16 settembre 2010

Le mani (di Masi) sulla Rai

I: “Direttore”
M: “Ciao, eccomi”
I: “Allora ho appena parlato con il presidente loro fanno il processo Mills”.
M: “Eh”.
I: Allora lui dice: “Che cazzo state a fare tutti quanti”, mi ha fatto un culo che non finiva più”.
M: “Sì, ho capito, ma qui, cioè Giancarlo, adesso mettiamo su una strategia… il comitato lo facciamo subito operativo… io domani mattina gli mando la lettera immediatamente… {…} noi stiamo facendo di tutto. Soltanto che il problema Santoro è un problema particolare, non è che sta lì da vent’anni, eh”.
I: “Lo so, purtroppo sembra terra di nessuno lì dentro”.
M: “Santoro, dici”.
I: “Santoro, sì, sì”.
M: “Ah, no io pensavo la Rai”.
I:”No”.
M: “Sa, la stiamo aggiustando, stiamo facendo di tutto, abbiamo pure mandato via Ruffini…”.

I = Innocenzi, ex presidente Agcom.
M = Mauro Masi, direttore generale Rai di nomina berlusconiana.

Questa intercettazione, dall'inchiesta di Trani sulle pressioni fatte da Berlusconi per far chiudere Annozero, dimostrano due cose: la permeabilità delle presunte autorità indipendenti (AGCom) da parte della politica (che in effetti li nomina).
Ma soprattutto, per chi lavorano, questi membri di autority, presidenti, direttori di rete e telegionale: obiettivo, dare una informazione addomesticata, condizionata, filtrata.

Nemmeno fossimo nella Russia di Breznev, nella DDR di Honecker o nella Cuba di Castro.

Masi è ancora al suo posto, nessuno si sogna di chiederne le dimissioni. Mentre Giancarlo Innocenzi si è dimesso.

Gira da un giorno la lettera (o decalogo) del direttore generale della Rai in cui pretende di controllare tutti i contenuti delle trasmissioni di approfondimento.
Stesso D.G. che racconta al telefono di aver cacciato Ruffini, che chiede di metter su una strategia per bloccare Santoro.
Giusto per capire che aria tira nel paese, anche per quanti pensano di vivere in un paese libero.
M: Tu ex ante non puoi fare nulla. Se tu la metti ex ante ha ragione lui. Bisognava fare dopo, cioè bisognava andare sulla questione D’Addario, capito…scusa eh. Non è che io c’è l’ho con te, figurati. Nessuno può fare ex ante, neanche nello Zimbabwe. Se questo fa una trasmissione tu devi prima vederla per poter fare una cosa. Che fai…ex ante…in un paese…in occidente, gli dici ex ante non farla. Tu oltre a richiamare le norme e a fare le diffide non puoi fare. L’autorità doveva stare sulla questione D’Addario che c’è ne stavano 50 di possibilità. Intanto per cominciare lui in aula ha Ghedini, ha Belpietro… forse Tarek Ben Ammar, per cui non è che… intanto il contraddittorio lui lo ha assicurato formalmente, ex ante.
I: Tu comunque la lettera gliela hai mandata, quella li che gli dice che deve stare attento, e io adesso dico a Calabrò..
M: Lo mandata attraverso Liofredi, l’ho mandata a Massimo perché io cosi devo fare.
I: Io adesso dirò a Calabrò che comunque metta nella risposta i paletti, quelli che abbiamo detto sempre , insomma se non puoi fare niente prima, se esce fuori da quelli…
M: Ok, va bene, ciao!
Dal blog nonleggerlo:
il servizio pubblico radiotelevisivo di un grande Paese democratico è arrivato a questo. A voler regolamentare le reazioni e gli interventi del pubbllico presente in trasmissione. Non solo. Queste persone dovranno essere accuratamente selezionate, e filtrate.
Punto 4: "Non dovrà essere consentito l'utilizzo del pubblico presente in sala come parte attiva del programma stesso".

15 settembre 2010

Si allarga la zona franca

Si allarga l'area di zona franca, ovvero la zona all'interno della società in cui viviamo, in cui ci si può permettere di non rispettare le regole.

Dopo le fabbriche, dove ci dicono che non possiamo più permetterci le regole, i contratti nazionali, i controlli (perchè altrimenti le fabbriche chiudono e "Se non c’è la fabbrica non ci sono i diritti"),
aziende che non intendono rispettare le sentenze del giudice del lavoro (e tengono gli operai fuori dalla fabbrica, e rescindono i contratti nazionali, e spostano all'estero ..), questa tendenza sembra iniziare a estendersi anche alle università.
La protesta contro la Gelmini costa caro: i ricercatori dell'Università di Bologna che non terranno lezione saranno rimpiazzati da docenti a contratto. Lo ha deciso il senato accademico inviando un ultimatum che scadrà venerdì alle dodici: "Non possiamo permetterci di bloccare corsi fondamentali".
Ovvero, i ricercatori che da contratto non sono tenuti a fare didattica, sono in sciopero contro la riforma Gelmini.
E il rettore, anziché protestare contro i tagli della riforma, vuole seguire una politica tatcheriana, pur dando la propria solidarietà ai ricercatori.



Qualcuno deve pure aver pensato che sia un peccato non poter spostare la didattica universitaria in Serbia.
PS: a proposito di Serbia, lo sapevate che Marchionne è nel cda della Philip morris?

Cosa succede a sventolare il tricolore



Per fortuna che stiamo entrando nei festeggiamenti dei 150 dell'Italia.
Per fortuna che si sventolava la bandiera italiana, in una città italiana.
Ad una manifestazione di un partito che siede nel parlamento della repubblica italiana (coi soldi nostri).

Eppure Piero Ricca è stato fermato dalla polizia. Italiana.
Il simbolo leghista nelle scuole sì, la bandiera italiana per le piazze italiane , no.
Da quando sventolare la bandiera è diventata una provocazione?
Da quando si può sparare ai clandestini (come dice Maroni)?

