08 dicembre 2024

Anteprima inchieste di Report – il caso Liguria, il sogno delle bioplastiche e l’aria di Milano

AGCOM ha stabilito che il servizio di Report sul sistema Toti (e i suoi portatori di voti “imbarazzanti” e pericolosi) non ha affatto violato la regola del silenzio elettorale.

Dunque stasera si tornerà a raccontare del sistema Liguria, ovvero di una regione in mano a piccoli potentati locali che garantiscono interessi privati, magari non sempre in modo trasparente ma anche, e soprattutto, pacchetti di voti.

Il resto lo fa l’astensione.

Poi, come racconta il conduttore Sigfrido Ranucci nelle anticipazioni, il sogno infranto della plastica biodegradabile.

Il sistema (faraonico) Liguria

A quanto pare, per gli elettori che sono andati a votare in Liguria, il sistema Toti (e ora Bucci) piace, ma da dove sono arrivati i voti per Bucci (considerando che a Genova dove era sindaco, ha perso)?

Oltre seimila voti arrivano dalla famiglia Scajola, il nipote dell’ex ministro (quello della casa comprata a sua insaputa) tanti ne ha presi: Marco Scajola ex totiano è stato assessore all’urbanistica, rientrato in Forza Italia dopo l’inchiesta che ha travolto la giunta precedente.

La famiglia di Claudio Scajola è ben radicata da anni ad Imperia: il padre ha fondato la DC in questa provincia, nel 1982 Claudio era già sindaco di Imperia e ora lo conoscono tutti come “il faraone”.

Ma perché lui è un grande ammiratore della cultura egizia, non per altro. Un faraone che prende decisioni anche sopra la volontà popolare.

Nel settembre del 2023 si formò una catena umana lunga chilometri lungo il litorale della provincia di Savona per dire no ad un impianto di rigassificazione che dovrebbe essere costruito proprio davanti il lungo mare di Savona.

In una zona a già forte impatto ambientale per la presenza delle industrie tra Vado e Savona che, per la legge Seveso, dovrebbero prestare molta attenzione ai rischi ambientali.
Quest’opera avrebbe un alto impatto anche sull’entroterra savonese perché le condotte dal mare risalirebbero verso la val Bormida per immettere il gas nella rete nazionale, passando sopra il paese di Altare, attraverso un bosco al cui interno si nasconde una natura unica. 
Un monastero induista nascosto in mezzo agli albero, un pezzo di India in Liguria.

Ma è un progetto su cui gli Scajola credono, anche andando sopra alle richieste di chiarimenti dei cittadini e alle loro proteste.



Ci sono luoghi meravigliosi in provincia di Savona, come Celle Ligure dove Aldo Spinelli, indagato nell’inchiesta per corruzione e in attesa di patteggiare la pena, decide di comprare gli edifici delle ex colonie bergamasche per trasformarli in residenze private.
Si tratta di un’area dove non sono consentite nuove edificazioni – spiega l’ex sindaco di Celle Ligure Luigi Bertoldi – né alterazioni degli edifico esistenti, perché l’area delle ex colonie rientra nel piano territoriale paesistico della regione Liguria dove si può demolire, ricostruendo fedelmente, mentre qui si è ricostruito accorpando più edifici, con un aumento del volume nella sagoma del nuovo edificio. Dovevano edificare a 30 metri dalla via Aurelia, hanno invece edificato a 10 metri, “sostenendo che quel sito [le nuove residenze] è edificabile” continua l’ex sindaco. Ovvero dove non è consentito costruire nuovi edifici, come si fa a dire che è edificabile?

C’è poi l’ex padiglione Frizzoni che, avendo una dimensione ai 10000 metri, non poteva usufruire del piano casa e sarebbe dovuto diventare un albergo. Ma, durante l’iter, nel 2020, la regione Liguria guidata da Toti cambia la legge, permettendo la sua demolizione per costruire altri appartamenti.

Ma Spinelli ha un altro problema: la spiaggia libera sotto l’Aurelia, essendo proprietario dell’immobile che c’è sopra vorrebbe privatizzarla. Così, come per le concessioni del porto di Genova, se ne interessa Toti che mentre è a pranzo con Spinelli, chiama l’ex sindaco di Varazze, il consigliere regionale Bozzano per trovare una soluzione. Passa solo un’ora e Toti chiama la sua collaboratrice, come emerge da una telefonata di cui Report è entrato in possesso.

In questa telefonata Toti chiede alla collaboratrice di chiedere alla segretaria di Spinelli i documenti dove vuole che si facciano i versamenti (per Toti), “lo fa normale, come tutti gli altri”. C’è stato poi un incontro dove Toti e la collaboratrice si sono parlati a voce: di certo c’è l’interesse di Toti a dare una mano a Spinelli per farsi la sua spiaggia privata, con tanto di edificio per lo stabilimento balneare, ma anche per questo mancavano permessi, ma il presidente Toti tranquillizza l’anziano imprenditore genovese “guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa di Celle, ora facciamo la pratica, si può costruire .. quando mi inviti in barca che ora ci sono le elezioni abbiamo bisogno di una manina”.

Ma ad Imperia a controllare il territorio c’è un’altra presenza ingombrande: la ndrangheta.

Come spiega Report nell’anticipazione: “Dopo anni di indagini, il 7 ottobre 2014, il tribunale di Imperia emette una sentenza storica che riconosce per la prima volta la presenza organica della ‘ndrangheta nella provincia ligure. Ciò nonostante il primo cittadino non sembra essere d’accordo.”
In questa sentenza vengono condannati alcuni membri della famiglia Pellegrino, Vincenzo Marcianò, figlio del capo della locale di ndrangheta, Peppino Marcianò.
Dopo aver letto la sentenza, queste persone dietro le sbarre della gabbia hanno minacciato i giudici, prendendosi pure qualche applauso dai familiari.
Ma, secondo il sindaco di Imperia, Scajola, questo di Imperia non è un territorio influenzato dalla criminalità organizzata, nonostante le indagini, i beni confiscati, le sentenze arrivate fino in Cassazione: “in questo territorio della città non è emerso mai nulla”.
Peppino Marcianò è stato condannato in appello per associazione di stampo mafioso: nel 2017 al suo funerale era presente il figlio Vincenzo, lo stesso che nel tribunale di Imperia inveiva contro i giudici che lo stavano condannando. E che ai funerali se la prende con la giornalista Cristiana Abbondanza che stava registrando un filmato: grazie a quei filmati sappiamo che era presente anche il neo eletto consigliere regionale della lista di Bucci, Walter Sorriento.
“Mi ci sono trovato per caso” è stata l’assurda risposta che il consigliere ha dato Report che ha pure aggiunto “ero lì per mia figlia che stava facendo un saggio..”
Un po’ come il faraone Scajola, a sua insaputa.

La scheda del servizio: IL FARAONE E IL RIGASSIFICATORE di Luca Chianca

Collaborazione Alessia Marzi

Dopo lo scandalo giudiziario che ha coinvolto l'ex presidente Giovanni Toti, la Regione Liguria alla fine di ottobre è tornata al voto. A vincere di misura è stato l'allora sindaco di Genova Marco Bucci con soli 8424 voti di scarto grazie alla provincia di Imperia guidata da Claudio Scajola. Oltre 6mila voti arrivano proprio da suo nipote Marco Scajola, ex Totiano assessore all'Urbanistica, rientrato in Forza Italia dopo l'inchiesta che ha travolto la giunta precedente. Scajola riesce a portare 8 uomini in Regione e ben 3 assessori su 7. Ma la provincia di Imperia è davvero quel modello di Liguria che ha spinto Bucci a diventare presidente e chi sono i neoeletti consiglieri? Report mostrerà in esclusiva le immagini del funerale del boss di 'ndrangheta Peppino Marcianò nel 2017 a cui parteciparono diversi politici locali, tra cui un neoeletto consigliere regionale. Torneremo anche a parlare del sistema Toti e di come è nata l'inchiesta che ha terremotato la Liguria, partendo da La Spezia per arrivare in provincia di Savona dove la vecchia giunta voleva mettere il rigassificatore.

