10 gennaio 2019

Al mare con la ragazza di Giorgio Scerbanenco



Arrivarono, col fango fino alle ginocchia, alla grandiosa pozzanghera lasciata dalla pioggia che durante la notte aveva allagato il melmoso e sconfinato spiazzo cosparso di grattacieli, lontani uno dall’altro, quasi nemici, già logori anche se nuovi, senza vere strade che li unissero, collegati alla città da carrai e sentieri che facevano bestemmiare i guidatori ..

Due bambini, Ona e Dui che si affacciano alla grande pozzanghera in mezzo ai grattacieli già fatiscenti di una periferia immaginaria ma reale di Milano.
E, poi, sempre questi due ragazzi ora cresciuti, sempre negli stessi grattacieli, sempre alle prese con la stessa vita, uguale. Ma con la voglia di andare a vedere il mare.
A quest’epoca, Dui e Ona sono divenuti Duilio e Simona e hanno commesso il peccato originale.

Due ragazzi come tanti, appartenenti a famiglie povere perché oneste, come tante, nella Milano post boom economico come anche nella Milano di oggi.

Al mare con la ragazza è un romanzo di Giorgio Scerbanenco con dentro una forza incredibile: una forza nel raccontare un mondo fatto di persone tagliate fuori dal destino, nate nella parte sbagliata della grande Milano (la Milano del 1969). Una forza che nasce anche dal linguaggio scelto per questo racconto, in presa diretta, che segue queste persone mentre si muovono, mentre pensano, passando dall'una all'altra in un movimento fluido e continuo, come una cinepresa che non stacca mai l'inquadratura.

Perché Scerbanenco non è solo l'autore dei gialli della quadrilogia con protagonista Duca Lamberti (il medico radiato che faceva le indagini per la polizia, accompagnato da Mascaranti): come scrive Piero Colaprico nella prefazione, è come se ne esistessero due di autori con lo stesso nome. Uno che racconta la mala, la città in trasformazione, che fa eseguire le indagini della polizia ad un medico, in cui il lettore segue la storia attraverso gli occhi di Duca Lamberti.

Ce n'è un altro di Scerbanenco: quello della raccolta Milano Calibro 9 o di romanzi come questo dove il punto di vista del racconto è molto più intimo.
Ci sono sempre criminali, piccola delinquenza, storie nere, la violenza.

Sotto i grattacieli di un quartiere di Milano, vediamo Duilio e Simona che si ritrovano, si amano, che crescono in un contesto dove non possono scappare, dove non possono ambire ad alcun cambiamento, possibilità di scappare via.
Appartenevano a due famiglie miserabili e disgraziate, continuò a spiegarle, ed erano quasi le stesse parole che da mesi e mesi Innocenzo gli soffiava alle orecchie, disgraziate perché oneste;

Volevano solo andare a vedere il mare, il mare vero, quello che bagna i piedi, quello da cui spira la brezza leggera del mattino. Non la grande pozzanghera al centro dei bianchi grattacieli: il mare che avevano sognato da bambini quando erano così felici e così incoscienti
.. voleva soltanto essere un poco felice con lui, come quando avevano sei o sette anni, e l’estate dopo speravano di andare al mare,

Per inseguire questo sogno arriveranno, su consiglio di Innocenzo, un amico di Duilio, a fare un colpo in un garage: una cosa semplice, ha pensato a tutto lui, devono solo seguire il suo piano.
Il proprietario del garage è uno che ama appartarsi con delle ragazzine che questo Innocenzo gli procura e loro dovranno approfittare di questo per prendersi la cassetta coi soldi..

Edoarda, o Arda, Ardina, invece arriva da tutto un altro contesto milanese: un lavoro impiegatizio, una casa, degli amici. La incontriamo chiudere una cena tra amici, assieme all'amico fidanzato (non fidanzato) Ernesto nello stesso luglio torrido, dove si parla delle prossime vacanze.
Vacanze che passerà da sola, ancora una volta, perché quel suo rapporto con Ernesto non ha portato a nulla.
.. si fermò semplicemente e semplicemente la guardò e vide in lei quello che lui aveva in sé, qualche cosa che Innocenzo non aveva immaginato che potessero avere: tristezza. Colavano tristezza tutti e due come la candela cola cera ..

Edoarda, Duilio e Simona. Tutti e tre si ritroveranno (in qualche modo) al mare, a Lignano, dopo un lungo viaggio che in realtà è anche una fuga.
Dalla rapina finita male, per i due ragazzi.
Da una vita che non ha più significato, piena solo della sua solitudine, per Edoarda.
«Stasera siamo al mare», le disse, finalmente. Sarebbero andati al mare: non era più la pozzanghera di quando erano due stupidi bambini, o il laghetto, o il mare visto nei film: era il mare vero,

Un incontro che cambierà la vita per a tutti e tre, portando forse un filo di speranza, dopo tanto dolore. Tre persone così diverse, così vicine

In questo romanzo non c'è solo la violenza, un destino che spinge forse troppo facilmente due ragazzi verso il crimine. C'è anche una grande delicatezza nel raccontare le persone, le loro ferite, il loro male oscuro: una delicatezza nel modo in cui mette in luce certi particolari, in cui racconta le storie in cui sono coinvolti.
Una delicatezza che non può che nascere dalla passione dell'autore nel voler raccontare proprio queste persone, le persone sfortunate di questa Milano e le loro storie brutte, tragiche, come una forma di empatia per gli ultimi.
Non si può spiegare altrimenti gli sprazzi di poesia e di dolcezza che si intercalano alle pagine dove si parla di juke box, di strade in mezzo alla campagna, di pensioni e di quei palazzoni dove la vita delle persone scorre sempre uguale.
Lui era lì, in mezzo alla strada, a cuocersi al sole, e le impediva il passaggio, da una parte e dall’altra.