Sempre più a destra

I rappresentanti del Tea party vincono le primarie negli USA: l'impresentabile movimento di Sarah Palin ha piazzato Carl Paladino a NY e Christine O'Donnell nel Delaware, che ha addirittura battuto il candidato ufficiale dei repubblicani.

E' il modello italiano di esportazione?
Parlare alla pancia degli elettori, creare falsi problemi, attaccare il nemico con la stampa (Obama non è americano, Obama è musulmano) e ripetere le bugie all'infinito.

Sempre più in fondo a destra.

Provaci ancora Sam

Quanto è durato il bluff? Un paio di giorni?
Oppure, non è stato un bluff ma semplicemente i 20 capitani coraggiosi (il "gruppo di responsabilità") appena si son fatti bene i conti han capito che era meglio aspettare a voltare gabbana.

Come siamo ridotti male, ad aspettare le decisioni di un Nucara, ad ascoltare i discorsi (?) di un Bossi, di un Casini (che chiede il quoziente per le famiglie ma l'unica legge che è passata è il legittimo impedimento di Vietti), le uscite della Gelmini ...
Meno male che è ripreso Ballarò, con Crozza e
l'Infedele con Gad Lerner, dove ho potuto cogliere l'ultima negazione della realtà.
Tale Bernini (PDL) a proposito del processo breve sosteneva "
non è stato fatto per Berlusconi".

Riuscirà il nostro eroe a raggiungere quota 316? Provaci ancora Silvio.


14 settembre 2010

La Bibbia a scuola

La Gelmini: sì alla lettura della Bibbia a scuola
«La lettura della Bibbia nelle scuole è un'iniziativa a cui sono favorevole come ministro, come credente e come cittadina italiana». [corriere]

Specie quando si dice "non avrai altro Silvio al di fuori di me" e "tu precario partorirai nel dolore".
Il settimo comandamento, invece, verrà eliminato, poichè sostituito dal settimo dei nuovi comandamenti "materiali" che hanno sostituito i vecchi, obsoleti e anche un pò comunisti comandamenti "formali": non rubare, se proprio non puoi farne a meno.

Ogni commento sulla laicità delle istituzioni, sul rispetto delle altre religioni e sul fatto che in tempi di tagli si discuta di questo, è perfettamente superfluo.

Il caso del croato morto ucciso di Luciano Marrocu

Roma 1934: l'omicidio di un ustascia Croato, trovato morto nel suo appartamento, fa da il prologo per questo breve ma intenso racconto giallo. Il caso è affidato a due funzionari della Questura: il commissario Carruezzo, incline a seguire i suoi ragionamenti filosofici e il giovane ispettore Serra.
Il caso viene chiuso, motivandolo come delitto passionale e i due poliziotti vengono in seguito trasferito all'Ufficio Affari Generali del Viminale.

Ma il capo della polizia Arturo Bocchini (poichè si erano già occupato del primo caso) affida a loro una missione: seguire le tracce di altri due compari del croato morto, spariti dall'Italia.
Un informatore politico a Parigi, ex comunista pentito, ha infatti riferito ai servizi italiani dell'esistenza di un piano per attentare alla vita del re di Jugoslavia (Alessandro I) in visita in Francia. Un attentato organizzato proprio dagli ustascia croati.

Il regime è fortemente interessato a seguire questa vicenda, senza apertamente schierarsi nè con i croati (che comunque sono stati ospitati e tollerati dalla polizia) nè col re Alessandro I: nemmeno a Carruezzo e Serra viene spiegato cosa fare qualora riuscissero a scovare i due Ustascia.
Troppo grossi sembrano essere gli interessi in ballo: come la tenuta della "piccola intesa" che allaccia la Francia alla Jugoslavia (tra i tanti) , per contenere le mire di Hitler sui Balcani, per esempio.

Mussolini stesso, dopo l'attentato a Dolfuss, aveva schierato le sue divisioni sul Brennero, come segnale di monito per le mire di Hitler (sarà l'ultimo segnale antitedesco del fascismo).

I due agenti si mettono sulle tracce dei due croati, affrontando un viaggio attraverso la Francia, la Spagna per poi tornare ancora in Francia.

In questo viaggio, l'autore riesce a raccontare del clima che si respirava in Europa: il soffiare dei venti nazionalisti, le rivendicazioni di Hitler e le ammirazioni che la sua politica suscitava in giro per l'Europa.
Le tensioni crescenti in Spagna. La Parigi brulicante di spie, covo dei fuoriusciti antifascisti dall'Italia, ma anche dai delusi del comunismo russo.
L'ambiguo atteggiamento francese nei confronti degli italiani e del regime.

Al centro dei lunghi excursus [dei giornali che commentavano la visita del re di Jugoslavia] circa la situazione internazionale vi era la "Piccola intesa", l'alleanza della Francia con Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania, una petite entente contro gli appetiti epsnsionistici dei boches, gli eterni nemici di sempre, tenuti a frano dall'insuperabile Linea Maginot pa pure dall'alleanza con i paesi dell'Europa centrale, soprattutto ora che si erano dati un nuovo capo, Hitler, che non si sapeva se classificare come l'ultima espressione del nazionalismo tedesco, una specie di Bismark più aggressivo, o invece qualcosa di nuovo, più inqueietante e pericoloso.
I Balcani ribollivano come nei giorni dell'attentato di Sarajevo che aveva dato il via libera alla Grande Guerra, mentre l'Italia, l'Italia insoddisfatta, costretta dalle grandi potenze a una vittoria mutilata, l'Italia protettrice del nazionalismo croato, voleva espandere la propria influenza a est e trovava la strada sbarrata dalla Jugoslavia.
Questa stessa Italia temeva però anche l'espansionismo tedesco: pochi mesi prima Mussolini aveva mandato le nostre truppe sul Brennero per dissuadere Berlino dall'occupare l'Austria. Mussolini oscillava tra revisione (delle frontiere, dei rapporti di forza, delle sfere d'influenza) e mantenimento dello status quo.
Lo status quo continentale di cui la Francia si faceva sostenitrice e garante.
pagine 139-140