La consulente ad insaputa del ministro

Report è venuta in possesso di altri audio di conversazioni tra l’ex ministro Sangiuliano e la non consulente Maria Teresa Boccia: solo gossip? No, oltre al tema delle informazioni sensibili di cui sarebbe venuta in possesso (per il G7 a Pompei), c’è una telefonata tra i due dove lei si lamenta della mancata nomina. Sangiuliano glissa, “la nomina non si può fare.. e il motivo tu lo conosci.. comunque non mi va di parlarne al telefono” chiude l’ex ministro, come se sapesse di essere intercettato.


“Domani dammi il tempo di comprare un altro telefono, ti darò il numero e potremmo scriverci” – si giustifica Sangiuliano, un telefonino scarso perché non si può permettere altro (come se fosse improvvisamente diventato povero, ironizza la Boccia).
C’è poi una seconda intercettazione tra Boccia e il capo di gabinetto di Sangiuliano Gilioli: “io ho avuto indicazione dal ministro di non procedere al perfezionamento della nomina..”
Al che Boccia chiede che cosa abbia firmato, intendendo il contratto di consulenza: “faccia una istanza di accesso agli atti e verrà trattata di conseguenza”.
Esisterebbe, secondo la versione di Boccia un contratto firmato il 7 agosto nella stanza del ministro (allora) Sangiuliano. Che fine ha fatto questo contratto?

Altro punto di cui si occuperà il servizio: qual è stato in questa vicenda il ruolo di Arianna Meloni, la sorella della presidente del Consiglio? Secondo l’avvocato dell’ex ministro Sangiuliano, Silverio Sica, lo aveva avvisato molto tempo prima, di stare attento a questa persona, c’erano delle voci che giravano, consigli a cui l’ex ministro non avrebbe dato retta evidentemente.
Cosa risponde Arianna Meloni? “Vi ricordo sempre che siete pagati coi soldi pubblici ..”: un avvertimento? Un messaggio nemmeno poco sibillino?
“Io non so quanto agli italiani possa interessare, mi sembra che siate ossessionati da questa storia ..”.
Si tratta del solito tentativo di nascondere storie imbarazzanti con la scusa del gossip ma, come Report ha raccontato, ci sono aspetti che gli italiani dovrebbero conoscere: su come si entra nell’orbita di un ministero, arrivando anche alla conoscenza di informazioni riservate.
Ma è così facile buttarla in “caciara”, raccontando che Report sta tutti i giorni sotto la segreteria di FDI, che i giornalisti Rai hanno una ossessione, sprecando denaro pubblico (pensassero ai CPR in Albania)

La scheda del servizio: TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO NEL MESE DI AGOSTO di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico

Report ricostruisce la vicenda della mancata nomina di Maria Rosaria Boccia a consigliera per l’organizzazione dei grandi eventi del Ministero della cultura allora presieduto dal ministro Gennaro Sangiuliano attraverso audio e testimonianze inedite.

L’illusione della plastica biodegradabile

Il servizio di Report racconterà la storia di una azienda italiana che avrebbe voluto cambiare il mondo, liberandolo dalla plastica inquinante: una storia che inizia da una pista da sci.

La racconta l’AD di Bio-On Marco Astorri tra il 2007-2019: stavano producendo le tessere per gli impianti sciistici delle Dolomiti, il presidente della società fece una battuta, “Astorri ma queste tessere che sono fatte di plastica che poi ci ritroviamo in primavera e d’estate lungo tutte le piste e le dobbiamo raccogliere, non le possiamo fare in un materiale naturale?”.
Questa è stata la scintilla per la plastica biodegradabile: ogni anno nel mondo vengono prodotte 500ml di tonnellate di plastica, gran parte si disperde poi nell’ambiente e va a finire nelle acque dei fiumi e mari, nei terreni, entrando nella catena alimentare e provocando tumori.
Marco Astorri si era messo in testa di produrre una plastica naturale: nelle sue ricerche ritrova una invenzione del 1926, quando lo studioso francese Lemoigne aveva studiato i poliidrossi-arcanoati, PHA, una plastica generata dai batteri nutriti con lo zucchero, tutto completamente naturale.
Il batterio si nutre di questi zuccheri e li espelle come un escremento – spiega a Report Paolo Galli membro della Plastic Hall of Fam – ed è questa sostanza materiale plastica: lo stesso tipo di batterio o famiglie di batteri simili, capiscono che questo è un materiale digeribile e lo aggrediscono, lo mangiano e lo restituiscono all’atmosfera come co2. Plastica che, messa a contatto con questi batteri, si trasforma in gas, tutto un procedimento naturale. Si tratta di una plastica che ha le stesse caratteristiche fisiche della plastica tradizionale in termini di trasparenza, rigidità, elasticità, flessibilità della plastica tradizionale. Potrebbe dunque sostituire in toto la plastica tradizionale.
Cos’è successo allora alla Bio-On? Il giornalista del Corriere Marco Madonia e autore del libro L’Unicorno, racconta della svolta del 2014 quando Astorri decide di quotare l’azienda in borsa, mettendo sul mercato il 10% di Bio-On, la quota minima per entrare nell’AEM, la sigla che sta per Alternative Italian Market, sistema costruito su misura per le piccole e medie imprese. Servivano degli investitori che avrebbero poi messo i soldi su questo sogno: Bio-On si fa seguire da Giovanni Natali che di mestiere fa proprio questo, quotare le aziende in borsa.
A Report racconta della battuta che fece alla Bio-On: “vedete che se questa roba funziona, tu tra tre anni vai in giro con l’elicottero, se non funziona vai in galera”.
Agli investitori Astorri che modello di business proponeva? Il modello non era produrre la plastica biodegradabile, bensì vendere le licenze per fare impianti per la produzione di plastica biodegradabile, un modello da vendere ai tanti produttori di plastica, per progettare assieme nuovi impianti, basati sui brevetti di Astorri.
L’interesse è mondiale, Astorri chiude contratti di licenza per fare stabilimenti in Olanda, Francia, Russia e Iran e poi trattative in tutto il mondo, perfino con produttori australiani. Il contratto coi russi fu firmato direttamente sotto gli occhi di Giuseppe Conte e di Vladimir Putin.
“C’erano aziende enormi con noi, Eni, Barilla, Ferrovie dello Stato e tutti si chiedevano chi fosse Bio-On..”

Cosa è successo poi?



Gabriele Grego è trader finanziario, col suo fondo Quintessential analizza i bilanci per scovare truffe finanziarie: nel 2019 ha pubblicato un report sulla Bio-On dove quest’ultima veniva paragonata alla Parmalat, “la Bio-On è un castello di carte”.
Un duro attacco ad Astorri e alla sua azienda, il giorno dopo la pubblicazione del report avrebbero dovuto annunciare l’aumento del capitale in cui Bio-On sarebbe diventata una multinazionale. Invece venne svegliato alle 6 di mattina da questa notizia che diventa subito un incubo, per tutte le “balle” (secondo la versione di Astorri) raccontate nel report.
La tecnologia di Bio-On sarebbe assurda e farneticante, ci sarebbero seri problemi di produzione per il PHA, altre imprese hanno fallito in precedenza nel tentativo di commercializzare il PHA..
Report ha chiesto un parere a Paolo Galli che smonta questo report: farneticanti sono le parole di Grego, questa tecnologia è stata provata e brevettata.

La scheda del servizio: NIENTE È COME SEMBRA di Danilo Procaccianti

Collaborazione Goffredo De Pascale, Enrica Riera

Una società che acquista brevetti avveniristici per affidare a un batterio che mangia zucchero la produzione della plastica, una sostanza integralmente biodegradabile destinata a rivoluzionare il mercato mondiale. Tutto inizia come se fosse una start up, ma presto questa società italiana viene quotata in borsa e raccoglie un capitale da capogiro che supera il miliardo di euro. È l’italiana Bio-on, con la sua storia di un sogno che stava diventando realtà e si è poi tramutato in un incubo, un vero e proprio thriller industriale con tanto di fallimento, condanne penali, agenti segreti e personaggi svelati per la prima volta da Report.

Tira una brutta aria a Milano

Ma è vero che Milano è la terza città più inquinata al mondo?

