21 giugno 2015

Ricominciamooo …

Renzi si era scelto l'opposizione: se non votate PD (cioè me), dopo c'è Salvini o Grillo (e non Landini o qualcosa alla sua sinistra).
L'opposizione più comoda era Salvini: un partito che prende voti grazie alle presenze televisive e alle campagne anti-immigrati. Che da solo non potrebbe mai vincere le elezioni.
Avevamo dato il nazareno per morto troppo presto.

È bastato che Berlusconi avvicinasse Salvini, che Lega e FI trovassero un'intesa in Liguria, in Veneto e al comune di Venezia, per risvegliarlo sto nazareno. 
Ed ecco tornare il vecchio amore. Il patto del nazareno, proposto da B. per vedere l'effetto che fa, ma che serve a tutti e due.
A B. per togliersi di mezzo un candidato che rischia di oscurarlo (e a mangiargli sempre più voti al nord).
E a Renzi servono i voti di B. (oltre a quelli di Verdini) per quelle riforme da usare poi nei suoi slogan pubblicitari.
Ad entrambi interessa tenere a distanza il M5S.

Falso in bilancio? Fatto ..
Ecoreati? Fatto ..
Voto di scambio? Approvato ..
Riforma del lavoro? Fatta, e i numeri danno ragione ..

E ora c'è la scuola, il Senato, il sistema fiscale.
Tutte riformicchie per cui si ripete, approviamole, tanto poi le possiamo sempre rivedere.
E dove, visto che il Senato si vorrebbe pure abolire?
La storia recente insegna che pessime riforme, oltre a lasciare danni enormi alle spalle, poi non vengono mai abrogate.
Vi ricordare le leggi vergogna?
Quante ne abbiamo abolite?


Ah già, oggi B. è uno che fa le riforme assieme ai progressisti.

PS: da quanti giorni De Luca (non)governa La Campania?

20 giugno 2015

Come ti costruisco il clima d'allarme


Quella della Boldrini alla stazione Centrale di Milano è stata solo un sfilata, gli immigrati manco li ha visti. Questo scrive Il giornale sull'iniziativa del presidente della Camera. Certo, nessun altro politico di primo piano (Renzi, Alfano..) ha voluto presentarsi fisicamente alla centrale, anche solo per dire grazie ai volontari.
Forse per non offuscare la sfilata della presidentessa?

Frotte di immigrati con la scabbia siaggirano per i lidi romagnoli e toscani, servono i vigilantes per tutelare l'incolumità dei bravi italiani. Anche questo si scrive sui giornali di destra. Panico scabbia tra i gestori dei lidi e gli albergatori. Perché sti immigrati non si accontentano di una baracca: vogliono un hotel a 5 stelle, tre pasti, idromassaggio .. non è vero, ma a furia di ripeterlo... Per la cronaca, a Cesenatico sono arrivati solo 70 profughi.

Domani il raduno di Pontida, il primo della lega nella nuova veste nazionale, arriveranno pullman anche dal sud. Salvini ci fa sapere che si è ora circondato di professori universitari per il suo programma. Pare anche che, oltre alle immagini, ci sarà anche dello scritto.

Il ministro Alfano vuole chiudere (speriamo non con le ruspe) i campi rom. Tanto viene criticato in Italia perché troppo tenero, tanto criticato in Europa perché un intervento su base etnica.

Prendeteveli a casa vostra, ti dicono quelli che non vogliono spendere un euro (o un baiocco, o un calderolo..) per dare una sistemazione dignitosa ai profughi.
E io rispondo, andando oltre a quello che dice Cecilia Strada: prendetevi voi a casa vostra gli evasori e pagate le tasse per loro. Prendetevi a casa vostra i Buzzi e i Carminati. E tutti i tangentari attorno ad Expo e Mose.
Perché sono anche stanco di ripeterlo: non abbiamo le case per gli italiani, per quelli che hanno perso un lavoro e non riescono a pagare il mutuo o l'affitto?
E pensate veramente che tutto questo sia colpa dei profughi dalla Siria, dall'Eritrea, dal Ghana, dalla Nigeria?
Se li sono rubati loro i soldi di mafia capitale (il 2% della spesa del comune di roma capitale)? Le tasse che si perdono per gli evasori  parziali e totali (1 italiano su 4 guadagnerebbe meno di 10mila euro) ? I soldi sprecati a Venezia dal consorzio del Mose (e perfino la buonuscita a Mazzacurati)? I costi extra per Expo che non rientreranno mai coi biglietti?

Ah, oggi è la giornata del rifugiato. Quello che quando arriva da solo fastidio a vederlo. Aiutiamoli a casa loro, dicono. Magari sarebbe sufficiente non sfruttarli o non vendere armi ai signori della guerra.
Perché anche noi italiani quando abbiamo avuto bisogno, siamo andati all'estero. E non sempre ci siamo comportati bene.
Se non ci fossero, questi immigrati, quante carriere politiche ci saremmo persi?

Se fosse vivo Sciascia oggi scriverebbe dei professionisti dell'anti-immigrato.  

19 giugno 2015

Se non c'è nulla da nascondere

Dice Squinzi che se uno non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere:"Chi ha la coscienza pulita non dovrebbe temere nessun tipo di controllo, non deve aver paura di controlli a distanza". 
Si riferisce alla norma nel decreto attuativo del jobs act dove si parla di telecontrollo.
Il ministero poi chiarisce:
La nota chiarisce diversi punti della norma: innanzitutto non ci potrà essere alcun controllo senza un precedente accordo sindacale o un’autorizzazione “della Direzione territoriale del lavoro o del ministero”. Gli stumenti utilizzati su tablet, pc e smartphone poi, non devono assolvere la funzione di controllo fine a se stesso, ma “possono essere installati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale“. Che il controllo non sia fine a se stesso è ribadito dal ministero: “Non si autorizza nessun controllo a distanza. Si chiariscono solo le modalità per l’utilizzo degli strumenti tecnologici impiegati per la prestazione lavorativa ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti con questi strumenti”.
Alcune domande: chi controllerà che non ci saranno abusi?
Anche dopo la norma in legge di stabilità sugli sgravi per i nuovi contratti si era detto che nessun imprenditore avrebbe licenziato per riassumere e prendersi così i soldi. Invece ..
Secondo: comunque il dipendente dovrà dare il suo beneplacito. E se non lo da all'azienda? Rischia delle ritorsioni?
Magari il demansionamento. Magari di essere licenziato senza giusta causa e vedersi monetizzato il licenziamento..
Non è una bella cosa.

E' un'altra norma che rende sempre più squilibrato il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore.
Infine, una mia considerazione, riprendendo la frase del presidente: come mai se non c'è nulla da nascondere, temete così tanto la reintroduzione del falso in bilancio?
Siamo maliziosi a pensar male?

