30 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – ragazzi fuori

Ragazzi bulli che tormentano i loro coetanei, che uccidono per un banale litigio, che finiscono nelle carceri, sempre più piene e tutti coloro che li aiutano, perché nessuno è perduto per sempre

Questa sera Presadiretta si occuperà dei ragazzi, quella che potrebbe diventare visti i venti di guerra e le politiche militaristiche, la nuova generazione perduta.

Sarà un reportage mia visto prima – spiega presentato la puntata il conduttore Riccardo Iacona - sulle migliaia di bambine e bambini che dai 0 ai 14 anni hanno un profilo social e postano tutto il giorno, per altro facendo muovere la macchina dei social in maniera incredibile perché fanno milioni di visualizzazioni su Instagram e Tik Tok. Un fenomeno incredibile che ha anche l’autorizzazione dei genitori perché senza la loro autorizzazione i bambini non potrebbero avere un profilo social.

Nell’anteprima si parlerà dell’impatto sui social sui minorenni: in che modo gestire la condivisione di contenuti dove appaiono bambini? Nel mondo è nato un fenomeno chiamato sharenting, ovvero condivisione dei contenuti costante coi genitori.
La Francia è l’unico paese dove è stato regolamentato e i giornalisti di Presadiretta sono andati in questo paese per vedere come funziona in un piccolo paese poco lontano da Parigi, incontrando una giovane influencer madre di tre figli, Oralie Guenzi.
“Non utilizzo i miei figli, condivido parte della mia vita e a volte compaiono anche i miei figli, faccio molta attenzione nel non dare troppe informazioni sul loro conto, non dico dove viviamo, che attività fanno, qual è la loro scuola, non do nessuna informazione sulla loro salute, non li mostro mai in situazioni imbarazzanti che potrebbero metterli a disagio nel futuro. Mi chiedo sempre, ‘io avrei voluto che mia madre condividesse questa cosa di me?’ La protezione dei bambini è estremamente importante per me, perla mia agenzia, per molte persone nel settore degli influencer ..”
Nei profili social di Oralie i figli non appaiono sempre nelle immagini condivise, però i post con i bambini sono retribuiti come gli altri: “per ogni collaborazione commerciale dove compaiono i miei figli firmo un contratto di lavoro in qualità di rappresentante legale, è la legge, tanto meglio per i miei figli, partecipano al mio lavoro, vengono pagati.”

Ma dentro il mondo dei social ci sono storie come quella di Alessandro Cascone, un ragazzino di 13 anni che si è suicidato lanciandosi da una finestra: dietro ci sarebbe una storia di bullismo, sul suo telefonino sono stati trovati tanti messaggi di odio.
Erano messaggi dalla piattaforma NGL “Messaggi che non mi fanno stare male” aveva confidato alla madre: hai le corna, fai schifo, ti devi ammazzare ..
Come si deve sentire un ragazzino di 13 anni – si chiedeva il padre – fino ad arrivare a delle vere e proprie minacce.

Questa sarà tutta una puntata dedicata ai ragazzi e ragazze che delinquono, delitti sempre più feroci – continua Iacona nella presentazione della puntata – dove si arriva anche ad uccidere perché sono ragazzi che hanno le armi per uccidere, sono i “ragazzi fuori” che poi finiscono nelle carceri minorili che in Italia sono stra-affollate (e coi decreti Caivano, per la solita logica fintamente securitaria andrà sempre peggio), tanto è vero che scoppiano le rivolte, l’ultima pochi giorni fa al carcere Beccaria di Milano.

Presadiretta è entrata dentro quelle carceri e racconterà come si vive in queste carceri.

Si parlerà anche dei ragazzi che usano i social per fare del male, i bulli, una cosa che può essere molto pericolosa.

Infine c’è tutto il mondo di educatori, gente che con passione e amore aiuta questi ragazzi perché nessuno è perduto per sempre.

Il viaggio sul tema della violenza tra giovani e giovanissimi, parte dalle storie di tre vite spezzate:

Emanuele Tufano, 24 ottobre. Santo Romano, nella notte tra il 1° e il 2 novembre. Arcangelo Correra, 9 novembre. Tre giovani vite spezzate dalla violenza di altri giovani. L'anteprima del racconto di PresaDiretta ci porta in una normale notte di venerdì a Napoli, al fianco delle forze dell'ordine tra controlli, pistole e coltelli. Un viaggio nel cuore della città, tra tensione e pericolo, ma anche nel dolore profondo dei genitori che hanno perso i loro figli.

Santo era un ragazzo di 19 anni ucciso tra il 1 e il 2 novembre del 2024 a Casoria, nella provincia di Napoli. La mamma Mena e il fratello Antonio, la famiglia e i suoi amici si sono ritrovati in piazza nel trigesimo della morte per ricordarlo. Ad uccidere Santo è stato un minorenne con un colpo di pistola: “un minorenne cresciuto col mito del terrore, a marcare il territorio con la violenza” – racconta una ragazza venuto a raccontare quello che succede nelle strade. Ragazzini che si sentono superiori ai ragazzi della bella Napoli solo perché stringono un’arma, che si arrogano il diritto di scegliere se una persona può o meno continuare a vivere, “ma non sono superiori, non lo saranno mai, basta con questa violenza insensata basta con un sistema che protegge i carnefici e che abbandona le famiglie distrutte, basta con le vite spezzate troppo presto come quella di mio cugino!”

Noi adesso viviamo per lui” raccontano ai giornalisti di Presadiretta gli amici “viviamo due vite, una nostra e una la sua, basta vittime di 18-19 anni..”
Come si fa a non far succedere queste tragedie, cosa serve?

Si deve disarmare Napoli” perché è semplice avere un’arma in mano.


Il governo Meloni ha risposto all’emergenza della violenza giovanile con il decreto Caivano che prevede ancora più carcere per reati che coinvolgono minori, senza preoccuparsi né della prevenzione e nemmeno della situazione delle carceri minorili.

Presadiretta ha intervistato un ragazzo che è stato detenuto in queste strutture: “Succedono troppi casini, con tutte le persone messe così insieme, tutte in un gruppo così tante persone non va bene .. in cella eravamo in cinque, in quattro, arrivavamo anche a stare in sei in cella.. c’è chi dormiva per terra, infatti io ho dormito anche per terra..”
Nelle celle non c’è spazio per farci stare sei letti tutti assieme.
“Tu devi avere i tuoi spazi, non puoi stare attaccato ad un altro, cioè letteralmente attaccato con un letto ad un altro, che ti svegli e ti trovi questo, giri la testa e ti trovi questo, non è una bella cosa ..”

In questo momento la capienza è sicuramente quasi pari al doppio, abbiamo una trentina di ragazzi in più dentro – racconta la responsabile dell’area pedagogica dell’istituto Beccaria Elvira Narducci: “sono tanti, considerato che l’aggancio, il trattamento inizia dal primo giorno, sono tutti da prendere in carico, quindi diventa una difficoltà e per le risorse ma anche per gli spazi, non solo di vita ma anche laboratoriali. Quindi su questo noi ci dobbiamo ricalibrare ogni giorno, dobbiamo inventarci delle soluzioni possibili per garantire ai ragazzi le medesime opportunità”

La scheda della puntata:

Adolescenti tra disagio, cyberbullismo e piattaforme social

PresaDiretta” si occupa questa settimana di adolescenti tra crimine, disagio, cyberbullismo e piattaforme social. Il programma di Riccardo Iacona, con il reportage “Ragazzi Fuori”, in onda domenica 30 marzo alle 20.30 su Rai 3, entra nel carcere per minori di Nisida, a Napoli e nel Cesare Beccaria, a Milano, dove da mesi è un susseguirsi di rivolte, dove ha incontrato i giovani reclusi, gli operatori e le forze dell’ordine tra dolore, malessere e riscatto.

Sempre parlando di ragazzi, una pagina viene dedicata ai più fragili - quelli presi di mira dai bulli, sul web e quelli che non riescono più a sopportare di vivere - partendo dalla Campania, dopo la morte, in pochissimi giorni, di tre giovani: Santo, Arcangelo ed Emanuele, tutti e tre uccisi dalla violenza di loro coetanei. Il racconto dei genitori, degli operatori, delle forze dell’ordine, tra dolore e disagio, armi e volontà di recupero.