Chi misura la qualità dell’aria, in termini di inquinamento, nelle maggiori città del mondo? La società si chiama IQAir AG: misurano la qualità dell’aria prendendo i dati da tutte le fonti pubbliche a cui possono accedere – spiega l’AD Frank Hammes – “a Milano ad esempio arrivano da due stazioni pubbliche, quelle di Arpa, e da dieci stazioni private, cioè rilevatori di persone private ..”
I dati arrivano cioè da persone comuni, che hanno in casa dei misuratori: ma come fanno ad essere certi che gli strumenti usati dai cittadini funzionino correttamente? L’AD ha risposto che con 300-400 euro si possono comprare strumenti di buona qualità.
Ma il responsabile di Arpa Lombardia per la qualità dell’aria, Guido Lanzani, spiega che loro usano strumenti conformi a quello che prevede la norma del 2008 dell’Unione Europea, ogni stazione costa da 100mila a 150mila euro: “l’importante è utilizzare, per confrontarle, delle misure che siano coerenti coi metodi di riferimento che la normativa prevede. Se metto assieme dati che provengono da sistemi di rilevazione diversi, rischio di dare una fotografia sfalsata.”
Per evitare questo rischio la comunità europea ha imposto degli standard che tutti i paesi europei devono rispettare, a cominciare dal luogo dove installare i misuratori.
Come mai un’azienda privata come IQAir, senza avere gli strumenti adeguati e le competenze scientifiche necessarie, pubblica una classifica delle città più inquinate al mondo?
C’è un possibile conflitto di interesse, poiché IQAir produce depuratori d’aria: questo è il loro business su cui basano il loro profitto. Nulla di illegale, ma rimane la sensazione che queste classifiche facciano parte di una sorta di campagna pubblicitaria.
Per smontare questa sensazione basterebbe che l’azienda mostrasse i dati sulle vendite: c’è stato un aumento delle vendite dei loro dispositivi in Italia nell’ultimo anno? Niente da fare, su questo l’AD dell’azienda risponde che, essendo una società privata, non sono tenuti a mostrare nulla. Ma è proprio questo il punto: possiamo fidarci dei report di IAQAir? I loro dati sono basati su qualche evidenza scientifica? E, poi, chi certifica la qualità dei loro depuratori? Non esiste nessuna certificazione per i depuratori d’aria, lo stesso AD ammette di aver studiato giurisprudenza.

Giusto per chiarire il punto, il responsabile di Arpa Lombardia si è laureato in fisica all’università di Milano e poi ha studiato alla scuola di specialità in statistica sanitaria all’istituto dei tumori, sempre a Milano.

La scheda del servizio: CHE ARIA TIRA? di Marco Maisano

"Milano è la terza città più inquinata del mondo”. Questa è l’affermazione, errata, pubblicata qualche mese fa da molti media italiani. Un'affermazione basata su una classifica che mette in gara i livelli di inquinamento delle principali città del mondo. Ma chi stila questa classifica? Una società svizzera che si chiama IQAir e il cui business, anche se nessuno se n’è accorto, è la produzione di purificatori d’aria. Nonostante l’affermazione errata, però, l’Italia si ritrova comunque nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria. Milano non è la terza città più inquinata, ma i suoi livelli di inquinamento atmosferico, assieme a quelli di molte altre regioni italiane, supera, e non di poco, i limiti imposti dall’OMS e dall’Unione Europea. Il risultato? Migliaia di persone muoiono prematuramente a causa delle polveri sottili in atmosfera. Ma la politica italiana, nonostante le sanzioni in arrivo, sta già chiedendo deroghe al raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Un fatto, avverte la comunità scientifica, che causerà centinaia di migliaia di morti entro il 2035

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

05 dicembre 2024

Volver, di Maurizio De Giovanni


Me lo ricordo, quel giorno. Anche se ero molto piccola me lo ricordo benissimo, come fosse adesso. Come se ancora piovesse forte, come chissà ancora dalle finestre socchiuse entrasse l'odore della terra bagnata e delle galline.

Come se ancora sentissi le donne che, chiacchierando, sussurravano come fossero in chiesa.

Come se ancora ci fosse quel grosso moscone che cercava la strada per l'esterno, picchiando sulla lastra e, istupidito dalle testate, provando a capire perché gli alberi le foglie flagellate dall'acqua, che furono erano lì davanti, fossero invece per lui irraggiungibili.

Me lo ricordo bene quel giorno. Anzi credo sia il primo vero ricordo che ho, preceduto da lampi che forse ho soltanto immaginato.

Eccoci arrivati a dove, da lettori appassionati di Maurizio De Giovanni e del commissario Ricciardi, non avremmo mai voluto arrivare, all’ultimo capitolo della serie dove abbiamo visto il nostro commissario con quegli occhi verdi così enigmatici passare attraverso le quattro stagioni, poi le stagioni del cuore per abbattere quel muro che si era costruito attorno per impedirsi di amare. Come posso stare accanto ad una persona, io che ho questo maledetto dono, il “fatto” come lo chiamava, ovvero il vedere gli ultimi istanti di vita dei morti.

Dovrei ricordare i primi morti che ho incontrato, che hanno popolo gli incubi di un giovane che credeva di essere pazzo. Un giovane che mai avrebbe immaginato di condividere la propria follia con qualcuno e, invece, come sai, alla fine lo ha fatto, scoprendo che nessun peso è così schiacciante da non poter trovare conforto nella dolcezza di chi ama.

Invece l’amore, quello che “quando arriva arriva” e che invece nel caso di Ricciardi e di Enrica, la dolce ragazza che ha amato sin dal momento che l’ha vista dalla finestra della sua camera, ha fatto fatica a crescere, ha vinto anche quel dolore che si portava dietro.

Sin da quando, era ancora un bambino di sei anni nella sua casa in Cilento, a Fortino, aveva conosciuto per la prima volta il “fatto”. Un uomo ucciso con un colpo di pugnale dentro la vigna dei baroni di Malomonte che ripeteva quella parole “perdio, nemmeno l’ho toccata la tua donna..”

In quest’ultimo romanzo, Maurizio De Giovanni fa compiere al suo personaggio la sua ultima indagine, proprio a Fortino, questo paese del basso Cilento, tra Campania e Basilicata: un’indagine alla radice del proprio male.

Ma come mai Ricciardi si trova a Fortino: siamo nel luglio del 1940 e l’Italia ha dichiarato guerra alle democrazie occidentali, perché l’ora del destino era scattata. Così aveva gridato alla folla plaudente il dittatore bravo a soggiogare gli italiani tirando fuori le glorie dell’antica Roma.

Quelle poche centinaia di morti, per sedersi poi al tavolo della pace si erano tradotti anche in sempre più fame e miseria per quel popolo che della guerra non aveva alcun interesse, già ne aveva di problemi. Ma aveva portato, sin dalle maledette leggi razziali, anche una cattiva aria per le persone di religione ebraica.

Ecco perché, per tutelare i genitori di Enrica, morta nel parto della piccola Marta, Ricciardi ha deciso di trasferire tutta la sua famiglia nel suo paesino, al riparo dalle brutture del mondo.

Ricciardi, i genitori di Enrica, e poi Nelide, la domestica che ha preso il posto della tata Rosa nel sorvegliare il piccolo barone prima e ora la baroncina Marta.

Una bambina intelligente, con un suo dono, non la maledizione del padre per fortuna: una bambina che qui a Fortino passa le ore assieme ad una anziana donna, zi Filumena, la sorella di Rosa

Era una donna assai anziana, appollaiata su una sedia ben piantata nel terreno. La testa avvolta in un fazzoletto, teneva il capo chino su un recipiente in cui finivano i fagioli che sbucciava rapida, prendendoli da una cesta poggiata ai suoi piedi. I gesti veloci e precisi avevano un effetto ipnotico, e Marta era rimasta a guardare a bocca aperta senza che la vecchia avesse mostrasse di aver notato la sua presenza.

Mentre Ricciardi comincia la sua indagine per quel morto, che l’ha ossessionato sin da piccolo, a Napoli sono rimasti gli altri protagonisti della storia.

Come il dottor Modo, non più medico nel suo ospedale ma solo attento osservatore di questo regime e della sua violenza: a lui, gli annunci trionfali sulla guerra hanno fatto venire in mente altri ricordi, della precedente guerra. Dove altri ragazzi, studenti, contadini, operai, furono mandati al massacro per conquistare un lembo di terra di cui nemmeno sapevano darne indicazione sulla cartina.

Moriranno figli, padri, fratelli e mariti in fronti lontani. Io lo so, l'ho già visto accadere. E vi porteranno la morte e la distruzione fin qui, proprio per il vostro bel porto, uno degli obiettivi strategici più importanti. Ma prima, e vedrete anche questo, diventerete sempre più poveri e affamati, perderete la dignità per la disperazione di sopravvivere, come i topi che infestano le vie e le case.