La scheda del libro sul sito di Garzanti
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Vengono prima i diritti umani della propaganda

La politica ha trovato  (tardivamente) un accordo sulla ricollocazione dei migranti sulla Sea Watch: la linea Conte, di mediazione, ha prevalso su quella dei falchi, dei porti chiusi, della speculazione politica dei migranti in nome di una sovranità che, alla luce degli eventi, è semplicimente ridicola.
L'Italia e l'Europa per giorni sono rimaste bloccate a discutere di queste 49 persone: la fortezza Europa si sentiva minacciata da questi uomini, donne, bambini.
I sovranisti alla Salvini o alla Toninelli che ritiravano fuori la scusa per cui bastava consegnarli alla guardia costiera libica (quella che l'Italia ha armato e addestrato, dai tempi del governo Minniti) dovrebbero, per onestà intellettuale, andare a vedere di persona le condizioni dei centri in Libia, dovrebbero andarsi a rileggere quanto il NY Times ha scritto il 26 dicembre 2018: ‘It’s an Act of Murder’: How Europe Outsources Suffering as Migrants Drown

Di seguito il commento di Marco Lillo sul FQ di oggi:
Danilo Toninelli durante la trasmissione tv #Cartabianca martedì sera ha dichiarato: “I rapporti che ho in mano dicono che Sea Eye non solo non poteva e non doveva caricare a bordo i migranti da quel barcone, ma ha ricevuto l’ordine da parte della Guardia costiera libica, che era già uscita con una propria imbarcazione, di non imbarcarli e di non muoversi, perché il coordinamento era ufficialmente preso, nel salvataggio di questi migranti, dalla Guardia costiera libica. Hanno violato la legge, spero domani ci sia un question time”. Noi speriamo invece che Toninelli si metta un giorno nei panni dei poveri migranti che sono stati abbandonati ai “soccorsi” dalla Guardia costiera libica nei mesi e negli anni scorsi per scelta di questo governo e di quello precedente. Per fortuna esiste una documentazione delle modalità di ingaggio dei partner africani preferiti alle Ong dal ministro.
Il New York Times ha dedicato un articolo e un dossier molto ben documentati a quello che è accaduto in mare il 6 novembre 2017.
Quel giorno, secondo la tesi del quotidiano statunitense, proprio per effetto indiretto della decisione politica di lasciare i soccorsi in mano alla Guardia costiera libica, sono morte molte persone che potevano essere salvate. Il titolo dell’articolo è eloquente: “‘It’s an Act of Murder’: How Europe Outsources Suffering as Migrants Drown”. Perché il Nyt arriva a definire l’esternalizzazione della sofferenza con tanto di annegamento una sorta di omicidio?
Quel giorno del novembre del 2017, i soccorsi furono impediti proprio alla Sea Watch che era in zona e furono affidati ai libici, come Danilo Toninelli oggi vorrebbe fare. Il punto è che l’equipaggio libico di quella nave, consegnata dall’Italia ai tempi del ministro Marco Minniti, si comportò in modo non professionale e disumano nei confronti dei naufraghi. La nave Ras Jadir affiancò il gommone dei migranti senza usare un’imbarcazione più piccola per avvicinarli. Così alcuni che erano già in difficoltà in acqua non furono salvati. Nel caos, secondo il Nyt, annegarono cinque persone. Quel giorno si materializzò in un piccolo specchio di mare il bivio che Toninelli ha evocato a #Cartabianca: Guardia costiera libica o Sea Watch? Chi è riuscito a saltare a bordo del gommone della Sea Watch è riuscito a cambiare in meglio la sua vita. Chi è stato acciuffato dalla nave della Guardia costiera libica è stato riportato nell’inferno di quel Paese. La politica italiana, ieri come oggi, premeva per la soluzione libica. Non a caso, i libici, foraggiati e addestrati dall’Italia, minacciavano l’equipaggio della Sea Watch perché non salvasse i naufraghi. Alcuni migranti già recuperati si lanciarono in acqua dalla vedetta libica per cercare una fine diversa. Alcuni annegarono. Tutto sotto gli occhi dei militari che intanto picchiavano sul ponte del Ras Jadir chi era sopravvissuto e magari aveva appena perso un amico o un familiare. La ricostruzione dell’accaduto realizzata da Forensic Architecture e Forensic Oceanography è alla base di una causa contro l’Italia presentata da Global Legal Action Network e Association for Juridical Studies on Immigration con il supporto degli studenti della Yale Law School alla Corte europea dei diritti umani a nome di 17 sopravvissuti. Prima di chiedere alle Ong di lasciare i migranti nelle grinfie dei libici, Toninelli dovrebbe rispondere a una domanda: se un giorno toccasse a lui trovarsi in acqua tra la Guardia costiera libica e la Sea Watch, da chi si farebbe tirare su?

08 gennaio 2019

Presadiretta: Fossile, il lungo addio

Prima puntata di Presa diretta del 2019 dedicata alla transizione dalle energie fossili a quelle rinnovabili, come uscire da petrolio e carbone?
Nell'anteprima un'intervista a Mario Ricciardi, ex presidente dell'ISS e sui suoi rapporto con l'attuale governo: si è dimesso un mese fa, un gesto che ha suscitato una certa impressione nel mondo scientifico.
Nell'intervista al Corriere ha espresso le sue perplessità nei confronti delle politiche di questo governo: ha manifestato il disagio nei confronti di questo governo, per le sue posizioni sui vaccini, ma ha preferito aspettare la sua uscita dall'istituto, che è vigilato dal ministero.
Se un presidente di un istituto ha delle idee contrarie col governo o si dimette o fa polemica ogni giorno.

Sulle accuse fatte dalle Iene, su posizioni di conflitto di interesse, Ricciardi ha assicurato che si difenderà in modo trasparente, nei suoi anni all'ISS non ha mai avuto posizioni da conflitto di interesse.

I contrasti col governo: un ministro di questo governo (Salvini) contesta il numero di vaccini obbligatori, senza spiegare quali e perché; quando si dice che i termovalorizzatori sono qualcosa di obsoleto, quando Parigi e Copenaghen smaltiscono rifiuti con questa tecnologia .. sono posizione prese senza nessuna competenza scientifica.
Nel decreto di Genova si è concesso di smaltire rifiuti pericolosi nei terreni senza alcuna verifica sugli impatti.

L'ultima domanda: il dossieraggio di cui si parla fatto dal ministro Grillo sugli orientamenti politici degli scienziati dentro l'istituto. Uno scienziato va valutato sulle sue competenze, a prescindere dalle sue idee politiche.

E' soddisfatto dell'ultima manovra di bilancio, per quanto farà sulla salute?
No, il bilancio è ancora insufficiente per cambiare rotta alla sanità, con le risorse che abbiamo non riusciamo a garantire i livelli essenziali.
Arriveremo anche noi come in America dove un ragazzo di 26 anni è morto perché non poteva pagarsi l'insulina?
Non ci sono soldi per pagare medici e infermieri dei soldi persi per la rivalutazione dei salari, sono preoccupato per il calo di personale negli ospedali e nei pronti soccorsi.

Zingaretti ha annunciato che Ricciardi sarà consulente a titolo gratuito, per la regione Lazio, nel caso dovesse essere rieletto: Ricciardi non ha intenzione di candidarsi, è tornato alla sua università, la Cattolica, dove sono soddisfatto del mio lavoro.

