La stagione delle stragi e la genesi della prima Repubblica
Report ritorna domenica con un nuovo servizio sulle stragi del 1992-1994: le stragi di Capaci e via D’Amelio, dove furono uccisi i giudici Falcone e Borsellino assieme alle scorte. E le stragi della trattativa stato – mafia (quella ammessa dagli stessi ufficiali del ROS ma cancellata dalla sentenza della Cassazione – da leggere Il colpo di spugna di Saverio Lodato e Nino di Matteo) a Firenze, Milano e Roma.
Le stragi da cui è nata la seconda Repubblica, con la nascita di Forza Italia di Marcello Dell’Utri (condannato per concorso esterno in mafia) e dell’imprenditore Silvio Berlusconi che, come ha stabilito la Cassazione, aveva pagato la mafia per evitare altri attentati.
Meloni ha sempre raccontato di aver iniziato politica proprio dopo il sacrificio di Borsellino eppure sotto il suo governo la commissione Antimafia guidata da Chiara Colosimo ha voluto seguire solo alcune piste per arrivare ai mandanti, per esempio l’inchiesta su mafia e appalti – fortemente consigliata proprio dall’ex generale Mario Mori.
Una soluzione “sedativa” che mette tutti d’accordo, specie gli ufficiali del Ros assolti in appello e dalla Cassazione. E anche il partito di Meloni, nato dal movimento sociale dentro cui è nato l’estremismo nero di Bologna e Milano – piazza Fontana.
Ma esistono alte piste, che portano proprio verso l’estremismo di destra: Paolo Mondani ricostruirà questo filo nero che lega le stragi degli anni ‘70 con quelle della trattativa. Le stragi della trattativa come ultimo atto della strategia della tensione, per imporre col tritolo, col sangue, un nuovo corso politico.
Eppure
sulla pista nera, nel corso degli anni, sono spariti dei documenti,
non sono state fatte le indagini necessarie – racconta a Report
Vittorio Teresi ex magistrato di Palermo e presidente del centro
studi Borsellino: come negli anni settanta quando c’era il rischio
forte di uno spostamento a sinistra del paese, col partito comunista
più forte dell’Occidente. Di contro c’era una organizzazione
atlantica come Gladio che si avval
e del terrorismo nero “per
affermare lo status quo, per non cambiare”. Una situazione analoga
a quella che si presentò all’inizio degli anni 90 – continua
Teresi: il paese era in ginocchio per le indagini dell’inchiesta
Mani Pulite e si correva nuovamente il rischio di uno spostamento a
sinistra “e torna l’agenzia per le attività sporche con le
stragi e il risultato è che nel nostro paese l’asse politico si è
spostato a destra.”
La scheda del servizio: LA BANALITÀ DEL NERO
di Paolo Mondani
Collaborazione di Marco Bova, Roberto Persia
Report torna a occuparsi delle stragi degli anni ’90, ricostruendo gli ultimi giorni di lavoro di Paolo Borsellino e le sue indagini sulla morte dell’amico Giovanni Falcone.
Morire per amianto
L’amianto
è un killer viscido, infame: non ti ammazza subito, ti fa ammalare a
distanza di anni da quando hai inalato la sua polvere, dentro le
industrie che producevano questo materiale ma anche nelle zone
attorno a queste maledette industrie.
Come a Casale Monferrato, il paese dai tetti bianchi per il colore della polvere che si accumulava sui coppi: qui l’amianto uccide ancora, come racconterà Report in questo servizio.
Almeno fino agli anni ‘70 i pericoli dell’Eternit (benché noti alle aziente) venivano ignorati: Eternit era sinonimo di progresso, l’amianto era un materiale ideale per l’edilizia. Si usava dappertutto, anche nelle case di campagna, per l’edilizia fai da te. I bambini giocavano con l’amianto, non sapendo che così giocavano con la propria vita.
Solo dopo gli anni ‘70 quando le malattie contratte da chi lavorava all’eternit sono aumentate, è cresciuta l’attenzione attorno a questo materiale: troppe morti, concentrate in certe zone, di persone non troppo anziane. Morte per tumore che non lasciava scampo, il mesotelioma pleurico.
Ma oggi non è più l’operaio che si ammala, è il figlio dell’operaio, sono tutte le persone che hanno avuto la sfortuna di nascere in un paese dove era presente un impianto produttivo di amianto.
I numeri della dottoressa Federica Grosso – che sta raccogliendo i casi di amianto a Casale – sono impietosi: dal 2010 ad oggi ha seguito 2000 pazienti per una malattia dal forte impatto psicologico, perché non si può dire al paziente che si è in grado di guarirlo.
Parliamo di una cinquantina di nuove diagnosi ogni anno.
La scheda del servizio: L’AMIANTO UCCIDE ANCORA
Luca Chianca
Collaborazione Alessia Marzi
In Italia oltre 226 mila ettari di superficie a terra e a mare ricadono nel perimetro di un Sin, Sito di interesse nazionale da bonificare. Ad oggi se ne contano ben 42, ma la bonifica definitiva ha raggiunto solo il 6% dei suoli che sono stati perimetrati nei vari decenni dal Ministero dell’Ambiente. Procedendo di questo passo, con una media di 11 ettari bonificati all’anno, ci vorranno mediamente almeno 60 anni ancora prima di vedere l’iter concluso. Tra questi c'è Casale Monferrato, dove l'amianto, un minerale messo al bando dal 1992, uccide ancora.