Servizio pubblico – rosso di sera! (da Firenze)

Può piacere o meno, Michele Santoro. Ma è uno dei (pochi) giornailsti che ci ha sempre messo la sua faccia. Uno di quei giornalisti che c'era, c'è e che probabilmente ci sarà ancora.
Anche se non con questa versione di Servizio pubblico.
C'era ai tempi di Falcone, quando la mafia uccideva Libero Grassi.
C'era ai tempi del processo a Dell'Utri per mafia.
Dopo l'editto bulgaro non c'è stato, per un lungo periodo.
È tornato in Rai grazie ad una sentenza di un giudice, non perché la Rai (dei partiti, non solo di Berlusconi) lo rivolesse.
Con Annozero prima e Servizio pubblico poi si è occupato di corruzione, evasione, del traballante governo Prodi bis, del ritorno del caimano.
Degli scandali della ricostruzione dell'Aquila, del caso D'Addario, della trattativa stato mafia, degli immigrati sfruttati e schiavizzati, dell'emergenza rifiuti in Campania, delle periferie italiane che si stavano trasformando in una bomba sociale ..

Santoro (e Travaglio e Vauro e gli altri giornalisti) sono stati accusati di fare sciacallaggio, di fare audience sulle disgrazie, di fare cattivo giornalismo, di spiare dal buco della serratura la vita dei politici. Sapete parlare solo di scandali, ruberie, mazzette ..
Chi si indignava era tacciato di antipolitica.
Berlusconi? Ma è morto e l'avete fatto risorgere.

La storia ha dato ragione a questi giornalisti.
Quando voi ipocriti ve ne renderete conto (se avrete l'onestà intellettuale), sarà troppo tardi.
Ieri sera, la puntata speciale, “Rosso di sera”, con tanti ospiti: giornalisti, cantanti, attori .

La copertina:
Veramente pensate che io sia un tribuno? Sono solo un corpo usato come macchina da scrivere, che va inscena con quello che pensa. Prima di me c'è stato Zavoli, poi la mia banda, la piazza che ha frantumato lo schermo con le sue verità. In tanti ci hanno imitati, perché non si imita l'anima: noi siamo Libero Grassi, noi siamo quelli chiamati servi di Milosevic, lasciato soli su quel ponte. Noi siamo Buscetta, Spatuzza, D'Addario. Quella che chiedeva come fate a governarvi da uno che si circonda da prostitute.
Noi siamo i referendum per dare ai cittadini il potere di scegliere i politici, quello dell'acqua.
Il referendum che fu un terremoto e il PD non cambiò niente: quel Pd se ne fregava degli immigrati usati come schiavi, a Rosarno ma anche nelle grandi organizzazioni di Milano. Anche ad Expo hanno lavorato lavoratori immigrati.
Per vincere Bersani, non andò a Servizio pubblico e perse.
Andò Berlusconi e chiesero di non farlo parlare. Ma noi siamo una macchina da scrivere.
Il censore chiedevaa noi il diritto di parola: il censore ha perso, significa che era già finito.
Invece i giornali dissero che B. aveva vinto. Solo perché aveva spazzolato una sedia come segno di disprezzo.
Ma penso che siamo un popolo di coglioni, specie quelli che sono vicini a me.
La destra perde le elezioni, il PD e il M5S hanno il 60%, possono fare tutte le leggi e rovesdciare il paese … e invece ci dicono che B. ha vinto, grazie a noi.
Renzi non viene qui, preferisce Verdini a Landini.

Renzi mi ha chiamato per farmi un in bocca al lupo, ma glielo faccio io: in questa piazza poteva starci lui, e allora faremo una prossima serata, a Pontassieve.
A noi 'o presepe non ce piace, a noi piace il rosso!


Bertazzoni.
“La sinistra non ci rappresenta .. Renzi? Un democristiano...”. A Firenze non tutti lo amano.
Gli 80 euro come Lauro che dava la scarpa destra.
Renzi? So tutti uguali.. siamo italiani purtroppo.
Mi fanno 'acare .. tutti sti privilegi …
Renzi fa bene, cerca di cambiare le cose (qualcuno lo apprezza).

Toni il barbiere: prima votava per chi volevo, ora voto per Renzi.
La versione di E la chiamano estate di Martino: “e la chiamano estate, questa estate senza soldi ..”.

A Villa Torlonia il Duce pratica ogni tipo di sport ..”
Travaglio legge degli articoli di giornale, presi da Slurp.
il rituale del selfie non è stato negato a nessuno ...”
Il Renzulpop: comunque per la cronaca Fantozzi non era in gita aziendale sulle Dolomiti.

De Angelis: come stanno le cose nel governo?
Renzi ha dato le colpe agli altri, alla sinistra, a quelli che sono andati in tv e non hanno spiegato. E ora basta Renzi 2, che media (?) e via col Renzi 1.
Si riparte dall'uomo solo al comando, e si riparte rottamando Marino.

Renzoni: se andiamo avanti così si va a sbattere, senza una classe dirigente vera si va allo sbando.
Ormai il PD viene percepito come il partito di sistema e ai ballottaggi si coalizzano gli anti renzi.
Renzi ricorda Berlusconi quando perdeva alle amministrative.
Renzi vuole degli yes man attorno: l'aria a Palazzo chigi è irrespirabile, anche Guerra se ne è andato.
Si parla di una terza retata di mafia capitale con dentro parlamentari del PD.. sarà la fine?

Ogni anno ci sono 135mila cattedre scoperte, servono insegnanti per gli immigrati, le assunzioni sono necessarie. Smettila di fare il ragazzino capriccioso che si porta via la palla se non si vota la sua legge. È un ricatto sulla pelle dei precari della scuola.
Non barattiamo la scuola della Costituzione con le assunzioni: la scuola non deve essere differenziata, non deve dividere.
La tua scuola, Renzi, sarà quella delle poche scuole di serie A, con insegnanti migliori coi finanziamenti detassati dallo stato.
Il giochino di dividerci, di metterci contro i genitori non ti è servito: abbiamo difeso la nostra funzione sociale, che è la buona formazione per tutti.

Danilo 22 anni studente: studiare sta diventando un costo, è una vergogna nel nostro paese. La riforma non mette un euro per il diritto allo studio, la scuola sta diventando una scuola per pochi, per chi se la può permettere.
Si deve dare a tutti le stesse possibilità: oggi si dice che è formativo andare a scaricare cassette, ma non è formazione. Non si deve andare a studiare in aziende che inquinano.
La mia generazione vuole cambiare il paese e la scuola: questa sta diventando una palestra di competizione, non educa alla cittadiinanza.
Servirebbero investimenti veri, almeno al 6% del PIL.
Vogliamo cambiare il modello del paese, per non essere costretti ad andarcene.

Serena e le licenziate del call center ex People care: 341 licenziate senza lavoro e dignità.
Dal 1 di giugno 341 donne, mamme mogli e fidanzate sono a casa e ora stanno combattendo, presidiando il call center, perché noi alla fine vinceremo!
Il lavoro ci serve, ci spetta.
Il lavoro ci è stato tolto perché, si dice, costano. Ma è stato delocalizzato spostandolo in altri posti.
Tu stato devi fare le regole per farmi lavorare qui in Italia: cosa si dice ai figli? Io me lo guadagno il mio lavoro, perché mi piace, è gratificante.
Se la voce non è arrivato a qualcuno, urleremo più forte.

