22 febbraio 2015

Lo sblocca Italia

La scommessa del governo è che aiutando le grandi aziende (specie quelle capaci di fare pressioni) si riesca a rimettere in moto la ripresa dell'economia del paese.
Per questo motivo è stata data un'impostazione precisa alla riforma del lavoro, di chiara impronta liberista, con dentro tutte le proposte provenienti da Confindustria e dagli alleati di centrodestra.
Diamo mano libera alle imprese, quelle grandi, quelle che possono portare qualche milioncino per gli investimenti, e l'economia riparte.
Mano libera sui licenziamenti, mano libera su assunzioni a tempo, mano libera sui licenziamenti collettivi, perché “le aziende devono avere meno sassi nelle tasche” (parole del ministro dello sviluppo).
Dirà il tempo chi ha ragione. Visto che questo rimane il paese di piccole medie imprese che fanno fatica a mettersi in rete, per colpa dello Stato (che in questo non le aiuta), delle sistema bancario (che aiuta solo amici degli amici e grandi aziende) e di una Confindustria che plaude i licenziamenti. E frena sul falso in bilancio.
Dal sito Huffington Post
Dal sito BeppeGrillo,it
La stessa filosofia ha ispirato il decreto Sblocca Italia, di cui si occuperà l'inchiesta di Presa diretta di questa sera: all'apparenza servirebbe per trovare nuove forme di energia al sud, snellire le procedure autorizzative relative alle grandi opere in cantiere, nuove costruzioni, sulla destinazione dei terreni del demanio.
Saranno le trivelle al sud, oppure le grandi opere come la Orte Mestre a rilanciare il paese? Non esistono garanzie in merito, non ci sono prove a sostegno di questa tesi. Semmai, quella che è prevedibile è che togliendo di mezzo i controlli ambientali per trivellare il sottosuolo o i fondali lungo le nostre coste, andremo incontro a qualche rischio. Il gioco, ovvero il gas o il petrolio estratto, ne vale la candela, cioè il danno all'ambiente, il rischio di rovinare le spiagge che dovrebbero attrarre i turisti?
Quanto vale, per il PIL nazionale, per gli abitanti delle regioni del sud, l'industria dell'estrazione? In Italia paghiamo le royalties più basse in Europa.
E la storia, anche giudiziaria, insegna che i controlli attorno a centrali e trivelle, sono spesso poco efficaci.
Tutte queste cose le popolazioni locali le sanno e questo spiega le preoccupazioni dei movimenti attorno a questa legge:
l decreto presentato venerdì da Renzi toglie agli enti locali il potere di veto su ricerca di petrolio e trivellazione e esclude le royalties dal patto di stabilità interno, ma solo per tre anni e sulle nuove estrazioni. Il presidente della Basilicata Pittella: "Ho 600 milioni in cassa e non posso pagare i comuni. Se il testo non cambia protesteremo come a Scanzano". Ambientalisti: "Nessun beneficio a occupazione"
Le regioni, Basilicata in testa, sono sul piede di guerra dopo il via libera alle trivelle previsto dallo “Sblocca Italia”. E dopo l’ultima provocazione di Renzi contro i “comitatini” locali, rei, secondo il premier, di bloccare i pozzi di petrolio e gas e quindi lo sviluppo del Paese. Ambientalisti, istituzioni e politici locali annunciano battaglia in Parlamento e manifestazioni a Roma per cambiare il testo uscito venerdì dal consiglio dei ministri. Nel mirino in particolare la parte che accentra dai territori a Roma il potere di rilasciare le autorizzazioni per le nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi.


Ma non ci sono solo le trivelle in Basilicata, altri impianti dovrebbero essere installati lungo la costiera amalfitana fra Capri, Ischia ed Amalfi.
Ci sono anche i inceneritori, impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, cementificazione delle coste: per tutti questi impianti sono previste procedure chiare, con carattere di urgenza, che non potranno essere bloccate dal famigerato partito del no. Anche se chi dice no ha pure ragione.
Capito, non è indifferibile la lotta alla mafia, alla corruzione, all'evasione. O la messa in sicurezza del territorio, gli argini dei fiumi, delle colline che franano. O il rilancio del turismo. O la sicurezza delle scuole, quelle coi soffitti che crollano sulle teste dei bambini.
Per tutte queste opere il governo, tramite i suoi commissari, può scavalcare i territori e le norme che difendano paesaggi ed ambiente.
Se l'opera di pubblica utilità petrolifera impatta su un terreno privato si può sempre espropriare.
Tutto deciso a Roma. E per fortuna che questo è il governo più comunicativo di sempre. Comunicazione a senso unico, chiaramente.

La scheda della puntata:
A PRESADIRETTA il grande progetto del governo Renzi, lo Sblocca Italia. Sburocratizzazione del paese, decollo di opere finanziate e mai partite, apertura di cantieri e Grandi Opere per 30 miliardi.

Il promo TV.
Al centro dell’inchiesta di PRESADIRETTA la scommessa del governo di raddoppiare l’estrazione di gas e di petrolio per produrre nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro. Con lo Sblocca Italia, l’iter per le autorizzazioni alle trivellazioni sarà più veloce e più facile. Come hanno reagito le amministrazioni locali e i cittadini?Le telecamere di PRESADIRETTA hanno attraversato l’Italia, da nord a sud, per raccontare come le nuove norme impatteranno sui territori e sull’economia. Hanno raccolto il parere degli scienziati per capire se la politica energetica del paese che sembra puntare sugli idrocarburi, va nella direzione giusta.L’inchiesta di PRESADIRETTA ha raccolto anche la storia di un’opera che aspetta da 50 anni di essere completata. Si tratta del canale navigabile tra Padova e Venezia. Se ultimato, potrebbe proteggere una zona ad alto rischio dalle alluvioni, dare impulso al turismo sulle vie d’acqua e togliere traffico merci dalle autostrade.Mancano solo 13 chilometri da scavare, ma dopo 50 anni e 55 miliardi di vecchie lire, il canale è ancora incompiuto.Lo Sblocca Italia riuscirà a far ripartire il paese?SBLOCCA ITALIA” è un racconto di Riccardo Iacona con Danilo Procaccianti, Rebeca Samonà, con la collaborazione di Elisabetta Camilleri.

L'anticipazione su Rainews, con l'intervista a Crocetta sulle trivellazioni in Sicilia.
Crocetta: “si prevedono 10000 posti di lavoro, con le trivelle”, assicura al giornalista Danilo Procaccianti.
Contrastando le trivelle si danneggia solo la Sicilia, dice il governatore, che qualche anno fa aveva firmato l'appello di Greenpeace.
E se succede qualche incidente?
“Noi non abbiamo mai avuto un disastro ambientale petrolifero”.

Si, ma domani?

Solo il tempo di morire, di Paolo Roversi

Incipit (lo sguardo della tigre)
Milano oggi.Quando guardi negli occhi una tigre la tua vita cambia per sempre.A me è successo a otto anni a adesso che vado per i settanta – è incredibile che non mi abbia spento una pallottola qualche secolo fa – posso affermarlo con certezza: non si vince mai davvero.Ci si può andare vicino, certo, si può arrivare in cima per qualche soffio, si può addirittura pensare di essere invincibili, intoccabili. Ma non dura.