Gas, petrolio e carbone, ancora voi? Ma non dovevamo vederci più?

Porto di Milazzo, i tir sono imbarcati sulle isole Eolie, autobotti che portano gasolio per le centrali elettriche di Lipari. Qui c'è una centrale dell'Eni che tratta il greggio, circa 10 tonnellate l'anno.

I tir si inerpicano sulle stradine dell'isola e si fermano prima della centrale: il gasolio è travasato dai tir a camion più piccoli, per fare poche centinaia di metri.
Il gasolio alimenta la centrale elettrica sull'isola: perché non si usano le energie rinnovabili?
Perché non si realizzano gli impianti? Il decreto del governo ha avuto un ritardo di un anno e mezzo ed è stato approvato solo a novembre.

Paghiamo le centrali sulle bollette e il viaggio del petrolio sulle isole: a Lipari dal 2013 ci sono 4200 pannelli fotovoltaici, finanziati dalla regione Sicilia, dovevano servire per il nuovo installatore ma siccome manca il cablaggio tra i pannelli e l'impianto non hanno mai funzionato.
Un impianto inservibile e oggi si dovrebbe quasi ripartire da zero: 40ml di euro spesi inutilmente, non c'è volontà di fare un cambio di strategia energetica.
Sulle altre isole ci sono centrali a gasolio dell'Enel: a Stromboli e a Ginostra dove la luce è arrivata solo grazie a Pippo Baudo, per vedere Sanremo nel 2002.
Qui c'è un impianto fotovoltaico ai piedi del vulcano, ma sotto i pannelli c'è un motore diesel ancora in funzione, alimentato dal gasolio che arriva con gli elicotteri.
Elicottero che passa sopra i bagnanti, con un bidone appeso sotto.

Il sindaco dell'Isola rimanda ai progetti dell'Enel, il soggetto deputato a cambiare le centrali: ma è un problema di tutte le isole minori in Italia.
Enel, intervistata dalla giornalista, chiede che tutti gli stakeholder siano coinvolti nel progetto: chi possiede i terreni, i comuni che devono dare le autorizzazioni..
E pensare che le Eolie si chiamano così per il Dio Eolo, il dio del vento, dove c'è il sole per tanti mesi all'anno.

Tutti parlano di fotovoltaico e rinnovabili eppure siamo ancora con centrali a carbone, a gasolio.
Spendiamo 14 miliardi di euro come sussidi al fossile, continuiamo a foraggiare carbone e gasolio che contribuiscono ad inquinare l'aria: il carbone in Italia soddisfa il 12,2% del fabbisogno di energia elettrica in Italia.

Il carbone è vivo in troppe parti d'Italia: di decarbonizzazione parlava Gentiloni, Renzi per non parlare di Grillo e del suo movimento.

MA la centrale di Civitavecchia è ancora lì, consuma 5ml di tonnellate di carbone importato, nel 2016 era al decimo posto tra le centrali a carbone più inquinanti in Europa.
Emette 10ml di tonnellate l'anno di co2: non c'è famiglia in questo territorio che non abbia pagato con la salute la presenza di queste centrali.
Sono dati riportati dall'Enel: lo dice la signora Ricotti del comitato Nocoke, che parla di una lotta impari tra profitto contro vita. Alla fine ha vinto il profitto.

In Italia il danno provocato dalle centrali lo pagano i cittadini, non chi inquina.
A Brindisi fanno dei tour per visitare la centrale a Carbone più grande: è un viaggio per mostrare i danni del carbone, che attraversa tutta la campagna prima di arrivare alla centrale, su un nastro.

Così le aziende agricole sono costrette a chiudere, una sessantina negli ultimi anni: alcune hanno fatto causa ad Enel per i danni e hanno vinto una causa in prima grado e ora si aspettano un risarcimento.
I coltivatori si trovavano il carbone sui vigneti, sulle piante, per anni hanno respirato carbone le persone, l'acqua che usciva dalle case era nera.
Le case e i terreni non hanno più valore: ora dei 4 gruppi dell'impianto ne lavora solo uno, ma lavorerà fino al 2028 e l'anno scorso la centrale è stata inserita tra quelle essenziali per il paese.

Il sindaco Rossi ha chiesto ad Enel cosa intende fare della centrale: Enel ha risposto dicendo che tocca al governo definire il cronoprogramma per uscire dal carbone.
Enel però non ha progetti di riqualificazione né di uscita: il direttore Tamburi, di Enel, ha spiegato che entro il 2025 tutte le centrali verranno chiuse.
Sui terreni verranno installati impianti alternativi, come il fotovoltaico o impianti a gas: sistemi che devono aiutare la rete nei momenti di imprevedibilità delle rete.

Però se vogliamo salvare il pianeta dobbiamo fare in fretta: entro il 2030 dobbiamo ridurre le emissioni del 45%, per ridurle del tutto entro il 2050.
E cosa fanno i paesi nel mondo?
I paesi europei sono insufficienti, ma ci sono paesi gravemente insufficienti come gli Stati Uniti: ci dobbiamo impegnare a fondo per abbassare la temperatura del pianeta, serve un accordo globale che sia rispettato da tutti.

L'Europa ha la coscienza sporca, ma i cattivi sono la Germania e l'Europa: consumano più del 12% dell'Italia.

Andrea Vignali è andato a vedere cosa succede in Germania: in una foresta dei cittadini sono saliti sugli alberi, per difendere la foresta di Hambach, circondati da poliziotti in assetto da guerra. Il governo del land intende abbattere gli alberi, per realizzare una centrale a carbone.
La Herve è la società che possiede quei terreni e ha già iniziato a disboscare buona parte dell'area: il 5 ottobre scorso, per le proteste, l'operazione è stata sospesa.

La Germania dal 2007 dovrebbe ridurre le emissioni ma ogni anno ha rinviato gli obiettivi: il carbone garantisce il 37% di energia del paese, specie dopo la chiusura delle centrali nucleari.
A Katowice la Germania si è presentata impreparata, non ha fatto i compiti a casa e anche quest'anno ha dovuto chiedere una proroga per la presentazione dei suoi piani climatici.