Si vedrà poi, con la Conferenza di Monaco, quanto queste premesse non verranno mantenute.
Torniamo al libro: la missione per i due finisce al rientro in Italia li aspetta il Duce in persona e una sorprendente scoperta: la genesi della nuova arma del regime.
Amaro finale, che testimonia della scarsa lungimiranza politica del regime.
Un racconto che sfrutta il meccanismo del giallo e del thriller, per tracciare un affresco dell'aria di regime degli anni 30, gli anni ruggenti, del clima pieno di intrighi che si respirava in Europa, le tensioni che stavano crescendo e che sarebbero sfociate poi nella Seconda guerra mondiale.
Piccola nota di storia, che assumerà la sua importanza proprio nel finale, l'assassinio di Alessandro I fu uno dei primi omicidi filmati su pellicola
L'attentatore era diritto in piedi davanti al cineoperatore, che poté così riprendere non soltanto l'assassinio ma anche i suoi effetti seguenti: il corpo dell'autista (ucciso immediatamente) che crolla contro i freni dell'automobile, permettendo così al cineoperatore di continuare a filmare a breve distanza il re per un certo numero di minuti ancora.[wikipedia]

Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

Baby B: attenti ai primi segni dei bambini

Il cortometraggio animato, realizzato da Umberto Voxci, che trovate su Babyb

Trote e Delfini (e prostitute?)

Marina B. e Renzo B. prenderanno il posto di Silvio e Umberto?
Questa la domanda che si ponevano ieri alcuni giornali.

Ma veramente questi hanno scambiato il paese e la democrazia per una monarchia di cui disporre?
Va bene che secondo Stracquadanio la prostituzione è legittima (o meglio, non ci sarebbe scandalo) se serve per far carriera in politica, ma a tutto c'è un limite.
Perchè se vado da un medico che mi deve operare, preferisco sapere che ha fatto carriera per le sua capacità, non perchè "l'ha data via", scusate il francesismo.
E lo stesso dovrebbe valere per le parlamentari.

Alcuni post a tema

La Libia ci ha dichiarato guerra?


Una motovedetta italiana è stata mitragliata da una nave libica.

Magari una di quelle che gli abbiamo venduto noi.

A cosa è servito stringere un accordo politico-economico (sui respingimenti) con un feroce dittatore, uno che ha represso col sangue e la tortura i nemici interni e che usa l'arma del traffico umano per ricattare l'Italia e l'europa?

A cosa è servito aver prostituito il mondo dell'informazione, la nostra intelligenza, le regole di diritto internazionale, quando Gheddafi è stato accolto a Roma poche settimane fa?

Ho avuto la sfortuna di assistere al servizio in cui il TG1 dava la notizia: poche frettolose parole, si leggeva quasi l'imbarazzo dell'annunciatrice nel dire quelle parole.

Ecco, alla luce della mitragliata, mi piacerebbe sapere il pensiero di quanti, nei giorni delle gheddafine, hanno incensato le lodi degli accordi commerciali con la Libia e il dittatore di Tripoli.Cosa hanno da dire quanti protestano contro le moschee, l'allarme terrorismo. Chi mette in pericolo l'Italia?

L'aspetto più inquietante della vicenda è stata la risposta del ministro dell'Interno
Maroni "Immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini, ma con l'inchiesta verificheremo ciò che è accaduto".

Cosa vuol dire: che siccome sono migranti gli si può sparare addosso?
In una democrazia che si rispetti, verrebbero chieste le dimissioni di un ministro che dice una cosa del genere.

13 settembre 2010

Ferrari che vince , Ferrari che perde

Per una Ferrari che vince, quella del gran premio di Monza, esiste anche una Ferrari che perde.

Forse sarebbe utile alzare la voce anche per cercare di risolvere queste situazioni, anzichè gridare contro lo scippo del gran premio di Roma.

Presadiretta evasori

In Italia è più facile evadere le tasse che pagarle regolarmente (vista la mole dei tomi che sopigano come compilare il modello Unico); non solo, quando per sfortuna vieni scoperto, lo Stato ti viene pure incontro. Con i condoni (15 condoni dal 1973, una pacchia) e pure con gli scudi fiscali: non solo non ti faccio pagare che una minima parte, ma puoi rimanere pure anonimo.
A chi conviene questo sistema? Di certo non allo Stato, né alle persone che pagano le tasse regolarmente (perchè lavoratori dipendenti o perchè è giusto pagarle e basta). L'evasione in Italia costa 120 miliardi di euro l'anno: il costo di qualche finanziaria.
A sentirli, gli evasori, ti rispondono che così fan tutti e che loro non uccidono nessuno: gente che ha la faccia strafottente di Andrea Ghiotto, presidente dell'Arzignano, gente che gira(va) in Ferrari, abituata a fare cene con altri imprenditori, funzionari della Finanza e dell'agenzia delle entrate (gli attori del sistema messo in piedi per evader) e con la compagnia di escort ad allietare le serate.

E' vero, il signor Ghiotto, i suoi compari, i suoi protettori politici (parliamo del feudo elettorale della lega nord, quella che urla Roma ladrona ..) non hanno mai ucciso nessuno. Però i soldi evasi dalle tasse potrebbero finire per costruire nuove scuole e nuovi ospedali. E forse, ci sarebbero meno casi di malasanità.
Senza quei 120 miliardi le Asl devono limitare le spese, gli ospedali (con i vertici nominati spesso dalla stessa politica) devono chiudere, lo Stato non può spendere per il Welfare, per riparare le strade …

E nemmeno è vero, come sosteneva l'ex senatore Renato Ellero, che han fatto bene ad evadere “perchè hanno costruito il Veneto”. Qui parliamo di un intero distretto (quello della pelle ad Arzignano in Veneto) in cui le imprese si facevano concorrenza sleale, avevano creato società fittizie per fare fatture (con cui scaricare le tasse), scatole vuote con a capo un prestanome, create apposta per evadere le imposte.
Altro che liberismo: senza queste truffe molte imprese non avrebbero fatto i soldi che han fatto.
C'è un altra cosa da aggiungere: la zona grigia con cui queste aziende entrano in contatto per riciclare i soldi evasi, li mette in contatto spesso con la criminalità organizzata (quei 44 miliardi che sarebbero i guadagni della ndrangheta, vi ricordate?). Anche per questo occorre combattere l'evasione: “per evitare che la zona di confine in cui si incontrano gli interessi degli 'ndranghetisti, dei mafiosi, dei camorristi e quella degli imprenditori e delle persone perbene, si allarghi sempre di più. Prima che l'Italia diventi tutta mafiosa” [Iacona nell'intervista all'Unità].