L'irritazione che provava per l'adesione ottusa e fiduciosa al regime lo spingeva a domandarsi il motivo di tanta affannarsi per cercare di salvarli. Valeva davvero la pena di rischiare la libertà, e forse persino la vita, contro quel maledetto piano inclinato che sembrava condurre un destino inevitabile?

Bisogna fare qualcosa e tocca a lui farlo, senza una moglie, una compagna, dei figli. Senza nemmeno più l’amicizia di Ricciardi andato via a Fortino. Tocca a lui compiere quel gesto dimostrativo per risvegliare le coscienze sopite degli italiani.

Ma a quale prezzo?

Anche Maione è rimasto a Napoli: come Modo, pure il brigadiere si sente straniero in questa città, nel proprio quartiere, perfino nella propria famiglia dove l’indottrinamento del regime fascista ha trasformato quelli che sono poco più che bambini nei giovani combattenti di domani.

Anche lui, come Ricciardi a decine di km di distanza, si troverà però a dover portare avanti una sua azione personale, con l’aiuto di Bambinella.

E Laura, ovvero Livia, partita da Napoli per lasciarsi alle spalle quegli occhi verdi che l’avevano fatta innamorare? Per lei è arrivato il momento di tornare. Come nei versi della canzone di Carlos Gardel e Alfredo Le Pera, Volver, anche la sia di anima è “aferrada”, aggrappata ad un dolce ricordo che non poteva cancellare.

L’indagine di Ricciardi, questa volta non in veste di poliziotto, lo metterà di fronte ad una storia del passato di cui ancora in tanti nel paese hanno memoria. Ma di cui pochi ne vogliono parlare, dal vecchio medico del paese, amico di famiglia, fino al maresciallo che condusse le frettolose indagini.

Cosa nasconde quell’omicidio? Come mai il morto, in sogno, gli chiede giustizia?

Nel sogno aspettò che gli parlasse, che gli dicesse come allora: perdio, non l’ho nemmeno toccata la tua donna. E invece l’uomo lo fissò con lo sguardo vuoto e gli disse: ti sembra giusto? Tutti quei morti ammazzati, e io ancora senza giustizia?

Giustizia per quel morto, a cui Ricciardi riesce a dare un nome e un cognome.

Ma giustizia anche per la sua coscienza, per il piccolo Luigi Alfredo Ricciardi:

Tutti quei morti ammazzati, e io ancora senza giustizia. Non era lui, a parlare. Era la coscienza stessa di Ricciardi. Era il commissario a chiedere giustizia. A voler sapere perché il piccolo Luigi Alfredo, un bambino di appena sei anni ignaro dei mali degli uomini, delle nebbie nere delle passioni e degli effetti che esse avevano sulle esistenze, aveva dovuto essere testimone di una sofferenza cieca e inaudita.

Ancora una volta, sperando non sia l’ultima, De Giovanni riesce a mettere assieme una storia che è allo stesso tempo dolce e tragica, dove si parla di fame, di odio e di amore, quello che “quando arriva, arriva”, anche tra persone che più distanti non potrebbero essere.

Si parla della ottusa violenza del fascismo e dell’atteggiamento di assuefazione, quasi rassegnazione, della povera gente, quella dei bassi, alle prese col problema di riempirsi la pancia ogni sera.

Il libro termina con la parola illusione e allora, per noi lettore, non rimane che l’illusione di un ritorno, un giorno, di Ricciardi. Chissà ..

La scheda del libro sul sito di Einaudi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

01 dicembre 2024

Anteprima inchieste di Report - la palude di Venezia, il caso Santanché, lo sportello magico in parlamento

Questa domenica Report tornerà ad occuparsi dell’inchiesta che ha coinvolto la ministra Santanché con nuove testimonianze inedite (anche sui suicidio dell’imprenditore Luca Ruffino) e il coinvolgimento delle alte cariche dello stato in questa vicenda.

Poi un altro ritorno: il sindaco di Venezia Brugnaro e l’inchiesta che coinvolge la giunta comunale.

Reportlab: La comunità di artisti di Bussana


E’ una storia di resilienza quella del borgo di Bussana (nel comune di Sanremo, in Liguria) e della comunità che, con ostinazione, ha deciso di dargli nuovamente vita.
È la storia di Vanni Giuffrè che assieme ad altri immigrati dal sud d’Italia, con un atto costitutivo presso un notaio ha fondato questa comunità di artisti negli anni ‘60, ridando vita ad un borgo che era rimasto disabitato dopo il terremoto di fine ‘800. Il comune di Sanremo, pur di non far abitare le case, aveva bucato i tetti delle case – ricorda davanti alle telecamere di Report Giuffrè.
Sono stati i membri di questa comunità che si sono prodigati per rendere fruibile le case, la chiesa, sistemando i tetti delle case: “questo è quello che è venuto fuori dalle nostre sensibilità, riuscire a far rivivere un paese, non solo tanto dal punto di vista estetico o architettonico, ma anche dal punto di vista di valore artistico, per far rinascere la nostra comunità come un esempio di arte in un posto che sembrava distrutto.”
E ora in questo villaggio vivono artisti e artigiani che vivono una vita non allineata nel sistema: i quadri, le costruzioni, ma anche la cura delle piante.

Man mano si sono aggiustate le case, nonostante qui non ci fossero servizi, acqua, fognatura, elettricità: ci si lavava alla fontana, andavi avanti con le candele e d’inverno era complicato – ricordano oggi i membri della comunità – ogni artista poteva ristrutturare la casa dove voleva andare ad abitare, per legge da fuori non si doveva vedere l’aspetto nuovo, quindi il paese come aspetta doveva rimanere come nel medioevo.

La scheda del servizio: I RESILIENTI di Alessandro Spinnato

Collaborazione Tiziana Battisti

Dalle rovine del terremoto del 1887 a un villaggio d’artisti conosciuto in tutto il mondo. Bussana Vecchia, piccolo borgo situato nell’entroterra di Sanremo, rappresenta oggi un simbolo di rinascita e creatività. Distrutto parzialmente da un terremoto nel 1887, la popolazione fu costretta, dall’amministrazione dell’epoca, ad abbandonarlo. Il paese rimase disabitato per decenni, fino agli anni ‘60, quando una comunità di artisti internazionali decise di ripopolarlo. Oggi, dopo più di un secolo dal sisma, la politica vorrebbe mandare via coloro che il borgo lo hanno ricostruito e fatto diventare una delle mete più visitate del ponente ligure.

Il sindaco nella palude

Report si era occupata degli affari del sindaco di Venezia, che aveva affidato le sue proprietà ad un trust che non era proprio cieco.

Una volta sindaco, Brugnaro non aveva perso di vista i suoi interessi privati: se ne sono accorti i suoi cittadini e se ne è accorta anche la magistratura.

Claudio Vanin è il grande accusatore del sindaco e dei suoi soci: è un imprenditore trevigiano che ha lavorato a lungo con la famiglia Benetton. Avrebbe dovuto realizzare i lavori dell’operazione Pili ma, alla fine, è rimasto a becco asciutto e ha deciso di denunciare tutto alla magistratura.

C’era Brugnaro, c’era il vicesindaco che era della Lega, c’erano tutti, c’era tutta l’entità primaria del comune, io cosa devo preoccuparmi?” racconta a Report della scena incredibile dove il proprietario dell’aria dove si doveva costruire era anche il sindaco, “ma io questo non l’ho mai visto come un problema..”

Ecco come è sparita la percezione del bene comune, dell’essere sopra gli interessi di parte.

La magistratura sta ora indagando sul Blind Trust che gestisce le proprietà del sindaco, che rimangono di sua competenza.

Era stato annunciato nel 2017 questo Blind Trust: una holding amministrata dall’avvocato americano Sacks, che avrebbe dovuto allontanare sospetti e ambiguità sui conflitti di interesse del sindaco che, da quel momento, non avrebbe dovuto sapere più nulla delle sue proprietà.

Il sindaco, che in passato aveva definito Report la vergogna d’Italia, ha deciso di non rispondere alle domande di Report, per chiarire la sua posizione: “siete antipatici e siete la peggior trasmissione d’Italia”.

Non solo abbiamo perso il senso dell’etica, del bene comune: pure la trasparenza, il dover rendere conto ai giornalisti, magari anche antipatici, ma che fanno domande.