Anche la Polonia ha centrali a Carbone attive: una di queste è alimentata a lignite, le persone che abitano attorno lavorano nella centrale che ha portato del benessere in quell'area.
Ma i problemi di inquinamento ci sono: a Katowice c'è un'altra centrale e per capire l'impatto sulla salute basta andare nel reparto pediatrico dell'ospedale.
LE persone in quest'aria vivono sbarrate in casa: ci sono apparecchi che analizzano la qualità dell'aria, si chiudono le scuole e gli asili.
Le persone devono vestirsi di scuro, perché le polveri si attaccano ai vestiti: gli allarmi delle associazioni ambientaliste non sono stati ascoltati per anni, il carbone è un'arma di propaganda del governo, che usa il ricatto dei posti di lavoro.
Ma il governo polacco con queste premesse non potrà rispettare gli accordi sul clima: le compagnie del carbone stanno investendo sulle rinnovabili, ma non riusciranno a raggiungere l'obiettivo del 15% di rinnovabili nel 2020.
Ci sono costi elevati, che sarebbero carico dei polacchi.
Così le centrali a carbone non solo non vengono dismesse, ma vengono potenziate, dove arrivano i finanziamenti di Allianz e Generali.
Ma ci sono anche assicurazioni che hanno deciso di dismettere gli investimenti in centrali a carbone e togliere loro polizze – racconta un rappresentante di Re:common.

Anche sul carbone, la Polonia si dimostra sovranista e rispettosa delle regole europee a corrente alternata, solo quando fa comodo.

Dalla Polonia alla Basilicata: il decreto Renzi aveva facilitato l'estrazione degli idrocarburi in regione. La regione che doveva essere il nostro Texas, ma dove il petrolio non ha per nulla arricchito le persone.
Il centro oli Tempa rossa è di proprietà di Shell e Total: la regione ha settembre ha bloccato tutto perché manca la parte di monitoraggio e i suoi impatti sull'ambiente.
Il monitoraggio è stato fatto dall'associazione ambientalistica Cova Contro, che ha trovato inquinanti già presenti nell'aria e nell'acqua: i danni ambientali sono stati già fatti per le attività introspettive.

L'impianto Tempa Rossa è stato realizzato grazie all'emendamento del governo Renzi che però è costato il posto all'ex ministro Guidi e al suo fidanzato, imprenditore del settore: le intercettazioni fanno parte del processo Petrolgate, che riguarda anche l'inquinamento fatto nella Val D'Agri.
Si sarebbero nascosti i valori reali di inquinamento, nel centro oli di Val D'Agri: ne aveva parlato la stessa Presa diretta in un servizio del 2015.
Si accusa anche Eni di aver sversato tonnellate di sostanze inquinanti in altri pozzi dello stabilimento o trasportati in un altro impianto di smaltimento.
Il magistrato Triassi non parla dei procedimenti in corso: forse un giorno si arriverà all'accusa di disastro ambientale.

Accanto al centro oli di Viggiano c'è la diga del Pertusillo: l'analisi delle acque hanno indicato che erano inquinate da metalli pesanti, erano acque usate dai cittadini pugliesi e della Basilicata.
Chi ha denunciato questo inquinamento, è stato poi denunciato dalla regione Basilicata per procurato allarme: Eni ha dichiarato che sta bonificando i terreni tra la diga e il fiume, ma chi controllerà il lavoro di Eni?
Eni aveva promesso che non avrebbero fatto più pozzi ma nel 2017 ha chiesto la possibilità di fare nuovi impianti: manca il ruolo di controllo dello Stato che, per le persone, qui è rappresentato da Eni stessa.
Walter Rizzi è il rappresentante di Eni per la Basilicata: non sono nuovi pozzi, ma in aree dove c'è già l'autorizzazione, per fare dei pozzi sotterranei.
Ma sono in zone naturalisticamente importanti: perché Eni continua a puntare sul gas e sul greggio in Basilicata? Perché di buona qualità, risponde Eni e perché si deve massimizzare l'investimento.

E sull'inquinamento, cosa risponde Eni? L'incidente c'è stato, ma Eni ha messo in campo uomini e risorse per limitarne le conseguenze, si esclude l'inquinamento di falde e di zone idriche.
Siamo sereni per l'evolvere del processo di Potenza: Eni intende rimanere in Basilicata più a lungo possibile assieme alle altre aziende, come Total e Rockhopper, che realizzerà un pozzo vicino Potenza (Brindisi di Montagna), in una zona a rischio idrogeologico.

In Italia questo è possibile perché nessuno ha fatto uno studio sulle aree dove poter trivellare o meno: si può trivellare anche in siti archeologici, come successo a Noto.
Tutto questo grazie allo Sblocca Italia, su cui avevano protestato nel 2014 i grillini.

Ma oggi sono al governo loro: Di Maio parla di mantenere le royalties in Basilicata o addirittura di sostenere il reddito di cittadinanza con le concessioni.

Ci sono poi le piattaforme in mare, come le trivelle sull'Adriatico: dall'inizio dell'attività estrattiva si è abbassato il litorale lungo la zona del ravennate.
Qui ci sono 26 concessioni estrattive, per la maggior parte di Eni; ci sono poi piattaforme ferme e altre che estraggono così poco, tanto da non pagare royalties.

L'Arabia mediterranea in realtà è una Chimera, raccontano le persone di Greenpeace: poche gocce di petrolio che non soddisfano che per pochi mesi la nostre esigenza.

Sull'Adriatico arrivano i gasdotti, tra cui il TAP: servirebbe per diversificare le fonti energetiche, per renderci indipendenti dal gas russo e dovrebbe sbarcare su una spiaggia tra le più belle della Puglia.
Il sindaco di Melendugno ha segnalato alle autorità gli inquinamenti nell'acqua, per capire se sono legati ai lavori del TAP: ma i lavori sono ripresi in tutti i cantieri, per finire i lavori nel 2020.

I dubbi sulla sicurezza del sindaco di Melendugno non sono veri problemi: l'advisor di TAP spiega che tutti i criteri di sicurezza sono rispettati, che la spiaggia scelta è la migliore in base ai criteri.
Il m5s aveva detto che l'opera si sarebbe chiusa, costringendoli ora ad un volta faccia vergognoso: per colpa delle penali, dice Di Maio.
Ma esistono o meno le penali? Oppure sono risarcimenti nati da una valutazione di un sottosegretario, il senatore Cioffi del m5s?

In attesa del nuovo piano energetico, il gas aiuterà la transizione verso le energie rinnovabili: ma oltre al TAP ora il m5s deve rispondere delle nuove autorizzazioni concesse per nuove trivellazioni sull'Adriatico.

Ma qual è il piano clima, il piano energetico di questo governo?
Sono solo parole, aspettiamo i fatti.