Donne che prendono da 600 700 euro: vlogliono guadagnare di più su di loro. E noi non ci stiamo!
Per vincere serve stare tutti assieme.

La storia della cooperativa Cesi: fondata da muratori che votavano PCI.
La cooperativa sta fallendo: non sono stati aiutati dal partito e dalla lega delle cooperative.
La cesi è stata usata per fare speculazioni immobiliari: il buco da 970 ml di euro nasce da queste società esterne.
Non avete vigilato, dice la lega delle coop.

Sabrina Ferilli: sono di sinistra perché penso che senza sinistra il paese vivrebbe peggio ..

1978, il ricordo di quando papà Enrico, dopo il rapimento e l'uccisione di Moro: il pericolo del terrorismo, le lettere dalla prigionia di Moro strazianti, l'idea di non accettare la trattativa.
Il padre si sentiva uguale al compagno di base e viceversa: tutti sentivano di lavorare per un progetto comune, che doveva migliorare la società.


Alberto Menichello, l'autista di Enrico Berlinguer, poi caposcorta, accompagnò la sorella per due anni, dopo la morte: era diventato uno di famiglia.
La parola d'ordine dei politici di oggi, vincere: Berlinguer aveva un rapporto diverso con la vittoria e la sconfitta. La vittoria l'auspicava, solo che diceva che si possono anche attraversare momenti di successo e bisogna essere pronti ad affrontarli.
Il rispetto per gli avversari, non c'erano mai gli insulti, si combattevano ma si rispettavano.
Come Almirante che diede omaggio ad Enrico, il giorno dei funerali.

Mafia capitale: erano tutti a libro paga, i politici, destra e sinistra, pagati tramite le fondazioni, tramite le cene elettorali. E le tangenti.
È la politica che funziona così, si difende Buzzi.
Se parlo di Mineo cade il governo...

Sandro Ruotolo: l'intervista che non si doveva fare con Carmine Schiavone. Le scorie nucleari sepolte sotto terra.
Sandro non insistere, altrimenti fai la fine di Ilaria Alpi”.
Il tema dei servizi segreti, coi casalesi: “di queste cose non è ancora arrivato il momento di parlarne, rischiamo di saltare in aria tutti e due”.
Si stava parlando del presente e del futuro, con Schiavone: aveva paura di toccare questi tasti.


La storia del casalesi si lega con la terra dei fuochi, con una coop rossa di Modena che tratta coi casalesi per lavorare in Campania, a Ischia.
Le minacce di Zagaria contro Ruotolo: la forestale scava nella discarica indicata da Schiavone.
Scopre residui di lavorazioni dall'edilizia, amianto, fanghi,rifiuti di ogni genere.

Sotto la Richard Ginori ci sarebbe la più grande discarica industriale d'Europa: solventi chimici, metalli, vernici.
Si parla di 30 ml di tonnellate di rifiuti sotto la terra dei casalesi: lo stato ha trattato coi casalesi durante l'emergenza dei rifiuti in Campania.
Questi rifiuti nascono dall'evasione fiscale: questo sistema industriale è marcio, taglia e non mette a bilancio i costi per lo smaltimento dei rifiuti.

L'intervento di Landini:
Maurizio Landini viene accolto dalla piazza che ribolle e si lancia all’attacco delle idee di Renzi per rilanciare l’occupazione: “L’impresa va ripensata completamente. A diversi imprenditori ho detto: ‘Non si può essere ricchi e scemi per più di due generazioni’”. Poi mette nel mirino la Fiat: “Hanno cercato di cancellarci ma siamo il primo sindacato in tutte le votazioni. I tedeschi vengono a comprare marchi come Ducati e Lamborghini e fanno accordi con la FIOM: lì puoi lavorare a tutte le ore che vuoi, ma il lavoratore è rispettato. Alla Fiat questo non succede.


18 giugno 2015

La casa del giudice di Georges Simenon

Incipit
«Cinquantadue, cinquantasette, cinquantotto ...» contava Maigret.Non che volesse contare. Gli veniva automatico. Aveva la testa vuotata, le palpebre pesanti.«Sessantuno, sessantadue ...».Gettò un'occhiata fuori. I vetri del Café Francais erano smerigliati a metà altezza. Al di sopra si vedevano soltanto alberi spogli della piazza e pioggia, ancora pioggia.«Ottantatrè, ottantaquattro ..».Stava lì, in piedi, con la stecca da biliardo in mano, e si vedeva riflesso intorno negli specchi del caffè.Le Flem, il proprietario, continuava la sua partita senza aprire bocca, con disinvoltura, come se fosse del tutto naturale. Passava da una sponda all'altra del tavolo verde, si chinava, si raddrizzava, seguiva le palle con sguardo assente.

Un indagine del commissario Maigret lontano dalla sua Parigi, dal Quai des Orfèvres e anche distante dalle sue consuete modalità di lavoro.
Relegato in Vandea dopo una promozione rimozione a commissario capo a Lucon (per non meglio precisati problemi legati ad una passata indagine), Maigret passa le sue giornate a contare i giorni, ad osservare i paesaggi fuori dalle finestre, giovando al biliardo.
In una di queste giornate, di un gennaio umido e piovoso, si presenta nel suo ufficio la signora Didine Hulot, una di quelle signore un po' impiccione che passano il tempo ad osservare la vita degli altri.
Nella casa del giudice Forlacroix, ad Anguillon, c'è un cadavere. Lo ha visto il marito, salendo su una scala che affaccia su una stanza della sua casa: un uomo, forse, fermo per terra, immobile.
I due hanno tenuto d'occhio il giudice e ora temono che, con la bassa marea, voglia disfarsi del cadavere, gettandolo in mare ….
Inizia così, in modo quasi comico, un'indagine quasi onirica, per l'atmosfera che si crea tra l'investigatore e il principale sospettato.
L'ex giudice di pace che viene sorpreso, quella sera stessa, mentre sta trascinando un sacco che contiene un cadavere.
Un attimo dopo l’inverosimile accadde. L’uomo era di nuovo lì, curvo su una lunga massa che trascinava nel fango.Doveva essere pesantissima. Fatti quattro metri si fermò a riprendere fiato. La porta di casa era rimasta aperta. Mancavano ancora venti o trenta metri al mare.
«“Ah...”».Intuirono quel gemito e lo sforzo di tutti i muscoli. La pioggia continuava a cadere. Aggrappata alla manica di Maigret, la mano del doganiere tremava in modo convulso.«“Vede!...”».Eh sì! Era andata proprio come aveva detto la donna e come il doganiere aveva previsto. L’ometto era senz’altro il giudice Forlacroix. E quello che trascinava nel fango era certamente il corpo inerte di un uomo!.

