10 giugno 2013

L'uomo che sussurrava ai potenti di Luigi Bisignani e Paolo Madron

Sono arrivato a fine lettura giusto per spirito di servizio, ma la tentazione di abbandonare la lettura a metà è stata forte.
E sarebbero queste le profonde rivelazioni dell'uomo degli intrighi, che "sussurava ai potenti"?
A me è sembrato il solito gossip politico, dove "Luigino" ha voluto difendere i suoi politici di riferimento. Da Andreotti, ai politici della prima repubblica, per arrivare fino a Berlusconi.
Tutto viene condotto a scenette familiari, da commedia all'italiana: cene, colazioni, incontri, la cameriera del papa, l'amico generale …
Un sistema di relazioni in cui Bisignani è dentro sin da quando era un ragazzo e che gli ha permesso di coltivare delle amicizie, disinteressate sostiene l'intervistato, nel campo dell'esercito, della finanza e delle banche, nella politica e nel mondo dell'informazione (è stato a lungo giornalista dell'Ansa e capo ufficio stampa di un ministro poi risultato iscritto alla P2).

A leggere questo libro, se ne avete voglia, sembra che Bisignani sia la persona più fortunata del mondo: cresciuta in mezzo a persone importanti che l'hanno aiutato nella crescita: da Rocca della Techint, a Paolo VI a Montanelli, da Andreotti a Craxi ai politici di oggi …
Un mondo dove i cognomi che girano sono sempre gli stessi, che passano da una carica all'altra, in una ascesa a volte interrotta dai magistrati nelle loro inchieste (come avvenuto per l'inchiesta sulla P4, in cui è stato coinvolto).
Magistratura che Bisignani accusa di bloccare certe operazioni finanziarie: “Alla fine, come vede, c’è molto spesso la mano della magistratura dietro il fallimento di certe operazioni”.
Fusioni di gruppi industriali, scalate di banche, privatizzazioni e acquisizioni di giornali (“l’inchiesta sulla P4 mandò a monte il passaggio dei periodici della Rcs al gruppo Farina”).
Il sottotitolo di questo libro intervista è: "Trent'anni di potere in Italia tra miserie, splendori e trame mai confessate": purtroppo, e questa è la mia opinione, quanto viene raccontato va preso con molta cautela. Ho l'impressione che l'autore abbia voluto dare al lettore una versione molto edulcorata dei famosi “misteri”.
Andreotti ne esce fuori come una persona acuta e intelligente.

Berlusconi descritto come un vulcano di idee, che lo stesso Andreotti aveva assolto per le sue vicende legate alle cene eleganti:
“Madron: Il cattolicissimo Andreotti che giustifica le performance in orizzontale del Cavaliere? Una notizia.
Bisignani: Da «uomo devoto», lo assolveva.”

Berlusconi fu presentato a Bisignani nei tempi in cui era capo uff. stampa del ministro dell'industria:
B: Stammati mi disse: «Questo o è pazzo o è un genio». E si riferiva al progetto, espresso da Berlusconi, con entusiasmo e determinazione incredibili, di voler fare concorrenza alla Rai.
[..]
M: Come iniziò a far entrare il Cavaliere nella sua tela di rapporti?
B: A casa di mia madre gli feci incontrare per la prima volta, nel 1980, il neodirettore generale della Banca d’Italia, Lamberto Dini”.

Il ritratto che Bisignani fa del cavaliere:
“B: mi dice che non è un uomo di potere? Lo confermo. È solo un uomo molto ricco che è stato capace di vincere le elezioni. Mai, eccezion fatta per la Rai, di imporre suoi candidati sulle poltrone più delicate”.


Marcinkus descritto come quello che doveva sistemare i conti dello IOR:
B: Marcinkus doveva dipanare il groviglio di partecipazioni possedute dal Vaticano nell’azionariato di grandi aziende italiane come le Condotte d’acqua o l’Immobiliare”.

Craxi il miglior statista, anche lui perseguitato dalla magistratura:
Craxi è stato uno dei migliori presidenti del Consiglio che l’Italia abbia avuto”.
Le tangenti, il debito pubblico schizzato alle stesse, la fine della prima repubblica e la latitanza all'estero per sfuggire alla magistratura, tutto questo passa in secondo piano per l'uomo che sussurra ..

Craxi e il concordato con la Chiesa:
Il suo fu un capolavoro di diplomazia con il quale dribblò il dibattito parlamentare, e riuscì a far passare l’otto per mille, l’ora di religione nelle scuole”.
Poco importa che questo concordato dreni risorse pubbliche che finiscono alla Chiesa in modo non tracciabile, a discapito delle altre religioni (per il meccanismo che assegna il non dichiarato alla Chiesa cattolica).

Nell'intervista emergono tanti quadretti, dell'attuale panorama politico:

Mariarosaria Rossi, «la Badante», come l’ha soprannominata Dagospia, che di volta in volta gli fa da spalla nella scenetta, interpretando varie macchiette tra cui la prostituta con il difetto all’anca

Inoltre Alfano ha una vera mania per i giochini sul cellulare, cui non rinuncia nemmeno durante le riunioni. E poi ha la debolezza di consultare sempre l’oroscopo

E c'è spazio per i traditori del PDL, per la decisione presa da B. di ridiscendere in politica, dopo il moccolo di Verdini.

Nel corso dell'intervista c'è spazio anche per attaccare (o insinuare dubbi) su altri avversari che magari non possono oggi difendersi.
Parlando delle stragi di mafia del 1992-93, Bisignani tira fuori l'inedita pista dei finanziamenti al PCI da parte del PCUS su cui Falcone stava indagando (quando era già direttore dell'ufficio Affari Penali e non più pm).
“M: Ma che idea si era fatto Andreotti dell’uccisione di Falcone e Borsellino?
B: Ha sempre avuto un convincimento. Ovvero che i motivi delle orrende stragi in cui morirono non si dovessero cercare a Palermo, ma fra Mosca e Roma”.

L'attacco a Scalfaro, l'ex presidente della Repubblica, nonché ex ministro degli interni, finito nel fango dell'inchiesta sui fondi neri del Sisde:
“B: Allude ai cento milioni di lire che il Sisde avrebbe versato mensilmente a tutti i ministri dell’Interno, compreso dunque Scalfaro? Non tutti. Scalfaro certamente, Amintore Fanfani li rifiutò”.

Bernabé, ex manager Eni, ora dentro Telecom, di cui Bisigani ritira fuori una vecchia informativa della Finanza:
B: In un’informativa della guardia di finanza del 17 novembre 1997, numero di protocollo 00582, gli investigatori comunicano alla Procura di Brescia a proposito di Bernabè la loro convinzione che potesse essere stato parte attiva nella realizzazione di una struttura di fondi neri all’estero”.

E poi le solite accuse al PCI:
B: Io sono certamente colpevole di finanziamento illecito ai partiti, reato che sinceramente ignoravo di compiere e che con un blitz parlamentare è stato poi depenalizzato per favorire il Pci”.
[..]
M: Lei ha accusato il Pci di aver partecipato alla spartizione. Ma il partito da quell’inchiesta è uscito indenne.
B: Il finanziamento al Pci era documentato nell’agenda di Gardini”.
Cesare Geronzi, colpevole di aver girato le spalle ad Andreotti:
“B: Cesare, anche se finge di dimenticarlo, è stato, più di chiunque altro, andreottiano con Andreotti, demitiano con De Mita, ciampiano con Ciampi”.

In questo libro, le stragi, i rapporti mafia politica, il vero ruolo della P2 (chi l'ha creata, chi l'ha finanziata, i legami con gli USA) sono temi nemmeno accennati: Andreotti di cui è stata accertata la colpevolezza almeno fino al 1980 per i suoi rapporti con esponenti mafiosi.
La P2, dietro tanti segreti, dal delitto Moro, ai depistaggi sulla strage alla stazione di Bologna.
Una struttura le cui dimensioni non sono mai state del tutto chiarite, che aveva Gelli come unione tra le due piramidi rovesciate (l'immagine che ne diede la Commissione di inchiesta di Tina Anselmi): nel libro si arriva a dire che Gelli indagò in Argentina sulla vicenda dei desaparecidos (gli oppositori del regime che venivano fatti sparire, anche gettandoli dagli aerei sull'oceano):
“Fu in merito alle vicende legate ai crimini dei desaparecidos, circostanza in cui il Venerabile riuscì a trovare dei riscontri e a sollecitare chiarimenti dai dittatori allora al potere”.