Ma nella vita degli adolescenti è sempre più presente anche il mondo digitale: lo dimostra la dolorosa ricostruzione della storia di Alessandro Cascone, che a soli 13 anni si è tolto la vita. Gli investigatori, nel suo telefonino hanno trovato un fiume di messaggi violenti e di insulti agghiaccianti da parte del branco di bulli che lo perseguitava. Ultima tappa, la sala operativa della polizia postale, per capire come difendersi dal cyberbullismo, un fenomeno che colpisce vittime sempre più piccole. In aumento anche casi di sextorsion e deepfake, con richieste di soldi e uso di intelligenza artificiale per spogliare giovani ragazze.

Aspettando PresaDiretta”, la prima parte del programma, si concentra invece sulla relazione giovani e social, dal fenomeno dei baby influencer alle famiglie youtuber: le storie di Mia, Ylenia, Chiara, Diego e dei tanti minorenni alle prese ogni giorno con video da realizzare e centinaia di migliaia di follower, con il parere degli esperti su privacy, marketing, conseguenze sul loro sviluppo. E infine l’esempio della Francia che ha normato per legge autorizzazioni dell’ispettorato del lavoro, certificati medici, giorni di riprese, retribuzione depositata in banca fino alla maggiore età dei giovanissimi influencer del web.

Ospite in studio con Riccardo Iacona Elisa Giomi, commissaria AgCom e docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Roma Tre, per capire quali strumenti mettere in campo per regolamentare le piattaforme social per i giovanissimi.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 marzo 2025

La banda della Uno Bianca, di Daniela Chironi


Questo volume fa parte della serie “Storia dei grandi segreti d’Italia” curata da Barbara Biscotti per il settimanale Oggi: la storia di questa banda di criminali, composta da poliziotti (ma non solo) che si sono resi responsabili di rapine e omicidi, si colloca di diritto dentro quelli che chiamiamo i misteri d’Italia. Perché nonostante le sentenze di condanna, nonostante le confessioni (e le ritrattazioni) dei fratelli Savi, il nucleo di questa banda, molti aspetti di questa vicenda rimangono ancora oggi poco chiari.

Il terrore viaggia su una Uno bianca

Morti: 24.
Feriti: 102.
Crimini compiuti (in prevalenza rapine a mano armata e aggressioni): 103.
Questo il bilancio – per tacere del terrore seminato – di sette anni di efferata attività di una delle bande criminali più temute di sempre, quella cosiddetta “della Uno bianca”, che ha tenuto sotto scacco, negli anni a cavallo tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta, tutta l’area orientale della penisola situata tra l’Emilia Romagna e le Marche.
Sette anni nel corso dei quali non era nemmeno chiaro che tutte quelle feroci rapine alle banche e ai caselli autostradali, quegli atti violenti e gratuiti di stampo razzista come l’attacco mortale al campo nomadi di via Gobetti a Bologna o l’uccisione di due ragazzi senegalesi di San Mauro a Mare, Babou Cheick e Ndiaye Malik, fossero tutti attribuibili a una stessa mano.

La giornalista che ha curato questo volume ha diviso il racconto in più capitoli:

- i fatti contestati alla banda della Uno Bianca ovvero l’elenco delle rapine, degli assalti ai caselli e alle coop, le stragi, gli omicidi gratuiti commessi tra il 1987 e il 1994.

Una storia che l’autrice divide in quattro fasi:
1987: l’epoca degli assalti ai caselli con la Regata di Alberto Savi
1988-89: sono gli anni delle rapine ai supermercati fatte anche con l’uso di esplosivo

1990-91: alle rapine si associano diversi episodi criminali a sfondo razzista, sono gli anni in cui si registrano le maggiori violenze anche contro cittadini “colpevoli” di voler chiamare la polizia.
1992-94: gli anni delle rapine alle banche, ovvero atti criminali con dietro un obiettivo economico (il totale del bottino preso dalla banda è stati di quasi 2 miliardi di lire)

- il contesto ovvero la Bologna rossa negli anni a cavallo tra prima e seconda repubblica, col crollo del Muro di Berlino e la fine del PCI, Bologna che si credeva essere isola felice

- la rete del mistero, ovvero tutti i punti rimasti oscuri, le domande senza risposta nonostante le sentenze passate in giudicato: il perché di alcuni delitti gratuiti, come mai la strage del Pilastro, coi tre carabinieri morti, come mai una volta che i fratelli Savi si sono resi conto di essere pedinati dalla polizia non si sono sbarazzati delle armi?

Sono emersi dei dubbi persino sulla versione ufficiale della svolta alle indagini, quando nel novembre del 1994 i due ispettori della Questura di Rimini, Baglioni e Costanza, si incrociarono portando all’identificazione di Fabio Savi, “lo stangone”, il secondo dei fratelli Savi, l’unico non poliziotto della banda, che così venne identificato.
Secondo Fabio, quel giorno non guidava una Tipo bianca e non avrebbe potuto seguire quel tragitto fino al suo appartamento..
C’è stata una soffiata alla Questura di Rimini che ha portato ai fratelli Savi? Magari della fidanzata di Fabio, Eva Mikula?
C’è poi il filone dei depistaggi (del brigadiere Macauda sul doppio delitti dei carabinieri Stasi ed Erriu), la pista sulla “quinta mafia” nel bolognese, le rapine alle coop per cui furono indagati degli esponenti della Camorra, poi finiti assolti dopo le confessioni e le ammissioni di colpa dei Savi.

Si parla anche dei suggestivi collegamenti con i colpi della banda del Brabante Vallone operativa in Belgio nei primi anni 80, stessa tecnica, stessa ferocia negli assalti ai supermercati. Si scoprì poi che i membri di questo gruppo criminale erano legati al mondo militare e a Gladio.
Altro punto ancora coperto da un velo di mistero riguarda le rivendicazioni dei colpi fatte da questa sigla, la Falange Armata: delle quasi 500 telefonate, 221 riguardavano proprio la Uno bianca.

Anche per l’omicidio di Umberto Mormile, l’educatore del carcere milanese di Opera avvenuto il giorno 11 gennaio 1990 fu rivendicato da questa sigla (che si ritiene legata ad esponenti di Gladio e del Sismi): qui c’è un altro sinistro contatto con la Uno bianca, il killer della ndrangheta ha usato come arma la Colt 357 usata poi da Roberto Savi.

Nelle inchieste non è stato abbastanza approfondito il tema delle armi ovvero se i Savi avessero venduto le armi alla criminalità organizzata.
Non solo, quando nel corso delle indagini per un delitti compiuto dalla banda dove fu usato un fucile AR 70, si cercarono tutti i possessori in Italia. Tra questi anche Roberto Savi (che, cosa strana, sparava con un arma registrata a suo nome): agli inquirenti Roberto portò un secondo fucile appena acquistato, ma nessuno fece controlli sul primo fucile, quello che aveva sparato.

- Il Tribunale e la pubblica opinione

Le fulminee confessioni dei Savi autoaccusatisi di tutti i reati della Uno bianca è servita a placare la rabbia dei familiari delle vittime ma anche a far passare una versione di comodo di questa strana banda criminale, ovvero una "impresa criminale a natura familiare".

Una verità di comodo che ha consentito a calare una coltre di nebbia su tutti i punti aperti ma non l’ansia di giustizia dei familiari delle vittime alcuni dei quali, durante il processo, hanno ricevuto delle telefonate di minacce. C’è qualche altro responsabile che è rimasto impunito?

Tra l’altro, solo dopo le condanne sono arrivate le ritrattazioni da parte degli stessi Savi, per esempio su come i due ispettori, Baglioni e Costanza, si sono imbattuti nell’auto di Fabio Savi.

- I punti aperti

Ci sono ancora tante domande senza risposta su questa banda che rapinava e assaltava banche e supermercati, uccidendo persone a volte senza nemmeno prendersi i soldi.

C’è la questione dei legami con la criminalità organizzata. Ci sono le intimidazioni ai parenti delle vittime, chi ha telefonato?

Ci sono quei capelli in mano a Primo Zecchi, una delle tante vittime dei Savi, ucciso perché stava facendo il suo dovere da cittadino.

