17 gennaio 2017

Nella casbah di San Siro - da Torto Marcio (Alessandro Robecchi)

La Caserma è quel labirinto di palazzi stanchi, luridi, invecchiati male, scrostati, che circonda piazza Selinunte, zona San Siro, avamposto della marmaglia urbana, caldo d’estate, freddo d’inverno, scale che sanno di broccoli e di curry, quando va bene.
Da Milano post

Nell'ultimo romanzo di Alessandro Robecchi si intrecciano più storie: ci sono quegli assassini, su due persone che non avevano niente in comune se non quel sasso lasciato dall'assassino sul petto, da morte.
C'è la tv del dolore, che si imbeve su questi drammi, sulla cronaca nera, attizzando l'odio delle persone verso un nemico esterno.
C'è anche la Milano delle case occupate e delle dell'Aler chiuse perché da ristrutturare ma non ci sono i soldi.
La Milano del racket dell'occupazione, gestito dai calabresi nella Caserma, ovvero i casermoni in piazza Selinunte, zona San Siro: una Milano che non è Expo, non è il Duomo, non è nemmeno la Milano da bere.
Nella Casbah a governare ci sono i ragazzi del collettivo, quelli che prendono le manganellate dalla polizia durante gli sgomberi.
C'è una banda di nordafricani, che si occupa di spaccio.
E non solo ..
E lo Stato? E la giustizia (per il diritto alla casa, contro lo spaccio delle droghe)? 
«Ti hanno cercato i calabresi». «Quale?». «Quello basso». Quindi questioni di case, pensa Francesco. I calabresi si occupano di tanti traffici, lì dentro, ma il business principale è quello degli alloggi.Sanno quali sono vuoti e quali si possono liberare con piccole innocue minacce. Buttano giù porte e procurano chiavistelil nuovi.Per cinquemila euro puoi avere la tua casa popolare, un prezzo onesto se pensi che spesso è gente che ne ha spesi altrettanti per attraversare il mare su un canotto del cazzo.Scampati ai negrieri, arrivano qui e trovano due fratelli che sembrano usciti dritti dal neorealismo, che li rapinano per la casa. Ma almeno dormono in un letto, per la prima volta dopo chissà quanto tempo.Francesco non è mai riuscito a tracciare un confine certo tra ingiustizie della vita e gente che ne approfitta. Tra racket degli alloggi e gente con un bambino in braccio che ti dice «non so dove dormire».E comunque, no, i calabresi non sono befattori, questo lo sa.«Hanno i loro cazzi, adesso» dice Chiara.E' una cosa che lo lascia sempre di sasso: pare che lei sappia cosa sta pensando [..]
Ma sì, sa cosa vuol dire Chiara. Adesso c’è un’altra banda, nordafricani, non si sa di dove, esattamente. Hanno cominciato piazzando due famiglie alla scala F, ora chiedono altri posti per amici loro. Mafuz, che è l’altro potentato dei palazzi, ha deciso di abbozzare, non interverrà perché non vuole casini, i calabresi non hanno più il monopolio, ma questo pare turbare solo i calabresi. Giustamente.«E che voleva?»«Parlare. Faranno un incontro, Mafuz, loro due della Calabria Saudita e questi qui nuovi, che pare siano cattivi un bel po'. Vorrebbe che qualcuno del collettivo fosse presente, credo così .. per avere testimoni del patto».Francesco Girardi sorride, si asciuga con un vecchio telo da mare, mette un paio di pantaloni corti e una magietta della Mano Negra, antiquariato puro.«Cioè, adesso il collettivo per il diritto alla casa diventa una specie di sensale per gli accordi mafiosi?», dice. Lei alza le spalle:«Ma sì, lo sai... Dice che può venire fuori qualcosa per noi, che Mafuz vuole solo che non ci sia casin, così i suoi ragazzi possono vendere la loro merda senza problemi, ma vogliono un accordo preciso .. hanno paura che quelli nuovi si allarghino... e noi abbiamo Giovanna e Illa da piazzare, lo sai, no?». Politica, pensa Francesco.Trattative, accordi, compromessi, dare, avere, buoni rapporti con i cattivi... Ma lì dentro i buoni dove sono? Ah già, saremmo noi, pensa Francesco, che ridere.E Giovanna e Illa, poi, una storia assurda. Perché le due - Giovanna istruttrice di kick boxing e Illa maestra eklementare - avevano occupato alla vecchia maniera. cioè avvertendo i vicini, scegilendo un alloggio sfitto - dichiararto inagibile per muffa e infiltrazioni d'acqua -, entrando, mettendo un po' a posto, ed eccole nel nuovo club degli abusivi regolari. Insieme al Collettivo avevano fatto i volantini con le foto delle pareti imbiancate di fresco e le scritte «Gli abusivi ristrutturano, l'Aler no», e anche: «La casa è di chi ci vive! Sanatoria subito!».Non avevano scelto il silenzio prudente degli occupanti, la diffidenza, la clandestinità nelle pieghe delle graduatorie e controlli.No, avevano rivendicato l'atto politico di prendersi una casa vuota.Insomma, cacciarle con l'ufficiale giudiziario e la polizia sarebbe stato difficile [..]Ma poi erano andate via qualche giorno, a Berlino o non si sa dove, e quando erano tornate avevano trovato un casa una famiglia di tunisini, lui, lei e tre ragazzini, tutti in quaranta metri quadri, quarto piano senza ascensore e la muffa che tornava fuori come nei film dell'orrore.Mica si poteva cacciare una famigila, certo, anche il collettivo l'aveva escluso, ma loro due?Due che occupano una casa cosa fanno se qualcuno gli occupa la casa? Chiaro che non possono andare alla polizia. Ora vivono dal padre di Illa, a Corsico, ma passano spesso di lì e sono presenti a tutte le riunioni del collettivo, come un amonimento fisso: e noi? Noi non abbiamo diritto alla casa?
Qualcuno ne aveva riso, sì. Ma non c'era niente da ridere. Per Francesco quella guerra sorda e continua tra disperati, quella lotta senza esclusione di colpi, quella furbizia al posto dell’intelligenza, è un elastico che si sta tendendo troppo. Da anni, pensa. Da sempre.
 
Torto Marcio, Alessandro Robecchi Sellerio

Altri estratti dal libro: La tv che si imbeve di cronaca nera- da Torto Marcio

Presa diretta – Ciarlatani

Malika Ayane apre la puntata in cui si parla di ciarlatani (nella medicina) e della vita di chi lavora h24: sta lavorando allo spettacolo sulla vita di Evita Peron, che ha portato in tutta Italia.
La pelle d'oca per gli applausi, l'imbarazzo nel raccogliere l'entusiasmo del pubblico e la responsabilità nel dover dare ogni volta qualcosa di più.
Evita è un personaggio emozionante: figlia illegittima di genitori poveri, ha lottato nella vita.
Ad Evita ha prestato la sua splendida voce, che abbiamo conosciuto a Sanremo che ha già vinto 5 dischi d'oro.
Una carriera iniziata a 13 anni, alla Scala, in un coro diretto dal maestro Muti: una carriera che può interrompersi ogni giorno, ogni giorno è una sfida, ci si mette in gioco.
Il padre di Malika è marocchino, nella Milano degli anni 80: “per me era una risorsa” ha raccontato la cantante, la diversità non era un limite ma le ha dato la possibilità di attraversare paesi diversi.

