Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
28 luglio 2009
Cane non mangia cane
Non è stata data l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro a giudizio dal 2004 [corriere]
Cane non mangia cane.
E i loro reati diventano atti politici, ministeriali, insindacabili.
Paterno consulente artistico
Crede che la sua amicizia con il premier l’abbia agevolata nel lavoro?
«È un problema di chi lo pensa. Qualora poi il presidente mi abbia aiutata non posso che essergli grata».
E proprio questo il punto: qualcuno i favori li chiama in altro modo. Da Vivere a Ballando sotto le stelle .. cosa riserverà il futuro?
Soprendente scoprire come nel paese dei condoni, degli scudi fiscali, della corruzione, della mafia, escano poi queste ordinanze che vietano.
I writer che imbrattano i muri.
L'alcol ai minorenni a Milano.
A Pordenone vietato fermarsi in due in strada.
Allattare un figlio dentro un hotel. Il seno, a quanto pare, gli italiani lo vogliono vedere solo in televisione.
Segnalazioni: l'opera dei pupi di Gian Antonio Stella.
Il lupo perde il pelo
Il proverbio calza a pennello la situazione.
Zunino rimane nel CDA di Risanamento, nessuna dimissione.Vincenzo Mariconda sarà presidente di garanzia (un segnale di forte discontinuità dicono) per traghettare Risanamento fuori dalla crisi.Un viaggio su un mare di soldi, ottenuti tramite aumenti di capitale, emissione di un prestito obbligazionario, crediti chirografari e un prestito convertendo a scadenza 2014.
Un piano da 500 milioni di euro, per un buco di miliardi.
Ma l'Italia deve partire, anzi ripartire dal mattone. Ricordiamoci che nel mare, il mattone affonda.
Aggiornamento del 28 sera: Zunino cede anche il posto nel CDA. Mantenendo però il 33% della società. E sperando anche che questo basti per evitare la richiesta di fallimento da parte della magistratura.
Giovanni Mercadante condannato per mafia
[..]Il processo scaturisce dall'indagine denominata Gotha, che porto' all'arresto di decine di colonnelli e gregari del boss Bernardo Provenzano.
Lost, i palinsesti Rai e i gusti dello spettatore
Dopo una breve riflessione, ci sono arrivati.
Dopo anni di reality, arene politiche che si trasformano in caciara, gossip, il nostro gusto televisivo non sarebbe più capace di sopportare una fiction troppo intelligente.
Sarebbe uno sforzo eccessivo per le menti dei telespettatori Rai (di tutto di più?).
E i dirigenti Rai, queste cose le capiscono.
Prepariamoci ad un autunno televisivo all'insegno della gnocca, dei quiz, dei pacchi. Non offendetevi: abbiamo sdoganato volgarità, poppe e culi.
27 luglio 2009
La politica spettacolo - Franza o Spagna
Noemi, quando la vedremo in politica, alle prossime regionali?
«No, preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà Papi Silvio».
Nelle stesse 10 famose domande di Repubblica, una riguarda proprio le promesse fatte dal premier.
"E' vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo o in politica?"
Stessa cosa per la D'Addario:
"mi aveva promesso un posto al GF .."
"Berlusconi mi offrì un seggio da deputato europeo"
"Discutemmo con altre ragazze dell'alternativa: politica, tv o Grande Fratello"
Questo è il vero scandalo: considerare la carriera politica come un'alternativa alla carriera televisiva.
Franza o Spagna ...
Eroi di stato: Rita Atria
Si era fidata del giudice Paolo Borsellino, con cui aveva iniziato a collaborare. Contro la sua stessa gente.
Sito ufficiale dell'associazione antimafia Rita Atria.
Uno scandalo italiano
Marco Lillo, a Iceberg, il16 luglio scorso, alla presentazione del libro "Papi, uno scandalo politico" (ed. chiarelettere).
Perchè di Politica si parla e non di gossip.
Perchè la D'Addario era candidata nella lista di Raffaele Fitto.
Come E. R. e le altre candidate (alcune depennate). Come si seleziona la classe politica nel PDL?
