22 novembre 2015

Lo strumento dei voucher, i money transfer e gli investimenti in oro

“Il voucher è un grande strumento perché finalmente legalizza il lavoro nero, oppure lo legittima. Dipende da come lo usi. Quest'anno ne sono stati venduti 81 milioni, come sono stati usati?”

Dipende da come li si usa, spiega Milena Gabanelli nel promo del servizio che andrà in onda questa sera: dove l'oggetto della frase sono i famosi voucher, i buoni del lavoro per pagare lavori accessori, introdotti nel 2008 e che in questi ultimi anni hanno visto incrementare il loro utilizzo.
1 ora di lavoro 10 euro, di cui 7,5 finiscono al lavoratore e il resto sono tasse e spese per il gestore del servizio. Si comprano nelle tabaccherie e si incassano nelle tabaccherie. Hai bisogno di un cameriere per qualche ora? Prendi due buoni ed è fatta. Semplice.
Servivano originariamente a far emergere le situazioni di lavoro nero ma, come racconterà Bernardo Iovene, spesso costituiscono una forma di lavoro nero legalizzato.
Specie nei settori del commercio e della ristorazione. L'inps di Boeri aveva lanciato l'allarme ad ottobre, su questa proliferazione incontrollata dei buoni lavoro:
MILANO - Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha da tempo alzato il livello di guardia nei confronti dei voucher, che sono stati da lui stesso definiti "la nuova frontiera" del precariato e dell'irregolarità nel mondo del lavoro. E la dimensione del fenomeno è in crescita: proprio l'Istituto oggi pubblica una rilevazione secondo la quale sono oltre un milione i lavoratori pagati con voucher nel corso del 2014.
Secondo quanto ha comunicato l'Inps, sono 212,1 milioni i buoni lavoro per la retribuzione delle prestazioni di lavoro accessorio venduti da quando sono stati introdotti, nell'agosto del 2008, al 30 giugno 2015. La vendita dei voucher è progressivamente aumentata nel tempo, registrando un tasso medio di crescita del 70% dal 2012 al 2014 e del 75% nel primo semestre del 2015 rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. In costante aumento è anche il numero dei lavoratori retribuiti con i buoni lavoro, che nel 2014 ha superato il milione (1.016.703).
La tipologia di attività per la quale è stato acquistato il maggior numero di voucher è il commercio (18%) seguita dai servizi (13,7%) e dal turismo (13%). Il ricorso ai buoni lavoro è concentrato nel nord del paese, e in particolare nel nord-est, che con 82 milioni di voucher venduti incide per il 38,7%. La Lombardia, con 37,5 milioni, è la Regione in cui sono stati venduti più buoni lavoro, seguita dal Veneto (29,9 milioni) e dall'Emilia Romagna (26,3 milioni).
 
"Al crescente aumento della diffusione dei voucher", spiega ancora l'Inps, "oltre all’estensione degli ambiti di utilizzo del lavoro accessorio, ha contribuito anche l’ampliamento delle modalità di acquisto. Inizialmente infatti i buoni lavoro erano reperibili solo presso le sedi Inps o tramite la procedura telematica. Successivamente si è allargato il numero dei luoghi dove possono essere acquistati, prima mediante le convenzioni con l’associazione dei tabaccai (FIT) e con le Banche Popolari, e infine con la possibilità di comprare i voucher presso tutti gli uffici postali".

E' il caso della ragazza che lavora in un locale, con tanto di laurea, sette giorni a settimana, pagata attraverso i voucher.
E' il caso del muratore che, dopo aver subito un infortunio, scopre di non essere in nero ma di essere stato assunto coi voucher (con tanto di coperture nel caso di infortuni), ma la sua impresa non glielo aveva detto.
Come con la legge Biagi del 2003, si giustifica questo sistema, con l'aumento dell'occupazione nel paese: ma è una forma di occupazione sana oppure ci troviamo di fronte ad una forma di sfruttamento coperta dalla legge?

La scheda del servizio: Nero a metà di Bernardo Iovene
I voucher sono la nuova forma di retribuzione e contribuzione del lavoro accessorio. Dal 2012 la possibilità di utilizzarli è stata allargata a tutti i settori produttivi e così la cifra del loro impiego è passata dalle poche migliaia nel 2008 ai 70 milioni del 2014 e ai cento milioni previsti del 2015. Ma il meccanismo di attivazione permette ai datori di lavoro più furbi di praticare il trucco del nero a metà: in pratica ti pago un’ora con il voucher, il resto in contanti. Il risultato è il contrario di quelle che erano le buone intenzioni del legislatore che ha introdotto i “buoni lavoro” proprio per far emergere il lavoro nero. Invece, paradossalmente, il voucher può addirittura diventare la foglia di fico di alcune forme di sfruttamento. Sono tanti gli esempi: nel lavoro domestico, nella ristorazione, nel turismo nell’edilizia e in agricoltura. Abbiamo fatto un confronto con l’utilizzo dei voucher in Francia, a cui l’Italia si era ispirata quando nel 2008 li ha introdotti. Oltralpe sono limitati al lavoro domestico e hanno effettivamente dato un sostegno alle famiglie e regolarizzato circa due milioni di lavoratori che prima venivano pagati in “nero”. Infine siamo stati in Inghilterra per capire come viene regolato il lavoro occasionale.

Qui potete vedere l'anteprima su Reportime

Il giornalista intervisterà il ricercatore dell'Ires del Friuli Alessandro Russo
«La notevole diffusione dei voucher, soprattutto nelle regioni del Nord – spiega Russo –, indica che questo strumento ha consentito l’emersione di rapporti di lavoro che altrimenti sarebbero rimasti sommersi. È verosimile ipotizzare anche un crescente utilizzo del lavoro accessorio al posto di altre tipologie contrattuali, come i rapporti parasubordinati, si pensi solo alla parallela flessione delle collaborazioni a progetto a seguito della riforma Fornero. Si possono invece esprimere perplessità sul ricorso ai voucher in settori come l’industria e soprattutto l’edilizia, che pongono ad esempio serie problematiche relative alla sicurezza sul lavoro».


L'inchiesta sui Money Transfer:
La settimana scorsa il servizio di Sigfrido Ranucci aveva raccontato di come spesso ad armare i terroristi siamo noi occidentali e anche noi italiani. Alla faccia dei tanti proclami sulla sicurezza e i richiami alla guerra.
Il servizio di Giorgio Mottola tocca ancora il tema della sicurezza: come vengono controllati i flussi finanziari che passano attraverso le società di money transfer? Non è che c'è un buco proprio sotto i nostri occhi?
Ci sono delle soglie massime, sui soldi che si possono trasferire, ma è così facile aggirarle: “500 euro in una volta non si può fare .. ma basta trovare cinque persone ..”.
Oppure, come ammette l'italianissimo gestore di gestore e tabacchi money transfer a Roma, basta fare più transazioni.
Un ufficiale della GDF racconta al giornalista come il 43% dei controlli sui MT abbia rilevato delle irregolarità.