Maigret si ritrova ospite in quella stessa casa dove sarebbe pure avvenuto un crimine e, senza che se ne renda nemmeno bene conto, si ritrova immerso in una sensazione strana, lontana mille miglia dalla realtà: il padrone di casa lo invita ad entrare, gli offre un liquore .. non ha quell'atteggiamento che ci si aspetta da un sospettato. Come se dentro quel sacco non ci fosse un corpo:
Fu in quel preciso momento che Maigret si rese conto della situazione. Vide se stesso sprofondato in una poltrona, le gambe allungate verso il fuoco, a riscaldare il suo Armagnac nel cavo della mano. Si accorse di non essere lui a parlare, a fare domande, bensì quell'ometto minuto e calmo, lo stesso che, pochi istanti prima, stava trascinando un cadavere verso il mare.

Chi è il morto e chi lo ha ucciso?
Che segreti nasconde quella casa, la casa del giudice, dove vive assieme alla figlia Lise, chiusa a chiave nella sua stanza, per impedire a lei di uscire o forse ad altri di entrare …
Un'indagine che rimette in moto Maigret e gli permette di uscire anche dalla noia in cui rischiava di sprofondare dopo quei mesi di esilio:
Da quanto tempo non gli capitava più di entrare in una casa, come aveva fatto poco prima, di fiutare intorno, di camminare avanti e indietro, grave e paziente , finché l'anima e delle persone e delle cose non avesse più segreti per lui?”

Certo, qui ad Anguillon, un piccolo villaggio dove tutti vivono grazie alla pesca e agli allevamento di molluschi, non può affidarsi alla sua ben rodata squadra:
Un po' di nostalgia la provava, certo. A Parigi avrebbe avuto a disposizione tutta la sua squadra, ragazzi in gamba che conoscevano i suoi metodi, e con i quali non aveva bisogno di aprir bocca: Lucas appena promosso di grado, Janvier, Torrence, quelli della scientifica ..Qui, invece, dovettero aspettare fino a mezzogiorno l'arrivo del fotografo, e il gendarme messo di guardia davanti la casa del giudice squadrava i passanti con un'aria così truce che al caffè all'angolo subodorarono subito qualcosa.”

Qui l'indagine si svolge tutta dentro quelle quatto case del paese: l'albergo dove alloggia, la casa del giudice, quella del figlio Albert, che vive per conto suo .. e si dovrà far aiutare dai due coniugi Hulot, dall'ispettore Mejat (con le sue scarpe dal colore bizzarro).
Un mondo chiuso, come quello dentro le palle di vetro che, se le rovesci, vedi scendere la neve. Un mondo dove tutti si conoscono e dove ogni azione si ripete, giorno dopo giorno, da anni, grazie a secolari tradizioni.
Un mondo che nasconde storie di amori e sofferenze, che riguardano direttamente la famiglia Forlacroix: i problemi di mente della figlia Lise, l'odio del figlio Alberto verso il giudice. E anche vecchie storie di tradimenti e di abbandoni ...
E' lo stesso Albert che suggerisce al commissario di indagare su un certo Marcel, un altro pescatore del paese, innamorato di Lise nonostante l'aspetto e i modi rozzi.
Sospetti che si aggravano, dopo la scomparsa del ragazzo ..
Ma questo non spiega il perché del delitto né chi sia il morto e nemmeno riesce a dare una spiegazione a quell'atmosfera che si respira dentro la casa, di opulenta agiatezza:
Insomma, una persona dai modi raffinati, colta, pacifica, al termina di una partita a bridge si trova quel gigante di figlio seduto sull'ultimo gradino della scala e non si sorprende minimamente...Il mattino dopo apre una porta e scopre il cadavere di uno sconosciuto, anzi, di un uomo assassinato.Non si scompone, non ne parla con nessuno, va a fare la solita passeggiata con la figlia!Aspetta che la marea sia favorevole e cuce il cadavere dentro a due sacchi. Poi ..Ha la polizia in casa. Spunta fuori il figlio, un esaltato. Sfonda la porta della camera da letto. Risulta che un uomo vi ha trascorso parte della notte.E lui rimane calmo. Le domestiche arrivano come al solito e si mettono tranquillamente a fare le pulizie di casa. La ragazza dal seno nudo suona il pianoforte. Il padre non trova di meglio che chiudere a chiave la porta della lavanderia con dentro il cadavere...”

Muovendosi la Vandea e Versailles, prima dimora dei Forlacroix, Maigret metterà assieme tutti i tasselli della storia e arriverà alla soluzione del caso. Anche per un senso di riscossa personale:
Era tutto finito. Forse non avrebbe mai più rimesso piede a l'Anguillon, che per lui sarebbe divenuto uno di quei paesaggi racchiusi in una sfera di vetro: lontani, minuscoli, ma di una precisione estrema. Un mondo in miniatura, fatto di gente venuta da ogni parte .. Il giudice accanto al camino … Lise nel suo letto, con le labbra carnose, le pupille cosparse di pagliuzze dorate e il seno turgido …

La scheda del libro sul sito di Adelphi.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Cose sinistre

Il paradosso è che questo governo, sulla carta pure di centro sinistra, si è fatto superare sui temi del lavoro, dell'ambiente, dal papa. Il vescovo di Roma.
Che, dicendo cose di sinistra (da comunista massimalista), non viene ascoltato oggi dalla classe dirigente.
Bei tempi quelli in cui Benedetto, o Giovanni (o Bagnasco, o Bertone) parlavano e tutti pronti a soddisfare i loro desideri.
L'ici sulla chiesa, i soldi alle scuole private cattoliche (intoccabili), la lotta alle pedofilia, la trasparenza dello Ior (una vera sfida per papa Bergoglio).

Ora è il papa che difende la dignità del lavoro, la lotta alla povertà, alle diseguaglianze, agli sprechi. E' il papa che difende l'ambiente, che parla del clima come bene comune, che addirittura difende l'acqua pubblica.
«Quando si propone una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse, ciò comporta anche gravi conseguenze per la società. La visione che rinforza l’arbitrio del più forte ha favorito immense disuguaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dell’umanità, perché le risorse diventano proprietà del primo arrivato o di quello che ha più potere: il vincitore prende tutto».
E' sempre questo papa ad aver detto parole chiare sul tema dell'immigrazione:
"Chiedete tutti perdono per le istituzioni e le persone che chiudono le loro porte a gente che cerca aiuto e cerca di essere custodita".
Ecco, a mettere in fila tutti i provvedimenti, le riforme, le leggi messe in campo dal governo della rottamazione, viene da star male: il voto di scambio politico mafioso che è stato codificato (bene) ma reso inutilizzabile (male) dai pm.
Il falso in bilancio che è stato re introdotto solo per le società quotate. Le altre potranno fare come prima.
L'autoriciclaggio che è punibile a meno che uno non auto ricicli per se.
E poi ci sono le norme per le trivelle al largo delle coste (contro cui si è già mosso il neo governatore della Puglia Emiliano).
La finta riforma del lavoro, quella che rende più semplice licenziare, demansionare il dipendente, che permette il controllo a distanza del lavoratore e che non creerà posti nuovi. Quelli sono creati solo grazie a sgravi fiscali per i neo assunti.