Con quali meriti?
Il controllore di se stesso
Il governatore della regione, Michele Iorio. Il danno e la beffa scrivono i giornali locali.
Oggi il governo Berlusconi è stato costretto dalla testardaggine dei numeri a dichiarare il commissariamento della sanità molisana. La cosa sconcertante è che sarà proprio il governatore che ha la responsabilità politica del dissesto finanziario a dover gestire il risanamento. Con maggiori poteri e con minori controlli. A pagare ancora una volta saranno i cittadini e i lavoratori del Molise. I cittadini vedranno un drastico ridimensionamento di prestazioni già oggi largamente carenti e insufficienti e ben presto vedranno aumentate le tasse regionali (probabilmente l'addizionale sui carburanti); i lavoratori del settore rischiano di diventare i capri espiatori di una gestione dissennata.
Vedremo cosa si inventerà il presidente commissario. Intanto in nome del risparmio Iorio ha proposto di costruire un nuovo nosocomio fra Isernia e Venafro: anni di lavori e di appalti, milioni di soldi pubblici in cemento e consulenze mentre gli ospedali di Isernia, Venafro, Larino, Termoli e lo stesso Cardarelli di Campobasso vengono strozzati giorno per giorno. Se questo è l'inizio del risanamento c'è di che preoccuparsi.
Il prossimo passo? Bassolino commissario in Campania.
Zunino commissario liquidatore di Risanamento.
Cuffaro presidente della commissione antimafia....
Paga sempre pantalone e nessuno è responsabile dei disastri creati. "Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ..."
26 luglio 2009
Sabella : potevamo scoprire tutto 10 anni fa'
Il nuovo patto si consolida con l’arresto di Riina?
«È un passaggio fondamentale ma non è l’unico. Il primo aprile 1993 c’è una riunione di tutti i capi per decidere le stragi. Provenzano ha già fatto sapere che non le vuole in Sicilia e non partecipa. La risposta di Bagarella è chiara: perché il mio paesano non se ne va in giro con un cartello al collo e ci scrive pure che lui con le stragi non c’entra”….»
Si dissocia insomma.
«Ecco, la parola dissociazione va di pari passo con la trattativa. E intanto Provenzano conquista la leadership e macina ricchezza. Poi nel 1997 c’è un altro indizio di questo accordo».
Quale?
«Il fatto che il pentito Di Maggio, gestito dal Ros, scatena una guerra contro i suoi nemici utilizzando come manovalanza mafiosi che risultano essere confidenti dello stesso Ros. E parte la polemica contro la nostra procura e i pentiti perché Di Maggio è proprio quello che ha raccontato il famoso bacio di Riina ad Andreotti. E mentre noi indaghiamo su queste vicende la Procura di Caltanissetta affida in esclusiva allo stesso Ros di Mori le indagini sui mandanti esterni delle stragi».
E anche qui c’è un filo che lega molte cose. E si arriva all’altro obiettivo della trattativa.
Quale?
«La dissociazione di cui il capo della procura di Caltanissetta Giovanni Tinebra, tra i tanti, è convinto assertore».
Di cosa si tratta?
«È una vecchia idea che viene suggerita a Provenzano. I mafiosi devono fare una dichiarazione in cui si arrendono ma non sono costretti a fare i nomi dei loro complici. In compenso escono dal 41 bis ed evitano qualche ergastolo».
Chi e quando la propone?
«Ne aveva parlato Ilardo per primo nel 1994. Poi nel 2000 otto boss fanno sapere che vogliono dissociarsi e chiedono un legge ad hoc. Io sono al Dap. Mi oppongo a questa soluzione e con me ci sono Caselli e il ministro di allora Fassino».
E finisce li?