Ma noi siamo al 4 posto nel mondo per capacità fotovoltaica procapite: ma ancora l'81% del fabbisogno energetico arriva da gas e carbone, dobbiamo ancora lavorare molto.
È possibile fare una rivoluzione energetica? E' solo una scelta politica, che deve guidare la transizione energetica, aiutando l'industria del settore e aiutando i cittadini in questa rivoluzione.
Il governo deve anche imporre le aziende, come Eni ed Enel a pagare i conti dei danni causati all'ambiente: oggi si ha l'impressione che Eni ed Enel usino la parola rinnovabile per ripulirsi la facciata.
Ma la ricerca che Eni fa nel settore dei pannelli fotovoltaici, alcuni realizzati in materiali riciclabili e con costi inferiori al cilicio, sono reali.

Stanno pensando anche a come riutilizzare e catturare la Co2: trasformare la co2 in biocarburanti, per realizzare cementi.

Anche Enel sta lavorando sulle rinnovabili: a Catania realizzano pannelli bifacciali, con maggiori capacità di catturare la luce, il loro piano a tre anni si basa molto sul settore delle rinnovabili.

Un'avventura industriale che farà bene alla salute, al portafoglio degli italiani, che creerà posti di lavoro.

Ci sono aziende che però hanno deciso di non aspettare il 2050: sono le cooperative energetiche che intendono cambiare i cittadini da consumatori in produttori.
A Verona c'è la WeforGreen: questa cooperativa installa pannelli (anche di centrali bioelettriche) e li vende in quota alle persone che decidono di autoprodursi energia e condividerla coi soci.
Tra questi anche la Carrera, società del settore dell'abbigliamento, che ha deciso di condividere con gli altri l'energia prodotta dai propri pannelli.
L'AD di Carrera, Gianluca Tacchella, racconta del perché di questa scelta fatta sei anni fa, ovvero consegnare a chi verrà dopo di noi un ambiente almeno altrettanto bello come quello che abbiamo ricevuto.

07 gennaio 2019

L'energia di ieri e l'energia di domani – le inchieste di Presadiretta


La prima puntata della stagione 2019 di Presadiretta è dedicata alle energie fossili, quanto siamo ancora dipendenti da queste e alle energie rinnovabili.

Un servizio, quello di Riccardo Iacona e della squadra di giornalisti, che è legato al tema dei cambiamenti climatici cui Presa diretta aveva dedicato un'intera puntata l'anno scorso: una puntata dove si mostravano i ghiacciai che si ritirano, gli inquinanti che contagiano anche i ghiacci al Polo nord e come questi cambiamenti influiscano poi sulle stagioni che stiamo vivendo.
Mesi di siccità (dove poi gli inquinanti si concentrano nell'aria, causando malattie alle vie respiratorie) intervallati da episodi violenti di tornado e cicloni, come di recente capitato sulle alpi bellunesi.
Ieri a Milano si registravano temperature superiori alla media mentre dal sud arrivavano immagini di spiagge imbiancate dalla neve.
Ma per il Messaggero (numero di sabato 5/1) la neve al sud tranquillizzava tutti gli allarmi sul riscaldamento globale.

Gli effetti delle nostre politiche energetiche e industriali sono un tema da prendere tremendamente sul serio, perché è vero che siamo ancora in tempo per fare qualcosa, prima che sia troppo tardi. Cosa che non stanno facendo i governanti dei paesi industrializzati, che periodicamente si riuniscono per procrastinare o per non decidere.


Gli accordi di Parigi, quelli da cui l'America di Trump si è sottratta, limitano a 2 gradi l'innalzamento della temperatura globale: ma se vogliamo salvare il pianeta (ovvero le generazioni che verranno dopo di noi) dobbiamo spingerci oltre, ad 1.5 gradi. Lo dice rapporto dell'istituto IPCC, Il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, basato su 6000 referenze di ricerche scientifiche che arrivano da tutto il mondo.
E dobbiamo anche fare in fretta: entra il 2030 dobbiamo ridurre le emissioni di co2 del 45%, per azzerarle del tutto nel 2050.

Ma i paesi sono restii a portare avanti queste politiche, non si fidano l'un l'altro e, come nel caso di Trump, considerano addirittura il riscaldamento globale una bufala.

In Italia dove abbiamo sole, vento, acqua, ancora andiamo a trivellare al largo delle coste per cercare petrolio da estrarre: lo faceva il governo Renzi (che pure aveva cercato di dare mano libera alle imprese col Salva Italia) e lo fa ancora il governo del presunto cambiamento di Di Maio e Salvini.

Il titolo dell'inchiesta è “il lungo addio” non a caso, perché si racconta delle difficoltà dei paesi (anche il nostro) nell'abbandonare il fossile.

Sul sito di Lifegate trovate una anticipazione che racconta proprio di questo:

In Italia, ad esempio, nei combustibili fossili vengono ancora investiti 14 miliardi di euro l’anno e parte dei costi finisce nelle nostre bollette. La strategia energetica nazionale, approvata dal governo nel 2017, impone la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2025, peccato che ce ne siano ancora otto che funzionano a pieno regime tra cui quella di Cerano, a Brindisi, che è la più grande. Interromperne l’attività non sarà immediato sia perché offrono lavoro a svariate persone sia perché continuano a soddisfare una percentuale non indifferente del nostro fabbisogno energetico (il 13,2 per cento nel 2015).
Nel 2016 abbiamo consumato 1,27 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a un consumo annuale di quasi otto barili per ogni cittadino. I reporter di Presadiretta conducono lo spettatore alla scoperta delle Eolie, uno degli angoli più affascinanti d’Italia che per alimentarsi potrebbe sfruttare vento e sole, invece si affida ancora al gasolio. Un decreto ministeriale del 2017 ha invitato tutte le isole minori ad ottenere l’elettricità da fonti sostenibili, ma secondo Legambiente nessuna ci è riuscita.

Ma se i governi si stanno comportando in modo quasi infantile, a livello locale qualcosa sta succedendo: l'Italia è il terzo paese nell'Unione Europea per consumo di energia da fonti rinnovabili, tanto che nel 2016 ha rappresentato più del 38 per cento dell’intera produzione elettrica.


Raffaella Pusceddu, una delle giornaliste che ha curato il servizio, racconterà delle cooperative energetiche, fattorie energetiche che producono energia tramite il fotovoltaico e che trasformano il consumatore in produttore.
A Verona c'è la WeforGreen: questa cooperativa installa pannelli (anche di centrali bioelettriche) e li vende in quota alle persone che decidono di autoprodursi energia e condividerla coi soci.
Tra questi anche la Carrera, società del settore dell'abbigliamento, che ha deciso di condividere con gli altri l'energia prodotta dai propri pannelli.
L'AD di Carrera, Gianluca Tacchella, racconta del perché di questa scelta fatta sei anni fa, ovvero consegnare a chi verrà dopo di noi un ambiente almeno altrettanto bello come quello che abbiamo ricevuto.