La legge Severino doveva alzare le pene per concussione e corruzione, poi si scoprì che  una clausoletta  scritta  in piccolo mandava salvi i concus-sori per  induzione (quelli  che non impugnano  le armi,  cioè quasi tutti). La legge sul voto di scambio doveva sanzionare più duramente chi contratta voti mafiosi in cambio di favori, poi si scoprì che il reato non c’è se manca la prova che il mafioso ha avvertito  il politico  che gli avrebbe procurato le preferenze con i suoi tipici metodi intimidatori: cioè non c’è mai. L’autoriciclaggio doveva incastrare chi ripulisce da sé il bottino dei suoi stessi reati, poi si scoprì che il delitto non scatta se uno lo fa per godimento personale: cioè non scatta mai.  Il decreto sui reati  fiscali doveva  bastonare evasori e frodatori, poi si scoprì che  questi rischiano  qualcosa solo se evadono e frodano più del 10% del fatturato dichiarato: cioè non rischiano niente. È laversione renziana 2.0 del vecchio adagio “fattala legge, tro-vato l’inganno”.
(Marco Travaglio - Fatto quotidiano del 18 giugno)

E' di sinistra dare gli 80 euro a tutti e poi lasciare le scuole, gli asili, gli ospedali, i treni dei pendolari (non i freccia rossa) nelle condizioni in cui sono?
E' di sinistra usare l'arma del ricatto delle assunzioni, per far passare la riforma dei presidi sceriffi?

17 giugno 2015

Nel giorno del Watergate

Tutto partì dall'effrazione nella sede dei democratici a Washington, il 17 giugno 1972, al Watergate Hotel: la polizia scoprì cinque uomini, che erano entrati al suo interno, alcuni di origini cubane. Si scoprì poi che stavano piazzando delle microspie.
Quello che sembrava un caso banale divenne il più grande scandalo della storia americana: fu raccontato da due reporter del Washington Post, Bob Woodward e Carl Bernstein. I loro articoli partirono da un numero di telefono scritto su un blocco di una di queste persone oper arrivare dentro la casa bianca.
Seguirono poi la pista dei soldi che portò ai fondi neri dentro il comitato per la rielezione di Nixon: fondi usati per sabotare la campagna elettorale dei democratici.
Spionaggio delle azioni dei democratici, lettere finte per screditarne l'immagine .. intrafottere era l'espressione usata da uno degli avvocati coinvolti nello scandalo.
C'è un bel film che racconta questa storia: "Tutti gli uomini del presidente" di Alan J. Pakula.

Racconta delle difficoltà dei due giornalisti per trovare delle fonti che confermassero le loro notizie, degli attachi al Post da parte dell'amministrazione Nixon.
Ma anche di come il giornale e il suo direttore fecero quadrato:
"In questa storia non c'è niente in gioco a parte il primo emendamento della Costituzione, la libertà di stampa e forse il futuro di questo paese. .".
Sono le parole che il direttore del Washington Post Ben Bradlee.

Perché è questo il giornalismo, bellezza, e tu non puoi farci niente.
Un servizio per il paese, per il cittadino che deve essere informato, non per il potente di turno.

Ecco, approfitto della ricorrenza del Watergate, per citare un episodio tutto italiano che riguarda il mondo della politica italiana e il suo rapporto con l'informazione.
Lo racconta Fabrizio Gatti su l'Espresso, parlando dell'ex sindaco di Seregno
Lunedì sera Mariani, a fine mandato come sindaco di Seregno e fresco di rielezione per la Lega, riceve i sostenitori in una sala del Comune. E fa gli auguri al suo successore e alleato, Edoardo Mazza, Forza Italia, appena uscito vincitore dal ballottaggio di domenica contro il candidato del Pd. È presente anche Fabrizio Sala, assessore regionale a Expo 2015. 
Poco dopo Mariani, abbracciato al nuovo sindaco, parla davanti alla telecamera di un'emittente locale: «Spero che il sito anonimo che è andato via questa sera muoia perché se lo merita», dice riferendosi a Infonodo e al collaboratore Michele Costa, che si era appena allontanato. Risuonano applausi e grida: «Bravo». «La città di Seregno ha dimostrato che non ha bisogno di falsità, di cattiverie, di atti anonimi... Basta con le cattiverie, spero che le opposizioni la smettano di rifarsi a siti anonimi gestiti da animali, da banditi, da ladri e da schifosi».
Ancora applausi e grida dei leghisti e degli elettori del centrodestra presenti: «Bravo». «Perché queste persone devono morire», insiste Giacinto Mariani: «Queste persone non sono degne di essere chiamate persone». La Brianza che l'ha votato, in sottofondo, è in delirio: «Giacinto, Giacinto, Giacinto...».
Altra storia, certo, nulla in confronto allo scandalo Watergate.
Ma racconta di quanto sia duro fare il giornalista, non solo al sud ma anche qui nel profondo nord.


C'è una certa insofferenza nelle critiche, in una informazione scomoda, che fa le pulci al potente di turno, c'è una gran voglia di bavaglio da parte di chi sta nei posti di comando. E una poca voglia di essere informati da parte nostra: pretendere trasparenza, condannare certi atteggiamenti minacciosi. 

Sempre in tema di giornalismo libero e indipendente (l'unico giornalismo che possiamo accettare), esce domani il film "La regola del gioco" tratto dal libro del giornalista americano Gary Webb: nei suoi articoli raccontò del traffico illegale di droga dal Salvador, in cambio dei finanziamento ai Contras, in funzione antisovietica.
Si suicidò, dopo che ebbe raggiunto la celebrità per questi scoop, non riuscendo più a lavorare nei grossi giornali.
Forse nemmeno l'America è la patria dell'informazione scomoda ..

Un momento difficile

Se il governo (dunque Renzi) volesse, quei 100 insegnanti precari potrebbero assumerli lo stesso, riforma o non riforma, rispettando la direttiva della UE ed evitandoci così una possibile sanzione.
I soldi per le assunzioni ci sono, nella legge di stabilità e le esigenze per altri insegnanti per coprire i buchi e le supplenze pure.
Nascondersi dietro gli emendamenti dell'opposizione è un po' da ipocriti: per approvare in fretta e furia la legge sulle quote di Bankitalia si è ricorso alla ghigliottina.
Per approvare l'Italicum si è fatto ricorso al canguro.
Perché, si diceva, servirano le riforme per cambiare il paese. E per fare le riforme serve cambiare, anche a forza, la legge elettorale (quella che oggi magari piace un po' meno, dopo che si è scoperto che il centrodestra sa allearsi assieme).

Per la #buonascuola niente: una vendetta contro gli insegnanti dopo il voto? Forse.
Oppure, più probabilmente, è un problema tutto interno al governo. Mafia capitale, il caso Azzolini, il volontary disclosure che è un mezzo flop e saltando le previsioni sugli introiti potrebbero partire le clausole di salvaguardia, i numeri sul lavoro ..
Gli immigrati bloccati a Ventimiglia col governo francese che fa muro da una parte e quello italiano che non ha voglia di identificali (altrimenti ci sono gli accordi di Dublino).

