22 luglio 2009

Le due guerre di Gian Carlo Caselli - i diritti e i favori

"Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti.
Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".


Intervista di Giorgio Bocca al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa del 10 agosto 1982

Continua Gian Carlo Caselli, nel suo libro:

In altre parole, se i diritti fondamentali dei cittadini non sono soddisfatti, i mafiosi li intercettano e li trasformano in favori che elargiscono per rafforzare il loro potere. Così la mafia vince sempre. E i mafiosi ne sono ben consapevoli.
Lo spiegò con schietta brutalità Pietro Aglieri al pubblico ministero Alfonso Sabella
- Quando voi venite nelle nostre (sic) scuole a parlare di legalità e giustizia, i nostri (sic) ragazzi vi ascoltano e vi seguono. Ma quando questi ragazzi diventano maggiorenni e cercano un lavoro, una casa, assistenza economica, a chi trovano? A noi o a voi?.

Ecco, finchè i cittadini, invece dello Stato, troveranno soprattutto i mafiosi, finchè saranno costretti a essere sostanzialmente loro sudditi, la guerra alla mafia non sarà vinta.


Per ordinare il libro su ibs.
Il sito dell'editore Melampo.
Technorati:

Miracolo a Milano

Sensazionale: anche un immigrato regolare (come Mohamed) può fare l'autista dei mezzi ATM.
Sconcerto nella Lega "non è nemmeno capace di fare la polenta taragna ..".
Non è più la Milano da bere di una volta.Specie dopo l'ordinananza anti alcool (un successone?) del sindaco.

Che forse dovrebbe occuparsi un po di più di altri problemi.
La coca, ad esempio, che sembra coinvolgere un milanese su 3.
Come i derivati.
Come il caso del cavalier Zunino.

O come il rischio usura che affligge tanti commercianti. Come il proprietario del bar Loreto, impiccatosi domenica, dopo esser finito in mano agli strozzini.
Diceva Lucarelli, in una puntata di Blu Notte, che spesso dietro l'usura si nasconde anche il pizzo.

21 luglio 2009

Noi che non conosciamo la costituzione

[...]
Ignoranti come siamo, pensavamo anche che gli uomini delle istituzioni fossero soggetti a critiche, tantopiù legittime quanto più alti sono i loro scranni. Invece abbiamo ieri appreso dall’Augusta Favella che “chi mi critica non conosce la Costituzione”.
Insomma ogni critica alla sua Intoccabile Persona è lesa maestà, come nei regimi sovietici a lui tanto cari fino agli anni 50 (memorabile il suo elogio nel 1956, davanti al Comitato centrale del Pci, della repressione sovietica dei moti di Ungheria).

Pensavamo anche che il capo dello Stato non dovesse scendere nell’agone politico, per bacchettare questo o quello come un Capezzone o un Cicchitto o un Quagliariello qualsiasi.
Invece l’ha fatto con Antonio Di Pietro, reo addirittura di avergli chiesto di non promulgare leggi palesemente incostituzionali anziché chiosarle con la piuma d’oca.

Mal gliene incolse: Napolitano l’ha chiamato sarcasticamente “guerriero” accusandolo di “vano rotear di scimitarra”. Era dai tempi di Cossiga che un capo dello Stato non se la prendeva frontalmente con un leader dell’opposizione (fra l’altro isolatissimo e solitario, dinanzi a un governo strapotente e strafottente e a un’opposizione inesistente): solo che, contro Cossiga, il Pci di Napolitano chiese l’impeachment trattandolo da golpista.
Sui “guerrieri” alla Berlusconi & C. che roteano scimitarre tutt’altro che vane contro i magistrati e i giornalisti liberi, mai un sospiro dal Quirinale. Sui guerrieri alla Bossi & C., che ogni due per tre minacciano di “tirar fuori i fucili e i mitra” o di “oliare i kalashnikov”, ora contro i “comunisti” ora contro i “terroni” ora contro i “negri”, mai una parola dal Quirinale: un conto sono i fucili, i mitra e i kalashnikov, un altro le scimitarre.

Ignoranti come siamo, pensavamo che non rientrasse fra i compiti del capo dello Stato giudicare l’attendibilità di testimoni d’accusa in questo o quel processo: invece, ieri, Napolitano ha deciso che le nuove rivelazioni di Spatuzza, Riina, Ciancimino jr. e altri sui mandanti esterni delle stragi di mafia & Stato “vengono da soggetti per lo meno discutibili” e comunque non bisogna parlarne: secondo Napolitano quelle rivelazioni, totalmente ignorate da gran parte dei telegiornali di regime, “sono state accolte da un clamore un po’ eccessivo”. In effetti, ne ha financo parlato qualche quotidiano. La prossima volta, per favore, silenzio. Il Presidente riposa.