Un bel messaggio a quella politica che fa cassa elettorale gridando contro gli stranieri: un paese informato è la miglior cura nei confronti di questa politica.
Aiutare un'organizzazione come Oxfam è un dovere morale – raccontato a Iacona, a commento del suo viaggio in Libano, nei campi dove accolgono i profughi siriani.
Oxfam punta a micro progetti, più efficaci nei confronti dei grandi: donne che imparavano a lavorare i telai, l'olio essenziale ottenuto dalla spremitura del rosmarino in Marocco, dove era una pianta infestante.

Due canzoni sono già state scritte, per il prossimo album e parlano dello “stare”: stare ad osservare la vita e gli altri.

Il servizio sui Ciarlatani della salute: Manuela Trevisan è morta perché anziché curarsi per un tumore è ricorsa alle cure del dottor Hamer.
Un altro signore raccontava della sorella, morta perché non ha voluto togliersi un neo.
Un'altra raccontava del dottor Simoncini, che curava i tumori col bicarbonato.

Quanti sono i ciarlatani, nel mondo e in Italia? Quanti morti hanno causato?
Il ricorrere alle cure alternative è un fenomeno grande, anche in Europa: il servizio è cominciato dalla storia di una ragazza, Eleonora Bottaro, morta per un tumore.
Leucemia acuta: è morta dopo aver rifiutato la chemio terapia, nell'ospedale di Padova.
Quella forma di tumore era una delle più curabile: ma i genitori hanno dimostrato fin da subito una resistenza passiva, non acconsentivano alle cure.
Il primario ha chiesto il permesso al tribunale per le cure, ma la famiglia si è nuovamente opposta e ha firmato per le dimissioni di Eleonora.

Sognava di andare al mare a festeggiare i 18 anni, ma non è riuscita: la malattia l'ha uccisa e i genitori le hanno impedito di curarsi.
I genitori hanno negato il consenso ad un trattamento chemioterapico anche in Svizzera: ma in realtà anche in Svizzera erano andati per prendere tempo, in attesa della maggiore età.
Il padre aveva contattato una clinica in Svizzera dove si curava il tumore in modo “naturale”: Eleonora era pesantemente condizionata dai genitori, che avevano sposato la “nuova medicina germanica” di Hamer, secondo cui il tumore si cura da solo, essendo causato dallo stress.
“Le malattie non sono malattie, ma benattie ..”

Torino: processo contro la dottoressa Dorando, seguace del dottor Hamer, avrebbe convinto una donna di 53 anni a non togliersi un neo, per il rischio di un melanoma.
Anziché seguire i protocolli normali, ha scelto le cure alternative, il neo è cresciuto ed è morta.
Marina era plagiata dalla sua dottoressa tanto che, anche una volta asportato il neo alla fine, si è rifiutata di sottoporsi ai cicli chemioterapici.

Ora c'è un processo per delitto: il perito ha scritto che se nel 2005 il neo si fosse tolto, la ragazza sarebbe viva.

Alessandra Tosi viveva vicino a Rimini: anche lei ha rifiutato la chemioterapia, dopo aver scoperto di avere un tumore al seno.
Dopo il rifiuto della chemio, le vengono riscontrate delle metastasi: il suo medico scoprì poi che aveva incontrato uno “sciamano” del dottor Hamer.
Il dolore era funzionale alla guarigione della malattia, diceva.

Lo sciamano si chiama Roberto Bodi ed è stato incontrato dal giornalista di Presa diretta con molte difficoltà, senza voler rispondere alle domande.
Niente dati scientifici, niente domande, niente prove delle cure alternative.
Bodi è la persona che ha seguito in ospedale Alessandra, che la rincuorava che le metastasi erano guarite, che bastava la fisioterapia. Niente chemio e niente morfina per il dolore.
Eleonora era più che convinta della sua scelta.

Chi sono i seguaci del dottor Hamer?
Sono persone che dicono che la malattia non esiste, negano la malattia e le cure.
Danilo Procaccianti ha raccontato la storia del dottor Hamer, in Germania, intervistando un altro giornalista dello Stern: Hamer è stato cacciato perché inseguito dai creditori.
Nel 1978 muore il figlio, ucciso da una pallottola sparata da Vittorio Emanuele: anni dopo muore la moglie, per un tumore e poi si ammala anche lui.
Questa è stata la base della sua teoria: lo choc psicologico è causa del tumore, guarisci il conflitto e guarisci il tumore.
In queste teorie le metastasi non esistono: peccato che nelle cliniche di Hamer la gente morisse.
Lo testimoniano infermieri e collaboratori delle sue cliniche che ancora temono le persecuzioni dei seguaci del medico.
Le cliniche furono chiuse dall'autorità, nel 1986 fu radiato dall'albo: da quel momento ha continuato ad operare in modo abusivo.
Nel 1992 viene condannato dal Tribunale di Colonia.
Nel 1993 viene condannato in Austria per calunnia.
Fugge in Francia ma viene condannato anche qui nel 2001 per esercizio illegale della professione.

Un caso suscitò molto clamore: nel 2005 una bambina si ammalò di tumore e i genitori la portarono in Spagna, per curarla da Hamer.
La bimba fu poi riportata in Austria e lì curata in modo scientifico e così salvata.
I genitori di Olivia non si sono pentiti, sono ancora convinti che la chemioterapia è un veleno, che non cura.
Le cause del tumore sono i conflitti e le tensioni: questo ripetono e se non ci sono pubblicazioni è colpa dell'establishment, che osteggia le cure di Hamer.
Eppure l'ingegner Pilar si fa pagare per le sue conferenze....

Non esistono prove né casi di persone curate col metodo Hamer, non esiste alcun legame scientifico tra la psicologia e l'insorgere dei tumori.
Lo stress e la psiche portano a comportamenti insalubri, come il bere e il mangiare male.
Chi entra nella rete di Hamer rischia la vita: chi parla male di questa terapia ha subito minacce, anche di morte.

Oggi Hamer vive in Norvegia: ad un giornalista ha raccontato la storia di un chip assassino che avrebbe ucciso una sua paziente, che stava curando telefonicamente. Incredibile.

Anche in Italia ci sono tanti seguaci: Ilario D'Amato è un giornalista che segue questo fenomeno e ha raccontato la storia dell'associazione Alba.
È un business che si poggia dalla vendita di libri, che finiscono in mano a gente ammalata.
Alba e gli hameriani hanno cercato di avere il riconoscimento da parte del ministero, senza fornire prove: colpa delle case farmaceutiche, dicono.
Dietro gli hameriani quante morti ci sono state?