Per fortuna che abbiamo la Grecia con cui prendercela: sti ingrati di Tsipras, gli abbiamo prestato tanti miliardi e ora non vogliono darceli.
Mica come quelli di prima che taroccavano i conti ...

Un momento difficile.

16 giugno 2015

Tesoro, mi si sono ristretti gli spazi

Abbiamo il piano A, e anche il piano B.
Faremo sentire la nostra voce in Europa (sugli immigrati). 
Pronte 100mila assunzioni nella scuola per la riforma.
Avanti con le riforme.

Sembravano solo vittorie, in Europa, in Italia e in ogni cantone dello stivale, e invece ..
Lo sfondamento a destra e al centro non c'è stato. E' stato sufficiente un Toti in Liguria e un berluschino in laguna per battere il candidato PD (anche se non renziano).
L'esito dei ballottaggi conferma quanto detto qualche settimana fa per le regionali.
L'elettorato di sinistra o non vota, o vota M5S o vota per quei candidati fuoriusciti dal partito unico.
E questi sono i risultati.
Perde la renziana Paita. Perde il renziano candidato di Arezzo. Perde Casson che paga pure per colpe non sue (e se ne accorgeranno i veneziani). Perde pure Crisafulli nella sua Enna (abbiamo smacchiato il giaguaro, finalmente!).

L'avranno capita che stanno sbagliando strategia? Che il centrodestra non è morto e che, quando è unito, vince?
Pare di no.
Basta primarie.
Basta discutere con tutti.

Me, nel frattempo, basta anche con la riforma della scuola. Non si può mai sapere.

Quanti mesi abbiamo perso a parlare di scuola, super presidi, dell'articolo 18, delle province, dell'Italicum (che ora potrebbe ritorcersi contro Renzi), del senato e delle altre riforme strepitose?
Poi, caduto il velo, si legge che parte della spesa del comune di Roma è finita dentro le coop di mafia capitale.
Che Expo (e Mose e le altre grandi opere) sono occasioni di mazzette e sprechi.

Quanto tempo perso per cercare di imitare la destra inutilmente. Per scoprire poi che l'elettore medio (quello che si informa con la TV) preferisce pure l'originale...

14 giugno 2015

Arrigoni e l'assassinio del prete bello di Dario Crapanzano

Incipit (qui, dove potete leggere anche dell'origine dell'espressione “ai tempi di Carlo Cudega”)
Nella Milano degli anni ’50, si incontravano in strada moltissimi uomini con la sigaretta in bocca... non donne, però, perché queste ultime ancora non osavano esibire il loro vizio in pubblico, in quanto quelle che lo facevano venivano immediatamente bollate come donne di facili costumi”.

Un'altra inchiesta del Maigret meneghino, ovvero il commissario capo Mario Arrigoni del commissariato di Porta Venezia, personaggio inventato (come anche il commissariato) di una Milano autentica di tanti anni fa. Attraverso il racconto delle indagini sui casi che Arrigoni e la sua squadra devono affrontare, Dario Crapanzano ci racconta della Milano degli anni '50, lasciando alla voce narrante il compito di descrivere le differenze con l'oggi, le espressioni che purtroppo si sono perse, i luoghi di una volta, le mode dei tempi.
Siamo partiti dalla scoperta delle vecchie case di ringhiera dove si era costretti ad incontrare i vicini, nel primo Delitto in via Tadino.
Poi siamo passati al mondo delle case di tolleranza (ancora tollerate dallo stato italiano, nonostante la morale chiusa dei tempi, ma .. lasciamo perdere) con la Bella del Chiaravalle.
Il mondo della pubblicità, con le prime reclame dei prodotti sui giornali, sui cartelloni, alla radio e poi anche nella televisione, col Delitto di via Brera.
Altra inchiesta, nei giorni della festa per il patron di Milano, S Ambrogio (e la festa degli Oh bej Oh Bej), il caso di piazzale Loreto.
Infine, il mondo del teatro, le su rivalità, ambientato nel teatro (inventato) Imperiale vicino alla stazione Centrale (che già allora era uno dei punti principali della città), con l'omicidio di via Vitruvio.

Ora, tocca al mondo degli oratori che, in quegli anni, come anche un po' oggi, era un punto di riferimento importante per le famiglie, specie quelle con meno possibilità economiche: un punto dove poter lasciare i ragazzi affidandoli ai preti della curia.
Certo, non tutti erano preti all'avanguardia e dinamici come don Luciano Fontevivo della parrocchia di San Sigismondo Elemosiniere, vicino a viale Abruzzi (non cercatela, è un luogo inventato, per evitare contestazioni post scrittura).
È lui, la persona che viene trovata morta la mattina presto, nel venerdì di Pasqua, su una panchina di piazzale Bacone, da un “catamucc”, colui cioè che raccoglieva le cicche di sigarette lasciate per terra per ricavarne il tabacco e confezionare altre sigarette da vendere sottobanco. Non proprio un'attività legale, ma erano anni difficili e ci si doveva arrangiare.

Cosa ci faceva don Luciano a quell'ora, su quella panchina? Aveva un appuntamento col proprio assassino, oppure è stato ucciso da un balordo incontrato per caso?
Di certo non è stata una rapina, visto che nessuno ha toccato il portafoglio.
Un caso difficile per la squadra di Arrigoni, alle prese anche con un caso di ricatto e tradimento. Difficile perché nessuno ha visto niente, forse solo il “catamucc”, al secolo Amedeo Gariboldi, ha intravisto qualcuno aggirarsi attorno al cadavere.
Difficile perché il morto è un prete e dunque gli investigatori sono sottoposti ad una doppia pressione. Da parte dei vertici della Questura milanese e anche della curia.
Monsignor Tavazzi è stato molto chiaro, riferisco alla lettera: “Auspichiamo, qui e a Roma, una veloce conclusione dell’inchiesta, ma mi raccomando: che la Chiesa ne esca immacolata!”. Chiaro il concetto, Arrigoni?»”

Difficile perché nessuna delle persone, interrogate dagli agenti perché vicine al mondo dell'oratorio o perché il loro nome era stato scritto sull'agendina del morto, riesce a dare delle notizie o degli indizi utili.

Notizie utili oltre alle parole di circostanza che vengono subito raccolte: perché don Luciano era chiamato il prete bello, per la sua prestanza e il suo fascino.
E, si sa, un prete bello e per di più molto emancipato per i tempi, raccoglie anche molte maldicenze. Come quelle sulle belle signore con cui collaborava per gli spettacoli teatrali.
Come la signora Weiss, una bella donna della borghesia milanese, sposata con un banchiere svizzero e con un passato da attrice. E dai modi molto altezzosi, conscia del rango sociale e della sua avvenenza.
E poi Eleonora Maggioni, di professione sarta, sposata con un artigiano, che preparava i costumi per le recite in oratorio.

