11 novembre 2009

Dall'inferno alla bellezza

La letteratura deve essere al servizio della società immergendosi nella realtà, intervenendo, e gli scrittori non possono semplicemente scrivere per intrattenere o per speculare sulla società.
Devono avere un ruolo attivo.
La parola è potere, ed è ancora più potente quando diventa d'uso comune.
E questo è il motivo per cui uno scrittore che prende parte, veicola il suo messaggio con più efficacia che quello che invece scrive aspettando il tempo in cui si realizzino le sue fantasie.

Ken Saro-Wiwa

Che tempo che fa torna in prima serata, mercoledì 11 novembre 2009, dalle h. 21.10 alle h. 23.30, su Rai Tre, con il primo speciale di questa settima edizione del programma: Dall'inferno alla bellezza di e con Roberto Saviano.
Due ore con il trentenne scrittore napoletano, autore del best-seller Gomorra, tradotto in 50 paesi, caso letterario in tutto il mondo: con tre milioni e mezzo di copie diffuse dall’Australia all’Islanda, dalla Cina all’Arabia Saudita, ha ricevuto decine di premi in Italia e all’estero e da Gomorra è stato tratto uno spettacolo teatrale, insignito con gli Olimpici del Teatro 2008 e un film per la regia di Matteo Garrone, candidato per l’Italia agli Oscar, candidato ai Golden Globes, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes e miglior film all’ European Film Awards 2008 oltre che Hessische Filmpreis alla Fiera del Libro di Francoforte come miglior adattamento cinematografico di un’opera letteraria.

Dello Speciale Dall'inferno alla bellezza , dice Roberto Saviano: Il titolo della serata vuole dire una cosa semplice, vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall’altro esiste il loro contrario, la loro negazione: l’inferno che sembra continuamente prevalere. E’ possibile che ancora oggi, l’Uomo, nella sua accezione più ampia, debba passare necessariamente attraverso l’inferno per raggiungere la bellezza?

Al centro dello Speciale, ancora una volta, la forza della parola non nascosta né perduta, la parola scritta o detta che dà la possibilità di esistere e che vive attraverso le storie: Ken Saro-Wiva, autore nigeriano, impiccato a Lagos per la sua tenace opposizione alle compagnie petrolifere che spogliano di risorse e ricchezze la sua terra, lasciando solo povertà ed inquinamento; Anna Politkovskaja, uccisa perché non c’era altro modo per fermare la sua implacabile testimonianza sulla crudele guerra in Cecenia; Varlam T.Salamov che dai gulag siberiani è riuscito a fare arrivare i suoi scritti non svendendo l’anima né la dignità; Miriam Makeba, Mama Africa, la voce che ha cantato la libertà di un continente, morta a Castel Volturno dopo un concerto per ricordare sei fratelli africani uccisi dalla camorra.
Tutto questo è Dall’inferno alla bellezza: ma - come scriveva Albert Camus – l’inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia.

So già cosa si dirà domani (anzi, cosa si inizia a dire oggi): che non è con spettacoli come questi che si sconfigge la Camorra.
Falso. Il contrasto sul campo serve tanto quanto la denuncia delle connessioni, del potere delle cosche, potere criminale, dei legami con la politica (che ancora oggi è considerato un tema tabù, su escono articoli di giornale vergognosi come questo).
Come fa Saviano col libro Gomorra.

Cose che succedono in Eutelia

Dal libro di Mozilla

Aprite il browser Firefox e inserite about:mozilla.





Il flop del test antidroga

Si sono presentati in soli 28 per il test antidroga, in Parlamento.
Che almeno se ne stessero zitti. Evitando certe uscite ipocrite.
Anche perchè dall'analisi delle urine si riesce a risalire solo alle assunzioni del giorno prima.

Quanto deve durare un processo?

Quanto deve durare un processo?Quale la ragionevole durata, sia per gli imputati, perchè venga riconosciuta o meno la loro colpa. Sia per le vittime, affinchè venga riconosciuta loro giustizia.
Perchè si è detto no alla prescrizione breve e invece si è deciso di discutere del taglio alla durata dei processi?
Taglio che, senza lo snellimento delle regole e procedure, senza un aumento delle risorse per tribunali, significa una prescrizione nascosta?

Perchè il cavaliere e i spoi avvocati tirano fuori proprio ora questi disegni di legge: di cosa ha paura il cavaliere dai processi sulle stragi del 93 e sulla trattativa?

Ieri sera seguivo con interesse Ballarò: ammiro lo zelo e la passione che ci mette l'onorevole Maurizio Lupi; ieri sera, parlando delle toghe rosse, ha rispolverato la vecchia bufala dell'avviso di garanzia ricevuto da Berlusconi nel 1993, durante il G8 a Napoli, che fece cadere il governo.Una serie di inesattezze: era un avviso di comparizione, a Napoli non c'era nessun G8, e dell'avviso ne sapeva lui stesso perchè i carabinieri lo avevano avvisato. E il primo governo Berlusconi cadde per la sfiducia di Bossi.
Sono passati 15 anni, ma il refrain delle toghe rosse funziona ancora. Quanto deve durare ancora?
In studio, sempre Lupi, condannava il processo mediatico fatto dal povero Floris contro il sottosegretario Cosentino.
E che dovrebbe dire il povero Marrazzo, che è stato fucilato senza nemmeno uno straccio di processo?

10 novembre 2009

Le leggi razziali (ad Azzano)

Azzano. «Schediamo tutti i musulmani»:
proposta choc del sindaco leghista.

A quando il contradditorio?

Dopo l'editoriale di Minzolini, aspettiamo che il TG1 dia spazio ai magistrati di spiegare le loro motivazioni. Come spiega Antonio Ingroia su Articolo21:
Procuratore Ingroia, contento di essere citato da un’editoriale del TG1?
"Certamente no, quando il mio pensiero viene stravolto al punto di attribuirmi un programma politico, mentre le mie dichiarazioni erano semplicemente un richiamo ai princìpi fondamentali scritti nella carta costituzionale. Non mi sento schierato da nessuna parte se non con i padri costituenti e con i cittadini che pretendono verità e giustizia".
Così il magistrato risponde in esclusiva ad Articolo21 in relazione all'editoriale di ieri del direttore del tg1 .
"A che ora - affermano Giuseppe Giulietti e Federico Orlando - e in quale edizione del tg1 (e la Rai nel suo complesso) garantirà il diritto di replica al giudice Ingroia e ai suoi colleghi pesantemente oltraggiati da Minzolini? Sino a quando le autorità di garanzia potranno girarsi dall'altra parte? L'editoriale di ieri è solo il preannuncio di una offensiva contro la Costituzione e contro i poteri di controllo. Forse è davvero giunto il momento di promuovere una grande iniziativa che metta insieme senza distinzioni di parte o di partito quanti hanno ancora a cuoere la Carta costituzionale."
PS: sarebbe stato bello se il TG1 avesse parlato dei licenziamenti (ma l'OCSE non aveva detto che iniziava la ripresa?) nelle aziende tecnologiche italiane.
A cominciare dal licenziamento di licenziamento dei primi 1200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI in: AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega.
Ne parla Beppe Grillo, il comico.

E se Atene piange (sulla questione morale) ..

.. sparta non ride.
Mi riferisco al fatto che c'è poco da gioire (semmai qualcuno ne avesse voglia) della notizia riguardante il sottosegretario Cosentino.
Come aveva già anticipato l'onorevole Italo Bocchino ad Annozero, nel PD si dovrà discutere del caso del senatore Nino Papania da Alcamo.
Lo stalliere del PD, lo definisce nel suo intervento quotidiano di spalla sul Fatto.
Domenica abbiamo domandato in prima pagina al “nuovo” Pd di Bersani se “discuterà della moralità dei candidati”. Il “nuovo” Pd di Bersani ha subito raccolto l’appello. Infatti, nella “nuova” Direzione, fa il suo trionfale ingresso il senatore Nino Papania da Alcamo (Trapani), ex Margherita. Lo stesso a cui hanno appena arrestato l’autista-giardiniere-factotum per mafia.
Lo stesso che nel 2002 ha patteggiato a Palermo 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio: era indagato per aver sistemato in posti pubblici diversi disoccupati privi dei titoli di legge, in un giro di assunzioni facili per cui sindacalisti senza scrupoli prendevano tangenti. Nel 2008 Dario Franceschini annunciò: “Non presenteremo candidati con procedimenti in corso né con sentenze passate in giudicato”. Strano: Papania fu ricandidato dopo il patteggiamento e rieletto per la terza volta senatore (diversamente da Nando Dalla Chiesa, colpevolmente incensurato).
Scelta lungimirante: il 4 novembre la Dda di Palermo ha arrestato il suo braccio destro Filippo Di Maria, considerato l’autista, il cassiere e l’uomo di fiducia del boss di Alcamo, Nicolò Melodia detto “il macellaio”, catturato nel 2007 assieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo. Nei giorni pari Di Maria scarrozzava il boss Melodia, in quelli dispari il senatore Papania. Arrotondava.

La riforma per chi?

Si sente discutere di tante leggi, leggine, emendemanti in finanziaria che riguarderebbero (tutti) i processi del presidente del Consiglio.
Tutti escamotage, nascosti dalle parole "riforma della giustizia" per evitare il processo (non parliamo della eventuale condanna, ma solo del processo) ad una persona che la Consulta ha stabilito essere uguale alle altre.

Perchè non se ne discute in Parlamento?
Perchè si usano le solite scuse per cui l'eletto deve essere messo in condizioni di poter lavorare serenamente?
A TG unificato il direttore Minzolini spiegava le (sue di lui) ragioni:
"l'immunità è stata cancellata dalla nostra Carta costituzionale. Motivo? In quegli anni la classe politica e i partiti per via di Tangentopoli avevano perso la fiducia della gente e l'abolizione dell'immunità fu un modo per dimostrare che i costumi sarebbero cambiati. Quell'operazione mediatica si trasformo però nei fatti in un atto di sottomissione alla magistratura. Da allora i gruppi parlamentari sono affollati di magistrati e ci sono addirittura partiti fondati da magistrati".
E la serenità degli elettori che si devono poter fidare di chi li governa?
E la giustizia per le vittime di mafia (visto che uno dei fondatori di Forza Italia è sotto processo per concorso in mafia)?
La giustizia, come la legge, deve essere per tutti.
Altrimento siamo ancora qui a celebrare la fine del comunismo in Germania, senza chiederci se e come è cambiato il nostro paese in questi venti anni.
Nel 1992, l'Italia era sotto le bombe della mafia, sotto ricatto dai boss, sotto i debiti accumulati da anni di sperperi di quella cattiva politica che oggi viene celebrata (Craxi, Pomicino, Andreotti).
Mica possiamo prenderci in giro così.
Continua Minzo:
"l'abolizione dell'immunità parlamentare ha provocato un vulnus nella Costituzione, si è rotto l'equilibrio tra i poteri e non se ne è creato un altro. Ora c'è da auspicare che quel vulnus, al di là delle dispute nominali su immunità, lodi e riforme del sistema giudiziario, sia sanato"
Il vulnus era quella classe politica, che poi si è evoluta nell'attuale.

Il sottosegretario con la cautela

Nicola Cosentino, il sottosegretario con la cautela: la certificazione della procura di Napoli.
Che dopo mesi in cui si parlava delle voci dei pentiti, ha deciso di mandare la richiesta di autorizzazione per l'esecuzione di una misura cautelare al probabile candidato del PDL in Campania.
E lui, come il premier, andrà avanti:"Andiamo avanti, non disperdiamoci. Chi sono questi pentiti? Chi lo dice che mi devono arrestare? Non c'è motivo per fermarmi. La gente mi conosce, mi voterà".
E torniamo al solito refrain: il voto, come una catarsi dei propri peccati.
Aggiunta: Gilioli ripesca la mozione per far dimettere il sottosegretario.
La mozione impegnava il Governo ad invitare l’onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze.
La mozione non è passata perché, se la maggioranza di centrodestra ha difeso compatta il sottosegretario, molti esponenti del Partito democratico si sono astenuti, mentre altri hanno preferito uscire dall’aula e non votare.
Tra l’altro, date le molte assenze nelle file del Pdl, se il Pd avesse votato compattamente per la sua mozione questa avrebbe avuto ottime possibilità di passare. In 22 erano assenti, altri sette risultavano in missione. Alcuni dei presenti sono addirittura rientrati subito dopo la bocciatura, e hanno ripreso a votare altre risoluzioni.

Hanno votato contro gli onorevoli: Capano e Sposetti.
Si sono astenuti gli onorevoli: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.

Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, gli onorevoli: Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.

Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.

08 novembre 2009

La ripresa

L'OCSE ci dice che siamo in ripresa. Il governo dice che siamo la sesta economia.
Eppure se confrontiamo i livelli del potere d'acquisto dei paesi europei, finiamo in fonfo alle classifiche.
Il perchè è semplice: non è dal PIL, dal livello di produzione che si misura la ricchezza del paese.

Perchè magari riprende il livello della produzione di alcune imprese, ma se continua l'emoraggia dei posti di lavoro, se i livelli degli stipendi rimangono quelli di oggi, se il lavoro stabile rimane una chimera, per molti italiani, la ripresa non c'è.

Finchè si continuerà a investire sulle autostrade di cemento piuttosto che su quelle informatiche, sulla ricerca, avremo sempre un'economia indifendibile.
E per la ripresa, cosa sta facendo il governo?
La discussione per le regionali (il Veneto a me, la Lombardia a te con un avvertimento a Bersani "non ha capito che chi è contro la Lega, è morto").
La riforma della giustizia: via intercettazioni, separazione carriere, CSM politicizzato ...
Il repulisti in Rai (Ruffini sostituito a Rai 3).
Cosa c'entra questo con la crisi? Niente, è solo la resa dei conti.

La politica dell'obbligo delle catene

Voglio parlare di una notizia della settimana passata: il presidente della provincia di Como, ha emanato una ordinanza che impone l'obblogo delle catene a bordo per tutti, dal 15 novembre al 31 marzo 2010.
Così si evitano i disagi per le auto senza catene, ferme, quando nevica, sostiene il presidente.
Non si pone il problema del fatto che è compito suo garantire il buono stato delle strade.

«Quest’anno ci siamo mossi con anticipo – spiega l’assessore provinciale alla Viabilità, Pietro Cinquesanti – in modo che i cittadini abbiano il tempo di attrezzarsi. I controlli circa il rispetto dell’ordinanza potranno essere svolti da qualunque forza dell’ordine (polizia locale, provinciale, stradale e carabinieri) e chi, anche in una giornata di sole, venisse trovato alla guida senza pneumatici da neve o catene nel bagagliaio rischia una multa di 74 euro, più la decurtazione di 3 punti sulla patente. Inoltre, abbiamo interpellato il Prefetto affinché solleciti tutti i sindaci ad adottare ordinanze simili sulle strade comunali».

Le amministrazioni comasche non sono nuove a queste uscite: l'ex assessore di Como Caradonna l'anno scorso, alle passate nevicate, aveva invitato i suoi concittadini a starsene a casa, quando nevica.
Amministrazione di Como che rischiava di passare alla storia per la vicenda del muro della vergogna, sul lago.

Ecco il succo della loro politica: ribaltare i ruoli e le responsabilità. Sanzionare (per fare cassa?)i cittadini senza catene con multe fino a 75 euro, anziché garantire prima e a prescindere dalle catene, la pulizia delle strade.

Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti


Ecco, arrivati all'ultima pagina, finiti i botti (in tutti i sensi) della festa a Villa Ada del palazzinaro Vip Sasà Chiatti, la domanda sorge spontanea.
Cosa ha voluto raccontarci, Niccolò? Quale metafora dei tempi moderni è contenuta in questo racconto che mette assieme un gruppo di satanisti in cerca di un'azione che li farà passare alla storia, uno scrittore di successo in cerca del libro che lo iscriverà nel firmamento della cultura italiana e, come coreografia di sottofondo, tutto lo stuolo di vip, calciatori, registi, attori e attrici, presentatori, sottosegretari, onorevoli … che infestano le pagine delle riviste di gossip?

Forse è sbagliato porsi la domanda, o quantomeno porsela in questa maniera: “Che la festa cominci” può essere solo un divertissement dell'autore.
Che infila questi personaggi in cerca di riscossa (nella vita), in cerca del gesto che li faccia entrare nella storia (“per secoli parleranno di me”). La simpatica canaglia Fabrizio Ciba, lo scrittore quarantenne, ossessionato dalla sua immagine (persino per la resa estetica che da di sé, in un video porno casereccio che gli è stato estorto), dal desiderio di suscitare piacere, desiderio, e da parte dei suoi lettori e da parte delle donne che incontra.
Saverio Moneta in arte Mantos, a impiegato in una ditta di mobili tirolesi di giorno, stressato dalla moglie e dal suocero di giorno. Di notte capo della setta delle belve di Abaddon, da Oriolo Romano: una specie di armata brancaleone di ex metallari, amanti delusi.
In realtà una setta satanica sfortunata: dei bravi ragazzi che, come per lo scrittore, vengono invitati a questa festa.

Festa che procede come una catastrofe allegra, anche per colpa dei satanisti (per il piano che hanno in mente): in mezzo mille storie e mille sfaccettature e tutto il groviglio di situazioni comiche, al limite del grottesco.

Se in “Come Dio comanda” il punto di vita era spostato sul paese della periferia italiana, dove la gente passa il tempo tra il lavoro, la messa e i centri commerciali, alla ricerca dell'ultimo modello di telefonino, qui il fuoco è all'estremo opposto.
Se ne rende conto quanto Ammaniti racconta della presentazione del libro del premio nobel indiano (di cui Ciba non ha letto nulla). Oppure alla festa del palazzinaro Chiatti, in una villa Ada che si immagina sia stata vendita dal comune per fare cassa e trasformata in una immenso giardino zoologico, con annessa zona savana per la caccia alle bestie.

Un quadro molto decadente, stile “cafonal”, con tratti veramente estremi: “abbiamo sdoganato le brutte figure” si dicono due protagonisti della festa. La popolarità dei personaggi della festa da un senso a ogni gesto che fanno: non esiste morale, non esiste una coscienza. Non esiste quasi una umanità.

Nessuno dei protagonisti sembra avere una abilità particolare - spiegava nell'intervista a Che tempo che fa l'autore - , persone senza talento oppure, come per lo scrittore Ciba, con un talento ma che con questo continuano a campare. Che deve la sua fama sia a quel libro fortunato scritto ormai tanto tempo fa, ma anche alla televisione.
Personaggi che covano dentro un senso di rancore per la sensazione di aver subito un torto da qualcuno o dalla vita. Che sia la casa editrice, che lo vuole mollare, per scrittori più giovani; che sia la famiglia, che lo soffoca, come per Saverio. Che sia la vita, che lo ha fatto conoscere amore, come scrive ai posteri Zombie, una delle bestie di Abaddon.
Si ride, leggendo le pagine, ma sono risate amare: forse l'ha già detto qualcun altro, ma sembra di rivedere gli stessi personaggi crudeli, infantili, vuoti e pieni di se del Dino Risi regista de “I mostri”.
Mostri infantili: un generazione che vive nell'attesa del grande evento, che dia un riscatto alla propria vita.

– Si mise in piedi. Gli occhi neri gli erano diventati rossi, riflettevano le fiamme del forno delle pizze. – Ora discepoli onoratemi!
Gli adepti abbassarono il capo. Il leader sollevò gli occhi al soffitto e allargò le braccia.
– Chi è il vostro padre carismatico?
– Tu! – dissero in coro le Belve.
– Chi ha scritto le Tavole del Male?
– Tu!
– Chi vi ha insegnato la Liturgia delle Tenebre?

– Tu!
– Chi ha ordinato le pappardelle alla lepre? – fece il cameriere con una sfilza di piatti fumanti sulle braccia.
– Io! – Saverio allungò una mano.
– Non toccare che scottano.
Il leader delle Belve di Abaddon si sedette e in silenzio cominciò a mangiare.

Due piccole precisazioni: la presenza nel parco di Villa Ada di atleti russi è solo una leggenda romana.
Non è una leggenda invece il brutto stato del parco: prima che sia troppo tardi, è l'invito di Ammaniti, bisogna che qualcuno lo salvi dall'incuria in cui è lasciato.