Come mai tanti militari nelle liste della P2?
M: perché nelle liste italiane della P2 ci sono così tanti militari e grand commis di Stato?
B: Sono ambienti dove domina una continua ansia di promozioni e trasferimenti”.

Come mai nessun comunista, chiede il giornalista Madron?
B: nelle liste ritrovate a casa di Gelli non figuravano uomini del Pci, e questo nel momento in cui il partito guidato da Enrico Berlinguer diventava elettoralmente più forte”.

Secondo Bisignani, una commissione di inchiesta fatta per favorire il PCI (ancora una volta):
la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, presieduta da una cattolica partigiana come Tina Anselmi, desiderosa di rendersi gradita al Pci e di attaccare l’intera massoneria”.

E se ieri il problema erano i comunisti, secondo Bisignani, oggi lo è il M5S, dietro cui vede gli stessi movimenti che durante mani pulite aiutarono Di Pietro: “nel modo in modo in cui i servizi americani stanno «attenzionando» Beppe Grillo e il suo movimento”, spiega l'intervistato “mi sembra di rivedere il film con cui alcuni diplomatici Usa accompagnarono la corsa di Antonio Di Pietro”.

Insomma, a rileggere queste pagine sembra di aver vissuto in un paese con una classe politica e dirigente che ha cercato di far crescere l'economia e la finanza, ostacolata dalla magistratura invadente che ha slavato alcuni partiti da Mani Pulite per interessi personali. E dovremmo pure essere grati ai politici della prima repubblica.

Non sono d'accordo, ne su queste tesi, ne su questa visione del paese e in special modo della democrazia. Una democrazia dove le decisioni, le promozioni, le cariche sono decise al buio, nelle segrete stanze, è una non democrazia.

Riporto quanto disse Tina Anselmi,durante la relazione alla Camera sulla Commissione di inchiesta per la P2, il 9 gennaio 1986 (riportato al termine del libro a cura di Anna Vinci, LaP2 nei diari segreti di Tina Anselmi):

Qui sta, io credo, il valore politico principale della relazione della Commissione: essa ci documenta la presenza di uomini affiliati alla loggia in buona parte delle vicende più torbide che hanno attraversato il paese nel corso di più di un decennio.
Da vicende finanziarie, come quelle di Sindona e di Roberto Calvi, sino ad episodi di eversione violenta del sistema, troviamo che la Loggia P2, con la sua segretezza, costituisce il luogo privilegiato nel quale entrano in contatto e si intrecciano ambienti disparati, che hanno in comune il fatto di agire al di fuori della legalità repubblicana.
Dall'esplorazione di questo mondo [..] possiamo trarre una conclusione principale di significato politico rilevante: che la politica sommersa vive e prospera contro la politica ufficiale; che una democrazia manipolata è in realtà una non democrazia; che ogni tentativo di correggere surrettiziamente e per vie traverse il sistema democratico significa in realtà negarlo alla radice dei suoi valori costitutivi.
[..] Che la Loggia P2 abbia cercato e ottenuto connivenze e complicità nel mondo politico costituisce realtà di tale evidenza che, se mai, vi sarebbe da stupirsi del contrario, vista la qualità delle aspirazioni e dei progetti dell'organizzazione.

E poi:

Anche qui sono gli stessi documenti della loggia a rivelarci con inconsapevole franchezza la vera natura dell'organizzazione e delle sue aspirazioni più riposte, come quando nel piano di rinascita democratica si parla di 'selezionati uomini politici' e di un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l'onere dell'attuazione del piano.
[..] Per gli uomini e gli ambienti che si riconoscevano nella Loggia P2 l'attività politica nella quale noi siamo impegnati era considerato un onere da delegare; ma così non può essere, perché ogni volta che postuliamo un versante politico occulto, la sua logica non può che essere quella della concorrenzialità rispetto alla politica ufficiale. E che si muove al suo riparo non può che aspirare a una funzione di controllo e di delega: mai certamente di complementarietà. Per tale motivo si può essere complici della Loggia P2, ma solo per finirne vittime, come sistema di certo, se non come singoli.
Per questo io credo che a Loggia P2 è stata, come è stata, un meccanismo di controllo e condizionamento, allora è evidente che in questa vicenda noi siamo stati tutti perdenti o tutti vincenti: perché se la loggia P2 è stata, come è stata, politica sommersa, essa allora è in realtà contro tutti noi!

La scheda sul sito di Chiarelettere

Il link per ordinare il libro su ibs.

09 giugno 2013

Parola di Andreotti

L'ultimo numero de l'Europeo è interamente dedicato a Giulio Andreotti: il sette volte presidente del Consiglio, membro del Parlamento dagli arbori, morto il 6 maggio 2013.
Il numero speciale inizia con l'intervista del senatore, allora ministro alla Difesa fatta da Oriana Fallaci nel 1974.
Erano gli anni dei tentativi di colpi di stato, che poi finivano giudicati da “operetta”, delle bombe che scoppiavano nelle piazze, nelle banche e sui treni. Si sarebbe passato, come disse il generale Maletti del Sid, dal terrorismo nero a quello rosso.
Si sarebbe passati dalle esperienze non del tutto positive dei governi di centrosinistra, a governi di unità nazionale, due anni dopo.
Ma lui, Giulio Andreotti, sarebbe stato sempre protagonista. Mi ha colpito, dell'intervista, i ragionamenti fatti dall'uomo politico:quanto mai attuali, per certi aspetti. 

La corruzione e il finanziamento ai partiti
Ma ciò non cambia l'indiscutibile vergogna che esista una gran corruzione in Italia. Lei ha sviato il discorso. Lo scandalo esiste e anche i partiti ne sono coinvolti.«Ho detto che non è ancora sera. Per esempio, dei comunisti non s'è parlato ancora ma anche loro come vivono finanziariamente? Che ricevono aiuti dall'estero non è una malignità: è un fatto. E tra i personaggi che potrebbe interpellare c'è Eugenio Reale (deputato della Costituente, si dimise dal PCI nel 1956, ndr) che è stato loro amministratore. Forse qualcosina potrebbe dirgliela. Via, scopriamo l'America a dire che ogni partito riceve aiuti esterni! O si arriva davvero al finanziamento statale .. Ma è il caso di crederci al finanziamento statale? De Gasperi, per esempio, non ci credeva. Diceva che l'opinione pubblica non lo avrebbe accettato o vi avrebbe reagito con disagio: “Non suona bene dare i soldi dello stato ai partiti”. Forse se si potesse convincerli davvero a rendere pubblico il loro bilancio e a non avere segreti sulle entrate e sulle spese .. Ma i partiti non rivelano mai i loro bilanci. Nemmeno agli iscritti. Io faccio parte della direzione della Dc e, in trent'anni, non ho mai visto un bilancio. Negli altri partiti credo avvenga lo stesso. Nel 1945 e 1946 ai congressi c'era la relazione del segretario amministrativo ma ora non c'è più nemmeno quella».
I governi di scopo.
[..] Prenda l'intercettazione telefonica ..Ha il telefono controllato anche lei?!«Non lo so. Spero di no. Ma non lo so mica. Perché, ha mai visto la copertina dell'elenco telefonico di Roma 1972-1973? Eccola guardi. Proprio in copertina: “Detective privato Tony Ponzi. Premio maschera d'oro. Opera personalmente per controlli, indagini industriali e private, anche con apparecchiature elettroniche miniaturizzate. Ovunque”. D'altronde, se uno fa il quarantotto per ché il suo telefono è controllato, la malignità comune può dire: sarà uno che non voglia farsi sentire perché ha qualcosa da nascondere?»Bel discorso. Ma lei, quand'era al governo, che cosa fece contro lo schifo del telefono controllato?«Io, come stavo per dirle, denunciai il problema e incaricai i miei ministri di tirar fuori un progetto. Il progetto fu preparato ma poi dovemmo andarcene e.. si torna al ragionamento di prima: ma come si fa a fare le cose se non ci danno il tempo? Bisognerebbe dire a un governo, qualsiasi governo “Tu rimani in carica due anni. Se alla fine dei due anni non hai realizzato nemmeno due o tre cose fondamentali, se non ci sei riuscito, ti mando a casa e ti interdico. Per dieci anni non potrai più partecipare a nessun governo”. Invece accade quello che accade, senza contare che il capo del governo deve passar la giornata a occuparsi del prezzo del miglio o della conferenza di Copenaghen. E la giornata dura soltanto 24 ore».

