28 maggio 2018

Consulenze d'oro, la vendita del Milan e AirBnb – le inchieste di Report


Lunedì 21.15 Rai3 Le grandi società di consulenza certificano i bilanci della pubblica amministrazione, delle banche, delle grandi aziende. Fanno anche i corsi anticorruzione. Ma quanto sono pure e trasparenti? E poi: cosa c'è dietro l'acquisto del Milan, di chi sono i 740 milioni di euro?»

Anche questa sera tanti argomenti: ma l'anteprima della puntata ci parla di sostenibilità e di scarti dell'industria che possono essere utilizzati in nuovi prodotti.
Per esempio gli scarti della frutta che oggi si possono indossare e che trattati nel modo giusto diventano morbidi come la seta. Nell'anteprima del servizio di Alessandra Borella viene intervistata la fondatrice di Orange Fiber: stupisce vedere una sciarpa e pensare che arriva dagli scarti di una arancia perché si pensa che sia un prodotto di non lusso: noi invece abbiamo voluto dimostrare esattamente il contrario, non è un prodotto di bassa qualità.
Anche il lusso può essere sostenibile ed essere attento all'ambiente: le 700 tonnellate di rifiuti agrumicoli potrebbero vestire il mondo, perché per fare un metro di questo tessuto servono tre kg di buccia d'arancia.


I rifiuti possono anche diventare suppellettili e perfino opere d'arte, come quelle firmate dall'urbanista ungherese Friedman.
Obiettivo è stimolare un consumo più consapevole del cibo e dei prodotti che compriamo: lo stesso principio che ha ispirato un'azienda a Vicenza (Alisea e Perpetua) che produce matite, esportate in Australia, fatte con gli scarti di grafite (e non col legno).
"Dalla culla alla culla", come dice il guru dell’economia circolare Walter Stahel: un'economia "pensata per potersi rigenerare da sola” in un processo di riciclo virtuoso. Così, con i fondi di caffè si può produrre di tutto e dai pannolini usati nascono mollette da bucato, la grafite diventa una matita senza legno e le bucce di arancia si trasformano in un tessuto morbido come la seta. Sono numerosi gli scarti industriali riutilizzabili, dalla carta al vetro, alla plastica recuperata dagli oceani trasformata per produrre scarpe da ginnastica. Tra i grandi paesi europei l’Italia è quello che recupera più materia prima da reimpiegare nel sistema produttivo, il 18,5%. Il "pacchetto economia circolare" è stato da poco approvato in Europa. Tuttavia, con le norme vigenti, se lo scarto di produzione viene classificato come “rifiuto” anziché come “sottoprodotto”, è intoccabile e non può essere riciclato. 

Chi controlla i consiglieri – le società di consulenze strategiche

Le società di consulenza: fatturano centinaia di milioni di dollari in tutto il mondo e hanno un peso sulla nostra vita quotidiana più grande di quel che immaginiamo. Quanto sono pure? (E che c'entrano gli Oscar?)

Fanno politica, sia politica di investimenti, che politica industriale. Danno consigli su come spendere soldi pubblici, su dove investire e su dove tagliare.
Ma non sono persone elette o nominate: sono le società di consulenza che si siedono a fianco dei manager, dei ministri, dentro la macchina dello Stato o dentro le grandi banche, per “dare consigli”.
Il servizio di Giulio Valesini cercherà di fare chiarezza: chi sono, quanto sono trasparenti, qual è la loro influenza, come usano i soldi che incassano per il loro lavoro?