Nella dedica per la mia copia del libro, Paolo ha scritto "ad Aldo una Milano bella e terribile" dove la bellezza è quella dei racconti della mala che rimangono, anche con l'andare degli anni: la prima rapina di Luciano Lutring fatta quasi per caso. La spaccata alla vetrina per rubare la pelliccia alla fidanzata la notte di Natale. Il matrimonio di Renato Vallanzasca nel carcere a San Vittore, con Francis Turatello come compare d'anello. Il ladro che cercò di rapinare i principi di Monaco, introducendosi nello yacht reale, mentre si celebrava il loro matrimonio.
Come si fa a non aver voglia di raccontare un un romanzo tutte queste storie della Milano criminale, si è chiesto nel lontano 2010, Roversi. Da qui è nato il dittico, di cui questo capitolo che copre gli anni tra il 1972 e il 1984, costituisce la seconda parte (il primo è "Milano criminale").
Ma è, per l'appunto, una bellezza criminale: si si può essere anche affascinati dall'intelligenza e dalla fantasia (criminale) dei protagonisti di queste storie (la droga tagliata con l'aspirina, i rapimenti dei cumenda che si trasformano in vacanze a base di sesso e droga). Ma rimangono storie di banditi che hanno insanguinato le strade di Milano, hanno intuito come sfruttare i cambiamenti sociali che stavano cambiando il suo dna: il desiderio di divertirsi della nuova imprenditoria lombarda, nelle bische notturne dove perdere qualche milioncino sui tavoli da gioco. Nelle stanze chiuse dove incontrare prostitute d'alto bordo. E la droga, tanta droga, per soddisfare i vizi e le voglie della capitale morale d'Italia.

Avevano un sogno i tre protagonisti, in negativo, di questo secondo capitolo: Franco Tarantino (ovvero Francis Turatello, faccia d'angelo) voleva trasformare Milano come Las Vegas, la città delle sale da gioco che aveva visto in un suo viaggio in America.
Agostino Ebale (cioè Angelo Epaminonda), un catanese trapiantato nella cittadina brianzola di Cesano, che non sopportava il lavoro in fabbrica e sognava di comandare il traffico di droga, diventando il re della droga.
Infine Roberto Vandelli (Renato Vallanzasca, che si racconta già nelle prime righe del libro): sono nato per fare il bandito, dice di se.
Lui che ha scoperto la sua vocazione il 27 gennaio del 1958, quando da ragazzino assistì alla rapina in via Osoppo. La prima grande rapina nella Milano del dopoguerra: veloce, rapida, senza sparare un colpo.
Ma in quella mattina, fredda e nebbiosa come sanno esserlo solo le mattine d'inverno a Milano, anche un'altro ragazzino scoprì la sua vocazione.
È Antonio Santi (dietro cui si intuisce la figura del Questore Achille Serra, il poliziotto senza pistola): quella mattina anche lui assiste alla rapina ma decide che da grande farà il poliziotto. Perché lui è uno di quelli che i ladri di arresta. Testardo, ostinato come un mulo.
E sposato con una donna altrettanto ostinata ma anche "rossa", come tante ragazze cresciute negli anni della contestazione. Quando studenti e celerini si scontravano nelle piazze e il cielo era nebbioso per il fumo dei lacrimogeni.
Ma tutto questo l'abbiamo letto nel primo capitolo, dove si parlava della sfida di Santi col leader della contestazione, Giorgio Castelli.

Dove eravamo rimasti: Santi e Vandelli li avevamo conosciuti già nel capitolo precedente. Lo sbirro e il ladro, che a furia di darsi la caccia (e scappare) finiscono per somigliarsi.
Milano criminale finiva col loro faccia a faccia:
«Perché mi propini tutte queste stronzate da rivista rosa?»«So che Nina è incinta.»
«E con questo?»«Li perderai, lei e il bambino.»«Cazzate.»«Succederà, invece. Ne ho visti tanti come te; nessuno resiste. Il bambino avrà bisogno di un padre. Qualcuno che sia sempre presente, non al gabbio. Nina ora ti dirà il contrario , giurerà che per te ci sarà sempre, ma la verità e che non ti aspetterà, non può farlo: se sei fortunato uscirai tra dieci anni.»«Non esserne tanto sicuro, sbirro.»

La caccia proseguirà anche qui e capirete alla fine chi dei due, lo sbirro o il bandito, aveva ragione.

La Milano bella ma terribile: "Solo il tempo di morire" racconta della rivalità e degli scontri tra le batterie di questi personaggi, che si dividevano la città e il grisbi. I morti lasciati per le strade, sia per la droga, che per le faide che hanno coperto le strade di Milano di cadaveri. È un pezzo della storia milanese di cui ci siamo dimenticati: i 150 morti ammazzati malamente, per lo scontro tra Tarantino (Turatello) ed Ebale (Epaminonda), per lo spaccio della droga e per il controllo delle bische.
Dietro di loro c'era la mafia, molto prima che certi politici lo scoprissero attraverso le inchieste della magistratura: la mafia e la camorra del professore Cutolo che attraverso questi gruppi criminali aveva preso messo un piede in città.
Perché, in fondo, Milano è sempre stata una città in vendita, anche se nessuno lo vuole ammettere.
«Ormai è tutto un casino, Roberto, una spartizione continua. Nessuno comanda davvero. Nessuno ha il potere. Soplo piccole porzioni, come cani rabbiosi che si contendono la stessa carogna. C'è la mafia, c'è la camorra, ci sono le bische di Tarantino e dei tre Milord, c'è la coca spacciata dai catanesi e dai napoletani, c'è l'eroina che avvelena i poveracci, ci sono bordelli che spuntano ovunque, vi sono le bombe che scoppiano e ci sono batterie di disperati che non aspettano altro do farsi beccare dalla madama.
Questa maledetta città è cambiata, Roberto. Milano è la puttana di tutti, si concede e si vende ad ogni angolo. La città è divisa in zone. Te ne sei accorto, no?I rossi nelle periferie e nei quartieri popolari con l'eskimo, i neri a San Babila coi Ray-Ban anche quando piove. Simbologie e politica. Ma che andasseto tutti a fare in culo!.»

Scorriamo, attraverso le pagine del libro, anche la storia d'Italia: mentre Milano viene acchittata come una Las Vegas di serie B, nel resto del paese ci sono i tentativi di golpe. Le bombe a Brescia a piazza della Loggia e sul treno Italicus. Muore l'anarchico Feltrinelli, dilaniato da una bomba sotto un traliccio a Segrate e muore anche, ucciso da un commando organizzato da Lotta Continua, il commissario Calabresi.
Mentre si accendono le luci delle bische e delle sale da gioco illegali, si spengono le luci delle città per l'austerity. Nelle domeniche si gira a piedi.
Anche se poi si scoprirà, grazie alle inchieste dei pretori d'assalto, che dietro c'è una grossa truffa dei signori del petrolio.
Mentre tramonta il mito del boom e la contestazione nelle piazze sfocia nella violenza del partito armato, l'Italia viene invasa dalla droga.
Dal Messico, dalla Thailandia. Importata da Cosa Nostra e venduta agli italiani che la crisi, l'austerity, nemmeno sanno cosa sia.
"Da un paio d'anni, prima timidamente e poi massicciamente, le città italiane erano state invase dall'eroina. Dalle prime indagini era emersa una strategia criminaleben precisa: erano state fatte sparire tutte le altre droghe e, al loro posto, era stata offerta solo l'ero a prezzi stracciati. A quel punto il gioco era fatto: i consumatori erano passati massicciamente alla nuova droga divenendone dipendenti, anzi schiavi. Con la conseguenza che il prezzo era schizzato alle stelle. Milano si era riempita di tossicodipendenti che vivevano per la strada e che si procuravano i soldi per le dosi con furti, scippi, prostituzione e ogni sorta di attività illegale".