Andreotti il conservatore.
Senta Andreotti: lei lo sa che la definiscono uomo di destra. Rifiuta o no tale definizione?«Direi che la rifiuto perché la qualifica uomo-di-destra in Italia non viene data in Italia per collocare una persona ,a per metterle il piombo sotto la sella, per crearle degli ostacoli. Il nominalismo è un'altra malattia degli italiani e v'è una tale ipocrisia nelle parole “destra” e “sinistra”. Preferisco che mi chiamino conservatore. In molti sensi, e sia pure in termini di preoccupazione democratica, sono un conservatore. Mi accorgo che, quando si vogliono cambiare le cose, si finisce quasi sempre per cambiarle in peggio. Quindi è meglio tenersele così come sono. Del resto credo di averle già detto che non ho mai vuoto tentazioni socialiste. Neanche in gioventù. Uhm... Non si capisce bene cosa uno intenda per socialismo. Le riforme? Se sono buone, piacciono anche a me, ma spesso sono chiacchiere e basta. Ottengono solo id peggiorare le cose, come la riforma ospedaliera, o di lasciare il tempo che trovano. Io posso anche fare una riforma perché lei diventi regina d'Inghilterra. Ma poi non lo diventa».
L'intervista si chiude con la celebre frase citata anche nel film Il divo:
Guardi che se lei mi fa arrabbiare, io accendo la sigaretta.«E io accendo la candela»D'accordo, Tanto il mal di testa le viene lo stesso.«No, no. Sono meno delicatino di quanto sembri. Sembro delicatino perché ho il torace stretto. Infatti per via del torace stretto, non mi fecero fare l'allievo ufficiale. Pensi, da giovanotto non raggiungevo neanche il minimo di circonferenza toracica. IL maggiore che mi visitò disse: “Lei non durerà sei mesi”. Eh! Eh! Quando diventai ministro della Difesa, cercai subito quel maggiore. Volevo prendermi il gusto di invitarlo a colazione per dimostrargli che ero vivo. Ma non fu possibile. Era morto lui».Ci avrei scommesso.

Due anni fa il referendum sui beni comuni

Due anni fa il referendum sull'acqua e per la difesa dei beni comuni e ancora stiamo aspettando che la politica lo applichi nella sua interezza.
Difendendo i beni comuni e sottraendoli dalle logiche di profitto.

Invece, quello che vediamo è che ogni tanto si torna a parlare di nucleare e, sull'acqua, i privati continuano a fare affari: ma la volontà dei cittadini non andrebbe rispettata?
Alla fine è inutile chiedersi come mai la gente non vada più a votare, a che serve?

La difesa dei beni comuni comprende anche la difesa dell'ambiente dell'aria: ma questa crisi non solo sta distruggendo anche imprese e posti di lavoro, ma mette a rischio la difesa dell'ambiente.

E così a Milano il comune decide che fare le giornate senza auto costa troppo e che si deve allora rinunciare a fermare il traffico. Difendere la salute costa, questo è il paradosso di questi tempi: mentre inquinare, rovinare il paesaggio, distruggere il verde per fare nuove autostrade, per grandi opere fa pure aumentare il PIL ..

Ma impoveriscono il paese. Perché il pil che aumenta arricchisce i pochi a discapito di tutti. Anche per i risvolti poco etici (e un po' criminali) dello sviluppo italiano, quello che tanto piace alle imprese e alla politica.
A La Maddalena, lo stato ha speso più di 300 ml di euro per le bonifiche e per la ristrutturazione dell'ex Arsenale, che poi è stato concesso, a presso di favore, alla Mita Resort del gruppo Marcegaglia.
Il G8 poi, non si è più fatto in Sardegna ma a l'Aquila e a la Maddalena è tutto in stato di abbandono, anche dopo che si scoprì che le bonifiche non erano state fatte sulle acque antistanti.

Chi deve fare le bonifiche adesso? C'è l'inchiesta sulla cricca della Ferratella, il gruppo di imprese e imprenditori che ruotavano attorno alla Protezione civile.
Lo stato ha scaricato i costi dei lavori a carico della regione, che probabilmente dirà che non ha soldi. Una seconda beffa: il bene comune ha valore solo se viene cementificato o messo a profitto.
Ai nostri posteri lasceremo solo cemento, rifiuti e macerie.

E poi senti i giovani industriali parlare di rivolta... Dove eravate voi? Cosa avete fatto voi per evitare questo?

07 giugno 2013

Come se non esistessero le intercettazioni

La Minetti si è difesa in aula: non si occupava lei del reclutamento delle Olgettine:
«Non ho introdotto nessuno, né ho mai gestito nulla, perché non c'era nulla da gestire». «Degna conclusione di questa inverosimile storia è la richiesta di condanna avanzata dai pubblici ministeri». E ha concluso: «Spero che qualcuno un giorno riesca a spiegarmi che cosa ho fatto di così straordinariamente terribile». 
Ecco, basterebbe farle riascoltare le sue stesse intercettazioni : quando briffava l'amica sulle cene di Arcore, cosa stava facendo?
(.....)   No ma infatti ti volevo un attimo briffare sulla cosa., nel senso ..giurami che non ti prende male nel senso cioè ne vedi di ogni cioè te tifai i cazzi tuoi e io mi faccio i cazzi miei per l'amor del cielo pero' ne vedi di ogni ..cioè nel senso la disperaticion più totale cioè capirai.. e'è gente per cui è l'occasione della vita quindi ne vedi di ogni fidati di me punta su A il francese che lui sbrocca gli prende bene e tutto., digli tutto quello che fai.. seconda laurea ..sei stata a ..tre mesi alla Sorbona che anche lui ha studiato alla Sorbona si si si esalta di brutto non entrare nei dettagli o (incomprensibile) vedi cosa hai fatto ...te cosa hai fatto alla Sorbona..hai fatto il corso di francese????

OK mmhh tutte queste cose a lui piacciono ehh cioè .... no no io lo dico nel senso per cioè nel senso per far entrare in simpatia nel senso Meli detto fuori dai denti no .. ci sono varie tipologie di... persone c'è la zoccola, c'è la sudamericana che non parla l'italiano e viene dalla favelas c'è quella un po' più seria c'è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli e poi ci sono io che faccio quel che faccio capito per cui ecco era solo per non confonderti nella massa non sii timida fregatene sbattetene il cazzo e via andare ... ...  
 E tutte le altre intercettazioni .. ecco perchè le vogliono abolire.

Scelte (mica tanto) radicali

Non mi sembrano mica tanto radicali le scelte di cui Epifani (il neo segretario) e Bersani (l'ex segretario smacchiatore) stavano discutendo.
Sono i cda delle aziende pubbliche da riempire.
Come Finmeccanica, Cdp, Sace, Sogin ... (l'articolo è di Sergio Rizzo)


l'occhio non può non cadere sulle ultime tre righe del foglio ripiegato in quattro che l'ex segretario della Cgil tiene nella mano sinistra. C'è scritto: «Nomine». E poi accanto: «Scelte radicali». Difficile dire a che cosa si alluda. Qualche indizio però c'è, sempre in quelle poche righe. Per esempio c'è un nome: «Zampini». Verosimilmente Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, fiero oppositore di Giuseppe Orsi, il precedente amministratore della Finmeccanica, la grande conglomerata ancora controllata dallo Stato per circa un terzo del capitale.

Qual è poi il significato di quelle tre lettere che compaiono sul foglio appena sopra alla parola Sogin, ovvero «Cdp»? Possibile che sia l'acronimo della Cassa depositi e prestiti, il forziere dov'è custodito il risparmio postale. Una banca pubblica che controlla la Sace, compagnia assicurativa per l'export guidata da Alessandro Castellano, fonte di centinaia di milioni l'anno di utili, anch'essa con il consiglio da rnnovare. E «Monopoli»? Si riferisce ai Monopoli di Stato? O è il plurale di «monopolio»? Oppure si riferisce semplicemente al gioco: «Monopoli», appunto?

Servizio pubblico - cosa vostra

Puntata speciale, dedicata tutta alla trattativa stato mafia, dalle bombe della stagione 1992 1993 alla pax mafiosa che ha traghettato il paese dalla prima alla seconda repubbblica.
Quando all'improvviso, la mafia smise di sparare e far esplodere le bombe e si inabissò, con la nuova strategia del padrino Provenzano (che prese il posto di Riina) e di Matteo Messina Denaro , il latitante numero uno.

