma che abbiamo vissuto negli ultimi decenni?

Roma criminale: capitale della droga


Il servizio di Danilo Procaccianti racconta che i miliardi di euro che le mafie investono su Roma hanno quasi sempre una stessa provenienza: i soldi della droga.
Roma è la capitale della droga: solo nei primi sei mesi del 2015 sono stati sequestrati 1611 kg di stupefacenti. A spartirsi questo traffico ci sono 23 clan nella capitale.
Il magistrato che sta seguendo queste inchieste (Michele Prestipino) cita in proposito una intercettazione di uno 'ndranghetista: "Roma è il futuro".
In un'altra intercettazione un boss si vanta di aver dato in pasto ai maiali un rivale.

Come vengono riciclati i soldi della mafia? La classe politica è riuscita a fare pulizia al suo interno dai tempi di mafia capitale?

La scheda del servizio:
ROMA CRIMINALE di Danilo Procaccianti. Mafia, ‘ndrangheta, camorra, la Capitale è assediata dai grandi gruppi criminali.La criminalità organizzata è riuscita a inquinare tutti i settori economici e produttivi della Capitale, anche quelli legali ed è ormai presente ovunque. Una mappa dai confini invisibili all’interno della quale le mafie si spartiscono interessi milionari. Dalle periferie al centro storico le mafie sono impegnate nel riciclare il denaro sporco frutto del narcotraffico.Soltanto la Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, negli ultimi cinque anni ha sequestrato patrimoni per un miliardo e mezzo di euro.A PresaDiretta, testimonianze e intercettazioni esclusive e un’importante intervista al procuratore aggiunto della Direzione antimafia di Roma Michele Prestipino, un magistrato impegnato nelle più importanti indagini contro le cosche nella Capitale.
NON PASSA LO STRANIERO”, “ROMA CRIMINALE”, sono un racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti, Raffaella Pusceddu, con la collaborazione di Elisabetta Camilleri, Marina Del Vecchio, Raffaella Notariale, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali

#cosedilavoro (ovvero benvenuti nel radioso passato che abbiamo davanti)


Anche questa è una eredità dei passati governi riformisti, da Monti a Renzi: ad un operaio di un'azienda, la Sevel (gruppo FCA) è stato impedito di andare in bagno
Non puoi andare in bagno. Così alla Sevel (Fiat Chrysler) un operaio si urina addosso  
Un lavoratore della Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, è stato costretto a urinarsi addosso perché gli è stato impedito di andare in bagno. L’episodio, che sembra uscito da una cronaca giornalistica della prima metà dell’ottocento, o da un romanzo di Dickens, è stato denunciato dal sindacato Usb, che ha poi proclamato un'ora di sciopero. Anche le altre sigle sindacali hanno chiesto chiarimenti all’azienda, il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), di cui lo stabilimento abruzzese è il più grande d’Italia e tra i primi in Europa per dimensioni. L’azienda sta svolgendo verifiche interne ma l’accaduto è stato confermato da diverse tute blu.
L’operaio aveva a più riprese richiesto di poter andare in bagno, invano. E a quel punto ha dovuto farsela addosso: “inascoltato, non gli è rimasto che urinarsi dentro i pantaloni. L'episodio varca ogni limite della decenza. Un fatto gravissimo che lede la dignità del lavoratore vittima dell'episodio e quella di tutti i lavoratori in generale. Pretendiamo che situazioni simili non si ripetano mai più" scrive l’Usb di Chieti.
L'azienda ha chiesto scusa (ora che il caso è scoppiato e la notizia è uscita sui giornali e c'è stata pure una interrogazione parlamentare da parte del deputato di SI Melilla), ma non prenderà provvedimenti.
Se questo è il riformismo, se questo è il futuro, salutatemelo tanto ...

La guerra di Matteo (e le due narrazioni)

Le prime pagine del Fatto Quotidiano e di Repubblica dell' 11 febbraio



Ieri ho avuto un momento di confusione: le prime pagine di Repubblica e del Fatto Quotidiano raccontavano di due paesi diversi.
Da una parte il cetriolo lasciato da Renzi e dalla sua politica di mance elettorale, i soldi da trovare per i patti europei (che noi italiani abbiamo firmato).
Dall'altra la rassicurazione: per scongiurare l'aumento delle tasse, alziamo le tasse per le sale gioco.

Due paesi diversi? Oppure due narrazioni diverse dello stesso paese?
Paese che oggi probabilmente ha altro cui occuparsi che non della guerra di Matteo, che stasera alla direzione PD potrebbe calare le sue carte.
Dimissioni da segretario (da annunciare in assemblea), primare e poi voto a giugno.
Oppure una lunga guerriglia di logoramento, contro la minoranza interna e contro le altre correnti.
Repubblica 11 febbraio 2017


Su Repubblica, Renzi rassicura l'amico Paolo Gentiloni: nessun hashtag #paolostaisereno anche perché il mite Paolo potrebbe anche ricordare all'amico Matteo delle promesse fatte nella campagna referendaria.

12 febbraio 2017

Voglia di sicurezza

Gatti che ronfano nei pomeriggi d'inverno: sono così le città di pianura. Neghittose e morbide nella loro indolenza festiva, conservano un cuore crudele e scattante. Per mimetismo come a caccia, stanno acquattate nella cova dei loro palazzi dove si predica caritatevoli e si progetta l'agguato. Sono introspettive, silenziose e meditabonde, votate a ruminare nevrosi dentro le loro nebbie”.