Una di queste è la PWC (PricewaterhouseCoopers), la multinazionale della consulenza che aveva firmato i bilanci di Banca Marche (uno dei crac bancari che Report aveva raccontato l'anno scorso con Paolo Mondani) nel 2008, certificandone la bontà senza evidenziare alcun problema.
A Jesi PWC se la ricordano bene: contro questa società oggi pendono diverse cause per risarcimento , sia da parte degli allora commissari dell’istituto di credito (per 180 milioni di euro), che dalle Fondazioni marchigiane ex proprietarie, sia da parte di alcuni risparmiatori, alcuni dei quali sono stati ascoltati da Report e li potremo vedere lunedì in trasmissione.
«La PwC se la ricordano bene i risparmiatori per le certificazioni dei bilanci di Banca Marche. Dopo un commissariamento di tre anni la banca è fallita nel 2016 , affondata da sei miliardi di crediti deteriorati. Un pozzo senza fondo che ha fatto sparire i risparmi del territorio», sottolinea il servizio di Report. Al centro della querelle, l’aumento di capitale della primavera del 2012, certificato dalla società di revisione nonostante le ispezioni di Banca d’Italia avessero iniziato a mettere in luce dubbi sui conti e sulla gestione dell’istituto di credito.

Banca Marche è fallita nel 2016, affondata da 6 miliardi di crediti deteriorati: un pozzo senza fondo che ha fatto sparire i risparmi del territorio.
La Consob ha contestato alla Price ben 40 principi della corretta revisione: lavorò anche al prospetto informativo per l'aumento del capitale, presentato ai risparmiatori, dove attesto come veritiero il piano industriale della banca che prefigurava un utile di 92,4 ml. Insomma, era un buon affare investire in Banca Marche.

Su Raiplay trovate un'anticipazione: si parte dalla gaffe nella notte degli Oscar 2017, quando un consulente della PWC consegna a Warren Beatty il foglio sbagliato per il miglior film, Lalaland invece che Moonlight.
La società di consulenza aveva il compito di conservare le buste dei giurati fino alla premiazione.
Non è la prima volta che la credibilità dei colossi delle consulenze strategiche viene meno: passiamo dagli Oscar a Londra, aprile scorso, con le proteste dello staff del British Museum, gli ex dipendenti della società Carrilion, addetti alle pulizie che non ricevevano stipendi da mesi.
L'azienda che gestiva le pulizie era finita in bancarotta a gennaio: i dipendenti delle pulizie una volta lavoravano direttamente per il museo, fino alla loro esternalizzazione.
Fino a pochi mesi fa Carillion era considerata una multinazionale solida: aveva però debiti nascosti per 1 miliardi, debiti sfuggiti anche alla società di revisione KPMG. Per certificarne i bilanci incassava 1,5 ml di sterline, ma non si erano accorti di nulla.
Il Parlamento inglese istituisce una commissione di inchiesta sul fallimento e chiama in causa anche KPMG: “non vi farei certificare nemmeno il mio frigo, perché non sapreste cosa c'è dentro”.
KPMG risponde che certificherebbe ancora quel bilancio perché succede, nel settore edile, di perdere 1 miliardo di sterline.

La scheda del servizio: POKER D’ASSI di Giulio Valesini in collaborazione di Simona Peluso e Cataldo Ciccolella
 Re Artù aveva al suo fianco il fidato Mago Merlino. I capitani d'industria e i funzionari statali oggi hanno accanto le “big four”, il poker d'assi della consulenza e revisione. Network di società e studi legali che fatturano centinaia di milioni e sono ovunque nel mondo. Perché ci dovrebbe interessare? Perché indicano alle aziende come muoversi nei paradisi fiscali o ristrutturare unità produttive, spesso tagliando migliaia di posti di lavoro, certificano i bilanci delle banche, anche quelle che poi fanno crac. E poi fanno analisi per le indagini giudiziarie, aiutano la pubblica amministrazione a gestire i fondi europei e qualche volta finiscono anche a lavorare dentro ai ministeri, persino accanto ai ministri più strategici. Mentre con la mano sinistra, in certi casi, indirizzano i privati che a quei fondi e a quelle politiche sono interessati. Insomma si tratta di un pezzo di potere poco conosciuto ma molto influente. E Report ve lo racconta, in una puntata di vero servizio pubblico. 

Da dove vengono i soldi per la vendita del Milan

Il servizio di Luca Chianca è un derby tutto calcistico: cosa c'è dietro il suicidio di uno juventino e dietro l'acquisto del Milan?