Paolo Roversi ci porta, passando per l'omicidio di Aldo Moro e di Peppino Impastato, dritto dritto negli anni '80.
Gli anni della Milano da bere, degli yuppies, delle mazzette per far girare gli affari e godere della protezione infedele degli apparati dello stato. È il mondo in cui le discoteche prendono il posto delle bische, della cocaina che ricopre come neve la città, di un socialista che riceve in dono dal mafioso Epaminonda un cucciolo di tigre.
Ma sono anche gli ultimi anni per i tre criminali: con la loro fine, si chiude anche un'epoca criminale per Milano. Ebale arrestato, Tarantino ucciso in carcere e Vandelli, il bandito numero uno per tutti i morti in divisa che si è lasciato dietro, riacciuffato dopo una fuga rocambolesca da una nave. E sepolto in carcere.

Tutti e tre che sognavano di diventare il re di Milano e che forse, solo per un attimo, lo sono anche diventati. Ma è una gloria effimera. Come effimero è il successo che da il potere criminale: le striscie di coca per tirarsi su, le belle donne per allietare le cene, i vestiti eleganti fatti fare su misura.
Cosa rimane di tutto questo?
Si, forse è solo un romanzo e come tutti i romanzi è poco aderente alla realtà. Ma il vincitore, passati gli anni, rimane quello sbirro onesto e cocciuto, Antonio Santi, che non si è lasciato comprare. Che non ha mollato. Che non si è lasciato abbagliare dalle luci, come tanti altri milioni di italiani.
"Quella era la sua Milano. Una piccola città, tutto sommato, con dentro il male. Un male pulsante, crudele, così viscerale che l'aveva perfino costretta a mutare colore. Il nero del carbone, il grigio dei palazzi ormai era diventato rosso. Di luci, di fari nella notte, di lampegganti d'autoaumbulanze, di bandiere nelle piazze, di sangue sui marciapiedi. Come quello che scorrerà anche oggi; il suo probabilmente.Continuerà ad avanzare, senza paura. In fondo, questa è la vita che si è scelto, che ha cercato e voluto. Questa è la sua città, la città rossa".

E che fine ha fatto lo sguardo della tigre?
"I miei occhi sono riparati dalle spesse lenti da miope e lo sguardo di ghiaccio è solo un ricordo. Sono diventati come quelli della tigre in gabbia che ho liberato quando ero ragazzo: rassegnati e spenti.Abbasso il capo per ascoltare la sentenza. Sono stanco di tutto questo. Vorrei uscire di scena. Oggi, più che mai, mi basta il tempo di morire".


La presentazione del libro alla Feltrinelli a Milano con Luca Crovi
La scheda del libro sul sito di Marsilio e il sito di Paolo Roversi.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.


20 febbraio 2015

I soliti noti

Oggi è il giorno atteso da anni. Il #JobsAct rottama i cococo cocopro vari e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti #lavoltabuona
— Matteo Renzi (@matteorenzi) 20 Febbraio 2015
Ecco, vorrei sapere cosa intende il nostro grande narratore, quando parla di soliti noti.
Si riferisce forse ai nomi degli italiani finiti sulla lista Falciani?
Come il cantautore Paoli e il manager Briatore (che aveva intestato 36 ml alla cuoca)

Si riferisce forse agli imprenditori che inquinano il territorio (come a Taranto) e poi, quando arriva finalmente la magistratura, lasciano tutto nelle mani dello stato?

Si riferisce magari a quei consiglieri Rai, o ai membri dell'Authority sulle telecomunicazioni, che condizionano l'informazione assecondando i voleri del potente di turno?

O forse i soliti noti sono i signori della bustarella, delle mazzette, per i grandi appalti pubblici?

Di certo c'è che i co co pro non sono stati rottamati, ma cambieranno di nome.
Che dietro il giorno atteso da anni c'è un piccolo inghippo, una postilla di cui parla Gilioli sul blog: il decreto attuativo sul jobs act rende possibile il demansionamento del dipendente. Di fatto, viene legalizzato il mobbing.
Di certo io, come altre migliaia di italiani (gufi e rosiconi, certamente) non aspettavo con ansia questa riforma

Servizio pubblico – la banca criminale

L'OCSE ha apprezzato le riforme messe in cantiere dal governo Renzi, e questa una delle poche buone notizie che leggo sui giornali. Peccato che l'OCSE sia un'organizzazione che in questi anni abbia sbagliato tutte le stime, anche quelle a sei mesi.
Perché nel frattempo i dati dell'Istat parlano di un paese sempre più poveri e sempre più vittima delle diseguaglianze. E siccome non si trovano i soldi per estendere le coperture del welfare ad una platea più vasta, come ha promesso il premier, o si farà un'altra manovra o qualcuno si dovrà accontentare.
Come a dire, sui poveri piove sempre sul bagnato.
Altra musica per gli evasori: la lista Falciani è musica buona solo per il solito gossip giornalistico. Dopo la Nannini, anche un altro cantante come Gino Paoli avrebbe frodato il fisco.
Ma lo sciocco punta al dito e non osserva la luna, ovvero tutto il sistema messo in piedi dai grandi gruppi bancari, come la HSBC, per aiutare i grandi imprenditori, politici, professionisti, grandi gruppi criminali, a pagare meno tasse, a nascondere i loro patrimoni agli stati.
Falciani in Italia è un ladro, come ha spiegato l'onorevole Santanché. Giusta morale per un paese dove un frodatore del fisco fa le riforme assieme alla maggioranza.
Ma Santoro, non poteva iniziare la puntata ricordando al paese la vergogna dell'editto bulgaro bis, messa in atto dai berlusconiani in Rai e AGCOM, per ostacolare l'informazione ostile al governo.
È la lettera del consigliere Verro che Il fatto quotidiano ha pubblicato ieri: farà partire Renzi un nuovo annozero?

La copertina di Santoro
Falciani l'uomo che ha scatenato un'ira di Dio sarà ospite stasera a Servizio pubblico: un ladro per le banche, ma per altri un Robin Hood.
Il carico fiscale delle tasse è per 82% sulle spalle di dipendenti e pensionati, mentre 386 proprietari di aeroplani ha reddito zero.
Dovremmo contare sull'informazione per mettere fine a questo sistema: informazione libera che non è mai andata a genio ai presidenti del consiglio.
Editto pubblico di B. su Annozero: un paese può subire una classe dirigente corrotta per un breve periodo, ma senza informazione libera non ci libereremo mai dai corrotti.
Santoro ha spiegato che se ne è andato dalla Rai perché ci trattava come delinquenti, ma poi incassava i dividendi.
Il partito democratico però non si batte per aprire la Rai: “Renzi lei mostra nei confronti di chi la critica lo stessi atteggiamento di fastidio di chi c'era prima”.
Lei non può impedirci di andare in onda, ma regala ascolti ai programmi che le stanno simpatici, che è un modo per alterare la concorrenza: non dovrebbe discriminare le fonti informative.

Lei sta cambiando la Costituzione, ma in che direzione? Più poteri al presidente del Consiglio, meno impicci, meno controllo. Anche l'informazione e la satira sono un impiccio?
Anzaldi, un suo collaboratore, ha twittato che dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano sulle censure, Santoro dovrebbe tornare in Rai. Mi piacerebbe, anche solo per una notte.
Renzi, dia priorità alla riforma della Rai, alla lotta contro gli evasori.
Ma prima di me dovrebbe tornare in Rai Luttazzi, è un crimine che sia lontano dalla Rai, come è un crimine l'evasione.