Le due guerre - terrorismo e mafia

Lo Stato ha saputo vincere la sua guerra al terrorismo "storico". Contro la mafia, invece, lo Stato (più esattamente alcuni suoi consistenti settori) ha accettato di perdere una guerra che si sarebbe potuta vincere.Ha accettato di perdere pur di socngiurare il salto qualitativo: dall'accertamento delle responsabilità dei mafiosi "doc", come Totò Riina, all'accertamento dei legami e delle collusioni esterne a Cosa Nostra. Perchè una guerra vinta e una interrotta?

I motivi sono tanti, uno in particolare: il senso di "alterità" del terrorismo rispetto alla società, alla vita di tutti i giorni, che ha permesso all'Italia di espellere la violenza politica dalla realtà del paese.
Con la mafia questo non è successo. O, perlomeno, non ancora.

Sia il terrorismo brigatista che la mafia sono forme di crimine organizzato. Ma aparte quesyo punto in comune, si tratta di fenomeni completamente diversi. Tuttavia, almeno in linea di principio, entrambi pongono gli stessi problemi dal punti di vista dell'attività di contrasto.

Le possibilità di successo, in un caso come nell'altro, aumentano quando si interviene contemporaneamente su tre versanti: quello tecnico-giuridico (investigativo-gidiziario); quello culturale, necessario per rendere l'opinione pubblica consapevole; e quello- assolutamente fondamentale - dell'aggressione non solo alle manifestazioni criminali, ma anche nelle radici profonde del fenomeno.

Sul piano tecnino, quale che sia il tipo di criminalità, si vince soltanto se si mettono in campo due parametri: specializzazione e centralizzazione. Specializzazione significa operatori che sviluppino continuamente conoscenze specifiche e affinino i metodi di lavoro, così da riuscire a penetrare le strutture da contrastare.Centralizzare significa convogliare in un unico motore di raccolta tutti gli elementi acquisiti nel corso delle varie inchieste, evitando il rischio di disperdere le opportunità di intervento che soltanto una visione non parcellizzata, ma incrociata e integrale, può consentire.

[Le due guerre, perchè l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia
di Gian Carlo Caselli, pagina 29].

Per ordinare il libro su ibs.
Il sito dell'editore Melampo.
Technorati:

Prossimo passo: la fusione nel PDL

Iscritti a - 600.000 nel PD
Di questo passo, la fusione nel PDL.

Auguri!
Come si vede, mica sono tanto c. gli elettori di sinistra ....

Ciancimino e la punta dell'Iceberg


Nel desolato mortorio della televisione estiva, ieri sera spiccava la puntata di Iceberg dedicata alle rivelazioni di Ciancimino sulla trattativa tra stato e mafia e sulle dichiarazioni di Riina ("l'hanno ammazzato loro...") su via D'Amelio.
Si è parlato dei tanti segreti e misteri di mafia. Presenti in studio Nando Dalla Chiesa (che è sempre un piacere stare ad ascoltare) e il giornalista Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano Spa.
In collegamento da Roma il sen. Luigi Li Gotti, Italia dei Valori - Commissione Giustizia, e Giuseppe Lo Bianco, coautore de "Agenda Rossa ..".

Si parlava, oltre che del papello, dell'agenda di Borsellino scomparsa; medesima sorte toccata ai documenti di dalla Chiesa rubati da una manina esperta.
Dei versamenti dallo Ior a Provenzano e Riina.
Ciancimino jr ha poi rivelato che anche «esponenti della Chiesa siciliana» accreditarono il padre presso la banca del Vaticano. «Ci sono stati alcuni vescovi siciliani che accreditarono mio padre presso gli istituti bancari del Vaticano»

Sarebbe il caso che, a cominciare dalle istituzioni, Mancino (allora ministro degli interni) e Napolitano in primis, iniziassero a fare chiarezza. E anche all'interno delle mura del Vaticano ...

Il link della trasmissione e il video.

Il risanamento di Risanamento

Richiesta istanza di fallimento da parte della procura di Milano per Risamento , l'immobiliare del cavaliere Luigi Zunino.
Ex furbetto del quartierino tutt'ora sotto inchiesta per false comunicazioni sociali e bancarotta.
Ieri sera si è dimesso da presidente del gruppo, in una riunione del Consiglio di Amministrazione.

Un suo fallimento trascinerebbe dietro se le banche creditrici (3 miliardi di debiti bancari ), come Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bpm e Mps, e forse avrebbe anche riflessi sui progetti di sviluppo di Milano. Come l'Expo.