Ma procediamo con ordine: a Presadiretta, l'inchiesta di Domenco Iannacone con Danilo Procaccianti ha parlato delle varie forme di evasione. A partire da quella più spiccia: l'idraulico, l'imbianchino, il carrozziere .. tutte le persone cui il giornalista chiedeva un preventivo si facevano pagare in nero, senza IVA e in contanti.

Poi c'è l'evasione contributiva, il lavoro nero: Iannaccone è andato in un cantiere a Roma, all'Eur, e ha incontrato quasi solo operai non in regola, anche clandestini. A Roma 1 operaio su 3 è irregolare; lo studio della Fillea CGIL indica in 2 miliardi l'evasione solo nel settore edilizio (90000 lavoratori a nero). Addirittura esiste anche il part-time nell'edilizia: lavori 8 ore, ma figuri come se ne avessi fatto 4.
Esistono punti di raccolta dei lavoratori in nero, dei supermercati delle braccia, in cui l'onesto imprenditore (italiano, magari) può trattare sul prezzo, al ribasso: 50 euro? No facciamo 45 …
Se succede qualcosa a questi lavoratori, come per George Stancu, rumenu, che è stato investito da un'auto, non c'è assistenza, niente. Invisibile prima, invisibile dopo.
L'amministratore dell'impresa di Stancu si difendeva dicendo che a Roma è tutto così: “io lavoro a -35, -40 sul mercato .. se lavoro a 160 euro (il costo pulito di un'operaio), mi dicono che sono un ladro”: dunque, par di capire, o di adegui, o sei fuori dal mercato.
E la possibilità che arrivi un controllo a scoprire l'evasione? La possibilità di un'ispezione è di 1 controllo ogni 30 anni.

L'evasione al nord: operazione pelle sporca.
Nel distretto di Arzignano è partita una inchiesta per evasione che ha coinvolto 200 aziende del settore delle pelli (su 600), e a scoperto un'evasione di 300 milioni di euro. Un distretto ricco: qui si genera l'1% del PIL italiano, tanta ricchezza ma anche tanta evasione.
Il signor Ghiotto, presidente dell'Arzignano calcio a 5, è finito sotto inchiesta per il reato di evasione: usava il meccanismo delle false sponsorizzazioni (da altre imprese), per una cifra di 30 ML di euro.
“Per la Grifo non ho mai dichiarato nulla”.
“E come ti senti?” - chiedeva il giornalista “Tranquillo, io non ho mai ucciso nessuno.. non lo vedo come un reato grave”.

Tranquillo forse perchè sa come andrà a finire? Perchè parte dei soldi li ha messi al sicuro?

Il sistema delle false fatturazioni messo in piedi, si chiama tecnicamente riciclaggio: Ghiotto era protetto dall'ex comandante della GDF, il maresciallo Giovine. Anche lui habituè delle cene a base di escort.
Aziende finte create per fare fatture, autotrasportatori compiacenti che compilavano documenti di trasporto falsi (“nessuno sa niente qui” .. se si domandava ad un operaio della ditta), società intestate a prestanome milionari inconsapevoli: l'inchiesta coinvolge anche nomi grossi del settore.
Gente che vende pelle che finisce sui sedili della jaguar.
Altro controllore a libro paga, l'ex capo dell'agenzia delle entrate (che non ha poi voluto commentare con Iannacone) Roberto Soraci. Il commercialista Sedda, indagato pure lui per evasione.

In una intercettazione, due commercialisti al telefono parlano dell'interpellanza per farla finita con questo
Nelson Salvarani, il procuratore di Vicenza.
Che commenta così, la vastità dell'inchiesta: “non ho visto questa indignazione dalla gente .. dovrebbe esserci una vera rivolta da parte della società civile, dagli ordini e dagli imprenditori”.
E, già: non sono solo gli imprenditori del sud.

Anche la politica ha fatto la sua parte. Iannaccone ha intervistato il segretario locale della Lega “per mantenere il lavoro si è arrivati a fare cose che non si dovevano fare”.
Il vicesindaco (Lega), inizialmente disposto a parlare, si inalbera se gli si ricorda che nell'inchiesta sono finiti anche l'azienda della madre e del fratello.
“io difendo le mie aziende .. noi le tasse le abbiamo pagate .. e il sud continua a spennarci .. in questo modo [facendo queste domande] offendete anche il 40% di chi ci ha votato”.
Non un dubbio sul fatto che si parli di reati, che in realtà ad ad offendersi dovrebbero essere gli imprenditori e gli elettori onesti.

I legami con la politica arrivano fino ad un senatore della lega, anche lui imprenditore del settore della concia, tra i principali sponsor della Grifo con la sua Unichimica.
Quanti soldi ha dato per le sponsorizzazioni? il senatore parla di 150000 euro (senza specificare il periodo) , Ghiotto ha mostrato tre pagamenti per circa 1 milione di euro.

Le fatture che emetteva Ghiotto sarebbero poi
fatture finte: si faceva pagare 100000 euro, 80 li restituiva e 20 li teneva. Gli assegni venivano monetizzati andando a riciclarli (con auto dal doppio fondo) in due fiduciarie di San Marino.
Il senatore afferma che si dimetterà solo se i tre gradi di giudizio diranno che è colpevole (precisazione: non sarebbe sotto indagine in nessuna inchiesta).