Alla city di Londra chiedere di Falciani è come parlare di un appestato.
La gente usa le banche per fare il loro mestiere, farti pagare meno tasse ed evadere” - spiegano al giornalisti gli impiegati delle banche . Ma forse questo è il punto di vista degli evasori e delle banche degli evasori.
100000 persone nascondevano soldi in Svizzera aiutati dalla banca HSBC.
È giusto che la gente paghi meno tasse, che nasconda i propri soldi allo stato. Poi uno mi deve spiegare come si comportano quando devono curarsi, o andare a denunciare un furto. A quale Stato si rivolgono.

In Italia indagato per evasione fiscale anche il cantautore Gino Paoli, una notizia sconvolgente per noi italiani. A parlare della lista Falciani, dell'evasione e dell'elusione era presente in studio proprio Hervè Falciani, i giornalisti Mincuzzi (con cui ha pubblicato un libro per Chiarelettere), Gian Antonio Stella, l'onorevole Santanché e il sottosegretario Zanetti.

Il giornalista Mincuzzi ha presentato la banca: HSBC di Ginevra non è una banca per risparmio, ma viene utilizzata dallo 0,1% della popolazione, che ha almeno mezzo milione di euro. Gente che affida i loro beni ai gestori della banca.
I clienti sono finanzieri, banchieri, imprenditori, professionisti.


Il regno del segreto bancario, un club per privilegiati ricchi, dove le informazioni sono separate.
E i conti fanno capo a società con sede nei paradisi fiscale, non a persone.
Falciani: nascondere i possessori dei soldi permette di pagare meno tasse. Anche persone malintenzionate, che usano l'identità di poveracci per registrare i conti a loro nome.
Questo mondo fa in modo che siamo soltanto noi a pagare le tasse.
Un sistema per non pagare tasse, per farle ricadere sulle piccole imprese, sui dipendenti, sui pensionati.

Gian Antonio Stella: banche come la HSBC concentrano la metà del debito globale, questo tipo di banche custodisce ricchezze che sono la metà del debito globale del mondo. Grecia, Italia …
E' lì che vedi come sia saltata una cosa per cui la ricchezza si spartisce male, il fallimento di un egualitarismo, verso una concentrazione di ricchezze.

Santanché: per me Falciani è una persona che ha rubato, e oggi ci viene a raccontare di persone che hanno rubato, ed è tutto da dimostrare. Anche lui ha rubato, è un lestofante: i dati sensibili li ha venduti ad altri.
Santanché non crede al pentimento. Anzi, Falciani è stato manipolato. Un pentito della mafia (e le banche sarebbero la mafia?). Un giorno scopriremo chi lo manipola …

Zanetti: è indubbio che che in quei conti ci siano anche persone che hanno evaso il fisco, poiché le persone che hanno aderito allo scudo avevano l'intenzione di regolarizzare una sotuazione col fisco.

Ma Falciani ci ha guadagnato (come ha rinfacciato la Santanché)? La Francia ha recuperato soldi dall'evasione, come anche la Spagna che ha recuperato 300 ml.
Sono partite inchieste in tanti paesi, sono arrivate le prime condanne, la banca è sotto accusa dalla magistratura di Belgio, India, Svizzera.
La HSBC Ginevra è stata perquisita e tutto è partito dai dati rubati da Falciani, dal suo reato che ha permesso queste inchieste.

Falciani è oggi ricercato dall'Interpol: Falciani ha spiegato che per lavorare con la giustizia spagnola è dovuto andare in carcere, con dei terroristi. Gli stessi che la banca aiutava a nascondere i soldi.
Cosa succede dietro il segreto bancario: i politici ora consentono che la giustizia possa agire.
Mentre il debito globale cresce, crescono anche le ricchezze depositate dentro questi forzieri, che non hanno relazione col lavoro e col benessere dei paesi.

Dragoni e la legge sul rientro dei capitali: la legge consente di mettersi in regola senza processo penale, si devono pagare tutte le tasse.
Ma la legge prevede uno sconto: dimezza alla metà il tempo per la prescrizione, i tempi per l'accertamento dei reati fiscali si riduce a 5 anni.
Il fisco non può più fare controlli all'indietro nel tempo: ora la Svizzera vuole uscire dalla lista nera dei paradisi fiscali, e sta facendo una pre intesa col governo italiano.

Zanetti:la stagione dei condoni è finita, qui si paga tutta la sanzione e tutto il dovuto. Cade il segreto bancario, dopo tanti anni.

Di Pietro: due sono le questioni da affrontare, cosa la lista ha fatto emergere e cosa rappresenta la lista. Quei fatti erano già emersi dall'inchiesta di Mani pulite: esistono tante svizzere e tante banche nel mondo, come il Liechtenstein.
Dovevamo intervenire già allora, nel 2009 per affrontare il fenomeno: ora è tardi, perché sono intervenuti i condoni e le prescrizioni. Guarda caso, dopo la scoperta della lista.
Confessa Falciani, i servizi ti avevano intervistato prima del condono?”.
Serve certezza del diritto e della pena: serve eliminare la prescrizione sui reati fiscali, invece di fare condoni, facciamo i processi.

Falciani: abbiamo la trasparenza, con la fine del segreto bancario, ma continuiamo ad avere le fiduciarie, per continuare a nascondere le proprietà dei beni.
Nello stesso periodo in cui il governo Tremonti studia lo scudo, i servizi contattano Falciani.
A chi l'hanno raccontato i servizi, poi?

Domanda che non garba all'esponente berlusconiana
Santanché “io nella mia vita non posso mai stare con gli evasori, e nemmeno coi ladri”.
In altri paesi Falciani sarebbe in galera. In Italia Berlusconi fa le riforme costituzionali.

Lo scontro Falciani – Santanché:
Questa sera mi trovo di fronte ad un bell'esempio di intelligenza artificiale .. è troppo facile”.
I fatti sono altri, rispetto a quelli che indignano la Santanché: in quei conti c'erano anche narcotrafficanti, che usavano le stesse vie degli evasori per proteggere i loro patrimoni.
Il dito e la luna: il fatto non è il furto della lista, ma il furto della democrazia che compiono gli evasori. E i frodatori fiscali.

Decreto legge sulle banche popolari: perché un decreto, ci sono stati casi di insider trading, c'è stato conflitto di interesse per il ministro Boschi.
Il mercato è stato impattato.

L'intervento di Travaglio: delitto imperfetto.
Clima di rinnovamento in Italia: la DC, Claudio Villa a Sanremo e gli Etruschi.
La banca dell'Etruria del papà della figlia e ha sede ad Arezzo.
Movimenti strani degli speculatori, dopo lo stress test di ottobre e attorno al 3 gennaio.

Forse l'accordo con la Svizzera porterà in cassa qualche milione in più. Ma rimaniamo sempre in attesa di leggi che inaspriscano i reati. Che il jobs act generi l'aumento di PIL previsto dall'Ocse. Che si liberi l'informazione pubblica dai partiti.