Approfondimento da Il fatto:

Se il Tribunale accogliesse questa impostazione, sarebbe il '92 del sistema creditizio italiano: la Madre di tutte le magagne bancarie. Forse la fine dell'epoca dei "consulenti bancari" con il mantello da Risanatore.

Infine, come abitudine di questa rubrichina, vi faccio una domanda: visto che il patrimonio immobiliare di Zunino varrà almeno un 30% in meno di quanto è scritto nei bilanci e nelle delibere di fido, e visto che il maxi-debito impone maxi-vendite, chi si comprerà tutto quel ben di dio? E se per caso anche lo Stato, con i nostri soldi, parteciperà agli acquisti, siamo sicuri che comprerà a prezzi di saldo? Oppure in questo caso assisteremo alla solita stangata? Speriamo solo che su questa storia così emblematica non cali troppo in fretta il solito sipario dei giornali, che quando si parla di banche si annoiano in fretta.

20 luglio 2009

Lo zio Walter Cronkite

Morto a 92 anni il giornalista della CBS Walter Cronkite.
Famoso è rimasto il suo editoriale televisivo nel 1968, mentre era in corso in Vietnam l'offensiva del Tet, quando Cronkite dichiarò che la Guerra in Vietnam non poteva più essere vinta.
Leggenda vuole che il presidente Lyndon Johnson abbia commentato con amarezza: «È finita. Se ho perduto Cronkite, ho perduto lamericano medio». Johnson non si ricandidò alle successive elezioni presidenziali.

Nessuno ne chiese la cacciata. Altro paese l'America.

Altro paese anche grazie a giornalisti come Cronkite (lo zio), dalla schiena dritta, e non proni rispetto a chi governa.

Da noi, fa caso quanto è successo alla giornalista Rosaria Capacchione. Sotto scorta per aver scritto (quasi nel silenzio di altri giornalisti) dei casalesi. Candidata alla europee per il Partito Democratico, senza convinzione. Senza un grosso appoggio.
Si è vista superare da tre candidati di provenienza bassoliniana.
"And that's the way it is (e questo è quanto...)".

Il potere del cane di Don Winslow

Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane della mia vita.
Salmo 22,11


Un agente della DEA (l’agenzia antidroga americana) osserva la scena di un massacro perpetrato da una banda di narcotrafficanti messicani, in una sperduta fattoria in Messico: 17 persone, uomini donne e un bambino, sterminati, torturati perché creduti dei traditori e informatori della polizia.
Li ho uccisi io”, pensa l’uomo, Art Keller. Perché ho scatenato io questa guerra all’interno della federacion (il cartello di trafficanti di droga), li ho messi io uno contro l’altro, creando sospetti e gelosie.Vittime della mia crociata contro il narcotraffico, vittime della violenza bruta e animalesca che si annida all’interno dell’uomo. Che non conosce pietà . El poder del perro … il potere del cane.


In questo avvincente thriller, Don Winslow racconta la storia del traffico della droga, andandone a svelare i suoi lati oscuri, i patti occulti tra governanti e criminali in nome della lotta al comunismo (che dilagava tra i campesinos, vittime della povertà, della fame).

Droga, potere, soldi e politica criminale.
Da una parte i cattivi, dall’altra funzionari dello stato corrotti, mafiosi, uomini a libro paga dei patron della droga. Dall’altra poliziotti come Art Keller, deciso a sconfiggere il cartello dei Barrera nel traffico di eroina verso gli Stati Uniti. Una ossessione la sua, che lo porterà a perdere gli affetti della sua vita privata.
Killer irlandesi dalla testa dura, come Sean Callan, ai soldi della mafia delle famiglie newyorkesi.
Nora Hayden, una prostituta di lusso, che sa come illudere un uomo.
I Barrera, il vecchio patron Tio Barrera, il boss della Federación, il cartello che riunisce tutti i narcos messicani, e i suoi spietati nipoti, Adan e Raul.
Infine Padre Parada, un vescovo cresciuto in mezzo alla povertà, con idee vicine alla teologia della liberazione e dunque in contrasto con la dottrina ufficiale del Vaticano.
Il Vaticano dello IOR, dell’Opus Dei, dei patti col diavolo.