Lunedì Report guarderà da vicino l'operazione con cui, un anno fa , Yonghong Li ha comprato la squadra da Silvio Berlusconi.
Dei 740 ml dell'operazione, ben 200 ml arrivano dal paradiso fiscale delle British Virgin island, 304 ml dal fondo Elliot (quello che ora, grazie a CDP ha preso il controllo di Tim a spese di Vivendì).
Chi è allora il vero padrone del Milan e da dove vengono i soldi entrati nelle casse di Fininvest?

La scheda del servizio: IL GIOIELLO DI FAMIGLIA di Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi

Ad aprile del 2017 dopo 31 anni e 29 trofei all'attivo Silvio Berlusconi vende il suo Milan a Mr Li, un cinese del Guangdong e residente a Hong Kong. Ma chi è veramente Yonghong Li? Nessuno lo sa. L'operazione però vale ben 740 milioni di euro che entrano nelle casse della Fininvest da una serie di società con sede nel paradiso fiscale delle British Virgin Island. Per concludere l’acquisto Mr. Li è stato seguito dalla Rothschild il cui vicepresidente a Londra è Paolo Scaroni, ex Eni, da sempre vicino al Cavaliere. In Cina però Mr. Li ha avuto diversi problemi con una delle sue holding: mentre stava prendendo il Milan aveva i creditori alle costole e, pochi mesi fa, un tribunale cinese ne ha dichiarato il fallimento. E infatti dopo aver dato i primi 300 milioni, Yonghong Li, a pochi mesi dal closing, ha difficoltà a trovare i soldi per chiudere l'acquisto. Provvidenziale, arriva il Fondo Elliott con un prestito che gli consente di chiudere l'operazione. Ma chi c'è dietro al Fondo? 

Il paradiso (fiscale) di Airbnb

Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di #Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano: il giornalista di Report si è messo a cercare un appartamento a Firenze, tra tanti annunci.
All'appuntamento per la consegna delle chiavi, ha scoperto che la casa non era delle due persone ce avevano messo l'annuncio, ma di una agenzia. Ovvero, ci sono agenzie pubblicizzano le loro vendite nascondendosi dietro cittadini normali.

Da Firenze a San Francisco, patria di AirBnb, la più grande azienda turistica al mondo: tanto diffusa, vero, ma le tasse sono pagate solo dove c'è una società, peccato che le sedi stiano anche in diversi Paradisi Fiscali.

Un altro problema di cui parlerà il servizio riguarderà lo spostamento di popolazione da queste grandi città, per colpa di prezzi di affitto troppo alti: per far spazio ai manager delle società della rete, le persone normali devono fuggire dal centro.
I proprietari delle case hanno alzato il valore degli affitti, per metterli fuori mercato e costringere le persone a lasciare le case o a essere sfrattate, e poi hanno messo questi appartamenti in affitto su Airbnb.

La scheda del servizio: UN SOGGIORNO IN PARADISO (FISCALE) di Manuele Bonaccorsi in collaborazione con Lorenzo Di Pietro
 
È il nuovo modo di viaggiare, che sta soppiantando bed and breakfast e alberghi: Airbnb gestisce nel mondo 4,8 milioni di annunci.  In Italia, nel 2017 ha dato ospitalità a 7,8 milioni di turisti. Parola d’ordine: condivisione. Non solo di una camera da letto, ma di un’esperienza reale, tra la gente che vive davvero il luogo che visitiamo. Ma è così? Abbiamo fatto un viaggio dentro il mondo di Airbnb, per scoprire che molti host sono in realtà grandi società immobiliari e non semplici cittadini che arrotondano. E che nei centri storici il fenomeno degli affitti a breve termine sta producendo un esodo degli abitanti. In Europa sono corsi ai ripari, limitando la possibilità di affittare le case ai turisti. Negli Stati Uniti, a San Francisco dove Airbnb è nata, il Comune è riuscito a farsi consegnare dalla piattaforma web i dati degli host, per poter governare il fenomeno e colpire l’evasione fiscale. E in Italia? Una legge ci sarebbe, ma Airbnb ha fatto ricorso e ha deciso di non applicarla. Anche per evitare che il fisco bussi alla porta della multinazionale californiana, che scherma i suoi profitti nei paradisi fiscali. 


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