19 febbraio 2015

Non è stagione - la presentazione a Milano

Alessandro Robecchi e Antonio Manzini

Alessandro Robecchi e Antonio Manzini


Il momento delle firme
Niente loden o clarks ai piedi: Antonio Manzini lo scrittore romano, autore di noir nonché sceneggiatore e attore, si è presentato alla Feltrinelli a Milano  con un paio di scarponcini pesanti e con un pesante giubbotto.
Accanto a lui, un altro autore Sellerio Alessandro Robecchi (di cui attendiamo il prossimo romanzo tra un mese).
Siamo qui arrivati al terzo libro della serie con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, il poliziotto romano trasferito ad Aosta per punizione: il poliziotto venuto dalla strada, con le sue idiosincrasie che abbiamo imparato a conoscere (e anche ad apprezzare).
L'insofferenze per i casi su cui deve lavorare. Le conferenze stampa. Certi colleghi "pesanti". Le donne in cerca di una relazione.
Un poliziotto onesto nella sua disonestà, ma con un suo codice etico: perché i furbacchioni, quelli che delinquono, non li può proprio sopportare. E quando gli arriva la rottura di c... , comunque deve andare fino in fondo alle indagini, anche procurandosi prove in modo poco pulito. Con qualche infrazione non prevista dal codice penale.
Anche andando a sporcarsi col fango. Che poi non va più via.

Dell'ultimo libro "Non è stagione", sono uscite diverse recensioni, tutte positive: in alcune si è fatto anche un po' di spoiler.
Due cose si possono dire, senza anticipare troppo le cose: c'è un caso di rapimento dietro, e di mezzo c'è la criminalità organizzata.
Perché, ormai nemmeno nel romanzo noir lo si può nascondere, anche al nord, all'estremo nord di Aosta, troviamo la stessa criminalità del resto del paese.
Il libro descrive molto bene il meccanismo infernale che ingloba e uccide i piccoli imprenditori in crisi, anche con la complicità delle banche.

Nonostante quello che si tenda a pensare, Aosta è una città che Manzini ama, l'ha conosciuta andando a sciare.
Perché non ambientare qui il suo personaggio? Rocco Schiavone è ormai uno di famiglia - ha spiegato ieri sera l'autore. Rocco è un personaggio perfettamente credibile nella sua "incredibilità": non è un super eroe, è uno che si alza malvolentieri la mattina, che ha bisogno della "cannetta" in ufficio, che ha un suo decalogo per le rotture di "cabasisi". Un uomo che non ama molto se stesso e nemmeno il prossimo se dobbiamo dirla tutta. Ma che quando si trova dentro un caso, lo deve risolvere.
Credibili sono anche i personaggi che gli stanno a fianco: ad Antonio Manzini piace molto il dover descrivere l'umanità che ci sta attorno, " raccontare il giallo in quanto tale è banale".
C'è un altro legame con la Val D'Aosta: in quella parte d'Italia c'è un clima freddo e cupo, in molti giorni dell'anno. La geografia del posto corrisponde un po' alla geografia umana del protagonista. Cupo, ma capace di grandi slanci. Anche ad Aosta, del resto, quando splende il sole, sembra di stare in paradiso.

Cosa ci aspetta nel futuro?
Per Rocco Schiavone non è ancora arrivata la primavera, non del tutto almeno. Ma qualche cambiamento dobbiamo aspettarcelo, almeno avendo letto le ultime pagine. E magari scopriremo il mistero che circonda la morte della moglie.
Quello che Manzini teme, però, è il dover passare per le forche caudine della televisione: ci sono dei contatti per una trasposizione in tv delle storie. 
E nel passato, non ha avuto una bella esperienza con gli sceneggiatori TV.

L'importante è essere ottimisti

Le parole sono importanti, su queste si basa tutta la narrazione renziana del successo, dell'anno felix, del cambiamento. Basta coi piagnistei, basta coi gufi.
E basta anche coi lavoratori discriminati, quelli di serie a e quelli di serie b (che non possono avere figli): con la riforma del lavoro, diceva il presidente del consiglio, avremo più tutele per tutti.
E via i co co pro e i co co de ...

"In direzione Pd lunedì dirò che cancelliamo i co.co.pro. e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto il precariato": così diceva il premier twittatore, il narratore dell'ottimismo a Che tempo che fa.

Fesso chi ci ha creduto.
I co co pro? Cambiano solo di nome, e nel decreto attuativo verrà solo specificato meglio la loro prestazione d'opera. Questo è quello che emerge dall'incontro tra i sindacati e il ministro Poletti.
Dice un sindacalista presente , che il governo individuerà “una nuova modalità di prestazione d’opera a metà strada tra lavoro subordinato e autonomo, ma non si capisce come sarà e il ministro non è stato chiaro su quando lo faranno”.
Perché (sempre il ministro mungitore di mucche) "tirare una riga su questo contratto (le collaborazioni a progetto, ndr) è molto complicato".
Forse è un po' più complicato continuare a vivere per questo mezzo milione di persone, che oggi prende uno stipendio da fame, non ha tutele e domani si ritroverà con una pensione da miseria.
E' questa la svolta buona?
Il modello FCA? Quello della cassa integrazione coi soldi pubblici e delle continue promesse di investimenti e posti di lavoro.