L'ex senatore Ellero spiegava il meccanismo che lega piccoli imprenditori e il partito del nord “chi ha i soldi aiuta in campagna elettorale” per avere poi un ritorno. Si spiega allora come la Lega non farà la guerra a chi ha dato loro i voti.

Le vie dell'evasione.
E' quasi più semplice evadere, che pagarle le tasse. Ci sono le associazioni culturali (come quella di Roma, che non paga proprio nulla) e le società di promozione sociale. Imprese non commerciali, che vivono solo per i soci. Basta intendersi su chi sono i soci.
2 miliardi di evasione stimati: pub, palestre, discoteche, locali sexy, tutti nascosti dietro circoli o associazioni.

Ci sono gli evasori totali nascosti: spiegava Roberto Ippolito che se 10 milioni sono i contribuenti a imposte zero e 2 milioni sono le famiglie in condizioni di povertà, rimangono fuori 8 milioni di poveri solo sulla carta. Si parla di 11 miliardi di imposte evase, nel 2009.

Gente con macchine di lusso o Yacht: basta intestare la barca ad una società con sede nei paradisi fiscali ed è fatta.
Sulla Costa Smeralda è pieno di barche con bandiera straniera e equipaggio italiano. Viva l'Italia!
L'inchiesta si è conclusa con l'esempio francese, dove l'evasione è un decimo di quella italiana. Come mai? Leggi adeguate, regole del fisco più trasparenti che rendono più arduo sfuggire ai controlli , un senso civico maggiore e una classe dirigente che (oltre a subire perquisizioni e a finire sotto indagine, come dimostra il caso Bettancourt e le ripercussioni su Sarkozy), non fa dell'impunità una sua bandiera.

Segnalazione: il senatore citato dalla trasmissione (che al momento non risulta indagato) in un intervista al Giornale di Vicenza, racconta di come l'intervista sia stata tagliata, e che le informazioni emerse dall'inchiesta non sarebbero veritiere:
La tesi del senatore è che da un lato Iacona ha tagliato i passaggi della conversazione sulle fatture per metterlo in cattiva luce, facendogli dire che in tutto Unichimica aveva emesso sponsorizzazioni per soli 150 mila euro, per poi mostrare il documento in cui si legge di quasi un milione. Dall'altro lato, Filippi osserva che Ghiotto l'ha tirato in ballo negli interrogatori, come di recente lo stesso Ghiotto ha dichiarato pubblicamente, per vendicarsi del fatto che il rappresentante politico quando lui venne arrestato plaudì all'azione di procura e Guardia di Finanza con un comunicato ufficiale.

Vedremo la risposta della redazione di Presadiretta.

12 settembre 2010

L'Italia in Presadiretta









L'Italia in Presadiretta




Riccardo Iacona





Viaggio nel paese abbandonato dalla politica



Vi consiglio questo libro





Pretesti di lettura
- Però Presadiretta è un bel programma.
- Ma che bello e bello! Questi ci rompono il culo.
Dialogo tra un impiegato e un dirigente del Genio civile della regione Calabria all'annuncio della messa in onda di un servizio di Presadiretta sulla falsificazione dei certificati di stabilità.
settembre 2009 - Presa diretta Terremoto
pagina 88

"Ho avuto la fortuna di atraversare l'Italia in lungo e in largo, ho avuto il tempo per mettermi a fianco degli italiani e a raccontare le loro storie".
Riccardo Iacona, pag 3 - introduzione

"Se questa fosse un'azienda privata dovremmo mettere fuori il cartello con la scritta: chiuso per fallimento".
Maria Pia Blandino, preside dell'Istituto Antonio Ugo, Palermo - Presa diretta scuola fallita
pag 117

"Dal 1990 al 2007 la spesa per la scuola è calata da quasi il 4 per cento al 2,8 per cento del PIL, cioè la scuola ha ricevuto 17 miliardi di euro in meno".
pag 117

"Oggi non decisono più i singoli comuni, decidono tutto le banche, persino l'ordine dl giorno delle riunioni".
Danilo Bianchi, sindaco di Anghiari (Arezzo). Ha affidato alla società Nuove Acque Spa la gestione dell'acqua: la bolletta è triplicata e la società oggi è fortemente indebitata - Presa diretta Acqua rubata
pag 148

"Dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo sbagliato: il servizio idrico non può essere privatizzato".
Carlo Schiatti, ingegnere e primo presidente dell'Ato, l'autorità pubblica che dovrà gestire il passaggio del servizio idrico ai privati. L'acqua ai privati è un affare che vale 8 miliardi di euro -Presa diretta Acqua rubata
pag 151

"Vi basta un milione di dollari per lasciarmi andare?"
Roberto Pannunzi, trafficante di droga e referente della 'ndrangheta, al momento dell'arresto. Condannato a diciotto anni, una volta in carcere è riuscito a farsi traferire in clinica privata. E' fuggito pochi mesi fa - Presa diretta ndranghetisti
pag 100

"Sa che qui c'è gente che si accoltellata durante l'udienza? Si può entrare con qualsiasi arma ...
Margherita Di Giglio, dirigente capo del Tribunale di Marano, provincia di Napoli".
Presa diretta - La giustizia
a pag 55

"Il fatturato della ndrangheta è di 44 miliardi di euro, il 2,9% del PIL italiano"
Nicola Gratteri, Procura Distrettuale antimafia di Reggio Calabria - Presa diretta ndranghetisti
pag 98

"Io in vent'anni non ho mai visto unordinanza di demolizione".
Ingegnere dell'ufficio della Regione Calabria. Testimonianza anonima - Presa diretta Terremoto
pag 84

"La politica ha rinunciato a governare. E sono state le grandi società immobiliari e i costruttori a cambiare la faccia delle città. A Milano ormai vive solo chi si può permettere i prezzi imposti dal privato".
Presa diretta Case da pazzi
a pag 126

Perchè questo libro? La svolta autoritaria.
“Adesso ho le prove. Le prove che l’Italia di Berlusconi è già un paese meno libero. L’ho visto con i miei occhi. Ho deciso di scrivere questo libro perché possiate vederlo anche voi.”
Riccardo Iacona, pagina 3.