Technorati: Niccolò Ammaniti
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Il sito di .

06 novembre 2009

La posta che non arriva

Sono un abbonato del giornale Il Fatto: il giornale mi dovrebbe arrivare ogni mattina.

Dovrebbe, perchè ogni tanto si perde. E quando, arriva, viene consegnato a mezzogiorno.

Mi chiedo come mai l'azienda di stato che deve occuparsi delle poste italiane, sia così in difficoltà a fare il suo mestiere che, negli anni, non ha subito cambiamenti.

Forse perchè, come in altre aziende di stato, manca il concetto di servizio: perchè le Poste si sono dedicate a fare altro. La banca (con la nuova banca del sud); gestore di servizi telefonici; gestore di carte di credito con Poste pay.
In situazione di scarsa concorrenza.
E la posta ordinaria?

Annozero profumo di mafia

Le mani della mafia a Fondi, in base alla relazione del prefetto Frattasi che ha lanciato accuse pesanti sull'amministrazione locale, sui suoi legami con le famiglie Tripodo e Trani, con le cosche campane, con i casalesi.

Ma c'è stato spazio, ad inizio puntata, per parlare di un problema serio: l'usura cui sono costretti molti piccoli imprenditori (magari quelli che non si possono scudare); messi alle strette dalla crisi da una parte e dalle banche (improvvisamente solerti) dall'altra.
Come il signor Santonocito che si è rivolto a strozzini ("zingari") per 10000 euro: soldi che dovevano essere restituito al tasso del 40%, col raddoppio del prestito in caso di ritardo.
Man mano gli strozzini cercavano di mettere le mani sull'azienda.
Fino alla denuncia.

Lo scudo dei capitali mafiosi: lo scudo non permetterà il rientro die capitali mafiosi. Parola del governo: eppure secondo il pm antimafia, è sufficiente per un mafioso trovarsi un imprenditore amico. Lo scudo è uno strumento che permette invisibilità a chi riporta i soldi: somo soldi sporchi e soprattutto uno strumento di concorrenza sleale, che da a certe persone (scudate?) una forza maggiore rispetto ad altre.
E una situazione di forza può condizionare la politica.
Un buon politico ci avrebbe dovuto pensare.

La mafia a Fondi.
La magistratura ha portato avanti le indagini sulla situazione di Fondi.
Con una serie di arresti, tra cui Carmelo Tripodo, nipote del boss don Mico.
Secondo la denuncia del prefetto, il sindaco e la sua giunta avrebbero tenuto rapporti privilegiati con le ditte di pulizia di Tripodi.
Il sindaco, per assicurarsi al fedeltà delll'amministrazione, avrebbe aumentato i loro stipendi.

Dopo la denuncia del prefetto del settembre 2008, il Consiglio dei ministri ha aspettato un anno per decidere se sciogliere per mafia il comune: nell'attesa, che è stata giustificata dall'onorevole Bocchino come necessaria per prendere la giusta decisione, il comune si è sciolto da solo.
E gli stessi amministratori potranno ripresentarsi alle prossime elezioni.

A difendere le sue posizioni e quelle del comune in causa, il senatore Fazzone del PDL.
Che tirava in ballo il complotto, non delle sinistre, ma quasi: tutta la campagna mediatica contro Fondi sarebbe orchestrata dall'editore di Latina Oggi, Ciarrapico (che abbiamo scoperto essere amico di De Benedetti e Caracciolo), per screditare la buona amministrazione del posto.
Una faida interna al PDL, insomma.

Fazzone e Bocchino hanno dato giustificazione a quanto raccontato nella relazione del Prefetto ("non è sua santità"): ma ilsenatore è andato oltre, parlando di querela per tutte le accuse false.
Come la variante di una strada che avrebbe portato ad una azienda in cui Fazzone figurava tra i soci (la Silo), assieme al sindaco Parisella.
Variante poi non effettuata, sebbene è vero che la Silo abbia preso un finanziamento pubblico di 2 miliardi.

Di parere opposto l'onorevole De Magistris (che parlava di democrazia da ripristinare da zero, e non di democrazia da salvaguardare) e Claudio Fava di Sinistra e Libertà .
Se c'è complotto, è fragile, e coinvolgerebbe anche il ministro degli interni.
E tutte le spiegazioni date dal senatore si scontrano con le immagini del paese raccolte dal reportage di Stefano Bianchi e Giulia Bosetti.
I campeggi abusivi (Holiday) diventati ville per ricchi. La "Rosa dei venti", i 68 villini costruiti vicinissimi al mare.
Il clima poco trasparente con cui si è scontrato Bianchi facendo domande nel paese, al sindaco.
Gli appalti vinti con una gara in cui compariva una sola impresa, appalti vinti con un ribasso del 0,5%.

La mafia che fa impresa, in Campania come nel basso Lazio: nel mercato ortofrutticolo, nelle costruzioni, nei centri commerciali.
Imprenditori che vneogon pure additati come esempio, come ha fatto Feltri con Ercolani, parente del boss che ha ucciso Beppe Fava.

Non è un problema che riguarda il solo centrodestra: come ha spiegato tante volte Saviano, la mafia è bipartisan, si rivolge al cavallo vincente.
Come a Caserta (caso De Francisci), come a Castellamare.

Come si può fare lotta alla mafia in queste condizioni?
Technorati:

05 novembre 2009

Annozero e il profumo di mafia

Democrazia da ripristinare, a Fondi, come sostiene l'onorevole De Magistris o democrazia da far sopravvivere al commissariamento, come sostiene il senatore Bocchino?

Chi porta avanti il complotto? L'editore di sinistra (come sostiene il senatore Fazzone del PDL) Ciarrapico, il prefetto e il ministro dell'interno nella sua relazione?

Della presenza dei casalesi, dei clan della ndrangheta è un fatto noto alla magistratura. Che i clan cerchino di infiltrarsi nelle amministrazioni locali (non solo a Fondi, ma anche nel casertano) è un altro fatto accertato.
E la zona di Fondi è una zona ricca per investimenti.

La prima intervista all'ex assessore Izzi, da parte di Stefano Bianchi.

Sodoma e Gomorra



Le regole dell'economia criminale, raccontate da Roberto Saviano. La Sodoma e Gomorra delle nostre istituzioni, della nostra economia, della nostra società.

Dal Vangelo secondo Bruno

Continua l'uscita di dichiarazioni del premier veicolate dal libro (ancora non uscito) di Bruno Vespa. Caso unico l'Italia, dove l'informazione (sia dei giornali che dei telegiornali) viene fatto predendo spunto da anticipazioni di libri e non viceversa.
«Non ho avuto alcuna relazione con la signorina Noemi. Al riguardo si sono dette e scritte soltanto calunnie». (corriere)

E sul caso delle veline candidate alle elezioni europee (in tema della terza domanda) Berlusconi sostiene di aver proposto incarichi di responsabilità "soltanto a donne con un profilo morale, intellettuale, culturale e professionale di alto livello (repubblica)
L'ermo colle:
«Non ho mai pensato di candidarmi alla presidenza della Repubblica - ha poi detto tra l'altro il Cavaliere nel libro - . Come molti ricorderanno, ho ripetutamente indicato, a titolo di suggerimento affinché dal Parlamento possa essere compiuta la scelta migliore, un candidato che ritengo sia il migliore in assoluto (Gianni Letta, nda)». (
corriere)
Sul'utilizzo dei servizi per fini politici: "Ma non ho certo mai pensato di impiegare queste risorse contro alcuno" (e i vari Pio Pompa? leggete Una repubblica fondata sul ricatto).
Nel frattempo, sul Giornale appare un altro articolo su Fini (così impara a parlare di Re Silvio), che smaschera tutti i cambiamenti del presidente della Camera:
"Dieci anni fa, Fini avrebbe infilzato i gay col forcone. Neanche voleva che insegnassero nelle scuole".
Così, non stupisce invece la mancata promessa sulla banda larga (il piano Romani): altra bufala raccontata agli italiani. I soldi per l'investimento saranno usati per la crisi.
Che interesse ha questo governo a investire su internet (penalizzando così la televisione e aumentando veramente l'informazione)? Nessuno.
Non è un caso che il governo si occupi direttamente dei contratti di certe trasmissioni, del contenuto, del contradditorio.
Senza questo sistema televisivo come avrebbe potuto congelare tutti i palinsesti per parlare solo del caso Marrazzo, delle trans e della coca? Chi si ricorda più di Noemi, di Patrizia, di Barbara e delle altre veline citate nelle intercettazioni con Saccà?

A Exit si parla di veline e giovani

Tema della puntata di Exit di ieri sera (tra le altre cose): i giovani e il mondo dell'immagine.
Autorevoli esperte l'ex onorevole Pivetti, pensionata di stato e l'onorevole Carlucci.
"Ai nostri tempi .. noi si che ci siamo fatti la gavetta" i commenti sulla generazione di oggi che preferisce rimanre nella bambagia dell'università, rimane abbagliata dal modelllo televisivo.
Prima considerazione: chi ha creato questo mito dell'immagine, della televisione?
Secondo: da che pulpito si sente dire ai ragazzi rimboccatevi le maniche.
Terzo: l'errore di fondo è non voler capire che questa generazione che cerca nella televisione e nel cinema il proprio sogno è frutto dell'altra generazione.
Quella che ha in mano i palinsesti, le leve della politica, dell'informazione.
Che fine han fatto gli intellettuali?
Tutti in televisione a parlar di questo e parlar di quello.
Si dice che le colpe dei padri cadano sui figli.
Che almeno i padri si prendano le loro colpe.

Tu vuo fa l'americano

Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Marchionne (alle prese col piano Fiat-Chrysler) che la i di Fiat sta per "italiana".
Che non si può chiedere incentivi allo stato, per poi chiudere le aziende ad Arese.

Altro scontro tra treni su Le Nord

Incidente sulla linea delle Ferrovie Nord Milano-Brescio-Edolo-Iseo:
MILANO - Scontro tra un treno merci e un convoglio passeggeri delle Ferrovie Nord questa mattina a Vello, nella zona del lago di Iseo, nel Bresciano. In base a quanto riferito dall’Azienda regionale emergenza urgenza della Lombardia sette persone sono rimaste leggermente ferite e sono state ricoverate negli ospedali di Lovere, Ome e Iseo. Nessuno di loro è in pericolo e i ricoveri sono tutti avvenuti in codice verde.

Delusi dalla sentenza

La Cia ci fa sapere di essere delusa dalla sentenza del tribunale milanese sul rapimento di Abu Omar.
Anche noi cittadini italiani siamo delusi dal comportamento tenuto dall'agency, delusi dalle rezioni del Pentagono e del Dipartimento di Stato.
Forse qualcuno a Washington pensa ancora di essere all'epoca di Bush junior. Pensa che e rendition, che sono una violazione die diritti dell'uomo e delle leggi italiane, siano una risposta al terrorismo.C'è ancora gente che pensa queste sciocchezze. Le stesse persone favorevoli alle missioni in Afghanistan, in Iraq. Dove alla fine il presidente scelto dalla diplomazia americana di Bush, di Rumsfeld, di Cheney, della Rice, invita i fratelli talebani al dialogo.
Forse gli stessi fratelli che han piazzato la bomba contro il Lince italiano che questa mattina ha causato 4 feriti.

Delusi lo siamo anche in parte noi: siamo riusciti a condannare, almeno sulla carta, membri dello spionaggio americano, ma non i vertici del servizio di intelligence italiano. Mancini e Pollari si son salvati grazie al segreto di stato.

04 novembre 2009

La stagione felice

Secondo il ministro Maroni, gli arresti eccellenti di questi giorni testimoniano come questa sia la stagione più felice della lotta alla mafia.
Chissà, forse gli agenti che protestavano contro i tagli alle risorse sulla sicurezza la pensano diversamente.
Forse questa, la stagione del divieto alle intercettazioni (di cui ne ha parlato diffusamente Bruno Tinti sul blog), dei patteggiamenti allargati, dei tribunali intasati dai mille reati che sono stati introdotti (prostituzione, immigrazione clandestina), non è proprio una stagione felice.

Tante promesse non sono state mantenute. Si diceva che la riforma dlela giustizia sarebbe stata ispirata da Falcone.
Le ronde, inserite nel decreto sicurezza, che avrebbero messo in sicurezza le strade? Un flop. Eppure quante risorse (e tempo al Parlamento) ha sottratto?

il coraggio di Dominique

Il professor Rossitto ( il docente universitario della facoltà di Scienze politiche di Catania) ha rassegnato le dimissioni perchè "indagato dalla Procura etnea dopo essere stato denunciato per aver chiesto rapporti sessualì in cambio del buon esito al suo esame."
Il tutto è partito dalla coraggiosa denuncia della sua studentessa Dominique: coraggiosa perchè fatta in Sicilia, dove "ti devi nascondere se fai qualcosa di giusto" e quando riflette sul senso del suo percorso universitario che "non deve esaurirsi nella raccolta degli esami uno dopo l'altro".
In questo paese ci si indigna perchè nelle stesse aule non può essere esposto il crocifisso. E magari si accettano soprusi come questo.

Simboli religiosi


Oltre alle scuole, dove altro li vieteremo?

Blitz contro la cosca Papalia Barbaro a Milano

Altro colpo contro la mafia del nord: a Milano e a Roma la DDA ha arrestato diversi esponenti delle due famiglie, legate al traffico della droga e al mondo delle costruzioni.

Da affaritaliani:
L'operazione parco sud è partita in seguito all'inchiesta dei sostituti procuratori della Dda di Milano, Boccassini, Venditti, Dolci, Storari.
Coinvolge anche i cantieri per il raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara e della Tav l'inchiesta a carico di 48 tra presunti affiliati al clan della 'ndrangheta Barbaro-Papalia e persone e società ad esso contigue.


Sono stati arrestati anche gli imprenditori Andrea Madaffari e Alfredo Iorio (figlio di quell’Achille Iorio, morto nel 2008, e fino ad allora capogruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Cesano Boscone), oltre a Fortunato Startari, custode della latitanza di Paolo Sergi, arrestato l'8 giugno 2008 in un appartamento di Assago nella disponibilità della famiglia Barbaro. È stato inoltre documentato che Salvatore Barbaro era socio occulto della Buccinasco immobiliare srl, proprietaria di un immobile del valore di circa un milione 400 mila euro. Ci sono anche un perito e un cancelliere tra i 48 indagati coinvolti nell'inchiesta denominata "Parco sud".

"Non ci risultano riferimenti diretti di infiltrazioni nei cantieri dell'Expo, ma la Dia guarda con attenzione a ogni occasione che l'Expo può presentare". Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica, Manlio Minale, alla conferenza stampa sugli arresti eseguiti nell'ambito dell'inchiesta sulla cosca Barbaro-Papalia.


03 novembre 2009

Il corpo e l'immagine della violenza

Dobbiamo nascondere la realtà, le immagini dei morti, pure quelle raccapricianti: come i corpi di Stefano Cucchi, come l'esecuzione a Napoli (con l'indifferenza dei passanti ), come il corpo di Pier Paolo Pasolini ucciso 34 anni fa al lido di Ostia.

Perchè non possiamo mostrare tutto: dobbiamo nascodere la violenza che cova sotto la cenere.La violenza (fascista e razzista) della borgata, oggi sdoganata a pieno titolo con l'invasione delle città. Da Milano a Roma.

La violenza contro il frocio, contro il diverso, contro il drogato.
Anche quando è nelle mani dello stato.
E quelle foto non si devono vedere perchè testomoniano proprio questa violenza, questo odio.

Poi qualcuno mi dovrà spiegare l'incoerenza tra il far morire una persona in carcere (per disidratazione) col disegno di legge sul fine vita e testamento biologico, che prevederebbe l'obbligo di idratazione.

E' finito il conflitto di interessi

Con l'ipotesi di arrivo in Rai di Maurizio Belpietro (assieme ad altri giornalisti Mediaset) per una trasmissione Anti Santoro su Rai 2, si sancisce la fine del conflitto di interessi.
Inizia l'era Raiset: un unico pentolone, dove interesse pubblico e privato si fondono (visto l'arrivo in frotte dei giornalisti della TV privata).

Riforma delle giustizia

Pare che uno dei punti cardine della riforma della giustizia, anticipato dall'ennesima anticipazione del libro di Bruno Vespa, sia quella di eliminare dai computer in dotazione alla Camera la voce "Arresta il sistema".
Finalmente si toglie questo ennesimo residuo del giustizialismo informatico delle toghe comuniste, il commento del portavoce.
Prima che arrivi il resto della riforma. E su questo, mi viene poca voglia di ridere.

Il voto per il Pacchetto Telecom in Europa

Questa settimana in Europa si voterà sul Pacchetto Telecom (in termini tecnici, le procedure di conciliazione sul Pacchetto Telecom).
C'è in ballo il diritto di accesso alla rete, la net neutrality (i provider non possono creare corsie provilegiate e corsie di serie B a seconda del contenuto), la disconnessione forzata dalla rete (senza bisogno di nessun giudice ).
La scusa, per limitare l'accesso a internet, è la caccia alla Pirateria.
Come se, per fare un esempio, per dare la caccia agli evasori, la Guardia di Finanza potesse mettere i lucchetti ad una azienda, dopo aver riscontrato tre irregolarità. Senza il bisogno dell'autorità giudiziaria: tre errori e sei fuori.
Negli Stati Uniti la net neutrality è stata approvata dalla FCC: in Unione Europea sembra ci sia una marcia indietro, su questo principio.


C'è ne abbastanza da essere preoccupati.

Odia il prossimo tuo di Luca Poldelmengo

Costruito più come sceneggiatura di un probabile film che come libro tout court, questo di Poldelmengo è quasi un piccolo gioiello.
Veloce, feroce, senza un attimo di respiro: i protagonisti di questo romanzo ambientato a Roma si muovono come attori di un film western, magari di Sergio Leone. Tutti vittime di un destino predestinato e contro cui niente si può fare. Niente: specie se si è mossi dall'odio.
Un odio che ha delle origini diverse: per Cristiano nasce dall'educazione in una famiglia borghese, cattolica, ricca (che vive nel quartiere dell'Infernetto), che gli ha dato tutto, ma che specie il padre, non gli ha dato nulla.

Il padre di Cristiano, padre adottivo, non riesce a creare con lui un rapporto che non sia di scontro. Ha dato tutto al figlio, ma ora non riesce più assieme nemmeno il rapporto con la moglie, che affoga un martini dietro l'altro.

Per Andrea, finito a vivere dentro una baracca, l'odio nasce come reazione al suo fallimento. Ex ciclista, che anziché sfondare nel giro dei professionisti è finito attaccato alla bottiglia. Senza soldi, senza casa, solo con un cane. E quando anche questo cane muore per un gioco stupido, inizia la vendetta.

Flavio, odiava una volta. Odiava come brigatista la classe borghese, il sistema da abbattere a pistolettate. Dopo tanti anni di prigione, credeva, una volta uscito per ricercare un figlio perso, e una nuova vita, di non voler odiare più. Ma si sbagliava.

Tegla è una delle poche donne di questo romanzo, sempre sulla scia del Sergio Leone che nei suoi film le uniche donne erano prostitute o semplici comparse. Venuta dall'Africa per una nuova vita, finita a battere davanti ad un bidone, nei quartieri di Roma.

Un intreccio di storie di solitudini, di rancori e delusioni che covano sotto sotto, e che si incontreranno, o meglio scontreranno per motivi assurdi.

Alla rassegna “La passione per il delitto”, l'autore aveva così presentato il romanzo:
Odia il prossimo tuo è un libro che non da molte speranze di salvezza. Tutte le storie che si intrecciano, in questo romanzo corale, finiscono male.
I personaggi vivono nella solitudine: avranno la possibilità di cambiare, di dare una svolta al vivere ma non la sapranno cogliere, o la coglieranno troppo tardi.
Un libro di uomini e donne sole che non vedono l'appartenenza in nulla: alla fine tutto questo porta ad una forte solitudine .


Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
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02 novembre 2009

Notizie che non lo sono state

Tutto e il contrario di tutto.
L'allarme sull'influenza A. Il viceministro ha detto tutto e il contrario di tutto.
Allora, cosa devoon fare le famiglie? I medici?

Cosa sta succedendo a Milano?
Estranei penetrano nel palazzo comunale, nell'ufficio bonifiche. Dopo le inchieste sulla bonifica di Santa Giulia che han colpito i piani alti.
Fascisti di Casa Pound che manifestano sotto via Ollearo.

E cosa succede a Paternò.
Il battibecco tra Miccichè e La Russa, sulla situazione politica a Paternò. Feudo del ministro La Russa.

Il caso Omega – Eutelia.
Non lasceremo nessuno indietro, dicevano loro. Forse intendevano gli evasori.
Perchè ai lavoratori di Agile ex Eutelia, ora “aquisiti” da Omega (del dottor Massa), nessuno pensa: da mesi senza stipendio, senza cassa integrazione, senza liquidazione. Perchè la loro società, Omega appunto, sta fallendo.
Dei fantasmi.
La storia: Eutelia, per tagliare i costi e fronteggiare i debiti con le banche (come il Monte dei Paschi di Siena), avrebbe ceduto (o spostato) i suoi dipendenti a Agile (cessione di ramo d'azienda), poi arriva Omega che non li fa lavorare. Ora in 1200 hanno la lettera di licenziamento in mano.

Chissà se Bersani, neo eletto segretario del PD, riuscirà a fare qualcosa. Di sinistra.

Quando Rutelli?
Quand'è che Rutelli lascerà la sua sedia parlamentare, avendo lui lasciato il partito per andare con Casini, ed essendo invece stato eletto con una lista blindata in Umbria?

Report – treni Italia

Quale è la situazione del trasporto merci in Italia? Quali gli investimenti, quali i costi quale il confronto con gli altri paesi europei.
L'inchiesta di Giovanna Boursier è partita dall'incidente ferroviario di Viareggio (ultimo è più grave di una serie di guasti, deragliamenti, cedimenti strutturali di carrelli avvenuti negli ultimi mesi) del 26 giugno.

Grazie alla liberalizzazione dei trasporti, sulle nostre linee viaggiano carrelli e vagoni di altri paesi: viaggiano accanto alle nostre case, perchè nei comuni italiani si è continuato a costruire in deroga, senza rispetto per i limiti di sicurezza.
Ma chi deve garantire la sicurezza dei trasporti in Italia? È compito della magistratura stabilire le cause e individuare i colpevoli. Sarebbe compito della politica emanare o correggere le leggi che mettano in sicurezza i nostri binari, magari senza aspettare che avvengano le tragedie.

Compito di Trenitalia, RFI e del ministero dei trasporti, invece, dare la massima trasparenza, per capire cosa sta succedendo. Invece ieri sera abbiamo assistito ad un rimpalleggio di responsabilità.

Per l'ingegner Moretti, AD di Trenitalia è colpa dei tedeschi della Gatz, che non hanno fatto i controlli come li facciamo noi, con gli ultrasuoni per individuare le “cricche”.
Ci può bastare questo, per accettare una strage che ha ucciso 31 persone (dopo due mesi), la più grave in Italia?
Perchè per i vagoni di trasposto merci pericolose, si è scelto dopo di imporre dei limiti di velocità più bassi (quella sera il treno viaggiava a 90 km/ora)?
Perchè non si usano camere doppie per il gas, come per le navi? Forse perchè così si potrebbero trasportare meno merci? È sempre e solo una questione di profitto?
Matteoli intervistato a riguardo, spiegava come servirebbe una legge europea, che imponga come effettuare questi trasporti. E nell'attesa, cosa facciamo? Speriamo che non capiti a noi?

Il muro della vergogna: il muro intero che avrebbe potuto proteggere via Ponchielli, erano anni che i suoi abitanti lo chiedevano. Forse si preferisce fare solo le grandi opere?
Forse perchè si preferisce pagare gli indennizzi ai familiari delle vittime, dopo. E ad anticipare i soldi non sarà Trenitalia, che dispone di una assicurazione per gli incidenti su rotaia. Ma sarà lo stato italiano, per cui il governo ha anticipato 15 milioni.

I controlli: si è detto che il carrello era tedesco; il ministro Matteoli si giustificava dicendo che mica si possono controllare tutti i treni in arrivo dall'estero. Infatti il treno maledetto partiva da Trecate , per arrivare a Caserta. Il vagone era stato affittato da RFI da 4 anni: era un carrello vecchio, per cui valgono le norme di una volta, meno stringenti.
Nel contratto di noleggio di Trenitalia dovrebbe esserci tutte le rassicurazioni sulla sicurezza: invece l'AD di FS logistica (che ha noleggiato il carro) aveva solo un contratto in tedesco, incomprensibile. Come la si giri, il succo è che non si ha la tracciatura dei controlli.

Controlli che vengono ancora fatto in base al tempo (come una volta), e non in base al carico e al reale uso.
Sui giornali tedeschi, mesi fa era uscita la notizia, dell'ente si sicurezza trasporti EBA, dell'allarme di rischio deragliamento per carri merci con un certo tipo di carrello, causa ruggine.
Forse il carrello di Viareggio era uno di quelli?

Gli investimenti nel trasporto merci.
L'Italia investe il 14% sul trasporto su rotaia, contro il 76% del trasporto su ruota, che gode di altri benefici (accise su benzina, contributi su nuovi mezzi ..).
In Italia mancano i collegamenti tra i porti e gli svincoli delle ferrovie: a Genova, i camion arrivano e devono rimanere fermi al terminal prima che Trenitalia riesca a comporre un treno per spostarli. E così, il terminal si trasforma in centro di stoccaggio, e alla fine le imprese preferiscono spostare le merci su strada, perchè si fa prima.
Manca un piano complessivo, per il trasporto merci (così come manca una pianificazione sul trasporto aereo, come sempre aveva riscontrato una vecchia inchiesta di Report..): ogni regione fa per sé, in Italia ci sono 40 porti.
E le regioni del nord costruiscono gli interporti: funzionano, ma servirebbe un collegamento tra il Brennero e il Tirreno.
Per questo serviva il raddoppio del binario tra La Spezia e Parma, la Pontremolese. Se ne parla da 17 anni, si sono spesi 600 milioni, ma si sono solo raddoppiati 39 km su 103.

I lavori dovevano essere portati avanti da Astaldi: lavori sospesi dalla lunga galleria del progetto iniziale. Il problema era la bonifica del tracciato: troppo costosa per RFI, che su questa progetto sembra non crederci troppo.
Nel 2008 riprendono i lavori ma, come constatava la giornalista, la bonifica non è stata completata; irifiuti dei lavori, in plastica, sono stoccati nel paese di Solignano: sindaco che veniva scacciato dal capocantiere “non siete autorizzati”.
Forse si preferiscono le grandi opere, l'alta velocità?
Fatto sta che dopo Solignano e la galleria, che l'altro scoglio a Fornovo, dove il nuovo sindaco ha chiesto la modifica del tracciato, per avere delle opere compensative.
Forse, anche qui, sarebbe servita una pianificazione coordinata dei lavori, che sono stati portati avanti a macchia di Leopardo.

I pendolari.
Noi pendolari italiani paghiamo poco, per i nostri treni. Di cosa ci lamentiamo? Vogliamo treni migliori, paghiamo i più .. questo il succo dei discorsi.
Peccato che prima vorremmo delle garanzie: sono anni che i pendolari si scontrano con ritardi, con la sporcizia, con le zecche …
Sono 4 milioni i pendolari italiani: sono tanti. Pare però che non riescano a farsi sentire.
Forse perchè Trenitalia vieta le riprese e le interviste sui vagoni? E impone alla giornalista di essere accompagnata da funzionari dell'azienda quando fa domande agli impiegati? Non è una questione di privacy, come spiegava Guzzetti, basterebbe chiedere alle persone se disposte ad essere riprese.

Cosa non si vuole fare vedere, in televisione? L'affollamento. I filtri per l'aria pieni di sporcizia. Le larve degli insetti.
Trenitalia fa quel che po': lo stato da i soldi alle regioni, affinchè stipulino i contratti di servizio.
E lo stato italiano da a Moretti meno soldi di quanti ne prende il suo equivalente tedesco.
Le tariffe tedesche sono più alte, ma più alti sono gli stipendi, e i pendolari godono di sconti e benefici.

In Italia, le FS sono sommerse dai debiti. Un debito che si è accumulato negli anni: 6 miliardi, colpa della politica e dei partiti che con il carrozzone delle FS ci hanno mangiato per anni; colpa dei cattivi manager (sempre scelti dai primi). Come Cimoli, stipendio da 2,5 milioni, passato ad Alitalia con una buonuscita da 6,7 milioni.
Come Elio Catania, che ha preso una buonuscita da 5 milioni.

“Noi non siamo magistrati” rispondeva il ministro alle domande in merito della Boursier. Come se controllare i costi e l'efficienza non fosse un loro compito. [E io pago …..].

Il governo ha recentemente messo sul piatto 2 miliardi di euro per i trasporti regionali: ma la partecipazione alle gare di altre imprese, sarebbe stata scoraggiata dalle stesse regioni. Che han preferito mettere in piedi delle società miste, dei consorzi, per agire in monopolio.
Come in Lombardia con le Ferrovie Nord (50% di Trenitalia).
Come in Emilia.
In Piemonte, il presidente Bresso ha parlato di pressioni per non fare delle gare da parte di Moretti.
“a Moretti del trasporto pubblico locale non gliene importa niente” e la frase imputata.

La pulizia delle carrozze.
L'appalto (di 500 ml /anno) per le pulizie è stato per anni in mano a due imprese: Di Stasio e Mazzoni.
L'AD ha rescisso i contratti per inadempiezza, diviso in lotti tutta la rete e indetto delle gare per dare la pulizia ad altre imprese.
Peccato che per alcuni lotti non ci sia stata gara; che le stesse aziende di prima continuino a lavorare.
Che Mazzoni ha fatto causa per i contratti risolti. Pare che Trenitalia non avrebbe pagato le fatture ai fornitori e questo avrebbe poi portato allo sciopero degli stessi (le imprese di pulizia) questa estate.
Addirittura ci sarebbero opere di sabotaggio da parte dei lavoratori.

Il tutto è stato ben raccontato nel libro Fuori orario di Claudio Gatti, (“le prove del disastro Fs”), che cita anche l'episodio del capotreno morto per Legionella nel 2005.
Non è un compito agevole quello dell'AD di Trenitalia Moretti: sciogliere tutti i vecchi nodi delle ferrovie dello stato, le inefficienze, il tempo perso, il materiale vecchio e di difficile manutenzione.
Ma molte delle difficoltà nascono dalla dalla mentalità con cui in Italia si sono concepite le aziende di stato: non al servizio del cittadino, ma al servizio del politico di turno. Pochi controlli fatti da enti esterni, poca trasparenza e molta rassegnazione da parte di noi pendolari utenti.

Il link della puntata di Report.
Il libro "Fuori orario" edizioni Chiarelettere.
Technorati:

01 novembre 2009

Leggendo qua e là

Il caso Marrazzo si allarga.
L'inchiesta si allarga: si fa l'ipotesi su Repubblica del coinvolgimento degli Angelucci , per la sanità laziale (e anche editori di Libero); oggi gli Angelucci smentiscono e fanno sapere di aver querelato l'articolo di D'Avanzo.
Si è fatta pure la pista della camorra.
E infine anche dell'ipotesi del reato di ricettazione per Signorini.

Il non mi dimetto.
Nemmeno dopo un eventuale condanna al processo, il premier Berlusconi si dimette. Cosa deve succedere? L'invasione degli alieni?

Le voci dalla Svizzera.
Dalla Svizzera arrivano strane voci, pubblicate dal tabloid Blick, che minacciano di rivelare la storia dei soldi, all'origine della fortuna di Fininvest, depositati in Svizzera (l'ennesimo atto della guerra italo svizzera partita dallo scudo fiscale e dalla successiva stretta ai conti elvetici).
"Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest".

La questione meridionale.
Facile ritirare fuori la questione meridionale, specie se il politico in questione è in affanno, è stato messo in disparte.
Tanto, sul meridione, chi controlla? Chi verifica cosa sta succedendo?
La sanità del meridione è in deficit, dice Tremonti: si riferisce alla Puglia di Raffaele Fitto e degli Angelucci? Alla Sicilia di Lombardo Cuffaro? Al Lazio di Storace? Non c'è solo la Campania di Bassolino e la Calabria di Loiero.

Uno schiaffo in faccia alla crisi.
C'è la crisi e non ci sono i soldi.
Poi scopri che la Camera non può lavorare perchè le leggi da discutere non hanno copertura. Che le uniche leggi per cui i parlamentari lavorano sono solo quelle del governo, cioè di lui.
Fannulloni? Oppure la solita settimana bianca in bassa stagione?
Poi ci sono gli ex senatori che battono Cassa. E al segretario generale della Camera si concede un aumento di 52000 euro.

Il lodo Cassazione.
Una ne fanno, cento ne pensano. L'ultima il lodo Cassazione: buttare al macero migliaia di processi tributari arrivati in Cassazione, per evitare quello che riguarda Mondadori (e il presidente del Consiglio), e far perdere così allo Stato centinaia di miliardi di euro.

La nave dei veleni.
Il ministro Prestigiacomo rassicura: la nave di Cetraro non è la nave dei veleni.
Ma siamo veramente sicuri?

Intanto a Palermo ..
Spatuzza sarà sentito al processo Dell'Utri.
Un senatore della Repubblica è sotto processo per concorso in mafia, ritenuto come tramite tra mafia e politica.
Fondatore del partito di maggioranza, del presidente del Consiglio.
Di cos'altro dobbiamo parlare?

Blu notte - Il clan dei Casalesi

Il clan dei Casalesi - Soldi, silenzio e sangue.
Nelle storie criminali raccontate da Blu notte, spesso ci si imbatte in parole che hanno cambiato di significato.
Come Corleonesi, che non significa più gli abitanti di Corleone, in Sicilia, ma bensì il gruppo più feroce all'interno di Cosa Nostra.
Come i Casalesi, non gli abitanti di Casal di Principe a Caserta, ma il clan dei casalesi, uno dei gruppi criminali più ricchi e potenti della Campania.
Dietro queste parole, che assumono oggi un significato che fa paura, ci sono le persone: come in altre puntate di Blu notte, partiamo da tre persone.

Federico del Prete, sindacalista del SNA (sindacato ambulanti): sta lavorando a tarda sera nel suo ufficio. Ha appena denunciato un vigile urbano di Mondragone, accusato di essere un esattore del pizzo di ambulanti.

Francesco Schiavone, detto Sandokan: è in silenzio, nel bunker della sua villa in via Salerno, mentre altri uomini in divisa la stanno perquisendo. Sembra una scena del film “La battaglia di Algeri”: peccato che lui sia un criminale pericoloso, mentre gli uomini fuori siano agenti della Dia.

Roberto Saviano, autore di un libro, Gomorra: sta parlando sul palco a Casal di Principe, nel settembre 2006. Di fronte la folla di giovani anche; lo scrittore non riesce a trattenersi, perchè sente che la battaglia che sta portando avanti contro i clan della Camorra e contro i casalesi, come una battaglia personale.
Dal palco rompe un tabù, pronuncia i nomi dei boss “Zagaria, Iovene, Schiavone, non valete niente” .. e succede qualcosa.

La storia del clan dei Casalesi.
A Napoli vi sono tanti clan, spesso in guerra tra loro: negli anni 80 avviene la guerra di Camorra tra i cutoliani della Nuova Camorra Organizzata da una parte e la Nuova famiglia per l'egemonia del territorio. Lasciando per terra centinaia di morti.

Ma i casalesi sono una cosa diversa: più simili a Cosa Nostra, molti esponenti delle famiglie sono persino affiliati con la mafia. Come le famiglie dei Nuvoletta a Marano, che hanno tra i loro affiliati Gaspare Mutolo.
Sono uomini punciuti, che spesso si ritrovano a parlare con Bontade prima, e i corleonesi di Riina poi.

Nella guerra di Camorra degli anni 80 che vide lo scontro tra la Nuova Camorra di Cutolo contro la Nuova famiglia delle famiglie Alfieri , Ammaturo e Nuvoletta ci furono 1500 morti tra il 1978 e il 1983.
Prevalse la seconda, con i nuovi capi: Alfieri, Nuvoletta e anche Antonio Bardellino.
Una strana figura di criminale: più un imprenditore di Camorra che faceva investimenti per i traffici di droga in sudamerica e in Spagna.
È una mafia che fa impresa in silenzio: una mafia che sembra non vedersi.
Ma sempre di gruppi criminali si tratta: Bardellino conta un gruppo di fuoco di 100 camorristi: tra cui Mario Iovine, Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Raffaele Diana.
Bardellino sa coltivare anche i legami con la politica: il fratello diventa sindaco di Casale nelle fila del PSI.
Silenzio, impresa, sangue e politica: questo mix spiega come mia i casaleis non furono contrastati all'inizio, anzi furono agevolati dalla collusioni con la politica .

La guerra di mafia a Casal di Principe.
Bardellino non abitava nel suo territorio: forse anche per questo scoppiò la guerra che vedeva contrapposte la famiglie Gionta Nuvoletta contro i Bardellino Alfieri. È la guerra raccontata in Fortapasc da Marco Risi, con la storia del giornalista Giancarlo Siani.
Il dicembre 1984 ci fu una irruzione nella masseria dei Nuvoletta, dove morti colpito da una pallottola vagante Salvatore Squillace.
Agosto 1984: la strage del circolo dei pescatori. Un pulmann carico di killer dei Bardellino sbuca davanti il circolo dei pescatori di Torre Annunziata; fu una strage contro gli uomini del clan Gionta, con 8 morti.

I vinti di questa guerra, i Nuvoletta, pagano un pegno: Valentino Gionta, latitante a Marano, viene trovato dai carabinieri.
Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della "Nuova Famiglia", di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie.[ da wikipedia]
Giancarlo Siani parla di questa guerra e di questo accordo che sbugiarda i boss : fu ucciso il 23 ottobre 1985.

Una guerra che faceva vittime anche per intimidire gli avversari: come l'omicidio del fratello del giudice Imposimato che a Roma stava indagando sui legami tra mafia e la Banda della Magliana.

Gli affari del clan.
Il giro d'affari del clan casertano riguardava il mercato del Calcestruzzo, delle cave: l'infiltrazione criminale del clan negli appalti pubblici mirava a mettere le mani sui 250 miliardi per i lavori del dopo terremoto; sui 500 miliardi per i lavori nei regi Lagni, per l'alta velocità.

I soldi arrivavano dal pizzo (10%) sui lavori delle imprese su strade e case.
Ma i casalesi costituirono anche 3 consorzi con ottenere direttamente o in subappalto i lavori. Tutti i lavori, ricorrendo anche alle minacce alle altre ditte.

I casalesi entrano nella politica e nella società civile: controllano amministratori, sindaci, assessori. Trovano banche compiacenti che accettano il loro denaro e colletti bianchi pronti a riciclarlo.

Ma attorno al capo crescono i giovani boss, che scalpitano: Bidognetti, Zagaria, Iovine.
Bardellino torna a S. Cipriano per mettere le cose a posto.
Il gennaio 1988 viene ucciso Domenico Iovine, come segnale al fratello Mario.
Nel dicembre avviene uno scontro a fuoco tra gruppi di fuoco Bardellino e Iovine in cui sono sparati 140 colpi (peggio dell'agguato in via Fani).
Ma sono episodi che rimangono sotto silenzio. La stampa ne parla solo a livello locale.
In questa guerra silenziosa vengono uccisi i nipoti di Bardellino; avviene la strage di Casapesenna contro i Sanzillo. Un corteo di auto attraversa la città, come segno di presenza sul territorio. Come avviene nei paese sudamericani.
Nella guerra, Bidognetti e Schiavone decidono di uccidere Enzo De Falco, ritenuto la mente imprenditoriale del gruppo, perchè non si fidano.
Altre morti seguono: Mario Iovine viene ucciso a Cascais.