La scheda: Tanti e subito di Giorgio Mottola
Dopo gli attentati a Parigi, una delle prime misure adottate dal Governo italiano è stata aumentare la sorveglianza dei money transfer. Negli ultimi anni, infatti, molti soldi destinati a finanziare il terrorismo internazionale sono passati attraverso questo canale, che consente di inviare e ricevere denaro in modo veloce, semplice ma soprattutto spesso incontrollabile. Nel 2014 dai money transfer italiani sono stati partiti oltre 5 miliardi di euro. Per lo più si tratta dei risparmi inviati alle proprie famiglie dagli immigrati residenti in Italia, ma un controllo vero non c’è, e in molti sportelli il limite di 999 euro a settimana viene aggirato con facilità. Il risultato è che oggi nessuno può dire con esattezza quanti soldi facciano entrare o uscire dal nostro Paese.

Infine una storia di investimenti in oro e di una società che trasforma i risparmi in lingotti, trasportati poi in Germania al riparo dal fisco italiano:

E' oro quello che luccica? di Sigfrido Ranucci
Ci siamo imbattuti per caso nel mondo dorato della Gsg Evolution, acronimo della Gold Sweet Gold, una società che ha i manager che vivono a Verona e che si occupano di fare formazione su piani di investimento in oro. Gira da due anni gli alberghi di tutta Italia e, nel corso di presentazioni effettuate rigorosamente a numero chiuso, informa i risparmiatori italiani sulla convenienza a investire in oro e nei preziosi di una società tedesca di nome Auvesta, di cui la stessa Gsg è partner. Il sistema di investimento di cui parlano è questo: il risparmiatore investe i suoi risparmi versandoli su un conto della banca di Trento e Bolzano del gruppo Intesa. Auvesta poi prende i soldi e li porta in Germania e li trasforma in lingottini, che vengono stipati in un caveau e secondo i promotori non sarebbero aggredibili dal fisco italiano. Grazie ai promoter Auvesta ha già raccolto decine di milioni tra i risparmiatori. Ma è tutto oro quello che luccica?

20 novembre 2015

Psicosi

E' la paura del diverso, quello con la barba, col velo in testa, con la pelle più scura.
La paura che nasce dal rendersi conto di quanto siamo vulnerabili.
Nelle stazioni, nella metropolitana, nei luoghi che frequentiamo tutti i giorni.

A questa paura, instillata tutti i giorni, dai giornali, dai talk, dalle dichiarazioni dei leader politici da salotto televisivo, si reagisce come i lemming. Si segue la massa, tutti assieme, fino al dirupo.
Così nasce la psicosi degli attentati, gli allarmi per le bombe. Un atteggiamento irrazionale che nasce dalla massa di informazione che ci cade addosso, senza controllo.
Così, uno, sfogliando i giornali, legge che a Roma non ci sono tutti i giubbotti antiproiettile necessari, che gli amministratori di Finmeccanica non si preoccupano di dove finiscono le armi, che i lavori per i Giubileo sono in ritardo e manca il decreto ..

Capisci tutta l'irrazionalità del momento.
Andiamo in guerra, basta solo decidere chi bombardiamo.
Armiamo i combattenti di terra, sperando che poi gli amici di oggi non diventino i nemici di domani.
Intercettiamo tutti, ma poi non avremo le risorse e il tempo per analizzare la mole di dati.
Chiudiamo le moschee, cacciamoli via, chiudiamo le frontiere.
Ma i soldi e le armi gireranno lo stesso. E i terroristi già all'interno (o gli aspiranti tali o quelli che si lasciano sedurre dal male) rimarranno liberi di circolare. E queste restrizioni, questo clima di sospetto faciliterà l'arruolamento nelle fila del terrore.
Da una parte chiediamo il carcere per tutti e dall'altra abbiamo approvato norme per rendere più difficile la carcerazione.
E norme per rendere più difficile la tracciabilità del soldi.

E la psicosi monta.

19 novembre 2015

Per tutto l'oro del mondo Massimo Carlotto

Una casalinga tranquilla dalla doppia vita: infermiera di giorno e donna di jazz di notte, in quei locali solo per appassionati. O per gente che è li per motivi di lavoro come il detective senza licenza Marco Buratti.
Una rapina in villa di due anni prima finita tragicamente con due morti ammazzati, anche in una maniera molto brutta.
E ora la moglie di una delle vittime che chiede a Marco Buratti di fare un'investigazione molto privata per arrivare ai colpevoli, dopo che la indagini ufficiali della polizia non hanno portato risultati.

Questi gli ingredienti dell'ultimo giallo di Massimo Carlotto della serie dell'Alligatore. Un noir in piena regola, dove l'investigazione del detective è in realtà un pretesto per raccontare il mondo della malavita (quella regolare e quella irregolare) del nordest. Per raccontarne il marcio, tra laboratori in nero, imprenditori hanno bisogno dei soldi della mafia da riciclare per superare il momento di crisi, di casalinghe che si improvvisano prostitute per racimolare qualcosa e di finte casalinghe che nascondono una vena criminale.
Il nordest era terra di confine e le bande attaccavano e si ritiravano con grande facilità. Il disprezzo per la vita umana di questa nuova criminalità globalizzata metteva i brividi.Del resto rispecchiava le logiche che dominavano il mondo. E non c'era il minimo segnale che le cose potessero migliorare”.

Nordest amministrato da politici che rispondono alla pancia del paese, giocando in modo pericoloso con le paure dei cittadini:
[A Padova] L'amministrazione della città era perennemente in guerra con qualcuno. Una signora caritatevole, che aveva ospitato alcuni nigeriani fuggiti dalle zone controllate dai jihadisti di Boko Haram e sopravvissuti ai viaggi verso Lampedusa, era stata contestata duramente dal primo cittadino. Un'associazione di commercianti aveva organizzato una fiaccolata di protesta per scongiurare il pericolo di un'epidemia di solidarietà. Magari a sfilare c'erano pure quelli che riciclavano per conto delle mafie, diventate all'improvviso meno pericolose dato che il loro fiume di denaro sporco contribuiva a sostenere l'economia nel momento di crisi”.

Ma più di tutti, in questo romanzo il faro è puntato sulle bande specializzate nelle rapine in villa e nel mondo attorno dei riciclatori della merce. Una rete di criminali che i nostri protagonisti considerano particolarmente abbietta.
Abbietta anche per gente come l'Alligatore, come il vecchio gangster Rossini e come Max la memoria, l'analista del gruppo. Criminali, certo, ma con delle regole ancora. Da rispettare, se possibile.
E in queste c'è scritto che non si fa una rapina col cane armato, lasciando dietro due cadaveri, seviziati in malo modo e pure un orfano.