Mark Fister, ex presidente di Alba ha fondato un'associazione che fa conferenze sulle leggi biologiche, anche se ammette che mancano ancora le evidenze scientifiche.
Se poi una persona muore, fa niente, fa parte della vita …

Manuela Trevisan è una signora, morta per un tumore: teneva un diario dove scriveva della sua condizione.
Anche lei si è fidata di Hamer: le sue amiche non riescono ad accettare quella morte e nemmeno l'atteggiamento di Manuela, ostinata.
Non possiamo fidarci di questi ciarlatani, dicono a Danilo Procaccianti.

Online si trovano decine di promesse miracolose: c'è una dottoressa che cura i tumori con le parolacce, chi li cura col clistere di caffè, chi con l'artemisia.

Il paradiso delle cure alternative è il Messico, dove trovi le cliniche che offrono cure per i disperati che vogliono curarsi dal tumore.
Il tour (e la fiera dei metodi alternativi) è organizzata dalla Cancer control organization: raccontano del complotto delle compagnie assicurative, delle case farmaceutiche, delle cure alternative che sono boicottate dai medici.
Come se le cure alternative fossero gratis, come se non si pagassero le cliniche, i libri, i congressi.
Un business.

Oltrepassato il muro che separa San Diego dal Messico, il pullmann porta i malati alla clinica, dove il cancro è curato da persone che non sono medici, ma sembrano venditori.
Trattamenti iperbarici, i clisteri di caffè per rimuovere le tossine, trattamenti al calcio per via endovenosa, vitamine: costo del programma è 27mila dollari per tre settimane.
Niente dati scientifici, ma solo testimonianze: tutto così assurdo, ma vero.

In una seconda clinica non si usa l'ozono, né semi di albicocca ma un'altra formula esclusiva.
Una terza dice che i suoi metodo sono migliori, perché sono i più vecchi.
In un'altra dicono che bisogna conoscere le ragioni del cancro, combattuto col suono..

Per fortuna le persone del tour si sono dimostrate più mature dei presunti medici di queste cliniche: il presidente dell'ordine oncologico racconta che in Messico è consentito creare cliniche che nascono come case di riposo per cure palliative.
Dovrebbero esserci dei controlli, ma i soldi possono tutto: anche proporre cure che ora sono di moda ma che dietro non hanno alcune prove scientifiche.
Una truffa, per soldi.

Tijuna, la capitale del regno del cartello di Sinaloa, è anche la patria delle cure alternative: sono milioni di dollari, pazienti che arrivano da tutta la bassa California, posti di lavoro.
Un business basato sull'inganno e sulla disperazione: i medici delle cliniche alternative possono operare solo in Messico, perché in America queste persone rischierebbero il carcere.
Come il dottor Young, che somministra il bicarbonato di sodio per curare il cancro...

Catania: il figlio della signora Olivotto era malato di tumore al cervello. Prima di operarsi fu convinto di farsi curare in modo alternativo dal dottor Simoncini.
Sosteneva, questo dottore poi radiato, che i tumori hanno origine basica: Simoncini non poteva operare in Italia, ma aveva una clinica a Tirana.
Prima di operare Luca, ha chiesto ai genitori i soldi, 20000 euro per salvare una persona malata: dopo aver avuto i soldi ha iniziato la cura.
Dopo queste cure, sono arrivate le convulsioni poi la morte.
L'autopsia dice che Luca è morto per il bicarbonato, non per il tumore: i genitori ora vogliono testimoniare e raccontare la storia di Luca e delle persone che circondano ciarlatani come Simoncini.

Non affidatevi nelle mani di nessuno che non sia un medico.
Non cascate nelle mani di ciarlatani.


16 gennaio 2017

I Ciarlatani della salute e i lavoratori h24

I temi della seconda puntata di Presa diretta sono due: chi sono i ciarlatani della salute che guadagnano miliardi speculando sulla disperazione di tanti malati e i lavoratori (e le loro vite) h24, quelli che iniziano a lavorare mentre la massa torna a casa a riposarsi.


Ma prima dei due servizi, il consueto spazio "Iacona incontra" è dedicato alla cantante Malika Ayane (su twitter la trovate all'account @malikayane): 
#Presadiretta nuovo appuntamento con IACONA INCONTRA@IaconaRiccardo con @malikayane una delle più belle voci della musica italiana
Nell'intervista la cantate racconterà del lavoro di un musicista, che si rinnova di volta in volta, e ogni volta è come ripartire da capo.
Così come ogni volta, alla fine dello spettacolo, prova lo stesso imbarazzo nell'andare a raccogliere gli applausi del pubblico.
"Nella seconda puntata di PresaDiretta, Riccardo Iacona ha incontrato Malika Ayane, una delle più belle voci della musica italiana. Malika racconterà le emozioni provate a teatro, nei panni di Evita Peron nel riadattamento italiano del celebre musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber. E il suo impegno come ambasciatrice di Oxfam Italia, un grande network internazionale che riunisce Ong di paesi diversi, che lavora contro la diseguaglianza e la povertà. Le campagne di Oxfam nei campi profughi del Libano e i progetti in Marocco, sua terra d’origine"


I ciarlatani della medicina:
I CIARLATANI della medicina guadagnano miliardi nel mondo intero e sono migliaia le vittime#Presadiretta lunedì 21.15 @RaiTre
In rete si trovano migliaia di promesse di cure miracolose, per tutte le malattie: la dottoressa Mereu per esempio, cura i tumori con l'inconscio e con le parolacce.
Tra i rimedi naturali per il cancro c'è anche chi propone l'aloe, il ginseng e la graviola (che è una pianta tropicale) e l'artemisia.
Per il medico (radiato) tedesco Hamer i tumori nascono da conflitti psicologici le metastasi non esistono e il corpo guarisce da solo niente chemio né radioterapia né antidolorifici. C'è perfino chi usa il metodo del clistere di caffè, o una iniezione di vitamine.
C'è chi crede in queste cure e spende anche tutti i propri risparmi, che arricchiscono questi CIARLATANI, persone che spacciano cure miracolose e che guadagnano miliardi nel mondo, portandosi dietro, con la loro incompetenza, migliaia le vittime. 

Succede anche in Italia dove questi ciarlatani si muovono in modo più carbonaro, ma non meno infido: Alessandra Tosi, una ragazza di 35 anni, aveva deciso di non fare più la chemio terapia per curarsi il cancro ed è morta. Aveva scelto di seguire proprio il metodo Hamer, il medico che sostiene che il corpo si cura da solo.