Ospite in studio nella prima puntata sarà. l'ex presidente dell'Istituto superiore di sanità, Mario Ricciardi.

La seconda inchiesta della puntata riguarderà Bari (“Bari giustizia al capolinea”), il capoluogo pugliese che dall'estate scorsa non ha più un Tribunale perché dichiarato inagibile.
I processi vengono svolti nelle tende della protezione civile (in un primo momento) col risultato di rallentare la macchina della giustizia a Bari che rischia di collassare.
A gennaio avrebbe dovuto essere pronto un nuovo palazzo, affittato dal ministero in via Dioguardi

La scheda della puntata: Fossile, il lungo addio (qui la pagina FB)

FOSSILE, IL LUNGO ADDIO”
OSPITE IN STUDIO WALTER RICCIARDI, EX PRESIDENTE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Da lunedì 7 gennaio torna PresaDiretta con 9 appuntamenti in prima serata su Rai3

L’ospite in studio che aprirà la prima puntata è Walter Ricciardi, ex presidente dell’istituto Superiore di Sanità. Intervistato da Riccardo Iacona parlerà dei rapporti con il Governo e delle ragioni delle sue dimissioni di poche settimane fa.
La prima puntata di questo ciclo intitolata “Fossile, il lungo addio”, è dedicata al mondo dell’energia, per capire quanto fossile c’è ancora dietro le nostre lampadine.Petrolio, gas e carbone, tra i principali responsabili della produzione di CO2 e del cambiamento climatico, costano alle casse dello Stato circa 14 miliardi di euro l’anno in incentivi diretti e indiretti. La sfida per attuare una radicale inversione di tendenza nelle politiche energetiche insomma, è cruciale.
Le telecamere di PresaDiretta hanno viaggiato da nord a sud per scoprire le contraddizioni nelle scelte energetiche e le occasioni mancate per dotare il paese di una più ampia rete di produzione di energia pulita. Come mai per esempio tutte le isole minori hanno energia prodotta da impianti a gasolio? E quanto paghiamo davvero in bolletta per trivelle e rigassificatori? E a che punto siamo con le autorizzazioni per la ricerca e l’estrazione del petrolio? Nel paese sono ancora attive 8 centrali a carbone, cosa c’è nella tabella di marcia per la decarbonizzazione prevista dagli accordi di Parigi?
PresaDiretta è andata nei paesi più “indisciplinati” d’Europa sul piano del contenimento del riscaldamento del clima, Polonia e Germania. Gli Stati che più di tutti gli altri contribuiscono alla creazione di CO2 in quanto fanno ancora un uso massiccio del carbone per produrre energia.
E poi il punto sullo stato di salute delle energie rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione in questo campo e lo straordinario esempio delle “comunità energetiche” che fanno del cittadino non solo un consumatore ma anche un produttore di energia pulita. Si tratta di microreti che producono e gestiscono in modo intelligente energia rinnovabile. Il risultato è un modello virtuoso: energia pulita e bollette sempre più leggere.
La seconda pagina della puntata è dedicata all’inchiesta “BARI GIUSTIZIA AL CAPOLINEA”.Dall’estate scorsa, il capoluogo pugliese non ha più un Tribunale perché l’edificio è stato dichiarato inagibile. I processi sono stati spostati nelle tende della Protezione Civile con esiti drammatici: migliaia di notifiche da rifare, appuntamenti cancellati, appelli e sentenze rimandati. Poi anche la tendopoli è stata chiusa. La giustizia a Bari è in ginocchio.
FOSSILE IL LUNGO ADDIO” e “BARI GIUSTIZIA AL CAPOLINEA” sono un racconto di Riccardo Iacona con Raffaella Pusceddu Andrea Vignali Elisabetta Camilleri, Danilo Procaccianti Luis Mastropaolo Torchia Massimiliano

05 gennaio 2019

Il Natale del commissario Maugeri di Fulvio Capezzuoli


Incipit
Domenica- Lunedì 
Il commissario Maugeri avvertì i primi sintomi rientrando a casa la domenica. Godeva generalmente di un'ottima salute. Era senz'altro da prima della guerra che non gli capitava di ammalarsi, ma quella domenica di metà dicembre, nell'appendere il cappotto all'attaccapanni, un brivido di freddo seguito da un lievissimo giramento di testa lo aveva lasciato un istante immobile, ad ascoltare preoccupato i messaggi che il proprio corpo gli inviava.

Leggere i gialli di Fulvio Capezzuoli col commissario Maugeri è come fare un salto indietro con la macchina del tempo: ci troviamo nella Milano del primo dopoguerra, le macerie sono ancora visibili alle persone che girano per le strade, a piedi, in bici, coi tram o con le pochissime auto.
Gianfranco Maugeri è commissario alla Mobile di Milano, con un passato tra le fila dei partigiani che qualche problema nell'ambiente glielo ha causato.
Nelle sue indagini, in cui il lettore è proiettato in prima persona, si imbatte nella delinquenza comune, dai rapinatori agli sfruttatori della prostituzione.
Proprio per dare la caccia ad uno di questi, si prende una brutta influenza nella settimana prima di Natale: mentre è costretto a letto per la febbre e una spossatezza che gli toglie tutte le forze, avviene uno strano delitto per le vie della città.
Sante Arcidiacono, netturbino, viene colpito da due colpi di pistola da una persona che gli si è avvicinata in macchina, mentre si apprestava ad iniziare il suo turno, nella zona vicina ai campi da calcio in via Giuriati.

Chi poteva avercela con lui, tanto da sparagli per strada? Sante era stato assunto dal comune per pulire le strade da pochi mesi: una bella botta di fortuna, forse la prima della sua vita, dopo tante amarezze.
Il ritorno dalla Russia con gli alpini, i mesi di lotta partigiana sulle montagne del comasco. Dopo la guerra la miseria, una vita di stenti dentro una baracca, fino a quel lavoro che gli aveva consentito di entrare dentro una “casa minima” in via Argonne.

Una strana storia di cui si occupa il vice di Maugeri, l'ispettore Valenti, che si premura di ragguagliare il capo ogni sera, spiegandogli tutti i dettagli che non tornano.
I tre colpi sparati, di cui due a segno.
La macchina su cui sono scappati gli sparatori, una Fiat 500 Giardiniera Belvedere, un modello appena uscito, uno di quelli che non passa inosservato.
Su Sante Arcidiacono non ci sono solo gli occhi della Mobile: altre persone sono preoccupate del suo stato, ma in senso totalmente contrario: c'è il proprietario di una palestra, che ora è preoccupato che la polizia risalga dalla 500 al proprietario, la persona che ha assoldato per fare quel lavoro (ma come avrà fatto a sapere del modello dell'auto, visto che la polizia non ha voluto dare la notizia?).
C'è il proprietario dell'auto, quella bell'auto, pure lui preoccupato di essere scoperto ..