Sarebbe interessante consultare l'archivio o gli archivi dei servizi: secondo il Giudice Spinosa (autore del libro uscito per Chiarelettere l’Italia della Uno Bianca): quello della Uno bianca è stato un attacco allo stato per destabilizzare Emilia Romagna, come le bombe della mafia della stagione 1992-93.

Ma forse non lo sapremo mai.

- Le conseguenze

Ci sono le famiglie straziate dal dolore, i familiari delle vittime che si sono raccolti in associazione. E poi ci sono i colpevoli: i tre fratelli Savi sono ancora detenuti, mentre gli altri comprimari o hanno patteggiato una pena oppure sono in libertà avendo già scontato la condanna.

Ma rimangono i dubbi ancora aperti: per evitare che una storia del genere possa ripetersi – conclude l’autrice, è importante continuare a provare a dare una risposta a questi punti poco chiari.

La scheda del libro sul sito di Edicola Shop e su quello della Gazzetta

- Chi sono i protagonisti di questa vicenda, ladri feroci e sanguinari? Terroristi? Strumenti in mano a poteri occulti o alle grandi orga- nizzazioni criminali? Dal 1987 al 1994, un gruppo di misteriosi banditi si muove a bordo di una Fiat Uno bianca seminando terrore e morte in Emilia-Romagna. Sono tiratori esperti, sanno maneg- giare l'esplosivo e conoscono la tecnica dell'assalto, con la quale aggrediscono i portavalori. Puntano a caselli autostradali, super- mercati, uffici postali, pompe di benzina e banche, ma fra i bersagli finiscono anche campi nomadi, stranieri e forze dell'ordine. Spa- rano senza esitare e senza un apparente motivo. Questi rapinatori assassini sono i fratelli Savi e i loro complici. E, tranne Fabio, sono tutti poliziotti.
-DIETRO LA UNO BIANCA CI SONO LA TARGA, I FANALI E IL PARAURTI. BASTA, NON C'È NIENT'ALTRO.- (FABIO SAVI, MEMBRO DELLA BANDA DELLA UNO BIANCA)

23 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – rinnovabili, indietro tutta!

Mentre la Cina, che rimane uno dei paesi che più inquinano al mondo, sta spingendo su eolico, solare e sulla mobilità elettrica per una vera transizione energetica, la nuova Europa sta passando dal green deal al war deal.

Si fa campagna elettorale contro le rinnovabili, si predispongono piani per un ritorno al nucleare (pagato coi contributi pubblici) e nell’America di Trump aumenteranno le estrazioni di petrolio (drill, baby drill!). Una conversione ad u delle politiche energetiche poco lungimirante e non sostenibile per il nostro pianeta.

Nell’anteprima della puntata, Aspettando Presadiretta, si parlerà del disordine mondiale sul “cambiamento radicale” nelle relazioni nel mondo intero da quando Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, prendendo sin da subito tante decisioni.
Cosa comporteranno per l’Europa le sanzioni, un reportage sui tagli ad Usaid, l’agenzia internazionale statunitense che aiutava il mondo intero, si parlerà delle mire di Trump in Groenlandia e poi si racconterà di cosa significa veramente lo slogan “drill, baby drill” ovvero l’aumento delle perforazioni di gas e petrolio.


Metteremo dazi e tasse ai paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini – ha detto il neo presidente Trump nel discorso di insediamento il 20 gennaio scorso: è il suo guanto si sfida lanciato al commercio mondiale per una battaglia senza confini a colpi di dazi. Una battaglia che prima o poi colpirà le famiglie americane – ha risposto subito l’ex presidente Trudeau, mentre la Cina ha risposto con suoi dazi al 15% sui prodotti americani.

L’Unione europea è stata creata per fottere gli stati uniti” questo ha avuto il coraggio di dire Trump: dazi da una parte e dazi in risposta dall’altra, anche dai paesi europei, divisi tra di loro.
Sono bastati pochi mesi di questa amministrazione per sconvolgere le relazioni commerciali tra i paesi per come eravamo abituati a conoscerle.

Dazi annunciati poi sospesi, a che gioco sta giocando Trump?
È una strategia voluta per creare un terreno di trattativa in cui gli Stati Uniti partono in posizione avvantaggiata, di forza, quasi da bulli – risponde Sissi Bellomo giornalista de Il sole 24 ore.
Una uscita da bullo anche quella contro la Groenlandia: vi porteremo a livelli di ricchezza come non ne avete mai avuti prima, a patto che scegliate liberamente di diventare uno degli stati americani.
Ma noi non siamo una merce, siamo un popolo, una democrazia – risponde Naaja Nathanielsen ex ministra dell’economia della Groenlandia, “abbiamo il nostro parlamento, il nostro sistema giudiziario e ci aspettiamo che i nostri alleati lo rispettino. Quello che non vogliamo è essere annessi, comprati o scambiati.”
Nathanielsen ha avuto la delega anche alle industrie minerarie il vero tesoro dell’isola: se gli Stati Uniti vogliono più concessioni minerarie: “La Groenlandia è già aperta agli investimenti americani eppure ad oggi solo una licenza mineraria è in mano ad una compagnia statunitense, contro le 23 canadesi e 23 britanniche. Trump vuole qualcosa che è già disponibile, basta investire.”
In realtà Trump vuole dividere l’Europa – continua l’ex ministro degli esteri Likketoft “basta vedere come Musk stia sostenendo partiti antieruopei in Gran Bretagna e in Germania. Trump ha iniziato con la Groenlandia, col canale di Panama, col Messico, col Canada, cercando di portarli sotto il suo controllo, vujole portare il mondo sotto la dottrina Monroe, il mondo diviso in sfere di influenza tra le grandi potenze. Questo ci porta davanti ad un’altra domanda: significa che Trump riconoscerà a Putin il diritto di prendersi l’Ucraina? La vera prova sarà l’Ucraina. Gli stati uniti cercheranno di influenza il referendum in Groenlandia, come le interferenze dei russi in Moldavia e negli stati vicini.”

Rinnovabili indietro tutta
Su Raiplay potete trovare una anteprima del servizio sulla rivoluzione verde in Cina: qui le infrastrutture sia per i mezzi pubblici, per i taxi che per le auto private, sono di fabbricazione cinese, sopra le pensiline per le ricariche delle auto elettriche sono presenti pannelli solari, collegati a grandi batterie di accumulo per avere energia pulita per le ricariche.

Qui un kw/ora di ricarica costa 20 centesimi, come prezzo orario più alto perché da mezzanotte fino alle otto del mattino si paga la metà, dieci centesimi di euro, sei volte di meno di quanto costa da noi in Italia. È anche questo uno dei motivi per cui in Cina i consumatori hanno scelto e premiato le auto elettriche: a Shenzhen più del 50% delle auto private in circolazione è elettrico, tutte auto con le targhe verdi, per la gioia delle case automobilistiche cinesi.
Queste aziende infatti hanno visto crescere la vendita delle auto elettriche, sia full che hybrid, al punto che oggi il 45% delle auto in circolazione sono elettriche. Nella zona del porto commerciale di Shenzhen c’è il quartier generale di un colosso della produzione di auto elettriche, BYD, un marchio conosciuto in tutto il mondo: questa azienda ha cominciato nella progettazione e produzione di batterie dove è diventata leader, poi dal 2004 attorno alle batterie ci ha costruito le macchine. In venti anni il gruppo è passato da 20 a 900 mila dipendenti con trenta stabilimenti e filiali in tutto il mondo. Oggi Byd produce veicoli commerciali, autobus, macchine da lavoro, treni e decine di modelli di auto, di ogni dimensione e per tutti i portafogli, dalle utilitarie alle auto sportive.