«No, perché la cosa si ripropone di nuovo nel 2001 quando scopro che questa volta sono coinvolte tutte le mafie italiane a chiedere la dissociazione e che l’ambasciatore è salvatore Biondino legatissimo a Riina. Solo che stavolta pago la mia opposizione e il mio ufficio viene soppresso proprio da Tinebra che intanto aveva sostituito al Dap Caselli. Molto tempo dopo si scopre ed è tutt’ora oggetto di un’inchiesta della procura di Roma che il magistrato che Tinebra ha messo al mio posto al Dap collaborava proprio con il Sisde di Mori nella gestione definita anomala di alcuni detenuti e aspiranti collaboratori di giustizia».
In che modo ha pagato?
«Sono passato alla storia non come quello che ha arrestato Brusca e gli altri ma come il torturatore di Bolzaneto.... Questa macchia mi è rimasta e il Csm, guarda caso diretto da Mancino, occulta i documenti che provavano la mia estraneità ai fatti di Genova ed emette nei miei confronti un provvedimento infamante. E fa di più: quando mi lamento di tutto questo dal Csm viene comunicata all’Ansa la notizia che mi sarei candidato nelle liste di AN. Una falsità.
Quando inizia a capire di stare pagando quel no alla trattativa?
«Quando vengo a sapere che i servizi, con Pio Pompa legato alla Telecom, aprono un fascicolo su di me. Era parte di un operazione che coinvolgeva anche politici e altri colleghi. Ho chiesto di essere tutelato dal Csm. Ma sono stato lasciato solo».
Lei dice di essere una vittima di questo patto che Provenzano avrebbe sottoscritto con uomini dello stato in cambio di una nuova pace e molto silenzio. Secondo lei si riusciranno a trovare delle prove?
«Non credo che Provenzano abbia lasciato prove. Credo che ci siano responsabilità morali in questa storia e una serie di vicende ancora da chiarire. Ma una cosa la so: con la mafia non si tratta perché nel migliore dei casi, come il messaggio di Riina dimostra, ci si pone sotto ricatto».
La questione meridionale e la questione Italia
Lo stesso governo che rispolvera una vecchia idea di Mussi, creando l'agenzia di valutazione delle università, è lo stesso governo che ha premiato Scapagnini con un seggio da notevole (dopo il crac del comune di Catania) e Lombardo con la presidenza della Regione Sicilia.
Chiariamo: premiare le università che fanno ricerca, che producono è una cosa meritevole. Ma se poi questo significa poi penalizzare le altre (che in periodo di tagli riceveranno meno soldi) ciò che si ottiene è che continuiamo nella strada di spezzare il paese in due.
Forse a qualcuno l'università fatta così (in mano ai baroni, con i concorsi truccati, dove i meritevoli senza santi in paradiso devono espatriare) fa comodo a tanti. E la Gelmini lo sa bene, avendo fatto l'esame di Stato proprio in Calabria.Quello che manca, alla proposta uscita dal CDM (e non dal Parlamento, al solito) è un meccanismo che permetta di controllare i controllori (altrimenti si torna alla AGCOM che controlla la Rai in mano ai partiti).
E anche un meccanismo che premi e vada a bocciare anche i rettori delle università in fondo alla lista. Perchè l'obiettivo finale e livellare verso l'alto l'offerta informativa, non dividere l'Italia in due. Questo è almeno quello che succede all'estero.
E veniamo alla questione sanità: perchè sono state commissariate solo Campania e Molise? E non anche il Lazio, la regione Sicilia (con tutti i casi di malasanità), la Calabria?
Perchè non la regione Puglia, dove in pochi anni abbiamo assistito a due scandali sanitari (versione centrodestra con l'ex governatore Fitto, versione centrosinistra con Vendola e l'assessore Tedesco e i suoi conflitti di interesse).
Al sud, è la magistratura che lo dice, i pochi giornalisti che se ne vogliono occupare, destra e sinistra pari sono. E quando le indagini fanno emergere lo scandalo, lo spreco, il malaffare, i comitati di affare tra politici, santità, amministratori locali, si grida al complotto, all'accanimento dei magistrati.
E la gente continua a doversi spostare al nord per studiare, per curarsi. E le due Italie continuiamo ad allontanarsi.
Come si fa a parlare di meritocrazia, di controllo delle spesa, quando poi si tappano le ali alla magistratura contabile (la Corte dei Conti, che ha protestato sul blitz del governo).