Le storie di tutti questi personaggi si intrecceranno nel corso dei vari eventi raccontati.
L’operazione Fenice in Vietnam: l’eliminazione da parte degli agenti della Cia dell’infrastruttura civile dei Vietcong.
L’operazione Condor in Messico: l’utilizzo degli esfolianti contro i campi di papavero per eliminare i vecchi boss della droga.
L’operazione Cerbero in sud america: l’appoggio e le armi ai Contras, per rovesciare con ogni mezzo il governo sandinista, rifornendo loro di armi. Armi in cambio di droga: la droga dal Messico in america, le armi dall’america al Messico.
L’operazione Nebbia Rossa in sud america: l’appoggio alle milizie governative di destra, con la benedizione della Chiesa e della Cia, finanziate dai cartelli di droga colombiani e messicane e sostenute dal partito di maggioranza messicano. Milizie usate per eliminare i guerriglieri nella giungla, di ispirazione marxista, e anche tutti i contadini che li appoggiavano.

Il NAFTA, l’accordo di libero scambio delle merci tra i paesi del continente americano. Che ha reso più agevole anche i flussi della droga.La svendita del paese ai narcotrafficanti: l’uccisione di funzionari elettorali, brogli nei voti, candidati finanziati dai trafficanti di droga.Una lunga guerra, quella combattuta da Art Keller e le persone del suo gruppo, per la sua ossessione contro i Barrera. Una guerra contro il traffico della droga, in cui spiega l’autore, si impiegano miliardi di dollari per irrorare i campi di eroina, ma anche i campi coltivati dagli agricoltori.
Miliardi per finanziare mercenari e milizie per attività di repressione (e sangue), per cercare di bloccare il flusso di droga in quella specie di colabrodo che è il confine tra USA e Messico.

Miliardi spesi per tenere in carcere i trafficanti, per tenere in carcere i responsabili dei crimini commessi sotto l’influsso degli stupefacenti, o per procurarseli.
Miliardi spesi per curare i non sintomi al problema della droga: più carceri, più polizia, più esercito. Poco o niente invece viene investito per campagne di informazione (sui sintomi della dipendenza da droga) e programmi di cura.
“Spendiamo quasi due miliardi di dollari per avvelenare i campi di coca e i bambini in una zona sperduta della giungla colombiana, e a casa nostra non abbiamo i soldi per aiutare chi vuole farla finita con la droga.”Il potere del cane è una storia di una guerra senza esclusione di colpi, una storia piena di morti, che tornano alla mente dei protagonisti come fantasmi del passato: “una guerra senza esclusione di colpi, che coinvolge sicari senza scrupoli e politicanti corrotti, i servizi segreti americani e la mafia, tra inganni, tradimenti, vendette spietate.”

Il link per ordinare il libro su internetbookshop.

Il sito di Don Winslow.
Le prime pagine del libro su Amazon.
Technorati:

Quel vuoto in via D'Amelio

Non c'erano esponenti delle istituzioni in via D'amelio. Ne di destra nè di sinistra.Pochi anche i palermitani, in via D'Amelio: solo i parenti delle vittime, ed esponenti delle varie associazioni antimafia. Quelle, per intenderci, che non vanno in video sui TG.
E' stato difficile perfino convincere le famiglie del palazzo dove morì il giudice Borsellino e la sua scorta, ad appendere delle lenzuola bianche.

Significa tante cose. Che la presunta lotta alla mafia, è solo una questione di facciata.
Se le persone, di fronte alla scelta tra lo stato e l'antistato, hanno preferito guardare dall'altra parte, vuol dire che la mafia ha vinto. O quantomeno, che può dormire sonni tranquilli.
Che l'accordo, o il papello, non è stato rigettato dalle istituzioni.
Che la lotta alla mafia, sia come contrasto o resistenza civile, sia come azione giudiziaria, è stata portata avanti da una minoranza coraggiosa, sempre più isolata. Di eroi.

E maledetto è il paese che ha bisogno di eroi.

E significa tante altre brutte cose. Se mettiamo assieme le idee di un partito del sud, separato dal resto dello stato. Idee che giravano anche nel 1993, quando il paese ha rischiato di diventare uno stato in mano alle narcomafie.

18 luglio 2009

Stragi di stato e stragi di mafia

A volte, trovare la differenza (tra mafia e stato), è veramente difficile.

Chi ha letto "Il ritorno del principe" sa di cosa si parla.
La mafia, in alcune regioni di Italia e presto anche nelle altre, è stata, lo è, e lo sarà, il braccio armato, il braccio operativo, del potere criminale.
Non un corpo avulso ed estraneo dallo stato: il braccio operativo per il controllo del territorio e dell'economia (criminale).

Intere regioni usate come serbatoio di voti, depradate, sfruttate, lasciate in mano alla criminalità.
Dove i tuoi diritti (per la sanità, per la scuola, per i serivi pubblici) diventano in realtà gentili concessioni fatte dal potente del tuo comune, del tuo quartiere.
Schiere di giovani, anche neolaureati, costretti ad emigrare per poter vivere, lavorare.
Qualcuno un giorno dovrà affrontare la questione meridionale.