Oltre a queste due signore che negano ogni relazione col prete, Arrigoni, assieme all'ispettore Giovine, al vice Mastrantonio e all'agente Di Pasquale, incontrano un vasto campionario di umanità, legata al mondo della vittima.

Il prefetto dell'oratorio, Attilio Monteverdi, che si occupava degli aspetti amministrativi e non vedeva di buon occhio tutte le attività del prete bello.
La giovane signora Maristella Piacentini, di cui don Luciano era confessore. Ma come mai il suo nome era sull'agendina?
Il vecchio prete, don Franco Spaccagnella, responsabile dell'oratorio femminile, di tutt'altra pasta rispetto a don Luciano per le sue vedute sul mondo, ben più ristrette.
Il prevosto della parrocchia, Don Remo, “un omone alto più di un metro e ottanta, di corporatura robusta a stento trattenuta dalla pur ampia tonaca, capelli folti e brizzolati”. Amante dei sigari Avana e del buon rum.
La perpetua poco perpetua, Ombretta Vercellesi, una ex sciantosa di tabarin che, nonostante gli anni, rimane molto piacente:
«Dicevo che in parrocchia ci siamo imbattuti in una singolare combriccola: un gioviale parroco progressista che fuma sigari avana e beve rum; una vivacissima perpetua, in gioventù “sciantosa” di tabarin; un don Franco acido e roso dall’invidia, e infine un vecchio sagrestano.

Compone il quadro il signor “Watson”, ovvero Ettore Guardaboschi, amico della vittima nonché investigare privato, cui don Luciano si rivolgeva per risolvere delle questioni legati ai ragazzi del suo oratorio e ai loro problemi.

Ad avvalorare la pista passionale, come quella del marito geloso che accecato dall'ira uccide il prete, una lettera, forse una minuta, trovata nella sua stanza:
«Senta un po’ che cosa c’è scritto qui: “Cara amica, questa storia deve finire, e la faremo finire. Lo richiedono il rispetto della mia missione, la veste che indosso e la sua situazione familiare. Dobbiamo assolutamente...”

La frase non è completa: don Luciano aveva dunque una relazione con una donna, o forse c'è dell'altro dietro quelle parole un po' sibilline?
Nonostante tutte le difficoltà, la squadra di Arrigoni arriverà alla soluzione, e anche questa volta per una intuizione del giovane Di Pasquale, che metterà l'indagine sui giusti binari.
E darà una spiegazione a tutti i perché. Perché quell'omicidio a quell'ora, perché proprio quell'arma. E perché quelle parole ...

Ma, come per tutti i romanzi di Crapanzano, nel libro c'è spazio per la vita privata di Arrigoni, il nido accogliente della sua casa con le sue donne, la moglie e la figlia, dove rilassarsi dopo il lavoro.
C'è spazio per raccontare dei riti di Pasqua della famiglia Arrigoni: quelle faccende personali del venerdì di Pasqua:
Le “faccende personali” del commissario consistevano nel mantenimento di una promessa fatta alla figlia tredicenne Claudia: partecipare al “giro delle sette chiese”, una tradizionale usanza cattolica del Venerdì Santo, ideata da san Filippo Neri per celebrare il martirio di Cristo, [..] i fedeli che ottemperavano a quanto previsto dalla regola, avrebbero avuto diritto all’indulgenza plenaria.

Una vera e propria via crucis per i poveri piedi di Arrigoni.
Promessa cui era esentata l'ottuagenaria madre, “data l’età, avrebbe maturato ugualmente il diritto all’indulgenza entrando e uscendo sette volte dalla stessa chiesa”.

Oltre ai riti pasquali, ci sono anche i rimedi medici dei vecchi: come quello per abbassare la febbre:
La febbre veniva combattuta con impacchi di panni freddi sulla fronte[..] Contro tosse e raffreddore, subito sotto le coperte dopo una tazza di vin brulé, vino bollito aromatizzato con cannella[..] La purga ideale era invece un cucchiaio di olio di ricino, medicamento dal sapore disgustoso,[..] Altrettanto sgradevole era il gusto dell’olio di fegato di merluzzo,..”

Infine, una chicca, la cura per l'orzaiolo:
La terapia più curiosa era senz’altro quella seguita per guarire gli orzaioli, la cura consisteva nel guardare, con l’occhio malato, nel collo di una bottiglia di olio di oliva ...”.

Per fortuna che sono rimedi passati di moda e che non ci si rivolge più a certi guaritori (pret de Ratanà, nel dialetto dell'epoca).
Non manca un accenno alla cronaca giudiziaria: è il 1953 ed era appena scoppiato il caso di Wilma Montesi, la giovane ragazza trovata morta a Torvajanica. Uno scandalo che riempì le pagine dei giornali con le varie ipotesi sulle cause della morte, che lambì il mondo della politica (e costo la successione a De Gasperi per il ministro Piccioni).

Buona lettura!
Gustatevi l'ultimo interrogatorio ...


La scheda del libro sul sito di Mondadori e i link per ordinarlo su Ibs e Amazon.

12 giugno 2015

Signore e signori, buonanotte

Paolo T. Fiume: Siamo qui in Piazza Montecitorio in attesa di una personalità che in questi giorni è al centro di vivaci polemiche e sconcertanti interrogativi. Oh ma, eccolo. Signor Ministro mi consenta alcune domande per conto di Tg3.Ministro: Purché si sbrighi, per favore.Paolo T. Fiume: Lei è al corrente delle gravi accuse che le sono state mosse riguardo ai fondi sottratti alle mense degli orfani? Si parla di duecento miliardi.Ministro: Certo, certo che ne sono al corrente.Paolo T. Fiume: Ecco, e non crede che sarebbe opportuno in attesa di conoscere la verità, di dare le immediate dimissioni dalla sua alta carica?Ministro: Giovanotto, dimettermi mai. Questa sarebbe una mossa sbagliata.Paolo T. Fiume: Lei vorrebbe dire che le sue dimissioni sarebbero un implicito riconoscimento delle accuse?Ministro: Ma no, no, io non mi dimetto per combattere la mia battaglia da una posizione di privilegio! Dal mio posto posso agevolmente controllare l'inchiesta, inquinare le prove, corrompere i testimoni, posso insomma fuorviare il corso della giustizia.Paolo T. Fiume: Onorevole ma non è irregolare? Dico, contro la legge?Ministro: Ah, no giovanotto. Io le leggi le rispetto e soprattutto la legge del più forte! E siccome in questo momento io sono il più forte, intendo approfittarne, è mio dovere precipuo.Paolo T. Fiume: Ma dovere verso chi, scusi?Ministro: Ma verso l'elettorato che mi ha dato il voto per ottenere da me posti, licenze, permessi, appalti, perché li spalleggi in evasioni fiscali, in amministrazioni di fondi neri, crolli di dighe mal costruite, scandali, ricatti, contrabbando di valuta!Paolo T. Fiume: Scusi ma... ma che cacchio sta dicendo?Ministro: Io sto dicendo che l'elettorato vede in me un prevaricatore. Se invece voleva scegliere un uomo probo, onesto e per bene, ma che dava i voti a me? Addio ragazzo. Andiamo, andiamo.Paolo T. Fiume: Ma... ma tu guarda che fijo de 'na mignotta! [qui il video]
Da un episodio del film "Signore e signori buonanotte" un film collettivo satirico italiano del 1976, scritto e diretto da Age, Leo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli e Ettore Scola.