Francesco Calzavara, consigliere regionale, è uno degli uomini di fiducia del presidente Zaia: nel 2020 diventa assessore regionale al bilancio e al patrimonio. Non è stato indagato nell’ambito dell’inchiesta “Palude” ma dopo aver parlato con Report, alla fine del 2023 succede qualcosa. La sua famiglia ha preso in affitto per 15 anni Palazzo Donà che il comune di Venezia ha venduto al magnate cinese Kwong (sebbene, raccontano i giornalisti di Report, fossero arrivate offerte migliori della sua): come mai questo occhio di riguardo? “Lei è di Report, sotto c’è la domandina lei come politico ha avuto dei vantaggi da Kwong perché è un politico della regione .. io credo di no.”

Ma l’imprenditore Vanin, per anni accanto a Kwong racconta un’altra storia: “dopo la vostra trasmissione [dicembre 2023] viene fatto un atto a Roma dove praticamente Calzavara e famiglia cedono le loro quote alla società di Kwong e lo stesso giorno questa società vende il palazzo ad una fiduciaria di Milano, per 18 milioni.. ”
Non sappiamo a chi sia stato venduto il palazzo una volta un bene del comune di Venezia: “solo loro sanno da dove arrivano i soldi” spiega il consulente di Report Bellavia “ma anche ammettendo che arrivino dai ricchi veneti sta di fatto che questi pagano 18 ciò che un cinese ha pagato 11 ml”.

L’inchiesta della procura Veneziana ha coinvolto il sindaco Brignaro e anche l’assessore Boraso, accusato di vari atti di corruzione.

Il sindaco ha spiegato di aver preso le distanze dall’assessore dopo l’inchiesta, ma le intercettazione raccontano una verità diversa: in una di queste il sindaco avvisa il suo assessore che si deve controllare, “ci sono diversi discorsi che stanno girando male”.

Allora cambio il telefono – risponde Boraso: ma non è un problema di telefono, “ti hanno messo gli occhi addosso sta attendo a ste robe qua..”

Se avessi avuto qualche informazione circostanziata [su Boraso ]non avrei avuto alcun dubbio nel rimuoverlo dalle deleghe e dal denunciarlo alle autorità competenti – sono state le parole di Brugnaro in aula il 2 agosto 2024: ma è smentito dalle intercettazioni, erano mesi che il sindaco lo metteva in guardia, assicurandogli però che non lo avrebbe mai tradito.

Pensa prima di parlare, soprattutto al telefono .. i soldi mai.. stai attento perché mischi tanta roba.. ricordati, la gente parla e di te hanno parlato tanto..”
Ma è solo invidia – risponde Boraso.

Per i magistrati si è trattato di qualcosa di diverso: a Venezia avrebbe operato una associazione a delinquere, “inserita nel cuore delle istituzioni” al cui interno troviamo i più stretti collaboratori del sindaco.

Morris Ceron è stato per anni un dipendente delle società del sindaco, Reyer e Umana, dove ha fatto carriera: oggi è direttore generale del comune e capo di gabinetto del sindaco, la procura lo ha indagato per concorso in corruzione, sarebbe stato lui a gestire le trattative riservate con Kwong per la vendita dello storico palazzo Poerio Papadopoli.
Come mai il direttore generale del comune si è occupato della vendita di un palazzo? C’è una inchiesta in corso e per il rispetto all’autorità giudiziaria ha preferito non rispondere alle domande di Report.

Nel 2009 il comune di Venezia fissa il valore del palazzo Papadopoli a 14 ml di euro, ma nel 2017 quando imster Kwong ne tratta l’acquisto il comune lo svaluta a 10,7 ml di euro e l’imprenditore di Singapore se lo aggiudica per appena 100 mila euro un più, per 10,8 ml di euro (ed era l’unico offerente).
Di questa vendita se ne era occupato proprio Ceron e in una mail si scrive si potrà discutere il prezzo direttamente col sindaco, come se quel palazzo fosse un bene di sua proprietà.

Torniamo al blind trust, dunque: come mai la procura sostiene che il trust di Brugnaro sia finto? “Aspettiamo fiduciosi l’esito delle indagini della magistratura” la scontata risposta del sindaco.


Ma Report è entrata in possesso dei documenti del trust stipulato il 18 dicembre 2017, regolato con le leggi di New York: l’anomalia più evidente è che il trustee, l’avvocato Saks, non abbia quasi alcun potere autonomo ed è sottoposto al veto del comitato dei guardiani.
Chi sono questi “guardiani”? Lo spiega l’avvocata Molteni dello studio Loconte&Partners “è una figura che ha il potere di vigilanza e di controllo rispetto a quello che è la vita del trust”.
Può avere anche un potere di vero anche se non è consigliabile avere un guardiano con questo potere nei confronti del trustee “perché si aprirebbero delle problematiche rispetto al riconoscimento e alla validità del trust”.
Invece, nel caso di Brugnaro, è scritto nero su bianco che il “comitato può rimuovere qualsiasi trustee e può, in qualsiasi momento, nominare un trustee ulteriore”, il comitato può anche porre il veto su ogni decisione del trustee.
C’è poi molto da ridire sull’indipendenza dei “guardiani”, sono tutte persone legate a Brugnaro e alle sue società: Giampaolo Pizzato è direttore amministrativo di Umana, Francesco Masetto è un importante professionista della società di revisione Kpmg che di Umana certifica i bilanci. E poi c’è l’avvocato Federico Bertoldi, anche lui a libro paga di Umana, nominato da Brugnaro dentro società partecipate dal comune di Venezia.

La scheda del servizio: LA PALUDE DI VENEZIA di Walter Molino e Andrea Tornago

La Laguna di Venezia si è trasformata in una "Palude". Conflitti di interessi, accuse di corruzione, commistione tra affari pubblici e privati, trust americani ritenuti "fittizi": secondo la Procura di Venezia c'è il sospetto che in città "operi stabilmente un'associazione a delinquere dedita alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione". Sotto i riflettori dei magistrati sono finiti il sindaco Brugnaro e i suoi più stretti collaboratori, che provengono da quelle aziende che secondo i pubblici ministeri Brugnaro continua a controllare nonostante l'affidamento delle sue quote al "blind trust" newyorkese. Il sindaco-imprenditore Brugnaro, che ha preso per mano la città dopo lo scandalo Mose, ha mentito ai veneziani?

L’inchiesta sulla ministra Santanché



L’inchiesta sulla ministra del turismo Santanché si arricchisce di nuovi particolari: come il milione di euro dall’imprenditore e amico Briatore con cui si è salvata dal fallimento Visibilia. Un sostegno fatto per amicizia: i soldi sono arrivati nelle case di Visibilia attraverso la compravendita di azioni del Twiga. L’operazione la spiega al fratello della ministra proprio Dimitri Kunz, attuale compagno, “gli diamo un acconto per 1,5 ml di euro da Flavio e 750mila euro io”, ma il prezzo delle quote sembra essere deciso non dal valore di mercato del Twiga ma dalle esigenze finanziarie di Santanché e Visibilia. Aggiunge Kunz, negli atti in mano alla magistratura “l’azienda l’abbiamo valutata 20 ml, che mi sembra generoso” e il fratello della ministra approva, “quindi cade in piedi in ogni caso.”

Ma potrebbe aprirsi un altro filone, per una truffa all’Inps per i giornalisti delle sue società pagati la metà, per far quadrare i conti, pur continuando a fare lo stesso lavoro di prima.

Pena il licenziamento, se qualcuno di loro si fosse lamentato: Report è venuto in possesso di un audio della ministra

Ho voluto fare questa riunione anche con voi perché noi stiamo riorganizzando tutta la casa editrice e tutti i nostri giornali, spero che venerdì firmeremo anche con i tre giornalisti, quelli di Visto. Per farvela breve, stiamo facendo l’accordo dove loro avranno il 50% di stipendio in meno, ma lavoreranno il 100%. Quando ho dei giornalisti che rinunciano al 50% dello stipendio, alle ferie e al 100% che lavorano è evidente che tutti i conti ..”
Geniale la soluzione per far quadrare i conti: far lavorare le persone a metà stipendio, costringendoli a rinunciare a ferie e agli altri benefit, condizioni imposte spesso dietro la minaccia del licenziamento.
“Ho accettate il taglio dei costi o io vi licenzio perché non siete sostenibili ..”è la testimonianza resa a Report da uno di questi giornalisti, Eugenio Moschini ex direttore di Pc Professionale. Il licenziamento è stato una spada di Damocle costante sulle loro teste, in tutti gli anni in cui hanno lavorato per Visibilia.