Parliamo di Gastone Oddo, il padrone della villa e di Luigina, la domestica. E di Luigino, il ragazzino rimasto senza genitori in mano a degli zii poco contenti di farsi carico.
In questa storia dove troviamo di fronte i cattivi da una parte, e i cattivi senza regole se remore per le persone, parte tutto da qui.
Nemmeno per tutto l'oro del mondo bisogna mettersi in mezzo a queste faccende perché poi il destino ti punisce.”

L'Alligatore e i suoi soci decidono di farsi assumere dal piccolo Luigino, facendosi anticipare una cifra simbolica di 20 centesimi: l'indagine è, come al solito, rognosa, perché li porta a svelare le vere ragioni della rapina e i veri responsabili delle due morti.
Una storia di vendette e di rabbia repressa.
Ma anche di tanta cattiveria.
Era tutto apparentemente assurdo ma nelle logiche che avevano portato allo scontro tra quelle due bande di rapinatori in realtà un senso c'era, anche se orrendamente perverso.Avidità e disprezzo della vita umana da un lato, dall'altro un'idea esasperata e folle della giustizia e della proprietà. Una miscela esplosiva di cui avevamo riacceso la miccia”.

Una storia Che metterà una contro l'altra due bande, una regolare e una di gente all'apparenza civile, perbene. Di quelli che magari di fronte alla recrudescenza del crimine strillano che servirebbe la pena di morte, che basta dobbiamo difenderci noi, che se aspettiamo lo Stato …..
Le leggi non scritte che dominano il mondo dell'illegalità erano complesse e di non facile interpretazione. Appartengono ad un mondo in via di estinzione di cui noi facevamo pervicacemente parte. La criminalità globalizzata che ne rappresentava la modernità le aveva eliminate tutte, l'unico elemento regolatore tra le organizzazioni erano i rapporti di forza. Noi eravamo rimasti tra i pochi uomini liberi a conservare scrupolosamente le regole. Era l'unico modo per tutelare i deboli e le vittime. E le coscienze”.

In questo romanzo compare come un cameo un altro personaggio nato dalla penna di Carlotto: il poliziotto Giulio Campagna, lo strano poliziotto con le sue strane camicie e il suo strano senso della giustizia e del rispetto della legge.
Era l'unico poliziotto che evitava di passare inosservato. Si chiamava Giulio Campagna, ispettore alla sezione antirapine della questura di Padova. Aveva un modo di fare stravagante come il suo abbigliamento che gli aveva negato ogni possibilità di fare carriera”.

Ma un'altra sorpresa vi attenderà alla fine del libro che si chiude facendo comprendere come una nuova sfida, mortale, contro un nemico molto temibile sia alle porte.
Non avevo la minima idea di come sarebbe andata a finire, ma avrei condiviso il destino coi miei amici e avremmo tenuto alta la testa. Di meglio non potevo sperare”.

Il blog dell'autore e la scheda del libro sul sito Edizioni e/o

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Cosa vuol dire guerra all'Isis?

Un riassunto del post di Gilioli: obiettivo dell'Isis è scatenare una guerra sul campo, sullo stile dell'invasione in Afghanistan o Iraq.
Di accentuare le divisioni tra islamici e non islamici (noi e loro).
Non possiamo più fare guerre senza pensare al futuro politico del paese interessato.
Dovremmo smetterla con l'ipocrisia dell'islam cattivo, ma i soldi non puzzano (specie quelli per le commesse militari).
Dovremmo smetterla anche con la segregazione noi loro nelle nostre periferie, nelle nostre scuole, nelle nostre città.
Non serve alzare muri per difenderci da un nemico che, volendo, è in grado di colpirci. Serve togliere di mezzo gli alibi ai terroristi.
Infine la sorveglianza di massa: se questo è il vero obiettivo, almeno smettetela di usare la nostra sicurezza come foglia di fico.

Detto questo, viene da pensare allora alle ricette gridate dai politici della nostra destra.
La guerra.
I muri.
Le segregazioni.
Il noi e loro.

Chi sono i veri alleati dell'Isis?

I nostri valori

Le spese eccezionali fatte per la lotta al terrorismo rimarranno fuori dai vincoli europei.
Questa l'unica azione intrapresa dall'Europa, nella persona di Juncker, dopo gli attentati di Parigi.
Forse non è poco, ma non abbiamo altro: nessuna risposta unica dal punto di vista politico, nessuna risposta unitaria dal punto di vista militare. L'Europa è unita solo quando si parla di vincoli e bilanci.

Cosa metteremo allora fuori dai vincoli, per contrastare il terrorismo: per il momento l'Italia e il presidente del consiglio Renzi hanno evitato risposte sulla base dell'isteria e della pancia. Niente modifiche alla Costituzione o leggi speciali.
Ma spenderemo quei soldi per i caccia F35 e per altre spese militari, oppure li impiegheremo per riqualificare le periferie, per sistemare scuole, per l'integrazione?

Come difenderemo il Duomo di Milano o i monumenti di Roma per il Giubileo? Solo con le armi o con un lavoro di intelligence assieme agli altri paesi europei?
Ieri il presidente della Repubblica nel suo discorso ha detto che non ci faremo rubare il nostro modello di vita. I nostri modelli, i nostri valori.

Ecco, dovremmo iniziare a chiederci quali siano i nostri modelli e i valori.
Il lavoro?
Il modello della scuola pubblica?
Il modello parlamentare?
La libertà di espressione, il diritto all'informazione?
La trasparenza della cosa pubblica?

Questi valori sono già a rischio e non solo per colpa dell'Isis.

18 novembre 2015

Ci salveremo insieme - la lingua della paura



La partita allo stadio che viene annullata.
I concerti che vengono annullati.
I tanti allarmi, anche fasulli, che rimbalzano in rete.
I blitz della polizia, forse tardivi, contro le menti degli attentati di Parigi.
I pronunciamenti dei leader politici, dove si parla di guerra ma si intende bombardare dall'alto.
Lasciando la guerra in terra ai Peshmerga curdi.
E continuando a far proliferare il commercio delle armi, sia per il commercio illegale che quello legale.
Hollande ha fatto intendere che seguirà una modifica della Costituzione, una stretta alle nostre libertà in cambio della sicurezza.
Perché a stringere sui nostri diritti si fa in fretta (vedi il ragazzo che ieri è stato subito arrestato dopo aver espresso in diretta TV le sue opinioni - malsane- sugli attentati).
Ad unire le teste dei paesi europei dal punto di vista della politica, della sicurezza e dell'intelligence ancora non ci pensa nessuno.
A quando strette analoghe in Italia? 

Non dobbiamo avere paura, dicono, non dobbiamo rinunciare ai nostri valori, ad uscire la sera, ad ascoltare musica..
Come reagiscono le persone di fronte a questi atteggiamenti, non sempre lineari e comprensibili?