Quando, nel l'ambito della riforma del processo penale, si toglie l'obbligo dell'azione penale, si continuano a sfornare leggi che ingolfano la macchina della giustizia?
Quando si premiano gli evasori e poi si fanno pagare le tasse ai terremotati di Abruzzo?
Quando leggi che, nonostante se ne parli da mesi, il governo (quello dei proclami antimafia) ancora non ha sciolto il comune di Fondi, per le infiltrazioni della ndrangheta?
Che ha cercato di far passare, all'interno del decreto anticrisi, il condono fiscale da più di 90 miliardi di euro per le “slot machine”.
Che proroga di un altro anno la riorganizzazione di Sviluppo Italia (il carrozzone di Stato di cui ha anche parlato Report): un gruppo di 32 società, 492 poltrone, per un costo di 6 miliardi di euro. Le poltrone dovevano passare a 25. Ma per il risparmio, il governo ha deciso che si può aspettare.
Infine, l'ultima chicca, nel DDL sicurezza, i dipendenti addetti ai voli di stato sono stati licenziati e poi riassunti dalla struttura dei servizi segreti. Tutto ciò testimonia, se si guarda ai fatti e si lascia da parte ciò che raccontano i telegiornali, l'incapacità della classe politica nel saper affrontare la crisi e i problemi interni del paese.
E all'orizzonte si profila questo partito del sud, che potrebbe raccogliere tutto il malcontento.
Perchè non è tutt'oro ciò che luccica, anche nel regno del nostro Re Sole.
Segnalazioni:
- il fango su Ignazio Marino. Quando il gioco si fa sporco, iniziano ad uscire articoli come quelli del Foglio, riportati da tutti gli altri. A chi fa paura la sua candidatura?
- le tombe fenicie a Villa Certosa. Come dice ellekappa "Da tombeur de femmes, a tombarolo de femmes ...".
- la trattativa tra Stato e mafia: nell'intervista a l'Unità, il magistrato Alfonso Sabella racconta che si poteva scoprire tutto 10 anni fa.
24 luglio 2009
Preminente interesse pubblico
Dunque, un Ministro della Repubblica Italiana può urlare in Piazza, assieme ai "Giovani Padani": "Chi non salta italiano è" come fece Castelli, da Ministro della Giustizia, ripetiamo, Giustizia e, può anche rispondere a chi lo critica civilmente, evidenziando il vergognoso comportamento, come fece Diliberto durante la trasmissione "Telecamere":
"Piuttosto che mandare in giro a sprangare come fai tu, preferisco saltare...da ministro non sono mai andato a ricevere con tutti gli onori terroriste fatte scarcerare negli Usa" riferendosi al caso di Silvia Baraldini liberata per via di una grave malattia, ed essere "esonerato" da ogni responsabilità perché, secondo la Giunta, investita del caso dal presidente della Camera Alta, Renato Schifani, quello di Castelli è un reato ministeriale in quanto ha agito nel perseguimento "di un preminente interesse pubblico".
Quello stesso interesse pubblico che lo portò ad urlare in una pubblica Piazza: "Chi non salta italiano è" mentre era Ministro della Giustizia, sì, Giustizia.
L'accordo - le prime ammissioni
Violante (ex presidente antimafia), sentito da Ingroia e Scarpinato: "Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle".
Violante ha messo a verbale di aver rifiutato qualsiasi contatto con il sindaco boss. È questa l'ultima novità nell'inchiesta sulla trattativa, che al momento è ritornata ad avere come indagati Totò Riina e il suo medico Antonino Cinà. Nessuno, prima di Massimo Ciancimino, aveva mai parlato delle "garanzie Mancino e Violante" chieste da don Vito per portare avanti la trattativa con gli ufficiali del Ros.
Non ne aveva fatto cenno Vito Ciancimino, quando nel 1993 aveva raccontato al procuratore Caselli alcuni passaggi dei suoi rapporti con i carabinieri. Di garanzie politiche non ha mai parlato neanche il generale Mori, poi diventato capo del Sisde e oggi consulente per la Sicurezza del Comune di Roma mentre è imputato a Palermo per la mancata cattura del latitante Provenzano.