L'ossessione più grande.
"Sapete qual'è la mia ossessione più grande? Non riuscire a raccontare neanche la minima parte di tutto quello che c'è da raccontare. E quello che mi fa arrabbiare di più? Vedere tutti che raccontano la stessa cosa. E accorgersi,anno dopo anno, trasmissione dopo trasmissione, di quanto aumenti la sproporzione tra tra l'universo del raccontabile e quello che effettivamente viene raccontato, una sproporzione che sta dientando una una specie di buco nero della televisione, che si mangia ogni giorno facce, storie, punti di vista, ci rende tutti più poveri e immensamente meno liberi."
pagina 5.
Lui la chiama ossessione, io lo chiamo dovere di un giornalista.

La scheda sul sito di Chiarelettere.
Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati:

Forza Italia

Berlusconi alla sua platea, via telefono "Forza Italia e forza Milan". Ma allora perchè è andato a sparlare dell'Italia proprio in Russia, da Putin e Medvedev (un dono del signore).

Tremonti "E' ora che si cominci a lavorare con una logica di serieta'". Come a dire, fino ad oggi abbiamo scherzato, scusate. Una domanda: che fine han fatto i soldi dello scudo fiscale. Dovevano servire a far ripartire le industrie ... Ah, già, il posto del ministero dello sviluppo è vacante.

Alfano parla di riforme condivise. Tanto l'utilizzatore finale sisa già chi è.

Pare che non ci siano più elezioni anticipate: forse agli italiani che lunedì accompagneranno i propri figli a scuola, interessa poco. Se non che elezioni subito sarebbero altri soldi buttati.
Mentre qui si discute su Fini e le sue case, la fedeltà dei finiani, la marcia indietro su Roma di Bossi, nel paese altri tre operai muoiono sul lavoro a Capua, non si sarebbero rispettate le regole di sicurezza.
Una ragazza dispersa dopo la frana ad Atrani. Incuria del territorio e sottovalutazione del rischio (il 98% dei comuni campani è a rischio frane).

I ragazzi che lunedì entreranno nelle classi lo sanno che molte sono a rischio? E che lo stato non mette soldi per metterle in sicurezza?
Che dice il ministro Gelmini? Ah .. dice che in Italia abbiamo una piaga sociale. Il traffico? No i 200000 precari nella scuola. Ma tra 6-7 anni, tutti verranno sistemati.

Segnalo infine la scuola di Adro, inaugurata recentemente: una scuola riempita con simboli pagani, celtici, simboli tra l'altro del partito della Lega, che governa provincia, comune e regione: il sole delle Alpi. Questo succede in una scuola italiana, pagata con soldi pubblici.

- P3, l'inchiesta tocca Berlusconi La procura: "Lo ascolteremo"
- Bossi: "Spero Gianfranco torni in ginocchio"
- Il flop delle ronde padane dopo un anno ce n'è una sola
- Neonato muore, madre in coma "Gli avevano negato l'ambulanza"

11 settembre 2010

11 settembre - il mondo in balia di un idiota


Il mondo in balia di un idiota. Di un pastore battista a cui per 63 anni non aveva dato retta nessuno, tanto che nella sua Chiesa i fedeli erano poco più degli alunni di una classe elementare. La figlia di quest’uomo, che due mesi fa restò folgorato dalla proposta di un suo seguace di commemorare l’11 Settembre dando fuoco al Corano, sostiene che «è uscito di testa».

Insomma, parliamo di un matto di una cittadina della Florida profonda in cui sei obbligato a passare solo se devi andare in Georgia o in Alabama. Un matto capace però di tenere col fiato sospeso la Casa Bianca, la Nato, il Pentagono, l’Interpol, l’Onu, eserciti e polizie di mezzo mondo, organizzazioni umanitarie e di volontariato, chiese, moschee, sinagoghe e un sacco di turisti.

Come è possibile che questo oscuro reverendo in vena di provocazioni sia diventato un fenomeno planetario, anziché essere compatito dai suoi concittadini? La risposta investe in pieno il mondo dei mezzi di comunicazione che lo hanno trasformato in una star, che lo assediano da giorni con microfoni, telecamere, registratori, taccuini e che hanno piazzato intorno alla sua roulotte decine di antenne paraboliche. Per non farsi sfuggire nulla, per rilanciare al più presto ogni sillaba incendiaria e magari anche l’immagine dell’incendio finale, quel falò di libri sacri all’Islam che avrebbe l’immediato effetto di accendere un’altra pletora di idioti che non aspettano altro a ogni latitudine. Il rapporto causa-effetto lo mostrano le due foto che pubblichiamo in prima pagina.

Le quali possono essere lette da sinistra verso destra o anche al contrario, nel senso che nessuno dei due è giustificato dall’altro per i suoi comportamenti: i bruciatori di Corani e quelli di bandiere a stelle e strisce appartengono alla stessa razza. Quella degli idioti appunto.
La domanda allora sorge spontanea e ce la siamo posta anche noi: ma perché allora dargli spazio e visibilità? Basterebbe ignorarli, come viene suggerito di fare con i matti o con i bambini che fanno troppi capricci. Sarebbe la scelta giusta se questa giostra globale non corresse così in fretta, se filmati, foto e dichiarazioni non ci bombardassero senza sosta.
Puoi decidere di ignorare il pastore, ma come fai a tacere il fatto che nel frattempo il Papa, il segretario delle Nazioni Unite, il comandante delle truppe americane in Afghanistan e il Presidente degli Stati Uniti stanno lanciando appelli proprio a quel pastore e alla sua minuscola congrega di fedeli?

Puoi decidere di non mettere nulla sul giornale, ma all’ora di pranzo le agenzie battono il comunicato dell’Interpol in cui si parla di «rischio di attacchi globali». Qualche minuto e in una manifestazione antiamericana a Kabul ci scappa il primo morto.

