04 maggio 2015

Report le fatiche di Ercole

Le grandi opere e l'olio di Palma: questi i due argomenti della scorsa puntata di Report.
Gli squali degli appalti pubblici e gli oranghi della foresta, messi a rischio dall'industria dell'olio di Palma che brucia le foreste pluviali per far spazio alle foreste di Palma.
Olio che impoverisce i contadini in Indonesia e che poi finisce nei nostri alimenti: lo abbiamo scoperto quando le aziende sono state costrette ad indicare il tipo di olio nelle etichette invece che la l'indicazione generica di grasso vegetale.
Visto che il tema di Expo è la sostenibilità dell'industria alimentare, dovremmo essere certi che le aziende, che sono anche sponsor della manifestazione, usano olio di palma prodotto in modo sostenibile.
Con l'olio di Palma si rischia di uccidere il pianeta, anziché nutrirlo!

Le fatiche di Ercole, di Paolo Mondani (pdf con la trascrizione del servizio)
Incalza e Balducci erano i dominus del ministero: Donato Carlea, un ex provveditore del ministero delle infrastrutture intervistato dal giornalista di Report, non ha dubbi: i veri ministri erano loro.
Gli appalti a Roma (come la ristrutturazione del palazzo in via Baglione) sono illegittimi già quando partono: tutto è preparato per arrivare a certi obiettivi, di cui l'ultimo è fare il lavoro.
Le imprese sono pagate a Roma, e pagano tangenti a chi di dovere: Carlea ha denunciato questo al ministro, la gestione clientelare dei lavori, e viene sospeso da Lupi.
“Una restaurazione per ripristinare la corruzione”, dice, e aggiunge “non mi sono mai sentito come in un ambiente mafioso come in quell'ambiente”, col ministro Lupi.
Carlea ha avuto una telefonata con Letta che lo invitava a non fare un'intervista: c'era la disponibilità di Lupi e Girlanda per riassumerlo al ministero.

L'inchiesta di Mondani ha raccontato del pentolone scoperchiato dalla procura di Firenze: dall'alta velocità ai lavori del ministero di Lupi negli ultimi anni, il ruolo di Incalza che decide dove e come finanziare.
Del ruolo di Cavallo, l'uomo filtro tra le aziende in cerca di appalti e il ministero.
Del ruolo di Stefano Perotti, direttore di tanti lavori, anche in Expo.

Perotti era quello, per esempio che spiegava al ministro competente cosa dire al Corriere sui cantieri che sarebbero partiti nel 2014: a quanto pare Lupi non sa niente di infrastrutture.
Incalza invece è passato attraverso 14 inchieste e diversi governi. Era così protetto da Lupi, che aveva minacciato di far cadere il governo, nel caso in cui avessero toccato la sua struttura (di missione per le grandi opere).

Francesco Cavallo: abita in via del Nazareno, è stato factotum di Lupi, Perotti gli pagava uno stipendio mensile di 7mila euro.
Presidente di Centostazioni: nell'intervista con Mondani spiega che non aveva collaborazioni col ministero, sebbene avesse lavorato con Perotti.
Mondani è andato anche a Genova, allo studio Mor: qui ha lavorato il figlio di Lupi, ha fatto un po' di pratica.

A raccontare del sistema Incalza è Giulio Burchi (che ha consegnato a Mondani un documento con su scritto “Incalza, Lupi, Perotti-Gate”): prima che lo arrestassero è stato dentro il cda Brescia Padova, alla guida di Italferr. Era l'uomo di Intesa nelle grandi opere.
Spiega chi sia Perotti jr, il figlio di Perotti della cassa del mezzogiorno.
Proviene dalla sinistra socialista di Signorile, tutti pugliesi: il figlio lavora nella cassa del mezzogiorno, grazie al padre.
PAOLO MONDANIE chi gliele dà tutte queste direzioni dei lavori?GIULIO BURCHI - AD SERENISSIMA A4 SPAGliele dà le telefonate di Incalza. Comunque Incalza telefonava sempre per esempio ad Astaldi, la linea C prima c’era un altro direttore dei lavori; è stato sostituito e c’hanno messo Perotti. Italferr è stata obbligata a caricare Perotti nei due lotti dellaBrennero, del tunnel della Brennero, perché Incalza telefonava. Ho assistito a telefonate fatte da Incalza all’allora Direttore Generale del comune di Milano, in cui insomma insisteva, insisteva per far fuori M.M. che è una società del Comune. E quindi sto direttore diceva, “ma scusami, ma come posso io…PAOLO MONDANIFare fuori..GIULIO BURCHI - AD SERENISSIMA A4 SPAfottere la mia società che fa fatica a fare i bilanci, per metterci un privato ma…”PAOLO MONDANIA vantaggio di Perotti.

Sono tutte storture nate dalla legge Lunardi, fatta per le imprese, rese autoimmune dal controllo pubblico: il general contractor può nominare il direttore dei lavori. Il controllato nomina il controllore.
La legge criminimogena di cui ha parlato Cantone: perché non si cambia?
Hanno autorizzato 187 grandi opere al Cipe, ma ora Delrio le ha abbassate a 30.

L'inchiesta che ha portato alle dimissioni di Lupi è nata due anni fa dai cantieri del'AV a Firenze (che ha portato all'assesto dell'ex presidente Italferr Lorenzetti): tutto nasce da un espoto dell'ex consigliera comunale di Firenze Del Zordo.
Che parla di lavori fatti senza valutazione di impatto ambietale: il funzionario che poi è stati incaricato e che aveva bloccato i lavori, Fabio Zita, è stato trasferito in altro ufficio dalla regione Toscana. La Lorenzetti, direttrice di Italferr lo aveva chiamato terrorista.

Costi previsti per l'AV a Firenze: 1,6 miliardi di euro, e la direzione era stata in mano a Perotti.
La società che spostava la terra degli scavi era in mano ai casalesi.

Il progetto ha diversi problemi: la stazione dell'AV è scollegata dall'altra velocità e il viaggiatore dovrà prendere un tram.
Ci sarà un impatto sulla falda, potrebbero esserci cedimenti in superficie, sopra mezza Firenze.
270 edifici, sul percorso della ferrovia, subiranno danni: tra questi anche una scuola.
L'allora sindaco Renzi non ha mai risposto alle lettere di protesta delle mamme: l'opposizione di Renzi a Moretti, quando era in Trenitalia, si è sciolta dopo i 90 ml promessi.

Burchi ha elencato ai pm i lavori assegnati a Perotti: la Pedemontana Veneta, quella Lombarda, l'AV Milano Treviglio, la Salerno RC (due lotti), il passante Milano Genova che era promesso a Monorchio baby ..

Busrchi ha spiegati chi sono Cavallo e Girlanda, le persone da contattare per arrivare al ministro: Cavallo, l'ex direttore di Tempi, ex direttore di M.M. E amico di Lupi.
Perotti avrebbe finanziato Incalza attraverso delle consulenze fatte alla sua società, la Green field. Pagamenti fatti attraverso conti in San Marino. I pagamenti arrivavano tramite società di consulenza, legate al contraente generale, per l'alta velocità.
Soldi che finivano ai politici, ai top manager.
Soldi passati anche al banco Santander, in Andorra.