Salvatore Cannavò sul FQ parla della situazione di Melfi:
“A Melfi come schiavi”. Ma Renzi è “gasatissimo”IL PREMIER LODA I “PROGETTI DI MARCHIONNE”: ASSUNZIONI INTERINALI E METÀ DELLA FORZA FIAT IN CASSA. GLI OPERAI: “TURNI MASSACRANTI”Sono gasatissimo dai progetti di Marchionne”. Matteo Renzi sceglie l’iperbole per commentare la visita fatta ieri a Mirafiori invitato da Sergio Marchionne e John Elkann. Da Melfi, però, nello stesso giorno arrivano le lamentele degli operai che rivelano: “Qui ci fanno schiattare”. Situazioni opposte, pareri opposti.TANTA ENFASI da parte di Renzi, rappresenta la volontà di rinsaldare l’intesa che lo lega all’amministratore della Fiat Chrysler Automobiles come ora si chiama la Fiat.Il presidente del Consiglio è stato accolto allo stabilimento di Mirafiori dal presidente di Fca, John Elkann e dall’amministratore delegato della società, che lo hanno accompagnato nella visita al Centro Stile e allo stabilimento vero e proprio. I due hanno così potuto mostrargli in anteprima i modelli che saranno lanciati sul mercato prossimamente, in particolare il primo Suv Maserati, Levante. Simbolo della nuova strategia di posizionamento nella fascia alta di mercato abbandonando la centralità del segmento medio-piccolo che ha fatto la fortuna del Lingotto.Oltre a Mirafiori, e oltre ai funerali di Michele Ferrero, Renzi ha anche parlato al Politecnico di Torino dove ha ribadito la convinzione che la ripresa sia alle porte e che “il meglio deve ancora venire”. Uno studente gli ha consegnato un cappello da giullare ma è stato prontamente allontanato.Lo stabilimento di Mirafiori al momento non è proprio gasatissimo. La maggior parte dei suoi 3711 addetti si trova in cassa integrazione. Circa 1300, infatti, lavorano 6-7 giorni al mese ai vecchi scampoli della Mi-To, mentre 1471 non lavorano dal 2012. Gli altri sono stati smistati nel torinese e in particolare allo stabilimento della Maserati di Grugliasco.La Fiat si fa forte proprio dello stabilimento della ex Bertone dove su 2900 addetti circa 1500 provengono da altri stabilimenti. Quella fabbrica, del resto, sembrava persa e quando Marchionne decise di rilevarla anche gli operai della Fiom, la stragrande maggioranza del vecchio insediamento, decise di firmare il contratto modello Pomigliano.
OGGI, QUELLA SCELTA , rivendicata a gran voce da uno dei sindacati firmatari, la Fim-Cisl, viene presentata come giusta e decisiva per ridare una sterzata alla produzione di automobili in Italia e smentire, così, i critici che allora si opposero al “modello Marchionne”.La scommessa della fascia alta, però, deve ancora essere giocata anche se Fca è convinta che i primi risultati emersi dallo stabilimento di Melfi, in Basilicata, le diano ragione. In quello che negli anni 80 fu definito il “prato verde”, perché costruito letteralmente da zero, oggi lavorano 5950 addetti e la Fca si appresta a integrarne altri 1500. Mille con contratti di lavoro interinali (ma per ora sono stati solo 300), in attesa delle nuove regole del Jobs Act, e 500 provenienti da altri stabilimenti. A dare loro lavoro è l’andamento della Jeep Renegade e della 500X. Se questo dato sia da considerare un dato stabile e se, soprattutto, possa tradursi in una tendenza di tutto il gruppo è però ancora da verificare. Anche perché, come rivela la ricerca trimestrale della Fiom sulla Fca, dei 21600 addetti impegnati nei 6 stabilimenti Auto (esclusa Ferrari) a fine 2014, 9224 erano interessati da misure di Cassa integrazione o da contratti di solidarietà.
POI CI SONO I PROBLEMI legati ai carichi di lavoro. Proprio da Melfi, ieri, è giunta la protesta, resa pubblica da Basilicata24.it , degli operai che lamentano ritmi di lavoro massacranti. Il quotidiano lucano ha raccolto diverse testimonianze: “La velocità della linea è aumentata, non riesco più a stare al passo”; “Solo il tempo di montare una vite o un bullone e girarmi e mi trovo fuori postazione”. Oppure: “Ci stanno schiattando il fegato”, sono le parole riportate.Se si parla con i sindacati le versioni sono opposte. Per i quelli che hanno firmato le intese con Marchionne, le cose stanno procedendo nel verso giusto. “Ora tutti vedono i risultati positivi di quelle scelte difficili e plaudono agli investimenti, ai nuovi modelli e all’occupazione che riprende”, commenta il segretario nazionale Fim Cisl, Ferdinando Uliano. “Nel 2011 si promise lavoro e più salario ma invece oggi vediamo solo aumenti dei carichi di lavoro e buste paga più leggere” risponde Michele De Palma della Fiom.

18 febbraio 2015

Allarme sicurezza


Sono in mezzo a noi, si sono fermati a sud di Roma (sto traffico ..). Hanno già un piano per colpire le nostre città. No, anzi, le grandi navi da crociera (ma poi ci penserà Schettino a salvarci).
La frenesia con cui i giornali di destra alimentano il clima di paura per l'Isis è incredibile.

Poi però non dimentichiamoci del mondo (un po' più) reale.
Quello dove i soffitti delle scuole crollano (a Pescara), e per fortuna non è successa la tragedia.
O quello dove l'Europa (o meglio i governi di destra dell'Europa) è compatta solo nel ricattare la Grecia.

Mettiamo il turbo .. ma anche no

Parlano veramente come un sol uomo, i ministri e i leader del pd renziano.
Le riforme col turbo, non ci faremo fermare, le riforme che il paese ci chiede, per anni non si è fatto nulla ma ora le riforme si fanno ...

Mica scherzano questi.
Ti smontano la Costituzione, articolo su articolo, anche senza l'opposizione in aula, con sedute fiume dove lo spazio per argomentare e dibattere è limitato.
Perché questo è stato chiesto dagli elettori. L'evoluzione in senso moderno del deus vult. 

Poi pensi, ma andranno di fretta anche per l'anticorruzione, per mettere un freno all'evasione?
No. Li si passa alla melina. Al freno a mano. Alla palude. Al codicillo che azzera tutto.
L'autoriciclaggio c'è ma è come non ci fosse (serve l'autogodimento).
La prescrizione galoppa ancora.
Il falso in bilancio ha le soglie, no ora ha le pene basse. Come non fosse reato.
E la lista Falciani? Tanto rumore per nulla.
Sono miliardi sottratti agli italiani.
Per recuperarli non c'è fretta. 
Non lo chiedono gli italiani, che aspettano l'Italicum con ansia.

Il popolo chiede il pane, dategli brioches ..

Con la cultura si mangia (eccome)


C'era una volta il luogo comune che con la cultura non si mangiasse ..
Poi è bastato seguire le cronache del processo in corso (in appello) per il premio Grinzane, per far cambiare idea.
Tutto è nato, bisogna ricordarselo, per una denuncia di molestie sessuali, nei confronti del patron del premio letterario.
Che anziché premiare i letterati, finanziava politici locali.
Destra e sinistra.
VIAGGI AL “PATETICO” ELKANN E FESTA DI COMPLEANNO PER MERCEDES BRESSOdi Andrea GiambartolomeiHa aspettato anni prima di parlare, ma poi ha fatto nomi importanti. Alcuni su tutti, più importanti, sono quelli di Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino, e poi personaggi di spicco della cultura come Corrado Augias e Alain Elkann.Giuliano Soria, il patron del premio Grinzane Cavour condannato in primo grado a 14 anni e sei mesi di reclusione per molestie sessuali, maltrattamenti, truffa aggravata, tentata truffa e uso illecito di fondi pubblici, ha deciso di parlare solo ieri mattina nel processo d’appello. Ha nominato i personaggi famosi che ruotavano intorno al suo mondo: i politici foraggiati, i funzionari del ministero dei Beni culturali e i letterati che scroccavano viaggi e cene, gli attori che si facevano pagare in nero. Tutti insieme come in una grande cena di Trimalcione. Ne ha per tutti, così come ha scuse per i suoi ex dipendenti, in particolare il suo domestico che nel 2008 lo aveva denunciato per le molestie sessuali: “Provo dispiacere per il dolore che ho dato a Nitish. Ho trascinato i miei collaboratori per perseguire le mie finalità e il mio narcisismo”.
Con la cultura si mangia, dunque.
Certo, se questi sono i premi letterari, non lamentiamoci se poi un'italiano su due non legge nemmeno un libro.

Ma anche nel ministero non si scherza: la grande riforma del Mibact di Franceschini è consistita nella nomina di nuovi direttori generali (nomine che erano bloccate dalla corte dei conti). Anziché insegnanti, restauratori, guide nei musei, per gestire i nostri beni culturali avremo un esercito composto solo da generali e colonnelli.