Così pensi che se decidessi di tenere il giornale fuori da tutto ciò sembreresti tu l’idiota, o perlomeno un insopportabile snob, e che sarebbe tutto inutile. La grande agenzia Ap ha deciso di non distribuire le eventuali foto, ma sappiamo che basta un ragazzino con un cellulare e un computer a casa per far esplodere la rete e arrivare in ogni casa del globo. Gli esempi degli ultimi anni sono centinaia, pensate alle foto di Abu Ghraib o anche solo al filmato del bambino Down picchiato dai compagni di scuola.

A Barack Obama, ieri mattina nella East Room della Casa Bianca, hanno chiesto se non avesse fatto meglio a ignorare il pastore Jones invece di dargli importanza. Il Presidente ha risposto che ha dovuto occuparsi «dell’individuo giù in Florida» - non ha voluto dargli la dignità del nome - per evitare gravi conseguenze contro cittadini e militari americani, che non poteva fare altrimenti.

Così siamo tutti prigionieri di questo «reality show», come lo ha chiamato il direttore del New York Times Bill Keller, che finisce per dettare gli umori globali e farsi guidare da questi.
Ma non c’è proprio nessuna via d’uscita da questa degenerazione della società dell’immagine che è capace di mettere tutto sullo stesso piano, di enfatizzare un particolare fino a farlo diventare un fenomeno universale, che regala ai cretini di ogni sorta il loro minuto di celebrità planetaria?

Qualche cosa si potrebbe fare: una strada esiste, ma non passa dalla censura o dal silenzio, passa invece dallo sforzo di restituire a ogni immagine i suoi veri contorni, di rimetterla a posto nel suo contesto. Bisogna fare più giornalismo, non arrendersi alla valanga di immagini artefatte o di slogan a effetto.

Tutti i giornali del mondo hanno parlato della «Moschea a Ground Zero» e molti nel mondo si sono indignati, forse l’effetto sarebbe stato diverso se tutti avessero scritto che la sala di preghiera dovrebbe nascere a tre isolati dal luogo dove sorgevano le Torri Gemelle o che a quattro isolati già esiste da anni un’altra moschea (di cui nessuno si è mai sognato di chiedere la chiusura).

Fare giornalismo di qualità per cercare di abbassare la febbre del sensazionalismo significa andare a cercare dati e statistiche per dare il giusto peso alle nostre preoccupazioni, che si tratti del numero di crimini, di immigrati illegali, di malati di influenza suina o di moschee con minareto (in Germania ce ne sono 206, in Italia 3). Significa dare voce a chi ha titolo per parlare e non solo a chi garantisce di fare più rumore o più spettacolo.

Fare giornalismo così è faticoso, ma è l’unica strada che abbiamo per salvarci dall’invasione del falso, del verosimile, per cercare di capire qualcosa in questo caos globale.
Anche la politica e la società civile però potrebbero fare qualcosa per restituire ai gesti e alle parole il loro giusto peso: al delirio del reverendo Jones dovrebbero rispondere cento reverendi che pregano insieme a rabbini e muftì davanti a quello che era Ground Zero. L’immagine avrebbe una forza emozionale ed evocativa superiore e questa volta sarebbe l’erba buona a scacciare quella cattiva.

È davvero così difficile immaginare di non arrendersi e decidere che la nostra esistenza non può essere presa in ostaggio dall’ultima immagine che passa davanti ai nostri occhi?

10 settembre 2010

Sbatti il mostro in prima pagina

Alla faccia della privacy (che si tira fuori per le intercettazioni dei potenti), nome, cognome e foto in prima pagina, per la ragazza che è stata denunciata (ma non condannata, non si aspetta la cassazione qui?).
Non è sembrato vero, al giornalista, mettere assieme l'autonomia, il movimento no tav, l'area antagonista, i centri sociali, il fatto che sia figlia di un magistrato, Beppe Grillo e il V Day e perfino facebook ..
Come ha già scritto Gilioli "di Tartaglia era troppo anche uno".

Questo è il rischio che si corre a cementare (magari con l'aiuto delle cosche e del partito del cemento) il territorio. Oltre al rischio, forse calcolato, di prendersi delle pallottole vere, come successo al sindaco di Pollica Angelo Vassallo.

Anche quelli sono mostri.

Mentana Bindi 1-0

Blitz di Mentana durante il TG de la7, per presentare la puntata di In onda (il video della puntata) con ospiti Bindi e Belpietro.

Mentana alla Bindi:
- Siete pronti per le elezioni?
- Siamo prontissimi
- E allora chi è il vostro candidato?
- Lo decidiamo poi ..
- E allora vede che non siete pronti per le elezioni?


L'affare expo

Dopo le voci (vere, false?) sulla svendita a Smirne dell'Expo di Milano, un altra notizia che lascia perplessi circa il mega progetto che dovrebbe dare lustro a Milano (e permettere quelle opere pubbliche che altrimenti non si fanno).
L'acquisto dei terreni: compri tu, compro io .. Chi mette i soldi? Ente, regione, comune?
Alla fine l'accordo per i terreni dei Cabassi: li prende oggi l'ente fiera, ma li paga a fine 2017, quando si farà cassa a fine 2015 con i terreni e le opere valorizzate.

Il pagamento ai Cabassi, ha spiegato [Cantoni, pres findazione Fiera], avverrà 18 mesi dopo la fine dell’Expo e quindi non prima del 2017. «Non ci sarà - ha detto ancora - una forchetta di prezzo».
Riguardo alla valorizzazione dei terreni dopo il 2015, Cantoni ha spiegato che «avremo la disponibilità di questo terreno per metterlo sul mercato con un’asta completamente aperta, secondo le procedure di legge e la massima trasparenza». «Ci aspettiamo, per una parte di queste aree, - ha detto - la possibilità di una valorizzazione urbanistica».
La fondazione ha quindi precisato non ha come core business lo sviluppo di terreni e la costruzione di case: «Quello che noi possiamo garantire è l’assoluta trasparenza etica e la non speculazione». Ovviamente, dietro l’operazione non ci sono interessi privati: «La fondazione - tiene a precisare Cantoni - è un ente di diritto privato ma espressione della collettività, della Regione».