Infine, questa sera Report darà spazio al racconto di Mirko Ruffino, figlio dell’imprenditore Luca Ruffino: accusa la ministra di aver causato la morte del padre, suicidatosi lo scorso anno dopo aver rilevato le quote le quote di maggioranza di Visibilia.
“Nel testamento lui aveva scritto ‘traghettatevi fuori dalla società, gestite gli appartamenti, godetevi la vita’” racconta il figlio: il padre avrebbe dato indicazione di uscire da Visibilia dunque. Oggi Mirko è convinto che ci sia un collegamento tra Visibilia e la morte del padre: “lui ad un certo punto si è sentito usato, quando ha visto che si stava sgretolando qualcosa, è ceduto completamente .. ”. Quello che è successo con Visibilia poteva mettere a rischio la sua immagine, la sua professionalità, che si era costruito in 35 anni d
i lavoro: “probabilmente potrei ancora parlare con mio padre se non ci fosse stata Visibilia di mezzo.”
Il racconto di Mirko Ruffino va avanti: un giorno il padre gli disse che si sarebbe incontrato con Daniela Santanché, gli aveva fatto vedere una foto di un incontro che c’era stato in un sabato precedente in cui era presente anche Ignazio La Russa. Era l’incontro dove si stava strutturando la cessione di Visibilia, era l’inizio del 2023 (quando La Russa era già presidente del Senato). Cosa c’entrava il presidente del Senato con Visibilia?
Partecipava? Tenderei ad escluderlo – il commento della ministra – per poi cambiare posizione “sono certa che non sia così”.

Eppure Ruffino ne è certo: era stato il padre a parlagliene, si erano trovati con Santanché e La Russa per discutere di quella situazione (ovvero Visibilia).

La scheda del servizio: I SOMMERSI E I SALVATI di Giorgio Mottola in collaborazione con Greta Orsi

Parla per la prima volta il figlio di Luca Ruffino, l’imprenditore milanese che lo scorso anno si è tolto la vita dopo aver rilevato le quote di maggioranza di Visibilia, la società di Daniela Santanchè. Alle telecamere di Report rivela le difficoltà riscontrate dal padre nella gestione di Visibilia, poco prima del suicidio, e le pressioni ricevute da alte cariche istituzionali per acquisire la società fino a poco tempo fa riferibile alla ministra. Abbiamo poi scoperto una possibile nuova truffa all’Inps, di cui, come documentano alcuni audio esclusivi, Daniela Santanchè era direttamente a conoscenza, e un inedito schema di finanziamento attraverso i suoi giornali. Nel corso dell’inchiesta sveleremo inoltre il ruolo di Flavio Briatore e come si incrociano gli interessi di Daniela Santanchè e di un oligarca russo, amico di Vladimir Putin.

Lo sportello più amato dai parlamentari

Della serie, io sono io e voi non siete un c..: Report ha scoperto la storia dello sportello di Banca Intesa in Parlamento che offre condizioni agevolate ai parlamentari.

Poi ci si chiede come mai la tassazione sugli extraprofitti delle banche sia naufragata..

La scheda del servizio: ONOREVOLI CLIENTI di Chiara De Luca e Carlo Tecce

Collaborazione Eva Georganopoulou

All’interno della Camera Dei Deputati c’è uno degli sportelli bancari più ambiti d’Italia che dal 1926 è gestito dal Banco di Napoli, poi inglobato da Banca Intesa. La prima banca d’Italia si è aggiudicata la convenzione anche nell’ultimo bando. Ma la concorrenza questa volta è stata spietata e quindi per aggiudicarsi la convezione ha offerto condizioni imperdibili: un tasso sulla liquidità del 5,625%, un’offerta unica. Report ha scoperto che Intesa San Paolo non è l’unica banca a fare delle condizioni agevolate ai parlamentari.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

28 novembre 2024

Un omicidio a novembre di Simon Mason

 

Uno

La sicurezza al Barnabas era ridicola, lo dicevano tutti. Rincantucciato con grazia in un’area irregolare alle spalle della High, il Barnabas Hall è uno dei college più deliziosi di Oxford. Possiede molte caratteristiche di grande fascino: gli edifici del XVI secolo nella Old Court, per esempio, con i loro tetti in ardesia che il tempo ha gonfiato in onde delicate e le facciate in mattoni in tonalità ruggine...

Segnatevi questo nome, Simon Mason, di professione scrittore: ho iniziato a leggere questo romanzo spinto dalla curiosità di ritrovarmi dentro la Oxford del (giovane) ispettore Morse e una volta iniziato, non ho più smesso, fino alla fine dove un inaspettato colpo di scena chiude il racconto, prima di una serie che vede come protagonisti una coppia di ispettori, che più diversi non potrebbero essere, che spero ritrovare presto in libreria.

Bella l'ambientazione, questa Oxford dove nei college si forma la classe dirigente (e anche leggermente spocchiosa) del paese:

Come tutti i college di Oxford, il Barnabas è un business di valore inestimabile che ha legami con società e governi di tutto il mondo, uno snodo in una rete globale di informazione superveloce, con i suoi professori e studiosi che vendono conoscenze specialistiche a centinaia di aziende.

Il racconto, l’indagine su un omicidio avvenuto dentro un college ad Oxford, non cala mai di tensione, non fatevi spaventare dalle 472 dentro cui vi immergerete senza volervene staccare: c’è il giallo, l’indagine, ma c’è anche spazio per l’indagine dentro questi due personaggi, i protagonisti del racconto, due persone che non si dimenticheranno facilmente.

Sono un bianco e un nero, tutti e due si chiamano Wilkins di cognome, ma non c'è nessuna parentela. Perché il primo, Ryan, è cresciuto in un campo caravan fuori città, con un padre violento e alcolizzato e una madre sottomessa alla sua violenza. Tutta quella violenza gli ha lasciato dentro una rabbia verso quelle autorità che non lo hanno protetto da piccolo, e una sorta di insofferenza verso le classi più abbienti a cui tutto sembra concesso.

.. sembrava più un criminale che un poliziotto, il prototipo del sottoproletariato bianco, smilzo e rozzo, con la sua tuta, il giaccone largo e un cappellino da baseball portato con la tesa all’indietro

L'altro ispettore si chiama Ray ed è invece un nero che proviene proprio da tutt'altra classe sociale: studi ad Oxford, una bella moglie, bei vestiti e una certa ambizione di far carriera nella Thames Valley Police.

Raymond Wilkins era una delle promesse dell’arma, rappresentante della nuova generazione di giovani investigatori neri in carriera che si stavano imponendo. Trent’anni, laurea a Oxford, serio, con buone capacità espressive, grazie al programma di avanzamento rapido per laureati aveva ottenuto in fretta la promozione..

Per un caso fortuito, Ray e Ryan si troveranno ad indagare assieme per questo “omicidio a novembre”, avvenuto nel cuore del potere della città e alla fine di una cena organizzata dal rettore, sir James, in onore di un Emiro dagli Emirati, ospite e anche finanziatore del college.

Il suo piano era di fare colpo sul benefattore con il genere di evento rilassato, intimo, di altissimo livello intellettuale per il quale Oxford andava famosa

L’atmosfera in questa cena è però particolarmente tesa, sia per l’atteggiamento dell’emiro, sospettoso che qualcuno voglia attentare alla sua incolumità, sia per quello degli altri docenti invitati a dar supporto al rettore.

Ma a rovinare del tutto la festa, la scoperta del cadavere:

Sulla moquette grigio pallido giaceva una giovane donna in maglietta e blue-jeans. La T-shirt le era risalita sul ventre, scoprendolo.

Chi è questa donna, “legata ed arrotata” dentro la stanza del rettore? Come ha fatto ad entrare senza che nessuno se ne sia accorto? Sono le prime domande nella testa dell’ispettore Wilkins, chiamato a seguire l’indagine, peccato che sia il Wilkins “sbagliato” che, nei primi approcci con i docenti e soprattutto col rettore, mostra tutto la sua ruvidezza per non dire la sua insolenza.

Perché Ryan è un investigatore capace di scorgere le incongruenze, nella scena del crimine e nelle persone che si trova davanti e, in effetti, sia il rettore che le altre presenti alla Barnabas Hall quella sera sembra che abbiamo qualcosa da nascondere.