C'è un bel libro scritto da Patrick fogli e uscito questa primavera: "Io sono alfa".
Un libro che parla di bombe e del terrore che nasce dalla gente, perché la paura è "l'unica lingua che tutti capiscono".
"Ci salveremo solo insieme, pensa. Chiude gli occhi. E proprio per questo non si salverà nessuno".
E insieme significa considerare tutte le vittime dell'ISIS allo stesso modo, per esempio.
Insieme significa che non ci sono noi e loro, islamici contro cristiani. 

17 novembre 2015

La legalizzazione del lavoro nero


Settimana prossima Report si occuperà dei voucher: 
"Il voucher è un grande strumento perché finalmente legalizza il lavoro nero, oppure lo legittima. Dipende da come lo usi. Quest'anno ne sono stati venduti 81 milioni, come sono stati usati?"

Ecco, dipende da come lo usi. Se lo usi all'italiana, dove nessuno controlla e il datore del lavoro può approfittare della situazione, finisce che il voucher diventa lavoro nero legalizzato.
Ma tanto queste sono le riforme che ci chiede l'Europa e che ci stanno facendo uscire dalla crisi no?

Il Nordest è un territorio complesso - Per tutto l'oro del mondo (Massimo Carlotto)

[A Padova] L'amministrazione della città era perennemente in guerra con qualcuno. Una signora caritatevole, che aveva ospitato alcuni nigeriani fuggiti dalle zone controllate dai jihadisti di Boko Haram e sopravvissuti ai viaggi verso Lampedusa, era stata contestata duramente dal primo cittadino. Un'associazione di commercianti aveva organizzato una fiaccolata di protesta per scongiurare il pericolo di un'epidemia di solidarietà. Magari a sfilare c'erano pure quelli che riciclavano per conto delle mafie, diventate all'improvviso meno pericolose dato che il loro fiume di denaro sporco contribuiva a sostenere l'economia nel momento di crisi.Nulla di cui stupirsi. Il Nordest è un territorio complesso, diviso tra montagne e pianure. E paludi non segnate sulle carte. Erano ovunque. Piene di serpenti pericolosi, mortali. Luoghi dove un alligatore poteva sguazzare, rimestare nella melma e tentare di dare filo da torcere.

Massimo Carlotto, Per tutto l'oro del mondo Edizioni e/o .


Su guerra, armi e terrorismo

Siamo in guerra.
Bombardiamoli tutti.
La Fallaci aveva ragione.
Sono a rischio le nostre identità.
Non esiste un islam moderato: blocchiamo le frontiere.

Gli attentati di Parigi ci hanno ricordato ancora una volta (al costo di tutte quelle vittime innocenti) di come la minaccia del terrorismo (islamico?, dell'Isis?) sia concreta e tremendamente prossima.
Ma non è solo questo: gli attentati di Parigi hanno dimostrato l'assenza di una strategia comune, europea, sia di fronte al terrorismo, che di fronte alla risposta da dare per la situazione in Siria.
Ognuno per conto suo: la Francia a bombardare le postazioni dell'Isis a Raqqa.
L'Italia a vendere armi al Qatar e all'Arabia Saudita. E poco importa se un report del Dipartimento di Stato americano li consideri, assieme al Kuwait, tra i principali finanziatori dell'Isis.
l Kuwait è l’epicentro del finanziamento dei gruppi terroristi in Si-ria», mentre il Qatar ne costituisce il retroterra grazie a “un habitat permissivo che consente ai terroristi di alimentarsi ”. Lo sostiene David Cohen, sottosegretario americano per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, citando un rapporto del Dipartimento di Stato del 2013. Dai due Paesi e dall ’Arabia Saudita, per il Washington Institute for Near Policy, l’Isis ha ricevuto oltre 40 milioni di dollari negli ultimi due anni. Al terrorismo islamista non mancano benefattori nel Golfo. [Stefano Pasta - Il fatto quotidiano
In qualsiasi altro paese, il servizio di Report avrebbe causato una eco nel mondo politico per quello che ha raccontato: l'Isis lo abbiamo armato anche noi, indirettamente, per le milizie siriane poi passate coi terroristi.
Dice il ministro dell'Interno che non esiste rischio zero, ma abbiamo alzato il livello di rischio.
E le carenze di mezzi e personale denunciate dai sindacati di polizia?
Possiamo dormire sonni tranquilli?

Servirebbe un'unica intelligence europea, dove le informazioni vengano scambiate con la stessa velocità dei tweet dei politici.
Servirebbe un solo esercito coordinato dall'Unione che, in questi mesi, si è dimostrata unita solo per ricattare la Grecia.
Servirebbe un controllo stringente sulla vendita delle armi. Anche se fanno PIL, anche se costituiscono il nostro core business.
Servirebbe bloccare i finanziamenti all'Isis, sia dai paesi arabi, sia per la vendita del petrolio.

Tutto il resto, compresa l'ipocrisia di quelli che attaccano l'Islam (ma poi non dicono niente sugli arabi che si comprano Milano e Alitalia), non serve a niente.
Non si combatte chi nega le nostre libertà con meno democrazia, meno libertà, meno diritti.

16 novembre 2015

Report – finché c'è guerra c'è speranza

La copertina dell'inchiesta di Milena Gabanelli:
Oggi, dopo gli attentati di Parigi, siamo tutti francesi: arriverà il tempo in cui dovremo rinunciare alle nostre libertà per combattere il terrorismo. Ma dovremo scoprire chi arma i terroristi: il Ros ha bloccato un'organizzazione che vendeva armi nel mondo e il Gico ha smontato un'altra organizzazione che vendeva armi e addestrava milizie nel corno d'Africa.

Dentro questa organizzazione, persone che non ti aspetteresti mai di trovare. Un ex promoter di Mediolanum, un militare, un camionista veneto: potrebbe sembrare una barzelletta, ma è tutto vero: le armi servivano per addestrare milizie su richiesta di un somalo, ufficialmente per combattere i pirati. Ma anziché rivolgersi ai governi, si sono rivolti a questa struttura clandestina.
Poi c'è anche il filone degli elicotteri italiani venduti a paesi sotto embargo, grazie a triangolazioni con altri paesi e a dei prestanome.

Infine la storia delle casette dell'Acqua, prodotte dall'azienda di Felice Maniero.

L'inchiesta di Sigfrido Ranucci: il Gico di Venezia, coordinato con la Dda di Napoli, ha arrestato parte delle persone di cui parla il servizio di S. Ranucci. Servizio che parte a Londra, dove un trafficante di armi racconta come funziona il traffico d'armi: sono fatti non facilmente verificabili ma che messi uno in fila all'altro fanno paura.