I soldi uscivano con la sovrafatturazione, anche con la scoperta di finti reperti archeologici.
IVAN CICCONI – DIRETTORE ITACA – ESPERTO APPALTI PUBBLICIFa la differenza il fatto che noi passiamo dal sistema di tangentopoli in cui c’erano 4, 5, 6 ladri che governavano il sistema, i tesorieri dei grandi partiti, a decine di migliaia di mariuoli, del presidente, dell’assessore di turno che sostanzialmente gioca in proprio e approfitta dell’incarico che viene dato.MILENA GABANELLI IN STUDIOMariuolo” è un termine quasi affettuoso. Allora, fu l’accoppiata Incalza-Lunardi a promuovere una legge obiettivo fatta così, definita da Cantone “criminogena”, e che ciauguriamo che il nuovo ministro Delrio la faccia sparire domani, perché proprio contiene il germe della distorsione, cioè ti imbocca. Infatti la relazione della Commissione Europea dice che nel solo caso delle opere pubbliche la corruzione è stimata attorno al 40% del valore dell’appalto. Vuol dire che abbiamo pagato mille quello che poteva essere pagato seicento. Inoltre, non sempre sono state fatte opere necessarie, e infatti la Corte dei conti ha scritto nel 2008: “Si stanno facendo opere che servono solo a chi le costruisce perché finiscono in un aumento del debito”. Il 2008 è anche l’anno in cui Incalza affida a Perotti il maggior numero dei lavori.

Ecco perché in Italia abbiamo il costo lavori più alto: 61 ml /km (dice la relazione sulla corruzione della relazione europea). In Spagna e Francia è sei volte meno.

La relazione dell'Unione Europea stima la corruzione nel 40% del valore dell'appalto, e sono lavori non sempre sono neessari: si costruiscono opere che servono solo a chi le costruisce.

E non si può dare la colpa alle montagne da bucare: anche nei tratti pianeggianti, i costi per l'AV sono superiori a quelli di altri paesi.
Milano Novara: 38km, costo di 55 ml / km
Madrid Siviglia: 470 km, costo 9,8 ml/km
In Spagna hanno usato schiavi?

Parigi Lione, tutta piatta, quanto hanno speso?
L'AV è stata costruita in cinque anni, il direttore dei lavori è stato nominato dalla società pubbica dei trasporti, che supervisiona costi e tempi.
Il costo è stato di 4 ml /km, la linea più economica.
La linea più costosa ha attraversato un fiume, il rodano, ed è costata 15ml /km.

Perché in Italia costa di più?
Elia, AD di FS, parla di questioni orografiche, compensazioni, modifiche tecnologiche ..
Lo spread, dice il sottosegretario De Caro è colpa delle montagne …

E allora prendiamo la Torino Milano: è costata 55ml/km tutta in piano .. costa tanto perché affiancata alla strada: hanno fatto anche una pista, un cavalcavia, tutte opere accessorie, risponde Elia.
Ma solo per quello si arriva a 55 ml al km?
La Milano Bologna costa 32ml/km. In piano anche questa: come mai?

Per capirlo bisogna partire dal 2001.
Quando Berlusconi voleva fare l'imprenditore d'Italia: a Porta a Porta disegnava le direttrici dei collegamenti da aprire. La Genova Milano, la Torino Lione, la Bologna – Verona …
Nel 2001 Lunardi vara le legge obiettivo: con questa legge (oggi si parlerebbe di riforma) il privato non ha responsabilità su costi e ritardi.
Anche su quelli dell'AV, su cui l'Italia ha investito miilardi, a discapito del trasporto dei pendolari.

E oggi si scopre che l'AV non è conveniente: ci sono due studi uno del 2013, americano, della Reason Foundation e uno del 2014 francese della Corte dei Conti di Parigi.
Non è conveniente perché il modello permettte di viaggiare sull'av solo ai treni che predisposti per l'alta velocità, non tutti i treni.
Il modello migliore sarebbe quello tedesco e inglese, dove sulle linee possono viaggiare anche treni che corrono a 180km/h: e così in Francia sono tornati indietro e pensano che non sia più un buon investimento.

Perché per fare queste linee servono tante risorse e si soddisfa solo una piccola parte degli utenti dei treni (il 6%). I pendolari, ad es. non sono beneficiati da questi investimenti.

Dai numenri che fornisce Elia (AD di FS) il 95% degli utenti (pendolari), si prenderà il 37% dei finanziamenti: loro possono anche aspettare per arrivare in orario.
Chi non può aspettare è la Brebemi: in perdita, è stata in parte rifinanziata dallo stato.
Viene a costare 2,4 mld: l'opera non si ripagherà coi pedaggi (come promesso ..).

AV Brescia Verona: costo 44ml/km realizzata da Maltauro e Pizzarotti, compromettendo i vitigni sul Garda. La TAV passerà sulle cantine, sui vitigni, ed esiste un'altra linea ferroviaria, sottoutilizzata.
La TAV non toccherà né Brescia né Garda: a cosa servirà, allora?
La TAV consentirà di riparmiare 14 minuti di tempo, rispetto alla vecchia linea: tutti questi miliardi per 14 minuti?

L'AV si fermerà allo scalo Montichiari, uno scalo fantasma: oggi i buchi di bilancio sono risanati dalla camera di commercio. Ora l'aeroporto è privo di passeggeri.

Perotti è nella direzione lavori di questa TAV e anche in quello del terzo valico, dove i lavori sono fermi: il porgetto è partito nel 2011, in cinque anni si sono spartite le cave nel basso Piemonte.
Costo del terzo valico: 87ml /km dato in appalto al consorzio Cociv: i binari dovrebbero finire al porto, ma al porto non si prevedono binari e nelle montagne c'è il rischio amianto.
Ci avranno pensato alla cociv?
E che fine faranno fare alle rocce di scavo?

Il progetto è obsoleto, perché esiste già una linea che potrebbe essere potenziata: inoltre i vagoni merci sono omologati per 120km ora. Dunque di cosa stiamo parlando?

PAOLO MONDANISono 15 anni che parlate di alta capacità.MICHELE MARIO ELIA-AD FERROVIE DELLO STATOSi.PAOLO MONDANICioè per parlare pane e salame di far andare sull’alta velocità anche le merci.MICHELE MARIO ELIA-AD FERROVIE DELLO STATOSì.MICHELE MARIO ELIA-AD FERROVIE DELLO STATOIo non ho mai visto un vagone merci sull’alta velocità… quando ci passerà?MICHELE MARIO ELIA-AD FERROVIE DELLO STATONeanch’io.PAOLO MONDANIEh… quindi siamo due, diciamo, che non l’hanno visto.MICHELE MARIO ELIA-AD FERROVIE DELLO STATONeanch’io, purtroppo cosa le devo dire? Non essendoci una logistica forte in Italia, la concorrenza della strada è talmente forte che l’impedisce. Prima di dire perché non vanno sull’alta velocità, dico: perché le merci non vanno per ferrovie.MILENA GABANELLI IN STUDIOVien da dire: ma perché non costruiamo prima un treno merci che va sui binari dell’alta velocità? Ora, non è che i cittadini, i comitati, i sindaci possono decidere quali sono le opere che servono, strategiche, che servono al paese, a questo ci deve pensare il ministero che ha una visione globale, e dovrebbe però anche spiegarla. Perché se ti espropriano per opere che poi non si fanno o rimangono lì a metà è naturale, è normale che uno si inchiodi al proprio cancello. Esempio: nel ‘91 un consorzio privato propone la costruzione dell’alta velocità sulla Genova-Milano, passa qualche anno per trovare la quadra, nel ‘96 arriva Prodi e dice: “E’ troppo costosa nel rapporto con i benefici”. Per cui la cancella. Nel 2001 arriva Berlusconi e dice: “No, è uno’opera strategica e s’ha da fare”. Nel frattempo l’Europa dice: “Però dovete fare una gara europea”. Intanto nel 2006 ritorna di nuovo Prodi che ritira di nuovo la concessione perché secondo lui è troppo cara, nel 2008 ritorna al governo Berlusconi e l’opera diventa strategica, stavolta per legge. Siccome i soldi per farla non c’erano mai stati, nessun lavoro era mai iniziato. I primi sbancamenti cominciano nel 2013, e oggi se vai lì trovi il cantiere vuoto, perché lavorano un giorno si e tre no. Allora, uno si pone delle domande: ma dev’essere un privato a decidere che su quella tratta è strategico fare l’alta velocità, e non potenziare invece la tratta che già c’è? La rispostaè: manca un piano nazionale trasporti. Per cui, chi è meglio immanicato convince il ministero che quella cosa va fatta.