La scheda del servizio: 
Nella seconda puntata del nuovo ciclo, PRESADIRETTA propone un’importante inchiesta dedicata ai CIARLATANI della salute e a chi promette guarigioni miracolose da malattie come il cancro. Di Danilo Procaccianti e Andrea Vignali.Un doloroso viaggio di PRESADIRETTA tra l’Italia, la Germania, gli Stati Uniti e il Messico, tra storie, testimonianze inedite, interviste esclusive, per fare luce sul mondo di chi è pronto a speculare sul dolore degli altri.A partire dalle teorie del dottor Hamer, ex medico tedesco che più di 30 anni fa ha elaborato la teoria in base alla quale il tumore sarebbe la risposta a “un conflitto non risolto” e dunque ha elaborato metodi di cura alternativi, fino ai suoi seguaci molto attivi ancora oggi.Il cosiddetto metodo Hamer sostiene che “il tumore è utile”, che le metastasi non esistono e soprattutto che il cancro non va curato perché il corpo è in grado di guarire da solo. Niente chemio, radio o antidolorifici. Gli hameriani e gli altri “guaritori” alternativi propongono metodi di cura a base di integratori vitaminici, clisteri di caffè, dieta vegana, ma anche aloe, ginseng o artemisia. Nessuno di questi purtroppo seguitissimi “guaritori” ha mai prodotto alcun dato, metodologia o protocollo con evidenze scientifiche. Non esistono prove insomma, solo molta propaganda.Un vero e proprio business che fattura cifre da capogiro, che non conosce confini, e che purtroppo è in costante crescita.Da anni, amici e parenti dei malati di cancro che hanno deciso di abbracciare le cosiddette cure alternative, come il metodo Hamer, denunciano. Il problema non sono le terapie ufficiali, non si muore di chemioterapia ma di tumore.

Lavoratori e le vite h24: 
Quando si lavora h24 e non ci sono più fasce orarie fisse, uguali per tutti, il riposo diventa un lusso per qualcuno: colpa delle nuove mode, delle nuove tendenze.
Ci sono quelli che vanno a fare la toelettatura del cane la sera, i supermercati aperti fino a tardi come le palestre e i servizi pubblici (i poliziotti, i medici negli ospedali..).




Un intero mondo che non si ferma di lavorare alle cinque: sul sito del Messaggero trovate un'anticipazione del servizio

La scheda del servizio: 
Vite h24, lunedì su Rai 3 la nuova puntata di Presadiretta sui lavori a orario continuatoVite h24. Se ne occupa la seconda puntata del nuovo ciclo di Presadiretta con un’inchiesta di Sabrina Carreras in onda lunedì alle 21.15 su Rai3. Quando arriva la notte e le strade delle città si svuotano, c’è sempre qualcuno che continua a lavorare e questo non è una novità. Ma da qualche tempo le vite a orario continuato non sono più solo quelle dei poliziotti, dei turnisti o tra le corsie degli ospedali. Dalla toeletta per cani, alle palestre, dai supermercati alle università, i servizi h24 si sono moltiplicati. Dormire poco è diventato uno stile di vita e un sinonimo di successo. Secondo alcune recenti ricerche scientifiche il 40% dei manager dorme meno di 6 ore. E non solo. Tutti noi abbiamo perso negli ultimi 30 anni in media 2 ore di sonno. L'Associazione scientifica per la cura dei disturbi del sonno (Assirem) ha stimato che oggi in Italia sono 12 milioni le persone che soffrono di disturbi del sonno. Tra questi più della metà soffrono di insonnia. Come spiega a PresaDiretta, il professor Luigi Ferini Strambi, direttore del centro di Medicina del sonno San Raffaele Turro di Milano, dormire poco e male ha costi alti in termine di salute. E poi ci sono i costi economici come sottolinea il neurologo Sergio Garbarino, docente del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Genova. La tragedia di Chernobyl e l’esplosione dello Shuttle Challenger, ad esempio hanno tra le loro concause le troppe ore di veglia consecutiva di chi li ha causati. E’ stato calcolato che a causa della deprivazione di sonno perdiamo in media più un punto del nostro Pil. E ancora a PresaDiretta si cercherà di dare risposta a questa domanda: l’economia a orario continuato ha creato nuova occupazione o maggiore sfruttamento?
“CIARLATANI”  e  “VITE H24” sono  un racconto di Riccardo Iacona con Sabrina Carreras, Danilo Procaccianti, Andrea Vignali

Distaccarsi dalla realtà

L'intervista di Ezio Mauro al segretario PD Renzi
Sono uscite in effetto stereo le due interviste, su due dei maggiori quotidiani italiani, di due dei maggiori narratori che abbiamo mai avuto in politica.
Berlusconi sul Corriere e Renzi su Repubblica.
Il primo che si ricandida a leader del centro destra per vincere le prossime elezioni, corte di Strasburgo e Severino permettendo.
Il secondo che fa autocritica spiegando ad Ezio Mauro che siamo noi a non aver compreso la portata delle sue riforme. Ma vedrete la prossima volta, ci fa sapere.
Si sceglierà gente nuova, altro che il giglio magico dei Lotti, Boschi, Manzione (o De Luca, magari in Campania).
La prossima volta ci metterà più passione.

Ecco, qui siamo in pieno distacco dalla realtà: mentre si realizzavano queste interviste nei paesi terremotati in centro italia si manifestava, sotto la neve, per chiedere quando. Quando si procederà alla rimozione delle macerie, a demolire le case danneggiate. Gli avevano promesso che non li avrebbero dimenticati e invece sono lì al freddo senza nemmeno generi di conforto.

Più cuore e meno slide, ci dice Renzi: meno slide sulle banche, magari, vista la tenuta delle banche, sia quelle di sistema che quelle popolari.
Meno slide sulla tenuta dei conti, sulle manovre su cui attendiamo il visto dall'Europa.
Come attendiamo (e attenderemo ancora a lungo) una risposta sul tema dell'accoglienza dei migranti e dei profighi: capisco ora, con la decisione di riaprire i Cie (che per il centro sinistra è quasi una cambio di verso) perché Alfano è stato sostituito con Minniti.

La bomba Italia è lì, la miccia si sta consumando e noi continuiamo a discutere di elezioni, della legge elettorale (ma non si doveva modificare l'Italicum?), delle mirabolanti riforme.
Sotto il tappeto la tenuta sociale del paese (le diseguaglianze che crescono e le  guerre tra poveri per le case, per un minimo di welfare, per un posto all'asilo), le inchieste sulla corruzione nei grandi appalti pubblici (da Expo all'inchiesta sul mega appalto Consip), mafia capitale, il business dei migranti per le cooperative di tutti i colori.

E, in questo bel clima, i movimenti fascisti (riconosciuti tali da una sentenza della Cassazione) tornano a sfilare per le vie di Milano e ottengono pure l'autorizzazione di fare un presidio sotto l'Arco della pace.
Il monumento alla restaurazione del 1815, usato dai movimenti fascisti emblema della restaurazione politica dell'Europa. 

Abbiamo la memoria corta, noi italiani.
Ci siamo dimenticati di Giulio Regeni e della sua morte e ci siamo dimenticati delle tante promesse fatte su tasse, posti di lavoro, buone scuole, paesini da ricostruire scacciando i ladri.
Tanto, possiamo sempre prendercela con qualcuno.
Gli immigrati che ci stanno invadendo, lo strapotere della magistratura, i sindacati che proteggono i fannulloni..

"Solo un vigliacco scappa nei momenti di difficoltà".