E se così non fosse? Chi controlla cosa si costruisce, chi costruisce e chi alla fine comprerà e a che prezzo? L'expo non ha come tema "nutrire il pianeta": chi si sta nutrendo dell'Expo?

I numeri della scuola in Lombardia

Un pò di numeri sulla scuola lombarda (dal TG3 regionale del 9 settembre):
- il numero degli studenti è di circa 1.400.000 studenti; in aumento quelli stranieri (+10000)
- il numero di insegnati è 110000 (-8000): di questi, il 25% sono precari

Più studenti, meno ore (riforma Gelmini), meno insegnanti (tagli Tremonti), più tasse locali (la grande manovra, maggiori costi per i servizi comunali, regionali), maggior costo dei libri (la riforma Gelmini ha cambiato i programmi di insegnamento e i vecchi libri spesso non andranno più bene)..

Un quadro della scuola italiana e lombarda l'aveva dato Presa diretta la primavera scorsa (La scuola fallita): chi l'ha detto che la lotta di classe non esiste più?

Esce oggi il libro di Riccardo Iacona "L'Italia in presa diretta": “Adesso ho le prove. Le prove che l’Italia di Berlusconi è già un paese meno libero. L’ho visto con i miei occhi. Ho deciso di scrivere questo libro perché possiate vederlo anche voi.”

09 settembre 2010

Ambrosoli se l'era cercata

L'articolo del corriere (qui il link originale) non più disponibile online.

La frase choc di Andreotti in tv sul legale ucciso nel centro di Milano nel '79

MILANO - Giulio Andreotti ha il colletto un po' aperto e il nodo della cravatta è allentato. Ma come sempre il senatore a vita non tradisce emozioni particolari. Le labbra sottili sembrano muoversi impercettibilmente e gli occhi non cambiano espressione quando, alla domanda su perché Giorgio Ambrosoli è stato ucciso, risponde così: «Questo è difficile, non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l'andava cercando».
Una frase che sembra buttata lì senza pensarci troppo, ma quelle parole che colpiscono al cuore rappresentano forse il momento più importante e doloroso della puntata de «La storia siamo noi» che Giovanni Minoli ha dedicato ad Ambrosoli, il liquidatore dell'impero di Michele Sindona, e che andrà in onda stasera alle 23,50 su RaiDue. Più importante perché appare l'ennesima e più chiara manifestazione del fatto che Andreotti nello scontro fra Ambrosoli e il bancarottiere Sindona, da lui salutato come il «salvatore della lira», ha saputo per chi schierarsi fin dal primo momento.

E più dolorosa perché tutti, compreso lui, sa poi cosa alla fine Ambrosoli abbia trovato nella notte dell'11 luglio 1979. Dopo una cena in trattoria e durante l'ultima ripresa dell'incontro di box che Ambrosoli segue in compagnia, arriva una telefonata: dall'altra parte c'è il silenzio. Poco dopo lui scende ad accompagnare gli amici, e mentre sta rincasando il killer Joseph Arico gli dice: «Mi scusi, avvocato Ambrosoli». E spara 4 colpi, portando a termine la missione che gli ha affidato Sindona per 50 mila dollari. Minoli racconta tutto, anche riprendendo dai suoi archivi una intervista a Sindona, in carcere in America per bancarotta. Ne illustra soprattutto l'ascesa dal nulla e ne spiega il «contesto». Gli anni ruggenti nei quali sorprende la provinciale piazza finanziaria milanese con operazioni «all'americana»: Opa, conglomerate, perfino il private equity. «Importa» tutto da Wall Street e sembra che nessuno possa fermare la sua irresistibile ascesa. Nonostante i suoi rapporti quasi esibiti con il clan Gambino e con altre famiglie mafiosi. Ma gli anni ruggenti durano poco. L'Opa sulla finanziaria Bastogi nel '71 segna il suo tramonto. L'opposizione di Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca, fa fallire l'operazione.

E dopo il crollo in America la crisi dilaga nel suo fragile impero in Italia, finché la sera di martedì 24 settembre 1974 alle 23 un funzionario di Banca d'Italia telefona a casa Ambrosoli. Alle 17 del giorno dopo il Governatore Guido Carli conferisce a Giorgio Ambrosoli l'incarico di «unico commissario liquidatore», come dirà lui stesso alla moglie Annalori, della Banca Privata Italiana di Sindona. Ambrosoli fa il suo dovere fino in fondo, con l'aiuto di Silvio Novembre, ufficiale della Guardia di Finanza. Ma come testimoniano i suoi diari e quelli del Governatore Paolo Baffi «mezza Italia» si muove per salvare Sindona. Ambrosoli, Baffi e il vicedirettore generale Mario Sarcinelli fanno muro. Baffi e Sarcinelli, che respingono improbabili piani di salvataggio presentati loro anche da Franco Evangelisti, braccio destro di Andreotti, e svelano con ispezioni e rapporti le trame di Roberto Calvi, pagheranno carissima onestà e determinazione: Sarcinelli viene arrestato e a Baffi è risparmiato il carcere solo per l'età. Saranno poi prosciolti ma Baffi lascerà Via Nazionale. Le minacce e la violenza di Sindona e dell'Italia piduista non fermano Ambrosoli.
Perciò il sicario venuto dall'America lo uccide. Nella lettera-testamento alla moglie scrive il 25 febbraio 1975: «In ogni caso pagherò a caro prezzo l'incarico». E pensare che, come ha detto il figlio Umberto: «Sarebbe bastato un piccolo sì, qualche piccola omissione, non prendere posizione. Avrebbe avuta salva la vita». Ma Andreotti non ha dubbi: l'avvocato liquidatore se l'è proprio andata a cercare.