Il film è del 1976. E ogni riferimento a fatti dell'attualità non è proprio casuale.

Finché c'è emergenza c'è speranza

Il servizio del TG regionale dalla Lombardia ieri dava una notizia significativa dei tempi che corrono: Grandistazioni, la società controllata da FS che gestisce le stazioni italiane, ha negato l'uso di loro spazi alla centrale di Milano per la cura dei migranti in arrivo.
"Abbiamo chiesto a Grandi Stazioni uno spazio al binario 21 per disporre di medici, che si occupino dell’emergenza sanitaria in corso. Dobbiamo fare qualcosa per queste persone e per tutelare la salute dei lombardi", ma si è visto negare lo spazio da Fs. "Se si reputa la situazione sanitaria legata al presunto allarme scabbia talmente grave da generare vero allarme - è stata la replica delle Ferrovie - la stazione è il luogo meno indicato per affrontarlo, dal momento che è frequentata, ogni giorno, da decine di migliaia di viaggiatori e cittadini."
In parte sono comprensibili le motivazioni: ma cosa facciamo allora con questa massa di persone (non cose) che da settimane sono accampate qui?
Vogliamo far incancrenire la situazione al punto da salvinizzare la situazione?
Basta rom , basta invasione, basta profughi, a casa loro ...

L'Europa di Juncker (quello eletto coi voti nostri, quello del piano da 20 miliardi) non ha posto obblighi ai paesi per la ripartizione delle quote.
Accordi internazionali non se ne sono fatti.
Al G7 si è parlato di Russia e del TTIP.
Il governo è alle prese coi ricatti vari, con la riforma della scuola impantanata, con Roma capitale da commissariare (vedi mai che si vota e vince il M5S?).

E così, un problema sociale, sanitario, può diventare strumento di campagna politica.
Domenica si vota e la Lega al nord può puntare (anche con le alleanze)a fare centro.
Tanto chi si mette a verificare se le sparate di Maroni & C. sono realizzabili?

PS1: Grandi stazioni

11 giugno 2015

Strane convergenze

Berlusconi su Saviano: «La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso è quella più conosciuta, perchè c'è stato un supporto promozionale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della Piovra programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, Gomorra e il resto...».

De Luca sempre su Saviano: “Saviano? Si inventa la camorra per non rimanere disoccupato”

Il triangolo no


A fianco di Obama che chiede nuovi sanzioni contro la Russia.
Sorridente con Putin quando chiede di smetterla con queste sanzioni che danneggiano anche la nostra economia.
Riusciamo sempre a farci riconoscere.
Dalla parte dei diritti civili ma anche a fianco di Putin.
Dalla parte del made in Italy, ma anche a favore del TTIP (che in cambio di un contentino sull'export, ammazzerà le nostre alimentari).

Il triangolo no, non l'avevo considerato .....

Il codice Chiaromonte (Damilano e quel garantista di Gerardo Chiaromonte)

Il codice Chiaromonte,di Marco Damilano (l'Espresso): lettura interessante, che consiglio a tutti i garantisti di convenienza, quelli che la Bindi fa i processi in piazza, non si fanno le liste di proscrizione, la Bindi usa l'antimafia per vendicarsi di Renzi....

Gerardo Chiaromonte, da senatore PDS, è stato presidente dell'antimafia nel 1991 e si occupò di vagliare le liste sia per elezioni regionali in Sicilia del 1991 che nelle elezioni del 1992.
Anche allora si chiedeva ai partiti di candidare solo persone senza pendenze e anche allora, come per la Bindi oggi, si registrarono molte polemiche sulle liste:
La domenica elettorale è il 5 aprile 1992. Nella settimana del voto (esattamente com'è succeduto per la Commissione Bindi), il 31 marzo, l'Antimafia pubblica la lista dei nomi «che dimostrano come da parte della maggioranza dei partiti non sia stata data un' interpretazione rigorosa dell' impegno a non presentare candidati che pur non essendo stati rinviati a giudizio hanno pendenze giudiziarie in corso». I nomi sono 33: 8 per il Msi, 6 per il Psdi, 4 per Psi, Pli e Lega, uno per Dc, Rifondazione Comunista, Pri, Verdi, Verdi Federalisti, Lega delle Leghe e Lista Civica di Taranto (ovvero Giancarlo Cito). Il primo in elenco è il missino Massimo Abbateangelo, condannato in primo grado all'ergastolo per banda armata, l'ultimo è il liberale Gianluigi Zelli, condannato per ricettazione e per detenzione e spaccio di droga.Il giorno dopo infuriano le polemiche. «L'Antimafia ha svolto un lavoro fazioso utilizzato da 'giornali e telegiornali per gettare in abbondanza fango sul Msi-Dn, presenteremo querele per diffamazione», reagisce il portavoce del partito, Francesco Storace. Un paio di nomi vengono depennati perché non rientrano nei requisiti indicati. E l'Antimafia viene lasciata sola. «La decisione di procedere alla pubblicazione prima delle elezioni era stata assunta dalla commissione in una seduta a gennaio, era universalmente nota e noi eravamo tenuti a rispettarla. Per la pubblicazione dei nomi ci siamo attenuti a un criterio assai rigoroso, facendo riferimento soltanto a persone condannate o rinviate a giudizio. Non possiamo esercitare noi una qualsiasi valutazione sull'entità dei reati per i quali erano state emanate condanne o decisi rinvii a giudizio», si difende Chiaromonte usando quasi le stesse parole utilizzate oggi dalla Bindi.È il 2 aprile 1992. Chiaromonte morirà un anno dopo, il 7 aprile 1993. La legislatura che comincia nell'indifferenza dei partiti per l'inquinamento delle liste eleggerà il Parlamento di Tangentopoli e delle stragi di mafia, Falcone, Borsellino, le bombe del 1993, i parlamentari siciliani rinchiusi a Roma con la paura di essere uccisi. De Luca era un comunista campano, immaginiamo devoto di Chiaromonte. Oggi il Pd lo applaude e isola Rosy Bindi, nessuno ha sentito il bisogno di chiederle scusa. E forse stasera in commissione Antimafia ci sarà un inedito processo, con la presidente nelle vesti dell'imputata e un pezzo di Pd sui banchi dell'accusa. Eppure, a distanza di anni, è lecito chiedersi chi è in continuità con la storia politica della sinistra e con quella istituzionale dell'Antimafia che fu di Gerardo Chiaromonte: Rosy Bindi o Vincenzo De Luca?