15 gennaio 2017

La tv che si imbeve di cronaca nera- da Torto Marcio Alessandro Robecchi

Torna Carlo Monterossi il personaggio seriale di Alessandro Robecchi, autore televisivo della trasmissione Crazy Love, della lacrimosa conduttrice Flora De Pisis, dove si sbandierano davanti a tutti corna e amori..
Ma i tempi cambiamo, in peggio chiaramente e ora la serie tv si abbevera con i fatti della cronaca nera che oggi, tra criminalità comune, immigrati, paura del terrorismo “tira più dell'intrigo amoroso”:
Dice del periodo strano che sta attraversando, dell'attesa che finisca la stagione di Crazy Love e che scada il suo contratto con la diva Flora De Pisis, che ora sta trasformando il programma da passerella di amorazzi banalmente indecenti a tribuna del popolo offeso e minacciato dalla criminalità.Se la cronaca nera tira più del sesso e dell’intrigo amoroso siamo messi male, pensa Carlo.Ma lo pensa come vedendo una nave che lascia il porto, non più una sua creatura o una sua proprietà.Ma insomma, per ore e ore di diretta è tutto un signore e ragazze e signori e ragazzi in lacrime, parenti delle vittime, derubati vari, minacciati di ogni specie. Tutti in gramaglie, sospesi tra indignazione e spasimo, tutti a chiedere giustizia o almeno, se di quella non ce n’è più, a volere una passerella nella tivù del dolore e della sfiga, con tanto di cachet, contrattini, liberatorie, istruzioni per piangere meglio, «e poi il vestito che le diamo per la diretta se lo può tenete, signora»[Da Torto marcio, Alessandro Robecchi Sellerio]

In questa storia, purtroppo la cronaca nera non mancherà: una serie di delitti, che colpiscono esponenti della borghesia milanese, uccisi per strada da un assassino che lascia pure sui cadaveri un segno distintivo.
Delitti che arrivano da lontano, forse, visto che nulla legava tra loro le vittime.

Delitti su cui si troverà invischiato, nonostante le rassicurazioni a Katrina, pure il nostro Carlo Monterossi.

Su Il librario un estratto dal libro, sul sito dell'autore, trovate le prime recensioni al libro

Da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi), di Aldo Giannuli

Da Gelli a Renzi (passando per Berlusconi): Il piano massonico sulla «rinascita democratica» e la vera storia della sua realizzazione

Va sgombrato ogni dubbio, prima di partire con ogni commento sul saggio di Aldo Giannuli: questo non è un libro sulla storia della Loggia P2, su Licio Gelli e nemmeno sulle cronache giudiziarie relative ai processi che hanno coinvolto il “Venerabile” e la sua Loggia.
Aldo Giannuli è molto chiaro, nell'introduzione al libro: obiettivo è raccontare quale fosse la visione politica dentro il famoso “Piano di Rinascita Democratica” (un documento sequestrato dai magistrati nel sottofondo di una borsa alla figlia di Gelli), dietro la penetrazione nel mondo dei servizi, dell'esercito (nella prima fase tra gli anni '60 e il 1974). E dietro la penetrazione nel mondo della finanza, dell'imprenditoria, delle banche e del giornalismo (nella seconda fase, dopo il 1974).

Che modello istituzionale si prometteva di attuare in Italia la Loggia P2 e le persone che stavano ai suoi vertici (e non era solo Gelli, se crediamo al modello di piramide a base rovesciata, come l'ha descritta la relazione della Commissione parlamentare governata da Anselmi)?

Infine, cosa è rimasto delle sue idee, andando ad analizzare i tentativi di riforma della Costituzione che sono stati proposti (e recentemente bocciati dal referendum confermativo il 4 dicembre) dai politici della prima (Craxi per esempio con la sua “grande riforma”) e seconda Repubblica (Berlusconi e la devolution, Renzi e il DDL Boschi).
Scrive l'autore che “c’è una cultura politica di fondo che accomuna quell’antico progetto e le iniziative di revisione costituzionale che si sono succedute sino ai nostri giorni”: nessuno scoop sulla P2, sui tentativi di Golpe, sui congiurati dunque.

In questo libro l'autore si concentra sui punti salienti della riforma “gelliana”, sul modello di governo che ne usciva fuori, confrontandolo con i modelli proposti negli anni successivi.
Al centro delle quali troviamo il passaggio di potere dal Parlamento verso il governo: è questa la “cultura di fondo” di cui si parlava prima.

Per capire meglio questi concetti, Giannuli parte proprio dalla contestazione del modello bicamerale, non una critica nata in questi anni ma che ha radici ben profonde nella nostra storia: il bicameralismo nasce dall'esigenza di contrastare il potere del Re e dei senatori (nominati dal Re in Senato) con una seconda camera di cui facevano parte originariamente esponenti della borghesia.
Il principio inclusivo, dunque, non elitario che in Italia è stato plasmato su due Camere con funzioni diverse ma perfetta parità per quanto riguarda l'iter di approvazione delle leggi.

A partire dall'inizio del secolo scorso, prese piede in Italia e in altri paesi l'antiparlamentarismo – spiega l'autore: una corrente “che richiedeva un governo forte a capo di un regime militarista, imperialista e autoritario.”

In questo humus ritroviamo la critica alla corruzione, la critica ad un parlamento di inetti, incapaci, incapaci di prendere decisioni in fretta. Vi sta venendo un deja vu perché sono parole che avete già sentito?
Ebbene sono slogan che troviamo non solo nei fautori del modello presidenziale (il leader carismatico eletto direttamente dal popolo e che risponde al popolo, senza avere di mezzo alcun corpo intermedio), ma anche nei documenti di Gelli (il PRD – Piano di Rinascita Democratica).
Il fascismo, avendo tolto di mezzo partiti e la necessità di elezioni, era andato anche oltre ..

La storia di Licio Gelli e la nascita della Loggia P2.
Volontario in Spagna, federale del PNF di Pistoia e poi, negli anni della guerra partigiana, doppiogiochista tra i salotini e i partigiani toscani.
Un uomo pragmatico, di azione che deve le sue fortune forse anche a quel carico d'oro (della banca di Stato Jugoslava) trafugato sotto gli occhi dei tedeschi.
Ma allora qual era il Gelli falso: quello che ostentava la fede fascista o quello che si sarebbe mosso, perfettamente a suo agio, dietro le quinte dell’Italia democristiana?”

Dopo un breve periodo da imprenditore nel settore dell'abbigliamento, e direttore della Permaflex, Gelli comincia ad avvicinarsi alla politica, alla DC e infine alla massoneria: “L’iniziazione massonica di Gelli avvenne quasi contemporaneamente ai primi rapporti con Andreotti, nel 1963”.