Il 19 marzo 1995, tocca a Don Peppino Diana, che aveva lanciato il suo proclama contro la dittatura della Camorra a Casal di Principe: “per amore del mio popolo..”.
Un killer dei De Falco lo uccide: si pensa che sia anche un tentativo di rovinare gli affari alle famiglie Bidognetti e Schiavone, per l'arrivo della Forse dell'ordine dopo l'omicidio.

La guerra De Falco Bidognetti-Schiavone finisce con Nunzio De Falco che scappa in Spagna.
I nuovi capi possono tornare agli affari: l'estorsione, gli appalti, il calcestruzzo e l'agricoltura fantasma.
Come con l'Aima: una società pubblica che raccoglie i prodotti agricoli invenduti. Ma è tutto falso: si tratta di frutta marcia, persino di sassi). I centri di raccolta sono in mano ai casalesi.

Come con la mozzarella di bufala prodotta dalle aziende in mano ai clan: viene venduta persino quella prodotta dalle bufale ammalate dalla brucellosi.

Come per i rifiuti tossici: i clan entrano nel business dello smaltimento dei rifiuti nel 1989/90.
Si occupano dello smaltimento rifiuti per le imprese del nord, per gli ospedali.
Francesco Bidognetti crea la Ecologia 89 si mette in affari all'imprenditore Vassallo, proprietario di una discarica.
1 Kg di rifiuti costa dai 21 ai 60 centesimi, per lo smaltimento. I casalesi fanno pagare 9-10 centesimi: sono affari per tutti.
Spuntano discariche abusive, come a Villa Literno, nelle cave aperte: frutto del controllo così capillare del territorio casertano.
Contestualmente al crescere delle discariche, crescono anche i casi di tumore: perchè parliamo di un'imprenitoria mafiosa, che non da sviluppo, ma che avvelena il territorio.
Da una parte la ricchezza sfoggiata dai boss, anche con le loro ville (come quella di Sandokan Schiavone).
Dall'altra la potenza sempre più grande dei clan: testimoniata anche dal fatto che oramai sono le imprese che arrivano direttamente a “mettersi a posto” col pizzo senza che nessuno chiede niente.

Un potere sancito anche dai legami con la politica locale (il sindaco Bardellino fratello del boss, il vicesindaco Gaetano Corvino): legami che permettevano l'arrivo di nuovi appalti (e soldi), in quella regione.
Una infiltrazione capillare, quella dei clan: sono 14 i comuni sciolti in Campania nel 1995, 26 nel 2006. Lo stesso Casal di Principe è sciolto 4 volte.

Ma c'è anche un'altra Casal di Principe: quella di quanti non accettano questa dittatura. Consiglieri comunali, forze dell'ordine, gente perbene, sindacalisti che spesso han pagato con la vita.
Antonio Cugiano, vicesindaco di Casapesenna: gambizzato nel ottobre 1988.
Antonio Nunez: ucciso nel luglio 1990, il corpo fu trovato 13 anni dopo.
Marcello Russo: sindacalista CGIL, picchiato e minacciato le le sue minacce di sciopero. Gambizzato nel 1991.
Francesco del Prete, sindacalista degli ambulanti. Dopo la denuncia all'esattore del pizzo, un vigile di Mondragone, viene ucciso nel febbraio 2002.
C'è poi la guerra dei paletti portata avanti dal sindaco del PDS Renato Natale: i paletti circondavano la piazza, resa zona pedonale. I casalesi li toglievano ogni notte e glieli facevano trovare sotto casa.

Ferocia spietata. Controllo del territorio. Affari e soldi. Il silenzio.
Il primo maxi processo contro la mafia dei Casalesi è il processo Spartacus del 1998: chiamato come lo schiavo che si oppose contro l'impero.
Un processo cui si arriva grazie alle parole di Carmine Schiavone, imprenditore pentito. Alle rivelazioni di Dario De Simone, di Domenico Bidognetti.
Nel dicembre 1995, il pool contro il clan dei Casalesi (formato tra gli altri anche dal giudice Raffaele Cantone), si arriva ad un blitz che porta all'arresto di 50 persone. Altri boss come Sandokan, rimangono latitanti.
Fino al 1988, quando viene arrestato.

Il 15 settembre 2005 si arriva alla prima sentenza del processo Spartacus: 95 condanne tra cui 2 ergastoli. Un processo quasi più imponente del maxi processo contro la mafia a Palermo: ma un processo celebrato nel silenzio generale della stampa.

Il processo Spartacus 2, che segue il primo, si concentra sui rapporti con la politica. Anche questo, non viene seguito: 50 righe sul Mattino di Napoli.

In Italia si considera questa mafia solo come un entità criminale: dopo i fatti cala il silenzio. Ma è anche una economia criminale che inquina il territorio, il lavoro, il mercato.

Poi arriva un libro: Gomorra di Roberto Saviano. Un libro che squarcia il velo sulla realtà dei casalesi.
È un libro che raccoglie i fatti di cronaca, magari già raccontati da altri, ma in taglio narrativo: raccontare il mondo secondo Secondigliano, Scampia: mostrare al lettore come questa economia criminale sia quella vincente.

Nel settembre 2006 c'è a Casale una grande manifestazione antimafia: dal palco Saviano dice ai giovani “Iovene, Zagaria, Schiavone non valete niente .. ve ne dovete andare”. Dopo queste parole lo scrittore deve essere protetto dalla scorta.
Che uno scrittore debba essere protetto succede solo nei paesi sotto dittatura, nelle democrazie governate da estremismi religiosi come l'Iran di Khomeini, che lanciò la fatwa contro Salman Rushdie.
I giudici raccolgono brutti segnali da radio carcere, sull'idea di uccidere Saviano.
Il 13 marzo 2008, l'avvocato difensore di Bidognetti e Schiavone al processo Spartacus legge una lettera dei latitanti: un atto di accusa contro il giudici Raffaele Cantone e De Raho, i giornalisti Capacchione e Saviano.
E iniziano anche a girare le solite voci diffamatorie: ma Saviano cosa cerca? È tutta una montatura le sue minacce, per vendere libri? Quanto ci ha guadagnato?

Spiega Saviano che queste persone, che fanno illazioni diffamatorie, non si chiedono mai quanto guadagnano i boss dai rifiuti tossici.
Stessa sorte capita anche all'attore Giulio Cavalli che fa spettacoli contro la mafia al nord.
La diffamazione accompagna chi denuncia la mafia.
Chi si espone contro la mafia, genera negli altri in senso di diffidenza: è come se facesse sentire sporchi gli altri, che sono stati zitti, che hanno abbassato la testa. Con la denuncia si mette in crisi tutta la comunità, perchè per questa tutto deve andare avanti così.

Invece no: andare contro la mafia, sostiene Saviano, è un fatto personale, se cerco visibilità, è solo per denunciare.
Non per fare l'eroe: diceva BrechtBeato il paese che non ha bisogno di eroi”.

Il 18 giugno 2008 arriva la sentenza di appello di Spartacus: tutte le accuse vengono confermate, come gli ergastoli per F. Schiavone e Michele Zagaria.

La campagna di primavera.
Nel 2008 si scatena la campagna di primavera, guidata da Giuseppe Setola (del clan Bidognetti), sfuggito dai suoi arresti domiciliari a Pavia, nell'aprile 2008. Attorno a se riunisce 30 killer e scatena il fuoco. La sua strategia è uccidere i pentiti, dare un segnale forte agli imprenditori (che dopo la sentenza Spartacus iniziavano a non voler pagare il pizzo), dare una lezione al gruppo degli “africani” (la malavita nigeriana) che con l'accordo dei casalesi portava avanti lo spaccio della droga e della prostituzione.
Il 2 maggio viene ucciso il pentito Umberto Bidognetti.
Il 16 maggio Domenico Noviello, che sette anni prima non aveva voluto pagare li pizzo al clan. Nel 2008 gli era stata tolta la scorta.
Il 2 giugno Michele Orsi, direttore di un consorzio di smaltimento rifiuti, finito sotto indagine, stava parlando con i magistrati. Senza scorta fu ucciso dai killer di Setola.
15 luglio, Raffaele Granata, proprietario di uno stabilimento balenare, ucciso in un bar.
18 omicidi in cinque mesi.

Poi avviene la strage di Castelvolturno: già nell'agosto del 2008 ci fu un primo tentativo di fuoco contro gli "africani". Un commando sparò contro la sede dell'associazione nigeriana a Casale.
Il 18 settembre il gruppo di fuoco di Setola spara contro un gruppo di immigrati africani (non solo nigeriani), in una sartoria. 6 morti.

Nei giorni successivi la comunità nigeriana si rivoltò contro la mafia: una rivolta per la difesa dei loro diritti.

La risposta dello stato.
Nel gennaio 2009, viene arrestato Giuseppe Setola.
I sequestri: le forze della polizia hanno sequestrato beni immobili ai Bidognetti per 50 milioni di euro. Nel 2008, l'ammontare dei beni liquidi confiscati ammonta a 400 milioni di euro.
Ma è una parte, che ha colpito solo un clan, quello dei Bidognetti.

Ma il controllo del territorio è ancora in mano alla confederazione dei casalesi: questo si manifesta con messaggi fatti pubblicare sui quotidiani locali. Con telefonate ai giornalisti (da parte dei due latitanti).
Le indagini e le rivelazioni dei pentiti parlano anche della politica: rivelazioni che coinvolgono il sottosegretario del governo Berlusconi, Nicola Cosentino (accusato dal pentito Dario De Simone).

È sbagliato pensare che quello dei casalesi, sia una questione che riguardi solo il sud: Pasquale Zagaria, la mente finanziaria del clan, aveva interessi immobiliari a Parma. Raffaele Diana, investiva in locali a Carpi.
Affari criminali, che uccidono l'economia e le persone.

Persone che magari con i casalesi non hanno nulla a che fare.
Come per Michele Landa, guardia giurata ad un ripetitore vicino Mondragone.
Il 6 settembre 2006 fu ucciso (perchè il ripetitore rientrava negli interessi del clan) e il suo corpo spedito alla famiglia in pezzi.
Al funerale, a fianco della famiglia, nessuno dallo Stato. Raccontava la famiglia come questo testimoni del reale controllo del territorio.
La vicenda testimonia come basti vivere in queste zone “che prima o poi ti ci ritrovi coinvolto” nelle vicende criminali dei casalesi.
Non basta far finta di niente, abbassare lo sguardo.
Sono tanti i casalesi buoni: come le associazioni Libera, quelle in memoria di Don Peppino Diana, che lottano contro l'abitudine, la mentalità, quella per cui il criminale ricco che gira indisturbato per il paese sia un esempio da imitare.

Questa è una guerra, che dobbiamo combattere: per Lorenzo Diana, per Renato Natale (ex sindaco), per Rosaria Capacchione, per Roberto Saviano. Anche per tutti i casalesi per bene che non vogliono accettare la dittatura criminale.
Queste persone, chiudeva Lucarelli, non devono essere lasciate sole a fare gli eroi: tutti noi dovremmo gridare “Iovene, Zagaria, Schiavone, ma anche Riina, Messina Denaro, politici collusi con la mafia, colletti sporchi non siete niente .. andatevene, questa terra non è vostra !”.

Il blog di Carlo Lucarelli.
Il link della puntata di Blu Notte.
Technorati: , ,

30 ottobre 2009

Ho sbagliato strada


Capita a tutti di sbagliare strada .. è notte, è buio, siamo a Roma, tante donnine attorno .. siamo tutti uomini di mondo.

Che la festa cominci

Che la festa cominci è il titolo del libro di Niccolò Ammaniti. Adoro i suoi libri, che poche volte mi hanno deluso. Sanno essere taglienti e feroci, nel loro sguardo sulla società e sul mondo sanno cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca, come le inchieste di Report.

Ma a questo si unisce un'ironia mai troppo volgare e unica. Il comico e il grottesco, assieme.

Il libro parla di un vip, un palazzinare, che intende passare alla storia con una festa unica: " cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti" .

Pochi scrittori come Ammaniti sanno far ridere e piangere, da una pagina all'altra. Buona lettura!

Il sito di Niccolò Ammaniti.
Il link per ordinare il libro.

Carcerati di serie B

Stefano Cucchi finisce in carcere sano, perchè in possesso di una modica quantità di droga.
E dal carcere ne è uscito morto .
Dove sono i garantisti, oggi?
Quelli che ad ogni avviso di garanzia per il potente di turno, parlano di giustizialismo, criticano le misure eccessive dei PM (senza aver letto le carte)?

L'ex governatore Del Turco finisce in carcere, dopo l'inchiesta sulla corruzione in Abruzzo. Misure eccessive, si disse.
Il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso (PD), finito in carcere e scarcerato dopo una settimana. Il fatto che il gip avesse cambiato idea dopo una settimana fu usato come arma per attaccare i magistrati.
Franco Pacenza, il capogruppo dei Ds in consiglio regionale della Calabria : tutto i parlamentari dell'allora Unione eletti in Calabria han fatto visita a Pacenza nel carcere di Cosenza.
Si potrebbe andare avanti.
Rimaniamo in attesa di un chiarimenti da parte dei carabinieri.

Annozero ricatti

Video e ricatti nel caso Marrazzo, il tema della puntata.
Che è iniziata con una precisazione "qui è difficile prendere la linea", riferendosi a Berlusconi e ai suoi interventi telefonici.
Il premier è invitato come ospite, e sarà trattato come Obama con Letterman.

La trattativa per il video.
Cosa c'è dietro la storia del caso Marrazzo? Certo, la debolezza dell'ex governatore.
Ma a ripercorrere la trattativa che l'agenzia Masi e i quattro carabinieri hanno portato avanti per venderlo ai vari giornali, fa pensare.

Giangavino Sulas, giornalista di Oggi, raccontava del contatto avuto ad agosto (il video con l'irruzione illegale è dei primi di luglio) con l'agenzia.
Il viaggio in macchina, il tentativo di bendarlo (come se dovesse incontrare Provenzano), il video visto sul computer in una palazzina, col maresciallo Tagliente.
L'accordo è per vendere il video a "Oggi" per 200000, ma poi pare che la direzione abbia deciso di non fare nulla.

Marrazzo? "bisognoso di coccole". Così dicono i trans intervistati sulle strade. Tutti lo sapevano.
Eppure da quello che si vedrebbe nel video, c'è un altro Marazzo: spaventato, dall'idea dei giornalisti .. "non mi rovinate".
Il presidente, il trans, poi uno stacco, la coca, il tesserino e una mazzetta di soldi.

C'è puzza di reato, la domanda di Santoro?
Ognuno dei partecipanti ha dato la sua risposta.
Per la Serracchiani la vicenda ha ancora delle parti confuse.
Per Storace, Marrazzo doveva denunciare i carabinieri subito il giorno dopo.
Belpietro, che pure lui lo ha visionato a fine settembre, si chiedeva con chi parlasse Marrazzo nel video? Cosa significavano quelle parole.
Infine Antonio Polito parlava di ricatto anomalo. I carabinieri chiedevano soldi a Marrazzo per non far girare il video, ma poi lo stavano vendendo a varie testate.
La puzza di reato la doveva sentire per primo Marrazzo: una irruzione senza mandato (?), in una casa privata .. la richiesta di soldi, il video.

Nell'ambiente dei trans si è detto che tutti sapevano. Natalie, Brenda, China. Sanno dei vip che frequentano i trans negli appartamenti di via Gradoli, anche.
Alla fine, potrebbe aver ragione Corona, quando dice che l'imboscata a Marrazzo l'avrebbe tesa un trans, confidente con un certo Nicola.
E parlano anche di un certo Rino, spacciatore, che faceva delle soffiate alla polizia per non finire in carcere.

Oltre a Oggi, il video fu offerto a Libero, allora diretto da Feltri, il 15 luglio. Le due giornaliste furono agganciate da un tale Cafasso, che chiese 500000 euro.
"non si può fare", la risposta del direttore.
Anche i giornalisti di repubblica e del Fatto, D'Avanzo e Gomez, ne erano a conoscenza.

Ok: ma siamo sicuri che nessuno l'abbia poi comprato? Siamo sicuri della condotta dell'ex presidente, in quelle settimane?
Marrazzo può aver subito dei ricatti, o ha solo subito una estorsione?
Perchè a nessuno è venuto in mente di denunciare la cosa?

In studio era presente la madre di Stefano Cucchi, il ragazzo morto nell'ospedale del carcere, dopo essere stato arrestato per possesso di droga.
Cosa c'entra questa vicenda con quella del presidente? Riguarda il comportamento a volte poco trasparente delle forze dell'ordine.
Il caso di Federico Aldrovandi. La morte di Gabriele Sandri. E l'ultimo caso di Stefano Cucchi.
Dalla polizia e dai carabinieri ci si aspetta il massimo della trasparenza, della fiducia: sia quando ti entrano in casa, sia quando si viene fermati.

Dopo il punto di Travaglio, che ha citato il questionario di Obama, usato per selezionare i suoi collaboratori (e che in Italia li avrebbe esclusi dalle cariche), si è affrontato il nodo del conflitto di interessi.
Difficile non parlare del premier, trattando di un caso che riguarda l'informazione.
Visto che anche Berlusconi pagò 20000 euro per le foto della figlia (per toglierle dal mercato), ma nessuno ne ha chiesto le dimissioni.
Come non ha denunciato le lettere (se mai gli sono arrivate) di Provenzano e Ciancimino.

La domanda è: ma possibile che tutti i politici siano ricattabili? E dunque, per evitare di finire nel sangue, tutti sanno e tutti se ne stanno zitti?
Berlusconi sapeva del video. Berlusconi ha evitato la sua pubblicazione (e la legge Frattini?).
Sapeva anche per il caso Boffo? Il conflitto di interessi porta anche a queste situazioni paradossali: se avesse denunciato, si sarebbe parlato di attacco politico. Non ha denunciato, e siamo qui a chiederci perchè non lo ha fatto.

Altra domanda: il 20 ottobre Marrazzo è convocato in procura. Pochi giorni dopo la notizia esce.
Nel frattempo, quei due/tre minuti di video han fatto il tempo di girare le redazioni. Significa che quello che si doveva fare, era già stato fatto?

Technorati:

29 ottobre 2009

La cura di Michele Ainis

Contro il potere degli inetti, per una repubblica degli uguali.

Eccolo qua, il decalogo di proposte che il costituzionalista Michele Ainis formula per l'uscita del paese dalla
guerra in corso.
La guerra contro i privilegi, l'assenza di merito, gli sprechi, la diseguaglianza di chi non viene rappresentato in politica (e limitare quanti invece sono ben rappresentati dalla classe dirigente).
Per arrivare ad un governo dei migliori, dopo un bel ricambio generazionale: disarmare le lobby, rompere le oligarchie sempre più autoreferenziali, uscire da questa nuova forma governativa solo all'apparenza democratica, in realtà anarchica (perchè risponde solo a se stessa e non a chi li ha eletti, che rappresenta gli letti ma non decide). Ma anche autoritaria, perchè prende decisioni senza in realtà rappresentare tutti gli italiani (non quelli che non votano, non quelli che han dato il voto a partiti fuori dallo sbarramento, non quelli della maggioranza eletta).

Il
decalogo:
1
Disarmare le lobby
Contro il potere delle lobby serve disciplinare la libertà d’associazione, rendendo pubblici i nomi degli iscritti, stabilendo un regime di incompatibilità, demolendo la regola della cooptazione; e serve inoltre una legge sui gruppi di pressione, così come serve azzerare con un colpo di spugna gli ordini professionali.

2
Rompere l’oligarchia di partiti e sindacati
Partiti e sindacati nuotano in una zona franca del diritto, nessuna regola giuridica ne garantisce la democrazia interna; serve perciò una legge contro il potere delle loro oligarchie, e per converso serve togliere i vincoli di legge per candidarsi alle elezioni.

3 Dare voce alle minoranze
Per restituire fiato alle energie penalizzate da una discriminazione di genere o di razza o di qualsiasi altra natura, per superare il pregiudizio che mortifica le qualità degli individui, servono azioni positive precedute da analisi statistiche, e che siano inoltre temporanee, irretroattive, flessibili e graduali.