Mori e il capitano Giuseppe De Donno sono stati sempre categorici: "Parlammo con Ciancimino solo per indurlo alla collaborazione". I carabinieri negano di aver mai preso in consegna il "papello" con le richieste di Riina e di averlo girato nei palazzi delle istituzioni.
L'Europeo - Cronaca nera
1. I misteri (Pasolini, Montesi, Mattei, Sindona, l’Olgiata, via Poma…)
3. Le assassine (Rina Fort, Bellentani, Bebawi, Guerinoni, Annamaria Franzoni…)
4. I banditi (Salvatore Giuliano, Vallanzasca, la banda della Magliana)
6. I mostri (Quelli del Circeo, Stevanin, Ludwig, Pietro Maso, il cannibale di Rotenburg)
7. Gli impuniti (Vajont, Cermis, Moby Prince, Seveso, Stava, la strage di Ustica…)
8. Assassini improbabili (Alinovi, Ghiani-Fenaroli, il caso Ramelli, Nigrisoli, il bitter alla stricnina)
Il decreto anticrisi pieno di emendamenti
E il tutto tra una nomina di direttore di rete (Mario Orfeo), e la bocciatura (pardon, parere negativo) del CSM alla riforma del processo penale.
Sulla nomina di Orfeo, si era già scritto a suo tempo:
Sulla Stampa, per esempio, leggiamo che Orfeo, direttore del Mattino di Caltagirone (suocero di Piercasinando) potrebbe servire a “recuperare Casini al Pdl” e sarebbe sostenuto da una “cordata napoletana trasversale: Carfagna, Bocchino e in parte Quagliariello”.
23 luglio 2009
No, non è un santo
Scrive F. F., a proposito di chi sta dietro le accuse al cavaliere:
l’associazione Bo.Bi, alias Boicotta il Biscione, è operativa dal 1993 ed è giunta a contare settanta sedi; proprio Repubblica, il 26 novembre 1993, pubblicò i numeri di telefono e di fax dell'associazione e rilanciò questo invito:
«Smettiamo di comprare i giornali di Berlusconi e di fare la spesa nei suoi supermercati, ritiriamo la pubblicità dalle sue riviste e dalle sue televisioni, boicottiamo le sue reti tv». I recapiti del Bo.Bi. furono pubblicizzati anche a Il rosso e il nero di Santoro, sulla tv di Stato. Non risulta che «il Biscione» abbia mai denunciato nessuno. È un caso diverso?
Eh sì, è un caso diverso. Perchè quest'uomo è presidente del consiglio e a capo di Mediaset. Fa una bella differenza.
Solo una piccola minoranza di giornali parlano del caso D'Addario.
Pure in queste vicende, è finito indagato, il nostro sant'uomo.
Ma «la friabilità del quadro indiziario impone l’archiviazione».
Queste le vere domande, altro che quelle di Repubblica.
Cosa succede in Francia
Quando si arriva a gesti così estremi significa che la tensione generata dalla crisi ha superato la soglia critica. E di molto.Compito della politica, in situazioni delicate come questa, è non soffiare sul fuoco. Cercare il dialogo, a tutti i costi.
Grazie al cielo a questi gesti estremi non siamo ancora arrivati qui.Ma le stime della CNEL (che qualche giornale vorrebbe abolire) parlano chiaro: a rischio 500.000 posti.
Non prendiamoci in giro con le magie del piano case, delle misure anticrisi, dello scudo fiscale.
Forza Como
L'onorevole Daniela Santanchè, Vittorio Feltri e Marcello Dell'Utri. Voci non confermate parlerebbero di grossi nomi, su cui si farebbero pressioni per l'arrivo.
Ibraimovic.
Ronaldo (inteso Cristiano).
Si parla di un ritorno di Totò Schillaci e di un altro Totò di cui non si fa il cognome ..
Il Calcio Como ha smentito .. peccato.