Così, mentre la Mobile, seguendo le tracce di questa auto (ce n'erano pochissime in circolazione) arriva proprio in quella palestra, un altro killer cerca di far la pelle al netturbino ricoverato al Policlinico.
Questo secondo tentativo di assassinarlo, che per fortuna fallisce, fa ritenere ancora di più a Maugeri e Valenti, che si debba scavare nel passato di Arcidiacono, magari proprio negli anni della lotta partigiana.

Seguendo questa pista, Maugeri, dal letto dove viene curato dalla moglie, e Valenti, arrivano a scoprire una brutta storia nell'inverno del '44, sui monti tra l'Italia e la Svizzera.

Una brutta storia che riguarda le brigate partigiane che militavano in quella zona, le operazioni contro i nazifascisti, e il ruolo dei servizi americani che all'epoca si chiamavano OSS, e che avevano come obiettivo quello di condizionare o a volte anche frenare l'azione dei partigiani.
Dietro alla guerra ufficiale, quella che vedeva schierati da una parte e dall'altra gli eserciti, in Italia si è combattuta anche una guerra sporca, con brutte persone che fecero il doppio gioco, ex fascisti riciclati e pronti a saltare sul carro del vincente.
Un una delle pieghe di questa guerra sporca, Maugeri e i suoi uomini troveranno la chiave per decifrare l'enigma dell'ex partigiano Sante Arcidiacono.
Per arrivare a questo, Maugeri dovrà ricorrere ad uno stratagemma ai limiti della legge, ma soprattuto, si troverà a dover resistere alle tante pressioni che inizieranno ad arrivargli addosso, anche da parte di uomini dei nuovi servizi segreti.

Mescolando parti di storia reale con della finzione, Fulvio Capezzuoli costruisce un bel giallo che scorre veloce: c'è stato veramente un colpo di Stato nel comune di Campione d'Italia nell'inverno 1944-45 e l'attività dei servizi americani, l'OSS di Allen Dulles, ebbe un peso notevole su molte vicende nei mesi finali della guerra.
E' esistito veramente anche il capitano Ugo Ricci, uno degli eroi della lotta partigiana, ucciso in circostanze mai del tutto chiarite durante un'operazione rischiosa a Lenno, sul lago di Como.

Sarebbe perfetto l'autore avesse dato più spazio alla memoria della lotta partigiana e al racconto di quella Milano, così distante se la confrontiamo con quella di oggi. Le luci, le auto, lo smog, i centri commerciali che hanno assorbito i piccoli negozietti.
Come i negozi per giocattoli dove si compravano i regali per Natale che, allora come oggi, era un momento in cui le persone potevano trovare una pausa ai problemi della vita di tutti i giorni.

I precedenti romanzi di Fulvio Capezzuoli con protagonista il commissario Maugeri



La scheda del libro sul sito di Todaro
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


04 gennaio 2019

A proposito dei fascisti

Il reddito di cittadinanza? Solo per i cittadini italiani o per gli immigrati di lungo corso.
Il decreto sicurezza di Salvini (con tutti i problemi di costituzionalità, con tutta la puzza di razzismo)?
I sindaci che protestano lo fanno per propaganda..

Il m5s ha definitivamente sposato la linea salviniana sugli immigrati, tutto pur di non perdere consenso e terreno nei confronti dell'alleato del momento.

Chiarelettere nel 2013 (5 anni fa, sembra un secolo) aveva pubblicato un libro scritto da Grillo, Casaleggio e Dario Fo dove si parlava di come i governi di estrema destra strumentalizzino il tema dell'immigrazione.
Ma per fortuna che c'è il m5s...
Vale la pena tornare a leggere un brano tratto dal libro di Gianroberto Casaleggio, Dario Fo, Beppe Grillo, "Il Grillo canta sempre al tramonto" (Chiarelettere 2013), pubblicato in occasione delle elezioni politiche di quell'anno che segnarono il primo grande successo del Movimento 5 stelle. E fa una certa impressione pensare che lo stesso Grillo che qui denuncia come il tema dell'immigrazione sia strumentalizzato dalle destre xenofobe, abbia ora avallato l'alleanza del Movimento con Salvini che inneggia all'Ungheria (nel libro citata come esempio di destra anti ebraica e razzista). 
Questa è la politica. Si tratta di capire quale prospettiva adottare. Una ci porta a pensare: meno male che c'è il Movimento 5 Stelle che comunque pone un argine alla violenza delle destre e riesce a dare uno sbocco positivo a un sempre più diffuso malcontento  sociale, l'altra, preoccupante, che ci porta a pensare che questo governo comunque rappresenti il via libera a un fascismo strisciante, in linea con quanto sta già succedendo in una parte d'Europa e negli Stati Uniti. Vedremo nei prossimi mesi, in attesa che si ricompatti un fronte antifascista che includa oltre al M5S la sinistra attualmente divisa. Ne abbiamo davvero bisogno. Beppe Grillo: Con la crisi le ideologie sono pronte per tornare. Anche il nazismo e il fascismo non scompaiono mai. Io ne sento l'odore da lontano e questo è il momento del loro grande ritorno. Quando ci sono pesanti crisi economiche e politiche, la gente rispolvera le parole d'ordine più facili e comprensibili, è sempre stato così. Oggi se uno dice «basta con gli immigrati» ha un seguito immediato. In Francia c'è Le Pen, la destra razzista avanza in Finlandia, e non parliamo dell'Ungheria, dove al governo c'è la destra conservatrice e la destra estrema alle ultime elezioni è diventata il terzo partito proponendo leggi contro gli ebrei. Stanno nascendo in Europa delle destre violentissime che fanno leva sui sentimenti e sui luoghi comuni più irrazionali: l'immigrato che arriva e ti ruba il posto di lavoro oppure "il pane è nostro e ce lo dividiamo tra noi". La gente esasperata pensa così. (estratto da "Il Grillo canta sempre al tramonto" di Dario Fo, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, Chiarelettere 2013, p. 151)

03 gennaio 2019

Il rispetto (altrui) della legge

Pensi ai cittadini di Palermo (Salvini)
La protesta dei sindaci? Uno spot elettorale (Di Maio)
I sindaci rimpiangono i bei tempi andati sull'immigrazione (sempre Salvini)

Queste le reazioni alla protesta del sindaco di Palermo Orlando dei due vice presidenti del Consiglio.
Il primo è il capo di un partito che deve restituire 49 ml allo stato italiano e che a marzo minacciava la marcia su Roma, se il suo partito fosse stato escluso dai giochi di governo.
Il secondo è il capo politico di un non partito che sulla propaganda ha basato tutto: dal reddito di cittadinanza (su cui il m5s non ha fatto nemmeno i compiti a casa) allo stop alle grandi opere (per non parlare della sparata di Toninelli sulla revoca delle concessioni).