Ma Ryan è un poliziotto con un problema nel controllare la sua rabbia, tanto da rovinare sul nascere l’indagine e il rapporto col partner, il molto più diplomatico, Ray Wilkins.

Nemmeno l’indagine disciplinare, l’ennesima punizione, come ai tempi della scuola, o quando si trovava nello stanzino dell’assistente sociale, fermano però la determinazione di Ryan nel trovare questo assassino.

Il volto di quella donna, a cui Ray e Ryan fanno fatica a dare un nome, come se gridasse tutta la sua rabbia per quella fine, è uno sprone ad andare avanti.

Fino alla scoperta del (o della) colpevole dove l’autore dimostra tutta la sua bravura, avendoci portato a spasso per tutto il libro, mentre avevamo la soluzione sotto gli occhi.

Parafrasando la massima, in un college chiuso, l’assassino è il maggiordomo...

A dare spessore al libro sono anche gli altri temi toccati nel racconto, come l’immigrazione dai paesi devastati dalla guerra: ragazzi e ragazze costrette ad attraversare confini e a mettere la loro vita in gioco per poi approdare in un paese dove gli immigrati sono visti con ostilità

Alla fine erano arrivati in Gran Bretagna, dove Ameena era stata informata dell’ammontare del suo debito con gli uomini che l’avevano portata lì ed era stata messa a lavorare in vari locali di Londra

Uomini e donne costrette ad accettare lavori umili pur avendo studiato in patria, consapevoli di aver su di loro gli occhi ostili della brava gente e spesso anche delle autorità

«A casa vostra o in galera», e le era stato detto di non provare neppure per sogno a rivolgersi alle autorità.

Altro tema quello degli emarginati e delle periferie, come quelle da cui arriva lo stesso Ryan: luoghi dove la polizia non è ben vista e dove i giovani sono messi fin da subito davanti al bivio tra il crimine e una vita piena di difficoltà, pur di rimanere a galla.

Luoghi dove un lavoro, un qualunque lavoro, è una zattera di salvataggio per un riscatto dalla miseria.

Le tante differenze tra i due investigatori si rileveranno una leva in più per dare una svolta alle indagini: infatti, superate le iniziali diffidenze, Ryan e Ray impareranno ad apprezzare nell’altro quegli aspetti così peculiari, come le intuizioni di Ryan, capace di “vedere” le cose anche fuori dagli schemi, anche in modo sfacciato. E l’approccio metodologico di Ray, rispettoso delle regole e delle gerarchie.

Anche perché c’è una cosa che li unisce, nel profondo: si tratta della paternità, quella desiderata da parte di Ray e della moglie, per quel figlio tanto atteso. E quella sofferta di Ryan, ragazzo padre di Ray junior, a cui dedica tutto il suo amore

«Papà?». «Cosa c’è?». «È difficile fare il papà?». Fu come se nel petto gli si fosse gonfiato un palloncino, si chinò verso suo figlio e sorrise.

«Essere il tuo papà? No-oo, per niente. È facilissimo».

Omicidio a novembre è un romanzo, dunque, molto attuale, dove si mescola azione, l’indagine e un pizzico di humor: l’autore ha già pubblicato tre romanzi di questa serie, l’anno prossimo è attesa un nuovo capitolo, il quarto della serie con gli ispettori Wilkins

La scheda del libro sul sito di Sellerio

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


24 novembre 2024

Anteprima inchieste di Report - gli impatti del Giubileo, la Concordia, come si comprano i voti

Questa sera Report accenderà le luci sul prossimo Giubileo, poi si ritornerà a parlare della Fondazione Milano Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026.

A seguire un servizio sulle elezioni regionali in Piemonte e su come i voti seguano i buoni benzina.
Poi si torna a due servizi andati già in onda: gli allevamenti di suini sulla pianura padana e gli imbarazzanti sostenitori di Trump.

Grandi eventi, grandi affari


Dalle Olimpiadi invernali del 2026 al prossimo Giubileo a Roma: grandi eventi che si trasformano in grandi affari.

Partiamo dalle Olimpiadi Milano Cortina: dovevano essere green, a zero impatto ambientale, a costo zero per le casse dello Stato.

Invece le Olimpiadi invernali Milano Cortina del 2026 si sono trasformate in altro: per esempio nell’ennesimo poltronificio per figli di ed ex politici.

Tra gli assunti in Fondazione compare anche il figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, Lorenzo: ha lavorato dentro la Fondazione dal 2020 fino al febbraio 2024, quando è stato assunto aveva 25 anni ed era appena laurato, dunque è stata una bella occasione per la sua carriera lavorativa.

Ma, ascoltando le parole del padre, non c’è stata alcuna raccomandazione, anzi: poteva lavorare nello studio del padre e invece ha scelto di sfruttare questa opportunità facendo regolare domanda di assunzione. “Abbiamo bisogno di uno come te con la tua capacità di organizzare gli eventi”

Meglio non insistere con le domande, specie quelle che fanno i giornalisti di Report, col loro modo incalzante dove non ci si accontenta delle risposte scontate: “è maleducazione.. è giornalismo questo?” risponde La Russa alla giornalista. Purtroppo sì, è giornalismo fare domande anche scomode e pretendere delle risposte. Altrimenti è mestiere da portavoce.

Specie se è aperta una inchiesta sulle assunzioni clientelari dentro la Fondazione, i cui conti non sono proprio brillanti e che, alla fine, saremo noi contribuenti ad aggiustare.

Andiamo ora al Giubileo: tra i lavori pianificati c’è un parcheggio interrato tra Castel Sant’Angelo e il Tevere, ma su questi lavori ha espresso parere negativo il primo municipio, spiega l’assessore alla municipalità Adriano Labbucci, poi il dipartimento all’ambiente del comune di Roma “e poi, quello che ha avuto un certo peso, la commissione di manutenzione del palazzo di Giustizia” che ha espresso i suoi dubbi sui lavori, il palazzo della Cassazione è rinomato sin dalla sua costruzione per problemi strutturali, problemi di carattere idrogeologico, perché il parcheggio a qualche decina di metri ha il Tevere.

Come risponde il comune? Il sindaco Gualtieri – commissario straordinario al Giubileo - racconta di come, a seguito di queste rilevazioni, i lavori si siano fermati, è stata nominata una commissione per verificare il rischio idrogeologico.
Ma la conferenza dei servizi nel luglio del 2023 aveva detto che le criticità emerse erano insuperabili, dunque come mai questo progetto sia rimasto.

Sul sito di Raiplay trovate una anticipazione del servizio che si occupa del porto turistico di Fiumicino che, per le opere di contenimento delle mareggiate, hanno cambiato la morfologia del litorale, spostato la spiaggia sempre più verso l’interno e cambiando sia il corso delle maree che la vita dei pescatori che qui hanno sempre pescato dai loro bilancioni, vecchie casette di pesca vicino al faro.

L’idea del porto turistico è della società Fiumicino Waterfront, partecipata dal gigante delle navi da crociera Royal Caribbean, che ha rilevata la concessione per la gestione del porto turistico per 90 anni. Per farne cosa?
Pietro Spirito è l’ex presidente di autorità di sistema portuale del mar Tirreno Centrale: non è possibile fare entrambe le cose, il porto turistico e un porto crocieristico – spiega a Report – “perché hai due concessioni, una turistica e una crocieristica, vanno valutate e messe a gara separatamente, qui si è fatta una macedonia unica e non si è neanche messo a gara, al di là dell’immaginazione”.

Prosegue David Di Bianco – portavoce del comitato tavoli del porto di Fiumicino – “Sarebbe il primo caso in Italia di un porto privato che esercita la funzione crocieristica, la stessa capitaneria di porto ha parlato di antinomia [Contraddizione, reale o apparente, fra due leggi o disposizioni di legge – Treccani] normativa”.

Ma non stavamo parlando di Giubileo?