4 Annullare i privilegi della nascita
Per superare le strettoie del nepotismo, per neutralizzare almeno in parte i privilegi della nascita, servono da un lato le imposte di successione; dall’altro lato, una penalità per chi concorra ad ottenere la stessa posizione che hanno già raggiunto i propri genitori.

5 Rifondare l’università sul merito
Per restituire all'università la propria autorità perduta bisogna inocularvi la linfa della meritocrazia; bisogna perciò abolire il valore legale del titolo di studio, liberalizzare gli stipendi dei docenti, mettere un voto in pagella ai professori.

6 Garantire l’equità dei concorsi
Contro i favoritismi, contro gli abusi che inquinano assunzioni e promozioni dei dipendenti pubblici, servono procedure garantite dal sorteggio dei commissari di concorso.

7 Neutralizzare i conflitti d’interesse
Per rompere gli interessi coalizzati è necessario dividere con un colpo d'accetta controllati e controllori, vietando ai primi di scegliersi i secondi, abolendo l’autodichia, proibendo o scoraggiando le doppie poltrone.

8 Favorire il ricambio della classe dirigente
Se il potere è chiuso a chiave da un’oligarchia impermeabile al ricambio, se nella società politica così come nella società civile si moltiplicano le poltrone a vita, è necessario imporre la rotazione delle cariche (e delle sedi) attraverso un limite assoluto di due mandati per ogni cittadino.

9 Impedire il governo degli inetti
L’ignoranza al potere si combatte reclamando un titolo di studio per chi si presenta a un’elezione, e reclamando inoltre precise competenze per chi ricopre ruoli di governo.

10 Promuovere il controllo democratico
Per accorciare la distanza fra governanti e governati serve un’iniezione di democrazia diretta, sia nella società politica, sia nella società civile; più in particolare, bisognerà introdurre la revoca degli eletti e generalizzare la mozione di sfiducia, sia verso i presidenti delle assemblee parlamentari, sia verso i rettori, i dirigenti sindacali, i presidenti di qualunque circolo sociale.

Esposti i dieci punti, Ainis fa una sua amara considerazione: finchè continueremo ad aspettare il cambiamento dall'alto, dai vertici del Palazzo, non otterremo nulla.

Come può, l'attuale gruppo dirigente che ha portato a questa forma di "repubblica degli inetti", trovare e approvare le riforme che li spazzino via?
Diceva
Einstein che "Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato."
Potrebbero i lorsignori in Parlamento, nei seggi regionali, nelle varie Authority, nel CSM, approvare l'idea del recall del voto (ovvero togliere li mandato per irregolarità)? Dei due soli mandati in cui si può occupare una sedia?
L'idea di arrivare a referendum anche propositivi? Di riformare i partiti (e i sindacati, e la magistratura, e gli organi di controllo del governo) per eliminare le doppie poltrone, i conflitti di interesse, per restituire trasparenza ai meccanismi elettivi (non più la semplice cooptazione, o la nomina)?

Sono terapie d'urto (per cui si può essere contro a favore): il libro è rivolto a chi oggi, ha l'età e la voglia di portare avanti queste proposte per tramutarle in una proposta di legge popolare.
Una proposta, una iniziativa, che arrivi dal basso: perchè nonostante quanto ci viene propinato, il pesce puzza dalla testa. Non è vero che l'attuale casta partitica rappresenta la società.
Perchè questo è un Parlamento di nominati. Zelanti, pronti a cantare seguendo il coro. Con poche eccezioni.

E dobbiamo dare questa inizione di democrazia diretta, prima che lo sconforto, la rassegnazione, la sfiducia non superino i livelli di guardia.
Perchè quando la fiducia in questa democrazia, nei suoi organi garanti e costituenti dovesse mancare, è l'intero Stato che inizierebbe a scollarsi, a disfarsi.
E' in gioco il nostro futuro.
Il link sul sito della casa editrice Chiarelettere.
L'intervista all'autore su
Micromega.
Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

L'università e il merito secondo il centrodestra

Cosa c'è dietro i titoli dei giornali che commentano la riforma Gelmini sull'università (l'avvocato che andò a Reggio Calabria per sostenere l'esame di Stato) e che parlano di meritocrazia, lotta ai baroni?

Il commento di Sandro Bonazzi sul Fatto:
Meno autonomia uguale più merito. E più privato uguale più
qualità. Sono queste le equazioni che stanno dietro il provvedimento
sull’università approvato ieri da Palazzo Chigi. Era dai tempi del sedicente
“pacchetto sicurezza” che il volto ideologico della destra che ci governa non
lasciava un’impronta tanto nitida.

La realtà della riforma va oltre gli slogan ed è di
volgare concretezza: come per la scuola, non c’è un soldo bucato neppure per gli
atenei. Giulio Tremonti non sgancia e la Gelmini, che proprio ieri ha confessato
al suo ideologo di riferimento Maurizio Costanzo di voler crivere un libro di
“favole regionali” manco fosse Italo Calvino, copre così la sua triste realtà di
piccola fiammiferaia di Viale Trastevere. Ci sono meno denari per gli studenti
più bravi, ma si racconta che i criteri di attribuzione saranno più severi
e meritocratici. Ci sono meno soldi per gli atenei pubblici e si
restringe ulteriormente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione
,
ampliando il ricorso agli odiosi test d’ingresso. Si vuole limitare l’offerta
formativa delle università statali, limitandone l’autonomia, e si copre il tutto
con l’ingresso del famoso “mercato”.
Se le idee presentano sembrano buone sulla carta, si deve al solito aspettare le regole che si dovrebbero dare gli atenei.

Non ci sono i soldi: non ci sono i soldi per la sicurezza (e i poliziotti scendono in strada); non ci sono soldi per il taglio dell'Irap (e le piccole imprese che faranno?).
In Italia i processi lunghi limitano gli investimenti dall'estero e non garantiscono giustizia per il cittadino? E noi facciamo la prescrizione breve, la separazione delle carriere, il taglio alle intercettazioni.
Nessun ingadato, nessun reato, nessun processo.

In compenso, è pronta per partire l'Agenzia per il nucleare (con che costi): a guidarla sarà il generale Jean, reduce dalla brillante esperienza con la Sogin.

Dal lodo Alfano al lodo Consolo

Dal lodo Alfano, a quello Consolo: parlamentare, vicepresidente della giunta per le autorizzazioni della Camera, nonchè avvocato del ministro Altero Matteoli.
Finito sotto inchiesta nel 2005:
", quando era ministro dell'Ambiente del governo Berlusconi, e venne accusato di favoreggiamento per aver informato l'allora prefetto di Livorno Vincenzo Gallitto di un'inchiesta a suo carico per abusi edilizi. La Giunta per le Autorizzazioni aveva stabilito, a fine luglio, che si trattava di un reato di natura ministeriale e che sarebbe stata negata l'autorizzazione a procedere contro Matteoli perché si ravvisava un "fumus persecutionis".
In attesa del lodo Consolo, o del ritorno alla vecchia immunità parlamentare, questo può bastare al ministro.

3 ore Milano Roma

Sono quasi felice che in Italia debutti la freccia rossa: 3 ore per andare da Milano a Roma (per 99 euro).
Certo, c'è poco da festeggiare: come ha mostrato Report qualche settimana fa, è stato fatto scempio del territorio, delle casse dello stato.L'alta velocità sono soldi nostri, non dobbiamo dire grazie a nessuno.

Altra considerazione: ai pendolari che, come me non abitano a Milano per lavorare a Roma, poco importa dell'alta velocità, presi come sono dai problemi di tutti i giorni. Ritardi, disagi, sconfort.
Pensate anche a noi, ogni tanto.

28 ottobre 2009

Chi rispetta le regole ha tutto da guadagnare?


Se Topo Gigio va bene per la lotta contro l'influenza, devono aver pensato all'Agenzia delle entrate, che i cartoni possono andar bene per la lotta all'evasione fiscale.
PS, guardatevi le vignette ..

Marcia su Roma

Il 22 ottobre del 1922 avveniva quella specie di rivoluzione fascista passata alla storia come marcia su Roma.
Mentre le squadracce erano bloccate dal fango, i gerarchi intessevano la tela con i vertici della casa reale.
Facta chiese lo stato d'assedio, il re rifiutò.
Da lì, l'incarico a Mussolini (che arrivò comodamente in treno), il primo governo con i fascisti, le elezioni del 1924, le leggi fascistissime e la dittatura.

Era il caos, per la crisi post bellica, per la debolezza del governo, per la scarsa autorità del re.
E arrivò il fascismo a mettere in ordine le cose, quantomeno a far arrivare in orario i treni.

Oggi sulle strade di Roma manifestavano i poliziotti contro i tagli alla sicurezza di Brunetta.
Prima ancora i precari della scuola.

E i palazzi a Roma sono nel caos anche per le notizie che si susseguono su altri video trans-erotici, dopo quello di Marrazzo.
Farà bene o male questo caos, alla classe politica attuale? Il PD di Bersani aprirà al dialogo sulle riforme della giustizia? Ci sarà l'alleanza con l'UDC (e Casini che fine farà in questo casino?).

La terra promessa della mafia


L'ultimo padrino, prima puntata, minuto 5.
Provenzano ai suoi uomini "la nostra Terra Promessa è vicina e sono io che vi ci porterò".
E quale è la terra promessa di Bernardo Provenzano?
Rendere invisibile la mafia.
E chiedere la revisione dei processi.

La mafia invisibile è quella che esiste solo nelle fiction.
Non quella dei papelli, della trattativa stato mafia e delle stragi del 93.
La magistratura ha riaperto le inchieste (e il filone sui rapporti tra mafia e politica)?
Ed ecco spuntare la proposta di una commissione parlamentare di inchiesta.
Chi la propone? Un politico indagato e condannato in primo grado per concorso esterno in mafia.

Gli ultimi giorni - lo sfogo a Ballarò

Mai visto un innocente darsi così tanto da fare.
Parlo dell'intervento telefonico del premier (ma non era malato?) a Ballarò.
Premier che parlava di se in terza persona, indicando poi nei magistati comunisti l'anomalia italiana.E in balllarò, presidente del processo pubblico .. Un pò come con Santoro, vi ricordate? Santoro, si contenga!
Ovviamente un intervento senza contraddittorio, quasi un comizio. Il debito non l'abbiamo fatto noi, lo scudo fiscale serve per far rientare soldi, ...
PS con i soldi degli italiani si è pagato anche l'intervento telefonico, pieno di falsità e attacchi, di ieri sera.

27 ottobre 2009

Mills è stato corroto (anche in appello)

In attesa della conferma della Cassazione, la sentenza d'Appello dice che "Mills è stato corrotto".
Corrotto da Berlusconi, che come presidente del Consiglio, prenderà pure il risarcimento di 250000 euro.

In un altro paese farebbe più scandalo questa notizia che non gli incontri sessuali dell'ex presidente Marrazzo.
In un altro paese non ci si sognerebbe nemmeno lontanamente di dire : "tanto c'è la prescrizione" .. oppure "una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi ".

Chi ci mette la faccia, chi altro

A proposito della crisi interna al governo, su Tremonti:

Negli ultimi giorni, infatti, nelle conversazioni private Berlusconi è stato chiaro: la politica economica la decide il premier che poi è quello che ci mette la faccia davanti agli elettori.

Dunque: Berlusconi ci mette la faccia, Tremonti il posto, e cosa ci rimettono operai e piccole imprese?

Segnala Gilioli, una questione non da poco: l'autodenuncia del premier sul conflitto di interessi.
Mi pare che pochi in giro si siano accorti dell’autodenuncia di Berlusconi.

Se è vero (come riporta perfino il suo Giornale) che avendo saputo del video di Marrazzo il Cavaliere ha dato ordine affinché nessuno dei suoi media lo acquistasse, ha evidentemente violato la legge Frattini sul conflitto d’interessi, fatta dallo stesso Berlusconi.

PS: ai nostalgici della prima repubblica, vorrei ricordare che nella Prima Repubblica succedevano esattamente le stesse cose (forse non ce lo ricordiamo più).

Leggetevi "L'anello della prima repubblica" di Stefania Limiti , per un approfondimento in materia:
"indirizzare scandali, campagne di stampa, corruzione, sparizione di documenti, reperti fascicoli, ricatti, momentaneo arruolamento di delinquenti con la logica di singole operazioni, intercettazioni illegali, dossieraggio, incidenti pilotati, informazione politica manipolata e/o inquinata".

Buona lettura.

Buona o cattiva informazione?

L'informazione di questi giorni non ci ha risparmiato nulla del caso Marrazzo: la coca, i trans, prontamente intervistati, i luoghi del delitto, quanto spendeva per i suoi incontri (così chi legge può farsi una idea del listino?).
Nessuna censura. L'informazione prima di tutto. A presto ci sarà anche, immagino io, una puntata di Porta a porta.
Peccato però. Se lo stesso impegno fosse stato messo da parte dell'informazione, nel voler raccontare la storia del papello, della trattativa stato e mafia del 1993, nel voler investigare la penetrazione mafiosa al nord, i rapporti mafia - politica, forse oggi avremmo un'opinione pubblica più consapevole.

A che punto è la ricostruzione a Messina? In Abruzzo? Come stanno procedendo i lavori per l'Expo 2015 a Milano? E a Como, dove la giunta Bruni aveva issato su un bel muro (della vergogna) a nascondere il lago, senza dire niente a nessuno?
Perchè nessuno parla del disegno di legge sugli stadi italiani, che sembra un bel favore ai costruttori e al partito del cemento?
Perchè nessuno (o comunque in pochi) segue i processi a Palermo (Dell'Utri, Mori), il processo Mills a Milano?
Perchè su queste cose nessuno informa i cittadini?

Torniamo al caso Marazzo, invece. Nonostante la mole di informazione, alcuni miei dubbi rimangono.
Perchè nè Marrazzo, nè Berlusconi si sono rivolti alla magistratura?
I vertici del Partito Democratico sapevano? Se no, sono dei fessi sembra che lo sapessero tutti ( e io ad un fesso non darei le chiavi del paese); altrimenti se sapevano e sono stati zitti, questo getta una brutta luce su etica e moralità del partito.

La cura di Michele Ainis - pretesti di lettura

"I cittadini sono egualmente ammissibili a tutti gli incarichi e impieghi pubblici secondo le loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti."
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, 1789
...a pag. 144
"Contro i vecchi blocchi di potere via ogni carica a vita, nelle istituzioni e nella società civile."
...a pag. 112
"C'è una specifica ragione se la politica preferisce i co.co.co, i contratti a termine. Perché così può scegliere i fedeli, stabilizzandoli se dimostrano obbedienza, e nel frattempo tenendoli per anni sotto schiaffo."
E' in atto una guerra: così comincia, andando direttamente al punto della questione, il libro di Michele Ainis, ed chiarelettere.

Una guerra silenziosa arma l’uno contro l’altro gli italiani. E’ la guerra del diritto contro il priviliegio, dell’equità contro l’ingiustizia. E’ anche la guerra dei più giovani contro il potere degli anziani. Delle donne contro le strettoie d’una società maschile. Dei singoli contro il concistoro delle lobby. Dei talenti contro i parenti. Più in generale degli spiriti liberi, dei senza partito, contro l’obbedienza cieca e serva reclamata dalla politica.

La guerra contri i privilegiati, dei raccomandati, sul nepostismo, sul clientelismo, sul maschilismo.
Privilegi, raccomandazioni, clientele, lobby, che affossano il merito, l'efficienza del nostro stato, alimentano sperperi.
Tolgono, alle persone che avrebbero le capacità, il rigore, la forza di occupare posizioni di controllo , dirigenziali, ma che hanno la sfortuna di non avere la tessera giusta, la possibilità di prendere e salire sull'ascensore sociale.

Quale la cura?
Le 10 proposte che Michele Ainis formula nel suo libro.
Il link per ordinare il libro su
ibs.

26 ottobre 2009

Report - L'Era del debito

L'Italia ha il terzo debito del mondo, in crescita a causa della crisi, come per altri paesi europei.
29000 euro per abitante: un debito cresciuto negli anni 80, che si è cercato di contenere con le svendite dei "gioelli" di stato negli anni 90.
Il forte debito è stato detto, dal ministro Tremonti, è un ostacolo all'attuazione delle leve per la ripresa.
Non possiamo mettere più soldi per alleggerire le tasse, per aumentare o estendere il welfare.

Report, nell'inchiesta di Stefania Rimini, ha digerito per gli italiani (quelli ancora interessati alla politica) il debito.
"Speriamo non vi vada di traverso" spiegava la Gabanelli all'inizio della puntata.
E a qualcuno deve essere veramente andata di traverso la puntata.
Alle imprese della brianza (come quella della signora Bonacina), in crisi e costrette alla chiusura.
O a Limatola (nel beneventano), dove mancano strade e infrastrutture di altro tipo che permettano di arrivare alle imprese della zona.

Il fatto che siamo in tanti ad avere un debito alto. Noi e la Germania ad esempio: anche le imprese tedesche sono in crisi perchè basate fortemente sull'export.
E oggi che le industrie hanno intrapreso la politica di svuotare i magazzini, e di lavorare solo su un ordine, sono calate le richieste, per tutte le altre aziende dell'indotto.

Quando si uscirà dalla crisi, c'è da attendersi un incremento dei tassi di interesse. In Germania, per uscire dall'emergenza, può permettersi di spendere più dell'Italia perchè ha un minor debito.
Il paese investe in ricerca, in strade, in modernizzazione delle infrastrutture. In Italia, le imprese non riescono nemmeno a farsi pagare dallo stato.

E quando si parla di inrastrutture, si parla di progetti realizzati in decenni, con costi che raddoppiano.
Anche la Cina ha un suo piano di ripresa che la sta facendo tornare ai livelli produttivi di prima.

Quando le imprese italiane usciranno dalla crisi: dall'inchiesta di Report emerge che molti settori non torneranno mai ai livelli di produzione di prima della crisi.
Altri settori, stritolati dalla concorrenza sleale dei cinesi (i divani a Forlì, il tessile a Prato), si stanno estinguendo.
Altri ancora, si perdono perchè le aziende delocalizzano, portano fuori competenze e tecnologie.
La piccola e media impresa ialiana si basa sul prodotto artigianale, made in Italy: prodotti ad alta qualità.

Dovremmo puntare sulla ricerca, sui nuovi brevetti, sulla tecnologia anzichè su prodotti a basso valore tecnologico.
Invece i centri di ricerca, come quello della Nokia a Cinisello, Technolabs a l'Aquila, chiudono.
E su questo fronte, lo stato italiano ha investito e investirà poco.
La deduzione alle aziende per le spese sulla ricerca, era legata ad un fondo con un tetto.
Molte imprese che speravano di avere diritto ad un credito di imposta del 10%, non sono riusciti ad averlo (in Germiania lo stato mette 7500 euro, per l'innovazione, sempre meglio che niente).

Banca di Italia, gli organismi internazionali e le associazioni di settore chiedono al governo le riforme strutturali che permetterebbero di contenere il debito, ma in Italia si preferisce affrontare l'emergenza.
Incrociare le braccia e aspettare la fine della crisi, per gganciare il vagoncino Italia alla locomotiva della produzione.
E se così non dovesse essere? Quanto possiamo aspettare?
Le persone in Cassa integrazione già oggi si rivolgono alle strutture come la Caritas per il mangiare. E non ci sono garanzie che, nel 2010 come si dice, tutti riescano a trovare un lavoro.
E le piccole imprese ricevono meno credito dalle banche di quanto ne avrebbero bisogno: erano abituate a lavorare a debito e oggi sono costrette a rientare. Le banche dall'altro canto, preferiscono investire in titoli di Stato.
La BCE da i soldi alle banche ad un tasso di sconto del 1% e queste lo fanno pagare ad un tasso del 8%.

Come e quando ne usciremo dalla crisi? Ne usciremo meglio o peggio?
C'è da essere un pochetto preoccupati. Il mondo è cambiato, e forse sperare come fanno in tanti che le cose si sistemeranno come sempre (che tanto le famiglie italiane sono risparmiose, che le banche sono sane), non è sufficiente.
Anche a livello europeo, non è stata presa una strada univoca in materia economica, ogni paese è andato avanti per conto proprio.