La Milano Genova era stata cancellata da Prodi e rimessa da Berlusconi. Tolta nel 2006 e rimessa nel 2008, opera strategica. I primi sbancamenti sono iniziati nel 2013, ma siccome non ci sono soldi i cantieri lavorano a singhiozzo.
E come si fa allora a non arrabbiarsi con gli espropri?

Manca un piano nazionale dei trasporti: i progetti li prendono solo quelli più immanicati col ministero: è questo è il sistema Incalza, che seleziona i lavori non in base all'utilità pubblica, ma in base ad altri criteri.
E ora i soldi non ce ne sono più.
E i cantieri sono fermi.
E i pendolari si lamentano dei treni stipati, vecchi e pieni di problemi.
E quelli che protestano contro questi scempi si beccano l'accusa di essere quelli del nimby.

Vogliamo fare un vero cambiamento? Togliamo di mezzo la legge obiettivo. Entriamo finalmente in Europa, nei casi civili.


03 maggio 2015

Grandi opere, grandi costi e piccola utilità

L'inchiesta di Report di questa sera sarà curata da Paolo Mondani e riguarderà il meccanismo delle grandi opere: si partirà dall'immagine di Berlusconi che in una puntata di Porta a Porta, prima delle elezioni del 2001, tracciava sulla lavagna le direttrici delle infrastrutture da realizzare.
Il TAV verso Lione, la linea verso il Frejus, poi il Ponte sullo stretto, …


La Legge obiettivo, varata dal suo governo nello stesso anno aveva proprio il compito di snellire gli iter burocratici per la realizzazione di queste opere, indispensabili per lo sviluppo del paese.
Sempre da Vespa, aveva promesso che almeno il 40% sarebbe stato realizzato (del piano decennale per le grandi opere ...):

La storia è andata diversamente: il ponte sullo stretto ci costerà più di penali che altro. L'alta velocità ferroviaria è stata un salasso (oltre ai danni ambientali).
Il TAV in val di Susa pur non avendo un piano economico e delle giustificazioni sui volumi delle merci in transito, ha un costo che aumenta di anno in anno. Ma va fatto perché va fatto. Perché senza, saremmo tagliati fuori dall'Europa.
Il Mose (ma lo stesso vale per gli appalti di Expo, l'alta velocità, la Salerno Reggio Calabria) più che opera di interesse nazionale, si è trasformate in opere di interesse giudiziario.
Arresti, inchieste, scandali, milioni di euro andati in fumo. Cantieri fatti partire, ma opere non terminate. Lasciate lì, come monumento all'incapacità e all'incompetenza del nostro sistema politico.
Mentre i cantieri si aprono, l'Italia rimane il paese a rischio alluvioni, frane, terremoti.
Questa sera Report parla di un sistema che è costato cento miliardi di soldi pubblici in venti anni: l'inchiesta mostrerà come sono stati spesi, dove sono stati spesi, in quanti anni, da chi e come.

Tra queste, anche la Brebemi, una delle opere connesse ad Expo come.
Il 23 luglio 2014 all'inaugurazione erano presenti tutti, da Lupi al presidente Renzi, per questa autostrada voluta da destra e sinistra, costruttori e sindaci.
62 km, pagati con soldi privati (parte dalla BEI la banca europea) e gestita dal gruppo Gavio e Intesa: un doppione della A4, anche più costoso come pedaggio, senza i necessari collegamenti con le altre autostrade verso Milano. I numeri parlano di un'opera in perdita:
16mila passaggi al giorno
248mila la A4, il competitore.

Lungo il percorso non si trovano distributori, aree di sosta: le compagnie petrolifere non sono volute venire qui.
Complessivamente costa 2,4 miliardi, il costo al km più elevato in Europa: lo stato aveva fatto un accordo coi privati in project financing: ma Brebemi ha battuto cassa allo stato quasi da subito.

Altra opera strategica, il terzo valico: un tratto di ferrovia per far viaggiare le merci tra Genova e la pianura padana ad alta velocità.
Il cantiere è oggi deserto, doveva partire nel 2006, invece è slittato nel 2011. Nel frattempo si sono spartite le cave nel basso Piemonte, che era il vero business.

Il nuovo tratto dell'AV tra Brescia e Verona, che sventra un territorio dall'alto valore paesaggistico con costi altissimi.

Ma ci sarà spazio anche per raccontare l'inchiesta di Firenze sull'AV, che ha svelato (a chi si ostinava a non volerlo vedere) il sistema Incalza. Il manager del ministero dei trasporti, arrestato il marzo scorso e che ha attraversato tutti i governi dal 2001.
Il manager che ha gestito 25 miliardi per appalti, affidati col sistema del general contractor a imprenditori che erano controllati e controllori dei lavori.
In manette su richiesta della Procura di Firenze lo storico manager che ha attraversato tutti i governi dal 2001 a oggi, salvo la cacciata da parte di Di Pietro nel 1996. Quattro arresti, fra cui il presidente di Centostazioni (gruppo Fs). 51 gli indagati, tra cui l'ex eurodeputato Vito Bonsignore. L'inchiesta partita dal nodo fiorentino dell'Alta velocità. A Incalza 700mila euro da società dell'imprenditore arrestato, il gip: "Più di quanto ha guadagnato dal ministero". La scorsa estate l'inchiesta del Fatto con la notizia (mai spiegata) della casa della figlia pagata in parte dalla Cricca

[.. ]L’operazione è condotta dai carabinieri del Ros. Nel mirino la gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere. Tra i lavori coinvolti, le principali nuove tratte ferroviarie italiane, in particolare l’Alta velocità, il Palazzo Italia di Expo, l’autostrada Orte-Mestre.

È l'inchiesta che ha mostrato il lato oscuro della legge Obiettivo, del meccanismo della Struttura di missione per le grandi opere. Che è costato il posto a Lupi, sostituito dall'ex sottosegretario Delrio. Che vorrebbe tagliare parte di queste opere in favore di piccole opere per la messa in sicurezza del paese.
Basta col ponte sullo stretto, la Orte Mestre ..?