Perché è tanto importante fare luce sulla trattativa stato mafia? Nella copertina Santoro ha citato le parole di Bobbio: " il tricolore sventola su tutto il territorio?".
Se solo un pezzetto di Stato fosse sotto il controllo della mafia, allora l'Italia non sarebbe nata.
L'Italia non ha combattuto il fenomeno mafioso: se lo avesse fatto la storia del nostro paese e i governi che si sono succeduti sarebbero stati diversi. 
Rivolto ai leghisti, il giornalista ha detto "Bossi e Formigoni non sarebbero quelli che sno stati senza l'aiuto della Sicilia". Non è una accusa di continuità, ma di non avere avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà.
Borsellino ha avuto quel coraggio ed è saltato in atia: sapere la verità non è solo un dovere, qualcosa che possiamo lasciare ai soli magistrati Palermo. Ma è un modo per aprire le porte al futuro.

Cosa vostra: a cura di Dina Lauricella, Walter Molino e Sandro Ruotolo

Una storia che secondo alcuni non esiste. Negata dalla maggiora parte dei testimoni di quegli anni e dei politici di oggi. Negata anche sulla maggior parte dei giornali: è una storia che ci riguarda da vicino anche se parla di mafiosi, ufficiali del Ros e uomini delle istituzioni.

Una storia dove si parla di indagini per la cattura di Bernardo Provenzano, nel 2001, e di Matteo Messina Denaro a Trapani (l'indagine del maresciallo Masi).
Della lettera di avvertimento al pm di Palermo Nino di Matteo, intitolata "protocollo fantasma" dove si dice che la trattativa c'è stata ed è tutt'ora in corso.
Di Provenzano, garante della pax mafiosa dopo il 1992, la cui latitanza è stata protetta dallo stesso stato che avrebbe dovuto arrestarlo.
Ora in cella, Provenzano potrebbe parlare e fare luce su tutti i misteri: forse il suo tentativo di suicidio in carcere a Parma è un messaggio ai pm.
Forse, visto che si è tollerata la tratattiva con la mafia per fermare le bombe, si potrebbe anche aprire un dialogo col boss.
Fatto sta che le immagini dal carcere indicano una persona malata, con degli strani lividi sul volto. Cosa succede dentro il carcere di Parma?
Come mai la notizia degli incontri della europarlamentare Alfano con Provenzano escono subito sui giornali? Come mai la possibilità di un dialogo con Provenzano viene rilanciata sulla stampa, mettendo a rischio le indagini e i suoi stessi familiari (che Provenzano non vorrebbe mandare al macello)?

Ciancimino, come Spatuzza, il killer dei Graviano, ha iniziato a parlare e ha fornito dei riscontri agli inquirenti (la maggior parte dei quali ritenuti validi).
E' stato arrestato due volte, per querela e per evasione (caso quasi unico).
Dopo che lui ha parlato, altri uomini delle istituzioni hanno riacquistato la memoria.
Sui fatti del 1992 - 1993. 
E vengono fuori gli incontri tra la Ferraro e De Donno. 
Martelli che racconta che probabilmente Borsellino sapeva: dopo il suo attentato, qualcuno entrò pure dentro il suo ufficio portandosi via delle carte.
I detrattori dell'inchiesta di Palermo sostengono (con incredibile faccia tosta) che Mori avesse agito da solo, senza coperture. 
Se tutti gli smemorati avessero parlato all'epoca dei fatti, si sarebbero evitati tutti i depistaggi sulle indagini (come per l'attentato a Borsellino e alla sua scorta).
Possibile?

Gli incontri tra Ciancimino e il Ros ci sono stati. L'attentato allo stadio Olimpico viene fermato. La mafia sceglie il silenzio, forse avendo trovato una nuova sponda politica.

Intervistato, il pm Di Matteo, ha parlato del potere di ricatto di cosa nostra: se lo stato vuole essere credibile deve saper processare se stesso, (non esistono cittadini al di sopra di ogni sospetto) e togliere tutte le zone do'ombra dal suo passato.

Non lasciamo la procura di Palermo, che oggi è già spaccata, da sola.
Altrimenti questa sarà anche "cosa vostra".

06 giugno 2013

Nessuno è innocente, di Roberta De Falco

"Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore; come un amore con gelosia."Umberto Saba.
Che bello l'esordio letterario di Roberta De Falco, pseudonimo dietro cui si nasconde la sceneggiatrice Roberta Mazzoni.
Bello perché è un libro che contiene più libri, che da spunto per tante riflessioni, perché nessuno dei personaggi è scontato, è il romanzo corale che viene fuori è un gioco di equilibrio tra queste persone, dove nessuno prevale in modo netto sugli altri.

Pur partendo dal meccanismo del giallo, nulla è scontato in "Nessuno è innocente": giallo anomalo quasi.
Anomalo come il caso che il commissario di polizia Ettore Benussi, di Trieste, deve affrontare: come è morta Ursula Cohen, una signora anziana che viveva sola nella sua villa, trovata morta nelle acque antistanti il molo?
E' stato un incidente, come pensa (e spera un pò) il commissario, oppure dietro la morte potrebbe nascondersi un omicidio, come invece ritengono i suoi due giovani ispettori?

Elettra Morin, attenta, perspicace, determinata, e il timido ma anche lui capace Valerio Gargiulo. Vorrebbe tenerli al guinzaglio, i due giovani collaboratori, il commissario Benussi.
Alle prese con la sua pancia, per cui ha deciso di seguire una dieta Dukan rinunciando a tutti i carboidrati. 
Ma l'indagine ben presto si rivela, come già anticipato, più complicato di quello che sembra. Perché la morta aveva delle ferite sul corpo ed è stata spinta in acqua, in una fredda notte di Bora dove nessuno sembra aver visto niente, sul porto.

Non solo: indagando nella cerchia di persone con cui la Cohen aveva a che fare, i due ispettori scoprono che più o meno tutti avevano un motivo per uccidere la vecchia:
"Una vecchia era morta e intorno a lei giravano dei falchi tutti in attesa di un cambiamento di vita che avrebbero ottenuto grazie al denaro che questa morte avrebbe loro dato."

Ursula Cohen aveva un carattere burbero e difficile: aveva fatto ammattire la sua badante, una signora di origine brasiliana Violeta Amado. Il suo giardiniere e autista, che l'ha accompagnata proprio la sera del delitto.

Ma anche tra i parenti prossimi: il nipote, Sergio, ambiva ad ereditare la vecchia villa, per risanare i suoi problemi finanziari.
Villa che era stata venduta in nuda proprietà ad un commerciante, quasi 10 anni prima, senza che questi fosse riuscito a prenderne possesso.
Della Villa era interessata anche la moglie del nipote Sergio, Marisa, per motivi che si comprenderanno poi.

Tra colpi di scena, inseguimenti, false piste, la squadra del commissario Benussi, e prima di tutti Elettra, riuscirà a sbrogliare la matassa.

"Nessuno è innocente", come ho già detto, ha tante storie al suo interno: le pagine del presente si alternano alle pagine di un diario personale, scritto dentro il campo di Auschwitz, da una signora ebrea, portata via dalla sua vita proprio da Trieste. 
"Com’è stato possibile che un’intera nazione si sia trasformata in un unico spietato carnefice di milioni di persone innocenti? Innocenti. Sì, perché chi nasce è sempre innocente. [..] Hanno tutti ubbidito ciecamente. Potrei capirlo, se qualcuno di loro lo avesse fatto per puro senso del dovere. Forse, ci saranno stati dei casi. Ma la maggior parte ci ha preso gusto. È questo che mi fa impazzire. Ci hanno impedito di vivere anche il nostro futuro. Nessuno di noi sopravvissuti è mai riuscito ad uscire da quel campo maledetto, da quell’odore acre dei forni, da quel fango, da quell’umiliazione .."

C'è dunque, oltre alla storia investigativa, storia, con la S maiuscola: ma dietro i personaggi, le loro, di storie, vengono raccontate con molta delicatezza: il commissario e il difficile rapporto con la figlia Livia. Una ragazza ribelle, piena di rabbia: una rabbia usata per nascondersi al mondo:
«Hai ragione, ho sbagliato termine. Volevo dire una bellissima ragazza che si nasconde dietro a una maschera?» «Tutti hanno una maschera.» «Giusto. E sai perché ce l’hanno?» La ragazza non rispose. «Per paura.» «Io non ho paura di niente.» «Hai paura di guardarti allo specchio.»
Il rapporto genitori figli, si scopre essere un comune denominatore di gran parte dei personaggi: rapporto che è alla base della loro maturità e delle loro scelte (o, per alcuni di queste, della non maturità e delle non scelte). 
Il passato, purtroppo, decide è influenza quello che noi siamo. E se il passato che si è vissuto è una storia di orrore, senza nessun amore familiare, può diventare un vuoto che si porterà dentro per tutta la vita.