Technorati:

L'uomo che verrà di Giorgio Diritti

"L'uomo che verrà" racconta della strage di Marzabotto (forse il primo film ad affrontare questa pagina della nostra storia).Più che un film di duerra, un film sulla vita in tempo di guerra, lo definiva ieri sera il regista nell'intervista da Fabio Fazio.
La vita raccontata dal basso da quotidiano, dalla vita di tutti i giorni: e la guerra che si insinua piano piano.
La guerra e la resistenza: come resistenza alla presenza dei tedeschi nella propria casa.Un film in cui gli attori parlano nel loro dialetto e in cui la protagonista, per un suo trauma, rimane muta, per i nove mesi in cui l'uomo verrà al mondo (dal grembo della madre).
Lo sterminio delle SS avvenne negli ultimi di settembre 1944: fu compiuto dalla XVI divisione SS panzergrenadier (la divisione assassina, la stessa di Sant'Anna di Stazzema), dal battaglione esplorante del maggiore Reder. 800 morti, di cui 250 bambini.
Fu un'operazione di terrore, compiuta in modo simile ai rastrellamenti contro gli ebrei (ad essere uccisi furono in magior parte donne e bambini): per le SS gli italiani traditori non erano da considerare uomini.
L'armadio della vergogna, la puntata di Blu Notte.
Il video dell'intervista sul sito della Rai.

L'uomo in noir - Indagine su Carlo Lucarelli


Buon compleanno Carlo Lucarelli!
Quale modo migliore di festeggiare il compleanno che non leggersi la sua autobiografia fatta da Grazia Ferrari per Aliberti ed.

Una biografia fatta mettendo assieme pezzi di interviste televisive, sui giornali o in incontri pubblici.La sua vita, i suoi genitori, i suoi nonni.

La passione per il giallo, per i libri di Ellroy, Scerbanenco, De Angelis, Chandler.
I primi libri, le prime esperienze come scrittore, raccontando di quel commissario di polizia durante gli ultimi mesi del fascismo, "Carta bianca".

Dal commissario De Luca, all'ispettore Coliandro, l'antieroe per eccellenza: pasticcione, pieno di pregiudizi, ma generoso e capace di stare in piedi a prendere cazzotti finchè l'indagine non si risolve.

Dai libri alla carriera telvisiva, con la fortunata serie Blu Notte, che è partita dai gialli irrisolti del nostro passato, ai grandi misteri d'Italia (piazza Fontana, la strage alla stazione di Bologna ..). Il mestiere del raccontare le storie, la passione per il giallo, per il thriller, per la tensione.L'importanza della memoria.

«Paura, eh?»

Le prime rivelazioni del libro:
Scrittori lo si può diventare in tutti i modi, secondo me. Narratori è una categoria particolare. Sono tutti quei bambini che tornavano da scuola e raccontavano quello che era successo in classe. Poi alcuni di questi bambini tornavano — e io ero uno di quelli — e invece di dire: «Oggi è successo così e così», dicevano: «Non immaginerete mai cosa è successo stamattina a scuola». E quando i genitori ti chiedono: «Cosa?», tu bevi un bicchiere d’acqua. Questa è la suspense, cioè la differenza tra il narratore di thriller e il narratore di altre storie. Non so se si diventa anche narratori, però se ci nasci fai prima»

Il link per ordinare il libro su ibs.
Lucarelli su facebook.
Il blog di Carlo Lucarelli
Technorati:

Mafie - Nicola Gratteri a Che tempo che fa

Nel breve spazio di un'intervista il procuratore antimafia Nicola Gratteri è riuscito a spaziare sulla presenza (e sulla potenza) della ndrangheta; l'organizzazione sociale delle locali e della famiglie; delle riforme in tema di antimafia e di quello che invece ci vorrebbe.

Cominciamo dal ruolo della ndrangheta nel commercio della droga: un ruolo da monopolista, quasi, nell'importazione della coca dal sudamerica, dove si fanno profitti quasi da manovra finanziaria.1 kg di coca viene comprato dai broker in Colombia per 2400 euro; 1 grammo di coca tagliata viene venduta a Milano a 50-6o euro.

Il papello: non poteva parlare per motivi ovvi, Gratteri.
Ma una cosa l'ha detta: Riina è il mafioso più odiato dalla mafia, per la guerra che ha voluto portare avanti contro lo stato.
Perchè le mafie e la ndrangheta non sono ne di destra ne di sinistra: semplicemente appoggiano i cavalli vincenti e poi chiedono conto del blcco di voti che riescono a spostare.

La Santa: una camera di compensazione tra mafia e massoneria deviata, che permette ai boss di incontrare professionisti della società civile (avvocati, medici, magistrati...).

Il mito della Galleria di Milano: i corrieri della droga hanno il mito di passare una bella serata a Milano, nella Milano da bere, e di arricchirsi col traffico di droga.
In realtà molti finiscono arrestati (la ricchezza nelle locali è in mano al 10% delle persone) e lasciano le loro mogli a casa con i figli, come fossero delle vedove bianche. In quelle zone si registra anche un grande uso di psicofarmaci.

La riforma delle intercettazioni.
In sintesi, la riforma è un disastro.Perchè toglie agli investigatori uno strumento di indagine. Nella ndrangheta il numero di pentiti è notevolmente inferiore a quello delle altre mafie (50, contro i quasi 1000 di Cosa nostra).
Siccome costa molto di più fare una indagine con pedinamenti e mezzi tradizionali (avendo il governo tagliato i fondi alla polizia), significa lasciare spazio alle mafie.Il costo di una intercettazione è di 12 euro + iva.
Se il problema è la sicurezza, basta mettere delle password sui file, sui computer: farsi aiutare dalla tecnologia. non possiamo, per la privacy, butttar via il bambino con l'acqua sporca.

L'utilità della commissione antimafia: non c'è bisogno di commissioni o consulenti per sapere cosa è la mafia. E' inutile sprecqare questi soldi, per convegni che non servono a nulla.Cosa si dovrebbe fare allora:
  • Togliere il patteggiamento in appello, diventato un accordo tra pm e avvocato sullo sconto di pena.
  • Togliere il rito abbreviato per reati mafia. Si perde tempo e allungano il processo.
  • Estendere il 416 bis anche al traffico di stupefacenti.

Una cosa ho capito - diceva Gratteri - che chiunque è al potere, non vuole una scuola che funzioni e un sistema giudiziario forte e efficiente.
Con una scuola che funziona, la gente inizierebbe a pensare e non si assueferebbe a certi modi di pensare.
Le mafie hanno i loro uomini nella pubblica amministrazione, nei comuni e nelle regioni.Si dovrebbe modificare il reato di "voto di scambio" (416 ter): dovrebbe combattere anche il voto in scambio di favori.

Lo scudo fiscale servirà a far rientrare capitali mafiosi? Sicuramente (su antimafiaduemila).

La vita sotto scorta: Nicola Gratteri è sotto scorta da 20 anni, in cui ha subito 2 attentati, sventati: "non mi sento solo, migliaia di persone che credono in mee io vado avanti".

"Fratelli di sangue", il libro di Nicola Gratteri e Nicaso Antonio.
Intercettazioni: "ecco perche' la mafia non le vuole" l'articolo di Antonio Ingroia su antimafiaduemila.

25 ottobre 2009

Quer pasticciaccio brutto de via Gradoli

La sospensione dalla carica da presidente è un atto dovuto. Il minimo che Marrazzo, coinvolto in questa faccenda di ricatti e trans, potesse fare. Perchè se la tutela della privacy va garantita, ma la tutela della poltrona, no.
Certo, questa vicenda, per come si è sviluppata, non può che far pensare male.

Primo: il video risale a luglio, girava la voce della sua esistenza nei palazzi romani da mesi.
Come mai solo ora, sotto le elezioni regionali, nei giorni precedenti le primarie del Partito Democratico, scoppia il caso?

Secondo: il TG1 si è difeso dall'accusa di non aver parlato del caso escort Berlusconi (e del noemigate), per voce del direttore Minzolini, dicendo che non parlava di gossip. Sabato, il caso Marrazzo, con tutti i dettaglio, era la prima notizia. Forse che andare con un trans è considerato un'aggravante rispetto ad altri che hanno frequentato una minorenne? I TG non ci hanno risparmiato nulla: la coca, i trans (con tanto di nome), il video (o i video, si cice oggi che siano due )

Terzo: le quattro mele marce, i carabinieri che han cercato di ricattare Marrazzo, si sono rivolti prima ai giornali, poi agli ambienti politici, infine han ricattato l'ex presidente. Segno che sapevano bene quale fosse l'uso da farne, del video. Nessun direttore lo ha comprato? E chi lo dice?

Quarto: via Gradoli 96, la via del covo delle BR, nel sequestro Moro. La palazzina con molti appartamenti riconducibili al Sisde, e il covo fatto ritrovare con la perdita d'acqua. Vogliamo fare dietrologia? Chi ha voluto capire ha capito ..

Infine, il problema interno al PD. Sarà anche una debolezza, quella di Marrazzo. Ma è inevitabile chiedersi che strada sta prendendo il partito.
Dopo i killer a Castellamare, con tessera del PD in tasca.Col sindaco di Montalto che paga gli avvocati agli stupratori della ragazzina.
Col caso Campania, e le inchieste che coinvolgono Bassolino.Potremmo parlare anche della Calabria di Loiero e dell'Abruzzo dell'ex governatore Del Turco.
O degli scandali della sanità pugliese, con l'assessore Tedesco finito in Senato.
E volendo possiamo pure rivangare casi delle scalate bancarie del 2005, che coinvolsero i vertici dell'allora DS.
Scrive Saviano su Repubblica, che nella sola provincia di Caserta ci sono più iscritti al PD che nella Lombardia.
In questo momento Marrazzo ha fatto la cosa più giusta: per questo ha tutta la mia solidarietà, come persona.

E mentre il paese si divide tra chi pensa sia meglio andare a escort che andare a trans (come si può leggere sul Giornale, per l'articolo di Veneziani), non possiamo dimenticarci che nella evoluta Italia del 2009, è morto Elvis, un bambino di 6 anni, morto per le esalazioni del gas della stufetta (dopo che l'ENEL aveva staccato la corrente).
Per non parlare della manifestazione di ieri in Calabria contro la nave dei veleni, dei tanti cittadini preoccupati per la loro salute.
Del rischio frane a Palermo e nel messinese.
Dei raccomandati di Mastella, e delle bonifiche e fondi neri qui in Lombardia, a Milano.

Blu notte - Dentro Cosa Nostra

La storia di una parola: che per qualcuno significa infamia e tradimento.
La parola è pentimento.
Per raccontarla Blu notte ha raccontato tante storie, simili, di pentiti, confidenti, collaboratori di giustizia. .
Una storia che inizia con tre immagini.
Leonardo Vitale, nell'ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto. Dove è sottoposto pure all'elettroschok.

Don Masino: 15 luglio 1984, aeroporto di Fiumicino. Esce dall'aereo accompagnato da due uomini della criminalpol di De Gennaro. La coperta nasconde le manette.

Salvatore, che segue un prete, nel 1993: sotto il giubbotto nasconde la pistola con cui deve uccidere li prete.
Il prete lo guarda e sorride. L'uomo è Salvatore Grigoli, oggi collaboratore di giustizia.

La storia dei pentiti di Cosa nostra: la storia della mafia che parla.
“Io volevo essere fermato prima” dice Grigoli “se lei fa quello che ho fatto io, quello che fa scalpore è che tutti i reati li ho fatti da incensurato”.

All'inizio nemmeno non si parlava né di pentiti né di cosa nostra. Si parlava di maffia.
In Sicilia siano già avvenuti omicidi eccellenti, come quelli del presidente del Banco di Sicilia, Emanuele Notarbartolo del 1893.
Del mostro silente che era la mafia ne avevano parlato nella loro inchiesta i deputati Sonnino e Franchetti.

La storia dei pentiti, dei collaboratori con la giustizia, parte da lontano.
Estate 1876: guerra di Monreale, quella di cui parla il primo pentito di mafia, Salvatore D'Amico. Fa i nomi alla polizia degli altri “stuppaglieri”, o compari: si arriva ad un primo processo per mafia, che finisce in nulla.

Ermanno Sangiorgi è il questore di Palermo, un romagnolo sanguigno: ha capito che la mafia è un mostro che si estende su tutta la città, non si tratta delle solite bande.
Nel 1898, una delle prime guerre delle famiglie mafiose, coinvolge tutta Palermo. Morti nelle strade, ma anche omertà, il coinvolgimento di famiglie aristocratiche, che si rifiutano di comparire davanti alla legge. Francesco Siino, uno scampato a questa guerra, decide di parlare.
Parla dell'organizzazione regionale della mafia, una società con lo scopo di gestire affari illeciti come quello del gioco d'azzardo.
Un sodalizio criminale che vede assieme contadini, sacerdoti, borghesi e arriva a sfiorare l'aristocrazia.
Nel 1901 si arriva al processo a Palermo: Siino ritratta le accuse e il procuratore generale arriva a a sostenere che la mafia non esiste. Il questore Sangiorgi è trasferito.

1937: Melchiorre Allegra è un medico. Depone davanti alla polizia, raccontando del suo essere mafioso, sin dal 1916. Racconta tutto della mafia: il rapporto del dottor Allegra è insabiato. Verrà trovato e riportato sul giornale L'Ora, dal giornalista Mauro De Mauro.

Ogni tanto la mafia parla, ma nessuno, all'epoca, sembra volerla ascoltare.
Stati Uniti, anni 60: l'amministrazione Kennedy decide di mettere sotto indagine la mafia. Si crea una commissione in Senato sul fenomeno mafia. In senato depone Joe Valachi dove per la prima volta si fa il nome vero dell'organizzazione: “Cosa nostra”.

1973: Leonardo Vitale. 10 anni dopo Valachi, in Italia qualcuno decide di parlare. Vitale è un mafioso che, un giorno si presenta di fronte al dirigente della Mobile Bruno Contrada e al giudice istruttore Rizzo.
È un mafioso importante: nel suo territorio nel 1971 i corleonesi hanno ucciso il procuratore Pietro Scaglione. Vitale sente il bisogno di parlare, per una questione di rimorso, rincrescimento per ciò che ha fatto.
I sequestri, gli omicidi. Ma racconta anche dell'omicidio del giornalista Mauro De Mauro, delle tangenti, dei rapporti tra mafia e politica (fa il nome di Vito Ciancimino). Parla della Commissione provinciale e dell'ascesa dei Corleonesi di Riina.

Il magistrato fa stilare una perizia sul suo stato mentale: il colleggio di medici sostiene che quando parla di mafia è attendibile.
Ma al processo del 1977, vengono condannati lui e suo zio Titta. Viene trasferito in manicomio dove esce nel 1984. In manicomio ha subito il trattamento dell'elettroschok.

Ma la mafia non si è dimenticata di lui: il dicembre 1984 salda i conti uccidendolo, al ritorno dalla messa.
La sentenza di rinvio a giudizio del maxi processo per mafia, cita le rivelazioni di Vitale, auspicando una rivalutazione della sua memoria.

Anni 80.
Il fenomeno dei confidenti mafiosi aumenta. Si tratta di mafiosi che prendono le distanze dai vertici della cupola. Come Giuseppe Di Cristina, boss di Riesi , in conflitto con i Corleonesi di Riina.
Di Cristina inizia a collaborare con i carabinieri, facendo rivelazioni tese a danneggiare Riina.
Il 30 maggio 1978 i killer corleonesi lo fanno fuori.
Di Cristina aveva iniziato a raccontare del progetto di Riina di far fuori il Giudice Istruttore Cesare Terranova, che verrà ucciso nel settembre 1979.

Il posto di Terranova verrà preso dal Giudice Istruttore Rocco Chinnici: a sua volta ucciso da un'autobomba in via Pipitone, nel 1983.
Chinnici, Ninni Cassarà (della questura di Palermo), il capitano D'Aleo: sono gli investigatori che avevano seguito le indagini sulle dichiarazioni di Di Critstina, verranno tutti uccisi.

Il pool antimafia.
Viene creato dal giudice Caponnetto. I giudici Falcone, Borsellino, Di Lello, Guarnotta proseguono il lavoro di indagine contro la mafia.

Tommaso Buscetta: il pentito che da la svolta alla storia del contrasto alla mafia e che permette al pool di fare il salto di qualità è Tommaso Buscetta. Il boss dei due mondi (perchè aveva organizzato un traffico di droga col sudamerica), è da tempo scappato in Brasile, perchè appartenente alla famiglie perdenti (i Bontade Inzerillo) della seconda guerra di mafia.
Riina gli fa uccidere 14 parenti: negli anni della “Mattanza” il numero die morti per le strade a Palermo e provincia arriva a cifre inverosimili.
1000 moti dal 1978 al 1983.

Nel 1983 la polizia brasiliana arresta Buscetta e nel 1984 viene estradato in Italia.
Con le sue rivelazioni si iniziò a conoscere la vera struttura (piramidale e verticistica) della mafia: soldati, famiglie, capimandamento e commissione provinciale, o cupola.

Altri mafiosi seguono “l'esempio” di Buscetta.
Totuccio Contorno, un uomo di Bontade, che collabora (dopo la benedizione di Buscetta stesso) con Cassarà.
Francesco Marino Mannoia: gestiva la raffinazione dell'eroina per i Bontade.
Antonino Calderone, delle famiglie perdenti di Catania.
Sono 400 i pentiti di mafia, in quegli anni: parlano per non essere uccisi in quella mattanza, e per non finire in carcere.
In quegli anni non esisteva una vera e propria legge sui pentiti di mafia; nei primi anni 80, la prima valanga di pentitismo coivolse la Camorra.
La cattiva gestione dei quali spinse in molti a porsi delle domande: perchè dare degli sconti di pena a dei mafiosi? Perchè permettere loro di compiere delle vere e proprie vendette contro i criminali che accusavano? Era un pentimento reale? Buscetta, lo ammise lui, non era pentito di nulla.
Era semplicemente deluso della nuova mafia.

Falsi pentiti, pentiti che confezionano polpette avvelenate, depistaggi, tentativi di screditare altri pentiti: gli stessi inquirenti dovevano essere cauti nel loro utilizzo. Lo stesso Falcone pesava con molta attenzione le rivelazioni che riceveva.

Il maxi processo si celebrò, grazie a quanto aveva raccontato Buscetta e gli altri, il 10 febbraio 1986. Arrivò a condannare 365 persone, con 19 ergastoli.
Nel 1992 la Cassazione lo confermò.

Gli anni 90: la guerra tra Stato e mafia.
Gli anni sono 90 sono gli anni delle bombe, delle stragi, ma anche della risposta dello stato. Col 416 bis, col carcere duro.
Se la vicenda della trattativa tra esponenti dello stato con la mafia è ancora parzialmente da chiarire, rimane un fatto che in quegli anni sembra che finalmente, si stia per dare il colpo finale a Cosa Nostra. E alcuni mafiosi decidono di pentirsi.
Gaspare Mutolo, autista di Riina.
Pino Marchese, marito della sorella di Leoluca Bagarella.
Salvatore Cancemi: si pente dopo essersi permesso di dire, durante una riunione dove zu Totò aveva tirato fuori un elenco di persone da far fuori “ma come, proprio tutti li dobbiamo ammazzare”?

La legge sui pentiti.
Si arriva ad una legge per i pentiti di mafia (sulla falsariga dei pentiti del terrorismo), che protegge i parenti delle vittime da vendette trasversali (la famiglia di Contorno ebbe 20 morti) .
La legge 81/1991 sui pentiti arrivò anche dopo l'omicidio del giudice “RagazzinoRosario Livatino: prevedeva la protezione dei testimoni di giustizia, dei collboratori e dei parenti delle vittime.
È una legge che suscita proteste e polemiche, per i soldi che venivano concessi ai criminali, col programma di protezione.