Ad ogni ricorrenza per le stragi di Capaci, per via D'Amelio, si torna a parlare dei misteri dietro le stragi.
Ma voi potete pensare veramente che dietro i 500 kg di esplosivo (roveniente dalla Jugoslavia) sotto l'autostrada a Capaci, dietro il semtex in via D'Amelio, ci possano essere solo Totò u curto e zio Binnu Provenzano? Nino Gioè e Giovanni Brusca? Ma fatemi il piacere ..
E in merito alle volontà di tagliare i legami tra stato e mafia, leggetevi questo articolo, su magistrati (Patrizia Comito del tribunale di Crotone), imprenditori condannati per concorso esterno in mafia.
Pensate a tutti gli articoli in difesa di Bruno Contrada. Del senatore Andreotti.

Pensate veramente che sia stata la mafia ad entrare nella casa del generale Dalla Chiesa per rubare dalla sua cassaforte segreta le sue carte? Pensate che sia stato un mafioso a rubare l'agenda rossa a Paolo Borsellino?

Negli articoli dei giornali di oggi si parla della trattativa tra stato e mafia. Degli incontri tra Bernardo Provenzano, Gaetano Cinà (ma chi, quello di Dell'Utri? Si proprio lui), l'ex sindaco Vito Ciancimino e gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno e alcuni agenti segreti.

Servizi segreti, Castel Utveggio (da cui sarebbero partite alcune telefonate da e verso via D'Amelio), ex presidenti del Consiglio condannati e prescritti per associazione esterna mafiosa.
Lettere di un boss come Riina all'allora solo imprenditore Berlusconi, in cui gli veniva chiesto l'uso di una delle sue reti.
E il sospetto, o l'accusa, che fa il fratello Salvatore Borsellino, che dietro la morte di Paolo ci sia stato il suo opporsi alla trattativa. Al nuovo patto tra stato e mafia.

Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.
Paolo Borsellino, magistrato

Flagelli d'Italia


In Italia, in occasione degli anniversari dei morti di mafia, si torna a parlare della lotta alla mafia. In Parlamento abbiamo condannati, prescritti, indagati per mafia.
In Italia si chiedono sacrifici ai lavoratori, tagli alle pensioni. Ogni tanto anche di lotta all'evasione fiscale, ai paradisi fiscali. In parlamento abbiamo condannati, inquisiti, per evasione fiscale, corruzione, bancarotta.
In Italia si fa la lotta ai fannulloni, agli statali che non vogliono far nulla.
E intanto il parlamento ad agosto chiude. Ex senatori battono cassa a Palazzo Chigi pur di mantenere i privilegi.
Sapete quanto sono costati i doni fatti dal premier al G8 de l'Aquila (finanziati a spese degli sponsor, è vero)? 1.250.000 euro. 150.000 euro al pezzo. Quanto il costo di una casa, in Abruzzo.
I flagelli di Italia siete voi. Anche quando fate finta di non vedere. Anche quando vi indignate, ma poi stringete accordi sottobanco. Le grandi riforme da fare assieme?
Il ritorno del nucleare.
La RAI di stato in mano ai partiti.
Il finanziamento pubblico ai partiti. Ai giornali di partito. Alla chiesa ..

17 luglio 2009

Questione immorale

Dopo le parole del senatore Marino, sulla questione morale nel PD (dopo il caso del coordinatore del PD di Roma accusato di stupro), Pier Luigi Bersani aveva commentato: «Sono davvero dispiaciuto - spiega - . Cose del genere non le pensa di noi il nostro peggiore avversario».

Ecco.
Al senato, il PD ha presentato la mozione di Zanda e Carofiglio sul caso Berlusconi. E sono volate parole grosse tra Quagliarello e Zanda:
"E allora noi - ha proseguito il rappresentante del Pdl - presentiamo una mozione sulle vostre questioni morali: dalla Puglia a Bianchini, lo stupratore seriale".

Come avevo già detto, il nostro peggior avversario ne approfitterà.
Come andrà a finire il tema della questione morale? Scommettiamo che verrà messo tutto a tacere?

PS a proposito di precari.
La carica dei 307 "ex" punta dritto su Palazzo Chigi. Arzilli parlamentari di un tempo, capelli bianchi, ma nessuna voglia di farsi da parte, si preparano a difendere con le unghie i benefit di cui hanno goduto per una vita (viaggi gratis, essenzialmente) e che ora Camera e Senato si accingono a falcidiare. E per dimostrare di essere ancora "una risorsa della Repubblica" scrivono al governo Berlusconi, si mettono a disposizione e ottengono dal sottosegretario Gianni Letta il via libera al "reclutamento". Molti diventeranno consulenti. A titolo gratuito, si precisa, salvo eventuali rimborsi, ovvio.