Smiley, la fonte, racconta che nessuno dei paesi si preoccupa di bloccare le armi (vendute ufficialmente) in Africa: non c'è vendita senza pagamenti di tangenti; c'è anche il mercato sotterraneo, petrolio in cambio di armi.
Poi ci sono le armi di Saddam da riciclare, poi le armi italiane.

Dentro questo mercato ci sono anche armi italiane: in Nigeria ci sono missili venduti da noi, pagando tangenti.
Chi arma l'Isis? Isis è una creatura dell'occidente, è stato alimentato in funzione anti Iran: le armi arrivano anche dall'Italia, a sua insaputa armando le milizie che poi sono passate all'Isis.
L'Italia ha armato queste milizie grazie ad una struttura clandestina che traffica in armi: poi queste milizie sono scappate e sono finite nelle fila dei terroristi.

Chi c'è dietro questa struttura? Un somalo, un camionista, un fruttivendolo legato alla camorra e un colonnello dell'aeronautica.

Per raccontare di questi trafficanti si deve partire dalla provincia, a Seborga (Imperia): qui c'è un paese che si sente indipendente dall'Italia. Si batte moneta, c'è un principe, ci sono cavalieri che difendono la cristianità.
Giorgio Carbone per la sua sicurezza aveva chiamato degli addestratori speciali: quelli della Legione Brenno, una struttura segreta paramilitare. Tra questi Giancarlo Carpi, ufficialmente camionista.

Uno che è finito in giri pericolosi, dice il figlio. La Legione Brenno nasce nel 1993, con la guerra in Jugoslavia: racconta di un favore chiesto dai servizi e dai carabinieri. Prendere dei documenti, di politici italiani, dei dossier fatti dai servizi, con dentro roba scottante.
Avevano anche progetti golpistici, pare: era il momento delle stragi, della fine della prima repubblica.

Le armi servivano ad entrare nel palazzo, con un partito, racconta Carpi, ritenuto vicino alla banda di Maniero. Che aggiunge al racconto una rivelazione: la figlia del boss non si sarebbe suicidata, ma sarebbe stata uccisa dopo la sua decisione di pentirsi.

Carpi aveva dimestichezza con i paesi in guerra e per questo è stato contattato da un somalo, per addestrare delle milizie, in funzioni anti-pirati, in Somalia.
Ma erano così animali che uccidevano tutti, dice, e non se ne è fatto nulla.
Stanne alla larga”, l'invito a Ranucci, e chiude la comunicazione via Skype.

Chi è il somalo? Omaar Jama è accusato di avere legami vicini ad Al Qaeda, ha vissuto a Firenze, si è occupato dell'accoglienza di migranti, ha trafficato in oro. Coi soldi avrebbe comprato milizie ed armi. Omar Jama intasca una consulenza nel 2007, da una società di Stefano Perotti, l'uomo di Incalza. Cosa c'entra una società coinvolta nell'inchiesta sulle grandi opere con un somalo che vuole addestrare milizie?
Jama ora vive a Londra: al telefono nega di aver formato milizie né di aver comprato armi.
Si è occupato di oro e diamanti, grazie ai contatti con le Ong e basta – racconta al giornalista.

La fonte londinese conferma che Jama è vicina ad una cellula somala, che sta anche a Roma: è indagato per traffico d'armi, anche se si dice pacifista.
Al Shabab è responsabili di tanti attentati in Africa, con centinaia di vittime: è un'organizzazione che ora si è avvicinata all'Isis, che punta alla conquista di una regione della Somalia vicina al mare, dove governava lo zio di Jama.

I mercenari o contractor di cui ha parlato il servizio da giovedì sono tutti indagati per l'inchiesta della DDA di Napoli: tra questi anche un colonnello di aeronautica, e l'inchiesta arriva fino ad una società che vende elicotteri dell'Agusta.

Ranucci ha sentito una commerciante somala, che sarebbe il contatto di Jama in Italia, è che è anche il rappresentante dei somali in Italia, nel passato candidata dal PD.
Lei sa come funzionano le cose in Somalia: nega la conoscenza di Jama e nega anche di averlo aiutato per la creazione delle milizie, perché era un contatto non ufficiale.

Ma nemmeno gli altri contatti di Jama erano militari: uno di questi era il riferimento di Zagaria, il signor Chianese. C'è il sospetto che parte dei soldi presi per queste milizie siano finite nelle casse della Camorra.
Chianese tira in ballo un certo Carvelli, uno in contatto coi servizi, che ha viaggiato in Medio Oriente e in Africa.
Racconta di un servizio in Spagna, contro un colonnello di Hitler con quintali di oro, presi dai tempi della guerra ….
Mah.

Il colonnello Intorcia è il militare dell'organizzazione, che dice di far parte dei servizi: a lui si sarebbe rivolto un carabiniere, per conto di Carpi, per le milizie e per il trasporto di armi.
Ma Intorcia nega il coinvolgimento: non avrebbe mai accettato un incarico come questo, non ufficiale.

Tutta la storia nacque da Carpi, il trafficante legato alla mala del Brenta, che voleva creare dei campi di addestramento, per creare una tranquillità sociale, questo all'apparenza.
Lui si sarebbe dovuto occupare del trasporto di materiali: le armi arrivano laggiù grazie alle triangolazione, con paesi compiacenti, in modo illegale.

Ad agevolare questi traffici compare anche l'ex promoter della banca Mediolanum, Ghidoni: è dentro a società immobiliari o di compravendita di petrolio. Ranucci l'ha rintracciato a Livorno: conosce Carpi ma nega, ridendo, di aver organizzato campi o un traffico di armi.

Ghidoni sarebbe il mediatore della Società Italiana elicotteri: si arriva così ad Andrea Pardi, il CEO della società che ha aggredito Giorgio Mottola.
Qui la storia passa ad un livello più alto: dopo un mese Pardi ha scelto di incontrare Report e ha spiegato la vicenda. Gli elicotteri venduti avrebbero solo funzioni civili, niente armi o altro.

Però la fonte londinese racconta che gli elicotteri venduti da Pardi sono solo all'apparenza civili, ma possono essere usati per fini militari. Difficile che Agusta e Finmeccanica non sappia niente: Pardi ha venduto elicotteri in Nigeria, con un mediatore israeliano, elicotteri poi finiti in Iran.