Più vaccino per tutti
Le solite malelingue diranno che questa vicenda (H1N1) ricorda un pò la storia dell'aviaria (raccontata da Report), la pandemia che non esplose.
Ma che permise all'industria che produceva il vaccino Tamiflu (e ai suoi soci come Donald Rumsfeld) grossi guadagni.
Ma noi che malelingue non siamo, diciamo che il governo sa quello che fa.
Certo, poi una pensa alle tanti morti per amianto (e ai vertici della Eternit rinviati a giudizio), per polveri sottili, e qualche dubbio gli viene ..
22 luglio 2009
Le due guerre di Gian Carlo Caselli
Le due guerre. Perchè l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia.
Un piccolo libro, ma che contiene un mondo dentro.
I ricordi di una vita da magistrato passata (e non è la solita metafora) in trincea. Prima contro il terrorismo a Torino come giudice Istruttore, poi a Palermo, come Procuratore Capo.
Negli anni in cui l'Italia sembrava poter (e voler) vincere la sua battaglia contro la mafia: gli anni delle stragi e del sangue. Ma anche la stagione dei pentiti di mafia, che permisero lo smantellamento, almeno dell'ala militare di Cosa Nostra.
E quei processi che iniziavano a scalfire, a toccare il terzo livello: i rapporti tra mafia e politica.
Il processo a Contrada. Ad Andreotti (condannato per associazione mafiosa fino al 1980, reato poi prescritto), a Carnevale, a Mannino.
Perchè l'Italia è riuscita a sconfiggere il terrorismo, negli anni 70/80 e invece non è riuscita a fare altrettanto con la mafia?
Gian Carlo Caselli risponde a questa domanda motivandola con la differente natura tra Brigate Rosse e mafia.La mafia è dentro il sistema, non estranea. Non è estranea alla borghesia, alla politica, alla società.
Un libro pieno di ricordi: uno di questi dedicato alla sua scorta, anzi alle sue scorte. Quella che lo seguiva quando, come giudice istruttore dava la caccia ai brigatisti responsabili dei sequestri Amerio e Labate, dopo il 1974. Delle morti dei giudici Alessandrini e Guido Galli. E quella, molto più restrittiva e soffocante, degli anni di Palermo, affidata agli agenti dei Nocs.
Alla chiesa in Sicilia e ai tanti preti che, nelle loro omelie, si dimenticano di vivere in terra di mafia.
Un ricordo, che si capisce essere molto sentito da Caselli, è quello dedicato a tutti i colleghi morti nelle due battaglie combattute.
Emilio Alessandrini, ucciso da Prima Linea il 29/1/1979.
Guido Galli, ucciso da Prima Linea il 19/3/1980.
Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse a Genova l'8 giugno 1976 .
Vittorio Bachelet, vicepresidente del CSM, ucciso il 12/2/1980.
Bruno Caccia, procuratore a Torino ucciso dalle BR il 26/6/1983.
Felice Maritano maresciallo dei carabinieri ucciso dalle Br il 15/10/1974.
Rosario Berardi, maresciallo della polizia, ucciso dalle BR il 10 marco 1978.
Antonio Esposito (inventore dell'indagine catastale sui covi delle BR), commissario di PS, ucciso 21/6/1978.
Il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, capo della brigata antiterrorismo, che collaborò a lungo con Caselli. Prma di morire ucciso in via Carini il 3 settembre 1982.
Nel suo racconto della lotta alla mafia, Caselli racconta degli anni della mattanza: la morte dei giudici Chinnici; la nascita del pool e il maxiprocesso che mise alla sbarra decine di boss.
Le calunnie che iniziarono ad arrivare sul pool di Palermo, in particolare su Giovanni Falcone, Paolo Borsellino.
Il primo denigrato dall'articolo di Sciascia "I professionisti dell'antimafia", per cui fu malamente informato da qualche mala voce.Il secondo costretto ad andarsene da Palermo, per arrivare a Roma a capo del D.A.P.