17 febbraio 2015

Il giudice Maddalena e le riforme costituzionali

Salvatore Cannavò intervista il giudice Marcello Maddalena sulle riforme costituzionali 
Il giurista Paolo Maddalena“Riforme sballate, lo Statuto albertino era meglio”di Salvatore CannavòL’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena quando sente parlare delle riforme di Matteo Renzi a stento trattiene l’indignazione anche se sui fatti avvenuti in Parlamento non vuole esprimere giudizi: “Secondo me le cose devono andare secondo le regole. Non mi occupo di quanto avvenuto”.Ma sul contenuto delle riforme del governo ha un’idea precisa?Certo, a condizione che le guardiamo nel loro insieme, comprese quelle economiche. Io, ad esempio, sono rimasto sconcertato dallo “sblocca Italia”.Perché?Perché capovolge i valori. La Costituzione pone in primo piano la persona umana. Ma nell’articolo 1 di questa “riforma” si dice che nel caso in cui i rappresentanti degli interessi ambientali, artistici o storici o dell’incolumità pubblica non convengono sulla costruzione dell’opera decide il commissario entro dieci giorni. Perseguire l’opera diventa più importante dell'incolumità pubblica. Uno scadimento totale della nostra capacità di autogoverno, visto che governano i cittadini e questi hanno un dovere di resistenza.Che tipo di resistenza?Sul piano amministrativo, secondo l’articolo 118 della Costituzione, svolgono attività di interesse generale. E i portatori di interessi diffusi, della salute, dell'incolumità pubblica, del paesaggio, sono legittimati a prendere parte dei procedimenti amministrativi e l’amministrazione ha l'obbligo di tenerne conto.Il suo giudizio su atti significativi del governo è piuttosto netto.Su questi punti ho un vero groppo alla gola, perché vedere le conquiste ambientali stravolte e calpestate mi sembra molto grave. Così come sull’economia. Il governo e la Bce finanziano imprese e banche. All’orizzonte si profila un accordo internazionale, il Ttip, che sottrae gli operatori economici e commerciali alle giurisdizioni internazionali. In ossequio al liberismo degli anni 30 rifiutato da Roosevelt che, giustamente , seguì i consigli di Keynes.C’è un filo che lega tutto questo alle riforme costituzionali?Sì, c’è un’idea di neoliberismo da applicare in relazione alla globalizzazione internazionale. E che si traduce anche nelle restrizioni democratiche.Considera un errore l’abolizione del Senato?Siamo d’accordo che il bicameralismo perfetto fosse eccessivo ma bastava ridurre il numero dei senatori e il numero delle materie da sottoporre al Senato. Invece, si realizza una struttura composta da nominati. Ma nominati da chi? I nominati, in realtà, sono nominati da “intrallazzi” con accordi trasversali che incrementano il malcostume. Meglio, allora, lo Statuto albertino che poneva la nomina in capo al Re. C’era addirittura un rappresentante dei diritti. La riforma, a mio avviso, è sballata.Cosa pensa della legge elettorale?Anche in questo caso non si capisce cosa sia: è quella di Berlusconi, è il Porcellum o altro? A questo punto sarebbe meglio il Mattarellum. Ha una logica e assicura l’alternanza. Altra cosa grave è l’innalzamento del numero delle firme in materia di referendum e di legge di iniziativa popolare.Cosa bisognerebbe fare?Mettere le cose a posto. Innanzitutto, eliminare Berlusconi dalla vita politica italiana. Non perdonerò mai a Renzi di essersi messo d'accordo con colui che ha portato l’Italia alla rovina. Non dimentichiamoci che è lui ad aver firmato il Fiscal compact.E anche in questo caso lei invoca il diritto di resistenza?Certamente. Bisognerebbe, infatti, distinguere tra il “potere di revisione” della Costituzione e il “potere costituente”. Oggi non siamo in presenza di una semplice revisione, ma vengono intaccati i principi costituzionali con un potere costituente che in realtà non si ha. Ci sarebbe quindi tutta la possibilità di impugnare e prendere posizione contro una riforma tutta sbagliata. La Corte costituzionale ha i poteri di abrogare leggi costituzionali se queste sono andate oltre il potere di revisione e hanno invaso il potere costituente. Così come ha anche la possibilità di annullare provvedimenti conseguenti alle decisioni della Troika se questi violano i diritti fondamentali del popolo italiano: la vita, la salute, il lavoro.Secondo lei, il presidente della Repubblica può e deve fare qualcosa?Il presidente Mattarella è stata la scelta migliore che si potesse fare. Un uomo straordinario, dalle doti eccezionali. Lui sa sicuramente cosa fare.

Armiamoci e partite



Che si debba fare qualcosa in Libia, e per fermare l'avanzata dell'isis è fuori dubbio.
Ma il punto è proprio cosa fare: sta qui la differenza tra chiacchiere da bar (andiamo a bombardiamoli tutti) e confronti su strategie e politica internazionale.
Per esempio, ad Otto e mezzo ieri sera, erano ospiti l'ex generale Arpini e i giornalisti Sallusti e Zucconi.
Non si capiva, ad ascoltare prima Sallusti poi Arpino, chi dei due fosse il militare: Arpino spiegava come su queste storie prima di parlare, prima di fare dichiarazioni, serva del tempo per ragionare, per capire, per conoscere.
Conoscere il territorio, l'avversario, la storia passata.
Purtroppo, vivendo in un epoca mediatica, dove si deve fare tutto in fretta, in uno stato da parenne campagna elettorale, tanti politici e tanti ministri si sentono autorizzati a lanciare subito una loro dichiarazione.
Guerra subito, o forse è meglio di no.
"Dobbiamo andare in Libia sapendo qual è l'obiettivo del dopo" continuava il generale: perché il prima è chiaro: si deve andar lì per fare la guerra, che va chiamata tale e non come le formule ipocrite di peace keeping.
"Mi dicono che bastano 60000 uomini per conquistare Tripoli" - Sallusti, il giornalista.
E poi? Cosa facciamo? Un nuovo Afghanistan, dove teniamo Kabul con le armi e poi il resto del paese è in mano delle bande?
In Iraq gli Stati Uniti avevano impiegato almeno 250000 militari. E la guerra è durata anni e tante morti, anche tra la popolazione civile.
Serve una strategia, magari comune tra i paesi europei.

Sembra che tutti abbiamo voglia di farla questa guerra. 
Soprattutto l'Isis stessa, con le sue continue provocazioni mediatiche. 
Forse, più che una guerra di terra, servirebbe una guerra alle risorse economiche che tengono in vita il califfato.

16 febbraio 2015

Uguale per tutti (anche sull'evasione)

La nuova legge sul falso in bilancio con le soglie (alte) di non punibilità, è un favore a Confindustria. O meglio, ai big di Confindustria (i piccoli, con meno fatturato, potranno fare meno nero), che hanno avuto già l'altro regalo del jobs act.
Rischiano di più, dice il ministro Orlando, dunque devono essere tutelate.

E chi tutela gli italiani? Quei soldi in nero, quelle provviste, non servono per fare investimenti che ritornano in Italia.
Ma per altre operazioni opache.
Allora anche noi peones vogliamo le nostre tutele: la soglia di non punibilità sul divieto di sosta (ogni 10 parcheggi, 1 senza multa), sul pagamento del canone, sulle tasse versate, sui biglietti in autobus....

Poi quando ci renderemo conto che a furia di non punibilità e tolleranza non avremo più soldi per la scuola pubblica, per gli ospedali pubblici, ne riparliamo.

Lo strano concetto di sicurezza (e democrazia)

Prima eravamo tutti filo Gheddafi, per quella real politik che fa digerire tutto.
Poi siamo diventati interventisti, quando Gheddafi stava schiacciando nel sangue la rivolta (ve le ricordate le primavere arabe?).
Poi, da bravi democratici europei, ci siamo dimenticati di come stessero andando avanti le cose in Libia. Solo gli impianti di estrazione interessavano.
Ora è arrivata l'Isis è nuovamente si parla di intervento militare. L'Isis fa più paura della guerra civile per bande che ha devastato la Libia.