Per questa vendita Pardi si sarebbe servito della mediazione di Ghidoni, per mettere in piedi una triangolazione per vendere alla fine in Iran.
Perché prima o poi l'embargo finirà”, ammette Pardi.
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPOAgusta ci scrive che avrebbe sospeso il suo rapporto con Pardi proprio perché ha utilizzato senza autorizzazioni il suo logo e proprio i biglietti da visita di Pardi sarebbero stati al centro di una discussione all?interno degli uffici di Finmeccanica come ci racconta Francesco Cardillo, ex ufficio di rappresentanza di Agusta che parla di numerosi incontri tra il top manager di Agusta, Luigi Cereti e PardiFRANCESCO CARDILLOCereti uscì fuori più di una volta per farmi fotocopiare e scansionare il contratto che era stato siglato e alcuni biglietti da visita. Commentò in una di queste uscite che aveva modo di pensare che queste persone non fossero poi così affidabili. Che in ogni caso prendevano gli elicotteri Augusta Westland, quelli magari che erano in disuso, o comunque che erano vecchi, e li ripulivano e li rimettevano nel circuito di vendita. Io ho bisogno di fare budget e quindi…SIGFRIDO RANUCCIE non si è chiesto dove finissero quegli elicotteri?FRANCESCO CARDILLOLui no.SIGFRIDO RANUCCILei sì?FRANCESCO CARDILLOIo in qualche modo sì. Esclamai “andiamo bene”!SIGFRIDO RANUCCIE Cereti alle sue obiezioni?FRANCESCO CARDILLOSi irrigidì. Mi chiese di scansionare dei biglietti da visita della Società Italiana Elicotteri, però erano anomali, nel senso che Cereti mi invitò ad osservare che avevano il logo di Agusta Westland, il logo di Agusta Westland su dei biglietti esterni all'azienda era appunto alquanto anomalo.

Strani personaggi, ambasciatori e funzionari dell'Ocse. Una pista porterebbe da Pardi a Colagrande (arrestato a Roma) fino a Carminati.
Triangolazioni per vendere elicotteri che forse possono essere anche trasformati per uso militare.
Come gli elicotteri venduti al Sud Sudan: l'ambasciatore in Italia, per agevolare la trattativa avrebbe preso una consulenza. “Ma lei sta scherzando”, ha risposto Pardi.

L'affare è stato bloccato proprio dal banco di Verona, insospettito da questa consulenza da 2 milioni, all'ambasciatore del Sud Sudan.
ANDREA PARDIGuardi se avessi fatto il trafficante d?armi sicuramente vivevo a Cape d?Antibes su un 80 metri e non probabilmente a Roma pagandomi il mutuo di casa.MILENA GABANELLI IN STUDIOBene. Giovedì mattina durante la perquisizione dei suoi uffici la Guardia di Finanza ha trovato appunti con codici di fucili, carri armati, elicotteri da guerra che gli inquirenti ritengono di grande interesse e che sarebbero destinati al mercato del Nord Africa e del Medio Oriente. L'ipotesi della Procura è traffico internazionale di armamenti e dual use. Nell?indagine è coinvolto anche Migliori, l'ex presidente dell'assemblea dell'organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione; un'organizzazione di pace, pensa un po'. Invece per quel che riguarda il rapporto Pardi-Finmeccanica, Finmeccanica ci scrive che “da quando abbiamo saputo che persiste nell'usare il nostro logo sulla sua.. sui suoi biglietti da visita, abbiamo sospeso l'intenzione di valutare un rapporto di collaborazione”. Come dire: “stavamo valutando, ma finora non abbiamo concretizzato nulla”; “anche perché”, scrivono “ la Società Italiana Elicotteri non ci ha rassicurato sulla destinazione finale dei nostri prodotti”. Allora questo contratto di vendita fra Agusta Westland e Italiana Elicotteri datato Dicembre 2014 e firmato da Agusta Westland e dalla Società Italiana Elicotteri è un falso?Inoltre: la Società Italiana Elicotteri risulta sconosciuta al Ministero dello Sviluppo Economico, possibile che Finmeccanica non lo sapesse?


Il link per rivedere la puntata e il pdf con la trascrizione.

15 novembre 2015

Report – una storia di trafficanti d'armi, di terrorismo e criminalità organizzata

Traffico di armi verso paesi del terzo mondo (la Somalia), col sospetto (e anche più di un sospetto) che queste siano arrivate a gruppi di terroristi.
Traffico che coinvolge la criminalità organizzata, i casalesi, un imprenditore a loro collegato (Chianese), una struttura militare veneta (la Legione Brenno), un autotrasportatore campano e un manager italiano della "Società Italiana Elicotteri" (quello che il mese scorso aveva aggredito il giornalista Giorgio Mottola).


L'inchiesta di Report di questa domenica è una vera e propria bomba: si parte dal traffico d'armi (quello di cui si è occupato la DDA di Napoli con gli arresti di questi giorni), per arrivare a parlare di milizie addestrate da un italiano, il padovano Carpi, che racconta di essere stato contattato da un somalo, Omar Jarre, per formare dei contractor in funzione antipirateria. Questa la motivazione ufficiale, ma chi abbiano veramente addestrato non è chiaro e rimane il sospetto che queste milizia siano poi confluite dei terroristi.

VENEZIA. Sono due i veneti perquisiti dai finanzieri veneziani del Gico e finiti nella lista degli indagati: c’è il padovano Giancarlo Carpi, uno di quelli della Legione Brenno, e il veronese Bruno Scapini, fino a due anni fa ambasciatore italiano in Armenia.Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, nata circa un anno fa, si ipotizza l’associazione finalizzata al traffico internazionale di armi e al reclutamento di mercenari. Ma spunta il nome di un altro veneto, che non è stato perquisito e non è indagato, è quello del sandonatese Aldo Pavan, socio di un imprenditore toscano finito invece nella lista dei perquisiti. E Pavan con il traffico di armi, al centro dei questa indagine delle «fiamme gialle» veneziane, ha lunga dimestichezza.

Infine la pista che porta alla vendita di elicotteri prodotti da Finmeccanica – Agusta a paesi sotto embargo. Chi ha aiutato questa vendita?
E, ancora, una rivelazione incredibile sulla morte della figlia del boss della mala del Brenta, Felice Maniero, fatta da Giancarlo Carpi: un suicidio, si disse, o forse unaritorsionenei confronti del padre.
"Esclusiva di Report sull'ex boss della Mala del Brenta Felicetto Maniero. All’interno di una inchiesta dedicata a un gruppo di contractors clandestini incaricati di addestrare delle milizie in Somalia e al traffico di armi internazionale, Giancarlo Carpi (l’ex camionista che negli anni Novanta aveva fondato con altri la struttura militare segreta “Legione Brenno”, una struttura coinvolta in un traffico di armi) rivela: "Sua figlia è stata uccisa, non fu suicidio".
Un suicidio indotto:
.. Elena Maniero fu, come si dice in gergo, “suicidata”, indotta al suicidio, o peggio ancora lanciata letteralmente dalla finestra, per vendetta nei confronti del padre che da anni aveva deciso di collaborare con la giustizia. Giancarlo Carpi é un personaggio molto noto nel mondo della malavita per aver fondato negli anni ’90 la “Legione Brenno”, una sorta di organizzazione militare “parallela” che fortunatamente non ebbe lunga vita, ma che comunque si segnalò per una vicenda legata al traffico internazionale di armi. Partecipò segretamente alla guerra dei Balcani come mercenario e finì in carcere a Padova dove intrecciò rapporti con altri personaggi della criminalità, in particolare del Veneto, fu lì – stando a quanto ha riferito nell’intervista – che gli venne confidato che di lì a poco avrebbero, in qualche modo, ucciso la figlia di Maniero, e così fu."