Destino comune di tutti i magistrati che, nella lotta alla mafia, cercano di avvicinarsi ai fili che legano mafia e potere politico è quello di finire in un giro di calunnie. Finire loro, e non i mafiosi, sotto processo da parte della stampa, del parlamento a Roma.
Tanto eroi da morti, tanto denigrati, accusati, infangati da vivi, i nostri eroi. Tanto che viene da chiedersi se veramente ce li meritiamo.
Come si è vinta la battaglia contro il terrorismo?
Con la specializzazione e la centralizzazione. In una parola, il pool di Caselli.
Schema applicato, con successo, anche a Palermo da Chinnici prima e Caponnetto poi, contro la mafia.
E anche grazie ai pentiti.
Nei capitoli "visti da vicino", Caselli racconta del suo rapporto con alcuni pentiti delle Br: Patrizio Peci e Roberto Sandalo. Pentiti perchè resisi conto della sconfitta del terrorismo: inutile ripetere qui quanto male abbia fatto alla lotta dei sindacati, ai diritti dei lavoratori, tutto quel sangue e tutte quelle morti.
Una citazione particolare l'hanno meritata Alberto Franceschini, per il suo comportamento provocatorio e aggressivo, Mario Moretti l'enigmatico capo dell'ala militarista e Toni Negri, il cattivo maestro, e Silvano Girotto, infiltrato (con molti punti oscuri) dei carabinieri nelle Br.
Senza i pentiti, le BR forse non si sarebbero sconfitte: senza la legge sui pentiti, che garantiva benefici. E anche alla legge che permetteva la dissociazione (una soluzione "politica" la chiama Caselli) dei brigatisti.
Pentiti delle BR e pentiti di mafia. I secondi lo facevano non per motivi ideologici, ma solo quando capivano che in quel momento lo Stato (e non la mafia) era vincente nella battaglia.
Il fatto che oggi grossi pentiti di mafia non ce ne siano, fa capire da che parta penda l'ago della bilancia.
L'ultimo capitolo è una sorta di sassolino nella scarpa contro due senatori a vita su cui Caselli si è dovuto occupare, professionalmente parlando: Francesco Cossiga e Giulio Andreotti.
"Le parole sono pietre": pietre pesanti come gli insulti che Cossiga ha rivolto all'autore (in buona compagnia con tanti altri giornalisti).
Il motivo del risentimento è dovuto ad una vicenda avvenuta nel 1980.Dopo il suo pentimento, Roberto Sandalo raccontò dell'appartenenza a Prima Linea di Marco Donat Cattin, figlio di Carlo Donat-Cattin, figlio del vicepresidente della DC.
Dalle rivelazioni, emergeva una eventuale copertura data al terrorista: Caselli e il suo pool trasmisero gli atti al Parlamento, che negò l'autorizzazione a procedere.
Su Andreotti, Caselli ricorda la sentenza della corte di Appello, ribadita dalla Cassazione (che dovrebbe essere il massimo organo giudiziario):
"E, in effetti, siccome emerge dalla narrazione che precede, la Corte palermitana ha ritenuto provato che il sen. Andreotti avesse avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; che avesse, quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss; che avesse loro palesato una disponibilità, non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; che avesse loro chiesto favori; che li avesse incontrati; che avesse interagito con essi; che avesse loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, ad ottenere che le sue indicazioni venissero seguite; che li avesse indotti a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come appunto l’assassinio del Presidente Mattarella), nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati; che avesse omesso di denunciare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza."
Andreotti non è stato assolto dunque. Come non è inutile discutere e commentare questa vicenda, la sentenza e i suoi riflessi sulla nostra storia.
Il libro termina con uno sprone e una speranza,per il lettore e ai tanti giovani: "il futuro è dentro noi", sta anche a noi decidere come e in che mondo vivere. E il futuro non è immutabile.
Possiamo cambiarlo e vincere anche la guerra alla mafia.
Lo testimoniano tutte le associazioni e antiracket, antimafia, come Libera, Addio pizzo, Ammazzateci tutti.
Per ordinare il libro su ibs.
Il sito dell'editore Melampo.
Technorati: Gian Carlo Caselli