La scheda del servizio: ORA ET LABORA

di Claudia Di Pasquale

La scheda del servizi: Collaborazione Giulia Sabella, Marzia Amico

Il Giubileo 2025 è alle porte e Roma si sta preparando ad accogliere oltre 32 milioni di pellegrini. 322 gli interventi previsti, di cui 204 essenziali e indifferibili. Più altri 500 interventi del programma Caput Mundi per la rigenerazione del patrimonio storico culturale. Il risultato è che la capitale da più di un anno è un cantiere a cielo aperto, i monumenti sono impacchettati, il traffico è in tilt, e i cittadini e i turisti sono costretti a fare lo slalom tra passerelle e strettoie a loro dedicate. Disagi che saranno compensati dalla riqualificazione di piazze, strade, parchi urbani, fontane e stazioni. Insomma, grazie al Giubileo Roma dovrebbe tornare a splendere più che mai. Ma siamo davvero pronti per l'apertura della Porta Santa?

Make america ..


Report aveva raccontato di come, tra i sostenitori di Trump, non ci fossero solo i classici esponenti di Dio, patria e famiglia, ma anche personaggi, diciamo, ambugui. Ex killer della mafia o anche ex boss mafioso.

Trump ha vinto in tutti gli stati in bilico, inclusa la Pennsylvania, considerata il vero ago della bilancia: qui l’ex boss della mafia Joey Merlino ha rivendicato pubblicamente un ruolo di primo piano nell’elezione di Trump. Alla radio rivendica questo suo lavoro: “abbiamo schierato le nostre truppe, mandato gli italiani e gli irlandesi di Philadelphia sud a votare.. abbiamo preso tutti gli hamish.. sono stato accusato nel 2020 di aver truccato le elezioni con Joe Biden, fake news, ma questa volta mi ci sono messo ..”
Merlino è stato per decenni il capo della mafia a Philadelphia che aveva il controllo su Atlantic City la città dove sorge il casinò di Donald Trump: la mafia lavorava con tutti i proprietari dei casinò, racconta a Report George Martorano – ex mafioso, se volevi il cemento ad Arlantic City dovevi passare per la mafia.

La scheda del servizio: TUTTI I BOSS DEL PRESIDENTE

di Sacha Biazzo

Dietro l’elezione di Donald Trump si cela anche il supporto attivo e dichiarato di ex boss della mafia italo-americana. Oggi trasformati in star dei social media, questi personaggi hanno mobilitato milioni di follower per sostenere l’ex presidente. L’inchiesta si concentra su due figure di spicco come Joey Merlino, ex capo della mafia di Philadelphia, che ha operato nello stato chiave della Pennsylvania, e Salvatore “Sammy The Bull” Gravano, ex sottocapo della famiglia Gambino, protagonista in un altro stato decisivo, l’Arizona.

Lo stato degli allevamenti dei suini

Il presidente di Assosuini ha replicato al servizio di Report andato in onda domenica scorsa: “noi siamo praticamente delle vittime perché non c’è la possibilità di un confronto diretto” si difende. Come se la giornalista di Report non avesse cercato di contattarlo e non avessero avuto uno scambio al telefono, Giulia Innocenzi aveva chiesto una intervista, ma poi Martinelli non si è fatto più sentire. Dunque? Dunque, senza contraddittorio, lo stesso Martinelli nell’intervista a RTV parla di scorrettezze, le immagini riguardavano un momento particolare in due anni di allevamenti. Ma le immagini di Report risalgono ad aprile, maggio e giugno di quest’anno, lo dimostrano le date delle registrazioni, ci sono anche i documenti con le date del parto delle scrofe. Sono immagini recenti, altro che scorrettezze.

La scheda del servizio: FAKE SUINI

di Giulia Innocenzi

Collaborazione Greta Orsi, Giulia Sabella

Il presidente di Assosuini Elio Martinelli attacca Report, che nella scorsa puntata ha mostrato numerose criticità presenti in tre dei suoi allevamenti, dall’infestazione di topi, alle carcasse sbranate, fino all’amianto sbriciolato, sostenendo che sono immagini vecchie di anni e registrate dagli stessi allevatori. Report risponderà alle critiche e mostrerà nuove irregolarità.

Come si comprano i voti (in un paese dove un italiano su due non vota)

In Italia quasi un italiano su due non vota, deluso dai candidati e dalla loro politica. Il problema è che poi, chi va a votare, ci va perché viene invigliato a presentarsi alle urne grazie a dei regali dei candidati.
Lo racconta il servizio di Report sulle passate elezioni regionali in Piemonte: la signora Kanti Fadelli è stata contattata dalla candidata di FDI Elisa Tarasco il 4 giugno (pochi giorni prima del voto), si incontrano allo stand del partito: le viene data una busta contenente il suo programma elettorale, i santini e due buoni benzina. Sono due coupon da 50 euro, nella borsa della candidata c’erano anche altre buste per altri potenziali elettori.

Un modo che chiedere aiuto, da una parte 100 euro di buoni benzina dall’altra il voto in regione: “io sono rimasta abbastanza interdetta” la reazione della signora Kanti.

La scheda del servizi: IL PIENO DI VOTI

di Luca Bertazzoni

Collaborazione Marzia Amico, Norma Ferrara

Pochi giorni prima del voto delle scorse elezioni regionali in Piemonte, la candidata di Fratelli d’Italia Elisa Tarasco ha consegnato a una donna di origini indiane una busta contenente il suo programma elettorale, i suoi “santini” elettorali e due buoni benzina da 50 euro l’uno. L’inchiesta ripercorre questa vicenda con interviste a tutti i protagonisti della storia.

Il naufragio della Concordia


Del naufragio della Concordia ci ricordiamo solo quella frase “salga a bordo c..”, tra il capitano De Falco e il comandante Schettino. Ci siamo dimenticati dei morti, del rischio di un danno ambientale. Tutta colpa di Schettino, dunque? Report cercherà di ricostruire tutta la vicenda per capire se ci sono altre responsabilità.

La nave era partita da Civitavecchia con 4229 persone, secondo il programma del comandante sarebbe passata molto vicino all’isola del Giglio a circa mezzo miglio dalla costa. Poi però la distanza dall’isola si accorcia ulteriormente. Un evento a cui hanno assistito dall’isola diversi testimoni, con la nave che inizia a ruotare su un fianco fino a dove è rimasta.

Come ha fatto quella nave, con tutte le luci del porto accese, a finire addosso agli scogli? Se lo chiedono in tanti, sull’isola. La Concordia, una nave da 87mila tonnellate e 297 metri di lunghezza e quasi 36 di larghezza, prima tocca gli scogli delle Scole, per proseguire poi per poche centinaia di metri, fino a quando ha iniziato ad accasciarsi su un fianco a poca distanza dal porto. Se non avesse toccato l’ultimo scoglio, quello della Gabbianella, sarebbe proseguita per inerzia fino ad affondare, col rischio di avere maggiori vittime.

Secondo tutti i gradi di giudizio è Schettino il responsabile del naufragio e per questo sta scontando in carcere una pena di 16 anni

Ma un transatlantico come quello non è governato da un uomo solo – spiega a Report il giornalista Alessandro Gaeta, autore del libro Il capitano e la Concordia – ma da un gruppo di lavoro, poi ci sono gli errori del timoniere, “non comprende correttamente gli ordini che gli da il comandante e non sapeva nemmeno l’inglese” e forse nemmeno l’italiano..

Ernesto Carusotti ha fatto causa alla compagnia per danno post traumatico da stress e il Tribunale gli ha dato ragione. In quel gennaio 2012 era in crociera con la moglie: mentre erano a cena, la sera, hanno sentito uno “sferragliamento enorme”, la voce all’altoparlante diceva “state tranquilli, la situazione è sotto controllo”. La voce invitava persino a rientrare in cabina: lo stesso faceva il personale di bordo, tornate in camera e state tranquilli.

La scheda del servizi: L’ULTIMO INCHINO

di Rosamaria Aquino

Collaborazione Marzia Amico, Norma Ferrara

Naufragio di Costa Concordia, sono passati 12 anni. Tra i 32 morti, alcuni sono tra coloro che non riuscendo a scendere dalle scialuppe poste sul lato sinistro della nave, hanno dovuto attraversarla per intero, in pendenza e per giunta al buio. Lo stesso percorso che ha fatto un naufrago, il quale ha denunciato con una causa civile armatore, costruttore e certificatore della nave, per la sua esperienza da incubo di quella notte. Pur senza mai negare la responsabilità del comandante Schettino, che per aver causato l'incidente sta scontando la sua pena di 16 anni, Report ripercorre le tappe di quel naufragio. Cosa è successo quella notte? Quali sistemi esistono oggi per controllare le rotte delle navi in quel tratto di mare? E che danni ha subito l'Isola del Giglio?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.