Ombre sul processo Eternit
Come mai tutti i processo per la strage dell’amianto sono finiti in nulla o quasi? Come mai queste storie, le migliaia di persone che si sono ammalate per aver respirato la polvere di amianto, non hanno suscitato la giusta attenzione (a parte le famiglie dei malati) da parte dei cittadini italiani? Come è stata anestetizzata la comunicazione sull’amianto (ma un medesimo discorso potremmo farlo per i PFAS..)?
Ci sono stati diversi processi, alcuni sono già finiti in Cassazione (dove il reato è stato derubricato da omicidio ad omicidio colposo), altri sono ancora in corso.
Report racconterà di come i vertici di Eternit – Schmidheiny e il suo braccio destro in particolare – si siano messi in contatto con un ex generale del Mossad prima di presentare il ricorso in Cassazione dopo la sentenza di condanna a 18 anni di carcere in secondo grado emessa dalla corte di Appello di Torino nel 2013. Il patron svizzero dell’azienda rischiava di passare anni in galera nel caso la sentenza fosse stata confermata.
Così nel settembre 2013 prima che gli avvocati presentassero ricorso contro la condanna il finanziere svizzero Heinz Pauli braccio destro di Schmidheiny chiede l’intervente di un ex agente del Mossad Avner Azulay che era stato ufficiale di collegamento in Europa dei servizi segreti israeliani, che avverte del “problema italiano” Ehud Barak ex primo ministro israeliano (nonché capo di stato maggiore dell’esercito) a cui inoltra i documenti della difesa di Schmidheiny che gli erano stati mandati, dove la sentenza di Torino viene definita assurda.
Report è entrata in possesso di questi scambi di mail: Ehud Barak dopo aver abbandonato la politica ha iniziato ad occuparsi di cybersicurezza cofondando Paragon, l’azienda il cui sw è stato usato per spiare giornalisti e attivisti italiani.
C’è bisogno di elaborare un piano in fretta, prima che scadano i termini del ricorso a Roma in Cassazione: nelle mail il nome di Schmidheiny non viene mai fatto, si usano la sigla STS.
La scheda del servizio: I BANDITI DI HURDEN
di Sacha Biazzo
Collaborazione Cristiana Mastronicola, Luigi Scarano
Report ricostruisce sulla base di e-mail riservate il ruolo che ex agenti del Mossad e uomini di primo piano del governo d'Israele avrebbero avuto nel tentativo di influenzare uno dei maxi-processi più rilevanti degli ultimi anni, quello che vedeva imputato il miliardario svizzero a capo dell'Eternit, l'azienda che ha esportato manufatti in amianto in tutto il mondo.
La fine dei manicomi
Gli anni settanta non sono stati solo gli anni delle bombe, delle molotov nei cortei, degli scontri. Sono stati anche anni in cui sono maturate, grazie anche alla pressione della società, dal basso, grandi e importanti riforme. Il divorzio, la sanità pubblica, l’aborto non più reato.
E anche la riforma del 1978 che porta il nome dello psichiatra Bisaglia, ovvero l’abolizione dei manicomi. Anche coloro che venivano definiti “pazzi” (e spesso lo erano solo per pregiudizi) avevano dei diritti, non erano animali da rinchiudere in catene in luoghi nascosti.
Come l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, uno dei primi ospedali del genere ad essere aperto nel 1773 (tre anni prima della rivoluzione americana) e uno degli ultimi a chiudere. Nei giorni in cui si alzava il vento, si sentivano le urla delle persone rinchiuse: qui dentro si finiva per qualsiasi stranezza, un disagio sociale. In particolare le donne, le mogli adultere, svogliate, depresse, che “non servivano il marito o alla famiglia come avrebbero dovuto” racconta a Report lo psichiatra Enrico Marchi, o anche le figlie “divergenti”.
Non era difficile entrare, era difficile uscire: perché l’obiettivo dei manicomi non era curare ma isolare i pazzi, contenerli perché non fossero un pericolo per la società.
Dunque stanze ben sigillate, finestre con le sbarre. Qui, a Maggiano, in due secoli sono stati internati migliaia di uomini, donne e perfino bambini. Perché tutto quello che era “diverso” sul piano psichico e prestazionale e sociale trovava accoglienza in manicomio.
La scheda del servizio: LAB REPORT: MENS SANA CERCASI
Di Marzia Amico, Giulia Sabella
Collaborazione Celeste Gonano
Nel nostro Paese i disturbi mentali - ansia e depressione soprattutto - colpiscono una persona su sei. L’emergenza, peggiorata col Covid, non riguarda solo gli adulti, ma anche due milioni tra bambini e ragazzi che soffrono di problemi legati alla salute mentale. Chi vuole curarsi deve spesso districarsi tra liste d’attesa infinite, nel pubblico, e costi proibitivi, nel privato.
Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.