Il 2024 è stato un anno record per il gruppo, Byd ha venduto 4,3 ml di veicoli con un incremento delle vendite del +41,26%, numeri incredibili rispetto al basso mercato europeo e italiano. Come hanno fatto?
Iacona ha incontrato Stella Li, vicepresidente esecutivo del gruppo, secondo Forbes una delle donne più importanti del settore, tanto da essere stata nominata nel 2025 World car person, persona dell’anno nel settore automotive, un prestigioso riconoscimento internazionale per la prima volta dato ad una donna.
Come hanno fatto dunque? “La tecnologia è la risposta” spiega Stella Li, “ecco perché stiamo andando così bene, il 10% dei nostri dipendenti sono ingegneri, sono 110 mila e lavorano in 11 diversi istituti di ricerca e sviluppo. Produciamo circa 32 brevetti al giorno e portiamo continue innovazioni tecnologiche sulle macchine.”
Quanti investono in ricerca e sviluppo?
“L’anno scorso più di 5 miliardi di dollari in un solo anno, attualmente la spesa in ricerca e sviluppo rappresenta il 7% del fatturato totale. È una cifra enorme e crediamo che il futuro della mobilità sia ancora elettrico.”
Quanto è stata importante la scelta del governo cinese di spingere verso la transizione energetica?

Si, è stato importante, ogni nazione dovrebbe fissare obiettivi sostenibili, se guardi alla Cina, venti anni fa hanno detto nel futuro incoraggeremo tutta l’industria a spingere verso veicoli a nuova energia. Questa politica non è mai cambiata in venti anni, non hanno mai cambiato direzione, hanno fissato un obiettivo e l’hanno mantenuto. Come azienda privata abbiamo bisogno di certezze per il futuro. Questa incertezza è un problema per l’Europa ma anche per altri paesi: le aziende automobilistiche in Europa sono spaventate perché non sanno se esiste una direzione chiara o no, in Cina invece il governo ha investito molto nell’infrastruttura, nella ricarica e nelle energie rinnovabili per portare elettricità a costi bassi nelle città. E’ questo cambiamento che abbiamo visto in Cina che ha reso il nostro paese un leader globale nelle auto elettriche. ”

Stellantis investe in ricerca e sviluppo una quota molto inferiore rispetto al fatturato (2,9% una delle quote più basse del settor) e anche questo marca le differenze.

Eppure l’Italia avrebbe enormi potenzialità nel settore delle energie pulite: nel servizio di parlerà del parco eolico di San Severo in Puglia, 12 generatori ognuno dei quali ha una potenza di 4,5 MegaWatt. “Con il parco eolico in funzione siamo in grado di fornire energia a 55 mila famiglie ogni anno” racconta ai giornalisti Fabrizio Pucacco project manager di RWE. Questa infrastruttura è stata costruita su terreni privati col loro supporto, su terreni dove si continua a fare agricoltura (smentendo una fake news per cui la transizione energetica ruba spazio all’agricoltura), “le rinnovabili possono coesistere in un ambiente dove l’agricoltura è un fattore fondamentale”.
I cittadini hanno potuto partecipare a questo progetto con 200mila euro con un investimento libero di minimo di 250 euro fino ad un massimo di 5000 euro. Per tutti loro c’è un rendimento garantito dell’ 8% l’anno, che diventa del 9% se sei locale.
“Rendere i benefici economici di questi impianti più democratici è stato sicuramente uno degli elementi che mi ha spinto ad investire” racconta a Presadiretta uno di questi investitori: “è un orgoglio, sento l’appartenenza al progetto, alla tecnologia”.
Cosa ne pensano queste persone che, alla transizione ecologica, hanno creduto tanto da metterci dei loro soldi, dell’ostilità che c’è verso queste tecnologie?

Io credo che sia ingeneroso è probabile che ci siano dei casi isolati di speculazione ma nel complesso le evidenze scientifiche dicono che è una tecnologia pulita e necessaria in questo momento..”
Ci sono luoghi dove una pala è certamente impattante, ma ci sono anche zone come San Severo dove non è certamente una pala eolica quella che impatta sul paesaggio tanto da scegliere una fonte fossile – è l’opinione di un altro di questi cittadini investitori.

Ma il clima politico attorno alla transizione energetica è cambiato anche a seguito dell’elezione di Trump: nonostante gli stati petroliferi come la California e il Texas siano ai primi posti al mondo per nuove installazioni di rinnovabili e accumuli, negli Stati Uniti oggi la retromarcia è totale, al grido di “drill, baby, drill”: sempre più perforazioni con evidenti mire alla Groenlandia e al Golfo del Messico. Ritorna la retorica trumpiana del green deal come enorme bufala.

In Europa l’attacco frontale alle rinnovabili arriva dalle destre: nella sua campagna elettorale AFD ha attaccato la legge che destina il 2% della superficie della Germania alle energie rinnovabili, accusata di voler distruggere le foreste.

Grazie alle battaglie contro le politiche verdi, oltre ai temi tradizionali come migranti e sicurezza, l’estrema destra ha raccolto consensi fino ad arrivare il secondo partito in Germania e il primo in stati federali come la Turingia.

Penso che le politiche verdi ci stiano rovinando, i verdi sono il partito dei divieti, sono una setta ideologica” dicono i dirigenti del partito: queste posizioni hanno però spinto i grandi partiti come la CDU a tornare sulle proprie posizioni. La CDU è il partito di Angela Merkel che aveva chiuso le centrali nucleari in favore delle rinnovabili: oggi il nuovo leader Merz dice che non si sarebbero mai dovute chiudere le centrali, “è stata una follia, sta danneggiando la nostra industria.. ”
Le stesse parole della leader di AFD che nella campagna elettorale spiega chiaro che metterà fine alla transizione energetica per uscire dalle politiche climatiche europee, “quando saremo al potere abbatteremo tutte le pale eoliche, mai più questi mulini a vento..”

La scheda del servizio:

Le nuove politiche di Trump e la transizione energetica saranno al centro della puntata dal titolo “Rinnovabili indietro tutta” del programma “PresaDiretta” in onda domenica 23 marzo alle 20.30 su Rai 3. Nell’anteprima “Aspettando PresaDiretta” ci sarà un approfondimento sull’economia mondiale di fronte alle decisioni di Donald Trump: l’analisi con economisti ed esperti , delle misure che, secondo le stime, potrebbero avere per l’Europa un impatto tra i 40 e i 50 miliardi di euro, per riflettere sulle conseguenze per l’Europa e per l’Italia. Nel reportage dalla Danimarca, l'analisi delle mire di Trump sulla Groenlandia. E un’inchiesta sul taglio dei fondi per USAID l’agenzia federale che da decenni fornisce aiuti umanitari e assistenza per lo sviluppo in decine di paesi in tutto il mondo, con quali conseguenze?
A seguire, nella puntata di “PresaDiretta”, un reportage esclusivo di Riccardo Iacona in Cina, la nazione che spende di più per la transizione energetica, ben 1.600 miliardi di dollari solo negli ultimi due anni, con l’obiettivo emissioni zero entro il 2060.  Da Shenzhen che a sud-est fronteggia Hong Kong fino all’altopiano desertico di Yinchuan nella regione autonoma di Ningxia, passando per la città di mare Shanwei e poi Dunhuang, sulla via della Seta. Un viaggio per conoscere da vicino “i nuovi tre”: fotovoltaico, eolico e mobilità elettrica. Dai taxi agli autobus, dalle metropolitane al parco auto privato, tutto rigorosamente a emissioni zero. “PresaDiretta” è riuscita a entrare nel quartier generale di uno dei colossi della produzione di auto elettriche, nella più grande base portuale per l’energia eolica offshore di tutta la Cina e nel parco di 12 mila eliostati, specchi che seguono il percorso del sole.
Si parlerà anche dell’Italia con un reportage in Sardegna, in rivolta contro le rinnovabili. Comitati di protesta, raccolte di firme, sabotaggi e fake news per fermare i progetti eolici e solari. Ultima tappa, la Puglia. Dal nuovo parco eolico di San Severo finanziato anche dai cittadini alla grande fabbrica di una multinazionale danese che a Taranto produce pale rotanti vendute in tutto il mondo, ma in Italia sempre meno. In studio con Riccardo Iacona: il professor Nicola Armaroli del CNR, esperto di energia rinnovabile per fare chiarezza sulla transizione energetica tra luoghi comuni e fake news.
“Rinnovabili indietro tutta” è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina De Ritis con Marianna De Marzi, Irene Fornari, Lorenzo Grighi, Alessandro Macina, Elena Marzano, Paola Vecchia, Emilia Zazza, Fabrizio Lazzaretti, Paolo Martino, Massimiliano Torchia.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

22 marzo 2025

La concessione del telefono di Andrea Camilleri


 

E qual rovinio era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni, di tutta la fervida fede, con cui s’era accesa alla rivolta! Povera isola, trattata come terra di conquista!