Aspettiamo fiduciosi i prossimi capitoli di questa saga: il commissario Benussi, la sua dieta e le sue velleità da scrittore.

Qui di seguito trovate il link per leggere in anteprima il primo capitolo di Nessuno è innocente:
http://issuu.com/sperling-kupfer/docs/nessuno_e_innocente  

Qui invece il booktrailer: 



L'intervista all'autrice su Il piccolo
A chi assomiglia Benussi?
«Un po’ ai miei pensieri. Per esempio, questo suo rapporto difficile con il cibo mi riguarda da vicino. E poi il suo senso di frustrazione per come gli architetti stanno stravolgendo le nostre città. Io sono figlia di un architetto e sono allibita davanti allo scempio fatto da tante firme del ’900. Abbiamo perso di vista il concetto di armonia».
Un uomo stanco, non solo perché è vicino alla pensione.
«Questo senso di stanchezza è comune a tutti, nel nostro tempo. Sembra che qualcuno ci abbia sottratto la speranza. Benussi prova questo senso di sfinimento, ma trova nei rapporti umani il coraggio di non arrendersi».
Sulla scena della sua storia si affollano molti personaggi...
«Sono loro che mi aiutano a illuminare le storie che scrivo. Io devo solo ascoltarli, seguire le loro parole. Per esempio Violeta Amado, la badante brasiliana di Ursula Cohen, mi ha suggerito una battuta splendida. Quando dice che gli uomini cercano nelle donne o la mamma o la puttana. E aggiunge che lei è troppo giovane per fare la mamma e troppo vecchia per essere puttana».

Il link per ordinare il libro su ibs
La scheda del libro su Sperling e Kupfer

Quirinale vs Il fatto quotidiano


Il titolo di Repubblica del 3 giugno è chiaro: "Napolitano il governo è a termine".

Oggi la nota: "Si continua ad accreditare il ridicolo falso di un termine posto dal Presidente della Repubblica alla durata dell'attuale governo. E ciò nonostante quel che egli aveva già detto in proposito la sera del 2 giugno ai giornalisti presenti in Quirinale e che dal giorno seguente figura sul sito della Presidenza della Repubblica. Sarebbe un fatto di elementare correttezza tenerne conto e non insistere in una polemica chiaramente infondata".

Nella  nota del Quirinale si cita, come ultimo esempio della "polemica infondata", il Il Fatto,e  l'intervista di Silvia Truzzi a Barbara Spinelli.
Dal Fatto rispondono tirando in ballo la stessa dichiarazione del 2 giugnoIl 2 giugno, davanti alle telecamere, il presidente della Repubblica aveva affermato che il governo Letta è “senza dubbio a termine”, ma nel contempo aveva precisato che non aveva “una scadenza”



Insomma, senza opposizione e senza stampa?

Primavera calda


Ieri abbiamo avuto un preludio della primavera calda, dal punto di vista sociale.
All'Indesit di Fabriano, un'azienda con 2.6 miliardi di utili che ha preso 750 ml di soldi pubblici, hanno annunciato 1500 esuberi.
La produzione di questa multinazionale verrà spostata all'estero, in turchia, in paese dove il costo del lavoro costa meno (e con meno diritti sindacali per i lavoratori).

In Umbria a Terni invece la protesta riguardava la Ist, ex gioiello della produzione dell'acciaio, ora in dismissione: è stato venduto dalla Thyssen ad una azienda finlandese che non può più tenerla per problemi di antitrust.
Nella carica della polizia è stato ferito anche il sindaco della città umbra.

Non possiamo permetterci la fine dei Riva a Taranto, per non bloccare la ripresa delle imprese italiane, ma possiamo permetterci queste scene.
Il rapporto di Confindustria certifica in 55000 le imprese perse tra il 2007 e il 2012.
In 54000 i posti di lavoro persi.
Certo, è anche vero che lo stesso Squinzi ha spostato all'estero la produzione, per un discorso di sua convenienza.

Confidustria ha dato al governo la sua ricetta, i cinque punti per rilanciare le imprese: sburocratizzazione, costo del lavoro, accesso al credito, detassare gli investimenti in ricerca e sviluppo, rendere il mercato del lavoro più efficiente.

Chissà che ne pensa la politica di queste proposte: è la stessa maggioranza che ha approvato a maggioranza la riforma Fornero che doveva portare in Italia una paccata di investitori stranieri.
Politica che ora sta approvando una bella riforma instituzionale, senza averne il mandato, per far eleggere a presidente di una repubblica presidenziale Berlusconi.

Che fine ha fatto il nostro sistema industriale? Una volta eravamo un paese produttivo e con un importante sistema manufatturiero (e c'erano lo stesso i sindacati e l'articolo 18).

Sarà forse colpa del nostro capitalismo da salotto.
Quello che ha portato alla provatizzazione di Alitalia, dove i privati che pure si sono presi la good company senza debiti, non sono riusciti ad arrivare al pareggio di bilancio.
Quello del patto di sindacato in RCS, indebitata per colpa di una operazione finanziaria in Spagna e ora alle prese con un piano che salva le banche.
Le stesse banche che hanno stretto il credito alle piccole imprese, ma sono entrate nell'operazione di Tronchetti Provera in Camfin: Intesa e Unicredit finanzieranno questa scatola cinese con quasi 500 ml di euro.
E poi ci sono i contratti di solidarietà in Telecom, mentre l'azienda stacca dividendi agli azionisti. Le stesse banche.
Contratti di solidarietà anche al Sole 24 ore, mentre l'AD si prendeva il bonus.

Ma tanto adesso arriverà il presidenzialismo e arriverà l'alba radiosa.

05 giugno 2013

Cronaca di un suicidio - la presentazione a Milano






Assieme a due giornalisti, Gianni Barbacetto e Maurizio Bono, Gianni Biondillo ha presentato ieri sera alla Feltrinelli di Milano il suo libro "Cronaca di un suicidio", un racconto che usa il pretesto del giallo e dell'investigazione per raccontare di un paese in crisi.
E anche della storia di un uomo, benestante, sceneggiatore per la TV, che per una cartella di Equitalia sprofonda all'improvviso nella crisi.
Pur avendo un lavoro importante, per colpa di stipendi non pagati e di tasse non versate.
I due giormalisti, sotto controllo rigoroso di Biondillo, sono riusciti a dire della storia senza svelare tutto ..

Avevo proprio bisogno di scriverlo questo libro, dopo un anno difficile, anche per motivi personali - ha esordito l'autore - un libro che è servito per "espettorare" tutta la tristezza, la cupezza che avevo dentro.
Una storia, quella del signor Tolusso, che riguarda uno dei tanti cittadini che hanno avuto a che fare (come Barbacetto e Biondillo stessi) con Equitalia, il suo modo burocratico di imporsi ad un cittadino che, specie se onesto, si sente trattato quasi come un criminale.

Barbacetto ha espresso tutta la sua invidia per l'autore: "che bello questi autori che possono inventarsi le cose e raccontare storie vere", senza incappare in nessuna querela!

La crisi che emerge dalle pagine del libro è quella che stiamo vivendo in questi anni difficili: questa è la prima generazione - ha ricordato il giornalista - che sa che i propri figli staranno peggio, che ha la consapevolezza che tutti possiamo cadere (anche se abbiamo un lavoro più o meno regolare): "tutti possiamo cadere e non c'è più nessuna rete sotto che ci fa rimbalzare".
Alla fine il senso della storia, per chi ha già letto il libro, è la sconfitta dell'onesta, che è un messaggio senza speranza.

Dal pubblico sono arrivate alcune domande: la mia, su che fine ha fatto Lanza.
E l'autore ha rassicurato: tornerà e potrebbe addirittura avere un libro tutto per se.
Altre domande più intelligenti hanno riguardato il rapporto tra questo paese e la cultura e cosa pensa l'autore quando scrive: ovvero, pensi al lettore finale o a te stesso.
Barbacetto, alla domanda sulla cultura, si è anche infervorato: siamo un paese vecchio che sta morendo.
Senza una politica che sappia pensare, dare delle risposte, concentrarsi sui settori della nostra industria ancora da salvare.
Pensano, i nostri politici, a rifare le fondamenta del paese, la nostra Costituzione. Mentre il problema è che viviamo in una case dove piove dentro. Basterebbe rifare il tetto, la metafora del giornalista del Fatto Quotidiano.

Biondillo ha invece spiegato il suo rapporto col libro e le storie: non mi piace scrivere (ma io non ci credo), me ne starei tutto il giorno a leggere.
Quando uno scrive non pensa né al lettore né a se stesso: non si conosce ancora quello che si andrà a scrivere.