La scheda della puntata: "Le fatiche di ercole" di Paolo Mondani e Chiara Avesani
Il 18 dicembre 2000 a Porta a Porta, Silvio Berlusconi traccia le direttrici delle grandi opere italiane con la consulenza personale di Ercole Incalza. Un anno dopo, il ministro Lunardi vara la Legge Obiettivo nella quale vengono inserite tutte le principali opere del paese, dall'Alta Velocità alle autostrade, dalle metropolitane al Mose.
Report, prima degli arresti, ha incontrato alcuni dei protagonisti dell'inchiesta che hanno descritto il meccanismo del "Sistema Incalza" e le storture della Legge Obiettivo. In primis, la possibilità per le imprese private che realizzano le opere di indicare il direttore dei lavori, un unicum in Europa. Il controllore nominato dal controllato. Guarda una clip in anteprima

Qui l'anteprima su Reportime.

A seguire, la rubrica "nutrire il pianeta": "Che mondo sarebbe senza foresta" di Sabrina Giannini:

Tra le tematiche di Expo2015 c'è la sostenibilità degli alimenti nel rispetto delle risorse del Pianeta.Uno degli ingredienti più diffusi e controversi è l'olio di palma. Presente nel 50% dei prodotti industriali (anche nel latte artificiale per bambini), è da qualche anno proprio al centro del dibattito sulla sostenibilità che le grandi aziende dell'agroalimentare stanno intraprendendo. Ma quanto è credibile la certificazione di sostenibilità ed è possibile che, alimentandoci in eccesso, possiamo mettere a rischio intere popolazioni e l'atmosfera?

02 maggio 2015

Deja vu

O di qua o di là. Non ci sono vie di mezzo, non c'è spazio per un ragionamento. O a favore o contro.
Milano devastata dai black block ieri durante la manifestazione No Expo, come Genova nel 2001 al G8.
Ieri contro il modello Expo, ieri contro o anti, la globalizzazione, il sistema.
O si è per questa Expo o si è anti expo, dalla parte di chi devasta e distrugge. Dei black block.
I titoli dei TG e i commenti (sui social, dei politici) sono stati chiari: le due Milano.
Spazio per una posizione critica, nei confronti delle promesse tradite, sui costi aumentati, sui campi coltivati cementati, sulle opere connesse ad Expo costose e inutili, sulla corruzione .. niente.
Lo stesso presidente del Consiglio, all'inaugurazione, ha tirato la stoccata contro il partito del “non ce la farete mai”.
Come se i lavori nei padiglioni fossero tutti finiti. Ma tant'è ..

Ci si deve schierare: o dalla parte di quelli che Expo è un'opportunità, un volano, una grande opera, l'immagine positiva del paese.
O dall'altra. I black block erano infiltrati, come ai tempi di Kossiga, come mai la polizia li ha lasciati fare …

Tempi duri per quelli che vogliono esprimere una posizione articolata e contraria alla massa. Contro la scenografia di un Expo dove il made in Italy è annacquato in mezzo all'immagine delle multinazionali e dove il tema del nutrire il pianeta è messo in secondo piano.
Contro i movimenti no expo che non hanno capito come tutte le loro buone intenzioni sono finite in secondo piano, grazie a questi infiltrati vestiti di nero. Il servizio del TG3 regionale delle 13 li mostrava mentre si incamminavano al punto di inizio della manifestazione. Erano organizzati, sapevano cosa fare, come colpire e come dileguarsi.

Gli organizzatori della contromanifestazione li conoscevano? Li hanno lasciati entrare loro? Spero che la lezione serva pro futuro.

Anche perchè, le persone che soffrono la fame, non verranno salvate né da Expo, né dagli incappucciati.

Caso Moro – complici. Il patto segreto tra Dc e Br (Stefania Limiti e Sandro Provvisionato)

Introduzione (che potete leggere qui)
Quella che state per leggere è l’anatomia di un delitto politico avvenuto oltre trentasette anni fa. Abbiamo analizzato minuziosamente, con gli strumenti dell’inchiesta giornalistica, un avvenimento storico che, nonostante il tempo passato, è ancora cronaca viva, al punto da meritare, dopo cinque indagini giudiziarie e quattro processi, l’istituzione di una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare, la seconda, senza considerare le tante sedute dedicate al tema dalle Commissioni stragi che si sono succedute nel tempo. Una cronaca così viva che perfino oggi, come potrete leggere, emergono novità e non di poco conto. A cominciare da quelle che riguardano il luogo dove il 16 marzo 1978 tutto è cominciato: via Fani, il teatro della strage che tolse la vita a cinque servitori dello Stato: loro difendevano quella di un uomo politico che da quel momento, per cinquantacinque giorni, finirà nelle mani di una banda terroristica prima di essere assassinato.
È per questo che il nostro racconto comincia proprio in via Fani dove – ora è possibile dirlo senza più ombra di dubbio – l’agguato delle Brigate rosse non andò come hanno stabilito le tante sentenze giudiziarie e neppure come ha raccontato l’unica «voce di dentro» dell’organizzazione armata presente sul luogo della strage: Valerio Morucci. Infatti quella mattina il commando non era composto solo da dieci brigatisti (otto uomini e due donne), ma ben supportato da elementi estranei che parteciparono in maniera attiva. In questo libro ricostruiamo pazientemente, e con l’aiuto indispensabile delle tante perizie tecnico-scientifiche che si sono susseguite negli anni, la dinamica di un’operazione terroristica che fino a oggi presentava troppi buchi illogici, troppe anomalie, troppe discrasie. A cominciare dagli effettivi brigatisti presenti sul posto, per finire a quelle oscure presenze in veste di osservatori, ma anche di facilitatori, di persone che con l’eversione armata non c’entravano nulla, semmai puntavano a una diversa azione eversiva, per così dire «statale». Con stupore abbiamo dovuto constare che, quando c’è odore di servizi segreti, magistrati anche molto preparati e audaci hanno come un mancamento e diventano improvvisamente poco curiosi.
Sappiamo già che solo questa nuova ricostruzione dell’assalto del 16 marzo – e solo per aver fatto il nostro mestiere di giornalisti – basterà a farci piovere addosso le solite, stucchevoli critiche di «dietrologia» e «complottismo». Non ce ne rammarichiamo. Se l’esercizio di buon giornalismo comporta anche il fatto di non accontentarsi mai delle verità ufficiali o delle mezze verità, e quindi di studiare non solo la scena ma anche il retroscena dei fatti, il buon giornalista deve per forza essere un po’ «dietrologo». Altrimenti è solo un megafono altrui.
In questo libro abbiamo passato al microscopio ogni singolo istante di quei tormentati cinquantacinque giorni con un unico scopo: dare senso logico a ciò che senso ne aveva ben poco. Abbiamo voluto dare dimensione a tutti quei fatti, grandi o piccoli, sui quali ancora non esiste un’accettabile convergenza tra racconti, indizi, prove, dichiarazioni, testimonianze.
Dall’analisi minuziosa della dinamica della sparatoria e del rapimento dell’ostaggio alle confuse vie di fuga del commando; dalle tante bugie sulla «prigione del popolo» in cui Aldo Moro venne detenuto all’opaca e nebulosa gestione politica del più importante sequestro di persona mai compiuto in Italia; dai silenzi calcolati dei brigatisti alle campagne d’opinione di una parte consistente della Democrazia cristiana, gli uni e le altre finalizzati all’ottenimento e alla concessione del «perdono». Una soluzione tombale sotto cui seppellire la verità dei fatti, scomoda per le Brigate rosse così come per il potere, non solo quello democristiano; per finire con l’infinita e scandalosa gestione delle carte recuperate a rate in via Monte Nevoso – e che contenevano il vero pensiero del prigioniero – fino all’individuazione, quanto mai tardiva, del misterioso «quarto uomo» a guardia della prigione. Tutti aspetti che, oltre ogni ragionevole dubbio, non hanno mai quadrato, innegabilmente frutto di occultamenti, silenzi, omertà. Quali verità dovevano essere coperte?