Ascesa e caduta della Loggia P2
Il prestigio di Licio Gelli crebbe in quegli anni portando avanti delle operazioni a livello internazionale: il ritorno di Peron in Argentina («operazione Gianoglio»), fino all’Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell’Assistenza Massonica, l'OMPAM, che non riuscì però ad ottenere il riconoscimento da parte dell'ONU.
La Loggia P2 ebbe un ruolo importante nel sequestro Moro, nei depistaggi della strage di Bologna e in altri episodi della strategia della tensione.
La P2, attraverso i soldi di Calvi e dello Ior (dunque della mafia) entrò dentro la Rizzoli, il nuovo proprietario del Corriere della Sera e di RCS: dell'influenza della P2 nell'informazione del Corriere ne ha parlato Raffaele Fiengo nel suo libro Il cuore del potere: notizie scomode che sparivano (la situazione in Argentina), interviste senza domande come quella Craxi, gli articoli senza firma tendendi a portare avanti l'idea che governo e partiti erano incapaci a gestire i problemi del paese, che andava allo sfascio.
I militari e i generali che venivano presentati come nuovi manager.
Tutto questo si arresta nella primavera del 1981, con la perquisizione di Villa Wanda ad Arezzo da parte dei magistrati di Turone e Colombo, la scoperta della lista (forse incompleta) dei piduisti, comprendente politici, generali, giornalisti, banchieri (la serie B del gotha della finanza).
Ministri del governo Forlani, che si deve dimettere e, dopo altri mesi, decide di rendere pubblica la lista degli iscritti.
Il 4 luglio 1981, all'aeroporto di Fiumicino, la figlia di Gellli Maria Grazia, verrà perquisita e nel sottofondo della sua valigia verranno scoperti molti documenti
Tra i più importanti, figurava il Piano di Rinascita Democratica e il «Field Manual 30-31», a firma del generale William Westmoreland, che conteneva dichiarazioni assai compromettenti sulle ingerenze americane nei Paesi alleati, anche se è opportuno precisare che gli Stati Uniti disconosceranno sempre quel documento”.

Ma i due documenti più importanti, che raccontano del pensiero politico di Gelli, sono il Piano di Rinascita Democratica e lo Schema R.

Cosa è stata la P2
La domanda che spesso ci si pone sulla P2 è cosa sia stata veramente: un gruppo di golpisti intenti a sovvertire l'ordine democratico, oppure solo un gruppo elitario che intendeva conquistare il potere per un discorso economico?
I giudici hanno sposato la seconda tesi, togliendo di mezzo ogni aspetto legato all'eversione mentre la storiografia si è concentrata sui tentativi di golpe, sui collegamenti con l'estrema destra, coi servizi deviati, con le stragi (Gelli fu condannato per la vicenda del depistaggio sulla strage di Bologna).

L'aspetto politico è stato poco curato fino ad oggi: Giannuli è andato ad analizzare le adesioni e le infiltrazioni della Loggia nella prima fase, fino al 1974 e poi nella seconda fase, col passaggio dal blocco militare a quello economico, politico e finanziario.
Tutto questo ci dice come fosse mutata, dopo l'anno della svolta (il 1974 è l'anno di Nixon, per esempio) la strategia della Loggia: dai golpe violenti, alla conquista dei pezzi del potere tramite l'infiltrazione, visto che la la strategia della tensione in Italia era fallita, anzi aveva rafforzato (diversamente dagli altri paesi europei) i movimenti di contestazione.
E qui veniamo al punto centrale della domanda su cosa sia stata la P2: una camera di compensazione di “poteri forti” che in essa potevano incontrarsi, per cercare di mediare quei conflitti dentro la società, dentro la finanza, dentro la politica.

Tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 a causa della crisi economica, il paese è attraversato da scioperi, rivendicazioni sindacali: di fronte a questa situazione, la tesi della loggia P2 era chiara, serviva un governo forte, in mano ad un gruppo elitario di persone, selezionate in base ad una comune visione politica (il modello presidenziale, l'avversione per i riti parlamentari, per i vincoli della Costituzione, per le sinistre e i sindacati), da finanziare coi soldi della Loggia affinché potessero scalare i propri partiti per diventarne leader e condizionarne le scelte.

Il piano di Rinascita Democratica e il Documento R
Per curare i problemi dell'Italia, la soluzione della P2 era la seguente:
“i mali dell’Italia dipendevano da un sistema che determina un governo debole; da qui la necessità della cura, ovvero una riforma istituzionale”.

Una gestione autoritaria, dunque, della crisi sociale e politica: anziché maggiore partecipazione nella gestione politica, si dava la colpa al «sovraccarico del sistema decisionale», ovvero le discussioni per le leggi nelle commissioni e in aula, il confronto tra maggioranza e opposizione, la mediazione dei conflitti.
Basta con tutto questo: occorreva “blindare il potere decisionale, soprattutto per quanto riguardava il governo”.
Il cuore di questa riforma sta dentro due documenti recuperati, o fatti recuperare, come lo Schema «R» (dove R sta forse per Rinascita) e il Piano di Rinascita Democratica della P2. Il primo un piano preparatorio per la grande riforma costituzionale, il secondo un vero e proprio manifesto politico.
Oltre a questi due, tra i documenti sequestrati fu trovata anche una copia del Field manual 30-31, che forse aveva anche l'obiettivo di lanciare un messaggio agli americani (il gruppo più oltranzista della destra repubblicana, pezzi dell'Ambasciata e della Cia).

Scrive l'autore:
 “l’azione della P2 avrà tre direttrici principali: la conquista dall’interno dei partiti politici, la conquista della proprietà dei giornali, la conquista di posizioni chiave nella finanza”.

Per quanto riguarda gli uomini nei partiti, “la P2 individuava in Bettino Craxi l’esponente più adatto a traghettare il partito verso la sponda desiderata.”
Sui giornali, abbiamo già detto dell'assalto ad RCS e al Corriere. Per la Rai, la P2 proponeva la fine del monopolio informativo con la creazione di un sistema di televisioni private (come quelle dell'amico Berlusconi, che già collaborava col Corriere).
Per quanto riguarda la finanza, la P2 si proponeva l'assalto al polo cattolico che fino a quel momento comandava nei piani alti della finanza, la conquista della Montedison.

In sostanza, si trattava di rivedere l’ordinamento dei poteri dello Stato, la fine dei partiti di massa da sarebbero stati sostituire con club «rotariani» (un qualcosa che ricorda da vicino i club di Forza Italia), la centralità dell’esecutivo e netto ridimensionamento del parlamento, l'abrogazione del sistema proporzionale, il controllo politico dei mass media e disarticolazione della RAI.
E, ancora, la repressione dei movimenti sociali con l'estensione del divieto di ogni sciopero a più vaste categorie lavorative, la fine del bicameralismo, con l'introduzione di un Senato regionale.
Per quanto riguarda la magistratura, la subordinazione della magistratura al potere esecutivo con l'introduzione della responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; il divieto di nomina sulla stampa dei magistrati e la responsabilità da parte del ministro dell'azione della magistratura di fronte al Parlamento.
Non un vero e proprio colpo di Stato, dunque: ma la “decomposizione dei principi e della struttura della democrazia parlamentare, creando i presupporti per un progressivo, ma inesorabile, processo di decostituzionalizzazione”.