Da I vecchi e i giovani Pirandello

La concessione del telefono è il racconto di uno scambio, come in una commedia degli equivoci dove però, se si ride all'inizio per certe scene grottesche, arrivati alla fine si ride amaro.

Un imprenditore "fimminaro" che viene scambiato per un pericoloso sovversivo socialista, la sua richiesta di poter installare una linea telefonica scambiata per un volersi prendere gioco del prefetto.

E poi, un prefetto che parla coi numeri della smorfia napoletana, ossessionato dai complotti anche contro la sua persona.

Certe volte con me s’esprime con la smorfia, non usa parole». «Vuol dire che comunica adoperando la mimica facciale?». «No, signor Questore, per smorfia intendiamo, come dire, la cabala.

E poi un mafioso che, giustamente viene premiato col titolo di commendatore, don Lollò Longhitano, che dispone di una vasta rete di relazioni per gestire i suoi affari e consolidare il suo potere.

Il suo consiglio è che tu ne parli seriamente al commendatore Longhitano perché concordi col suo amico Orazio Rusotto – momentaneamente ristretto alle carceri dell’Ucciardone, ma questo non porta ostacolo – una linea di condotta alla quale il dottor Caltabiano strettamente si atterrà.

Una commedia degli equivoci e degli scambi dove il protagonista, Pippo Genuardi, si trova stritolaro nel mezzo di due poteri ottusi e alla stessa maniera pericolosi.

Il potere dello Stato che, con un processo kafkiano, è capace di costruire un castello di accuse da cui è impossibile uscirne-

Dall'altra parte la maffia, potere dentro lo stato e potere alternativo allo stato:

«.. Che fa, piange?». «Certo! Pinsando a questo mio povero genero, pigliato a mezzo tra lo Stato e la maffia!».

«Genuardi non è il solo, se questo può consolarla. I tre quarti dei siciliani stanno pigliati in mezzo tra lo Stato e la maffia. »

Questi due poteri parlano con linguaggio diverso, certo: quello dello stato è ampollosamente ricco di barocchismi lessicali, incomprensibile per la massa degli italiani di allora e dunque potere inutile, non un interlocutore per i problemi uno come il prefetto Marascianno o il generale Saint Pierre.

Le uniche mosche bianche, il Questore e il suo collaboratore il Delegato Antonio Spinoso, che proprio per questo verranno allontanati dall'incarico.

Dall'altra parte il potere mafioso che parla come la gente del popolo coi suoi messaggi velati, col dire e non dire, con l'alludere senza far intendere direttamente.

Poi c'è la chiesa, col parrino che invita le fedeli a non provare piacere durante il rapporto col marito (il debito conoigale del marito)

La fìmmina, la sposa, non deve provare piacìri perché altrimenti il rapporto col marito cangia di colpo e addiventa piccato mortale. La donna non deve godere, deve procreare

Non solo, i rapporti fatti per piacere e non per procreare sono "fuori natura", come il socialismo: ecco che si giustificano le accuse per questo povero Pippo Genuardi, sovversivo, socialista e pure posseduto dal diavolo:

«Pare che il Genuardi Filippo, ogni volta che assolve al debito coniugale, si tinge il membro di rosso per parere un diavolo e possiede la moglie contro natura gridando: viva il socialismo!».

Lo stile con cui è stato scritto questo piccolo gioiello rispecchia questo doppio registro narrativo: da una parte le lettere, i documenti ufficiali, le "cose scritte". Come la lettera con cui veniva richiesta una linea telefonica privata (la famosa concessione del telefono), da cui parte tutto l'equivoco

A Sua Eccellenza Illustrissima Vittorio Parascianno Prefetto di Montelusa Vigàta li 12 giugno 1891 Eccellenza, il sottoscritto GENUARDI Filippo, fu Giacomo Paolo e di Posacane Edelmira, nato in Vigàta (provincia di Montelusa), alli 3 del mese di settembre del 1860 e quivi residente in via dell’Unità d’Italia

Dall'altro i dialoghi tra i personaggi dove troviamo il solito Camilleri (quello dei romanzi con Montalbano nella Vigata di oggi):

«Sì, la febbri ho, Taninè. Stinnicchiati, che non mi tengo». «O Madonnuzza santa, che ti pigliò? È da stamatina all’alba che pistii nel mortaro… Sì… sì… sì… accussì… accussì…».

Si ride, e molto, in questo romanzo. Ma poi, man mano che la storia va avanti, fino a culminare in un finale tragico, si ride amaro.

L'equivoco iniziale avrà il suo culmine nel finale: nulla deve cambiare in questa parte dello stivale (e forse in nessuna parte dello stivale), il commendatore mafioso continuerà a tessere la sua tela di relazioni e potere, le istituzioni vigileranno sull'isola alla ricerca di sovversivi e di facinorosi (a proposito, si parla dei fasci siciliani nel racconto, una nota storica molto interessante) e il potere ecclesiale continuerà a sorvegliare sulle anime delle sue pecorelle..

Il Maestro, dunque, si diverte; e con lui si diverte il lettore, continuamente accompagnato dall’ironia dell’autore e dagli snodi via via più esilaranti di una classica commedia degli equivoci (e come si vede che Camilleri è stato a lungo innanzitutto uomo di teatro).

Ma il divertissement non fa solo ridere, anzi, a un certo punto rischia di non far più ridere per nulla. Perché se all’inizio il precipitare dell’intreccio verso l’assurdo sembrava solo il frutto della dabbenaggine o, al contrario, della troppo contorta e sospettosa astuzia dei protagonisti, via via che si procede diventa fin troppo evidente che dietro c’è di più, e di peggio; c’è l’eterno dramma della burocrazia italiana, ma soprattutto un pessimismo millenario che dà per scontato che le cose cominciate male finiranno peggio, che chi prova a portare tra i pazzi un minimo di razionalità e di buon senso finirà stritolato, che ogni sistema premia i peggiori. Non diciamo di più, per non spoilerare, come orrendamente diciamo oggi; d’altra parte, quando una parola la capiscono tutti ed esprime esattamente e con la massima economia un concetto preciso e complesso, sarebbe sbagliato non usarla, anche se scommetterei che al Maestro avrebbe fatto venire il nirbuso. Perché questo, come quasi tutti i libri di Camilleri, è anche un giallo, e così intricato che forse nemmeno Montalbano sarebbe riuscito a risolverlo, anche se qui al lettore il giallo è presentato a rovescio rispetto a quel che succede di solito: è l’intreccio delle cause che si aggroviglia sotto i nostri occhi, il delitto non c’è ancora stato.

Alessandro Barbero (anticipazione da il Fatto Quotidiano, 12 marzo 2025)

La scheda del libro sul sito di Sellerio

Il sito Vigata.org

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20 marzo 2025

Il vento di giugno di Leonardo Gori


 

Chi, alle sei di mattina del 2 aprile 1946, avesse visto correre una Topolino per via de’ Serragli, a Firenze, avrebbe pensato forse a un’auto civetta della Polizia o dei Reali Carabinieri, all’inseguimento di un bandito. Di automobili private ce n’erano ben poche, in giro: [..]

Alla guida della FIAT c’era il professor Guido Mori, cinquantenne, membro autorevole della ricostituenda Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

I romanzi di Leonardo Gori sono racconti con dentro la storia, quella con la S maiuscola: “la storia è l’essenza stesso del racconto” spiega l’autore nell’intervista su Rainews, la storia non è solo un fondale dipinto alle spalle dei protagonisti, ma è la storia di quell’Italia con i suoi disastri, le sue rovine e le sue speranze. Il vento di giugno, ultimo romanzo della serie con Bruno Arcieri, è ambientato nei giorni attorno al referendum del 2 giugno 1946, quando gli italiani furono chiamati a decidere su referendum o monarchia. Queste furono, cosa ancora più importante, le prime elezioni dove le donne poterono votare.

Bruno Arcieri si accarezzò la barba ispida, guardando il proprio volto riflesso in una delle poche vetrine di via Scipione Ammirato, nella prima periferia borghese di Firenze.