Sono tante le cose che non tornano sul caso Moro.
La mini Clubman Estate sul lato destro di via Fani, all'incrocio con via Stresa. Di proprietà di una società del Sisde.
Come del Sisde erano diversi appartamenti nello stabile di via Gradoli, uno dei covi (e forse delle carceri) delle Br a Roma.
Il mistero o l'imprecisione del numero delle Br presenti all'agguato: 10, 12, 9 .. il numero cambia col passare con gli anni e a seconda di chi parli. Il primo pentito delle Br Patrizio Peci, che parla de relato. E Valerio Morucci, presente in via Fani, che nel suo memoriale (di comodo) lascia fuori la compagna Adriana Faranda.
Ma nessuno riesce a fugare i dubbi sui colpi sparati: come i proiettili prodotti dalla Fiocchi di Lecco. Come ne erano venuti in possesso le Br?
E i proiettili che le perizie indicano di provenienza non militare, probabilmente da un deposito Gladio?
Altro mistero: chi ha sparato in via Fani? Qui non è un mistero: le Br (e chi ne avvallato le dichiarazioni) preferiscono giocare con la realtà.
Più di 90 proiettili sparati, in un minuto e mezzo. Ma forse i colpi sono stati anche di più, perché molti dei mitra avevano delle retine per recuperare i bossoli (e non lasciare tracce, perché?).
Le perizie balistiche dicono anche che metà dei colpi furono sparati da una sola arma.
Chi è il killer che spara a raffiche brevi? Morucci ha raccontato che il suo mitra e quello di Fiore (residuati bellici, tra l'altro) si erano inceppati. E hanno perso diversi secondi per cercare di sbloccarli.

E allora: chi ha sparato, da dove e con che ruolo, visto che le Br hanno sempre negato presenze esterne?
Altra discrepanza tra la realtà dei fatti e il loro racconto: lo sparatore da destra. A seconda di chi racconta, Moretti è rimasto in auto a fermare la 130 con Moro oppure è sceso a sparare.
Ma chi ha ucciso il maresciallo Leonardi (il capo della scorta) che, pur essendo esperto di tiro, non è riuscito a fare alcuna reazione?
Le perizie sui colpi, sui cadaveri, sulle testimonianze (che dicono che prima delle raffiche si sono sentiti dei colpi di pistola) raccontano una diversa versione.
Ovvero che la prima operazione del commando delle Br (da sole?) è l'eliminazione dell'elemento più pericoloso della scorta, Leonardi. Con quei colpi da destra negati da Morucci e Moretti ma resi certi dalle perizie. In seguito questa persona che ha sparato da destra, si sposta per evirare i colpi delle altre Br.
Che sterminano gli altri membri della scorta...
Questo sparatore non è mai stato individuato, come nemmeno il passeggero dell'Honda, quello con la faccia magra, come De Filippo.

C'è il mistero delle strane presenze in via Fani: il colonnello dei carabinieri Guglielmi presente in via Fani per un pranzo. Colonnello dei carabinieri e del Sismi (che aveva lavorato con Maletti nell'ufficio D del Sid).
E anche il cognato di un addestratore della base Gladio di capo Marrargiu, Bruno Barbaro. Come è piccolo il mondo, specie in certe mattine a Roma.

Altri punti che non tornano: la gestione del sequestro (apparentemente senza nessuna strategia), in quel buco di via Montalcini. I due postini delle Br, Morucci e Faranda, che giravano indisturbati per una Roma blindata coi loro comunicati.
A leggere quello che raccontano gli autori emerge la pressapochezza delle Br nel preparare l'agguato (nessuna esercitazione prima, nemmeno con le armi), nel gestire il rapimento, nel concordare una linea con lo Stato e la DC poi.
Tutto lasciato un po' al caso, alla fortuna. O forse a delle coperture esterne che hanno reso il lavoro di Moretti e degli altri più semplice.
Altro che “geometrica potenza”.
Anche la data scelta, sarebbe stata un caso .. dobbiamo e possiamo credere alla loro verità? A quello che hanno raccontato “de relato” per sentito dire o per semplice deduzione Patrizio Peci e Antonio Savasta (il responsabile del sequestro Dozier del 1981)? Oppure al memoriale (tardivo) dei dissociati (non pentiti) Valerio Morucci e Adriana Faranda?
Il memoriale di Moro e le sue lettere, ritrovati parzialmente e in due occasioni, nel covo di via Monte Nevoso (nell'ottobre 1978 e nel 1990). Chi ha fatto sparire le carte mancanti? Oltre a Moretti, Maccari e alla Braghetti c'era un quarto uomo ad interrogare Moro? Perché le Br non hanno subito pubblicato tutto quanto in loro possesso, come avevano promesso?
Esisteva un canale a disposizione di Moro per “parlare” con l'esterno e portare alle Br qualche materiale utile per la sua liberazione?

Queste sono alcune delle discordanze rilevate e raccontate dagli autori del libro “Complici –caso Moro, il patto segreto tra Dc e Br”, Stefania Limiti e Sandro Provvisionato.
Un libro importante perché, come altri prima, cerca di infrangere il velo di silenzi, omertà e coperture che ha coperto la verità sul rapimento del presidente della DC Aldo Moro.

Arrivare alla verità, sul caso Moro, è prima di tutto un atto di giustizia nei confronti delle vittime. La famiglia di Moro e anche quella degli agenti della scorta: Leonardi, Zizzi, Iozzino, Rivera e Ricci.
Ma c'è anche una ragione storica, che ci costringe a non fermarci, anche se sono passati tanti anni e molti dei protagonisti della storia sono purtroppo morti.
Sapere come (e da chi) la nostra storia politica è stata in qualche modo condizionata da entità esterne.
Non il “grande vecchio”, ma servizi segreti stranieri. Come la Cia americana, per esempio.
Dobbiamo sapere la verità “la verità ci aiuta a essere coraggiosi”, ha scritto lo stesso Moro: conoscere la vera storia dell'agguato, della trattativa tra Br e Vaticano, tra Br e Dc, è importante.
Fa la differenza tra una democrazia trasparente, pulita, da un paese a sovranità limitata, con istituzioni a scartamento ridotto.
C'è stato forse un gioco di ricatti tra Br (o una parte di queste) e la Dc, che ha portato a queste non verità (nemmeno i processi e le commissioni parlamentari hanno fatto luce su tutto)?
Il giorno 4 avete saputo uffi cialmente che c’era la direzione, l’avete saputo uffi cialmente perché sapevate tutto, dico tutto ciò che avveniva nella Dc attraverso un canale preciso, Morucci, lasciamo stare… non lo voglio dire in quest’aula…”L'avvocato della Dc Giuseppe De Gori a Valerio Morucci, processo d’appello Moro-uno, 28 gennaio 1985.