Pentiti che continuavano a commettere reati: come Balduccio di Maggio che commise dei reati (per poi sparire) mentre era sotto protezione.
Come Totò Contorno, arrestato per spaccio.
Come Gioacchino La Barbera, sorpreso con del esplosivo addosso.
Pentiti con licenza di uccidere si disse.

Ma anche i boss pentiti parlano.
Giovanni Brusca (150 omicidi addosso).
Nino Giuffrè.
Angelo Siino, ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra, l'inventore del tavolino a 3 gambe: la mafia, la politica e gli imprenditori. Che si dividevano la torta dei lavori pubblici, in Sicilia.
2% ai politici, 2% alla mafia, 0,5% alle commissioni di controllo.
Riina si inventò la “tassa Riina”: un 0,8% sui lavori pubblici da destinare alle armi, alla cassa per i detenuti, per gli avvocati.
I boss pentiti parlano di alcuni fatti del passato: la morte del presidente dell'Eni Enrico Mattei; del giornalista Mauro De Mauro, di Roberto Calvi. E del Golpe Borghese.

La collaborazione dei pentiti, porta alle tante vendette trasversali di parenti: come quella del figlio di Santino di Matteo (che collaborò col giudice Caselli), Giuseppe di Matteo. Rapito da Giovanni Brusca nel novembre 1993, fu tenuto ostaggio per 2 anni, prima di essere strangolato e sciolto nell'acido.

Le rivelazioni iniziano a toccare anche esponenti della società civile; si inizia a parlare dei legami con la politica (che Falcone e anche Buscetta, evitarono di trattare perchè troppo presto).
Sono gli anni 90, gli anni di Tangentopoli, del crollo del muro, della fine della Prima Repubblica:
“i politici sono stati il condimento della mafia .. senza i politici la mafia non avrebbe potuto fare quello che ha fatto in Sicilia ”.

I pentiti fanno i nomi dei politici: in quegli anni, finisce indagato e poi sotto processo il senatore Giulio Andreotti.

Nel febbraio 2001 viene approvata con ampia maggioranza la nuova legge sui pentiti, che limita parzialmente i benefici: un quarto della pena deve essere comunque scontata e soprattutto, il pentito ha 180 giorni per raccontare ciò che sa.
Secondo alcuni sono norme che limitano eccessivamente i benefici, tanto che il loro numero cala: dai 428 del 1996, ai 237 del 2007.
Piano piano, la mafia smette di parlare. Gli equilibri nella guerra tra stato e mafia, si stanno di nuovo spostando?

Ma le rivelazioni di queste persone hanno anche un valore culturale: i gesti, i riti di iniziazione come la santina e la punciuta.
Ora, il mostro che fa paura ha un nome, non si può più dire che non esista, anzi, in certe regioni, sono proprio certi atteggiamenti che raccontano del contesto mafioso.
Di come sia molto facile farvi parte e poi molto difficile uscirne.

Come nel caso di Giuseppina Vitale, ora collaboratrice di giustizia, ma che si è ritrovata come capomandamento delle famiglie di Partinico, poiché tutti gli uomini della sua famiglia (mafiosa) erano stati arrestati.
Implicata in un omicidio, quello dell'imprenditore Giuseppe Riina, e negli affari della sua famiglia, è stata arrestata nel 2003.
Il suo concetto di pentimento: “non ha senso dire che mi sono pentita di ciò che ho fatto .. ciò che ho fatto ho fatto .. al più posso essere pentita di ciò che avrei potuto fare nel futuro”.

Queste testimonianze spiegano come la mafiosità si infili in tutto, nei punti deboli della società, nella politica, come un gas venefico.

Francesco Campanella: da giovane si iscrive ai giovani della DC, diventandone segretario. Alle elezioni comunali, decide di candidarsi: “hai chiesto il permesso alla mafia”? Nella sua famiglia la mafia è già entrata: i suoi zii, i Cottone, sono amici del boss Michele Greco.
Col permesso della mafia, entra allora in Consiglio, firma delibere, ma non a favore della comunità, della mafia.
Al suo matrimonio, nel 2001, partecipano i capi del suo partito: Totò Cuffaro e Clemente Mastella.
“Sono diventato mafioso senza accorgermene” spiegò.
Perchè fu lui, nel 2003, a procurare una carta di identità falsa per Bernardo Provenzano, quando dovette curarsi in Francia.

Raccontano anche altro, i pentiti: della meschinità dei boss, dei capimafia. Che usano il senso dell'onore solo quando fa comodo. In realtà dediti al tradimento, alle faide, alle lotte di potere.
E questo aspetto fa emergere il lato “umano” dei capi mafia: i loro tick e le loro manie. Come diceva Giovanni Falcone “la mafia è un fatto umano, che ha un inizio e una fine”.

Il link della puntata di Blu Notte.
La puntata di Blu notte "mafia e politica".
Technorati: , ,

23 ottobre 2009

Come voterò alle primarie

Voterò alle primarie del Partito Democratico.
Per quale dei candidati, però?
Per farmi un'idea, mi sono riletto un vecchio articolo di
Micromega del 2008, sugli inciuci tra destra e sinistra in tema di riforma della giustizia.
"Gli inciuci non finiscono mai" di Marco Travaglio

Un sunto.
Chi e’ stato il 1° a proporre di abolire l’azione penale obbligatoria?
VELTRONI

Chi ha avuto l’idea di svincolare la polizia dal controllo delle procure (cosi’ se la polizia che dipende dal governo non porta notizia di reato il Pm non si muove) ?
VIOLANTE
Chi ha proposto di riformare il Csm raddoppiando i membri politici?
Sempre VIOLANTE, il consulente “esterno” di Alfano (quello che sdogano’ i fascisti di Salo’, elogiò Almirante, riabilito’ Craxi, censuro’ i giudici per aver processato Andreotti ma attacco’ a testa bassa la Forleo, e disse che la magistratura “era troppo autonoma dal potere politico” E bisognava domarla!?
Sua e’ la bella idea del Csm diviso in 3, una parte nominata dai magistrati, una dal premier e una dal parlamento (dunque 2 parti politiche).
E la bella idea dei reati decisi “a discrezione” del governo, idea afferrata a volo da Berlusconi che fesso non e’, cosi’ almeno i reati politici scompaiono proprio e non se ne parla piu’. E poi basta con le intercettazioni! Che diventano arma di attacco politico! Parola di Violante.

Chi ha attaccato l’Anm che si oppone alla riforma piduista e fascista della giustizia?
LA TORRE, vicecapogruppo del Pd al senato, gia’ indagato per aggiotaggio nella scalata al Corriere.

Chi si e’ mostrato consenziente al divieto delle intercettazioni?
Sempre LA TORRE, ben spalleggiato da Veltroni e soci.

Gli inciuci Pd-Pdl sono senza fine e provano che nel piano Gelli ci sono anche loro, con tutte le scarpe:
BASSOLINO che appoggia il miracolo della munnezza berlusconiana per avere un seggio europeo.
LA FINOCCHIARO che per la gioia che Schifani e’ eletto lo bacia di getto.
ENRICO LETTA che alla riunione trentina dei figli di papa’ affida un discorso sulla giustizia alla Buongiorno, l’avvocata di Andreotti.
FIORONI che mette sullo stesso piano Di Pietro e B come entrambi nemici del dialogo
FRANCESCHINI, quello che vuole un regime presidenziale forte, e presenzia il simposio di pregiudicati dell’Udc per parlare di “giustizia”.

Le vergogne del Pd sono senza fine, dalle scalate di D’Alema alla base militare di Vicenza costruita dalle Coop rosse, alla distruzione consenziente di qualunque cosa sappia di sx, agli attacchi alla magistratura, alle inchieste avocate, ai 98 miliardi di fisco rubati dai gestori delle lotterie….

Peccato che il rivale di Veltroni sia proprio quel D’ALEMA che ha già detto che riprendera’ l’orrenda bicamerale con B al punto in cui l’aveva lasciata!? Proprio quello che volevamo!?
La distruzione della democrazia perpetrata da destra e da sinistra!
Peccato che per completare la distruzione della Costituzione occorreranno i 2/3 del parlamento e sotto Veltroni saranno offerti aggratis.
Peccato che il sogno del Cavaliere (e di Licio Gelli) si realizzera’ proprio con l’aiuto della finta opposizione di Veltroni. La P2 ringrazia.
Stampa imbavagliata, magistratura dipendente, polizia allo stremo, precariato e disoccupazione galoppanti e tagli immani a tutti i servizi pubblici, a partire da scuola, sanita’, sicurezza e giustizia. Un delitto bypartisan!
Peccato che senza i loro voti il Cavaliere non andrebbe da nessuna parte ma glieli daranno, glieli daranno, cosi’ come glieli hanno dati sollecitamente per l’indulto, la distruzione della giustizia, gli sprechi e gli abusi, le impunita’, le liste bloccate, la glorificazione dei rei, la cacciata di De Magistris, il federalismo alla Bossi, la distruzione della magistratura, il Lodo Alfano e tutte le altre munnezze di Berlusconi.


L'articolo è del 2008, e c'era ancora Veltroni. Ma lo spirito rimane.

Per chi votare, dunque?
Per Bersani, dunque D'Alema? No.
Per Franceschini, dunque Veltroni? No
Rimane Ignazio Marino, di cui condivido molte delle sue idee, espresse nelle uscite teleisive, nelle interviste.
Magari non si fa troppo rispettare nelle arringhe televisive, ma imparerà.

Marco Travaglio Vs Maurizio Lupi sullo scudo fiscale

Il Travaglio furioso, contro l'onorevole Lupi.
Lupi
"Lei ha sempre la solita fortuna, da santo inquisitore, la protezione"
Travaglio "Lo scudo"

E ancora "Lei ha la coda di paglia"


Annozero Il posto fesso

Quali sono gli effetti della crisi sull'occupazione in Italia, sulle piccole e media imprese?
Le misure messe in atto dal governo con i suoi decreti, sono state sufficienti, a tamponare la situazione?
Veramente l'Italia, come han detto in tanti, ne uscirà meglio e più rafforzata dalla crisi?

In prima serata, dopo Iacona e Presa Diretta, finalmente si parla di lavoratori in Cassa integrazione, di aziende che chiudono o che stanno spostando al'estero la produzione.
Come gli operai della Agile, della Magneti Marelli, che non prendono uno stipendio da luglio.
Come le persone della Metalli Preziosi, a spasso anche loro.
Il calzificio Ibc di Busto Arsizio, dove gli stessi operai hanno impedito che le calze prodotte uscissero dalla ditta. L'azienda prendeva contributi dallo stato, ma era in rosso e ora si vuole spostare il lavoor in Bosnia.

Un altro lavoratore della Alstom di Colleferro, sulla CIG "quello che uccide è star lì a non far niente .. fermo in Cassa integrazione".

La cassa integrazione è aumentata del 500% quasi, in un anno.
Il numero delle persone che si rivolge a strutture di carità per un pranzo è aumentato del 20%, in questo mesi.

E per gli imprenditori che vorrebbero continuare il lavoro in Italia, le porte chiuse delle banche, come per Giuseppe Pizzino, in sciopero della fame sotto la sede di Unicredit.

In studio a parlare di crisi e di scudo fiscale l'onorevole Maurizio Lupi, il senatore Ignazio Marino, i giornalisti Nicola Porro e Massimo Giannini.
Si partiva dalla difesa (d'ufficio) dell'operato del governo da parte di Lupi: i 9 miliardi messi per la Cassa Intefgrazione, gli aiuti alle banche del 2008 (quando le banche rischiavano il fallimento), i Tremonti Bond (non accettati dalle prime, forse per timore di un controllo da parte dell'esecutivo).

Peccato, ribatteva Marino, che i 9 miliardi provenissero dai fondi europei; che il numero delle persone in situazione di povertà oggi è di 8 milioni di persone; che compito del governo sarebbe stato anche quello di pilotare gli aiuti alle piccole e medie imprese.
E che i Tremonti Bond prevedessero dei tassi di interesse troppo alti.

Massimo Giannini, sul tema del posto fisso e della eliminazione della tassa Irap, ha tirato in ballo le elezini regionali future.
L'attuale politica attuata, di moderazione e di conservatorismo non ha dato i risultati, scontentando parte del suo elettorato (e su questo era d'accordo anche Porro del Giornale).
Che si aspettava una riduzione delle tasse.
Mentre in realtà il bilancio pubblico peggiora, la crescita non c'è stata e l'unica azione concreta è stata la Cassa integrazione in deroga.

E' vero che i consumi delle famiglie soco cresciuti, come anche il risparmio delle famiglie, come notava Porro, ma la situazione del lavoro è quella testimoniata dai servizi di apertura.

Cosa signidica il posto fisso (quello di cui parlano Tremonti e Berlusconi)?
Per Luigi significava tutto: quando lo ha perso, non ha retto al trauma e si è suicidato.
A Rocca Canavese il 2 dicembre partirà la mobilità dei 112 operai a 600 euro.

Lo scudo fiscale.
Formigli ha fatto parlare con la voce di Alessandro Haber un commercialista, uno di quelli che con lo scudo fiscale sta facendo affari.
Basta intestare i propri beni ad una fiduciaria, col conto in Lussemburgo, paga uno scudo del 5% e poi i soldi diventano puliti. Senza odore, nemmeno per la politica (infatti si parla di scudo bipartisan).
E, con lo scudo, non c'è la sicurezza nè che i soldi rimangano in Italia, nè che non provengano da reati come il traffico di droga o delle persone.

Con lo scudo fiscale ci guadagnano tutti: con buona pace di Lupi, che su questo punto si è scontrato con Travaglio, dandogli dell'irresponsabile per le sue parole. Lo scudo funziona bene solo sulla carta: in realtà veramente possiamo pensare che le banche riescano a fare da filtro, sui soldi della criminalità organizzata?

"Lo scudo è un mostro ... ma non un brutto mostro" la considerazione di Porro: servivano quei miliardi ora e subito, perchè altrimenti non si sarebbe nemmeno riusciti a trovare i soldi per coprire i servizi.
Vero: ma allora come mai non si sono bloccati i progetti per il ponte, per il nucleare?
Come conciliare la crisi con la gestione Alitalia? Con i debiti ripianati a Roma e a Catania?
"Questa legge non premia i mafiosi, gli speculatori" gridava Lupi
"E ci mancava anche questo", la risposta di Giannini.

Perchè i soldi dello scudo, sono in realtà una specie di concorrenza sleare contro le aziende, magari piccole, che con fatica cercano di andare avanti.
Come le imprese nel varesotto, come quella di Tiziano Carlotto.
"C'è la crisi? Che si vendano la casa in montagna" aveva risposto loro il ministro Roberto Castelli.
Nel serbatoio della Lega, le cose non vanno bene.

Ma il momento migliore è stato il battibecco Travaglio-Lupi, dopo il suo editoriale, persino orgoglioso di aver firmato una legge del genere.
"Finalmente si inizia la lotta all'evasione fiscale dura" - sempre Lupi. Con lo scudo fiscale? Cos'è? Una specie di cura oemopatica?
Le procure antimafia non hanno più le password per accedere all'anagrafe dei conti e dall'altra parte si scudano i capitali esteri senza nessuna certezza (se non la loro parola) che a rientrare non saranno solo i soldi dell'evasione?
Questa legge favorisce le mafie? Non è anti italiano chiederselo.

Il sito della puntata.
Le vignette di Vauro.

Technorati:

Fino all'ultimo sangue

Che la campagna per le regionali del 2010 sarebbe stata una battaglia fino all'ultimo sangue, lo sapevamo.Ma forse noi, e nemmeno Marrazzo, governatore del Lazio, si sarebbe immaginato uno scandalo del genere.

4 carabinieri arrestati perchè lo avrebbero ricattato, con un video in cui apparirebbe in atteggiamenti intimi.
Marrazzo era già finito in una storia di spionaggio, ai tempi della passate elezioni regionali, ad opera di Storace.

22 ottobre 2009

Apologia di reato su internet

Oggi, in risposta forse alle polemiche sul gruppo di FB con tanto di minacce al premier, si parla del ricercatore della Sapienza (definito negazionista).
Tanto per farci un'idea, questo uno dei suoi blog.
Qui dove parla di Priebke, su un altro blog, a suo nome.a
Alcune considerazioni: nell'articolo si riportano le parole del ministro Maroni per cui " quanti vi hanno partecipato verranno denunciati all’autorità giudiziaria". Cosa facciamo? denunciamo tutti e 17000 gli iscritti?
Altra considerazione: "Non mi capacito - ha detto ancora - che qualcuno possa ipotizzare l’omicidio del premier"
Vi ricordate quanto Berlusconi stesso aveva parlato di regicidio nei confronti di Prodi (per tornare al governo)?
Sul Giornale, infine due segnalazioni interesanti: il presunto abuso della villa di Santoro a Amalfi e la condanna in sede civile a Marco Travaglio per un articolo sul giudice Verde.
Ne parleranno stasera a Annozero?

Teatrino

Il CSM tutela il giudice Mesiano. Alcuni esponenti dell'opposizione addirittura ritengono che indossando un calzino, abbiamo la coscienza a posto.

Lo stesso CSM che ha trasferito i pm di Napoli, Nuzzi e Verasani, che indagavano sui colleghi di Reggio. Le inchieste Why not e Poseidone.

La stessa opposizione che, in parte silente, in parte furente, condannò le indagini di De Magistris, parlò di guerra tra procure, censurò le azioni dei magistrati (i casi Forleo, De Magistris).

La stessa opposizione che all'epoca espresse solidarietà al ministro Mastella e moglie, per l'inchiesta che è andata avanti, con la richiesta di divieto di dimora di Sandra Lonardo in Campania.

Povero sud, povera opposizione. Povera Campania, costretta a chiedersi se sia meglio Bassolino o Cosentino (possibile candidato PDL in Campania).

Che brutto teatrino, in questo paese della corruzione, dove ci indigna di una pagina su Facebook. E un pò meno di tutte le rivelazioni sul papello.

PS oltre al gruppo contro il premier ("UCCIDIAMO BERLUSCONI") , esistono anche gruppi come questo, "Uccidiamo tutti quelli che vogliono uccidere Berlusconi".
C'è questo che chiede "AIUTIAMO SILVIO AD UCCIDERE WALTERONE MAIALONE". Opposti estremismi?

La rizzagliata di Andrea Camilleri

Un romanzo ambientato in Sicilia ai tempi nostri, tutto improntato sull’importanza positiva e negativa che può avere oggi l’informazione e come possa in qualche modo influire notevolmente su certe situazioni.

Il romanzo più politico di Andrea Camilleri che, partendo da un fatto di cronaca, disegna tutta la tela di inganni, doppi giochi, interessi, cordate per il raggiungimento del potere, il "tu dai una cosa a me che io do una cosa te" di tutti i gruppi di potere della società.


Un gioco al ricatto, alla conquista del potere, all'asservimento del più forte (ma sempre pronti al cambiare casacca se all'orizzonte si profila il cambiamento) che coinvolge il sistema dell'informazione, pezzi di magistratura e delle forze dell'ordine, i poteri forti intesi come le banche, le lobbies.E i capibastone della politica locale: il senatore amico di, il caro onorevole ...

"occulte geometrie e delle segrete intese fra poteri forti trasversali alle colorazioni stinte dei partiti; degli strusciamenti della corruzione; delle collusioni mafiose; dei vari gradi di perversione del linguaggio velato o atteggiato, elusivo o reticente, ossequioso o intimidatorio"

Un romanzo asciutto, veloce, senza passioni: come si dice nel risvolto di copertina, in questa storia Montalbano non ci accucchia per nulla. Una storia che ricorda da vicino i tanti fatti di cronaca (tanto per citarne uno l'omicidio di Garlasco, ma potremmi ritirare fuori l'omicidio di Wilma Montesi): muore una ragazza, Amalia Sacerdote, figlia del presidente del Consiglio regionale siciliano.
I sospetti si concentrano subito e solo sul fidanzato, Manlio Caputo, figlio del potente politico Caputo.
"Qualcuno, in alto, ha lanciato il rezzàglio, la rete da pesca. E ha tirato su il bottino che gli premeva. «Ittari nna rizzagghiata», dicono i vecchi dizionari fraseologici del dialetto siciliano, significa «non lasciar uscir di mano nulla, né perdere occasione alcuna di qual si voglia poca importanza ch’ella si sia». La verità è confezionabile, come qualsiasi menzogna. La verità autentica trova spazio solo nell’utopia fantascientifica della letteratura. "
La storia è raccontata con gli occhi del direttore di una testata del TG Rai regionale, Michele Caruso. Un rizzagliata, appunto: dove alla fine, qualcuno avrà da guadagnarci, e qualcuno da perderci.A chi importa scoprire la verità vera? Chi ha ucciso Amalia?