Quella “cultura di fondo” da Gelli a Berlusconi e Renzi.
Da Craxi, fino a Berlusconi, passando anche per pezzi della sinistra , fino ad arrivare all'ultima riforma del governo Renzi, una parte dello spirito della contro riforma gelliana è rimasto nella nostra politica.
Dal «mantra della governabilità» di Craxi, all'ossessione per il comunismo di Berlusconi (che però non considerava tale l'amico Putin, ex Kgb).
Con molti distinguo, parte della politica di Berlusconi (“il frutto più maturo dell’albero della P2”) prende molti temi del PRD: l'attacco alla magistratura e ai sindacati.
La perdita di distinzione tra pubblico e privato, tra politica e finanza.
Anche l'elettorato di Forza Italia (costruito ed allevato coi programmi delle sue TV) e quello immaginato da Gelli avevano molti punti in comune:
Gelli immaginava un popolo esattamente così: violentemente anticlassista, assolutamente refrattario alle questioni di ordine ideologico [..] sottomesso a un’oligarchia politico-finanziaria che ne cavalcasse gli umori populisti”.

Il passaggio al Maggioritario (cui hanno contribuito l'impegno dei radicali e della sinistra) ha facilitato il discioglimento dei partiti di massa e la crisi della rappresentatività politica.
Ci sono poi gli anni più recenti, con gli scandali P3 e P4, della politica dentro le stanze buie, dei quartierini e dei comitati.
La politica debole e opaca, che ha bisogno di persone come Bisignani per essere consigliata su nomine e altre scelte: «manager del potere nascosto» lo definisce Giannuli in una formula secondo me azzeccata.
La vera forza di Bisignani – spiega l'autore - “stava nella sua grande capacità di tessere relazioni e nel capitale di informazioni che ne derivava”.
Infine l'ex Presidente del Consiglio Renzi: ci sono differenze e similitudini nel suo approccio politico di Gelli e della P2. Tanto Gelli era un personaggio schivo, da burattinaio occulto, quanto Renzi è un leader carismatico che ama comunicare coi suoi elettori, col suo popolo, senza mediazioni di mezzo (vedi il rapporto sui social col “#Matteorisponde”).
Scomparso l'anticomunismo, ad accomunare i due personaggi sono i rapporti col mondo bancario (e in particolare con la Banca Etruria, un istituto che viene spesso citato in questo saggio).
I rapporti con l'intelligence (il pallino della cyber-security per l'amico Carrai), per le nomine ai vertici della Guardia di Finanza, il favore dei poteri forti di finanza e Confindustria (sfociati nel pieno appoggio alla sua riforma).
Gli attacchi ai sindacati (quelli che stanno ancora ai tempi dei telefoni a gettoni), dei corpi intermedi, sia in parlamento che nel suo partito, dove scomparsa ogni visione politico ideale, rimane solo la parola del “capo”.
Giannuli dedica ampio spazio ad analizzare la riforma Boschi, bocciata dal referendum del 4 dicembre con un 60% di no: anche qui, analizzando il modello che stava dietro questa riforma, si scorgono altre similitudini col modello della P2.
La centralità del governo rispetto al Parlamento che, grazie anche alla legge elettorale, garantiva al PDC il controllo della Camera (l'unica a votare la fiducia), del CSM e della nomina del Presidente della Repubblica (per non andando a toccare direttamente i suoi poteri, diversamente dalla devolution di Berlusconi).
La compressione della scelta degli elettori, con la soppressione delle preferenze (i capilista sono bloccati).
La riforma pasticciata del Senato, che avrebbe portato ad altre contestazioni tra le Regioni e lo Stato centrale di fronte alla Consulta.
Per Renzi non si vota per eleggere un parlamento, ma per eleggere un governo di cui il primo non sarà che cassa di risonanza”: un governo che ha tutti i poteri per governare in modo stabile. I ministri e gli esponenti renziani della maggioranza l'hanno ripetuto tante volte questa frase.
Governo forte, ma forte per chi?
Per il governo del paese, per la risoluzione dei suoi problemi, dei conflitti sociali che ora rischiano di scoppiare con effetti disastrosi (il terrorismo islamico, l'arrivo dei migranti e la loro gestione sul territorio, la crisi occupazionale, la crisi del settore bancario ...).
E, poi, forte nei confronti di chi?
Non era una riforma che portava ad un regime, ma si andavano a porre le basi (con questa riforma votata a forza, da una parte del Parlamento) affinché in un futuro, un'altra maggioranza, meno democratica potesse andare avanti per attuarlo veramente un regime.
Quel che conta è che il segretario del PD dica le stesse cose che diceva Gelli quarant’anni fa”.

I capitoli del libro
Introduzione: la P2 tra letteratura e , cronaca giudiziaria e storia
L'uomo e la Loggia
Il pensiero politico di Gelli e il Piano di Rinascita Democratica
Il lungo intermezzo tra Gelli e Renzi
Il pensiero politico di Renzi
Appendice: il Piano di Rinascita Democratica

Qui altri articoli pubblicati sul blog di Giannuli

L'anticipazione del libro uscita sul Fatto Quotidiano
La scheda del libro sul blog di Giannuli e sul sito dell'editore Ponte alle Grazie

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

13 gennaio 2017

Zagrebelsky e il voto agli ignoranti

Dall'intervista del direttore Marco Travaglio al professor Zagrebelsky (visibile sul FQ premium):

Si dice che il successo di Trump, della Brexit e dei 5Stelle contro gli establishment è colpa delle fake news sul Web.
Troppo facile. Le bufale del Web sono così dozzinali che chi ha un minimo di conoscenza può facilmente respingerle, perché quella è una comunicazione orizzontale: verità e bugie, spesso anonime o firmate da ignoti, non hanno autorevolezza e si elidono reciprocamente. Invece la somma delle bugie o delle reticenze diffuse dalla stampa e dalle tv sono firmate, dunque più autorevoli, ergo meno smentibili, perché quella è una comunicazione verticale. Occorrerebbe bloccare gli interventi anonimi sul Web, così sarebbe più facile distinguere chi è credibile e chi no. Se poi qualcuno diffama, si creino procedure giudiziarie rapide. La difesa della reputazione delle vittime è inconciliabile con i tempi lunghi. Ma le fake news diffuse per turbare l’ordine pubblico sono già ora materia penale. Per il resto, questa storia della post-verità mi pare un discorso falso: come se, prima, non esistesse e vivessimo nel paradiso della verità.
Che intende dire?
Da quando gli elettori disobbediscono regolarmente agli establishment, questi cercano scuse per giustificare le proprie sconfitte e per mettere le mani sull’unico medium che ancora non controllano: la Rete. Si sentono voci autorevoli domandare: ma non vorremo mica far votare gli ignoranti, anzi i “populisti”? Se lo chiedeva già Gramsci: è giusto che il voto di Benedetto Croce valga quanto quello di un pastore transumante del Gennargentu? La risposta, di Gramsci ieri e di ogni democratico oggi, è semplice: se il pastore vota senza consapevolezze, è colpa di chi l’ha lasciato nell’ignoranza; e se tanta gente vota a casaccio, è perché la politica non gli ha fornito motivazioni adeguate. Questi signori pensino a come hanno ridotto la scuola, la cultura e l’informazione: altro che il Web!
Grazie, professore.