Sentire parlare Salvini o Di Maio di rispetto delle regole fa quasi ridere.
Salvini era il politico che chiedeva ai suoi sindaci di non applicare la legge approvata dal governo Renzi sulle unioni civili.
Di Maio che addirittura volevamo mettere sotto impeachment il presidente della Repubblica per il suo no a Savona ministro dell'economia.

E' finita la pacchia ragazzi, ora tocca a voi occuparvi di economia e sicurezza, ma per davvero, non sui social.

02 gennaio 2019

Che fine hanno fatto le rinnovabili?

Oggi, nella Brianza comasca dove abito, è una strana giornata ventosa.
Vento di Pohn (o favonio), fresco, che spazza via tutto, si spera anche gli inquinanti.
Questo vento mi ha fatto venire in mente quando il M5S si batteva per le energie rinnovabili: acqua, vento, sole.
Ecco, mi chiedo dove siano finite queste istanze nel movimento di oggi: il Reddito di Cittadinanza senza posti di lavoro (che un'industria per le rinnovabili creerebbe) non serve a molto.

Ecco, pensavo a questo in questa strana giornata invernale.

01 gennaio 2019

La blobbata di fine anno

Peccato che certe Blobbate succedano solo una volta all'ultimo dell'anno.
Perché ieri sera il collage di blob ("Fiume senza fine") è stato una sorta di memento, come abbiamo fatto ad arrivare fino a qui.
Fino ad una manovra approvata senza alcuna discussione, un esecutivo che rivendica il suo essere populista, un ministro dell'interno sempre in divisa che ha fatto della lotta agli immigrati la sua politica, lo spauracchio del terrorismo ...

Si parte da lontano, dalla discesa in campo, all'occupazione della Rai (da parte dell'editore liberale) passando per l'11 settembre, alle guerre basate sulla menzogna.
Fino ai tempi moderni: le consuete nomine in Rai (per garantire al presidente del Consiglio di turno e ai ministri influencer il giusto spazio nel TG di massima diffusione), le riforme costituzionali a colpi di maggioranza come anche le leggi elettorali (bocciate dalla Corte Costituzionale).

Se siamo arrivati fino a qui, con questo esecutivo giallo verde è perché qualcuno prima ha lavorato preparando il terreno: mortificando il Parlamento, attaccando i corpi intermedi, occupando i TG, ponendosi di fronte agli elettori come unico interlocutore, sbandierando numeri (edulcorati dal contesto, funzionali allo story telling).
Semplicemente, Di Maio e Salvini stanno facendo in peggio politiche già viste.
Ma oggi questo non si può dire, perché la politica si è ridotta ad una questione di tifo e dunque se rinfacci i canguri e tutte le fiducie imposte nel passato passi per collaborazionista.

L'anno appena passato ci ha insegnato che al peggio potrebbe non esserci mai fine: un anno che verrà ricordato per il crollo del Ponte, per il primo governo populista (come se Berlusconi e Renzi non lo fossero altrettanto), per le politiche contro i migranti.
Ma è anche stato l'anno dove una sentenza di un Tribunale ha messo nero su bianco l'avvenuta trattativa tra Stato e mafia negli anni delle bombe e delle stragi.
Quando la mafia cambiò pelle per diventare altro. Qualcosa di indistinguibile dal tessuto della società civile, colonizzando aree economiche al nord, portando in dote pacchetti di voti..
La sentenza di Appello per il processo mafia capitale ci dice che anche a Roma era mafia. Mafia che si occupava di appalti pubblici, grazie a politici a libro paga.

Ieri sera il presidente Mattarella ha rimesso le cose nella sua corretta dimensione: la sicurezza che non è solo le persone di colore che girano per le strade, ma anche la sicurezza sul lavoro, la sanità pubblica, il welfare, la scuola.
Quante morti sul lavoro (e quante persone si ammalano per l'inquinamento di acqua e aria oggi) dobbiamo aspettare prima di occuparci di loro?
La Lega di Salvini vuole rendere la legittima difesa ancora più automatica, in un paese dove già oggi circolano troppe armi e dove queste vengono usate contro la parte più debole della società. Come le ex fidanzate, le mogli, le donne.
O come a Macerata, contro gli immigrati come ha fatto Traini il febbraio scorso.
Questa non è sicurezza.

La macchina della propaganda in Italia è sempre al lavoro, perché ogni anno ha la sua scadenza elettorale.
Oggi, come negli anni passati, si sbandiereranno numeri, proposte di legge (il reddito di cittadinanza, il finto superamento della Fornero), per la prossima campagna elettorale.
Si cerca di riempire la pancia della gente con questi slogan, si usa il tema dell'immigrazione e la finta emergenza come arma di distrazione.
Ma è un gioco che Salvini e Di Maio non potranno portare avanti a lungo: se si leggono bene i sondaggi si capisce come oggi il partito di maggioranza sia il non voto.
Non ci si riconosce in questa maggioranza che sta assieme per un discorso di poltrone (per molti di loro è l'ultima occasione) e che sanno benissimo che non sarà il reddito di cittadinanza o la legittima difesa che cambierà la loro vita.
E non ci riconosce nell'opposizione: quella di Berlusconi né quella di un PD con troppa confusione in testa nei suoi dirigenti.
Un PD che non ha ancora preso coscienza dei suoi errori, che probabilmente sta ancora guardando alla sua destra per cercare elettori.

Siamo un paese insicuro, con troppe disuguaglianze, dove le nuove generazioni sono condannate ad una vita di precari, di emigrati (e dove in TV viene pure mandata in onda una pubblicità che fa apologia dell'emigrazione dal sud), di piccoli lavoretti mal pagati.
In questi anni (e non solo questo governo) si è picconato la scuola, la sanità e perfino il comparto di sicurezza.

Dovremmo ripartire dalla Costituzione, dai diritti, tornare indietro da questo percorso che non ci farà uscire dal tunnel.
L'alternativa è continuare con queste sceneggiate in Parlamento, le dirette sui social, gli spot elettorali. Tutto materiale per i prossimi Blob.