Qui l'anticipazione del servizio che andrà in onda stasera:

Sembra una spy story o un noir di quelli con cui ci delizia Massimo Carlotto: la mala del Brenta, i trafficanti di armi, i contatti con la ex Jugoslavia, la criminalità organizzata. Ma qui c'è di mezzo la nostra sicurezza.
Qui si parla di armi arrivate in Somalia non si sa bene a chi e di terrorismo internazionale.
In queste storie c'è tutta l'ipocrisia con cui, da una parte facciamo la faccia cattiva nei confronti dell'Isis, dall'altra scopriamo sempre troppo tardi certi traffici che si sviluppano proprio sotto i nostri piedi.


Sembra incredibile, ma in Italia c’è chi di giorno indossa i panni del fruttivendolo e la notte gioca a fare la guerra. Un filo rosso che parte da un paesino in provincia d’Imperia e arriva fino a dentro i palazzi di Agusta Westland - Finmeccanica. Nell’inchiesta realizzata da Sigfrido Ranucci, un trafficante d’armi svela alcuni dei meccanismi con i quali le armi arrivano nei paesi africani e in Medio Oriente. Il trafficante racconta anche dell’addestramento fatto sotto copertura nello Yemen dai militari italiani, finalizzato a preparare guerriglieri arabi da utilizzare in funzione anti Isis. Finito l’addestramento, però, nel giro di poche ore i combattenti sarebbero passati nelle fila dei terroristi. Dall’inchiesta emerge soprattutto la storia di una struttura clandestina dedita all’arruolamento di contractor e all’addestramento di milizie. Una struttura formata da un ex camionista e rappresentante di aspirapolveri, coinvolto in passato in un traffico d’armi; un fruttivendolo sospettato di essere il punto di riferimento di Michele Zagaria, il più feroce dei capi del clan dei Casalesi; un colonnello dell’aeronautica in congedo; ex membri della legione straniera ed ex carabinieri. Tutti insieme, coordinati da un ex promoter della Mediolanum, avrebbero partecipato, con vari ruoli, a un progetto di addestramento di milizie su richiesta di un somalo che ha vissuto a lungo in Italia. Ufficialmente la finalità dell’addestramento sembra essere quella di formare milizie anti pirateria da utilizzare nei mari adiacenti il corno d’Africa. Ma è così? E perché il somalo utilizza una struttura clandestina invece di quelle ufficiali per realizzare il suo progetto? Sullo sfondo emerge il sospetto e il rischio che queste milizie possano confluire nelle fila delle organizzazioni terroristiche. Dall’inchiesta emerge anche che l’ex promoter della Mediolanum cercherebbe di piazzare in paesi sotto embargo elicotteri prodotti da Finmeccanica - Agusta, su incarico di Andrea Pardi, cioè del manager della società Italiana Elicotteri che si è reso protagonista circa un mese fa dell’incredibile aggressione al nostro inviato Giorgio Mottola. Pardi, per vendere a paesi in conflitto o sotto embargo, si sarebbe fatto aiutare da politici insospettabili.

Anche il secondo servizio di Report, dedicato alle casette dell'acqua, riguarderà Felice Maniero:
Arsenico e il vecchio boss Giulio Valesini .
Chissà, forse potrebbe anche intervenire in trasmissione per rispondere alla giornalista.

14 novembre 2015

La notte di Roma di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo

"Politici e innocenti non hanno niente in comune. Niente".

Incipit:
Sebastiano Laurenti contemplava lo spettacolo del caos dietro i vetri oscurati dell'Audi A6 nera.Roma bruciava.Da cinque giorni la città intera er ain ginocchio. Immobilizzata da uno sciopero selvaggio dei trasporti. Sommersa dal blocco totale della raccolta rifiuti. Ammorbata dal puzzo dei roghi che i cittadini esasperati appiccavano agli angoli delle strade.
Tutto era cominciato quando una ragazzina di Tor Sapienza aveva denunciato di essere stata aggredita da due negri. Le periferie si erano immediatamente rivoltate.Roma bruciava.Era esplosa la rivolta contro i centri di accoglienza per gli immigrati. Nelle borgate, era partita la caccia allo zingaro. I piccoli rom disertavano le scuole. Intorno ai campi nomadi si istituivano posti di blocco. Tirava aria di pogrom.La stampa di tutto il mondo accorreva a Roma. Nei suoi resoconti, un incubo a nove colonne. Un kolossal nero da prime time. Impallidiva il ricordo di Napoli sepolta dalla monnezza. Nella sua omelia di Pasqua, papa Francesco aveva rivolto un appello accorato alla misericordia degli uomini. E, prima ancora, alla loro umanità, se ne restava. Il presidente del Consiglio aveva formato un'unità di crisi permanente al Viminale, con protezione civile, forze dell'ordine, vigili del fuoco, esercito.Ma non c'era ruspa, presidio, blindato, intervento di piazza in grado di invertire o quantomeno arrestare il crollo. Era come se la città avesse deciso di richiudersi su sé stessa, ingoiando tutto e tutti nel suo sottosuolo di rancore, odio, miseria.[..]Erano comparse scritte anarchiche di rivendicazione.Non ci credeva nessuno.Le autorità, con il sindaco in testa, vagavano da un presidio all'altro. Le autorità rincuoravano, rassicuravano, facevano promesse che non sarebbero state mantenute. Le autorità non capivano. Quello che stava accadendo a Roma era fuori da ogni logica.Ed era lui il motore di tutto questo. Sebastiano.

Il romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo si compie tutto in un mese: tra marzo e aprile del 2015, a partire dall'annuncio del Giubileo da parte del papa. Evento che scatena gli appetiti dei signori che comandano veramente nella giunta di Roma.
Politici di maggioranza, di opposizione, i costruttori, i rappresentanti della criminalità organizzata.
I protagonisti sono gli stessi che abbiamo conosciuto in Suburra: ci sono quelli del palazzo, come Chiara Visone, onorevole del Partito Democratico, che ha in mano le redini del partito a Roma. "Io sono la prima attrice. O non sono": sensuale e consapevole del fascino che esercita sugli uomini, decisa e forte come un cristallo. Sa che per governare non si deve guardare troppo per il sottile a chi ti porta soldi e voti.
Adriano Polimeni è un ex senatore dello stesso partito che rappresenta l'altra faccia: quella cresciuta nelle scuole quadri del partito, che non è disposta al compromesso. A lui il sindaco Martin Giardino, il tedesco (per le sue origini altoatesine), affida la gestione dei lavori per il giubileo. Sindaco tedesco, ma anche vanesio, non immanicato con i trafficoni di Roma, che non conosce la città e anche un po' ingenuo. E nella Roma della Suburra anche questo è un peccato.
Dello stesso partito fa parte il vice, Temistocle Malgradi, l'uomo per tutte le stagioni, da destra a sinistra.
Il vescovo Giovanno Darè è invece l'uomo scelto dal papa, il comunista, il tupamaros, come responsabile dei lavori. Lo stesso incarico, ma dall'altra parte del Tevere, di Polimeno. Amico di gioventù e non solo..
Tutto parte dai lavori del Giubileo, che il papa ma anche il sindaco vogliono gestire in modo trasparente e senza dare lavori agli impresentabili.

