28 aprile 2014

La sedia della felicità

Non mi capitava di tanto, di assistere ad un film al cinema e di ridere dall'inizio alla fine. Assieme agli altri spettatori.
Il film di Carlo Mazzacurati, La sedia della felicità, è divertente, irriverente e irrispettoso della tonaca, dei luoghi comuni del nordest, della morte ..
Protagonisti sono due ragazzi e un prete, tutti in cerca di un colpo di fortuna che dia una svolta alla loro vita. Perché sanno che il lavoro non darà mai i soldi per migliorare la loro vita.
Valerio Mastrandrea è Dino un tatuatore, separato che fa fatica a farsi pagare e a pagare gli alimenti alla moglie.
Isabella Ragonese è Bruna, un'estetista tradita dal fidanzato e alle prese coi debiti per le macchine della sua sala.

Qual'è il tesoro? E' una sedia dentro cui ci sono nascosti i gioielli che, la signora Pecche (Katia Ricciarelli) ha nascosto alla polizia, frutto dei colpi del figlio.
La ricerca della sedia, a forma di elefante, giustami ha fatto venire in mente le atmosfere di Monicelli ne l'Armata Brancaleone.
Anche qui c'è una tonaca, non un monaco ma un prete, padre Weimer.

Ma attorno ai tre protagonisti (con orso incluso) ruotano tutta una serie di personaggi minori interpretati da attori amici del registra: il mago Raul Cremona, gli imprenditori gemelli interpretati da Albanese, Natalino Balasso il venditore di macchinari per lo studio di estetista di Bruna.
Citran che interpreta in pescivendolo con la passione delle sedie.
Claudio Marzocca nelle panni di un venditore di fiori indiano (e avido) al cimitero di Verona.
I i due televenditori di quadri, Orlando e Bentivoglio.
Milena Vukotic che fa la medium e aiuta i tre a trovare le sedie perdute ...
Buona visione a tutti!

Qui di seguito il trailer


Lo scrigno dentro la sedia


L'intervista agli attori

1 commento:

Claudio Gatti ha detto...

Sì, il film è divertente, ben fatto, gli attori bravi (il cameo di Albanese è semplicemente strepitoso); mi pare però un po' troppo spiazzante la deriva surreale degli ultimi 5 minuti del film (da quando l'orso che fa il gesto "che ci posso fare io?").
A cercare ancora il pelo nell'uovo (il film è bello e va visto) direi che nella trasposizione del racconto "le 12 sedie", i personaggi di Dino e Barbara hanno però perso la furbizia, la sfrontata cialtroneria e la meschina fame di soldi dei protagoninsti russi (e anche il personaggio di Battiston è veramente troppo buono).