Questo libro mette in fila i fatti e le persone, nel loro contesto storico: i brigatisti e gli uomini dello stato. Andreotti e Cossiga. Don Mennini e suor Teresilla, questa strana suora che ha avuto molti contatti in carcere con Morucci, nei mesi della sua dissociazione, quando più voci, dentro la democrazia cristiana chiedevano di mettere una pietra sul passato.
Come poi è avvenuto col memoriale, con la semilibertà, con le sentenze. E con una verità giudiziaria forse di comodo.
Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa ottenne larghi poteri dal presidente Andreotti, ma non dall’Arma. Lui era solo nell’Arma. Aveva molti nemici anche nei servizi segreti. Dalla Chiesa e io non parlavamo mai al telefono di questioni delicate perché sapevamo, per certo, che eravamo controllati. Di sicuro ci controllava anche la Cia.”Generale Nicolò Bozzo, braccio destro di Dalla Chiesa. Conversazione con gli autori, 7 gennaio 2015.

In questo racconto troviamo Dalla Chiesa e i suoi uomini che si mettono sulle carte di Moro, per una pista investigative che il generale seguiva da anni.
Una pista che mette assieme le stragi della strategia della tensione e Gladio.
La lista completa degli insospettabili che avevano destabilizzato il paese per impedire il cambiamento politico e sociale nel paese.
Forse era questo il segreto da tenere nascosto, per una ragione di Stato, anche a costo di sacrificare Moro?

La nuova Comissione Moro si è messa al lavoro: molti dei protagonisti di questa storia sono morti. Ma c'è ancora modo di arrivare a quella verità che ci renderebbe finalmente liberi.

L'intervista al generale Nicolò Bozzo sul Fatto Quotidiano: 
Generale non crede che avreste dovuto denunciare le vostre informazioni in modo più prepotente durante quei drammatici 55 giorni, pretendendo che almeno si controllasse quell’appartamento?“Penso che Dalla Chiesa e io facemmo il nostro dovere. Tra l’altro non toccava a me riferire alle autorità ma a Dalla Chiesa e io non so se il generale lo fece. Di più non potevamo fare. Riferimmo tutto ai nostri superiori gerarchici. Dirò di più: il generale, con lo scopo di dare man forte al comando generale dell’Arma, mi spedì a Roma. Vi rimasi dieci giorni durante i quali non mi fecero fare nulla. Passavo le giornate con le mani in mano”.
Perché racconta questo episodio solo ora, dopo tanti anni?“Perché ho maturato la convinzione che sia giunta l’ora di spostare un po’ più avanti la ricerca della verità sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. E credo che la nuova Commissione d’inchiesta possa farlo. Se saltasse fuori ancora qualche piccolo pezzo di verità, sono convinto che verrà giù tutto”. 
Altri capitoli:

Altri libri sul delitto Moro:
- Doveva morire di Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato
- Il golpe di via Fani di Giuseppe de Lutiis
- L'affaire Moro di Leonardo Sciascia

La scheda del libro “Complici – caso Moro” di Stefania Limiti e Sandro Provvisionato.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

01 maggio 2015

La festa del lavoro senza lavoro

I numeri sull'occupazione vanno in direzione ostinata contraria alla propaganda governativa. Pare che la gente si ostina a non voler avere un lavoro: a marzo 138000 disoccupati in più e 70 000 occupati in meno rispetto all'anno scorso …
Più 92 mila posti a marzo 2015, disse il ministero del lavoro poche settimane fa. Poi la precisazione: i veri nuovi posti sarebbero solo 19mila, frutto degli incentivi alle assunzioni e non della riforma del lavoro. Che comunque, piaccia o non piaccia, non sta dando effetti. Forse perché è presto per valutare. O forse perché è la soluzione che è sbagliata. Come il famoso contratto a tutele crescenti dove uno può essere licenziato per ogni pretesto, senza giusta causa che tenga.
La destra che oggi gongola, dovrebbe ricordarsi che Renzi sta applicando le sue ricette.
Il lavoro è diventato un numero, da usare come strumento per la campagna elettorale perenne. Un numero e non più qualcosa che caratterizza le persone.
Che lavoro fai?

Questo prima maggio si celebra per la prima volta il lavoro in epoca renziana, post ideologica: si festeggia il lavoro come se fosse la zucca o la mortazza di Eataly.
Non si parla più della crescita personale che il lavoro da, l'esperienza formativa e sociale, del mondo del lavoro.
L'Expo a Milano rappresenta bene questo cambiamento (che non è di oggi): si dovrebbe parlare di fame nel mondo, di crescita sostenibile, di cibo. Dovevano esserci serre e campi. E invece vedremo opere incompiute, sprechi, camouflage con l'incognita del dopo Expo.
E il lavoro? Stipendi dei manager a parte (Glisenti, Stanca e Sala per esempio), il volano per l'occupazione è diventato occasione per volontariato, stage pagati poco, turni di lavoro massacranti (per finire i lavori) e poco controllati (come la vicenda dell'ingresso non vigilato in cui entrerebbero lavoratori a nero).
Ieri sera, per il concerto dell'inaugurazione, piazza Duomo a Milano era transennata per separare i vip che stavano dentro, dal popolino fuori che, forse, non si è nemmeno goduto il concerto.
Che lavoro fai?


Buon primo maggio (con questa vignetta di Natangelo), nonostante gli scandali, la propaganda, i diritto tolti.

Servizio pubblico – dittadura!

Mi fido di te .. cosa sei disposto a perdere: l'anteprima di Michele Santoro inizia sulle parle di Jovanotti.
D'Alema, Fini, Veltroni non lo ammetteranno mai, ma Renzi è figlio loro e dalla loro sconfitta sono nati Grillo e Renzi.
Sono i loro ex seguaci che oggi o si sono accodati al vincitore o si danno il ruolo di attori senza parte.
Bersani, come Monti, come Letta non ha compreso il valore dell'informazione scomoda.
De Bortoli oggi scrive che in Italia i giornali sono scomodi e l'informazione è considerata un male necessario: è un segno di arretratezza del nostro paese.
L'insofferenza all'informazione scomoda è una delle cause della crisi della nostra politica, che ad un certo punto si è trasformata nel dominio di un partito personale. Di un politico che possedeva una tv e ne controllava l'altra.
Berlusconi non ha trovato politici a contrastarlo con una visione non viziata dai conflitti di interesse.
I nemici di B. erano i magistrati, i giornalisti e i ribelli della sua coalizione.
La nostra Costituzione è nata dal rifiuto del fascismo e dalla collaborazione di uomini diversi, repubblicani e monarchici.
La Costituzione non voleva tutelare l'azione della maggioranza ma le libertà.
Le riforme di B e quelle di R hanno in comune un aspetto: considerano centrale la possibilità a chi vince le elezioni di governare senza ostacoli e impicci.
Se l'informazione obietta.. tornano le parole di De Bortoli: “del giovane caudillo Renzi che dire? .. mal sopporta le critiche”.