Di sicurezza (e democrazia) se ne parla in europa solo quando è troppo tardi e in ordine sparso.
La politica europea, verso Isis, verso la Libia quale è? E, più in generale, che posizione ha l'Europa nei confronti dei regimi?
Ci siamo impiccando ai vincoli europei, alle leggi che devono rispettare tutti, anche i greci (che non devono fare i furbetti), poi su questioni di politica internazionale, il nulla?

E noi italiani dovremo fare ancora una volta i primi della classe?

Presadiretta – terra nostra

Presa diretta si è occupata nel servizio di ieri delle culture intensive, dello sfruttamento dei terreni, del settore biologico in crisi per colpa dei residui che vengono ritrovati nel fieno che si da alle bestie.
Vogliamo nutrire il pianeta ma non sappiamo più prenderci cura dei terreni, non sappiamo più rispettare gli equilibri della terra, che non può essere sempre sfruttata in nome del profitto.
Raffaella Pusceddu è andata in Trentino, nelle zone della mela Doc: qui la monocultura della mela ha portato ai filari degli alberi fino in cima alle colline.
Per spingere al massimo la produzione i contadini del consorzio usano pesticidi, che i sindaci della zona hanno poi vietato.
A Malles è stato un referendum ha bloccare l'uso delle sostanze chimiche, che non sono finivano nell'aria, ma anche nel cibo, con tutti i problemi per la salute delle persone. Anche per i figli dei produttori di mele.
Nonostante le minacce, le pressioni, il 76% dei cittadini qui ha detto no: da una parte l'associazione dei produttori di mele che ha cercato di rassicurare le persone. Ci sono protocolli da rispettare, non è vero che si rilevano residui di pesticidi. La APOT garantisce l'ecosistema e che i loro associati usano i fitofarmaci al minimo indispensabile.
Dall'altra parte la filiera del biologico, che rischiava di chiudere: in una valle ventosa, come fai ad essere sicuro che i prodotti usati su un versante, non arrivino dappertutto?
Bisogna trovare una via tutti assieme, diceva uno di questi allevatori. Anche puntare sulla monocultura è rischioso, anche se profittevole nei tempi brevi. Che succede se la domanda di mele crolla all'improvviso?

Stesso discorso per le monoculture di mais, che impoveriscono i terreni.
Le monoculture stanno facendo morire la terra: sono terreni stanchi, che perdono la loro fertilità per colpa di culture intensive associate a fertilizzanti e pesticidi. Per aumentare la produttività dei terreni. Per ripristinare i terreni servono anni, dice un professore dell'università della Tuscia, il prof. Valentini. Quale è il PIL della terra?
Tutto questo è valutato in 50000 miliardi di dollari, un valore confrontabile coi 70000 mila miliardi del PIL di ricchezza mondiale.
La biodiversità ha un valore, anche per l'industria alimentare, ma di questo non si tiene conto nelle finanziarie dei governi.
Serve un piano nazionale di difesa del suolo agricolo: i terreni che andiamo a toccare sono già poveri e se noi distruggiamo questo valore, perderemo anche l'altro pil economico.

Gli schiavi della terra a Latina.
L'agricoltura è anche una scena dove vengono violati i diritti di migliaia di persone: nel 2015 a pochi km da Roma ci sono storie come quelle raccontate da Antonella Pusceddu.
Sono le storie dei braccianti indiani, indispensabili nella produzione del cibo: persone che prendono 40 euro ogni 1000 ravanelli raccolti a mano.
Nei campi a raccogliere la verdura, si trovano per lo più sono stranieri campi, ma ci sono anche delle italiane.
I braccianti, per contratto, dovrebbero lavorare massimo sei ore, invece lavorano anche dieci ore, per 3 euro all'ora.
Uno di questi ha raccontato la sua giornata alla giornalista: a fine giornata ti senti morto, vieni insultato e siccome lavoro non c'è, devi accettare tutto. Anche le umiliazioni del caporale, che si trattiene un terzo della paga.
Mezz'ora di pausa, padroni che schiavizzano i lavoratori: siamo tornati agli anni '50, coi foglietti scritti a mano compilati dal padrone.
Ci sono anche buste paga false, perché indicano molte meno ore di lavoro.
I 12000 indiani sick sono un serbatoio di lavoratori che nemmeno vengono pagati: uno sfruttamento da schiavi da parte dei padroni. Che fine han fatto gli ispettori del lavoro, i sindacati?
I braccianti sono considerati come animali: in una intercettazione due padroni dicevano che gli anziani vanno lasciati a casa e i giovani vanno sfruttati per due anni al massimo.
Mercato di Fondi: è uno dei più grandi d'Italia, ma qui la domanda è crollata e così anche i prezzi per il contadini. La crisi interna ha messo in ginocchio le aziende agricole che qui facevano la fortuna. E ora è finito tutto con la crisi.
I broccoli nemmeno conviene raccoglierli, perché si vendono a 30 centesimi, nemmeno conviene prenderli.
E anche questo è lo specchio dell'agricoltura in Italia, con cui vorremmo nutrire il pianeta.

La nuova stazione della TAV a Firenze.
Presa diretta si era occupata della stazione di Firenze nel 2013, con l'arresto della Lorenzetti di Italferr: ma sono passati due anni e il cantiere sotto Firenze è rimasto fermo.
La Lorenzetti premeva sulla commissione del ministero dell'ambiente, per far si che la terra dei cantieri non fosse considerata terra da trattare, con un bel risparmio per le aziende.
La talpa è ferma da un anno e mezzo, perché dopo l'inchiesta il ministero ha sospeso il piano per le terre, perché serve capire dove mettere la terra in sicurezza.

Ma nonostante il fermo, i costi sono saliti di altri 528 ml euro e non si è costruito quasi nulla.
Il presidente di FS Elia ha rassicurato il giornalista Danilo Procaccianti: vedremo se pagare questi milioni a Nodavia.
Il lavoro del CNR sarà completo a giugno, entro settembre ottobre si ripartirà coi cantieri.
Moretti, l'ex presidente (ora in Finmeccanica) si era preso l'impegno con Rossi, il presidente della Toscana, di finire i lavori entro il 2014.
Il presidente della regione è furioso, perché i treni dell'AV fanno da tappo per i treni dei pendolari: si sono spesi tanti soldi per l'AV, qualcosa non ha funzionato.

Sono le forme contrattuali il problema: spingono a far durare il più possibile i lavori per prendere più soldi, c'è tanta corruzione dietro gli appalti. L'AV è una delle opere più costose in Italia: 61 ml al chilometro, mentre in Francia siamo a 10 ml.

L'intervista a Riccardo Fusi e la storia dell'appalto a Firenze: è stato condannato per l'appalto per la scuola marescialli a Firenze, dove è stato considerato uno degli imprenditori della cricca della protezione civile di Bertolaso.
Fusi chiamava Verdini, per gli appalti, anche se non ne ha mai vinto uno: perché, come ha spiegato al giornalista, chi ha l'amico più potente e che fa parte del sistema, vince.
Come a Venezia col Mose: dove trovavi certi uomini che rispondevano alla politica, che decidevano a chi dare l'appalto.
Fusi accusa il mondo della cooperativa rosse, spiegando che questo sia un sistema protetto: ci sono sempre nei grandi appalti. Poi non lamentiamoci se le opere durano tanto e costano sempre di più.
Si vincono gli appalti costruiti su misura con gare al minimo ribasso, e poi si mettono in progetto delle varianti supplettive per sistemare il prezzo.

E sono opere che si mangiano i terreni su cui dovremmo coltivare il cibo per l'uomo. E il problema è sempre lo stesso.