Avrebbe dovuto darsi una sistemata.

Che vento spira su quell’Italia? Il vento della sconfitta dopo quella guerra voluta da fascismo che aveva portato morte, distruzione, famiglie distrutte, macerie. Non solo le macerie dei palazzi distrutti dalle bombe ma anche le macerie morali di un paese lasciato allo sbando dopo la fuga del re a Brindisi, il crollo del regime e l’occupazione del paese da parte del nazismo.

Ma anche un vento di riscatto e di speranza, alimentato dal coraggio e dal valore degli italiani che scelsero di lottare dalla parte giusta in quella guerra di Liberazione che aveva ridato un minimo di dignità all’Italia. Guerra a cui pure lo stesso Bruno Arcieri, ufficiale del SIM, aveva partecipato

.. da Salerno a Milano, venti mesi di combattimenti, in mezzo a orrori che lo avevano reso forse più compassionevole, ma, in modo paradossale, anche più cinico, come se indossasse uno scafandro per camminare impunemente sul fondo melmoso di un’Italia affondata.

E ora il referendum, la possibilità di votare, dopo venti e più anni del regime, un voto libero, per tutti, anche per le donne. Per cambiare, per dire basta.
Ma sulla nostra nazione grava un altro pericolo e toccherà ancora una volta ad Arcieri tornare in azione e sventare questa minaccia, come ai tempi del SIM, il servizio segreto militare rinominato da Badoglio in Ufficio I e messo in naftalina, perché troppo compromesso col regime:

«Dobbiamo parlare in privato.» Il tono di voce dell’uomo, gentile ma fermo, intimoriva. Era sui sessanta, forse un po’ di più, distinto, dotato di un carisma..
Nella sua Firenze, dove vive gli ultimi giorni accanto ad Elena, la donna che ama e che è in procinto di partire per la Palestina, quella che ritiene essere la sua terra, Arcieri riceve un messaggio del Comandante, il suo superiore al servizio segreto.
Lo raggiunge a Firenze raccontandogli di questa minaccia: qualcuno sta distruggendo il servizio dall’interno, per indebolirlo agli occhi del governo e degli alleati, allo scopo di indebolire il paese.
Questo qualcuno ha brigato per estrometterlo dal suo ruolo, oltre a questo alcuni dei suoi “controlli” diretti, informatori irregolari che gli riferivano notizie riservate, sono stati uccisi simulando degli incidenti. Uno di loro era proprio quel dottor Guido Mori.
Arcieri deve recarsi subito a Roma e prendere dimora presso uno degli ultimi “controlli” del Comandante, un marchese caduto in rovina che oggi dispone solo della sua villa, presso cui prenderà dimora.

«Lei pensa che ci sia un piano preciso. Una specie di complotto, che sta svuotando il Servizio degli elementi migliori?»

L’Italia alla fine della guerra è stata relegata tra le nazioni sconfitte, troppi sono gli interessi, spesso in contrasto tra loro, sul futuro del nostro paese. Qualcuno, tra le potenze alleate che si stanno spartendo ora il controllo del mondo, potrebbe aver interesse ad indebolire ulteriormente il nostro paese, usando una talpa per colpire il servizio e portar fuori notizie riservate.

«Mi farà da agente privato, illegale, come se agisse in territorio nemico. Continuerà a svolgere il suo lavoro di passacarte ..»

Inizia così questo thriller dove vedremo il protagonista muoversi in una Roma oggi irriconoscibile: se i bombardamenti hanno in parte risparmiato la città, la fame e la miseria si sono fatte sentire anche qui, nella città eterna. Tutto è in vendita, dalla dignità delle persone costrette a vendersi per fame trasformando l’urbe in un enorme bordello a cielo aperto. Alle informazioni segrete di cui arcieri ha bisogno per capire chi sia questa talpa all’interno del servizio.

Si guardò intorno. Pochi passanti, donne e uomini, con le mani in tasca e gli occhi bassi, per fuggire gli sguardi del prossimo. Molti probabilmente erano disoccupati, e forse si sentivano in colpa. Un uomo anziano raccoglieva con metodo le cicche da terra e le metteva in un sacchetto di carta. Una vecchia allungava con gran vergogna la mano, all'angolo della strada. Erano le vittime di una guerra criminale, e ancor più di due anni di pace decisamente bellicosa. Su quei volti era stampato un tempo di miseria strisciante, occultata a malapena. L'immagine della sconfitta, della disfatta interiore.

In questa indagine in cui ancora una volta si troverà a mettere a rischio la propria vita, Arcieri verrà aiutato da uno strano giornalista, Lanza, con la passione per gli alcolici ma capace di procacciarsi qualsiasi informazione perché tutto o quasi ha un prezzo.

E poi da Cristina, la figlia del marchese che lo ospita: lavora presso una struttura in Vaticano che accoglie preti che fuggono dai paesi dell’est. Ma forse anche questa è una struttura di copertura per far passare informazioni da e verso la Russia.

E forse la stessa Cristina non è solo una impiegata come le altre..

Ritroveremo qui altri personaggi che abbiamo incontrato in precedenti (o successive) indagini di Arcieri: Daniele, un fascista convinto che aveva lavorato come suo collaboratore in operazioni poco ortodosse. Nanette, la fascinosa agente che Arcieri aveva “infilato” nel letto di ufficiali nazisti per carpire informazioni. Eleonora, altra “impiegata” del servizio finita a lavorare in un archivio.

Adesso l’Italia era in balia delle nuove grandi potenze, terreno di battaglia per un’altra guerra non guerreggiata..

Si parla di servizi segreti in questo thriller: Leonardo Gori nell’intervista a Rainews racconta che per documentarsi ha fatto delle ricerche ma ha cercato di non farle pesare sul lettore. I personaggi, del Sim, dei servizi inglesi, i russi, si trovano a loro agio in questa Italia del 1946: c’è del vero, del verosimile, c’è dell’inventato, ma Leonardo Gori ha sempre cercato di rispettare l’essenziale, della storia con la S maiuscola.

Allora, la storia: quanto è stata reale l’influenza dei servizi segreti stranieri sul referendum e sul destino del nostro paese? C’è stata una loro influenza sul voto finale del referendum? Come racconta lo stesso autore, “ho cercato di non seguire la vulgata ma di cercare delle angolazioni diverse, chi, insospettabile potrebbe aver giocato un certo ruolo ”.

L’Italia distrutta dalle macine si sarebbe sollevata da quella miseria, ci sarebbero voluti anni, gli aiuti degli alleati, la volontà di quanti volevano scrollarsi di dosso fame e miseria. Sarebbe arrivata l’Italia del boom, certo. Ma quell’Italia non avrebbe fatto i conti col suo passato: c’era l’arrivo di una nuova guerra “non guerreggiata”, la guerra fredda dove i nemici di ieri potevano essere utili a combattere il nemico di domani, i fascisti riciclati nel sistema in funzione anticomunista.

Ma c’era anche la comoda illusione che il fascismo fosse qualcosa di esterno a noi: un qualcosa che aveva illuso lo stesso Arcieri, anni prima, quando aveva visto arrivare al potere le camice nere e Mussolini

.. a quando pensava che il fascismo si sarebbe prima poi esaurito in modo pacifico, alla fine sarebbe scomparso senza trascinare con sé immense distruzioni materiali e morali, e al suo posto sarebbe nata una nuova Italia, fondata su presupposti nuovi di giustizia e libertà; a quando poteva ancora credere che il male fosse rappresentato solo da Mussolini e dal suo volgare regime di cartapesta, basato sulla violenza, sul disprezzo per la democrazia e sulla delazione, e che non ne fossero invece responsabili proprio gli italiani, quasi tutti fascisti nell’animo, anche quando credevano di essere dalla parte opposta: con la loro mentalità furbastra, con lo spirito vigliacco del branco, con il disprezzo belluino per le regole del vivere civile, con la loro propensione ai mezzucci e alla truffa.

Vedendo cosa è diventata l’Italia di oggi, verrebbe da dire che quell’Italia fascista non è mai morta.

La scheda del libro sul sito di Tea
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16 marzo 2025

Anteprima Presadiretta - Fentanyl overdose globale

Trump ha usato l'arma dei dazi contro Messico e Canada accusandoli di non fare abbastanza per fermare produzione e spaccio di fentanyl, la droga che sta causando più morti in nord America.