Quelli della terra di Mezzo.
A comincuare dal Samurai, ora rinchiuso in galera in attesa del pronunciamento della Cassazione. Il re di Roma ha lasciato il potere nelle mani di Sebastiano Laurenti, l'erede designato, che in questo nuovo ruolo cerca anche un riscatto per il passato che gli è stato tolto (il suicidio del padre, finito nelle mani degli strozzini).
Gente come Danilo Mariano, ultimo rappresentante di una dinastia di costruttori, che ha sempre lavorato per i papi e i potenti della città.
Gente come Fabio Desideri, il pretendente al trono, uno che dsi è fatto un nome spacciando droga ai vip, creandosi un suo giro d'affari e anche un suo esercito.
E poi, gli Anacleti, la famiglia di rom Sinti che comandano a Roma sud.
Le famiglie siciliane e calabresi.
Ex terroristi di destra, che si godono la pensione (e fanno cassa per i signori della terra di mezzo) a Londra.

Infine, la criminalità varia: ultras, ragazzini cresciuti nella strada che si sono fatti un nome andando a sgomberare campi rom, a creare casino attorno ai centri di accoglienza, perché "è proprio vero che con la carità si guadagna meglio che con la droga".

Tutto si svolge nel giro di un mese o poco più: la tensione nata dal Giubileo mette in crisi l'equilibrio dei signori della Terra di mezzo (la cerniera tra politica e criminalità). Equilibrio già messo in crisi dalla lontananza del Samurai. La natura tende a riempire i vuoti, anche quelli di potere: nuovi pretendendi ambiscono a prendersi il controllo di Roma e anche una bella percentuale sui lavori. Gente come Fabietto.
E per Sebastiano non è facile tenere a bada le sue ambizioni e allo stesso tempo, trovare il modo di costringere la giunta comunale a trovare un accordo.
Sebastiano però ha un altro problema: non è nato sulla strada e non intende finire come il Samurai. Deve ascoltare la testa e seguire i consigli del Samurai dal carcere, ma anche quello che gli dice il cuore.
E il cuore batte per una ragazza tanto bella ma anche tanto dura. Chiara. La politica in vertiginosa ascesa nel partito e anche dalla vertiginosa bellezza.
Che si innamora del bandito, anche ricambiata e non si fa troppi problemi per queste sue frequentazioni:
"Milano ha avuto l'Expo, Roma avrà il Giubileo. Faremo le cose nel rispetto delle regole, per quanto è possibile. Non voglio morire innocente, non si governa con l'innocenza. Io voglio vivere".

Si accorgerà di chi sia Sebastiano prima che sia troppo tardi, messa sull'avviso da Adriano, l'ex con cui aveva avuto una relazione.
Perché Adriano ha capito, prima di altri, cosa si sta muovendo dietro gli appalti. E capisce anche chi sta dietro la guerra che, ad un certo punto si scatena a Roma. Lo sciopero selvaggio degli autisti dell'Atac, il blocco della raccolta dei rifiuti da parte dei dipendenti dell'Ama.
Sono gli ordini che arrivano dall'erede del Samurai, a persone che il Samurai ha piazzato dentro le municipalizzate del comune.
Roma brucia. Per i roghi.
Roma puzza. Per i troppi compromessi dei signori che siedono al palazzo comunale, i giochetti per far fuori chi si mette di mezzo. Giochetti cui troveranno anche un ruolo, nel ruolo di utili idioti, i ragazzi del M5S.
Roma puzza per le rivolte nei quartieri, per gli articoli diffamatori fatti uscire su certa stampa.

Come andrà a finire la battaglia?
Il finale scelto dagli autori lascia poco spazio all'ottimismo.
Non c'è spazio per i puri e nemmeno per gli ingenui.
Roma deve rimanere sempre in mano alle stesse persone: "non esiste al mondo una città più scivolosa di questa", dice l'ex senatore Polimeni al sindaco. Il don Chisciotte senza paura all'uomo troppo sicuro di se.
Il comunista, anzi, peggio di comunista, che coi comunisti si può sempre trovare un accordo. Un moralista: una persona pericolosa – commenta uno dei politici per tutte le stagioni – "perché intorno a loro si poteva costruire la maledetta santa alleanza tra gli incorruttibili, la Chiesa francescana, la sbirraglia e mettiamoci pure le toghe. L'uragano che ciclicamente tornava ad imperversare sulla vita pubblica".

La notte di Roma è un romanzo che parte dalla cronaca degli eventi romani degli ultimi mesi, prendendosi però delle sue licenze. Alcuni personaggi sono ritagliati su persone reali (il sindaco Martino), altri sono la somma di tante persone, come l'onorevole Visone.
È un racconto dal di dentro: dentro i palazzi, dentro le stanze, dove si decidono le cose.
Dal di dentro, anche per le persone: gli squali della politica e i piccoli re della strada.
L'ambizione di chi vuole fare nuova politica ma rischia di portarsi dentro chi non deve.
I tormenti di un vecchio relitto della politica, che vede arrivare il pericolo che lo toccherà da vicino.
I tormenti di un giovane re, seduto su un trono che vacilla, perché sono in tanti che ambiscono a sedere su quella poltrona ma per arrivarci bisogna prima buttar giù chi ci si siede sopra.
Re che si sente come il personaggio di "Delitto e castigo", che vorrebbe sfuggire a quel mondo di mezzo in cui si è trovato dentro. Ma, come racconta Dostoevskij, non si può arrivare alla redenzione senza passare prima per il pentimento:
"Non sapeva, e neppure si chiedeva dove andare; sapeva una cosa sola: «che bisognava farla finita con tutto questo oggi stesso, una volta per tutte, subito; altirmenti non sarebbe tornato a casa, perché non voleva vivere così»".

13 novembre 2015

Cosa fa il PIL?

Ma il PIL cresce (versione Unità) o diminuisce (Repubblica)?
La realtà è che cresce sì, dello 0,2%, ma meno delle previsioni.
E questo la dice lunga su quanto possiamo fidarci delle previsioni di crescita.
Specie quelle che arrivano via twitter.