E c'è poi un'altra cosa, che Gianni ha voluto aggiungere: il rapporto coi lettori i quali, spesso, spiegano all'autore stesso cosa ha voluto scrivere.
Un rapporto di "risonanza", come le corde degli strumenti che se pizzicate, ne fanno vibrare altre.
Ed è un qualcosa che si è registrato anche ieri sera, per l'affetto che tutte le persone presenti che ha fine presentazione lo hanno circondato per chiedergli l'autografo.
Come quello fatto a me "Ad Aldo, che prende appunti!"



Chi vi ha dato il mandato?


Ieri sera la puntata di Ballarò è stata più interessante del solito per la presenza dell'aliena: la filosofa, o meglio cittadina, Roberta De Monticelli che ha cercato di rompere il solito tabù da talk show, tipico di Ballarò.
Dove si doveva parlare di crisi, disoccupazione, delle riforme alla Costituzione di cui si sta discutendo in questi giorni e dei leader al centro dell'attenzione dei media. Renzi, Berlusconi e Grillo.

Primo tabù infranto dalla De  Monticelli: come si fa a dare del leader ad un politico come Berlusconi con tutti i processi e le sentenze che ha sulle spalle?
Coi suoi comportamenti poco etici, di cui tutti sono a conoscenza?
Ha preso i voti, si risponde a queste obiezioni: come li hanno presi alcuni dittatori nel passato.

In studio, come controparte per il solito giochetto destra contro sinistra, c'erano Lupi, l'onnipresente Abete, il banchiere emblema di un potere che non cambia.
Lupi, sembrava che venisse da un altro pianeta: era al governo con Berlusconi, era al governo pure con la strana maggioranza e ora è pure ministro.
Ha saputo solo dare un elenco di buoni propositi: il lavoro, lo sgravio fiscale .. La De Monticelli, per il ministro, vuole solo fare la morale, continuando nella guerra berlusconiani e antiberlusconiani.

Ma il punto dolente erano le riforme: servono delle idee nuove, e persone competenti per metterle in atto. A che serve il presidenzialismo, che renderà più veloce l'iter di discussione delle leggi (come ha spiegato il giornalista Dell'Arti), se poi le idee sono quelle sbagliate?
Abbiamo visto gli effetti della legge obiettivo sui lavori pubblici nel paese, le inchieste sulla cricca della Ferratella, legata alla protezione civile che poteva agire in deroga alle leggi.
Possiamo ancora credere a leader che nei mesi passati avevano promesso che i soldi dell'IMU si potevano prendere da un accordo con la Svizzera che alla fine si è rivelato impossibile?
O ad altri che avevano promesso in campagna elettorale una legge sulla corruzione e sui conflitti di interesse?

Ma la De Monticelli ha puntato al cuore della questione: chi ha dato il mandato a queste persone, che poi sono le stesse persone che hanno governato prima (direttamente o indirettamente), di toccare la Costituzione?
Citando Bobbio "Una democrazia non è forse procedura di decisioni collettive e partecipazione popolare: dove sono l'una e l'altra".

Questo governo è un non governo, eletto da una non maggioranza, nato dalla pochezza dei partiti nel voler affrontare i problemi del paese.
Non hanno nemmeno dalla loro parte la partecipazione popolare della maggioranza del paese, nessuno ha dato loro questa delega in bianco.

Se dovessero veramente stravolgere la Costituzione, con i due terzi del Parlamento, sarebbe molto grave.




Altra domanda: a che titolo sono nominati i 30 saggi, scelti oculatamente per non rompere gli equilibri della maggioranza allargata? E' stato esautorato il parlamento e nessuno ci ha detto niente?

04 giugno 2013

La smonetizzazione della domenica

L'accordo nazionale per i lavoratori  de call center Almaviva, dove si prevede tra le altre cose, anche la "smonetizzazione della domenica".
Questo è il paese reale, che del presidenzialismo non sa che farsene (e nemmeno di una politica che parla solo a se stessa)

Il 30 maggio è stato firmato al Ministero del Lavoro un accordo nazionale che interesserà tutte le sedi Almaviva Contact. Si introducono i contratti di solidarietà per tutti i lavoratori per i prossimi 24 mesi. Il contratto risolve i 2.000 esuberi annunciati, e permette ai 632 lavoratori della sede romana di Via Lamaro, che aveva chiuso, di venire riassorbiti. Le clausole, tuttavia, rimangono durissime. Ci spiega i dettagli Salvo Montevago, segretario provinciale Cisal Comunicazioni in Almaviva di Palermo: “La storia è sempre la stessa come avviene da un po’ di anni a questa parte, l’azienda dichiara degli esuberi sulla carta, ovvero non apre alcuna procedura di fallimento o ridimensionamento, quindi dichiara di dover gestire questi esuberi e sulla base di queste dichiarazioni si costruisce un impianto di accordo. Sempre peggiorativo per i lavoratori, perché a pagare sono sempre i soliti”. La Cisal ha elaborato questo schema dove indica quanto perderanno i lavoratori in busta paga nei prossimi mesi.


Aggiunge Montevago: “Parliamo per la maggior parte di lavoratori part-time di terzo livello che guadagnano, bene che vada, 650 euro al mese. Decurtare 50 euro da una busta paga così misera significa non poter sfamare i propri figli“. Secondo il sindacalista l’accordo non consiste unicamente nei tagli ai salari. “L’accordo fa propri i dettami del recente rinnovo del contratto nazionale delle telecomunicazioni, dove all’art. 18 viene tolta la maggiorazione per eventuale lavoro straordinario svolto, che in virtù di questa nuova impostazione non si chiamerà neanche più straordinario, ma “supplementare”.
L’accordo Almaviva prevede inoltre l’implementazione di un nuovo software che dovrebbe migliorare le prestazioni degli operatori del call center, ma che per Montevago: “Registra le conversazioni (morphizzandole, contentino per il garante sulla privacy) per tirarne fuori delle statistiche sul servizio reso, sul sentiment del cliente e su altri aspetti non ci è dato sapere”. Non finisce qui. Probabilmente i lavoratori perderanno anche l’Egr (elemento di garanzia retributiva) previsto dal contratto nazionale, che ammonta a circa 200 euro. Le aziende che dichiarano difficoltà economiche e adiscono ad ammortizzatori sociali, come sono appunto i contratti di solidarietà appena adottati in Almaviva, non sono tenute a pagare questa garanzia.
“Si inserisce, infine, la smonetizzazione della domenica“, continua il sindacalista. “Sempre in questo accordo si mette nero su bianco che chi lavorerà la domenica non avrà alcuna maggiorazione (come prima era prevista) ma cumulerà le maggiorazioni fino a raggiungere una giornata intera da utilizzare come riposo compensativo, ovvero come giorno libero”. Unica nota positiva? Ce la spiega la nostra Marina Chimenti, della sede romana: “Fra le tante clausole pesanti almeno si sancisce il rientro dei 632 lavoratori della sede romana di Via Lamaro, che aveva chiuso lo scorso ottobre. Ma è un accordo molto pesante, molto difficile, e parte un’altra sfida”. L’ultima sfida, per i lavoratori Almaviva.
di Michele Azzu | @micheleazzu Schema realizzato dalla Cisal Comunicazione


La legge è uguale per tutti, un pò di più per i potenti

Come dopo la sentenza per la strage di Torino, i morti allo stabilimento della Thyssen Kruppo in viale Regina, gli avvocati difensori della Eternit se la solo presa con la magistratura (dopo la condanna di ieri in appello) "Dopo questa sentenza chi vorrà vorrà fare investimenti in Italia?".

Come se fare investimento, in Italia, nel paese del bengodi, avesse come effetto collaterale previsto e accettato quello di inquinare ed uccidere le persone.
Mi piacerebbe proprio sapere cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse successa all'estero? Come avrebbe reagito la Merkel, o Sarkozy, se una azienda straniera avesse fatto ciò che la Eternit ha fatto in Italia.

E, ancora una volta, come a Taranto, la politica starà a guardare.


Chi fa da garante?

Ma il presidente della repubblica è garante della Costituzione o delle sue riforme?
E poi, possiamo sentirci sereni sentendo parlare di riforme (presidenzialismo, semipresidenzialismo, sistema francese) da partiti come questi, che hanno proposto negli anni leggi incostituzionali (da una parte) o non le hanno bloccate (i diversamente concordi)?
Partiti e politici che non hanno saputo, o meglio non hanno voluto applicarla quella Costituzione e che ora vogliono ritagliarsela a proprio uso e consumo.
Possiamo lasciare il pallino delle riforme in mano a B., appena condannato per evasione?

In un momento come questo dove siamo governati da una maggioranza allargata, di servizio, dove tra PD e PDL fai fatica a trovare differenze, dove l'opposizione c'è, ma è debole o inconsistente, chi garantisce i cittadini e gli elettori?

Possiamo stare tranquilli, per i prossimi 18 mesi?

03 giugno 2013

Meno precari, più investimenti pubblici

Lo sapevamo già.
E ora lo dice anche l'Organizzazione internazionale del lavoro. Nel "World of Work Report 2013" (il pdf lo scaricate qui), c'è scritto nero su bianco:




Wage inequality (as measured by the ratio between the highest 10 per cent of
earners and lowest 10 per cent of earners) decreased in the majority of advanced
economies during the height of the crisis (between 2007 and 2010), similar to the
trend for income inequality. The decrease in wage inequality in many of these
economies may, however, be more reflective of job losses at the bottom of the earnings distribution, rather than a real reduction in wage inequality.
For example, in some countries where the employment rate has continued to decline since the crisis (e.g. Greece, Ireland, Italy, Portugal and Spain), the lowest wage earners represented the bulk of dismissals, so although job losses translated into reductions in wage inequalities, this cannot be counted as an overall improvement.
La disuguaglianza salariale che viene misurata è dovuta al fatto che a perdere il posto di lavoro sono stati, per la maggior parte persone a reddito basso (come in Italia).
 

Tra le  raccomandazioni che fa l'Ilo:
È fondamentale superare gli ostacoli che impediscono di collocare l’occupazione in cima all’agenda delle riforme, in particolare: la convinzione radicata sull’impatto negativo degli interventi pubblici sulla competitività e sulla crescita economica; l’idea che affrontare il problema della ripartizione del reddito e rafforzare i diritti dei lavoratori possa rallentare gli investimenti produttivi e la creazione di posti di lavoro; il coordinamento internazionale insufficiente, che è particolarmente importante in materie come la fiscalità, e in periodi di debolezza della domanda aggregata globale.
I grafici sull'andamento dei disoccupati e della forza lavoro

Il rischio che la crisi sociale porti a dei disordini, grazie alle risposte economiche messe in piedi dai paesi dell'area euro:
This increase in the risk of unrest in the European Union is likely to be due
to the policy responses to the ongoing sovereign debt crisis and their impacts on
people’s lives and perceptions of well-being. ! e euro area economy has been in
recession since the third quarter of 2011, the unemployment rate recently reached
a record high of 12 per cent and the youth unemployment rate is at 23.9 per cent.
Income inequality has also worsened in a number of euro area economies (see
Chapter 2). ! is bleak economic scenario has created a fragile social environment,
as fewer people see opportunities for obtaining a good job and improving their
standard of living. Between 2010 and 2012, the countries that experienced the
sharpest increases in the risk of social unrest are Cyprus, Czech Republic, Greece, Italy, Portugal, Slovenia and Spain
; while the risk of social unrest declined in Belgium, Germany, Finland, Slovak Republic and Sweden.
 Insomma, con la riforma Fornero (e in generale con la tendenza alla precarizzazione) abbiamo generato più precari senza risolvere il problema della disoccupazione. Tutto in nome del profitto e della vecchia logica liberista.

Il senso della Repubblica

Ci vorranno decenni per recuperare il PIL perso dal 2007, per colpa della crisi (quella che prima non c'era e poi stiamo per uscire dal tunnel ..).
Per tornare ai livelli occupazionali di prima dovremmo aspettare il 2063, dice il rapporto della CISL.

Con questi numeri (disoccupazione, aziende in crisi, rischio di tenuta sociale del paese) la gente non dovrebbe dormire la notte.
Eppure, ogni giorno è un rifiorire di promesse: sgravi fiscali per chi assume, taglio delle tasse, taglio dei rimborsi ai partiti.

Eppure ieri erano tutti in prima fila, felici ed esultanti al passaggio dei militi in divisa. Qualcuno si è pure lamentato dall'assenza delle frece tricolore.
Come se il senso della Repubblica si esaurisse in quella prova muscolare e di disciplina che è la parata dell'esercito.
Peccato che ieri fosse la festa della Repubblica, quella una volta fondata sul lavoro.
Quella che prevede un salario dignitoso per le persone, cure gratuite e strumenti per garantire l'accesso ai massimi livelli di studio per i bisognosi.

Quella che prevede un parlamento sovrano e un presidente della Repubblica super partes, garante della Costituzione.
E' questo il nuovo senso della repubblica? Quello delle marcette, delle divise, delle medaglie (con tutto il rispetto)?
Con un sistema dei partiti alimentato da soldi privati ed espressione delle volontà dei privati finanziatori?

Dice Alfano che col presidenzialismo si riuscirà a far coinvolgere le persone per la politica, legandole alla scelta del presidente.
Ma abbiamo già visto cosa è successo con le primarie del PD: siamo passati dallo smacchiare il giaguaro, mai al governo con Berlusconi, ad un governo di larghe intese.

02 giugno 2013

Toglieteci tutto ma non la sfilata?

Ma siamo proprio sicuri che il decoro, l'immagine, il simbolo della nostra Repubblica sarebbero venute meno se non ci fosse stata la sfilata del 2 giugno?
Se si fosse fatta solo una manifestazione sobria?
Perché ho l'impressione che alla fine, salvando la parata, si voglia salvaguardare solo l'immagine della repubblica. 
Mentre tutto il resto viene lasciato a perdere.

Ci sono persino gli euzones greci, a rappresentanza di un paese che non c'è più.

Questa parata è un modo, elegante e cerimonioso, per non parlare d'altro. 
Le morti in Sardegna per colpa dell'inquinamento bellico sugli animali nella zona del poligono di Salto di Quirra.
Le polemiche per le spese militari, in un momento dove altri servizi pubblici, altri articoli della Costituzione sono messi in discussione.
I due milioni di euro per la parata militare “sotto tono” del 2 giugno – l’anno scorso era costata 2,6 milioni – sono solo la ciliegina sulla torta delle spese militari italiane, che quest’anno ammontano a17,64 miliardi di euro. Una cifra gigantesca, in linea con gli anni passati, che se per oltre metà va a coprire i costi del personale (9,68 miliardi per gli stipendi di 177.300 persone) e della manutenzione di infrastrutture e mezzi (1,55 miliardi), per il resto serve a finanziare le missioni militari all’estero (un miliardo nel 2013, per due terzi destinati alla guerra in Afghanistan) ma soprattutto l’acquisto di nuovi aerei e navi da guerra, nuovi carri armati e nuove bombe, per un spesa totale che quest’anno sfiora i 5 miliardi e mezzo di euro. Una corsa al riarmo che non sembra dettata non da esigenze di difesa del territorio, ma dalle ambizioni prestigio nazionale che animano i nostri generali, oltre che dagli interessi economici dell’industria bellica. Del resto, “la quantità e l’operatività delle forze armate dipende dalle ambizioni nazionali”, spiega in un’intervista a Rivista Italiana Difesa il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Claudio Graziano. E se l’Italia si ritiene “una grande potenza”, come dichiarato pochi giorni fa dal ministro della Difesa Mario Mauro, non si può badare a spese.  
Quindi, le risorse per i nuovi armamenti devono saltar fuoriì, anche a costo di continuare a sottrarre preziose risorse dai bilanci di ministeri ‘civili’ che oggi più che mai dovrebbero essere investite nel rilancio dello sviluppo economico e sociale del paese. Dei 5,4 miliardi di spesa in armamenti per quest’anno, 3,18 miliardi provengono dalle casse della Difesa ma 2,18 miliardi sono fondi del ministero per lo Sviluppo Economico (che inoltre finanzia per intero le missioni all’estero) e 42 milioni provengono addirittura del ministero dell’Istruzione. 
Vediamo nel dettaglio, iniziando dal programma bellico più oneroso messo a bilancio quest’anno: l’acquisizione di altri sei aerei da combattimento Eurofighter Typhoon, per la bellezza di 1,19 miliardi. La Difesa ci mette solo un obolo da 51,6 milioni: tutto il resto lo paga il ministero per loSviluppo Economico1,14 miliardi (cento milioni in più dell’anno scorso). E altrettanto pagherà sia il prossimo anno che quello dopo, per altri dodici aerei. Dal 2005 fino al 2022 il programma Eurofigter avrà dirottato dallo Sviluppo Economico l’esorbitante cifra di 6,28 miliardi di euro. Un regalo alla Difesa deciso nel lontano 1997 dall’allora ministero dell’Industria Pier Luigi Bersani(art. 4, legge 266/1997, meglio nota come Legge Bersani). 
Si deve invece a Claudio Scajola - che nel 2005, quando era ministro delle Attività Produttive, fece inserire un comma ad hoc in Finanziaria – il sostegno integrale del ministero per lo Sviluppo Economico all’acquisizione di dieci fregate multi-missione (Fremm) per la marina militare. Tale programma, il secondo più costoso per il 2013, prevede per quest’anno una spesa di 655,3 milioni,  interamente a carico del Mise, che il prossimo anno ne verserà altri 449,3 e  quello successivo 514,3: in tutto, tra il 2006 e il 2022, ben 2,89 miliardi di euro saranno stati dirottati dal dicastero economico verso questo programma bellico navale. Cui presto se ne aggiungerà un altro da 4,5 miliardi per l’acquisizione di dodici navi da combattimento costiero (Lcs) polifunzionali ancora in fase di progettazione:  anche queste, vista la loro natura “dual-use”, saranno con tutta probabilità pagate con fondi del ministero per lo Sviluppo Economico. 
Gli altri programmi di riarmo cofinanziati dal Mise sono le nuove bombe di precisione per i Tornado(con 100 milioni solo nel 2013), i carri armati ruotati Freccia (99,7 milioni), gli elicotteri Nh-90 (82 milioni), i caccia da addestramento M-346 (36 milioni), la digitalizzazione delle forze armate – programma Forza Nec (30 milioni), gli elicotteri Aw-101 (21,5 milioni) e i satelliti spia Sicral-2 (15,1 milioni). I contributi pluriennali stanziati per questi programmi dal ministero dello Sviluppo Economico per il periodo 2006-2024 ammontano complessivamente a 3,14 miliardi di euro.Alcuni stanziamenti sono però destinati a lievitare, e di molto. Il già citato programma Forza Nec, ad esempio, nei prossimi cinque anni richiederà una spesa di 9,5 miliardi e alla sua conclusione, nel 2031, ci sarà costato addirittura 22 miliardi di euro. Un patrimonio dedicato esclusivamente all’ammodernamento tecnologico delle forze di “proiezione”, vale a dire quelle da impiegare nei futuri interventi militari all’estero. Scriveva nel 2006 l’allora capo di stato maggiore Di Paola: “La trasformazione netcentrica delle forze armate italiane, operante in analogia a quanto avviene nei principali paesi alleati, rappresenta un’esigenza assolutamente prioritaria e ineludibile. Se non lo faremo, resteremo inesorabilmente tagliati fuori dalla possibilità di interoperare nelle missioni multinazionali e scadremo a un livello che, certamente, non corrisponde al ruolo e alle responsabilità del Paese”. 
Passiamo ora alle spese militari del ministero dell’Istruzione. A scuola, università e ricerca – cui la neoministro Maria Chiara Carrozza ha appena risparmiato tagli per 75 milioni – quest’anno vengono sottratti, tramite il Cnr, 50 milioni di euro (5 quest’anno e il resto nel prossimo biennio) per l’acquisizione di una nave da guerra che servirà a fornire supporto alle forze speciali e a scorrere i sommergibili. Altri 97 milioni (37 quest’anno e 30 ognuno dei prossimi due anni) sono destinati dal Miur, attraverso l’Agenzia spaziale (Asi), al cofinanziamento del programma satellitare militare Cosmos-Skymed: nello stesso triennio la Difesa sborserà da parte sua solo 27,5 milioni. Questo programma prevede per la sua prosecuzione nei prossimi cinque anni che, accanto ad altri 175 milioni a carico della Difesa, il ministero dell’Istruzione sganci altri 330 milioni di euro: cifra per ora non disponibile e quindi momentaneamente congelata. 
Oltre ai programmi di riarmo cofinanziati da ministeri civili, ci sono poi tutti quelli esclusivamente a carico della Difesa (qui sotto l’elenco completo), tra i quali l’acquisizione dei famosi cacciabombardieri F-35, contro i quali Sel e Cinquestelle hanno appena presentato una mozione parlamentare snobbata dal Pd. Per dotarci di novanta di questi costosissimi velivoli (giudicati dallo stesso Pentagono inaffidabili e inferiori a qualsiasi potenziale aereo nemico) spendiamo mezzo miliardo quest’anno, 535,4 milioni l’anno prossimo e 657,2 milioni quello dopo. Nei prossimi dieci anni il programma F-35 ci costerà altri 10 miliardi secondo la Difesa, almeno 15 miliardi secondo stime indipendenti, senza tenere conto degli incalcolabili costi di manutenzione. Una spesa irrinunciabile – secondo il capo di stato maggiore della Difesa Luigi Binelli Mantelli – per non essere “esclusi” dai futuri interventi militari all’estero. Come se fosse quello il terreno di confronto per misurare il progresso e il prestigio della nostra Repubblica. Quella stessa Repubblica di cui – in uno dei suoi messaggi alla nazione – Pertini ebbe a dire: ”Si svuotino gli arsenali e si colmino i granai!”.

L'ho sempre seguita, la parata e la festa. E anche i reparti che sfilano davanti le autorità: ma quest'anno non ce la faccio. 
A proposito di prestigio internazionale, questa è una foto della locandina del Giornale di Cantù "All'oratorio non facciamo bunga bunga"


Un paese di poveri ricchi





emergenza lavoro .. rischio della tenuta sociale … coniugare lavoro e salute .. governo di servizio .. dare le risposte al paese ..
A parole sono tutti sul pezzo e, leggendo i titoli dei giornali e dei TG, tutti allineati per salvare il paese dalla crisi cui le stesse persone lo hanno condotto.
Ma poi, nei dettagli delle cose, cercando di andare dietro la bella immagine tirata su, capisci che non è cambiato molto.
Se prima c'era il governo bunga bunga, poi è arrivato il governo lacrime e sangue (ma non per tutti), ora siamo al governo delle promesse.

Che come prima azione ha sospeso, ma non tolto, l'Imu; ha prorogato la cassa integrazione e i contratti dei precari (allungandone la scadenza), per poi passare alla riforma sul finanziamento ai partiti. I soldi che ora sono pubblici e in base agli elettori, arriveranno, con comodo tra qualche anno, su base volontaria. Con delle agevoli detrazioni (sarà più conveniente finanziare un partito che la ricerca sul cancro) e col meccanismo del 2 per mille che, in analogia all'8 per mille, garantirà una copertura minima ai partiti dotati di statuto e democrazia interna.

E alla democrazia esterna chi ci pensa?
Chi controllerà sulle spese e sul come verranno gestiti i soldi? Chi controllerà sulla trasparenza dei finanziamenti? Tutto da vedere.

Il governo ha anche prorogato le agevolazioni per chi ristruttura (e fa lavori) in casa: utile per dare una boccata d'ossigeno alle imprese di costruzione, alle aziende del mobile, ma chi verrà avvantaggiato da questo? Chi ha già i soldi.
Per gli altri rimangono gli aumenti dell'Iva, la precarietà perenne, i rincari e le tasse.

Le scorse elezioni ci hanno fatto intravvedere un possibile scenario futuro: un paese governato da una elite di persone, eletta da una elite di cittadini che ancora vanno a votare.
Per gli altri quanto rappresentativa sarà la futura democrazia.
Non verrà toccato il porcellum, non verranno toccate le tasse su lavoro, l'evasione le sperequazioni sociali.

Rimarremo un paese di “poveri” ricchi, dove l'operaio guadagna più di un gioielliere (secondo i dati del ministero delle Finanze).
L'altro giorno il governatore Visco ha criticato pesantemente la classe dirigente di questo paese, le mancate riforme, gli anni persi. Di fronte aveva la classe dirigente: manager, banchieri, imprenditori prestati alla politica. Sono tutti usciti col sorriso sulle labbra.

È a rischio la tenuta sociale del paese, diceva Visco (l'avesse detto Grillo ..). Ci avranno pensato?

Non so se avete presente il finale del film di De Sica “Il giudizio universale”: a Napoli dal cielo all'improvviso si sentono le parole “alle 18 ci sarà il giudizio universale”.
Parole che gettano nello sgomento tutti i protagonisti di questo film corale: il politico, il nobile, l'ambasciatore , l'imprenditore con qualche scheletro nell'armadio e il cinico venditore di bambini.

Quando poi il giudizio passa, spazzato via da una pioggia torrenziale che si apre al sole, passata la paura si ritrovano tutti al ballo finale. Come se niente fosse.