Presadiretta parlerà di questa droga, del lungo viaggio dal Messico agli Stati Uniti fino in Europa per un traffico che passa anche attraverso il dark web.
Si parlerà poi dei danni che sta causando in America e in Italia: dei tossicodipendenti ridotti a zombie e delle loro famiglie distrutte.

Il servizio parte dal viaggio lungo il muro tra Messico e Stati Uniti, che ferma i disperati in cerca di fortuna e di una vita migliore ma che non ferma i traffici di fentanyl. Traffici che partono dallo stato di Guerrero: per arrivare verso il confine con gli Stati Uniti si deve attraversare tutto il Messico, prendere l'aereo e volare per tremila km, arrivando alla città di Tijuana. Mentre si atterra, si vede sull'orizzonte la città di San Diego con tutta la baia. già negli Stati Uniti.

La città di Tijuana finisce proprio a ridosso del muro che divide i due paesi e che prosegue da qui per oltre mille km. migliaia di persone attraversano i varchi alla frontiera in macchina o a piedi: nonostante il muro, frontiera e controlli i narcos riscono a far passare il fentanyl dall'altra parte per rifornire il mercato degli Stati Uniti. Ma questa droga sta diventando un problema anche per chi vive da questa parte del muro - racconta il servizio - tanto che il governo messicano ha lanciato una campagna di sensibilizzazione. Le città sono piene di manifesti con messaggi contro la droga ma anche di gente tossicodipendente che vive per strada, insieme alle migliaia di migranti che a più riprese sono arrivati fino a qui con l'inteto di entrare negli Stati Uniti.

Padre Antonio lavora nella mensa Don Bosco dove si accolgono e aiutano questi migranti: è un sacerdote spagnolo venuto a Tijuana per dare una mano alla mensa che ogni giorno da da mangiare a pià di 700 persone.

Migranti che arrivano dal Messico e dalle altre regioni del centro e sud America "persone che syanno lottando per avere una vita migliore, che lottano per le loro famiglie, per i loro figli, è un loro diritto, deve essere tutelato".

I volontari di questa mensa accolgono le persone e servono loro da mangiare: un flusso continuo di uomini donne e anche bambini, intrappolati in un'esistenza che permette loro a stento di sopravvivere. Quasi tutti migranti partiti per arrivare negli Stati Uniti ma che sono rimasti bloccati qui. Vivono per strada, i più fortunati riescono a trovare un posto nei centri di accoglienza delle associazioni umanitarie, solo i salesiani qui ne hanno cinque.

Oltre al cibo qui alla mensa si fornisce anche assistenza medica al piano di sopra dove è stato allestito un laboratorio.

Il team di medici che lavora qui arriva dalle università di Tijuana e San Diego, sono tutti volontari, il dottor Luis Burgos è il loro responsabile.

A Presadiretta raccontano delle malattie che curano più frequentemente sono le infezioni sessuali, da quelle più lievi a all'HIV, problemi metabolici e anche droga. A volte anche problemi di salute mentale.

Sono persone che vivono per strada, non sono solo i migranti che arrivano qui: per resistere alle sofferenze iniziano a far uso di droghe e li vedi che sembrano cadere in letargo, "il fentanyl è tremendo.. le droghe chimiche sono il primo problema in questa città" spiega don Antonio. Qui ci sono stati diversi casi di overdose che, per fortuna, sono riusciti a trattare. La droga c'è sempre stata è cambiato solo il tipo di droga che si consuma.

Il traffico di droga e il potere dei narcos, con la loro capacità di controllare le istituzioni in Messico non sono solo un problema sanitario e sociale, ma sono anche un problema per la democrazia. Il servizio racconterà della strage di Uguala, il 26 settembre del 2016,sempre nello stato del Guerrero: alcuni studenti della scuola di Ayotzinapa furono sequestrati dalla polizia locale mentre andavano in autobus ad una manifestazione a Città del Messico. La polizia sparò su loro uccidendone 6, 43 furono rapiti per scomparire nel nulla.

I dettagli della strage sono stati raccontati a Presadiretta Ernesto Cano, uno degli studenti sopravvissuti alla strage grazie all’aiuto di una famiglia che lo ha nascosto dalla polizia.

Molti mi dicono di lasciare perdere, che probabilmente i nostri compagni sono già morti ma finché non ci dimostrano il contrario i nostri compagni sono considerati scomparsi e la scomparsa significa assenza ma anche la possibilità di trovarli..”

Dal Messico all’Italia, come hub di arrivo della droga e anche come piazza di spaccio: il viaggio dei giornalisti di Presadiretta arriva all’aeroporto di Fiumicino a Roma, uno dei più grandi hub di Europa, qui ogni anno transitano 50 ml di viaggiatori per un volume di merci di più di 200mila tonnellate.
Ci sono aerei che atterrano dal Messico: i militari della Guardia di Finanza ispezionano questi aerei con cura. Il Messico è infatti un paese attenzionato perché lì vengono prodotte le sostanze più pericolose come la cocaina, le metanfetamine, la marijuana e ormai da qualche anno il fentanyl.

Questa sostanza viene caricata dalle organizzazioni criminali in partenza utilizzando il dark web per la gestione dei rapporti coi clienti in Europa, può essere occultata assieme alla merce lecitamente trasportata oppure nascosta in luoghi che consentono un ottimo occultamento – spiega il tenente Peroni a Presadiretta – come possono essere i giubbotti di salvataggio, la cabina di pilotaggio o anche la stiva.
L’aereo e la merce scaricata viene controllata per tutta la giornata: nel servizio viene mostrata la scoperta di un pacco potenzialmente a rischio, un pacco postale di un corriere espresso in cui all’interno viene inserita della sostanza illecita. Il narcotest rileva la presenza di molecole di metanfetamine.

Mario di Tosto è direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a Fiumicino: ai giornalisti racconta di come, nell’ultimo trimestre, parcellizzata in centinaia di spedizioni illecite intercettate dalla GDF e dall’Agenzia, sono riusciti a sequestrare quasi 30 kg di sostanza stupefacente.

Il servizio di Presadiretta proseguirà raccontando alcune storie di tossicodipendenza: la droga non uccide solo chi la consuma, ma anche i familiari, come testimoniano le mamme dell’associazione SOSBallarò “Mio figlio ogni notte, va a Ballarò” racconta una di loro “mi dice accompagnami perché da solo non ce la faccio, così mi controlli, anziché prendere il crack prendo la roba che per me è meglio .. siamo arrivati a questi estremo. Io ho fatto in modo di non avere soldi perché se no se li mangia tutti. Sono andata a chiedere soldi in prestito a persone, al negoziante, io ho fatto cose allucinanti..”
I genitori di SOS Ballarò vorrebbero che i loro figli fossero dichiarati di intendere e di volere per poterli spingere alla cura, ma in Italia non è possibile spingere un maggiorenne ad un trattamento di cura, la loro maggiore preoccupazione è perciò sempre la stessa, togliere i figli dalla strada e dalle piazze di spaccio, a qualsiasi costo. Anche ricorrendo a misure estreme.
Una delle madri è arrivata a denunciare il figlio: “Ho buttato via tutto quello che ho trovato in casa: bottiglia, palline di crack, fumo... Sono andata in questura e ho detto quello che succedeva in casa negli ultimi tempi.. non c’era estorsione, non c’erano violenze.. facciamola finita cosa volete che vi dica? Io devo salvare mio figlio se ci riesco, così ho mentito. Ho mandato mio figlio in carcere per salvargli la vita”

La scheda del servizio:

Ogni anno vengono prodotte in laboratorio 100 nuove molecole, che si aggiungono alle mille già esistenti sul mercato delle droghe sintetiche. Si alza l’allarme sulla crescente diffusione di droghe sintetiche: il fentanyl, cinquanta volte più potente dell’eroina, è arrivato anche in Italia? “PresaDiretta” il programma condotto da Riccardo Iacona su Rai 3, nella puntata di domenica 16 marzo alle 20.30, si occupa di droghe sintetiche: la prima parte - “Aspettando PresaDiretta” - è dedicata soprattutto a ecstasy, ketamina, mdma, anfetamine, cannabinoidi sintetici, benzodiazepine,per capire la loro diffusione sul territorio e le vie illegali del commercio, che passano anche attraverso il dark web. E poi, un viaggio da nord a sud del Paese attraverso le principali inchieste che hanno portato alla luce ricette contraffatte, medici e farmacie compiacenti e traffico di ossicodone, per capire quanto è alto il rischio della diffusione del fentanyl nel nostro Paese. In studio con Riccardo Iacona il criminologo Vincenzo Musacchio e l’inviata di Avvenire Lucia Capuzzi.