Un tranquillo venerdì di neve


Da ieri sera sul nord della Brianza si è abbattuto un 1 cm di neve causando ritardi per circa 51 minuti sui treni regionali di Trenord (fate voi la divisione quanti minuti per mm di neve).
Su Twitter, oltre alla notizia del ritardo, è arrivato pure il messaggio che invitava all'attenzione per la neve e il ghiaccio sulle banchine.
Una volta era il personale Trenord (o Ferrovie Nord Milano) che si occupava di mettere il sale, poi sono arrivati i social (e si risparmia pure).

Allora, per rilassarsi un po', un bel giro sui social per leggersi qualche notizia.
come il tizio che rinfacciava al Fatto Quotidiano di non aver pubblicato nella sua home page, ieri, la notizia della figuraccia di Grillo in Europa.
Uno che probabilmente ha sentito l'intervento di Carofiglio ad Otto e mezzo: mi dispiace per lo scrittore, ma mi è sembrato un atteggiamento non molto onesto intellettualmente, poiché rinfacciava al direttore Travaglio di non voler rispondere alla sua domanda (come il Fatto quotidiano avrebbe raccontato la figura?).
Il Fatto Quotidiano lo ha raccontato ieri sul cartaceo e sul sito, andatevi a leggere la notizia.

A proposito di notizie: ieri mattina sul sito e sul giornale trovavo due notizie che ho fatto fatica (per usare un eufemismo) a trovare altrove.
L'inchiesta sulle emissioni della FCA e il verbale dell'interrogatorio a Lotti, per lo scandalo Consip (un'inchiesta che coinvolge un ministro e generali dei carabinieri).
La presunzione di innocenza ci deve far dire che sono innocenti fino a prova contraria: qui stiamo parlando di notizie che non sono proprio riportate a discapito di altre che invece sono ben piazzate ogni giorno.
Roma, le incapacità di Raggi, i voucher della CGIL, il freddo ..
Eh, questo Fatto quotidiano che pubblica le inchieste che fanno comodo al M5S, che rovista nel fango delle inchieste di Woodcock, il magistrato fa tante inchieste su vip e politici ma non vince mai, colleziona flop (come se fossimo in un gioco a premi).
Sembra di essere tornati ai tempi in cui i berlusconiani rinfacciavano all'allora Repubblica, l'Unità e il Fatto l'essere forcaioli e giustizialisti.
E poi ce la prendiamo con internet e con la post verità.
O con la neve che blocca i treni.

12 gennaio 2017

Fondata sul lavoro

La riforma del lavoro doveva spazzar via l'apartheid che separava lavoratori di serie A (i tutelati) e quelli di serie B (i precari).
Doveva consentire ai precari di sposarsi e persino di pianificare un futuro, una famiglia, dei figli.
Dove creare occupazione i cui numeri, gonfiati dagli sgravi contributivi (costati circa 20 miliardi) e da una loro presentazione parziale, ci sono stati sbattuti in faccia ogni giorno. Visto, cari gufi?

L'altro paese, quello che non vive nel mondo della narrazione, era invece alle prese coi problemi della scuola, degli insegnanti di sostegno che mancano, con la precarietà che è rimasta, con la disoccupazione giovanile.
Sappiamo, ce lo dice Boeri, che i voucher li ha usati perfino la CGIL, sebbene non aggiunga poi che l'uso dei pensionati dello SPI sia corretto mentre il problema consista nell'allargamento di questo strumento a troppe forme di lavoro.
Senza aver contribuito molto nell'emersione del nero.

La Consulta ha giudicato non ammissibile il quesito sul ripristino dell'art 18, uno dei tre referendum proposti dalla CGIL.
Quesito che non ripristinava il vecchio ma estendeva le tutele, per questo è stato bocciato: se ne congratula Poletti e Ichino ("sarebbe stato pericoloso l'allargamento dell'art 18"). 
Pericolosa la crina che stiamo prendendo: un paese diviso, in cui le tensioni sociali non sono risolte e dove la politica più che luogo di risoluzione dei problemi, sia luogo da tifo.

La Consulta ha deciso e così, il rispetto della nostra Costituzione è salvo.
Escludendo forse, il principio stabilito dal primo articolo (e non solo quello).

Sul blog di Gilioli trovo questa considerazione sulla modernità delle politiche sul lavoro:
E anche questi referendum abrogativi - sia quello bocciato sull'articolo 18, sia quello ammesso sui voucher - pongono oggi una semplice ma dirimente questione: è contemporaneità, è modernità, è futuro sostenibile la discontinuità acrobatica di reddito? È contemporaneità, è modernità, è futuro sostenibile una situazione in cui sempre più persone (e quasi tutte le nuove generazioni) sono costrette per sempre a raccattare "bullshit jobs"?Ecco, la domanda è tutta qui.Perché possiamo discutere tranquillamente sui cambiamenti strutturali dell'economia, su modelli di produzione postindustriali che non garantiscono più un lavoro a vita, su quello che già 17 anni fa Rifkin chiamava "modello hollywoodiano", cioè gruppi di lavoro che si mettono insieme per un obiettivo a termine (tipo fare un film) e poi ciao, si ricomincia da un'altra parte. Possiamo discutere di gig economy, di intelligenza artificiale e algoritmi che si mangiano più posti di lavoro di quanti non ne creino, di robotizzazione, di Uber, Foodora e altre app, insomma di tutto.Ma quello che non possiamo fare, se guardiamo al presente e all'immediato futuro, è pensare che tutto questo si traduca in un modello di società in cui nessuno può programmarsi decentemente l'esistenza per eccesso di rarefazione-saltuarietà di reddito.Non lo possiamo fare perché semplicemente non regge. Non regge a livello economico, non regge in termini di tenuta sociale, di coesione tra le persone, di convivenza civile.Altre che "avanguardia": non si può. Proprio non si può andare verso un modello così, non regge, non funziona. Il There is No Alternative di thatcheriana memoria si è rovesciato come un boomerang contro chi lo proponeva: non c'è oggi nessuna alternativa possibile che ideare e implementare strumenti che consentano una maggiore continuità di reddito nella crescente fascia di popolazione a cui questa continuità è negata.
Poi, di nuovo, possiamo discutere del come, perché sul campo le proposte sono infinite da sinistra da destra: reddito minimo universale o no, diminuzione dell'orario, tetti massimi agli stipendi, cogestione, redistribuzione attraverso patrimoniali o imposte sulla finanza - e possiamo parlare perfino di tassazione negativa, eccetera eccetera.Possiamo parlare di tutti i "come" possibili, purché si sgombri il campo dalla narrazione farlocca secondo cui sarebbe "modernità" un modello di società sempre più diseguale, con bullshit jobs e intermittenti redditi da fame per quasi tutti, mentre sarebbe "retroguardia" andare nella direzione opposta. Perché, semplicemente, è una truffa.