Il sito di Vigata e la pagina dedicata al libro.

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda del libro sul sito di Sellerio.
Technorati:

21 ottobre 2009

I principi del downshifting

Alcuni consigli, dal libro "Adesso basta" di Simone Perotti

Il work life mix.
Il gioco è questo: mi preparo psicologicamente ed esistenzialmente sl cambiamento, a una nuova vita. Nel frattempo risparmio (divertendomi) per svincolarmi dal lavoro tradizionale. Sempre parallelamente imparo o mi specializzo nelle mie passioni, per guadagnare (da subito) e per dedicarmici a fondo (poi). Lascio il lavoro e vivo nel concerto tra i miei risparmi e lavori più semplici, che siano le mie passioni o meno, con cui integro i denari di cui ho bisogno.

La solitudine:
L'epoca pullula di gente che sa stare da sola. Spero che nel grande caderone del downshifting ci sia spazio anche per una nuova solitudine, scelta e non imposta, fatta di amici, di fidanzati, di gente che ci vuole bene, cui possiamo volerne ancora di più, con cui comunicare su basi nuove, senza il bisogno di stare sempre insieme, ma con gran desiderio di condividere una vita degna di essere chiamata tale.Non sarà importante fare una cosa o l'altra, ma che quel che si fa sia autentico e abbia senso.Il male di quest'epoca non è lo star poco insieme, non è comunicare poco, bensì il fatto che si sta poco con se stessi, e che dunque si comunica male. Sulla via dell'autenticità e della ricerca di senso c'è assai più il bisogno di riconettersi con se stessi, ognuno con se medesimo, che non con gli altri.
La scheda del libro sul sito de l'editore Chiarelettere.
Il gruppo su Facebook.Il sito delle sue recensioni "di vela".
Il sito di Simone Perotti.
Technorati: ,

Con cosa fa rima Speroni?


Ecco cosa mandiamo a fare gli europarlamentari a Strasburgo.

Nella foto Speroni dopo la bocciatura della risoluzione UE sulla libertà di informazione.

Esuli

Appalti , lady Mastella deve lasciare la Campania
Esule anche lei, come Craxi.

Danno apprezzabile

Il Tribunale dei ministri ci fa sapere che "I voli di stato non creano un danno patrimoniale apprezzabile".

Chissà se la presenza, o il sospetto di presenza, della mafia nella ricostruzione in Abruzzo verrà considerato, dai ministri, un danno apprezzabile?
L'inchiesta di Enrico Fierro su Il fatto:
"Tre ditte sono state già bloccate (“Fontana costruzioni”, di San Cipriano d'Aversa, “Di Marco”, di Carsoli, e la “Icg” di Gela), ma i nomi sono molti di più. L'ultimo blitz nei cantieri del progetto “C.a.s.e.” sabato scorso con l'individuazione di almeno altre quattro imprese diretta emanazione o in collegamento con mafia e camorra. Ma il lavoro è ancora lungo. “Perché – spiega un investigatore – non troveremo mai una ditta con dentro gli assetti societari nomi compromessi. "

Oppure l'indagine sulle bonifiche in area Santa Giulia a Milano (con gli arresti dell'imprenditore Grossi e di Rosanna Gariboldi)?
Nel frattempo mentre l'Europarlamento discute del caso informazione in Italia, il nostro presidente è in viaggio verso Putin. Chiedere i motivi della visita è chiedere troppo ?

In direzione ostinata e contraria

I compagni Tremonti e Berlusconi ci han fatto sapere di essere contrari alla precarietà e invece favorevoli al posto fisso (non solo il loro evidentemente).

Han gettato nel panico confindustria e altri esponenti del governo, da Brunetta a Sacconi.
Son riusciti a scavalcare a sinistra il Partito Democratico (che mia si sarebbe sognato di discutere di questi argomenti).
Son riusciti a far passare in secondo piano la notizia dell'indagine dell'Antitrust sulle Poste Italiane. Poste che gestiranno la futura Banca del sud di Tremonti.
Tanto per far capire quanto queste uscite siano incoerenti poi con al linea effettiva della maggioranza, basta ricordare la rissa di ieri in Parlamento, per un emendamento dei precari della scuola.
A Montecitorio l'onorevole Lupi è stato "accusato di aver condizionato l'esito dando la parola a due deputati "amici" anziché procedere al voto e di aver atteso che la leghista Carolina Lussana prendesse posto tra i banchi prima di dichiararla chiusa" .

Eh, si, perchè ha ragione Emma: la maggior parte dei precari sono nel pubblico, nella scuola.
Persone che avevano un posto e che poi, grazie alla cura Gelmini, Tremonti, Brunetta ("gli abbiamo chiuso il rubinetto") sono stati lasciati a spasso.

20 ottobre 2009

Adesso basta di Simone Perotti

Adesso basta, lasciare il lavoro e cambiare vita di Simone Perotti

Si, si può fare. Non è solo un miraggio, o una di quelle frasi che si buttano lì quando si è sotto stress. Magari dopo una riunione con i capi, o quando si è bloccati nel bel mezzo del traffico, alle 8 di mattina.Si può smettere di lavorare e prendersi più tempo per stare con se stessi.
Si chiama downshifting, ed è una pratica (quella di cambiare ritmi lavorativi, in senso letterale "scalare la marcia") già praticata da migliaia di persone.
Scalare la marcia, rallentare il ritmo, rinunciare a parte della carriera per riprendersi alcuni anni della vita, rinunciare al consumismo insito nel nostro stile di vita.
"Se vuoi arricchire Pitocle
invece di aumentarne le rendite,
sfrondane i desideri."
Epicuro

Non più compra, consuma e getta, ma risparmia, ricicla e, se riesci, fallo con le tue mani.
Il libro di Perotti spiega come fare: ma occore partire da alcune premesse.

Prima di tutto, a chi è rivolto questo libro?
E' rivolto principalmente a manager o persone che fanno un'attività lavorativa da liberi professionisti, che hanno un buono stipendio, ricevono gratificazioni, hanno un discreto tenore di vita, ricevono dall'azienda dei benefit che li fanno sentire "importanti", che danno soddisfazione. Ma hanno in cambio anche tante responsabilità, tante preoccupazioni, tanti, troppi vincoli.
Vincoli di orario (alzarsi sempre alla stessa ora, fare le stesse cose, vedere le stesse persone e trascurarne altre) la sensazione che la propria vita stia prendendo una direzione fuori dal nostro controllo.
Ecco: potrebbe essere arrivato il momento di smettere. Smettere col traffico, con le riunioni, con le cene in un risorante, con le pompate in palestra.

Secondo: cosa si intende smettere di lavorare.
Non significa smettere di lavorare e non fare niente. Non significa nemmeno scappare da reponsabilità e problemi: Perotti è abbastanza preciso in questo. C'è un momento nella propria carriera in cui si ha la sensazione di aver fatto abbastanza, di sentirsi realizzati. Forse è questo il momento in cui decidere di "scalare marcia", lasciando quel lavoro. Al culmine della carriera.

Per fare cosa? Il punto centrale del downshifting è trovare se stessi: scoprire quali sono le proprie passioni, le cose che si vorrebbero fare o che si sarebbero volute fare.
E trasformarle in un lavoro.
Non tutti avranno la fortuna di Perotti, che è riuscito a trasformare l'hobby della barca a vela in un lavoro.
Altri dovranno accontentarsi di altri piccoli lavori manuali. Oppure la passione per la pittura, per la scrittura. L'importante è smettere prima di arrivare "vecchi" all'età della pensione, quando avremo sì tutto il tempo per noi, ma non la forza, l'energia fisica ed emotiva per dedicarci a noi stessi.

Terzo: liberi di e liberi da.
Cosa si intende per libertà? Perotti ne individua due, di libertà da perseguire.
Essere liberi da qualcosa: da tutto ciò che ci vincola nella vita quotidiana. Come tutte le spese superflue (il bilancio delle entrate uscite è fondamentale per capire se e quando iniziare col downshifting). Tolti questi vincoli, questi paletti, si può essere liberi di fare ciò che ci appassiona di più. Essere liberi di incontrare solo le persone veramente amiche, e non altre con cui non avremmo niente da dire.

Significa che saremmo più soli: togliendoci dal tran tran della vita lavorativa, giocoforza ci saranno persone che non vedremo più; avremo la sensazione di essere tagliati fuori dal mondo.
In realtà la vera ricchezza è tutto il tempo gratis che ci si può ritrovare, per fare veramente il lavoro che vogliamo. Il lavoro che ci rende soddisfatti: che ci fa dire "l'ho fatto con le mie mani, senza l'aiuto di nessuno".

Quarto: i soldi.
I soldi sono un problema, specie se uno non arriva da stipendi alti.
C'è un percorso che porta allo staccarsi dal lavoro: non è una cosa che si fa dall'oggi al domani. L'autore calcola in circa 10 anni, il tempo necessario per mettere da parte il denaro sufficiente.
Dipende da quanto si ha già da parte, da quando si è ricchi, dallo stipendio base attuale. E anche da quanto si è disposti a sacrificare, per arrivare ad una buona base di partenza. Tutto dipende da cosa vogliamo fare, da dove vogliamo trasferirci (il costo della vita a Milano è superiore a quello di un'altra provincia), che obiettivi vogliamo porci.

Si può fare: dipende molto da noi. Da quanto vogliamo vincere la nostra pigrizia, le nostre paure, il timore di abbandonare la strada vecchia, i tentacoli della piovra che ci avvinghia ogni giorno.

La scheda del libro sul sito de l'editore Chiarelettere.
Il gruppo su Facebook.
Il sito delle sue recensioni "di vela".
Il sito di Simone Perotti.
Technorati: ,

Arresti per bonifiche area S. Giulia

Non bastavano i problemi relativi al quartiere Santa Giulia a Milano: doveva essere il fiore all'occhiello della città (per i lavori dell'architetto Foster); oggi, con il rischio crac di Risanamento di Zunino, rischia di rimanere una zona morta.
Oggi, la notizia dell'arresto della moglie del deputato PDL Giancarlo Abelli, Rosanna Gariboldi, per l'inchiesta sulla bonifica dell'area.

Depistaggi

Come fa, un telespettatore medio, ad orientarsi nel caos di informazioni di questi giorni?Solo a leggere i titoli sembra che:Augias è una spia dell'ex blocco sovietico (della Cecoslovacchia).
Le stragi del 93 miravano a indebolire il Caf, e non le coop rosse, che lavoravano a Bagheria grazie a Provenzano (la pista rossa?).

Veline si o veline no, questo iltema della discussione domenicale della Rai.Sul cinque invece, la pacata azzuffata sul tema dei matrimoni gay.
Rumore, rumore, rumore.
Da una parte un ministro che con un tuffo carpiato, abiura la precarietà.
E un altro ministro risponde che non si deve tornare indietro, non si deve aver paura della realtà. Rispondono gli operai della Innse e delle altre aziende in crisi che, dai tetti, la realtà è bendiversa.

Dall'altra parte apprendiamo che abbiamo trattato con la mafia (e ci spaventiamo per una lettera delirante delle Br?).

Il ribaltamento della realtà: non è lui ad attaccare gli altri, ma sono gli altri ad attaccarlo.
Da 15 anni.
Gli altri chi?
La magistratura. La Corte Costituzionale. Il centrosinistra (ma a corrente alternata e poi si pente subito, come dopo che ti fai una pippa). Parte dell'informazione, parte della stampa...
I sindacati, la gente che lo fischia a l'Aquila e a Messina.

E' in atto uno scontro (come la guerra tra le procure di Salerno e Reggio Calabria, ma chi se la ricorda?), ci dicono tutti i commentatori. Ma in realtà assistiamo ad un continuo attacco.
Contro la magistratura, l'informazione, i sindacati, l'opposizione (nei giorni alterni), la stampa.

Scrive la Consulta che non basta una legge ordinaria per cambiare il principio di uguaglianza.
E allora, di cosa abbiamo parlato, nei giorni prima del responso?

Il conflitto di interessi ci costa altri 60 milioni

La Rai ha rescisso il contratto con Sky, questa estate, perdendo 60 milioni di euro, che in tempi di crisi non sono bruscolini.Il tutto per lasciare Sky, per la nuova piattaforma del digitale con Mediaset.
E oggi Sky, con la chiavetta, trasmette gratis le trasmissioni Rai.

Chi paga? Avendo il governo ampio mandato, avendo il presidente del Consiglio chiesto di non pagare il canone, che paghi l'elettore del PDL/Lega.Perchè noi siamo anti italiani, ma mica fessi.

19 ottobre 2009

Cornuti e gelati

Ci si diverte anche, in Abruzzo. Specie se non si è nelle tende sotto la neve.

Peccato che qui non sia riuscito il miracolo: far sciogliere la neve sulle dalle tendopoli.

E peccato che anche a Napoli, l'immondizia non sia sparita del tutto.

Nomi e cognomi (le mani della mafia)

Perchè Giulio Cavalli è finito sotto scorta?
Perchè a differenza di altri vede e testimonia della presenza della mafia a Milano.
E fa nomi e cognomi.
Un pezzo dell'articolo che Il fatto ha dedicato alla rappresentazione "a 10 passi dal Duomo":
.. dal ritratto di Cavalli viene fuori una Milano prostituita agli interessi della criminalità organizzata, in cui la mafia ha ormai percorso quei cento passi che la separavano dai palazzi del potere, è entrata e si è seduta su comode poltrone di vellutino, ad aspettare ingorda i miliardi di euro che pioveranno in città con l’Expo 2015.

Nomi e cognomi, come quelli che si leggono nel testo scritto a quattro mani con l'esperto Gianni Barbacetto, che forse ne sanno qualcosa, come Vincenzo Giudice, di Forza Italia, consigliere comunale di Milano, presidente della Zincar, società mista partecipata dal Comune, amico, come Paolo Galli, Forza Italia, presidente dell'Aler, di Giovanni Cinque, esponente di spicco della cosca calabrese degli Arena; o come Massimiliano Carioni, Forza Italia, eletto, secondo lo stesso Cinque, con i voti della mafia. Di Alessandro Colucci, consigliere regionale azzurro della Lombardia, invece parlano al telefono due mafiosi intercettati: “Abbiamo un amico in Regione”. E poi ancora Emilio Santomauro, due volte consigliere comunale a Milano ed ex presidente della commissione Urbanistica, sotto processo con l’accusa di aver fatto da prestanome a uomini del clan Guida, e infine Loris Cereda, sindaco di Platì, detta anche Buccinasco, che si scompone quando gli fanno notare che ricevere il figlio del boss Domenico Barbaro nel suo ufficio potrebbe essere sconveniente.

Report - come è andata a finire a Catania

Dopo la puntata di Report "I vicerè" sul buco della gestione Scapagnini a Catania, a parte la citazione per danni alla trasmissione, la magistratura ha aperto sette diversi fascicoli.

Forse nella puntata non c'erano solo contenuti diffamatori contro l'editore Ciancio.
Dopo questi mesi, come è andata a finire? Come sono stati spesi gli 850 milioni per la messa in sicurezza ?

Qualche scuola pericolante è stata chiusa.
Altri hanno avuto la scala per l'uscita di sicurezza (che prima finiva contro un muro..).

Una scuola a norma verrà abbattuta. Per fare cassa si vendono ai privati strade, marciapiedi e persino scuole. L'ufficio di Scapagnini ha speso soldi per parcheggi, oggi abbandonati o sequestrati o doventati centri commerciali.

Soldi stanziati per le opere sono stati usati per coprire buchi di bilancio.
Poi parliamo di federalismo fiscale, di premiare il merito. E quando succedono le sciagure come a Messina, sono tutti lì a piangere ..

Report - una poltrona per due

Report: una poltrona per due di Sabina Giannini.

La storia di una sconfitta, di un intero sistema produttivo: quello degli artigiani e delle piccole imprese che costruiscono poltrone, a Forlì. Aziende soffocate dalla concorrenza sleale delle imprese cinesi, che in due anni, si sono insediate in quel distretto, hanno alterato il mercato, imponendo agli altri produttori prezzi sempre più bassi.

Prezzi bassi che potevano permetttersi perchè non rispettavano le norme di sicurezza,perchè facevano lavorare in nero i propri dipendenti (sfruttando ad es. il part time).
Ma è anche la storia di due imprenditrici coraggiose, due eroi dell'evo moderno: due imprenditrici, Manuela Amadori e Elena Ciocca che han pensato che non tutto ha un prezzo.
Che non si può togliere dignità al lavoro, svendendolo a poco prezzo.

Partiamo dai fatti: i grandi produttori di sofà e divani, Tre Erre, PoltroniSofà, Polaris, CosmoSalotto, che nelle pubblicità parlano di made in Italy e di prodotti fatti a mano da arttigiani esperti, ti vendono nei loro negozi i loro prodotti a 3000, 4000 euro.
Peccato che a loro costino molto meno: l'inchiesta di Sabina Giannini, che è andata nei capannoni dei cinesi, metteva alla luce che (sfruttando il laovor nero, la segregazione, l'assenza di regole ecc ecc) il pezzo costava poco più di 200 euro.
I francesi della Roche Bobois (una catena che vende in franchising) hanno scatenato una guerra al ribasso tra i produttori italiani: vicevano le commesse solo i produttori che spuntavano il prezzo più basso. E come facevano a praticare prezzi bassi: ricorrendo a terzisti cinesi (e costringendo alla chiusura le botteghe italiane), che poi, man mano, hanno soppiantato persino i produttori italiani.

Come è successo a Prato nel tessile.
Come è successo nel campano col tessile.

Dove erano le istituzioni? Dove erano i sindacati? Dove erano le associazioni di categoria? Dove era la politica?
Questa, direbbe Lucarelli, è la storia di due donne coraggiose che sono state messe fuori gioco dal sistema che hano denunciato.
Un sistema che, negli enti citati sopra, ha fatto finta di non vedere.
Per convenienza, per incapacità di saper comprendere il disastro che sarebbe arrivato.
Il committente che si rivolgeva ai cinesi nemmeno si è posto il problema di come fanno i cinesi a spuntare prezzi bassi "non è un problema mio .. ma dei cinesi ..".
Per il sindacato (cui i piccoli imprenditori si sno rivolti), i cinesi sono addirittura una risorsa.
L'ispettorato del lavoro, negli anni, ha pure ridotto i controlli (sebbene il problema si allargasse, sebbene le infrazioni scoperte aumentassero).
Ai grandi produttori, questo sistema ha fatto comodo: le imprese cinesi davano delle garanzie.
La loro contabilità era gestita dalla CNA, che neppure lei si era mai chiesta come facessero queste imprese a fare questi profitti con costi così bassi.
Che non avevano capito che queste aziende non erano in regola.

Finchè non è intervenuta la magistratura, dopo l'esposto alla Questura di Forlì, ed è così esploso il caso divanopoli.
L'indagine per turbativa di mercato ha coinvolto le tre imprese citate prima (Polaris, Cosmosalotto e Tre Erre).
Peccato che oggi, le cose stiano andando avanti come prima, sono solo cambiati gli amministraotri di facciata dei capannoni cinesi.
D'altronde, questo sistema, non si è dimostrato capace di autocorregersi.
Le sanzioni (quando ci sono i controlli) per le irregolarità, sono troppo basse.
Una volta erano di circa 2500 euro: oggi, dopo il decreto sicurezza, sono state abbassate a 1500 euro.
Il decreto sicurezza ha reso reato i clandestini, ma ha pure ridotto le multe da lavoro nero.
Complimenti.

Chiediamoci ancora: la politica, qui che fa? Sta dalla parte delle piccole imprese, dei piccoli artigiani, dei lavoratori italiani, o no?

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