A “PresaDiretta” poi, gli straordinari reportage realizzati in Messico e in Canada, tra laboratori illegali, traffici criminali ed effetti devastanti sui consumatori. “Fentanyl overdose globale", ricostruisce la dimensione di questo oppioide sintetico, chiamato anche la droga degli zombie per il suo effetto devastante. Prima tappa il Messico, con la guerra tra Cartelli per la produzione e il commercio di fentanyl, con le testimonianze di chi cucina la droga, degli esperti che contrastano i narcos, degli operatori che assistono migranti e tossicodipendenti. Il Messico dove la droga è anche una minaccia per la democrazia come dimostrano le oltre 100 mila persone scomparse.

PresaDretta” è andato poi in Canada dove il fentanyl provoca, solo nella regione di Vancouver, sette morti al giorno ed è entrata nei laboratori clandestini sequestrati dalle forze dell’ordine. Un Paese che nel tempo è diventato produttore di droga sintetica e dove gli enormi proventi illegali stanno inquinando anche l’economia legale.

E poi c’è la lotta contro le dipendenze: come funzionano alcuni dei 600 Serd del Paese, i Servizi territoriali per le Dipendenze patologiche, che lavorano sulla prevenzione e sulla terapia dei tossicodipendenti, che soffrono per i tagli e per la cronica scarsità del personale. Oggi mancano all’appello oltre fduemila unità, tra medici, psicologi e infermieri. Infine l’altra faccia del fentanyl: il farmaco analgesico indispensabile nelle anestesie e nel trattamento del dolore cronico. Dispositivi per la terapia del dolore utilizzati nei centri, sia privati che pubblici e spesso conservati in cassaforte.

"Fentanyl overdose globale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 marzo 2025

Iris di marzo di Grazia Verasani

 

Sono fortunata, l’uomo smilzo e stempiato che mi siede di fronte in questo anonimo ambulatorio medico, pneumologo di professione, è un vecchio compagno di liceo che non pretenderà nessuna parcella, ma lo sguardo accigliato con cui legge il referto della mia spirometria, dopo aver esaminato quello dell’eco al torace, non lascia presagire nulla di buono.

Ci sono libri che riescono a raccontarti la realtà meglio di tanti approfondimenti e saggi: questo di Grazia Verasani è un esempio calzante, qui troviamo tanti temi di stretta attualità come la microcriminalità delle seconde generazioni di immigrati (che poi sarebbero anche la terza); i giovani adolescenti e il loro rapporto con l’amore, con le affettività. Cosa vogliono dalla vita e cosa invece ottengono da questa società classista dove sono azzerati tutti i sogni e le ambizioni..

Da dove arriva la rabbia che si portano dentro i figli di immigrati, ragazzi che potranno diventare italiani solo dopo i diciotto anni, perché prima sono solo invisibili?
Quali sono le loro ambizioni, i loro sogni?

Ecco tutto questo viene raccontato con gli occhi di Giorgia Cantini, qui al settimo romanzo, che adolescente è stata negli anni settanta, tanti anni prima.

Una mattina, dopo una visita da un amico pneumologo che, inutilmente, ha cercato di convincerla a smettere di fumare, si trova in ufficio la signora Teresa, la mamma di Libero

«Sono qui per mio figlio Libero, dottoressa. Ha sedici anni, anche se lui direbbe quasi diciassette. ..»

Libero sta trascurando la scuola, a casa ha un atteggiamento ostile e, cosa che la preoccupa, ci sono quei brutti amici che frequenta, che sia finito in una baby gang? Potrebbe Giorgia seguirlo per capire se si sta mettendo nei guai?
Di questo gruppo di amici fa parte un ragazzo di origine nordafricana, uscito da poco dal carcere minorile che ha considerato come una vacanza che si porta dietro sempre un coltello a serramanico, per dimostrare la sua aria da duro. Poi c’è Charlie, amico di infanzia di Libero, che ora lavora nella pizzeria di famiglia. Olimpia, una ragazza ai limiti dell’anoressia per la sua magrezza e con brutti tagli sugli avambracci. E poi c’è Iris:

«Ed è qui che entra in gioco Iris, una diciottenne che un anno fa è stata protagonista di una bruttissima vicenda. ..»

La brutta faccenda è stata quella dei festini a base di coca dove dei professionisti facevano sesso con ragazze, anche minorenni come lo era Iris.

Ma Iris da quella storia sembrava addirittura esserne uscita rafforzata: aveva cambiato quartiere, amicizie, si era allontanata dai vecchi amici. Amici come Libero e Charlie, che di lei si sono innamorati ma senza essere ricambiati. Perché Iris è una che guarda lontano, vorrebbe fare l’attrice e anche le attenzioni di quelle persone più grandi di lei le fanno piacere.
Giorgia si ritrova a studiare questo ragazzo, così diverso da quelli della sua generazione, cresciuta senza internet e cellulari, senza quella socialità spinta che porta a chiudersi in una bolla:

La differenza è che noi non avevamo internet, eravamo ignari della rivoluzione digitale, coi suoi pro e i suoi contro, e nutrivamo ideali che avremmo poi seppellito in età matura e senza un funerale..

Per capire i problemi di ragazzi come Libero o come Hicham, bisogna anche riflettere su quello che la sua generazione ha lasciato come eredità: un paese dove l’ascensore sociale è fermo, la fine delle illusioni e la disillusione che nulla cambierà in meglio.

Per i ragazzi che crescono in contesti difficili, come Libero o la stessa Iris, figlia unica di una madre separata, l’unica possibilità è la fuga:

.. i più fortunati, dopo il liceo o l’università, se ne andranno all’estero, ma gli altri? Crescono in città piene di anziani, la scuola è un’imposizione e non certo un luogo di salvezza, non hanno libri in cui individuare modelli di ispirazione, e nemmeno un Che Guevara dipinto sulla maglietta.

Una mattina, reduce da una nottata difficile, Giorgia viene svegliata da una telefonata di Teresa, la madre di Libero:

«Si calmi, Teresa» la incoraggio dopo un paio di colpi di tosse. «Chi hanno messo in un carrello?»

Iris, la ragazza piena di luce e di energia, quella che coltivava il sogno di fare l’attrice, è stata trovata morta: accoltellata e infilata dentro un carrello della spesa delle coop.

Un’indagine non è mai come lanciare un’esca e poi avvolgere lentamente il mulinello, si formano sempre mille cerchi d’acqua che confondono sovrapponendosi tra loro

Giorgia inizia così una sua indagine parallela a quella della polizia, cercando però di tenersi ben lontana dal suo ex, il super poliziotto Bruni, che l’ha abbandonata per tornare dalla sua famiglia.
Una indagine che deve portare avanti perché quella morte le ricorda da vicino quella della sorella, Ada, morta suicida anni prima. Anche lei voleva fare l’attrice, anche la sua una vita bruciata troppo in fretta..

Si scopriranno diverse analogie tra questi ragazzi, la nuova “gioventù bruciata” e quelli della sua generazione: in fondo le difficoltà nel superare un trauma, come un amore mancato, sono le stesse.
Chi ha ucciso Iris in una fredda notte di un marzo dove l’inverno non vuol lasciare spazio alla primavera?

«E cosa vorresti fare del tuo tempo?»
«Il problema è che non lo so. E nemmeno Libero. Qui non lo sa nessuno.»
Quanta vita reale dentro queste pagine. Quante risposte alle tante domande sul perché delle baby gang, sul fallimento dell’integrazione delle seconde e terze generazioni. Su questi adolescenti che crescono senza speranze e tanta rabbia.

La scheda del libro sul sito di Marsilio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon