16 maggio 2017

Report – la grande scommessa (sulle periferie)

Prima delle inchieste su come rivalorizzare le periferie, Alitalia e defibrillatori, il servizio di Sabrina Giannini sull'alimentazione.

Perle ai porci: vedere come i maiali finiscano anche nelle caramelle fa un certo effetto, ma del maiale non si butta via niente.
Peccato che del processo industriale dei maiali e degli allevamenti si sappia molto poco, nonostante il tanto decantato made in Italy.
Davanti agli allevamenti mostrati da Sabrina Giannini, di Amadori, ci sono divieti di ripresa: qui le telecamere hanno mostrato animali feriti, costretti in spazi ristretti, topi a spasso.
Le immagini sono state mostrate all'Asl di Forlì: l'esito dell'ispezione dei veterinari ha confermato come in quell'allevamento c'erano troppe cose non a norma.
Ma anche che Amadori ha sistemato ora le irregolarità: l'indagine della magistratura è in corso, la denuncia è nata da altri allevatori che avevano visto il vecchio servizio di Report.
I veterinari che avevano fatto un'ispezione qualche giorno prima della trasmissione avevano detto che tutto era a posto.

Questa volta è toccato ad un allevamento intensivo in Lombardia: anche qui molti farmaci, per curare malattie degli animali ma col rischio di creare batteri sempre più forti, col rischio di arrivare ad una pandemia che partirebbe proprio da questi allevamenti.
L'Italia ha in Europa il livello più alto di resistenza agli antibiotici: il rapporto su questo rischio, il ministro Lorenzin non lo ha ancora pubblicato sul sito.
Ma dall'altra parte il ministro Martina ha stanziato 8 ml agli allevatori, a pioggia, senza discriminare: soldi che favoriscono i grandi, perché poco utili ai piccoli, che per partire magari hanno bisogno di un mutuo. Sono soldi a favore degli allevatori intensivi e non per quelli che li vogliono far crescere all'aperto.
Dove i trattamenti antibiotici non si fanno: se gli animali sono trattati bene, non si ammalano e non hanno bisogno di medicine. Il tutto certificato dalle Asl.

Altra musica in quelli intensivi: antibiotici anche nei mangimi nei “suinetti”, trattamenti ogni giorno. Le malattie si preferisce prevenirle con trattamenti medici: questo è il modello di allevamento che hanno in testa i nostri politici?

È un modello che porta dei rischi: rischio inquinamento, rischio pandemia.
Pochi controlli anche nelle macellerie: un veterinario condannato per non aver controllato come avveniva la macellazione è rimasto al suo posto.
La visione bucolica delle mucche e dei vitelli al pascolo è falsa: animali pieni di medicinali, carne con dei nitriti.
Il made in Italy e la dieta Mediterranea ha poco a che fare con la carne (rossa o meno): più si mangia carne rossa, più c'è il rischio che ci si ammali.
Nelle scuole, ai bambini, si dovrebbe evitare insegnare una sana alimentazione, evitando quei prodotti con sapori artificiali, come il prosciutto al sapore di biscotto...

Alitalia: come è andata a finire?
Il pareggio di bilancio è un miraggio anche con Etihad.
Sbagliato il piano industriale, dice Delrio: Gubitosi, nuovo AD rassicura che farà tutto quello che si può fare, anche azioni di responsabilità.
Che faranno ora i 20 mila dipendenti?
Riusciranno a raddrizzare il timone i nuovi commissari?

La grande scommessa di Michele Buono.

Il giornalista di Report è andato in giro per il mondo per vedere come riqualificare le periferie: rendere gli edifici efficienti, senza bisogno di troppa manutenzione.
In Olanda Energiesprong crea edifici intelligenti e si fa ripagare dal risparmio sulla bolletta: costruiscono tutto in fabbrica, dal tetto agli infissi.
Si creano case a contatore zero: il governo olandese ha rimesso in moto l'edilizia, facendo risparmiare i cittadini e riqualificando le case.

La sfida è creare opportunità incanalando risorse nelle periferie: ci sono esempi nel mondo, come quello olandese. Il commissario europeo ha visto tutti gli esempi, raccolti in un rapporto e, cosa incredibile, gli ha dato retta.

Il servizio, dopo l'Olanda, ha toccato la zona “nera” di Baltimora: quartieri poveri che non attirano imprese o centri commerciali.
All'Arch Social Club hanno tenuto duro: “Strange fruit” era una canzona che Billie Holiday cantava nel locale, ora tenuto in piedi da due persone ostinate.
E il governo di Baltimora intende puntare proprio nelle periferie, nei locali e negli edifici da ristrutturare, col lavoro di ingegneri e architetti finanziati anche da donazioni.
Gli abitanti della zona si riuniscono per fare proposte e verificare lo stato avanzamento dei progetti: si mettono a posto case, si riqualificano edifici, strade vengono rifatte, si costruiscono scuole, campi per giocare.
E dopo la riqualificazione, i trasporti pubblici: i quartieri si avvicineranno, le persone potranno spostarsi e si renderanno più semplici i contatti tra persone e imprese.

Milano: la scommessa di Renato Galliano (politiche abitative del comune) è realizzare una città policentrica, non solo il centro ma tanti centri collegati.
Anche Quarto Oggiaro: insegnanti ed esperti affiancano i ragazzi per aiutare a realizzare le loro idee, far nascere imprese che portano innovazione e creano reddito.
Startup sociali, si chiamano: come quella che aiuta le persone in difficoltà nel muoversi in città, con l'aiuto di volontari in macchina.
Nello spazio abbandonato di Quarto Oggiaro verrà realizzato un orto: il comune ha invitato gli abitanti ad andare avanti, i soldi sono arrivati col contributo del comune e col crowdfounding.
Al Giambellino il comune ha fatto un patto coi commercianti: si è creato un mercato comunale che è una piazza di quartiere che è anche un luogo di aggregazione, anche un luogo di cultura.
Nel gioco è entrata anche Cariplo per riqualificare le case...

Al Parco sud c'è una cascina che diventerà un polo agricolo all'avanguardia: niente pesticidi, dove allevare piante e pesci con acqua filtrata.
Sono arrivati 6ml di euro dall'Europa, altre risorse sono arrivate dal piano periferie del comune.

Nei quartieri Corvetto e Porto di Mare si devono riqualificare le vecchie aziende di manifattura: sono diventate una scuola danza, imprese che realizzano scenografie per il ballo, spazi di coworking.
Gli investimenti comunali hanno un ritorno sul territorio: ora l'amministrazione milanese intende portare in città le aziende di manifattura, trasformata in modo ecologico, in città.
Manifattura digitale, stampanti 3d, zero inquinanti: abbattere il degrado, abbattere le differenze sociali …

La scommessa di Report per rilanciare le periferie: si parte da Roma, bella al centro e brutta nelle periferie. Come si possono abbattere le differenze tra il centro e Roma est?
Report ha simulato un piano per generare ricchezza: colleghiamo scuole, con centri di ricerca, come quello di Genova (finanziato dallo Stato), per aprire un laboratorio e lavorare assieme con studenti e insegnanti.
Per studiare come creare plastiche vegetali dagli scarti: lo hanno fatto nella fabbrica di Novara, alla Novamont dove producono oggetti di bioplastica, da scarti.
Riconvertono siti industriali inattivi, come quelli presenti nella periferia romana: aziende che possono convivere con le case, come succede a Novara.
Si mette assieme scuola, ricerca, impresa: si crea una catena di valore attorno alla scuola, ci si concentra sui vegetali, da cui creare oggetti di bioplastica.
Oggetti come bottigliette, oggetti per uso quotidiano, biodegradabili per definizione: serve un incubatore per far nasce l'impresa, come Impact Hub.
L'incubatore consente che le idee, come quelle nate da Tor Sapienza, riescano a vedere la luce, i soldi arrivano da una fondazione, che mette anche la managerialità.
A Milano un'altra fondazione che mette in rete le idee è quella di Cariplo: prendono idee dall'Italia e dall'Europa, per farle crescere.

Scuola, ricerca, impresa: servono spazi per questa attività, ma a Roma spazi abbandonati non mancano.
Spazi dove collocare scuole di formazione, laboratori e impresa.
Serve una mappatura degli immobili però, per non rischiare di perdere degli immobili, lasciati abbandonati.

Per questo in Canada la mappatura l'hanno fatta partendo dal basso: l'istituto di statistica, con sistemi pubblici, hanno creato una applicazione per inserire tutte le informazioni sugli edifici, a partire dalla mappa satellitare.
Dall'applicazione si inseriscono informazioni sugli immobili, sulla destinazione: i dati una volta aggregati sono a disposizione di tutti, per capire come si sono trasformate le città.
Sono dati che servono anche alla politica per prendere le sue decisioni.

Anche a Roma, potrebbero essere i cittadini ad inserire tutte le informazioni sulle caserme abbandonate, su ex imprese lasciate vuote: senza i dati aggiornati i piani territoriali delle amministrazioni sono destinati a fallire.
Perché le università non potrebbero realizzare questo database di immobili anche in Italia?
Perché non mappare i dati come le informazioni sul consumo energetico?

Noi spendiamo milioni in riscaldamento e in manutenzione: ci sono milioni di abitazioni da riqualificare.
In Germania hanno realizzato un modello virtuale di queste abitazioni, per aumentare la produttività nei cantieri, per controllare a distanza lo stato di avanzamento.
In Olanda Energies prong ristruttura case puntando sull'efficienza energetica: in due settimane o meno trasformano vecchie case in case a contatore zero, per il riscaldamento.
Tutto grazie alla progettazione in industria dei pezzi, poi montati sulle case, sia dentro che fuori.

Si può fare anche in Italia: sarebbe una opportunità importante, perché il valore immobiliare in Italia è 4 volte il PIL, si rimetterebbe in moto l'edilizia.
Serve creare formazione nelle società edili, per questo nuovo modello di costruzione: la disponibilità da parte delle aziende di costruzione c'è, serve anche la domanda.

Servono imprese che si spostano in queste aree e che portano dietro di sé bar e ristoranti: aziende come il centro medico Sant'Agostino, che fa sanità sociale, colmando i vuoti del pubblico.

E poi il giornalismo, una scuola di giornalismo alla radio, con l'aiuto di Radio 3, per creare una web radio a Tor Sapienza.

I soldi per la suola di Tor Sapienza da dove prenderli? Dai soldi del piano periferie, soldi di finanziatori privati e di imprese. Investimenti produttivi che ripagherebbero i finanziatori, di questo è fiducioso Marcello Minenna.


In Europa sono rimasti interessati a questa simulazione: il portavoce della commissione europea ha lasciato la palla agli amministratori italiani, che potrebbero prendere questo progetto di Report per realizzarlo, tanto non ha il copyright.

15 maggio 2017

Report e la scommessa sulle periferie (e Alitalia e i defibrillatori)

La grande scommessa sulla rivalutazione delle periferie, come volano per creare occupazione, rivalutarne il valore degli immobili.
Un aggiornamento sul "caso Alitalia".
E infine un servizio che parla dei defibrillatori: quando ne hai bisogno devono essere a portata di mano e in stato efficiente. Sarà così?

La grande scommessa di Michele Buono:

La maggior parte delle persone vive nelle periferie delle città, ma l'attenzione delle amministrazioni si concentra spesso solo sul centro delle metropoli.
La grande scommessa che fa Report e che verrà raccontata dal servizio di Michele Buono è nel creare un equilibrio di ricchezza, di benessere, di presenza di strutture economiche e di impresa tra centro e periferia.

Guarda un'anticipazione su RaiPlay
"Che idea ci faremmo di un individuo che ci tiene a vestirsi bene ma che ha i calzini bucati? Non è molto diverso il rapporto tra il centro delle città e le sue periferie luogo di scontri e di sfogo delle intolleranze. Ci sarebbero ancora se si migliorasse la qualità della loro vita? La scommessa è quella di abbattere le differenze introducendo nuove attività economiche avanzate. Report ha modulato una simulazione di un progetto di rigenerazione su scala nazionale, prendendo esempi positivi da varie parti del mondo".

A Novara si trova la sede della Nomamont: producono oggetti di uso quotidiano da scarti vegetali e organici, studiano come la bioplastica si comporta alla fine del suo ciclo di vita.
In sostanza la plastica bio torna ad essere Carbonio che si trova nell'aria e nel terreno: questa è una fabbrica che potrebbe inserirsi in un sistema urbano, perché l'impatto sul territorio è minimo.
A fianco dell'azienda ci sono abitazioni: la coesistenza tra azienda e famiglie funziona senza problemi.

Olanda: Energies sprong è una task force finanziata dal governo per l'innovazione del mercato dell'edilizia che ha fatto una proposta agli enti di edilizia sociale.
A questi enti dicono, noi rigeneriamo il patrimonio delle case (ristrutturandole) e voi ci ripagate con quanto risparmiate sulle bollette: a volte nel loro lavoro incontrano dei contrattempi quando si imbattono in parti di amianto.
Si costruisce tutto in fabbrica, dagli infissi ai tetti, hanno progettato un meccanismo a scatto per agganciare le pareti nuove su quelle vecchie.
E la stessa cosa si può fare sugli edifici più grandi, garantendo la stessa efficienza energetica: praticamente diventano case a consumo zero a contatore zero.
Perché non si fa la stessa cosa anche in Italia? il valore delle case degli italiani è 4 volte il PIL, sarebbe una grandissima opportunità.

Canada Ottawa: l'istituto di statistica del Canada sta sperimentando la costruzione di una anagrafe delle case accessibile a tutti e che si aggiorni in tempo reale.
Grazie ad applicazioni open e pubbliche come "Open street maps" si da ai cittadini la possibilità di fornire allo Stato informazioni statistiche. Il nome del progetto è “mappatura partecipativa”.
A cosa serve questa mappatura che parte dal basso?
Racconta Giovanni Barbieri dell'Istat che in Italia, senza questi dati, sono nati progetti di sviluppo locale che sono falliti perché mancava una conoscenza specifica sulle case esistenti, dei possibili ostacoli ai nuovi sviluppi.

Che idea ci faremmo di un individuo che ci tiene a vestirsi bene ma che ha i calzini bucati?
Non è molto diverso il rapporto tra il centro delle città e le sue periferie luogo di scontri e di sfogo delle intolleranze. Ci sarebbero ancora se si migliorasse la qualità della loro vita? La scommessa è quella di abbattere le differenze introducendo nuove attività economiche avanzate. Report ha modulato una simulazione di un progetto di rigenerazione su scala nazionale, prendendo esempi positivi da varie parti del mondo: Baltimora, Ottawa, Olanda. Gli attori coinvolti nella simulazione di progetti e investimenti sono veri. Alcuni esempi: laboratori di ricerca sulle plastiche bio originate da scarti vegetali e del caffè attirano investimenti per uno sviluppo industriale sul territorio che dà vita a startup tra i giovani. Quindi necessità di nuove infrastrutture: l’associazione costruttori edili del Lazio s’impegna a utilizzare metodologie dell’industria 4.0 applicata alle costruzioni per abbassare i costi industriali con un’efficienza energetica del costruito a livello A+. Mentre si innescano opportunità per l’apertura di servizi (bar, ristoranti ecc.) per far fronte alla richiesta delle nuove attività produttive. Report porterà in scena anche una proposta per ristrutturare 18 milioni di appartamenti nel nostro Paese, senza spendere un euro, ma mettendo in moto l'edilizia. I soldi verrebbero presi dai 42 miliardi di euro delle bollette per l'energia che gli italiani spendono ogni anno. Il risparmio della bolletta, una volta reso più efficiente l'appartamento, diventa il guadagno per le imprese. Report ha presentato la sua simulazione alla Commissione Europea: il portavoce, Iakub Adamowicz, ha dichiarato che il progetto è in linea con i requisiti richiesti dalla Ue e che, di fronte al progetto concreto, sarebbero disponibili anche i fondi strutturali.

Per la serie: com’è andata a finire? LO STATO FALLIMENTARE di Giovanna Boursier

Me la ricordo, Giovanna Boursier, quando andava ad aspettare i membri del CDA di Alitalia, la nuova alitalia nata dopo il salvataggio dei capitani coraggiosi di Colaninno & c.
Quando ci sarà il pareggio di bilancio?
I conti sono in ordine?
Sono passati quasi 10 anni e siamo di nuovo punto e a capo: altri tagli al personale, altri soldi bruciati. Dai capitani coraggiosi siamo passati agli arabi, Alitalia doveva ripartire perché se riparte Alitalia riparte il paese aveva detto Renzi.
Peccato però, perché le nuove divise erano carine …
Nel referendum sulla bozza di accordo per salvare l'azienda, i dipendenti hanno espresso voto negativo: nonostante i ricatti, nonostante sapessero il rischio che correvano.
La sfiducia nei dirigenti era così grande, che non hanno voluto firmare quella che sembrava una cambiale in bianco.

Sul Corriere una anticipazione del servizio:



Seguiamo Alitalia dal 2008 e ci torniamo adesso: sembra di essere da capo. Alitalia è di nuovo insolvente, ripartono le trattative con sindacati e governo, gli esuberi sarebbero 1.700, e i lavoratori votano contro. L’azienda è di nuovo in amministrazione straordinaria. Il governo ha nominato altri tre commissari: Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. Mentre la vecchia procedura è ancora aperta. Giovanna Boursier intervista Domenico Cempella, che a fine anni ’90 aveva chiuso l’ultima grande alleanza possibile, con KLM: “fu Treu a chiamarmi all’ultimo per bloccarla. E fu un peccato per l’intero paese”. Parla anche il ministro per le infrastrutture e i trasporti Graziano Delrio, che dice: “il governo ha concesso un prestito ponte di 600 milioni, che andrà restituito, nella speranza che riescano a salvare il salvabile”. L'obiettivo è di evitare di cedere Alitalia a prezzi di saldo, quindi anche di rimediare agli errori degli ex manager, compresi quelli di Etihad. I commissari, aggiunge, “si riservano anche di fare azione di responsabilità nei loro confronti”. Mentre sul referendum Delrio dice: “Credo che il no dei lavoratori all’accordo sia un errore, perché con il sì avremmo avuto più tempo per salvarla, ma nel voto ha contato la sfiducia verso i dirigenti, ormai pluriennale”. Il commissario Gubitosi da parte sua conferma: “Stiamo lavorando duro e in fretta, partendo dal cercare di rivedere i contratti sul carburante e sui leasing degli aerei, che erano troppo onerosi”.


BATTICUORE di Antonella Cignarale

La scheda del servizio:

Ogni anno in Italia ben sessantamila persone muoiono a causa di un arresto cardiocircolatorio. Eppure sarebbe possibile salvare delle vite, a patto di intervenire entro i primi cinque minuti. E’ fondamentale avere a portata di mano un defibrillatore, che insieme al massaggio cardiaco attiva la catena della sopravvivenza in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Ma se qualcuno dovesse sentirsi male in nostra presenza, potremmo anche noi semplici cittadini usare un defibrillatore per soccorrerlo? La risposta è sì, perché dal 2001 la defibrillazione precoce può essere effettuata anche da personale non sanitario. Al fine di creare una rete capillare e strategica, questi dispositivi si possono posizionare dove si registra un grande afflusso e transito di persone: negli uffici, nelle scuole, nelle discoteche, negli scali ferroviari e marittimi, nei condomini privati... Avere un defibrillatore però significa consentirne l’ uso tempestivo, altrimenti non serve. E allora siamo andati a vedere: dove li posizionano? Si riesce a trovarli? C’è qualcuno che controlla se sono in regola?

Ramazze e spazzini

Maroni cavalcò la sua campagna per la segreteria della Lega a colpi di ramazza, dopo le inchieste sui soldi della Lega finiti girati alla "family" Bossi, sui diamanti di Belsito etc etc..
Ai tempi della nevicata su Roma, l'ex sindaco Alemanno si fece fotografare con la pala in mano, a mo di esempio per la cittadinanza.
Le ramazze (e non le pale, data la stagione) sono tornate di moda ieri quando, nelle mani dei volontari del PD hanno ripulito Roma.
Tutto fa brodo quando serve ripulire un'immagine (e anche rifiuti o altro) sporcata da inchieste.

Che poi tutto questo abbia poco di utile per la città, poco conta.
Ieri il segretario leader nemmeno era in maglietta: la mattina c'è stato il tempo di un selfie, il pomeriggio era già in televisione per lanciare il suo verbo.
La commissione di inchiesta sulle banche, il possibile conflitto di interessi per Etruria, l'ex ministra che aveva detto di non essersi interessata della banca del padre, il caso Consip..
E, poi tutto il resto: la gestione di Alitalia, dei crediti deteriorati delle banche, l'ennesima inchiesta che rivela quanto lunghe siano le mani della mafia (al nord e al sud)...

Volevano pulire Roma? E perché fermarsi alla capitale allora? Perché non ripulire Taranto dai veleni dell'Ilva? Perché non liberare dalle macerie Ussita, Amatrice e gli altri comuni colpiti dal terremoto? 

Se bastasse una ramazza a spazzar via tutto lo sporco, staremmo freschi.

14 maggio 2017

Il protagonismo di certi magistrati – da Falcone ad oggi

Magistrati che usano le inchieste di cui sono titolari per acquisire notorietà
Magistrati che fanno un uso mediatico delle inchieste, senza mai arrivare a risultati

Ad ogni inchiesta che tocca il potente di turno, si rispolverano queste espressioni usate per denigrare, ridicolizzare il pm (o il giudice) colpevole di voler disturbare il manovratore.
Bancopoli e la giudice Clementina Forleo.
Le inchieste Poseidone e Why Not e Luigi De Magistris a Reggio Calabria.
Ora il caso Consip e il procuratore Woodcock.

Ma la formula del magistrato mediatico, del giudice protagonista è stata usata anche per attaccare l'immagine di magistrati più famosi, quelli che ogni anno ricordiamo con un profluvio di retorica, vuota retorica.
Mi riferisco a Paolo Borsellino e Giovanni Falcone: da morti vengono ricordati come solerti difensori dello Stato, giudici che lavoravano nel silenzio, eroi morti per mano della mafia. Non è così: da vivi non ci sono statialtri magistrati che come loro sono stati attaccati, calunniati, vituperati e non dalla mafia.
Ad attaccate Falcone e Borsellino, negli anni del pool antimafia, e successivamente quando fu smantellato per “normalizzare” la procura di Palermo, sono stati gli stessi magistrati, i suoi stessi colleghi, i membri del CSM.

«Il più capace e famoso magistrato italiano fu oggetto di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni ad opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e di gelosia (anche all’interno delle stesse istituzioni)»: sono parole della sentenza della Corte di Cassazione del 2004, sulla strage di Capaci.

E anche giornalisti che sfruttavano a loro piacere le parole di Sciascia o che avevano riscoperto un peloso garantismo nei confronti dei boss.
Lino Jannuzzi su Il Sabato (il settimanale di CL) del 20 gennaio 1987 quando parlava della moda dell'antimafia, dilettantesca pure.
Il Giornale di Indro Montanelli che aveva ospitato l'intervento della deputata Carulli Fumagalli (Maccartismo a Palermo del 19 novembre 1988) che attaccava “la gestione monopolistica da parte di alcuni magistrati [Falcone] che, facendosi scudo della propria professionalità, non consentono ad altri colleghi di guardare le carte”.

Un cronista del Giornale scriveva gli articolo direttamente nella stanza di Vincenzo Geraci , al CSM, nel Palazzo dei Marescialli.
Se ne accorse Fernanda Contri lamentandosene col vicepresidente del CSM, Cesare Mirabelli, noto per aver votato nei suoi quattro anni di permanenza nel suo incarico una sola volta, per eleggere se stesso e poi astenendosi per il resto. In quegli articoli c'era quindi “un ispiratore di parte, fazioso .. pagine di grande squallore” conclude Giuseppe Ayala nel suo libro “La guerra dei giusti”.

Sul Giornale di Sicilia invece venivano pubblicate lettere come la seguente:
Per chi suona la sirena delle scorte.Sono un'onesta cittadina che paga onestamente le tasse e lavora otto ore al giorno. Vorrei essere aiutata a risolvere il mio problema che, credo, sia quello di tutti gli abitanti della medesima via. Regolarmente tutti i giorni (non c'è sabato o domenica che tenga) , al mattino, durante l'ora di pranzo, nel primissimo pomeriggio e la sera (senza limiti d'orario) vengo letteralmente assillata da continue ed assillanti sirene di auto della polizia che scortano vari giudici ..”

E poi le lettere del corvo, l'attentato all'Addaura di cui si scrisse che era solo una messinscena, per favorire la sua nomina a procuratore aggiunto ..

A Palermo la mafia uccide due volte: prima delegittima e isola, poi fa saltare in aria”.
Non amo molto le ricorrenze celebrative, il 19 maggio o il 23 luglio: di solito sono giornate in cui il racconto si ferma all'eroe Falcone, all'eroe Borsellino, fermandosi poco oltre.
Le sconfitte, gli attacchi alle spalle che subirono da vivi, non li ricorda nessuno: troppo imbarazzo creerebbero nello Stato, scoprire come ai magistrati più bravi d'Italia nella lotta alla mafia furono sbarrate tutte le strade.
Falcone fu bocciato all'Ufficio Istruzione, per prendere il posto di Caponnetto, a capo dell'Alto Commissariato antimafia (gli fu preferito Sica, l'uomo dei fascicoli aperti e lasciati aperti), non riuscì a farsi eleggere al CSM e infine fu bocciata la sua nomina alla Super procura antimafia, la struttura da lui voluta per unificare le azioni investigative contro cosa nostra.
Borsellino fu nominato procuratore capo a Marsala, dopo il maxi, ma questa nomina in cui a prevalere era l'esperienza e non l'anzianità suscitò tante polemiche: nei magistrati perché scardinava il principio per cui bastava aspettare e la promozione arrivava per tutti, nei politici e negli osservatori attenti del fenomeno mafioso, perché all'improvviso un magistrato che si era impegnato contro i boss veniva premiato.
Borsellino, dopo la morte dell'amico Giovanni, tornò a Palermo e si mise per mettersi a disposizione dei giudici di Caltanissetta titolari su Capaci senza essere mai ascoltato. E dovette aspettare settimane prima di vedersi affidato dal procuratore capo Giammanco un filone dell'indagine: fino a quel 23 luglio.
L'ultimo sfregio a quel magistrato saltato in aria assieme alla scorta perché aveva visto la mafia (e non solo la mafia) muoversi in diretta, per la trattativa stato mafia.



Ben vengano libri come quello appena uscito per Einaudi del giornalista Giovanni Bianconi: “L'assedio,troppi nemici per Giovanni Falcone”.

Nel capitolo “Un giudice «protagonista»” Bianconi racconta tutte le sconfitte in magistratura subite da Falcone, a cominciare dalla mancata nomina (da parte del CSM) a capo dell'Ufficio Istruzione, dopo Caponnetto:
Nel dibattito si parla dell'alternativa fra il candidato più adatto a quella poltrona per l'esperienza maturata nello specifico settore di cui si sarebbe occupato, e rispetto della regola che da sempre assicurava gli avanzamenti di carriera delle toghe «l'anzianità senza demerito». Ma si affrontò anche un'altra questione che stava prendendo piede e avrebbe accompagnato Giovanni Falcone per il resto della vita: quella del giudice famoso del magistrato simbolo di qualcosa, che appare in tv e sui giornali più degli altri. In Italia e all'estero.
Umberto Marconi, relatore della pratica, pronunciò queste frasi: «Accentrare tutto in figure emblematiche, pur nobilissime è di certo forviante pericoloso. Ciò è titolo per alimentare un distorto protagonismo giudiziario, incentivare una non genuina gara per incarichi di ribalta, degradare un così ampio impegno in una cultura da personaggio, pericolosa tentazione in chi si sia cinto su ben altre premesse a tanto encomiabile servizio.
Si trasmoda nel mito, si postula una infungibilità che non risponde al reale, mortifica l'ordine giudiziario nel suo complesso».Con il rischio di provocare «concreta disincentivazione nei colleghi che umilmente silenziosamente, ma con notevole impegno, abdicazione coraggio, si accaniscono nel loro lavoro».
Bisognava nominare Meli [per anzianità di servizio] anziché Falcone, insomma, per dare il buon esempio: meglio una toga normale che lavora senza troppa apparire, rispetto a una star con i riflettori puntati addosso. Come se il problema fossero i magistrati che cercano notorietà con i processi alla mafia, e non la mafia diventata famosa a forza di omicidi e stragi, a cui finalmente si era cominciato a dare qualche risposta.[L'assedio, pagine 39-40, Giovanni Bianconi Einaudi editore]

Una lettura interessante per quanti vogliano capire cosa sia stata, veramente, la lotta alla mafia negli anni 80-90. Quanti sacrifici e bocconi amari abbiano dovuto ingoiare Falcone e Borsellino (e i loro collaboratori).

E per capire chi siano stati i giuda che li hanno traditi (per favorire cosa nostra e i suoi interessi) nel mondo delle toghe e anche fuori.

13 maggio 2017

Benedizione, di Kent Haruf

Benedizione: atto in cui si consacra, invocazione di beatitudine

Appena gli esiti dell’esame furono pronti l’infermiere li richiamò nell’ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un’occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia.Avanti, disse Dad Lewis, dica pure. Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore. Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel parcheggio. Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia. Ti senti così male, tesoro? No, non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna. Non mi capiterà più di tornarci.Non mi dispiace portarti in giro, disse lei. E possiamo tornare da queste parti tutte le volte che vuoi. Uscirono da Denver, allontanandosi dalle montagne verso gli altopiani: artemisia e yucca e gramigna ed erba del bisonte nei pascoli, grano e mais nei campi. Ai due lati della highway c’erano piste sterrate che correvano sotto il cielo terso, dritte come le righe di un libro, con poche cittadine isolate sparse nella pianura sconfinata.  Quando rientrarono era al tramonto, l’aria stava ormai iniziando a rinfrescarsi. Lei parcheggio` sulla strada non asfaltata di fronte a casa, nella periferia occidentale di Holt. Dad scese dall’auto e rimase per un po’ a osservare. Il vecchio edificio bianco era stato costruito nel 1904, quando quella praticamente non era ancora una via. Lui l’aveva acquistato nel 1948, l’anno in cui si era sposato con Mary e le case laggiù erano ancora soltanto tre o quattro. Aveva ventidue anni, lavorava nel negozio di ferramenta in Main Street, finché il proprietario, un vecchio zoppo, aveva deciso di andare a vivere da sua figlia e gli aveva offerto la possibilità di rilevarlo; ormai era noto in città, in banca lo conoscevano e gli avevano prestato i soldi senza problemi cosi` era diventato titolare del negozio di ferramenta del luogo. Era una casa a due piani, con una struttura in legno rivestita di assi e il tetto in scandole, circondata da un’antiquata recinzione in ferro battuto nero, con un cancello sormontato da punte e solidi riccioli anch’essi in ferro. Sul retro c’era un vecchio granaio rosso e un recinto per il bestiame invaso dalle erbacce. Oltre, solo aperta campagna.

Quando ce ne andremo, cosa lasceremo alle nostre spalle, quale impronto avrà lasciato la nostra vita, per chi rimane?
Quali saranno i rimpianti, quali le soddisfazioni di cui essere fieri e quali invece le cose di cui ci vergogneremo, pure negli ultimi momenti?
In Benedizione, lo scrittore americano kent Haruf affronta queste domande dal significato molto profondo, usando il suo consueto linguaggio, fatto di parole semplici ma non banali, usando una moltitudine di personaggi, della sua cittadina inventata di Holt, piena provincia americana.

Qui incontriamo l'anziana coppia di Dad e Mary Lewis, hanno appena ritirato i referti di un esame cui si è sottoposto Dad: è la loro ultima estate assieme perché Dad ha una di quelle malattie senza scampo, quello che ti tolgono la voglia di vivere e che rendono la vita difficile anche alle persone accanto.
La moglie Mary e la figlia Lorraine, che vive a Denver
Il fatto era che stava morendo. E' di questo che parlavano. Prima della fine dell'estate sarebbe morto. Entro l'inizio di settembre quel che restava di lui sarebbe stato ricoperto di terra nel cimitero 3 Miglia ovest della città”.

Accanto a sé, oltre a Dad, Mary e la figlia Lorraine, troviamo i vicini di casa, Berta May e la piccola nipote Alice che ha appena perso la madre, per un tumore al seno.
Ci sono le Johnson, madre e figlia, che abitano poco lontano, da sole: Willa e Alene, anche loro alle prese coi rimpianti per le occasioni mancate, di una vita passata troppo in fretta
Sto per morire senza avere mai vissuto. E' davvero ridicolo. E' assurdo. E' tutto talmente inutile.Starai meglio, cara.E come?
Andrà meglio. Tutto migliora.
Come?
Dopo un po' dimentichi. Inizi a a fare caso ai tuoi acciacchi e ai tuoi mali.
Pensi a una protesi all'anca. La vista si indebolisce. Inizi a a pensare alla morte. La vita si fa più limitata. Smetti di preoccuparti del mese che viene..

La fine della vita, della possibilità di guardare il panorama della campagna, di respirare l'odore dell'erba dopo un temporale, costringe Dad a fare i conti col passato.
Il commesso del suo negozio di ferramenta che aveva cacciato perché rubava e che poi si è suicidato.
La decisione di aiutare la vedova, che aveva inutilmente cercato di vendersi a Dad.
E Frank, l'altro figlio, andato via da casa tanti anni prima, appena finito il liceo, senza più tornare indietro.
E il ricordo di quella mattina, quando lo vide assieme ad un altro ragazzo, nel granaio..
Montavano senza sella rimbalzando con le sottili gambe nude attaccate alla cavalla al suo ispido manto invernale Frank reggeva le redini con una mano e con l'altra cingeva il corpo del figlio dei Seeger

Anche altri personaggi di questo romanzo hanno dovuto abbandonare la loro precedente abitazione, come il reverendo Lyle. Forse per colpa dei suoi sermoni, che poco si adattano alla mentalità provinciale delle persone che lo ascoltano ogni domenica.
Poco patriottica, in tempi di guerra al terrore, di patriottismo da quattro soldi:
Ma se invece dicessimo: State a sentire, invece di fare queste cose, vogliamo farvi dei doni, di nostra iniziativa, con generosità. Tutto il denaro pubblico degli Stati Uniti, tutto l'impegno e le vite umane che avremmo impiegato per distruggere, vogliamo impiegarli per creare”.

Il prete amico dei terroristi, il prete nemico del suo paese, il prete che racconta frottole:
È sempre così in tempo di guerra, disse Villa.
Era così anche negli anni Quaranta. E durante il Vietnam.
Un misto di nazionalismo odio e paura.

Le storie dei protagonisti, i loro segreti, i loro dolori ci vengono svelati man mano che la storia va avanti, in un continuo flash back col passato.
L'amore mancato di Alene e la sua relazione col preside sposato.
La solitudine del figlio del reverendo Wesley.
Le umiliazioni di Frank..
E la rottura del suo rapporto con la famiglia:

Ti ha chiamato Franklin.
E così che mi chiamo adesso.
Perché mai?
Perché sì. Sto cambiando delle cose. Una è questa.
Hai cambiato nome.Proprio così.
Non è quello con cui sei nato.Lo so. E' proprio questo il punto papà.
Dad guardo dall'altro lato della strada, verso il rivenditore di auto usate..

L'autore ci porta dentro le vite di questi personaggi, mettendo a nudo i loro pensieri, la loro vita.
Vite di gente normale, almeno all'apparenza: vite che il reverendo Lyle si trova ad osservare, passeggiando per le vie di Holt, la sera, per essere fermato poi da un'agente di polizia, chiamato da un cittadino:
Che cosa ha detto?
Che lei gli stava guardando in casa.Le ha detto cosa stava facendo?
Perché avrebbe dovuto?
Persone in casa propria di notte. Vite comuni. Che trascorrono senza che loro se ne rendono conto. Speravo di ritrovare qualcosa.L'agente lo fissava.La preziosa normalità.Non so di cosa stia parlando ma farebbe meglio ad andarsene.Pensavo che avrei visto gente che faceva del male gente crudele. Un uomo che picchia la moglie. MA non ho visto niente del genere. Forse quelle cose succedono dietro le tende. Se stai per picchiare qualcuno, forse per prima cosa tiri le tende.[..]L'agente lo osservava.Farebbe meglio ad andarsene. Giusto o sbagliato, la gente non vuole che guardi dentro le loro finestre. Aspetterò qui che si allontani..

La mentalità provinciale, il voler continuare a vivere come si è sempre vissuto prima, il rispetto delle “tradizioni”, la sottile crudeltà della provincia americana nell'accettare tutto il male del mondo (i tradimenti, le violenze domestiche), basta che sia nascosto dalla vista della gente, ma pronti nell'espellere tutti i corpi estranei che non si adeguano ad essa.
Come il reverendo.
Come Frank, il figlio di Dad.
Le persone non vogliono essere disturbate. Vogliono rassicurazioni. Non vengono in chiesa la domenica mattina per pensare idee nuove né tanto meno quelle vecchie importanti.
Vogliono sentirsi ripetere quello che gli è stato sempre detto, soltanto con qualche piccola variazione, poi vogliono tornare a casa a mangiare l'arrosto di manzo e dire che è stata proprio una bella funzione e sentirsi soddisfatti.

Scorrono i giorni e vediamo scorrere gli ultimi giorni di Dad, il suo passato che si rivela attraverso i suoi ricordi. E, accanto, la moglie, l'affettuosa Mary che non risparmia nulla.
Lorraine, la figlia, che vede nella piccola Alice la figlia che ha perso tanti anni prima.
Il reverendo che si trova nuovamente solo, pure lui portatore di un segreto nascosto.
In un ultimo momento di sogno, assistiamo all'incontro tra Dad e il figlio Frank, in cui si scoprono così diversi ma così uguali, non solo nell'aspetto:
Volevi andartene da qui, disse Dad. Non è vero? Ecco quello che volevi.
Era una parte di quello che volevo.Lontano da me, intendi dire.
Non solo. Lontano da questa piccola visione delle cose, limitata come un francobollo. Lontano da te e da questo posto.

I romanzi di Kent Haruf raccontano della nostra vita partendo dalle piccole cose, le piccole gioie e le piccole tragedie della vita. 
Questo in particolare, Benedizione, richiama alla mente la raccolta di poesie di Edgard Lee Masters, Antologia di Spoon River. Storie di vivi e non di morti, storie che si intrecciano le une con le altre, un capitolo dopo l'altro, in una scrittura asciutta, con dialoghi brevi, le parole giuste, mai fuori posto.
Nessuna ricerca della lacrima facile, dell'emozione a buon mercato.
Storie di rinunce e amori, di incontri e abbandoni. Di misericordia e di inflessibilità (non so perché, mi viene in mente Clint Eastwood, se a qualcuno venisse in mente di tradurre in film questo libro).

Storie che ti costringono a leggere senza smettere mai, perché non ti lasciano andare.
Questa è la vita.



La scheda del libro sul sito di NNEditore, e la mia recensione dell'ultimo libro di Kent Haruf, “Le nostre anime di notte”.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

12 maggio 2017

Benedizione - incipit (Kent Haruf)

L'incipit di Benedizione, l'ultimo romanzo della trilogia della pianura di Kent Haruf:

Appena gli esiti dell’esame furono pronti l’infermiere li richiamò nell’ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un’occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia. 
Avanti, disse Dad Lewis, dica pure. Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore. 
Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel parcheggio. Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia. 
Ti senti cosi` male, tesoro? 
No, non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna. Non mi capiterà più di tornarci. 
Non mi dispiace portarti in giro, disse lei. E possiamo tornare da queste parti tutte le volte che vuoi. 
Uscirono da Denver, allontanandosi dalle montagne verso gli altopiani: artemisia e yucca e gramigna ed erba del bisonte nei pascoli, grano e mais nei campi. Ai due lati della highway c’erano piste sterrate che correvano sotto il cielo terso, dritte come le righe di un libro, con poche cittadine isolate sparse nella pianura sconfinata. Quando rientrarono era al tramonto, l’aria stava ormai iniziando a rinfrescarsi. 
Lei parcheggio` sulla strada non asfaltata di fronte a casa, nella periferia occidentale di Holt. 
Dad scese dall’auto e rimase per un po’ a osservare. Il vecchio edificio bianco era stato costruito nel 1904, quando quella praticamente non era ancora una via. Lui l’aveva acquistato nel 1948, l’anno in cui si era sposato con Mary e le case laggiù erano ancora soltanto tre o quattro. Aveva ventidue anni, lavorava nel negozio di ferramenta in Main Street, finché il proprietario, un vecchio zoppo, aveva deciso di andare a vivere da sua figlia e gli aveva offerto la possibilità di rilevarlo; ormai era noto in città, in banca lo conoscevano e gli avevano prestato i soldi senza problemi cosi` era diventato titolare del negozio di ferramenta del luogo. 
Era una casa a due piani, con una struttura in legno rivestita di assi e il tetto in scandole, circondata da un’antiquata recinzione in ferro battuto nero, con un cancello sormontato da punte e solidi riccioli anch’essi in ferro. Sul retro c’era un vecchio granaio rosso e un recinto per il bestiame invaso dalle erbacce. Oltre, solo aperta campagna.

Il mio 5xmille

Quest'anno la scelta era quasi scontata: il mio 5xmille l'ho dato a Medici senza frontiere.

Così potrò entrare anche io tra quanti finanziano questa "invasione" di immigrati, questo attacco alla buona pace di tanti italiani..

Poteri debolucci

ma parlate dei rifiuti a Roma..
sono solo pettegolezzi..
perché queste cose De Bortoli non le ha scritte sul corriere?
sono solo attacchi a Renzi e al Pd, per nascondere il successo delle primarie

Il conflitto di interessi di un ex ministro ora sottosegretario che si è occupata di una questione che riguarda la banca dove il padre era vicepresidente.
La gestione dissennata del credito da parte delle banche italiane, frutto di un capitalismo di relazioni personali, di cordate politiche, di poteri opachi. I cui costi ricadono poi sul paese per gli esuberi, per il credito negato alle aziende lontane da cricche e lobby.
Il mondo dell'informazione che nega, nasconde, racconta quello che fa comodo per non farsi troppi nemici tra questi poteri forti (ma in realtà deboli) che, come ha spiegato ieri sera ad Ottoemezzo De Bortoli, sono solo consorterie, piccoli gruppi affamati di poltrone e con una visione da breve periodo.
L'arricchimento ora e adesso e che tutto il resto si freghi.

Guardare le prime pagine dei giornali è sufficientemente eloquente.
Il caso Consip trasformato nell'indagine contro il carabiniere del Noe: e ora che sui giornali è uscito un pezzo del suo interrogatorio a Roma, chi verrà accusato della fuga di notizie?
Il racconto "dell'interessamento" del sottosegretario Boschi per Etruria, fatto dall'ex direttore De Bortoli, sparito.

Le splendide riforme hanno lasciato un paese senza legge elettorale, con un governo debole e sotto ricatto dei partiti (che vorrebbero passare all'incasso delle elezioni) e sotto il vincolo dei patti europei.
Governo che deve gestire ora tutte le grane nascoste sotto il tappeto: Alitalia, la misera crescita (la più bassa in Europa), la manovrina, la gestione dei crediti deteriorati.
Altro che poteri forti ..

10 maggio 2017

La guerra tra gli ultimi e i penultimi


L'agguato ai due ragazzi a Milano, pestati da un gruppo di balordi perché gay.
Il camper dove viveva una famiglia Rom a Centocelle, su cui una mano vigliacca ha gettato la bottiglia con cui ha incendiato la loro casa. Una ragazza e due bambine morte, nel rogo.
La guerra tra i penultimi e gli ultimi (i gay, gli immigrati, i rom) ha causato altre vittime.
Sui social l'italiano peggiore ha dato prova della sua bassezza, della sua vigliaccheria: vivere in 11 non è cosa civile .. se la sono cercata .. se se ne stavano a casa loro ..

Non sono civili nemmeno questi commenti e Roma era anche casa loro.
Cosa facciamo ora? Spazziamo via gay, clandestini (ovvero tutti quelli che arrivano dai barconi perché si sa, in Africa mica ci sono guerre) e zingari.
E poi?
Case per tutti?
Soldi a pioggia per tutti gli italiani con problemi economici?
Più lavoro per tutti?
Risolviamo i problemi del paese?

Questo rimane il paese dove si specula su tutto: sui clandestini e sulle ONG che li salvano in mare, sui rifiuti a Roma (come una volta erano i rifiuti a Napoli strumentalizzati dai berlusconiani).
Rifiuti a Roma che nascondono gli sversamenti dell'Eni a Viggiano.
E le inchieste giudiziarie dove si parla di mazzette per appalti da miliardi. Soldi pubblici.
E quanto successo in questo paese con le banche e la loro gestione allegra dei crediti, coi crediti deteriorati che ora rischiano di finire sul nostro groppone.
Soldi che di certo non sono stati prestati a roma, clandestini o immigrati.

Ma nel frattempo la guerra tra ultimi e penultimi andrà avanti, a colpi di pistola, tanto ora con la #leggittimadifesa dobbiamo difenderci no?

Io sono Dot, di Joe Lansdale

Incipit
Potreste pensare che questa non sia una storia vera, perché una parte di essa contiene cose a cui è difficile credere, ma vi assicuro che non c’è niente di inventato, dall’inizio alla fine. Voglio scriverla tutta prima che il tempo mi porti a inzepparla di dettagli interessanti, come se questa storia ne avesse bisogno.Capita di mentire sugli avvenimenti. Lo so. Mio padre era un bugiardo. Riusciva a prendere una cosa vera e a renderla una bugia. Gli bastava continuare ad aggiungere particolari fino a ingrandire tutto, tirando dentro cose che non erano mai accadute ed eliminando gradualmente la verità, cosí che alla fine rimaneva solo la parte inventata e lui stesso non sapeva piú riconoscere la verità dalla menzogna.Spero che questa cosa non sia ereditaria.

In attesa del ritorno in libreria di un nuovo capitolo della saga di Hap e Leonard, Joe Lansdale ci regala un questo nuovo personaggio, (Dorothy) Dot Sherman, protagonista del romanzo al femminile “Io sono Dot”.
Siamo sempre nell'east Texas, a Marvel Creek: qui incontriamo Dot, una ragazza diciassettenne che vive in un camper assieme alla madre, alla nonna e al fratellino.
In un altro camper vive la sorellastra, Maylynn, assieme ai due figli.
Romanzo al femminile, si è detto perché in questo racconto i maschietti non fanno bella figura.
Il papà di Dot se ne è andato un giorno, nella più classica delle maniere, mentre andava a comprarsi le sigarette.
E' stata dura per la madre tirare su i tre bambini, come non è stata nemmeno facile per Maylynn: un primo figlio da un ragazzo di cui era innamorata. E che poi l'ha abbandonata.
E un altro figlio da Tim, il nuovo ragazzo, un ubriacone senza lavoro che, per dare quel tocco in più, ogni tanto la picchia..

Ma, soprattutto, non è stata facile la vita per Dot: un lavoro sui pattini al Drive In di Bob, il “Diary Bob”, non tanti soldi ma sufficienti per andare avanti. Cosa non facile nell'east Texas, specie se non hai nemmeno un diploma in tasca con cui cercare un lavoro migliore o, meglio ancora, scappar via prima che qualche maschio di metta incinta.
Era facile per gli altri dire cosa potevo o non potevo fare, molto più difficile per me farlo davvero. A volte mi sentivo come un topo in una di quelle gabbie con dentro la ruota, e io ero dentro la ruota. Correvo, sempre più veloce ma proprio come quel topo non andavo da nessuna parte.E il topo, se non altro, non aveva un appuntamento con un giudice.

Un giorno, davanti la casa mobile degli Sherman si presenta lo zio Elbert, il fratello del padre, quello che se scappato mentre andava a prendersi le sigarette. Nemmeno lui si presenta molto bene: un furgoncino scassato e pieno di robaccia, non un lavoro e pure qualche giorno di galera per un tentativo di furto in una banca. Lo zio Elbert, “aspirante criminale”, nonostante la diffidenza che suscita in Dot, cerca di darle lo stesso qualche consiglio: tenere a bada la sua rabbia, per esempio, evitare di commettere errori da scontare per il resto della vita
- Non sto cercando di dirti come devi vivere, - disse Elbert. - Cerco solo di spiegarti che alcune cose stupide che ho fatto potrebbero essere molto simili ad alcune delle cose stupide che potresti fare tu. O che magari hai già fatto.- Mi stai dicendo di seguire i tuoi suggerimenti e non il tuo esempio? - chiesi.- Esatto, - disse, annuendo. - E ti sto anche dicendo che ho imparato dai miei errori. O almeno ci ho provato.

Ma non è facile controllare la rabbia, le reazioni impulsive, la diffidenza nei confronti dei ragazzi: specie se arrivi da una famiglia come la sua, che ha avuta tanta sfortuna e che si è rassegnata ad un destino già scritto e che non si cambia.
- Tu ti divertivi alla mia età, mamma? - le chiesi.- No, - disse lei.- Neanch'io, - disse nonna.- Perché?- Ci siamo sposate tutte e due troppo presto, e con uomini sbagliati.- Almeno mio marito è morto giovane, le disse nonna. - Non è scappato.- Grazie, - disse mamma. - Questo mi fa sentire molto meglio.- Non era mia intenzione farti sentire meglio, - disse nonna.- Lo sospettavo, - disse mamma. Mi guardò. - Forza, Dot. Vado a prenderti quei soldi.

Perché Dot non è una ragazza come le altre, è una che si sa difendere e anche alzare le mani, per esempio contro il ragazzo della sorella che una sera, dopo che l'ha riempita di botte, lo aspetta sotto casa con una bella trave di legno in mano.
E non è nemmeno una che si tiene le parole in bocca:
A volte capita che la mia bocca firmi assegni che odia dover incassare”.

Ma forse non è ancora detta l'ultima parola, forse il destino ha in serbo per Dot, la coraggiosa Dot, qualcosa di speciale: magari un ragazzo perbene, come Herb, che la rispetta e non le fa pesare la sua condizione.
E una sfida sui pattini, contro una squadra femminile di pattinatrici, “Le killer del circo”, che girano il paese in un circo itinerante sfidando le squadre locali: in palio ci sono 10000 dollari, ma questa per Dot è una sfida che va oltre il valore dei soldi.
Una sfida per dimostrare di saper far qualcosa e di saperla portare fino in fondo:
.. se porti a termine questa cosa potrai riuscire anche in altro. A prendere il tuo diploma. E magari ad andare all'università. E a costo di prendermi qualche altro insulto, lascia che ti dica una cosa ancora, visto che ci sono. Elbert potrebbe avere molta più ragione di quanto immagini. Pensaci, tu non ti fidi mai di nessuno. Neanche di te stessa”.

Io sono Dot è una storia che, con lo stile amaro e divertente di Lansdale, racconta di una crescita, di un cambiamento: quei cambiamenti che ti fanno comprendere come nella vita “non esistano rose senza spine”, ma non per questo le cose debbano sempre andare come sono andate, senza speranza.

In bocca al lupo Dot!

La scheda del libro sul sito di Einaudi e qui un estratto del libro

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09 maggio 2017

A futura memoria - Peppino Impastato e Aldo Moro

Cento passi separavano la casa della famiglia Impastato da quella del capo mafia Tano Badalamenti, capo di Cinisi, comune di mafiopoli.
Comune dove tutti sapevano, dei traffici della droga, degli appalti finiti agli amici per l'autostrada Palermo Messina, per l'aeroporto di Punta Raisi.
Ma tutti tacevano, per paura, per timore, perché è sempre stato così.
Perché a dire in faccia (o su un giornale, o attraverso la radio) ad un mafioso che è "tano seduto", ridicolizzare lui e la mafia, quella montagna di merda, ci vuole coraggio.
Meno coraggio l'ha avuto la mafia quando lo ha rapito e ucciso, inscenando quel finto suicidio grazie anche al contributo dei carabinieri.
Il coraggio, la forza, l'ingenua pazzia di Peppino Impastato sono stati riscattati anni dopo, dal pentimento del boss Badalamenti.

Peppino, illuso, voleva combattere la mafia senza nascondersi: la mafia che faceva e fa comodo a molti siciliani e non, politici e non. Perché da tranquillità, perché porta voti, perché aiuta negli affari..

Nello stesso giorno in cui si ricorda il piccolo grande eroe di Cinisi, si ricorda anche la morte del presidente DC Aldo Moro, l'ideatore delle convergenze parallele tra i due grandi partiti di massa, comunisti e democristiani, per cercare di tirar fuori la politica italiana dall'immobilismo.
"Il meno implicato di tutti", lo definì Sciascia nel suo saggio l'Affaire Moro, dove affrontava tutti gli enigmi del rapimento e della prigionia: le lettere, il covo, l'atteggiamento della DC e del PCI che non accettarono alcuna trattativa.

Oggi, almeno lasciamo da parte tutte le polemiche sterili, almeno per una sorta di rispetto verso lo statista democristiano, ucciso dalle BR (e anche dallo stato) e verso Peppino, ucciso perché lo stato aveva delegato quella parte di Sicilia alla mafia.

A futura memoria, se la memoria ha futuro..