Quando vediamo Brunetta che urla contro il fascismo di Renzi viene da ridere. Le sedute del parlamento sono una recita.
Siamo in una ditta-dura: il presidente del consiglio controlla il parlamento, siamo una repubblica presidenziale senza contrappesi.
Adesso, tutto tace. È l'elettorato di sinistra che dice “l'asciatelo lavorare”.
La democrazia rappresentativa è diventata delega del potere.
E così, della dittatura di centro ci si fida. Mica è una di destra o di sinistra …

Il partito non si spacca mai” Lotti.
Usciamo tutti più deboli da questa scelta (la fiducia)” Cuperlo
Io non tolgo la fiducia al governo” Damiano
Prove muscolari non sono utili al premier” Gotor. Votare no alla fiducia significa bocciare l'azione di governo.
Ne abbiamo discusso un anno e mezzo” Carbone.
Se andiamo avanti così non rimarrà il PD” Civati.
Qui abbiamo quelli che fanno i girotondi e poi in aula hanno problemi di coscienza” Richetti.
C'è qualcuno che vuole mandare a casa Renzi, lo faccia apertamente....”.

Bertazzoni e le reazioni dei deputati PD, le sceneggiate in aula, grida, insulti, le difficoltà della Boldrini nel tenere l'aula.

Bersani “bisogna tornare al Pd, ai suoi valori .. adesso vediamo .. la fiducia sulla legge elettorale è una cosa seria .. che il parlamento sia zittito sul tema della legge elettorale può essere un fatto serio ..”.

La Camera approva. Amen.

Per scuotere l'indifferenza sulla situazione politica – spiega Santoro – ho chiesto l'aiuto a due donne: Lorenza Carlassare, la costituzionalista e Amalia Signorelli l'antropologa.

Renzi, alle critiche sulla fiducia, risponde che stanno facendo la legge elettorale finalmente, per poter fare le cose senza rimanere impantanati nella vecchia politica.
È un'obiezione che nasconde una insidia.

Sono parole vecchie, risponde Carlassare: queste parole , “fare presto, non ci si può arenare”, sono nel discorso di Mussolini quando ha approvato la legge Acerbo nel 1923.
Il primo atto importante del fascismo è stato la legge elettorale. Gli argomenti sono questi: molte persone si erano convinte da queste argomentazioni, era convincente dire che bisognava uscire dalla palude. Tanto non importa il Parlamento..
I popolari erano divisi su questa legge, l'unico che la osteggiò era Don Sturzo: disse che, con questa legge, gli mettiamo in mano il potere. E così successe.
La gente ha memoria corta, la Costituzione non si studia: queste cose sembrano da sofisti, non si deve ragionare, si deve fare presto.
Se uno fa da solo, fa presto.


Si deve pensare al futuro e al peggio: chi arriverà dopo Renzi? Il punto debole della proposta quali sono?
I premi, per esempio: non hanno portato bene nemmeno alla DC. La legge truffa portava un premio alla coalizione. Pertini andò da Einaudi chiedendogli di non approvare questa legge votata con la confusione.
Oggi si da il premio al partito e non alla coalizione che prende il 50% più 1.
La maggioranza, nella legge De Gasperi, c'era già: è una differenza essenziale.

Se nessuno raggiunge il 50 più 1, il premio non scattava (con la legge truffa): invece qui la soglia è a 40% (dal 35%). Se non lo prende nessuno, si va al ballottaggio con due gruppi che hanno preso magari il 20-22%.
E chi vince si prende il Senato, la Camera, il presidente della Repubblica.

Io non ho desiderato che queste riforme non andassero in porto: ma vanno contro quello che ha detto la Consulta contro il porcellum.
Che ha spiegato come la governabilità non può essere fatto a discapito della rappresentanza. Non ci sono le preferenze (ci sono per i non capolista) …

Michele Emiliano: da anni cerchiamo di correggere il porcellum, per fare in modo che i cittadini esprimano le preferenze. L'Italicum consente di esprimere un nome, non per i capilista.
I cittadini chiedono rapidità nel risolvere i loro problemi: si deve cambiare, potremmo correggere i rischi di questa legge, obbligando i partiti a fare le primarie, ad avere uno statuto.
Obbligare un partito ad essere scalabile, ad avere una democrazia interna: sposterei le garanzie dentro i partiti.
Per me era pericoloso vivere nel partito, nella ditta, perché non mi schieravo.
Se non approviamo questa legge, non la cambiamo più e rischiamo di fare governi con Putin: non vogliamo più essere obbligati a fare larghe intese.
Serve una norma che sblocchi la tripartizione della politica.

Fassina: tra chi non ha votato la fiducia c'è gente che ha rinunciato la poltrona. La logica di Richetti la si deve applicare a quanti hanno poi votato la fiducia.
Le riforme servono e si devono fare: ma si può andare indietro con le riforme.
Si sono votate le pregiudiziali a voto segreto: se volevamo far cadere il governo, si usava quell'occasione, che invece è passata con molti voti di differenza.
Si mette la fiducia perché la legge è caratterizzata su questo Pd e si voleva togliere di mezzo ogni emendamento, che avrebbe potuto correggere i problemi.
Come la possibilità di fare alleanze in ballottaggio: le nostre proposte erano prerogative del Parlamento, non vendette contro il governo.
Renzi vuole questa legge elettorale, la legge del governo.

Non ho partecipato al voto non perché non ho le palle: non ritengo accettabile il ricatto al parlamento, col voto di fiducia. O fiducia o cade il governo.
Lunedì sera voteremo no alla legge elettorale.

Sondaggio su Renzi da EMG:
Comprereste un'auto usata da Renzi: 69% no.
Agli elettori del PD: la risposta è si all'80%.

Prima impressione dal sondaggio: la strategia decisionista coalizza il partito all'interno: la minoranza è vista come perdente, ma nell'opinione pubblica prevale lo scetticismo.

Signorelli, l'antropologa: serve ricorrere alla storia, purtroppo. Il paese ha il governo che si merita:
gli italiani sono contenti di farsi i fatti loro, la frase per rappresentare gli italiani è “farsi i fatti propri”. Curarsi gli affari e anche non impicciarsi.


Una fetta cospicua del Pd ha delegato a Renzi la politica. E un'altra parte di scettici che esprime sfiducia: la mia posizione cambierà se riesco a cambiare io.
A me ha dato fastidio il metodo, ho visto che nella Costituzione c'è scritto che una legge elettorale deve uscire da una collaborazione, non da una fiducia.
La percezione degli italiani è che la Costituzione può essere disattesa, tanto non succede niente ..

L'intervento di Travaglio:


Caro presidente Mattarella .. alla Camera stanno succedendo cose strane, il presidente del Consiglio, non eletto, si crede il capo del Parlamento.
Renzi vuole mettere la fiducia su una legge che una parte del suo partito non vuole: una minaccia al suo partito.
Potrebbe ricordare a Renzi che chi scioglie le Camere è lei e non lui?

Napolitano lo imploravamo per stare zitto, lei di parlare. Oggi i giornali sono uffici stampa di Renzi. Ci rimane solo lei. Ha insegnato diritto Parlamentare, sa che gli unici che hanno messo la fiducia sono stati Acerbo e Scelba.
Ha insegnato diritto costituzionale: all'articolo 70 si spiega che la fiducia si mette su leggi normali.
Articolo 67: il parlamentare non ha vincolo di mandato. Renzi lo sa? Ha sostituito i deputati in commissione che volevano votare contro l'italicum.
Renzi ha tradito il mandato degli elettori coi capilista bloccati e con i senatori nominati.