L'intervista glaciale (censurata)


La "famosa" intervista censurata dalla Bignardi con Vauro e Borromeo.

Vengo anch'io, no tu no ..

La ricordate quella vecchia canzone di Jannacci ?
Vengo anch'io, no tu, no ..
Sentendo le dichiarazioni del gruppo dirigente PD all'autocandidatura di Grillo, mi tornava a mente quel ritornello.

Il PD non è un taxi.
Non è un bus.

Peggio ti senti quando leggi dell'uscita di Uolter su Craxi.

l'Antefatto "Uòlter Veltroni, in arte Hammamet":
Massimo D’Alema, che si accinge a riprendersi il partito travestito da Bersani, gli ha allestito una bella tavolata alla Fondazione Italianieuropei con campioni di trasparenza come il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi, imputato sia per il crac Parmalat sia per il crac Cirio; e, secondo Repubblica, sta tentando di convincere l’amico banchiere Vincenzo De Bustis - condannato a 6 mesi in primo grado nel 2006 a Teramo per la truffa della Banca 121 – per comprare la Roma Calcio.

Intanto il Pd ha concesso l’iscrizione al partito a Tommaso Conte, medico napoletano residente a Stoccarda, condannato in primo e secondo grado in Germania per abusi sessuali su una giovane paziente, che poi s’è suicidata. Una cosina da niente, mica come gli ostacoli insormontabili che impediscono di dare la tessera a Beppe Grillo.

In perfetta coerenza, anche Walter Veltroni ha voluto sottolineare il grande impegno del partito per la legalità: riabilitando Bottino Craxi in un convegno organizzato dalla figlia d’arte, Stefania, che ne ha subito approfittato per insolentire Veltroni (così impara). Secondo Uòlter, Craxi fu “un grande innovatore” perchè “interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando. La sua politica estera fu grande. Ci fu l’episodio di Sigonella, ma anche la scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare l’autonomia e la dignità del Paese”. Invece Enrico Berlinguer fece “sforzi insufficienti al processo di innovazione che bisognava mettere in campo”. Ad applaudire Veltroni c’era fra gli altri l’ex ministro della Malasanità Francesco de Lorenzo, ovviamente pregiudicato. Ora, è singolare che Uòlter preferisca Craxi a Berlinguer, visto che il primo distrusse il Partito socialista (il più antico partito italiano, a cent’anni dalla nascita), mentre se il secondo è ancora in piedi, pur ridotto ai minimi termini e col nome cambiato, lo si deve a Berlinguer e non certo ai suoi indegni successori. Ed è altrettanto singolare che non abbia trovato il tempo di ricordare, così, en passant, che Berlinguer morì durante un comizio davanti a migliaia di militanti, mentre Craxi morì in Tunisia, latitante, con due mandati di cattura pendenti sul capo e due condanne definitive a 10 anni complessivi per corruzione e finanziamento illecito, più varie provvisorie.

Insomma, che Berlinguer non rubava, mentre Craxi sì.

Ma, anche a volersi limitare alla figura politica di Craxi, la lettura veltroniana fa acqua da tutte le parti. “Grande innovatore”? Sotto il governo Craxi (1983-‘87) il debito pubblico balzò da 400 mila a 1 milione di miliardi di lire e il rapporto debito-pil dal 70 al 92 per cento. L’industria di Stato delle Partecipazioni Statali seguitò a succhiare ettolitri di denaro pubblico, accumulando passivi da migliaia di miliardi. Anche perché Craxi bloccò la privatizzazione della Sme avviata dal presidente dell’Iri Romano Prodi, difendendo a spada tratta i “panettoni di Stato”. E impedì poi a Prodi di cedere l’Alfa Romeo alla Ford (che l’avrebbe pagata), regalandola alla Fiat.
Nel 1978, durante il sequestro Moro, Craxi caldeggiò - fortunatamente invano - la trattativa tra lo Stato e le Brigate rosse, mentre Berlinguer giustamente si guidò il fronte della fermezza.

“La sua politica estera fu grande”? Nel 1985 Craxi sottrasse al blitz americano di Sigonella i terroristi palestinesi che avevano appena sequestrato la nave Achille Lauro e assassinato un ebreo paralitico, Leon Klinghoffer, gettandone il cadavere in mare; si impegnò a farli processare in Italia; poi fece caricare il loro capo Abu Abbas su un aereo dei servizi e lo lasciò fuggire prima nella Jugoslavia del maresciallo Tito e di lì in Irak, gradito omaggio a Saddam Hussein. “La scelta di tenere l’Italia nella sfera occidentale, senza intaccare l’autonomia e la dignità del Paese”?