Già solo per un incipit come questo, vale la pena leggersi l'ultimo romanzo di Valerio Varesi, “Il commissario Soneri e la legge del Corano”. Come gli altri, ambientato nella città di Parma, una delle città di pianura, ex città industriale poi spogliata da un'amministrazione famelica poi sfuggita alle proprie responsabilità.
E ora preda, come tante altre città del nord, delle paure che ci vengono instillate quotidianamente. I ladri, la criminalità, i furti, non si può uscire la sera, bisogna barricarsi in casa.
Colpa degli immigrati, la polizia non fa niente, li arrestano e poi li lasciano nuovamente liberi.

A Parma hanno ucciso un tunisino nella casa di un anziano signore, cieco, che amava andare a guardare i treni in stazione (come il personaggio del libro di Simenon). Gli agenti della polfer lo hanno fermato nel suo girovagare per i binari, forse si era perso. Accompagnatolo a casa, la scoperta del cadavere di Hamed.
Il commissario Soneri, mentre si sta recando a piedi verso via XX Settembre, si imbatte in una delle tante ronde notturne: i bravi cittadini che con le loro passeggiate notturne garantiscono la sicurezza (che lo stato non può più garantire, il non detto).
Via Trento non era che l'esordio di un dimesso rettifilo che cominciava in città, tagliava la Bassa e finiva nel Po di Sacca. A metà strada incrociò un gruppo di uomini che camminavano schierati a pattuglia. Quello davanti a tutti, che indossava una giacca di foggia militare, lo squadrò con sospetto. 
«Stia attento. Tira una brutt'aria in questa strada la sera», esordì con un piglio da vecchio caporale. 
«Mica solo la sera!» rincarò uno dietro. 
«Abita distante? È in macchina?» 
Il commissario li studiò per qualche secondo prima di rispondere. Doveva essere una ronda di cittadini anticrimine.
«No, non abito qui, ma mi piace passeggiare. Anche a voi vedo.»
 
«Ci prende per il culo?» replicò l'uomo. «E' uno che va a troie, non vedi?» ridacchiò un altro. «Guardi che hanno sloggiato. Da queste parti non ci vogliono più stare nemmeno le puttane con tutti i delinquenti che girano.» 
«Sono qui per quello,» annunciò serio Soneri. «Voglio che tornino le signore per farvi tanti bei servizietti.» 
«Sarà mica un poliziotto? Di quelli a piedi come a Londra», risero gli altri. «Ci faccia vedere il tesserino.» 
«Facciamo che sono io a chiedere i documenti a voi», si spazientì infine il commissario. 
«Calma ragazzi», intervenne quello col giubbetto militare che sembrava il capo, «se è un questurino sarà venuto per un motivo, no? È successo qualcosa?»«Se non lo sapete voi che garantite l'ordine ..» 
In quel momento passò una volante lentamente e si fermò a fianco. L'agente alla guida si sporse dal finestrino: «Commissario, serve un passaggio?» 
«Si», rispose Soneri, «ci sono brutte compagnie in giro.»Lasciò il gruppetto e salì. 
«Li conoscete?» chiese poi ai due agenti una volta partiti. 
«Le ronde, commissario. Sono bravi diavoli. Girano fino alle tre di notte e ci segnalano i sospetti. Su dieci che ce ne dicono va bene se ce n'è una giusta.»«E' così scesa la fiducia nelle forze dell'ordine?» 
«Dottore, c'è da capirli: ormai i politici hanno insegnato a rubare a tutti. Sono arrivati i ladri anche dall'estero! Sbarcano già imparati, ma qui hanno il master!» sghignazzò il poliziotto alla guida. 
Soneri tacque intuendo la deriva del discorso. 
[Il commissario Soneri e la leggedel Corano, Valerio Varesi Frassinelli editore]

C'è voglia di sicurezza. Sicurezza per tutti gli episodi di criminalità di cui sentiamo parlare: la ragazza picchiata  mentre stava andando in treno verso Vigevano.
Giù le mani dai nostri bambini. Che possono morire per il tumore nella terra dei fuochi o per i veleni dell'Ilva di Taranto.
Giù le mani dalle nostre donne, che possono essere picchiare e uccise da quegli italiani brava gente, che poi quando arriva la stampa “sembrava tanto una brava persona”.
E non c'è ronda che li fermi, questi femminicidi.

C'è voglia di sicurezza e c'è voglia di ordine.
Basta con questa occupazione degli stabili o della biblioteca all'università di Bologna.
O con le manifestazioni antifasciste che tolgono il diritto a professare le loro idee a tutti i gruppi come Casa pound o altri (ieri a Genova, poche settimane fa a Milano), che una stampa ignava chiama ancora estrema destra ma forse potremmo anche chiamarli fascisti, una volta per tutte.
Basta con questi immigrati che stanno tutto il giorno a spasso, pagati coi soldi tolti agli italiani, in hotel a 5 stelle, a dar fastidio alla brava gente.
I nuovi Cie, servono. Servono più poteri ai sindaci, che non hanno soldi nemmeno per mettere a posto le strade e le scuole, ma tant'è..

Anzi, nemmeno i Cie: il presidente della regione Lombardia, Maroni, andava oltre: bisogna tornare ai respingimenti, ai centri di detenzione in nord Africa. Come ai bei tempi di Gheddafi. Te lo ricordi Gheddafi?