La sovranità appartiene al popolo, che elegge il parlamento che sceglie un governo.
D'Alimonte parla di elezione diretta del capo del governo, senza aver cambiato la Costituzione.
Il capo del partito che prende i voti, prende tutto. Dalla Rai al CSM.
Lei è stato nella Consulta che ha bocciato il porcellum.
Renzi sta usando la maggioranza incostituzionale del porcellum, per scassinare la Costituzione violare le regole.
Nel 2005 Mattarella in aula aveva attaccato Berlusconi “vi state facendo la vostra Costituzione, ma le istituzioni sono di tutti, anche della minoranza”.
Dovrebbe ripetere queste parole anche a Renzi.

Carlassare ha sollevato una critica all'intervento Travaglio, spiegando come Mattarella non può entrare nella discussione parlamentare: al limite può rimandare indietro la legge, motivandola.
Il voto è uguale anche in uscita: non solo ognuno può votare, ma il voto di quelli che sono finiti in minoranza non può contare niente o poco, rispetto al voto finito alla maggioranza.
La Consulta ha detto che il porcellum viola il principio di uguaglianza.

Renzoni: game over dopo l'Italicum? No, nella minoranza stanno pensando alla vendetta. Di D'Alema, che vuole far cadere il governo che doveva saltare sul jobs act.
Bersani e Speranza dissero che viene prima la ditta e non vollero far cadere il governo.
Renzi Lotti e la Boschi hanno chiamato i parlamentari: Leva e De Giorgis hanno confermato le promesse.
Sapete quanti deputati hanno aperto un mutuo?
Il governo cadrà in Senato, basterà fare un gruppo autonomo.


Il partito della nazione è nato: nelle regionali stanno accorrendo nel PD molti pezzi del centrodestra. Emiliano mette su due liste civiche: così i voti del PD diminuiscono e imbarca di tutto.
Il coordinatore di Emiliano viene dall'UDC, Spina. Campione di trasformismo.
Eupreprio Curto era iscritto all'MSI, si candida con UDC ma sostiene con Emiliano.
Il meccanismo è lo stesso ovunque: De Luca è sostenuto dai cosentiniani.
Renzi non ha dubbi: l'importante è vincere.
Verdini ha già pronte le valige per entrare nel partito del vincente. Renzi.

Le ideologie sono già superate.

Emiliano ha risposto alla questione degli ex centrodestra imbarcati, spiegando che nelle regioni è comune che succeda: anche Vendola ha avuto come assessore un ex iscritto ad AN.
Gli ex di centrodestra stanno cercando ora una collocazione, avendo perso l'egemonia politica in regione. Egemonia che ora ha il centro sinistra.

L'egemonia di cui parla Emiliano (e Renzi) ha un prezzo: si governa col centrodestra, dimenticandosi del percorso e del fine del governare. Si governa per fare cosa? Per fare una piattaforma diversa da quella del tuo elettorato?
Renzi sul lavoro ha approvato il modello della destra.
O nella scuola, col preside padrone che può decidere su tutto.

Fassina ha parlato di un riposizionamento culturale del partito democratico: è diventato un partito dell'establishment, che lascia fuori fasce crescenti di classe economica e politica.
Si costruisce un partito su un consenso ristretto: quel 25% che mi vota diventa la maggioranza politica del paese.
Si restringono gli spazi politici di rappresentanza: la sinistra dovrebbe cambiare e invece siamo legati dal trasformismo.
Perdiamo Cofferati e prendiamo la fiducia da Bondi.

Emiliano vs Fassina su larghe intese e transfughi dal centrodestra: Fassina ha governato con gli ex FI, e andava bene? E ora non va bene Bondi? Emiliano imputa a Fassina una doppia morale .

Altro sondaggio:
Ha più fiducia in Renzi dopo un anno: 58% no.
Fiducia in Renzi? 34%.

Le ideologie le abbiamo buttate via: la Signorelli ha spiegato come questo sia una sciocchezza, non si vive senza ideologie. Scegliersi i compagni di strada come si vuole, a seconda dell'obiettivo, non è naturale.
Le ideologie ti proponevano una stile di vita. Oggi passano le ideologie dei soldi, del successo, del tanto non succede niente.

Come femminista non voglio l'obbligo delle donne dentro una legge elettorale.

Giulia Innocenzi al parco Trenno, qui ragazzi #noexpo.
Le ragioni del no ad Expo: l'opera è una promessa tradita, dicono queste persone.
Una falsa promessa, debito tossico, alimenta opere inutili, si crea un sito che viene smontato, un'area che non si sa che fine farà. Il cibo diventa merce, il lavoro che viene sminuito.

Expo è un'opportunità? La carta di Milano contro la fame nel mondo è una cosa buona?
I partner di expo sono mc Donald e Coca Cola, Sanpellegrino (in prima fila nella privatizzazione della gestione dell'acqua). Eni che parla di sviluppo sostenibile mentre è indagata per corruzione.
Sponsor che rendono non credibile Expo.

Expo volano dell'economia? I posti di lavori reali sono pochissimi.
I turisti in più sono solo 5000.
Con 10 miliardi di euro potevamo ricostruire Pompei e rivalorizzare le aree del paese.

L'idea originale di Expo era un'altra: doveva essere il polmone verde di Milano. Non una colata di cemento.

Le opere collegate di Expo costano 11 miliardi.
I padiglioni per l'Italia costano più di 1 miliardo.
Il progetto approvato dal bureau era diverso: campi coltivati, serre. Oggi c'è una piastra che copre il terreno e impermeabilizza tutto.
70mila tonnellate di acciaio: oggi rimane un debito da 160 ml di euro. Sul groppone di comune e regione, che hanno acquistato le aree, non era mai successo prima.

La società Arexpo, che ha comprato i terreni ha scelto i terreni di Cabassi: era venditore e compratore. Terreni comprati a caro prezzo: terreni passati attraverso una variante urbanistica, che ha fatto crescere il valore. Da 10-20 euro a 150 euro …
I terreni erano da bonificare: l'appalto della CMC è stato vinto col ribasso. Ma poi i costi sono esplosi.

Questa esposizione è l'immagine della classe politica, dice Mattia Calise del M5S. Con Mc Donald che parla di nutrizione.

Santoro ha commentato la pioggia di critiche che sono piovute su twitter e su FB contro i no expo. Non possiamo dubitare nel capo: è quello che mette assieme le persone.
Chi critica Mc Donald è passatista. Punto e basta, senza argomentare.

La lezione sulle ideologie di Carlassare su Emiliano, che era comunista e oggi si pente di quel PCI del centralismo democratico.
Sposando il centralismo renziano.

Emiliano considera, se ho capito bene, come ideologie solo quelle del regime comunista (che gli impediva di mettere i calzoni bianchi). Ma sono ideologie anche il neo liberismo, la delega in bianco verso la politica, l'amore per l'uomo forte.
E sono ideologie anche i valori contenuti nella nostra Costituzione.
Per esempio quando parla di combattere tutte le diseguaglianze: le diseguaglianze sul lavoro, sulle condizioni di vita.

È antico tutto questo?