Ancor più filoarabo e levantino dei democristiani, Craxi appoggiò acriticamente l’Olp, ancora ben lontana dalla svolta moderata, paragonando Arafat a Giuseppe Mazzini; spalleggiò e foraggiò il dittatore sanguinario somalo Siad Barre; e nel 1982, durante la crisi delle Falkland, si schierò addirittura con i generali argentini contro la Gran Bretagna appoggiata da tutto il resto dell’Occidente. “Interpretò meglio di ogni altro uomo politico come la società italiana stava cambiando”?

Craxi fu il primo a picconare la Costituzione in vista della “grande riforma” presidenzialista e ad attaccare la magistratura, proponendo di assoggettarla al governo. Prima con i decreti Berlusconi e poi con la legge Mammì consacrò il monopolio televisivo incostituzionale dell’amico Cavaliere, che fra l’altro pagava bene, cash. I

nsofferente al dissenso interno, insultò Norberto Bobbio (“ha perso il senno”) ed espulse dal Psi galantuomini come Bassanini, Codignola, Enriquez Agnoletti, Leon e Veltri, per circondarsi di faccendieri come Larini, Troielli, Giallombardo, Mach di Palmstein, Parretti, Fiorini, Chiesa e Cardella, e trafficare con Licio Gelli e Roberto Calvi, amorevolmente assistito dal suo consulente giuridico Renato Squillante. Oltre a decine di “nani e ballerine”, Craxi riuscì a candidare al Parlamento Gerry Scotti e Massimo Boldi, anticipando di vent’anni il velinismo berlusconiano. E’ questa l’innovazione che Veltroni attribuisce a Craxi, anziché a Berlinguer?

Misteri d'Italia o farsa d'Italia?

Come prendere le rivelazioni sulle stragi di mafia del 1992? La presenza di jack lo sfregiato ,il presunto 007 presente sui luoghi delle stragi .. ??
Sembra la solita farsa.

Nessuno conosce il suo nome. Tutti dicono però che ha "una faccia da mostro". è un agente dei servizi di sicurezza. Lo cercano per scoprire cosa c'entra lui e cosa c'entrano altri uomini degli apparati dello Stato nelle stragi e nei delitti eccellenti di Palermo.

Sembra che parlino di Andrea Sterling, l'inquietante personaggio dei noir di Sarasso ("Settanta" e "Confine di Stato")?

Tanto, passate le celebrazioni, le parole di circostanza dei vari onorevoli, ministri, ci si dimenticherà di tutto.

Il prezzo della sicurezza?

Carlotta è morta, investita da un'auto della polizia locale passata col rosso, a Firenze.

L´auto del nucleo antidegrado dei vigili nel viale procede verso piazza Beccaria. Alcuni raccontano che l´hanno vista rallentare, altri l´esatto contrario: che andava veloce. L´inchiesta aperta dalla procura dovrà chiarire la dinamica. Sulla Punto bianca ci sono quattro persone a bordo, tre vigili e, dietro, una giovane donna, cinese, appena fermata sul lungarno Dalla Chiesa, per sospetta prostituzione. L´emergenza è dettata dal fatto che quest´ultima è «agitata» spiegano dal comando e i vigili la stanno portando in questura per il fotosegnalamento. «Volete dire che quella sarebbe un´emergenza?» si chiede con rabbia un amico di Carlotta e di Edoardo. «Sono vigili urbani non la Misericordia, non c´era nessuno in fin di vita per usare i dispositivi di emergenza»

L'auto aveva fretta: avevano appena arrestato una prostituta (presunta).

Così, direbbe qualcuno, si è trovata nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

No: mi dispiace. C'era veramente tutta quell'esigenza di fare in fretta?
E' questo il prezzo da pagare per la sicurezza, per la tolleranza zero?

16 luglio 2009

Gioventù bruciata


L'articolo del corriere sulla generazione "nè nè".

Giusto accanto all'articolo sull suora in topless ..

Il nuovo calendario di Cristina dal Basso ..

Le foto di Corona e Belen...

Qualche articolo di cronaca ...

E, di nascosto, anche i casi di cronaca dimentica.
La morte di Aldrovandi.
La morte dell'attivista russa Natalia Estemirova.

Il potere del cane – operazione Cerbero

Cerbero, l'animale mitologico a guardia dell'inferno.
Cerbero è anche il nome, inventato nel libro, di una operazione segreta della CIA, di cui risponde direttamente al presidente USA, Reagan.Siamo nel 1985, il muro era ancora lì, come Cuba e il governo Sandinista in Nicaragua.
Obiettivo della missione: rovesciare con ogni mezzo il governo sandinista, rifornendo di armi i Contras.

Il colloquio nella giungla tra il crociato, il poliziotto della DEA Art Keller e il capo della Cia in sudamerica, Hobbs.

- Secondo te a cosa somiglia? - Gli chiede

- A me, dice Hobbs – sembra il muso di un cammello. Conosci il vecchio proverbio arabo: se un cammello infila il muso dentro la tenda, te lo ritrovi tutto dentro? Così è il Nicaragua: il muso del cammello comunista nella tenda dell'America centrale. Non un'isola come Cuba, che possiamo controllare con la nostra flotta, ma una parte del continente americano. Come te la cavi in geografia?

- Discretamente.

- Allora saprai – prosegue Hobbs, - che il confine meridionale del Nicaragua – quello che abbiamo di fronte – è a poco meno di cinquecento chilometri dal canale di Panama.
Oltre il confine nord ci sono l'Honduras e il Salvador: due nazioni instabili, entrambe in lotta contro l'insurrezione comunista. E lo stesso vale per il Guatemala, che potrebbe essere la prossima tessera del domino a cadere. Se sei bravo in geografia, saprai che soltanto un piccolo di giungla montuosa e di foresta pluviale separa il Guatemala dagli stati meridionali del Messico: lo Yucatan, il Quintana Roo e il Chiapas. Sono stati prevalentemente rurali, poveri, abitati da popolazioni oppresse e senza terra, prede ideali di una rivoluzione comunista. E che succede se il Messico cade in mano ai comunisti, Arthur? Cuba è già abbastanza pericolosa: prova soltanto ad immaginare un confine di tremiladuecento chilometri tra noi e uno stato satellite della Russia.[..]

- E poi che fanno, conquistano il Texas?

- No conquistano l'Europa occidentale, - ribatte Hobbs, -perchè sanno – ed è vero – che nemmeno gli Stati Uniti hanno risorse militari o finanziarie sufficienti a difendere un confine di tremiladuecento chilometri con il Messico, e anche con il passo di Fulda.

- E' assurdo!

- Credi? - domanda Hobbs. - I nicaraguensi stanno già esportando verso il Salvador le armi destinate al FMLN (Fronte di Liberazione Nazionale Martì). Ma senza arrivare a questo, basta pensare al Nicaragua: uno stato satellite dell'Unione Sovietica nel cuore dell'America Centrale. Immagina i sommergibili sovietici di stanza sulla costa del Pacifico davanti al golfo di Fonseca, e sulla sponda atalntica lungo il Golfo del Messico.[..]Non possiamo permettere che il Nicaragua continui ad essere uno stato satellite dell'Unione Sovietica. E' molto semplice. I Contras sono disposti a occuparsi della questione, o forse preferiresti che fossero i ragazzi americani a combattere e morire in quella giungla, Arthur? A te la scelta.
- E' questa la scelta che mi lasci? Contras spacciatori di droga? Terroristi cubani? Squadroni della morte saladoregni che massacrano donne, bambini, preti e suore?
- Sì è gente brutale, feroce e mlavagia, - ammette Hobbs.
- Peggio di loro ci sono solo i comunisti.


Il link per ordinare il libro su ibs.
Il sito di Don Winslow.
Technorati:

Piccole e grandi opere in Lombardia

In vista dell'Expo del 2015, il comune si porta avanti.
Inaugurato ieri il tunnel di Porta Nuova (sul cui progetto pende un ricorso dei cittadini al Tar), dal sindaco di Milano Moratti.
Il sindaco, in merito ai fondi governativi, aveva detto: "Milano non ha nessuna criticita' nei confronti dei finanziamenti che il Governo ha garantito".
Eppure il Cipe ha rinviato a settembre la discussione sulle nuove linee del metrò (e dunque non ha dato il via libera).
Ma Formigoni rassicura: "Avevamo previsto che il Cipe venisse a settembre, cio' non portera' nessun giorno di ritardo sulle opere".
In Lombardia è passato il piano case: la legge che permette ai possessori di villette o palazzine di ampliare i volumi.
Case e cemento. Poi arriva un'alluvione (imprevisto e pesate, per carità) e mette in ginocchio la città di Varese per l'esondazione dell'Olona.
Forse una maggiore cura al territorio ...
Nel frattempo, alla conferenza dei servizi si discute (o si è già discusso) anche della discarica di amianto di Treviglio.